22 marzo 2011 – Donne sotto traccia 2

Dopo aver rinnovato l’incontro con due donne straniere. già intervistate dieci anni fa, decido di ascoltarne altre e comincio dalle ‘mediatrici di comunità’.

La prima è Awa, senegalese, vive in Italia con la sua famiglia da dodici anni, i suoi tre figli sono nati qui, vanno a scuola qui  e insieme ai genitori formerebbero una normale famiglia italiana  se non mancasse loro la cittadinanza.
I genitori lavorano entrambi e Awa svolge la sua particolare attività da dieci anni. da quando la mediazione di comunità si è realizzata a Udine a seguito del buon uso dei finanziamenti del progetto europeo ‘Etnos e Demos’.
Il corso di formazione che il progetto ha allora assicurato è stato particolarmente impegnativo (500 ore di lezione e 200 di stage anche all’estero), finalizzato alla formazione di figure di livello professionale,  capaci di farsi tramite fra i servizi sanitari e sociali e gli utenti stranieri.
Awa a questo punto interrompe la nostra tranquilla chiacchierata per precisare con forza che non di interpreti linguistici si tratta ma di mediatori culturali con competenze particolari, capaci di ‘decifrare i comportamenti dei migranti e di trasmettere messaggi che consentano di formulare una risposta coerente’.
E’ pienamente consapevole che i problemi della salute (soprattutto quelli che le donne pongono, collegati alla nascita e a tutto ciò che l’accompagna) sono connessi alla cultura e non possono essere meccanicisticamente  affrontati nella trasposizione di un termine da una lingua all’altra.
In questi dieci anni l’operatività dei mediatori si è ampliata, le convenzioni con Aziende Sanitarie e comuni si sono moltiplicate sul territorio regionale, tanto che si sono costituiti in associazione per provvedere anche alla formazione dei nuovi operatori e all’aggiornamento dei ‘vecchi’.
Anche a questo punto le indicazioni di Awa si fanno importanti: le loro attività sono mirate alla realizzazione di consapevoli obiettivi e vanno dalla diffusione dei documenti che vengono proposti dalla Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) a vere e proprie lezioni tenute da esperti qualificati, loro consulenti di fiducia.
La precisazione è essenziale. Può capitare infatti che vengano millantati per formazione corsi coatti, a livello uniforme per tutti i partecipanti quale che ne siano il livello di preparazione e le esigenze che nascono dalla quotidianità del lavoro di ognuno, inutili, se non umilianti, per chi è costretto a presenziarvi per poter essere formalmente riconosciuto mediatore.
Ora i mediatori di comunità gestiscono anche una trasmissione radiofonica, assicurato loro da Radio Onde Furlane. Infatti la loro attività è poco conosciuta in particolare dai medici di base (che possono giovarsi anche di veloci contatti telefonici).
Continueremo a scriverne.
Comunque chi volesse contattarli può trovare le necessarie informazioni nel sito: <http://www.ciaopronto.com/d-124182159.htm>.

22 Marzo 2011Permalink