4 febbraio 2019 – La lezione di Simone Weil

La lezione di Simone Weil che merita di essere riletta: “Senza pensiero libero vince la forza”

Insegnante, filosofa, operaia, anarchica e mistica, nasceva a Parigi il 3 febbraio 1909. Albert Camus fece raccogliere i suoi scritti, per lui era ‘l’unico grande spirito del nostro tempo’

Una vita breve, un pensiero lungo, che continua ancora oggi. Simone Weil, nata a Parigi il 3 febbraio 1909 e morta il 24 agosto 1943, è stata insegnante, filosofa, operaia, rivoluzionaria, appassionata di matematica grazie al fratello André, anarchica, mistica.

Per Albert Camus, che fece raccogliere i suoi scritti da Gallimard, fu semplicemente ‘l’unico grande spirito del nostro tempo’. La forza di Simone Weil sta proprio in un pensiero personale frutto di esperienze e studi molto diversi, che tengono insieme la lettura critica di Marx, i testi di Sofocle, l’amore per Platone e una tensione verso il cristianesimo.
La sua ricerca e dunque la sua vita, visto che per lei pensiero e azione sono indissolubilmente legati, hanno come centro di gravità il rigore etico: per questo critica il senso di dismisura che vede crescere intorno a sé, per questo contesta ‘un’epoca che ci invita a espandere il nostro ego, la nostra potenza’.

Nota: A questo punto il sito propone un video del 2 febbraio cui fanno seguito alcune citazioni dagli scritti di Simon Weil.
Dialogano il giornalista Antonio Gnoli e il filosofo Marco Vannini

http://www.repubblica.it/le-storie/2019/02/02/news/simone_weil-218143678/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P17-S1.4-T2

Febbraio 4, 2019Permalink

20 gennaio 2019 – Le stragi del mare e della burocrazia

19 gennaio 2019 – Un’altra strage

Mentre viene annunciata un’altra strage di cui sappiamo ancora poco torno a notizie di stragi precedenti di cui, per l’impegno di diverse persone che è giusto no n dimenticare, sappiamo .
di più e abbiamo particolari che ci dicono molto sulla umanità di chi è morto e di chi soccorre    [NOTA 1]

Un filmato straordinario ci aiuta a sapere e capire, se vogliamo capire                                         [NOTA 2]

Non abbiamo mai trascurato di conservare le loro tracce                                                        [NOTA 3]

La storia risale al terribile naufragio del 18 aprile 2015

Non ne conosciamo il volto, non ne conosciamo il nome. Ma non per questo ciò che sappiamo di lui fa meno male: veniva dal Mali, aveva 14 anni e la speranza di una nuova vita cucita addosso, sotto forma di una pagella della scuola che in patria non avrebbe potuto frequentare più.

La storia risale al 18 aprile 2015, al terribile naufragio nel Mediterraneo che fece più di mille vittime – la maggior parte delle quali non identificate – ma a riportarla d’attualità ci ha pensato Cristina Cattaneo, il medico legale che negli ultimi anni si è occupata di riconoscere i corpi dei migranti annegati in mare e che ha deciso di raccogliere molte di queste storie di migrazione in un volume dal titolo Naufraghi senza volto (Cortina Editore).

Al grande pubblico, però, la storia è arrivata grazie ad una vignetta di Makkox,
il disegnatore che arricchisce le pagine de L’Espresso e che l’11 gennaio su Il Foglio aveva dedicato una vignetta al ragazzo senza nome.

Una pagella nella plastica
Durante un’autopsia, Cristina Cattaneo, medico legale, trova una pagella piegata con cura, cucita nella povera tasca di un quattordicenne proveniente dal Mali, affogato durante il passaggio nel Mediterraneo: la speranza del suo viaggio verso l’Europa.
La pacchia, non è mai cominciata

Nel libro di Cattaneo si legge che l’adolescente “era vestito con una giacca simile a un piumino, un gilè, una camicia e dei jeans” e che l’unico modo per risalire alla sua età è stato quello di analizzarne i resti. Era privo di documenti che ne accertassero l’identità, ma all’interno della giacca aveva cucito qualcosa di ancora più prezioso: una pagella scolastica. In un passaggio del libro Cattaneo racconta i momenti della scoperta, con il plico di carta sbiadito e ripiegato su sé stesso che riportava i nomi della materie, in francese.

Non sappiamo – e con molta probabilità non sapremo mai – le ragioni che portarono il ragazzo a custodire con tanta cura il documento. Probabilmente lo considerava il suo biglietto per una vita migliore, un pass per essere accettato nella comunità che sognava di raggiungere. La dimostrazione pratica che lui non era “solo” un migrante, ma un essere umano con una storia, anche scolastica. Una storia che oggi è diventata il simbolo dei viaggi della speranza, un monito affinché tragedie come questa non accadano mai più.

Un’aspettativa purtroppo disattesa, come indicano i dati. Secondo l’Unhcr le persone morte o disperse nel Mediterraneo sono state 1.311 nel solo 2018, più di 55 ogni mille arrivi

14 novembre 2016           La strage è avvenuta il 18 aprile 2015 al largo della Libia e il barcone è stato recuperato
di Alessandra Zinniti e Natale Bruno-

<…> Le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti hanno contribuito a ricostruire in maniera chiara quanto avvenne quella notte di aprile in cui il sovraffollamento del barcone e le errate manovre del comandante ubriaco causarono una collisione con il mercantile King Jacob che era stato inviato per i soccorsi. Il barcone si rovesciò e circa 700 migranti morirono in modo atroce soffocati nel ventre del barcone che e’ stato poi recuperato in fondo al mare un anno dopo e portato a galla e trasportato poi nella base della Marina militare di Melilli dove le salme sono state tutte recuperate e ricomposte con la più grande operazione di medicina legale di tutti i tempi portata a compimento dall’equipe coordinata dalla professoressa Cristina Cattaneo. <…>

Il ricordo di un’altra donna che mise la sua professione a disposizione dell’umanità

Marianella García Villas è stata una politica e avvocatessa salvadoregna. Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna, fondò la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Óscar Romero. Mons Romero, assassinato nel 1980, è stato recentemente canonizzato.

Marianella García Villas mi è tornata in mente perché, avvocato che tutelava i diritti umani, recuperava anche disseppellendole le salme degli assassinati per testimoniarne i segni di tortura.
Durante il suo impegno fu imprigionata, minacciata, violentata. Nel 1983 fu assassinata.
Il suo cadavere, oltre le ferite da arma da fuoco, presentava altre gravi ferite. I militari salvadoregni l’arrestarono, la torturarono, la uccisero e poi la gettarono nel “mucchio” degli altri cadaveri.
Segnalo il libro pubblicato nell’anno stesso della sua morte e che lessi nella prima edizione:
Linda Bimbi e Raniero la Valle . Marianella e i suoi fratelli (oggi sarà certamente possibile reperire altro).

Quando la vigliaccheria del silenzio è complice del peggio
Queste storie tragiche – e vogliamo unire la vicenda di Giulio Regeni – possono lasciarci senza fiato quando ci poniamo la domanda ‘che fare’?
C’è un che fare che appartiene a livelli alti, culturali e istituzionali, ma c’è anche un livello piccolo, alla portata di ognuno.
Ce ne dà una indicazione Adolf Eichmann, esperto in sterminio che promosse e perseguì non tanto come aguzzino in attività di servizio ma come burocrate.
E allora chiediamoci perché – al di là dell’impegno di singole persone e della Società italiana di medicina delle migrazioni che si espresse pubblicamente – non ci si voglia pubblicamente occupare della norma che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti senza permesso di soggiorno.
Ormai da dieci anni la legge che potrebbe essere cambiata senza onere di spesa si è trascinata e continua a trascinarsi fra certa indifferenza e probabili sghignazzi (diventati un modo di comunicazione politica). Ma non interessa i livelli alti impegnati in spettacolini finalizzati al successo e all’aumento dei voti concessi ma di regola non meritati.

Altro in nota [NOTA 4] 

Immanuel KANT: “agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.”

[NOTA 1]
http://www.repubblica.it/cronaca/2019/01/19/news/migranti_una_notte_di_ricerche_vane_nessun_altro_superstite_del_primo_naufragio_dell_anno-216936208/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P1-S1.8-T1

[NOTA 2]
https://www.facebook.com/rai3tv/videos/799850543683970/UzpfSTExMTI2NzQzMDA6Vks6MTE5NTg1MTI0MDU2Mzg0Nbvvcxs%20%20444444444444444444444444444444444444444444444444444444xssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssssswsxxxxxx4w4w4xxxxssssssxxxxaaaaaaxxxxxzpQ/

Il link ci porta a un video di pochi minuti. Di qui avevo visto un video di più di un’ora che non riesco a ritrovare.
Se qualcuno ci riuscisse ….

[NOTA 3]
https://www.repubblica.it/venerdi/articoli/2016/11/14/news/cosi_diamo_un_nome_ai_fantasmi_del_mare-152005581/

[NOTA 4]
10 gennaio – http://diariealtro.it/?p=6371  09/01/2019 LETTERA A SALVINI DI UN’IMMIGRATA AFRICANA:
«LA FACCIA CATTIVA LA DEDICHI AI POTENTI CHE OCCUPANO CASA MIA

14 gennaio – L’aggravante razziale http://diariealtro.it/?p=6374

Gennaio 20, 2019Permalink

27 dicembre 2018 – Un bambino muore solo. Ha fatto paura al presidente degli USA

Ho tirato fuori il Presepio
Ho rimosso Ebrei, Arabi e stranieri
Sono rimasta con un asino
e una manciata di pecore.
[Nota 1]

 

 

Usa, bimbo di 8 anni muore in un centro per l’immigrazione al confine col Messico       [Nota 2]

Ignote le cause del decesso del bambino proveniente dal Guatemala, il secondo morto sotto custodia americana nel giro di un mese di Redazione Online
Morto in un centro per l’immigrazione la Vigilia di Natale al confine con il Messico.
Aveva la febbre, questo si sa, ma ignote ancora sono le cause della morte di un bambino di otto anni, un piccolo migrante proveniente dal Guatemala che era stato preso in custodia dalle autorità americane.
Ed è la seconda morte nel giro di un mese: l’8 dicembre si era spenta per disidratazione e fame una bambina, sempre del Guatemala, di sette anni, Jakelin Caal.

Pro memoria

I bambini ‘sotto custodia americana’ furono strappati ai loro genitori arrestati
(e imprigionati) per aver varcato illegalmente con i loro figli la frontiera che separa gli USA dal Messico.
Così un piccolo bambino è stato condannato a morire solo mentre i suoi genitori si trovavano in carcere.
“ Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Il grido di Cristo in croce gli appartiene di diritto se a Dio mio sostituiamo ‘papà”.
Chi in un simile momento potrebbe spiegare a un piccolo sofferente fino alla morte che il suo papà non l’ha abbandonato ma che è stato rapito un tizio di nome Trump?
La registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori, si può ascoltare inserendo in un motore di ricerca il link in nota
(TG 2000)                      [Nota 3]
In Italia credo non ci sia consentito rifugiarci nella condanna a Trump (la sua decisione di sottrarre i bambini ai genitori risulterebbe riconducibile a un’iniziativa personale) dimenticando che in Italia abbiamo costruito con legge  una analoga possibilità.

Il diritto ad avere dei diritti.

La legge 94/2009, condannando nati in Italia a non avere un certificato di nascita e quindi a non avere identità, nome, famiglia, li colloca in un limbo di inesistenza dove ogni p0ssibilità di avere dei diritti è loro negata.
Non ci è concesso rifugiarci dietro alla convinzione – diffusa probabilmente per creare paura di questa minaccia insostenibile – che quei bambini avrebbero automaticamente la cittadinanza italiana: non è così.
Sul loro certificato di nascita sarebbe registrata la cittadinanza dei genitori. [Nota 4]
Queste piccole persone così minacciose non ci vengono imposte come concittadini.
Ci viene imposta la violenza che loro facciamo negando il certificato di nascita, una misura condivisa anche da rispettabili persone e associazioni pur queste rispettabili.
Molti si riconoscono nel diritto a donare ma non vogliono impegnarsi per il diritto ad esistere legalmente di chi il dono riceve, quando tale diritto sia negato per legge.
E’ comprensibile: questi piccoli e i loro terrorizzati genitori non costituirebbero massa di consenso elettorale né sono capaci di garantire pubblico onore a chi per propria solidale ‘bontà’ è notoriamente capace di benefiche azioni positive anche reali.

Però i bambini invisibili per democratica volontà espressa nelle istituzioni comunque esistono (siano figli di migranti irregolari o di coppie riconosciute nelle Unioni Civili con il riconoscimento di diritti che non si estendono ai figli – un esempio soltanto: l’adozione del figlio del partner nota come stepchild adoption. Ricordo ancora gli interventi volgari di chi in Parlamento riuscì a bloccare questa norma necessaria e rispettosa di persone che da sé non possono tutelarsi).

Che ci siano bambini nascosti ce lo ricorda il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1):
«Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».

E infine non vanno dimenticate le navi che percorrono il Mediterraneo per soccorrere chi fugge come può e con una precarietà di mezzi la cui scarsa affidabilità è pur sempre meno rischiosa della permanenza del paese da cui provengono.
C’è chi si adopera perché dondolino affollate e al freddo. Il mangiatore di nutella non è solo: è uno fra parecchi irresponsabili della chiusura di approdi sicuri, ma è uno che conta

Nessuno lascia la propria casa
a meno che casa sua non siano le mandibole di uno squalo
verso il confine ci corri solo
quando vedi tutta la città correre
i tuoi vicini che corrono più veloci di te
il fiato insanguinato nelle loro gola
(Warsan Shire)

[Nota 1] Ringrazio l’amica Alessandra Missana che mi ha regalato l’immagine – da lei stessa pubblicata su facebook.

[Nota 2] https://www.corriere.it/esteri/18_dicembre_25/usa-bimbo-8-anni-muore-un-centro-l-immigrazione-confine-col-messico-e9d57040-0874-11e9-9efd-ce3c5bf3dd59.shtml

[Nota 3] https://www.youtube.com/watch?v=y05743HMrWM
La registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori, si può ascoltare inserendo in un motore di ricerca il link che precede (TG 2000)

[Nota 4] Disposizioni in materia di sicurezza pubblica (nota come pacchetto sicurezza)  Legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g
Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” ( art. 6/2)

Dicembre 27, 2018Permalink

24 dicembre 2018 – Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Così diceva don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, morto nel 1993.
Dal 2007 è in corso un processo di beatificazione e lo scorso 20 aprile, giorno del suo 25º anniversario di morte, Papa Francesco si è recato sulla sua tomba.

Agli auguri scomodi di don Tonino, espressioni forti di speranze condivisibili, aggiungo una speranza mia:
Ci si renda conto che negare a un bambino il nome è un delitto.

Vivente “don Tonino” il problema in Italia non esisteva, dal 2009 urge, ignorato per lo più per scelta determinata cui appartengono indifferenza e violenza che ha fatto propria l’arma della burocrazia, oggi, ieri (Eichmann!) e non solo in Italia.
Infatti dal 2009 la legge 94 nega il certificato di nascita ai nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno, imponendo ai genitori l’esibizione del documento che non hanno e quindi esponendoli al rischio di espulsione, mentre assicurano al nuovo nato ciò che gli è dovuto.
Lo strumento sono i loro piccoli che una scelta infame e condivisa trasforma in spie utili per far danno ai loro genitori e a se stessi.
A don Tonino unisco la voce di Kant: insieme li considero pilastri di un’Europa rispettosa di sé che consenta di convivere alla dignità che l’illuminismo promosse e alle radici cristiane che insieme le appartengono:
“agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.”
Mi si opporranno le tragiche contraddizioni di una cultura laica cui si unisco le tragiche contraddizioni di una cultura che si è proclamata cristiana.
La storia però non è fatta per essere esibita come un fossile in un museo: il suo corso può essere orientato alla scelta del meglio e del peggio. La scelta è nostra. Nessun leader può assicurare risultati automatici alle nostre scelte.

Il documento di ‘don Tonino’
“Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.
Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, il progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.
E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.”
(Don Tonino Bello)

Dicembre 24, 2018Permalink

16 dicembre 2018 _ Giovedì scorso è morto Antonio Megalizzi

Megalizzi era un giornalista volontario di Europhonica, una web radio dedicata all’Europa, la sua passione. Pochi minuti prima dell’attentato era nella sede del Parlamento Europeo per fare un’intervista.
Nel 2015 il giovane italiano ucciso nell’attentato di Strasburgo aveva scritto questo racconto che richiama, per chi li voglia vedere, molti elementi alternativi al pensiero corrente, nutrito dal veleno del ‘buon senso’ comune..
È il racconto di un missile che aveva paura di volare. Dentro ci sono i pensieri di un’arma di morte che voleva solo vivere, per conoscere il mondo intero. Si intitola “Cielo d’acciaio” .
Antonio Megalizzi lo aveva pubblicato il 12 marzo 2015 con Ilmiolibro.it – piattaforma web di self-publishing del Gruppo Gedi.

Il missile ragiona, si interroga, cerca dei perché. Non li trova. Dice tra sé: “Fino a dieci minuti fa dovevo solo salvare il mio paese, dovevo mettere al sicuro il mondo. Al sicuro da cosa poi? Non ce lo hanno mai spiegato. Riesco ad intravedere le finestre degli appartamenti di fronte. Ci sono armadi, tavoli, cucine, sedie. Vedo persone che scappano, che urlano, che prendono infanti in braccio e se li portano via”. Un momento. C’è anche un orsacchiotto in una di quelle case che il missile sta per distruggere, suo malgrado. E se c’è un orsacchiotto, sarà forse rimasto pure un bambino. “Potrei fare amicizia col bimbo intanto che arrivano. Sembra simpatico. Chissà come si chiama? Jaamal? Salem? Taamir?”. Ma la corsa folle non si ferma. La violenza esplode. “Adesso io sono distrutto. Adesso ho distrutto loro. Il mondo è finalmente salvo?”.

Lo sguardo è aperto, libero, l’ideale pacifista.
Antonio Megalizzi – morto a 29 anni per mano del coetaneo Chérif Chekatt, vittima del suo integralismo – era così.

Si può leggere dalla voce il mio libro, ma per sicurezza, ne trascrivo anche il link.
https://ilmiolibro.kataweb.it/storiebrevi/404111/cielo-dacciaio/

Dicembre 16, 2018Permalink

14 novembre 2018 – Odio il pressapoco e la ‘pancia’ come luogo delle scelte politiche

Trovo su facebook una notizia interessante e diffusa con entusiasmo
Verifico secondo la mia abitudine (link in calce) e ricopio il testo richiamato con il solo titolo che, secondo me, è importante conoscere per intero (e perciò ricopio – Fonte: Europa today – Redazione Bruxelles)

Il testo della notizia

L’Ue vuole bypassare Salvini: fondi direttamente agli enti locali che accolgono migranti

Al Parlamento europeo passa un emendamento del Pd che stabilisce che le amministrazioni che offrono sostegno umanitario potranno chiedere finanziamenti comunitari senza passare per i ministeri
All’indomani dell’approvazione all’unanimità del Decreto sicurezza presentato da Matteo Salvini in Consiglio dei ministri, il gruppo del Partito democratico in Parlamento europeo esulta per il passaggio in commissione Bilancio di una loro proposta che punta a mitigare gli effetti del decreto. I deputati europei vogliono permettere a Comuni e Regioni che accolgono migranti di ricevere fondi europei senza dover fare domanda ai ministeri. Si tratta dei fondi gestiti dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) che finanzia interventi di “accoglienza mirata” che vanno oltre la semplice distribuzione di vitto e alloggio.

Regioni e Comuni diventano autonomi
“Fino ad oggi i fondi per lo Sprar venivano richiesti dagli Stati”, ha spiegato l’eurodeputato Pd Daniele Viotti, che ha presentato l’emendamento, “ma visto che Salvini vuole abolire la protezione, cosa che considero anticostituzionale, daremo possibilità alle regioni e ai comuni di chiedere direttamente le risorse per progetti specifici”. Nel solo mese di luglio lo Sprar ha finanziato 877 progetti in Italia coinvolgendo oltre 1.200 amministrazioni comunali nell’accoglienza di 35.881 migranti tra cui vi sono 734 persone con disagio mentale o disabilità e 3.500 minori non accompagnati. L’emendamento presentato da Viotti, che è anche relatore dell’intero bilancio europeo per il 2019, è stato votato a larga maggioranza.

Gli altri provvedimenti
Tra gli altri provvedimenti presi in materia di immigrazione, la commissione dell’Eurocamera ha aumentato di 147,5 milioni i fondi per la cooperazione e lo sviluppo, di 146 milioni le spese per paesi “vicini” dell’Ue, di 53 milioni il supporto per i Balcani occidentali e di 33 milioni i fondi per la migrazione e l’integrazione. La votazione finale in Parlamento europeo della bozza di bilancio è prevista per 24 ottobre. Nelle tre settimane successive, si dovrà trovare un accordo col Consiglio, che rappresenta la volontà dei singoli Paesi membri. L’approvazione definitiva del bilancio 2019 arriverà solo a fine novembre.

Fino qui la notizia – Le mie domande

(La forma dell’interrogazione è dovuta al fatto che le ho scritte in commenti a singole persone su Facebook)

L’idea è interessante ma vorrei capirne le modalità di realizzazione oltre il principio che certamente depone a favore di chi ha proposto l’emendamento.
Che io sappia infatti i finanziamenti europei su progetti richiedono un impegno finanziario anche di chi attua il progetto e una serie di passaggi burocratici di non facile applicazione.
Almeno io ricordo così da quando mi occupavo di più di queste faccende.
Quindi, per quel che ne so e ammettendo la possibilità di un totale errore da parte mia (chi può verifichi per favore):

1. il proponente dell’emendamento ha proposto un principio che per essere attuato deve essere elaborato e comunicato agli interessati;

2. gli interessati devono esserne informati. Come possono essere identificati per venir informati?
Con quale mezzo verrebbero informati (mi sembra un ruolo dei partiti politici ampiamente ormai disatteso. Ma le associazioni che pur potrebbero diffondere le informazioni hanno strumenti certi e affidabili per procurarsele?)

3. Altra fonte sarebbe la stampa e ci sono giornalisti in grado di farlo.
Purtroppo prevalgono non troppo acculturate (non so se per scelta o carenza originaria) e antistoriche voci antieuropee che, non a caso, con determinazione espressa con linguaggio particolarmente rozzo, denigrano chi al loro antieuropeismo si oppone informando con competenza e correttezza

4. La proposta di “fondi diretti agli enti locali” non può ridursi a bypassare Salvini.
Vorrei saperne di più, ma come?

http://europa.today.it/attualita/salvini-fondi-migranti.html?fbclid=IwAR2WjP47i9zYMuBlMKZoVsclyWpP0RFkJeeazJ1ZqHbbJArrhg79C0TH1s0

Novembre 14, 2018Permalink

25 ottobre 2018 – L’Italia, a modello Lega, esporta. Non tutti acquistano

Un parlamentare italiano a Strasburgo chiede:

STRASBURGO – “HO CALPESTATO (con una suola Made in Italy!!!) la montagna di BUGIE che Moscovici ha scritto CONTRO il NostroPaese !!! L’Italia merita RISPETTO e questi #EuroImbecilli lo devono capire, non ABBASSIAMO PIÙ LA TESTA !!! Ho fatto bene ???“. Lo scrive su Twitter l’europarlamentare della Lega Angelo Ciocca che oggi si è reso protagonista in sala stampa al Parlamento europeo a Strasburgo di una ‘performance’ alla fine della conferenza stampa del commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici, postando sul social network un video. Nelle immagini si vede l’europarlamentare che si avvicina al tavolo della conferenza degli oratori, prende i fogli della relazione del commissario e vi poggia sopra una scarpa. Poi porge la sua mano al Commissario, ma Moscovici non ricambia il gesto, lo guarda e se ne va. [fonte 1]

L’Europa risponde
ANSA Europa. 24 ottobre, 18:50 Moscovici, Ciocca? Si sorride ma rischio è fascismo
STRASBURGO – “L’episodio della scarpa made in Italy è grottesco. In un primo momento si sorride e si banalizza perché è ridicolo, poi ci si abitua a una sorda violenza simbolica e un giorno ci si sveglia con il fascismo. Restiamo vigili! La democrazia è un tesoro fragile”. Lo scrive su Twitter il Commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici commentando il gesto dell’eurodeputato leghista Angelo Ciocca che ha preso i fogli della relazione di Moscovici e vi ha poggiato sopra una scarpa.
Ciocca ha spiegato il suo gesto con un tweet: “HO CALPESTATO (con una suola Made in Italy!!!) la montagna di BUGIE che Moscovici ha scritto CONTRO il NostroPaese !!! L’Italia merita RISPETTO e questi #EuroImbecilli lo devono capire, non ABBASSIAMO PIÙ LA TESTA !!! Ho fatto bene ???”. Una montagna di commenti negativi ed alcuni insulti sono seguiti su Twitter al suo testo. [fonte 2]

‘l modo ancor m’offende. (Dante Inf. V, 73) – Mimando il poeta offende anche me

Volevo far memoria dell’imbarazzante episodio della scarpa brandita a Strasburgo ma la notizia che girava e gira, associata all’intervento del noto propagandista del lega-pensiero, comico di professione, offendeva il mio buon gusto , il mio senso del decoro, si accompagnava a insopprimibili ricordi di frasi storicamente già efficaci nella storia europea a dominio criminale e non volevo che da una pagina del mio blog altri eventuali lettori ne traessero altrettanto imbarazzo e fastidio.
Non è tollerabile che ci si muova con indifferente disinvoltura dentro un quadro irrimediabile di offese all’umanità e così ho raccolto dichiarazioni testimoniate dal linguaggio corretto dei comunicati stampa.-
Mi turba molto una frase che ho sentito spesso da aderenti – o almeno votanti – cinque stelle (che conosco come persone perbene adeguatamente acculturate).
Costoro, giustamente infastiditi dalle legislature a maggioranza Pd, e da politiche della medesima maggioranza nelle regioni e negli enti locali, mi hanno detto: «Intanto liberiamoci di quelli che hanno governato fin qui e poi faremo». «Faremo cosa? » – chiedevo io che non tollero mi si proponga un obiettivo che si presume politico, estraneo a qualsiasi progetto. Risposta: «Dopo vedremo».
Ora vediamo i segni devastanti di quel “dopo” ma a chi ci rivolgiamo se in questo momento tutto il panorama politico visibile appare come un residuo del passato, incerto fra l’arroganza e il tremolio, privi entrambi di ogni riferimento culturale che consenta la formazione di un’ipotesi che sia quadro politico di riferimento?
Più che in un nuovo che avanza mi sembra ci si muova fra avanzi.

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2018/10/23/manovraciocca-legacalpesta-con-scarpa-discorso-moscovici_ad3e2742-730a-4b3e-a53a-3b1fd1fee14c.html [fonte 1]

http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2018/10/24/-moscovici-ciocca-si-sorride-ma-rischio-e-fascismo-_e83e1957-6948-45e5-b06f-acc515b48e2c.html [fonte 2]

Ottobre 25, 2018Permalink

2 giugno 2018 – Vescovo di Bologna. Il testo integrale appello 2 giugno

Dal Blog di Giancarla Codrignani ‘Cerco  solo di capire’

Nessuno sta ricordando che la liberazione compie 70 anni nel momento dell’applicazione di una sua Costituzione democratica. Non ho particolare consuetudine con la parola patria, ma se in questi tempi bisogna nominarla, la patria è quella del 1948, nata dalla sconfitta del fascismo e di una guerra mondiale per il sacrificio di tanti che l’anticiparono a prezzo del sangue. E ci indignammo tutti quando Umberto Bossi a una cittadina che aveva esposto il tricolore offesa dalla festa della Padania, gridò di metterla nel cesso. Davvero non si può tollerare che siano loro la mia patria.
Riconosco che non solo per Bologna il primo e più tempestivo e laico è mons. Matteo Zuppi:

Messaggio dell’Arcivescovo di Bologna
per la Festa della Repubblica Italiana del 2 giugno 2018

La festa del 2 giugno ha quest’anno un carattere particolare: cade nel 70° dell’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana e della prima elezione del Capo dello Stato. Spinto dal recente Congresso Eucaristico Diocesano, che ha rinnovato il legame tra Chiesa e Città degli uomini, considerando anche le difficoltà degli ultimi avvenimenti, desidero invitare tutti i credenti a innalzare a Dio un ringraziamento per il tanto che ci unisce e a pregare per il nostro Paese.
La Costituzione non è un retaggio del passato ma il fondamento della nostra casa comune, il deposito di valori che sono le radici senza le quali non si può costruire il futuro. I Padri costituenti avevano profonda speranza nonostante la terribile epifania del male e della forza distruttiva dell’uomo. Essi resero le sofferenze vissute dalla loro generazione – il fascismo, la tragica esperienza della guerra mondiale – una visione per chi sarebbe nato dopo. Non rimasero indecisi e non imposero interessi di parte, ma uniti si accordarono, dopo un confronto forte, consapevoli di un unico destino per tutti.
Nel suo settantesimo dobbiamo loro rispetto vero e gratitudine consapevole, perché la Costituzione ha permesso e orientato la costruzione di una società democratica e fornisce ancora lo spirito ed i criteri guida per una convivenza nella giustizia e nel rispetto per ogni persona. Essa garantisce diritti e doveri ed indica la responsabilità di tutti nella costruzione della casa comune che è il nostro Paese. Il suo spirito certamente ne rappresenta anche un’indicazione di metodo per il futuro. In essa appare chiaro come la vitalità di una società sia frutto della responsabilità dei cittadini e del loro impegno. Tutti siamo chiamati a sviluppare la nostra propria personalità e possiamo crescere in comunità e verso la comunità, perché la persona si sviluppa nella rete dei gruppi sociali (art. 2), prima di tutto nella fondamentale struttura naturale e sociale che è la famiglia (art. 29). I doveri di solidarietà non vanno mai trascurati (art. 2) in vista di scopi sociali e impegni comunitari. Anche le stesse libertà di iniziativa economica e la proprietà privata devono avere una funzione sociale e una prospettiva di crescita umana (art. 41 e 42). Le strutture pubbliche rappresentano i piloni di questa costruzione. A volte notiamo verso di esse un senso di sfiducia, tanto che si pensa necessario arrangiarsi, cercare una via di convenienza individuale. Bisogna perciò ringraziare quanti le onorano con generosità e spirito di servizio, ricordando che è necessario impegnarci perché le regole della casa comune, i diritti e doveri, siano tali per tutti e tutti abbiamo fiducia in essi. I nuovi italiani ci aiutano ad esserlo di più e ci chiedono proprio questo.
Pensiamo che la grandezza di una patria sia nel garantire il bene dei suoi cittadini e di ogni uomo. L’Italia deve essere grande perché grande è l’umanesimo che eredita, in tanta parte eredità del cristianesimo e che le è affidato, ricchezza di storia, di cultura, di capacità che permettono di non avere paura e di guardare il futuro rendendo tutti, nuovi e vecchi, davvero italiani, scegliendo una politica del lavoro e della famiglia lungimirante e stabile, identificando le scelte per una accoglienza che esca dall’emergenza, gestisca i flussi e garantisca rispetto della vita di ogni persona che è sempre sacra per tutti. La Costituzione italiana esprime un progetto di società nella quale la comunità è elemento fondamentale per dare valore all’individuo. Non c’è l’io senza il noi.
All’inizio di questo cammino c’è l’educazione civica, da rilanciare con impegno e determinazione, nelle scuole come nella vita ordinaria, favorendo l’attenzione di tutti a rispettare le regole comuni, perché se manca questo cresce la maleducazione civica, l’arbitrio e, di fatto, l’ingiustizia.
Tommaso Moro nel libro che l’ha reso famoso, intitolato “Utopia”, scrisse: “meglio e più saldamente si legano fra loro gli uomini con sentimenti amichevoli anziché con trattati, con lo spirito anziché con parole”. Ne abbiamo tutti tanto bisogno per guardare con fiducia il nostro futuro, perché l’Europa intera possa rappresentare i valori sui quali è costruita e non perdere quell’umanesimo che tanto deve al suo fondamento cristiano. In questo la Chiesa desidera offrire il proprio contributo specifico perché sa di essere popolo costituito da tutti i popoli della terra, “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1)
La Chiesa di Bologna ringrazia il Signore per questo lungo periodo di pace e partecipa a questa festa di tutti noi – europei ed italiani per nascita, storia o vocazione – e della Costituzione, perché la nostra casa comune possa rispondere alle sfide che occorre affrontare.
Desidero che in ogni comunità della Diocesi, al vespro di venerdì 1 giugno o nella giornata di sabato 2 giugno, si canti l’inno di ringraziamento “Te Deum” e si innalzino preghiere e suppliche per la nostra Patria, chiedendo la grazia di un rinnovato impegno di tutti per il bene comune.
+ Matteo Zuppi
Arcivescovo di Bologna

Nella preghiera dei fedeli si inseriscano le seguenti intenzioni.
– Per la nostra Patria, perché, fedele alla sua tradizione, custodisca i valori che fondano la sua millenaria civiltà, e concorra efficacemente all’edificazione di una vera casa comune nell’Europa e nel mondo. Preghiamo.
– Per il Presidente della Repubblica, i legislatori, i governanti, gli amministratori, i tutori della libertà e dell’incolumità dei cittadini, perché, sempre attenti ai bisogni dei più deboli e indifesi, promuovano con onestà e saggezza ciò che giova alla crescita di tutto il popolo. Preghiamo

Giugno 2, 2018Permalink

9 maggio 2018 – Giornata dell’Europa

Lettera aperta ai cittadini e ai capi di Stato e di governo dell’Unione europea

In questo periodo di ripresa economica e relativa stabilità, noi europei non possiamo dimenticare che non molto tempo fa eravamo sull’orlo di un abisso e che la nostra realtà è ancora piena di incertezze geopolitiche e finanziarie, con livelli di debito record in Asia e in America in grado di scatenare un’altra crisi economica mondiale.

Né possiamo pensare che i Capi di Stato e di governo, possano, da soli, senza una partecipazione attiva dei cittadini, far fronte alle numerose e complesse sfide che ci minacciano.
Esattamente due anni fa, il 9 maggio 2016, lanciavamo sulle prime pagine dei maggiori quotidiani europei un appello per la rinascita del progetto europeo.

Nostra principale preoccupazione: evitare l’implosione dell’Unione europea in un momento di vuoto politico senza precedenti, caratterizzato dall’ascesa di movimenti populisti e nazionalisti. Nostra convinzione: che solo una dinamica che riunisse – al di là delle diverse sensibilità politiche – cittadini e leaders d’opinione potesse generare una pressione politica tale da garantire l’unità dei 27 Stati membri nel caso in cui il referendum sull’adesione all’Unione Europea del Regno Unito avesse dato esito negativo. I leaders europei avevano infatti acconsentito alla richiesta di David Cameron di non preparare un piano B, suscettibile, a suo avviso, di aumentare i rischi di un risultato sfavorevole.

Il nostro appello ha ricevuto una eco formidabile. Decine di migliaia di cittadini hanno positivamente reagito in tutta Europa. Capi di Stato e di governo ci hanno ricevuti e, cosa più importante, hanno ascoltato le nostre raccomandazioni: unità nei negoziati sulla Brexit e definizione di una tabella di marcia per il rilancio dell’Unione. I Presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo a loro volta ci hanno chiesto di riflettere sui contenuti di una tale tabella di marcia e, in maniera più ampia, su come articolare al meglio sovranità nazionale ed europea. I risultati di tale riflessione sono contenuti nel rapporto “La via europea per un futuro migliore”, che è stato presentato loro nel marzo 2017, in occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma. L’essenza delle nostre proposte è stata da allora oggetto di una sostanziale adozione politica, da parte del Presidente della Commissione europea nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione, da parte del Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron nei suoi famosi discorsi alla Sorbona e a Strasburgo, nonché del Parlamento europeo.

Alcune delle nostre raccomandazioni stanno oggi diventando realtà, come le consultazioni cittadine, già avviate in alcuni Stati membri, la priorità data dalla Commissione europea all’intelligenza artificiale, i progressi nel settore della difesa, i lavori tesi al miglioramento della qualità dell’informazione, la modernizzazione del modello sociale europeo, l’estensione del progetto Erasmus alle scuole, che consentirà finalmente a ogni europeo di vivere un’esperienza umana diretta dell’Unione, sin dalla più giovane età. Questi progressi dovranno essere sostenuti da un bilancio adeguato, che consenta la democratizzazione dell’Erasmus, il mantenimento di un programma ambizioso per la cultura, e l’aumento degli sforzi in materia di ricerca e sviluppo.

Se questi successi ci rallegrano, non eliminano tuttavia le nostre preoccupazioni. Il forte desiderio d’Europa, espresso dai nostri concittadini all’indomani del referendum britannico, rischia di perdersi se alle parole non seguiranno fatti concreti. Gli ultimi risultati elettorali mostrano una continua ascesa dei movimenti populisti. Peggio, il rispetto dello stato di diritto e dei valori fondamentali, in particolare il pluralismo dei media e la libertà di espressione, che costituiscono l’anima del progetto europeo, ci sembra non siano mai stati cosi minacciati all’interno dell’Unione. Quest’ultima però pare entrare in una nuova fase di letargia, mentre la Brexit sarà definitiva in meno di un anno.

Per questo, oggi 9 maggio, giorno della festa dell’Europa,

La dichiarazione Schuman è l atto di fondazione dell Europa comunitaria. lspirata da Monnet ed esternata dal ministro degli esteri francesi, la proposta incontra l adesione convinta della Germania di Adenauer, cui per prima è rivolta, e quella non meno decisa dell Italia e dei Paesi del Benelux. Con la firma del Trattato CECA (Parigi il 18 aprile 1951) s inaugura un sistema nuovo di relazioni internazionali, imperniato non solo sulla cooperazione ma su robusti elementi d integrazione.

chiediamo ai nostri concittadini, ai nostri governanti, ai leaders d’opinione, ai sindacati ed alle organizzazioni imprenditoriali di tutta Europa, di uscire dallo stallo e di attivarsi. E’indispensabile che il Consiglio europeo di giugno definisca un piano per il rilancio dell’Unione, fatto di azioni concrete che abbiano un impatto positivo sulla quotidianità e l’avvenire dei cittadini, nonché un calendario preciso per la sua attuazione.

Se così non fosse, corriamo il grave rischio che le prossime elezioni europee siano contrassegnate da un aumento senza precedenti delle forze populiste.

Incoraggiamo, quindi, tutti gli europei a partecipare alle consultazioni cittadine, nella speranza che raggiungano anche i più vulnerabili e conducano ad un’effettiva presa in considerazione di tutte le diverse opinioni espresse.

Siamo però convinti che in questo periodo di trasformazioni profonde, sia necessario essere più ambiziosi. Ed è in quest’ottica che vogliamo inventare una nuova tappa della democrazia europea.

Proponiamo di creare un diritto di partecipazione permanente alla vita politica dell’Unione e invitiamo tutti coloro che lo desiderano, ad unirsi a noi nella costruzione di civico.eu, una piattaforma civica transnazionale e multilingue, che consentirà ai cittadini non solo di essere consultati ma anche d’instaurare un dialogo civico diretto, che faccia emergere proposte concrete che alimentino in maniera continuata le Istituzioni europee.
Le tecnologie digitali, i progressi compiuti nella traduzione automatica, l’intelligenza artificiale, consentono di pensare la democrazia in modo diverso. Non si tratta affatto di mettere fine alla democrazia rappresentativa, bensì di completarla attraverso uno strumento di democrazia partecipativa e deliberativa continua. Crediamo, oggi più che mai, che i nostri concittadini debbano costituirsi in autentica forza civica transnazionale.

A settant’anni dal Congresso dell’Aja, vero atto fondatore dell’Europa unita, chiediamo un nuovo congresso delle coscienze europee entro fine anno, che riunisca cittadini, opinionisti e dirigenti di tutte le sensibilità, per scrivere insieme una nuova pagina della nostra storia comune.

È scommettendo allo stesso tempo su progressi rapidi e concreti, su di un rinnovamento democratico che garantisca i nostri valori fondamentali e sull’unione di tutte le buone volontà, che ristabiliremo la fiducia tra i cittadini e le Istituzioni europee in uno spirito di rinnovata solidarietà.

Questa è la condizione fondamentale per consentire la trasformazione dell’Unione in una grande potenza democratica, culturale, sociale, ambientale e industriale, in grado di pesare in maniera decisiva sugli sviluppi del nostro pianeta, di salvaguardare gli interessi degli Europei, di contribuire alla creazione di un mondo migliore.

Firmatari dell’appello CIVICO Europa:
Guillaume Klossa (FR), iniziatore di CIVICO Europa, autore, ex sherpa del gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa (Consiglio europeo); Sandro Gozi (IT), Sottosegretario agli Affari europei; Danuta Huebner (PL), ex Commissario europeo, Presidente della Commissione per gli Affari costituzionali, Parlamento europeo; Alberto Alemanno (IT), giurista, fondatore di “The Good Lobby”; László Andor (HU), economista, ex Commissario europeo; Lionel Baier (CH), regista; Miklos Barabas (HU), direttore della Casa d’Europa di Budapest; Enrique Baron Crespo (ESP), ex Presidente del Parlamento europeo; Mars di Bartolomeo (LU), Presidente del Parlamento lussemburghese; Brando Benifei (IT), membro del Parlamento europeo; Sylvain Bonnet (FR), dirigente aziendale; Mercedes Bresso (IT), membro del Parlamento europeo, ex Presidente del Comitato delle Regioni; Elmar Brok (DE), membro del Parlamento europeo, ex Presidente della Commissione per gli Affari Esteri, PPE, Parlamento europeo; Philippe de Buck (BE), ex direttore generale di Business Europe, membro del Comitato economico e sociale europeo; Thomas de Charentenay (FR), dirigente d’azienda; Daniel Cohn-Bendit (FR / DE), ex presidente del gruppo dei “Verdi “, Parlamento europeo; Georgios Dassis (GR), sindacalista, ex Presidente del Comitato economico e sociale europeo; Piotr Dudek (PL), CIVICO Europa, coordinatore dei giovani e Università; Paul Dujardin (BE), Direttore Generale BOZAR; Isabelle Durant (BE), ex Vice Primo Ministro, Vice segretario generale dell’UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development); Michele Fiorillo (IT), filosofo, coordinatore della rete CIVICO Europa; Cynthia Fleury (FR), filosofa e psicoanalista; Markus Gabriel (DE), filosofo; Christophe Galfard (FR), astrofisico, autore; Aart de Geus (DE), presidente della Fondazione Bertelsmann; Felipe Gonzalez (ES), ex Primo Ministro, ex presidente del gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa (Consiglio europeo); Ulrike Guérot (DE), politologa, direttrice dell’European Democracy Lab; Alain Juppé (FR), ex Primo Ministro, Sindaco di Bordeaux; Charles Kaisin (BE), designer; Mathieu Labey (FR), imprenditore; Christophe Leclercq (FR), fondatore di EurActiv; Jo Leinen (DE), membro del Parlamento europeo, già Presidente del Movimento internazionale europeo; Kirsten Van den Hul (NL), parlamentare dei Paesi Bassi; René van der Linden (NL), ex presidente dell’Assemblea del Consiglio europeo, ex Presidente del Senato dei Paesi Bassi; Andre Loesekrug-Pietri (DE), fondatore ACapital, J.E.D.I. portavoce; Robert Menasse (AT), scrittore; Jean-Pierre Mignard (FR), avvocato; Alexandra Mitsotaki (GR), Presidente ActionAid Hellas; Jonathan Moskovic (BE), coordinatore del movimento G1000; Ferdinando Nelli Feroci (IT), Ambasciatore, ex Commissario europeo, presidente Istituto Affari Internazionali; Catherine Noone (EIRE), senatrice, Presidente dell’Assemblea dei cittadini irlandesi; Johanna Nyman (FIN), ex presidente del Forum europeo della gioventù; Sofi Oksanen (FIN), autore; Guilherme d’Oliveira Martins (PT), amministratore della Fondazione Gulbenkian, ex ministro; Erik Orsenna (FR), scrittore; Rossen Plesneviev (BG), ex Presidente della Repubblica bulgara; Francesco Profumo (IT), ex Ministro, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo; Sneska Quaedvlieg-Mihailovic (NL / RS), Segretario generale di Europa Nostra per la protezione del patrimonio europeo; Jean Quatremer (FR), giornalista e scrittore; Francesca Ratti (IT), ex vice segretario generale del Parlamento europeo, presidente di CIVICO Europa; Maria João Rodrigues (PT), ex Ministro, vicepresidente del gruppo “Socialisti e Democratici”, Parlamento europeo; Robin Rivaton (FR), saggista; Petre Roman (RO), ex Primo Ministro rumeno; Taavi Roivas (EST), ex Primo Ministro estone; Wytze Russchen (NL), membro fondatore di CIVICO Europa; Jochen Sandig (DE), direttore compagnia di ballo Sasha Waltz and Guests; Fernando Savater, filosofo; Roberto Saviano (IT), scrittore; Nicolas Schmit (LU), Ministro del Lavoro; Gesine Schwan (DE), politologa, presidente della piattaforma di governance Humboldt-Viadrina; Dusan Sidjanski (CH-GR), professore emerito di Scienza Politica, Università di Ginevra; Denis Simonneau (FR), presidente della Fondazione EuropaNova; Benjamin Spark (BE), artista; Wolfgang Tillmans (DE), fotografo; Kirsten van den Hul (NL), membro del Parlamento dei Paesi Bassi; René van der Linden (NL), ex Presidente dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, ex Presidente del Senato dei Paesi Bassi; Farid Tabarki (NL), fondatore di Studio Zeitgeist; Guy Verhofstadt (BE), ex Primo Ministro, presidente del gruppo “ALDE”, Parlamento europeo; Vaira Vike Freiberga (LAT), ex Presidente della Repubblica lettone; Cédric Villani (FR), matematico, vincitore della medaglia Fields, membro dell’Assemblea nazionale francese; Pietro Vimont (FR / IT) direttore operativo di CIVICO Europa; Luca Visentini (IT), Segretario Generale della Confederazione Europea dei Sindacati; Leendert de Voogd (NL), manager d’impresa; Sasha Waltz (DE), coreografa e danzatrice; Wim Wenders (DE), regista.
Traduzione dall’inglese di Michele Fiorillo

NOTA:  L’Unione Europea festeggia la Giornata dell’Europa il 9 maggio. Si tratta della data della Dichiarazione Schuman del 1950, considerata come l’atto di nascita di ciò che oggi chiamiamo Unione europea.

https://www.coe.int/it/web/portal/international-and-european-days 

http://civico.eu/it/

Maggio 9, 2018Permalink

6 Maggio 2018 – Una commissione contro il razzismo e l’odio di Liliana Segre

Ricopio parola per parola il messaggio della senatrice Liliana Segre pubblicato ieri su La Repubblica.
E’ il testo dell’intervento che la senatrice pronuncerà a Ventotene il 9 maggio
Il richiamo alla senatrice Emma Bonino segnala una collaborazione fra due donne competenti e capaci di dar voce a questioni importanti

Cari ragazzi e ragazze della Nuova Europa, ci sono molti modi per impegnarsi, efficacemente, nella materia, enorme e delicata, della discriminazione, ed io non cerco scorciatoie. Per dirla con parole antiche (Giambattista Vico) i rischi di una deriva autoritaria sono sempre dietro l’angolo.
Lui, l’autore dei corsi e ricorsi storici, aveva visto lungo. Arrivo subito al punto consegnando a voi, che siete su un’isola, un “messaggio in bottiglia”: il mio primo atto parlamentare.
Intendo infatti depositare nei prossimi giorni un disegno di legge che istituirà una Commissione parlamentare d’indirizzo e controllo sui fenomeni dell’intolleranza, razzismo e istigazione all’odio sociale. Si tratta di raccogliere un invito del Consiglio d’Europa a tutti i paesi membri, ed il nostro Paese sarebbe il primo a produrre soluzioni e azioni efficaci per contrastare il cosiddetto hate speech.
Questo primo passo affianca la mozione che delibera, anche in questa legislatura (la mia firma segue quella della collega Emma Bonino) la costituzione di una Commissione per la tutela e l’affermazione dei diritti umani. C’è poi il terzo anello del discorso, l’argomento che più mi sta a cuore e che coltivo con antica attitudine: l’insegnamento in tutte le scuole di ogni ordine e grado della storia del ‘900. In una recentissima intervista, la presidentessa dell’Anpi, Carla Nespolo, ha insistito sullo stesso punto: «La storia va insegnata ai ragazzi e alle ragazze perché raramente a scuola si arriva a studiare il Novecento e in particolare la seconda guerra mondiale. Ma soprattutto non si studia cosa ha significato per interi popoli vivere sotto il giogo nazista e riconquistare poi la propria libertà». Ora che le carte sono in tavola rivolgo a voi un invito molto speciale . Un appello per una rifondazione dell’Europa, minacciata da “autoritarismi e divisioni” che segnalano l’emergere di una sorta di nuova “guerra civile europea”.
Il vento che attraversa l’Europa non è inarrestabile. Riprendete in mano le carte che ci orientano, che sono poche ma buone: in quelle righe sono scolpiti i più alti principi della convivenza civile, spetta a voi battervi perché trovino applicazione: grazie alla nostra Costituzione (70 anni fa) siamo entrati nell’età dei diritti e gli articoli 2 e 3 della Carta sono lì a dimostrarlo, il passaporto per il futuro. La carta europea dei diritti fondamentali (che ha lo stesso valore dei trattati) è l’elevazione a potenza europea di questi principi, intrisi di libertà e di uguaglianza che abbiamo, orgogliosamente, contribuito a esportare. Se vogliamo impastare i numeri con la memoria direi che siamo passati, in un solo “interminabile” decennio, dalla difesa della razza (1938) alla difesa dei diritti (1948).
Il futuro deve essere orientato diversamente nel solco dei diritti inalienabili. Ecco perché, concedetemi la citazione, a cinquant’anni dal suo assassinio, Martin Luther King diceva che occorre piantare il melo anche sotto le bombe. E questo è il momento giusto!

Questo è l’intervento contro ogni discriminazione che la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, pronuncerà al Ventotene Europa festival, in programma sull’isola del “manifesto” dal 9 al 13 maggio.
Interverranno tra gli altri, Antonio Tajani, Enrico Letta e Federica Mogherini. Organizzato dall’associazione “La Nuova Europa”, l’evento vedrà la partecipazione di cento studenti tra i 16 e i 18 anni provenienti dai Paesi dell’UE; insieme scriveranno il Trattato dei giovani europei da consegnare alle Istituzioni.

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2018/05/04/news/_ventotene_il_razzismo_e_la_lezione_di_vico-195539910/?ref=RHPPTP-BH-I0-C12-P1-S2.4-T1

Cos’è il Manifesto di Ventotene:
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-manifesto-di-ventotene_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

Maggio 6, 2018Permalink