22 maggio 2012 – Da Stalingrado a Berlino

Quando scrivo di Grillo preferisco assicurarmi le opportune citazioni che, in questo caso, potete verificare integralmente da qui. La fonte è Il sole 24 ore:.
“ROMA …. Beppe Grillo usa twitter e Skype per far sapere ai suoi sostenitori e agli italiani che dopo la conquista di «Stalingrado», ovvero di Parma, «siamo sulla strada di Berlino», di Roma, l’ingresso in Parlamento alle prossime politiche. È quello l’obiettivo e non lo nasconde”.
Da Stalingrado a Berlino, il percorso  di Grillo si snoda lungo una strada molto trafficata e praticata che, purtroppo, è impossibile evitare. Infatti a me riesce difficile capire come un essere umano che non può ignorare la storia europea essendo sufficientemente alfabetizzato, possa riconoscersi prima nei miasmi di un luogo vittima di un assedio (morti insepolti, feriti terribilmente sofferenti per cui mancava tutto a partire da ogni anestetico, fame … tutti gli elementi di una disperazione uguale per assediati e assedianti) per trasferirsi nel bunker delle orge e dei riti di morte che caratterizzarono le ultime ore di Hitler e seguaci.
E a Berlino con chi si identifica? Con i reclusi o con l’armata rossa liberatrice?
Ieri sera ho visto la faccia pulita del nuovo sindaco di Parma a 5 stelle. Forse per ingenuità, forse per ignoranza, ha detto una cosa terribile, pur distinguendosi dal capo. Grillo sarebbe colui che ara e i suoi seguaci quelli che seminano: ma è possibile seminare in un terreno più avvelenato che inquinato?

Barchette di carta
Mentre  guardavo la trasmissione condotta da Lilli Gruber, dove appunto ho ascoltato il neosindaco Pizzarotti che poi ho rivisto e risentito  a L’infedele, prendevo nota della inopportuna gestualità della Bindi. Gentile onorevole a me non importa nulla dei sui irritati sentimenti di fronte alla vittoria 5 stelle a Parma, di cui non gioisco, tutt’altro. Mi irrita l’ostentazione della sua irritazione e mi irrita ancor più il cantar vittoria del segretario del Pd, Bersani.
I vincenti Pd (non per proprio merito ma perché sopravvissuti al crollo altrui) mi sembrano barchette di carta robusta, ma pur sempre carta, che un gruppo di bambini abbia costruito per giocare e poi sia passato, annoiato, a nuovo gioco più attraente. Erano barchette di carta robusta che ancora per un po’ resiste, ma poi inevitabilmente si scioglierà.
Robusta però non era la carta della barchetta Gorizia, un significativo capoluogo di provincia del Friuli Venezia Giulia, dove il già sindaco Pdl, appoggiato da tutto il centro destra, ha vinto al primo turno.
In realtà non poteva essere che così in una regione in cui il Pd è impegnato in giochi esclusivi al proprio interno per stabilire quale debba essere il candidato per le regionali del 2013. A me la situazione sembra molto buffa: questi signori si comportano come se votassero solo loro e non avessero anche bisogno dei voti se non di estimatori (mi guardo in giro e trovo la parola un po’ forte) almeno di persone rassegnate a quello che ancora ritiene il meno peggio.
Anche la sinistra che non è Pd non ha tempo di collegarsi a un elettorato potenziale (o almeno a chi vorrebbe capire se costoro hanno progetti, proposte .. se sono in grado di pronunciare una parola che richiami un pur minimale linguaggio politico) perché sembra occupata esclusivamente a urlare quanto sono inetti, incapaci, cattivi sia il governo regionale (operazione di una assoluta ovvietà sia per la maggioranza che, ecumenicamente, per l’opposizione) che quello nazionale (che forse richiederebbe un minimo di maggior articolata attenzione).
Purtroppo i loro incontri si svolgono anche in luoghi nati come riferimento della società civile che ormai si mettono a disposizione di costoro in forma un po’ impudica tanto assomiglia a una scelta di campo.
Sarà un caso che mentre si maturavano le decisioni di voto degli elettori in parlamento si discuteva di cani, gatti e forse canarini? (si veda il mio scritto del 18 maggio, raggiungibile anche da qui).

22 Maggio 2012Permalink

19 maggio 2012 – Brindisi e Grillo

Brindisi, tre bombe davanti a una scuola  muore una ragazza, altri cinque studenti feriti
Alle 7.50 di stamattina una devastante esplosione fuori dall’Istituto professionale Morvillo Falcone.

Mi limito al titolo di un quotidiano e al collegamento con l’articolo che si può raggiungere da qui.
Ora bisognerebbe interrogarci su ciò che nella nostra società può difenderci dalla violenza che arriva alle bombe. Ma quello è il punto d’arrivo.
E’ necessario ragionare anche su quello di partenza, anzi su quelli di partenza.

Qualche giorno fa ero rimasta stordita da una dichiarazione di Grillo (personaggio di spettacolo, autopromosso in politica con buon successo).
Ne trascrivo il testo come proposto dall’ANSA: non voglio sentirmi dire che non è vero.
PARMA, 13 MAG – ”Parma è la nostra piccola Stalingrado. Se in questa città diventerà portavoce sindaco una persona per bene, un cittadino disinteressato che da bambino sognava di cambiare in meglio il mondo come Federico Pizzarotti, allora tutto e’ possibile in questo disgraziato Paese. La democrazia diretta potrà affermarsi in ogni Comune italiano e nelle Istituzioni. Parma Caput Mundi”. Lo scrive nel suo blog Beppe Grillo, ad una settimana dal ballottaggio tra il candidato M5S e quello del centrosinistra Vincenzo Bernazzoli. (ANSA).

Come può una persona che voglia dirsi minimamente civile paragonare una situazione – in cui ha avuto un indubbio successo di cui gioisce- all’assedio di Stalingrado? E’ in grado di rendersi conto di ciò che dice? Si identifica con gli assediati o con gli assedianti?  Ha mai letto almeno qualcuna della Ultime lettere da Stalingrado, lettere dei militari tedeschi che sapevano di non poter tornare mai e che Hitler fece sequestrare per misurare il morale delle truppe combattenti?

 Mi è tornata in mente una delle prime, oscene imprese di Bossi e camerati quando (1995) impostarono la prima campagna di massa anti rom. Si basava su un falso di cui avevo raccolto prove e modalità e ricordo ancora il gelo di tutti coloro (politici, sindaci, società civile, chiesa cattolica …) cui mi rivolsi. La Lega, si ponesse contro questo o contro quello, faceva comodo. E mentre tutti tacevano Bossi raccoglieva il peggio degli italiani. Rinviandolo con la legittimazione acquiescente del razzismo.
Ora molti si stracciano le vesti per i furti di Lega e famiglia il cui ammontare si gonfia di giorno in giorno. Si gonfierà ancora ma la Lega (con i suoi complici già al governo e non solo) ci ha rubato molto più del denaro.

Quali altri danni farà (e ha già fatto) Grillo?

20 maggio
E’ difficile uscire dallo sgomento e dal dolore generato da quanto è accaduto a Brindisi.
Tre sole note a mia futura memoria:
– ieri sera ho seguito una lunga trasmissione de La7. Noto solo il contegno scandaloso del già ministro Ferrero che ha – a mio parere cinicamente – approfittato della situazione riportando la difficoltà in cui viviamo e gli avvenimenti di Brindisi a un rapporto di causa-effetto e adoperando il dolore per un’attività di bassa propaganda;
– molte le opportune e utili ricostruzioni storiche, giustamente iniziate da qualcuno ricordando Portella della Ginestra. Nessun ricordo però (o almeno io non ne ho sentiti) della recente strage di senegalesi a Firenze provocata da un militante di casa Pound;
– interessante l’analisi in termini di terrorismo proposta dal procuratore Grasso: da oggi chiunque avrà paura a mandare i propri figli a scuola (e l’effetto paura è l’obiettivo di ogni terrorismo). Aggiungo io: anche di quello che non si serve di armi.

 

19 Maggio 2012Permalink

16 maggio 2012 – spese militari

Anche se ho creato una pagina per le segnalazioni desidero che questo messaggio (alla cui proposta ho aderito) compaia nel blog.
Potete raggiungere il sito governativo, oltre che dal corpo del messaggio che di seguito ricopio, anche da qui.

Segnala gli sprechi
Il Governo ci chiede di segnalare gli sprechi di denaro pubblico
Fallo anche tu!
Digli di  tagliare le spese militari,
cancellare gli F-35
e i privilegi di cui godono gli alti gradi delle forze armate

Nonostante siano passati vent’anni dalla fine della guerra fredda l’Italia continua a sprecare ogni anno migliaia di milioni di euro per mantenere in piedi un apparato militare mastodontico, inutile e inutilizzabile, che nulla ha a che fare con il bisogno di sicurezza degli italiani.

Questo è il più grande spreco di risorse pubbliche che il nostro Paese deve cancellare!

Le risorse risparmiate devono essere impiegate per dare un lavoro a chi non ce l’ha o lo sta perdendo, per chi è in difficoltà e sta pagando il prezzo più alto della crisi, per estirpare la povertà e riaprire un futuro nuovo per il nostro Paese.
Per dire al Governo di cancellare questo spreco clicca qui
http://www.governo.it/scrivia/RedWeb_Form.htm

Inondiamo il sito del Governo con questa denuncia!

Inoltra questo messaggio a tutti i tuoi amici e conoscenti
Passaparola!

Flavio Lotti  Coordinatore Nazionale della Tavola della Pace

16 Maggio 2012Permalink

14 maggio 2012 – ALBA 4

Ricopio di seguito la nota arrivata dall’amico che mi aveva segnalato il documento di A.L.B.A. e che ringrazio per aver fatto riferimento nel testo ai miei precipitosi scritti che nascevano dal suo invito ‘parliamone’ e dalla mia voglia di ragionare.
Anche se ha la forma di lettera, perché è stata inviata all’esiguo numero di ipotetici corrispondenti che Fabio Persig aveva inizialmente identificato, è giusto che io la trasferisca nel blog e non gli chieda di inserirla nei commenti perché costituisce l’occasione e il punto di partenza di questo tentativo di dialogo aperto a chi voglia intervenire.
Le pagine dei commenti a ciò che Fabio scrive, a ciò che scrivo io, ai disegni di Ugo Pierri sono a disposizione di chi voglia intervenire.
 
Dati i continui rimandi al documento originale torno a stabilire qui il link per comodità di chi legge

Carissimi,

vi invio queste mie riflessioni sul “Manifesto per un nuovo soggetto politico” che nel frattempo ha ricevuto il nome di A.L.B.A. (acronimo di Alleanza, Lavoro, Beni comuni, Ambiente) e che dal nome fa presagire la fine della notte, lunga notte che ha avvolto e avvolge le coscienze degli uomini e delle donne di questo Paese, tranne poche sentinelle che attendono il far del giorno, l’alba appunto.

            Mi scuso per il ritardo con cui invio queste righe che ho scritto già da un decina di giorni e che vogliono essere un contributo alla discussione che tra noi ho cercato di provocare, ma questo è un momento molto ingolfato nella mia vita come ben sap “”ete. Per prima cosa voglio ringraziare Augusta per la sua partecipazione, attenzione e disponibilità a fare del so Blog il luogo d’incontro (come sempre la civiltà della “vecchia” scuola è classe!).

            Nel redigere queste mie riflessioni mi sono attenuto strettamente al “Manifesto” citato -http://www.soggettopoliticonuovo.it/- per essere il più aderente possibile al tema. I punti si riferiscono al capitolato.

 

  1. Premessa “Non c’è più tempo” §2

Per “riscrivere le regole della democrazia, aprirne le porte…” è necessario stabilire a quale livello si vuole agire: a) culturale, diffuso intervento sulla società, b) istituzionale, intervento sul corpo legislativo e quindi parlamentare. Nel primo caso, che è imprescindibile per realizzare il secondo, è necessaria una trasversalità movimentistica che attraversi tutte, o quasi, le formazioni politiche esistenti ed operi delle chiare esclusioni (mafie, massoneria, clientele…). Impresa di attuazione lenta e che richiede una enucleazione chiara e serrata in pochi punti degli obiettivi da raggiungere.

Nel secondo caso, che comunque presuppone il primo o almeno un suo avviamento, è necessaria una maggioranza rappresentativa che è appena l’obiettivo da raggiungere per il nuovo soggetto politico.

E’, secondo me, necessario chiarire a quale livello si vuol operare, con quali fini, con quali strumenti, con quali strategie, con quale linguaggio.

Bene la “poesia pubblica”!

2.                                                                                                                                 A.
“Diffondere il potere, non concentrarlo” §1

Il principio di sussidiarietà è fondamentale ma non deve sovvertire quello di gradualità che al suo livello più alto deve fissare delle norme generali (leggi quadro, principi di diritto …), senza le quali  inevitabilmente si scivola nel localismo (quanto afferma Augusta è assolutamente rilevante). Non dobbiamo sottovalutare il fatto che oggi e nel nostro Paese -ma non solo- la dimensione territoriale locale è conflittuale ed insofferente verso ogni coazione generale e non per nobili principi, anzi per una subcultura politica e sociale.
Si dovrebbe, innanzitutto, rivedere la mappatura dei Comuni, perché unità troppo esigue non sono capaci di politiche sociali efficaci e unità troppo estese (aree metropolitane) risultano inefficienti e con competenze egemoniche sul territorio che spesso confliggono con istituzioni inferiori e superiori. Non va dimenticata poi l’esperienza utopistica della “rete dei Comuni”, proposta negli anni ’90 dal “Movimento per la Democrazia -La Rete”, che incontrò una sconfitta politica e determinò la dispersione del suo patrimonio culturale innovativo.
3.   A. §2
Il Comune e le Istituzioni successive dovrebbero informarsi ad un sistema sociale e rappresentativo “aperto” (v. Popper), operante con un atteggiamento critico e di controllo dei governanti. Tale sistema è probabilmente l’unico che riesca a garantirsi da una società “chiusa”, informata a comportamenti collettivistici tribali e retta da governanti, sicuramente eletti secondo la volontà generale, ma illiberali.
Inoltre non sempre le microstrutture sociali o corporative sono capaci di esercitare un indirizzo e un controllo per la prossimità, la similarità, la complementarietà degli interessi, quando non degli stessi componenti. Troppo spesso le microstrutture che formano la “società civile” si limitano ad ottenere privilegi, a difendere i propri interessi materiali ed economici o, semplicemente, a garantire la propria sussistenza.
Quindi, secondo me, è necessario sviluppare un sistema di interazione e partecipazione aperto e soggetto a controllo.

4.                                                                                                                        B.
“Il nuovo spazio pubblico della democrazia §1 
E’ fondamentale una nuova legge elettorale, sulla cui stesura si affanna l’ingegneria costituzionale e la cui materia é molto ardua e tecnica.
Comunque vedrei positivamente una democrazia rappresentativa che distingua nettamente il potere legislativo e di controllo da quello esecutivo a garanzia delle rispettive competenze e della loro efficienza. Tale distinzione potrebbe essere sancita da una doppia elezione, magari sincrona.
Il Governo potrebbe essere eletto con sistema maggioritario moderato a garanzia della sua efficienza.
Il Parlamento bicamerale dovrebbe invece “fotografare” la situazione reale del Paese e quindi rispettare il criterio proporzionale (con eventuali lievi correzioni), perché siano rappresentati e compiuti i bisogni, gli interessi e le volontà dei cittadini tutti.
Credo sia importante anche evitare un doppione delle Camere come avviene oggi; il secondo livello (Senato) potrebbe rappresentare una Camera delle Regioni con un’attenzione soprattutto all’ambiente, all’amministrazione, alla composizione sociale del territorio, alla cultura … 
Questa distinzione funzionale delle Camere consentirebbe al primo livello (Camera dei Deputati) una maggior efficienza nel deliberare su principi generali (Esteri, Sanità, Trasporti, Istruzione, Difesa …) e al secondo livello (Senato) un’attenzione maggiore al coordinamento del territorio non solo a livello nazionale-statuale ma anche al ruolo delle Regioni nell’ambito europeo e mediterraneo  (costituzione di “Euregio”, “Regioni Mediterranee”, riprendendo un filone politico che è stato  bruscamente interrotto negli anni ’90).
Il rapporto diretto tra i rappresentanti e la comunità, dovrebbe essere regolato da incontri periodici obbligatori per evitare che l’atto elettivo sia anche l’unico atto politico compiuto dai cittadini (ora, ahimè, anche coatto), ma divenga il fine di un percorso comune e continuo. A questo proposito molto bene i §§ finali!

5                                                                                                                      C.
“Forme e pratiche di una nuova aggregazione”  §6
Molto positivo il giudizio sull’antinomia Inclusione/Connessione!
6.    §7
E’ importante che le cosiddette selezioni “primarie” siano garantite da un sistema certo e definito che garantisca una consultazione elettorale vera e propria (liste degli elettori, verifica degli stessi, numero significativo, etc.).

7.                                                                                                                        D.
“Comportamenti e passioni”   §1
La “cultura della pace” non è e non può essere solo una passione e un comportamento individuale. Essa è il fondamento del vivere civile e del costituirsi della società e come tale necessita di un’elaborazione teorica, di Istituzioni, di comportamenti che travalicano di gran lunga il concetto di “assenza di guerra” e di automatica derivazione dal suo non esserci. La mancanza di un adeguato sistema culturale e scientifico in questa materia è stato uno degli obiettivi mancati dell’”Associazione per la Pace”, operante un decennio fa.
Il ruolo della pace entra a pieno diritto nelle finalità che Stefano Rodotà descrive nel suo articolo “Europa dei diritti” ( “la Repubblica” -Sabato 12 maggio 2012 , pag. 33) e comporta una serie obiettivi che il nuovo soggetto politico dovrebbe proporsi come fondanti (ruolo dell’ O.N.U., disimpegno dalla N.A.T.O., formazione di forze armate trasnazionali a livello almeno europeo, etc.).
Fabio Persig                                       (continua  4 – precedenti puntate 5, 10, 11 maggio)

14 Maggio 2012Permalink

13 maggio 2012 – Non solo ALBA

Per il piacere di contribuire (anche se probabilmente per un limitatissimo numero di persone) alla diffusione dell’informazione che procede con poco più che virtuali tam tam ricopio un documento che mi è stato inviato e su cui potrete avere maggiori informazioni andando al sito www.economiademocratica.it, dove troverete anche l’elenco completo dei proponenti e dei (finora) aderenti.  

I COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE … invitano i cittadini ad associarsi per un movimento di “ECONOMIA DEMOCRATICA”. 

Dopo un confuso periodo di turbolenza dominato dalla figura di Berlusconi, si è reso manifesto in Italia il vero problema che mette a repentaglio il futuro del Paese e la sicurezza dei cittadini: il sopravvento dell’economia sulla politica che rende tutti indifesi e prosciuga gli spazi della democrazia.

Questo processo che in forza della globalizzazione investe tutto il mondo, in Italia è già molto avanzato. Lo si vede dalla condizione cui è stato ridotto il lavoro, espropriato alle persone, negato ai giovani e non più messo a fondamento della Repubblica; lo si vede dal trasferimento della sovranità dal popolo ai Mercati; nella sottrazione allo Stato di ogni facoltà e strumento di intervento nella vita economica; nello svuotamento del principio di rappresentanza e delle vie per la partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica nazionale; nell’abbandono della concertazione con le parti sociali e nella rinunzia a promuovere la coesione sociale; nella crisi dello Stato di diritto per il venir meno di uno spazio pubblico capace di dettare le regole al sistema delle imprese e all’economia privata; nella pretesa oggettività e neutralità delle decisioni tecnocratiche; nello smarrimento e anzi nel rovesciamento degli ideali di solidarietà e giustizia che diedero luogo alla costruzione dell’Europa.

La causa di tutto ciò sta nella rottura del rapporto vitale tra economia e democrazia, sul quale si è costruita gran parte della storia moderna dell’Occidente. Questa storia è risultata infatti dall’incontro di due movimenti: un impetuoso sviluppo dell’economia, nelle sue diverse forme di economia capitalistica, socialista o keynesiana, e un impetuoso sviluppo della democrazia, sia nella sua dimensione procedurale che nei suoi contenuti sostanziali. Il momento di massima convergenza e unità tra lo sviluppo dell’economia e quello della democrazia si è avuto, dopo la vittoria sul nazifascismo e la tragedia della guerra, nel costituzionalismo interno e internazionale e, in Italia, nella Costituzione del 1948, che prescriveva di fare della comunità politica il regno dell’eguaglianza, della persona il tempio della libertà e dignità umana, e della Repubblica il potere legittimo avente il compito di rendere effettivi i diritti e di rimuovere gli ostacoli anche di ordine economico e sociale che ne impediscono di fatto l’esercizio.

Oggi questa integrazione tra economia e democrazia si è rotta, e nello stesso tempo e non per caso si è arrestato lo sviluppo sia dell’una sia dell’altra. L’economia non solo si è isolata e affrancata dalla regola democratica ma, a cominciare dall’ordinamento europeo, si è sovraimposta. alla società e alla politica.

È giunto in tal modo a un punto culminante un processo per cui a un capitalismo che pretendeva di farsi legge a se stesso e all’intera società, il legislatore, e perciò la politica, ha risposto attribuendogli ogni potere e permettendogli di stare “nell’ordinamento giuridico solo per servirsene, ma non per assoggettarvisi” come già denunciava nel 1951 Giuseppe Dossetti in un ben noto dibattito col prof. Carnelutti. È sulla scia di questo indirizzo che negli anni 70-80 del Novecento irruppero sulla scena le politiche reaganiane e tatcheriane, che presero poi piede anche all’Est dopo la rimozione del muro di Berlino e contagiarono le stesse sinistre dell’Ovest, dal Labour Party di Tony Blair ai partiti ex comunisti europei. Ne è derivata la rinunzia ad ogni controllo sui movimenti dei capitali, l’immunità fiscale per le grandi ricchezze, la riduzione dei diritti del lavoro e del lavoro stesso visti solo come costi e limiti alla competitività e ai profitti d’impresa, il primato attribuito ai mercati sopra e contro i compiti che la Costituzione attribuisce alla “Repubblica”.

Questa supremazia di un’economia fine a se stessa e ignara della democrazia rischia di essere la nuova condizione del mondo e anzi viene presentata come l’unica civiltà possibile, l’unico ordine conforme a natura a cui non sarebbe lecito resistere e la cui ideologia anzi bisognerebbe essere educati ad abbracciare e a professare come l’unica vera.

Per avere un luogo da cui fare la propria parte per rispondere a questa sfida, i Comitati Dossetti per la Costituzione, l’Associazione per la Democrazia Costituzionale, Altrapagina, l’Associazione Pace e Diritti e altri gruppi e associazioni che si stanno consultando, promuovono un’aggregazione di cittadini intesa a rivendicare il criterio della democrazia costituzionale come vaglio della legittimità delle diverse espressioni della vita economica e ad animare un movimento organizzato di “Economia democratica”.

Economia Democratica intende operare per far prevalere un’altra concezione e pratica dell’economia, in un indissolubile nesso con la democrazia; e ciò senza ignorare il conflitto, alieno tuttavia dalla violenza e ordinato alla giustizia e alla pace; senza nascondere, nella indistinzione di un generico economicismo, lo scarto tra ricchi e poveri, forti e deboli, liberi e oppressi; senza liquidare, come “novecentesca”, la lotta operaia, sapendo vedere le angosce e i volti degli esuberi e degli esclusi e restituendo alla politica il compito di difendere la parte debole nei rapporti economici assegnatole dall’art.3 cpv. della nostra Costituzione.

In questa direzione il movimento di “Economia democratica” cercherà di agire sia promuovendo una comunicazione di saperi, sia attraverso attività di ricerca, di formazione, di studio e di proposta anche legislativa, sia attraverso confronti e dialoghi con i partiti e le formazioni sociali, sia attraverso pubblicazioni, assemblee, web e lotte politiche e sociali, tanto nel raggio nazionale che in quello europeo. Si tratta di riprendere e sviluppare il processo costituzionale italiano, dando nuovo impulso a una produzione di ricchezza che una Costituzione stabile nei suoi fondamenti e dinamica nei suoi svolgimenti può regolare in forme sempre più avanzate, sulla base del primato dei diritti fondamentali dei cittadini rispetto ai poteri economici e finanziari dei mercati; occorre portare il complesso delle istituzioni, dei trattati e della legislazione europea alla coerenza con i principi e i diritti sanciti dalle Costituzioni nazionali dei Paesi membri e dalle Carte, dalle Convenzioni e dai grandi Patti internazionali sui diritti che si tratta oggi non soltanto di attuare ma anche di arricchire e di sviluppare.

La lotta per un’economia democratica non riguarda solo gli economisti né è ristretta alla sfera economica, ma coinvolge tutte le competenze e riguarda la figura stessa della società: allo stesso modo in cui, nella fase creativa della vita della Repubblica, la chiusura dei manicomi voluta da “Psichiatria democratica”, l’integrazione dei bambini disabili nelle scuole ottenuta da “Genitori democratici” e “Insegnanti democratici”, l’attuazione dei principi costituzionali nella giurisdizione perseguita da “Magistratura democratica” e simili, non riguardavano specialisti e interessi di settore, ma perseguivano beni e valori comuni e hanno cambiato la società tutta intera.

Le novità intervenute in Francia dimostrano che la politica può riprendere il suo altissimo ruolo, e che non sono un destino la povertà, la disoccupazione, la precarietà, la diseguaglianza, la perdita dei diritti e dei valori della vita pubblica.

Si può aderire a “Economia democratica” iscrivendosi alla “Associazione per un Movimento per un’economia democratica e costituzionale”, con sede in Roma, c/o Centro per la Riforma dello Stato, via Palermo 12, 00184; il recapito telefonico (c/o Focus-Diritti sociali) è 064464742, in funzione dalle 9 alle 19 dal lunedì al venerdì. Ci si può iscrivere versando una quota annua associativa di euro 50 o una quota di sostegno. Gli studenti, i disoccupati e i diversamente indigenti potranno versare una quota minore, o inviare una promessa di pagamento, non esigibile dall’Associazione. L’iscrizione al Movimento è compatibile con qualsiasi attività e l’appartenenza ad associazioni o partiti.

Quando il Movimento avrà raggiunto una prima soglia di 500 iscritti, sarà convocata la prima Assemblea di Economia Democratica, nella quale saranno discusse analisi e prospettive del movimento, sarà discusso e approvato lo Statuto, saranno eletti i destinati alle cariche sociali. Saranno anche costituiti un Comitato di studiosi comprendente economisti, giuristi e altri esperti, e un Comitato di collegamento per i rapporti e le iniziative comuni da promuovere con gruppi, associazioni, sindacati, partiti e simili. Potrà così partire, speriamo in breve tempo, la vera e propria attività culturale e politica del movimento.

11 maggio 2012

13 Maggio 2012Permalink

11 maggio 2012 – ALBA 3

 L’amico Ugo Pierri di Trieste mi ha inviato questo suo lavoro che considero un regalo e colloco nella serie di ALBA perché Ugo fa parte del gruppo di corrispondenti da cui è nata l’idea di questi commenti.
Mille e non più mille

  A me suggerisce una sintesi della storica connessione fra religione e potere (o che altro vogliono dire tonaca e tiara?) e denaro (il ghirigoro appeso al braccio del personaggio non richiama forse un dollaro?).
Se sapessi inserire musiche ci metterei (copyright permettendo) money, money cantato da Judy Garland.

11 Maggio 2012Permalink

10 maggio 2012 – ALBA 2

Uno spazio per dire

Il 5 maggio, nel mio primo intervento a proposito di ALBA (come si deve scrivere Maiuscolo? Minuscolo? Con un punto fra le singole lettere per sottolinearne la natura di acronimo?), intervento sollecitato dall’amico che mi aveva scritto ‘parliamone’, avevo pensato al mio blog come luogo appunto per parlarne e poi, ripensando e rileggendo, ho per l’ennesima volta pensato a quanto scrivere sia –comunque vada- importante per me.
Uno stimolo in più me lo ha dato il Senato che ha riconosciuto gli  arresti domiciliari per il sen. De Gregorio. Il sullodato – ora PdL, già IdV –  è quel tale che, con un raggiro, fece in modo che la sen Menapace non avesse la presidenza della commissione difesa. Allora, mentre mi rammaricavo che né il partito di Lidia (Rc), né l’allora partito del De Gregorio (IdV), né i movimenti di donne in cui Lidia si era tanto spesa si fossero impegnati per garantire gli accordi già presi (sembra che le vecchie Signore non omologate facciano paura a tutti) inviai un biglietto di solidarietà a Lidia. Ci fosse stato un luogo in cui dire tentando di provocare se non una modifica della situazione una piccola insorgenza di consapevolezza di cui far uso alle successive elezioni!
Chissà se ALBA saprà assumere una simile funzione raccogliendo critiche, considerazioni, pensieri da condividere!

Il comune è una ‘cosa grande’. 

Riprendo un passo del documento fondativo.
Bisogna innescare un processo opposto che destituisca, decostruisca, ceda, decentri, abbassi, distribuisca, diffonda il potere. Bisogna riaffermare la validità della dimensione territoriale locale (ma non’ localistica’), espandendo tutti quegli spazi in cui il governo e il cittadino sono vicini l’uno all’altro. Il comune è uno di questi. Carlo Cattaneo, una delle più belle ed inascoltate voci del nostro Risorgimento, nel 1864 descrisse il comune come ‘la nazione nel più intimo asilo della sua libertà’. E aggiunse, con un pizzico di amarezza: ‘pare che fuori di codesto modo di governo la nostra nazione non sappia operare cose grandi’. Ridare spazio e poteri ai comuni, e metterli in contatto tra di loro sarebbe già in sé una ‘cosa grande’. <…>
Non basta. Il comune è un’istituzione costituzionale, non un’aggregazione di una certa tendenza politica. Un soggetto politico nuovo dovrebbe impegnarsi su tanti terreni, sia dentro le istituzioni che fuori, cercando sempre di coniugare fra di loro livelli diversi della democrazia: quella rappresentativa, quella partecipativa e quella di prossimità. In prima istanza esso dovrebbe interagire con le forze e movimenti della società civile. Essi agiscono per una grande varietà di motivi …”
Concordo pienamente ma, impegnandomi da anni su un problema specifico devo concludere che i sindaci, nella migliore delle ipotesi, sono inconsapevoli della dignità del proprio ruolo, se il loro ruolo è quello cui il documento di ALBA fa riferimento. 

Sindaci che non sanno chi sono e cosa rappresentano 

Da anni cerco di dire che la legge, che afferma essere necessario per registrare gli atti ci stato civile il possesso si un permesso di soggiorno, è un’infamia razzista (per chi voglia notizie su questo non propongo riassunti. Usando i tag anagrafe, nascita, matrimonio … nel mio blog troverà molta informazione).
Qui mi limito a due domande:
La prima è relativa ai matrimoni. Nell’estate del 2012 la Corte Costituzionale ha modificato il codice civile, stravolto due anni prima dal cd pacchetto sicurezza, ripristinando la norma per cui per registrare il proprio matrimonio non è necessario esibire il permesso di soggiorno. Hanno consapevolezza i sindaci di quanti matrimoni hanno negato dal 2009 al 2011, calpestando un diritto fondamentale ora rispettato solo per il coraggio di due coppie che hanno sporto denuncia?
La seconda è relativa alle nascite. Appena approvato il pacchetto sicurezza lo stesso Maroni – allora ministro dell’interno – ha predisposto l’emanazione di una circolare che nega la legge e quindi (ragionevole paura permettendo) ha reso possibile la registrazione anagrafica dei neonati.
E’ sufficiente una circolare per sindaci che non siano piccoli, miserevolmente diligenti burocrati, stretti fra l’ignoranza e la paura che la cultura razzista dilagante sottragga loro il consenso quando abbiano il coraggio di registrare il riconoscimento di un figlio da parte di un padre che tanto voglia (la madre quando partorisce ha una qualche protezione derivante dal segreto sanitario)?

E simili soggetti soddisfano la società civile? (ma sulla società -in-civile tornerò perché per me è un punto particolarmente dolente)

Un documento su cui riflettere

Pochi giorni fa si è ucciso un consigliere regionale bolognese che nel 2010 aveva rinunciato a concorrere alle elezioni primarie per la carica di sindaco per malattia.
Poco tempo prima, accettando con profonda convinzione di partecipare, aveva scritto:
Voglio riprendere un cammino con voi: quello dell’orgoglio di Bologna. E di tutta la comunità che in questa città vive e risiede, nessuno escluso. Insieme, con la massima trasparenza e collaborazione, proveremo a costruire la Bologna della buona occupazione e del buon vivere, della buona mobilità e della buona aria, la città della buona convivenza, dell’integrazione, delle pari opportunità, della giustizia sociale e della bellezza. Una città metropolitana solidale, accogliente e sicura. … Forse, infatti, la mia campagna elettorale potrà deludere qualcuno, perché sarà priva di offese e di parole gridate. A partire da queste primarie, dove corro per vincere, pur avendo una convinzione ben salda: se, come è già successo in precedenza, arrivassi secondo, non chiederò nulla. Anzi, lavorerò al fianco del vincitore, se possibile ancor più motivato”.
Quanti dei sindaci (e sindachesse) che non riescono a sentirsi offesi da una legge che nega una loro funzione primaria-  quella di farsi carico di chi nasce e vive sul loro territorio – potrebbero ripetere parole come quelle che ho voluto scrivere?
                                                             (continua 2 – precedente puntata 5 maggio)

10 Maggio 2012Permalink

7 maggio 2012 – Se non ora quando

Il comitato promotore di ‘se non ora quando’ ha diffuso una petizione che si può firmare (io l’ho già fatto) andando a http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2012N24060
Per comodità di chi legge ne riporto il testo.

Mai più complici
Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà.
E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà.
Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.
Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne
 

Una lettera da Bologna
Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera dall’amica Giancarla Codrignani, una donna che non solo nel suo lavoro di senatrice (lo è stata molti anni fa) ma anche oggi nel suo impegno culturale ha saputo dare un senso all’espressione ‘il personale è politico’.

Care amiche,
qualcuna di voi che mi vuole bene, mi chiede come mai è molto tempo che non scrivo. Forse perché sono arrabbiata. Anzi, preoccupata. Preoccupata per i problemi di tutti, uomini e donne; ma non (solo) per le conseguenze della crisi. Preoccupata perché, nonostante tutti ormai abbiano la licenza media, restiamo analfabeti politicamente. E perché ci sembra strano che si possa dire questo, soprattutto in una regione come la nostra, dove di tutto si può essere stati carenti, tranne che di politica. Peccato che si tratti di politica dell’altro secolo, che in questo caso vuole dire dell’altro millennio: mi sembra di sognare quando sento qualcuno/a fare confronti con la Francia, come se fosse pensabile ignorare l’abisso del 120 % di debito sul Pil. Ancora di più resto stupita quando persone giovani (anche meno giovani) e perfino sinceramente democratiche non percepiscono che un Beppe Grillo – a prescindere dal linguaggio che loro correttamente di solito non usano – di vere proposte ha fatto solo quelle di negare la cittadinanza agli stranieri nati in Italia, uscire dall’euro, non pagare le tasse, preferire la mafia ai partiti. Siamo sempre a correr dietro ai pifferai? con “questa” crisi incombente?

Intanto, siccome le donne vengono ammazzate da chi dice di amarle o ha con loro una relazione “proprietaria” al ritmo di una ogni tre giorni, più quelle di cui non si sa (questo il dato 2011, ormai sembra in via di superamento), vediamo chi dei maschi (politici soprattutto) sta firmando l’appello di “Se non Ora Quando”. Personalmente continuo a pensare che sarebbe interessante se, con una legge di iniziativa popolare (di per sé improduttiva), tornassimo a riempire tutto il paese di tavolini e dibattiti. Temo molto che i problemi della crisi riporteranno presto il silenzio sul nostro appello.

Però oggi non voglio accrescere la depressione collettiva. C’è una bella cosa da segnalare sulla stampa odierna. A Bagdad è andata in scena, con grande successo, una Giulietta e Romeo da brivido: lei è sunnita e lui sciita (o viceversa, poco importa), si amano contro la volontà della politica religiosa e la morte che li condanna avrà il volto del kamikaze. Davvero dà i brividi, sapendo come è la situazione internazionale. Ma questo dimostra che cosa può fare la cultura che vuole creare cittadinanza civile e pace anziché divisione e guerra. Vale per la politica in Iraq, ma anche in Europa e in Italia. Speriamo?

E la mia risposta
Cara Giancarla,
è inutile che ti scriva il mio consenso (tanto più che ho già firmato la petizione).
Permettimi qualche considerazione solo sui banchetti che tu –giustamente- auspichi.
Voglio auspicarli anch’io ma mi chiedo: che ci faremmo? cosa diremmo?
Pietà per le vittime … non basta per quanto ci si voglia soffermare sulla differenza di genere che le rende tali. Quando però ci si irrigidisca nei pregiudizi, con cui spesso si identificano le differenze che sappiamo esserci all’interno di quella fondante dell’essere donna, nemmeno la pietà può farsi universale sentire.
E la percezione di quelle differenze – colte senza simpatia, persino senza curiosità – impedisce spesso a un moto di pietà di farsi “solidarietà politica”, come dice l’art. 2 Costituzione della Repubblica.
Già politica perché la solidarietà che con quella parola la Costituzione ci chiede non si indentifica con il chinarsi pietosamente su chi soffre ma si incarna nel ‘patire con’ che è il senso spesso dimenticato della parola compassione.
Non cediamo all’alibi del guardare alle altre come a un ‘furi di noi’. Nel guardare al patire delle altre e degli altri celebriamo spesso la nostra deriva, la nostra umiliazione di cittadine e cittadini.
Gli ostacoli che si frappongono al godimento dei diritti che a tutte (e a tutti naturalmente) appartengono si trovano (è ancora la Costituzione che ce lo ricorda all’art.3) nella distorta percezione delle distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Che ci sia una conclamata distinzione di sesso ce lo dice l’impietosa situazione che anche tu hai ricordato, ma a questa aggiungiamo pure le distinzioni di razza (che si intreccia e si identifica con le condizioni personali e sociali che fanno la differenza per chi viene da altri paesi, senza dimenticare le connotazioni specifiche delle nuove povertà anche per le donne italiane), di religione, per cui l’islam è spesso identificato in blocco come fattore di irrimediabile violenza che, generalizzando, si imputa a tutti coloro che questa religione praticano e che vorrebbe quindi le donne mussulmane vittime della loro scelta di fede … procedendo con tutta una serie di alibi che declinano –con furbesca opportunistica pignoleria – i tanti aspetti che un tempo si riassumevano nella semplificatoria volgarità del ‘delitto d’onore’.
Non mi soffermo su altre questioni che tu poni ed è inutile che io ripeta.
Mi limito alle poche considerazioni di cui ti ho scritto, cercando di resistere al desiderio di lasciar perdere nella crescente tristezza che mi prende guardandomi attorno e ascoltando le atrocità dei vari luoghi comuni, così carichi di riconosciuto e condiviso buon senso da provocarti il desiderio di un rifugio dove la sterile rigidità di quel ‘buon senso’ che la tradizione sacralizza non abbia diritto d’ingresso.

7 Maggio 2012Permalink

5 maggio 2012 – ALBA 1

Premessa
Qualche giorno fa un amico mi ha segnalato la nascita di un ‘nuovo soggetto politico’, cui – in un secondo momento – è stato dato il nome di Alba (acronimo di Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente).
Ha proposto, a me e ad altri, di ‘parlarne’ e, poiché viviamo in località diverse, avevo pensato a un giro di posta collegato da indirizzi collettivi, E poi mi sono detta che era finalmente il caso di sfruttare il mio blog (che non è facebook e ci tengo…).
Quindi proporrò i miei commenti un po’ alla volta: non sono in grado di scrivere un documento – forse in parte alternativo, forse in parte no- che si proponga come tale.
Quindi scriverò commenti via via che ci penserò e ne avrò il tempo, sperando di essere stimolata dai commenti di altri interlocutori che, se vogliono, possono esprimersi in calce a ogni mio articolo o scrivermi con l’autorizzazione a pubblicare la loro lettera con nome o pseudonimo a loro scelta.
Se nessuno mi scriverà … ci sono abituata e ho deciso di costruirmi una personale memoria, in implacabile attesa di quella perdita di memoria che è uno dei doni della vecchiaia (penso a una situazione stile rinascita quotidiana, non ‘dove ho messo gli occhiali?”). Per creare un filo conduttore userò sempre la categoria ‘cronache’, numererò gli articoli (che iniziano con ALBA 1) e in calce ad ogni articolo metterò la data del precedente.
Per chi voglia leggere il documento istitutivo di ‘alba’ ne segnalo l’indirizzo, precisando che si può raggiungere anche da qui /http://www.soggettopoliticonuovo.it/

Ma cos’è un soggetto politico?
Il soggetto – che si rivolge a chi ne legga il documento propositivo e vi si ritrovi o lo consideri meritevole di considerazioni critiche – sono evidentemente i firmatari, uniti dai contenuti del documento stesso che, fortunatamente, non è una congerie di slogan da sfogatoio (termine che condivido e che si trova nel testo con cui Alba si presenta).
Ma – se ciò che viene richiesto fosse l’adesione che può esprimersi tramite la firma- allungheremmo di molto l’elenco già corposo senza minimamente uscire da un corto circuito del tipo ‘io dico a te ciò che hai detto a me’.
Se invece il soggetto si proponesse come nuovo partito (leggero nella sua formazione, attento alle esigenze e alle proposte della sua base filtrate attraverso un programma chiaro e condiviso ecc. ecc.) verrebbe penalizzato da un qualsiasi flop elettorale (sia a livello nazionale che locale. E faccio riferimento al locale perché nel documento si usa la felice espressione, su cui tornerò, del comune come ‘espressione istituzionale’: la ritengo un punto qualificante).
Può essere quel documento – nell’immediato e prossimo futuro –un punto di riferimento perché ognuno si faccia portatore di quei contenuti per orientare le proprie scelte elettorali o per riferirsi apertamente ai partiti e ai candidati? Dove? (la carta stampata è improponibile perché non si possono moltiplicare costi e non posso pensare a un obiettivo concentrato su uno –e uno solo – degli organi di stampa esistenti.
La rete è uno mezzo sempre più diffuso, ma come farne uno strumento di riferimento ascoltato e collettivo?)
Ovunque si parli chi sarebbero i soggetti parlanti? Un elenco infinito di interventi su qualsivoglia soggetto passi per la testa di chiunque? Mi sembra inutile. Di nuovo portavoce? Non è che abbiano molto funzionato.
Inoltre – e qui ho la sensazione di arrivare a un punto preciso – da quando le liste dei candidati al parlamento e al senato sono bloccate dalle segreterie dei partiti costoro – e ancor più gli eletti – riacquistano il dono dell’udito solo al suono dell’applauso (e per meglio ascoltarlo si esprimono solo in luoghi idonei allo scopo, dove è facile isolare i dissonanti). Per il resto sembrano affetti da grave sordità e se cerchi di farti sentire senza l’uso del battito delle palme ti guardano vacui come tu fossi trasparente.
Uno potrebbe dire ‘Almeno riuscirò a farmi sentire a livello regionale e comunale dove la scelta nella scheda elettorale c’è’. E invece non c’è perché l’esempio viene dall’alto e scende a catena oltre i livelli istituzionali, fino alla società ex civile parlante (e plaudente), attenta a non infastidire i propri mecenati con la vicinanza a cattive compagnie (la convinzione di appartenere alla categoria dipende dall’esperienza. Ne ho di significative nel merito ed essendo dotata di irrimediabile senso dell’ironia non posso che trarne divertita, sarcastica disistima per i miei non-interlocutori).

E se modificassimo la legge elettorale?
Potrebbe essere un primo impegno collettivo la messa in modo si indicazioni forti per la modifica della legge elettorale? Salvo l’esigenza di trovare un modo per assicurare un efficace rapporto elettori/eligendi/eletti non ho nulla da dire e ascolto chi mi sembra competente, cercando di assicurarmene con opportune verifiche, perché l’ignoranza fa danni inenarrabili e sul piano personale oltretutto mi annoia.
Un punto di partenza potrebbe essere un impegno per la modifica della legge elettorale e la costruzione di un marchio da apporre sui candidati attendibili, salvo verifiche e revisioni costanti.
Per oggi mi fermo qui e voglio vedere cosa succede.                                        (continua)

 

5 Maggio 2012Permalink

1 maggio 2012 – Nuovo corso5

  1 maggio          –  L’origine della festa del Primo Maggio appartiene alla storia degli Usa:
                               In Europa fu ufficializzata nel 1889 (Seconda internazionale). In Italia fu
                               istituita nel 1891, soppressa nel 1925 e reistituita nel 1945.
  6 maggio 1976 – terremoto del Friuli
  9 maggio 1978 – ritrovamento del corpo di Aldo Moro; omicidio di Peppino Impastato
10 maggio 1933 – i nazisti organizzano il rogo dei libri
12 maggio 1974 – referendum sul divorzio
17 maggio 1961 – inizia l’embrago USA contro Cuba
17 maggio 1972 – viene assassinato il commissario Calabresi
23 maggio 1992 – strage di Capaci
24 maggio 1915 – l’Italia entra nella prima guerra mondiale
29 maggio 2005 – Referendum in Francia. Bocciata la Costituzione europea.

 

1 Maggio 2012Permalink