10 agosto 2012 –Il cammino di Santiago 15

7 giugno – settimo giorno (b) –San Miguel de la Escalada – Leon

Lascio San Miguel de la Escalada con il desiderio di un improbabile ritorno. Tra l’altro mi piacerebbe vedere di nuovo i cartelli che documentano l’entità dei finanziamenti europei per il restauro e il procedere del progetto. Sono informazioni che in Spagna ho trovato più volte mentre in Italia non ho visto nulla di simile; sono solo consapevole che non spendiamo una consistente parte di analoghi finanziamenti e a seguito di questa inettitudine paghiamo multe rilevanti.
Leon ci offre un esempio splendido di cattedrale (così grande che naturalmente non riesco a fotografarne l’intera facciata).
Sconvolgente per la bellezza delle gigantesche vetrate l’interno (1800 mq di superficie). Mi dicono che ne è in corso la pulizia e il restauro, operazione che richiederà 50 anni.
La vetrate non sono state distrutte dai bombardamenti durante la guerra civile perché a Leon si trovava la base della Legione Condor da cui partivano gli aerei per i bombardamenti sulla Spagna e la base costituiva un oggettivo elemento di protezione della città.
Burgos invece, come ho già scritto il 3 agosto, era la sede della Giunta militare.
Nella legione operarono anche piloti ‘volontari’ italiani
Purtroppo non sono riuscita a fotografare un vecchio aereo, ancora collocato in una piazza, e me ne dispiace perché lì ho scoperto che iniziava un segmento del mio personale pellegrinaggio che si sarebbe concluso a Madrid dove mi è stato possibile realizzare un vecchio desiderio di vedere Guernica di Picasso, testimonianza della città bombardata il 26 aprile 1937. Ma id questo scriverò a diario di viaggio di Biblia concluso.

Non solo cattedrali
A Leon abbiamo avuto anche la possibilità di vedere un palazzo progettato da Gaudi (Botines) quale magazzano di tessuti. Non mi entusiasma, eppure a Barcellona ho visto edifici che mi sono molto piaciuti, Sagrada Familia esclusa.
E’ un modo un po’ sbrigativo per liquidare Gaudi, ma non era uno degli obiettivi del mio viaggio.
Ho trovato invece molto importanti (e li ho naturalmente, anche se malamente, fotografati) i primi manifesti di protesta per la politica di rigore e soprattutto per la chiusura delle non lontane miniere di Astorga.
Ma l’incontro con la tragedia dei minatori si sarebbe ripetuto il giorno dopo e a quella data rinvio

 

 

 

 

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5 e 9 agosto

10 Agosto 2012Permalink

31 luglio 2012 – Senza legge e senza pietà

Il 15 luglio ho pubblicato una nota (raggiungibile anche da qui) in cui riportavo un messaggio ricevuto che segnalava la presenza di una donna straniera, in avanzato stato di gravidanza che, fuori dal Centro di identificazione ed espulsione (CIE di Gradisca – Go), cercava di sollecitare l’opportuno interesse per il padre del suo bambino, trattenuto nel Centro.
Non sono riuscita a saperne più nulla e non so quindi se si sia attivato un processo di tutela dovuta a lei e al nascituro (il comune di Gradisca è intervenuto per garantire a una donna incinta ridotta in strada le misure di assistenza dovute? Qualcuno ha assicurato il padre del padre del piccolo in merito alla registrazione anagrafica dopo la nascita, atto che deve poter compiere senza presentazione alcuna del permesso di soggiorno per far sì che quel bambino non diventi un apolide – si veda il tag anagrafe in questo blog)?
Di regola da queste parti le associazioni e i movimenti che si adoperano per i migranti scelgono la strada della protesta generale contro il CIE (obiettivo certamente condivisibile) affidando la tutela dei soggetti in difficoltà a misure assistenziali di vario genere, cui spesso sono estranei i soggetti istituzionali se non come erogatori di contributi (quando ne erogano).

La legge che non c’è
Ricopio di seguito una nota ricevuta da un’amica bolognese che segnala la strada della tutela individuale a termine di legge.
Personalmente penso che una seria riflessione sui diritti violati servirebbe anche a sostenere la richiesta di modifica dei CIE e non solo.
In Italia manca infatti una legge sull’asilo a norma della Convenzione di Ginevra.
L’articolo 1 della Legge 28 febbraio 1990, n. 39 (cd legge Martelli) dice: “Dalla data di entrata in vigore del presente decreto cessano nell’ordinamento interno gli effetti della dichiarazione di limitazione geografica e delle riserve di cui agli articoli 17 e 18 della convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, ratificata con legge 24 luglio 1954, n. 722, poste dall’Italia all’atto della sottoscrizione della convenzione stessa. Il Governo provvede agli adempimenti necessari per il formale ritiro di tale limitazione e di tali riserve”.
Nonostante gli impegni allora previsti nulla è stato fatto per questo problema anche se sono state emanate diverse norme (di vario livello e con diverse finalità) relative ai migranti.
Il semplice testo della Convenzione si dimostra da tempo insufficiente garanzia per i richiedenti asilo, uomini e donne.
La drammaticità della notizia che pubblico ci ricorda l’importanza della distinzione di genere.

LA RIFUGIATA LIBANESE A BOLOGNA           Repubblica/BO, 20 luglio 2012
Giancarla Codrignani
Anche a Bologna non ci sono soltanto stranieri – e straniere – immigrati. Anche a Bologna ci sono i richiedenti asilo e rifugiati e la struttura per la loro protezione (Sprar) che gestisce tre centri di accoglienza: 18  posti sono riservati a donne sole, che, ben peggio di noi occidentali, vivono la discriminazione di genere. L’avvocata Antonietta Cozza e le operatrici dei servizi  si fanno carico dei “diritti difficili” di queste persone vulnerabili, ma riscontrano che le donne hanno contro tutto: non credute, in conflitto con legislazioni discriminatorie del loro paese, “diverse” anche ai fini dell’ottenimento della protezione.

E’ accaduto così che non sia stata giustificata la richiesta di una camerunese impossibilitata a rientrare perché, giudicata strega, chiunque può aggredirla; oppure che abbia ottenuto solo “protezione umanitaria” la congolese settantenne che non può certo trovare casa e lavoro per mantenere un soggiorno non richiesto.

Oggi è in grande difficoltà una signora libanese arrivata a Bologna alla fine del 2010, dopo un viaggio fortunoso fino al porto di Ancona e presa in carico dallo sportello protezioni internazionali dell’Asp Poveri vergognosi, in osservazione al Bellaria per ematoma cranico e difesa dall’avv. Cozza. Si tratta di un caso apparentemente fuori dalla giurisprudenza della Convenzione di Ginevra (del 1951, estesa ai paesi non-europei nel 1967) perché legato a persecuzione e maltrattamenti maritali; ma la ragione della richiesta di protezione è dovuta alla volontà della donna di far uscire l’ultimo figlio avuto da un marito che, dopo il divorzio, l’ha inseguita, ingravidata e abbandonata con un figlio “illegittimo” e privo di personalità giuridica secondo la legge patriarcale libanese. Amal – chimiamola così – è’ stata ascoltata in febbraio di quest’anno dalla Commissione per il Riconoscimento che, in giugno, le notificava il respingimento, pur consentendole il soggiorno. La lettura dell’atto è interessante: per tutte le dichiarazioni della donna si usa l’indicativo dell’oggettività, per l’uomo il condizionale dubitativo, anche per l’edema cerebrale dell’ultima aggressione e per l’affidamento al padre dei quattro figli non più rivisti. Si tratterebbe, dunque, di questioni “di natura esclusivamente personale e familiare”, di un rapporto “complesso”, non sarebbe “credibile” la rinuncia ai figli e, ancor meno convincente, che “la donna non abbia potuto presentare denuncia per le aggressioni subite”. Ma soprattutto non si fa menzione della ragione della richiesta di protezione e non di soggiorno: Amal chiede il ricongiungimento familiare per salvare il suo bambino “illegittimo” e senza diritti e su questa base è urgente il riesame del provvedimento.
La Convenzione, nata per tutelare gli esuli politici, oggi si confronta con ben altri problemi di sopravvivenza e di dignità umana: per le donne vari paesi tengono in considerazione anche la fuga da paesi che legittimano l’infibulazione. Ma c’è anche la Convenzione per i diritti dell’infanzia. La loro applicazione secondi la nostra concezione dell’universalità dei diritti.

 

31 Luglio 2012Permalink

22 luglio 2012 – Il cammino di Santiago 10

 

4 giugno, quarto giorno (b) da Puente la Reina (Gares), a Estella (Lizarra), a Logroño.

Estella è stata una straordinaria scoperta di una città che mi era ignota anche nel nome.
Purtroppo non mi sento di dirne nulla – se non ricordarla con l’immagine dell’ingresso di una chiesa (la immagino città ricchissima capace di attrarre scultori di vaglia) e del capitello rimasto di quella che doveva essere una sala palatina che rappresenta non un soggetto religioso, ma una figura cavalleresca, probabilmente inserita nella leggenda di Rolando e Ferragut .
E’ un vero dispiacere sorvolare sulla descrizione delle immagini e sfuggire alla descrizione e al ragionamento sui  simboli che contengono ma i miei appunti sono poveri, la mia memoria pure e la mia conoscenza della storia dell’arte spagnola, che possa sostenere lacune e manchevolezze …è al livello dei miei appunti.
Quindi passo a Logroño non senza annotare lo schema di un progetto che non realizzerò mai: se rifacessi a modo mio il percorso di Santiago mi fermerei a Bilbao e a Estella cercando di approfondire la comprensione di ciò che avessi deciso di vedere.

Streghe a Logroño

Non scriverò di Logroño per i monumenti o l’ambiente, ma per la conferenza serale del prof. Cardini su un processo per stregoneria che si svolse nella città ne 1610.
Ho registrato la conferenza – ma non la trascriverò perché non sarebbe corretto nei confronti del relatore senza averne il consenso.
Però l’ho riascoltata più volte e spero che il riassunto di una parte del discorso (di cui mi assumo la responsabilità) sia pienamente rispettoso di un intervento brillante che a volte deviava anche piacevolmente dalla linea principale.
A Logroño nel 1610 arrivò un consistente gruppo di persone (sembra 1800) che fuggivano dalla Francia per i rischi che comportava il sospetto di eresia/stregoneria che gravava su di loro, attratte forse dal fatto che l’inquisizione spagnola (o, più esattamente la Santa Apostolica Suprema Inquisizione che già dal XV secolo dipendeva dai sovrani) non attribuiva con automatica generalizzazione il carattere di eresia alla stregoneria (ritenuta tale solo se comportava l’adorazione –canonicamente definita – del demonio).
I tribunali che giudicavano l’accusa in relazione ai soggetti che venivano loro presentati erano formati da tre inquisitori, per la maggior parte membri del clero con esperienza giuridica, e altri funzionari fra cui un notaio. In caso di giudizio di eresia venivano poi deferiti ai tribunali comuni che si comportavano secondo le leggi del luogo.
A Logroño. prima che intervenisse la Suprema,  si era pronunciato il tribunale locale che aveva  condannato a morte 12 degli imputati ed eseguita la condanna.
Il giudice della Suprema assolse tutti gli altri (dall’accusa di eresia, altre imputazioni non lo riguardavano).

Le mie domande inevase

Le mie domande inevase sono tante ma voglio scriverle a mia futura memoria, dividendole in due blocchi.
Il primo riguarda il tempo in cui l’evento accadde: 1800 persone sono un numero enorme in una zona certamente meno popolata dell’attuale. Avevano portato con sé denaro o beni che ne garantissero la sopravvivenza? O altrimenti chi le manteneva? Dove erano state collocate? Erano tutte convinte di aver avuto una qualche forma di relazione con il demonio (fosse o non fosse di adorazione) o altri erano i motivi che le avevano spinte a personali e particolari esperienze di natura religiosa? Non erano certo 1800 singoli che si erano incontrati sulla via dell’esilio casualmente uniti dalle stesse riflessioni o presunte esperienze soprannaturali. Cosa li legava?
Quanto tempo poteva aver richiesto l’istruttoria del processo?
E soprattutto che cosa dire della paura che certa ecclesiastica inflessibilità suscitava.
Era un consapevole sistema di dominio? E se tale che influenza poteva avere sui pellegrini contemporanei dell’evento processuale cui non potevano essere nascoste né 12 esecuzioni (probabilmente pubblicizzate perché potessero funzionare da utile deterrente) né 1800 persone a giudizio. E i 12 morti ‘innocenti’ suscitarono qualche seria riflessione?
Certamente quei 12 non fanno storia, su di loro non si sono scritti codici da leggere e studiare, ma sono storia umana: sono vissuti e sono morti per essersi inseriti in una scelta di vita non bene accetta dal potere.
E oggi – il mio secondo e più tormentoso dubbio – i pellegrini di passaggio per Logroño hanno cognizione – e qualcuno li informa – di quello che avevano visto i loro predecessori o alle varie organizzazioni, anche parareligiose, che di loro si occupano la cosa è indifferente?
Quel che conta è che la via del pellegrinaggio sia percorsa per la gioia dei pellegrini, con tutti i vantaggi che ne derivano per i residenti?
E’ un caso che mentre io mi pongo le mie inutili domande in Norvegia si celebri il primo anniversario della strage di Utoeya? Quale la differenza fra i fanatismi? La conoscenza consapevole del passato può aiutare a rendere più decente il presente?

 

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno e 4, 10,
11. 17 luglio

22 Luglio 2012Permalink

20 luglio 2012 – Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012

 Ho ricevuto dal Comitato Organizzatore della Decima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012 (tramite il sito www.ildialogo.org) il testo che trascrivo.
Ricordo che avevo pubblicato il primo appello del Comitato il 2 luglio.

Auguri ai Musulmani per l’inizio del Ramadan 1433

Cari fratelli e sorelle,

in occasione dell’inizio del Ramadan 1433 vi porgiamo i nostri auguri più sinceri e fraterni e niente affatto rituali.

Ci auguriamo che anche quest’anno il periodo di Ramadan possa essere per voi e per tutti i credenti delle altre fedi, in particolare per i cristiani, un momento fecondo di sviluppo della reciproca conoscenza e del reciproco ascolto e rafforzamento dell’amicizia e della stima reciproca, condizioni indispensabili per sviluppare, nell’ambito del rispetto dei principi sanciti nella nostra Costituzione, quella civile convivenza che porta concretamente alla pace.

Ed è proprio la PACE ad essere oggi grandemente in pericolo con il delinearsi di nuovi e tremendi scenari di guerra mondiale a partire dal vicino oriente. Ed è proprio la PACE, come abbiamo imparato in questi undici anni di proficuo e profondo rapporto di amicizia e stima reciproca, ad essere l’aspirazione profonda del musulmano impegnato sulla via di Dio. Ed è proprio la PACE uno dei cardini fondamentali della nostra Costituzione repubblicana che all’art. 11 esprime il ripudio per la guerra e le sue mostruosità.

Ed è anche per questo che per la undicesima edizione della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del prossimo 27 ottobre 2012, abbiamo proposto come tema dell’incontro tra comunità cristiane e musulmane quello di “Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato”.

Auguriamo che la gioia che caratterizza il Ramadan possa contagiare positivamente tutta la società italiana e mondiale nel suo complesso, affinché prevalgano la riscoperta del bene comune, l’amore per la vita ed il rifiuto di ogni violenza, rifiutando l’idea di poter essere padroni di Dio, perché – così abbiamo concluso anche quest’anno il nostro appello – il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.

Ramadan karim!

Con un fraterno saluto di shalom, salaam, pace

Il Comitato Organizzatore                                               Mercoledì 19 Luglio,2012

20 Luglio 2012Permalink

15 luglio 2012 – Ricevo un messaggio e interrompo per oggi il diario di Santiago

Il messaggio

Il testo che trascrivo mi è stato inviato da una donna che non fa parte dell’organizzazione firmataria

Ciao a tutt*,

Da circa 10 giorni fuori dal CIE di Gradisca staziona con grande tenacia Yasemin, vent’anni, incinta di 7 mesi di Radouane, 25 anni, detenuto a Gradisca da un mese dopo aver passato due settimane al centro di Torino. Yasemin chiede l’immediata scarcerazione di Radouane, con cui è già sposata con rito islamico e con cui conviveva a Torino da due anni. Radouane è uno dei tre detenuti che da venti giorni stanno portando avanti uno sciopero della fame. Erano partiti in 48 quando le misure repressive all’interno del CIE si sono fatte ancora più insopportabili. Durante l’ultima visita di una delegazione di parlamentari, circa 20 giorni fa, un ragazzo si è gettato con forza contro il vetro anti-sfondamento delle celle, riportando una ferita alla testa e perdendo I sensi. La delegazione ha parlato con un altro ragazzo che si trova in sedia a rotelle poichè durante l’ultima grossa rivolta gli è stato sparato un lacrimogeno sulla gamba. Come sempre non possiamo sapere tutto quello che succede all’interno del CIE, date le misure di isolamento cui I detenuti sono sottoposti: tuttavia ora abbiamo delle notizie anche all’esterno, grazie a Yasemin e alla sua lotta. Crediamo sia fondamentale sostenerla non solo affinchè possa ricongiungersi a Radouane ma anche per riprendere a parlare e a mobilitarsi contro I CIE.

Alcune persone di Tenda per la Pace e i diritti e dell’UDS da giorni si alternano per non lasciare sola Yasemin, che questa notte è arrivata a rifiutare l’accoglienza che le era sempre stata offerta e ha passato la notte su un materassino davanti al CIE, con i “ci dispiace” dei poliziotti che lavorano al suo interno.

C’è da fare molto di più: abbiamo già una serie di proposte e ragionamenti da fare che ci piacerebbe condividere con voi, pertanto convochiamo una riunione presso la nostre sede a Staranzano (Piazza Dante 4) alle ore 21.00 di martedì 17 luglio. Chiediamo inoltre a chi è disponibile a passare qualche ore fuori dal CIE con Yasemin per non lasciarla sola questo weekend di farsi vivo a questo numero: 3208105362 (Marta).

A martedì!                                                   Tenda per la pace e i diritti 

La risposta che ho inviato 

Grazie per l’informazione.

Consiglio di contattare i responsabili del GrIS (livello operativo locale della società di medicina delle migrazioni www.simmweb.it)
Dovrebbero potervi spiegare i doveri dei vari livelli istituzionali – previsti in legge – nei confronti di gravide, madri e padri dei neonati che credo sia un punto di partenza ineludibile, certo e vincolante.

Il 13 dicembre scorso ho inserito nel mio blog (www.diariealtro.it) un documento del ministro Cancellieri per ciò che concerne l’accesso ai CIE (è chiaro che il Prefetto vi si deve adeguare).
Provate a mandare la notizia anche all’ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione); a mia conoscenza è referente locale silviacanciani@gmail.com.

Per ragioni personali ora non posso raggiungere Yasmine, cui faccio i miei più affettuosi auguri.
Mi spiace non esservi utile.
Augusta De Piero Udine tel.0432204274 

La risposta che avrei dovuto inviare
Cito dal Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”
Art. 35 Assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 33)  
<omissis>
3. Ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all’ingresso ed al soggiorno, sono assicurate, nei presidi pubblici ed accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva. Sono, in particolare, garantiti:
a. la tutela sociale della gravidanza e della maternità, a parità di trattamento con le cittadine italiane, ai sensi delle leggi 29 luglio 1975, n. 405, e 22 maggio 1978, n. 194, e del decreto del Ministro della sanità 6 marzo 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 87 del 13 aprile 1995, a parità di trattamento con i cittadini

La domanda che ne segue è banale: potrebbe il comune di Gradisca ignorare la presenza di una cittadina italiana incinta ‘accampata’ fuori del CIE?
Evidentemente no.
Ma non mi sento di estendere il mio ragionamento alla situazione di cui sono stata informata trasmettendolo a chi di dovere perché ho avuto troppe esperienze negative e non vorrei che il sindaco di quel comune (persona che non conosco) considerasse questo fatto un problema di ordine pubblico e peggiorasse la condizione di quella poveretta.
Ormai so che per questo tipo di soggetti tutto è possibile e l’indifferenza delle istituzioni pressoché totale dal livello nazionale a quello locale (colore politico a prescindere).
Comunque ho inviato il messaggio che qui ho trascritto ai soggetti indicati alla mia sconosciuta interlocutrice.

Aghi nel pagliaio

Ho inviato il testo ricevuto anche al sito www.ildialogo.org che già ieri l’ha pubblicato.
So che quel sito nulla può fare direttamente ma la mia speranza è che la notizia sia letta da qualcuno che abbia la competenza e il ruolo per fare qualche cosa.
A volte con gli aghi perduti nei pagliai ci si punge.
Oggi su Repubblica c’è un articolo “Clandestini, Italia disumana. La Germania blocca i rinvii”.
Ora cerco un eventuale indirizzo email del giornalista che l’ha scritto e se non lo trovassi proverò a scrivergli presso la redazione di Repubblica.
Sarà un altro ago spuntato nel pagliaio … ma che altro posso fare?

15 Luglio 2012Permalink

5 luglio 1012 – Informazione disinformata e deprimente: è solo effetto del caldo?

Informazione e caos

Ieri (4 luglio), durante il giornale radio 3 delle 8.45, c’è stata un’intervista a un signore presentato come il Segretario dell’Unione forense per la tutela dei diritti umani.
Sono andata alla ricerca dei dati relativi a questa associazione e ne ho trovato la seguente autodefinizione “un’associazione di avvocati fondata il 2 marzo 1968, con lo scopo di diffondere la conoscenza delle norme interne e di carattere internazionale riguardanti la tutela dei diritti umani e di promuoverne l’osservanza concreta ed effettiva in sede giurisdizionale, amministrativa e legislativa”.
Stabilito che il relativo sito non mi ha aperto spazi illuminanti che chiarissero l’intervista*, a questa mi fermo. E’ durata un minuto e mezzo e spero che la brevità del tempo sia la causa della confusione che l’ha caratterizzata, certamente facilitata dalle domande della intervistatrice a loro volta non appropriate.
Voglio lo stesso puntualizzare quello che ne ho ricavato.
In Italia sarebbero 835 ‘i minori scomparsi del nulla’, ‘piccolo esercito di desaparecidos’ (il termine non è mio, definiti in oscura alternanza figli di immigrati e minori non accompagnati.
Quello che il Segretario dell’Unione forense ha detto con chiarezza è che i diritti dei minori non possono essere trattati nell’ambito della immigrazione irregolare ma impongono protezione come i diritti dei rifugiati.
Naturalmente l’intervistatrice non gli ha chiesto come si può configurare la situazione di un minore figlio di immigrato irregolare poiché, date le premesse, verrebbero a configurarsi due situazioni collocabili in categorie estranee l’una all’altra..
Che ne pensano i politici italiani?
Probabilmente non sono neppure in grado di definire i termini del problema, dato che – quando viene loro posto – ne rifuggono.
Riporto per documentazione il testo di una lettera inviata a un parlamentare locale (da cui dovrei sentirmi rappresentata?!) ovviamente senza risposta (inviata tramite la casella postale del parlamento lo scorso mese di maggio)

Testo della lettera al deputato silente

Egregio onorevole
sono una cittadina italiana fortemente interessata alla proposta di legge n. 4756 (primo firmatario l’on. Orlando – “Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione” ecc. ecc.) di cui Lei è cofirmatario. Riconosco in quella norma l’unico tentativo finora messo in atto nel Parlamento italiano per cancellare la vergogna della discriminazione che differenzia –penalizzandoli- i figli dei sans papier dagli altri neonati.
Se bene che esiste una circolare, precipitosamente emanata dal ministero Maroni a pochi giorni dall’approvazione della legge 94/2009 che, affermando il contrario della norma, rende possibile l’iscrizione anagrafica. Ma come cittadina italiana la presenza di un discrimine legato non a un reato eventualmente commesso bensì all’esistenza di una persona mi offende profondamente e vorrei fosse cancellato (considerando, in via subordinata ma non irrilevante, che vecchie affezioni alla logica –derivanti forse dalla mia lontana professione di insegnante di filosofia –mi irritano e in questo quadro colloco la contraddizione fra legge e circolare).
Ora noto che, se alla proposta 4756 è possibile arrivare dal Suo sito, così più non è dalla home page della camera dei deputati, dove sono solita esercitare le mie ricerche.
La prego di darmi qualche indicazione in merito al permanere dell’interesse del Suo gruppo parlamentare a proposito della pdl 4756 e, se lo ritiene, di spiegarmi le ragioni della scomparsa della stessa proposta dall’home page della camera. Altra strada per informarmi non ho.
Ringrazio e porgo distinti saluti
Augusta De Piero via Caccia 33 – Udine tel. 0432204274

 *Chi volesse ascoltare la notizia di cui ho scritto in apertura può far uso del seguente indirizzo (che non posso collegare con link perché il computer mi dice essere troppo lungo) dal minuto 9.03 al minuto 10.35
http://www.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-824ac410-5173-4a29-85ec-7e329d1d68b1.htm

Un sindaco e un assessore intelligenti

Trascrivo da Repubblica dell’1 luglio.
“E’ vietato vietare i giochi dei bambini in cortile. Lo ha deciso il Comune di Milano modificando il regolamento di polizia urbana. L’obiettivo è restituire i giardini condominiali al loro scopo storico”, quello di essere spazi per il gioco dei bambini.
A Udine nel post terremoto (1976) erano stati organizzati alcuni campetti comuni appunto per il gioco. Successivamente sono stati sottratti ai bambini per essere affittati alle squadrette appartenenti a società sportive.

5 Luglio 2012Permalink

4 luglio 2012 – Il cammino di Santiago 6

Ho interrotto il diario di viaggio per consentirmi (29 e 30 giugno) qualche appunto a sostegno di quello che via via scrivo con tutta la preoccupazione che mi viene dall’insufficienza delle note frettolosamente prese in pullman (e non riviste –come avrei voluto – la sera quando la stanchezza mi stroncava) e dall’assenza di registrazioni durante il percorso. Dovrò considerare come superare l’irritazione che il rumore di fondo del motore mi produce quando registro nel corso del viaggio.
Provo a servirmi anche di fotografie che ho preso pur riconoscendone l’inadeguatezza a fronte delle splendide cose viste.
Per oggi mi fermerò di fronte a Roncisvalle (per un tratto proprio il 3 giugno abbiamo superato il confine francese) di cui scriverò la prossima volta.

3 giugno, terzo giorno (a)  Jaca (Chaca in aragonese), San Juan de la Peña (San Giovanni del dirupo), Santa Cruz de la Seròs (Seros: dal latino sorelle, monache), Saint Jean Pied de Port (Francia)

Da Pamplona ci spostiamo verso est per raggiungere Jaca, che fu la prima capitale del regno di Aragona, uno di quei piccoli regni di confine che ostacolarono la diffusione dei regni islamici oltre i Pirenei. E’ un problema che in questo viaggio è emerso nella sua complessità, superando la rigida visione ideologica di contrasto ‘cristiano’ all’Islam.
Siamo quindi ancora sul Cammino aragonese che percorreremo all’inverso rispetto alla sua direzione ‘naturale’ per raggiungere Somport (valico a 1600 m circa) e poi spostarci – direzione ovest – a Saint Jean de Pied de Port e scendere quindi a Roncisvalle (Roncesvalles in castigliano e Orreaga in basco. Passo di Roncisvalle 1000m circa), ma di questo alla prossima puntata).
Abbiamo fatto un giro che ci ha riportato più o meno a nord di Pamplona.

Un percorso interessante

Il percorso del 3 giugno attraversa ampie zone verdi, assolutamente prive di centri urbani ma dove anche i villaggi sono piuttosto rari. La diversità con il paesaggio italiano è enorme, tanto che sento la necessità di procurarmi qualche numero che non occorre commentare:
– Spagna: territorio 504.782 kmq – abitanti (stima del 2010) 45.054.694 – densità media 81 abitanti per kmq
– Italia: territorio 301.340 km². – abitanti (stima del 2011) -Italia 60.626.442  – densità media 200 abitanti per kmq
Quello che mi colpisce di più comunque in tutto questo verde così inusuale per chi percorra il paesaggio italiano è il canto delle rondini.
In Friuli la monocultura del mais –sostenuta dall’uso di pesticidi – ha fatto scomparire gli insetti di cui le rondini si cibano.
In Spagna, almeno in questa zona, l’agricoltura dev’essere diversamente organizzata: ma su questo paesaggio dovrò tornare.

E finalmente le fotografie

Comincio con il primo impatto: il monastero di San Juan de la Peña , cui fanno seguito alcuni capitelli del chiostro.

Il primo raffigura il sogno di Giuseppe

 

 , il secondo l’ultima cena,

 

il terzo l’ho identificato come Raab, la prostituta di Gerico senza il conforto di alcuna spiegazione.

 

 

 
 

 

Infine un’immagine francese: Il ponte di Saint Jean Pied de Port.

Di capitelli e ponti avrò occasione di scrivere ancora. Per oggi basta così.

Continua – precedenti puntate 18, 21, 23, 29 e 30 giugno

4 Luglio 2012Permalink

2 luglio 2012 – Un appello

 

 

Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico del 27 ottobre 2012

 

Comunicato stampa n. 1
“Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato”  

E’ questo il tema che quest’anno proponiamo all’attenzione delle comunità cristiane e musulmane per l’undicesima edizione della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico.

I motivi che ci spingono a proporre tale tema sono:

1 La nostra Carta Costituzionale, a 65 anni dalla sua promulgazione, è ancora largamente inattuata ed anzi continuamente calpestata nei suoi principi fondamentali e necessita, quindi, di una sua robusta difesa che si può attuare con la sua conoscenza e con lo stimolare iniziative concrete dal basso per la sua attuazione.

2 L’Islam in Italia, come è sottolineato in numerosi studi sull’argomento, fa ancora fatica a diventare un “islam italiano”, è ancora un fenomeno legato molto strettamente all’immigrazione, pur essendoci già le seconde e forse anche terze generazioni degli immigrati musulmani arrivati in Italia 40 anni fa, che però sono ancora legati alle loro terre d’origine di cui vivono intensamente come proprie le vicissitudini attuali.

3 C’è, infine, sia tutta la questione della costruzione delle moschee, che sono di fatto bloccate in tutta Italia (vedi ad esempio la vicenda di Genova) , sia la questione dell’intesa, che è del tutto in alto mare e non solo per i musulmani.

Invitiamo così anche quest’anno a celebrare, il prossimo 27 ottobre 2012, la Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, nella convinzione che sono “Beati quelli che si adoperano per la pace” (Mat 5:9) , perché Dio (Allah) “chiama alla dimora della pace” (Sura 10, 25) perché Lui è “La Pace” (Sura LIX, 23 ), perché il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.

Con un fraterno augurio di  Shalom, salaam, pace

I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico

Roma li, 28/06/2012

Per l’elenco dei promotori, per le adesioni e le iniziative, vedi la pagina: http://www.ildialogo.org/cristianoislamico

 

1 Luglio 2012Permalink

30 giugno 2012 – Il cammino di Santiago 5

 Se ieri ha funzionato la mappa che mi ha orientato nello spazio percorso (e che mi servirà quando mi soffermerò sui ricordi delle singole località più viste che visitate) ora devo mettere ordine nel tempo.

Qualche data nella storia della Spagna.
Territorio invaso dai Romani cui subentrarono i Visigoti (VI-VII sec.  capitale Toledo) cristiani ariani (passarono al cattolicesimo romano nel 589). Nel 711 iniziò la conquista araba e, nel 756, nacque l’emirato ommayyade di Cordoba.
La conquista araba si estese a buona parte del territorio della penisola da loro chiamata Al Andalus, terra dei Vandali. Nella zona della catena dei Pirenei e della cordigliera cantabrica si formarono piccoli regni che rappresentarono il limite dell’insediamento arabo-berbero, dando inizio al lungo processo noto come Reconquista.

Nel 996-97 (con un gesto dall’alto valore simbolico) il califfo cordobano Hisham II assalì e saccheggiò la citta di Compostela, rispettando però le ‘reliquie’  dell’apostolo Giacomo.
Così – dal prezioso libretto di Biblia – alla tomba dell’apostolo “stava convenendo un numero di anno in anno più folto di pellegrini dalle regioni poste al di là dei Pirenei. Quel che non poteva comprendere è come quel culto si fosse ormai radicato in tutta Europa. … La causa dell’apostolo Giacomo diventava, ora, quella della cristianità intera” (F. Cardini).
L’apostolo quindi venne umiliato (parere mio ma non ci rinuncio) al ruolo di matamoros e identificato nella figura di un cavaliere che compariva in occasione di scontri fra mussulmani e cristiani e volgeva le sorti della battaglia in favore di questi ultimi.

 

L’organizzazione del pelligrinaggio
Dell’organizzazione materiale del pellegrinaggio avrò modo di scrivere nel corso del diario.
Per ora mi limito a segnalare a me stessa il Codex Calixtinus (di cui si considera committente papa Callisto II 1119-1124; notizie raggiungibili anche da qui)
Una sola annotazione, sperando che la memoria non mi inganni.
Il prof. Cardini ci ha segnalato la particolarità della conchiglia a ventaglio che può essere raccolta in riva all’oceano. A differenza di quelle mediterranee presenta ‘costole’ aspre e ruvide.
Quando i pellegrini tornavano da Santiago erano soliti offrire la conchiglia alla loro chiesa. La particolarità della struttura (le conchiglie mediterrane all’esterno sono lisce) ha permesso di constatare che molti dei pellegrini (forse quelli che avevano fatto il cammino per delega?) avevano mentito sul raggiungimento della meta.

Come sempre è possibile ingrandire le immagini facendo clic sopra (tasto sinistro)
Continua – precedenti puntate 18, 21, 23 e 29 giugno

 

 

30 Giugno 2012Permalink

29 giugno 2012 – Il cammino di Santiago 4

Leggende, viaggi, percorsi, turismo e non.

Se non riesco a mettere ordine nella mia testa non posso proseguire con il diario che, a ogni parola che scrivo, mi interroga per vedere se ho capito bene. Poiché dare un nome alle cose è fondamentale per capire e capirsi, provo ad affrontare così la strada del ‘mettere ordine’.

San Giacomo: chi era costui?
Cominciamo dalla fonte essenziale: il cap. 6 del vangelo secondo Luca 13Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: 14Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
(Analoga lista si trova anche in Mt 10, 2-4; Mc 1, 16 sgg; At 1, 12 sgg)
L’apostolo Giacomo (detto il Maggiore, per distinguerlo dal Minore, pure apostolo, fu ucciso nel 44 (At 12, 2).
Il suo nome è presente nel toponimo Santiago e così ne scrive il prof. Cardini nell’opuscolo che Biblia ci ha distribuito (se qualcuno ne fosse interessato evidenzi le voci ‘contatti – scrivici’ in www.biblia.org) -: “Fra 820 e 830 in Galizia, in un luogo detto campus stellae (in realtà piuttosto compostum tellus,’ necropoli’), sede di un antico cimitero visigoto, una serie di apparizioni segnalarono al vescovo Teodomirio di Iria, la presenza di una tomba e di una reliquia, quelle dell’apostolo Giacomo ’fratello del Signore’, secondo la leggenda miracolosamente giunte via mare, si disse, dalla Terrasanta”.

Il cammino e le strade per percorrerlo
E’ un argomento su cui dovrò tornare  ma, stabilito che le mete più significative nel Medio Evo e non solo erano tre e precisamente Gerusalemme, Roma e Santiago, per ora mi limito a superare la fatica di decidere da dove partire inserendo una schematica mappa dei percorsi possibili (magnificamente segnalati con simboli appositi per chi voglia assicurarsi l’avventura del Cammino).

 Chi volesse vederla meglio può ingrandirla con un clic.
Il 23 ottobre 1987 il Consiglio d ’Europa ha dichiarato il cammino  “itinerario culturale europeo” e nel 1993 l ’UNESCO lo ha a sua volta dichiarato “patrimonio dell ’Umanità”.

Continua – precedenti puntate 18, 21 e 23  giugno

29 Giugno 2012Permalink