7 luglio 2024 _ Pro memoria storica_ Discorso Papa a Trieste

Non è stato facilissimo trovare il discorso del Papa  di apertura all’ultima giornata della settimana sociale dei cattolici che ha avuto luogo a Trieste.
Il testo è decisamente lungo . comunque questo blog è la mia memoria storica  che ha le sue esigenze.

Domenica, 07.07.2024 Pubblicazione: Immediata Sommario: N. 0556 ♢ Visita Pastorale del Santo Padre Francesco a Trieste in occasione della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia – Incontro con i Congressisti Questa mattina, lasciata Casa Santa Marta, il Santo Padre Francesco si è trasferito all’eliporto del Vaticano da dove, alle ore 6.30, è partito per recarsi in Visita Pastorale a Trieste in occasione della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia, in corso dal 3 al 7 luglio sul tema “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”. Al Suo arrivo, alle ore 7.54, dopo l’atterraggio al Centro Congressi “Generali Convention Center”, il Papa è stato accolto dall’Em.mo Card. Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, da S.E. Mons. Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, Presidente del Comitato Organizzatore delle Settimane Sociali, da S.E. Mons. Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, dall’On. Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, da S.E. il Signor Pietro Signoriello, Prefetto di Trieste, dal Signor Roberto Dipiazza, Sindaco di Trieste, e dal Dottor Philippe Donnet, Amministratore Delegato di “Generali”. Quindi il Papa si è trasferito all’interno del Centro Congressi, dove ha incontrato i circa 1.200 Congressisti a conclusione dei lavori della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia. Dopo l’indirizzo di saluto dell’Em.mo Card. Matteo Maria Zuppi e l’introduzione di S.E. Mons. Luigi Renna, il Santo Padre ha pronunciato il Suo discorso. Al termine del discorso, mentre i partecipanti alla Settimana Sociale dei Cattolici in Italia si sono trasferiti a Piazza Unità d’Italia per la celebrazione della Santa Messa, Papa Francesco ha incontrato brevemente alcuni Rappresentanti Ecumenici, il Mondo Accademico e un gruppo di Migranti e Disabili. Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’Incontro: Discorso del Santo Padre Illustri Autorità, cari fratelli Vescovi, Signori Cardinali, fratelli e sorelle, buongiorno

 

BOLLETTINO N. 0556 – 07.07.2024 2 Ringrazio il Cardinale Zuppi e Monsignor Baturi per avermi invitato a condividere con voi questa sessione conclusiva. Saluto Monsignor Renna e il Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali. A nome di tutti esprimo gratitudine a Monsignor Trevisi per l’accoglienza della Diocesi di Trieste. La prima volta che ho sentito parlare di Trieste è stato da mio nonno che aveva fatto il ‛14 sul Piave. Lui ci insegnava tante canzoni e una era su Trieste: “Il general Cadorna scrisse alla regina: ‘Se vuol guardare Trieste, che la guardi in cartolina’”. E questa è la prima volta che ho sentito nominare la città. Questa è stata la 50.ma Settimana Sociale. La storia delle “Settimane” si intreccia con la storia dell’Italia, e questo dice già molto: dice di una Chiesa sensibile alle trasformazioni della società e protesa a contribuire al bene comune. Forti di questa esperienza, avete voluto approfondire un tema di grande attualità: “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”. Il Beato Giuseppe Toniolo, che ha dato avvio a questa iniziativa nel 1907, affermava che la democrazia si può definire «quell’ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano propriamente al bene comune, rifluendo nell’ultimo risultato a prevalente vantaggio delle classi inferiori»[1]. Così diceva Toniolo. Alla luce di questa definizione, è evidente che nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità, non gode di buona salute. Questo ci interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo[2]. In Italia è maturato l’ordinamento democratico dopo la seconda guerra mondiale, grazie anche al contributo determinante dei cattolici. Si può essere fieri di questa storia, sulla quale ha inciso pure l’esperienza delle Settimane Sociali; e, senza mitizzare il passato, bisogna trarne insegnamento per assumere la responsabilità di costruire qualcosa di buono nel nostro tempo. Questo atteggiamento si ritrova nella Nota pastorale con cui nel 1988 l’Episcopato italiano ha ripristinato le Settimane Sociali. Cito le finalità: «Dare senso all’impegno di tutti per la trasformazione della società; dare attenzione alla gente che resta fuori o ai margini dei processi e dei meccanismi economici vincenti; dare spazio alla solidarietà sociale in tutte le sue forme; dare sostegno al ritorno di un’etica sollecita del bene comune […]; dare significato allo sviluppo del Paese, inteso […] come globale miglioramento della qualità della vita, della convivenza collettiva, della partecipazione democratica, dell’autentica libertà»[3]. Fine citazione.
Questa visione, radicata nella Dottrina Sociale della Chiesa, abbraccia alcune dimensioni dell’impegno cristiano e una lettura evangelica dei fenomeni sociali che non valgono soltanto per il contesto italiano, ma rappresentano un monito per l’intera società umana e per il cammino di tutti i popoli. Infatti, così come la crisi della democrazia è trasversale a diverse realtà e Nazioni, allo stesso modo l’atteggiamento della responsabilità nei confronti delle trasformazioni sociali è una chiamata rivolta a tutti i cristiani, ovunque essi si trovino a vivere e ad operare, in ogni parte del mondo. C’è un’immagine che riassume tutto ciò e che voi avete scelto come simbolo di questo appuntamento: il cuore. A partire da questa immagine, vi propongo due riflessioni per alimentare il percorso futuro. Nella prima possiamo immaginare la crisi della democrazia come un cuore ferito. Ciò che limita la partecipazione è sotto i nostri occhi. Se la costruzione e l’intelligenza mostrano un cuore “infartuato”, devono preoccupare anche le diverse forme di esclusione sociale. Ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre. La cultura dello scarto disegna una città dove non c’è posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne, i giovani, i vecchi. Questo è la cultura dello scarto. Il potere diventa autoreferenziale – è una malattia brutta questa –, incapace di ascolto e di servizio alle persone. Aldo Moro ricordava che «uno Stato non è veramente democratico se non è al servizio dell’uomo, se non ha come fine supremo la dignità, la libertà, l’autonomia della persona umana, se non è rispettoso di quelle formazioni sociali nelle quali la persona umana liberamente si svolge e nelle quali essa integra la propria personalità»[4]. La parola stessa “democrazia” non coincide semplicemente con il voto del popolo; nel frattempo a me preoccupa il numero ridotto della gente che è andata a votare. Cosa significa quello? Non è il voto del popolo solamente, ma esige che si creino le condizioni perché tutti si possano esprimere e possano

BOLLETTINO N. 0556 – 07.07.2024 3 partecipare. E la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va “allenata”, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche. In questa prospettiva, come ho avuto modo di ricordare anni fa visitando il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa, è importante far emergere «l’apporto che il cristianesimo può fornire oggi allo sviluppo culturale e sociale europeo nell’ambito di una corretta relazione fra religione e società»[5], promuovendo un dialogo fecondo con la comunità civile e con le istituzioni politiche perché, illuminandoci a vicenda e liberandoci dalle scorie dell’ideologia, possiamo avviare una riflessione comune in special modo sui temi legati alla vita umana e alla dignità della persona. Le ideologie sono seduttrici. Qualcuno le comparava a quello che a Hamelin suonava il flauto; seducono, ma ti portano a negarti. A tale scopo rimangono fecondi i principi di solidarietà e sussidiarietà. Infatti un popolo si tiene insieme per i legami che lo costituiscono, e i legami si rafforzano quando ciascuno è valorizzato. Ogni persona ha un valore; ogni persona è importante. La democrazia richiede sempre il passaggio dal parteggiare al partecipare, dal “fare il tifo” al dialogare. «Finché il nostro sistema economico-sociale produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, non ci potrà essere la festa della fraternità universale. Una società umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di sé, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se la loro efficienza sarà poco rilevante» [6].Tutti devono sentirsi parte di un progetto di comunità; nessuno deve sentirsi inutile. Certe forme di assistenzialismo che non riconoscono la dignità delle persone … Mi fermo alla parola assistenzialismo. L’assistenzialismo, soltanto così, è nemico della democrazia, è nemico dell’amore al prossimo. E certe forme di assistenzialismo che non riconoscono la dignità delle persone sono ipocrisia sociale. Non dimentichiamo questo. E cosa c’è dietro questo prendere distanze dalla realtà sociale? C’è l’indifferenza, e l’indifferenza è un cancro della democrazia, un non partecipare. La seconda riflessione è un incoraggiamento a partecipare, affinché la democrazia assomigli a un cuore risanato. È questo: a me piace pensare che nella vita sociale è necessario tanto risanare i cuori, risanare i cuori. Un cuore risanato. E per questo occorre esercitare la creatività. Se ci guardiamo attorno, vediamo tanti segni dell’azione dello Spirito Santo nella vita delle famiglie e delle comunità. Persino nei campi dell’economia, della ideologia, della politica, della società. Pensiamo a chi ha fatto spazio all’interno di un’attività economica a persone con disabilità; ai lavoratori che hanno rinunciato a un loro diritto per impedire il licenziamento di altri; alle comunità energetiche rinnovabili che promuovono l’ecologia integrale, facendosi carico anche delle famiglie in povertà energetica; agli amministratori che favoriscono la natalità, il lavoro, la scuola, i servizi educativi, le case accessibili, la mobilità per tutti, l’integrazione dei migranti. Tutte queste cose non entrano in una politica senza partecipazione. Il cuore della politica è fare partecipe. E queste sono le cose che fa la partecipazione, un prendersi cura del tutto; non solo la beneficenza, prendersi cura di questo …, no: del tutto! La fraternità fa fiorire i rapporti sociali; e d’altra parte il prendersi cura gli uni degli altri richiede il coraggio di pensarsi come popolo. Ci vuole coraggio per pensarsi come popolo e non come io o il mio clan, la mia famiglia, i miei amici. Purtroppo questa categoria – “popolo” – spesso è male interpretata e, «potrebbe portare a eliminare la parola stessa “democrazia” (“governo del popolo”). Ciò nonostante, per affermare che la società è di più della mera somma degli individui, è necessario il termine “popolo”»[7], che non è populismo. No, è un’altra cosa: il popolo. In effetti, «è molto difficile progettare qualcosa di grande a lungo termine se non si ottiene che diventi un sogno collettivo» [8]. Una democrazia dal cuore risanato continua a coltivare sogni per il futuro, mette in gioco, chiama al coinvolgimento personale e comunitario. Sognare il futuro. Non avere paura. Non lasciamoci ingannare dalle soluzioni facili. Appassioniamoci invece al bene comune. Ci spetta il compito di non manipolare la parola democrazia né di deformarla con titoli vuoti di contenuto, capaci di giustificare qualsiasi azione. La democrazia non è una scatola vuota, ma è legata ai valori della persona, della fraternità e anche dell’ecologia integrale.

BOLLETTINO N. 0556 – 07.07.2024 4 Come cattolici, in questo orizzonte, non possiamo accontentarci di una fede marginale, o privata. Ciò significa non tanto di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico. Abbiamo qualcosa da dire, ma non per difendere privilegi. No. Dobbiamo essere voce, voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce. Tanti, tanti non hanno voce. Tanti. Questo è l’amore politico[9], che non si accontenta di curare gli effetti ma cerca di affrontare le cause. Questo è l’amore politico. È una forma di carità che permette alla politica di essere all’altezza delle sue responsabilità e di uscire dalle polarizzazioni, queste polarizzazioni che immiseriscono e non aiutano a capire e affrontare le sfide. A questa carità politica è chiamata tutta la comunità cristiana, nella distinzione dei ministeri e dei carismi. Formiamoci a questo amore, per metterlo in circolo in un mondo che è a corto di passione civile. Dobbiamo riprendere la passione civile, questo, dei grandi politici che noi abbiamo conosciuto. Impariamo sempre più e meglio a camminare insieme come popolo di Dio, per essere lievito di partecipazione in mezzo al popolo di cui facciamo parte. E questa è una cosa importante nel nostro agire politico, anche dei pastori nostri: conoscere il popolo, avvicinarsi al popolo. Un politico può essere come un pastore che va davanti al popolo, in mezzo al popolo e dietro al popolo. Davanti al popolo per segnalare un po’ il cammino; in mezzo al popolo, per avere il fiuto del popolo; dietro al popolo per aiutare i ritardatari. Un politico che non abbia il fiuto del popolo, è un teorico. Gli manca il principale. Giorgio La Pira aveva pensato al protagonismo delle città, che non hanno il potere di fare le guerre ma che ad esse pagano il prezzo più alto. Così immaginava un sistema di “ponti” tra le città del mondo per creare occasioni di unità e di dialogo. Sull’esempio di La Pira, non manchi al laicato cattolico italiano questa capacità “organizzare la speranza”. Questo è un compito vostro, di organizzare. Organizzare anche la pace e i progetti di buona politica che possono nascere dal basso. Perché non rilanciare, sostenere e moltiplicare gli sforzi per una formazione sociale e politica che parta dai giovani? Perché non condividere la ricchezza dell’insegnamento sociale della Chiesa? Possiamo prevedere luoghi di confronto e di dialogo e favorire sinergie per il bene comune. Se il processo sinodale ci ha allenati al discernimento comunitario, l’orizzonte del Giubileo ci veda attivi, pellegrini di speranza, per l’Italia di domani. Da discepoli del Risorto, non smettiamo mai di alimentare la fiducia, certi che il tempo è superiore allo spazio. Non dimentichiamo questo. Tante volte pensiamo che il lavoro politico è prendere spazi: no! È scommettere sul tempo, avviare processi, non prendere luoghi. Il tempo è superiore allo spazio e non dimentichiamo che avviare processi è più saggio di occupare spazi. Io mi raccomando che voi, nella vostra vita sociale, abbiate il coraggio di avviare processi, sempre. È la creatività e anche è la legge della vita. Una donna, quando fa nascere un figlio, incomincia a avviare un processo e lo accompagna. Anche noi nella politica dobbiamo fare lo stesso. Questo è il ruolo della Chiesa: coinvolgere nella speranza, perché senza di essa si amministra il presente ma non si costruisce il futuro. Senza speranza, saremmo amministratori, equilibristi del presente e non profeti e costruttori del futuro. Fratelli e sorelle, vi ringrazio per il vostro impegno. Vi benedico e vi auguro di essere artigiani di democrazia e testimoni contagiosi di partecipazione. E per favore vi chiedo di pregare per me, perché questo lavoro non è facile. Grazie. Adesso, preghiamo insieme e vi darò la benedizione. [Recita del Padre Nostro] _

[1] G. Toniolo, Democrazia cristiana. Concetti e indirizzi, I, Città del Vaticano 1949, 29.

[2] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 1.

[3] Conferenza Episcopale Italiana, Ripristino e rinnovamento delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, 20 novembre 1988, n. 4.

[4] A. Moro, Il fine è l’uomo, Edizioni di Comunità, Roma 2018, 25.

[5] Discorso al Consiglio d’Europa, Strasburgo, 25 novembre 2014 BOLLETTINO N. 0556 – 07.07.2024 5

[6] Lett. enc. Fratelli tutti, 110. [7] Ivi, 157. [8] Ibid. [9] Ivi, 180-182. [01149-IT.02] [Testo originale: Ital

7 Luglio 2024Permalink

5 luglio 2024_ lettera aperta al Presidente Mattarella

Oggetto: Lettera aperta al Presidente Mattarella

Egregio Presidente,

Permetta a una vecchia  cittadina  di esprimere il suo grazie per il discorso  da Lei tenuto in apertura della Settimana sociale dei cattolici italiani,  un evento dal titolo suggestivo  “Al  cuore della democrazia” che nelle sue parola ha il suono di una vitale, universale  utopia.
Voglio che questo mio atto  abbia un carattere pubblico , forse sfacciato, se mai qualche quotidiano pubblicherà la lettera aperta che cercherò di diffondere stimolata da quell’espressione che Lei ha usato senza preconcette riserve  « misurarsi con la storia » e  che  così ha descritto: «La democrazia, … , si invera ogni giorno nella vita delle persone e nel mutuo rispetto delle relazioni sociali, in condizioni storiche mutevoli, senza che questo possa indurre ad atteggiamenti remissivi circa la sua qualità».
Non posso ignorare , perché è esperienza di vita, che la quotidianità delle esperienze di ognuno può essere testimonianza non di frange marginali del vivere, ma di quel cuore della democrazia che rende la nostra vita in ogni momento  non solo,  se possibile,  soddisfacente  ma degna.
A tale proposito voglio ora ricordare che nel 1998 la cd legge Turco Napolitano,  prendendo atto della necessità di dare riconosciuta e non occasionale certezza alla presenza degli immigrati non comunitari,  aveva proposto  il permesso di soggiorno  come documento da esibirsi ove fosse necessario testimoniare la legittimità riconosciuta della loro presenza.
Ma aveva anche  sapientemente identificato le occasioni in cui questo documento non dovesse essere esibito e, fra queste, la registrazione degli atti di nascita, al fine di assicurare senza riserve il diritto universale di ogni nato a un’esistenza giuridicamente riconosciuta-
Purtroppo nel 2009 tutto cambiò: bastò un piccolo articolo , uno fra i tanti, in una legge  che  tratta di tutto e di più che , imponendo la presentazione del permesso di soggiorno anche per la registrazione degli atti di nascita , creò le condizioni perchè la paura di esibirsi irregolare  potesse indurre un genitore non comunitario a sottrarsi al diritto dovere di registrare la nascita di un proprio figlio in Italia.
Per chiarezza ricordo il riferimento: “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” legge 94/2009  art. 1 comma 22 lettera G.
Credo che testimonianze atroci delle modalità di vita dei migranti non comunitari nei ghetti del lavoro nero  consenta di non sprecare parole per testimoniare la prevedibilità di tale paura.
Una  Sua parola , presidente Mattarella, potrebbe finalmente suggerire  al Parlamento la necessità di tornare al dettato della legge Turco Napolitano.
Come Lei ha detto:  « Al cuore della democrazia vi sono le persone, le relazioni e le comunità a cui esse danno vita, le espressioni civili, sociali, economiche che sono frutto della loro libertà, delle loro aspirazioni, della loro umanità: questo è il cardine della nostra Costituzione ».
Rinnovando i ringraziamenti porgo distinti saluti

Augusta De Piero
Udine

Lettera inviata a Messaggero Veneto

5 Luglio 2024Permalink

29 giugno 2024_ Ho un Sogno 275 _ Nel nome di SATNAM SINGH

NEL NOME DI SATNAM SINGH
Satnam Singh è il bracciante indiano, lavoratore in nero a Latina, gravemente  ferito in seguito a un infortunio sul lavoro e lasciato morire dissanguato.
La sua “irregolarità” ha consentito di inquadrarlo come uno sfruttabile e, nel momento del  dramma, è stato trattato come un “guaio”, un oggetto a perdere, non una persona,
cui sono dovute cure.
Il Presidente Mattarella è intervenuto con parole nette e, se ascoltato, potrà aprire uno spiraglio a favore dei tanti Satnam già presenti e in arrivo. Il primo passo
è stato fatto dal questore di Latina, riconoscendo a Sony, la giovane vedova un permesso di soggiorno per motivi di “protezione speciale”, un atto di giustizia, non
di beneficenza, che, vogliamo essere certi, le consentirà anche di farsi parte civile verso i responsabili dell’orrore.
La giustizia riparativa vorrebbe di più: non permettere che accada ancora.
Per questo, accanto alle manifestazioni di sdegno del momento, serve un sussulto  di umanità e giustizia del legislatore che porti al cambio delle norme, proprio a partire da quelle che regolano l’ingresso dei lavoratori stranieri e per un’attenzione  concreta alle condizioni di lavoro di tutte le persone, a prescindere dalla loro  condizione burocratica che oggi è supporto alla loro invisibilità.

Per sollecitare questo cambio, tutti noi abbiamo la possibilità di contribuire.  E ,se vogliamo farci un’idea più chiara, non mancano le fonti recenti e documentate.
Ne citiamo alcune, a partire dal Dossier curato dalla campagna “Ero Straniero”, che da anni fornisce informazioni sui flussi migratori sulla base di dati ufficiali e
proprio il 30 maggio ha presentato il suo ultimo dossier I veri numeri del decreto flussi: un sistema che continua a creare irregolarità” (https://erostraniero.it/
rapportoflussi2024).
E vogliamo citare ancora:

– Il Rapporto agromafie e caporalato dell’osservatorio Placido Rizzotto della Flai-CGIL (www.fondazionerizzotto.it), con il quale ogni due anni viene fotografata
la situazione del lavoro sfruttato nel settore agroalimentare e il recentissimo Rapporto del laboratorio L’altro Diritto/Osservatorio Placido Rizzotto sullo
sfruttamento lavorativo e sulla protezione delle sue vittime.
– Made in Immigritaly: terre, colture, culture è un rapporto nazionale, curato dal  Centro Studi Confronti (https://confronti.net) e commissionato dalla Fai-Cisl (www.
faicisl.it), che analizza l’apporto del lavoro immigrato nel settore agroalimentare italiano, comparto strategico del

30 Giugno 2024Permalink

29 giugno 2024_ Ho un Sogno n. 275- Quando mancano le parole per dirlo

QUANDO MANCANO LE PAROLE PER DIRLO

A volte non abbiamo parole per descrivere la realtà e ancor meno per immaginare una via d’uscita. Questo è capitato anche alla piccola redazione di Ho un sogno nel doloroso frangente del conflitto israelo-palestinese.  Così ci siamo fatti aiutare dalle parole di  David Grossman e Mahmud Darwish,  scrittori capaci di elaborare una riflessione “alta”, che non si lascia sopraffare dal  dolore che vivono e hanno vissuto .

LA GUERRA CHE NON SI PUÒ VINCERE…

Intitolando così un suo libro pubblicato in Italia nel 2005, David Grossman, ci ricorda che nel conflitto israelo-palestinese – quando in qualche modo si concluderà – non ci saranno né vincitori, né vinti perché nessuna vittoria conquistata in guerra può chiamarsi pace. Alla fine di un conflitto armato tutti sono perdenti

Il prezzo della guerra che non si può vincere mai lo avrebbe pagato lo stesso David Grossman nel 2006  con la morte del figlio Uri, soldato di Israele, ucciso in una attività bellica.
Un “Caduto fuori dal tempo”, che lascia il padre con una domanda: «È morto ad agosto, e quando quel mese finisce io immancabilmente penso: come posso passare a settembre mentre lui rimane in agosto? ».
Lo scrittore decide di non farsi vendicatore, rifiuta di pietrificare la sua vita an che nel  tempo infernale, come per altri è diventato il 7 ottobre 2023, quando un gruppo di terroristi di Hamas ha attaccato cittadini inermi, portando morte e sofferenza. Morte e sofferenza che è andata moltiplicandosi per il popolo palestinese nel suo disperato vagare per sfuggire a bombardamenti cinicamente annunciati.

Ora è importante schierarsi da un’unica parte, quella delle vittime, di tutte le vittime.
Come ci ricorda  Luigi Manconi, «questo è un imperativo morale, ma anche politico, perché indica una direzione, seppur impervia e sdrucciolevole, capace di disinnescare questa terribile spirale di morte, nella prospettiva di una futura soluzione fondata sulla pari dignità e sulla pari tutela dei due soggetti oggi in armi».
Una scelta di campo per le vittime che oggi che deve porsi  come primo obiettivo il cessate il fuoco permanente a Gaza.

…E LE COLOMBE DORMONO IN UN CARRO ARMATO ABBANDONATO

Con questa immagine suggestiva e tragica  il poeta palestinese Maḥmūd Darwīsh, ci introduce alla lettura   del “non luogo” cui sono ridotti coloro che sempre e nonostante tutto credono nella vitalità della pace. Ma neppure la devastazione dell’umana dignità  riesce ad annientare la speranza nella solidarietà.

“Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.

Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e di’: magari fossi una candela in mezzo al buio”.

Mahmoud Darwish era nato nel 1941 nel villaggio di al-Birweh.
I suoi genitori , cacciati dal loro villaggio che fu completamente distrutto,  rientrarono illegalmente in Palestina  e Mahmud fin da bambino si trovò nello status legale di “alieno”, cittadino che risiede come “ospite illegale” nel suo stesso paese.

LA GUERRA NON SARA’ PER SEMPRE

Un poesia di Giuseppe Ungaretti “Pellegrinaggio”, inserita quest’anno  tra i temi della maturità, giunge quanto mai opportuna a ricordarci che quanto l’orrore della guerra sia a noi vicino nel tempo e nello spazio.
Carso, in una trincea fangosa dove il poeta visse  la sesta battaglia dell’Isonzo.

In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba

Ungaretti
uomo di pena
ti basta un’illusione
per farti coraggio

Un riflettore
di là
mette un mare
nella nebbia

30 Giugno 2024Permalink

22 giugno 2024 _ Dal Blog di Giancarla Codrignani- .L’orrore nell’informazione quotidiana

Dal  Blog di Giancarla  Codrignani-       newsletter del 22 giugno 2024
Sintesi della G7 del Presidente Mattarella: “Antichi fantasmi sono riapparsi nel mondo: non siamo qui insieme soltanto per un coordinamento economico, ma per trovare valori comuni”.

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Poi l’episodio che annulla ogni illusione e perfino ogni cinismo politico: la disumanità della mente schiavista e indegna che ha commesso un atto molto peggiore dell’omicidio (ma è stato anche omicidio). Non riesco neppure a descrivere l’oltraggio ad un braccio umano. E la fatica ad uscire dal silenzio dei compagni di lavoro sfruttati che diventavano complici per paura di perdere un lavoro nero. Sono migliaia, sotto caporalato…. Davvero parliamo di diritti?

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Questo ho  trascritto su   Facebook

22 Giugno 2024Permalink

16 giugno 2024 _ Ancora il caso Englaro: una sentenza da non dimenticare

 

A più di 15 anni dalla morte di Eluana Englaro, avvenuta il 9 febbraio nel 2009 a 39 anni, 17 dei quali trascorsi in stato vegetativo irreversibile dopo un gravissimo incidente stradale, la Corte dei Conti ha condannato in appello l’ex direttore generale della Sanità della Lombardia Carlo Lucchina a pagare all’erario circa 175 mila euro che la Regione aveva dovuto risarcire al padre, Beppino Englaro, che era stato costretto a trasferire la figlia in una struttura sanitaria in Friuli dove morì.

Fu una «concezione personale ed etica del diritto alla salute», scrive la Corte dei Conti, a spingere Lucchina a impedire che ad Eluana fosse interrotto il trattamento che la manteneva in stato vegetativo. «Non è stata un’obiezione di coscienza, ma sono state applicate le direttive arrivate anche dell’Avvocatura regionale», ha commentato l’ex dg, che valuterà se ricorrere in Cassazione. Beppino Englaro, che si batté anni e anni per rispettare le volontà della figlia, oggi dice all’ANSA che «sapevo di avere un diritto ed era chiaro che lo ostacolavano, tanto che sono dovuto uscire dalla regione. Ora sono problemi loro, io giustizia me la sono dovuta fare da me, sempre nella legalità e nella società, loro hanno commesso qualcosa che non dovevano commettere. Per me era tutto chiaro anche allora, li ho dovuti ignorare e andare per la mia strada».

Nel 2008, l’anno prima della morte di Eluana, suo padre si era visto negare la possibilità di interrompere l’alimentazione artificiale che teneva in vita la figlia dal dg Lucchina, nonostante nel 2007 la Cassazione avesse stabilito che ciascun individuo può rifiutare le cure alle quali è sottoposto se le ritiene insostenibili e degradanti, e nel 2008 la Corte d’appello di Milano aveva autorizzato l’interruzione del trattamento. Quando Beppino Englaro, in qualità di tutore, chiese la sospensione dell’alimentazione per la figlia, il dg firmò una nota che diceva che le strutture sanitarie si occupano della cura dei pazienti, il che comprende la nutrizione, e di conseguenza i sanitari che l’avessero sospesa sarebbero venuti «meno ai loro obblighi professionali».

Englaro si rivolse al Tar che accolse la sua richiesta, ma la Regione non diede corso alla sentenza e un mese dopo Eluana morì in una struttura di Udine. Per Gilda Sportiello, deputata del M5S, è una «condanna emblematica» mentre protesta Fratelli d’Italia: Ignazio Zullo, capogruppo in commissione Sanità di Palazzo Madama, spiega che la condanna di Lucchina «fa orrore» perché «impedì che ad Eluana Englaro fosse interrotto il trattamento che la manteneva in vita, difendendo il sacro diritto a vivere». «Sono passati quindici anni da quella drammatica vicenda e ancora non c’è una legge che regoli il fine vita», nota il capogruppo del Pd in Regione Lombardia Pierfrancesco Majorino

https://www.msn.com/it-it/notizie/italia/eluana-englaro-condannato-ex-direttore-sanit%C3%A0-in-lombardia-la-tenne-in-vita-per-idee-personali/ar-BB1ny9k0?ocid=msedgdhp&pc=ENTPSP&cvid=20db8e8b53344912984407fdfb201678&ei=10

16 Giugno 2024Permalink

8 giugno 2024 _ Una ‘piccola’ storia nella vita di un premio Nobel

Ho trovato questa storia nella pagina  Facebook di John Fischetti , l’ho condivisa e ora la copio nel mio blog. Di lì la invierò ad altri.

“Se siamo qui oggi è solo per la gentilezza di uno sconosciuto nei confronti di mio nonno”.

Chi parla è Arno Penzias, premio Nobel per la fisica, che deve la sua vita, e quindi quella dei suoi figli e nipoti, a uno sconosciuto che non ha mai incontrato.

Lo sconosciuto si chiama Barnet Yudin, che una sera del 1938, mentre sta tranquillo a casa, nel New Jersey, sente qualcuno bussare alla porta. È un giovane tedesco, immigrato negli Stati Uniti, che sta tentando qualcosa di disperato: suona alle porte di gente che non conosce, per chiedere solidarietà. Un suo amico, Karl Penzias vuole scappare dalla Germania con la moglie e i due bambini piccoli. Sono ebrei, e hanno capito benissimo che la situazione sta precipitando. Se restano in Germania per loro è la fine, ma per andare negli Stati Uniti occorrono visti, documenti e soprattutto qualcuno che garantisca per loro a livello finanziario. Il ragazzo tedesco fa il cameriere, non può essere credibile come sponsor. Per questo occorre qualcuno con uno stipendio più solido. E per questo sta bussando alle porte di gente che non conosce, per vedere se qualcuno è disposto ad aiutare una famiglia dall’altra parte del mondo.

Barmet Yudin non ci pensa due volte e firma tutti i documenti. Così Karl e la sua famiglia possono scappare negli Stati Uniti e salvarsi la vita.

Non è facile all’inizio, ma riescono da subito a lavorare e non avere mai bisogno del sostegno materiale del loro garante, che non hanno mai incontrato. Karl gli aveva scritto per ringraziarlo per la sua generosità e per promettere che non lo avrebbe mai né cercato, e ha mantenuto la promessa.

Ma a distanza di anni, il figlio di Karl, Arno Penzias, quel bambino piccolo che doveva scappare via dal destino atroce che lo inseguiva, scopre per la prima volta l’esistenza di un anonimo benefattore, e suo figlio si mette sulle sue tracce. Non riesce a trovare Barmet Yudin purtroppo, perché è morto negli anni Cinquanta. Ma riesce  a ricostruire tutta la storia. E scopre che se Arno Penzias, il bambino in pericolo nel 1938 è riuscito a vivere una vita serena negli Stati Uniti, a vincere il Nobel, ad avere figli e nipoti, è solo perché una sera di tanti anni fa uno sconosciuto ha accettato di salvare suo padre.

Uno sconosciuto che non si è girato dall’altra parte per dire, no, non mi riguarda.

Una gentilezza straordinaria che ha salvato vite umane.

🦋 La farfalla della gentilezza 🦋

7 Giugno 2024Permalink

31 maggio 2024 – Cento anni fa Giacomo Matteotti pronunciava il suo ultimo discorso alla camera

A 100 anni dall’ultimo discorso di Giacomo Matteotti alla Camera – celebre perché denunciò le violenze fasciste alle elezioni del 6 aprile del 1924 -, le più alte cariche dello Stato si sono riunite a Montecitorio per commemorare «un uomo libero e coraggioso ucciso da squadristi fascisti per le sue idee». Così l’ha definito la premier Meloni, aggiungendo che «onorare il suo ricordo è fondamentale per ricordarci ogni giorno il valore della libertà di parola e di pensiero contro chi vorrebbe arrogarsi il diritto di stabilire cosa è consentito dire e pensare e cosa no». Ecco il testo integrale dello storico discorso pronunciato dal deputato 11 giorni prima di essere rapito e assassinato.

https://www.lettera43.it/giacomo-matteotti-testo-integrale-discorso-camera-10-giugno-1924/

Il testo integrale dell’ultimo discorso di Giacomo Matteotti alla Camera

Giacomo Matteotti.
Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a questa Assemblea, all’infuori credo dei componenti la Giunta delle elezioni, saprebbe ridire l’elenco dei nomi letti per la convalida, nessuno, né della Camera né delle tribune della stampa. (Vive interruzioni alla destra e al centro)Ora, contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti…

Voci al centro.
Ed anche più!

Cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è necessario (Interruzioni. Proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente: siano di quei capilista che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poiché nessuno ha udito i nomi, e non è stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono, e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della maggioranza (Rumori vivissimi). Vorrei pregare almeno i colleghi, sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto. (Vivi commenti – Proteste – Interruzioni alla destra e al centro) L’elezione, secondo noi, è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. In primo luogo abbiamo la dichiarazione fatta esplicitamente dal governo, ripetuta da tutti gli organi della stampa ufficiale, ripetuta dagli oratori fascisti in tutti i comizi, che le elezioni non avevano che un valore assai relativo, in quanto che il Governo non si sentiva soggetto al responso elettorale, ma che in ogni caso – come ha dichiarato replicatamente – avrebbe mantenuto il potere con la forza, Nessuno si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva a priori che, se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso.

Una voce a destra.
E i due milioni di voti che hanno preso le minoranze?

Roberto Farinacci.
Potevate fare la rivoluzione!

Maurizio Maraviglia.
Sarebbero stati due milioni di eroi!

Giacomo Matteotti.
A rinforzare tale proposito del Governo, esiste una milizia armata… (Applausi vivissimi e prolungati a destra e grida di “Viva la milizia”)

Voci a destra.
Vi scotta la milizia!

Giacomo Matteotti.
… esiste una milizia armata…

Voci
Basta! Basta!

Presidente.
Onorevole Matteotti, si attenga all’argomento.

Giacomo Matteotti.
Onorevole Presidente, forse ella non m’intende; ma io parlo di elezioni. Esiste una milizia armata… (Interruzioni a destra) la quale ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato Capo del Governo bene indicato e nominato nel Capo del fascismo e non, a differenza dell’Esercito, il Capo dello Stato. Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. In aggiunta e in particolare… (Interruzioni) mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia specialmente rurale abbiamo constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero…

Roberto Farinacci.
Erano i balilla!

Giacomo Matteotti.
È vero, on. Farinacci, in molti luoghi hanno votato anche i balilla!

Voce al centro.
Hanno votato i disertori per voi!

Giacomo Matteotti.
Dicevo dunque che, mentre abbiamo visto numerosi di questi militi in ogni città e più ancora nelle campagne (Interruzioni), gli elenchi degli obbligati alla astensione, depositati presso i Comuni, erano ridicolmente ridotti a tre o quattro persone per ogni città, per dare l’illusione dell’osservanza di una legge apertamente violata, conforme lo stesso pensiero espresso dal Presidente del Consiglio che affidava ai militi fascisti la custodia delle cabine. (Rumori) A parte questo argomento del proposito del Governo di reggersi anche con la forza contro il consenso e del fatto di una milizia a disposizione di un partito che impedisce all’inizio e fondamentalmente la libera espressione della sovranità popolare ed elettorale e che invalida in blocco l’ultima elezione in Italia, c’è poi una serie di fatti che successivamente ha viziate e annullate tutte le singole manifestazioni elettorali.

Paolo Greco.
Voi non rispettate la maggioranza e non avete diritto di essere rispettati.

Giacomo Matteotti.
La presentazione delle liste – dicevo – deve avvenire in ogni circoscrizione mediante un documento notarile a cui vanno apposte dalle trecento alle cinquecento firme. Ebbene, onorevoli colleghi, in sei circoscrizioni su quindici le operazioni notarili che si compiono privatamente nello studio di un notaio, fuori della vista pubblica e di quelle che voi chiamate “provocazioni”, sono state impedite con violenza. (Rumori vivissimi)

Voci dalla destra.

Non è vero, non è vero.

Giacomo Matteotti.
Volete i singoli fatti? Eccoli: ad Iglesias il collega Corsi stava raccogliendo le trecento firme e la sua casa è stata circondata…

Maurizio Maraviglia.
Non è vero. Lo inventa lei in questo momento.

Roberto Farinacci.
Va a finire che faremo sul serio quello che non abbiamo fatto!

Giacomo Matteotti.
Fareste il vostro mestiere! A Melfi… A Genova (Rumori vivissimi) i fogli con le firme già raccolte furono portati via dal tavolo su cui erano stati firmati

Voci.
Perché erano falsi.

Giacomo Matteotti.
Se erano falsi, dovevate denunciarli ai magistrati!

Roberto Farinacci.
Perché non ha fatto i reclami alla Giunta delle elezioni?

Giacomo Matteotti.
Ci sono. Io espongo fatti che non dovrebbero provocare rumori. I fatti o sono veri o li dimostrate falsi. Non c’è offesa, non c’è ingiuria per nessuno in ciò che dico: c’è una descrizione di fatti.

Attilio Teruzzi.
Che non esistono!

Giacomo Matteotti.
Da parte degli onorevoli componenti della Giunta delle elezioni si protesta che alcuni di questi fatti non sono dedotti o documentati presso la Giunta delle elezioni. Ma voi sapete benissimo come una situazione e un regime di violenza non solo determinino i fatti stessi, ma impediscano spesse volte la denuncia e il reclamo formale. Voi sapete che persone, le quali hanno dato il loro nome per attestare sopra un giornale o in un documento che un fatto era avvenuto, sono state immediatamente percosse e messe quindi nella impossibilità di confermare il fatto stesso. Già nelle elezioni del 1921, quando ottenni da questa Camera l’annullamento per violenze di una prima elezione fascista, molti di coloro che attestarono i fatti davanti alla Giunta delle elezioni, furono chiamati alla sede fascista, furono loro mostrate le copie degli atti esistenti presso la Giunta delle elezioni illecitamente comunicate, facendo ad essi un vero e proprio processo privato perché avevano attestato il vero o firmato i documenti! In seguito al processo fascista essi furono boicottati dal lavoro o percossi.

Voci a destra.
Lo provi.

Giacomo Matteotti.
La stessa Giunta delle elezioni ricevette allora le prove del fatto. Ed è per questo, onorevoli colleghi, che noi spesso siamo costretti a portare in questa Camera l’eco di quelle proteste che altrimenti nel Paese non possono avere alcun’altra voce ed espressione. (Applausi all’estrema sinistra) In sei circoscrizioni, abbiamo detto, le formalità notarili furono impedite colla violenza, e per arrivare in tempo si dovette supplire malamente e come si poté con nuove firme in altre provincie. A Reggio Calabria, per esempio, abbiamo dovuto provvedere con nuove firme per supplire quelle che in Basilicata erano state impedite.

Una voce al banco della giunta.
Dove furono impedite?

Giacomo Matteotti.
A Melfi, a Iglesias, in Puglia… devo ripetere? Presupposto essenziale di ogni elezione è che i candidati, cioè coloro che domandano al suffragio elettorale il voto, possano esporre, in contraddittorio con il programma del Governo, in pubblici comizi o anche in privati locali, le loro opinioni. In Italia, nella massima parte dei luoghi, anzi quasi da per tutto, questo non fu possibile. Su ottomila comuni italiani, e su mille candidati delle minoranze, la possibilità è stata ridotta a un piccolissimo numero di casi, soltanto là dove il partito dominante ha consentito per alcune ragioni particolari o di luogo o di persona. (Interruzioni, rumori) Volete i fatti? La Camera ricorderà l’incidente occorso al collega Gonzales. L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno la bocca.

Giacomo Matteotti.
Dicevo dunque che ai candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo al fatto dell’onorevole Gonzales, accennavo al fatto dell’onorevole Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo dell’opposizione costituzionale, l’onorevole Amendola, e che fu impedita… Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell’avversario, che è al Governo e dispone di tutte le forze armate! (Rumori) Che non fosse paura, poi, lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio, noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti, e nessuno dei nostri; perché, altrimenti, voi sapete come è vostro costume dire che “qualcuno di noi ha provocato” e come “in seguito a provocazioni” i fascisti “dovettero” legittimamente ritorcere l’offesa, picchiando su tutta la linea!

Un’altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi – anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante – risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo – e l’onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere – fu data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c’è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza – con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni…

Una voce, a destra.
Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!

Giacomo Matteotti.
Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal Presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente.

Giacomo Matteotti.
Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o dal fascio. (Vivi rumori interruzioni)

Giacomo Matteotti.
Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera) Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno… (Rumori) per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza.

Voci a destra.
Accettiamo (Vivi applausi a destra e al centro).

Giacomo Matteotti.
[…] Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni.

31 Maggio 2024Permalink

12 maggio 2024 _ Madri non festeggiabili per legge

Pier Paolo Pasolini  “Supplica a mia madre”

 

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

 

Poesia scritta nel 1962  pubblicata nel 1964

Pasolini affida a sua madre la sua diversità.

Volevo pubblicare  questa poesia nel mio blog il 17 maggio, la data scelta per ricordare che proprio quel giorno nel  1990 l’Organizzazione mondiale della sanità aveva tolto  l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali.
L’ho fatto oggi, 12 maggio, festa delle mamme strumentalizzate al successo del commercio d’occasione.
Soffocate da immagini di appropriati regali, non ricordiamo che la festa non è universale: ne sono escluse le mamme non comunitarie (ed  evidentemente anche i padri) che , costrette dalla legge 94/2009 a denunciare la nascita di una figlia/o in Italia presentando il permesso di soggiorno, possono essere indotte a non provvedere ad assicurare un’esistenza giuridicamente  riconosciuta alla creatura che hanno partorito per non manifestarsi prive di quel documento (e perciò irregolarmente presenti nel nostro stato con tutto ciò che ne consegue per loro e per la loro famiglia).

Preciso che la legge 15  luglio 2009 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica
affronta la scelta negazionista  del  nato ( e quindi della maternità e della paternità ) nell’articolo 1 comma 22 lettera G .
Per una precisazione storica la legge  venne   approvata nel tempo del IV governo Berlusconi  con voto di fiducia voluto all’allora Ministro dell’Interno  Roberto Maroni

12 Maggio 2024Permalink

5 maggio 2024 _ Guerra anche ai neonati . E’ gratuita per i bilanci. Solo le vittime pagano il prezzo

5 maggio 2024–  Oggi nella rassegna stampa di Prima Pagina (Rai Radio 3 mattina 7.15-8.40)  è stato segnalato un articolo  pubblicato  da La Stampa , una segnalazione che  mi  ha riproposto il problema dei nati in Italia, ridotti a fantasmi perché è loro negato  per legge. il nome che assicura la certezza giuridica della loro esistenza
Ho chiamato per dirlo nel dibattito che segue la rassegna .
La centralinista mi ha risposto. Ha segnalato la mia richiesta ma non sono stata richiamata.  E allora scrivo.
Nel  2009  è stata approvata una legge  che io considero una atto di guerra, una guerra di parola più violente delle armi
Contraddice infatti la
 Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, Convenzione  ratificata con LEGGE 27 maggio 1991, n. 176 Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre .
Leggiamo all’art. 7
«1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi.»

Il rispetto di tale norma  era assicurato dalla legge  6 marzo 1998, n. 40 (cd Turco Napolitano) che  all’art 6 comma 2  affermava  che per la registrazione degli atti di stato civile,  e quindi per la registrazione delle nascite,  ai genitori che si prenotassero allo sportello anagrafe del comune di pertinenza non dovesse essere c chiesto il permesso di soggiorno o altro documento attestante la regolarità del soggiorno.
Purtroppo nel 2009 la legge 94 (art, 1 comma 22 lettera g)  cancellò  questa norma assimilando la richiesta della registrazione dell’atto di nascita a ogni altra richiesta presentata da cittadini non comunitari e quindi pretendendo la presentazione  del documento attestante la regolarità della  loro presenza  anche per  i  genitori che chiedessero di registrare un atto di nascita. .
Per correttezza devo riconoscere che il consigliere regionale Furio Honsell – insieme a qualche altro consigliere di opposizione  in FVG- aveva presentato  nel 2022 una proposta di legge nazionale in materia che  venne bocciata dalla maggioranza , confortata certamente dal silenzio della società civile.

Chi voglia leggere l’articolo cui faccio riferimento potrà giovarsi del testo che segue: l’ho diligentemente copiato avendo questa mattina fallito nel proporne il link che contavo portasse al testo.
L’autrice dell’articolo nomina  Putin e  a una sua collaboratrice  ma non è questo che mi interessa (anche se qualcuno ne userà per schierarsi  su uno dei fronti bellici nella guerra russo -ucraina: a me per questo problema  basta il fronte italiano dove adulti titolati scelgono a propria vittima i neonati).
Quello che mi interessa è la palese  significatività dei diritti proprie e personali del nato tali da  appartenere alla  valutazione del Tribunale internazionale dell’Aia e che non  possono invece  ridursi a un’espressione di anime belle,  liete di manifestare i propri benevolenti sentimenti, come accade.
Premetto all’articolo che ho trascritto  una nota sulla giornalista che l’ha firmato e aggiungo in calce qualche altra nota a dimostrazione dell’esistenza delle persone nell’articolo nominate , esistenza che ho voluto verificare.
L’articolo si esercita soprattutto sul concetto di cittadinanza.
In Italia siamo  più  radicali e cominciamo dalla nascita.

Anna Zafesova (in russo Анна Зафесова?Mosca1969) è una giornalista e traduttrice russa con cittadinanza italiana.

È stata corrispondente da Mosca per La Stampa fino al 2004, collaborando inoltre con Il Foglio ed altre testate.
Nel 2022, vince il 12º Premio Cerruglio per il suo libro Navalny contro Putin  e il Premio Ischia giornalista dell’anno carta stampata.

5 maggio  2024 _  DOMENICA _ LA STAMPA  pag. 4.  Primo Piano
Anna Zafesova  Nel Lugansk occupato è vietato nascere ucraino.

Da lunedì, i neogenitori della regione di Lugansk, potranno uscire da un ospedale di maternità insieme al loro pargolo soltanto dopo aver dimostrato che almeno uno dei due possiede un  passaporto russo.
In caso contrario,  il neonato verrebbe ‘confiscato ‘ alla famiglia , almeno a quanto sostiene  Artem Lyshor  il responsabile dell’amministrazione della regione ucraina.
In altre parole nei territori occupati alla Russia si potrà nascerne soltanto come russi,  almeno potenziali,  e prima di partorire la coppia  dovrà rinunciare alla cittadinanza ucraina.   Una regola che, secondo le autorità di Kiev, farebbe scattare l’accusa di ‘genocidio ‘ ,  in base all’art. 3 della Convenzione sul  genocidio che vi fa ricadere  «  anche le misure  intese a prevenire nascite all’interno del  gruppo perseguitato ».

Il territorio del  Lugansk è quasi interamente sotto occupazione russa , in alcune zone già dal 2014 , e  Lyshor in nome del governo ucraino soltanto sulla carta.  Di conseguenza an che l’Institute  for the Study of  War (Isw)  ,  che riporta la notizia sull’imposizione della cittadinanza russa ai neonati della regione,  fa la permessa     «in caso  la notizia fosse stata riferita accuratamente».  Nulla di impossibile , comunque: lo stesso rapporto dell’Isw menziona una serie di atti sulla « integrazione forzata di cittadini ucraini nel sistema russo »  nei territori occupati: soltanto negli ultimi giorni  diverse famiglie ucraine sono state spostate  dalla regione di Kherson  verso la Crimea o altre zone sotto controllo  russo , più lontano dal fronte,  e civili dalla regione di Zaporizhzhia  sono stati deportati dall’altra parte del confine, a
Rostov-sul Don. Le stesse autorità d’occupazione russe hanno pubblicato anche la notizia  sullo spostamento i decine di ragazzi di  Kherson nel campo giovanile ‘Oceano”’, dall’altra parte del mondo , vicino a Vladivostok,  dove quest’anno dovrebbero venir inviati 200 ragazzini ucraini che , secondo le testimonianze di chi ci è già passato, vengono inviati al militarismo russo e invitati a iscriversi in scuole nella Russia profonda.

Le pressioni sulla popolazione dei territori ucraini occupati per costringerla a scegliere  la cittadinanza  russa sono numerose:  dai problemi burocratici nell’accesso al welfare o alle scuole all’assistenza medica : in alcune zone, i malati di diabete che insistevano per restare ucraini venivano minacciati di rimanere senza insulina.  Fin dall’inizio dell’invasione russa il bersaglio principale sono stati i bambini: l’Ucraina accusa Mosca di aver deportato  illegalmente in Russia più di 20.000 minorenni , di  cui alcune migliaia di orfani. Molti di loro sono stati adottati  con procedure accelerate: il leader del partito Russia Giusta  Sergey  Mironov  ,  uno dei più accesi sostenitori del puntinismo, ha preso una bambina di 11 mesi  , Margarita  Prokopensko,  nonostante lei avesse  due fratelli  e una madre adottiva in Ucraina .  Alla bambina è stato cambiato il nome e il luogo di nascita, per farla risultare russa. Stessa sorte è toccata a Vania , un bambino di Donetsk, la cui storia è stata svelata pochi giorni fa dalla stessa tv russa in esilio Dozhd : nonostante avesse una sorella maggiore è stato consegnato a una  famiglia russa.
La madre adottiva ha raccontato davanti alle telecamere che Vania, che ora ha 6 anni, aveva insistito a lungo a ripetere il suo  vero cognome :  « Ma ora è  tranquilla quando dice il mio cognome , ormai si sta dimenticando la sua  vita precedente» , ha spiegato soddisfatta.
E’ stato proprio il crimine della deportazione di bambini  ucraino in Russia a meritare a Vladimir Putin e alla sua commissaria per i diritti dei minori MariaLvova-Belova , l’incriminazione al Tribunale internazionale dell’Aja il mandato di cattura che ora  impedisce al presidente russo di viaggiare  in mezzo mondo.
Forse è stata anche questa umiliazione  a spingere ieri il Cremlino a di chiarare “ricercati” – per reati non meglio specificati  Volodymyr Zaleski , il sui predecessore alla presidenza  Petro Poroshenko e una serie di altolocati comandanti militari ucraini.  Mandati che ovviamente non avranno alcun valore giuridico  internazionale, a differenza  di quello per Putin e Lvova-Belova , che proprio pochi giorni fa è stata accusata della deportazione in  Russia  anche di disabili mentali ucraini ,  che vengono affidati all’ospizio diretto da sua sorella .

Intanto l’operazione di cancellare  l’Ucraina dalla memoria  prosegue  non soltanto nei confronti degli orfani del Donbass , ma di tutti i russi: la lezione di propaganda settimanale: «Conversazioni importanti » che si terrà lunedì in tutte le scuole russe è dedicata all’anniversario della vittoria sul nazismo ,  ma dai materiali didattici  pubblicati dal ministero dell’Istruzione  manca qualunque menzione degli ucraini tra i popoli  che hanno  combattuto contro al Germania di Hitler.

Il link che segue porta a una pagina del mio blog risalente  al 2i marzo 2023
21 marzo 2023 _ Nascono per essere rifiutati dalla crudeltà opportunista rafforzata dal pregiudizio (diariealtro.it)

Le note sui nomi di persone che appaiono nell’articolo copiato: 

Wikipedia  https://en.wikipedia.org/wiki/Artem_Lysohor

Artem Lysohor – Wikipedia

WEBPolitical party. Independent. Artem Volodymyrovych Lysohor ( Ukrainian: Артем Володимирович Лисогор; born on 26 April 1983), is a Ukrainian public and political  Political party: Independent

Sergej Michailovič Mironov (in russo Серге́й Миха́йлович Миро́нов?Leningrado14 febbraio 1953) è un politico russo, presidente del Consiglio Federale e della camera alta del parlamento russo dal 2001 al 2011. È leader del partito Russia Giusta presso il parlamento russo.

Dožd‘ (Дождь, “Pioggia”, conosciuta anche come Dožd’ – (The) Optimistic Channel) è un canale televisivo indipendente russo, posseduto da Natal’ja Sindeeva. Dožd’ si concentra sulle notizie, esperimenti, concerti live, discussioni, cultura, politica, rapporti economici e documentari. Il motto del canale è “parla di cose importanti con coloro che sono importanti per noi

Petro Oleksijovyč Porošenko è un imprenditore e politico ucraino, presidente dell’Ucraina dal 2014 al 2019, Ministro degli affari esteri dal 2009 al 2010 e Ministro del commercio e dello sviluppo economico nel 2012. [al 2007 al 2012 ha diretto il Consiglio della Banca Nazionale dell’Ucraina

 

 

5 Maggio 2024Permalink