15 settembre 2018 – L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento (art. 33 Cost.)

Il contesto
Leggo in un recentissimo comunicato dell’Agenzia ANSA       [14 settembre – Fonte 1]
“Sono una persona liberale e di fronte alla locandina, in accordo con il sindaco, ho scelto di muovermi con prudenza e memore di tutta una serie di precedenti” relativi ad altri manifesti di eventi”.
É la spiegazione che l’assessore Giorgio Rossi del Comune di Trieste, assessore alla cultura, sport, giovani, servizi finanziari, ha offerto per spiegare la chiusura della sala del comune che avrebbe dovuto ospitare una mostra organizzata da un liceo cittadino.
Nel merito è intervenuta la dirigente scolastica, Cesira Militello. Ha chiarito che il 31 agosto la referente del progetto era stata convocata dall’assessore comunale alla cultura, e, nel corso dell’incontro (c’è da supporre quindi una comunicazione solo verbale), le era stato chiesto di modificare il manifesto dell’iniziativa.
La stessa dirigente scolastica ha aggiunto: “Ho scritto chiedendo dettagli sulle modifiche, ma non ho ricevuto risposta” quindi “abbiamo rinunciato alla sala”. [Fonte 2]

A scuola si studia. Ma guarda un po’
Il liceo Petrarca – al termine di un lavoro svolto evidentemente anche dagli studenti- aveva organizzato una mostra dal tema “RAZZISMO IN CATTEDRA”
La mostra era stata promossa dal liceo Petrarca in collaborazione con il Dipartimento di Studi umanistici dell’Università, il Museo della Comunità ebraica di Trieste, l’Archivio di Stato e, ovviamente, il Comune che ne ha preteso la modifica a fronte della coorganizzazione dell’evento e della concessione della sala. Ho copiato l’elenco e mi scuso, senza farmene responsabile, se qualcuno è stato dimenticato ………………………………………………………….. [Fonte 3]  

Io vorrei che questa iniziativa fosse resa nota mantenendo il suo carattere fondamentale di iniziativa nata in una scuola, elaborata da studenti per conoscere meglio la loro storia, la storia della loro città che fu occupata e di fatto  annessa al Territorio del Terzo Reich.
Infatti ll 23 settembre 1943 nacque la Repubblica di Salò cui  vennero sottratte due zone d’operazioni, costituite con ordinanza di Hitler del 10 settembre 1943:
a) la Zona d’Operazioni Prealpi (Operationszone Alpenvorland), con le province di Bolzano, Trento e Belluno) affidata al Gauleiter del Tirolo Franz Hofer in qualità di Commissario supremo e
b) la Zona d’Operazioni Litorale Adriatico (Operationszone Adriatisches Küstenland), che raggruppava le province di Udine, Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Lubiana e le isole del Quarnaro. La Zona d’Operazioni Litorale Adriatico era governata dal Gauleiter della Carinzia, l’austriaco Friedrich Rainer, con il titolo di Commissario Supremo.

Il documento, citato come punto di partenza del discorso, è datato 3 settembre 1938, secondo quanto risulta da un articolo de Il Piccolo e dallo stesso comunicato dell’ANSA.
Non conosco la mostra ma quel 3 settembre suona come un avvertimento: due giorni dopo sarebbe stata promulgata la prima norma razzista intesa a cancellare con effetto immediato, la presenza ebraica nelle scuole del Regno. [Fonte 4]
Altro tipo di informazione ebbe la senatrice Liliana Segre che così ne scrive: ““Era stata per me – bambina che non veniva informata di quello che succedeva nella politica, degli annunci e delle tensioni che agitavano da mesi l’Italia – un’estate normale di una normale famiglia italiana, borghese e agiata. Ma quel giorno le facce di mio padre e dei miei nonni non erano normali, erano diverse dal solito.
‘Ti dobbiamo dire una cosa’, ripeté papà. ‘Non potrai tornare a scuola, a ottobre. Sei stata espulsa’”.

Vedremo la mostra?
Mentre spero che qualcuno assicuri ai ragazzi del Petrarca lo spazio per poter rendere noto il loro lavoro provo a scrivere una mia raccomandazione all’assessore che si è lasciato andare a costruire un così rozzo impedimento, garantito dal consenso del Sindaco.
Trattandosi di assessore alla cultura mi posso permettere una citazione latina.
Scrisse Quintiliano: maxima debetur puero reverentia .
Si tratta di una citazione che mi è cara e che ritroviamo in una sentenza, ripetuta in un verso di Giovenale (Satire XIV, 47), in cui si ammoniscono i padri a non dare il cattivo esempio ai proprî figli.
Riapro il vecchio ormai ingiallito dizionario Calonghi, uno dei primi acquisti che feci dopo la mia iscrizione all’università, che riprende la citazione di Quintiliano e fra le varie traduzione indica anche la parola ‘rispetto’.

[Fonte 1]
http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2018/09/14/shoah-manifesto-censurato-salta-mostra-su-leggi-razziali_c0e0f7cf-ac7f-4556-9623-9346a9ef59fe.html
[Fonte 2]
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/09/14/news/manifesto-censurato-a-trieste-salta-la-mostra-sulle-leggi-razziali-del-38-1.17247577?ref=twfpi&twitter_card=20180914094222
https://www.repubblica.it/cronaca/2018/09/14/news/trieste_locandina_censurata_salta_la_mostra_sulle_leggi_razziali-206425210/
https://trieste.diariodelweb.it/trieste/articolo/?nid=20180914-527868
https://ilmanifesto.it/trieste-anima-nera-del-sovranismo-municipale/

[Fonte 3 ]
http://www.triesteprima.it/cronaca/manifesto-censurato-salta-mostra-petrarca-14-settembre-2018.html
[Fonte 4]
5 settembre 1938 – Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 139
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista

E ancora poiché il decreto era stato accuratamente preparato
– Il 14 luglio 1938 era stato pubblicato, su ““Il Giornale d’Italia” il Manifesto degli scienziati razzisti
o Manifesto della razza.
– Il 5 agosto 1938 Fu pubblicato il primo numero della rivista La difesa della razza che uscì, con
cadenza quindicinale, fino al 20 giugno 1943. Ebbe fra i suoi redattori anche Giorgio Almirante
– Il RD del 5 settembre aveva garantito l’inizio dell’anno scolastico senza ebrei , né scolari, né
studenti, né insegnanti in tutte le scuole del Regno e venne integrato pochi mesi dopo dal
– RD-L 15 novembre 1938, n. 1779, Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme già
emanate per la difesa della razza nella Scuola italiana e infine confluì nel Testo Unico delle norme
emanate per la difesa della razza nella scuola italiana
L 5 gennaio 1939, n. 98, Conversione in legge del Regio decreto-legge 15 novembre 1938-XVll, n. 1779
– Il 18 settembre Mussolini stesso da Trieste (piazza Unità) pronunciò un famoso discorso in cui
urlò , secondo il suo stile, l’italianità delle leggi razziali

15 Settembre 2018Permalink

10 settembre 2018 – Io eletto – I giudici no

IO ELETTO I GIUDICI NO è la frase che molti quotidiani [Nota 1, ne cito tre] in carta e on line riferiscono come pronunciata dal Ministro sen. Matteo Salvini.
Il riferimento ai cittadini elettori è apparso insistito durante la lettura del messaggio ufficiale della Procura di Palermo, letto dallo stesso Ministro dal suo ufficio munito di telecamera.
Poiché non voglio sbagliare ho fatto una verifica del percorso che conduce al Tribunale dei Ministri, percorso che riporto di seguito, avendone anche controllato  la correttezza con una persona competente

Precede la notizia di una piccola iniziativa cui ho aderito perché ci tengo a non essere identificata nell’insieme dei cittadini elettori che hanno votato per il partito di Salvini che, in occasione delle elezioni si chiamava Lega Salvini premier, e ora è confluito nel gruppo Lega- Salvini Premier Partito sardo d’Azione (L-SP-PSd’Az).
Molto particolare il passaggio dalla connotazione geografica di carattere generale (lo scomparso Nord) a una connotazione geografica insulare (Sardegna).
Oggi sembra essere interessante anche ai fini di smarcarsi dal debito cui la Lega (con quale nome?) è stata condannata a pagare.
Ma questa è un’altra storia

La piccola iniziativa del 10 settembre. Io  non sto con Salvini
Ieri sera un’amica mi ha mandato il messaggio che segue:

Domani mattina tra le 7.30 e le 8.30 se avete voglia mandate un SMS a Prima Pagina di Radio Rai 3 con scritto:

“Mi chiamo … … sono cittadina/o italiana/o e non sto con Salvini”

Il numero è 3355634296.
Se volete fate girare

Ho aderito perché era un modo per dire che io non sto con Salvini.
Ho fatto girare e ho ascoltato con meraviglia le considerazioni del conduttore d Prima Pagina che ha dichiarato non attinente agli scopi e ai modi della trasmissione una iniziativa di questo tipo.
Secondo me avrebbe fatto bene a leggere una sola volta quel testo, che sapeva essere sempre uguale, e poi a comunicare (oggi in coda alla trasmissione o domani) il numero dei messaggi.
Poiché così non è stato devo pensare che gli italiani salviniani – essendo un gruppo con un leader di riferimento – contino di più di coloro che si avvalgono, uno per uno, della dignità dell’essere cittadini e che desiderano affermarla distinguendosi da quella che, per essere indistinta, appare un’ammucchiata.
Naturalmente io mi faccio carico delle mie opinioni di persona responsabile e consapevole non trovando, né per questo problema né per altri, una realtà associativa capace di rappresentarmi nella condivisione di alcuni principi in una sua non volatile solidarietà politica.

L’iter del Tribunale del Ministri.
31 agosto caso Diciotti. L’atto d’accusa contro Salvini viene trasmesso dal Procuratore della Repubblica di Agrigento (Patronaggio), al Presidente della procura di Palermo che è il Presidente il Tribunale dei ministri.

Cerco di capire
Il collegio giudicante del tribunale dei ministri (istituito nel 1989) è composto da tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati dei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica.
Quindi le denunce per i reati ministeriali sono trasmesse al procuratore della Repubblica presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per il territorio.
Nel caso specifico, per quanto capisco per esempio se la competenza territoriale spetta alla procura di Agrigento, il Tribunale dei ministri si forma presso il tribunale ordinario di Palermo, che è capoluogo del distretto di corte d’appello competente.
Agrigento, senza compiere nessun tipo di indagine, doveva entro quindici giorni trasmettere gli atti al tribunale dei ministri e darne immediata comunicazione ai soggetti interessati.
E ciò è avvenuto il 31 agosto

7 settembre Come dovuto, ne è stata data comunicazione all’interessato (nella veste credo dovuta di cittadino Salvini, in quel momento seduto al Ministero) che ha deciso per un a procedura di apertura pubblica del plico postale.
https://www.agi.it/politica/tribunale_ministri_come_funziona-4316230/news/2018-08-27/

[Nota 1] 7 settembre
https://www.huffingtonpost.it/2018/09/07/stato-contro-stato-salvini-decide-lescalation-dello-scontro-con-i-magistrati-io-eletto-loro-no_a_23520335/

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/salvini_reato_sequestro_persona_aggravato-3958942.html

https://video.repubblica.it/dossier/governo-lega-m5s/diciotti-salvini-indagato-io-eletto-i-giudici-no/313851/314480

10 Settembre 2018Permalink

3 settembre 2018 – Tra settembre e ottobre

Mi sveglio molto presto e vedo dalle finestre una giornata grigina, la limpidezza di certi cieli estivi è già finita . Tornerà con il freddo dell’inverno, forse.
Ma questo preludio di una tipica giornata ottobrina mi suggerisce vari ricordi, frammentati, appena compaiono poi si uniscono, si confrontano e non mi piace.
Anche il mio calendario di settembre pretende la sua attenzione e mi ricorda che fra pochi giorni saranno 80 anni da quando la scuola italiana conobbe una radicale pulizia etnica.
So che quel giorno non potrò tacerne ma ora altri ricordi si impongono.
Riguardano avvenimenti vecchi ma tutti successivi alla mia nascita e questo, non so perché, mi interroga

26 settembre 1943 . Prima il furto
L’oro di Roma Durante l’occupazione di Roma i tedeschi obbligarono la comunità ebraica a raccogliere e consegnare 50 chili d’oro. [nota 1]

16 ottobre 1943 – Poi la deportazione

Giulio De Benedetti 16 ottobre 1943
Dalla quarta di copertina: «La retata nazista nel Ghetto di Roma, una mattina che si concluse con la deportazione di oltre mille ebrei: questo fu il16 ottobre 1943, e questo è ciò che racconta Giacomo Debenedetti. Pagine brucianti dove a parlare è un coro sgomento e terribile da cui si staccano, solo per infinitesimi istanti, le voci dei protagonisti, subito sommerse e per sempre perdute.
Otto ebrei, cronaca che segue 16 ottobre 1943, evoca, invece, la figura di un commissario di Pubblica sicurezza che, dopo la guerra, per provare la sua fede antifascista, testimonia di aver salvato otto ebrei dall’eccidio delle Fosse Ardeatine».

«Debenedetti riesce a darci tutto ciò che avremmo potuto aspettarci da uno scrittore della famiglia di Defoe e Manzoni: sgomento della ragione di fronte alla furia irrazionale, carità religiosa, pietà storica, strazio esistenziale». Alberto Moravia

1943 – 1945 La shoah italiana.
I particolari banali del male; Treni e stazioni ferroviarie

Gli ebrei del ghetto furono ammassati nei sotterranei e della stazione Tiburtina . vi restarono tre giorni, tre giorni che segnano anche il silenzio del papa Pio XII.

Roma era città aperta, nel Nord la creazione di uno Stato italiano fascista guidato da Mussolini fu annunciata dallo stesso il 18 settembre 1943 attraverso Radio Monaco.
Nei sotterranei della stazione il binario 21 si attrezzava per la deportazione.
Una delle funzioni dei lager era la distruzione delle persone: il nome spariva e diventava un codice alfanumerico sul braccio. La senatrice a vita Liliana Segre non lo ha cancellato

[nota 1] http://www.16ottobre1943.it/it/loro-di-roma.aspx

[Nota 2] Dal mio blog del 7 giugno 2018. Testo integrale del discorso della senatrice Segre con la segnalazione degli applausi differenziati. Un elemento che ora mi appare di grande attualità.
https://diariealtro.it/?p=5830

3 Settembre 2018Permalink

31 agosto 2018 – Minacce esplicite anche a Udine

La mia tartarughina non si ritira: tiene la testa fuori dal guscio come se non avesse paura del gallo arrogante che la minaccia.

Da ieri sappiamo che la mamma di una consigliera del comune di Udine ha ricevuto pesanti minacce in cui si mescolano – nella normalità del linguaggio della violenza – sesso e razza. Ha scelto, e in tal senso è stata anche consigliata dalla polizia, di rendere pubblica la minaccia.

Sono certa che molti invece identifichino la prudenza con il silenzio.
Secondo me la prudenza sta nella parola non del ritiro in un guscio insonorizzato.

 

Ci aiutano due grandi europei:

Immanuel Kant
– Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre e al tempo stesso come uno scopo, e mai come semplice mezzo.
– Agisci in modo che la tua volontà possa istituire una legislazione universale.
Dante Alighieri: da la prudenza vegnono li buoni consigli, li quali conducono sé e altri a buono fine ne le umane cose e operazioni (Dante).
Come possiamo aprirci ai ‘buoni consigli’ se non li diciamo a voce alta?


31 Agosto 2018Permalink

30 agosto 2018 – Basta il voto popolare per legittimare limitazioni delle libertà?

Analogamente a quanto ho fatto il 26 agosto con l’articolo di Furio Colombo, pubblicato su Il fatto Quotidiano, ricopio l’articolo che ho letto su il Corriere della sera del 29 c. m. perché vi ho trovato razionalità e competenza di cui nel disturbante caos che ci circonda sento una assoluta necessità. (Nota sull’autore in calce)

Noi, Budapest, l’Europa pag. 30
La democrazia svanisce se diventa illiberale di Sabino Cassese

Il vice-presidente del Consiglio dei ministri italiano ha incontrato a Milano il Primo Ministro ungherese Viktor Mihály Orbán. Quest’ultimo ha dichiarato già da tempo che «i valori liberali occidentali oggi includono la corruzione, il sesso, la violenza», e che «i valori conservatori della patria e dell’identità culturale prendono il sopravvento sull’identità della persona». Ispirato da questi orientamenti, ha poi trasformato la televisione pubblica in un mezzo di propaganda governativa, limitato la libertà di stampa, l’autonomia universitaria e l’indipendenza dell’ordine giudiziario.
Ha inoltre ridisegnato i collegi elettorali, fatto approvare una legge elettorale che gli consente di avere la maggioranza di due terzi dei seggi in Parlamento, con il 45 per cento dei voti, dato una svolta nazionalistica e anti-immigrazione al governo. Il maggiore esperto dei problemi ungheresi, la professoressa Kim Lane Scheppele, dell’Università di Princeton, ritiene che oggi l’Ungheria abbia una «costituzione incostituzionale» e il «Washington Post» qualche mese fa ha intitolato una sua analisi della situazione ungherese «la democrazia sta morendo in Ungheria e il resto del mondo dovrebbe preoccuparsi».
Orbán, tuttavia, è stato eletto e rieletto, e gode quindi di un consenso popolare. Perché allora tante voci preoccupate? Basta il voto popolare per legittimare limitazioni delle libertà?
Il primo ministro ungherese ha dichiarato più volte di voler realizzare una «democrazia illiberale». Questo è un disegno impossibile perché la democrazia non può non essere liberale.
La democrazia non può fare a meno delle libertà perché essa non si esaurisce, come ritengono molti, nelle elezioni. Se non c’è libertà di parola, o i mezzi di comunicazione sono nelle mani del governo, non ci si può esprimere liberamente, e quindi non si può far parte di quello spazio pubblico nel quale si formano gli orientamenti collettivi. Se la libertà di associazione e quella di riunione sono impedite o limitate, non ci si può organizzare in partiti o movimenti, e la società civile può votare, ma non organizzare consenso o dissenso. Se i mezzi di produzione sono concentrati nelle mani dello Stato, non c’è libertà di impresa, e le risorse economiche possono prendere soltanto la strada che sarà indicata dal governo. Se l’ordine giudiziario non è indipendente, non c’è uno scudo per le libertà. Se la libertà personale può essere limitata per ordine del ministro dell’Interno (come è accaduto nei giorni scorsi in Italia), i diritti dei cittadini sono in pericolo. Insomma, come ha osservato già nel 1925 un grande studioso, Guido De Ruggiero, nella sua «Storia del liberalismo europeo», i principi democratici sono «la logica esplicazione delle premesse ideali del liberalismo»: estensione dei diritti individuali a tutti i membri della comunità e diritto del popolo di governarsi. Quindi, «una divisione di province tra liberalismo e democrazia non è possibile». Una «democrazia illiberale» non è una democrazia.
Tutto il patrimonio del liberalismo è parte essenziale della democrazia, così come oggi lo è quello del socialismo. Queste tre grandi istanze che si sono succedute negli ultimi due secoli in Europa e nel mondo, fanno ormai corpo. Il liberalismo con le libertà degli uomini e l’indipendenza dei giudici. L’ideale democratico, con l’eguaglianza e il diritto di tutti di partecipare alla vita collettiva (suffragio universale). Il socialismo con lo Stato del benessere e la libertà dal bisogno (sanità, istruzione, lavoro, protezione sociale). Questi tre grandi movimenti, pur essendosi affermati in età diverse, e pur essendo stati inizialmente in conflitto tra loro (come ha spiegato magistralmente, nel 1932, Benedetto Croce nella sua “Storia d’Europa nel secolo decimonono”) fanno ora parte di un patrimonio unitario e inalienabile come è dimostrato da due importanti documenti internazionali, il Trattato sull’Unione europea e la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite. Il primo dispone che l’Unione “si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto”. Il secondo che le Nazioni Unite si impegnano a «promuovere la democrazia e a rafforzare il rispetto per tutti i diritti umani e le libertà fondamentali».
L’Italia è ora in un punto di passaggio critico, nel quale si decide il futuro delle sue libertà e la sua collocazione internazionale, tra quelli che sono stati per secoli i nostri «compagni di strada» ed esempi (Francia, Germania, Regno Unito) o nuovi alleati. Che significato possiamo attribuire a un «incontro esclusivamente politico e non istituzionale o governativo», ma tenuto in Prefettura, tra il primo ministro ungherese e un vicepresidente del Consiglio dei ministri italiano?

Fonte: https://www.corriere.it/firme/sabino-cassese

Nota:  Sabino Cassese

Giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, nonché professore di “Global governance” al “Master of Public Affairs” dell’”Institut d’Etudes Politiques” di Parigi.
Laureato nel 1956, a Pisa, dove è stato allievo del Collegio Giuridico della Scuola Normale Superiore, è dottore “honoris causa” nelle Università di Aix-en-Provence, di Cordoba (Argentina), di Paris II, di Castilla-la-Mancha, di Atene, di Macerata, di Roma”Sapienza” e dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze.
Ha insegnato nelle Università di Urbino, Napoli, Roma, New York, Parigi e Nantes.
È stato Ministro per la Funzione Pubblica del 50° Governo della Repubblica italiana, presieduto da Carlo Azeglio Ciampi.
Ha scritto numerosi volumi ed articoli, in Italia e all’estero.
Dal 2015 è editorialista del “Corriere della Sera” e dal 2017 de “Il Foglio”.
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30 Agosto 2018Permalink

29 agosto 2018 – UN DECALOGO DI RESISTENZA DEMOCRATICA

Copio da facebook e trasmetto di seguito un commento che devo a me stessa..

DECALOGO DI RESISTENZA DEMOCRATICA di Marco Faccio 27 agosto 

Ovvero: l’unico modo per battere Salvini è smettere di parlarne.
Vi chiedo un po’ di pazienza e tanta buona volontà. Per cominciare devo informarvi del fatto che Salvini non è il cretino che sembra (purtroppo) ma un leader istintivo con al proprio servizio una squadra di comunicatori estremamente bravi e attrezzati. Usano una piattaforma social (la chiamano La Bestia…) in grado di analizzare migliaia di post e di modificare la strategia del Capitano in base a quanto hanno raccolto. Vi faccio un esempio: molti stanno scrivendo che i neri (nella migliore delle ipotesi) ci rubano il lavoro? Bene, il post successivo di Salvini sarà: “attenti che i neri vi ruberanno il lavoro!”. Strategia banale ma estremamente efficace che gli permette di ribaltare il ruolo leader-elettore; il leader non indica più la strada per il bene di tutti ma se la fa indicare dalle persone, la trasforma in terrore e la reintroduce nel flusso di comunicazione vomitandola. E’ così che il Capitano diventa l’unico che capisce le persone (laggente), quindi l’unico che può aiutarle.
Questo sistema mediatico è trasversale ai canali e localizzato (una felpa per ogni città, una frase per ogni problema). Salvini raccoglie, mastica e la spara grossa. Il resto lo facciamo noi… siamo i suoi amplificatori. Che sia per solidarietà o per indignazione, promuoviamo i suoi slogan, le sue foto, la sua presenza. La sensazione è che ci sia solo più lui. Ovunque.
Ma veniamo al dunque, ecco le 10 regole di resistenza:
1) Non pensate che Salvini sia cretino. Non lo è purtroppo (ha una strategia).
2) Non pensate che tutti i suoi sostenitori siano decerebrati o fake. Molti non lo sono e, insultandoli, li radicalizzate.
3) Non pensate che i suoi sostenitori siano tanti come appare. Sono più numerosi i confusi che cercano di capire dove stia il giusto.
4) Non postate MAI frasi di Salvini per sdegno, gli fate solo da megafono.
5) Non postate MAI foto di Salvini (so che la tentazione è enorme). Le scatta apposta. Se guardate il vostro feed noterete che sembra un vostro parente…
6) Non accanitevi in estenuanti discussioni con persone che vi aggrediscono e insultano. Probabilmente state parlando con qualcuno che non esiste neppure.
7) Non postate compulsivamente cose su di lui o sul suo operato. E’ quello che vuole. Anche i meme, non servono a nulla se non a scatenare i troll.
8) Non usate la sua stessa strategia. Insistete sui dati di realtà e sulla razionalità. State sempre sul punto. Ma solo se capite che ne val la pena.
9) Postate cose positive, reali e positive.
10) Bloccate e segnalate. Bloccate e segnalate. Bloccate e segnalate.
Ecco, non c’è altro. So che per mettere in pratica tutto ciò bisogna essere zen… io stesso ci riesco solo ogni tanto, ma provateci.
Se credete che ci sia qualcosa di utile in tutto ciò condividetelo. In qualsiasi caso informatevi, informatevi, informatevi. In rete potete trovare un sacco di articoli e video interessanti, come, ad esempio, l’intervista di RollingStone ad Alex Orlowski.
E ora… via ai troll!
(NdR: so cosa sono i troll ma non ne capisco il riferimento. Forse si tratta di una convenzione.)

COMMENTO: Leggo il decalogo e scopro che l’ho sempre rispettato senza conoscerlo perché vi ritrovo modi di agire che mi sono sempre imposta.
Per restare un momento a Salvini io non ne ho elencato descrizioni di azioni ripugnanti ma le ripetizioni di leggi volute dalla sua parte politica e seguaci pur varianti nel tempo , sostenute da chi esplicitamente le ha volute e da chi ne tace per prudenza o opportunismo per me intollerabile. Naturalmente so che non ci sono riuscita ma l’intenzione era quella di far conoscere un aspetto di ciò che ha già ottenebrato la nostra convivenza.
Per rapidità segnalo due voci del decalogo che mi stanno particolarmente a cuore. Eccole:
” 8) Non usate la sua stessa strategia. Insistete sui dati di realtà e sulla razionalità. State sempre sul punto. Ma solo se capite che ne val la pena.
9) Postate cose positive, reali e positive”
Leggere “cose positive” mi amareggia perché penso alla mia campagna assicurata fallimentare dal piccolo numero di riscontri senza sostegni “autorevoli” a proposito della garanzia del certificato di nascita a tutti i bambini.
So che non ha avuto successo anche per l’assenza totale della politica organizzata in quanto tale.
Il mio disprezzo va prima di tutto al Pd (non genericamente alle persone che vi militano anche dolorosamente ma alla deriva che vedo da ‘orgogliosamente autorottamata’) e a quella che si proclama sinistra che più sinistra di così non si può.
Ieri sera guardavo le due fazioni che si fronteggiavano a Rocca di Papa
Una urlava il suo benvenuto a vittime in arrivo mentre di fronte Casa Pound e seguaci urlavano il rifiuto.
In sostanza era una guerra civile al momento disarmata: resistenza in nome di una civiltà sommariamente richiamata e odio fatto norma di vita.
Ho pensato ai bambini senza nome per legge come vittime occultate e utili per mantenere nelle nostre leggi uno strappo, un varco costruito nel 2009 per impedire ai migranti irregolari di garantire il certificato di nascita ai loro figli nati in Italia.
Dire a un bambino appena nato: “Tu non esisti” è, a mio parere, uno strappo di civiltà così grave che inserire quel varco facilita l’ingresso di qualunque vergogna ci venga proposta e, una volta affermata, ci distrugge come persone civili anche senza che ce ne accorgiamo o meglio fingiamo di non accorgercene .
Questo strappo è consolidato da anni di silenzi fra cui segnalo quello dei vescovi italiani rotto da uno solo, il vescovo Bruno Forte che il 28 giugno 2015 si espresse contro la norma del pacchetto sicurezza che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti irregolari. Lo fece su Il Sole 24 Ore non sull’Osservatore Romano.
Posso ricordare ai monsignori della CEI che per quello strappo entrano anche regole infami e escono le vittime, anche i bambini inesistenti, come tali esposti senza difese a ogni tipo di uso turpe, oggi conclamato nella storia recente anche ‘occidentale’.
Per me quei piccoli sono stati cartina al tornasole e, per me, hanno funzionato per arricchire lo spazio della mia osservazione.
Insisto nel dirlo perché credo sia il tempo di non tacere: la prudenza sta nella parola non del ritiro in un guscio insonorizzato.

29 Agosto 2018Permalink

26 agosto 2018 – Caso diciotti: l’Italia contro l’Italia di Furio Colombo

Ricopio l’articolo che ho letto su Il fatto quotidiano del 26 agosto perché vi ho trovato razionalità e competenza di cui nel disturbante caos che ci circonda sento una assoluta necessità.  (Nota sull’autore in calce)

Articolo pag. 13

Quando il capo di metà del governo italiano (vincolato da un contratto ma da nessun principio comune con l’altra metà) ha detto “Non arretrerò di un millimetro”, si è capito che tutto avveniva fuori dalla politica. E dipendeva non da progetti di governo ma da trasalimenti di furore caratteriale non controllabile, di una persona isolata dalla media conoscenza del suo tempo e dei fatti umani.
Gli ingredienti sono: insulti per tutti; una serie di scenate in pubblico del tutto sconnesse con il ruolo istituzionale ma anche con la realtà.

Sta accadendo che da più di una settimana una nave della Marina militare italiana (Guardia costiera) non può sbarcare il suo carico umano in un porto italiano (nel caso, prima Lampedusa, poi Catania) perché ha compiuto il gesto di raccogliere in mare e salvare dall’annegamento 177 naufraghi in fuga da guerre in terre come Somalia, Eritrea, Sud Sudan, dunque evidenti titolari del diritto di asilo. I naufraghi, accolti su nave italiana, sono già su Territorio italiano, lo sono dal momento in cui la marina italiana ha impedito che finissero di nuovo in mano ai libici (ci sono parecchie vittime del trattamento nelle prigioni libiche, a bordo). Lo sono dal momento in cui la marina italiana non è andata a scaricare i naufraghi a Malta (nonostante gli illogici ordini ricevuti) perché sono persone protette dalla nostra bandiera. Ma quando la metà leghista del governo ha detto ai profughi già accolti dall’Italia: «Non mi ubbidite? E io, che posso, vi faccio restare in mare», ai profughi e alla Guardia Costiera italiana, quel mezzo governo ha violato di colpo leggi, trattati, consuetudini e Costituzione. Ed è incorso nel reato di sequestro di persona e lo ha fatto con la rabbia incontenibile con cui avviene un pestaggio fuori da una discoteca. La disputa esiste, ma il furore acceca e porta a volte a conseguenze tragiche molto al di là del previsto. A meno che qualcuno si intrometta e cerchi di fermare chi ha perso la testa.
Quando il capo del mezzo governo leghista (titolare però di un terzo dei voti) ha preso a insultare, senza potersi fermare, il presidente della Camera, che rappresenta l’altro partito del contratto, si è capito che, in preda a una incontrollabile euforia del potere, il leader che stiamo discutendo, andava separato dalla preda e tenuto a distanza non “benché titolare di una simile carica” ma “perché titolare di una simile carica”.
E’ quello che stanno facendo i procuratori della Repubblica di tre città siciliane, anche a nome del presidente della Repubblica, che difficilmente può tollerare la chiusura dei porti italiani alla Marina italiana, per qualunque ragione al mondo. A meno che si tratti di ammutinamento e che dunque, tutti noi, inconsapevoli tranne il ministro, stiamo assistendo al caso della corazzata “Diciotti” che, come la Potiomkin, dell’Ottobre rosso, sta dando segnali di una rivoluzione. Ma chi si ribella a chi, se il presidente della Repubblica e le Procure dello Stato danno ragione ai marinai? Fin dall’inizio della cacciata in mare dei reietti, il capo del mezzo governo leghista si era vantato di incredibili sondaggi (80 per cento a favore, fonte Sky) che lo sostenevano.
Mai dimenticare che certe cose (dalla Notte dei cristalli al Ku Klus Klan) non possono accadere se non c’è una stragrande maggioranza di gente favorevole intorno.

La folla leghista ha sentito l’odore del sangue o è improvvisamente ansiosa di battersi per i confini della Patria. Tutto ciò dopo aver lavorato alla secessione , e mentre prepara ui referendum di Lombardia e Veneto per l’autonomia. Ora appare ansiosa di partecipare allo scontro Italia contro Italia, così affine alla natura della Lega di Borghezio, Gentilini, Calderoli.
La folla leghista sembra aver capito la trovata crudele: tenere in ostaggio centinaia di salvati, segati dalle torture nelle carceri libiche e dalla tensione dell’attesa insensata e dunque inspiegabile, umiliare la Guardia Costiera (non si è sentita mai la voce della titolare della Difesa) e profittare del caldo eccessivo del sole di agosto per far capire ai “negri” di questo esemplare episodio del governare con mano ferma, che la “pacchia è finita”.
E che, come ha detto il capo dell’altro mezzo governo, ricordando i caduti di Marcinelle, l’importante è non emigrare.
Il nostro uomo però non si placa. Dice che sta adottando i metodo australiano, (abbandono di profughi in isole deserte) considerato disumano persino da Putin.

Fonte:
https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/caso-diciotti-litalia-contro-litalia/

Nota: Furio Colombo
Giornalista e scrittore, ha diviso la sua vita fra Italia e Stati Uniti. È stato giornalista ed inviato di molte testate e direttore dei programmi culturali della Rai-Tv ed è autore di numerosi saggi e romanzi. Nel 1963 è tra i fondatori del Gruppo ‘63. All’inizio degli anni ‘70 partecipa alla fondazione del DAMS di Bologna dove insegna dal 1970 al 1975. Negli Stati Uniti è stato corrispondente de La Stampa e di La Repubblica. Ha scritto per il New York Times e la New York Review of Books.E’ stato presidente della Fiat USA, professore di giornalismo alla Columbia University, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura. Direttore storico de L’Unità. È stato senatore e deputato del Partito Democratico per due legislature.

28 Agosto 2018Permalink

17 agosto 2018 – Una vecchia signora è ammanettata a terra (in Georgia)

Dopo i pianti disperati dei bambini strappati ai genitori, ancora una volta l’esemplarità degli USA

Per semplificare la lettura ricopio per intero il testo dell’articolo che mi ha fatto riflettere (link in calce)
Il capo della polizia di Chatsworth, cittadina della Goergia a est di Chattanooga, ha giustificato l’uso di una pistola a scarica elettrica Taser nei confonti di una donna di 87 anni che stava tagliando con un coltello dei denti di leone ( in italiano, i cosiddetti soffioni) vicino a casa sua.

“Sono stati seguiti i nostri protocolli”, ha detto il capo della polizia di Chatsworth, Josh Etheridge, aggiungendo che l’anziana colpita aveva con sé un coltello. I fatti risalgono a venerdì scorso. Martha Al-Bishara, una ottantenne che non parla inglese, è stata colpita al petto su un sentiero, dove lei era solita raccogliere i denti di leone. La donna è stata anche arrestata con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

Una volta a terra, la polizia l’ha ammanettata. “Le hanno sparato”, ha detto Martha Douhne, la nipote dell’ottuagenaria, citata dalla NBC. “Non le è mai stato detto che stavano utilizzando una scarica elettrica o taser, quindi non sapeva cosa fosse”, ha aggiunto.

La polizia locale ha invece riaffermato che la donna di 87 anni poteva rappresentare un pericolo e che l’utilizzo del Taser era giustificato nella situazione. “Abbiamo iniziato cercando di metterci in contatto con lei, ovviamente chiedendole di mettere via il coltello”, ha detto Etheridge, che ha partecipato con altri due agenti nell’intervento nei confronti della signora Al-Bishara.

Martha Al-Bishara

“Non capiva cosa le veniva detto o soffriva di un problema (mentale)”, ha detto, aggiungendo che solo uno degli agenti ha usato la sua pistola che blocca le persone. “Hai una persona che cammina nella tua direzione con un coltello, gli ordini di smettere e alla fine usi il Taser piuttosto che la forza letale”, ha concluso il capo della polizia.ù

Anch’io ho qualche cosa sa dire: oggi in Georgia domani in Italia?

Un esempio illuminante che ha il sapore della previsione. Secondo me è un caso interessantissimo che si può associare, o almeno a me sembra possibile e ragionevole, a ciò che avviene in Italia a seguito dell’uso ripetuto e proclamato di armi per sé non letali per essere strumenti ad aria compressa che sparano pallini e non pallottole. Capita che in mezzo a spari che le armi usate per le ragioni più varie (pulitura delle stesse, tiro a un piccione e via fantasticando) siano tutte prove della non intenzione di uccidere che viene proclamata nell’informazione in spirito di solidarietà per gli sparatori.. Poi capitano gli incidenti di percorso: il corpo che riceve il pallino è quello di una piccola bambina (incidentalmente rom) per cui anche un’arma impropria può provocare danni gravi e irreversibili, il desiderio di giovani in cerca di stimoli goliardici – e che abbiano scelto le uova in luogo dei succitati pallini è un’altra prova della intenzione non letale – colpiscano un’atleta (incidentalmente di colore) …
Ineffabili poliziotti georgiani mettono a terra una vecchia dopo averla immobilizzata con una scarica elettrica. Anche per loro un incidente di percorso: la vecchia signora gettata a terra e a terra ammanettata non parla inglese. Non credo sia stata un’operazione faticosa e forse la facilità della stessa avrebbe dovuto far riflettere se il legalitario poliziotto attore dello scontro con la vecchia signora non si fosse rifugiato dietro lo scudo del protocollo che gli ha consentito l’uso del taser.
Mi sono documentata: Il dissuasore o taser è un’arma in uso alla polizia statunitense che genera una scossa elettrica per rendere inoffensiva la vittima e immobilizzarla.

http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/17/news/taser-204283525

17 Agosto 2018Permalink

14 agosto 2018 – Un percorso di maternità cui va reso onore

Ho scritto al Presidente Mattarella (e spedito per posta normale. Chissà se la posta ha tempi biblici anche per la presidenza della Repubblica cui non sono riuscita a inviare un messaggio e mail) .
Di seguito ho trascritto la lettera della mamma di Raffaele Ariano che ho trovato nel sito di Articolo 21
Ho avuto modo di ascoltare la lettura dei messaggi ricevuti da Raffaele Ariano. Fanno paura. Perciò credo che non debba essere lasciato solo.

14 agosto 2018     Oggetto: lettera aperta al Presidente della Repubblica
Egregio Presidente
spero che Lei possa esprimere il suo pensiero su quanto Le ha scritto la mamma di Raffaele Ariano.
La donna che lo aveva accolto nella dipendenza assoluta che è propria dei neonati ora è vicina al figlio nella stima e nella condivisione di responsabilità.
Sono grata a questa mamma che può essere orgogliosa di questa sua scelta.
La saluto con stima e rispetto Augusta De Piero

Dal sito di Articolo 21
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di Annamaria Abbate, mamma di Raffaele Ariano, il viaggiatore di Trenord che ha segnalato un atto di razzismo da parte di un membro dell’equipaggio che aveva diffuso un messaggio contro coloro che definiva ‘zingari’ attraverso gli altoparlanti del treno.
Alla signora Abbate e a suo figlio Raffaele rivolgiamo tutta la nostra solidarietà e garantismo tutto il nostro supporto,

Caro Presidente,
sono la madre di Raffaele Ariano, 32enne, assegnista di ricerca in una Facoltà di Filosofia. È un privato cittadino: non un politico, non un opinionista, non una figura pubblica. Come comune cittadino ha segnalato un’azione scorretta di un capotreno, un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Per farlo ha scritto con toni pacati e rispettosi un post sul suo profilo Facebook e una lettera a un giornale locale.
Nei giorni successivi, sulla pagina Facebook Ufficiale “Lega – Salvini Premier”, è comparso un post che indicava in Raffaele il responsabile del possibile licenziamento della capotreno (licenziamento mai auspicato da mio figlio e di cui non è comparsa mai menzione nei comunicati di Trenord), con tanto di fotografia, nome e cognome e un link diretto alla sua pagina Facebook con la seguente frase: “State con la capotreno o con il denunciatore, Raffaele Ariano?”.
A partire dal post di “Lega – Salvini Premier” è seguito un vero e proprio linciaggio mediatico da parte di sostenitori della Lega e di gruppi neo-fascisti come CasaPound e Forza nuova, contenenti ingiurie e minacce all’incolumità fisica di mio figlio e della nostra famiglia. Per pudore e rispetto mi astengo dal riportar queste frasi, ma come si può evincere dal materiale documentale consegnato alla polizia, vi sono stati scandagliati i più bui recessi della barbarie umana e civile: epiteti razzisti, omofobi e misogini, diffamazioni sulla sua professionalità, centinaia di minacce di violenza fisica, con tanto di pubblicazione del nostro indirizzo di casa e promesse di incursioni punitive.
Naturalmente Raffaele sta facendo tutti i passi legali per tutelarsi. Crediamo nelle istituzioni democratiche del nostro paese e siamo fiduciosi che la giustizia saprà proteggere tanto la nostra reputazione quanto la nostra incolumità fisica, per la quale abbiamo motivo di temere per la prima volta nella nostra vita. Del profilo penale di questa triste, dolorosa vicenda, si occuperà insomma la magistratura.
La gravità di quanto accaduto va, però, molto al di là della sua persona: l’aggressione e il linciaggio mediatico che si è riversato su mio figlio, per il sol fatto di aver chiesto pubblicamente il rispetto di principi e valori scritti nella nostra Costituzione, potrebbero colpire chiunque. Quanto accaduto è un fatto politico che riguarda la nostra democrazia. La responsabilità degli insulti e delle minacce da parte degli odiatori del web è certamente personale, ma i cinquantamila commenti sul profilo di un privato cittadino non vi sono arrivati spontaneamente, bensì – per quanto ci risulta – sollecitati e guidati direttamente dalla pagina Ufficiale “Lega – Salvini Premier”. Allora mi chiedo: può essere tollerato che dalla pagina della forza politica il cui segretario è anche Ministro dell’Interno si fomenti intenzionalmente una tale campagna d’odio? È tollerabile in uno Stato di diritto che un privato cittadino possa essere minacciato nella sua incolumità per azioni riconducibili al Ministro preposto all’ordine e alla sicurezza di tutti i cittadini? In un Paese dove il Ministro dell’Interno avesse la possibilità di chiudere la bocca a chi osa dissentire su un qualsiasi tema di pubblico interesse, ci si sente più o meno sicuri?
Temo che accettare supinamente quanto è successo crei un precedente pericoloso, se non inaccettabile, per tutti. Altri, in futuro, potrebbero subire intimidazioni o, addirittura, arrivare a autolimitarsi preventivamente nell’esercizio del diritto alla libertà di manifestazione del pensiero. Quando un cittadino si trova a temere per la propria incolumità a causa di forze più grandi di lui solo per aver espresso un’opinione, per di più a difesa della pari dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda il suo Paese, si prospettano tempi bui.
Confidando nella Sua persona e nel ruolo che ricopre, affido a Lei questi inquietanti quesiti e Le chiedo, rispettosamente, come cittadina e come madre, di valutare un Suo intervento, secondo i Suoi poteri e prerogative costituzionali, a tutela dei nostri diritti di cittadini italiani, del nostro ordinamento e dei valori democratici su cui si fonda.

A commento di un pezzo su fb ho inserito la nota che qui trascrivo
Nel discorso del 3 gennaio 1925 l’allora Presidente del Consiglio Benito Mussolini affermò: « La violenza, per essere risolutiva, deve essere chirurgica, intelligente, cavalleresca ».
Era il discorso proclamato nel quadro di un periodo difficile tutt’altro che immune da violenza. Nel mese di giugno 1924 era stato assassinato il deputato socialista Giacomo Matteotti.
Il Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d’Italia pronunciò allora la frase famosa che voglio ricordare: «Io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto».
Eravamo arrivati al punto in cui farsi responsabile di violenza assicurava successo politico. Mancavano 13 anni alle leggi razziali o meglio razziste, come ci ha ricordato la senatrice Segre.

Fonte: http://www.storiaxxisecolo.it/fascismo/fascismo10g.htm

14 Agosto 2018Permalink

9 agosto 2018 – Per riaffermare la strada della razionalità aggiorno il mio blog

La insensata storia dei vaccini – La novità dell’obbligo non obbligatorio

I vaccini, un problema di cui non sono e non voglio diventare esperta.
Purtroppo il caos continua con punte di insensatezza inqualificabili.
Mi chiedo che senso abbia l’autocertificazione relativa ai vaccini obbligatori (salvo casi di eccezioni evidentemente necessarie per ragioni mediche – testimoniate nel modo dovuto nel rispetto di ogni bambino).
Se l’autocertificazione non è la strada della menzogna pubblicamente suggerita perché chi può autocertificare non presenta il certificato?
Comunque i presidi aderenti alla Associazione nazionale di categoria di chiarano: «Allo stato delle cose, se non verrà presentato all’inizio dell’anno scolastico il certificato di avvenuta vaccinazione della Asl, non potremo permettere la frequenza dei bimbi a scuola, a nidi e materne».
A prescindere dal fatto che le ‘materne’ si chiamano ‘scuole dell’infanzia’, la posizione dei presidi è condivisa anche dal collegio dei professori universitari di pediatria
«La circolare Grillo-Bussetti, che prevede l’autocertificazione per i vaccini, non solo confligge con la vigente normativa sulla certificazione delle vaccinazioni obbligatorie, ma contrasta con il DPR 445/2000 che recita ‘I certificati medici, sanitari .. non possono essere sostituiti da altro documento». Così il Collegio dei professori universitari di pediatria.
Il mio riferimento resta il comunicato della scienziata, senatrice Elena Cattaneo che ho pubblicato il 4 agosto e, mi propongo, se non uscirà qualche imprevedibile, travolgente follia, di non scrivere più di questo argomento se non in quanto interferisca con altri già da tempo presenti nel mio blog. [Fonti numero 1, 2, 3]

Un proverbio quanto mai attuale: la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni
Caso o progetto?
Dato il ripetersi di notizie fotocopie le une delle altre  ho scritto nella casella di google: “feriti da fucili aria compressa”.
Il 29 luglio 2018 ho registrato l’elenco che ne è venuto fuori nel mio pezzo non a caso intitolato “Fucili ad aria compressa contro migranti. Un dubbio e forse non solo uno”.
Negli episodi registrati, i protagonisti sparatori di pallini (tutti maschi bianchi), con una monotona serie di dichiarazioni sovrapponibili l’una all’altra, insistono sulla casualità del gesto, su esiti non previsti e non voluti ma … i ’colpiti’ sono sempre persone di colore.
Se può sembrare ovvio che armi ad aria compressa non siano idonee a supportare una eventuale intenzione di uccidere è pur vero che il ripetersi di questi casi così ravvicinati nel tempo non può non generare, insieme al danno fisico, sgomento e paura che potrebbero non essere una casualità. [fonte 4]
Successivamente– a seguito della vicenda di Daisy Osakue – nel mio pezzo del 2 agosto (“ Uova, arma impropria o no? Spreco di alimenti o no? ) potevo identificare una svolta. I tiratori di uova – colpendo Daisy – dovevano misurarsi con l’imprevisto di una notorietà che si rivoltava contro di loro. Così spuntava la ‘giustificazione’ della goliardata.
Annoiati i giovin signori giocavano e nel loro gioco si era affacciato l’imprevisto. [fonte 5]

Un imprevisto che si ripete
Questo è un caso nuovo e finora non considerato: è il caso quindi di riprenderne il racconto.  [fonte 6]
Pistoia, sono stati due tredicenni a sparare al migrante
PISTOIA. Sono due ragazzini di 13 anni gli autori delle offese e delle esplosioni di alcuni colpi a salve nei confronti di un ragazzo di 24 anni del Gambia, ospite della parrocchia di Don Massimo Biancalani a Vicofaro, Pistoia, la sera del 2 agosto. I due ragazzini – spiegano gli investigatori – hanno ammesso le loro responsabilità, motivando quanto accaduto come un “momento goliardico, escludendo qualsiasi riconducibilità a motivi razziali o politici”.
Digos e squadra mobile di Pistoia, coordinate dalla procura della città toscana, attraverso testimonianze, la visione delle immagini registrate dalle telecamere e sopralluoghi, hanno accertato la presenza di un gruppo di minorenni pistoiesi che, nelle ore in cui sono avvenuti i fatti, si aggirava nella zona di Vicofaro.Sono state poi fatte perquisizioni nelle case di alcuni dei ragazzini, alla ricerca dell’arma con cui erano stati esplosi i colpi a salve.
Sarebbe stato in questa occasione, si spiega dalla polizia, che i due tredicenni, alla presenza dei genitori, hanno fornito spontanee dichiarazioni ammettendo le loro responsabilità e consentendo così il rinvenimento, nell’abitazione di uno dei minorenni, della scacciacani utilizzata e di circa 200 proiettili a salve. I due ragazzini, essendo minori di 14 anni, non sono imputabili e il fascicolo di indagine è stato trasmesso alla procura presso il tribunale dei minori di Firenze.
Il caso era stato denunciato sulla sua pagina Facebook dal parroco di Vicofaro, don Massimo Biancalani, da sempre impegnato nell’accoglienza dei migranti e già finito al centro delle cronache per una foto pubblicata sui social in cui si mostravano alcuni ospiti della sua canonica portati a fare un bagno in piscina.” Vi scrivo dagli uffici della questura di Pistoia per informarvi che a Vicofaro ci sono stati degli spari – il messaggio pubblicato dal parroco, subito rimbalzato il rete in modo virale – Due giovani italiani al grido negri di merda hanno sparato uno o due colpi di arma da fuoco in direzione di uno dei nostri ragazzi migranti che fortunatamente è rimasto illeso” . La successiva testimonianza della vittima (avvalorata da diversi riscontri) ha fatto il resto, spingendo la questura a indagare a tappeto. “Quando mi insultano per le strade neanche li guardo e tiro dritto – aveva raccontato Buba Seaasay, il migrante a cui sono stati indirizzati gli spari, dopo la denuncia delle offese se della minaccia subìta – Ma questa volta mi hanno sparato, una cosa folle, è troppo”.

Un anno fa, il 25 agosto 2017, don Biancalani era già entrato nel mio blog con una sua iniziativa accompagnata dagli insulti di tale Salvini allora leader della lega e non ministro [fonte 7]
Nel caso del 2 agosto di quest’anno compare il termine ‘goliardia’ pronunciato da due ragazzini non imputabili per ragioni d’età che hanno usato una ‘scacciacani’, non un’arma ad aria compressa.
A parte queste due considerazioni terminologiche la situazione è la medesima: una aggressione non finalizzata ad uccidere per cui però le urla di termini razzisti non possono essere soffocate.
Forse sarà più difficile minimizzare e forse no.

FONTI:
1. http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Vaccini-Grillo-depositata-Pdl-per-obbligo-flessibile-857b5d8c-45c0-4bd7-8c37-de8d07f20350.html

2. http://gds.it/2018/08/09/vaccini-i-presidi-senza-certificati-delle-asl-non-si-potra-frequentare-la-scuola_898066/

3. http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/vaccini-pediatri-autocertificazione-non-utilizzabile-in-sanita_3157026-201802a.shtml

4. https://diariealtro.it/?p=5961

5. https://diariealtro.it/?p=5983 
6. http://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/08/09/news/pistoia_sono_stati_due_tredicenni_a_sparare_al_migrante-203728830/ 
7. https://diariealtro.it/?p=5221

9 Agosto 2018Permalink