8 agosto 2018 – Anche i ricordi personali possono aiutarci a costruire una difesa contro l’arroganza dell’ignoranza.

Storie personali di vaccini.
Ascoltando, mio malgrado, blaterare con subita autorità di vaccinazioni, mi si sono scatenati ricordi del periodo immediatamente post bellico quando avevo sette anni e frequentavo la terza elementare, il mio primo anno a scuola, prima era stato giocoforza studiare in casa.
Allora si faceva la vaccinazione antivaiolosa, a scuola, con un taglietto attraverso cui veniva inoculato il vaccino. Così si faceva sul braccio sinistro, in alto, il braccio poteva arrossarsi, gonfiarsi, faceva un po’ male e poi restava una cicatrice. Ho verificato. La mia -quasi invisibile – è ancora lì.

Correva l’anno scolastico 1946/47 e la mia aula era stata reperita in un edificio appartenente a una parrocchia.
C’erano ancora edifici scolastici che avevano retto ai bombardamenti. Ma erano requisiti per gli ‘alleati’, militari americani e inglesi. Ricordo la curiosità per le prime persone di pelle nera che mi capitava di incontrare.
Il pavimento dell’aula era costituito da piastrelle senza pretese estetiche, alcune rotte. Non c’era riscaldamento. Le finestre avevano vetri posti in riquadri che, a volte, erano occupati da cartoni: non tutti i vetri rotti dall’onda d’urto dei bombardamenti erano stati sostituiti; anche il vetro scarseggiava.
Un giorno venne un medico, accompagnato da un’infermiera, per le vaccinazioni contro il vaiolo.
Faceva un gran freddo, eravamo infagottate in strati di maglie che ci coprivano (di solito indossavamo anche il cappotto). Sopra le maglie c’era un grembiule nero. Tanto erano brutti quegli indumenti che era bene coprirli; non c’era scelta anche la lana scarseggiava o costava troppo.
Dopo qualche anno furoreggiarono le tinture casalinghe. Il colore poteva migliorare l’estetica del nostro abbigliamento, ma nel 1946/47 non ci si pensava. Era importante trovare carne: eravamo denutriti chi più chi meno ma ne avevamo bisogno. Per nostra fortuna i vegani non c’erano ancora.

Il medico, impietosito dalla necessità di farci spogliare per scoprire il braccio, gettò dell’alcool sul pavimento e accese un piccolo falò (lo alimentava con  le garze che eliminava)  cui potevamo avvicinarsi via via che venivamo vaccinate. L’infermiera attaccava un cerotto e ci aiutava a coprirci. Ricordo bene che mentre il medico ci vaccinava parlava: imparammo cos’era un vaccino e perché venivamo vaccinate. Per fortuna non c’erano nemmeno pseudopolitici blateranti a contraddirlo in nome della democrazia a modello piattaforma digitale.

Il vaccino contro il vaiolo non si fa più
La civiltà si può salvare ovunque come ovunque si può diffondere l’inciviltà.
L’attenzione reale alla salute non passa attraverso le parole degli arroganti del giorno ovunque collocati.
Il vaiolo è una malattia contagiosa di origine virale. L’ultimo caso conosciuto di vaiolo nel mondo è stato diagnosticato nel 1977 in Somalia. In Italia, la vaccinazione antivaiolosa fu sospesa nel 1977 e definitivamente abrogata nel 1981. L’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato ufficialmente eradicata questa malattia nel 1980.
Siccome il vaiolo è causato da un virus, il trattamento con antibiotici non è efficace. Non esiste un trattamento specifico e l’unico modo di prevenirlo è la vaccinazione.
Quando fu chiesto a Donald Henderson , direttore del programma di eradicazione del vaiolo, quale fosse la prossima malattia da sconfiggere, Henderson rispose: “la cattiva gestione della sanità” e non mi risulta che l’espressione dei pareri su una piattaforma digitale o con altro mezzo sia buona gestione .

Ricordo ancora il gruppo di bambine che cercavano di capire ciò che loro veniva fatto e dovutamente spiegato. Era una scuola con mille limiti ma tendenzialmente inclusiva.
Di questi tempi mi sembra ci sia chi opera per renderla esclusiva.
Il moltiplicarsi di strumenti di conoscenza che possono essere gestiti da ignoranti, irresponsabili e senza pietà, impone alla scuola di farsi responsabile e inclusiva.
Può essere un luogo di difesa dall’inciviltà dilagante e non solo nel clamoroso caso vaccini.

8 Agosto 2018Permalink

7 agosto 2018 – Nella fine il mio principio

Ricopio per intero un articolo che riguarda la mia città perché vi si citano- oltre alle minacce all’infettivologo Bassetti, anche altri casi di minacce a medici che doverosamente chiariscono la posizione della scienza sui vaccini.
E, in questo caso, il rispetto della scienza è rispetto della deontologia.
Il 4 agosto avevo pubblicato, sempre nel mio blog, un limpido articolo della scienziata senatrice Elena Cattaneo. Oggi riferisco di una politica che fra poco mi porterà indietro nel tempo, appunto al “mio principio”.

7 agosto 2018 – A Udine scoppia il caso vaccini: minacce a Matteo Bassetti
Nella notte, le vetrate della Clinica di malattie infettive sono state tappezzate di scritte contro il primario
Resta altissima la tensione sulla questione vaccini. Dopo le polemiche per il rinvio dell’obbligo per l’iscrizione a scuole dell’infanzia e nidi previsto dal Governo all’interno del decreto Milleproroghe (la cui votazione, molto probabilmente, slitterà a settembre), non si abbassano i toni.
E nel mirino è finito anche Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive di Udine. Contro il primario, da sempre in prima linea nella difesa dell’importanza delle vaccinazioni, sono comparse nella notte una serie di scritte, che hanno tappezzato le vetrate del padiglione 9 dell’ospedale di Udine.
Minacce pesanti nei confronti dell’infettivologo, insultato da una mano evidentemente ‘no-vax’. Le scritte sono già state rimosse e l’Azienda sanitaria ha deciso di sporgere denuncia. Sul caso sta indagando la Polizia, per tentare di risalire al responsabile.
Bassetti non è l’unico medico che, in questi mesi, è finito al centro dello scontro tra favorevoli e contrari alle vaccinazioni. Anche il virologo Roberto Burioni, impegnato in una campagna, anche sui social, a difesa della scienza, è stato più volte minacciato, anche di morte. L’ultimo atto di questa triste pagina è il fotomontaggio nel quale il volto di Burioni compare al posto di quello di Aldo Moro, nell’immagine simbolo del sequestro, dove si vede lo statista imbavagliato davanti alla bandiera delle Brigate Rosse.
“Quando un rispettabile membro della comunità scientifica viene colpito in maniera così barbara, come accaduto al primario di infettivologia, Bassetti, ci troviamo di fronte alla sovversione non solo delle istituzioni, ma anche della scienza e del progresso. In questo caso la politica deve assumersi la responsabilità di ristabilire la legalità e frenare questa deriva”. A dirlo è la consigliera regionale del Pd, Mariagrazia Santoro, componente della III commissione Salute, commentando la serie di frasi ingiuriose comparse contro Bassetti.
“La solidarietà verso tutta la comunità scientifica va espressa con forza soprattutto in momenti come questi. Dal virologo Burioni, minacciato di morte, a Bassetti stiamo assistendo a vergognosi e infami attacchi dai no vax. Questo, la politica non lo può permettere. Noi del Pd abbiamo sostenuto anche ultimamente la necessità di stringere un dialogo forte con la comunità scientifica, convinti che debba essere proprio chi è chiamato a tutelare la salute pubblica, a guidare il dibattito su temi delicati come quello dei vaccini”.
“Ribadiamo la forte necessità di audire medici come Bassetti in commissione Salute. Ma oltre questo, fondamentale è una presa di posizione forte del presidente Fedriga: non crollerà il mondo se per una volta la smettesse di emulare Salvini e prendesse una decisione autonoma, come hanno fatto altre Regioni, visto che in gioco c’è la salute dei nostri bambini e il futuro della nostra comunità. Condanni anche Fedriga questi indecenti comportamenti dei no vax: è proprio il silenzio e l’ambiguità delle istituzioni e di chi ha responsabilità di governo ad avvelenare il clima politico e sociale, sfociando poi in episodi del genere”.

Lasciamo per ora la scienza responsabile e troviamo il ministro dell’interno /segretario della Lega che ha dichiarato proponendosi in una linea di bizzarro caso esemplare (‘ho vaccinato miei figli’) e custode di una libertà senza vincoli ( “E’ giusto che a inizio anno, nelle scuole e negli asili, possano entrare tutti”)
6 agosto 2018 Vaccini, Salvini: “Bisogna educare, non obbligare”
«Ho vaccinato i miei figli, però ritengo che il diritto all’educazione non possa essere negato a nessuno ». Così Matteo Salvini, parlando dell’obbligo vaccinale. «È giusto che a inizio anno, nelle scuole e negli asili, possano entrare tutti. Molti Paesi al mondo non obbligano ma educano», ha quindi aggiunto il ministro dell’Interno

Ma possono i medici prendere ordini da un qualsivoglia esponente politico disposto ad asservire la conoscenza a una linea stabilita dal governo?
Il codice deontologico, su cui ogni medico giura all’inizio dell’esercizio della sua professione, all’art. 1 afferma:
“Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:
 di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di
comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà
e l’indipendenza della professione”

Io credo che il pastrocchio in sede parlamentare sia nato durante la campagna elettorale quando anche medici candidati con il M5S non trovarono nulla da dire sull’impegno a soddisfare le aspettative degli elettori “ no vax “ per trovarsi poi in difficoltà a votare lo slittamento di un anno dell’obbligo alla vaccinazione per l’iscrizione ai nidi e alle scuole dell’infanzia, slittamento previsto dal decreto Mileproroghe.
Così lo ha definito la senatrice Cattaneo : «un incomprensibile “bilanciamento politico” tra diritto alla salute e all’inclusione scolastica… »
Personalmente credo che i dubitanti dovrebbero fare una scelta fra parlamento e professione, rinunciando all’una o all’altra dato che non si tratta di un nuovo argomento ma di un problema che li ha già impegnati in campagna elettorale quando non mi sembra abbiano espresso dissenso alcuno dal parere del gruppo di appartenenza.
Ora la sen. Fattori ha votato in dissenso dal suo gruppo. Vedremo cosa farà l’on Trizzino quando il decreto Milleproroghe arriverà alla Camera. Ma la loro posizione, espressa ora, nulla modifica nel merito.

Se quello che ho descritto sopra è la fine (ma non credo sia finita qui) ora
un cenno al principio.
Nel 2008, quando si preparava l’ingresso in aula del decreto che sarebbe poi diventato la legge 94/2009 (il cd pacchetto sicurezza) venne proposta una modifica della legge Turco Napolitano che incideva proprio su un principio del codice deontologico che afferma il dovere
 di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che
mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia
professione o in ragione del mio stato o ufficio;
Era accaduto si proponesse che « il medico curante deve segnalare se il paziente è un irregolare. Se è clandestino deve essere segnalato per la sua situazione di clandestinità’ ed espulso»
La norma venne cancellata prima che il decreto fosse presentato al parlamento, dopo aver suscitato una forte reazione dell’Ordine dei medici a livello nazionale, responsabilmente condivisa a livello locale.
Cito dal comunicato dell’allora presidente dell’Ordine dei medici di Udine, il compianto dr. Luigi Conte: «L’Ordine dei Medici di Udine accoglie e sottoscrive l’appello di un grande numero di colleghi e cittadini e della SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni) per chiedere il ritiro degli emendamenti sopra specificati e ripresentati. Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione. »

Nel 2008 su quel punto si affermarono competenza, razionalità, etica.
Restò però – e ancora permane – la richiesta di presentazione del permesso di soggiorno per registrare la nascita in Italia di un figlio di migrante non comunitario.
Dice il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
Perché non ci si faccia illusioni sulla possibilità di eliminare facilmente questa norma ricordo (a prescindere dalla posizione civile e limpida di alcune persone ) la grave negligenza del Pd a farsi carico di una possibile modifica – che non si è realizzata nell’arco di nove anni e quattro governi.
Per ciò che concerne questo problema al Pd si sono assimilate, le varie forza di sinistra che si riconoscono oltre il Pd stesso e soprattutto la riottosità di cittadine e cittadini a farsi carico del problema pur ostentando amore per i propri figli.
Ma i piccoli fantasmi senza nome sono “figli degli altri” una categoria ormai così consolidata da potersi estendere, se del caso, anche ai “figli nostri”.
E per gli uni e gli altri arriva la nuova formula dell’obbligo non obbligante inventata per i vaccini.
Così la fine ci riporta al principio: ma il cerchio non tarderà ad allargarsi.

I link di riferimento si trovano nel testo che segue. Sono dissociati per non appesantire il trasferimento su facebook.

7 Agosto 2018Permalink

21 luglio 2018 – Se nasci e non hai un nome non esisti. Nessuno potrà chiamarti vicino a sé

Oggetto: Lettera aperta alle assessore del comune di Udine
– diritto di ogni nato in Italia al certificato di nascita

Gentili assessore dott.ssa Elisa Battaglia, dott.ssa Francesca Laudicini, dott.ssa Daniela Perissutti, avv. Silvana Olivotto,
sono una vecchia cittadina udinese preoccupata dall’ipotesi che ci siano bambini che, nati in Italia, vengano privati del certificato di nascita non per negligenza dei genitori ma per una norma di legge emanata nel 2009. Scrivo quindi a ognuna di voi, come da anni faccio con donne e uomini del mondo politico e della cultura, perché assessore del comune, l’ente che ora gioca un ruolo determinante in una vicenda molto triste.
Infatti nel 2009 la legge 94 (art. 1, comma 22, lettera g) aveva modificato in una forma inusitata le condizioni di registrazione delle dichiarazioni di nascita se – allo sportello degli Uffici anagrafe dei comuni – si presentassero cittadini non comunitari, genitori di un bimbo nato in Italia pronti a garantirgli, come dovuto, il certificato di nascita.
La legge che ho sopra citato, nota come ‘pacchetto sicurezza’ prevedeva e prevede infatti fra i documenti che i genitori devono presentare il permesso di soggiorno, il che ha creato una significativa difficoltà come testimonia il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».
Contestualmente alla legge era stata però emanata la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) che afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
La circolare quindi rende possibile ciò che la legge nega, assicurando ad ogni nuovo nato in Italia quello che gli è dovuto: il diritto ad avere un’identità, un nome, una cittadinanza, diritto assoluto (secondo il significato del termina latino ab solutus, sciolto da ogni vincolo).
Non gli garantisce naturalmente la cittadinanza italiana perché in Italia vige lo ius sanguinis non lo ius soli e la cittadinanza può essere concessa solo a particolari condizioni previste dalla legge n.91/1992 (Nuove norme sulla cittadinanza). Quindi, finché non ci saranno contestuali modifiche, ad ogni nuovo nato verrà riconosciuta la cittadinanza dei genitori.
Purtroppo il ‘pacchetto sicurezza’ non è stato modificato e oggi questo diritto è affidato a uno strumento debole, quale una circolare nei confronti di una legge.
Ma, proprio perché strumento debole per un diritto assoluto (diritto di ogni neonato insisto), la circolare merita il massimo di attenzione e cura in una situazione in cui una donna non può non provare una totale solidarietà per sue simili che possono (dalla scarsa conoscenza della circolare e dalla paura di una scorretta applicazione) essere indotte a nascondere il piccolo senza identità e senza nome: un fantasma in definitiva, vittima di una norma che penalizza chi la subisce, degrada chi la promuove e umilia chi non può liberarsene come cittadino/a di uno stato che l’ha fatta propria.
Il 10 dicembre del 1948 l’Assemblea delle Nazioni Unite si aprì affermando nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.
In questo momento di confusa fragilità della civiltà che allora sperammo di promuovere, consapevoli degli orrori che avevano distrutto e schiavizzato popoli interi, di fronte al rischio di negare a nuovi nati un’esistenza giuridicamente riconosciuta, i Comuni possono farsi garanti di un passaggio importante e le donne, nell’orgogliosa rivendicazione del loro status di madri (biologiche e non), possono farsene responsabili custodi.
Augusta De Piero                                                           Udine 9 luglio 2018

NOTA: la lettera è stata pubblicata il 21 luglio  dal quotidiano Messaggero Veneto

21 Luglio 2018Permalink

19 luglio 2018 – Cercare nel dolore le strade della solidarietà

Vivere senza esistere

Di fronte alle tragiche morti dei migranti, con cui continuamente siamo costretti a confrontarci, emerge la chiarezza delle parole di chi le vite salva e vuol salvare ma non si propongono gli strumenti adeguati ad affrontare questa difficile – e temo non breve – fase della storia.
Non lasciamoci paralizzare dall’orrore e dal dolore.
E’ il momento di sostenere ogni contributo alla sicurezza dei più deboli comunque minacciata.
Intervenire contro ogni minaccia è un modo per ricordarci quello che si può fare e indurci a fare di più.
Non è piccola cosa che chi nasce in Italia, figlio di migrante non comunitario irregolare, rischi di non avere un’esistenza legalmente riconosciuta perché gli è negata la garanzia del certificato di nascita.
Vivere senza esistere è una tragedia cui si può porre rimedio e, se non è stata modificata la legge che nel 2009 ne ha creato le condizioni, è possibile appoggiarsi alla circolare contestualmente emanata e che, se nota e applicata, può far superare l’ostacolo che la legge crea.
Riporto il parere di un’esperta, scritto nel 2009 ma ancor valido, come contributo alla possibilità di non tradire le vite che si aprono nel nostro paese di cui i comuni possono farsi garanti assumendo un ruolo di civiltà che non può essere loro sottratto.

L’ESPERTO RISPONDE 

Buongiorno sono un cittadino extracomunitario sono sposato e vivo con mia moglie in Italia ma siamo irregolari , senza permesso di soggiorno. Mia moglie aspetta un a bambino e deve partorire tra un mese , cosa dobbiamo fare in ospedale, dobbiamo presentare la denuncia di nascita anche se siamo irregolari?

29- ottobre 2009- La denuncia di nascita deve essere presentata obbligatoriamente, costituisce un diritto della persona, se non esiste l’atto di nascita non esiste la persona e quindi i diritti civili, come ad esempio il diritto al nome, pertanto è un atto dovuto nei confronti del bambino. Se tua moglie partorisce in ospedale la dichiarazione di nascita potrai farla tu o anche il medico o l’ostetrica o anche una persona che ha assistito al parto. La dichiarazione deve essere resa entro tre giorni dalla data del parto. In merito al fatto che non avete il permesso di soggiorno non dovete preoccuparvi in quanto non potete essere segnalati all’autorità giudiziaria in quanto irregolarmente soggiornanti. L’accesso alle strutture sanitarie, inteso non solo come il diritto di usufruire di prestazioni mediche ma inteso come anche uso nell’insieme dei servizi, anche di tipo amministrativo, da effettuare presso la struttura sanitaria di fatto non comporta nessuna segnalazione all’autorità. Il fatto di non avere il permesso di soggiorno non incide neanche sulla dichiarazione di nascita. Dopo l’emanazione del pacchetto sicurezza, è stato modificato, l’articolo 6,comma 2, del D. Lgs. n.286/1999, Testo unico sull’immigrazione, che recita: “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”. Dalla lettura della norma si poteva evincere che per l’iscrizione in anagrafe del minore era necessario esibire un permesso di soggiorno in corso di validità. Per chiarire la situazione il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare, la numero 19 del 7 agosto 2009, vedi articolo: http://www.stranieriinitalia.it/ministero_dell_interno-chiarimenti_in_materia_di_anagrafe_e_stato_civile._9243.html ,
che ha chiarito che l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno previsto da tale norma non si applica alla dichiarazione di nascita ed al riconoscimento del figlio naturale. Quindi si può rendere la dichiarazione di nascita anche se non si è in possesso di permesso di soggiorno. Se la dichiarazione di nascita viene effettuata in ospedale sarà il direttore sanitario a inoltrare la dichiarazione di nascita all’ufficiale civile entro 10 giorni, il quale formerà l’atto di nascita.. Ti ricordo che la dichiarazione di nascita può anche essere effettuata, entro dieci giorni dalla nascita, presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto, dovrai recarti all’ufficio anagrafe. L’ufficiale civile formerà l’atto di nascita, dovrai esibire attestazione di nascita rilasciata dal medico o dall’ostetrica che ha assistito al parto e come documento, sufficiente mostrargli il passaporto, non il permesso di soggiorno.    Mariangela Lioy

http://www.stranieriinitalia.it/l-esperto-risponde/lesperto-risponde/lesperto-risponde/figlio-di-irregolari-come-denunciare-la-nascita.html

19 Luglio 2018Permalink

5 luglio 2018 – I figli degli altri non sono e non erano figli ‘nostri’

La ‘statua della libertà’ parla di liberazione

Sette persone sono state arrestate per aver appeso al piedistallo della Statua della Libertà, nel Giorno dell’indipendenza, uno striscione con la scritta “Abolire l’Ice”, la divisione del dipartimento della sicurezza interna che arresta ed espelle gli immigrati clandestini. Lo rende noto un portavoce della polizia del National Park service, ricordando che è proibito esporre striscioni dal monumento. Gli arrestati sono attivisti del gruppo «Rise and Resist», che si batte contro la politica immigratoria di Trump, in particolare contro la separazione delle famiglie al confine col Messico. Dopo il blitz una donna ha scalato la base della statua e la polizia ha evacuato l’isola per precauzione. [fonte 1]

(ANSA) – ROMA, 5 LUG – Dopo circa tre ore due agenti legati con una fune sono riusciti a raggiungere e a bloccare la donna che si era arrampicata sulla base della Statua della Libertà. Le immagini sono trasmesse in diretta da quasi tutte le principali tv Usa. Mentre gli agenti si avvicinavano, la donna si allontanava, poi ad un certo punto si è tolta le scarpe ed è sembrata voler scalare ulteriormente il monumento. Alla fine si è seduta sotto un piede della statua ed è stata catturata. Per farla scendere, gli agenti le hanno messo una imbracatura e hanno usato una fune. Foto e video del ‘duello’ sono state postate anche sui social media. . [fonte 2]

In Italia non abbiamo statue della libertà da scalare, per assicurare a tutti i nati in Italia il certificato di nascita basterebbe modificare la lettera g, comma 22, art 1 della legge 94/2009.  

3 luglio 2018  – Quei bimbi morti di migranti italiani
Le storie dei tanti veneti che all’inizio del Novecento partivano pieni di speranze alla volta del Brasile sono simili a quelle degli odierni emigranti. Anche i loro drammi di Gian Antonio Stella
«Durante il viaggio in nave la bimba mi prese la febbre, una febbre sempre più alta, la vegliavo giorno e notte, non sapevo cosa fare. Una notte la sentii gemere, sudava freddo, tremava; cercai di scaldarla e tenermela vicino, ma all’improvviso smise di tremare. Era morta. Morta. Forse perché non c’erano medicine, forse perché il medico non c’era; non so. Forse aveva preso una febbre mortale». «Me la strapparono dalle braccia, la fasciarono stretta stretta da capo a piedi e le legarono una grossa pietra al collo; di notte, alle due di notte, con quelle onde così nere, la calarono giù, in mare. Io urlavo, urlavo, non volevo staccarmi da lei, volevo annegare con la mia piccola; mi tennero ferma con le braccia, degli uomini credo. Io non volevo che la mia bambina così piccola finisse in quel mare così freddo, così scuro, certamente divorata dai pesci. Volevo essere sepolta con lei, mi pareva di proteggerla, difenderla, perché non la divorassero. Non volevo lasciarla sola, povera bambina, invece mi tennero indietro mentre la buttavano giù. Quel tonfo in acqua, non posso dimenticarlo».
La mamma emigrante che ricorda lo strazio di perdere una figlioletta durante il viaggio verso il continente mille volte sognato durante l’attesa di partire, nei lunghi mesi trascorsi a vendere tutto per raccogliere i soldi e pagare la nave non è eritrea, non è senegalese, non è nigeriana… È Amalia Pasin, una veneta che, partita col marito Giovanni da Villafranca Padovana nel 1923, avrebbe tanti anni dopo raccontato la sua tragedia a Francesca Massarotto Raouik, autrice di un bellissimo libro di testimonianze, «Brasile per sempre. Donne venete in Rio Grande do Sul». Donne mosse tutte dalla stessa speranza: «catàr fortuna». Lì, nel «Brasil taliàn» pieno di immigrati nostri ed evocato da una canzone struggente: «Italia bella, mostrati gentile / i figli tuoi non li abbandonare / sennò se ne van tutti nel Brasile / non si ricordan più di ritornare…». Alcuni fecero i soldi. Altri no. Ad agosto a volte fanno ancora festa cantando un «forrò» brasileiro in veneto ricordando la ricotta, la polentà e il baccalà: «ohi puina la bèla puina / la polentina con el bacalao». I loro bambini morti nella traversate, però, tantissimi, non li hanno dimenticati mai. E se vedono alla tivù le immagini di bimbi spiaggiati sulle spiagge italiane, loro, ancora oggi un sussulto ce l’hanno. Non scrivono su facebook «buon appetito ai pesci»… [fonte 3]

Vedi anche: 27 giugno 2018 – Continuare a parlare dei bambini fantasma è inutile offerta all’indifferenza rassegnata, annoiata, incosciente, beffarda che sia;
4 luglio – Testimonianze di razzismo diffuso in Italia (due post).
E comunque le categorie migranti, minori, razzismo e i teg anagrafe, bambini

[fonte 1]
http://www.lastampa.it/2018/07/04/esteri/migranti-scala-la-statua-della-libert-e-striscione-per-protesta-arresti-95KJyLRmXlaoNkuegEqZeM/pagina.html
[fonte 2]
http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/07/05/usa-arrestata-donna-su-statua-liberta_61cdeb10-fbe6-4d23-8034-87ab756f06b3.html
[fonte 3]
https://www.corriere.it/opinioni/18_luglio_04/quei-bimbi-morti-migranti-italiani-39a0aea2-7ee4-11e8-9a5a-8ee160d32254.shtml

5 Luglio 2018Permalink

4 luglio 2018 – Testimonianze di razzismo diffuso in Italia

Approfitto del testo che ho trovato su facebook per ricordare che prima dell’approvazione delle leggi razziali del 1938 i ‘non ariani’ venivano fatti oggetto di beffe, denigrazioni, minacce. A volte si manifestavano in pubblico e costruivano il punto di riferimento collettivo per italiche sghignazzate. Parecchi anni fa a Roma in una corposa mostra sull’argomento si potevano esaminare pagine ‘educative’ del famoso Corrierino dei piccoli a garanzia di un inizio precoce dell’operazione culturale. Lo sghignazzo avrebbe poi accompagnato l’affermazione delle leggi razziste: ormai era chiaro che c’erano persone che potevano essere denigrate, abusate nella loro dignità e non solo acquisendone merito e consenso. Nel 1938 il terreno era pronto e quelle leggi venero approvate; il discrimine ‘ di razza’ acquisì anche validità scientifica. Ne fu testimone la rivista di regime ‘La difesa della razza’.
Nel 1943 si aprì ufficialmente la shoah italiana (così la definisce la senatrice Segre) i cui primi carnefici erano di ‘razza ariana’, sudditi di una monarchia che era stata garanzia di affermazione del fascismo.
Ufficialmente la shoah italiana terminò con la fine della guerra ma qualche scoria ne resta nella cultura nazionale dove potrà crescere nel consenso diffuso. Tanto per cominciare i nostri robusti stomaci digeriscono mitridatizzati una legge che dal 2009 nega ad alcuni bambini nati in Italia il certificato di nascita. La decisione si fonda sulla classificazione burocratica dei loro genitori .

 

Chissà perché mi viene in mente Eichmann, ma è solo la confusione di una mente annebbiata dal recente risveglio. Meglio che mi beva un caffè. Poi tutto sarà chiaro, confortato dallo sventolio di rosari dell’onorevole Ministro dell’Interno (XVIII legislatura- presidente prof. Conte).

 

 

 

03 luglio 2018 “Hanno aizzato un cane contro un ambulante sulla spiaggia.
E tutti applaudivano e ridevano”
(per verificare: link in calce)

Un caso di razzismo quotidiano sul litorale della Liguria. “Quando ho chiesto a una signora perché esultava, mi ha insultato dandomi della buonista e puttana” di Mauro Munafò
“Ho visto un cagnolino scendere le scale di un bar che dà sulla spiaggia e rincorrere abbaiando un ragazzo dalla pelle scura che vende libri. Naturalmente il cane era stato incitato dal suo proprietario. Nel mentre i bagnanti applaudivano compiaciuti”.

Scene di razzismo balneare su una spiaggia ligure, sabato scorso. Ce le racconta Simona, che ci chiede però di non usare il suo vero nome. “Sono intervenuta e ho chiesto a una signora perché applaudiva e perché diceva che quel cane era il “Number One”. La signora mi ha risposto così: “Vaffanculo, puttana buonista del cazzo. Prenditeli tu i negri a casa tua, così ti scopano meglio di tuo marito”.

Un breve racconto che Simona ha consegnato al suo profilo Facebook ed è finito su centinaia di bacheche. Una diffusione che però le ha attirato contro decine di messaggi terribili, con minacce esplicite alla sua persona. E che l’hanno costretta a rimuovere quel post dai social network, per paura della propria incolumità e di quella della sua famiglia.
“Quei messaggi che mi sono arrivati erano orribili. Minacce esplicite o velate, dicevano “non intrometterti che è meglio per te”, “la prossima volta tira dritto e non guardare”. Ma io non riesco a non guardare, non riesco a ignorare queste cose”, spiega Simona all’Espresso. Non cerca di fare l’eroina, anzi. “In quella spiaggia, quando mi sono sentita rispondere così, mi sono messa a piangere. A consolarmi è stato proprio quel ragazzo, che mi ha abbracciato e mi ha detto:”Sono abituato, stai tranquilla”. E ora, dopo aver letto quello che mi hanno scritto, sono spaventata”.

Simona ci racconta però di essere andata a cercare la proprietaria del cane per chiederle come le fosse venuto in mente di aizzare il suo animale domestico contro quel ragazzo che vende libri. La risposta lascia senza parole: “Il mio cane, come me, odia i negri”. Più che la banalità del male, siamo di fronte alla stupidità del male.

Meglio chiudere questo articolo con le parole con cui si chiudeva il post su Facebook: “Io non ce la faccio ad accettare tutto questo. Non sono un’esperta di migrazioni, non sono una politica, non sono nulla di nulla. Sono solo una donna profondamente sconsolata e preoccupata da questo mondo in cui a volte mi sento come un pesce fuori d’acqua. Ma non ci sto. Io non lo accetto”.

Non avevo nemmeno finito di copiare il testo precedente che

3 luglio 2018 – Razzismo a Sassari: aggredita e picchiata una giovane di colore (link in calce)

“Negra torna in Africa”: così un uomo ha insultato la ragazza mentre inveiva contro di lei in via Bogino 

SASSARI. Grave episodio razzista a Sassari. Una giovane nigeriana è stata aggredita, malmenata e insultata con frasi razziste da un uomo. L’episodio, per il quale sta indagando la polizia, è avvenuto ieri 2 luglio in tarda mattinata davanti al bancomat delle poste di via Bogino.
Una donna di colore, che stava prelevando al bancomat è stata aggredita da un uomo perché la nigeriana non avrebbe rispettato la fila. Una lite che presto si è trasformata in aggressione ed episodio di intolleranza razzista, davanti a tanti testimoni, nessuno dei quali però è intervenuto. La giovane, di costituzione esile, è stata infatti gettata a terra, picchiata dal suo aggressore che le ha anche rotto il bancomat e spaccato il cellulare mentre nel frattempo urlava: “Ci sono prima io, vattene via negra, tornatene in Africa!”.
La ragazza è stata quindi soccorsa a accompagnata da un’ambulanza del 118 sotto choc al pronto soccorso dove le è stato assegnato un codice verde e successivamente cinque giorni di cura. I
Sul posto ieri era intervenuta una volante dlla polizia che al momento dell’arrivo davanti alle poste aveva trovato i due protagonisti della vicenda e iniziato a raccogliere le testimonianze.
In difesa della giovane donna sta intervenendo la rete delle associazioni operanti a Sassari. Si sta già organizzando un sit-in di protesta proprio in via Bogino, davanti alla sede delle poste dove è avvenuto il brutto episodio
Sit in in via Bogino a sostegno della ragazza nigeriana aggredita

SASSARI. Si è svolto stasera un sit-in a sostegno della ragazza nigeriana aggredita ieri mattina 2 luglio davanti alle poste di via Bogino. Semplici cittadini e rappresentanti della rete delle associazioni che hanno voluto testimoniare così la solidarietà alla ragazza e la condanna per l’episodio.

 

 

http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2018/07/03/news/hanno-aizzato-un-cane-contro-un-ambulante-nero-sulla-spiaggia-e-tutti-applaudivano-1.324543

http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2018/07/03/news/razzismo-a-sassari-aggredita-e-picchiata-una-giovane-di-colore-1.17026685

4 Luglio 2018Permalink

18 giugno 2018 – Come gli orchi delle favole

Il modello USA ha superato il maestro lego/italiano.

Sono circa duemila i bambini separati dalle loro famiglie al confine Usa-Messico dal 19 aprile al 31 maggio,  dopo l’entrata in vigore della politica di tolleranza zero dell’amministrazione Trump contro l’immigrazione clandestina. Lo riportano i media Usa citando dati del dipartimento per la Sicurezza interna, sullo sfondo delle polemiche per la violazione dei diritti dei bambini, denunciata anche dall’Onu [fonte 1 e 2]

Nel 2016, a una cinquantina di chilometri circa dalla città di El Paso, sotto la presidenza del democratico Barack Obama, era stato allestito un «centro di detenzione temporanea»: veniva utilizzato per ospitare famiglie di migranti ma senza separarle.

In questa occasione, la Casa Bianca rivendica apertamente la sua politica, ammettendo senza giri di parole di voler in tal modo scoraggiare i clandestini. Lungi dall’essere preoccupato per il clamore suscitato dalla questione, il presidente Usa starebbe per chiedere una vasta riforma dell’immigrazione — che da mesi slitta al Congresso —e mette sotto pressione l’opposizione: «I democratici costringono la separazione delle famiglie al confine con la loro agenda legislativa orribile e crudele», ha twittato il presidente. Divisi nella loro maggioranza, i repubblicani …» continua. [fonte 3]

L’abile maestro lego/italiano comincia dai Rom

Il maestro cominciò ad esercitarsi oltre i proclami, trovando il modo di coinvolgere direttamente gli italiani di pervasiva fede padana, con una campagna sistematica contro Rom e Sinti, che inizialmente chiamava in gioco il presidente Scalfaro (1992-1999). Gli vennero inviate migliaia di cartoline, distribuite lungo il corso dei pellegrinaggi in onore del dio Po, dal Monviso a Venezia, dove il leader della Lega avrebbe dato nel 2008 il meglio di sé nel famoso discorso in cui allocava la bandiera in forma che si voleva platealmente disonorevole.
Nelle cartoline/petizione – che si potevano inviare al Presidente senza francobollo – si chiedeva di diventare Rom per fruire del soccorso di 35.000 lire al giorno che spettava ai profughi dalla ex Jugoslavia il cui status fosse riconosciuto. Se riconosciuti tali erano raccolti in campi dove le 35.000 lire di norma servivano ai gestori per il loro mantenimento.
Il richiamo ai rom era una bugia ma fu creduta e nulla fece per smentirla il Quirinale destinatario delle cartoline. Gli sussurrava all’orecchio il conte zio di manzoniana memoria : “sopire, troncare, … troncare, sopire” e il presidente, uomo di buona cultura, conosceva certamente i Promessi Sposi.

L’abile maestro identifica i nuovi nati da trasformare in fantasmi

Il maestro allora si sentì tanto sicuro da poter identificare una categoria da danneggiare: i nati in Italia, figli di migranti non comunitari irregolari perché privi di permesso di soggiorno, non dovevano avere il certificato di nascita.
Il metodo escogitato era abilissimo e obliquo, così contorto che poteva anche essere digerito dagli italiani ‘sopiti’ senza turbare il luogo comune del loro conclamato amore per l’infanzia che, nelle disposizioni ministeriali e nelle leggi italiane, non viene (ancora?) impudicamente esposta alla devastazione proclamata e ostentata come vogliono invece le grida dirette del presidente degli Stati Uniti.
Si grida contro le invasioni ma si tace (sopire!) su chi nasce in Italia. La cosa importante è non vederlo: prima o poi il modello di costruita invisibilità tornerà utile.
Anche la shoà non cominciò con i lager.

 

 

 

Il certificato non era (e non è)   loro negato ma, quando gli irregolari genitori chiedano la registrazione della loro nascita lo sportello del comune può trasformarsi nella trappola dove la piccola spia appena nata, ma già punita per la sua origine, ne segnali l’irregolarità meritevole di espulsione anche per le badanti che abbiano perso il lavoro per la morte del soggetto della loro attività pur se ’badato’ per anni. [fonte 4].

I primi maestri sono i silenzi tanto più nefasti quanto più autorevoli.

Il ‘maestro’ non è persona di cui si possa identificare l’identità, ammesso che ne abbia una, ma non ce n’è bisogno.
Ormai una legge che dal 2009 – quando il voto di fiducia da proposta la innalzò a norma – è transitata intatta nelle maggioranze prudentemente sorde e cieche ai tempi dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni da cui è stata offerta al governo Conte come un pacco regalo, utile e senza fiocchi colorati, discreto e invisibile ai più.
Maestri sono i silenzi di quella che fu maggioranza e oggi è opposizione ‘di centro sinistra e di sinistra’ tout court, confortata dagli autorevolissimi vescovi italiani, uniti nella CEI, che pure inondano l’opinione pubblica di indicazioni corrette e accettabili a tutela dei bambini, se e solo se forniti di famiglia.
Se di famiglia sono privi non si vedono, fantasmi trasparenti attraverso cui lo sguardo passa senza ostacoli che lo obblighino a soffermarsi. Anche le chiese protestanti tacciono in un clima ecumenico che non fa onore a nessuno. [fonte 5]

L’inesistenza di registrazione anagrafica è caratteristica accomuna questi piccoli agli schiavi di un tempo – negli USA e in Europa – per cui non esisteva la possibilità di registrazione della nascita mentre di alcuni di loro, liberati, si conosce la data della morte.

[fonte 1]
Il ‘cartoonist’ Roy Rogers, autore della vignetta. sarebbe stato licenziato per averla pubblicata.
https://www.theguardian.com/media/2018/jun/17/pittsburgh-post-gazette-rob-rogers-cartoons

[fonte 2]
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/usa-2-000-bimbi-tolti-a-genitori-migranti-al-confine-con-il-messico_3146338-201802a.shtml

[fonte 3]
https://www.corriere.it/esteri/18_giugno_16/usa-2000-bambini-separati-loro-famiglie-confine-il-messico-dcec718e-7108-11e8-8f08-e72858c58491.shtml

[fonte 4]
http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione
In quel sito viene pubblicato il testo unico sull’immigrazione, nel testo coordinato del decreto legislativo 25/07/1998 n° 286, aggiornato con le modifiche apportate. Si veda l’art 6 comma 2 come modificato con le parole inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.

[fonte 5]
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html
Prima  parte. La chiesa in ascolto della famiglia

 

18 Giugno 2018Permalink

15 giugno 2018 – Scrivo al Ministro dell’Interno

Illustrazioni: una preziosa vignetta di Mauro Biani e l’Urlo di Munch in conclusioni. E’ difficile descrivere meglio il mio stato d’animo

Al Ministro dell’Interno
on. Matteo Salvini
Sua Sede Udine 15 giugno 2018

oggetto: lettera aperta – nati in Italia privati per legge del certificato di nascita
Egregio ministro Matteo Salvini,

Ho letto nel sito del Ministero dell’Interno la dichiarazione da lei resa in Senato il 13 giugno alle 14,04.
E’ un testo di immediata comunicazione, se non altro per quella apertura inusuale in un documento ufficiale: “sono stufo che i bambini muoiano”.
Ho anche ascoltato la sua voce da Rai News dove, reiterando alcune parole del testo che ho citato, aggiunge: «Io sono qua come ministro e come uomo e l’unica cosa che non accetto avendo due figli è che nel governo ci sia qualcuno che vuole il male dei bambini … ». 
Purtroppo però è possibile identificare in una legge – che, per essere tale, vincola anche il suo ministero – la fonte di una espressione di ‘male’ che vuole bambini senza identità, fantasmi inesistenti con tutti i rischi che per loro da ciò conseguono.
Mi spiego: nel 2009, ai tempi del quarto governo Berlusconi, l’on. Maroni, suo predecessore nella funzione che ora lei ricopre, fece approvare con voto di fiducia il cosiddetto pacchetto sicurezza che stabiliva doversi presentare il permesso di soggiorno per ottenere la registrazione della dichiarazione di nascita di un nato in Italia (lettera g del comma 22 art. 1 della legge 94/2009).
Ciò significa che, se quella domanda di registrazione non viene presentata, il piccolo nuovo nato resta privo del certificato di nascita, suo diritto personale, che ne garantisce l’identità, l’appartenenza familiare, la cittadinanza (non necessariamente quella italiana ma quella dei suoi genitori) e tutto ciò che ne consegue.
In questo fondamentale riconoscimento i ‘figli nostri’ – che la vincolano come padre a non accettare “ci sia qualcuno che vuole il male dei bambini” – sono distinti da “figli degli altri” per cui un atto gravido di tragiche conseguenze per la vita di chi lo subisce senza potersi difendere può farsi norma e, proprio dal 2009, la legge impedisce di fatto una garanzia che per sé dovrebbe essere assoluta (nel senso letterale del termine, ab-soluta, cioè sciolta da ogni vincolo) ma che nei fatti non lo è.

Per meglio chiarire la questione faccio mie e trascrivo le parole del Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto invece al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi». E ancora lo stesso Rapporto Supplementare precisa: «Sempre in tema di diritto di registrazione alla nascita la legge 219/2012 –“Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali” – ha equiparato sotto ogni aspetto la condizione dei figli nati all’interno e al di fuori del matrimonio».
Non pensi che il Rapporto si limiti alla denuncia, come spesso per comoda pigrizia si usa.
Proprio il terzo capitolo del Rapporto si apre con una raccomandazione che al punto b raccomanda: «29 – b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori». La raccomandazione termina con la sigla che connette allo studio che fa capo al Comitato sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite. CRC/C/ITA/CO/3-4, punto 29.
Che fare per realizzare quanto il Terzo Rapporto Supplementare raccomanda?
La strada maestra sarebbe la legge. Era sufficiente (e ancora lo sarebbe se tanto si volesse) una modifica semplice e non onerosa all’art. 1 comma 22 lettera g della legge 94/2009 che aveva inserito il permesso di soggiorno fra i documenti da presentare per la registrazione degli atti di stato civile.
Sarebbe bastato ricollocare gli atti di stato civile fra quelli la cui richiesta non implica la presentazione del permesso di soggiorno, anzi non dimentichiamo che dal 2011 erano rimaste all’attenzione del Parlamento solo le registrazione delle dichiarazioni di nascita, dato che la Corte Costituzionale – con sentenza 245 – aveva tolto questo vincolo dalla registrazione della richiesta di pubblicazioni di matrimonio.
E’ chiaro che sarebbe insensato chiedere al Governo ciò che il Parlamento non è riuscito a fare in nove anni ma un ruolo proprio del Governo c’è e non può essere disatteso.
La raccomandazione 29 del Rapporto più volte citato propone «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori».

Per far questo lo strumento c’è già e non richiede per essere applicato di distogliere l’attenzione del Ministro dell’Interno dalle urgenze del momento. Si tratta della circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali che afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
A questo punto, e finché la situazione non sia risolta da una norma di legge, il ruolo determinante appartiene ai Comuni.
A tale proposito è opportuno essere consapevoli che la circolare ministeriale è un provvedimento di natura amministrativa e potrebbe essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni dato il suo contenuto di fatto modificativo della norma di legge. Di fatto si tratta comunque di norma poco nota all’opinione pubblica, non tale quindi da costituire una certezza rassicurante per i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, non si presentino agli uffici anagrafici proprio per timore di essere eventualmente espulsi.

Dando per scontato che la circolare n.19 sia ancora in vigore, sembra necessario diffonderne la conoscenza e pubblicizzarla nel contesto di una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori di cui ora condivideranno la cittadinanza, in assenza di qualsiasi forma di un, pur auspicabile, ius soli.
  In attesa di un soprassalto di dignità politica che affidi alla certezza di una legge il riconoscimento dell’esistenza giuridicamente riconosciuta e della identità di tutti coloro che nascono in Italia porgo distinti saluti

Augusta De Piero – Udine

15 Giugno 2018Permalink

28 maggio 2018 – Lettera aperta all’assessore alla cultura del comune di Udine

28 maggio 2018 – Oggetto: lettera aperta

Egregio assessore
mentre si appresta a ricoprire il suo ruolo di “assessore alla cultura e alle politiche comunitarie” voglio ricordarle che dal 2009 una legge dello stato italiano ostacola gravemente la registrazione della dichiarazione di nascita di nati in Italia che siano figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno.
E’ la condanna, comminata a bambini identificati per una caratteristica burocratica di un genitore, a non avere il certificato di nascita, quindi a non esistere giuridicamente.
Per assicurare scorrevolezza di lettura e insieme doverosa documentazione a supporto delle mie affermazioni trascriverò in calce i puntuali riferimenti alle fonti via via citate [1].
L’inesistenza di registrazione anagrafica è caratteristica che accomuna questi piccoli agli schiavi di un tempo – negli USA e in Europa – per cui non esisteva la possibilità di registrazione della nascita mentre di alcuni di loro, liberati, si conosce la data della morte.
Del rifiuto in legge alla registrazione anagrafica in Italia e delle necessità del suo superamento fa fede anche il 3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. [2]
E’ ben vero che nel momento stesso in cui fu approvata la legge nota come ‘pacchetto sicurezza’ fu emanata una circolare che invece ammetteva tale registrazione di cui la mozione 48 approvata all’unanimità due anni fa dal consiglio comunale dice: « Considerato che la circolare ministeriale, sebbene abbia contribuito a dirimere il dubbio iniziale» a proposito della registrazione dovuta delle dichiarazioni di nascita «onde evitare che tale disposizione si ponesse in contrasto con l’articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale, non può ritenersi idonea a garantire la certezza del diritto in quanto, trattandosi di provvedimento di natura amministrativa, può essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni atteso il suo contenuto, di fatto modificativo della norma di legge» [3].
Di fatto però, constatato che la legge del 2009 è sempre in vigore, ora non resta che far fede alla circolare assicurandone il rispetto da parte del comune che non può negare l’esistenza di chi nasce sul suo territorio. Per questo mi rivolgo all’assessore alla cultura che non può assimilare un dovuto atto di civiltà a un gesto pietoso e benefico, affidato alla precarietà dei buoni sentimenti.
E’ una civiltà costruita in Europa a partire dall’illuminismo, oscurata nel periodo nazifascista, ma riaffermata nella nostra Costituzione di cui ognuno di noi, se occorre, ha il diritto-dovere di farsi garante. Dice l’art. 3 della Carta: « Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso , di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta ` e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana …»
E la Repubblica, cortese assessore. siamo tutti noi
Augusta De Piero

Documentazione:
[1] l’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 25 luglio 1988, n. 286, così come modificato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94 (art. 1 comma 22 lettera g).
[2] http://www.gruppocrc.net/ anno 2016-2017
Il Gruppo CRC presenta il 3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia, alla cui redazione hanno contribuito 144 operatori delle 96 associazioni del network di cui nel sito si può leggere il testo integrale.
[3] C O M U N E D I U D I N E N. 48 d’ord. OGGETTO: Mozione del Consigliere Gallo e altri avente ad oggetto “Registrazione anagrafica dei bambini stranieri nati in Italia da genitori non regolarmente soggiorna, approvata all’unanimità il 31 maggio 2016.
« Considerato che la circolare ministeriale, sebbene abbia contribuito a dirimere il dubbio iniziale circa l’interpretazione dell’articolo 6 onde evitare che tale disposizione si ponesse in contrasto con l’articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale, non può ritenersi idonea a garantire la certezza del diritto in quanto, trattandosi di provvedimento di natura amministrativa, può essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni atteso il suo contenuto, di fatto modificativo della norma di legge».
Aggiungo anche l’adesione all’appello di alcuni soggetti privati registrata nella mozione firmata dai consiglieri di maggioranza del Consiglio regionale il 30 maggio 2017 su iniziativa dell’allora consigliera Silvana Cremaschi.

conclusione

Constatata l’indifferenza al problema delle forze politiche in genere ho mobilitato una figura istituzionale nella speranza che sappia promuovere il rispetto almeno delle norme internazionali nel quadro dell’art. 3 della Costituzione.
Vedremo.
Preciso che l’assessore mi conosce e sa che non sono e non sarò una sua elettrice.

28 Maggio 2018Permalink

15 maggio 2018 – Qualcuno si occuperà di esseri umani che la legge vuole fantasmi dalla nascita?

Premessa: le note non sono collegate per difficoltà del PC ma segnalate e si trovano in calce con i link funzionanti

Domenica 13 marzo a Udine abbiamo deciso il quadro politico del comune, pienamente conforme a quello della Regione il cui presidente appartiene alla Lega.
Non dimentichiamo che una norma diventata legge nel 2009 inquina ancora la nostra convivenza.
L’aveva voluta l’on. Maroni, ministro dell’interno nel quadro del quarto governo Berlusconi che se ne fece garante. Non ne è stata compresa la gravità e ha resistito impavida, scivolando dalla XVI legislatura alla XVII, assicurata dalla continuità dell’indifferenza dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni.
Ora passerà alla XVIII legislatura nel contesto di un quadro politico che attraversa le istituzioni dallo stato al al Comune che potrebbe diventare il luogo in cui si nega esistenza a chi nasce sul nostro territorio.

Mi riferisco alla negazione per legge del certificato di nascita ai nati in Italia, figli dei migranti non comunitari privi del permesso di soggiorno.

Provo a ripercorrerne la storia di vicenda sconcertante

Provo a ripercorrerne la storia senza dimenticarne il riferimento indispensabile, l’art. 3 della Costituzione.

« Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Quando il fenomeno delle immigrazioni divenne ineludibile se ne occupò la cd legge Turco-Napolitano (legge 6 marzo 1998, n. 40 art. 6) indicando, tra l’altro, le circostanze in cui lo straniero non doveva esibire il permesso di soggiorno altrimenti necessario.
Il termine “fatta eccezione”, che ritroviamo nell’art. 6, diventerà determinante nel prosieguo del discorso perché su quelle due parole si fonda un segnale di riconoscimento dei diritti civili, affermato nella legge Turco Napolitano e vanificato poi da altre norme.

«Art. 6 Facoltà ed obblighi inerenti al soggiorno
2. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati. [NOTA 1]»

Alla legge Turco Napolitano fece seguito la cd Bossi Fini (legge 30 luglio 2002, n. 189) che, nonostante l’impegno ad appesantire le norme della legge precedente, non osò toccarne l’art.6.

Ma nel quadro del quarto governo Berlusconi l’allora ministro Maroni riuscì ad imporre la sua volontà e a far approvare il cd “pacchetto sicurezza” (ossia la legge 94/2009) con voto di fiducia che naturalmente garantì anche la norma che ora ricopio.

«Articolo 1 comma 22 lettera g
g) all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»

Attenzione: le parole “sono sostituite” implicano la cancellazione delle parole oggetto della sostituzione e precisamente dell’espressione “fatta eccezione per i provvedimenti … inerenti gli atti di stato civile o all’accesso ai pubblici servizi”.
Di conseguenza la domanda di registrazione degli atti di stato civile da allora richiede la presentazione del permesso di soggiorno e l’assenza di quel documento potrebbe determinare l’espulsione di chi ne è privo come si può evincere dal Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero [NOTA 2]

Fra doppiezza e indifferenza

E infine si arriva a misurare il significato dell’inclusione degli atti di stato civile fra quelli per cui risulti necessaria la presentazione del permesso di soggiorno facendo riferimento a un passaggio critico che, in prima battuta, si legge in una interrogazione dell’allora parlamentare Leoluca Orlando e nella risposta del sottosegretario di stato Michelino Davico. [NOTA 3]
Il 7 agosto 2009 era stata emanata la circolare n. 19 secondo la quale in Ministero dell’Interno, con una sorprendente interpretazione, affermava che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto». [NOTA 4]

E’ molto interessante osservare che il sottosegretario firmatario della circolare apparteneva politicamente alla Lega – il partito che, nel quadro del quarto governo Berlusconi, poteva con governativo conforto impegnarsi coraggiosamente nella lotta al nemico più debole: i neonati. [NOTA 5]
Lo aveva fatto imponendo l’approvazione del ‘pacchetto sicurezza’ con voto di fiducia (sostenuto con forza dall’allora Ministro dell’Interno on. Maroni), ed emanando immediatamente la circolare n. 19.

(Per il testo integrale della interrogazione dell’on. Orlando e relativa risposta vedi dossier 1).

Nel 2016 la Mozione, votata all’unanimità dal Consiglio Comunale di Udine, ben ne definì il significato sul piano giuridico (Per il testo integrale della mozione del Consiglio Comunale di Udine vedi dossier 2)
«Considerato che la circolare ministeriale, sebbene abbia contribuito a dirimere il dubbio iniziale circa l’interpretazione dell’articolo 6 onde evitare che tale disposizione si ponesse in contrasto con l’articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale, non può ritenersi idonea a garantire la certezza del diritto in quanto, trattandosi di provvedimento di natura amministrativa, può essere disapplicata dagli Uffici di Stato Civile dei Comuni atteso il suo contenuto, di fatto modificativo della norma di legge». [NOTA 6]

Ricordando anche le reiterate richieste del gruppo Convention on the Rights of the Child (gruppo CRC), perché la lettera g del comma 22 dell’art. 1 sia modificata, mi limito a proporne la pubblicazione più recente in cui il Gruppo CRC presenta il 3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia [NOTA 7] [NOTA 8]

«29. Il Comitato, richiamando l’accettazione da parte dello Stato Italiano della raccomandazione n. 40 dell’Universal Periodic Review, al fine di attuare la Legge 5 febbraio 1992 n. 91 sulla cittadinanza italiana, in modo da preservare i diritti di tutti i minorenni che vivono sul territorio nazionale, raccomanda all’Italia:
a) di assicurare che l’impegno sia onorato tramite la legge e di facilitarlo nella pratica in relazione alla registrazione alla nascita di tutti i bambini nati e cresciuti in Italia;
b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini a essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori;
c) di facilitare l’accesso alla cittadinanza per i bambini che potrebbero altrimenti essere apolidi.                                CRC/C/ITA/CO/3-4, punto 29».

E ancora. Il 7 giugno 2013 l’Asgi (Associazione Studi Giuridici Immigrazione) aveva pubblicato un comunicato stampa in cui annunciava la pubblicazione di uno dei tanti rapporti CRC che contiene un passaggio di particolare interesse, ricopiato di seguito [NOTA 9]

«Le stime più recenti sulla presenza di immigrati in situazione irregolare fanno supporre che vi possa essere un numero significativo di gestanti in situazione irregolare che potrebbero, per paura di essere identificate, non accedere alle cure ospedaliere ed alla registrazione anagrafica del figlio. A seguito dell’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale previsto dalla Legge 94/2009, risulta, infatti, un obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali che rappresenta un deterrente per quei genitori che, trovandosi in situazione irregolare, non si presentano agli uffici anagrafici per la registrazione del figlio per paura di essere identificati ed eventualmente espulsi. Rispetto a questa tematica si deve nuovamente sottolineare come non sia stato sufficientemente pubblicizzato il contenuto della Circolare del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno, dove si specifica che non è necessario esibire documenti inerenti al soggiorno per attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile). La raccomandazione del Comitato ONU in cui si incoraggia il Governo ad intraprendere una diffusa campagna di sensibilizzazione appare disattesa».

Facendo forza sulla esistenza della circolare 19, si è potuto ottenere la modifica di un dépliant dell’ospedale di Udine che, disponendo di un apposito servizio per la registrazione delle dichiarazioni di nascita, aveva in un primo tempo richiesto la presentazione del permesso di soggiorno salvo poi correggersi nel 2013.
Preciso che tanto è stato possibile a seguito di una segnalazione privata nell’assenza di interventi istituzionali.

Esistenti per la Camera, annullati in Senato

La preziosa mozione votata dal Comune di Udine (si veda nota 2 nel dossier finale) ricorda anche il ddl 2092 – trasferito al Senato il 13 0ttobre 2015 affermando:
«Preso atto che il “ripristino” del testo originario dell’art. 6, comma 2, del D.Lgs 25 luglio 1988, n. 286, è stato recepito nel ddl n. 2092, avente ad oggetto: “Modifiche alla L. 5/2/92 n. 91 e altre disposizioni in materia di cittadinanza”, approvato dalla Camera dei deputati il 13/10/2015 e trasmesso in pari data al Senato per l’esame da parte della competente Commissione che ha avviato i suoi lavori il 19/2/2016 » [NOTA 10]

Ecco il testo del ddl 2092 (art. 2 comma 3):

«3. Al comma 2 dell’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, dopo le parole: «carattere temporaneo» sono inserite le seguenti: «, per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile».

Come è evidente l’obiettivo del dl 2092, art. 2 comma 3 era quello di ripristinare le parole «per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile». Se fosse stato approvato riconosciuto il diritto di esistere di tutti i nati in Italia secondo quanto affermato dall’art. 7 della legge 176/1991, Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20/11/1989.

«Legge 27 maggio 1991, n. 176 Art. 7     
1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide».

Prima di chiarire la natura del comma 3 dell’art 2 del ddl 2092 e la particolarità della sua collocazione in altra norma (di cui si dirà più avanti) è importante segnalare due proposte di legge potenzialmente risolutive della questione. Il Parlamento le ignorò nell’indifferenza dei partiti di maggioranza in tutto il corso dei governo Monti (XVI legislatura), Letta, Renzi e Gentiloni (XVII legislatura che ora si chiude). [NOTA 11] [NOTA 12]

Per meglio capire torniamo al 2008.
Prima di considerare l’ascesa e caduta dell’articolo 2 comma 3 del ddl 2092 sarà opportuno far memoria della situazione alla fine del 2008 quando nacque la legge 94/2009.
In quel primo testo era prevista anche una norma secondo la quale i medici che avessero curato in una pubblica struttura un non comunitario privo di permesso di soggiorno avrebbero dovuto denunciarlo alle autorità di pubblica sicurezza.
Comunicato stampa dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Udine: preoccupazione su proposta emendamento del c.d. “pacchetto sicurezza”.                       OMCeO Udine – 20 novembre 2008

« Il Medico non è un delatore e risponde all’obbligo deontologico di garantire assistenza a tutti “senza distinzioni di età, di sesso, di etnia, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace e in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera” ».
E continua
« Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione». L’impegno nazionale e locale fece sì che il “pacchetto sicurezza” arrivasse in parlamento senza la figura del medico spia.

Puoi sposarti ma se nasci non esisti

Spie della irregolarità-colpa dei genitori erano però i neonati che nel 2011 sarebbero rimasti soli ad esercitare la non commendevole funzione.
Infatti, considerando che gli atti di stato civile, oltre alla registrazione delle dichiarazione di nascita, comprend0no la registrazione della domanda di pubblicazioni di matrimonio, è opportuno ricordare che dal 2011 i matrimoni di sans papier o con sans papier erano stati messi al sicuro della Corte Costituzionale.[NOTA 13]
La subdola risposta del sottosegretario Davico (segnalata con nota 3) all’on. Orlando veniva così destituita di ogni fondamento. La pretesa che la norma del pacchetto sicurezza (cui dal 2009 era dovuta la modifica dell’ordinamento precedente) fosse finalizzata ai matrimoni di comodo veniva svelata come falsa nei fatti: a resistere come capro espiatorio da usare e distruggere non erano più gli sposi ma solo i neonati, strumento per indurre paura, mezzo surrettizio di governo di una politica securitaria avanzante.

Questa norma – che il mitico re Erode avrebbe potuto rivendicare – sarebbe stata corretta nel quadro della legge che il 13 ottobre 2015 passò al Senato dalla Camera che l’aveva approvata. [NOTA 14]
Purtroppo nulla fu fatto. I partiti di maggioranza non seppero –o meglio non vollero – farne un punto dei loro impegni. I Senatori se la tennero paciosamente in attesa finché, alla fine del 2017, venne lasciata cadere perché non c’erano i numeri per approvarla.
Per capire l’evolversi della situazione è opportuno ricordare che l’art. 2 comma 3 (il cui testo si legge a pag. 3) faceva parte delle Disposizioni in materia di cittadinanza, impropriamente chiamate ius soli, una proposta nata da iniziativa popolare e via via discussa. Le aspettative anche di molti ragazzi venero tradite e la beffa peggiore si può leggere in una dichiarazione dell’on. Boschi (settembre 2017) «… purtroppo, le cose stanno così. I numeri non ci sono, mi spiace molto. Speriamo nella prossima legislatura».
Quello che sarebbe stata la ‘prossima XVIII legislatura’ lo hanno dimostrato i fatti che una arroganza impudente prevedeva si sarebbero manifesti in una direzione che la realtà ha negato.

E non posso dimenticare, oltre alla governativa impudenza, l’atteggiamento esplicitamente punitivo ancora una volta riservato ai neonati nel quadro evidente del disprezzo “esemplare” di soggetti che si sono voluti deboli fino a negar loro il nome.
Infatti prima che le Disposizioni in materia di cittadinanza fossero dichiarate non votabili per mancanza di numeri c’era stato un inizio di dibattito e, a prescindere dalle migliaia di emendamenti del solito senatore Calderoli, il comma 3 dell’art. 2 del ddl 2092 aveva meritato un secco emendamento soppressivo.
Lo avevano firmato otto senatori di PdL, evidentemente complici di chi si era adoperato per questo sfregio di civiltà misurato sull’identità negata a nuovi nati in Italia
Ne riporto i nomi perché otto adulti, certamente più che alfabetizzati, che si coalizzano per dire a un neonato “Tu non esisti” devono restare almeno nella memoria digitale del mio blog.
Si tratta di Paolo Romani, Bernini, Gasparri, D’alì, Malan, Pelino, Floris, Fazzone.
D’Ali e Pelino non sono stati eletti.

A proposito del ‘superiore interesse del minore’ [NOTA 15]

Negli ultimi decenni non sono mancate leggi adatte a dare corpo ai diritti dei minori secondo il principio del ‘superiore interesse’ ma i neonati senza nome e senza identità sono trattati come uno di quei sassolini che si possono scalciare da parte senza che risulti compromessa l’estetica di un ordinato vialetto.
Vediamo alcune leggi
Nel 2012 venne approvata una legge che rendeva giustizia ai figli, quale che fosse la condizione (matrimoniale o meno) di chi li aveva generati e cancellava nel codice civile, le parole: «figli legittimi» e «figli naturali» sostituendole con la dizione «figli». [NOTA 16]
Veniva inoltre modificata la legge sulle adozioni per assicurare l’adozione dell’orfano da parte dei parenti o da parte di chi avesse già con lui un rapporto stabile e duraturo, maturato anche nel corso di un affidamento familiare, l’adozione del figlio del coniuge, l’adozione del minore per cui quali risulti la “constata impossibilità di affidamento preadottivo”. [NOTA 17]
Tutti ottimi provvedimenti ma in ognuno di questi restava l’angolo della negazione dei figli dei sans papier, inesistenti per legge nessun provvedimento poteva essere loro applicato.

Ma in questa situazione, che offende tanto la logica quanto l’etica, il peggio doveva ancora venire e fummo costretti a constatarlo quando fu discussa in Parlamento una legge importante, che affrontava apertamente situazioni di fatto relative alla «Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze». [NOTA 18]
Un punto dirimente riguardava ancora una volta i minori per cui era prevista la stepchild adoption [NOTA 19]
Su questo punto il dibattito raggiunse vertici tali da rendere imbarazzante l’ascolto delle sguaiataggini, urlate da alcuni parlamentari, incapaci di concentrarsi sul fatto che si sarebbero dovuti occupare del ‘superiore interesse del minore’ di fronte a minori esistenti. Coloro che erano stati capaci di ridurre a fantasmi i neonati e, ove questi minacciassero di diventare un corpo vivente con una propria identità, di ripetere l’infame manovra negazionista, non riuscendo ad impedire l’approvazione della legge sulle unioni civili, misurarono la propria vendetta sulla stepchild adoption.
Così mentre passavano le Unioni Civili restava ben chiaro che le famiglie che si formassero a seguito di quelle unioni dovevano costituire una situazione di pericolo per i minori su cui doveva rovesciarsi la paura del futuro. Solo con questo sacrificio al moloch dei benpensanti la legge passò.

E quanti sacrifici di minori chiederà il moloch del prossimo governo?

NOTE

[nota 1] legge 6 marzo 1998, n. 40 art. 5 comma 8. Il permesso di soggiorno, la ricevuta della dichiarazione di soggiorno e la carta di soggiorno di cui all’articolo 7 sono rilasciati su modelli a stampa, con caratteristiche anticontraffazione, conformi ai tipi approvati dal ministro dell’Interno, in attuazione dell’azione comune adottata dal Consiglio dell’Unione europea il 16 dicembre 1996.

[nota 2] Dlgs 286/1998 www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione
Articolo 6 Facoltà ed obblighi inerenti al soggiorno.
(Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 6; R.D. 18 giugno 1931, n. 773, artt. 144, comma 2, e 148) 2. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.

[nota 3] Atto presentato il 2/8/2010 cui fu data risposta il 31/1/2011.

[nota 4] http://dait.interno.gov.it/servizi-demografici/circolari/circolare-n19-del-7-agosto-2009

[nota 5] Siamo nel quadro della XVI Legislatura (29 aprile 2008 – 23 dicembre 2012), è in carica il quarto Governo Berlusconi (8 maggio 2008 – 16 novembre 2011) sostenuto dalla coalizione politica PdL, Lega Nord e MpA

[nota 6] Art. 10 L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalle legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici

[nota 7] Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC) è un network attualmente composto da 91 soggetti del Terzo Settore che da tempo si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed è coordinato da Save the Children Italia.
Per vedere l’immagine dei presidenti delle organizzazioni con il 9° Rapporto CRC, cliccare qui.            http://www.gruppocrc.net/-chi-siamo-

[nota 8] http://www.gruppocrc.net/IMG/pdf/rapportocrc-x2017.pdf Cfr cap 3.1 pag. 60

[nota 9] http://old.asgi.it/home_asgi.php%3Fn=2760&l=it.html

[nota 10] http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/testi/46079_testi.htm
Si veda l’emendamento art. 2 comma 3

[nota 11] http://www.camera.it/leg17/126?idDocumento=740
http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/44666.htm

[nota 12] XVI Legislatura (dal 29 aprile 2008 al 23 dicembre 2012)
XVII Legislatura (dal 15/03/2013 fino allo scioglimento delle camere in vista delle elezioni del 4 marzo. Governi Letta ; Renzi; Gentiloni (dal 12/12/2016)

[nota 13] http://www.altalex.com/documents/news/2011/07/26/immigrati-consulta-anche-irregolari-possono -sposarsi

[nota 14] Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza.  http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/46079.htm

[nota 15] Si pensi, in via esemplificativa, alla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, il cui art. 3, par. 1, disciplina il rilievo del superiore interesse del minore nelle decisioni che lo riguardano.
Il principio, sancito dall’art. 3 della Convenzione, prevede che in ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o privata di assistenza sociale, l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione preminente.
Parimenti, l’art. 24, par. 2. della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea dichiara: «in tutti gli atti relativi ai bambini (…) l’interesse superiore del bambino deve essere considerato preminente»
La Convenzione è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176.
Si va ora diffondendo, in opposizione al vetusto termine ‘fanciullo’ una diversa traduzione della parola Child, spesso resa in italiano come: infanzia e adolescenza.

[nota 16] Legge 10 dicembre 2012, n. 219 Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali

[nota 17] http://www.altalex.com/documents/news/2015/10/30/adozioni-modifiche-alla-legge-184

[nota 18] Si trattava della legge 20 maggio 2016, n. 76 Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze, nota anche come legge Cirinnà.  http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/05/21/16G00082/sg

[nota 19] La stepchild adoption (in inglese “adozione del figlio affine”), adozione del configlio o adozione in casi particolari è un istituto giuridico che consente al figlio di essere adottato dal partner (unito civilmente o sposato) del proprio genitore.

 DOSSIER 1
Interrogazione a risposta scritta 4-08314 presentata da LEOLUCA ORLANDO lunedì 2 agosto 2010, seduta n.363
 LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che: in data 8 agosto 2009 è entrata in vigore la legge 15 luglio 2009, n. 94 «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»; alla lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della predetta legge si modificava il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sostituendone una parte, con la frase «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui ali ‘articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, »; questa modifica è stata di fondamentale importanza per la tutela della maternità, della salute e dell’istruzione di tutte le persone extracomunitarie che si trovano, anche illegalmente, nel nostro Paese, in quanto non obbliga le persone in situazione di bisogno sanitario urgente alla presentazione del permesso di soggiorno per ottenere le giuste cure; in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante »Disposizioni in materia di sicurezza pubblica«. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana; con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione; al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»; a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa -: se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare. (4-08314)

Risposta scritta pubblicata lunedì 31 gennaio 2011 nell’allegato B della seduta n. 426
All’Interrogazione 4-08314 presentata da  LEOLUCA ORLANDO
Risposta. – Il ministero dell’interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94 del 2009 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni «fittizi» o di «comodo».
È stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.
Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (articoli 2, 3, 30 eccetera), nonché con la tutela del minore sancita dalla convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27 maggio 1991), in particolare agli articoli 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie.
Considerato che a un anno dall’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 non risultano essere pervenute segnalazioni e/o richieste di ulteriori chiarimenti, si ritiene che le deposizioni contenute nella predetta circolare siano state chiare ed esaustive, per cui non si è ravvisata sinora la necessità di prospettare interventi normativi in materia.
Il Sottosegretario di Stato per l’interno: Michelino Davico.

DOSSIER 27 giugno 2016 – La mozione 48 in sintesi

Il 31 maggio il Consiglio comunale di Udine ha approvato all’unanimità la mozione n. 48 Registrazione anagrafica dei bambini stranieri nati in Italia da genitori non regolarmente soggiornanti”, prima firmataria la consigliera comunale Chiara Gallo

Si può leggere da qui   https://diariealtro.it/?p=4424

15 Maggio 2018Permalink