23 novembre 2018 – Educazione civica o galateo?

I rottamati, categoria da non trascurare.

Da una vecchia ex insegnante che sa, se mai qualcuno volesse perdere tempo ad accorgersi della sua esistenza, di essere collocabile fra i rottamati (neologismo di cui ricordo bene l’origine che gli dà sapore, consistenza e consente orgogliosa collocazione nella categoria che qualcuno vorrebbe beffare).
Perciò mi do voce come rottame responsabile perché qualche competenza mantengo in fatto di educazione civica, materia di cui mi sono occupata per vent’anni nel mio dovere di insegnante di storia e filosofia.
Ora mi limito ad alcune considerazioni sulla proposta di legge a iniziativa popolare formalizzata lo scorso mese di giugno per poter essere presentata al Parlamento.
Ricopio il punto di partenza ufficiale dell’itinerario per consentirne la verifica anche a chi mi voglia leggere:

Annuncio di una proposta di legge di iniziativa popolare (18A04292)
(GU Serie Generale n.137 del 15-06-2018)

Ai sensi degli articoli 7 e 48 della legge 25 maggio 1970, n.352, si annuncia che la cancelleria della Corte suprema di cassazione, in data 14 giugno 2018, ha raccolto a verbale e dato atto della dichiarazione resa da sedici cittadini italiani, muniti di certificati comprovanti la loro iscrizione nelle liste elettorali, di voler promuovere, ai sensi dell’art. 71 della Costituzione, una proposta di legge di iniziativa popolare dal titolo:
«Insegnamento di educazione alla cittadinanza come materia autonoma con voto, nei curricula scolastici di ogni ordine e grado.».
Dichiarano, altresì, di eleggere domicilio presso la sede dell’ANCI in via dei Prefetti, 46 – 00186 Roma – indirizzo e-mail: gastaldi@anci.it

Sebbene io sia una lettrice piuttosto attenta di quotidiani e ascoltatrice selettiva della radio non ne avevo mai sentito parlare finché il sindaco di Firenze non l’ha rilanciata pochi giorni fa durante un importante convegno a Palazzo Vecchio: “1938-2018, ottant’anni dalla promulgazione delle leggi razziali”, organizzato dalla Fratellanza militare, dal Sindacato degli avvocati di Firenze e dall’Associazione avvocati matrimonialisti italiani con il patrocinio del Comune e della Regione Toscana.
Scopro così che la proposta, nata dall’iniziativa dell’ANCI, è ora offerta alle firme (ne occorrono 50.000) nei modi e luoghi che saranno (o sono già stati?) identificati per poter aprire l’iter che – se praticato – la porterebbe al dibattito in Parlamento, dibattito che, se positivamente concluso, ne farebbe legge.
Mi sembra che al momento i promotori abbiano scelto di onorarla con firme illustri.
In calce come mio solito metterò i link che consentiranno autonomia di informazione.

Dichiaro però da subito che chiunque mi suggerisca la firma io quel testo non lo firmerò mai.

Ci sarebbe moltissimo da dire. Mi limito a qualche considerazione ricordando che sul tema della cittadinanza (e molti altri essenziali) la formazione dei giovani a scuola ha già ricevuto mutilazioni significative: eliminata l’educazione civica come disciplina autonoma (che era però opportunamente connessa alla storia, attraverso la figura dell’unico insegnante) è stata esclusa dalla prima prova degli esami di maturità la traccia del tema di storia.

Dice l’art. 2 della proposta

“Il monte ore necessario (non inferiore alle 33 ore annuali) ove non si preveda una modifica dei quadri orari che aggiunga l’ora di educazione alla cittadinanza, dovrà essere ricavato rimodulando gli orari delle discipline storico-filosofico-giuridiche”.

Nell’art. 3 si precisa:

Gli obbiettivi specifici di apprendimento dovranno necessariamente comprendere nel corso degli anni: lo studio della Costituzione, elementi di educazione civica, lo studio delle istituzioni dello Stato italiano e dell’Unione Europea, diritti umani, educazione digitale, educazione ambientale, elementi fondamentali di diritto e di diritto del lavoro, educazione alla legalità, oltre ai fondamentali principi e valori della società democratica, come i diritti e i doveri, la libertà e i suoi limiti, il senso civico, la giustizia.
Certamente il trasferimento del carico di argomenti elencati dalle materie ancora curriculari all’ora in più che si gioverà di insegnante ad hoc lascia un po’ sbalorditi, ma i proponenti si fanno garanti del contenimento dei costi a carico dello stato.

Riporto il testo dell’art. 6 che io capisco così: Gli insegnati curriculari saranno pagati meno per garantire la paga dei sopravvenuti per l’ora cara all’ANCI. Preciso: meno complessivamente non con tagli sullo stipendio dei singoli in attività di servizio.
Forse ho sbagliato e qualcuno mi illuminerà.

Ove si opti per l’individuazione dell’ora di educazione alla cittadinanza nell’ambito degli orari di italiano, storia, filosofia, diritto, dall’attuazione della presente legge non deriveranno nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e le amministrazioni coinvolte svolgeranno le attività previste con le risorse umane finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Gli insegnati cui si farà carico dell’ora in più come saranno scelti?
Sempre nel progetto compare una linea di affidamento del tutto alla funzione amministrativa, dal MIUR ai comuni.
Persino ovvio il ricordo del MinCulPop. Vorrei ridere ma non mi riesce. Ma come vecchia rottamata posso dire quello che voglio.

Link per verifica del testo
1. Testo proposta di legge a iniziativa popolare con relazione:
http://www.anci.it/Contenuti/Allegati/proposta%20di%20legge_ok1.pdf

2. Testo proposta di legge a iniziativa popolare con relazione e icona ANCI nell’intestazione:
http://www.provincia.fermo.it//public//2018/10/10/proposta-legge-iniziativa-popolare.pdf

23 Novembre 2018Permalink

18 novembre 2018 Moni Ovadia incontra Liliana Segre

 L’indecenza della moderazione  (parola il cui significato appartiene a una specie di neolingua vile)

Vorrei che questa intervista, la più straordinaria fra quelle di Liliana Segre che ho ascoltato e che continuerò ad ascoltare per quanto facciano male, arrivasse anche a chi ha deciso che, per avere consenso politico, si debba essere moderati.
Moderati una parola che da neutra per me è diventata indecente.
Moderati è la progettualità del non vedere, del non sentire per sostenere la scelta di vivere nel tepore dell’ignoranza millantata per semplicità, ostentata come diritto di parlare senza essere infastiditi dal proporsi di una conoscenza critica.
E’ un atteggiamento antico che potrebbe entrare anche nelle parole da dirsi in chiesa – un luogo che fra poco più di un mese sarà affollato perché così è il Natale della tradizione – quando non si volesse affogare tutto nella melensaggine dei buoni sentimenti: “Non sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi perché non vedano, e il cuore perché non comprendano”. (Is 44, 18)

Dalle leggi razziali al lager
Un elemento fondamentale che Moni Ovadia riesce a far dire a Liliana Segre è la continuità dalle leggi razziali – l’inizio necessario – alla deportazione.
Io non so quale sarà il punto d’arrivo dell’inizio che sto osservando: frammenti di razzismo declinato attraverso episodi che però convergono in norme fino alla legge, che valuto un banco di prova della praticabilità di ogni orrore. Quando ci sono adulti, tranquilli nelle loro case (come ci aveva ricordato Primo Levi) che si uniscono per dire a un neonato “Tu non esisti”, tu non esisti perché ai tuoi genitori manca un pezzo di carta che si chiama permesso di soggiorno, allora tutto è possibile.
E non dimentico che quella legge, voluta nel 2009 dall’allora ministro Maroni, ha resistito per tutto il tempo dei governi Berlusconi quarto, che ne ha promosso l’approvazione, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni oggi patrimonio del governo Conte (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g).
In un primo tempo fu ignorata, poi ha aperto le porte alla costruzione di un lungo sentiero che porterà a qualche cosa che non so pensare ma a qualche cosa di definitivamente orribile.
Sarà il male – quale che sia il modo della sua espressione – come collante di una società che sopravvive unita dall’odio, dalla malvagità che si fa sempre più operativa.
Chi ascolti quella intervista penso avrà un brivido di fronte al ricordo preciso della senatrice Segre delle camice nere che aiutavano le camice brune a spingere i prigionieri dentro i carri bestiame che li avrebbero portati ad Auschwitz.

I leader e gli schiavi, due facce della stessa medaglia
La camicia può cambiare colore certo, se quella nera non risulta più utile al lavoro in corso o il tessuto nero non si vende più, la meta può essere altro da un campo di concentramento. Quel che è certo che il sentiero è in costruzione e chi vi lavora deve essere così schiavo della paura indotta dall’affidarsi fiducioso a un leader.
Con abile prudenza (ed è un elemento che in altre interviste Segre ben sottolinea) l’insegnamento della storia viene annullato, scompare per aiutare la costruzione di un presente senza confronti che si rinnova ogni giorno sui resti di chi si è voluto non ci sia più.

https://www.youtube.com/watch?v=VmbtjQZQ1aE

18 Novembre 2018Permalink

17 novembre 2018 Un episodio che leggo su facebook mi spinge a riprendere parola

Leggo su facebook che cinque anni fa l’avv. A. K. durante un processo fu appellato da un collega come ‘ebreo querelante’. Dopo cinque anni il Tribunale ha deciso che il comportamento di quel collega fu lecito.
Al di là del caso, la cui notizia circola su facebook, ripresa da molti e anche da me come segno di solidarietà, ciò che mi preoccupa – oltre il fatto specifico -è il clima in cui quella sentenza è caduta.
L’uso della parola ‘ebreo’ per rivolgersi a una persona ha suscitato comprensibile fastidio semplicemente per il fatto di essere usata in un modo che mi sembra di capire arrogante e percepito come carico di intenti denigratori.
Era necessaria? nessuno che mi saluti si sognerebbe di dirmi ‘buon giorno signora bianca’ o ‘buongiorno signora italiana’.
Perché quella parola è stata usata? In quale clima è caduta?

Il richiamo a un’origine con particolari caratteri culturali o somatici che la distinguano sta assumendo caratteristiche denigratorie e pericolose. E io ho paura.
I negozi spesso mettono cartelli del tipo: prodotti provenienti dall’Italia, alimenti esenti da glutine, tessuti di prodotti naturali o che so io per indicare la positività di quei prodotti, suggerendo nel contempo che altri prodotti, privi di quelle caratteristiche, abbiano un sentore di negatività.
Immaginiamo il trasferimento di quelle cose alle persone.

Durante il fascismo i negozi esponevano cartelli che ne indicavano la non appartenenza ebraica o il divieto di     ingresso ad ebrei.
Al tempo dell’aggressione alla Libia (1911) il ‘mite’ poeta Pascoli pronunciò il famoso discorso “la Grande Proletaria si è mossa”. Nazionalista e interventista affermava che l’espansione coloniale costituiva per l’Italia l’opportunità di mostrare alle altre nazioni il proprio valore e la capacità di saper proteggere i propri figli non più costretti a una emigrazione necessaria per salvarli dalla fame ma, essendosi mossa la grande proletaria «ha trovato luogo per loro: una vasta regione bagnata dal nostro mare, verso la quale guardano, come sentinelle avanzate, piccole isole nostre; verso la quale si protende impaziente la nostra isola grande; una vasta regione che già per opera dei nostri progenitori fu abbondevole d’acque e di messi, e verdeggiante d’alberi e giardini; e ora, da un pezzo, per l’inerzia di popolazioni nomadi e neghittose, è per gran parte un deserto».
Dall’Italia alla Libia … e se invertissimo la direzione del movimento?
E, a proposito di guerre coloniali, arriviamo alla aggressione all’Etiopia (1935) di cui solo molto tardi furono rivelati gli orrori a un’Italia distratta.
Credo che sarebbe opportuno fare attenzione a quanto fu fatto per trasformare la guerra coloniale in un fatto positivo, quasi privo di violenza. Un esempio interessante: la canzone (ancora ben nota) “faccetta nera”.
Ho recuperato l’immagine di una cartolina che veniva inviata dai ‘conquistatori’ alle famiglie a casa. Ho scoperto che queste cartoline sono ancora in vendita come oggetti da collezione. Solo per il pregevole disegno o il messaggio che contengono o anche per altro?
Non mancò la propaganda riservata ai bambini, moderata da indicazioni benefiche, dove la beneficenza indica un rapporto univoco dall’alto in basso, estraneo alla possibilità di costruire rapporti umanamente reciproci.
Mi accorgo che ho usato il termine ‘moderare’ che spesso mi viene indicato per stimolare un mio miglior comportamento almeno verbale da chi ritiene sia bene non disturbare chi condivide la cultura diffusa dalla Lega, direttamente o tramite adepti variamente distribuiti. E quando me lo dicono spunta la parola ‘consenso’ da assicurarsi non irritando. Però mi irrito io e continuo.
Mi spiace ma l’idea che ognuno stia al suo posto, cacciato se invade quello altrui o, se il consenso tanto suggerisce, tollerato con la concessione di una carezza – o da una insolita pratica di benvenuto – non mi va.
C’è un posto, tranquilli italici benpensanti, che nella nostra confortante inciviltà resta sempre ben fermo:  c’è chi deve nascere fantasma a norma di legge e le cui mamme e papà non potranno mai dirsi tali. Nel linguaggio della legalità non esistono, possono rifugiarsi nei buoni sentimenti molto nascosti perché quel bambino nato in Italia ma figlio di migranti irregolari, se esibito potrebbe condannarli all’espulsione .
Chiedo: quel bambino legalmente ignoto potrebbe essere sottratto ai genitori non essendoci documento che registri il rapporto di filiazione (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g)?
Cominciamo ad attrezzarci per un Natale nuova maniera assicurando i fedeli turbati dalle indicazioni della cultura che si va affermando che Gesù aveva un nome legale, glielo aveva assicurato suo padre Giuseppe se , prima di rifugiarsi in Egitto, aveva fatto in tempo a registrarlo come dovuto.
Se non ne aveva avuto il tempo la sua omissione rientra in una sicura prescrizione o no?

17 Novembre 2018Permalink

10 novembre 2018 – Trieste: la giunta comunale e il regolamento delle scuole dell’infanzia

Fra logica negata e incompetenze linguistiche: la giunta del comune di Trieste vs scuole dell’infanzia

Quanto scriverò fa capo a vari articoli che ho letto, che ognuno potrà leggere servendosi dei link in calce che inserisco senza annotazioni punto per punto.
Comunque, tentando di riassumere, comincio dal ‘grembiulino’ che viene proposto come indumento già utilizzato da anni negli ‘asili’e rivisitato ‘quale elemento di appartenenza alla singola scuola’.
Al di là della appartenenza alla scuola (ma che brutta parola “appartenenza”) se ne verranno distinti i colori maschio/femmina si porrà già una solida pietra per costruire una possibile educazione che apre alla distinzione gerarchica di ruoli per i due sessi.

E passo a un elemento ben più importante, se possibile: la denominazione, in altre parole un nome che è identità.

Dai tre ai sei anni ogni bambina e ogni bambino può essere iscritta/o alla scuola dell’infanzia, mentre l’intollerabile termine asilo si trova ancora in parecchie delle fonti che ho considerato, ricollocando la proposta educativa offerta all’infanzia nei tempi in cui questa era beneficenza per i piccoli che non avessero possibilità di venir accuditi a casa.

Segue il limite numerico di stranieri per classe (30%) che potrebbe essere un elemento di positività se poi i bambini cui questa misura desse disagio, per esempio per l’impossibilità di iscriversi alla più vicina scuola dell’infanzia, non venissero sistematicamente identificati fra gli ‘stranieri’.
Se fosse una proposta riferibile a una razionalità rispettosa e consapevole si potrebbe anche dire a rovescio, “in ogni classe i bambini italiani non possono superare il 70% delle presenza”.
E qui casca l’asino: che collocazione trovano i piccoli nati in Italia da genitori di altra cittadinanza?
Sul loro certificato di nascita – e sul documento di identità che ne consegue – c’è scritta la cittadinanza dei genitori, ma questi piccoli spesso parlano correntemente la lingua italiana e non costituiscono quindi ostacolo a una buona didattica.
Se la cittadinanza li esclude allora il principio di collocazione fra gli ‘stranieri’ assume caratteri razzisti (chiedo scusa: etnici). Se invece vengono collocati fra gli italiani si contraddice la formula prevista nel regolamento. Che fare?
Un aiuto potrebbe venirvi per definire la dicotomia dall’asino di Buridano.
La logica, signori amministratori del comune di Trieste, sfugge alle misure etnicamente orientate, la briccona!

Infine una proposta che in tempi meno caratterizzati da un analfabetismo funzionale diffuso avrei considerato una bufala ma sembra invece che non lo sia (la traggo da una comunicato Ansa il cui link si trova in calce) : l’insegnamento della religione cattolica quale principio fondante l’attività nelle scuole dell’infanzia.
Chi ha steso il regolamento si rende conto della improprietà del termina ‘lezione’ per quella età della vita e della foglia di sciocco fico della regolamentazione dell’avvalersi/non avvalersi e dell’uso del silenzio assenso?

Purtroppo nell’ambito dei principi ‘fondanti l’attività’ viene inserito anche il crocifisso previsto in tutte le aule della scuola pubblica dell’infanzia pur non essendo più considerato dal Concordato del 1984.
Personalmente ritengo che l’uso del crocifisso come strumento d’arredo utile per affermare una identità esclusiva sia blasfemo. Finora persino il Ministro che ha sventolato nell’ordine: rosario, Vangelo, statuetta della Madonna di Medjugorje, si è astenuto dal crocifisso. Un soprassalto di decenza? durerà? Vedremo
Lasciate perdere il crocifisso signori del consiglio comunale di Trieste, non merita tanto insulto nemmeno da non credenti che – in anni trascorsi – si chiamavano ‘atei devoti’ e ora non so.
L’opportunismo non appartiene al crocifisso.

http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2018/11/09/scuola-comune-trieste-propone-tetto-30-stranieri-polemica_c6aa41d0-cf42-4d04-a567-81c67929b178.html

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/trieste-giunta-fissa-soglia-stranieri-negli-asili-1599635.html

http://www.triestecafe.it/blog/2018/11/09/asili-comunali-al-vaglio-nuovo-regolamento-9-novembre-2018/

Crocifissi in tutte le classi e tetto 30% stranieri a Trieste

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2011/01/03/news/negli-asili-obbligatorio-il-crocefisso-1.19872

Il nuovo Regolamento per le scuole dell’Infanzia del Comune di Trieste è stato proposto dalla Giunta Comunale che lo ha votato. Ora è al vaglio della singole Circoscrizioni, che stanno votando per formulare un parere, anche se non vincolante.
Non abbandoniamoci alla speranza di una insorgente saggezza: la decisione finale spetta al Consiglio comunale e qui la scelta teologica da affermarsi o meno in luogo improprio verrà affidata alla conta di molti incompetenti in materia (non tutti ma quanti?).

10 Novembre 2018Permalink

31 0ttobre 2018 – Domani è il primo novembre

Domani è il primo novembre e io pubblicherò il mio calendario mensile di cui oggi voglio annunciare una voce che il 17 novembre registro tutti gli anni.

Il 18 settembre 1938 Mussolini aveva annunciato a Trieste quello che sarebbe stato, il successivo mese di novembre, il Regio Decreto Legge n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana.                       [fonte 1]

Si comincia così

Dobbiamo tener presente però che quando Mussolini si presentò in piazza era già stata emanata una norma che aveva garantito l’inizio dell’anno scolastico in scuole private (allora si diceva ripulite) degli ebrei fra i banchi e in cattedra.                                           [fonte 2]

Oggi gli strumenti per rafforzare un fondo razzista del pensiero di molti in Europa (non solo in Italia) sono ancora obliqui e indiretti ma non per ciò meno efficaci, anzi per certi aspetti più pervasivi..
Segue un recentissimo esempio.

Mi chiamano Cacca
Mi chiamano cacca per il colore della mia pelle”: come il razzismo fa soffrire anche i bambini.
In un video pubblicato su facebook si vede una bambina che racconta al suo papà il soprannome che le hanno affibbiato a scuola.

La chiamano ‘cacca’ per via del colore della sua pelle.
L’unica persona che la bambina riconosce come amico a scuola è Antonio, un suo coetaneo che anziché chiamarla ‘cacca’ la chiama ‘bella’ e quindi per la bambina Antonio è il suo unico amico perché è l’unico che non la discrimina. [fonte 3]

Così ho scritto su facebook
E’ un azzardo sperare che il Parlamento italiano chieda perdono a questa piccola per quanto anche uomini e donne delle istituzioni hanno fatto e fanno per sostenere e diffondere quella paura dell’altro che è un fondamento del razzismo?
Credo di sì ma se sopravenisse un senso di decenza la domanda di perdono potrebbe fondarsi sull’impegno immediato nella discussione sulla proposta di legge della senatrice Liliana Segre “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
Si trova nel sito del Senato (ddl 362) . [fonte 4]

E per dare a quella domanda di perdono un ulteriore segno di verità si decidano a modificare l’articolo di legge che dal 2009 vuole senza certificato di nascita i nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno (l. 94/2009 articolo 1 comma 22 lettera g). Riportino la nostra normativa allo status precedente il cd ‘pacchetto sicurezza’ che non richiedeva la presentazione del permesso di soggiorno per registrare la richiesta del certificato di nascita!                          [fonte 5]

Parla il Presidente degli Stati Uniti – Trump vuole abolire lo ius soli:
“Ridicolo che i bambini nati negli Usa siano americani di diritto”
La stretta del presidente rivoluzionerebbe la storia statunitense. Gli esperti sostengono che un ordine esecutivo di questo tipo sarebbe incostituzionale
Nuovo giro di vite di Trump sull’immigrazione. In una recente intervista il presidente americano ha annunciato di voler porre termine allo ius soli secondo il quale qualunque bambino nato su territorio americano diventa di fatto cittadino americano.
La legge attuale deriva da un’interpretazione del 14 emendamento che recita: «Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono». [fonte 6]

Quando non si è padroni della propria lingua
Nel 2011 venne diffuso e discusso ampiamente anche nella società civile il progetto di legge a iniziativa popolare “Modifiche alla L. 5 Febbraio 1992, N.91 “Nuove Norme Sulla Cittadinanza”.
Si arrivò a un testo unificato in parlamento con lo stesso titolo [fonte 7].

Quel testo, approvato alla Camera il 13 ottobre 2015 approdò al Senato e lì si giacque fino a che nel 2017 non scomparve con tutto ciò che –discusso come proposta – non era diventato legge.
Iniziava la XVIII legislatura e i fantasmi erano sempre lì: da Berlusconi IV a Conte . [fonte 8]

Nel corso del dibattito si manifestò un caos linguistico segno del caos logico, relativo anche a contenuti di significativo rilievo concettuale. Consistente parte dell’opinione pubblica – ivi comprese persone elette nelle istituzioni della Repubblica- confusero il certificato di nascita con la cittadinanza, impermeabili spesso ad ogni tentativo di correzione.
In particolare una ipotetica concessione della cittadinanza italiana veniva confusa con la registrazione della dichiarazione di nascita.

Nel testo approvato dalla Camera era stato però inserito un articolo (art 2/3) che franò con il progetto che prevedeva modifiche alla cittadinanza. Se approvato avrebbe risolto l’annoso problema della creazione di neonati fantasma previsti in legge, come si è visto, dal 2009.
Non me ne occuperei se non fosse per uno dei passaggi più ignobili che mi è stato dato registrare seguendo l’iter di questa norma.
Quel piccolo articolo (art 2/3) infatti ricollocava gli atti di stato civile fra quelli per cui non era richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno.

Otto senatori (6 maschi e 2 femmine) presentarono un emendamento che diceva ‘sopprimere l’articolo ’.
E’ vero che a livello mondiale esiste ancora, dall’Asia agli USA, la pena di morte ma trovare otto adulti, si presume acculturati, che si coalizzano per dire a un neonato “tu non esisti” mi ha creato un notevole imbarazzo: capita quando ti cade addosso l’impressione di trovarti fra una specie aliena e non fra umani.
Ne riporto i nomi perché l’evento merita di essere affidato alla memoria, almeno alla mia.
I primi sei sono stati rieletti e quindi sono attivi anche nella XVIII legislatura, tutti appartenenti al gruppo FI-BP (Forza Italia, Berlusconi presidente): Paolo Romani, Anna Maria Bernini, Maurizio Gasparri, Lucio Malan, Emilio Floris, Claudio Fazzone
Invece Antonio D’Alì e Paola Pelino (appartenenti, nella XVII legislatura, a gruppi della stessa area ma con diversa denominazione) non siedono più in Senato.

Che fare?
almeno per coloro che non considerano obiettivo politico eliminare dalla vita civile i figli dei san papier.
Se l’obiettivo è quello di assicurare il certificato di nascita ai nati in Italia figli di sans papier non resta che chiedere l’applicazione della circolare 19/2009 e la sua massima diffusione.
Ce lo raccomanda anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia . (Cap. Terzo. 1 pag. 60)
[fonte 9 ]

Ne riporto la raccomandazione n. 29

29. Il Comitato, richiamando l’accettazione da parte dello Stato Italiano della raccomandazione n. 40 dell’Universal Periodic Review, al fine di attuare la Legge 5 febbraio 1992 n. 91 sulla cittadinanza italiana, in modo da preservare i diritti di tutti i minorenni che vivono sul territorio nazionale, raccomanda all’Italia:
a) di assicurare che l’impegno sia onorato tramite la legge e di facilitarlo nella pratica in relazione alla registrazione alla nascita di tutti i bambini nati e cresciuti in Italia;
b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini a essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori;
c) di facilitare l’accesso alla cittadinanza per i bambini che potrebbero altrimenti essere apolidi.
CRC/C/ITA/CO/3-4, punto 29

La campagna di sensibilizzazione può essere perseguita con la diffusione e la verifica della corretta applicazione negli Uffici Anagrafe dei Comuni della circolare n. 19 del 7 agosto 2009, Ministero dell’Interno – Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali.
E’ triste rifugiarsi in una circolare, strumento più debole della legge , ma sarebbe irrealistico considerare la modifica della legge un punto irrinunciabile ed esclusivo.
Da un punto di vista etico e di dignità politica lo è, ma il primo obiettivo è il bene dei bambini che dobbiamo garantire oggi con ogni mezzo possibile.
Insisto nel ricopiare un tratto del Terzo Rapporto Supplementare citato sopra.
So che non servirà a nulla: scriverne è il massimo che posso fare per diffonderne i contenuti sperando che donne e uomini delle istituzioni lo leggano e che le 96 associazioni che l’hanno firmato non limitino il loro impegno alla firma come purtroppo accade. [fonte 10]

“Rispetto invece al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, avvenuta con la Legge 15 luglio 2009 n. 94 in combinato disposto con gli artt. 361-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici per la registrazione del figlio, proprio per timore di essere eventualmente espulsi” (pag 62)

Mentre pensiamo ai rischi di un piccolo cui è negata ogni protezione non dimentichiamo quella registrazione straziante di pianti disperati che rappresenta lo sfondo irrimediabile e indimenticabile della azione di Trump.
Suoni simili non si sentono in Italia: non ce n’è motivo o il nascondimento di cui dice il Terzo Rapporto citato sopra li soffoca nel silenzio?

Fonti
[fonte 1] https://www.regesta.com/2015/07/02/il-discorso-razziale-del-duce-a-trieste-la-storia-di-un-documentario-ritrovato

https://cronologia.leonardo.it/ugopersi/leggi_razziali_italia/decreto_razza.htm

[fonte 2] Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390

[fonte3] https://www.tpi.it/2018/10/29/bambina-soprannome-cacca-razzismo-video/?fbclid=IwAR1G3n2fs60ZXIWqmO3yAzbPfdERdb5mPgLbLFjDycPwRmAFUghJXSC_VHg

[fonte4] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01067819.pdf

[fonte 5] http://www.altalex.com/documents/leggi/2012/04/18/pacchetto-sicurezza-introdotto-il-reato-di-immigrazione-clandestina

https://www.asgi.it/wp-content/uploads/public/legge.15.luglio.2009.n.94.pdf

[fonte 6] http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2018/10/30/AD2pptMC-americani_ridicolo_diritto.shtml

https://www.lastampa.it/2018/10/30/esteri/trump-vuole-abolire-lo-ius-soli-ridicolo-che-i-bambini-nati-negli-usa-siano-americani-di-diritto-65QamPWGbdSKLTkl8sUYkK/pagina.html

[fonte 7 ] https://www.arci.it/app/uploads/2018/04/PROGETTO_DI_LEGGE_-_Norme_sulla_cittadinanza_-_testo.pdf

[fonte 8] http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/testi/46079_testi.htm

[fonte 9] https://www.ciai.it/wp-content/uploads/2018/01/1CRC.pdf

[fonte 10] http://www.gruppocrc.net/associazioni

31 Ottobre 2018Permalink

17 ottobre 2018 – Sindaci, sindache e presidi, rabbini, vescovi, iman, e patriarchi, pastori e una monaca buddista

Sperare è troppo ma un po’ di consolazione forse è possibile.

La sindaca di Monfalcone, trovando anche l’accordo di due istituti comprensivi, aveva definito il numero massimo di allievi stranieri nelle classi della scuola dell’infanzia per rimodularle poi secondo la percentuale concordata ma – oh guarda caso! –  quelli da trasferire fuori comune erano tutti stranieri.
Occorre commentare. Meglio di no [fonte 1]

La sindaca di Lodi, assunta all’onore delle cronache nazionali e confortata dal consenso del Ministro dell’Interno, aveva chiesto agli stranieri genitori di alunni delle scuole lodigiane (ammetto la frase è un po’ contorta ma scrivere stranieri vicino alla parola bambino è grottesco) un documento del paese d’origine per attestare il livello del loro reddito.
La richiesta della Croce Rossa e delle Nazioni Unite per qualche ora di tregua in cui gli uffici catastali degli stati in guerra potessero inviare i documenti richiesti con giusto rigore dell’indomita signora non era stata accolta anche perché – oh meraviglia – risultava che molti uffici erano stati bombardati.
La sindaca, scandalizzata dalla scortese disattenzione non cambia parere perché Lodi è comune che tira dritto.
Ergo ‘mensa diversificata’ per insegnare agli esclusi che quando si scappa da un paese in guerra è buona norma portare con sé una visura catastale e nello stesso tempo per insegnare ai figli di autoctoni a diversificare il loro stomaco da quello dei loro compagni con genitori così imprevidenti.
Ma risulta che un dirigente scolastico di una scuola di Lodi abbia però affermato:
«Ho capito che questi bambini dovevano restare fuori. Allora sì, ho sfondato. Non so se ho agito nel giusto ma so che sono andato incontro a delle famiglie in difficoltà. Famiglie straniere che con la nuova norma sono entrate automaticamente in fascia alta e che non potevano più permettersi di pagare i servizi scolastici a cui prima avevano accesso perché in fascia Isee più bassa». L’aggiramento della norma è stato possibile grazie ad una sentenza del consiglio di stato che prevede il diritto dei bambini di restare a scuola 8 ore: «E quindi perché non tenerceli? – commenta Merli – magari mangiavano il panino, ma almeno nella stessa sala mensa degli altri». (aggiornamento di Davide Giancristofaro)
Per quel che io ricordo dei miei figli alle scuole elementari, in tempi ben lontani, mi viene il sospetto di baratti perché di solito i bambini preferiscono il panino alla mensa. [fonte 2]
A Trieste, in occasione della ormai famosa mostra ‘Razzismo in cattedra’ la Preside del Liceo Petrarca si rifiuta di modificare il manifesto con cui la mostra veniva proposta, mantenendo quindi il testo come uscito dal Progetto Alternanza Scuola Lavoro del Liceo Petrarca, in collaborazione con Dipartimento Studi Umanistici dell’Università di Trieste, del Museo Ebraico “Carlo e Vera Wagner”, dell’Archivio di stato. Dopodiché il successo della mostra (esibita in un museo civico) diventa inarrestabile [fonte 3]

San Giusto unisce le confessioni religiose
E infine il NO di rabbini, vescovi, iman, e patriarchi, pastori e una monaca buddista alla manifestazione di Casa Pound. Insieme recepiscono il fastidio del patrono a che nel giorno del suo ricordo si faccia il corteo di casa Pound [ fonte 4]
Ad oggi, 17 ottobre .14.12) firmano Eliahu Alexander Meloni, il Rabbino della Comunità Ebraica di Trieste; monsignor Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste; Nader Akkad, Imam di Trieste – Centro culturale islamico di Trieste; Aleksander Erniša, Pastore della Comunità Evangelica Luterana di Confessione Augustana; Dieter Kampen, Pastore delle Comunità Evangeliche Elvetica, Metodista e Valdese; Michele Gaudio, Ministro di Culto Chiesa Cristiana Avventista del 7° Giorno; Padre Gregorios Miliaris, Archimandrita Greco Ortodosso; Padre Raško Radović, Protopresbitero Serbo Ortodosso; Padre Constantin Eusebia Negrea, Parroco della Parrocchia e Comunità Ortodossa Romena di Trieste; monaca ani Sherab Choden (Malvina Savio), presidente Centro Dharma Buddhista Tibetano Sakya Kunga Choling; Claudio Caramia, Membro del Comitato Direttivo Nazionale Religioni per la Pace Italia; si associano Alessandro Salonichio, Presidente della Comunità Ebraica di Trieste, Raul Matta, Presidente della Comunità Evangelica Metodista, Gianfranco Hofer della Chiesa valdese di Trieste e Dea Moscarda, del Centro Studi evangelico Albert Schweitzer.

E infine i nemici irrinunciabili: i neonati.
Di tante cose ci si è occupati in queste giornate un po’ frenetiche ma, con singolare unità di intenti, non una parola sui neonati cui è negato il certificato di nascita.
Come hanno fatto ad essere criminali incalliti appena nati tanto da non volerli parte del nostro consorzio (in)civile?
La prudenza insegna che è bene prevenire quindi … accontentiamoci di quanto ci disse Jannacci a Canzonissima 1968: Vengo anch’io! No, tu no…ma perché? Perché no!

[ fonte 1] https://diariealtro.it/?p=6131 sindaca Monfalcone 28 settembre
[fonte 2] http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2018/10/16/Lodi-bambini-di-nuovo-in-mensa-raccolti-60mila-euro-Scontro-a-distanza-fra-Salvini-e-Fico/844409/
[fonte 3] https://diariealtro.it/?p=6135 – annuncio della mostra
[fonte 4] San Giusto – 3 novembre
https://www.triesteprima.it/cronaca/rabbino-trieste-raduno-casa-pound-no-manifestazioni-ideologiche-16-ottobre-2018.html
http://www.ilfriuli.it/articolo/Politica/Trieste-points-_no_fermo_al_raduno_di_CasaPound/3/187542

17 Ottobre 2018Permalink

15 ottobre 2018 – 75 anni fa: 16 ottobre 1943

 OGGI:
sarà diffusa la mostra degli studenti del Liceo triestino sulle leggi razziali? Dallo scorso mese l’aula magna del Liceo è dedicata alla ex insegnante Anita Pesante, Giusta fra le Nazioni 

12 ottobre 2018 Prodotto dagli studenti del liceo Petrarca, sarà presentato lunedì 15 al Teatro Miela con il documentario ‘1938 Vita Amara’
Visitata da tantissime persone, che in migliaia hanno affollato in questi giorni le sale del Museo Sartorio, la mostra Il razzismo in cattedra chiude domenica 14 i battenti e lascia Trieste per girare l’Italia su richiesta di diversi comuni.
Per tutti quelli che non hanno potuto vederla, e per ringraziare coloro che hanno reso possibile l’allestimento, il liceo Petrarca ha realizzato un video, che sarà proiettato lunedì 15 ottobre alle 20 al Teatro Miela, in piazza Duca degli Abruzzi 3.
A seguire, il documentario 1938 Vita Amara, della regista Sabrina Benussi. Il filmato è parte dello stesso progetto di alternanza scuola-lavoro che il liceo Petrarca ha svolto nell’anno scolastico 2017/2018, in collaborazione con il Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Trieste, il Museo della comunità ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” e l’Archivio di Stato in occasione degli ottanta anni dalla promulgazione delle leggi razziali. 
Sulla base della ricerca che gli studenti e le studentesse hanno svolto in archivi privati e pubblici, il film offre in 40 minuti uno spaccato vivido e intenso della vita degli uomini e delle donne diventata tristemente ‘amara’ in quei giorni del 1938. La stessa realizzazione del documentario è stata possibile grazie a chi ha accettato di rivivere quel dolore, mettendo a disposizione le carte e le fotografie di famiglia e raccontando quel dramma che ebbe inizio proprio con l’espulsione dal Liceo Ginnasio, quando furono bollati come appartenenti alla razza ebraica. [fonte 1]

IERI
16 ottobre 1943: 72 anni fa il rastrellamento del Ghetto di Roma. Di Segni: “Ferita mai ricomposta” Gli uomini della Gestapo invasero le strade intorno al Portico d’Ottavia, nel Ghetto di Roma, strappando alla vita 1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine. Due giorni dopo furono deportati ai campi di sterminio di Auschwitz da cui solo in 15 fecero ritorno – [fonte 2]
Non è possibile ignorare il meritato, enorme ascolto del programma di Alberto Angela –[fonte 3]
Copio un passaggio della presentazione: “Obiettivo di Viaggio senza ritorno è condurre fisicamente lo spettatore nel mezzo del rastrellamento nel cuore di Roma, sui camion telonati, lungo il binario 21 della stazione di Milano Centrale, e poi ad Auschwitz-Birchenau. Infine a Berlino, allo Jüdisches Museum e al Memoriale dell’Olocausto. Un viaggio spiegato anche “con la voce di testimoni, come Liliana Segre e Sami Modiano – continua Angela – che l’hanno vissuto sulla loro pelle e ti dicono la verità con la saggezza e il calore di un nonno. Sono la parola, quello che il loro cuore e la loro anima hanno attraversato. Ti arriva addosso l’orrore della guerra, hai venti minuti per fare la valigia e lasciare tutto. Non sarà mai possibile entrare realmente in quella tragedia ma cercare di essere presenti sì, di far capire. Anche io che un po’ di Storia me ne intendo ho scoperto cose atroci che non conoscevo, tutti eravamo profondamente scossi”.

FONTI:
[fonte 1 ]http://www.ilfriuli.it/articolo/Tendenze/La_mostra_-quote-Il_razzismo_in_cattedra-quote-_diventa_un_video_/13/187359

[fonte 2] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/16-ottobre-1943-72-anni-fa-il-rastrellamento-del-Ghetto-di-Roma-aa097814-89c5-4823-ac47-5e76675c42f5.html

[fonte 3] https://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2018/10/11/news/alberto_angela_ulisse_puntata_rastrellamento_ghetto_quartiere_ebraico_roma-208723289/

15 Ottobre 2018Permalink

9 ottobre 2018 – Quando aver ragione fa male

Ricopio u n recente comunicato ANSA
LA NOTA DEL QUIRINALE – “Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha emanato in data odierna il decreto legge in materia di Sicurezza e Immigrazione e ha contestualmente inviato una lettera al Presidente del Consiglio Prof. Giuseppe Conte”. E’ quanto si legge in una nota del Quirinale. “Avverto l’obbligo di sottolineare che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano “fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato”, pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall’art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall’Italia”. E’ quanto scrive il capo dello Stato nella lettera al premier che accompagna la firma del dl sicurezza. L’articolo 10 della Costituzione espressamente richiamato dal presidente Sergio Mattarella nella lettera a Conte recita: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”.

Nella violazione sistemica dell’art. 10 ci stanno anche i nati in Italia dal 2009 se figli di sans papier
Da anni vado dicendo che per ciò che concerne la negazione del certificato di nascita ai neonati a norma della volontà del legoministro Maroni, predecessore dell’omologo Salvini, si violano le norme internazionali, ratificate in legge anche nel nostro paese.
Quando pensavo a bambini senza nome, senza identità alcuna trattati a norma di una legge recente come i figli degli schiavi, mi suonavano alcuni campanelli d’allarme: i bambini rapiti dai colonnelli argentini dopo aver atteso il parto per ammazzare le loro madri e alle lotta delle nonne di piazza di maggio.
Ma, mi dicevo, quelli erano i colonnelli..
Poi mi capitò di vedere il film Philomena. Sapevo che era costruito su una storia realmente accadute ma, mi dicevo, in Irlanda, dominata da un cattolicesimo fanatico con suore custodi del peggio che il fanatismo può produrre … tutto poteva accadere a maggior gloria di Dio, s’intende..

Poi la Spagna, franchista e non solo.
Riporto tre narrazioni (con relativi link) e mi limito a segnalare nella prima storia un passaggio in grassetto da cui spunta l’importanza e il significato del certificato di nascita

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 “Il mio medico e le suore mi hanno fatto credere che mia figlia fosse nata morta”, la storia di una delle madri dei bambini rubati in Spagna
Dall’inizio del regime franchista fino agli anni Novanta, si stima che in Spagna siano stati “rubati” e venduti con la complicità di medici e religiosi circa 300mila bambini. María Bueno ha raccontato a TPI la sua storia  di Anna Ditta

È la fine del 1981. Dopo nove mesi di una gravidanza serena, María Bueno inizia ad avere delle piccole contrazioni e si reca dal ginecologo privato che l’ha seguita da quando è rimasta incinta.
Vive a La Línea de la Concepción, una città da circa 60mila abitanti che si trova al confine con Gibilterra, nella comunità autonoma dell’Andalusia
Dopo un controllo, il medico le dice che la sua bambina è morta e che lei è in pericolo di vita perché il feto può causarle un’infezione mortale.
“Ero così scioccata da quella strana notizia che potevo solo piangere”, racconta María, in un testo inviato a TPI.it. “Non riuscivo a dire nulla perché ero consapevole che la mia gravidanza era andata bene in ogni momento”.
Stranamente, anche se María Bueno è “in pericolo di vita”, non viene ricoverata fino alla mattina successiva. Non nella Residencia de la Seguridad Social, ma nell’ospedale municipale, gestito dalle Suore della Carità, una congregazione religiosa.
L’ospedale svolge attività di beneficenza ma anche un servizio privato. María viene ricoverata in una stanza privata, solo per lei, il cui costo non le verrà mai addebita
È il 24 dicembre e, dopo che gli infermieri e i medici hanno tentato di rompere le acque e indurle il parto per tutto il giorno, María viene portata in sala parto alle sette del pomeriggio. Non ricorda nulla di quei momenti, perché viene sedata.
Non si risveglia fino al mattino successivo. Anche se era stata sedata prima del parto, i medici non hanno eseguito un taglio cesareo.
María non ha mai visto la sua bambina. Né lo hanno fatto i suoi parenti, preoccupati più dello stato di salute della donna che della piccola, che il dottore aveva già dato per morta.
Solo anni dopo María ha messo insieme gli indizi e ha capito che qualcosa non quadrava.

I bambini rubati in Spagna
Dall’inizio del regime franchista, nel 1939, fino agli anni Novanta, si stima che in Spagna siano stati “rubati” e venduti con la complicità di medici e religiosi, preti e suore, circa 300mila bambini.
A far emergere lo scandalo dei bambini rubati in Spagna è stata un’inchiesta della Bbc pubblicata nel 2011 a partire dalle dichiarazioni di un padre che in punto di morte confessò al figlio, Jean Luis Moreno, di averlo comprato da un sacerdote a Saragozza nel 1969, per 150mila pesetas (poco meno di 50mila euro).
Anche nel caso di María il medico e le suore sembrano aver avuto un ruolo.
Il giorno del parto, fu il medico a dire alla sorella di María che l’ospedale si sarebbe occupato di tutto.
Lei insisté per vedere sua nipote, e così alla fine le mostrano una bambina morta avvolta in un lenzuolo, che lei ricorda “carina e con la faccia tonda”: una descrizione che non corrisponde ad un bambino morto nel pancia materna.
In teoria, la piccola è stata sepolta nel cimitero di La Línea de la Concepción il giorno dopo.
La mattina di Natale, mentre María si sta riprendendo nella sua stanza, una suora infermiera entra nella stanza chiedendo se il neonato le sia stato portato per allattarlo al seno.
Ma che bambino? Se la mia bambina è nata morta”, le risponde María.
In quel momento lei non reagisce, ma quel dialogo è una delle stranezze che circonda il suo parto.
“Bacia Gesù bambino, ti consolerà”, le dice la suora porgendole il bambin Gesù di porcellana che ha tra le mani.

Inizia la ricerca
Anni dopo quel terribile episodio, e dopo aver sentito la notizia di numerosi casi di “bambini rubati” nella sua città – molti dei quali con lo stesso ginecologo – María scopre che non solo non esiste nessun documento che abbia registrato la sepoltura della sua bambina, ma non esiste neanche alcuna registrazione negli archivi ospedalieri del suo ricovero il giorno del parto, o della nascita della piccola nel registro dell’ospedale.
Nel certificato dell’anagrafe, che María ha ottenuto dopo aver lottato e atteso quattro mesi, ci sono dati falsi relativi alla data del parto. Si indica inoltre che lei partorì un feto di sette mesi, quando in realtà era al nono mese di gravidanza.
Come lei, sono migliaia le persone che oggi in Spagna cercano figli, fratelli, sorelle o genitori biologici. A sostenerli sono nate varie associazioni, diffuse a livello territoriale.
“Sto cercando mia sorella”, racconta a TPI.it Luna, presidente dell’associazione Save Our Souls Bebes Robados Comunitat Valenciana. “Era nata nel 1972 e anche se una suora aveva detto ai miei genitori che era morta, abbiamo saputo che in ospedale è registrata come viva”.
Non c’era un criterio specifico con cui i trafficanti di bambini sceglievano le loro vittime. Durante il regime di Franco, inizialmente, furono presi di mira gli oppositori politici. Poi il fenomeno proseguì per scopo di lucro.
A essere prese di mira, però, erano spesso famiglie povere. Per via della scarsa cultura, della mancanza di consapevolezza dei propri diritti e della mancanza di risorse per sostenere una causa legale, avevano il profilo ideale.
I bambini venivano quindi dati in adozione a famiglie più abbienti.

I tribunali
Dopo aver denunciato l’accaduto alla procura, il caso di María finisce in tribunale nel 2010, in una causa congiunta insieme ad altri casi simili al suo. Oggi María non sa nulla sul risultato delle indagini.
“Ho due figli, un nipote e il grande sostegno di mio marito, che è la forza che mi sostiene per continuare a combattere e che dedica ore e ore a fare tutto ciò che, per il mio grado di cecità, non posso fare o vedere”, dice María,che ha un’elevata disabilità biologica a causa di una malattia rara.
Da quando ha scoperto che sua figlia – o figlio, dal momento che nessuno può esserne sicuro – non è mai arrivata al cimitero e che la nascita non è mai stata registrata, si è fermata per un solo giorno nella sua ricerca.
Ha creato l’ALUMBRA, l’Associazione per la lotta delle madri dei bambini rubati in Andalusia, è stata fondatrice e presidente della Federazione nazionale delle vittime per i bambini rubati in Spagna COORDINADORA X-24.
A luglio 2017 ha fondato la Plataforma Foro Internacional de Víctimas por Desapariciones Forzadas Infantiles “Te Estamos Buscando” (“Ti stiamo cercando”) con sede nel Regno Unito e sedi distaccate nei Paesi Baschi, in Navarra, Catalogna, a Valencia, a Madrid e in Andalusia.
Secondo María, come per molti giuristi, il furto di neonati è un crimine contro l’umanità, imprescrittibile, dal momento che si tratta di sparizioni forzate di persone che oggi sono adulte che vivono con una falsa identità.
“Lotto per conoscere la verità sui nostri figli e figlie scomparsi, mi impegno per recuperare parte della storia della mia vita e restituire alla vita il ricordo di mia figlia”, dice.
Anche se non la conosce, a sua figlia ha dato un nome, il suo. Si chiama María, e lei non smette di cercarla.

https://www.tpi.it/2018/06/20/bambini-rubati-spagna/

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2018_06_26 _ Quei bambini “rapiti” in Spagna dal ginecologo cattolico
Spagna: si riapre il caso dei “niños robados“. Il ginecologo Eduardo Vela atteso oggi alla sbarra. In molti attendono giustizia e chiarezza sui rapimenti avvenuti sotto il regime di Francisco Franco
Giuseppe Aloisi – Mar, 26/06/2018 – 13:26

Eduardo Vela è un nome che ai lettori potrebbe non dire niente. In Spagna, però, la vicenda che lo riguarda è piuttosto nota: l’uomo è accusato di aver rapito una bambina nel 1969.
Questo è il motivo per cui dovrà presentarsi alla sbarra. Vela, che oggi ha ottantacinque anni, verrà giudicato dal tribunale di Madrid. Undici gli anni di carcere richiesti dalla Procura. Ma c’è molto di più.
Stando anche a quanto si legge su Dagospia, infatti, Vela, che all’epoca era un ginecologo ultracattolico, è stato riconosciuto come l’organizzatore di una rete dedita al rapimento di bambini. Il tutto sotto la dittatura di Francisco Franco. La storia è quella dei “niños robados”, cioè dei piccoli sottratti all’opposizione repubblicana al fine di ricevere un’educazione più contigua con la dittatura franchista. “Dio, patria e famiglia”, insomma. Pare che il ginecologo fosse coadiuvato nell’operazione da una suora: Maria Gomez Valbuena, che è a sua volta finita alla sbarra qualche anno fa, ma che è poi deceduta all’età di ottantasette anni, dopo essere stata sentita due volte dalla giustizia.
La Spagna riapre così un caso per il quale molti attendono giustizia. “Il meccanismo era sempre lo stesso: madri anestetizzate in sala parto, alle quali veniva sottratto il neonato per darlo a un’altra coppia, disposta anche a pagare una fortuna, spesso convinta che l’adozione fosse legale”, ha dichiarato Ines Madrigal, la donna che è riuscita nell’intento di far arrivare Vela a processo. Si ritiene che i “niños robados” siano stati almeno trentamila. Pare che alle donne, subito dopo il parto, venisse mostrata la foto di un bambino deceduto e riposto in congelatore per convincerle dell’impossibilità di rivedere il piccolo. A quel punto entravano in gioco delle altri nuclei familiari, convinti però di partecipare a una procedura d’adozione in piena regola. “Delle oltre duemila denunce di bambino rubati archiviate – ha scandito sempre la Madrigal – questo è il primo caso che arriva a giudizio, per cui è diventato un poco il processo di tutti”. Un caso simbolico, quindi, che potrebbe rappresentare il primo riscatto di coloro che continuano a chiedere verità per una vicenda emersa sulle cronache ormai trent’anni fa.
Ines Madrigal è una dei “niños robados”. Non ha mai conosciuto la sua madre biologica. La sua lotta, come si legge anche su Il Mattino, è stata supportata anche dai genitori adottivi. “Se non fosse stato per lei – ha sottolineato la Madrigal riferendosi alla madre adottiva – che ha dichiarato all’autorità giudiziaria la verità, che il mio certificato di nascita firmato da Vera era falso, perché lei non poteva avere figli, oggi non saremmo qui”. Vela, che continuerebbe a dichiararsi innocente, dovrà rispondere di una serie di accuse. Appare chiaro che la risoluzione di questo primo caso potrebbe raffigurare lo spartiacque decisivo per chiarire una vicenda aperta giudiziariamente solo nel 2011, anno nel quale suor Maria è stata ascoltata per la prima volta dai magistrati spagnoli. Vela, fino a ora, avrebbe provato a fuggire dal processo eccependo la demenza senile.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/quei-bambini-rapiti-spagna-ginecologo-cattolico-1545252.html

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19 ottobre 2011 – Spagna, inchiesta BBC: migliaia di neonati rubati durante il franchismo
A gestire il “traffico”, secondo le prime ricostruzioni, sarebbero stati medici e religiosi
Oltre 300 mila neonati sarebbero stati sottratti ai genitori e venduti in Spagna durante la dittatura franchista fino agli anni Novanta. A far emergere lo scandalo dei “bambini rubati” un’inchiesta della Bbc, partita dalla rivelazione fatta in punto di morte di un “padre”, Jean Luis Moreno, che ha raccontato al “figlio” di averlo comprato da un prete a Saragozza. Una confessione che ha avuto effetti a catena e che ha permesso di far emergere dalle nebbie del passato migliaia e migliaia di casi analoghi.
Stando alle prime ricostruzioni, al centro del traffico preti e medici che lavoravano negli ospedali. Sarebbero stati loro a prelevare i bambini appena nati, dicendo alle famiglie naturali che i figli erano morti, per poi “affidarli” ad altri genitori. Questo è quanto teme le sia successo Manoli Pagador, che ha dato alla luce il suo primogenito nel 1971. «Una suora, che era anche un’infermiera, venne ad informarmi che mio figlio era morto», ma nessuno, stando alla sua testimonianza, le avrebbe mai fatto vedere il corpo. Nessuno parlava allora, ha detto la donna per giustificare il proprio silenzio, «non potevo accusarli perché «eravamo nella Spagna di Franco. Era una dittatura».

Come è accaduto in anni più recenti in Argentina con i figli dei desaparecidos, inizialmente in Spagna i neonati venivano tolti alle famiglie “sgradite” per motivi ideologici, ma col tempo poi iniziò a crearsi un vero e proprio mercato. Dopo mesi di richieste dalla Bbc il governo spagnolo ha concesso all’emittente britannica di parlare con un funzionario del ministero della giustizia, Angel Nunez, che ha ammesso l’esistenza del traffico di bambini ma non ha dato le cifre. «Dal volume delle indagini, suppongo che fossero molti», si è limitato a dire.

Nello scandalo, secondo la Bbc, sarebbe coinvolta la Chiesa, che durante il franchismo rivestiva un ruolo fondamentale nell’erogazione dei servizi negli ospedali e nelle scuole. Nella lista dei sospettati c’è il nome di Eduardo Vela. Nella sua clinica di Madrid, il 70% dei bambini sarebbero nati da “madre sconosciuta”, come riportato dai registri del 1981. Questa dicitura veniva usata per tutelare le ragazze madri, ma, secondo la Bbc, avrebbe offerto anche una copertura al traffico dei bambini.
L’amnistia che ha aiutato la Spagna nella transizione tra la dittatura e la democrazia, non è mai stata abrogata, e quindi i tentativi di denunciare il traffico dei bambini spagnoli come un crimine contro l’umanità sono sempre stati rigettati dai tribunali. «Sono passati 25 anni da quando è morto il dittatore» ha detto Nunez «evidentemente abbiamo ancora dei problemi con il nostro passato».
Il governo spagnolo finora non ha ritenuto di aprire un’inchiesta su questo scandalo, e le persone coinvolte stanno cercando di scoprire la verità da sole, come meglio possono. I primi test del Dna, riferisce la Bbc, sono riusciti a ricongiungere i genitori con i figli loro sottratti, ma la legge sulla protezione dei dati proibisce alle banche del Dna di fare ricerche incrociate o di scambiare informazioni.
http://www.lastampa.it/2011/10/19/vaticaninsider/spagna-inchiesta-bbc-migliaia-di-neonati-rubati-durante-il-franchismo-tI9CAivGNxt7i4pQZCRGPK/pagina.html

In Italia la legge del 2009 ci ha resi custodi dei primi passi legali per offrire i bambini a chi ne possa fare un qualsiasi uso abietto.
Se non esistono chi può tutelarli? Chi può difenderli?

CHE FARE?
Un tempo mi sarei detta ‘lo mando alla mia lista’.
Non me lo dico più.
Nove anni di esperienza fra una indifferente società civile e una politica che riesce a cavare voti dalla cura dell’indifferenza so che non serve a nulla.
Ma è una questione di principio.
Manderò questo pezzo solo ad alcune persone e lo metterò su facebook nella speranza che il sasso nello stagno chissà perché galleggi e si renda visibile.

9 Ottobre 2018Permalink

5 ottobre 2018 – Strappi di civiltà. Irrimediabili?

Correva l’anno 2008 – ricopio dal mio blog

Nel 2008 era in discussione quello che l’anno successivo sarebbe diventato il “pacchetto sicurezza” (legge 94/2009). Era prevista una norma che allora non passò: l’obbligo per i medici e gli operatori sanitari di denunciare chi si presentasse per cure (o vi capitasse dopo un incidente) a un qualsiasi servizio sanitario pubblico senza permesso di soggiorno. Il compianto dr. Luigi Conte, allora Presidente, reagì col comunicato che riporto parzialmente di seguito (come reagì l’ordine dei medici a livello nazionale) e la norma indegna non arrivò nemmeno al dibattito parlamentare..
Fra tanta persistente barbarie fa piacere ricordare un gesto di civiltà che in Friuli Venezia Giulia fu sostenuto dalla Società Italina di Medicina delle Migrazioni.

COMUNICATO STAMPA DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI UDINE
PREOCCUPAZIONE SU PROPOSTA EMENDAMENTO DEL C.D. “PACCHETTO SICUREZZA”

“Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”.
Ma in particolare giudicava di estrema gravità l’abrogazione della norma che prevede infatti che “l’accesso alle strutture sanitarie (sia ospedaliere che territoriali) da parte dello straniero non in regola con le norme di soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
“La sua cancellazione metterebbe in serio pericolo l’accesso alle cure mediche degli immigrati irregolari, violando il principio universale del diritto alla salute, ribadito anche dalla nostra Costituzione. L’art. 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Si creerebbe inoltre una ‘clandestinità sanitaria-, pericolosa per l’individuo e per la collettività.
Ma soprattutto pretenderebbe di costringere il medico ad andare contro le norme morali che regolano la sua professione contenute nel codice deontologico.

Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione”.
OMCeO Udine – 20 novembre 2008”                          [fonte 1]

Temevo allora – e i fatti mi danno ragione – che la cultura che aveva ispirato la barbarie nel 2008 continuasse a produrre marciume sottotraccia. E infatti:
5 ottobre – Trento, medico del pronto soccorso non cura un immigrato e lo denuncia: lʼOrdine avvia attività disciplinare
L’Ordine dei medici ha avviato un’attività disciplinare nei confronti di un medico di un pronto soccorso di Trento che si è rifiutato di prestare le cure necessarie a un immigrato con il permesso di soggiorno scaduto e lo ha segnalato ai carabinieri. “Quando si parla di salute – ha commentato il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli – non abbiamo bisogno di tifosi”.
“Bene ha fatto l’Ordine di competenza ad avviare l’attività disciplinare nei confronti del medico – ha aggiunto Anelli – sia per dargli modo di fornire la sua ricostruzione dei fatti, sia per tutelare un principio: i medici devono rispettare, oltre alle leggi, le regole del Codice deontologico, e secondo tali regole deve essere valutato il loro comportamento”.

Prima di arrivare in ospedale l’uomo era già stato rifiutato dal medico di famiglia, sempre a causa del permesso di soggiorno scaduto. Giunto in pronto soccorso, non è stato visitato dal personale di turno ma segnalato alle forze dell’ordine in quanto irregolare sul territorio italiano.

Dalla parte del dottore il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che nei giorni scorsi ha scritto su Facebook: “Solidarietà al medico di Trento che ha segnalato ai carabinieri un immigrato marocchino irregolare. Abbiamo il dovere di garantire cure mediche a tutti, ma non possiamo dimenticare l’esigenza di contrastare l’immigrazione clandestina”. [fonte 2]

Una notizia positiva
5 ottobre Aperta la mostra “Razzismo in cattedra. Il Liceo Petrarca di Trieste e le leggi razziali del 1938”  
Trieste (TS) – È stata inaugurata ieri al Civico Museo Sartorio (Largo Papa Giovani XXIII, 1) la mostra “RAZZISMO IN CATTEDRA. Il Liceo F. Petrarca di Trieste e le leggi razziali del 1938”.

Il progetto della mostra è partito all’interno del Petrarca dalla ricerca dei nomi degli studenti e dei professori ebrei espulsi dal Liceo dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938, con lo scopo di ricostruire, attraverso i riferimenti dei materiali archivistici, il loro percorso di vita dal 1938 al 1945.
Allestita in coorganizzazione con il Comune di Trieste, la mostra è nata nell’ambito di un progetto di alternanza scuola lavoro del Liceo Petrarca, con la collaborazione dell’Università degli Studi di Trieste – Dipartimento di studi umanistici, del Museo della Comunità Ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner” e dell’Archivio di Stato.

In mostra documenti originali provenienti proprio dagli archivi del Liceo Petrarca e della Comunità ebraica, dall’Archivio di Stato e da numerosissimi archivi privati; a questi si affianca la proiezione di un video, prodotto dagli studenti, sulla posa delle “pietre d’inciampo” e sulle leggi razziali.
Ad illustrare genesi, contenuti e significato del progetto, nel corso dell’inaugurazione si sono susseguiti gli interventi delle rappresentanti della classe 5I del Petrarca, che ha svolto il lavoro, del professor Michele Sarfatti, già direttore del Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, della testimone professoressa Fulvia Levi, del Rabbino Capo della Comunità ebraica di Trieste Rav Alexandre Meloni, del Rettore dell’Università degli Studi di Trieste professor Maurizio Fermeglia, del dirigente tecnico dott. Dino Castiglioni in rappresentanza del Dirigente titolare dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Trieste Giorgio Rossi, della Direttrice del Dipartimento di Studi Umanistici professoressa Elisabetta Vezzosi, della professoressa Tullia Catalan, docente di Storia contemporanea e Storia dell’Ebraismo presso l’Università degli studi di Trieste, della Dirigente del Liceo Petrarca professoressa Cesira Militello.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 14 ottobre da martedì a sabato con orario 10-13 e 16-19 e domenica con orario 10-19 a ingresso libero.
INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

Pensiamoci
I precedenti di quanto riporta il comunicato dell’Ufficio Stampa del comune di Trieste si trovano nel mio blog

18 settembre 2018: quando una critica “prudente” lascia a piedi una mostra sulle leggi razziali
Sulla mostra “Razzismo in cattedra”, tanto voluta dagli studenti del liceo Petrarca, è restatata per lungo tempo immutata la posizione del Comune che ha censurato il manifesto del progetto culturale. E così la rassegna non è stata inaugurata fino al 4 ottobre. La società civile si è battuta affinché ciò avvenisse. Tuttavia il 18 settembre 2018, ottant’anni dopo l’annuncio delle leggi razziali, Trieste si è dimostrata all’altezza della situazione: attraverso diverse manifestazioni è stato commemorato il tristissimo anniversario. Noi del Piccolo abbiamo avvolto il giornale in una speciale sovracopertina: per NON DIMENTICARE.

[fonte 1] https://diariealtro.it/?p=4831

[fonte 2]
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/trentino-alto-adige/trento-medico-del-pronto-soccorso-non-cura-un-immigrato-e-lo-denuncia-l-ordine-avvia-attivita-disciplinare_3167189-201802a.shtml
[fonte 2]
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/rifiuta-visitare-clandestino-azione-disciplinare-contro-1584318.html
[fonte 2]
https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/politica/18_ottobre_04/venezia-02-03-documentoacorriereveneto-web-veneto-53162baa-c7a0-11e8-a3aa-e07ad8dfcd3b.shtml

[fonte 3] I precedenti nel mio blog
30 settembre La scuola annuncia l’apertura della mostra https://diariealtro.it/?p=6135
15 settembre https://diariealtro.it/?p=6110
18 settembre https://diariealtro.it/?p=6126

[fonte 4]
Annuncio dell’Università
https://www.units.it/news/inaugurazione-della-mostra-razzismo-cattedra-il-liceo-f-petrarca-di-trieste-e-le-leggi-razziali

Cronaca de Il Piccolo
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/10/04/news/inaugurata-la-mostra-sulle-leggi-razziali-e-l-assessore-rossi-chiede-scusa-1.17317519

5 Ottobre 2018Permalink

4 ottobre 2018 – La Lega dei Ticinesi ha paura dei chierichetti

3 ottobre 2018  La Lega dei Ticinesi si scaglia contro il parroco di Chiasso: “Bambini migranti come chierichetti? Impensabile una volta”
Roberta Pantani, vicesindaco del paese e deputata al Parlamento federale attacca il prete sul settimanale del partito. I bambini al centro della polemica hanno passaporto svizzero e sono stati adottati da una coppia svizzera. I loro genitori: “Vergogna. Qui ormai c’è un continuo dare addosso allo straniero”
di ELISABETTA INVERNIZZI

Perché ci sono chierichetti di colore sull’altare? A scatenare la polemica è Roberta Pantani, vicesindaco di Chiasso e deputata della Lega dei Ticinesi al Parlamento federale. Sul Mattino della Domenica, il settimanale del partito, punta il dito contro due bambini nati in Etiopia della parrocchia di San Vitale, a due passi dal confine.

E chiama in causa il parroco di Chiasso, don Gianfranco Feliciani, reo di “utilizzare per la funzione di chierichetti bambini provenienti da altre culture, migranti”. E ricorda che “quando quelli della mia generazione andavano in chiesa, quella del chierichetto era una funzione ambita, a cui si accedeva per meriti e per esperienza maturata su campo”. Ma, constata, “i tempi sono cambiati”. E poi attacca il prete: “Siccome don Feliciani la gente dalla chiesa la fa uscire piuttosto che entrare, l’unica possibilità rimastagli è quella di mettere al suo servizio bimbi che fino a ieri delle funzioni ecclesiastiche probabilmente non avevano mai sentito parlare”

Inserto
L’articolo della Pantani su ‘Il Mattino della domenica’, parzialmente registrabile come foto – allegato

 

 

 

Ma i piccoli chierichetti presi di mira dalla vicesindaco leghista per il colore della pelle, sono due gemelli di 11 anni con passaporto svizzero. Frequentano la parrocchia da diversi anni e quando serve si offrono volontari per assistere don Feliciani durante la messa. Sono stati adottati da una coppia di quarantenni elvetici residenti in Ticino. Ora, dopo quella che definiscono una “vergognosa propaganda contro gli stranieri fatta sulla pelle dei nostri figli”, chiedono di restare anonimi, per tutelare i minori.

“Queste diversità per noi non esistono, sono gli altri che ce le fanno notare”, dicono amareggiati. E ricordano che questo è il clima che si respira alla frontiera. “C’è un continuo dare addosso allo straniero”, spiegano. Anche se “il Ticino è sempre stata una terra di immigrazione”. E alla Pantano – da cui ancora aspettano delle scuse – rispondono: “Vieni a casa nostra, prendi in braccio i nostri figli. Quali minacce possono rappresentare questi bambini?”.

https://milano.repubblica.it/cronaca/2018/10/03/news/chiasso_lega_dei_ticinesi_polemica_chierichetti_migranti_polemica_roberta_pantani-208076564/

La posizione del vescovo
“Una dichiarazione maldestra, insensata e priva di fondamento. Oso sperare che sia dovuta alla foga della polemica”. Il vescovo di Lugano Valerio Lazzeri, da noi sollecitato, commenta l’articolo pubblicato domenica da Roberta Pantani sul Mattino della Domenica. [segue]
https://www.laregione.ch/cantone/mendrisiotto/1326456/pantani-e-i-chierichetti–il-vescovo-dice-la-sua

4 Ottobre 2018Permalink