6 dicembre 2010 – Se l’istituzione è forte, è più forte della politica – 2

L’argomento che scelgo diventa un’anguilla  

Ogni volta che cerco di affrontare la seconda puntata delle mie riflessioni la realtà mi impone cambiamenti rispetto a quello che avevo pensato fino a poco prima.  

Continuo a tenere come filo conduttore la questione della problematica iscrizione anagrafica dei figli degli immigrati irregolari.
Credo non ci sia misura più vergognosamente razzista della discriminazione di un neonato, che per legge diventa, per il solo fatto di essere nato, un pericolo per i propri genitori e per sé.  

Quando le istituzioni esprimono forza  

Il mio blog, anche nella sua precedente edizione, segue questa faccenda ormai da più di due anni e, solo da pochi mesi, ho ottenuto una prova di interesse da parte di un parlamentare che ha presentato un’interrogazione sull’argomento (Leoluca Orlando – vedi qui)
Decisa a fare tutto ciò che potevo perché quell’interrogazione non cadesse nel vuoto, il 7 settembre pubblicavo la lettera che avevo scritto al Presidente della Camera chiedendogli di adoperarsi affinché l’interrogazione avesse una risposta tempestiva precisando “e questo esito, ritengo, Le appartenga mentre evidentemente non Le appartiene l’indirizzo di ciò che il Ministro dirà”.
La lettera è leggibile integralmente anche da qui  

Il 5 novembre la segreteria del Presidente della Camera mi scriveva:
“Si comunica che il Presidente ha disposto la trasmissione della Sua e-mail alla Commissione parlamentare competente, affinché i deputati che ne fanno parte possano prenderne visione ed assumere le iniziative che ritengano opportune”.    

Non solo politici 

Il 19 e 20 novembre si svolgeva a Chieti il quarto convegno congiunto SIMM e SIP – GLNBI su “Bambini e Migrazioni”.

Una breve digressione dentro la digressione perché a me piace informare non proclamare.
Potete trovare notizie sul Convegno nel sito della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM- www.simmweb.it) .
E ricordo anche il significato delle altre sigle:
Sip (società italiana di pediatria http://www.sip.it/)
GLNBI (Gruppo di Lavoro Nazionale per il Bambino Immigrato http://www.glnbi.org/
  

Una delle relazioni centrali di quel convegno (Bambini stranieri in Italia: di quali leggi abbiamo bisogno. Intervento di Geraci e Mazzetti – potete leggerla da qui)  inseriva finalmente il riferimento al problema della registrazione anagrafica, dichiarando: Di fondo, ci sembra anche assolutamente necessario affrontare in modo definitivo la questione della iscrizione anagrafica dei figli degli immigrati irregolari oggi garantita grazie ad una circolare del Ministero dell’Interno del 7 agosto 2009 prot. 0008899: il “diritto umano” alla iscrizione anagrafica viene “prima” della questione della cittadinanza e attiene ai diritti civili fondamentali dei bambini (vedi le campagne per l’iscrizione anagrafica che molte ong conducono in vari paesi africani etc) e ci sembra fondamentale assumere iniziative che attribuiscano valore normativo al contenuto specifico di tale circolare fornendo così strumenti più sicuri e incontestabili per garantire tale diritto”.   

Il ministro risponde  

E torniamo così alla comunicazione del Presidente della Camera. Il 3 dicembre inaspettatamente (confesso il mio pessimismo) potevo scoprire che aveva centrato l’obiettivo e, tramite l’on. Orlando, ricevevo il testo che ricopio:
“Il Ministero dell’Interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94/09 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni “fittizi” o di “comodo”.
E’ stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.
Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (artt. 2,3,30 ecc .), nonché con la tutela del minore sancita dalla Convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27/05/1991), in particolare agli artt. 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie.
Considerato che a un anno dall’entrata in vigore della legge 94/09 non risultano essere pervenute segnalazioni e/o richieste di ulteriori chiarimenti, si ritiene che le disposizioni contenute nella predetta circolare siano state chiare ed esaustive, per cui non si è ravvisata sinora la necessita di prospettare interventi normativi in materia.
IL SOTTOSEGRETARIO DI STATO   (Miche1ino Davico)”  

 Un po’ di esegesi di testi non sacri  

Nella ministerial risposta sono dette chiaramente due cose importanti, mentre una –altrettanto importante –è taciuta.

Vediamo per ordine:  

1. L’inconsulta esclusione degli atti di stato civile (registrazione dell’atto di nascita, del matrimonio e di morte) da quelli per cui non è necessario presentare il permesso di soggiorno era stata progettata per “arginare il noto fenomeno dei matrimoni “fittizi” o di “comodo”.
E allora per non fare la fatica di immaginare un ostacolo a un percorso improprio si era creata una voragine ampia e – a parere del legislatore ignorante e in malafede – risolutiva del problema.  

2.  L’on. Sottosegretario si dimostrava informato sul fatto che: “Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (artt. 2,3,30 ecc .), nonché con la tutela del minore sancita dalla Convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27/05/1991), in particolare agli artt. 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie”  

3.  Ma ostentava di ignorare i rischi cui si espone un immigrato irregolare denunciando la nascita di un figlio, rischi che neppure il paravento della burocrazia può permettersi di cancellare.  

Infatti, e ce ne dà documentazione proprio il prezioso sito della SIMM, il 28 novembre la questura di Milano denunciava il medico che aveva soccorso un immigrato irregolare che partecipava su una gru alla protesta contro la ex Carlo Erba, senza che sia chiaro se la denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina si estenda anche al medico dell’Ospedale San Paolo che aveva preso in cura l’immigrato. 

E’ doveroso ricordare a questo punto che l’immigrazione cd ‘clandestina’ (perché non la chiamano irregolare?) a seguito della legge 94 è reato (vedi).

Lo schema dei rischi è chiaro  

I denuncianti non sono i medici (rispettosi del segreto sanitario che la Lega Nord e complici dei partiti di maggioranza non sono riusciti ad abolire) ma qualcuno che ha assistito all’attività di soccorso.
Lo stesso potrebbe avvenire per una persona (papà o mamma) che si rechi in Comune a denunciare la nascita di un figlio.
Proprio la Simm aveva creato il logo per una lunga battaglia per il rispetto del segreto sanitario, ma qui il  mio argomento anguilla si snoda e si allunga e lo devo rimandare a una prossima puntata.

 

6 Dicembre 2010Permalink

20 marzo 2010 – Quando le infamie si incontrano … non si sommano, si moltiplicano.

Guazzando nell’Italia padana.
Anche in Friuli Venezia Giulia la Lega Nord ricatta la maggioranza negando il suo voto al piano sanitario se non saranno chiusi gli ambulatori STP (Stranieri Temporaneamente Presenti). Leggo su un periodico locale (Il Nuovo Friuli 18 marzo) che “Non sono “ambulatori per clandestini”, offrono un servizio sanitario a tutte le persone che sono escluse dal Servizio sanitario nazionale: gli immigrati che per qualsiasi ragione sono,anche solo temporaneamente, non in regola, ma anche i richiedenti asilo, i cittadini italiani senza fissa dimora e gli emigranti friulani o giuliani iscritti all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero)”.
E’ questione di cui mi occupo da più di un anno, da quando il pacchetto sicurezza era ancora in discussione. Erano i mesi in cui parte del personale sanitario si impegnava – con finale successo – per la salvezza del segreto sanitario. La prima stesura della norma li avrebbe obbligati a denunciare chi si fosse presentato ai pubblici servizi privo di permesso di soggiorno (era un punto essenziale nella prevista persecuzione in nome del ‘reato di clandestinità).
Non si mossero invece i sindaci per cui la proposta di esibizione del permesso di soggiorno, chiesto anche agli immigrati irregolari (e non esibibile per ‘contraddizion che nol consente’ – Dante, Inferno, XXVII, 118-120), avrebbe dovuto creare un disagio profondo. L’applicazione infatti della lettera g) del comma 22 dell’articolo 1 della legge n. 94/2009 .(Disposizioni in materia di sicurezza pubblica) sottraeva ai sindaci un compito fondamentale loro spettante: la registrazione di chi nasce nel loro comune (che non significa l’attribuzione della cittadinanza italiana, come molti credono). Dato il disinteresse delle più rispettate associazioni locali per la questione cercai di avvicinare anche personalmente alcuni sindaci e assessori comunali: risultato zero.
Non dimentichiamo che anche agli immigrati senza permesso di soggiorno spettano “le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva”-e ”Sono, in particolare, garantiti: … la tutela sociale della gravidanza e della maternità, … la tutela della salute del minore (secondo quanto prevedono norme internazionali ratificate dall’Italia), … le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni, …gli interventi di profilassi internazionale, …la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai”.
Per garantire questi interventi dovuti gli ambulatori STP svolgono, con personale volontario, le funzioni altrimenti attribuite al medico di famiglia.

Le paure dell’on. Fini.
A fronte del ‘pacchetto sicurezza’ uno dei timori di molti (ivi compreso il Presidente della Camera) era quello della mancata scolarizzazione dei figli di chi, non potendo esibire il permesso di soggiorno … (ma questo lo sappiamo). Così propose – e ottenne- che l’iscrizione alle scuole dell’obbligo non comportasse tale esibizione (lettera g, comma 22, art. 1 legge94/2009).
Non si accorse (non sapeva? non voleva?) che le esperienze formative non iniziano con la prima elementare ma con il nido e la scuola per l’infanzia.
Se ne accorsero naturalmente i solerti sindaci leghisti che – dopo le infamie natalizie di Coccaglio e quelle di poco successive di San Martino dall’argine (chi non ne avesse memoria può leggere il mio testo del 26 novembre – Sindaci d’Italia, fra inerzia e Ku Klux Klan) si sono fatti sentire a Goito (Mantova) dove la maggioranza del consiglio comunale ha “approvato un regolamento che impone nella scuola per l’infanzia, come condizione per iscrivere il figlio all’asilo, l’accettazione di una sorta di preambolo religioso: la provenienza da una famiglia cattolica o cristiana, escludendo di fatto molte famiglie di immigrati di diverso orientamento religioso” e –aggiungo io a quanto ha scritto la Gazzetta di Mantova- atei e agnostici.

Quando la realtà è peggiore dell’immaginazione.
Pensavo che il peggio sarebbe accaduto quando fossero cresciuti i bimbi apolidi – come governo vuole e sindaci compiacenti assicurano.
E invece il peggio é già in atto.
Alcuni di noi immaginavano che, oltre alle difficoltà nell’iscrizione alla scuola, nell’accesso alle cure … uno dei rischi per questi bimbi fantasma fosse quello di essere maggiormente esposti alla violenza dei pedofili.
Ora sappiamo che costoro abbondano anche nella chiesa cattolica, impossibilitata ormai a giovarsi della cultura tradizionale che finora era riuscita a mettere la sordina alla questione. La vicenda finanziaria della diocesi di Boston ha scoperchiato il vaso di Pandora e la possibilità di coprire i criminali al momento sembra meno sicura.
Però ancora non leggo, nemmeno da parte della massima autorità della chiesa cattolica, una dichiarazione chiara in merito a un crimine che spetta ai tribunali (civili non ecclesiastici) giudicare e sanzionare.
La catena che salda omissioni e compiacenti complicità in Italia é evidente.
Pur essendo la pedofilia un reato, le leggi votate dal parlamento, il disprezzo dei sindaci per il loro ruolo, il disinteresse dimostrato dai sordidi silenzi della politica (ma bambini e puerpere non vanno in piazza, quindi non creano né consenso né dissenso e perciò non interessano) trovano il loro autorevole riscontro nelle ambiguità papali.
Che dire?

Aggiungo un link all’intervento dell’avv. Nazarena Zorzella (asgi) che merita una attenta lettura.

20 Marzo 2010Permalink

31 dicembre 2009 – Come distruggere la gioia della speranza

Avrei molte cose da dire, ma preferisco tacere di quegli aspetti negativi del sistema sanitario che ho conosciuto e che potrei dire solo appoggiandomi alla mia parola. Temo che il rispetto dell’ascolto mi sarebbe negato da chi ha evidentemente un vantaggio a lasciare che l’assistenza ai malati continui così come l’ho conosciuta. Ma, durante il mio soggiorno ospedaliero, ho osservato alcuni fatti di cui sono testimoni, certi e ineccepibili, tubi e muri. Così ho scritto (19 dicembre) ai più diffusi quotidiani locali la lettera che trascrivo

Una lettera non pubblicata.

10 Dicembre 2009, ospedale civile di Udine, padiglione 5, secondo piano, reparto chirurgia, stanza 4, dove mi trovo ricoverata perché devo subire un intervento chirurgico. In previsione dei limiti all’esercizio della mia autonomia che ne seguiranno, decido di farmi l’ultima doccia. L’impresa (ripeto dicembre 2009) risulta impossibile: l’acqua esce in scarsa quantità ed è fredda. Mi informo. La faccenda va così da anni. Nella normalità (pur questa precaria) il filino di liquido si fa tiepido in mattinata e tale si mantiene fino al pomeriggio; il resto è gelo. Ai malati costretti a letto gli infermieri provvedono con brocche di acqua calda. Cerco di scoprire dove si trova. Magari mi potrò lavare in condizioni confortevoli. Non vengo a capo di nulla. Circolano strane leggende metropolitane: incursione di infermieri, trasformati in acquaioli in altri reparti (ma non si racconta siano pochi? Che ragione c’è per impiegarli in lavori insensati?), perfino uso dell’acqua delle macchinette delle bevande. Chi lo sa! Non è mio compito indagare, sarebbe dovere degli amministratori dell’Azienda, evidentemente garantiti da una qualche certezza che li esime dall’esercizio elementare del proprio dovere. Il reparto è stato rinnovato attorno al 1998 quando già si usava l’acqua corrente calda e fredda. E, concentrandomi sulle date, realizzo un altro aspetto, forse ancora più abietto e crudele della negazione dell’igiene che rappresenta uno dei parametri che consentono di sostenere la propria dignità personale, in particolare quando la malattia costringe ad esibire impietosamente il proprio corpo ad altri. I bagni delle stanze non sono accessibili a disabili in carrozzella e in tutto il reparto non esiste il bagno loro destinato.. Il water infatti è incastrato fra la doccia (con robusto zoccolo) e il muro. Impossibile il necessario accostamento laterale. Chiedo esplicitamente come viene accudita in tal caso la persona disabile e mi viene risposto che sono state riscoperte le comode che vengono accostate al letto. Non credo che l’essere il medesimo oggetto appannaggio della quotidianità dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo lenisca l’umiliazione e la sofferenza degli interessati e l’aggravio di lavoro degli infermieri. Nella logica che mi sembra dominare la mente di chi queste perfidie ha voluto probabilmente è scattato un meccanismo aritmetico: se a un non disabile infliggiamo una pena, a una persona che ha l’aggravio della disabilità è coerente infliggerne, specularmente, due. Vorrei sapere, e, come cittadina con diritto di elettorato attivo e passivo probabilmente ne avrei il diritto, chi ha firmato il capitolato dell’appalto per la sistemazione dei bagni in tempi in cui esistevano non solo le leggi sulla rimozione delle barriere architettoniche ma anche i relativi, minuziosi regolamenti. Data l’evidentemente diffusa scarsa competenza di chi –per ragioni quali che siano – è deputato a decidere, la consuetudine al mancato rispetto delle persone cui i sevizi pubblici sono destinati e l’indifferenza diffusa fra i cittadini non lo saprò mai. Art. 2 La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Augusta De Piero – Udine

Non solo a Udine

Contemporaneamente ho ricevuto, come membro di una mailing list il messaggio che trascrivo. L’autrice è una ginecologa di cui ho un’alta considerazione.

MZ, ti prego di sensibilizzare le donne del tuo indirizzario. Abbiamo bisogno di aiuto! E’ notte e sono di guardia: ho una signora che sta travagliando un feto anencefalo di 28 settimane, nell’altra stanza una giovane straniera spaventata che parla poco l’italiano il cui travaglio procede molto lentamente. Ambedue urlano e si lamentano : partorire è molto doloroso….. Chiamo l’anestesista per l’analgesia epidurale Mi risponde che non viene ha disposizione di metterle solo dalle 9 alle 18 nei giorni feriali. Combatto, rispondo che anche i tedeschi avevano avuto l’ordine di ammazzare tutti gli ebrei ma qualcuno….. Niente da fare. Vi prego di aiutarmi e di aiutarci. Noi stiamo combattendo dall’interno ma con difficoltà e scarsissimi risultati.

Ho immediatamente aderito alla richiesta di scrivere al quotidiano Il Piccolo e, nella stupida convinzione che potesse aprirsi un dibattito sulla dignità delle persone ricoverate in ospedale, ho inviato alla responsabile della mailing list la mia lettera, ricevendone l’inqualificabile risposta che trascrivo. Naturalmente la mia lettera non è stata diffusa e, pur concordanto sull’assoluta priorità dovuta a quelle partorienti, non posso negare una linea di continuità fra gli anestesisti da orario feriale e amministratori che si beffano dei bagni per disabili.

Cara Augusta, ti auguro prima di tutto di superare questo momento e di rimetterti. Per il resto quando si va in ospedale si smette di essere persone autonome e si diventa parte di un sistema che non riusciamo a controllare. A meno di cacciare qualche urlo…se se ne ha la forza. Di solito no e quindi si subisce. Ne riparliamo. Un abbraccio, MZ

Oltre gli urli.

Durante il mio soggiorno ospedaliero e dopo molte persone si sono dichiarate, con generosa disponibilità, pronte ad aiutarmi. Ad aiutarmi certo ma sul piano personale, in un rapporto diretto da cui, chi dopo di me avesse conosciuto le stesse frustrazioni che ho conosciuto io, sarebbe stato escluso e, se privo di amici e parenti, abbandonato o, nel migliore dei casi, ridotto ad oggetto dell’altrui benevolenza. Vorrei aprire un discorso sulle associazione, aggregazioni di varia natura, ma non ne ho la forza perché questa esperienza mi ha sconvolto. Il problema dei ‘tubi e dei muri’ è un problema politico. Chi, a suo tempo, ha governato una necessaria gara d’asta? Chi ha firmato un capitolato da cui erano esclusi i bagni per disabili (anche in situazioni temporanee di difficoltà)? Chi ha taciuto e tace sul restauro mal condotto del reparto privo di acqua calda?
Ora ho capito perché dopo un anno di impegno sul problema dei figli dei sans papier e della loro registrazione anagrafica nessuno, una volta che il ‘pacchetto sicurezza’ è diventato legge, si è fatto carico di sollecitare chi è responsabile di quella registrazione prima negata e poi problematica. Il luogo della registrazione è il comune e quindi i primi responsabili sarebbero i sindaci. La questione è sempre quella degli ‘urli’: in piazza si va, capita che si gridino nobili generalizzazioni ma si ignorano le responsabilità politiche che la Costituzione descrive. E chi non ama la piazza può soddisfarsi dei chiacchiericci di aggregazioni irresponsabili e dei sussurri di chiese e chiesuole, altrettanto appaganti e insieme deresponsabilizzanti.
Alle persone sole può capitare di aver paura, ai partiti, alle associazioni, ai gruppi, comunità, parrocchie no. Perché tacciono? Quale vantaggio traggono dal silenzio? Perché si adoperano a devastare il significato del contratto sociale affidato, per tutti, alla responsabilità di tutti? Fra silenti, addolorati o compiacenti che siano, non è concesso sperare.
Costituzione della Repubblica Italiana. art. 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

31 Dicembre 2009Permalink

02 dicembre 2009 – Una circolare ministeriale

Il Ministero dell’interno ha emanato una circolare (n. 12 / 27 novembre 2009) che ribadisce la validità del divieto di segnalazione degli stranieri irregolari che si presentino alle strutture sanitarie.
Il pacchetto sicurezza infatti non ha cancellato l’art. 35 del Testo Unico, in cui tale segnalazione è stata esplicitamente vietata, anche a seguito della campagna intelligente condotta con determinazione dagli operatori sanitari..
Anche se l’ho più volte citato voglio chiarire che per Testo Unico si intende il Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto 1998 – S.O. n. 139).
L’art. 35 comma 5 del Dlgs 286 recita: L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
E fino qui tutto è/sembra chiaro e la circolare conferma –come vuole la legge- il dovere del rispetto del segreto sanitario.

Ma c’è un passaggio della circolare 12/2009 che mi pone dei problemi che ora non posso né approfondire né chiarire e quindi li offro a chi se ne voglia far carico.
Spero che ci sia chi se ne voglia occupare.
Da parte mia se ci saranno interventi esplicativi li pubblicherò nel mio sito.

Il penultimo paragrafo della circolare n. 12 del 27 novembre, recita:

“Occorre infine chiarire, anche alla luce delle modifiche introdotte dall’art. 1, comma 22, lettera g della legge 94, cit, relative alla esibizione dei documenti inerenti al soggiorno per l’accesso a prestazioni della pubblica amministrazione, che non é richiesta l’esibizione di tali documenti per le prestazioni di cui all’art. 35 cit, come espressamente previsto dall’articolo 6, comma 2 del decreto legislativo 286/1998, cit, e successive modificazioni’”

L’articolo 1 comma 22 lettera g, modificando l’art. 6 del decreto 286, precisa non essere necessario presentare il permesso di soggiorno per ‘l’accesso alle prestazioni sanitarie previste dall’art. 35’ e per le ‘prestazioni scolastiche obbligatorie’ e non fa riferimento alla registrazione degli atti di stato civile che erano invece presenti nel Testo Unico come atti esenti dalla presentazione del permesso di soggiorno.

Successivamente la circolare ministeriale n. 19 del 7 agosto aveva riaperto la possibilità di registrare la nascita dei figli dei sans papier affermando:

“Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato art. 6” ”.(comma 2, del d.lgs. n. 286/1998).

La circolare n 12 del 27 novembre non mi sembra altrettanto chiara.
Siamo ancora autorizzati a ritenere che, essendo le registrazioni di atti di stato civile non “provvedimenti nell’interesse dello straniero” ma dichiarazioni “di interesse pubblico”, nella richiesta di atti di stato civile –e, nello specifico, della registrazione della nascita – il permesso di soggiorno non debba essere né esibito né richiesto?

Credo che a questo punto sarebbe necessario un intervento forte ed esplicito dei comuni a tutela dei cittadini che nascono sul loro territorio, non solo per garantirne la registrazione anagrafica ma per aiutare i genitori a superare quello stato di paura che potrebbe indurre i sans papier a non registrare la nascita dei figli.
Mentre ci sono comuni che organizzano la caccia all’uomo non ne ho trovati altri capaci di processi di civiltà, quale che sia il colore politico dei loro governi.

2 Dicembre 2009Permalink

10 luglio 2009 – Non solo infamia –Il sindaco non è un podestà- 4

Per tre volte nei giorni scorsi ho scritto delle ‘Disposizioni in materia di sicurezza pubblica’, legge approvata il due luglio dal Senato dopo mesi di dibattito, svoltosi fra consensi strappati a voti di fiducia e passaggi a ping pong dal senato (codice 733), alla camera (codice 2180 – testo approvato con modificazioni 14 maggio 2009) e infine all’approdo, definitivo ma forse non troppo, al senato (codice 733-B).

Ho scritto anche delle lettere, moltissime (ne ho pubblicate due nel precedente ‘Una sola sicurezza: l’infamia’ dell’otto luglio) che cittadine e cittadini inviano, anche a titolo personale, al Presidente della Repubblica perché, nell’esercizio del suo ruolo, rifiuti di promulgare quella norma, aiutando, come gli ha scritto l’ex parlamentare Giancarla Codrignani che gli fu collega, “il paese a mantenere quella dignità” che nasce dal “massimo rispetto delle garanzie istituzionali”.
Voglio però segnalare, in attesa di quello che accadrà in futuro, un aspetto che mi sta particolarmente a cuore.

Il silenzio dei sindaci.
Certamente non è stato un silenzio totale: in Friuli si erano tempestivamente espressi prima delle elezioni di giugno (e credo sia importante intendere il significato di questa precisazione cronologica) i comuni di Palazzolo dello Stella, Colloredo di monte Albano e Talmassons (del cui documento ho scritto nel mio articolo del 24 maggio -Nemici dell’Italia: Neonati senza madre e senza padre, fantasmi senza nome). Sono infinitamente grata ai consiglieri comunali che hanno lavorato per raggiungere quell’approvazione.
Il sindaco di Udine è intervenuto a filo della scadenza del tempo massimo a una manifestazione promossa da una serie di associazioni, il 27 giugno scorso, affermando che, come si evince da un comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune datato 26 giugno: “Questa politica anziché favorire il processo d’integrazione <…> rischia invece di comprometterlo, innescando gravi meccanismi di esclusione, con la pericolosa conseguenza di abbassare i livelli di coesione e sicurezza sociale.
E ancora: “
L’art. 45 del ddl “Disposizione in materia di sicurezza”, infatti, introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. Una norma che di fatto impedisce la registrazione della nascita e si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Senza contare che molte delle donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale, con il conseguente ed elevatissimo rischio che aumentino le morti per parto o di quelle dei neonati.
I minori non registrati, infatti, secondo quanto denunciato, resterebbero privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni. In mancanza di un’attestazione da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno apolidi di fatto. In secondo luogo c’è il forte rischio che i neonati partoriti in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, visto che a quest’ultimi è impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono.
E infine, come spiega l’assessore con delega ai Diritti di Cittadinanza Kristian Franzil “ … Tra le azioni che ci proponiamo di intraprendere per appoggiare l’iniziativa della Rete per i Diritti di Cittadinanza e del Centro Balducci c’è la possibilità di convocare la presidenza dell’Ordine dei Medici e delle Ostetriche alla presenza dei responsabili dei servizi anagrafici per esplorare, qualora il comma relativo al segreto sanitario diventasse legge, la possibilità di misure di contrasto alla creazione di apolidi.”

Due precisazioni …
La prima riguarda una citazione sbagliata. L’articolo citato aveva il n. 45 nel progetto di legge noto con il codice 2180 ma, nel testo approvato al senato (733-B), era identificato come “lettera g, comma 22, articolo 1” (modificato a seguito del blindato voto di fiducia su emendamenti) e così é stato approvato.
La seconda attiene alla proposta presente nella parte finale del comunicato stampa citato sopra. Certamente sussiste un gravissimo vulnus, non superato nonostante indicazioni vanificate dal fatto che la ‘clandestinità’ è diventata reato, relativo al rispetto del segreto professionale per i medici. Ma la questione non è tutta qui: il problema del riconoscimento dei neonati dipende dagli uffici anagrafe dei comuni, ci sia o non ci sia il vincolo di segreto professionale.
Ne ho scritto nel mio articolo del primo giugno “Ci resta solo il silenzio mentre aspettiamo che il Senato decida di cancellare i neonati privi di un pezzo di carta?”, che contiene anche alcuni collegamenti che potranno essere utili a chi voglia approfondire l’argomento.

…e un desiderio.
Spero che se il Comune di Udine (il cui ruolo come capoluogo di provincia è importante) saprà mettere in atto la volontà espressa di non creare apolidi, con una definita volontà politica, senza trascurare un’adeguata documentazione.
E’ materia questa troppo delicata per accostarla con superficialità.
Ma soprattutto spero che rilevi, con fermezza e precisione, il significato che la non iscrizione anagrafica di neonati figli di sans papier assumerebbe nei confronti del comune stesso, il cui ruolo istituzionale –la conoscenza di coloro che nascono e vivono sul proprio territorio- soffrirebbe un vulnus doloroso e grave.
Non posso dimenticare che il comune è (ancora?) il primo livello che garantisce a una persona un rapporto con le istituzioni da cittadino e non da suddito.
Il sindaco non é un podestà!

10 Luglio 2009Permalink

06 giugno 2009 – Bambini fantasma fra Obama e il sindaco di Udine.

Nel suo straordinario discorso all’Università del Cairo (uno dei più prestigiosi, forse il più prestigioso, centro culturale islamico) il presidente degli USA non ha dimenticato la parola dream, evocativa del grande sogno di Martin Luther King, quel sogno che ha consentito a uomo, il cui padre non poteva entrare in ristorante a causa del colore della pelle, di diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.
Nel suo discorso Barak Obama, rivendicando l’arabicità del suo nome, ha ricordato molte volte i diritti dei bambini.
In Italia un diritto fondamentale, fonte di ogni altro, rischia di essere cancellato per i neonati figli di immigrati irregolari: il diritto ad avere un nome, insieme al diritto delle loro mamme e dei loro papà di essere riconosciuti genitori del loro figlio.
La realizzazione di quel diritto, minacciata dal disegno di legge in discussione in senato, non é competenza del presidente degli USA, ma dei nostri comuni.
In Friuli finora tre soltanto si sono dichiarati responsabili verso i nuovi nati; spero che preso altri se ne aggiungano.
Mentre il presidente degli USA lavora per superare le meschinità della politica della paura e in Olanda si segnala l’affermazione elettorale di un partito xenofobo, l’ASL udinese assicura agli stranieri privi di permesso di soggiorno – come previsto dal Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” “le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali”, “la tutela sociale della gravidanza e della maternità, … la tutela della salute del minore, … le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni,…gli interventi di profilassi internazionale,.. la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai”.
A livello locale non consta (ancora?) alcun caso di spionaggio medico che il decreto 286 – ancora in vigore- vieta.
Inoltre presso un ospedale cittadino é stato messo a disposizione un ambulatorio dove operano medici volontari che offrono servizi analoghi a quelli prestati dai medici di base.
La Lega Nord, evidentemente a caccia di qualche voto da conquistarsi con la politica della paura artatamente e abilmente costruita, chiede che l’ambulatorio venga chiuso, in attesa che il pacchetto sicurezza crei negli immigrati privi di permesso di soggiorno la paura che impedirà loro di far ricorso ai sevizi sanitari.
A Pordenone la chiusura di un simile ambulatorio é già stata attuata a quanto ne so con la complicità di disposizioni regionali.
Il sindaco di Udine dichiara che l’ambulatorio presso l’ospedale “svolge un sevizio prezioso perché filtra le richieste che finirebbero al pronto soccorso. Chiuderlo significherebbe trovarsi con un pronto soccorso intasato e con maggiori spese.” (5 giugno – Messaggero di Udine pag. 2).
Da parte mia chiedo al sindaco di Udine: che intende fare qualora in senato passi il pacchetto sicurezza come votato alla camera e gli fosse impedito di registrare i neonati figli di immigrati privi di permesso di soggiorno?
Chiedo ai responsabili dell’ASL: quali misure intendono prendere per il certificato che deve essere obbligatoriamente compilato dopo ogni parto, sempre nell’ipotesi che passi il pacchetto sicurezza come votato alla camera?

Sono domande retoriche, dato che l’esperienza mi insegna che i signori interpellati non rispondono a una singola cittadina ma qualcuno che leggesse, avesse la grazia di essere interlocutore ascoltato, potrebbe porgliele e renderne nota la risposta.

E chiedo soprattutto agli anziani assistiti da badanti e ai loro familiari: come intendono comportarsi se la badante priva di permesso di soggiorno necessita di cure e di controlli medici, che possono essere garanzia anche per la salute degli assistiti?
Preciso che la badante priva di permesso di soggiorno difficilmente é il frutto di uno sbarco da gommoni: può essere una persona fatta entrare dagli stessi assistiti con permesso turistico (e poi trattenuta per uno stato di necessità) o una persona in origine regolarmente assunta, ‘ereditata’ da un precedente anziano la cui morte avrebbe privato la donna di lavoro e, conseguentemente, di permesso di soggiorno.
Probabilmente é tempo perso ma io invito le persone a non lasciarsi abbindolare dalla politica della paura.
Oltre ad essere indecente, non é conveniente.

NOTA:
Chi volesse leggere il testo completo della traduzione del discorso di Obama può farlo da qui.

6 Giugno 2009Permalink

13 febbraio 2009 – Siamo medici e infermieri Non siamo spie – fonte: www.simmweb.it

 

7 febbraio 2009:
Preambolo del documento finale della X Consensus Conference e VIII Congresso nazionale SIMM (Trapani 5, 6 e 7 febbraio 2009). Il giorno della inaugurazione del nostro VIII Congresso nazionale è drammaticamente coinciso con l’approvazione, in Senato, di un emendamento che, incidendo sulla normativa vigente con l’abolizione del comma 5 dell’art. 35 del D. Lgs. 286/98, comporterà pesanti ricadute sulla salute di tante persone fragili, giunte in Italia in modo precario con la speranza di una vita più dignitosa, quelle stesse persone che si rivolgono ai tanti servizi in cui operiamo.

Temiamo che, ancora una volta, le istituzioni e la società civile debbano attendere situazioni estreme, come decessi, aborti evitabili, rischio di salute per bambini e adulti che hanno, come unica colpa, quello di non avere “le carte in regola”. Siamo fermamente contrari, come operatori che hanno come faro della loro azione la tutela incondizionata della salute di ogni individuo, a qualunque provvedimento la possa mettere a repentaglio. Sappiamo bene che indurre ‘clandestinità sanitaria’ non giova né ai singoli individui, né alla collettività intera. Come medici, infermieri, ostetriche, psicologi, assistenti sociali e tutte le altre professioni rappresentate nella nostra Società scientifica, rivendichiamo con orgoglio i presupposti e i principi deontologici fondativi del nostro ruolo sociale contro chiunque lo voglia snaturare. Intendiamo proclamare che mai ci presteremo a denunciare un nostro assistito solo in quanto privo di un permesso di soggiorno in corso di regolarità sapendo bene che, se lo facessimo, metteremmo in serio pericolo la sua salute.

 

“Non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo”. 

Chi volesse saperne di più può andare al blog diarieatro.splinder.com (raggiungibile anche con il pulsante in prima pagina). Ne ho trattato lo scorso anno il 21, 26, 28, 31 ottobre, 3, 6, 11, 14, 19, 21, 24 novembre. 1, 2 e 16 dicembre e nel 2009:3, 4, 6, 15, 25, 29 gennaio e 6 febbraio

Ultimo comunicato della Società Italiana di medicina delle Migrazioni riguardante l’impegno governativo a negare le cure agli immigrati privi di permesso soggiorno

Fonte: www.simmweb.it

13 Febbraio 2009Permalink