15 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più – 2

Alla fine leggete per favore il mio appello e aiutatemi a diffonderlo efficacemente.

Il corona virus un simbolo? Lui non lo sa ma per me funziona .

Dieci anni fa – anzi no, undici – l’Italia si è disonorata affermando una legge che ha definito le categorie per costruire un gruppo di nuovi nati che possono venire al mondo ma non esistono: Illegali? Invisibili? Proibiti? Tutti tre gli aggettivi vanno bene.

Per nascere e non esistere basta essere:
1- nati in Italia;
2-figli di migranti senza titolo valido di soggiorno;
3- avere quindi un genitore impedito di presentarsi allo sportello del comune istituito per registrare la dichiarazione di nascita, bloccato dalla paura delle conseguenze che vengono dal dichiararsi irregolare davanti a un pubblico ufficiale.
Se intento del legislatore d’epoca e dei suoi sostenitori nel tempo trascorso era creare paura, almeno questo progetto gli è riuscito (oggi ci metto come esponente di spicco la signora Lagarde, last but not least).
Il blog diariealtro ne parla e, non avendo raccolto consensi di chi pesa e conta, non ha concluso nulla.
Le istituzioni sembrano succube di partiti che godono di questa condanna che ha la funzione primaria di creare paura. E’ stata una scelta politica precisa e i partiti che avrebbero attenzione ai fondamenti della democrazia sembrano incapaci persino di pigolare.
Anche per loro qualche aggettivo: Afoni? Decerebrati?
Sostanzialmente se lo possono permettere perché hanno il conforto del silenzio dei mezzi di informazione (parlo di questo solo punto su altri si danno da fare … eccome!) e delle associazioni molto per bene che ora mi sembrano più che luoghi di aggregazione per pensare, luoghi di controllo del pensiero e del senso della decenza in formato ridotto.
Infatti ho scoperto un fatto interessante: molte persone che hanno capito il problema , se ne sono coinvolte ma quando chiedono alle associazioni di appartenenza di farsene voce trovano un muro.
Non si può! Ma perché! Perché no!

Qui vorrei aprire anche un discorso relativo alle chiese. Me lo riservo per un’altra delle mie oziose mattine.
Onestamente devo segnalare la sola associazione che a mia conoscenza si è pubblicamente espressa sul problema: la Società di Medicina delle Migrazioni, anche nella sua espressioni locali, GrIS (Gruppo Informazione Salute). Di tutto questo ho parlato nel mio blog e ieri ho riproposto uno schema per ripercorrere i fondamenti non solo della matta bestialità di questa esclusione ma anche della contraddizione con le norme internazionali pur ratificate dall’Italia.
E voglio segnalare anche il piccolo gruppo NonSoChe.
Aveva testardamente preparato uno spettacolo per diffondere la conoscenza del problema, era stata loro assicurata gratuitamente una sala per provarlo . Il coronavirus è stato più veloce di loro.
Li incontreremo nel tempo nuovo: dopo coronavirus.

Oltre il simbolo del virus: abbiamo gli strumenti per essere civili

Devo segnalare con gratitudine vera la ministra Lamorgese che ha sostenuto nella pienezza della sua dignità una circolare che, se fosse nota e rispettata, sarebbe liberatoria.
Ne ho scritto in particolare nel mio blog del 7 settembre 2019 (Non conto nulla ma voglio che il mio blog ringrazi la ministra Lamorgese). Link: https://diariealtro.it/?p=6937
Oggi viviamo in carcere domiciliare, ne soffriamo, ci consentiamo un sorriso necessario con i flashmob (se il dolore che ci circonda ce lo permette: non dimentichiamo mai chi soffre per la perdita di persone care, chi soffre per veder lacerati i rapporti di amore, di amicizia che ci appartengono e ora sono negati. E non dimentichiamo le carceri vere e proprie) .
Il coronavirus ci ha ridotto come i piccoli che abbiamo condannato a vita a nascondersi, a venir nascosti, spie dei loro genitori “irregolari”.
Oggi i sindaci possono essere i primi attori di un necessario processo di civiltà.
Chiediamo loro di assicurare a chi si presenti allo sportello di un comune per registrare la nascita di un figlio in Italia, l’accesso agli sportelli dei comuni in libertà e sicurezza.
E chiediamo di farlo sapere in ogni modo, con ogni voce che parli pubblicamente , e voglia farsi solidale e rassicurante.
Abbiamo accettato di essere carcerati solidali ma non siamo senza voce e senza dignità.
Aiutatemi, io non ci sono mai riuscita e –in questa iniziativa – il coronavirus non potrà fare nulla contro di noi.

15 Marzo 2020Permalink

09 marzo 2020 – Sorridere e pensare con una newsletter

Questa notte mi è arrivata la newsletter 527 del giurista Pietro Ichino.
Chi legge il mio blog sa che il prof Ichino ha sostenuto, pubblicando e condividendo un mio testo, la mia posizione in fatto di nati in Italia cui è negato il certificato di nascita. Non ci torno su perché ora non voglio far perdere tempo a chi mi leggerà a fronte della possibilità di poter accedere a un testo che merita di essere conosciuto
E invece chi legge il mio blog faccia così e lo vedrà
Invece no, non mi riesce di collegare il sito la cui prima pagina oggi è il n.517.
Si può cercare con un motore di ricerca

www.pietroichino.it

Confesso una mia tentazione: isolare il riquadro rosso al centro e pubblicarlo da solo.
Sarebbe stato percepito come notizia e non l’ho fatto.
Non mi prendo il lusso di contribuire al caos ma sono contenta di donare l’occasione di un sorriso intelligente. Ne abbiamo bisogno

9 Marzo 2020Permalink

4 marzo 2020 – Ora documento. I tempi del ragionamento verrano, spero.

2 marzo 2020 Niccolò, uscito dalla quarantena: “Sbagliato il panico da Coronavirus, io a Wuhan non mi sono ammalato”

“Questa esperienza mi ha segnato, ma ho scoperto di avere una grande forza interiore, un lato di me che non conoscevo”. È molto sereno, dopo i 15 giorni trascorsi in isolamento allo Spallanzani di Roma, Niccolò, il diciasettenne di Grado, rimpatriato da Wuhan con un volo militare. “Non ero spaventato – ha detto – è normale che i numeri dei contagiati crescessero, è un’epidemia, ma non capisco perché in Italia si stia creando il panico”, racconta lo studente, che era in Cina per uno scambio di Intercultura. “Guardate me, io sono entrato nell’Ospedale di Wuhan e usando le giuste precauzioni, tra cui mascherina, guanti e occhiali protettivi non ho contratto il virus”. Niccolò, dopo una breve tappa a Colle Val d’Elsa, nella sede di Intercultura Onlus, che ha fatto da tramite tra i genitori dello studente e l’Ambasciata Italiana in Cina, ritornerà in Friuli. Ma promette: “Quando tutto sarà finito, ritornerò in Cina a salutare tutte le persone che mi hanno aiutato”.
Di Valerio Lo Muzio

https://video.repubblica.it/dossier/coronavirus-wuhan-2020/niccolo-uscito-dalla-quarantena-sbagliato-il-panico-da-coronavirus-io-a-wuhan-non-mi-sono-ammalato/355010/355577?ref=RHPPLF-BH-I250074707-C8-P3-S3.4-T1

4 Marzo 2020Permalink

29 febbraio 2020 – L’irregolarità burocraticamente definita non è un virus.

Ho scritto questa pagina, l’ho ribaltata, poi volevo lasciar perdere. Poi ho sentito otto e mezzo ed è emerso confuso il problema dell’informazione. E poiché c’è un fatto di informazione che mi turba molto non butto via niente e provo ad andare avanti.
Sento la necessità di dire una mia considerazione con cui ritengo di aver colto (se così è) un segnale di pericolo, il pericolo – in una circostanza definita – dell’irrazionalità impaurita che può essere facilmente condotta a esiti pericolosi per una convivenza decente e sicura. E temo che spesso questa deriva non sia casuale ma voluta e imposta.
Un gruppo di persone coinvolto nella paura indotta può essere utile perché facile da dominare. Temo infatti il rischio di abusi e scorrettezze sostenute da parole usate come arma contro gruppi di persone artatamente classificate per farsene, e fare per ognuno che accetti questa scelta, un nemico da combattere.

Da una settimana una Ordinanza che ho già diffuso, firmata dal Ministro della Salute e dal Presidente della Regione FVG, impone una serie di comportamenti che mi sembra sia necessario seguire in maniera uniforme non solo come opportune misure di prevenzione ma anche per non creare confusione in un momento particolarmente inopportuno.
La settimana scorsa, ad esempio, abbiamo immediatamente sospeso uno spettacolo che doveva svolgersi lunedì 24 nella sala conviviale della comunità di San Domenico e ora attendiamo di conoscere l’eventuale revoca o modifica dell’Ordinanza per considerare il da farsi.
È evidente che l’Ordinanza non può occuparsi d’altro che dei luoghi in cui il contagio può manifestarsi, dell’identificazione di persone la cui storia recente può aver messo in situazioni a rischio di contagio e delle misure igieniche di difesa di sé e degli altri .
Credevo che questi fossero i punti focali da tenere sempre in considerazione e in questo quadro si colloca una considerazione riportata dalla stampa: « E su proposta del governatore del Fvg, il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, nella riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi confinanti in programma martedì 25 febbraio, proporrà alle autorità slovene di avviare controlli di prevenzione sui passeggeri dello scalo aeroportuale di Lubiana». Si vociferava infatti di scarsi controlli in quell’aeroporto.

Fin qui tutto bene ma la fantasia del “governatore” del FVG è andata ben oltre e ha introdotto un elemento di rischio conclamato che è difficile da collocare in un quadro logico: la categoria dei migranti irregolari che sarebbero, in quanto tali, da ridursi in quarantena, sebbene quel termine non compaia in nessun punto dell’Ordinanza.
Copio un comunicato da tgcom24 che si ripete identico, trasmesso dall’agenzia askanews.

Udine, 24 feb. -«I migranti irregolari che venissero rintracciati sul territorio del Friuli Venezia Giulia verranno messi in quarantena in via precauzionale come richiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia». Lo ha dichiarato il governatore Massimiliano Fedriga a margine di un incontro con i sindaci della Regione a Udine. Questa richiesta « ha ricevuto l’ok dal Governo» ha aggiunto il presidente del FVG. (link 1 e 2 in calce)

Quale il senso, quale lo scopo?
Mi viene in mente che la parola quarantena evoca il contagio o almeno il rischio dello stesso e, associata all’irregolarità del migrante, può contribuire a creare un’aura di oscura paura e la paura si affida al respingimento come fosse un elemento per sé liberatore da intrusi pericolosi..
Se mai qualcuno glielo chiederà spero che il ‘governatore’ abbia spiegazioni più ragionevoli e che si mantengano nei limiti della ordinanza almeno finché c’è.

Però già successo qualche cosa di molto serio..
La dichiarazione che ho trascritto è stata letta senza contestualizzazione alcuna. Non è stato detto che quell’affermazione non faceva parte dell’Ordinanza né sottolineato che l’irregolarità non è un fatto fisico (è ridicolo scriverlo ma nel caos dominante non si sa mai) ma una caratteristica burocratica che non appartiene alle persone e viene loro attribuita al massimo della convenzionalità.
E purtroppo il fatto di essere letta alla TV ha dato a quella notizia un connotato di autorevole certezza finale: gli immigrati sono i nuovi untori e gli irregolari lo sono in forma così vistosa da meritare una definizione propria
.
(link 1) https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/coronavirus-fedriga-friuli-v-g-migranti-irregolari-in-quarantena_15264721-202002a.shtml
(link 2) http://www.askanews.it/cronaca/2020/02/24/coronavirus-fedriga-migranti-irregolari-in-quarantena-pn_20200224_00231/

29 Febbraio 2020Permalink

10 febbraio 2020 – Succede a San Daniele del Friuli.

Un “eppure” di Giampaolo Carbonetto
http://carbonetto-udine.blogautore.repubblica.it/2020/02/10/quei-monconi-di-svastica/

Trascrivo volentieri:

Quei monconi di svastica
A San Daniele hanno appiccicato un cuore di carta di colore rosso fuoco sopra una svastica nera tracciata con un pennarello grosso sul muro esterno della casa in cui ha abitato da bambina Arianna Szörenyi, deportata a undici anni nei Lager nazisti e poi fortunatamente tornata in Italia con la sorella – due vive su nove deportati della famiglia – a raccontare a tutti l’irracontabile orrore della Shoah. Poche ore dopo il comune di San Daniele ha deciso di cancellare tutto, togliendo il cuore e ridipingendo il muro di bianco.
È una storia emblematica di come le simbologie possano essere importanti, ma possano anche rivelarsi fuorvianti se si va di fretta, se non le si analizza con la dovuta attenzione. Un cuore posto sopra una svastica, per esempio, è un simbolo bellissimo, ma anche pericolosissimo. Bellissimo perché vuole affermare che il bene prevale sul male e che può farlo senza abbassarsi al livello di chi il male lo pratica con convinzione. Pericolosissimo, in quanto, oltre a farci illudere che inevitabilmente l’amore sia destinato a vincerla sull’odio, ci fa commuovere e il velo di graditissime lacrime che ci inumidiscono il ciglio ci rende un po’ più arduo vedere che la realtà è ben diversa dall’illusione.
Non so se quella di sovrastare la svastica con un cuore sia stata una scelta ragionata, oltre che assolutamente benemerita, ma la decisione di non coprire completamente l’orrendo simbolo del nazismo e di lasciarne apparire ancora i quattro monconi, ha anch’essa un alto significato simbolico perché ci ricorda che i buoni sentimenti sono fondamentali e sono alla base di tutto, ma anche che da soli non possono bastare: per cancellare anche quei monconi occorrono ancora molte altre cose: cultura, solidarietà sociale, apparati legislativi e volontà di metterli in pratica.
Quando il padri costituenti, hanno scritto la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione – «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» – non pensavano certamente che sarebbe venuto al mondo un idiota che pensasse di poter fondare letteralmente un nuovo Partito nazionale fascista: ovviamente pensavano, con quel «sotto qualsiasi forma», a ogni possibile azione volta a porre le basi per la rinascita di un’organizzazione politica che, pur sotto nome diverso, avesse le stesse basi autoritarie, antidemocratiche e discriminatorie che hanno dominato l’Italia per un orribile ventennio. E oggi ci appare un po’ strano leggere di sentenze nelle quali si stabilisce che il saluto romano è legittimo, che è lecito festeggiare con canti, labari e lugubri cortei il compleanno di Mussolini, mentre sventolano bandiere della Repubblica sociale italiana, quella nazista ancor più che fascista. E anche vedere che alle elezioni si presentano partiti ben attenti a non usare la parola “fascio” o derivati nel proprio nome, ma esplicitamente orgogliosi di proclamarsi eredi di una dittatura schifosa. E constatare che ci sono altri partiti che, se conviene, a questi si alleano.

Anche per questo avrei preferito che quel cuore che vuole cancellare la svastica fosse rimasto visibile un po’ più a lungo. Molte volte – e spero che questa non si aggiunga a tante altre – cancellare è sinonimo di dimenticare. E dimenticare non soltanto non si deve, ma davvero non si può. Perché il fascismo è stato le leggi razziste del ’38, presupposto alla deportazione nei campi di sterminio di uomini e donne, bambini e anziani; è stato le spedizioni di aggressione coloniale con il primato mondiale del primo uso di gas venefici in guerra; l’ingresso in guerra a fianco dell’orrore nazista; l’uccisione di Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Amendola e di tanti dissidenti; l’invio al confino di molti che si opponevano perché si rifiutavano di smettere di pensare; è stato la soppressione della libertà di stampa, l’eliminazione della maggior parte dei diritti civili, la dissuasione violenta nei confronti del libero pensiero. Perché il fascismo è stata la negazione dell’umanità mentre la Resistenza, di quella stessa umanità, è stata la più alta affermazione laica.
Si avvicina il 25 aprile ed è il caso di ricordare ancora una volta, proprio sotto la spinta dei vigliacchi di San Daniele, che la Liberazione non è mai stata, né mai sarà una festa “di” tutti perché non tutti hanno accettato quella che è stata una lotta “per” tutti. Si dirà che in quel giorno bisogna cercare la riconciliazione nazionale. D’accordo! Ma una volontà di pacificazione non può vivere sulla mascalzonaggine; può smussare certi spigoli, ma non può colmare abissi.
Già si sentono le voci che diranno che in quel giorno non bisogna fare politica. Ma essere antifascisti è fare politica; credere nella democrazia è fare politica; non mediare su certi principi è fare politica; ricordare che l’articolo 1 della Costituzione nata dalla Resistenza pone il lavoro a fondamento di tutto è fare politica; ribadire che la preminenza spetta sempre ai bisogni degli uomini e non a quelli dei bilanci è fare politica; celebrare il 25 aprile con i ragazzi, affinché tutte le generazioni siano consapevoli della nostra storia e diventino, prima che sia troppo tardi, sensibili e attente a ogni pur minimo, ma progressivo degrado etico e democratico è fare politica; perché dire che l’indifferenza e il non prendere posizione, sono già complicità è fare politica.
E si dirà anche che fischiare chi tenta di sminuire il valore della Resistenza sarebbe un’inopportuna maleducazione istituzionale. Vero! Ma un’istituzione è ancora tale se fa di tutto per non esserlo?
           Anche un fischio può essere politica se prefigura la ricerca del bene della polis.

Ebrei perseguitati a San Daniele                                                      novembre99
Allego anche la foto di un mio vecchio articolo (novembre99) pubblicato .. nell’altro secolo dal mensile Confronti

 

10 Febbraio 2020Permalink

31 dicembre 2019 – Senso del ridicolo .. cercasi disperatamente

Molte cose mancano e gli elenchi tipo cahiers de doléances occupano ogni rassegna stampa e vengono sciorinati anche da programmi radio e tv.
Ma la “patria”, implacabile nella difesa della propria purezza (dermatologica? Culturale? Linguistica?), non demorde e mentre ci si lamenta per le statistiche preoccupanti si mantiene la legge mostro che nega il certificato di nascita ai nati in Italia figli di migranti non comunitari irregolari.
Sarebbe interessante se fra le tante caselle dell’Istat ci fosse anche quella dei nati nascosti.
Eh già ma chi è nascosto non si vede.
Non riesco a riprendere il discorso della matta bestialità di cui tante volte ho scritto in questo blog e sono certa che il giro di volta che ogni anno ci viene proposto non segnerà né un miglioramento del QI di chi detiene un pensiero politico che vuol farsi dominante né un soprassalto di un senso di decenza.
Così va e così andrà.

Istat 2019: continua calo nelle nascite, nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia
Con un calo ulteriore delle nascite, che raggiungono i minimi storici, ed un aumento della speranza di vita, l’Italia si posiziona tra i Paesi più vecchi al mondo. Lo riferisce l’Annuario statistico italiano 2019, redatto da Istat.
Secondo quanto riferisce l’Istat, nell’Annuario statistico italiano 2019, nella sezione Popolazione e famiglie, l’italia rappresenta uno dei Paesi più vecchi al mondo, con un’analisi dei dati del 2018 che dimostra ulteriori cali nelle nascite e diminuzione dei decessi.
“Al 1° gennaio 2019 la popolazione residente in Italia è pari a 60.359.546 unità (29.384.766 maschi e 30.974.780 femmine), oltre 124 mila unità in meno rispetto all’inizio dell’anno […] Il saldo naturale, già negativo, continua a decrescere, passando da -190.910 nel 2017 a -193.386 nel 2018, con un calo nelle nascite al minimo storico dall’Unità d’Italia” si legge nella redazione Istat.
Mentre le nascite continuano a calare, diminuisce anche il tasso di mortalità in Italia, aumentando la speranza di vita nel Paese: “Nel 2018 il numero dei decessi diminuisce e raggiunge le 633.133 unità, quasi 16.000 in meno rispetto all’anno precedente […] la speranza di vita riprende ad aumentare attestandosi a 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine”, spiega Istat.

L’Italia uno dei Paesi più vecchi: perché?
Nel corso degli anni il continuo aumento della sopravvivenza nelle età più avanzate e il costante calo della fecondità hanno reso l’Italia uno dei paesi più vecchi al mondo, con un grado di invecchiamento del Paese in aumento “al 1° gennaio 2019 è pari al 173,1 per cento, ancora in crescita rispetto all’anno precedente (168,9 per cento)”.

Famiglie: numerose ma piccole
Tra le cause principali abbiamo una diminuzione nel numero di matrimoni, che dopo l’aumento nel biennio 2014-2016 ha ripreso a calare, con il quoziente di nuzialità che passa dal 3,4 nel 2016 al 3,2 per mille nel 2017, con una maggiore presenza di matrimoni al Sud rispetto al Nord. I nuclei famigliari sono in aumento rispetto al passato, ma il numero di figli per famiglia diminuisce:
“Complessivamente, le famiglie di uno o due componenti rappresentano oltre il 60 per cento del totale, mentre quelle di almeno quattro componenti sono appena il 20,4 per cento. Tra le tipologie familiari, a registrare l’incremento maggiore sono le famiglie senza nucleo – quelle cioè in cui componenti non formano alcuna relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, e che per la quasi totalità sono costituite da persone che vivono da sole. La maggioranza delle famiglie, il 63,2 per cento, è formata da un solo nucleo; in particolare le coppie con figli – che rappresentano la tipologia familiare più numerosa, ma
anche quella che ha fatto registrare la maggiore diminuzione negli ultimi anni”, si legge nel rapporto.

Flussi migratori in calo
Attraverso le richieste per il permesso di soggiorno, l’Istat ha registrato che “nel 2018 i nuovi permessi di soggiorno rilasciati ai cittadini non comunitari sono stati 242 mila, oltre 20 mila in meno rispetto al 2017 (-7,9 per cento). Si conferma la prevalenza dei maschi – che rappresentano il 54,7 per cento dei nuovi flussi – rispetto alle femmine. Nel 2018, le iscrizioni dall’estero per trasferimento di residenza sono state 332.324, oltre 11 mila in meno rispetto all’anno precedente; i cancellati per l’estero, invece, sono aumentati, passando da 155.110 nel 2017 a 156.960 nel 2018”, conclude la relazione.

https://it.sputniknews.com/italia/201912308474527-istat-2019-continua-calo-nelle-nascite-nuovo-minimo-storico-dallunita-ditalia/

31 Dicembre 2019Permalink

24 dicembre 2019 – Natale?

Il coraggio della responsabilità
Questa mattina ho inserito nel mio blog la notizia dell’assoluzione di Marco Cappato, accusato di aiuto al suicidio, “perché il fatto non sussiste”.
Cappato aveva accompagnato il dj Fabo a morire in Svizzera. Sapeva che sarebbe potuto incorrere in conseguenze  anche pesanti ma poiché credeva in ciò che faceva si era assunto la sua consapevole responsabilità fino in fondo.
Condivido totalmente le ragioni di Cappato e vorrei poter essere certa che il Parlamento si decida ad affrontare il tema, importantissimo, del ‘fine vita’ per cui mi piace riprendere una breve citazione che ho trovato nel comunicato dell’Ansa. Precedentemente al processo c’era stata una sentenza della Corte Costituzionale che, come ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, al “principio di sacralità della vita (…) sostituisce la tutela della fragilità umana”.

La fragilità umana
E proprio quel richiamo alla “fragilità” mi richiama un annoso problema, quello dei nati in Italia cui è negato il certificato di nascita per essere i loro genitori, migranti non comunitari, privi del permesso di soggiorno.
Qui la fragilità, una condizione personale evidente e naturalmente riconoscibile, diventa condanna perché si accompagna all’opportunismo che si gloria di produrre un danno irrimediabile al nemico, usando ferocemente del ricatto che, per il danno irrimediabile al figlio, nei genitori può tradursi in paura, il primo limite della libertà .
La tutela della fragilità umana in questo caso dovrebbe essere sostenuta dalla volontà espressa della richiesta della modifica della legge e da un appello ai sindaci perché assicurino pubblicamente e nonostante tutto il diritto fondate ogni altro alla registrazione della propria nascita.
Se singole persone capiscono, le associazioni che si dicono impegnate (e spesso lo sono) alla tutela di precisi soggetti fingono di non capire la necessità di proteggere questi piccoli senza nome

Intanto ho trovato una fotografia che gira sui social e allego.
Non so se abbia un significato storico.
Certamente ha un forte valore simbolico e perciò la riproduco mentre non dimentico altre
     situazioni nel mondo ricordate da Bansky con il “muro di Betlemme” in questo terribile
Natale.

24 Dicembre 2019Permalink

24 dicembre 2019 — Cappato assolto. Un promeria in attesa di considerazioni

Redazione ANSA 23 dicembre 2019
Fine vita: assolto Marco Cappato, ‘il fatto non sussiste’
Applausi in aula a Milano dopo la lettura della sentenza
La corte d’Assiste di Milano ha assolto Marco Cappato con la formula ‘perché il fatto non sussiste’. L’esponente dei radicali era imputato per aiuto al suicidio per la vicenda di dj Fabo. Applausi, in aula, dopo la lettura della sentenza.
Marco Cappato era accusato di aiuto al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo, a morire in Svizzera nel febbraio 2017.
Al processo, oltre a Cappato, presente anche la fidanzata di dj Fabo, Valeria Imbrogno. “Quello che posso dire è che Fabiano oggi, insieme a me, avrebbe festeggiato perché è una battaglia in cui credeva fin dall’inizio. E’ una battaglia per la libertà di tutti”, ha detto Valeria Imbrugno, la fidanzata di Fabiano Antoniani.
La sentenza della Corte costituzionale al “principio di sacralità della vita (…) sostituisce la tutela della fragilità umana”, ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano nella requisitoria durante la quale ha spiegato che nel caso di dj Fabo ricorrono tutti e 4 i requisiti indicati dalla Consulta che ha tracciato la via sulla non punibilità dell’aiuto al suicidio, reato di cui risponde Marco Cappato. Per questo ‘il fatto non sussiste’ e il pm ha chiesto l’assoluzione per l’esponente radicale.
La difesa di Cappato aveva chiesto l’assoluzione dell’esponente dei radicali con la formula “perché il fatto non costituisce reato” chiedendo alla Corte di fare “un passo avanti” e di avere “coraggio giuridico”.
Durante il processo Cappato, presente in aula a Milano, ha ricevuto la notizia della morte della madre, malata da tempo. I legali dell’esponente radicale hanno quindi chiesto e ottenuto una breve sospensione dell’udienza che è poi ripresa.

http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/12/23/fine-vita-a-milano-processo-a-cappato-attesa-assoluzione-_008d8499-75f1-4229-a971-f94452ae45d3.html

24 Dicembre 2019Permalink

15 dicembre 2019 Primo comunicato delle sardine.

Buonasera a tutti, comunicato ufficiale dopo l’assemblea odierna di Roma
Roma, 15 dicembre 2019
Il nostro prossimo passo è tornare sui territori. Con iniziative che saranno realizzate in tutte le regioni d’Italia, liberando la creatività, valorizzando l’arte, favorendo l’interazione fisica fra i corpi.
Decine di iniziative a partire dal mese di gennaio, dopo che si saranno concluse le attività nelle piazze già in calendario. Sarà dedicata una particolare attenzione alle prossime elezioni in Calabria e, soprattutto, in Emilia Romagna, dove è nato il fenomeno sociale delle Sardine. Nel corso della mattinata di oggi, i referenti delle sardine italiane si sono ritrovati e confrontati per definire i prossimi passi. Due ore di discussione divisi in gruppi a seconda delle regioni di provenienza, con l’obiettivo di definire le prossime iniziative che saranno sviluppate sui territori.
Fra queste:
“Sardina amplifica sardina”, che sarà organizzato nel Lazio, per raccogliere i bisogni dei territori attraverso sardine che saranno raccolte in un’unica rete simbolica;
“Tutti sullo stresso treno”, un treno di sardine che attraverserà la Liguria fino alla Francia;
“Staffetta delle sardine”, che sarà realizzata in Sicilia per raggiungere anche le zone con situazioni critiche e complesse.
Oggi per queste nuove iniziative si sono gettate le basi, che saranno poi sviluppate nelle prossime settimane e presentate nel dettaglio.
Un denominatore comune emerso da tutte le proposte è l’attenzione alle zone periferiche, alle piccole città e alle località di provincia. Uno degli obiettivi delle Sardine fino a fine gennaio sarà raggiungere il più possibile territori che, spesso perché in difficoltà, si sono rivelati più vulnerabili ai toni populisti. Lo stesso accadrà in Emilia Romagna, con iniziative ad hoc che saranno organizzate sia nella “bassa”, sia nelle zone collinari e montane.
Nessuna discussione, invece, su temi politici specifici, che per definizione sono complessi e non possono essere affrontati in una mattinata in modo adeguato. Negli ultimi 30 giorni le sardine hanno scatenato una straordinaria energia, occorrerà molta pazienza per dare anche un’identità politica a questo fenomeno. E’ la stessa pazienza che chiediamo al mondo dei media. Capiamo l’urgenza di avere risposte ma ribadiamo che queste, invece, possono maturare solo con il tempo, e con la costruzione di un percorso condiviso che continuerà a rafforzarsi nelle prossime settimane.
Ciò che è certo è che le sardine si sono riunite per combattere tutte le forme di comunicazione politica aggressive, che strizzano l’occhio alla violenza, verbale o fisica, online o offline.
Ribadiamo i punti emersi dalla piazza di Roma e condivisi durante la giornata di oggi:
– Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece che fare campagna elettorale permanente.
– Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente su canali istituzionali.
– Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network.
– Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini il più possibile alla verità.
– Pretendiamo che la violenza, in ogni sua forma, venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica.
– Chiediamo alla politica di rivedere il concetto di sicurezza, e per questo di abrogare i decreti sicurezza attualmente vigenti. C’è bisogno di leggi che non mettano al centro la paura, ma il desiderio di costruire una società inclusiva, che vedano la diversità come ricchezza e non come minaccia.
Le sardine nelle istituzioni ci credono, e si augurano che con il loro contributo di cittadini la politica possa migliorarsi.
Politica è partecipazione. La giornata di oggi è stata partecipazione. La giornata di oggi è stata politica.

Vedi anche:
19 novembre – La mia tartarughina non è più sola

15 Dicembre 2019Permalink

10 dicembre 2019 – Il sindaco di Gorizia riconosce la libertà religiosa ai novantenni?

Forse non ho capito bene quindi ricopio la frase che secondo me può creare discrimine in base all’età. Dice il sindaco: “Chiunque venga a deporre fiori ai deportati goriziani in Comune è ben accetto, non guardo né tessera né religione, tanto più di fronte a persone vicine ai 90 anni”

Gorizia, no alla cittadinanza a Segre: “Strumentalizza la storia”

10 dicembre 2019.
La richiesta del centrosinistra respinta dal Consiglio comunale. Il sindaco Ziberna: “L’opposizione personalizza il tema più largo dell’Olocausto. Le daremo il Sigillo della città, è più importante”
di CORRADO ZUNINO

ROMA – Ieri sera, a pochi minuti dalla mezzanotte, il Consiglio comunale di Gorizia non ha accettato la richiesta – avanzata dal centrosinistra – di assegnare la cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre. Dopo quattro ore di dibattito, e una convocazione separata dei gruppi che sostengono la maggioranza di centrodestra, il sindaco Rodolfo Ziberna ha invitato partito e alleati ad astenersi “perché l’opposizione, trasformando la Segre in un’icona dell’Olocausto, personalizza un tema più largo e strumentalizza una vicenda storica”.
Cinque consiglieri di maggioranza, tra cui tre leghisti, non hanno seguito le indicazioni del sindaco, ma alla fine i ventuno consiglieri favorevoli (contro quindici astenuti e cinque assenti) non sono stati sufficienti visto che per statuto una cittadinanza, a Gorizia, viene assegnata con i due terzi dei voti. Ci sono stati i precedenti a Trieste, poi Torino, Sesto, Biella. Ora la negazione a Gorizia.
La prima firmataria della proposta, Rosy Tucci, della lista civica Gorizia tua, racconta: “Il sindaco si è arrampicato sugli specchi nel corso di tutto il dibattito e ha citato le foibe per negare un atto dovuto a una città e a una comunità ebraica presente dal Seicento e sterminata nel corso della Seconda guerra mondiale. Mi ha accusato di aver preso ordini dal Pd, cosa non vera, ci ha chiesto di votare la mozione di maggioranza sulla cittadinanza da assegnare all’Unione delle comunità ebraiche italiane, l’Ucei. Ci siamo detti disponibili, ma certo non potevamo ritirare la proposta sulla Segre, simbolo di quella tragedia”.

La senatrice del Pd Laura Fasiolo, goriziana, ha aggiunto: “Sono preoccupata per il segnale buio che il fatto in sé esprime”. Alcuni consiglieri di destra hanno avanzato il concetto “prima ricordiamo gli ebrei di Gorizia”. E il sindaco Ziberna, già al centro delle polemiche per i canti fascisti alzati in Comune da alcuni reduci della X Mas, ora dice: “In alcune manifestazioni di piazza ci sono le bandiere, in altre si chiede di non esporle, ecco, ieri sera abbiamo chiesto di non esporre la bandiera Segre, di non trasformarla in un vessillo politico. La senatrice non ha legami con Gorizia, non è un’istituzione ebraica, è una persona che si è trovata suo malgrado in Senato e ora viene tirata dentro una certa battaglia. Lei è una donna di gran classe, ma oggi è espressione di una lotta politica ed è brandita solo da alcuni partiti non da tutta la nazione. Sono migliaia le mozioni di cittadinanza onoraria faxate, una uguale all’altra, in tutta Italia. Perché onorare Liliana Segre oggi e non sei mesi fa?”.

Il sindaco Ziberna assicura che scriverà alla senatrice a vita invitandola a ritirare il Sigillo di Gorizia, “più importante della cittadinanza”. E, dopo aver ricordato di essere stato tra i fondatori dell’associazione amici d’Israele, a proposito dei reduci della X Mas assicura: “Chiunque venga a deporre fiori ai deportati goriziani in Comune è ben accetto, non guardo né tessera né religione, tanto più di fronte a persone vicine ai 90 anni. Lo scorso anno, incontrollati, alcuni hanno alzato canti nostalgici in una stanzetta. Non c’ero e ho chiesto alla polizia locale che non si ripeta più”.

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/12/10/news/gorizia_no_alla_cittadinanza_a_segre_strumentalizza_la_storia_-243068931/

 

10 Dicembre 2019Permalink