20 settembre 2019 – Una conclusione per me inevitabile a partire dalla spiaggia di Milano Marittima

Pubblicato il: 19/09/2019 18:48
«I tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini sono stati interrogati da indagati in procura a Ravenna ieri con i loro avvocati in relazione alla vicenda del giro sulla moto d’acqua della polizia di cui fu protagonista il figlio dell’ex vicepremier.
Il fatto avvenne il 30 luglio scorso a Milano Marittima, quando il figlio 16enne di Salvini venne ripreso dal videomaker Valerio Lo Muzio mentre faceva un giro a bordo di una moto d’acqua della Polizia di Stato.
“Se c’è stato un errore, prendetevela con me. Indagate me, interrogate me, processate me”. Così Matteo Salvini, in diretta Facebook»          [fonte 1]
Pubblicato il: 19/09/2019
«Sono indagati e sono stati interrogati ieri in Procura a Ravenna, alla presenza dei loro avvocati, i tre poliziotti della scorta dell’ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che il 30 luglio si trovava a Milano Marittima: quel giorno il figlio del leader del Carroccio fece un giro in mare su una moto d’acqua della Polizia pilotata da un agente. I tre, formalmente identificati dopo richiesta al Viminale, rispondono per quanto avvenne dopo l’episodio, ovvero quando un giornalista di Repubblica Valerio Lo Muzio, cercò di riprendere la scena».      [fonte 2]

Mi chiedo. Il senatore si offre come agnello al sacrificio anche per rispondere degli gli ostacoli frapposti a un giornalista per registrare la scena?

Ieri avevo scritto nel mio blog e ricopio
Un tale che poteva legittimamente collocarsi sul palco di Pontida, affacciandosi a una massa evidentemente ignorante dei diritti dei minori e del rispetto loro dovuto (fermo il principio del loro superiore interesse), ha solleticato emozioni primitive e rozze di persone che se sono rimaste lì quando MS ha sventolato una bambina in una situazione difficile e dolorosa.
La strumentalità confusa della situazione ha lasciato intendere che l’abitazione della piccola fosse da riferirsi al comune di Bibbiano con le conseguenti considerazioni su quel luogo (elemento importante da usare nella propaganda spregiudicata del sullodato) .
Mi vergogno a scrivere queste note ma non posso farne a meno anche se questa è una situazione che sporca anche chi, impotente, ne riferisce, ma vado avanti per un’altra considerazione.
Molti giornalisti si sono affannati a dire che l’indicazione del luogo originario di abusi era sbagliata e per rendere nota la fonte originaria si sono affannati a descrivere quella autentica.
Mancava l’indirizzo e il numero di telefono della povera piccola abusata e ancora abusata.

La Carta di Treviso
A questo punto interviene la conoscenza (almeno mia) della Carta di Treviso (ne indico in calce il link che consente di raggiungere il testo aggiornato al 2006).
La Carta di Treviso costituisce norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori
Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società.
Il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA), istituita nel 2011 per diffondere la conoscenza e promuovere l’attuazione dei diritti dei minorenni ha qualche cosa da dire dopo Pontida?

Cercando di documentarmi ascolto la rassegna stampa di radio3 e devo constatare che l’abuso delle informazioni per alcuni è finalizzato a penalizzare la scelta del sen. Salvini, per altri a segnalare quella che ritengono la cattiva conduzione del caso. Non trovo alcuna attenzione al riserbo dovuto ai minori.
Faccio riferimento a quello che ho scritto sopra a proposito della negletta Carta di Treviso                                                                                          [fonte 3]
e aggiungo l’autopresentazione del sito dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza di cui rilevo il silenzio per me insostenibile sulla vicenda Pontida e sulla sua conduzione

«Nel 1991 l’Italia ha assunto un impegno fondamentale nella storia dei diritti di bambini e adolescenti ratificando la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Primo testo internazionale vincolante in materia, la Convenzione costituisce un grande traguardo per la tutela e la promozione dei diritti delle persone di minore età che, fino ad un secolo prima, non trovavano alcuna protezione giuridica. Strumento entrato in vigore in tempi record e ratificato dal maggior numero di Stati al mondo (attualmente 196 Stati), rappresenta il primo testo che proclama insieme i diritti civili e politici con quelli economici, sociali e culturali e che riconosce esplicitamente i bambini e gli adolescenti come titolari attivi dei propri diritti. I suoi principi-guida sono l’interesse superiore e la non discriminazione di bambini e adolescenti, che pongono le basi e la non discriminazione di bambini e adolescenti, che pongono le basi per poter garantire tutti gli altri diritti di cui sono titolari le persone di minore età.
Per assicurare a livello nazionale la piena attuazione e la tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti secondo le disposizioni della Convenzione, la legge n. 112 del 12 luglio 2011 ha istituito l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza».

La conclusione per me inevitabile
Anni fa ho cominciato ad occuparmi della norma contenuta nella legge 94/2009 che impone la presentazione del permesso di soggiorno alle persone non comunitarie che si presentino allo sportello del comune di competenza per registrare la nascita di un figlio (insisto: nato in Italia, non portato da un qualsiasi ‘altrove’).
Tale misura così è commentata dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».
E il rapporto ancora raccomanda «di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini ad essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori ».                                                                                    [fonte 4]

La misura atta a sopprimere l’esistenza legale dei nati in Italia se figli di sans papier fu fortemente voluta (la legge 94 venne approvata con voto di fiducia) nel contesto del quarto governo Berlusconi e mantenuta intatta e intangibile nel tempo dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2.
Penso che chi vuole usare i nati in Italia come spie dei loro genitori (gli 007 costano: queste creature fanno tutto il danni di cui sono stati caricati senza oneri per lo stato) possa stare tranquillo (anche ‘sereno’): nell’aprirsi del nuovo governo il sui bambini fantasma per legge è assoluto e totale. Si parla e si sparla d’altro.                                                                              [fonte 5]

[fonte 1]
https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/09/19/figlio-salvini-moto-acqua-indagati-poliziotti_aYpfX8QY72VUWOadOLcmsL.html

[fonte 2]
https://www.ilmessaggero.it/italia/salvini_figlio_moto_acqua_indagati_poliziotti_oggi_ultime_notizie-4744985.html

[fonte 3] https://www.privacy.it/archivio/cartaTV2006.html

[fonte 4]  https://www.asgi.it/famiglia-minori/convenzione-onu-infanzia-italia/

[fonte 5]
https://www.simmweb.it/8-consensus-e-congressi-simm/444-xiii-congresso-simm

20 Settembre 2019Permalink

18 settembre 2019 – Una catena di indecenze

Un tale che poteva legittimamente collocarsi sul palco di Pontida, affacciandosi a una massa evidentemente ignorante dei diritti dei minori e del rispetto loro dovuto (fermo il principio del loro superiore interesse), ha solleticato emozioni primitive e rozze di persone che se sono rimaste lì quando MS ha sventolato una bambina in una situazione difficile e dolorosa.
La strumentalità confusa della situazione ha lasciato intendere che l’abitazione della piccola fosse da riferirsi al comune di Bibbiano con le conseguenti considerazioni su quel luogo (elemento importante da usare nella propaganda spregiudicata del sullodato) .
Mi vergogno a scrivere queste note ma non posso farne a meno anche se questa è una situazione che sporca anche chi, impotente, ne riferisce, ma vado avanti per un’altra considerazione.
Molti giornalisti si sono affannati a dire che l’indicazione del luogo originario di abusi era sbagliata e per rendere nota la fonte originaria si sono affannati a descrivere quella autentica.
Mancava l’indirizzo e il numero di telefono della povera piccola abusata e ancora abusata.

La Carta di Treviso
A questo punto interviene la conoscenza (almeno mia) della Carta di Treviso (ne indico in calce il link che consente di raggiungere il testo aggiornato al 2006).
La Carta di Treviso costituisce norma vincolante di autoregolamentazione per i giornalisti italiani, nonché guida ideale e pratica per tutta la categoria dei comunicatori
Alla base c’è il principio di difendere l’identità, la personalità e i diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o comunque coinvolti in situazioni che potrebbero comprometterne l’armonioso sviluppo psichico. Stesse garanzie sono assicurate anche ai soggetti marginali nella società.
Il minore non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive o radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psicologico, e ciò a prescindere dall’eventuale consenso dei genitori.
L’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA), istituita nel 2011 per diffondere la conoscenza e promuovere l’attuazione dei diritti dei minorenni ha qualche cosa da dire dopo Pontida?

https://www.privacy.it/archivio/cartaTV2006.html

 

18 Settembre 2019Permalink

18 agosto 2019 – Ministri e medici: fra la Procura di Agrigento e l’Ordine dei Medici

«Io, poliziotto, dico: coi migranti Salvini si comporta da criminale»

Intervista esclusiva a Orlando Amodeo, primo dirigente medico della Ps appena andato in pensione: «Il ministro specula sulle tragedie e costruisce la sua fortuna sulla morte. Impedire di attraccare nei porti o ostacolare il lavoro delle Ong significa fare vittime che nessuno conosce»   di Susanna Turco
[link in calce _ fonte 1]

«Da pazzi pensare che io faccia una marchetta a Salvini»

Ho copiato il titolo di una intervista importante che è possibile leggere integralmente dal link in calce. L’intervistato è l’attuale medico in servizio a Lampedusa le cui affermazioni si possono leggere integralmente, come proposte dalla agenzia Adnkronos .
Secondo me il termine ‘marchette’ non fa parte di una terminologia professionale o forse a tanto è stato elevato e io non ne sono informata.
Comunque io esprimo la speranza, marchette o non marchette, in un intervento dell’Ordine Professionale cui un medico del servizio pubblico è necessariamente iscritto             [fonte 2 ]

Anche diariealtro ha qualche cosa da dire.
Spero di contribuire ad offrire elementi di riflessione alle tante persone che condividono, ovunque e continuamente, le affermazioni urlate da MS (Ministro dell’Interno).
Ho ricopiato quindi il testo pubblicato da Espresso Repubblica.it che ritengo aiuti a comprendere la rinnovata attualità del genere letterario proprio della cultura che dal 1938 al 1945 sostenne le leggi razziali e voglio soprattutto sottolineare il significato di ciò che era accaduto negli anni precedenti il 1938 in cui, violenze e pregiudizi millantati per verità, furono sostenuti a conforto dell’opinione pubblica che si preparava ad essere, come fu, colonna portante dell’orrore.
Il mio ‘non dimenticare’ vuole essere anche strumento per sollecitare attenzione a una mostruosità legale che dieci anni fa ha opposto ostacoli gravi alla registrazione delle dichiarazioni di nascita dei nati in Italia, figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno, condannandoli a non avere certificato di nascita.
Nessuno – che conti e pesi politicamente e culturalmente – ha voluto e vuole impegnarsi alla necessaria modifica di una legge feroce che umilia un nato ad essere spia della irregolarità dei genitori. Se realizzata sarebbe una modifica semplice e possibile della lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della legge 94/2009, una modifica che non ha costi: richiede solo la trasparenza della dignità di chi voglia autorevolmente sostenerla.
[un po’ di documentazione nei link di due pagine del mio blog – fonte 3]

NOTE

[fonte 1]

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/08/16/news/io-poliziotto-dico-coi-migranti-salvini-si-comporta-da-criminale-1.325980?fbclid=IwAR3qQNzW-Yhcu0Y_qBgHjfs6OjihwLQwfwCjnq_c1RFSuLOizmh-4IxtsKE

[fonte 2]

17 agosto: Medico Lampedusa: Da pazzi pensare che io faccia una marchetta a Salvini.

https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2019/08/17/medico-lampedusa-pazzi-pensare-che-faccia-una-marchetta-salvini_kutgzDSNeqtCLr8UO0KhQJ.html

[fonte 3]
dal blog diariealtro.it
14 agosto: Qualche ostacolo per le scimmie sagge  https://diariealtro.it/?p=6820
14 agosto: Il coraggio della responsabilità                 https://diariealtro.it/?p=6812

 

18 Agosto 2019Permalink

14 agosto 2019 – Qualche ostacolo per le scimmie sagge

14 agosto 2019   – Su Open Arms braccio di ferro tra Salvini e il Tar.
Navi marina scortano nave Ong in acque italiane.
Salvini: ‘Conte vuole lo sbarco, non capisco perché. E’ una ong straniera in acque straniere’.   Lettera di Conte al ministro

Braccio di ferro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Tar del Lazio sull’ingresso nelle acque italiane di Open Arms.
Il Tar ha disposto la sospensione del divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane della Open Arms. E’ quanto sostiene la stessa Ong sottolineando che sulla base della decisione dei giudici “ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino in modo che i diritti delle 147 persone, da 13 giorni sul ponte della nostra nave, vengano garantiti”. “Alla luce della documentazione prodotta (medical report e relazione psicologica” e “della prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza” si giustifica “la concessione della richiesta” per “consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane e quindi di prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli”. E’ quanto rileva il Tar del Lazio accogliendo il ricorso di Open Arms e sospendendo il divieto di ingresso in acque italiane.
Il Viminale invece contesta la decisione del Tar del Lazio sulla sospensione del divieto di ingresso in acque italiane della Open Arms e proporrà ricorso urgente al Consiglio di Stato. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini inoltre, si apprende, è pronto a firmare un nuovo provvedimento di divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. La decisione di ricorrere al Consiglio di Stato, secondo quanto si apprende, sarebbe motivata dal fatto che agli avvenimenti citati nel provvedimento del Tar se ne sono aggiunti altri. Per giorni, si osserva, “Open Arms si è infatti trattenuta in acque Sar libiche e maltesi, ha anticipato altre operazioni di soccorso e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia”.
Intanto, due navi della Marina Militare stanno scortando a distanza verso le acque territoriali italiane la Open Arms, che attualmente naviga a tre nodi in direzione di Lampedusa. Lo si apprende da fonti della Difesa secondo le quali già dalla serata di ieri il ministro Elisabetta Trenta sta seguendo la vicenda. Dopo aver preso contatti con il Tribunale dei minori di Palermo ed essersi accertata delle condizioni dei 32 minori a bordo, il ministro nella giornata di ieri ha dato mandato al capo di stato maggiore dalla Difesa Vecciarelli di far avvicinare le due navi della Marina in modo da essere pronti ad un eventuale trasferimento. Il ministro è stato inoltre in contatto con le altre autorità di governo competenti per poter arrivare allo sbarco dei 32 minori che si trovano in mare da 13 giorni.

In serata Salvini rincara la dose: “Continuo e continuerò a negare lo sbarco a chi pretende di portare dei clandestini sempre e solo in Italia. Se qualcuno la pensa diversamente se ne assuma la responsabilità”. La Open Arms, “nave spagnola di ong spagnola – aggiunge – era in acque maltesi e non si capisce perché un giudice italiano possa consentire l’ingresso nelle nostre acque”.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/08/14/salvini-conte-vuole-lo-sbarco-dei-migranti-non-capisco-perche_0d8d8f0a-d3af-476e-a7e1-2e4c026882d1.html

Ho scelto l’Ansa per trascrivere la notizia ma ne hanno parlato anche molti altri, non certo in  forma univoca ma abbastanza numerosi per escludere la possibilità di un rifugio sicuro per le scimmie  ovunque collocate.

La Repubblica:
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/08/14/news/migranti_conte_chiede_di_autorizzare_lo_sbarco_delle_due_ong_salvini_rifiuta_non_vedo_perche_-233612799/

Il messaggero
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/08/14/news/migranti_conte_chiede_di_autorizzare_lo_sbarco_delle_due_ong_salvini_rifiuta_non_vedo_perche_-233612799/

Il Giornale
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/assist-tar-open-arms-pu-entrare-acque-italiane-1740231.html

Il Tempo
https://tv.iltempo.it/tv-news/2019/08/14/video/migranti-tar-accoglie-il-ricorso-di-open-arms-verso-lampedusa-1198011/

Il Corriere dell’Umbria
https://corrieredellumbria.corr.it/video/tv-news/1077379/migranti-tar-accoglie-il-ricorso-di-open-arms-verso-lampedusa.html

Blasting News
https://it.blastingnews.com/cronaca/2019/08/video/tar-sospende-il-divieto-di-ingresso-di-open-arms-ma-salvini-insiste-firmo-per-il-no-005209259.html

Huff Post
https://www.huffingtonpost.it/entry/open-arms-e-ocean-viking-in-attesa-di-un-porto-lallarme-dellong-spagnola-mare-mosso-rischio-risse-a-bordo_it_5d540ee1e4b05fa9df081eca

Il fatto quotidiano
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/14/migranti-open-arms-il-tar-ha-sospeso-il-divieto-dingresso-ci-dirigiamo-verso-terra/5389087

Rai news
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/migranti-salvini-conte-mi-ha-scritto-rispondo-garbatamente-ma-no-sbarchi-dfcfa13d-b4b3-45c1-ab42-e9a9aa015d01.html

La7
https://tg.la7.it/cronaca/il-tar-sospende-il-divieto-di-entrare-in-acque-italiane-per-la-open-arms-ricorso-del-viminale-non-14-08-2019-141491

E molti altri …

14 Agosto 2019Permalink

23 luglio 2019 – Interni senza pietà.

Dieci anni fra il Ministro Maroni e il  Ministro Salvini & C.
Per anni ho cercato consensi efficaci al mio tentativo di far cancellare la norma che dal 2009 vuole rendere invisibili i nati in Italia che siano figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno, negando loro il certificato di nascita.
Una scelta che dobbiamo all’on. Maroni, ministro dell’Interno del IV governo Berlusconi (2009).

Per me circoscrivere un gruppo di persone per negare loro un diritto che è di tutti è modalità in odor di razzismo.
Scrivi e riscrivi a questo e a quello, a questa a quella (ricordando che la maternità è riconosciuta legalmente perché certificata appunto sul certificato di nascita) ma non c’è stato niente da fare:
i neonati sono di poco peso nel panorama sociale, non fanno manifestazioni di piazza, non trovano spazio sui social, non interessano neppure a chi si fa carico professionalmente dell’informazione quando può appropriarsi di un consenso esplicito e pubblico, utile ad ogni carriera.
Anche chi abbiamo eletto come nostro rappresentante si giova della promozione della norma discriminante o del silenzio (l’indifferenza ricordata dalla senatrice Segre!) per consolidare la propria fama che sarebbe disturbata se si piegasse a chi conta peggio che nulla.
E vorrei sorvolare sui maître à penser (senza escludere le maîtresse: il rifiuto del maschile neutro universale vale anche per le silenti) fra cui ho cercato riscontri autorevoli che dessero una scossa all’infinita pennichella di chi si giace nelle istituzioni.
Niente da fare nemmeno nel campo cattolico dove la pietà è proclamata e anche promossa, ma non a sostegno dei diritti dei nati in Italia, esclusi dal contesto dei diritti umani in quanto ‘figli di …’.

Dopo aver letto lo scorso mese di giugno che S.E. il cardinale Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità aveva dichiarato di voler dialogare con M.S., ministro dell’Interno del governo Conte, dissociandosi da alcune affermazioni care appunto all’eloquio e alla gestualità di quel ministro, gli ho scritto chiedendogli di dissociarsi anche dalla norma che vuole rendere invisibili alcuni nati in Italia.
Mi ha risposto e affido il suo scritto a chi qui lo può leggere sperando sia prova di una presa di posizione finalmente efficace cui unisco la mozione recentemente presentata al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia per promuovere attenzione ai nati senza nome (n.92: Sull’ottenimento del certificato di nascita per figli nati in Italia da persone non comunitarie irregolari).
Si può leggere dal mio blog: https://diariealtro.it/?p=6724

E infine una storica  fotografia.
La piccola Ruby Bridges entra nella scuola
cui è stata iscritta (1960)
scortata dalla polizia
non per cacciarla ma per assicurarne al presenza .
Lo voleva una legge cui la folla urlante
contro la piccola si opponeva e lo aveva deciso
l’allora Presidente degli USA, Eisenhower.
Una storia che Trump e i sui seguaci globalizzati
non conoscono.

 

La lettera del Segretario di stato
di Sua Santità si raggiunge
anche dal mio blog con il link
 https://diariealtro.it/?p=6730

 

Per conoscere la storia di Ruby:
https://www.vanillamagazine.it/il-primo-giorno-di-scuola-di-ruby-bridges/

 

23 Luglio 2019Permalink

20 luglio 2019 – La prima laurea con protezione internazionale

Mentre ci si adopera – con le più varie e comunque ripugnanti motivazioni – a rendere difficoltosi i percorsi scolastici ed educativi degli stranieri, anche per i bambini nella scuola dell’obbligo e persino nella scuola dell’infanzia e non bastasse anche nei nidi – una notizia che indica la capacità di una università a superare i muri che invadono molte menti.
(Per i nidi si veda la nota in calce)

Ansa.it Il primo laureato con protezione internazionale dell’Università di Sassari si chiama Bakari Coulibaly, per tutti Bouba, arriva dal Mali, ha 32 anni e da due giorni è dottore magistrale in Pianificazione e politiche per la città, l’ambiente e il paesaggio. La sua favola è stata scritta ad Alghero, dove il neo architetto è arrivato nel 2016 per coronare un sogno. “Quando studiavo a Bamako desideravo tanto fare un master in Europa – racconta Bouba – sembrava un sogno irrealizzabile, si è concretizzato e sono felicissimo”.
Ha dedicato la tesi a “La cultura Maliana e gli effetti urbani delle migrazioni”, ottenendo il massimo dei voti: 110 su 110 e lode. Ad accompagnarlo lungo il percorso la fitta rete di attori istituzionali, culturali e sociali che ad Alghero scommettono nel valore della multiculturalità. Uno dei punti di riferimento è Silvia Serreli, docente al Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero, delegata rettorale per le Politiche di integrazione dei migranti e rifugiati e non a caso relatrice del dottor Coulibaly che, realizzato il suo sogno, ne ha già un altro. “Un giorno vorrei diventare professore, continuare a studiare, fare ricerca e insegnare”, rivela. Nel frattempo “lavoro nelle cucine di un ristorante di Alghero, vivo con dei colleghi e amici – conclude – e sono grato alle tante persone di Alghero e dell’Università di Sassari senza le quali questo traguardo sarebbe stato impossibile”.
Nato nel nord del Mali, Bakari Coulibaly si è immatricolato nel 2016 ed è arrivato all’Università di Sassari con una borsa di studio della Conferenza dei rettori delle Università italiane e del Ministero dell’Interno per rifugiati e titolari di protezione sussidiaria, costretti nel proprio Paese a interrompere gli studi.
Durante il corso di laurea magistrale ad Alghero, ha potuto trascorrere sei mesi alla Universitat autonoma di Barcellona col programma Erasmus Plus. La sua storia è un esempio per altri allievi dell’Università di Sassari titolari di protezione, inseriti dal 2015 nel percorso di integrazione che l’ateneo promuove con la rete territoriale dedita al progetto di una Università sempre più inclusiva.

http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/07/19/la-favola-di-bouba-dal-mali-alla-laurea_5abd02cc-6066-4e36-b667-f21bcb2fa7d7.html

Nota:  Per i nidi segnalo il mio “Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine” del 14 dicembre 2018
https://diariealtro.it/?p=6278

20 Luglio 2019Permalink

17 luglio 2019 – Al Segretario di Stato Vaticano è noto il problema del certificato di nascita negato ai nati in Italia, figli di sans papier.

Il 5 luglio avevo pubblicato su questo blog la lettera spedita al Segretario di Stato, card. Parolin che aveva reso nota la sua intenzione di parlare con il ministro Salvini, affermando che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Gli avevo scritto perché in caso di colloquio non ignorasse l’esistenza possibile di bambini, nati i n Italia, figli di migranti non comunitari che potrebbero, per un groviglio di norme insensate approvate dal Parlamento nel 2009, essere privi del certificato di nascita.
Oggi ricevo la lettera che ho fotografato.   Gliene sono grata , non solo perché spero possa fare qualche cosa di concreto per stimolare la cancellazione di una legge insensata, ma perché per la prima volta che a me sia nota un autorevole esponente della chiesa cattolica esprime in forma scritta un parere negativo in merito alla questione su cui pochissime voci si sono alzate.
Mi rendo conto che si tratta di un documento privato ma per me è importante nel marasma di indifferenza dominante anche su questa ferita a un fondamento di civiltà.
Nel 2015 dopo aver convocato il Sinodo della famiglia anche i Vescovi italiani avevano ignorato la legge che nega ad alcuni nati in Italia il diritto a un’identità e a una famiglia riconosciute nel certificato di nascita. Per la verità ne aveva preso atto solo l’Arcivescovo di Chieti e Vasto che ne aveva scritto su Il sole 24 ore . Il testo si può leggere in questo blog in data 29 giugno 2015 raggiungibile anche con il link https://diariealtro.it/?p=3863.
Chi volesse leggere la lettera al cardinale Parolin può raggiungerla anche con questo link
https://diariealtro.it/?p=6713

16 Luglio 2019Permalink

16 luglio 2019 – In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico

 In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico (un tempo razziale ora forse non si può dire, però..)

Per iscriversi alla scuola elementare di una località a cavallo tra Venezia e Padova bisogna specificare la propria etnia, ovvero se sei sinti, rom, nomade o camminante.
Leggo che il modulo consegnato ai genitori ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione che fa capo a Rifondazione Comunista che a sua volta ha contattato i propri legali perché si tratterebbe di un “abuso e discriminazione gravissima”, mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, salvo cambiare parere in rapida successione temporale.

Metamorfosi dirigenziale
Le finalità del modulo – chiarisce il dirigente – erano quelle della maggior inclusione possibile e non certo il contrario” e “Le informazioni che noi raccogliamo – rileva Marzolo (il dirigente scolastico) – hanno finalità istituzionali, tese a tutelare gli alunni e non a discriminali”.
Ma poco dopo leggiamo: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente“, dice Carlo Marzolo, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Corner di Fossò e Vigonovo.
Mentre apprezzo la denuncia di Rifondazione Comunista, meravigliata dalla velocità della metamorfosi , vado avanti e scopro l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)

Un inciso necessario: cos’è UNAR
L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità.
L’Ufficio è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione.
In particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi ad ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.

Tanto basti per sapere con chi e cosa abbiamo a che fare
Dichiara il direttore di UNAR
13 Luglio 2019 Scuola distribuisce moduli con etnia per i bambini rom.
Loukarelis, Unar: “Inaccettabile discriminazione”
Ritengo assolutamente inaccettabile quanto accaduto nell’Istituto Comprensivo di Fossò-Vigonovo, dove ai bambini sono stati distribuiti dei moduli all’interno dei quali andava indicata anche la loro etnia, se rom”.
Così il Direttore dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Triantafillos Loukarelis ha commentato l’episodio accaduto nell’istituto scolastico di Fossò-Vigonovo. “Si tratta di un atteggiamento discriminatorio – continua Loukarelis – condannato non solo dalla nostra Costituzione ma anche dal diritto internazionale. In nessun caso sono infatti ammessi censimenti del genere”.
Il dirigente scolastico ha prontamente assicurato il ritiro dei moduli e la ristampa senza l’etnia. “Provvedimento che cogliamo positivamente e, contestualmente, segnaliamo che i nostri uffici sono a disposizione di ogni altro ente che dovesse avere dubbi su simili questioni. Tutto ciò al fine di evitare il verificarsi di situazioni discriminatorie, che non fanno onore al nostro Paese”.
(Nota stampa UNAR) – 13 Luglio 2019                                                            [Fonte 1]

Le sorprese non finiscono qui
Vado ancora avanti e trovo nel sito dell’UNAR la scheda per la segnalazione di discriminazioni nel sito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) in cui potevo dichiararmi vittima o testimone di discriminazioni.                                                                      [Fonte 2]

Ho scelto di essere ‘testimone’ come cittadina. Non so se accetteranno comunque ho scritto (rispettando i 500 caratteri imposti)
«Mi dichiaro cittadina testimone di una discriminazione indotta da legge. Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita. Tale prescrizione può condizionare i genitori identificati per uno ‘status geografico/burocratico’ a non presentarsi agli uffici anagrafici per timore di essere eventualmente espulsi. Non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni».
Immediata la risposta automatica ma sempre gradevole visto che non è assimilabile a urla e ululati consueti in alto loco. “Your message was sent successfully. Thanks”.

Se non mi fossi trovata nella necessità di rispettare il limite avrei scritto, ma non è detto che il testo non mi serva a una prossima occasione quindi lo mantengo pro memoria:
“Sono testimone di una discriminazione indotta da legge.
Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita . Infatti l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
«Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi», sostiene il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Il rischio della irrimediabile ferita a chi nasce in Italia, differenziato dagli altri per le ragioni geografico/burocratiche del/dei genitori permane anche se la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Personalmente non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina consapevole e responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni.

[Fonte 1]
http://www.unar.it/scuola-distribuisce-moduli-con-etnia-per-i-bambini-nomadi-loukarelis-unar-inaccettabile-discriminazione/
[Fonte 2]
http://www.unar.it/cosa-facciamo/contact-center/fai-una-segnalazione/

Per leggere il testo della mozione 92 relativa alla registrazione delle dichiarazioni di nascita (presentatore Furio Honsell – regione FVG):                                                      https://diariealtro.it/?p=6724

16 Luglio 2019Permalink

5 luglio 2019 – Provando e riprovando, sperando senza fiducia

Quando cominciarono a girare in Europa le immagini dei sopravvissuti ai lager lo sgomento, l’incredulità sopravanzarono il dovere di capire; prevalse un a sorta di rigetto che indusse persino l’editrice Einaudi (che pur si avvaleva di un ottimo comitato di consulenti) a rifiutare, in prima battuta, il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, che solo più tardi sarebbe stata pubblicato e che rappresenta ancora una voce importante nel nostro panorama storico e letterario.
Credo che altrettanto stia succedendo oggi per i fuggiaschi dai porti libici, libici loro stessi o provenienti da altri stati africani, persone disperate approdate al bordo del cimitero mediterraneo nella speranza di una traversata.
Per questo probabilmente M.S., vicepremier, ministro dell’interno e riferimento di molti oltre il partito di cui è leader, può chiudere i porti, insultare i magistrati, indifferente alle condizioni di chi sta giocando la propria sopravvivenza nello spazio fragile di una nave di disperati.
Chissà perché a me vengono i mente i giochini di battaglia navale che si facevano sottobanco a scuola: colpito, affondato..
Già ma quei giochini erano pezzi di carta …
Pezzi di carta: qui scatta la mia reazione perché i pezzi di carta non sempre sono giochini ma fondamento di vita e ce n’è uno che è essenziale alla vita di ognuno di noi, che è essenziale alla vita dei nostri figli: il certificato di nascita.
Dieci anni fa R.M., predecessore di M.S. in almeno due dei ruoli che costui ricopre fece approvare con voto di fiducia le ”Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, la legge che contiene un punto a mio parere dirimente, che descrivo al card. Parolin nella lettera che segue

A S. Em. Card. Pietro Parolin
Segretario di Stato
Palazzo Apostolico –
Città del Vaticano – 00120 ROMA                                                                              Udine 2 giugno 2019

Eminenza,
ho letto in vari quotidiani italiani la Sua dichiarazione del 29 maggio in merito a una disponibilità a dialogare con il ministro Salvini. Lei ha opportunamente sottolineato la riprovazione alla strumentalizzazione di simboli religiosi e contemporaneamente affermato che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Sono certa Eminenza che quando avvicinerà il ministro Salvini avrà con sé le voci di chi soffre (quale che ne sia il credo religioso o anche l’assenza di un credo qualsivoglia) in una situazione storica che ha fatto del nostro Mediterraneo una tomba e l’attraversamento di quello spazio – e di altri in Europa – luoghi di morte, violenza e devastazione.
Le chiedo però di portare con sé anche coloro cui la legge italiana dal 2009 ha deciso di spegnere la voce (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g).
Sono i nati in Italia, figli di migranti non comunitari: a quei genitori la legge chiede – nel momento in cui si presentano a dichiararne la nascita – il permesso di soggiorno di cui, se irregolari, non dispongono.
Così i genitori – che non vogliono sottrarsi al dovere di garantire ai loro nati il diritto personale al certificato di nascita – vengono soffocati dalla paura che li rende vittime dei loro piccoli, innocenti umiliati per legge a spie della irregolarità di mamma e/o papà.
E quei genitori sono artatamente indotti a farsi complici del disprezzo di norme internazionali, ratificate in legge già dal 1991, per cui “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi” (art. 7 legge 176/1991).
E’ ben vero che una circolare, emanata lo stesso giorno della approvazione della legge 94, offre loro la possibilità della registrazione ma la paura (la circolare non è adeguatamente pubblicizzata fra chi avrebbe diritto a conoscerla) potrebbe indurli a mancare al loro dovere e a nascondere i loro piccoli per non esserne separati dalla brutalità di una espulsione conseguente la loro nascita.
Il rischio è segnalato dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1) che da una decina d’anni vivamente raccomanda al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori, adeguando in tal senso l’ordinamento interno .
Quei piccoli di cui ho descritto la ferita loro imposta nel venire al mondo non hanno voce.
La prego Eminenza non li abbandoni, offra loro la Sua voce autorevole e partecipe.
Distinti saluti
Augusta De Piero

La lettera partì il 3 giugno e , pur prevedendo che Sua Eminenza non mi avrebbe risposto, cerco ora di renderla nota per quel poco di spazio che troverò ma soprattutto nella speranza che se ne assuma il carico una voce più accettabile della mia e qualcuno ne faccia autorevole impulso alla modifica di una legge intesa a istituire una classificazione che vuole alcuni privi di quelle caratteristiche cui ogni persona avrebbe altrimenti diritto.

E comunque già nella oscurità dell’oggi punti di riferimento e di sicurezza possono essere i sindaci se sapranno con convinzione, pronunciando parole che esprimano certezza, farsi mezzo che consenta ad ogni nato di sapersi rispettato nel suo essere, estraneo ad ogni norma che gli nega persino la certezza di un nome nel momento in cui viene al mondo

5 Luglio 2019Permalink

4 luglio 2019 – Figli, mamme, papà: diritti indivisibili di persone uguali

Mia piccola osservazione
Il superiore diritto del bambino è inseparabile dal rispetto dei diritti dei genitori quale che sia la modalità della loro unione.
Devo la segnalazione delle  notizie che trascrivo alla cortesia del prof Francesco Billotta, Università di Udine.

L’Inps ha riconosciuto alla madre non biologica di una coppia lesbica i riposi giornalieri previsti per chi ha i figli entro l’anno di età, i cosiddetti permessi per l’allattamento, due ore al giorno retribuite al 100%. È la prima volta che succede in Italia e la decisione, arrivata dopo che le due mamme si sono rivolte al Tribunale di Milano, apre la possibilità di usufruirne a tutte le coppie dello stesso sesso che sono nelle medesime condizioni. La vicenda riguarda una coppia di donne milanesi, che si sono sposate a Copenaghen quattro anni fa e hanno un bimbo di sei mesi. Il piccolo ha, anche legalmente, due mamme grazie ai riconoscimenti alla nascita fatti dal sindaco Beppe Sala.
«Mia moglie è libera professionista: la legge prevede che se la madre non usufruisce dei riposi giornalieri previsti per i dipendenti lo possa fare il padre e quindi abbiamo chiesto che li avessi io, allo stesso modo — racconta Sara, 39 anni, educatrice —. Noi siamo entrambe genitori a pieno titolo del bimbo, facciamo tutte e due le stesse cose: quando lei non c’è lui prende il biberon da me, non cambia niente che io non l’abbia portato in pancia», aggiunge. L’Inps però ha rifiutato in base al presupposto che «la domanda per l’allattamento della madre non partoriente non può essere accolta in quanto al momento la normativa non prevede tale diritto».
Sara allora si è rivolta al Tribunale di Milano, assistita dai legali di Rete Lenford Giovanni Mascheretti, Valentina Pontillo ed Emiliano Ganzarolli: «Mia moglie è dovuta tornare subito al lavoro: io dal terzo mese avrei potuto allattare il bimbo con il latte che lei tirava con il tiralatte — spiega —. Invece senza permessi eravamo costrette ad aspettare la sera, che smontassi dal lavoro. Mia moglie, che è una lavoratrice autonoma, così ha dovuto limitare la sua attività perché io non potevo aiutarla: è stato tutto molto più complicato».
Lo scorso 17 giugno si è svolta la prima udienza: il Presidente del Tribunale Pietro Martello ha sollecitato l’Inps a intervenire e alla fine l’Ente di previdenza ha dato parere favorevole alla richiesta, riconoscendo i permessi per l’allattamento. «È un importante passo avanti per la tutela della genitorialità e una decisione che mette al centro il primario interesse delle bambine e dei bambini ad avere pieno accudimento da parte di entrambi i genitori, specie nei primi mesi di vita» commentano i legali. «Il passo successivo è il riconoscimento degli assegni familiari e del congedo parentale anche alle coppie dello stesso sesso, che finora l’Inps ha negato», aggiungono.
Per Sara, la decisione è stata un sollievo, che ripara il «dispiacere» di essere dovute ricorrere ai giudici: «Ora finalmente posso prendermi cura di mio figlio — dice — Ci siamo sposate, abbiamo fatto tutto secondo tradizione, ci hanno riconosciute entrambe come madri, e poi sono dovuta andare in Tribunale perché a mio figlio era stato negato un diritto: alla fine era lui che ci rimetteva.                                     [Fonte 1]

«Io, avvocata, chiedo Tribunali più attenti al diritto di maternità» Errico Novi

È una donna, orgogliosamente avvocata e milanese. «Sono consapevole che esserlo a Milano è un onore e un onere: è un Foro straordinario, ci sono colleghi che rappresentano l’eccellenza della professione anche a livello internazionale, ed è inevitabile sentire il peso della responsabilità». Monica Bonessa parla innanzitutto da modello di laboriosità lombarda, rigorosissima, consapevole della competizione in cui è immersa, ispirata a un’idea sacra del dovere, prima ancora che da mamma.
Eppure si è vista negare il legittimo impedimento in vista di un’udienza, alcuni giorni fa, dal suo Tribunale, «nonostante mi trovassi all’ottavo mese di gravidanza e con il rischio di parto prematuro». Ecco. Poi aggiunge: «Prima ancora che per lo stato di maternità, l’ho chiesto per il diritto alla salute di mia figlia. E ancora di più, per il diritto di difesa del mio assistito, che invece ho dovuto affidare a un collega, bravissimo ma costretto a studiarsi in mezza giornata un anno di causa». L’avvocata Bonessa si tiene sempre un passo indietro, nel raccontare la sua storia esemplare. Insiste nel parlare dei diritti altrui, meno che del suo di donna in maternità. Eppure da un anno e mezzo in Italia è in vigore la legge fortemente voluta dal Consiglio nazionale forense, che in ambito civilistico impone appunto al giudice, “ai fini della fissazione del calendario”, di tenere conto “del periodo compreso tra i due mesi precedenti la data presunta del parto e i tre mesi successivi”. Certo, nel processo penale la norma è più secca, e configura il legittimo impedimento senza subordinarlo al bilanciamento, da parte del giudice, con un eventuale grave pregiudizio alle parti nelle cause urgenti, com’è invece previsto, appunto, nel civile.

Quello che le è successo è sintomatico di un limite culturale?
Intanto vorrei precisare. Fino a luglio, le udienze previste per la causa che ho chiesto di rinviare erano quattro. Avevo chiesto il rinvio per una delle udienze e la proroga termini per l’altra. Nel primo caso c’è stato il diniego del giudice. Nel secondo, nonostante il parere sfavorevole della controparte, il rinvio è stato accordato. Mi pare emblematico.
Di cosa, esattamente?
Di una certa insufficiente umanità. Anche tra colleghi. L’ho scritto al presidente del Tribunale: proprio perché la nostra è una sede giudiziaria eccellente, della quale sono orgogliosa di far parte, mi chiedo dove vi sia stata accantonata l’umanità.
Si riferisce anche al giudice?
Mi riferisco più in generale a un’idea distorta, deformante della maternità. Intesa come se fosse un carico che la donna deve assumersi in via esclusiva nel momento in cui decide di mettere insieme famiglia e lavoro.
Non per tutti è così: mentre la legge era all’esame del Parlamento, la presidente aggiunta dell’ufficio gip di Milano, Ezia Maccora, disse al Dubbio di riconoscere già la gravidanza come legittimo impedimento.
Certo, non per tutti è così. Ma io accetto la sfida. Ho voluto la ’ bicicletta’, ossia la maternità sovrapposta al lavoro. Pedalo. Però pretendo il rispetto della salute di mia figlia e quello del diritto di difesa del mio assistito. Che potrebbe essere favorito dal riconoscimento dell’avvocato in Costituzione?
Sono convinta che si tratti di un riconoscimento importantissimo. Il diritto di difesa è essenziale, e l’avvocato ha un ruolo imprescindibile: in aula trattiamo della vita delle persone, dei diritti fondamentali, di questioni di rilevanza enorme. Custodi di un valore su tutti gli altri.
A quale si riferisce?
Al diritto di difesa a cui corrisponde l’affidamento al difensore. L’assistito ci rivela i suoi segreti. Ecco. Questo mi fa dire che il riconoscimento anche costituzionale del ruolo dell’avvocato ci chiama a una responsabilità Si riferisce all’avvocatura in generale?
Sì, il riconoscimento va onorato con una presa di coscienza. Bisogna essere all’altezza. Cito un episodio tra i tanti che mi sono stati raccontati in queste ore, da quando ho reso pubblica su facebook la mia vicenda personale. Mi è stato detto di una collega costretta ad abbandonare l’udienza in barella, trasportata in ospedale con l’ambulanza perché le si erano rotte le acque. Il difensore della controparte ha detto al giudice: ’ Andiamo avanti con l’udienza’. Non è possibile.
Ed è soprattutto ingiustificabile. Prima ancora che il nostro ruolo venga sancito in Costituzione, noi non possiamo ignorarlo perché il nostro ruolo sociale è affermato all’articolo 1 del nostro codice deontologico. Siamo richiamati al rispetto della persona, alla tutela sacra dei diritti fondamentali. Vuol dire rispettare anche i diritti fondamentali degli altri avvocati, come avrebbe dovuto essere per la collega portata via in ambulanza e anche per me, che ho trovato una controparte contraria al rinvio. Il rispetto non può venir meno tra noi. Neppure in un Tribunale di eccellenza e ultra competitivo come quello di Milano.

UN GIUDICE CIVILE DI MILANO E IL DIFENSORE DELLA CONTROPARTE LE HANNO NEGATO IL RINVIO: «DOBBIAMO AVERE PIÙ RISPETTO TRA COLLEGHI SE VOGLIAMO CHE IL NOSTRO RUOLO SIA RICONOSCIUTO ANCHE IN COSTITUZIONE»                                                                         [Fonte 2]

[Fonte 1]
https://www.corriere.it/cronache/19_giugno_27/milano-anche-madre-non-biologica-una-coppia-lesbica-ottiene-permesso-l-allattamento-4d8eb2e0-98e9-11e9-a7fc-0829f3644f7a.shtml
[Fonte 2]
http://ildubbiopush.ita.newsmemory.com/publink.php?shareid=051287737&fbclid=IwAR0SmvFlnnwmYDshE2l9DRYtP7NI-QJwBhJ_-hSlbjxgDyEthIiLM9N8n5o

4 Luglio 2019Permalink