8 febbraio 2023 – Il totem di Liliana Segre

Il totem è una installazione informatica che trasmette indicazioni storiche e le indicazioni stradali sul Memoriale, con contenuti multimediali che spiegano che cosa è il Binario 21 e qual è la storia di Liliana Segre, partita proprio da qui a 13 anni.

Effetto prima serata per il Memoriale della Shoah: code per visitare il Binario 21 a Milano dopo l’intervista tv di Segre con Fazio

“Sono tanti anni che, da noiosa come dice il mio sindaco, chiedo che in questo luogo ci sia, finalmente, un punto in cui si ricordino quelle centinaia di persone che non erano solo ebrei ma anche quelli che fecero ‘scelta’ coraggiosa di essere contro quel regime, pagando con la vita. Dentro di me c’è molta gratitudine per quello che riesco ad apprezzare prima di morire”. E’ commossa la senatrice a vita Liliana Segre, che finalmente – nell’anniversario del suo arrivo ad Auschwitz, il 6 febbraio del 1944 – è stata accontentata e può inaugurare il totem che indica dove si trova il Memoriale della Shoah, nei sotterranei della Stazione centrale. “E’ un segnale importante che deve restare nella stazione di Milano, sono sicura che i viaggiatori passando davanti al totem avranno un pensiero perché siamo pochissimi rimasti a testimoniare, a a poter dire ‘io c’ero’ al Binario 21”.
8 Febbraio 2023Permalink

7 febbraio 2023 – Insegniamo a sparare nelle scuole una bufala? Temo di no

Spero in una bufala ma temo sia notizia vera e non vorrei che l’acquisto degli strumenti utili alla didattica finisse come i banchi a rotelle

Martedì, 7 febbraio 2023  –  “Insegniamo a sparare nelle scuole”. La proposta di Fazzolari, vice di Meloni

Il sottosegretario avrebbe chiesto un tavolo sull’argomento al consigliere militare a Chigi: “Serve un progetto per introdurre il tiro a segno negli istituti”
“Insegniamo a sparare nelle scuole”. La proposta di Fazzolari, vice di Meloni

Governo, Fazzolari, l’idea di portare le armi nelle scuole. Il retroscena

Esplode un caso “armi” nel governo in seguito al retroscena emerso su un colloquio privato tra il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari con Franco Federici, consigliere militare di Palazzo Chigi. Il colloquio sarebbe andato in scena nella giornata di ieri. Sono appena terminate le dichiarazioni congiunte della premier e del primo ministro etiope Abiy Ahmed Ali, – si legge su La Stampa – Fazzolari si fionda a parlare con il generale Franco Federici. Ed ecco cosa gli dice: “Dobbiamo fare un tavolo per un progetto di insegnamento del tiro a segno nelle scuole. C’è tutta una rete di associazioni che si possono coinvolgere e mettere in contatto con il mondo delle scuole. Ci sono ragazzi molto appassionati e bravi che lo fanno nel tempo libero. Manca una struttura e un riconoscimento ufficiale. È un’attività che io penso meriti la stessa dignità degli altri sport”.

Sul finale di un’intervista di un anno fa come ospite d’onore all’Eos Show di Verona, la fiera dedicata alla caccia, Fazzolari – prosegue La Stampa – si congedava con un auspicio. Che una maggioranza differente riuscisse presto a capovolgere i pregiudizi contro pistole e tiro a segno. Fazzolari parla dallo stand della Tanfoglio, sotto il logo della famiglia che dal 1948 fabbrica armi, esportate anche nel mercato statunitense. Tra una settimana, il 12 febbraio, è di nuovo atteso a Verona, a un convegno sulla normativa e la gestione delle armi. Con lui interverranno gli amici di Armi e Tiro e il presidente di Assoarmieri, associazione che riunisce i commercianti, intermediari e appassionati.

 

7 Febbraio 2023Permalink

4 febbraio 2023 –  Israele, la terra e l’anima  di David Grossman

Da La Repubblica del 23 gennaio
Quello che segue è il testo di un discorso pronunciato dallo scrittore israeliano da l palco della manifestazione di sabato  a Tel Aviv
(alla quale hanno partecipato più di 100mila persone) contro la riforma della Giustizia  annunciata dal premier Netanyahu

Israele, la terra e l’anima  di David Grossman

Incontro sempre più persone, soprattutto giovani, che non vogliono continuare a vivere qui. Che si sentono alienati da quanto accade e ciò li rende, a malincuore, degli estranei in patria. Israele come lo conosciamo oggi ha smesso di essere la loro casa e, per non soffrire a causa di questo senso di estraneità, si sono rifugiati in una sorta di ‘esilio interiore’.
È una sensazione che comprendo, ma fa male.

Perché lo stato di Israele  è stato fondato per essere il luogo   nel mondo in cui ogni ebreo, e il popolo ebraico, si sentano a casa. E se così tanti israeliani si sentono “esuli nel proprio paese”, è  chiaro che qualcosa sta andando storto. Mi sembra che  molti condividano questo sentire, gente di destra, di centro e di sinistra, ebrei e arabi, laici e religiosi. Quelli che sono stati sconfitti alle elezioni e persino quelli che hanno vinto: ossia coloro il cui giubilo di vittoria non riesce a nascondere   quella sottile  sensazione di panico quando constatano il vero prezzo  del loro trionfo  e soprattutto quando iniziano a configurare i volti dei partner con cui condividono la vittoria.

Nel ricorrere del 75mo anniversario dalla sua fondazione,  Israele si trova di fronte  a una lotta fatale sulla propria identità, sui tratti della sua democrazia , sul ruolo dello Stato di diritto, sui diritti umani.
Sulla libertà di creazione e sulla libertà di espressione artistica. Sull’autonomia dell’informazione pubblica.
Si tratta di una lotta contro leggi volte a istituzionalizzare il razzismo e la discriminazione, a umiliare le minoranze.  Una battaglia contro i politici cinici, alcuni dei quali corrotti, determinati a ridefinire la giustizia in modo unilaterale,  antidemocratico.  E in un battere d’occhio, amiche e amici, lo so, non è facile uscire di casa e manifestare, settimana dopo settimana,  rimanendo imbottigliati nel traffico, a volte per ore. Ma ciò che stiamo facendo qui  è un atto di grande risveglio.  E’ l’inizio del ritorno dall’esilio – soprattutto quello interiore, paralizzante – verso casa.
In questa folla enorme e variegata, ci sono quanti – come me – cui brucia nei cuori e toglie il sonno il futuro dei diritti Lgbt 0 dell’istruzione, così come dell’occupazione  (dei Territori palestinesi , ndt ) .
Sono qui in piazza con noi rappresentanti di molte organizzazioni che nel quotidiano non si occupano di proteste . E c’è anche chi – come nelle precedenti manifestazioni –  da sempre si identifica con la destra.
Tutte queste persone oggi sono pronte a mettere  da parte, per un po’ , la propria agenda, per unirsi attorni alla cosa più importante, critica e urgente.
E lo facciamo perché, dietro al programma unilaterale e oppressivo della “riforma giudiziaria “ , vediamo una casa in fiamme.  E capiamo che se lo stato di diritto venne danneggiato in maniera critica anche tutte le altre battaglie importanti si disintegreranno gradualmente.
Per tutti questi motivi mi rifiuto di essere un esule in patria  e penso sia così anche per voi. Altrimenti non saremmo qui.  Manifestiamo perché ci rifiutiamo di essere passivi, ci rifiutiamo di rimanere indifferenti.
Ci rifiutiamo  di essere esuli  nel nostro Paese.
Adesso è il momento, amiche e amici, è l’ora buia. Ora è il momento di alzarsi  e gridare che questa terra è parte della  nostra anima.  Ciò che accade oggi determinerà c he cosa ne sarà di essa, chi saremo noi  e chi saranno i nostri figli.
Perché, se lo Stato di Israele  sarà così diverso e lontano dalla speranza  e dalla visione che lo hanno creato, si può dire che in un certo senso  –  un pensiero terrificante –  non sarà più.
Ma se vogliamo – e ovviamente noi lo vogliamo  –  che lo Stato di Israele continui ad esistere e a prosperare ,  non deve allontanarsi dalla speranza e dalla visione sulla cui base è stato creato.
Voi –  centotrentamila persone riunire qui stasera-  voi siete la speranza, voi siete la visione,  voi siete l’opportunità.
(traduzione di Sharon Nizza)

4 Febbraio 2023Permalink

29 gennaio 2023 _ Non posso fingere di non ascoltare la voce dei senza voce

Il 27 gennaio il presidente Mattarella ha pronunciato un discorso  altissimo  che spero venga conosciuto.
Io mi soffermo solo su alcuni punti, sapendo che può essere  letto integralmente nel sito del Quirinale e che si può trovare integralmente trascritto nel mio blog diariealtro in data 27 gennaio.
Afferma  il Presidente: “La Shoah fu un unicum nella storia dell’uomo, pur segnata da sempre da barbarie, guerre, stragi ed eccidi.
Nessuno Stato aveva mai, come scrisse lo storico tedesco Eberhard Jäckel, «deciso e annunciato, con l’autorità e sotto la responsabilità del proprio leader, di voler uccidere, il più possibile e senza sosta, un determinato gruppo di esseri umani, inclusi gli anziani, le donne, i bambini e i neonati; e mai aveva messo in atto questa decisione con tutti i mezzi possibili al potere statale».”

Quell’unicum però non era nato all’improvviso.
Si era inserito come  un verme strisciante fino a farsi cultura condivisa se non  subita.
E quando Mussolini parlò dal balcone  del municipio di Trieste nel 1938 per annunciare le leggi razziali,  la popolazione era già succube e disposta , per convincimento o per paura, ad accettare che vi fossero cittadini cui venivano tolti i diritti più elementari all’istruzione e alla cura e non solo.

L’arrivo del percorso perverso a quell’unicum che fu la shoah non ci è estraneo  e  la senatrice Cattaneo lo ha ben colto presentando al  Senato una mozione che fu votata all’unanimità e che, votata,  attende le leggi  che diano voce all’esigenza di istituire, anche in questa XIX  Legislatura, un organismo che rappresenti per il nostro Paese la volontà di difendere e sviluppare i diritti umani sia all’interno che al di fuori dei confini nazionali.Nel mio blog l’intervento Cattaneo si può leggere in data 21 Gennaio: “Il senato italiano guarda i diritti umani”

Sempre nel blog il 22 gennaio ho riportato, documentandola, la notizia della approvazione  contemporanea della mozione della Senatrice Segre  che recita Discussione e approvazione della mozione n. 1 sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza 
La stessa senatrice Segre ha immediatamente rilevato la connessione fra le due mozioni.

Potremmo quindi  dirci tranquilli nell’attesa di leggi che diano norma a comportamenti conformi ai principi enunciati nelle mozioni?

Io non sono tranquilla perché la norma che dal 2009 impone la presentazione del permesso di soggiorno per documentare nei registri di stato civile  la nascita di un figlio  in  Italia è tuttora in vigore anche se una circolare interpretativa afferma il contrario.
Mi si dice che la circolare viene regolarmente applicata e che quindi problema non sussiste.
Lo scorso gennaio però ho potuto affermare, in  un pubblico intervento

«… Ad oggi purtroppo  non tutte la anagrafi seguono pedissequamente la citata circolare che stabilisce:  “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”».

Tanto aveva risposto a una mia richiesta  il  dott. Oliviero Forti. Responsabile politiche migratorie e protezione internazionale  della Caritas Italiana,  consentendomi di riferire le parole che ho trascritto.

Comunque il fatto che vi sia una legge che consente di chiedere ai genitori che si recano in comune a registrare la nascita di un figlio quel documento (il permesso di soggiorno o altro equipollente)  che li mette in condizione di dichiararsi irregolari e perciò suscettibili di espulsione o ammenda pecuniaria, può renderli responsabili – anteverso il nascondimento della piccola spia – della negazione del fondamentale diritto umano ad esistere.

A questo punto non è il genitore a essere solo/a in gioco ma siamo tutti noi,  costretti a destreggiarci nei meandri di una norma che è regola di una minaccia  per dire in buona fede (?) che tutto questo si può accettare.

 

 

29 Gennaio 2023Permalink

27 gennaio 2023 – Il discorso del presidente Sergio Mattarella

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria

 Palazzo del Quirinale, 27/01/2023

Rivolgo un saluto molto cordiale, ai Presidenti del Senato, della Camera e del Consiglio dei ministri, alla Vice Presidente della Corte Costituzionale, a tutti i presenti e a quanti stanno seguendo questo momento di memoria.
Un saluto particolare a Edith Bruck e Sami Modiano, ringraziandoli per essere qui.
Ogni anno, il Giorno della Memoria, istituito con legge nel 2000, ci sollecita a ricordare, a testimoniare e a meditare sui tragici avvenimenti che attraversarono e colpirono l’Europa nella prima metà del secolo scorso, il Novecento; definito, da alcuni storici, non senza ragione, come «il secolo degli Stermini.»
Lo facciamo, sempre, con l’animo colmo di angoscia e di riprovazione. Gli anni che sono passati da quegli eventi luttuosi, infatti, non attenuano il senso di sconforto, di vuoto esistenziale, di pena sconfinata per le vittime innocenti che si prova di fronte alla mostruosità del sistema di sterminio di massa – degli ebrei e di altri gruppi considerati indegni di vivere – pianificato e organizzato dal nazismo hitleriano e dai suoi complici in Europa.

Il sistema di Auschwitz e dei campi ad esso collegati fu l’estrema, ma diretta e ineluttabile, conseguenza di pulsioni antistoriche e antiscientifiche, di istinti brutali, di pregiudizi, di dottrine perniciose, di gretti interessi, e persino di conformismi di moda.
Tossine letali – razzismo, nazionalismo aggressivo e guerrafondaio, autoritarismo, culto del capo, divinizzazione dello Stato – che circolarono, fin dai primi anni del secolo scorso, dalle università ai salotti, persino tra artisti e scienziati, avvelenando i popoli, offuscando le menti, rendendo aridi cuori e sentimenti.
Ringrazio i relatori. Il professor Sacerdoti, per la sua puntuale e appassionata relazione. Noemi Di Segni e il Ministro Valditara, per le parole piene di significato. Il professor Foà, che ha condiviso con Chiara e Martina la sua testimonianza dolorosa e preziosa. Il giovane Davide Milano. Rai Cultura per il filmato così efficace.
Grazie ad Andrea Pennacchi, che ci ha condotto e ci ha fatto condividere brani illuminanti. E al Maestro Lotoro con i suoi musicisti.

L’arte è una forma alta di comunicazione, che ci emoziona e ci aiuta a comprendere in profondità fatti complessi e tragici, per i quali le semplici parole non sempre sono sufficienti.
Avvicinarsi alla comprensione dei motivi per cui la storia dell’umanità – e, nello specifico, d’Europa – abbia compiuto, nel secolo scorso, una così grave e spaventosa involuzione è un cammino difficile, ma necessario..
Così come è fondamentale mettere in luce come la persecuzione razziale poggiasse su un complesso sistema di leggi e di provvedimenti, concepiti da giuristi compiacenti, in spregio alla concezione del diritto, che nasce – come ben sappiamo – dalla necessità di proteggere la persona dall’arbitrio del potere e dalla prevaricazione della forza.
La Shoah, infatti, ossia la messa in pratica di una volontà di cancellare dalla faccia della terra persone e gruppi ritenuti inferiori, è stato un lento e inesorabile processo, una lunga catena con molti anelli e altrettante responsabilità.
La scelta nazista, con le famigerate leggi di Norimberga, e quella fascista – che la seguì omologandovisi – di creare una gerarchia umana fondata sul mito della razza e del sangue fornì i presupposti per la persecuzione e per il successivo sterminio.
Il regime fascista, nel 1938, con le leggi razziali agì crudelmente contro una parte del nostro popolo. È di grande significato che la Costituzione repubblicana, dopo la Liberazione, volle sancire solennemente, all’articolo 3, la pari dignità ed eguaglianza di tutti i cittadini, anche con l’espressione “senza distinzione di razza”. Taluno ha opinato che possa apparire una involontaria concessione terminologica a tesi implicitamente razziste. I Costituenti ritennero, al contrario, che manifestasse, in modo inequivocabile, la distanza che separava la nuova Italia da quella razzista. Per ribadire mai più.

Agli italiani di origine ebraica fu sottratta, da un giorno all’altro, la cittadinanza, cioè l’appartenenza allo Stato. Tra tutti questi innocenti vi erano numerosi volontari e decorati della prima guerra mondiale, vi erano protagonisti della vita sociale, culturale, economica dell’Italia.
Vennero espulsi dall’esercito, dalla pubblica amministrazione, dalle scuole e dalle università. Fu loro vietato l’esercizio della libera professione. I loro libri, le loro opere d’arte vennero bandite e bruciate. I beni confiscati. Il loro censimento in quanto ebrei favorì la successiva concentrazione nei ghetti o nei campi di detenzione e consentì ai carnefici nazisti di portare a termine l’infame opera di deportazione, su vagoni bestiame, verso le fabbriche della morte: i campi di Auschwitz-Birkenau, Chelmno, Belzec, Sobibor, Treblinka e tanti altri.
Nel Nord e nel Centro Italia, dopo i drammatici fatti seguiti all’8 settembre del 1943, le milizie fasciste parteciparono alla caccia degli ebrei. Tanti furono così consegnati alle SS tedesche.
Vi furono tanti italiani, i “giusti”, che rischiando e a volte perdendo la propria vita, decisero di resistere alla barbarie nazista, nascondendo o aiutando gli ebrei a scappare.
Rendendo oggi onore a questi italiani, non possiamo sottacere anche l’esistenza di delatori, informatori, traditori che consegnarono vite umane agli assassini, per fanatismo o in vile cambio di denaro.
I racconti dei pochi sopravvissuti dai campi di sterminio, ma anche la imponente documentazione raccolta negli archivi del Reich, descrivono quei luoghi come l’inferno, il regno della crudeltà, dell’arbitrio, della morte.
Bambini, anziani, uomini e donne inabili al lavoro finivano direttamente dal treno alle camere a gas, sperimentate dai tecnici nazisti, prima per la spietata e criminale campagna di eliminazione dei disabili e poi con i prigionieri di guerra.
Agli altri, agli scampati, gli aguzzini riservavano un’esistenza lugubre, durissima, precaria, fatta di massacranti lavori forzati, di freddo, di fame, di umiliazioni, di punizioni corporali, di terrore. Al minimo segno di cedimento fisico, attraverso la terribile pratica delle selezioni, venivano spediti anch’essi alle camere a gas. I più sfortunati perirono, tra immani sofferenze, come cavie degli esperimenti dei medici nazisti. Altri morirono di freddo o furono uccisi brutalmente durante il trasferimento in altri campi, le cosiddette “marce della morte”. Milioni di donne e di uomini, furono spogliati e depredati di tutto, della dignità e della vita, ridotti e trattati come oggetti senza valore.

Rincuora pensare che adesso, oltre ai tanti in visita, ogni anno, migliaia di ragazzi diano vita a una “marcia dei viventi” da Auschwitz a Birkenau, per vicinanza ai sopravvissuti e per ricordo di quanti vi trovarono la morte.

La Shoah fu un unicum nella storia dell’uomo, pur segnata da sempre da barbarie, guerre, stragi ed eccidi. Nessuno Stato aveva mai, come scrisse lo storico tedesco Eberhard Jäckel, «deciso e annunciato, con l’autorità e sotto la responsabilità del proprio leader, di voler uccidere, il più possibile e senza sosta, un determinato gruppo di esseri umani, inclusi gli anziani, le donne, i ambini e i neonati; e mai aveva messo in atto questa decisione con tutti i mezzi possibili al potere statale.»

Questo gruppo – cui fa riferimento questo storico – era costituito soprattutto dagli ebrei, considerati il livello più basso nella folle gerarchia umana, concepita dai nazifascisti. Nei campi di sterminio perirono anche prigionieri di guerra, oppositori politici, omosessuali, rom e sinti, testimoni di Geova, appartenenti ad altre minoranze etniche o religiose.
Gli ebrei italiani vittime delle persecuzioni razziste – come abbiamo visto nel filmato – sono migliaia di persone, la maggioranza delle quali scomparse nell’oscuro universo di Auschwitz.

Non possiamo dimenticare – ricordando i deportati italiani – le sofferenze patite dai nostri militari, internati nei campi di prigionia tedesca, dopo il rifiuto di passare nelle file della Repubblica di Salò, alleata e complice dell’occupante nazista. Furono 650 mila. Il loro ‘no’ ha rappresentato un atto di estremo coraggio, di riscatto morale, di Resistenza.

Bertold Brecht, a commento dell’immagine di una donna che si aggirava disperata tra le macerie di un palazzo raso al suolo dai bombardamenti, scrisse: «Non incolpare il destino, o donna! Le potenze oscure che ti dilaniano hanno un nome, un indirizzo, un volto.»
Dare un nome e un volto alle potenze oscure, ai criminali che hanno scatenato la guerra e causato la morte di milioni di persone, significa smitizzare la cupa e sanguinosa stagione del nazifascismo e riportare l’accaduto sul terreno concreto delle colpevoli attitudini degli uomini e delle terribili potenzialità insite nel loro animo.

La parte maggiore della responsabilità delle leggi e della politica razzista, in Germania e in Italia va attribuita ai capi dei due regimi, Hitler e Mussolini. Ma il terribile meccanismo di distruzione non si sarebbe messo in moto se non avesse goduto di un consenso, a volte tacito ma comunque diffuso, nella popolazione. Un consenso con gradi e motivazioni diversi: l’adesione incondizionata, la paura, ma anche, e spesso, il conformismo e quell’orribile apatia morale costituita dall’indifferenza. Poche e isolate furono le voci e le figure illuminate che, in Germania e in Italia, parlarono per condannare il razzismo e la sua letale deriva.
Colpiscono particolarmente le testimonianze dei carnefici. Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, che costruì e diresse un sistema che produsse la morte di milioni di innocenti, poco prima di essere giustiziato per crimini di guerra, scrisse un agghiacciante memoriale sulla sua carriera di funzionario statale. Dopo aver espresso un non celato compiacimento burocratico per il grado di efficienza nello sterminio raggiunto nel suo campo, confidò di aver talvolta coltivato dubbi sulla necessità di uccidere tante persone, ma di aver trovato risposta e conforto nel fatto di eseguire, con zelo e sollecitudine, un ordine proveniente direttamente da Hitler.
L’adesione al Führerprinzip, la fiducia e l’obbedienza cieca e incondizionata al capo supremo e alle sue volontà, era arrivata a tal punto da provocare in lui l’indifferenza tra il bene e il male, tra la giustizia e l’iniquità, anche di fronte al quotidiano spettacolo di migliaia di uomini, donne e bambini, avviati per file ordinate verso le camere a gas.

Come ha ricordato, nei giorni scorsi, Ferruccio De Bortoli, “senza memoria non c’è giustizia”.
Il valore della Memoria non si esprime soltanto nel ricordo, doveroso e partecipe, delle vittime e delle disumane sofferenze loro inflitte. Ma è espresso nell’impegno che – alla fine della Seconda Guerra mondiale – gli uomini liberi e gli Stati democratici presero, sulle ceneri di Auschwitz, per dire mai più.
Un impegno che oggi ci unisce e ci interpella. Mai più a un mondo dominato dalla violenza, dalla sopraffazione, dal razzismo, dal culto della personalità, dalle aggressioni, dalla guerra. Mai più a uno Stato che calpesta libertà e diritti. Mai più a una società che discrimina, divide, isola e perseguita. Mai più a una cultura o a una ideologia che inneggia alla superiorità razziale, all’intolleranza, al fanatismo.
I principi che informano la nostra Costituzione repubblicana e la Carta dei Diritti Universali dell’Uomo rappresentano la radicale negazione dell’universo che ha condotto ad Auschwitz. Principi che oggi, purtroppo, vediamo minacciati nel mondo da sanguinose guerre di aggressione, da repressioni ottuse ed esecuzioni sommarie, dal riemergere in modo preoccupante – alimentato dall’uso distorto dei social – dell’antisemitismo, dell’intolleranza, del razzismo e del negazionismo, che del razzismo è la forma più subdola e insidiosa.

Autorità, gentili ospiti, cari ragazzi,
le origini, lo sviluppo, le cause e le nefande conseguenze dell’avvento delle ideologie e dei regimi nazifascisti nel Vecchio Continente sono stati analizzati, interpretati e discussi sotto la lente di studiosi delle più diverse discipline: storici, filosofi, psicologi, giuristi, sociologi, economisti, politologi, teologi. La ricerca sulla Shoah continua a produrre, incessantemente, contributi nuovi e rilevanti.
Ma osservando, dall’alto e a distanza crescente di anni, il baratro di abominio e perversione culminato nelle camere a gas e nei forni crematori, si viene tuttora colti da un senso di smarrimento, di impotenza, di incredulità. «Eventi incredibili – scrisse Luigi Meneghello – e insieme orribilmente documentabili.»
I cancelli di Auschwitz si spalancano tuttora sopra un abisso oscuro e impenetrabile di cancellazione totale della dignità dell’uomo: il buio della ragione che, come avvertiva Goya, genera mostri.

Auschwitz – punta emblematica di un sistema e di un’ideologia perversi – è dunque il simbolo della mancanza di luce e di speranza, della negazione dell’umanità e della vita, l’indicibile, il non-luogo per antonomasia.
Un biglietto di una tra le tante vittime sconosciute, seppellito e ritrovato nei pressi dei crematori di Auschwitz, ammonisce e insegna ancora: «Sapete cosa è successo, non lo dimenticate, e tuttavia non saprete mai.»

https://www.quirinale.it/elementi/78887

28 Gennaio 2023Permalink

27 gennaio 2023 – Un nome è un nome e nulla lo può sostituire

Ogni anno il 27 gennaio ci piomba addosso con tutto il suo inimmaginabile carico di orrori, così enormi  che sfuggono alla nostra capacità di immaginazione.
La maggior parte  di coloro che hanno vissuto l’impossibile sono scomparsi , i volonterosi raccoglitori del testimone che dia continuità  alla memoria , devono  passare a loro volta quel testimone che il trascorrere del tempo sottrae  a ognuno che se ne facci carico.
Il 24 gennaio La Repubblica ha organizzato un paginone dove un articolo di Lara Crinò riporta significativi interventi della storica Anna Foa e della senatrice Liliana Segre

Shoah, il pericolo è l’oblio

“Il pericolo dell’oblio c’è sempre. Io penso che tra qualche anno sulla Shoah ci sarà solo una riga sui libri di storia e poi neanche più quella”. È l’amara considerazione della senatrice a vita e Testimone della Shoah Liliana Segre, in occasione della presentazione con il sindaco Giuseppe Sala del calendario di iniziative organizzate nella sua Milano per il 27 gennaio.
“So cosa dice la gente del Giorno della Memoria. – ha aggiunto Segre – La gente già da anni dice, ‘basta con questi ebrei, che cosa noiosa’”. Nonostante questa disillusione, la senatrice, sopravvissuta ad Auschwitz, continua ad impegnarsi affinché si conoscano la Shoah e i suoi luoghi. Come il Memoriale da lei fortemente voluto in quello che fu il binario 21 della Stazione centrale di Milano, da dove lei, il padre Alberto e altre centinaia di ebrei furono deportati. Quest’anno il Memoriale di Piazza Safra – oltre ad essere il punto d’avvio della Run for Mem – sarà richiamato sul tram della linea 9 che per due settimane avrà una livrea di papaveri rossi, simbolo di rinascita e sulla fiancata la scritta “27 gennaio – Giorno della Memoria” e “Memoriale della Shoah – Binario 21 – Stazione Centrale”.
In città poi saranno molti gli appuntamenti legati al 27 gennaio, tra cui l’apposizione di ventisei pietre d’ inciampo

E la storica Anna Foa riprendendo le  parole di Liliana Segre  : “E’ vero, La Shoà rischia l’oblio”.
“Sicuramente come società civile non abbiamo trovato tutti gli strumenti e siamo stati troppo retorici. Questa memoria l’abbiamo chiusa, circoscritta come se il genocidio che si è compiuto riguardasse solo gli ebrei.  Avremmo dovuto capire che riguardava il mondo, chi l’aveva perpetrato e chi era rimasto indifferente, riguardava tutti”.

Nella stessa pagina il giornalista Corrado Augias riprende parole della senatrice che mi incoraggiano a dire quello che tento di comunicare da anni con risultati scoraggianti.

“ Per molti anche le testimonianze più crude possono scivolare via come succede ogni giorno per i più efferati fatti di cronaca . Liliana Segre ha probabilmente detto parole chiave quado ha dichiarato che per lei le “pietre d’inciampo” sono più importanti del Giorno della Memoria perché « danno un nome alle vittime ».
«Un nome è un nome : abitava lì, in quella casa, quelle erano le sue finestre, davanti a quel portone lo hanno preso. Non aveva colpe, era un essere umano come me».

Vorrei che queste parole riuscissero a scuotere  qualche parlamentare capace di ricordare   che da quasi 14 anni in Italia disponiamo di una legge che ci consente di negare il nome a chi nasce nel nostro stato con particolari caratteristiche burocratiche. Per lui, per lei non c’è posto nei registri di stato civile. Finché la legge non sarà modificata saremo e siamo creatori di  fantasmi
L’enormità delle regole dei campi di sterminio negava il nome a chi vi entrava, noi  -con una misura minima –  disponiamo della silente devastazione della burocrazia per distruggere persone condannate all’anonimato assoluto e alla devastazione della dignità, alla paura come condizione di vita.

Al riferimento alle note de La Repubblica aggiungo  due brevi testi  dall’inserto La Lettura del Corriere della sera del 22 gennaio
Sono a mio parere significativi perché, mentre dicono la quotidianità dell’orrore, non consentono  che l’enormità sconvolgente del fenomeno , lo soffochi, rendendolo incredibile.

Voci di donne dall’inferno di Ravensbrück  di Alessia Rastelli.

Susan Gerofi  (1916-1993)

«Fummo messe in  baracche dove c’erano  già tante donne ungheresi, giovani donne.  La prima notte tutte abbiamo ricevuto due patate, che poi non ci sono più state date.  Ma la prima sera ho iniziato a sbucciare una patata, e subito diverse donne mi sono venute intorno e mi hanno detto: “Se non mangi la buccia la posso avere per favore? ”. In quel momento ho capito come doveva essere considerato il cibo . Ed era  vero, bisognava mangiare tutto quello che si aveva (…). Altrimenti saremmo morte di fame ».
«L’appello era solo una questione di tortura. Stavamo lì dalle cinque e mezza circa  fino a  volte alle sei e mezza, poi venivamo contate una per una, in migliaia, e alcune avevano così freddo, non avevano il permesso di and are in bagno, e i vestiti si congelavano su di loro. Era inimmaginabile».
(Testimonianza del 4 maggio 1990, Claims Conference International Holocaust, Documentation Archive  United States Holocaust Memorial  Museum)

Selma  van de Perre  (1922)
« Era terribile quando siamo arrivate, c’erano donne che urlavano, cani che abbaiavano,  donne c comandanti dei reparti (…), ci hanno ordinato di camminare verso il campo, i dintorni erano bellissimi,  un bel paesaggio, ma quando siamo entrate era terribile, tutto nero , ciottoli neri (…). Il giorno dopo ci  fecero fare la doccia fredda, ma non c’era più biancheria intima, non c’era cibo  – non c’era niente – avevo un vestitino leggero, ma non avevo il cappotto.»
« Avevo un forte mal di pancia , non potevo alzarmi dal gabinetto nel grande campo e un tedesco, una SS, prese la sua cintura e cominciò a picchiarmi. Svenni e due ragazze olandesi mi dovettero reggere  durante l’appello, il numero doveva tornare e non tornava mai e poi mi portarono nella baracca degli ammalati.»
(Testimonianza del 2021. Collection Vpro)

Aggiungo link al  testo  pubblicato lo scorso anno nella stessa circostanza, la prima, con considerazioni raggelanti la seconda dove il passato e il presente si incontrano in un margine non irrilevante  .

27 gennaio 2022 – Il ricordo di una mamma a Majdenek (diariealtro.it)

E un altro link che porta a un post del 14 dicembre 2018  dove cerco di documentare uno dei tanti passaggi indicibili della realtà dei lager  da cui risulta che prima di ammazzare i bambini venivano sottratti loro i giocattoli classificati e organizzati come bottino di guerra o non  so che altro .
Trovare parole per dire l’orrore a volte è molto difficile.

14 dicembre 2018 – Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine (diariealtro.it)

Chi volesse documentarsi sui triangoli che sostenevano nei lager e a un gruppo di vittime, oltre il nome negato può vederne l’elenco nella mia pagina di ieri del Blog diariealtro

I

27 Gennaio 2023Permalink

26 gennaio 2023 – L’ordine regnava nei lager: lo assicuravano i triangoli

Domani è il 27 gennaio ,
Giornata internazionale  della memoria, così dichiarata dalle Nazioni Unite.
Scelta dall’Assemblea  il primo novembre del 2005 segna la liberazione del campo di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa .

CLASSIFICAZIONE E CATEGORIE DEI DEPORTATI
Affinché i dirigenti dei campi di concentramento potessero individuare a prima vista la categoria deportato secondo la nazionalità, ragioni politiche, razza e religione, i prigionieri dovevano portare, oltre al numero di matricola (rilasciato al momento della registrazione all’ingresso del campo), un triangolo di stoffa colorata sulla giubba e nei pantaloni.
TRIANGOLO ROSSO: indicava i prigionieri politici, nei confronti dei quali era stato emesso un mandato di arresto per motivi di sicurezza (Schutzhaft), per cui sui registri, questi deportati erano indicati come Schutz haftling.
TRIANGOLO VERDE: designava i criminali comuni (Berufsverbrecher – BV) vale a dire una serie di detenuti di origine tedesca fra i quali spesso venivano scelti i capiblocco (kapò) e i sorveglianti delle squadre di lavoro, incaricati di mantenere l’ordine e fare funzionare il lager.
TRIANGOLO NERO:  Il nero veniva attribuito agli asociali (Asoziale – Aso) un gruppo non precisato di internati in cui erano compresi le prostitute, i senza fissa dimora e, all’inizio, anche gli zingari.
TRIANGOLO BLU: Il blu veniva attribuito agli immigrati, agli apolidi e ai rifugiati all’estero della guerra Repubblicana di Spagna .
TRIANGOLO VIOLA: Il viola era attribuito agli studiosi delle Sacre scritture (Testimoni di Geova) o ai religiosi in genere, fatta eccezione per i sacerdoti polacchi .
TRIANGOLO ROSA: Il rosa marchiava coloro che erano accusati di omosessualità.
Il triangolo rosa. Tra le vittime della persecuzione nazista c’era anche gli omosessuali, identificati nei lager con un triangolo rosa. A ricordarne il tragico destino, Elena Loewenthal su La Stampa, tra le relatrici di un incontro che si terrà oggi al Circolo dei Lettori di Torino. “Il triangolo rosa era concepito come stigma di appartenenza a una comunità considerata spregevole e al tempo stesso come un avvertimento sociale: quell’orientamento sessuale ‘sbagliato’ era pericoloso per contatto, imponeva l’isolamento e una diffidenza che avrebbe dovuto accomunare i carnefici e le altre vittime, quelle che portavano triangoli di colore diverso. – scrive Loewenthal – Ma la vita, a volte, è più forte della morte e all’indomani della fine di quell’orrore il triangolo rosa divenne il simbolo della lotta per la liberazione omosessuale”.
TRIANGOLO MARRONE: Questo colore era attribuito alla popolazione di origine Zingara , Rom e Sinti .
STELLA GIALLA : indicava gli ebrei, la categoria più numerosa rinchiusa nei campi di concentramento. Portavano un contrassegno a sei punte, formato da due triangoli sovrapposti: talvolta un triangolo colorato (nero, rosso ecc.) per indicare la distinzione per categorie generali, e uno giallo per l’appartenenza alla religione ebraica. Per esempio una stella formata da un triangolo giallo e uno rosso, designava un ebreo arrestato anche come politico (Jiidischer politischer Schutz haftling).

26 Gennaio 2023Permalink

23 gennaio 2023 – Leggo oggi da pagine ebraiche che ricevo costantemente

“Israele, una lotta fatale”

Più di centomila persone in piazza, a Tel Aviv, contro la riforma della giustizia annunciata da Netanyahu. Tra gli oratori lo scrittore David Grossman, di cui Repubblica traduce l’intervento pronunciato sul palco della manifestazione. Questo il suo incipit: “Incontro sempre più persone, soprattutto giovani, che non vogliono continuare a vivere qui. Che si sentono alienati da quanto accade e ciò li rende, a malincuore, degli estranei in patria. Israele come lo conosciamo oggi ha smesso di essere la loro casa e, per non soffrire a causa di questo senso di estraneità, si sono rifugiati in una sorta di ‘esilio interiore’. È una sensazione che comprendo, ma fa male”. Secondo Grossman il Paese sarebbe di fronte “a una lotta fatale sulla propria identità: sui tratti della sua democrazia, sul ruolo dello Stato di diritto, sui diritti umani, sulla libertà di creazione e sulla libertà di espressione artistica, sull’autonomia dell’informazione pubblica”.

Su Libero un’intervista al presidente del Senato Ignazio La Russa.
“Ho sempre perseguito l’antisemitismo, che purtroppo è trasversale agli schieramenti politici, e sono sempre stato amico del popolo ebraico, tanto che a volte ho danneggiato qualche esponente di primo piano della comunità ebraica, che ha dovuto giustificarsi per essere in buoni rapporti con me”, afferma la seconda carica dello Stato. “D’altronde – prosegue – il mio primo gesto da presidente del Senato è stato abbracciare Lilliana Segre, cosa che mi ha fatto immenso piacere”.
Viene chiesto a La Russa se abbia ancora con sé il busto di Mussolini esibito in passato davanti alle telecamere. “Guardi che l’ho mostrato io, non è che me l’hanno scoperto in casa i partigiani. È un pezzo d’arte, un ricordo di mio padre che non vedo perché dovrei buttare”, la sua risposta. “Ma perché lo ha fatto vedere?”, chiede ancora Libero. “È appeso alla parete, se fossi ipocrita l’avrei nascosto”. Del suo secondo nome Benito dice: “Lo porto senza problemi perché testimonia la libertà di pensiero di mio padre”.

“È al bagno popolare Cedas, a Barcola, che ho letto per la prima volta Isaac Bashevis Singer, il racconto ‘Il non veduto’, che mi ha cambiato la vita. Mezz’ora dopo averlo finito e dopo un ultimo tuffo in mare sono andato a comperare una busta e carta da lettere e gli ho scritto, su una panchina vicino al mare, una lettera per dirgli il mio amore per quel racconto che stava incidendo, così fortemente, il mio modo di vedere l’amore, la fedeltà e l’infedeltà, la morte”.
È uno degli aneddoti del germanista Claudio Magris, parte di un intervento che sarà letto a Venezia e che il Corriere anticipa nell’area della Cultura.

Il Corriere presenta anche Hometown, documentario nelle sale da mercoledì che segue il ritorno a Cracovia di Roman Polanski e Ryszard Horowitz (nascosto da una famiglia cattolica il primo, sopravvissuto ad Auschwitz il secondo). Un film, si sottolinea, “che va molto al di là del documentario che voleva essere per diventare una riflessione sul senso della memoria e sul confronto con il proprio passato”. Nel suo intervento del lunedì sul Corriere Alessandro D’Avenia si sofferma invece sul significato, per le nuove generazioni, del diario di Etty Hillesum. Nel concludere il suo ragionamento osserva: “La forma della memoria: ciò che non possiamo dimenticare per avere, in qualsiasi situazione ed età, una vita grande, buona, attraente ed eterna”.

“Noi italiani — vale anche per i polacchi, i croati e gli ucraini — abbiamo collaborato perché gli ebrei fossero perseguitati, catturati, sterminati. Un antigiudaismo dottrinale presente nel cristianesimo fin dai padri della Chiesa si è insinuato in profondità nei cristiani, paralizzandoli e rendendoli incapaci di discernere il ‘deicidio’ che essi stessi stavano compiendo, perché uccidendo Israele uccidevano il Dio dell’alleanza”. Così Enzo Bianchi, ex priore di Bose, in una riflessione su Repubblica.

“Dentro di me non sento nessun odio, nessun rimprovero. Provo un’immensa pena per gli esseri umani, anche i peggiori. Non mi sono mai disumanizzata. E di questo ringrazio, anche se non so chi”. Sono parole di Edith Bruck affidate allo speciale Edith, scritto dalla Testimone stessa, che andrà in onda su La7 con una introduzione di Andrea Purgatori (a parlarne è il Corriere). Nello spazio che il quotidiano dedica agli appuntamenti televisivi di giornata si invita alla visione della puntata odierna di Geo – A Spasso Con Te su Rai Tre, con ospite di Fiamma Satta il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni. Il colloquio con rav Di Segni è presentato dalla giornalista e conduttrice sulle pagine della Gazzetta dello Sport, con al centro uno degli argomenti della loro conversazione: lo Shabbat.

Il Corriere recensisce “Foto di classe senza ebrei” (edizioni Biblion), a cura di Patrizia Baldi, Enrico Palumbo, Gianguido Piazza. Il volume prende in esame gli effetti delle leggi razziste su diciassette istituti scolastici cittadini e si presenta come “un lavoro accurato di comparazione fra i dati dei registri e le mancate iscrizioni con informazioni provenienti da altre fonti”. A contribuire a questo lavoro Fondazione CDEC e Anpi Milano.

Nella sua edizione romana il Corriere racconta il progetto nelle scuole contro l’antisemitismo che vede schierate insieme Roma e Lazio, le due squadre della Capitale. È riportato al riguardo il pensiero della presidente della Comunità ebraica Ruth Dureghello: “Gli stadi non possono essere zone franche della società italiana dove l’antisemitismo viene sdoganato e legittimato”.

In evidenza sul Gazzettino le considerazioni del presidente della Comunità ebraica veneziana Dario Calimani durante la cerimonia istituzionale per il Giorno della Memoria. “Fascismo e politica, l’affondo di Calimani”, titola il giornale nel dare conto dell’iniziativa svoltasi al Teatro La Fenice. Nel suo discorso Calimani ha espresso, tra gli altri, questo concetto: “È ovviamente più facile concedere un tardivo giudizio sull’infamia delle leggi razziali – lo diciamo a chi ci governa – piuttosto che ricordare lo sterminio della Shoah, e le responsabilità, le connivenze, i silenzi e i milioni di morti”.

A Torino un concerto per la Memoria in programma stasera vedrà la presenza di Niklas Frank, figlio del criminale nazista Hans che fu tra i più stretti collaboratori di Hitler e governatore della Polonia. Da anni, scrive La Stampa, “continua a fare i conti con la figura di un uomo che ha incarnato il male assoluto, dichiarando più volte pubblicamente: ‘Grazie a Dio mio padre è stato impiccato’”.

È scomparsa all’età di 99 anni Laura Wronowski, partigiana e nipote di Matteotti. La sua lotta civile, iniziata al tempo della Resistenza, “è continuata dopo la guerra, per la parità di genere, contro la mafia o per l’ambiente” (Corriere).

Adam Smulevich

Leggi

Pagine Ebraiche 24, l’Unione Informa e Bokertov sono pubblicazioni edite dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L’UCEI sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all’indirizzo comunicazione@ucei.it Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l’autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: comunicazione@ucei.it indicando nell’oggetto del messaggio “cancella” o “modifica”. © UCEI – Tutti i diritti riservati – I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione scritta della Direzione. l’Unione informa – notiziario quotidiano dell’ebraismo italiano – Reg. Tribunale di Roma 199/2009 – direttore responsabile: Guido Vitale.
23 Gennaio 2023Permalink

22 gennaio 2023 – Approvazione mozione Segre – Istituzione commissione straordinaria

 Prima della trascrizione della votazione per l’istituzione della commissione Segre ricordo c he nel mio blog si trova materiale storico relativo all’argomento specifico  (reperibile con la  voce Segre)  e più ampio  (reperibile con la voce razzismo)   –  www.diariealtro.it  –  Augusta

20 dicembre 2022 – LE CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE SEGRE VANNO RESE OPERATIVE

 Legislatura 19ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 030 del 19/01/2023 (Definitivo) 

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XIX LEGISLATURA —— 
30aSEDUTA PUBBLICA  RESOCONTO STENOGRAFICO

GIOVEDÌ 19 GEN3NAIO 2023

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Presidenza del presidente LA RUSSA,  indi del vice presidente CENTINAIO  e del vice presidente ROSSOMANDO

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Azione-Italia Viva-RenewEurope: Az-IV-RE; Civici d’Italia-Noi Moderati (UDC-Coraggio Italia-Noi con l’Italia-Italia al Centro)-MAIE: Cd’I-NM (UDC-CI-NcI-IaC)-MAIE; Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE: FI-BP-PPE; Fratelli d’Italia: FdI; Lega Salvini Premier-Partito Sardo d’Azione: LSP-PSd’Az; MoVimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista: PD-IDP; Per le Autonomie (SVP-Patt, Campobase, Sud Chiama Nord): Aut (SVP-Patt, Cb, SCN); Misto: Misto; Misto-ALLEANZA VERDI E SINISTRA: Misto-AVS.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO   Presidenza del presidente LA RUSSA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 10,10)..

Discussione e approvazione della mozione n. 1 sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza (ore 10,16)
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00001, presentata dalla senatrice Segre e da altri senatori, sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Ha facoltà di parlare la senatrice Segre per illustrarla.

SEGRE (Misto). Signor Presidente, care colleghe, cari colleghi, quella di oggi è una seduta importante del Senato della Repubblica, una seduta che ci vede impegnati nella discussione e approvazione della mozione che istituisce, anche per questa legislatura, la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Abbiamo svolto un lavoro utile e proficuo durante la scorsa legislatura, abbiamo approfondito e analizzato aspetti fondamentali di una delle questioni più importanti e sensibili del nostro tempo: la diffusione dei social media e il rischio, purtroppo sempre incipiente, di favorire la diffusione dell’hate speech e di campagne mirate alla discriminazione, al pregiudizio e alla diffusione tossica di fake news.

I lavori della Commissione nei mesi scorsi sono andati avanti in modo proficuo e partecipato, con decine di audizioni e approfondimenti. Si sono infine conclusi con l’approvazione all’unanimità di un documento che riassume il senso complessivo del nostro lavoro e dà utili indicazioni per l’impostazione dell’attività che resta ancora da fare, perché resta ancora molto da fare, sia a livello di approfondimento dei temi, sia per favorire una nuova produzione legislativa che si armonizzi con le novità importanti nella normativa europea che noi abbiamo sempre seguito e sostenuto con attenzione.

Nel luglio scorso il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza la nuova legge sui servizi digitali (digital services act: DSA) e la legge sui mercati digitali (digital markets act: DMA), leggi che affrontano gli effetti sociali ed economici del settore tecnologico, in sostanza delle grandi piattaforme social, stabilendo regole chiare per le modalità di funzionamento e di fornitura dei servizi. Tutte questioni evidentemente di rilevante valore economico, ma anche valoriale, da cui dipende la qualità della nostra vita civile e quindi delle nostre democrazie. Non a caso, da alcuni anni, si è cominciato a parlare di algoretica, cioè di etica degli algoritmi: il fine di questo nuovo campo di ricerca è proprio contribuire a regolare l’attività delle grandi piattaforme social sulla base di valori e diritti irrinunciabili per tutti i cittadini e le cittadine dell’Unione europea, vale a dire per tutti gli esseri umani.

Dunque, la mozione che oggi siamo chiamati a discutere e approvare riguarda questioni cruciali, come la libertà di espressione e la tutela della dignità della persona: due esigenze che, come numerose audizioni svolte la scorsa legislatura ci hanno ricordato, non sono alternative, ma complementari, perché è certo che non ci può essere libertà di espressione senza il rispetto dell’altro, della libertà altrui di essere e di esprimere la propria personalità in un ambiente virtuale e reale, libero da aggressioni e discriminazioni: libertà e dignità insieme.

A partire da questi punti fermi, politici, documentali e di civiltà, dobbiamo immaginare la ripresa dei lavori della Commissione anche in questa legislatura.

La nostra bussola dovrà essere sempre la Costituzione repubblicana, che proprio in questo gennaio 2023 celebra il settantacinquesimo anniversario dell’entrata in vigore. Anche questa volta, infatti, il lavoro di scavo e conoscenza in materia di discorsi di odio dovrà svolgersi recuperando in pieno lo spirito e i valori della nostra Carta fondamentale, ma con l’impegno anche ad attuarla, a promuovere leggi di inclusione, ad estendere diritti sociali e civili. Tutto questo, però, avendo sempre chiara consapevolezza, in quanto parlamentari e rappresentati della Nazione, che esiste anche un nesso tra malessere sociale e utilizzo dei discorsi di odio e che si tratta di qualcosa che impatta direttamente sul senso e sul lavoro di una Commissione come quella che ci accingiamo a votare.

In questi mesi di passaggio dalla XVIII alla XIX legislatura sono accadute cose importanti, con riferimento ai temi di interesse della Commissione, su scala generale internazionale. C’è stata, infatti, negli ultimi mesi del 2022, una grave crisi dell’universo dei social, del sistema, cioè, che ha cambiato il nostro modo di comunicare, informarci, comprare, vendere, garantire la sicurezza e la privacy. Ebbene, in questo mondo ci sono state decine di migliaia di licenziamenti di lavoratori e manager, un processo di crisi che ha investito media quali Meta e Twitter, ma anche realtà globali come Amazon o Uber. Si tratta di una crisi seria, profonda e preoccupante, se non certo la fine dei social media e della diffusione online, come qualcuno ha detto, sicuramente un passaggio a cui guardare con attenzione e senso di responsabilità.

Tutto questo dovrà necessariamente riguardare anche la Commissione che ci accingiamo a ricostituire, perché il fatto che le grandi piattaforme vivano un periodo di difficoltà e cambiamento ha effetti diretti sui milioni di messaggi che circolano in rete, sulla loro quantità e anche qualità. I discorsi di odio, infatti, conoscono sempre un’impennata nei momenti di crisi economica e sociale, interna e internazionale. In questi periodi, infatti, la crescita delle tensioni e del risentimento può spingere le piattaforme a una minore attenzione all’opera di contrasto di forme di discorsi d’odio che comunque attirano e trattengono utenti. Analizzare, dunque, lo status dei maggiori media ed i rischi connessi al fatto che le grandi piattaforme possano venire meno ai doveri di contrasto e rimozione tempestiva dei discorsi di odio dovrà essere uno dei compiti – io credo – della nuova stagione di lavori della Commissione antidiscriminazione.

Per questo insieme di ragioni, che definirei di natura strategica, credo che sia utile e opportuno ricostituire anche nella XIX legislatura la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.

Care colleghe e cari colleghi, dalla mozione che ci troviamo ad approvare conoscete tutti i particolari per la costituzione della Commissione e per la migliore organizzazione dei lavori. Quello che tengo a dire alla fine di questo intervento è che considero ancora oggi come quattro anni fa, di grande momento le ragioni a sostegno di una Commissione per la lotta ai discorsi di odio e ad ogni forma di discriminazione.

Nella mia veste di Presidente della Commissione nella scorsa legislatura mi sono battuta perché i lavori avessero una conclusione unitaria e condivisa e che il documento finale fosse approvato all’unanimità. (Applausi). Il risultato alla fine fu raggiunto e mi auguro vivamente che quello spirito venga recuperato oggi.

È di grande significato, infine, che questa nostra votazione si tenga nell’imminenza del prossimo 27 gennaio, Giorno della Memoria. Molto più, infatti, di tante celebrazioni che rischiano di apparire rituali, la ricostituzione di una Commissione che accoglie nel suo stesso statuto i valori della difesa della dignità delle persone e della promozione del rispetto delle minoranze, attraverso la concreta prevenzione delle campagne di odio e pregiudizio, rappresenta – non solo per me, ma credo per tutti – un segnale importante e positivo.

L’approvazione della istituzione della nostra Commissione sarà così il modo migliore per onorare il Giorno della memoria. (Vivi applausi. L’Assemblea si leva in piedi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 1, presentata dalla senatrice Segre e da altri senatori.

(Segue la votazione). Votazione nominale con appello

PRESIDENTE. Indìco la votazione dell’articolo 1 del disegno di legge n. 442, nel testo approvato dalla Camera dei deputati, sull’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Ai sensi dell’articolo 94, secondo comma, della Costituzione e ai sensi dell’articolo 161, comma 1, del Regolamento, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo mediante votazione nominale con appello.

Ciascun senatore chiamato dal senatore Segretario dovrà esprimere il proprio voto passando innanzi al banco della Presidenza.
I senatori favorevoli alla fiducia risponderanno sì; i senatori contrari risponderanno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Estraggo ora a sorte il nome del senatore dal quale avrà inizio l’appello nominale.

(È estratto a sorte il nome del senatore Matera).    Invito il senatore Segretario a procedere all’appello, iniziando dal senatore Matera.

VALENTE,segretario, fa l’appello.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

Proclamo il risultato della votazione nominale con appello dell’articolo 1, sull’approvazione del quale il Governo ha posto la questione di fiducia:

Senatori presenti 187
Senatori votanti 186
Maggioranza 93
Favorevoli 109
Contrari 76
Astenuti 1

Il Senato approva. (Applausi).


 MOZIONI

Mozione sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza

(1-00001) (25 ottobre 2022)

SegreNapolitanoMontiCattaneoAlberti CasellatiBerniniBevilacquaCalendaCasiniCastelloneCroattiCucchiDamanteDe CristofaroDi GirolamoAurora FloridiaBarbara FloridiaFregolentGelminiEttore Antonio LicheriLombardoLopreiatoLoreficeMagniMalpezziNaturaleNaveNicitaPaitaPeraPirovanoPirroRenziSbrolliniScalfarottoTrevisiVerducciVersaceUnterbergerSpagnolliMusolinoRubbiaDurnwalderPattonMieliMalanSperanzonSallemiZeddaTerzi Di Sant’AgataRomeoStefaniPucciarelliBergesioBizzottoCantùDreostoMinasiMurelliPotentiTestor. –

Approvata

Il Senato,                       premesso che:

il 30 ottobre 2019, nella seduta n. 160 dell’Assemblea della XVIII Legislatura, il Senato approvò la mozione 1-00136;

il 22 giugno 2022 la Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, così costituita, approvava all’unanimità, all’esito dell’indagine conoscitiva sulla natura, cause e sviluppi recenti del fenomeno dei discorsi d’odio, con particolare attenzione all’evoluzione della normativa europea in materia, il Documento XVII, n. 6;

considerato che la condivisione del documento ha riguardato, nel merito:

  1. a) la denuncia della “pervasività dei discorsi d’istigazione all’odio legata alla capacità di propagazione della rete”;
  2. b) la riaffermazione della “libertà di odiare, che attiene alla sfera dei sentimenti ed è fuori dai confini di questa indagine”, ma che va distinta dai discorsi d’odio, che costituiscono una forma di incitamento all’odio e alla discriminazione nei confronti di una categoria-bersaglio: “la necessità di contrastare i discorsi d’istigazione all’odio non deve mai scontrarsi o confliggere con la necessità di tutelare la libertà di espressione”;
  3. c) l’esigenza di “dettagliare con nettezza il confine tra i discorsi che sono tollerati e quelli che sono intollerabili”, ricordando che “il discorso d’odio non va confuso con l’ingiuria, la minaccia, le molestie on line e off line, il discorso aggressivo, o con altre fattispecie”;
  4. d) la richiesta di dare la risposta più forte possibile contro i discorsi d’istigazione all’odio: essa “è in primo luogo attuare la Costituzione, promuovere leggi d’inclusione, che estendano diritti sociali e civili, che sono tutt’uno e si rafforzano vicendevolmente. C’è un nesso tra malessere sociale e utilizzo dei discorsi d’odio che va affrontato”;
  5. e) l’impossibilità per le minoranze di esprimersi, “un problema che va ben al di là dei singoli – seppur numerosi – episodi di discriminazione e istigazione all’odio, inserendosi in un più ampio contesto generale segnato dall’avvento della rete e dei social network, determinando così contraccolpi massicci sul funzionamento delle nostre democrazie”;
  6. f) l’auspicio che, nell’attesa che a livello sovranazionale si giunga ad una definizione giuridicamente vincolante dei discorsi d’odio, si metta a punto “una forte e condivisa iniziativa politica e legislativa, intorno ad alcune misure dirimenti che possono essere messe in campo per contrastare la diffusione dei discorsi d’odio”;

considerato altresì che l’iniziativa politica testé auspicata, volta a rimettere al centro del dibattito pubblico il problema del razzismo e delle discriminazioni, contribuirebbe senz’altro alla prosecuzione dei lavori nella presente Legislatura della Commissione citata, la cui attività: 1) rimedierebbe alla scarsità dei dati che riguardano i discorsi d’odio, sollecitando una raccolta dati più mirata, da conseguire con l’emersione delle denunce penali e delle azioni civili e con un loro censimento più continuo e periodico da parte dell’Istituto nazionale di statistica; 2) contribuirebbe alla ricerca del miglior “intervento normativo per una definizione di discorsi d’odio, che permetta di contrastare efficacemente un fenomeno che può erodere le basi della nostra democrazia” (Documento XVII, n. 6, p. 62), ponendo i risultati del suo approfondimento a disposizione di tutti i Gruppi e del potere di iniziativa legislativa dei singoli senatori,

delibera di istituire per la XIX Legislatura una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, costituita da 20 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi; la Commissione elegge tra i suoi membri l’Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due vice presidenti e da due segretari; la Commissione ha compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche. Essa controlla e indirizza la concreta attuazione delle convenzioni e degli accordi sovranazionali e internazionali e della legislazione nazionale relativi ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e di istigazione all’odio e alla violenza, nelle loro diverse manifestazioni di tipo razziale, etnico-nazionale, religioso, politico e sessuale. La Commissione svolge anche una funzione propositiva, di stimolo e di impulso, nell’elaborazione e nell’attuazione delle proposte legislative, ma promuove anche ogni altra iniziativa utile a livello nazionale, sovranazionale e internazionale. A tal fine la Commissione: a) raccoglie, ordina e rende pubblici, con cadenza annuale: 1) normative statali, sovranazionali e internazionali; 2) ricerche e pubblicazioni scientifiche, anche periodiche; 3) dati statistici, nonché informazioni, dati e documenti sui risultati delle attività svolte da istituzioni, organismi o associazioni che si occupano di questioni attinenti ai fenomeni di intolleranza, razzismo e antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di cosiddetto hate speech; b) effettua, anche in collegamento con analoghe iniziative in ambito sovranazionale e internazionale, ricerche, studi e osservazioni concernenti tutte le manifestazioni di odio nei confronti di singoli o comunità. A tale fine la Commissione può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi, nonché con organismi sovranazionali e internazionali ed effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri, anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per il contrasto all’intolleranza, al razzismo e all’antisemitismo, sia nella forma dei crimini d’odio, sia dei fenomeni di hate speech; c) formula osservazioni e proposte sugli effetti, sui limiti e sull’eventuale necessità di adeguamento della legislazione vigente al fine di assicurarne la rispondenza alla normativa dell’Unione europea e ai diritti previsti dalle convenzioni internazionali in materia di prevenzione e di lotta contro ogni forma di odio, intolleranza, razzismo e antisemitismo; la Commissione, quando necessario, può svolgere procedure informative ai sensi degli articoli 46, 47 48 e 48-bis del Regolamento; formulare proposte e relazioni all’Assemblea, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell’esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell’articolo 39, comma 4, del Regolamento; entro il 30 giugno di ogni anno, la Commissione trasmette al Governo e alle Camere una relazione sull’attività svolta, recante in allegato i risultati delle indagini svolte, le conclusioni raggiunte e le proposte formulate; la Commissione può segnalare agli organi di stampa ed ai gestori dei siti internet casi di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche, quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche, richiedendo la rimozione dal web dei relativi contenuti ovvero la loro deindicizzazione dai motori di ricerca.

22 Gennaio 2023Permalink

21 gennaio 2023 – Il Senato italiano guarda ai diritti umani

Il 19 gennaio nella 30ma seduta pubblica  della 19ma legislatura il Senato ha approvato all’unanimità due mozioni. Per me è stata una emozione profonda perché riguardano temi di cui mi ero interessata nel corso degli ultimi  anni.
In particolare mi ha coinvolto profondamente  l’approvazione della mozione n. 5  “Discussione e approvazione della mozione n. 5 sull’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani “
Concludevo l’anno con un pezzo che avevo intitolato “31 dicembre 2022. Cerco di poter sperare nel nuovo anno  dove con molta fatica avevo inserito la parola speranza perché quella che mi veniva in mente era disperazione. Dal 2009 è in vigore una legge  che , con una formula tanto subdola quanto abile, nega ai nati in Italia, se figli di migranti non comunitari irregolari , l’iscrizione nei registri di stato civile .
Come scrivevo nel mio saluto a un purtroppo indimenticabile 2022 (un anno che si è chiuso con una guerra in atto, una fra le tante che  non è stato possibile fingere di non vedere)  i  miei contatti  con l’associazionismo in regione  sono diventati irrimediabilmente deludenti: il no alla legge negazionista non è stato pronunciato con chiarezza fatta eccezione della posizione presa dal consigliere regionale Furio Honsell  .
Rinviando di pochissimo (spero basterà un giorno) il mio personale esame della mozione n. 1 perché il mio blog possa farne memoria, e  riporto il link per leggere integralmente il resoconto stenografico di cui trascrivo  la presentazione della mozione n. 5 (senatrice Elena Cattaneo) ed il dispositivo su cui il senato si è espresso all’unanimità.
Saprà la “Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani” porre fine alla vergogna che ha assicurato finora al parlamento di tenere in vita una legge che nega ad alcuni nato in Italia un’esistenza riconosciuta?
Esistere è un diritto umano, anzi “il diritto ad avere diritti”, come diceva Stefano Rodotà ma l’indifferenza sperimentata nell’assenza delle organizzazioni della società civile su questo problema mi sgomenta.
Proverò a fare quello che mi sarà possibile

  Legislatura 19ª – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 030 del 19/01/2023 (Definitivo)

 

SENATO DELLA REPUBBLICA
—— XIX LEGISLATURA ——
30
aSEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO  GIOVEDÌ 19 GENNAIO 2023

Discussione e approvazione della mozione n. 5 sull’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani (ore 11,42)

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione della mozione 1-00005, presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori, sull’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.

Ha facoltà di parlare la senatrice Cattaneo per illustrarla. (Brusio). Prego i colleghi di prendere posto. Se qualcuno vuole uscire dall’Aula, lo faccia in silenzio; gli altri sono pregati di consentire alla senatrice Cattaneo di illustrare la mozione in questione in un clima di ascolto.

Presidenza del vice presidente CENTINAIO (ore 11,43)

CATTANEO (Aut (SVP-Patt, Cb, SCN)). Signor Presidente, colleghi, vi ringrazio davvero per i vostri interventi di ieri sera e questa mattina, che hanno davvero evidenziato i pensieri e le riflessioni da cui dovremmo partire ogni volta in quest’Aula per meglio operare nell’interesse del Paese. Ringrazio il senatore Guidi per il suo intervento. Lavorando anch’io sulle malattie neurologiche che, ancora prima della sofferenza legata alla disabilità conseguente alla malattia, sono colpite dallo stigma e dalla discriminazione, devo dire che tante volte anch’io mi sono chiesta: da dove nasce quell’inferno innominabile di cui lei ci ha parlato? Mi sono risposta, studiando le tante tragedie umane e magari sbagliando che l’inferno innominabile divampa quando non c’è conoscenza. Quando non c’è conoscenza l’uomo deraglia, ragiona per pregiudizi e può essere molto pericoloso per altri uomini; va verso direzioni sbagliate.

Come combattiamo l’inferno della cattiveria umana?

Lo combattiamo studiando e parlando nelle scuole di diritti umani, parlando in pubblico di diritti umani. E lo combattiamo qui dentro, perché qui abbiamo la possibilità di sviluppare gli antidoti per disinnescare la cattiveria umana. È proprio per creare questi antidoti che l’Assemblea, a partire dal 2001, e quindi da oltre vent’anni, si è veramente distinta, dotandosi di una Commissione ad hoc per la tutela e la promozione dei diritti umani in Italia e nel mondo. Quindi, da oltre venti anni l’Assemblea è diventata lo spazio istituzionale di ascolto degli ultimi della terra, vicini e lontani, dando voce alla denuncia di storie, di vissuti e di violazioni dei diritti, che altrimenti, probabilmente, sarebbero rimasti sotterranei e nascosti. Questa istituzione ha oltre venti anni di storia, che possiamo e dobbiamo continuare.

Sono andata a guardare i temi che sono stati trattati nelle passate legislature dalle precedenti Commissioni, che veramente ci toccano e riguardano tutte le riflessioni che abbiamo fatto in queste ore – l’abolizione della pena di morte nel mondo, la lotta alla tratta degli esseri umani, la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione delle minoranze, la tutela delle persone con disabilità e anziane, il divieto di mutilazioni genitali femminili, il fenomeno dei matrimoni forzati – a dimostrazione davvero di come questa materia necessiti di una attività estesa nel tempo, trasversale e organica, a livello nazionale e internazionale.

Presentare anche in questa legislatura una mozione per l’istituzione di una Commissione speciale per la tutela e la promozione dei diritti umani mi sembra quindi un atto dovuto, che appartiene a tutti noi, a tutto il Senato, nell’interesse primario dei cittadini. Questo spirito che abbraccia l’intera istituzione è stato davvero testimoniato dal sostegno unanime dei Presidenti dei Gruppi, oltre che dalle decine di colleghi che hanno apposto la propria firma. Sono felice e davvero ringrazio la Conferenza dei Capigruppo, che non solo ha deciso di portare la mozione alla discussione dell’Assemblea così tempestivamente, ma che ha anche voluto calendarizzarla oggi, insieme alla mozione della senatrice Liliana Segre sull’istituzione di una Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. Mi sembra che queste due mozioni siano complementari, nell’affinità di argomento, in quanto, se ci pensate, entrambe sono legate alla nostra volontà, alla volontà di tutti i senatori, di spendere la più alta sovranità dello Stato, quella parlamentare, a presidio dei diritti fondamentali dei cittadini, come declinato dalla Costituzione e dai trattati sulla materia.

Onorevoli colleghi, questo è certamente un periodo storico travagliato e interconnesso, che ogni giorno ci colpisce con quanto accade di disumano, in Iran, in Afghanistan, in Ucraina, sulle travagliate sponde del Mediterraneo, nella piena e sistematica violazione dei diritti umani. Ecco perché credo sia importante che i cittadini italiani possano avere al più presto notizia della costituzione della Commissione che oggi andiamo a deliberare, affinché tutti sappiano di poter contare su un luogo istituzionale, in cui la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata settantacinque anni fa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, possa vivere e rinnovarsi ogni giorno nelle azioni dell’istituzione parlamentare che ci rappresenta. (Applausi).

 

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come stabilito dalla Conferenza dei Capigruppo del 17 gennaio, la discussione sarà limitata alle sole dichiarazioni di voto, per un tempo di dieci minuti per ciascun Gruppo.

Chiedo al rappresentante del Governo se intende intervenire.

CASTIELLO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. No, signor Presidente.

PRESIDENTE.  Passiamo dunque alla votazione.

Mozione sull’istituzione di una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani

(1-00005) (16 novembre 2022)

CattaneoNapolitanoSegreMontiPianoRubbiaMalanMalpezziRomeoBarbara FloridiaRonzulliPaitaUnterbergerDe PoliDe CristofaroPucciarelli,
CraxiGuidolinNaturaleMaiorinoTerzi Di Sant’AgataAlfieriAstorreBassoBevilacquaBiancofioreCamussoCroattiD’EliaDelrioDurnwalderFinaAurora FloridiaGiacobbeGiorgisGuidiLoreficeMagniMartellaNicitaPattonPirovanoRandoRossomandoScalfarottoSironiSpagnolliVerducciVeriniZambito,
ZampaZulloMusolinoSabrina Licheri. –

Il Senato,
premesso che:

la tutela dei diritti umani rappresenta uno degli elementi fondanti dell’ordinamento nazionale, configurandosi altresì quale patrimonio comune della comunità internazionale e dell’umanità nel suo insieme;

a partire dalla conclusione del secondo conflitto mondiale gli Stati democratici hanno elaborato complessi sistemi istituzionali di tutela e promozione dei diritti, contribuendo a diffondere progressivamente la cultura e la consapevolezza necessarie al loro sviluppo nella complessa società contemporanea, che presenta continuamente nuove sfide sul piano della dignità della persona;

sul piano internazionale ed europeo gli atti e le convenzioni sottoscritti dal nostro Paese sono innumerevoli: su tutti, per quanto concerne gli strumenti giuridicamente non vincolanti, la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, rispetto alla quale molte clausole sono divenute obbligatorie per gli Stati in quanto diritto internazionale consuetudinario; tra gli strumenti vincolanti, la convenzione sul genocidio del 1948, la convenzione sui rifugiati del 1951, i due patti delle Nazioni Unite del 1966 (sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali), la convenzione contro la tortura del 1984; sul piano europeo la convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sul rispetto della quale vigila la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che, ai sensi dell’articolo 6 del Trattato sull’Unione europea, ha il medesimo valore giuridico dei trattati fondativi;

l’articolo 2 della Costituzione italiana recita “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;

le Camere, costituendo gli organi di rappresentanza dei cittadini, rappresentano il luogo primario in cui tale tutela deve avere piena espressione;

il Senato ha da sempre mostrato particolare sensibilità e attenzione verso il tema dei diritti umani, attraverso la costituzione di Comitati e Commissioni specifici: si ricordano, in tal senso, il Comitato contro la pena di morte istituito nella XIII Legislatura e le Commissioni straordinarie per la tutela e la promozione dei diritti umani nella XIV, XV, XVI, XVII e XVIII Legislatura, che hanno di volta in volta operato attraverso il confronto con rappresentanti di Governo, enti locali e altre istituzioni nazionali, europee e internazionali e il contributo della società civile, di associazioni e organizzazioni non governative;

i temi principali sviluppati nel corso delle Legislature sono stati l’abolizione della pena di morte nel mondo, l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di tortura, la tutela dei diritti del fanciullo, le garanzie per chi si trovi privato delle libertà, la promozione e l’attuazione del diritto di asilo, la lotta alla tratta degli esseri umani, la lotta contro il razzismo, la xenofobia, la discriminazione delle minoranze; la tutela delle persone con disabilità e di quelle anziane; il divieto di mutilazioni genitali femminili e il fenomeno dei matrimoni forzati, a dimostrazione di come tale materia necessiti di un’attività estesa nel tempo, che guardi quanto avviene a livello nazionale e internazionale e che sia altresì trasversale e organica;

nelle ultime Legislature la Commissione per i diritti umani del Senato ha seguito da vicino i tre cicli di revisione periodica universale (UPR) del nostro Paese (nel 2010, 2017 e 2019), una procedura prevista dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per esaminare la situazione dei diritti umani in tutti i Paesi membri, che si conclude con una serie di raccomandazioni rivolte allo Stato in esame; l’azione svolta dalla Commissione, in tal senso, è stata preziosa in questi anni, mantenendo elevato il monitoraggio e intensa l’attività di indirizzo sui temi della promozione e della tutela dei diritti fondamentali della persona;

rilevata per tutti i suddetti motivi l’esigenza di istituire, anche in questa Legislatura, un organismo che rappresenti per il nostro Paese la volontà di difendere e sviluppare i diritti umani sia all’interno che al di fuori dei confini nazionali,

            delibera di istituire una Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, costituita da 20 componenti in ragione della consistenza dei Gruppi stessi. La Commissione elegge tra i suoi membri l’Ufficio di Presidenza composto dal Presidente, da due Vice Presidenti e da due Segretari. La Commissione ha compiti di studio, osservazione e iniziativa, per lo svolgimento dei quali può prendere contatto con istituzioni di altri Paesi e con organismi internazionali; a tal fine, la Commissione può effettuare missioni in Italia o all’estero, in particolare presso Parlamenti stranieri anche, ove necessario, allo scopo di stabilire intese per la promozione dei diritti umani o per favorire altre forme di collaborazione. Per il raggiungimento di queste finalità essa, quando lo ritenga utile, può svolgere procedure informative, ai sensi degli articoli 46, 47 e 48 del Regolamento; formulare proposte e relazioni all’Assemblea, ai sensi dell’articolo 50, comma 1, del Regolamento; votare risoluzioni alla conclusione dell’esame di affari ad essa assegnati, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento; formulare pareri su disegni di legge e affari deferiti ad altre Commissioni, anche chiedendone la stampa in allegato al documento prodotto dalla Commissione competente, ai sensi dell’articolo 39, comma 4, del Regolamento.

 PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 5, presentata dalla senatrice Cattaneo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi)

 

20 Gennaio 2023Permalink