20 gennaio 2023 – Una strada per dare corpo ai fantasmi, forse

Copio  nel mio blog, senza trasferirlo su Facebook,  il documento che segue, raggiungibile anche con il link che  come sempre trascrivo.
Lo invierò invece ad alcune persone  con cui in passato avevo  condiviso l’impegno ad azioni per modificare l’infame legge che dal 2009 nega ai figli dei sans papier  la registrazione nei registri di stato civile  con un raggiro di cui ho parlato e scritto mille  volte.
Mi è  chiaro che  chiedere al genitore che si presenti allo sportello del comune a registrare la nascita del figlio la presentazione del permesso di soggiorno è una beffa feroce per chi di quel permesso non disponga
e  mi è altrettanto chiaro  che  ciò induce paura e devastazione della dignità  delle persone a tanto umiliate
e so bene che l’unica strada per giungere a superare  la norma che dal 2009  si fa beffa di un diritto umano riconosciuto può è una nuova legge che ripristini quanto previso in materia dalla legge 40/2008 (cd Turco Napolitano) .
Se ho ben capito la mozione che trascrivo sarebbe stata votata all’unanimità e quindi  proposta per essere tradotta in legge (ho evidenziato in grassetto il testo secondo me pertinente).
Non mi negherò all’impegno (che temo ormai personale o quasi) di sollecitare i parlamentari a tener conto, negli obiettivi che l’istituenda commissione vorrà darsi, della devastazione  che la norma del 2009 produce nella v ita di chi è ridotto a fantasma dalla nascita  e di chi ne è genitore e non può dire “Questa bambina  è mia  figlia”, “Questo bambino è mio figlio”.
So  che da sola non arriverò ad alcun risultato ma non mi nego al dovere di solidarietà  che la Costituzione impone
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Legislatura 19ª – Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00005

 

Atto n. 1-00005 con procedimento abbreviato     Pubblicato il 16 novembre 2022, nella seduta n. 8

CATTANEONAPOLITANOSEGREMONTIPIANORUBBIAMALANMALPEZZIROMEOFLORIDIA Barbara,

RONZULLIPAITAUNTERBERGERDE POLIDE CRISTOFAROPUCCIARELLICRAXIGUIDOLINNATURALE,

MAIORINOTERZI DI SANT’AGATAALFIERIASTORREBASSOBEVILACQUABIANCOFIORECAMUSSOCROATTI,

D’ELIADELRIODURNWALDERFINA,  FLORIDIA  Aurora,
GIACOBBEGIORGISGUIDILOREFICEMAGNIMARTELLANICITAPATTONPIROVANORANDOROSSOMANDO,
SCALFAROTTOSIRONISPAGNOLLIVERDUCCIVERINIZAMBITOZAMPAZULLOMUSOLINOLICHERI Sabrina

Il Senato,

premesso che:

la tutela dei diritti umani rappresenta uno degli elementi fondanti dell’ordinamento nazionale, configurandosi altresì quale patrimonio comune della comunità internazionale e dell’umanità nel suo insieme;

a partire dalla conclusione del secondo conflitto mondiale gli Stati democratici hanno elaborato complessi sistemi istituzionali di tutela e promozione dei diritti, contribuendo a diffondere progressivamente la cultura e la consapevolezza necessarie al loro sviluppo nella complessa società contemporanea, che presenta continuamente nuove sfide sul piano della dignità della persona;

sul piano internazionale ed europeo gli atti e le convenzioni sottoscritti dal nostro Paese sono innumerevoli: su tutti, per quanto concerne gli strumenti giuridicamente non vincolanti, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, rispetto alla quale molte clausole sono divenute obbligatorie per gli Stati in quanto diritto internazionale consuetudinario; tra gli strumenti vincolanti, la convenzione sul genocidio del 1948, la convenzione sui rifugiati del 1951, i due patti delle Nazioni Unite del 1966 (sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali), la convenzione contro la tortura del 1984; sul piano europeo la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sul rispetto della quale vigila la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che, ai sensi dell’articolo 6 del Trattato sull’Unione europea, ha il medesimo valore giuridico dei trattati fondativi;

l’articolo 2 della Costituzione italiana recita “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;

le Camere, costituendo gli organi di rappresentanza dei cittadini, rappresentano il luogo primario in cui tale tutela deve avere piena espressione;

il Senato ha da sempre mostrato particolare sensibilità e attenzione verso il tema dei diritti umani, attraverso la costituzione di Comitati e Commissioni specifici: si ricordano, in tal senso, il Comitato contro la pena di morte istituito nella XIII Legislatura e le Commissioni straordinarie per la tutela e la promozione dei diritti umani nella XIV, XV, XVI, XVII e XVIII Legislatura, che hanno di volta in volta operato attraverso il confronto con rappresentanti di Governo, enti locali e altre istituzioni nazionali, europee e internazionali e il contributo della società civile, di associazioni e organizzazioni non governative;

i temi principali sviluppati nel corso delle Legislature sono stati l’abolizione della pena di morte nel mondo, l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura, la tutela dei diritti del fanciullo, le garanzie per chi si trovi privato delle libertà, la promozione e l’attuazione del diritto di asilo, la lotta alla tratta degli esseri umani, la lotta contro il razzismo, la xenofobia, la discriminazione delle minoranze; la tutela delle persone con disabilità e di quelle anziane; il divieto di mutilazioni genitali femminili e il fenomeno dei matrimoni forzati, a dimostrazione di come tale materia necessiti di un’attività estesa nel tempo, che guardi quanto avviene a livello nazionale e internazionale e che sia altresì trasversale e organica;

nelle ultime Legislature la Commissione per i diritti umani del Senato ha seguito da vicino i tre cicli di revisione periodica universale (UPR) del nostro Paese (nel 2010, 2017 e 2019), una procedura prevista dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per esaminare la situazione dei diritti umani in tutti i Paesi membri, che si conclude con una serie di raccomandazioni rivolte allo Stato in esame; l’azione svolta dalla Commissione, in tal senso, è stata preziosa in questi anni, mantenendo elevato il monitoraggio e intensa l’attività di indirizzo sui temi della promozione e della tutela dei diritti fondamentali della persona;

rilevata per tutti i suddetti motivi l’esigenza di istituire, anche in questa Legislatura, un organismo che rappresenti per il nostro Paese la volontà di difendere e sviluppare i diritti umani sia all’interno che al di fuori dei confini nazionali,

delibera di istituire una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, costituita da 20 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi. La Commissione elegge tra i suoi membri l’Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due Vice Presidenti e da due Segretari. La Commissione ha compiti di studio, osservazione e iniziativa, per lo svolgimento dei quali può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi e con organismi internazionali; a tal fine, la Commissione può effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per la promozione dei diritti umani o per favorire altre forme di collaborazione. Per il raggiungimento di queste finalità essa, quando lo ritenga utile, può svolgere procedure informative, ai sensi degli articoli 46, 47 e 48 del Regolamento; formulare proposte e relazioni all’Assemblea, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell’esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell’articolo 39, comma 4, del Regolamento.

 

 

20 Gennaio 2023Permalink

17 gennaio 2023 – Giornata del dialogo ebraico-cristiano

Pubblicato in Attualità il ‍‍17/01/2023 – 24 טבת 5783

Decine di incontri in tutta Italia ad animare la 34esima edizione della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei dedicata quest’anno al brano profetico di Isaia 40: “Consolate, consolate il mio popolo”. A confrontarsi nel merito rabbini, studiosi, esponenti del clero. “Il popolo di Israele, pur colpito da sciagure, sa che dopo il lutto viene la consolazione, la vita riprende, il legame con il Signore torna ad esprimersi su toni più sereni, nell’attesa fiduciosa della completa redenzione, su questo percorso il messaggio è sempre valido”, scrive l’Assemblea dei Rabbini d’Italia in un testo approntato per la Giornata in svolgimento. Un messaggio particolare e al tempo stesso universale: “In questi ultimi anni sono successe tante cose negative e non ne siamo ancora venuti fuori. Il passo profetico indica una strada, una direzione, una consolazione, purché l’essere umano sappia mettersi in ascolto della voce del Signore e con tale guida comprenda quale è il suo ruolo e il suo compito”.
“La stagione che stiamo vivendo, segnata dall’auspicata uscita dalla pandemia che per lungo tempo ha fiaccato la vita del Paese, comprese le comunità di fede, ci spinge a interrogarci a fondo sulla nostra presenza nella società come uomini e donne credenti nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe”, sottolinea la commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della CEI. In questo senso il passo di Isaia rappresenta “un annuncio di consolazione per il popolo, chiamato a stare saldo nella fiducia che il suo Signore non lo abbandonerà”. Possiamo avere fiducia nel futuro, si aggiunge, “perché la parola di Dio ci garantisce che egli è fedele; fondati in lui, troviamo la forza per dar credito alla vita ed essere fiduciosi, perché ci sentiamo preceduti e ‘superati’ dalla sua azione”.
Nell’occasione della Giornata è stato realizzato un sussidio che riporta anche un omaggio ad alcuni “testimoni” del Dialogo: tra loro l’ex rabbino capo di Roma rav Elio Toaff protagonista con Wojtyla della storica visita del papa polacco al Tempio Maggiore.

“Per capire la portata di quell’evento – si legge – è utile rifarsi alla cruda cronaca nazionale di quegli anni. Ad esempio, riportarsi a quel terribile 1982, quando – sulla spinta degli avvenimenti mediorientali, e del perdurare del conflitto israelopalestinese – prima, durante un corteo sindacale, viene deposta una bara nei pressi della sinagoga (con Toaff a denunciare, purtroppo profeticamente, il vento dell’odio); e qualche mese più tardi, il 9 ottobre, il piccolo Stefano Gaj Taché, due anni appena, è ucciso dalle schegge di una bomba, che fa inoltre 37 feriti, alla fine della cerimonia per la conclusione della festa di Sukkot, posta lì da terroristi palestinesi (significativamente, il presidente Mattarella, nel suo primo discorso di giuramento, ricorderà Stefano per nome, presentandolo come un nostro bambino, un bambino italiano)”. Il legame con Giovanni Paolo II, si ricorda, “doveva durare nel tempo, tanto che il nome del rabbino comparirà, unico con quello del suo segretario personale, nel testamento del pontefice; Toaff stesso sarà presente ai solenni funerali dell’amico cattolico”.

Notizie sulla visita del papa con il link
https://www.panorama.it/news/papa-francesco-sinagoga-roma-perche-visita-importante-foto

 

17 Gennaio 2023Permalink

14 gennaio 2023 –   Quando Lino Di Gianni …

Quando Lino Di Gianni entra nelle mie giornate.
Nel 2003, durante il mio primo soggiorno lungo a Betlemme come insegnante di Italiano alle guide turistiche dell’International Center (link in calce per chi lo volesse conoscere), mandavo una lettera con le informazioni che ritenevo significative a un’amica che la diffondeva a una sessantina di amici comuni. Non so come capitò in mano a Lino Di Gianni  che mi telefonò e mi aiutò a costruire il mio primo blog. Non ci siamo mai incontrati ma lo considero un amico prezioso nella condivisione  di ciò che leggo nel suo blog e in ciò che ci differenzia
Lo trovate anche su facebook e su facebook ho trovato e ricopio (non è prevista la condivisione)  questo indimenticabile testo del grande giornalista Luigi Pintor.
Nella trascrizione evidenzio con  il grassetto la frase con cui Lino presenta questo testo prezioso e colgo l’occasione per suggerirvi una visita all’home page di Lino
Ancora una volta grazie Lino

Ragione e sentimento

DALL’ARCHIVIO  Pubblicato il 12/10/2013  Edizione del 12/10/2013  PINTOR LUIGI, ━

Se reagisco emotivamente alla sentenza Priebke provo un senso di pianto. Penso alle vittime come a persone vive e incredule, come se le conoscessi tutte e non una soltanto. Se toccasse a me di informarle, portar loro la notizia nel fondo delle cave, che parole troverei?
Più che sofferenza sento però vergogna personale. Che cosa ho fatto in questi cinquant’anni? Sono uno di quelli che debbono a un certo punto domandarsi, secondo Thomas Mann, se gli resti il diritto di noverarsi tra le persone rispettabili.
Provo anche dell’odio e altri pessimi sentimenti. So che non si deve. Ma se alla fine di quel processo, qualcuno si fosse abbandonato a un gesto estremo, l’avrei compreso come un fratello. So che non si deve.
Se invece reagisco alla sentenza Priebke razionalmente, con un criterio politico, allora resto freddo e persuaso. La trovo logica, e contro la logica si indignano i farisei. La trovo un segno dei tempi, e perciò un segno di verità.
Da molti anni i fascismi, tutti i fascismi, sono stati rivalutati. Sottilmente nelle accademie europee, nelle nostre aule parlamentari, nel senso comune. Ora grossolanamente anche nei tribunali. Norimberga non fu che un’ipocrisia dei vincitori.
Non è una rivalutazione storica, è una rivalutazione politica. Non riguarda il passato, riguarda il presente. Non è una memoria cancellata, è una memoria ritrovata. I fascismi sono stati un’incarnazione del potere e una teoria del dominio a cui si riconosce un merito e si restituisce un onore. Perché su di essi si può fare assegnamento futuro.
Così ci parla nella sua miseria la sentenza Priebke, anche se preferiamo non sentire. E ci dice coerentemente che ogni strage, ogni crimine contro l’umanità, ogni guerra, trova legittimità e giustificazione in quanto è un esercizio del potere. Questo esercizio insindacabile non è più un’eccezione ma una consuetudine, è la nostra normale frequentazione televisiva. Se condannassimo quel passato, come potremmo assolvere questo presente?
Lasciamo dunque che il buon soldato muoia nel suo letto con la donna che gli ha scritto lettere d’amore. E apriamo subito anche noi, come ad Auschwitz, un supermercato esemplare al posto dell’ossario in disuso, anticipando giubilei e nuove costituzioni.

Questo editoriale di Luigi Pintor è stato pubblicato sulla rima pagina del manifesto il 3 agosto 1996. Il primo agosto Erich Priebke era stato prosciolto dal Tribunale militare di Roma al termine del processo per la strage delle Fosse Ardeatine. I giudici militari avevano riconosciuto all’imputato le attenuanti, ragione per cui il reato era stato dichiarato prescritto. Alla lettura della sentenza una rivolta popolare, in prima fila le famiglie delle vittime della strage, aveva assediato l’aula del Tribunale.

https://enjoybethlehem.com/see/the-international-center-of-bethlehem-dar-annadwa-adduwaliyya

 

14 Gennaio 2023Permalink

11 gennaio 2023 – Una opinione di Giancarla Codrignani

11  gennaio     Giancarla Codrignani     LE OPINIONI DI VORREI CAPIRE

Il golpismo di Bolsonaro dopo quello di Trump dell’Epifania 2021 che propone la guerra civile, farà capire alla gente che cosa sono anche in Europa e in Italia le destre e di conseguenza che cosa sono le sinistre, irresponsabilmente divise nella difesa della democrazia e giustamente punite (ma, ragazzi è ora di piantarla) dall’elettorato?

Il 9 gennaio 1979 un commando dei Nar guidato da Valerio Fioravanti fece irruzione per “processarla” a Radio Città Futura: due bottiglie molotov e una serie di spari colpiscono alle gambe le redattrici di Radio Donna mentre le conseguenze dei colpi costarono a una quinta la ricostruzione dell’osso pubico. Fioravanti si vantò di aver portato i Nar al livello delle Brigate rosse. Che, però sono sparite, mentre le pratiche di violenza politica del neofascismo sono rimaste immutate.

Padre Georg Ganswein, che è pure stato nominato nel 2012 arcivescovo titolare di Urbisaglia (che di solito ha solo un vescovo), non si sa se si possa dire “distaccato” presso Benedetto xvi, non ha grandi ragioni di avercela con Francesco. Anche lui tra i reazionari: non nega di essere di destra, un falco.

Bisogna ogni tanto leggere Libero: per leggere l’intervista a Ganswein ho registrato questi titoli: Chiesa divisa, fedeli coesi; Moratti e dem vogliono distruggere la Lombardia; Risposta a Cazzullo, Il lavoro non manca, la voglia di lavorare invece sì; Pure le banche stanche della Lagarde; Non è più il tempo di Un’Europa guidata Da Francia e Germania Ora nuovi equilibri.

“Sia il liberalismo che il socialismo sono sempre stati avversari del nazionalismo” (l’economista Mario Ponti su Domani del 9/01.

Per chi ritiene prioritario nominare un/a segretario/a del Pd prima di fare dichiarazioni di intenti: vogliamo partire dallo spiegare alla gente che le regole europee prevedono che il rapporto debito/pil non superi il 60 %, ma l’Italia naviga sul 150?

Ursula von der Leyen ha celebrato a Roma la memoria di Davide Sassoli, un politico esemplare, scomparso l’11 gennaio dello scorso anno.
Per chi ama le ascendenze Davide era un politico cattolico. Letta è un cattolico democristiano.

Cara  Giancarla, leggerti è sempre  un piacere..  Questa volta non solo condivido il tuo messaggio ma lo passerò su facebook.
E’ troppo  bello per sequestrarlo.

 

11 Gennaio 2023Permalink

11 gennaio 2023 – Leggendo le pagine ebraiche

11 Gennaio 2023 – 18 Tevet 5783

Pagine Ebraiche info@paginebraiche.net tramite gmail.mcsv.net

L’INTESA SIGLATA DA MINISTERO DELL’ISTRUZIONE E UCEI

L’ebraismo italiano e le ferite del passato,  un protocollo per la Memoria

“Promuovere la conoscenza della bimillenaria presenza ebraica in Italia e delle comunità ebraiche, con riferimento alla storia, al pensiero e alla cultura dell’ebraismo italiano dalle sue origini ai tempi d’oggi; promuovere la conoscenza dei luoghi della persecuzione razziale, deportazione e sterminio nel nostro Paese; promuovere la conoscenza degli accadimenti, attraverso testimonianze e fonti documentali relative alla storia del ventennio fascista in Italia, di tutte le vittime del nazifascismo e di coloro che si sono adoperati per salvare vite umane (‘I Giusti tra le Nazioni’); promuovere ogni forma di contrasto alla distorsione, alla banalizzazione, alla minimizzazione e all’abuso della storia e della memoria della Shoah; promuovere i valori del rispetto e della convivenza tra popoli e dell’incontro tra culture e religioni diverse; condividere progetti di ricerca e approfondimento storico e didattico inerenti alla trasmissione della memoria”.

Sono gli obiettivi cui tende la carta d’intenti siglata a Cracovia dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e dalla presidente UCEI Noemi Di Segni durante il Viaggio della Memoria istituzionale in svolgimento in Polonia alla presenza della Testimone della Shoah Tatiana Bucci.

La cerimonia della firma alla sinagoga Remuh, cui è intervenuto anche il rabbino capo di Torino Ariel Finzi, è stata l’occasione per parlare di Memoria e di corretta trasmissione alle nuove generazioni. “Per l’Italia e le sue istituzioni l’appello è quello di assumersi le responsabilità per quanto accaduto. La Shoah non è solo qui nei luoghi dello sterminio, perpetrata dai nazisti. È avvenuta anche a casa nostra, nei nostri uffici, dimore, piazze, valli e montagne”, le parole della presidente Di Segni in sinagoga. Parole di condanna rispetto alle responsabilità del fascismo sono arrivate anche dal ministro Valditara. “Quest’anno – il suo ulteriore messaggio agli studenti – ricorrono i 75 anni della Costituzione, è un’occasione per ricordare che la nostra Carta mette davanti a tutto la persona umana, al cui servizio si pone lo Stato. Questo è il nostro faro, che ci deve illuminare la via per impedire che queste tragedie si ripetano”.

Il Viaggio della Memoria è proseguito quest’oggi ad Auschwitz e Birkenau. Con i ragazzi anche l’assessore alle Politiche educative UCEI Livia Ottolenghi e l’assessore alle Politiche giovanili Simone Mortara.

 

L’INTERVENTO DELLA PRESIDENTE UCEI A CRACOVIA

“Shoah, l’Italia e le sue istituzioni  si assumano la responsabilità”

Di seguito l’intervento della Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni in occasione della firma del Protocollo d’intesa siglato dall’UCEI con il ministero dell’Istruzione:

È un’emozione stare assieme a voi tutti in questo luogo, così significativo. Ogni luogo ha una destinazione d’uso. Case, edifici scolatici, sinagoghe, chiese. A noi sembra normale oggi viverli così, ma non lo è stato per chi si è trovato a dover fuggire, nascondersi, essere rinchiuso, veder dissacrati o svanire i luoghi più cari.

Avraham Shlonski. Poesia. Le mura di casa mia. Le mura di casa mia non sono come una separazione tra me e il mondo. C’è la grazia della crescita che ascolta l’interno. Perché chi ascolta tutto non sente nulla. Solo chi fa tacere il suo rumoroso agire al suono del silenzio, sente tutto e tutti. Le mura della mia casa non sono una separazione tra me e il mondo. Sono il chiudere gli occhi di chi vede una cosa fino in fondo; perché chi vede tutto, non vede più nulla. Solo chi guarda verso l’unico e l’eterno riesce a vedere le cose tutte. Le mura della mia casa non sono una separazione tra me e il mondo. Sono il segreto della rivelazione per dire anche senza parole che chi sta sul portone non si rivolge a nessuno. Solo chi parla con la propria anima parla con tutti.

Allora, cosa divennero i muri delle nostre case nel ‘38? Nel ‘43? Quando fuggimmo, quando ci rinchiusero nei ghetti? Quando eravamo qui nei campi così lontani dalle nostre terre e dalle nostre case. Desidero ringraziare tutti voi per essere qui, noi tutti assieme, ad affrontare un percorso non facile. Avete attraversato in due ore chilometri e chilometri che centinaia di migliaia, anzi milioni di persone, hanno attraversato con i treni, in un viaggio terribile. Un percorso che conoscete sicuramente dai libri di storia e di geografia, che forse inizierete a comprendere meglio in questi due giorni, dopo aver tradotto le pagine del libro in esperienza vissuta. Conoscere – questo il vero viaggio – quanto drammaticamente avvenuto solo pochi decenni fa nel cuore d’Europa. Un viaggio nei luoghi di sterminio e di morte, nei quali si è giunti entro pochi anni dal varo di poche leggi; poche ma esplicite formalizzazioni di quella assolutezza del pregiudizio, da anni propagandato alle masse, ignoranti o indifferenti.

Noemi Di Segni, Presidente UCEI

Mi regalo lo spazio per  un commento
La presidente dellUCEI  ha parlato della assolutezza del pregiudizio
Oggi io leggo quella feroce assolutezza nella memoria tradita, nei conti non fatti con il nostro passato che consentono di accettare  nella tranquillità di una soporifera indifferenza  che in Italia nascano bambini cui viene negata ogni identità perché figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno.
Dal 2009 quando è stata approvata con voto di fiducia la legge 94 , che in un caos di argomenti affastellati contiene l’art.1 comma 22 lettera G per  imporre la presentazione del permesso di soggiorno allo sportello del comune dove si registra la nascita dei figli, si sono succeduti 7 governi con le più variegate maggioranze parlamentari
In questo mondo variegato l’infamia negazionista non ha trovato validi oppositori  e i parlamentari indifferenti sono stati ben sostenuti da una società civile pur essa indifferente.
Gli sportelli dei comuni sono divettati muri … oggi per pochi, domani chissà

 

11 Gennaio 2023Permalink

9 gennaio 2023 – Intitolazione corretta della biblioteca nazionale di Napoli

Mi sembra interessante  la proposta di modifica dell’intitolazione della biblioteca nazionale di Napoli:
Nulla hanno fatto i Savoia  –  che ancora  si fanno sentire con pretese dinastiche –   per dissociarsi da una delle malefatte di un loro antenato regnante

 

L’ISTANZA PRESENTATA A NAPOLI DAL COMITATO 9 GENNAIO

“Biblioteca Nazionale, si ponga fine allo scempio: via il nome di Vittorio Emanuele III” 

È giunto il momento che il nome di Vittorio Emanuele III, firmatario nel ’38 delle leggi razziste, cessi di essere abbinato alla Biblioteca nazionale di Napoli a lui intitolata dal 1925. A chiederlo, in un’istanza congiunta presentata quest’oggi nel corso di una conferenza stampa, gli enti e le realtà aderenti al “Comitato 9 gennaio”. E cioè l’Associazione Memoriæ – Museo della Shoah di Napoli, l’Associazione Nazionale ex Deportati (ANED), l’Associazione Progetto Memoria, la Comunità ebraica di Napoli, la Federazione delle Associazioni Italia-Israele, la Fondazione Valenzi, il Sindacato Unitario Giornalisti Campania (SUGC), l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI). L’appello, portato all’attenzione del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, si apre con questa premessa: “Ottantacinque anni fa, nel novembre del 1938, Vittorio Emanuele III promulgava le leggi razziste, il più infamante dei provvedimenti legislativi e amministrativi voluti dal fascismo. A pagarne le conseguenze non furono solo gli 8.564 ebrei deportati dall’Italia e dai territori occupati dai nostri militari (sud della Francia e isole di Rodi e Kos), ma anche le decine di migliaia di nostri connazionali di religione o discendenza ebraica che, pur non avendo vissuto il dramma della deportazione e dell’internamento, per anni furono privati dei più elementari diritti”. Ciò nonostante, a colui “che è stato uno dei protagonisti della più infelice delle stagioni del Novecento, a cui vanno certamente addebitate anche le sofferenze patite da centinaia di migliaia di militari italiani abbandonati al loro infausto destino dopo l’8 settembre 1943, Napoli continua a mantenere intitolata una tra le più importanti istituzioni culturali”. In questo senso rimuovere il nome di Vittorio Emanuele III “da un così importante e significativo luogo di cultura, per sostituirlo con quello del filosofo Benedetto Croce, che all’istituzione di piazza del Plebiscito riservò sempre costante e devota attenzione”, non rappresenterebbe solo “un tardivo atto di giustizia nei confronti delle vittime” della legislazione antisemita ma anche un modo “per incasellare nel giusto ordine i tasselli della storia”. Pertanto i firmatari si rivolgono al ministro “affinché si adoperi a porre fine a un siffatto e insopportabile scempio”.

https://moked.it/blog/2023/01/09/biblioteca-nazionale-di-napoli-si-tolga-il-nome-di-vittorio-emanuele-iii/

Ho trovato qualche notizia sul comitato 9 gennaio
https://www.comune.modena.it/salastampa/archivio-comunicati-stampa/2005/1/9-gennaio-1950-una-data-da-non-dimenticare

 

9 Gennaio 2023Permalink

6_gennaio_2023 – In morte di Benedetto XVI: il comunicato di Noi Siamo Chiesa

Noi Siamo Chiesa: Ratzinger, un papa controverso, che si è dimesso per il bene della Chiesa

Redazione 01/01/2023, 18:52

ROMA-ADISTA: «Ratzinger, un papa controverso, che si è dimesso per il bene della Chiesa» è la valutazione del movimento Noi Siamo Chiesa su Benedetto XVI.

«Noi Siamo Chiesa partecipa al lutto della Chiesa per la morte di Joseph Ratzinger, teologo ed uomo di fede, che è stato come vescovo di Roma segno dell’unità della Chiesa e della continuazione della predicazione dell’Evangelo secondo il messaggio di Gesù (Mt, 21,15)», si legge nella nota del movimento..

«Questa partecipazione di NSC è molto consapevole che la sua fu una guida che ha creato divisioni e sofferenze, da noi più volte sottolineate con franchezza, che hanno compromesso la piena accettazione del Concilio Vaticano II – prosegue la nota –.  Ma la sua decisione di lasciare il ministero ha testimoniato una concezione evangelica e profetica del ruolo e dei compiti del papato che resterà nella storia della Chiesa. Noi Siamo Chiesa auspica che le esequie settimana prossima siano ispirate a sobrietà, senza accenti enfatici e trionfalisti. Ed anche spera che i media sappiano riflettere in modo corretto ed equilibrato su questo lutto».

6 Gennaio 2023Permalink

6 gennaio 2023 – Grazie a Vito Mancuso e al mio vecchio blog

 

NEL TESTAMENTO DI BENEDETTO QUELLA PAURA CATTIVA CONSIGLIERA Un testo pieno di timori per una società che si lascia confondere e non è salda nella fede. L’articolo del prof.#VitoMancuso su #LaStampa di martedì 3 gennaio 2023

 

Il testamento spirituale di Joseph Ratzinger diffuso dopo la sua morte, ma composto nel 2006, è molto istruttivo per comprenderne l’anima, direi più precisamente la psiche, cioè quella dimensione interiore in cui il pensiero di un essere umano si mescola alle emozioni e crea quel coacervo di razionalità e di irrazionalità in cui ognuno di noi propriamente consiste.

Il breve testo si divide in quattro parti: ringraziamenti, richiesta di perdono, esortazioni, richiesta di preghiera. Senza sminuire i ringraziamenti e le richieste, belle dal punto di vista umano ma prevedibili quanto ai ringraziamenti e convenzionali quanto alle richieste, la parte decisamente più interessante è la terza delle esortazioni a tutti i cattolici. Scrivendo egli sapeva che questo testo sarebbe stato letto all’indomani della sua morte con la massima attenzione da parte di tutti, il che significa che, se aveva un asso da giocare, era proprio quello il luogo per farlo. E infatti Ratzinger lo giocò.

Dapprima rivolto ai soli bavaresi: “Non lasciatevi distogliere dalla fede”. Poi rivolto a tutti e rafforzando con due punti esclamativi l’invito: “Rimanete saldi nella fede! Non lasciatevi confondere!”. Ecco la sua più grande esortazione, l’obiettivo per cui spese la vita, il suo asso: la conservazione la fede. Prova ne sia che nel 2016, quando già da tre aveva rinunciato al papato, conversando con il giornalista tedesco Peter Seewald per quella che è stata la sua ultima pubblicazione intitolata proprio “Ultime conversazioni”, affermerà: “Oggi l’importante è preservare la fede. Io considero questo il compito centrale”. Ma ora si faccia attenzione ai verbi usati: non lasciarsi distogliere, rimanere, non lasciarsi confondere, preservare. Chi parla così? Chi sente di essere al cospetto di una grave minaccia e ne ha paura. Il messaggio conclusivo e sintetico di Joseph Ratzinger, quindi, è nella sua essenza profonda un grido d’allarme. La sua ragione era quella di un uomo sicuro, ma la sua psiche, al contrario, quella di un uomo impaurito.

Di cosa aveva paura? Lo si comprende dalle “Ultime conversazioni” quando afferma che oggi prevale “una cultura positivista e agnostica che si mostra sempre più intollerante verso il cristianesimo”, con la conseguenza che “la società occidentale, in ogni caso in Europa, non sarà una società cristiana”. Idea ribadita poco dopo: “La scristianizzazione dell’Europa progredisce, l’elemento cristiano scompare sempre più dal tessuto della società”.

Ma occorre proseguire l’analisi del testamento spirituale perché in esso Ratzinger entra ancor più nello specifico e mette in guardia i cattolici dal pericolo a suo avviso più minaccioso: “Spesso sembra che la scienza – le scienze naturali da un lato e la ricerca storica (in particolare l’esegesi della Sacra Scrittura) dall’altro – siano in grado di offrire risultati inconfutabili in contrasto con la fede cattolica”. Il pericolo quindi è la scienza? Il testo parla di due forme di scienza: le scienze naturali e le scienze storico-bibliche. Per le prime alla domanda sollevata occorre rispondere di no: la scienza per Ratzinger non è un pericolo, lo sono semmai alcune “interpretazione filosofiche solo apparentemente spettanti alla scienza”. Anzi, la pura scienza può risultare persino utile alla fede, perché “nel dialogo con le scienze naturali la fede ha imparato a comprendere meglio il limite della portata delle sue affermazioni, e dunque la sua specificità”. Immagino che qui Ratzinger pensasse al caso Galileo e al fatto che oggi un episodio del genere non è neppure lontanamente concepibile. Per la fede quindi le scienze naturali non sono un pericolo, anzi talora sono persino un aiuto.

Le cose stanno in modo diverso per le scienze bibliche, al cui riguardo ecco le precise parole di Ratzinger: “Sono ormai sessant’anni che accompagno il cammino della Teologia, in particolare delle Scienze bibliche, e con il susseguirsi delle diverse generazioni ho visto crollare tesi che sembravano incrollabili, dimostrandosi essere semplici ipotesi: la generazione liberale (Harnack, Jülicher ecc.), la generazione esistenzialista (Bultmann ecc.), la generazione marxista”. Fa un certo effetto ritrovare in un testamento spirituale, accanto ai ringraziamenti più belli a Dio e ai familiari e alle richieste più intime di perdono e di preghiera, la menzione di scuole esegetiche con tanto di nomi.

Ma fa ancora più effetto non ritrovare nessuna parola di apprezzamento per le scienze bibliche, contrariamente a quanto avvenuto per le scienze naturali. Di esse Ratzinger dice solo di aver visto crollare tesi, quasi che nulla sia rimasto in piedi del lavoro svolto, per cui non rimarrebbe altro che affidarsi alla lettura tradizionale della Bibbia promossa dalla Chiesa per riscoprire sempre “la ragionevolezza della fede” e che “Gesù Cristo è veramente la via, la verità e la vita”. Le cose però non stanno per nulla così. Come le scienze naturali, anche le scienze bibliche hanno contribuito notevolmente ad approfondire e a purificare la fede mettendo in condizione di interpretare in modo adulto i testi biblici. Nel 2008, mentre papa Benedetto regnava, il cardinal Martini insigne studioso della Bibbia pubblicò un testo che fece scalpore, “Conversazioni notturne a Gerusalemme”, dove giunse a parlare di vere e proprie scuole bibliche per “rendere indipendenti i cristiani” perché, a suo avviso, “ogni cristiano che vive con la Bibbia dovrebbe trovare risposte personali alle domande fondamentali”. Trovare risposte personali. Per Martini infatti la Chiesa deve essere più “un contesto che procura stimoli e supporto, che non un magistero da cui il cristiano dipende”. La meta non è l’obbedienza alla Chiesa continuando a credere come si credeva nei secoli passati; è piuttosto la libertà della mente al fine di verificare in prima persona la “ragionevolezza della fede”, nel caso purificarla, vivendo così la vita autentica di chi è se stesso e non un portavoce di pensieri altrui.

La sfiducia di Ratzinger nei confronti delle scienze bibliche emerge in modo clamoroso nella sua opera su Gesù in tre volumi, dove per centinaia di pagine egli prescinde quasi totalmente dai secoli di esegesi scientifica sul testo dei Vangeli, evita le domande scomode e finisce per presentare una figura di Gesù ai limiti del devozionismo. E se questo è un problema che riguarda solo lui e la statura scientifica di questo suo lavoro, quello che invece riguarda tutti è il modo con cui egli da Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (carica mantenuta per 23 anni) esercitò il suo potere disciplinare contro quei biblisti e quei teologi che, come auspicava il cardinal Martini, pensavano in prima persona rielaborando la teologia. Mi riferisco alle decine e decine di teologi a cui venne tolta la cattedra, tra cui ricordo Leonardo Boff, José Maria Castillo, Charles Curran, Jacques Dupuis, Matthew Fox, Ion Sobrino e la condanna post mortem di Anthony De Mello. La teologia della liberazione venne perseguitata in tutte le sue forme e il vescovo martire Oscar Romero dovette attendere papa Francesco per essere elevato agli onori degli altari.

Come ho scritto all’inizio, il problema di Ratzinger è stato a mio avviso la paura. Lo si capisce dai verbi usati nel testamento spirituale tutti sulla difensiva. E dalla paura nasce l’aggressività. Egli è stato un uomo sinceramente devoto al suo Signore, il grande teologo francese Yves Congar nel suo diario del Concilio lo ricorda come “ragionevole, modesto, disinteressato, di buon animo”, e io credo che egli sia stato proprio così. Ma la paura è sempre una cattiva consigliera.

Vito Mancuso, La Stampa 3 gennaio 2023

 

Mio  commento

 

Ho condiviso questo pezzo di Mancuso perché l’ho profondamente apprezzato.

In particolare mi ha convinto la citazione del nome di Romero, la cui vicenda (associata a quella dell’avvocata Marianela Garcia Vilas di cui non si parla mai) seguo dal tempo della morte del vescovo di San Salvador

Ne ho scritto nel mio blog (che costituisce la mia memoria storica che non voglio perdere) e si può leggere con il link che trascrivo nella seconda parte del vecchio post

quella che inizia con il titolo

“Il ricordo di un’altra donna che mise la sua professione a disposizione dell’umanità”

https://diariealtro.it/?p=6386

6 Gennaio 2023Permalink

5 gennaio 2023 – Nel giorno dei funerali di Joseph Ratzinger

Benedetto XVI è stato il più grande interprete del cristianesimo del Novecento. L’ultimo grande difensore della civiltà occidentale. Colui che meglio di tutti ha svegliato i laici mostrando con chiarezza che i valori di cui si dicono orgogliosi e che sono iscritti nelle nostre carte fondamentali sono in realtà quelli cristiani. E infine il grande intellettuale che sapeva coniugare fede e ragione”. Lo afferma l’ex presidente del Senato, Marcello Pera.

Morte del papa emerito Joseph Ratzinger, Marcello Pera: “Ultimo grande difensore della civiltà occidentale” – Il Fatto Quotidiano

Nota biografica:
Marcello Pera , professore di filosofia della scienza all’Università di Pisa,
Senatore della Repubblica nella XIII, XIV, XV e XVI legislatura
Nella XIV legislatura (2001-2006) è stato presidente del senato

È di nuovo presente in Senato nella XIX legislatura, proclamato l’1 ottobre 2022 .

Potremmo anche chiudere con la nota biografica a seguito della prima paginetta ma desidero assicurarmi un  riferimento per me importante

14 dicembre 2021-  Copio un solo passo ma il link può garantire a chiunque l’intero articolo
“Pera era il candidato patriota del centro destra, ateo devoto a Ratzinger”
L’editoriale del direttore Nico Perrone

 L’ateo devoto Marcello Pera è molto vicino a Benedetto XVI, e lo ha sempre difeso nei confronti degli attacchi degli estremisti islamici dopo il suo discorso di Ratisbona, dove lanciò un allarme sull’Islam. Ma non venne ascoltato… “Lei è buono, perché non solo non venne ascoltato, ma persino insultato. Quel discorso – disse Pera intervistato da la Fede quotidiana.it – andrebbe studiato, fu profetico. Venne duramente attaccato dal mondo islamico con violenti proteste e questo era prevedibile. Ma ci fu un vergognoso silenzio da parte di chi conta in Europa, lo lasciarono solo e sconcerta un certo basso profilo della Chiesa cattolica che non lo difese come sarebbe stato giusto. Insomma, Ratzinger non venne tutelato”.

Pera il candidato patriota del centrodestra, ateo devoto a Ratzinger – DIRE.it

Quando gli eventi si rincorrono e l’accostamento, pur casuale, può avere un significato –  oppure  no

23 GIUGNO 2021

Questo è il documento recapitato all’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Sebastiani per chiedere al governo italiano di modificare il ddl contro l’omofobia perché violerebbe il Concordato

La Segreteria di Stato, sezione per i Rapporti con gli Stati, porge distinti ossequi all’Ecc.ma Ambasciata d’Italia e ha l’onore di fare riferimento al disegno di legge N.2005, recante “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale,
sull’identità di genere e sulla disabilità”, il cui testo è stato già approvato dalla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020 ed è attualmente all’esame del Senato della Repubblica.

Al riguardo la Segreteria di Stato rileva che alcuni contenuti dell’iniziativa legislativa – particolarmente nella parte in cui si stabilisce la criminalizzazione delle condotte discriminatorie per motivi “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere” – avrebbero l’effetto di incidere negativamente sulle libertà assicurate alla Chiesa cattolica e ai suoi fedeli dal vigente regime concordatario. Ci sono espressioni della Sacra Scrittura e delle tradizioni ecclesiastiche del magistero autentico del Papa e dei vescovi, che considerano la differenza sessuale, secondo una prospettiva antropologica  che la Chiesa cattolica non ritiene disponibile perché derivata dalla stessa Rivelazione divina.
Tale prospettiva è infatti garantita dall’Accordo tra la Santa Sede e la Repubblica italiana di Revisione del concordato lateranense, sottoscritto il 18 febbraio 1984.
Nello specifico, all’articolo 2, comma 1, si afferma che “la Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale, nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica”. All’articolo 2, comma 3, si afferma ancora che “è garantita ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
La Segreteria di Stato auspica pertanto che la Parte italiana possa tenere in debita considerazione le suddette argomentazioni e trovare una diversa modulazione del testo normativo in base agli accordi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa e ai quali la stessa Costituzione Repubblicana riserva una speciale menzione.

Allora il testo venne riportato da Repubblica . Immediatamente mi diedi da fare
per trovare il link all’originale secondo la mia abitudine  e lo trascrivo

Testo integrale della Nota Verbale – Vatican News

Il ddl Zan venne  bocciato in senato il 28  ottobre 2021  –  Stato Laico?  BOH

Ripresentato nel mese di maggio 2022 fu nuovamente bocciato in prossimità del 17 maggio, quando si celebra la giornata mondiale contro l’omotransfobia.
Questa data è stata scelta perché è l’anniversario della decisione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella Classificazione internazionale delle Malattie.
La decisione  risale al 17 maggio 1990.

Fra laici devoti e credenti succubi del senso comune

3  dicembre 2022
In Friuli  Venezia Giulia si boccia l’ultimo tentativo di cancellare la legge che dal 2009 ostacola , con un  efficace raggiro, la registrazione anagrafica dei nati in Italia, se figli di migranti irregolari.  Ne tace anche un gruppo di sacerdoti nella consueta Lettera di Natale .
Forse era loro nota la storia del DDL Zan?

Nulla da dire – almeno di pubblico – da parte di cattolici obbedienti, tutti insieme – laici e chierici – a silenziare  il cap.1, 20-22 del Vangelo secondo Matteo c he quest’anno è lettura  liturgica della  chiesa cattolica.
“Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù”.
In un territorio che conosceva la feroce occupazione romana era pur possibile riconoscere un figlio. Oggi basterebbe assicurare  il funzionamento corretto dello sportello dei comuni , dove si registrano le nascite MA…

5 Gennaio 2023Permalink

3 gennaio 2023 – Morto un papa … ce n’è un altro

Alberto Melloni “Benedetto XVI, il coraggio di un Papa conservatore”

La lunga vecchiaia di Joseph Ratzinger ha dimostrato quanto sia stata coraggiosa e tempestiva la scelta di rinunciare al papato il 12 febbraio del 2013. Perché quel passo indietro, che richiedeva forza d’animo intatta e perfetta lucidità, non avrebbe potuto essere fatto quando la debolezza dell’uno o dell’altra lo avrebbe reso necessario. E gli anni che hanno separato quella rinuncia dalla scomparsa dell’ex papa ormai vegliardo, dicono che senza quelle dimissioni, la chiesa cattolico-romana avrebbe avuto al suo vertice un uomo riluttante al governo, trovatosi al centro di una fase di disordine sistemico nella chiesa cattolica che non aveva precedenti dall’inizio del Cinquecento e che nel 2013 aveva visto solo l’inizio della tempesta.

Benedetto XVI – prete immacolato, teologo timido e vendicativo – era salito al papato per un accordo di un blocco conservatore di cui s’era fatto garante lo stesso Giovanni Paolo II il 6 gennaio del 2005: aveva accettato di correre per vincere e aveva vinto (contro Bergoglio). Persuaso dal Sessantotto che i mali della chiesa e del mondo venissero da quell’anno-cerniera, papa Ratzinger aveva perfetta coscienza dei processi degenerativi cresciuti nella chiesa wojtyliana. Ma era convinto di poterli dominare con i propri strumenti intellettuali: e se necessario di intimidirli, ritraendosi con lo sdegno di uno uomo candido davanti alle turpitudini, al malaffare, alle miserie morali del clero, dell’episcopato, dei movimenti, della curia. Mali che anziché spaventarsi dall’arretrare del papa, invece tendevano ad allargarsi ovunque si lasciasse loro spazio – giungendo così fino all’appartamento pontificio, dove un cameriere rubava carte e le vendeva a ricettatori protetti dalla dicitura benevola di “giornalismo d’inchiesta” e parte di un indebolimento della voce internazionale della chiesa cattolica.

In più lo scandalo dei vescovi omertosi davanti a crimini pedofili commessi da chierici poneva un problema specifico a Ratzinger. Giacché nel 1996, quando era prefetto della congregazione per la dottrina della fede, era stato lui a bloccare il tentativo dei vescovi americani di fissare delle Guidelines comuni sugli abusi, per difendere il cardinale Law che, prima di Spotlight, rivendicava il diritto del singolo vescovo di decidere il da farsi (sic!). Quel veto, motivato teologicamente da una tesi sulla antecedenza ontologica della chiesa universale sulla chiesa particolare, si era rivelato tragicamente sbagliato da tutti i punti di vista: e divenuto papa, Benedetto XVI si rendeva conto che l’omertà episcopale – durata pochi decenni in più rispetto a quella della cultura borghese e di molte legislazioni novecentesche – aveva distrutto la credibilità di intere diocesi e di intere chiese in un disastro di cui il pontefice assumeva pubblicamente una responsabilità che ricadeva sul papato ed esprimeva una “vergogna” tanto sincera, quanto antipodica rispetto alla ricerca di cause che non potevano essere ritrovate, come invece credeva lui, nel Sessantotto.

Stretto dalla morsa fra la sua riluttanza al governo e il disdoro di cui la sua cultura conservatrice non vedeva l’uscita, Benedetto XVI aveva così deciso di rinunciare al ministero petrino, coprendo con l’enormità della sua fine un papato nel quale aveva ripreso un dialogo con la chiesa in Cina e nutrito una cultura conservatrice a corto di idee proprie. E poi nei dieci anni del suo emeritato ha creato, senza bisogno di norme, una prassi perfetta per l’ex-papa: si è consegnato in una forma di arresto volontario nei domini temporali del successore, s’è imposto un silenzio a cui non era tenuto, non ha scritto se non cose brevissime e sostanzialmente ripetitive di quanto aveva già detto, ha respinto ogni tentativo di usarlo contro Francesco.

Tuttavia, tanto quanto il papato del successore è stato da subito un papato del “primo” – primo uomo dell’emisfero sud salito ad un posto di rango mondiale, primo papa gesuita, primo papa figlio di migranti, primo papa mai liberato dagli Alleati, primo ragazzo nato in una metropoli, primo papa diventato prete dopo il concilio, primo papa con una sorella divorziata, ecc. – quello di Ratzinger è stato un papato “ultimo”.

Ultimo papa ad aver sognato una centralità intellettuale dell’Europa nel mondo; ultimo papa ad aver respirato da dentro l’aria del Vaticano II e cresciuto in un sistema teologico strutturato come quello tedesco; ultimo papa ad aver indossato una divisa della Seconda Guerra mondiale; ultimo papa con una relazione personale con un partito democratico-cristiano al potere. L’ultimo papa a non aver respinto l’idea di dimettersi…

Nel mondo post-bipolare l’utopia conservatrice ratzingeriana – un cattolicesimo di minoranza creativa che prepara una rinascita cristiana conservatrice per il momento in cui crollerà la dittatura del relativismo e la tirannia del desiderio – non ha trovato successo. Ma non perché un pensiero progressista lo abbia battuto in breccia, ma perché quella destra di cui sottovalutava i rancori animali, ha preso forza con i populismi e i nazional-populismi ben oltre i ricami del suo moderatismo stile CSU.

Ratzinger vedeva nelle legislazioni sui diritti LGBT una cultura anti-cattolica e nelle mille teorie sul gender una ideologia unitaria: ma senza rendersi conto che la “culture war” che lui disegnava sulla carta, diventava un vero disegno di potere con varianti sostanziali nell’America di Trump, nella Germania dell’Afd, nella Francia di Le Pen, nella Russia di Putin: e il fondamentalismo familista che dopo l’elezione di Bergoglio assumerà toni sedevacantisti (un leader politico italiano indossò la maglietta “il mio papa è Benedetto”) avrebbe usato quelle sue posizioni con un piglio che non avrebbe saputo governare.

Alberto Melloni “Benedetto XVI, il coraggio di un Papa conservatore” (alzogliocchiversoilcielo.com)

NOTA:
Questa volta le evidenziazioni in grassetto appartengono all’articolo  come l’ho trascritto non sono mie.
Nel caos delle informazioni , non tutte adeguate al significato del momento e  capaci di collocarsi in un contesto storico politico di grande complessità, mi fa piacere far memoria di un articolo che  condivido e apprezzo profondamente
L’autore, Alberto Melloni,   nato a Reggio Emilia6 gennaio 1959, è uno storico delle religioni italiano, ordinario di storia del cristianesimo nell’Università di Modena-Reggio Emilia.
Si è dedicato in particolare allo studio del Concilio Vaticano II. Titolare della Cattedra UNESCO sul pluralismo religioso e la pace dell’Università di Bologna, è socio dell’Accademia dei Lincei e segretario della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII.

 

3 Gennaio 2023Permalink