3 novembre 2016 A margine delle elezioni in Israele

d  Pagine  Ebraiche

Trump annuncia lo stop agli aiuti militari

Mentre i partiti israeliani cercano un accordo per uscire dallo stallo delle elezioni, dagli Stati Uniti arriva un annuncio che apre un nuovo fronte di incertezza. Il presidente Donald Trump ha affermato di aver concordato con il primo ministro Benjamin Netanyahu l’interruzione degli aiuti militari americani a Israele entro la fine del 2026. Una scadenza molto più ravvicinata rispetto al percorso di graduale rinuncia ai finanziamenti prospettato finora dal premier israeliano, e che ha colto di sorpresa gli stessi vertici della difesa.
«Per quanto riguarda i finanziamenti a Israele, Bibi Netanyahu e io abbiamo raggiunto un accordo: diamo a Israele quattro miliardi di dollari all’anno, ma abbiamo deciso mesi fa di smettere», ha affermato Trump in un’intervista telefonica a Fox News. «Per loro va bene, perché sono diventati un Paese di grande successo. Non ne hanno bisogno». Il presidente Usa ha aggiunto: «Aiuteremo Israele se ne avrà bisogno. Sono stati un grande alleato e noi siamo stati il più grande degli alleati».
L’annuncio è arrivato mentre a Herzliya i leader del blocco del cambiamento si sono riuniti per cercare di tradurre il risultato elettorale in una maggioranza di governo. Gadi Eisenkot, Naftali Bennett, Yair Lapid, Yair Golan e Avigdor Lieberman hanno concordato di indicare Eisenkot al presidente dello Stato per il primo incarico di formare l’esecutivo. Restano però da sciogliere i nodi delle alleanze e della presidenza della Knesset. Il rifiuto di Bennett e Lieberman di collaborare con i partiti arabi restringe le possibilità di costruire una maggioranza alternativa a Netanyahu, mentre rimane aperta l’ipotesi di un’intesa con i partiti haredim.
Su questi negoziati si sono inserite le dichiarazioni del presidente americano. Secondo quanto riferito da Kan, funzionari del ministero della Difesa e delle Idf non erano stati informati di uno stop imminente. «Non ci aspettavamo questo annuncio, certamente non oggi», ha spiegato all’emittente pubblica un alto esponente della difesa. «C’è un dialogo costante con gli americani, possiamo dire di essere rimasti sorpresi. Studieremo le implicazioni della decisione, che non è ancora stata comunicata agli organismi tecnici».
Il memorandum vigente tra Washington e Gerusalemme, firmato nel 2016 durante la presidenza di Barack Obama ed entrato in vigore nell’ottobre 2018, prevede aiuti per 38 miliardi di dollari nell’arco di dieci anni: 3,8 miliardi annui, destinati in gran parte all’acquisto di armamenti prodotti negli Stati Uniti. Le testate israeliane sottolineano la distanza tra gli impegni esistenti e le parole di Trump.
Netanyahu ha più volte evocato una maggiore autonomia dagli aiuti americani, ma con tempi diversi. In un’intervista all’Economist di gennaio il primo ministro ha affermato di voler «ridurre gli aiuti militari nei prossimi dieci anni», fino ad azzerare la dipendenza. Secondo Ynet, Washington e Gerusalemme hanno avviato un negoziato su una nuova intesa che potrebbe assumere la forma di un accordo di cooperazione, con risorse destinate alla ricerca e allo sviluppo congiunti nel settore della difesa. Una trasformazione del rapporto, il cui calendario non coincide con quello annunciato da Trump.
Le dichiarazioni sono arrivate nella giornata delle elezioni americane di metà mandato, in un clima di crescente contestazione degli aiuti a Israele, sottolinea il Times of Israel. Le critiche attraversano schieramenti diversi: nella sinistra democratica riguardano l’impiego delle armi americane e la politica israeliana verso i palestinesi; nella corrente «America First» del movimento Maga prevale l’opposizione alla spesa per la sicurezza di altri Paesi.
Per Israele la questione investe anche la tenuta del sostegno politico e diplomatico americano. L’ex ambasciatore a Washington Michael Oren, intervistato da Kan, ha avvertito che le conseguenze potrebbero andare oltre i finanziamenti militari: «Alcuni democratici affermano che interromperanno la cooperazione di intelligence. Potrebbero inoltre non porre il veto alle risoluzioni dell’Onu contro Israele».
È uno scenario con cui dovrà confrontarsi il prossimo governo israeliano, qualunque maggioranza avrà.

(Nell’immagine, l’incontro alla Casa Bianca tra Trump e Netanyahu nel settembre 2025)

3 Novembre 2026Permalink