27 luglio 2022 – Si chiamava profezia. Forse

Saper leggere il presente con una mente libera da pregiudizi, conoscendo il passato per ” vedere’ il futuro.

Apro una pagina di Facebook (anche i social possono stimolare la conoscenza) e trovo un richiamo a Pasolini che mi rimanda a una vecchia pagina di giornale di cui  avevo conservato
il ricordo.  Ricopio  completo con un  link (che, per chi lo desideri può aprire a molte  altre  letture accessibili).
Pasolini sarebbe morto il 2 novembre di quell’anno

https://pasolinilepaginecorsare.blogspot.com/…/il-nudo

L’intervista  di Luisella Re risale al primo settembre 1975. Paolini sarebbe morto in novemnre

1975 01 09 * Stampa sera * Il nudo e la rabbia * Luisella Re

Il nudo e la rabbia Cinema, aborto, anticonformismo in un dialogo con lo scrittore Progetti per il futuro? “Il libro-summa delle mie esperienze”

Pier Paolo Pasolini è stato a Torino per poche ore. Il tempo di incontrare i dirigenti della casa editrice Einaudi che stamperà in futuro i suoi libri, di presenziare alla proiezione del film “Accattone”; presentato al San Paolo in occasione della rassegna “Cinema italiano degli Anni 60”, e di rispondere, tra un impegno e l’altro, a qualche domanda.

— Un’intervista agli spettatori della prima torinese del suo ultimo film, ispirato a “Le mille e una notte” ha dato risultati inaspettati. Hanno stupito, soprattutto, le reazioni degli uomini. Non erano né sbalorditi, né annoiati, né ironici. Erano, semplicemente, pieni di rabbia…
“Mi meraviglia, è una cosa che non mi sarei mai aspettato. Considero questo mio film il più tranquillo, quello meglio accettato. Non ho avuto noie, insomma. Può darsi però che, sentendo gli spettatori uno per uno, ci si sia potuto accorrere che le cose erano diverse. In ogni caso, la spiegazione è semplice. Oggi si vedono al cinema cose tremende, di una volgarità spaventosa.
Ma la nudità assoluta si è vista, per la prima volta, solo nel mio film. Lì, il tabù del sesso era localizzato nel suo punto preciso. Senza ombre, senza ipocrite e grossolane approssimazioni. Senza paura. E così la rabbia degli spettatori diventa spiegabilissima. E’ stata, se c’è stata, un’azione di rimozione. Sappiamo tutti che niente più che la rabbia aiuta a dar sicurezza, a far tacere la paura”…

— Lei ha il destino “di scandalizzare. Sempre. Persino quando sembra adeguarsi alle posizioni più tradizionali, più tipicamente borghesi. L’aborto, per esempio. Lei ha detto che è contrario. Come la Chiesa, come la maggioranza dell’opinione pubblica ufficiale. Eppure questa sua presa di posizione ha suscitato un’infinità di polemiche. Quasi fosse una specie di “boutade” irriverente…
“Credo che questo mio punto di vista non sia stato ancora chiarito in maniera sufficiente. Su questo argomento, ho in progetto di scrivere presto una serie di articoli. Spero così di chiarire in maniera definitiva che il mio non è affatto il punto di vista che hanno in proposito la Chiesa o i conservatori. Mi ha affascinato ultimamente il libro di un pronipote di Nievo, che parla delle ricerche da lui effettuate per il ritrovamento del corpo del suo avo sprofondato nel mare di Napoli. A mio parere, si tratta di una splendida metafora, quella del regresso, ovviamente in chiave psicanalìtica, nel grembo materno.
Per me è lo stesso. Sogno spesso di nuotare in fondo al mare: una sensazione di libertà, di volo, di disponibilità naturale che mi rende ogni volta felice. Soprattutto perché so che questo non è un sogno fuori della mia vita, ma dentro: io, nel grembo di mia madre, ero vivo, e non lo dimentico. Si tratta di un’esperienza fondamentale, non posso rinnegarla. Se mia madre avesse deciso di rinunciare alla vita che si portava dentro avrebbe ucciso me: io lo so. Per questo, ritengo che il problema demografico vada affrontato in tutt’altra maniera. Per questo, considero l’aborto come una prova di falso, colpevole realismo”.

— Chi è, per Pasolini, un anticonformista?
“E’ uno che si comporta in una maniera differente dagli altri senza volerlo, senza esserci preparato. Uno che va controcorrente senza presupporlo, pagandolo di persona sulla sua pelle.. Tutti lo accusano: lui ogni volta si sorprende e si smarrisce. Perché non lo sa, un vero anticonformista, di essere così com’è. E quasi gli dispiace, a volte. Ma è troppo tardi! Soprattutto per imparare a fingere”.

— La colpisce, normalmente, la cattiveria della gente?
“Ci sono malvagità che mi toccano poco. Anche se devo confessare che, ogni volta che ad esempio mi capita di leggere su un giornale qualcosa di gratuito contro di me, ne soffro. Ma son ferite che passano subito. Ben diverse da quelle che restano, quelle che lasciano la cicatrice. Le mie ferite più gravi dipendono da particolari circostanze di tempo, di luogo, di persona. Non mi importa invece del genere di accusa o di cattiveria – che mi si rivolge. Forse perché, da tanto tempo, ho capito che; mi si rimprovereranno sempre le stesse cose”.

— Ha qualche previsione per il futuro?
“Per me, un progetto. Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di “summa” di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie.  basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta diPer me e per tutti gli altri, invece, ho una paura. Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica del qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come”.

Per quelle strane coincidenze che io trovo stimolanti mi capita sott’occhio una citazione recente di Beppe Severgnini, giornalista di vaglia ora editorialista del Corriere della sera.  Trascrivo

Salutare l’alieno che faceva il premier

« Il leader che indica e affronta i problemi è ammirevole ma irritante; i leader che parlano d’altro sono più simpatici.
L’estate sembra fatta apposta per alimentare la rimozione collettiva e incoraggiare deliziose illusioni. Le cicale nazionali amano questa stagione.
Serate lunghe, progetti a breve.
Ma poi, si sa, arrivano autunno e inverno. Chi ci ha illuso, si sa, a quel punto, sarà seduto comodo nei nuovi uffici, e ci dirà dalla tivù: «Ci dispiace, avete capito male. Ora zitti e buoni».
Beppe Severgnini.   Corriere della sera, 24 luglio

Sarà come Severgnini prevede, ne sono certa; ma se imparassimo a non stare zitte e buone?

Ciò che è avvenuto oggi al Senato è gravissimo.

Fratelli d’Italia con la complicità di gran parte della destra ha manifestato cosa pensa del ruolo delle donne nella società, chiedendo il voto segreto sull’emendamento che avrebbe consentito di utilizzare la differenza di genere nel linguaggio ufficiale di un’istituzione importante come Palazzo Madama.

I nodi vengono al pettine. Il linguaggio è un fattore fondamentale di parità. Verbalizzare la differenza vuol dire riconoscerla, negarla vuol dire chiedere alle donne l’omologazione a modelli maschili. Il ruolo declinato al maschile non è neutro, è semplicemente maschile e nega la differenza.

Impedire alle donne di essere riconosciute nel ruolo per quello che sono vuol dire continuare a concepire quei ruoli e quelle funzioni come qualcosa unicamente appannaggio degli uomini, e presentarli come neutri è sbagliato oltre che furbesco.

Il tema non si è mai posto per maestra o infermiera, chiediamoci perché si pone per parlamentare o presidente.

Negare questo passo di civiltà e di progresso a una delle più importanti istituzioni del paese racconta molto dei rischi che una cultura reazionaria può innescare.
(Post condiviso su facebook)

27 Luglio 2022Permalink