14 agosto 2019 – Qualche ostacolo per le scimmie sagge

14 agosto 2019   – Su Open Arms braccio di ferro tra Salvini e il Tar.
Navi marina scortano nave Ong in acque italiane.
Salvini: ‘Conte vuole lo sbarco, non capisco perché. E’ una ong straniera in acque straniere’.   Lettera di Conte al ministro

Braccio di ferro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Tar del Lazio sull’ingresso nelle acque italiane di Open Arms.
Il Tar ha disposto la sospensione del divieto d’ingresso nelle acque territoriali italiane della Open Arms. E’ quanto sostiene la stessa Ong sottolineando che sulla base della decisione dei giudici “ci dirigiamo verso il porto sicuro più vicino in modo che i diritti delle 147 persone, da 13 giorni sul ponte della nostra nave, vengano garantiti”. “Alla luce della documentazione prodotta (medical report e relazione psicologica” e “della prospettata situazione di eccezionale gravità ed urgenza” si giustifica “la concessione della richiesta” per “consentire l’ingresso della nave Open Arms in acque territoriali italiane e quindi di prestare l’immediata assistenza alle persone soccorse maggiormente bisognevoli”. E’ quanto rileva il Tar del Lazio accogliendo il ricorso di Open Arms e sospendendo il divieto di ingresso in acque italiane.
Il Viminale invece contesta la decisione del Tar del Lazio sulla sospensione del divieto di ingresso in acque italiane della Open Arms e proporrà ricorso urgente al Consiglio di Stato. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini inoltre, si apprende, è pronto a firmare un nuovo provvedimento di divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane. La decisione di ricorrere al Consiglio di Stato, secondo quanto si apprende, sarebbe motivata dal fatto che agli avvenimenti citati nel provvedimento del Tar se ne sono aggiunti altri. Per giorni, si osserva, “Open Arms si è infatti trattenuta in acque Sar libiche e maltesi, ha anticipato altre operazioni di soccorso e ha fatto sistematica raccolta di persone con l’obiettivo politico di portarle in Italia”.
Intanto, due navi della Marina Militare stanno scortando a distanza verso le acque territoriali italiane la Open Arms, che attualmente naviga a tre nodi in direzione di Lampedusa. Lo si apprende da fonti della Difesa secondo le quali già dalla serata di ieri il ministro Elisabetta Trenta sta seguendo la vicenda. Dopo aver preso contatti con il Tribunale dei minori di Palermo ed essersi accertata delle condizioni dei 32 minori a bordo, il ministro nella giornata di ieri ha dato mandato al capo di stato maggiore dalla Difesa Vecciarelli di far avvicinare le due navi della Marina in modo da essere pronti ad un eventuale trasferimento. Il ministro è stato inoltre in contatto con le altre autorità di governo competenti per poter arrivare allo sbarco dei 32 minori che si trovano in mare da 13 giorni.

In serata Salvini rincara la dose: “Continuo e continuerò a negare lo sbarco a chi pretende di portare dei clandestini sempre e solo in Italia. Se qualcuno la pensa diversamente se ne assuma la responsabilità”. La Open Arms, “nave spagnola di ong spagnola – aggiunge – era in acque maltesi e non si capisce perché un giudice italiano possa consentire l’ingresso nelle nostre acque”.

http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2019/08/14/salvini-conte-vuole-lo-sbarco-dei-migranti-non-capisco-perche_0d8d8f0a-d3af-476e-a7e1-2e4c026882d1.html

Ho scelto l’Ansa per trascrivere la notizia ma ne hanno parlato anche molti altri, non certo in  forma univoca ma abbastanza numerosi per escludere la possibilità di un rifugio sicuro per le scimmie  ovunque collocate.

La Repubblica:
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/08/14/news/migranti_conte_chiede_di_autorizzare_lo_sbarco_delle_due_ong_salvini_rifiuta_non_vedo_perche_-233612799/

Il messaggero
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/08/14/news/migranti_conte_chiede_di_autorizzare_lo_sbarco_delle_due_ong_salvini_rifiuta_non_vedo_perche_-233612799/

Il Giornale
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/assist-tar-open-arms-pu-entrare-acque-italiane-1740231.html

Il Tempo
https://tv.iltempo.it/tv-news/2019/08/14/video/migranti-tar-accoglie-il-ricorso-di-open-arms-verso-lampedusa-1198011/

Il Corriere dell’Umbria
https://corrieredellumbria.corr.it/video/tv-news/1077379/migranti-tar-accoglie-il-ricorso-di-open-arms-verso-lampedusa.html

Blasting News
https://it.blastingnews.com/cronaca/2019/08/video/tar-sospende-il-divieto-di-ingresso-di-open-arms-ma-salvini-insiste-firmo-per-il-no-005209259.html

Huff Post
https://www.huffingtonpost.it/entry/open-arms-e-ocean-viking-in-attesa-di-un-porto-lallarme-dellong-spagnola-mare-mosso-rischio-risse-a-bordo_it_5d540ee1e4b05fa9df081eca

Il fatto quotidiano
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/14/migranti-open-arms-il-tar-ha-sospeso-il-divieto-dingresso-ci-dirigiamo-verso-terra/5389087

Rai news
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/migranti-salvini-conte-mi-ha-scritto-rispondo-garbatamente-ma-no-sbarchi-dfcfa13d-b4b3-45c1-ab42-e9a9aa015d01.html

La7
https://tg.la7.it/cronaca/il-tar-sospende-il-divieto-di-entrare-in-acque-italiane-per-la-open-arms-ricorso-del-viminale-non-14-08-2019-141491

E molti altri …

Agosto 14, 2019Permalink

14 agosto 2019 – Il coraggio della responsabilità

La lezione sulla paura di Gustavo Zagrebelsky e Ezio Mauro: “Si combatte col coraggio”

La discussione scivola sull’italianità, meglio: sul suo tradimento. “Rosario, Nutella e pizza”, la sintesi di Zagrebelsky che ricorda i simboli impugnati da Salvini sui palchi dei comizi, via social. “Non mi riconosco in quella italianità, non mi sento italiano quando c’è qualcuno che dice che lui è il padre di 60 milioni di italiani”. Ezio Mauro rivendica una certa idea di Italia che non è quella attualmente egemone, quella posticcia che il governo gialloverde vuole rappresentare. Il primo passo è distinguersi “da quegli altri”, riconoscere che c’è un altro campo. “Non c’è dubbio” annuisce il costituzionalista. E ancora una volta gli applausi confermano l’umore della piazza. Sì, c’è un’altra Italia                                     [fonte 1]

Non sempre per fortuna tutti tacciono. Fra coloro che non si rifiutano alla responsabilità della parola ci sono anche cattolici che non dimenticano di essere cittadini e non si rifugiano in una chiesa come fosse un bunker.       [fonte 2]

Il dovere del rispetto

Siamo un gruppo di laici e religiose italiane e straniere, missionarie nel mondo, riuniti ad Assisi e sentiamo di unirci alle tante denunce che salgono da varie voci di cittadini italiani con il seguente contributo.

La preghiera di ringraziamento alla Vergine Maria, Madre di Gesù fatta in veste istituzionale di Vice Primo Ministro di una Repubblica laica e aconfessionale, che rappresenta tutti i cittadini italiani credenti di varie religioni e non credenti è una VIOLAZIONE alla Costituzione (cf Articoli 2, 3, 7, 8, 19 e 20) che garantisce il pluralismo confessionale e vieta la discriminazione tra i culti (sent. 440/1995) esige l’equidistanza e l’imparzialità della legislazione rispetto a tutte le confessioni religiose (sent. 508/2000).                                                                                    [continua – nota deja vu]

[fonte 1 ]
https://www.repubblica.it/dossier/la-repubblica-delle-idee-2019/2019/06/08/news/la_lezione_sulla_paura_di_gustavo_zagrebelsky_ed_ezio_mauro_si_combatte_col_coraggio_-228290118/?ref=search

[fonte 2]
https://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/2019/08/il-dovere-del-rispetto.html?fbclid=IwAR32QmmMXmsLXOGt-yiKrp9_tMp52pqF2PUWsD07sUp_dsiQBtF9beV0-w0#more

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/vescovo-mazara-attacca-salvini-che-bacia-rosario-indecente-1739473.html

Nota deja vu    
Vangelo secondo Giovanni 20, 1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». 3 Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, 7 e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.11 Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro

https://www.monasterodibose.it/fondatore/articoli/articoli-su-quotidiani/10633-maria-di-magdala-apostola-degli-apostoli

Nota finale
Ieri su La Repubblica c’era un ottimo articolo di Ezio Mauro.
Spero di poterlo scaricare, prima o poi.

Agosto 14, 2019Permalink

20 luglio 2019 – La prima laurea con protezione internazionale

Mentre ci si adopera – con le più varie e comunque ripugnanti motivazioni – a rendere difficoltosi i percorsi scolastici ed educativi degli stranieri, anche per i bambini nella scuola dell’obbligo e persino nella scuola dell’infanzia e non bastasse anche nei nidi – una notizia che indica la capacità di una università a superare i muri che invadono molte menti.
(Per i nidi si veda la nota in calce)

Ansa.it Il primo laureato con protezione internazionale dell’Università di Sassari si chiama Bakari Coulibaly, per tutti Bouba, arriva dal Mali, ha 32 anni e da due giorni è dottore magistrale in Pianificazione e politiche per la città, l’ambiente e il paesaggio. La sua favola è stata scritta ad Alghero, dove il neo architetto è arrivato nel 2016 per coronare un sogno. “Quando studiavo a Bamako desideravo tanto fare un master in Europa – racconta Bouba – sembrava un sogno irrealizzabile, si è concretizzato e sono felicissimo”.
Ha dedicato la tesi a “La cultura Maliana e gli effetti urbani delle migrazioni”, ottenendo il massimo dei voti: 110 su 110 e lode. Ad accompagnarlo lungo il percorso la fitta rete di attori istituzionali, culturali e sociali che ad Alghero scommettono nel valore della multiculturalità. Uno dei punti di riferimento è Silvia Serreli, docente al Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero, delegata rettorale per le Politiche di integrazione dei migranti e rifugiati e non a caso relatrice del dottor Coulibaly che, realizzato il suo sogno, ne ha già un altro. “Un giorno vorrei diventare professore, continuare a studiare, fare ricerca e insegnare”, rivela. Nel frattempo “lavoro nelle cucine di un ristorante di Alghero, vivo con dei colleghi e amici – conclude – e sono grato alle tante persone di Alghero e dell’Università di Sassari senza le quali questo traguardo sarebbe stato impossibile”.
Nato nel nord del Mali, Bakari Coulibaly si è immatricolato nel 2016 ed è arrivato all’Università di Sassari con una borsa di studio della Conferenza dei rettori delle Università italiane e del Ministero dell’Interno per rifugiati e titolari di protezione sussidiaria, costretti nel proprio Paese a interrompere gli studi.
Durante il corso di laurea magistrale ad Alghero, ha potuto trascorrere sei mesi alla Universitat autonoma di Barcellona col programma Erasmus Plus. La sua storia è un esempio per altri allievi dell’Università di Sassari titolari di protezione, inseriti dal 2015 nel percorso di integrazione che l’ateneo promuove con la rete territoriale dedita al progetto di una Università sempre più inclusiva.

http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/07/19/la-favola-di-bouba-dal-mali-alla-laurea_5abd02cc-6066-4e36-b667-f21bcb2fa7d7.html

Nota:  Per i nidi segnalo il mio “Integrazione precoce a Codroipo, provincia di Udine” del 14 dicembre 2018
http://diariealtro.it/?p=6278

Luglio 20, 2019Permalink

17 luglio 2019 – Al Segretario di Stato Vaticano è noto il problema del certificato di nascita negato ai nati in Italia, figli di sans papier.

Il 5 luglio avevo pubblicato su questo blog la lettera spedita al Segretario di Stato, card. Parolin che aveva reso nota la sua intenzione di parlare con il ministro Salvini, affermando che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Gli avevo scritto perché in caso di colloquio non ignorasse l’esistenza possibile di bambini, nati i n Italia, figli di migranti non comunitari che potrebbero, per un groviglio di norme insensate approvate dal Parlamento nel 2009, essere privi del certificato di nascita.
Oggi ricevo la lettera che ho fotografato.   Gliene sono grata , non solo perché spero possa fare qualche cosa di concreto per stimolare la cancellazione di una legge insensata, ma perché per la prima volta che a me sia nota un autorevole esponente della chiesa cattolica esprime in forma scritta un parere negativo in merito alla questione su cui pochissime voci si sono alzate.
Mi rendo conto che si tratta di un documento privato ma per me è importante nel marasma di indifferenza dominante anche su questa ferita a un fondamento di civiltà.
Nel 2015 dopo aver convocato il Sinodo della famiglia anche i Vescovi italiani avevano ignorato la legge che nega ad alcuni nati in Italia il diritto a un’identità e a una famiglia riconosciute nel certificato di nascita. Per la verità ne aveva preso atto solo l’Arcivescovo di Chieti e Vasto che ne aveva scritto su Il sole 24 ore . Il testo si può leggere in questo blog in data 29 giugno 2015 raggiungibile anche con il link http://diariealtro.it/?p=3863.
Chi volesse leggere la lettera al cardinale Parolin può raggiungerla anche con questo link
http://diariealtro.it/?p=6713

Luglio 16, 2019Permalink

16 luglio 2019 – In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico

 In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico (un tempo razziale ora forse non si può dire, però..)

Per iscriversi alla scuola elementare di una località a cavallo tra Venezia e Padova bisogna specificare la propria etnia, ovvero se sei sinti, rom, nomade o camminante.
Leggo che il modulo consegnato ai genitori ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione che fa capo a Rifondazione Comunista che a sua volta ha contattato i propri legali perché si tratterebbe di un “abuso e discriminazione gravissima”, mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, salvo cambiare parere in rapida successione temporale.

Metamorfosi dirigenziale
Le finalità del modulo – chiarisce il dirigente – erano quelle della maggior inclusione possibile e non certo il contrario” e “Le informazioni che noi raccogliamo – rileva Marzolo (il dirigente scolastico) – hanno finalità istituzionali, tese a tutelare gli alunni e non a discriminali”.
Ma poco dopo leggiamo: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente“, dice Carlo Marzolo, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Corner di Fossò e Vigonovo.
Mentre apprezzo la denuncia di Rifondazione Comunista, meravigliata dalla velocità della metamorfosi , vado avanti e scopro l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)

Un inciso necessario: cos’è UNAR
L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità.
L’Ufficio è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione.
In particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi ad ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.

Tanto basti per sapere con chi e cosa abbiamo a che fare
Dichiara il direttore di UNAR
13 Luglio 2019 Scuola distribuisce moduli con etnia per i bambini rom.
Loukarelis, Unar: “Inaccettabile discriminazione”
Ritengo assolutamente inaccettabile quanto accaduto nell’Istituto Comprensivo di Fossò-Vigonovo, dove ai bambini sono stati distribuiti dei moduli all’interno dei quali andava indicata anche la loro etnia, se rom”.
Così il Direttore dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Triantafillos Loukarelis ha commentato l’episodio accaduto nell’istituto scolastico di Fossò-Vigonovo. “Si tratta di un atteggiamento discriminatorio – continua Loukarelis – condannato non solo dalla nostra Costituzione ma anche dal diritto internazionale. In nessun caso sono infatti ammessi censimenti del genere”.
Il dirigente scolastico ha prontamente assicurato il ritiro dei moduli e la ristampa senza l’etnia. “Provvedimento che cogliamo positivamente e, contestualmente, segnaliamo che i nostri uffici sono a disposizione di ogni altro ente che dovesse avere dubbi su simili questioni. Tutto ciò al fine di evitare il verificarsi di situazioni discriminatorie, che non fanno onore al nostro Paese”.
(Nota stampa UNAR) – 13 Luglio 2019                                                            [Fonte 1]

Le sorprese non finiscono qui
Vado ancora avanti e trovo nel sito dell’UNAR la scheda per la segnalazione di discriminazioni nel sito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) in cui potevo dichiararmi vittima o testimone di discriminazioni.                                                                      [Fonte 2]

Ho scelto di essere ‘testimone’ come cittadina. Non so se accetteranno comunque ho scritto (rispettando i 500 caratteri imposti)
«Mi dichiaro cittadina testimone di una discriminazione indotta da legge. Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita. Tale prescrizione può condizionare i genitori identificati per uno ‘status geografico/burocratico’ a non presentarsi agli uffici anagrafici per timore di essere eventualmente espulsi. Non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni».
Immediata la risposta automatica ma sempre gradevole visto che non è assimilabile a urla e ululati consueti in alto loco. “Your message was sent successfully. Thanks”.

Se non mi fossi trovata nella necessità di rispettare il limite avrei scritto, ma non è detto che il testo non mi serva a una prossima occasione quindi lo mantengo pro memoria:
“Sono testimone di una discriminazione indotta da legge.
Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita . Infatti l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
«Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi», sostiene il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Il rischio della irrimediabile ferita a chi nasce in Italia, differenziato dagli altri per le ragioni geografico/burocratiche del/dei genitori permane anche se la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Personalmente non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina consapevole e responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni.

[Fonte 1]
http://www.unar.it/scuola-distribuisce-moduli-con-etnia-per-i-bambini-nomadi-loukarelis-unar-inaccettabile-discriminazione/
[Fonte 2]
http://www.unar.it/cosa-facciamo/contact-center/fai-una-segnalazione/

Per leggere il testo della mozione 92 relativa alla registrazione delle dichiarazioni di nascita (presentatore Furio Honsell – regione FVG):                                                      http://diariealtro.it/?p=6724

Luglio 16, 2019Permalink

11 luglio 2019 – Una capitana coraggiosa e le parole d’odio

11 luglio 2019 _ Carola Rakete , ecco la querela contro Salvini:    
                            “Sequestrate i suoi account Facebook e Twitter”  

Le 22 offese del ministro alla Capitana e la richiesta di chiudere le pagine ufficiali.
“Sono mezzi di propagazione dell’odio”. Diffamazione e istigazione a delinquere i reati ipotizzati. Salvini: “Ridicolo”. di Fabio Tonacci

 

ROMA – L’aveva annunciato già nell’intervista esclusiva a Repubblica di alcuni giorni fa, ora è passata ai fatti. Carola Rackete presenterà oggi pomeriggio (al più tardi domani mattina) alla procura di Roma una querela contro il ministro dell’Interno per “diffamazione aggravata” e “istigazione a delinquere”. Non solo. Nella denuncia chiede ai magistrati di sequestrare i mezzi attraverso cui passa quello che lei definisce il “messaggio d’odio”: le pagine ufficiali su Facebook e Twitter di Matteo Salvini.

Nelle quattordici pagine della querela l’avvocato di Carola, Alessandro Gamberini, riporta 22 offese del ministro, contenute nei sui tweet, nelle dirette Facebook e in alcune interviste televisive. “Matteo Salvini – si legge nel documento – mi ha definito pubblicamente e ripetutamente sbrufoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati: la gravità della lesione al mio onore è in sé evidente”.
Pronta la replica di Salvini su Facebook. “La comunista tedesca, quella che ha speronato la motovedetta della Guardia di Finanza, ha chiesto alla Procura di chiudere le mie pagine Facebook e Twitter. Non c’è limite al ridicolo. Quindi posso usare solo Instagram???”.
Così il ministro dell’Interno Matteo Salvini, commenta l’esposto della capitana della Sea-Watch.

La trentunenne tedesca ricorda ancora una volta che le sue azioni sono state motivate esclusivamente dalla necessità di tutelare la vita e l’incolumità fisica e psichica dei naufraghi a bordo. “La legittimità della mia condotta è stata riconosciuta allo stato dall’autorità giudiziaria (la gip di Agrigento Alessandra Vella, ndr) che l’ha valutata come adempimento di un dovere”. La Capitana Carola ricostruisce anche la “campagna diffamatoria” che da settimane il ministro conduce nei confronti della ong Sea-Watch. “Dice che si tratta di un’organizzazione illegale e fuorilegge, sostenendo che i suoi rappresentanti sarebbero complici di scafisti e trafficanti. Tali affermazioni sono lesive della mia reputazione e mettono a rischio la mia persona e la mia incolumità, in quanto dipendente e rappresentate della Sea-Watch”.

Sull’incolumità personale messa a rischio, come dimostrano centinaia di messaggi di offese e minacce apparsi su Internet (“contro di me si è generata una spirale massiva e diffusa di violenza”) si incardina la seconda parte della denuncia. “Non posso non aver paura di parole che provengono da chi esercita un ruolo pubblico così rilevante come quello di ministro, tra l’altro dell’Interno, che dovrebbe avere il ruolo, semmai, di tutelare anche la mia persona. Nelle parole di Matteo Salvini sono veicolati sentimenti viscerali di odio, denigrazione, delegittimazione e persino di vera e propria deumanizzazione”.

C’è anche la fotografia, pubblicata da Salvini, in cui il ministro è ritratto insieme a un gruppi di donne in divisa, e sotto la foto di Carola con la scritta “una criminale”. Per i legali di Carola, “è un’immagine che assume la connotazione di una segnalazione pubblica e rimanda ai manifesti dei ricercati, e quindi si tratta di un’istigazione pubblica a delinquere”. Nella denuncia sono trascritte le offese sessiste apparse in Rete e nei commenti ai post di Salvini, sugli account ufficiali. Motivo per cui la Capitana chiede il sequestro preventivo degli account ufficiali del ministro, sia quello su Facebook sia quello su Twitter: “La richiesta è legittimata dalla giurisprudenza della Corte Suprema – motiva l’avvocato Alessandro Gamberini – che autorizza il sequestro dei servizi di rete e delle pagine informatiche che non rientrano nella nozione di stampa e quindi non godono delle garanzie costituzionali in tema di sequestro di stampa”. [Fonte 1]

Un documento regionale del FVG  ben si connette alle ragioni del ‘caso’ della capitana
Mozione n. 55 “Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362” –

La mozione , presentata dal consigliere regionale Honsell il 19 febbraio 2019 è stata respinta nella seduta n. 83 del 26 giugno 2019

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,
VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale.

Post scriptum:

Il 28 ottobre dello scorso anno, nella relativa pagina del mio blog, ho presentato un breve commento alla “proposta Segre” [Fonte 2]  e, quando il consigliere Honsell ha presentato la mozione trascritta sopra, ho letto con particolare favore il punto 2 delle conclusioni:

Il Consiglio regionale impegna la giunta regionale:
“ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale”.

Credo che a questo punto un minimo di elaborazione culturale condivisa sia urgente e indispensabile.
Non sarà un no dell’istituzione regionale a bloccare il desiderio di conoscere e la necessità di capire le ragioni di ogni parte.
Se è facile però capire quelle della proposta (tra l’altro molto ben illustrate nella relazione di presentazione) non conosco ancora quelle di chi vi si è opposto.
Spero di poterne prendere atto quando riuscirò ad avere un verbale d’aula o altra documentazione.
Bastino per ora le significative conclusioni del Consigliere proponente:

OpenFVG: Honsell, Aula perde occasione per contrastare discorso d’odio.

Il Consiglio Regionale oggi ha perduto un’occasione per contrastare il “discorso d’odio” che sta imbarbarendo la comunicazione sui social e sui media, dai giornali alle televisioni: ha votato infatti contro la mia mozione di sostegno al Parlamento della legge Segre e la richiesta di anticiparne i contenuti in questa regione istituendo un osservatorio che monitori il fenomeno. Questo voto negativo è un fatto grave anche perché il dibattito in aula di alcuni consiglieri è stato un chiaro esempio di discorso d’odio.

[Fonte 1]
https://www.repubblica.it/cronaca/2019/07/11/news/carola-230955102/
[Fonte 2]

29 ottobre 2018 – La prima proposta di legge della Senatrice Segre

Luglio 11, 2019Permalink

4 luglio 2019 – Eppure … è condivisibile

Democrazia, politica e altri fastidi di Gianpaolo Carbonetto

Nel pur limitato repertorio verbale di Salvini sono tante le cose che dovrebbero suscitare riprovazione per la protervia, rabbia per i concetti espressi, o sorrisini di compatimento per gli abissi di ignoranza che le sue parole rivelano. Non può non indignare, per esempio, il concetto che «la Libia è un porto sicuro», mai smentito, nemmeno dopo che oltre cento uomini, donne e bambini sono stati cancellati da un bombardamento del generale Haftar su un campo di detenzione di migranti; né può non offendere il grande repertorio di frasi fatte mussoliniane rispolverato dal ministro degli Inferni. Ma quello che più mi colpisce, sia per la truffaldina furbizia di chi esprime questo concetto, sia per la stolida ignoranza di chi l’accetta senza ribattere, è l’idea che se qualcuno vuole fare politica, prima deve farsi eleggere.
Lo ha ripetuto anche dopo che la gip di Agrigento, Alessandra Vella, ha liberato, dopo quattro giorni trascorsi agli arresti domicilari, Carola Rackete, capitana della Sea-Watch, perché «Una nave che soccorre migranti – ha scritto la giudice – non può essere giudicata offensiva per la sicurezza nazionale e il comandante di quella nave ha l’obbligo di portare in salvo le persone soccorse».
Inoltre, sempre nella sentenza della gip, «Le unità navali della Guardia di finanza sono da considerarsi navi da guerra solo quando operano al di fuori dalle acque territoriali», mentre «Da quanto emerge dal video deve essere molto ridimensionata nella sua portata offensiva rispetto alla prospettazione accusatoria fondata solo sulle rilevazioni della polizia giudiziaria», la manovra in porto della Sea Watch che non aveva alcuna intenzione di colpire la motovedetta della Finanza.
Ebbene, come sempre quando qualcuno smonta con solide argomentazioni, i suoi decreti, Salvini se ne esce con la frase «Se qualche giudice vuole fare politica si toglie la toga, si candida in Parlamento con la sinistra e cambia le leggi che non gli piacciono». Al di là delle suggestioni salviniane che ispirano alcuni terroristi (termine un po’ dimenticato) a minacciare di morte la gip, quello espresso dal “capitano” della Lega è un concetto di una pericolosità tale che ogni altra uscita del ministro degli Inferni può essere assimilata a semplice battuta.
È pericolosa non tanto perché svela una mentalità da dittatorello che crede che ogni cosa decisa da lui stesso sia perfetta e infallibile e, quindi, accoglie come inaccettabile offesa personale, le parole di chi con lui non è d’accordo. Ma perché, così facendo, mina alla base il concetto stesso di democrazia che, ben prima di essere voto, è pensiero, confronto e discussione con la costante certezza che non è detto che chi raccoglie più voti abbia anche contemporaneamente ragione. E che, proprio grazie a questa incontestabile realtà, la democrazia offre la possibilità di migliorare costantemente, nella sostanza e non soltanto nei particolari.
Ma ancor più grave del fatto di mettere in discussione la democrazia è il fatto che questa frase mina alla base anche il concetto stesso di politica, l’agire per il bene della polis. Non mi riferisco all’agire della gip di Agrigento che, dall’alto del suo sapere giuridico, è incaricata di decidere se un’azione è un reato, oppure no, e che in questo suo agire deve avere un’indipendenza di giudizio garantita da quella Costituzione che Salvini – ammesso che se la sia letta – sente come una specie di camicia di forza. Penso, invece, al fatto che, se fosse vera la tesi che soltanto gli eletti possono fare politica, potremmo già abdicare alla nostra pretesa dignità di esseri umani perché la caratteristica di ogni cittadino è di fare politica in ogni sua azione, sia nel fare, sia nel non fare.
Pur senza essere necessariamente eletti, per esempio, fanno assolutamente politica coloro che evadono, in toto o in parte, le tasse e costringono un’intera società a subire le conseguenze della loro scelta; fanno politica sia coloro che lavorano coscienziosamente, sia quelli che si defilano in quanto concepiscono il lavoro soltanto come un momentaneamente inevitabile fastidio per poter incassare uno stipendio; fanno politica quelli che agiscono sentendosi parte di una comunità, ma anche coloro che si muovono pensando di essere l’unica persona che merita di essere rispettata; e la fanno sia quelli che accettano di discutere con chi non ha le loro stesse idee, sia quelli che, invece, rifiutano sempre il confronto e che, se fossero eletti e arrivassero nei posti di comando, agirebbero il più possibile per decreto, anche per evitare il fastidio che le loro idee possano essere anche soltanto valutate da un Parlamento di cui pur detengono la larga maggioranza: la valutazione altrui, infatti, la considerano una specie di “diminutio” propria. E potrei continuare a lungo.
Per fortuna non sono ancora arrivati a dire che in campagna elettorale, se non si è già eletti, non si può fare politica; ma non mettiamo loro fretta.
Solo un consiglio al ministro degli Inferni che ha avuto da ridire anche sul pensiero di molti preti e vescovi: non dica al Papa che, secondo i parametri Salviniani, può essere accusato di fare quotidianamente politica, che per fare politica, bisogna farsi eleggere: Francesco è stato eletto. E il Papa non insiste neppure sul fatto che per brandire il rosario e il Vangelo durante i comizi, un minimo di conoscenza del Vangelo stesso e di carità cristiana bisognerebbe pur averle. Però, se non lo ha mai ricevuto, qualche motivo ci sarà.

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

http://carbonetto-udine.blogautore.repubblica.it/2019/07/04/democrazia-politica-e-altri-fastidi/

Luglio 4, 2019Permalink

16 giugno 2019 – Due blog parlano fra loro di dignità

Comincio dal blog di G. Carbonetto ricopiando uno dei suoi “Eppure…”

Uno dei parametri più certi per valutare lo stato di salute di una democrazia è quello basato sulla quantità di rischi da correre per mantenere la propria dignità. E la diagnosi attuale appare assolutamente infausta.

Provate a pensarci. Quanta dignità perde una persona che magari decide di non alzare più un terribile cartello con su scritto l’evangelico «Ama il prossimo tuo», perché rischia di essere picchiato a pugni e calci dai sostenitori del ministro degli Inferni?

Quanta ne perde chi magari rinuncia a esprimere il proprio dissenso davanti a una manifestazione – questa sì con grandi striscioni in testa – nella quale si solidarizza con una persona che ha ucciso un ladro sparandogli alle spalle da un balcone?

Quanta chi non dice che si preoccupa di essere in un Paese che sta diventando razzista quando sente sempre lo stesso padrone del governo che minaccia di ripulire l’Italia dai Rom e che, davanti all’obiezione «Ma sono quasi tutti italiani», ghigna minacciosamente: «Beh, quelli purtroppo ce li dobbiamo tenere».

Ma forse l’esempio più clamoroso di sottrazione di dignità arriva da Udine. E di questo Salvini – scusate la parola – con tutta probabilità non sa nulla. Ed è proprio per questo che diventa il più clamoroso; perché ormai il nascondersi e il nascondere la propria dignità per molti sta diventando un automatismo di sopravvivenza.

Alla scuola media Fermi, dove il 45 per cento degli studenti è di origine straniera e dove sono rappresentate più di venti etnie, due bravi insegnanti hanno fatto svolgere ai propri alunni dell’ultimo anno un progetto teso a riflettere su quanto è stato fatto nel corso del triennio. E ne sono uscite delle colorate strisce di stoffa con su delle parole assolutamente pericolose, se non sediziose: “Solidarietà”, “Amicizia”, “Integrazione”, “Autonomia”, “Essere poesia” e altri concetti di simile elevata pericolosità.

E, infatti, davanti a una simile protervia, qualcuno deve aver protestato, se è vero che l’avvenimento ha fatto discutere e se il Comune di Udine, pro tempore saldamente nelle mani della destra, ha magnanimamente concesso di non togliere fino alla fine dell’estate le cosiddette “bandiere tibetane” esposte.

Quello che colpisce, a proposito dell’ormai impiantato automatismo di autodifesa, è – almeno a leggere le cronache – la reazione dei due bravissimi insegnanti che hanno voluto far pensare e ragionare, in una parola educare, i propri studenti: hanno ritenuto di dover scusare i propri giovani e, in definitiva, se stessi, sottolineando che tutte queste rivoluzionarie scritte non erano assolutamente contro Salvini e che in tutto questo non c’è alcun collegamento con la politica.

Di tutte le cose brutte che hanno seguito un’iniziativa assolutamente bella, forse la frase peggiore, anche se detta per difendere i propri ragazzi e soprattutto quelli “stranieri”, è stata proprio quella che esclude ogni collegamento tra le nostre azioni e la politica, perché in realtà tutto quello che facciamo, o che non facciamo è politica. Perché quel personaggio che ama travestirsi con le divise come tanti altri nella storia hanno fatto, fa politica e noi facciamo politica sia che diciamo di essere d’accordo, sia che esprimiamo il nostro dissenso, sia che stiamo timorosamente zitti.

Ma perché quei giovani che oggi hanno distillato quelle parole dalla loro esperienza comunitaria in una scuola domani dovrebbero rispettare la politica se prima si fa loro percepire che l’umanità è parte fondamentale della politica e poi lo si smentisce? E perché dovrebbero praticarla ancora se si nega loro l’onore e l’orgoglio di averla già fatta pacificamente e razionalmente? Perché non dovrebbero rinunciare a quella dignità che la democrazia – unico regime che dà davvero spazio alla politica – ci consente?

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

E alle domande elencate ne aggiungo una mia.

Quanto perdiamo in dignità ostentando la nostra indifferenza a una legge che da dieci anni agita lo spauracchio della minaccia di espulsione davanti a un genitore che si presenta allo sportello di un comune per registrare la nascita di un figlio in Italia senza avere il permesso di soggiorno?
E che quel genitore trovi più sicurezza nel nascondimento che nella richiesta di ciò che al nuovo nato è dovuto: una identità riconosciuta?
La prima perdita di dignità è davanti ai nostri figli: nati in uno stato democratico devono apprendere di essere non degli ‘uguali’ ma dei ‘privilegiati’, devono sapere che ci sono loro simili cui già dalla nascita è negato ciò che dovrebbe essere di tutti.

Giugno 16, 2019Permalink

11 giugno 2019 – Un blog da non trascurare

Diversi, ma diversi  (un ‘Eppure ..’ di G. Carbonetto)
L’improntitudine del sindaco di Udine, Pietro Fontanini (tendo a dare scarsa autonomia di movimento all’assessorato alla Cultura) è davvero esemplare. Attacca a spada tratta vicino/lontano – iniziativa assolutamente privata – perché, a suo dire, è troppo schierato in quanto conteggia la presenza di molti più intellettuali di sinistra che di destra, come se fosse colpa di qualcuno se la cultura, a destra, non è che vada proprio per la maggiore. Inoltre si scaglia contro Gad Lerner in quanto si permette di criticare la Lega, taglia il contributo comunale a un evento ormai apprezzato in tutto il resto d’Italia e pretenderebbe anche che i futuri programmi fossero, se non concordati, quantomeno depurati da momenti in cui egli e i suoi superiori politici potrebbero provare qualche fastidio.
Poi, in prima persona, come Comune, appoggia economicamente e con la concessione del Salone del Parlamento del Castello di Udine il convegno “Identitas: uguali ma diversi”, organizzato da Emanuele Franz , filosofo gemonese e direttore della casa editrice Audax, ampiamente incensato dai siti di destra oltre che da quella della sua stessa casa editrice, un convegno che, tra gli altri, annovera la presenza di Alexandr Dugin, filosofo russo dichiaratamente di destra e in netto contrasto con la tutela dei diritti civili, considerato da molti come l’ideologo di Putin, che ha ispirato e supportato una filosofia geopolitica che sostiene l’irrilevanza dell’Unione Europea e la collaborazione tra la “santa Russia” e le forze conservatrici del continente, per ridimensionare la forza degli Stati Uniti e darne di più all’attuale zar di Mosca.
Lungi da me l’idea anche soltanto di oppormi a un’occasione in cui si parla di idee, anche se sono diametralmente opposte alle mie, ma resto davvero ammirato dalla faccia di bronzo di chi pretende equidistanza e apoliticità dagli altri e poi, invece, concede, a se stesso e ai suoi amici, ampi spazi di propaganda senza eccessive opposizioni (si veda il resto dei partecipanti). Guardando in questo senso a Fontanini e ai suoi, forse il titolo più giusto – e per me consolante – per il convegno sarebbe “Identitas: diversi, ma diversi”.

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo
http://g-carbonetto.blogspot.it/

Per meglio apprezzare il testo che ho ricopiato trascrivo la presentazione del convegno del 15 giugno a Udine

Convegno “Identitas: uguali ma diversi”
Sabato 15 giugno 2019 alle 16.30 si tiene il convegno “Identitas: uguali ma diversi”.
L’evento, patrocinato e promosso dal Comune di Udine, è organizzato sotto la direzione artistica di Emanuele Franz, filosofo e direttore della casa editrice Audax e ideatore del convegno. La realizzazione ha trovato un’importante collaborazione nell’associazione Historia gruppo studi storici e sociali, nonché in Limes Club Pordenone/Udine/Venezia presieduta dal professore dell’Università di Udine Guglielmo Cevolin.
L’evento affronta il tema dell’identità dal punto di vista territoriale, culturale e antropologico, e nel suo rapporto con la tradizione, con i costumi, con la società, con la lingua.
Interverranno: Aleksandr Dugin, Noam Chomsky, Diego Fusaro, Massimo Fini, Edoardo Sylos Labini, Paolo Paron, Guglielmo Cevolin, Daniele Bertello. Modera: Emanuele Franz.
Il convegno si tiene nel salone del Parlamento presso il Castello di Udine, piazzale Patria del Friuli.
Per informazioni: Audax Editrice

Fonte: http://www.comune.udine.gov.it/home/notizie/2162-convegno-dal-titolo-identitas-uguali-ma-diversi

 

Giugno 11, 2019Permalink

6 giugno 2019 – Dichiarazione del Presidente Mattarella in occasione della fine del Ramadan

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della fine del Ramadan (Eid al Fitr), ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Al termine del Ramadan desidero porgere ai cittadini italiani di fede islamica e ai musulmani ospiti o residenti nel nostro Paese un sincero augurio di felice e sereno Eid al Fitr.
La realizzazione di società inclusive e pacifiche, rispettose dei diritti delle persone, con identico rispetto per quelle appartenenti a minoranze religiose, esige la partecipazione di tutti e rappresenta un dovere nei confronti delle giovani generazioni.
Alle istituzioni e ai singoli cittadini compete prevenire e contrastare l’incitamento all’odio e alla violenza, mentre i leader religiosi sono chiamati all’insostituibile ruolo di promozione delle fedi quali strumento di pace, dialogo e comprensione tra culture diverse.
Il pieno rispetto della libertà di coscienza – principio che trova ampio riconoscimento ed efficace tutela nella Costituzione repubblicana – consente di contrastare efficacemente l’estremismo violento e le discriminazioni su base religiosa, valorizzando l’armonica convivenza tra quanti professano credi diversi.
Con questi auspici, rinnovo a quanti festeggiano oggi l’Eid al Fitr i più sentiti auguri».

Roma, 04/06/2019

https://www.quirinale.it/elementi/30184?fbclid=IwAR0GOhuNyBEvcIrgqNLOAw2Zqq5_kCY-jT8i3r4Z6fo3Lvue2BpciSthydo

Costituzione  Art. 19
Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

NOTA:
Nell’anno islamico 1440 (calendario gregoriano 2019) Il ramadan inizia il 5 maggio e termina il 4 giugno.

Giugno 6, 2019Permalink