18 novembre 2018 Moni Ovadia incontra Liliana Segre

 L’indecenza della moderazione  (parola il cui significato appartiene a una specie di neolingua vile)

Vorrei che questa intervista, la più straordinaria fra quelle di Liliana Segre che ho ascoltato e che continuerò ad ascoltare per quanto facciano male, arrivasse anche a chi ha deciso che, per avere consenso politico, si debba essere moderati.
Moderati una parola che da neutra per me è diventata indecente.
Moderati è la progettualità del non vedere, del non sentire per sostenere la scelta di vivere nel tepore dell’ignoranza millantata per semplicità, ostentata come diritto di parlare senza essere infastiditi dal proporsi di una conoscenza critica.
E’ un atteggiamento antico che potrebbe entrare anche nelle parole da dirsi in chiesa – un luogo che fra poco più di un mese sarà affollato perché così è il Natale della tradizione – quando non si volesse affogare tutto nella melensaggine dei buoni sentimenti: “Non sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi perché non vedano, e il cuore perché non comprendano”. (Is 44, 18)

Dalle leggi razziali al lager
Un elemento fondamentale che Moni Ovadia riesce a far dire a Liliana Segre è la continuità dalle leggi razziali – l’inizio necessario – alla deportazione.
Io non so quale sarà il punto d’arrivo dell’inizio che sto osservando: frammenti di razzismo declinato attraverso episodi che però convergono in norme fino alla legge, che valuto un banco di prova della praticabilità di ogni orrore. Quando ci sono adulti, tranquilli nelle loro case (come ci aveva ricordato Primo Levi) che si uniscono per dire a un neonato “Tu non esisti”, tu non esisti perché ai tuoi genitori manca un pezzo di carta che si chiama permesso di soggiorno, allora tutto è possibile.
E non dimentico che quella legge, voluta nel 2009 dall’allora ministro Maroni, ha resistito per tutto il tempo dei governi Berlusconi quarto, che ne ha promosso l’approvazione, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni oggi patrimonio del governo Conte (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g).
In un primo tempo fu ignorata, poi ha aperto le porte alla costruzione di un lungo sentiero che porterà a qualche cosa che non so pensare ma a qualche cosa di definitivamente orribile.
Sarà il male – quale che sia il modo della sua espressione – come collante di una società che sopravvive unita dall’odio, dalla malvagità che si fa sempre più operativa.
Chi ascolti quella intervista penso avrà un brivido di fronte al ricordo preciso della senatrice Segre delle camice nere che aiutavano le camice brune a spingere i prigionieri dentro i carri bestiame che li avrebbero portati ad Auschwitz.

I leader e gli schiavi, due facce della stessa medaglia
La camicia può cambiare colore certo, se quella nera non risulta più utile al lavoro in corso o il tessuto nero non si vende più, la meta può essere altro da un campo di concentramento. Quel che è certo che il sentiero è in costruzione e chi vi lavora deve essere così schiavo della paura indotta dall’affidarsi fiducioso a un leader.
Con abile prudenza (ed è un elemento che in altre interviste Segre ben sottolinea) l’insegnamento della storia viene annullato, scompare per aiutare la costruzione di un presente senza confronti che si rinnova ogni giorno sui resti di chi si è voluto non ci sia più.

https://www.youtube.com/watch?v=VmbtjQZQ1aE

18 Novembre 2018Permalink

17 novembre 2018 Un episodio che leggo su facebook mi spinge a riprendere parola

Leggo su facebook che cinque anni fa l’avv. A. K. durante un processo fu appellato da un collega come ‘ebreo querelante’. Dopo cinque anni il Tribunale ha deciso che il comportamento di quel collega fu lecito.
Al di là del caso, la cui notizia circola su facebook, ripresa da molti e anche da me come segno di solidarietà, ciò che mi preoccupa – oltre il fatto specifico -è il clima in cui quella sentenza è caduta.
L’uso della parola ‘ebreo’ per rivolgersi a una persona ha suscitato comprensibile fastidio semplicemente per il fatto di essere usata in un modo che mi sembra di capire arrogante e percepito come carico di intenti denigratori.
Era necessaria? nessuno che mi saluti si sognerebbe di dirmi ‘buon giorno signora bianca’ o ‘buongiorno signora italiana’.
Perché quella parola è stata usata? In quale clima è caduta?

Il richiamo a un’origine con particolari caratteri culturali o somatici che la distinguano sta assumendo caratteristiche denigratorie e pericolose. E io ho paura.
I negozi spesso mettono cartelli del tipo: prodotti provenienti dall’Italia, alimenti esenti da glutine, tessuti di prodotti naturali o che so io per indicare la positività di quei prodotti, suggerendo nel contempo che altri prodotti, privi di quelle caratteristiche, abbiano un sentore di negatività.
Immaginiamo il trasferimento di quelle cose alle persone.

Durante il fascismo i negozi esponevano cartelli che ne indicavano la non appartenenza ebraica o il divieto di     ingresso ad ebrei.
Al tempo dell’aggressione alla Libia (1911) il ‘mite’ poeta Pascoli pronunciò il famoso discorso “la Grande Proletaria si è mossa”. Nazionalista e interventista affermava che l’espansione coloniale costituiva per l’Italia l’opportunità di mostrare alle altre nazioni il proprio valore e la capacità di saper proteggere i propri figli non più costretti a una emigrazione necessaria per salvarli dalla fame ma, essendosi mossa la grande proletaria «ha trovato luogo per loro: una vasta regione bagnata dal nostro mare, verso la quale guardano, come sentinelle avanzate, piccole isole nostre; verso la quale si protende impaziente la nostra isola grande; una vasta regione che già per opera dei nostri progenitori fu abbondevole d’acque e di messi, e verdeggiante d’alberi e giardini; e ora, da un pezzo, per l’inerzia di popolazioni nomadi e neghittose, è per gran parte un deserto».
Dall’Italia alla Libia … e se invertissimo la direzione del movimento?
E, a proposito di guerre coloniali, arriviamo alla aggressione all’Etiopia (1935) di cui solo molto tardi furono rivelati gli orrori a un’Italia distratta.
Credo che sarebbe opportuno fare attenzione a quanto fu fatto per trasformare la guerra coloniale in un fatto positivo, quasi privo di violenza. Un esempio interessante: la canzone (ancora ben nota) “faccetta nera”.
Ho recuperato l’immagine di una cartolina che veniva inviata dai ‘conquistatori’ alle famiglie a casa. Ho scoperto che queste cartoline sono ancora in vendita come oggetti da collezione. Solo per il pregevole disegno o il messaggio che contengono o anche per altro?
Non mancò la propaganda riservata ai bambini, moderata da indicazioni benefiche, dove la beneficenza indica un rapporto univoco dall’alto in basso, estraneo alla possibilità di costruire rapporti umanamente reciproci.
Mi accorgo che ho usato il termine ‘moderare’ che spesso mi viene indicato per stimolare un mio miglior comportamento almeno verbale da chi ritiene sia bene non disturbare chi condivide la cultura diffusa dalla Lega, direttamente o tramite adepti variamente distribuiti. E quando me lo dicono spunta la parola ‘consenso’ da assicurarsi non irritando. Però mi irrito io e continuo.
Mi spiace ma l’idea che ognuno stia al suo posto, cacciato se invade quello altrui o, se il consenso tanto suggerisce, tollerato con la concessione di una carezza – o da una insolita pratica di benvenuto – non mi va.
C’è un posto, tranquilli italici benpensanti, che nella nostra confortante inciviltà resta sempre ben fermo:  c’è chi deve nascere fantasma a norma di legge e le cui mamme e papà non potranno mai dirsi tali. Nel linguaggio della legalità non esistono, possono rifugiarsi nei buoni sentimenti molto nascosti perché quel bambino nato in Italia ma figlio di migranti irregolari, se esibito potrebbe condannarli all’espulsione .
Chiedo: quel bambino legalmente ignoto potrebbe essere sottratto ai genitori non essendoci documento che registri il rapporto di filiazione (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g)?
Cominciamo ad attrezzarci per un Natale nuova maniera assicurando i fedeli turbati dalle indicazioni della cultura che si va affermando che Gesù aveva un nome legale, glielo aveva assicurato suo padre Giuseppe se , prima di rifugiarsi in Egitto, aveva fatto in tempo a registrarlo come dovuto.
Se non ne aveva avuto il tempo la sua omissione rientra in una sicura prescrizione o no?

17 Novembre 2018Permalink

15 novembre 2018 _ Giovanni Franzoni _ Un ricordo

Trovo su “Nev.it – Agenzia stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia” la cui newsletter ricevo regolarmente.
Ricopio la breve relazione di una tavola rotonda che ricorda Giovanni Franzoni, una persona straordinaria che ha vissuto con coerenza la sua vita, non si è sottratto alle domande che la conoscenza della realtà e la coerenza nella fede gli ponevano.
Ho conosciuto Giovanni in anni in cui il clima di speranza condivisa assicurava speranza e gioia che oggi mi sembrano impossibili. Di seguito riporto l’articolo di Adista che ricorda alcuni avvenimenti di cui voglio assicurarmi il ricordo..

12 novembre 2018 _ Franzoni, l’ecumenismo e le chiese ‘approssimative’

Il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Luca Maria Negro, ha partecipato alla Tavola rotonda per ricordare Giovanni Franzoni

Roma (NEV), 12 novembre 2018 – Si è tenuto il 9 e 10 novembre il convegno “Storia e Profezia: L’eredità di Giovanni Franzoni. La Comunità cristiana di base di San Paolo fa memoria di Giovanni Franzoni nel suo novantesimo compleanno”.
Fra le diverse iniziative, una tavola rotonda presso la sala teatro dell’Abbazia di san Paolo fuori le Mura a cui ha partecipato il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI).

“Giovanni Franzoni è stato sicuramente un maestro – ha esordito Negro nel suo intervento –. Ho avuto il privilegio di lavorare al suo fianco prima come giovane redattore di Com Nuovi Tempi, e poi come direttore di Confronti. Maestro di giornalismo e maestro di eresia; e poi fratello maggiore nella fede, che mi ha insegnato soprattutto a interrogarmi sempre in profondità, a non accontentarmi di formule scontate, di stereotipi. Mi è stato chiesto di parlare dell’ecumenismo di Giovanni, cosa che non è facile perché Franzoni ha scritto poco di ecumenismo e si è preoccupato poco di teorizzarlo, ma lo viveva, specialmente a partire da quell’ esperienza di ecumenismo pratico che è stata appunto la rivista Com Nuovi Tempi”.
Negro ha poi proseguito citando un articolo di Confronti del 1991, intitolato “Per una chiesa approssimativa”, in cui Franzoni rifletteva sul rapporto tra le comunità di base e il protestantesimo, a partire da un suo intervento svoltosi pochi giorni prima all’Assemblea della FCEI a Santa Severa. Nella nota Franzoni proponeva una nuova classificazione delle chiese soggetto di ecumenismo distinguendo tra chiese dogmatiche, chiese tautologiche e chiese ‘approssimative’. “Secondo Giovanni, a fare dell’ecumenismo reale – ha detto Negro – possono starci solo le frange ‘eretiche’ delle chiese, perché mettono l’approssimarsi al mistero della salvezza manifestatosi nell’Evangelo al di sopra dell’autoriproduzione o della conservazione delle chiese stesse. Le comunità di base e le chiese protestanti, nella linea di questa chiesa ‘approssimativa’, potrebbero e dovrebbero fare qualcosa di più insieme. Lui sognava un specie di federazione, o meglio, lui sognava che le nostre piccole chiese accogliessero in sé le comunità di base. Ma era un sogno un po’ difficile da realizzare. Credo però che questa sua visione di una chiesa ‘approssimativa’ resti di grande attualità” ha concluso.

All’incontro hanno partecipato anche Luigi Sandri, Paolo Lojudice, Alberto Melloni, Marinella Perroni, Anna Maria Marlia. L’attore Marco Baliani ha letto dei brani del libro di Franzoni “La terra è di Dio. In sala, fra gli altri, il fondatore del Centro interconfessionale per la pace (CIPAX) Gianni Novelli e monsignor Luigi Bettazzi.  [fonte 1]

Un ricordo puntuale ricco di notizie a un anno dalla morte di Giovanni Franzoni

Tratto da: Adista Notizie n° 29 del 04/08/2018
27 luglio 2018 _ Un anno fa è morto Giovanni Franzoni. Che resta “fuori le mura” Marcello Vigli

39470 ROMA-ADISTA. La Chiesa di papa Francesco ha ri-aperto le sue porte a molti preti e laici scomodi, magari indagati dal Sant’Ufficio, talvolta con clamorose riconciliazioni. Per Giovanni Franzoni non c’è stata pacificazione. Non è certo il solo a rimanere escluso dal riconoscimenti ufficiali, come quelli tributati a Mazzolari e Milani, ma è stato escluso anche dalla silenziosa riabilitazione di preti europei e di quelli sudamericani. Nessuna svalutazione di gesti così significativi e nessun rammarico, ma l’occasione per una domanda: perché non Giovanni Franzoni?
Giovanni nonostante la giovane età era un abate, una sicura speranza per l’ordine benedettino, il prelato italiano più giovane che aveva partecipato al Vaticano II, la sua pastorale era coinvolgente e le sue dichiarazioni su questioni di pubblico interesse autorevoli.
Certo la sue scelte avevano compromesso la dignità della gerarchia, soprattutto, però, gli nuoceva la costruzione intorno a lui di una comunità che, in sintonia con le sue dichiarazioni ma in piena autonomia, esprimeva critiche alla gestione dei rapporti della Santa Sede con lo Stato, in particolare verso le operazioni finanziarie compiute dallo IOR.
In verità questa comunità, sollecitata dall’abate, andava assumendo una sua autonomia nella lettura della Bibbia e nell’esercizio della responsabilità ecclesiale riattivata dal Vaticano II, coniugando l’ascolto del Vangelo con la lettura delle situazioni politiche ed ecclesiali e con prese di posizione in senso progressista. Di particolare significato era l’opposizione al Concordato tra Stato e Chiesa, all’interno di altre scelte significative: la condanna verso la guerra in Vietnam e la solidarietà con le lotte operaie dell’autunno caldo.
In questo contesto nasce la lettera pastorale La terra è di Dio, pubblicata, provocatoriamente, nelle edizioni di Com, la struttura editoriale che lo stesso Franzoni aveva contribuito a far nascere per editare il settimanale che, con lo stesso titolo, era diventato la voce dei cristiani critici quando già la tensione con la Santa Sede era nell’aria. Questa pubblicazione fu determinante per la sua sconfessione e l’imposizione a dimettersi. A questi provvedimenti Franzoni ripose pubblicando Il mio regno non è di questo mondo, un libello edito anch’esso da Com.
Più difficile fu, per quei cristiani che si erano coinvolti con le sue scelte, costruire un percorso che testimoniasse il significato di tale coinvolgimento, perché non apparisse solo frutto di una controversia tutta interna alla Istituzione. Si aprì un dibattito sul come essere comunità cristiana in aperto confronto con la gerarchia.
Il cammino fu lungo e travagliato, ma poi la scelta fu chiara, con l’inserimento nel processo già avviato da altre esperienze simili impegnate a non ridursi a gruppi di consumo spirituale, per essere, invece, proposta di un nuovo modo di vivere la comunità cristiana.
Franzoni, intanto, in occasione del referendum sulla proposta abrogativa della legge che ha legalizzato il divorzio, diede la sua adesione alla scelta per il “no”. La sua scelta fu clamorosa perché rappresentava l’affermazione del diritto dei cattolici ad essere liberi nelle scelte politiche.
Libertà che Franzoni rivendicava, insieme ad altri cattolici, nel diritto di rinnegare anche ogni Concordato con lo Stato, anche quello stipulato con il nuovo Accordo siglato nel 1984 da Bettino Craxi. Queste sue scelte, insieme al dichiarato voto per il Pci, lo portarono successivamente alla sospensione a divinis fino alla “riduzione allo stato laicale”.
Per la ricerca di un modo diverso nell’esprimere il rapporto con il divino, determinante fu la riflessione che Franzoni andava proponendo con i suoi scritti che elaboravano una nuova teologia, e che al contempo leggevano, da cristiano, il quotidiano dell’uomo.
Per la nuova teologia, alla citata La terra è di Dio vanno aggiunte: Le cose divine. Omelie (1970-73), Il posto della fede, Farete riposare la terra, Anche il cielo è di Dio, La donna e il cerchio spezzato.
Ancora più numerosi sono gli scritti in cui esprime un modo nuovo d’intendere la società nelle sue diverse manifestazioni alla luce del Vangelo, che fosse comprensibile agli uomini di fine millennio.
Per tutto questo Franzoni è ancora fuori dal gruppo dei riabilitati: non è ancora recuperabile chi ha preteso, e continua a pretendere – senza però creare una nuova istituzione – di essere Chiesa in autonomia da quella Cattolica Apostolica Romana.
La crisi che stiamo vivendo, che non lascia ampi margini di scelta neppure nei Paesi sviluppati, rende certo ancora più lontani i tempi previsti da Gesù in cui regnerà la pace sulla Terra sempre più piccola e ancor più divisa, ma niente autorizza a tradire le sue parole istituzionalizzando l’esistente, presentandolo come la sua Chiesa. Per questo ricordare Franzoni aiuta a sperare in una Chiesa-comunità universale, mentre impone l’impegno a costruirne oggi un progetto. [fonte 2]

[fonte 1] www.nev.it/nev/2018/11/12/franzoni-lecumenismo-e-le-chiese-approssimative

[fonte 2] https://www.adista.it/articolo/59308

 

 

15 Novembre 2018Permalink

14 novembre 2018 – Odio il pressapoco e la ‘pancia’ come luogo delle scelte politiche

Trovo su facebook una notizia interessante e diffusa con entusiasmo
Verifico secondo la mia abitudine (link in calce) e ricopio il testo richiamato con il solo titolo che, secondo me, è importante conoscere per intero (e perciò ricopio – Fonte: Europa today – Redazione Bruxelles)

Il testo della notizia

L’Ue vuole bypassare Salvini: fondi direttamente agli enti locali che accolgono migranti

Al Parlamento europeo passa un emendamento del Pd che stabilisce che le amministrazioni che offrono sostegno umanitario potranno chiedere finanziamenti comunitari senza passare per i ministeri
All’indomani dell’approvazione all’unanimità del Decreto sicurezza presentato da Matteo Salvini in Consiglio dei ministri, il gruppo del Partito democratico in Parlamento europeo esulta per il passaggio in commissione Bilancio di una loro proposta che punta a mitigare gli effetti del decreto. I deputati europei vogliono permettere a Comuni e Regioni che accolgono migranti di ricevere fondi europei senza dover fare domanda ai ministeri. Si tratta dei fondi gestiti dal Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) che finanzia interventi di “accoglienza mirata” che vanno oltre la semplice distribuzione di vitto e alloggio.

Regioni e Comuni diventano autonomi
“Fino ad oggi i fondi per lo Sprar venivano richiesti dagli Stati”, ha spiegato l’eurodeputato Pd Daniele Viotti, che ha presentato l’emendamento, “ma visto che Salvini vuole abolire la protezione, cosa che considero anticostituzionale, daremo possibilità alle regioni e ai comuni di chiedere direttamente le risorse per progetti specifici”. Nel solo mese di luglio lo Sprar ha finanziato 877 progetti in Italia coinvolgendo oltre 1.200 amministrazioni comunali nell’accoglienza di 35.881 migranti tra cui vi sono 734 persone con disagio mentale o disabilità e 3.500 minori non accompagnati. L’emendamento presentato da Viotti, che è anche relatore dell’intero bilancio europeo per il 2019, è stato votato a larga maggioranza.

Gli altri provvedimenti
Tra gli altri provvedimenti presi in materia di immigrazione, la commissione dell’Eurocamera ha aumentato di 147,5 milioni i fondi per la cooperazione e lo sviluppo, di 146 milioni le spese per paesi “vicini” dell’Ue, di 53 milioni il supporto per i Balcani occidentali e di 33 milioni i fondi per la migrazione e l’integrazione. La votazione finale in Parlamento europeo della bozza di bilancio è prevista per 24 ottobre. Nelle tre settimane successive, si dovrà trovare un accordo col Consiglio, che rappresenta la volontà dei singoli Paesi membri. L’approvazione definitiva del bilancio 2019 arriverà solo a fine novembre.

Fino qui la notizia – Le mie domande

(La forma dell’interrogazione è dovuta al fatto che le ho scritte in commenti a singole persone su Facebook)

L’idea è interessante ma vorrei capirne le modalità di realizzazione oltre il principio che certamente depone a favore di chi ha proposto l’emendamento.
Che io sappia infatti i finanziamenti europei su progetti richiedono un impegno finanziario anche di chi attua il progetto e una serie di passaggi burocratici di non facile applicazione.
Almeno io ricordo così da quando mi occupavo di più di queste faccende.
Quindi, per quel che ne so e ammettendo la possibilità di un totale errore da parte mia (chi può verifichi per favore):

1. il proponente dell’emendamento ha proposto un principio che per essere attuato deve essere elaborato e comunicato agli interessati;

2. gli interessati devono esserne informati. Come possono essere identificati per venir informati?
Con quale mezzo verrebbero informati (mi sembra un ruolo dei partiti politici ampiamente ormai disatteso. Ma le associazioni che pur potrebbero diffondere le informazioni hanno strumenti certi e affidabili per procurarsele?)

3. Altra fonte sarebbe la stampa e ci sono giornalisti in grado di farlo.
Purtroppo prevalgono non troppo acculturate (non so se per scelta o carenza originaria) e antistoriche voci antieuropee che, non a caso, con determinazione espressa con linguaggio particolarmente rozzo, denigrano chi al loro antieuropeismo si oppone informando con competenza e correttezza

4. La proposta di “fondi diretti agli enti locali” non può ridursi a bypassare Salvini.
Vorrei saperne di più, ma come?

http://europa.today.it/attualita/salvini-fondi-migranti.html?fbclid=IwAR2WjP47i9zYMuBlMKZoVsclyWpP0RFkJeeazJ1ZqHbbJArrhg79C0TH1s0

14 Novembre 2018Permalink

10 novembre 2018 – Legge israeliana sullo stato nazionale: un parere degli Ordinari cattolici di Terra Santa

Con il primo link in calce si raggiunge il documento di cui ricopio il testo.
Con il secondo link si raggiunge un testo breve di storia del Patriarcato Latino.

Dichiarazione degli Ordinari cattolici di Terra Santa
sulla legge dello Stato nazionale, approvata dalla Knesset israeliana il
19 luglio 2018

in uno spirito di dialogo, l’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa desidera affrontare la questione relativa alla legge sullo Stato-Nazione approvata dalla Knesset israeliana il 19 luglio 2018.
Secondo questa legge, lo Stato di Israele ha stabilito che le persone il cui “benessere e sicurezza” è più interessato a promuovere e proteggere sono quelle limitate ai cittadini ebrei dello Stato di Israele. Dobbiamo richiamare l’attenzione delle autorità su un semplice fatto: i nostri fedeli, i cristiani, i nostri concittadini, musulmani, drusi e baha’i, tutti noi arabi, non siamo meno cittadini di questo paese dei nostri fratelli e sorelle ebrei.
Dalla promulgazione della Dichiarazione di indipendenza nel maggio 1948, i cittadini arabi dello Stato di Israele hanno notato la tensione che esiste nel testo della dichiarazione secondo cui lo Stato è sia “ebraico” che “democratico”. Mentre l’equilibrio in continuo cambiamento tra questi due termini è stato elaborato prevalentemente dalla maggioranza ebraica, la minoranza araba ha lottato contro tutte le manifestazioni di discriminazione ogniqualvolta l’elemento “ebraico” ha sbilanciato quello “democratico”. Questo ha significato una continua lotta e un’ attenta vigilanza per proteggere i diritti di tutti i cittadini, per garantire il più possibile i valori di uguaglianza, giustizia e democrazia. La promulgazione della Legge fondamentale da parte della Knesset israeliana del 1992: “Dignità umana e libertà” è stata una pietra miliare nella lotta per proteggere e promuovere questi valori.
Tuttavia, la promulgazione della Legge fondamentale da parte della Knesset israeliana del 2018: “Israele come Stato-Nazione del popolo ebraico” è un colpo a questi valori. Sebbene la legge cambi poco nella pratica, fornisce una base costituzionale e giuridica per la discriminazione tra i cittadini israeliani, stabilendo chiaramente i principi secondo i quali i cittadini ebrei devono essere privilegiati rispetto agli altri cittadini. Promulgando in questi termini: “lo sviluppo dell’insediamento ebraico come valore nazionale e agirà per incoraggiare e promuovere la sua costituzione e il suo consolidamento”, la legge promuove una visione discriminatoria intrinseca. Infatti, a parte il serio declassamento della lingua araba rispetto alla lingua ebraica, la legge ignora totalmente il fatto che c’è un altro popolo, gli arabi palestinesi, e altre importanti comunità religiose, di cristiani e musulmani, nonché drusi e baha’i, che sono profondamente radicati in questa terra.
Cristiani, musulmani, drusi, baha’i ed ebrei, chiedono di essere trattati come cittadini uguali. Questa uguaglianza deve includere il rispettoso riconoscimento delle nostre identità civili (israeliane), etniche (arabe palestinesi) e religiose (cristiane), sia come individui che come comunità. Come israeliani e come arabi palestinesi, cerchiamo di essere parte di uno Stato che promuove la giustizia e la pace, la sicurezza e la prosperità per tutti i suoi cittadini. Come cristiani, siamo orgogliosi che la Chiesa universale sia stata fondata a Gerusalemme e che i suoi primi fedeli siano stati figli di questa terra e del suo popolo. Riconosciamo che Gerusalemme e l’intera Terra Santa siano un’eredità che condividiamo con ebrei e musulmani, drusi e baha’i, un’eredità che siamo chiamati a proteggere dalle divisioni e dai conflitti interni.
Questa Legge fondamentale contraddice gli aspetti umanistici e democratici identificabili nella legislazione israeliana e nelle leggi e convenzioni internazionali di cui Israele è firmatario, avendo come obiettivo la promozione dei diritti umani, il rispetto della diversità e il rafforzamento della giustizia, dell’uguaglianza e della pace. Noi, in quanto leader religiosi delle Chiese cattoliche, chiediamo alle autorità di abrogare questa Legge fondamentale e di assicurare a tutti che lo Stato di Israele cerchi di promuovere e proteggere il benessere e la sicurezza di tutti i suoi cittadini.

Gli Ordinari cattolici di Terra Santa
+ Georges BACOUNI
Gr. Melkite Cath. Arch. of Akko  Acting president A.C.O.H.L.
+ Moussa AL-HAGE
Maronite Archbishop of Haifa Maronite Exarch of Jerusalem
+ Pierbattista PIZZABALLA
Apostolic Administrator of the Patriarchate of Jerusalem for Latins
+ Youssef SOUEIF
Maronite Archbishop of Cyprus
+ Joseph GEBARA
Gr. Melkite Cath. Arch. of Petra and Philadelphia (Amman)
+Michel SABBAH
Former Latin Patriarch of Jerusalem.
President of Episc. Comm. Justice & Peace
+ Fouad TWAL
Former Latin Patriarch of Jerusalem
+Boutros MOUALLEM
Former Gr. Melkite Cath. Arch. of Akka
+Elias CHACOUR
Former Gr. Melkite Cath. Arch. of Akko
+Yaser Al-AYYASH
Gr. Melkite Cath. Patriarchal Vicar
+ Gregoire Pierre MELKI
Syrian Catholic Exarch
+ Krikor-Okosdinos COUSSA
Armenian Catholic Exarch
+ Giacinto-Boulos MARCUZZO
Latin Patriarchal Vicar for Jerusalem & Palestine
+William SHOMALI
Latin Patriarchal Vicar for Jordan
+Joseph Jules ZEREY
Former Gr. Melkite Catholic Patriarchal Vicar of Jerusalem
+Kamal-Hanna BATHISH
Former Auxiliary Bishop of the LPJ
+Selim SAYEGH
Former Auxiliary Bishop of the LPJ
+ Fr. Francesco PATTON, OFM
Custos of the Holy Land
+ Fr. Hanna KALDANI
Latin Patriarchal Vicar for Israel
+ Fr. Jerzey KRAJ, OFM.
Latin Patriarchal Vicar for Cyprus
+ Fr. Rafic NAHRA.
Patriarchal Vicar for St James Vicariate
+ Fr. Zaid HABBABA
Chaldean Vicar General for Jordan
+ Fr. Jean-Daniel GULLUNG, AA
Director of the Committee of the Religious Men
+ Sr. Bruna FASAN
President of the Union of the Religious Superiors of Women
+ Fr. Pietro FELET, scj
Secretary General
Jerusalem, 31st October 2018

https://www.lpj.org/dichiarazione-degli-ordinari-cattolici-di-terra-santa-sulla-legge-dello-stato-nazionale/?lang=it&fbclid=IwAR3dOo7-mOKwnnQGUiocaNekN5dL_WvuTvCxAGOS_mk-q6YjUk0rWKx1Vcc

https://www.lpj.org/diocese/storia-del-patriarcato-latino/?lang=it

10 Novembre 2018Permalink

10 novembre 2018 – Trieste: la giunta comunale e il regolamento delle scuole dell’infanzia

Fra logica negata e incompetenze linguistiche: la giunta del comune di Trieste vs scuole dell’infanzia

Quanto scriverò fa capo a vari articoli che ho letto, che ognuno potrà leggere servendosi dei link in calce che inserisco senza annotazioni punto per punto.
Comunque, tentando di riassumere, comincio dal ‘grembiulino’ che viene proposto come indumento già utilizzato da anni negli ‘asili’e rivisitato ‘quale elemento di appartenenza alla singola scuola’.
Al di là della appartenenza alla scuola (ma che brutta parola “appartenenza”) se ne verranno distinti i colori maschio/femmina si porrà già una solida pietra per costruire una possibile educazione che apre alla distinzione gerarchica di ruoli per i due sessi.

E passo a un elemento ben più importante, se possibile: la denominazione, in altre parole un nome che è identità.

Dai tre ai sei anni ogni bambina e ogni bambino può essere iscritta/o alla scuola dell’infanzia, mentre l’intollerabile termine asilo si trova ancora in parecchie delle fonti che ho considerato, ricollocando la proposta educativa offerta all’infanzia nei tempi in cui questa era beneficenza per i piccoli che non avessero possibilità di venir accuditi a casa.

Segue il limite numerico di stranieri per classe (30%) che potrebbe essere un elemento di positività se poi i bambini cui questa misura desse disagio, per esempio per l’impossibilità di iscriversi alla più vicina scuola dell’infanzia, non venissero sistematicamente identificati fra gli ‘stranieri’.
Se fosse una proposta riferibile a una razionalità rispettosa e consapevole si potrebbe anche dire a rovescio, “in ogni classe i bambini italiani non possono superare il 70% delle presenza”.
E qui casca l’asino: che collocazione trovano i piccoli nati in Italia da genitori di altra cittadinanza?
Sul loro certificato di nascita – e sul documento di identità che ne consegue – c’è scritta la cittadinanza dei genitori, ma questi piccoli spesso parlano correntemente la lingua italiana e non costituiscono quindi ostacolo a una buona didattica.
Se la cittadinanza li esclude allora il principio di collocazione fra gli ‘stranieri’ assume caratteri razzisti (chiedo scusa: etnici). Se invece vengono collocati fra gli italiani si contraddice la formula prevista nel regolamento. Che fare?
Un aiuto potrebbe venirvi per definire la dicotomia dall’asino di Buridano.
La logica, signori amministratori del comune di Trieste, sfugge alle misure etnicamente orientate, la briccona!

Infine una proposta che in tempi meno caratterizzati da un analfabetismo funzionale diffuso avrei considerato una bufala ma sembra invece che non lo sia (la traggo da una comunicato Ansa il cui link si trova in calce) : l’insegnamento della religione cattolica quale principio fondante l’attività nelle scuole dell’infanzia.
Chi ha steso il regolamento si rende conto della improprietà del termina ‘lezione’ per quella età della vita e della foglia di sciocco fico della regolamentazione dell’avvalersi/non avvalersi e dell’uso del silenzio assenso?

Purtroppo nell’ambito dei principi ‘fondanti l’attività’ viene inserito anche il crocifisso previsto in tutte le aule della scuola pubblica dell’infanzia pur non essendo più considerato dal Concordato del 1984.
Personalmente ritengo che l’uso del crocifisso come strumento d’arredo utile per affermare una identità esclusiva sia blasfemo. Finora persino il Ministro che ha sventolato nell’ordine: rosario, Vangelo, statuetta della Madonna di Medjugorje, si è astenuto dal crocifisso. Un soprassalto di decenza? durerà? Vedremo
Lasciate perdere il crocifisso signori del consiglio comunale di Trieste, non merita tanto insulto nemmeno da non credenti che – in anni trascorsi – si chiamavano ‘atei devoti’ e ora non so.
L’opportunismo non appartiene al crocifisso.

http://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2018/11/09/scuola-comune-trieste-propone-tetto-30-stranieri-polemica_c6aa41d0-cf42-4d04-a567-81c67929b178.html

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/trieste-giunta-fissa-soglia-stranieri-negli-asili-1599635.html

http://www.triestecafe.it/blog/2018/11/09/asili-comunali-al-vaglio-nuovo-regolamento-9-novembre-2018/

Crocifissi in tutte le classi e tetto 30% stranieri a Trieste

http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2011/01/03/news/negli-asili-obbligatorio-il-crocefisso-1.19872

Il nuovo Regolamento per le scuole dell’Infanzia del Comune di Trieste è stato proposto dalla Giunta Comunale che lo ha votato. Ora è al vaglio della singole Circoscrizioni, che stanno votando per formulare un parere, anche se non vincolante.
Non abbandoniamoci alla speranza di una insorgente saggezza: la decisione finale spetta al Consiglio comunale e qui la scelta teologica da affermarsi o meno in luogo improprio verrà affidata alla conta di molti incompetenti in materia (non tutti ma quanti?).

10 Novembre 2018Permalink

9 novembre 2018 Amianto -relazioni CRUA 2017

29 settembre 2017 Fvg, oltre 10mila casi di malattie da amianto, fra esposti e familiari

«Il mesotelioma è un male incorruttibile». Il direttore del Crua, Paolo Barbina, ha fatto ieri riecheggiare il drammatico refrain alla VII Conferenza regionale amianto di Laura Borsani

MONFALCONE. «Il mesotelioma è un male incorruttibile». Il direttore del Crua, Paolo Barbina, ha fatto ieri riecheggiare il drammatico refrain alla VII Conferenza regionale amianto: continuano i nuovi casi frutto della lunga incubazione da esposizione professionali. Dal palco del Teatro comunale di Monfalcone è anche passato un concetto: iniziano a farsi avanti casi di malattia senza collegamento a un’esposizione professionale. Sono le esposizioni domestiche. Quanto è emerso ieri pomeriggio, primo momento della due giorni di lavori articolati in tre sessioni, è stata una panoramica molto approfondita, dall’evidente approccio scientifico. Si è partiti con la sessione dedicata agli aspetti sanitari e gli esperti hanno convenuto: il mesotelioma continua a colpire nel Friuli Venezia Giulia. Il numero dei casi rimane ancora elevato, a fronte di un trend che si mantiene comunque stabile. L’aggiornamento fornito dal presidente della Commissione regionale amianto, Fernando Della Ricca, la dice lunga sulla situazione circa gli iscritti al Registro regionale amianto. Con l’area della fascia costiera a recitare il ruolo di primato. Ad oggi le domande riconosciute sono 10.155, di cui 6.556 nell’Azienda integrata di Trieste, 2.999 nell’Aas Isontino Bassa Friulana, per scendere a 300 nell’Azienda integrata di Udine, quindi 162 nella Ass 3 collinare Alto Friuli, 138 nell’Ass 5 Friuli Occidentale. E ancora: gli esposti per motivi professionali sono 6.574, quelli domestici 1.562, ambientali 2.071 e 7, addirittura, quelli per qualche hobby praticato.
Della Ricca ha argomentato che «sta emergendo una situazione alla quale dovremmo prestare massima attenzione da subito, evitando di creare allarmismi: abbiamo registrato alcuni casi di esposizione, e quindi di iscrizione al Registro, di persone relativamente giovani, che non avrebbero dovuto subire esposizioni di asbesto post 1992 (quando intervenne la normativa a bandire l’uso di amianto, ndr), e di figli di esposti che sono affetti da patologie amianto correlate. La causa riteniamo sia imputabile ai genitori contaminati, che attraverso i vestiti portavano le fibre a casa. Sono pochi e circoscritti casi, comunque sarà necessario approfondire il fenomeno», ha concluso. Resta comunque su tutto il grande problema amianto da esposizione lavorativa. Significativo è lo scenario Fvg nel panorama italiano.
Amianto, decessi in crescita
Secondo la Procura di Gorizia le cifre sono destinate ad aumentare fino al 2020
Lo ha rappresentato Corrado Negro, della Medicina del lavoro presso l’Università di Trieste, che gestisce il Centro operativo regionale (Cor) afferente al Registro nazionale dei casi di mesotelioma (ReNaM). In ambito nazionale le aree geografiche con maggiore concentrazione di mesotelioma sono il Friuli Venezia Giulia, assieme alla Liguria, per la costruzione, riparazione e demolizioni navali. C’è quindi la Lombardia (provincia di Pavia) e il Piemonte, con Casale Monferrato e comuni limitrofi, dove c’erano le industrie del cemento amianto. E ancora, i cantieri navali rappresentato la terza fonte di esposizione all’amianto in Italia. Il numero di esposizioni professionali definite nei casi di malattia per mesotelioma certo, probabile o possibile, segnalati al ReNaM per categoria economica, tra il 1993 e il 2012, è infatti di 999 casi nel settore navale. Al primo posto c’è l’industria metalmeccanica, con 1.243 casi, seguita dall’industria tessile, con 1.009 casi. I casi complessivi sono 15.014 tenendo conto di tutte le categorie economiche.
Rimane confermato il rapporto territoriale del Fvg circa l’incidenza dei mesoteliomi. Negro lo ha spiegato con un’altra slide: negli ultimi quindici anni sono stati censiti 1.109 casi di mesotelioma («quasi tutti sono deceduti»). Il 75% sono appannaggio dell’area isontina e giuliana. Altro elemento: l’età media alla diagnosi del mesotelioma è di 70 anni, senza evidenti differenze di genere (70,2 anni nelle donne, 68,8 negli uomini).
Negro ha poi proiettato sul maxischermo una “torta”: su 36 casi di mesotelioma da esposizione domestica, il 61% riguarda le mogli degli ex esposti amianto. E il 25% riguarda i figli. Le madri rappresentano il 9% e i fratelli il 5%.
Elementi che hanno fatto eco a quanto esposto dal direttore del Centro regionale di riferimento unico dell’amianto, Paolo Barbina. Che peraltro ha esordito spiegando: «Oggi dovrò visitare un paziente con sospetto mesotelioma. Un paziente giovane». Il quinto di quattro casi già passati alla sua attenzione, donne risultate affette da tumore pleurico o placche pleuriche tra i 48 e i 61 anni. Barbina, che ha snocciolato una lunga serie di cifre e percentuali in ordine all’attività del Crua, alla fine ha tirato le somme: «La sorveglianza sanitaria degli ex esposti amianto serve», sebbene, è stato comunque osservato, si nota una diminuzione di persone che afferiscono alle visite di controllo.
Barbina su tutto ha posto l’accento sul piano sociale: «La sorveglianza sanitaria va fatta al fine di poter instaurare corretti interventi non solo sanitari, ma anche dal punto di vista sociale». Il medico ha evidenziato che «uno sforzo notevole dev’essere fatto per semplificare i percorsi burocratico amministrativi per il riconoscimento della patologia ai fini previdenziali e assicurativi». E ha concluso: «È necessario un riordino normativo che non lasci l’amianto isolato rispetto alle restanti esposizioni agli agenti cancerogeni». Barbina ha esplicitato il concetto: «Io non esco dal lavoro con il camice. Così dev’essere per tutte le categorie professionali», ha detto facendo riferimento alle fibre artificiali vetrose.

24 agosto 2017   L’amianto ora colpisce i figli degli operai
Il centro regionale unico di Monfalcone conferma il «salto generazionale». Coinvolte persone di 50-60 anni. Quattro i casi rilevati nel corso del 2017 di Laura Borsani

MONFALCONE. Il “male da amianto” sta intaccando una nuova frontiera generazionale. I figli degli ex lavoratori esposti alla fibra minerale. Si apre un nuovo capitolo, tutto ancora da studiare e approfondire. Bambini, dunque, oggi cinquantenni e sessantenni, che con l’eternit non avevano mai avuto a che fare. Ma che, semplicemente, giocavano assieme ai loro papà. Segnali importanti, forse, danno la misura di come il subdolo e tragico fenomeno dell’amianto non conosca ancora “confini” e induca a confermare quanto lo stesso dottor Claudio Bianchi aveva temuto, prospettando che questa “maledetta” iperbole sia lontana dalla sua fase discendente, quantomeno oltre quel 2020 a cui si erano comunque affidate le speranze.
Monfalcone, Fincantieri versa 18 milioni alle vittime dell’amianto
L’avvocato Pagano cita il risarcimento dell’azienda erede di Italcantieri: «Ma non si può emettere una sentenza di condanna»
Il “salto generazionale” è emerso per la prima volta quest’anno. Lo confermano le visite di controllo eseguite al Centro regionale unico dell’amianto aperto il primo giugno 2013 all’ospedale San Polo di Monfalcone. Quattro i casi rilevati. Si tratta di donne. Due alle quali è stato diagnosticato il mesotelioma, una di 58 anni, l’altra solo 48. A una 51enne e a una 61enne sono state invece riscontrate placche pleuriche.
«È un dato significativo – ha spiegato il direttore del Crua, dottor Paolo Barbina – che apre un fronte finora insondato. Per la prima volta, infatti, quest’anno abbiamo constatato la presenza di due casi di mesotelioma e altri due di placche pleuriche in persone effettivamente giovani. Malattie non professionali, avendo riscontrato piuttosto esposizioni nell’ambiente familiare. Si va a indagare approfonditamente la storia del paziente, procedendo per esclusione. Sono indicatori preoccupanti, considerato che le malattie legate all’amianto si stanno estendendo ad una nuova generazione». Sempre quest’anno sono stati registrati altri 4 casi di mesotelioma, in donne che lavavano quotidianamente le tute di lavoro dei propri mariti.
Quanto agli ex lavoratori esposti, nel primo semestre 2017 sono stati rilevati al Crua 91 nuovi casi. Di questi, 47 riguardano la presenza di placche pleuriche, un paziente affetto da asbestosi, 15 casi di mesoteliomi e 23 di carcinoma polmonare. Quindi 2 casi relativi al carcinoma alla laringe e 3 di carcinoma al colon retto.
I casi invece di pazienti già visitati e soggetti ai controlli risultano complessivamente 90, di cui 80 relativi a placche pleuriche, 4 ad asbestosi, un mesotelioma, 2 tumori polmonari e 3 carcinomi alla laringe. Purtroppo i malati di tumore non tornano al controllo.
Il primo approccio alla visita al Crua di pazienti ai quali è stata diagnosticata la sospetta presenza di placche pleuriche consegna frequentemente gli stessi scenari. Pazienti che davanti a Barbina esordiscono: «Dottore ho l’amianto». Si sentono ormai “segnati”, destinati alla malattia mortale. Le placche pleuriche come anticamera del tumore, il mesotelioma di fatto, ritenuto dai pazienti un’automatica evoluzione della malattia.
Anche per questo accade che la paura derivante dalla consapevolezza di essere affetti dalle placche pleuriche frena i pazienti, indotti a rinunciare alla visita presso il Centro. Ma Barbina è stato molto chiaro: «Le placche pleuriche non rappresentano una lesione precancerosa, pertanto non si trasformano in una forma tumorale. Possono essere adeguatamente trattate. Attualmente sono disponibili ottime strumentazioni e terapie per migliorare la condizione del paziente, in particolare in merito alle difficoltà di carattere respiratorio. Le persone non si devono spaventare, non è stato scientificamente dimostrato il rapporto tra le placche e il tumore che, comunque, qualora comparisse costituisce una patologia distinta e parallela». Per questo Barbina invita le persone a rivolgersi al Crua e a intraprendere il percorso previsto, affidandosi al Centro e agli esperti.
Sotto il profilo dell’attività svolta, il Crua esegue il 75% dei controlli in Friuli Venezia Giulia. Segno che su tutto ha assunto il ruolo di “sentinella dell’amianto”, un riferimento diventato funzionale. Il Crua mantiene inoltre i rapporti con specialisti medici aziendali per la gestione “multidisciplinare” dei pazienti che richiedono appropriati riferimenti sanitari ai fini delle cure. Il Centro rappresenta infine la “piattaforma” documentale, elaborando e assemblando sia la storia clinica dei pazienti, sia gli atti necessari ad accompagnare gli utenti lungo l’iter di riconoscimento delle malattie asbesto correlate, comprendendo anche gli aspetti assistenziali, previdenziali, fino alle procedure delle esenzioni dal ticket e alla refertazione della malattia.

09 giugno 2017    Mappatura dell’eternit negli edifici pubblici
Monfalcone nel progetto pilota. Oggi a Ronchi convegno dedicato alle malattie asbestocorrelate
L’Isontino continua a soffrire. Settimana dopo settimana continuano ad essere registrate vittime e nuovi casi di malattia legate all’esposizione all’amianto. Le ultime riguardano 17 decessi per sospetta malattia professionale legate all’esposizione all’amianto e 65 nuovi casi di malattia, di cui ben 10 di mesotelioma pleurico. Nel rapporto, fornito dal responsabile della struttura complessa prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Azienda sanitaria Isontino Bassa Friulana, dottor Luigi Finotto, e che riguarda il periodo dal primo gennaio al 10 maggio scorso, si può anche osservare che sono stati segnalati 20 decessi per sospetta malattia professionale. Di questi, otto sono riferiti al mesotelioma, patologia direttamente collegabile all’esposizione alla fibra minerale. Altri quattro decessi sono riferiti al tumore polmonare, mentre cinque sono concausati da asbestosi polmonare. Insomma di amianto si continua a morire ed è una tragedia che continua, che miete tante vittme e che non si deve dimenticare.
Oggi alle 17, nella sala riunioni dedicata a monsignor Mario Virgulin del circolo Acli “Beato Giuseppe Toniolo” di Ronchi dei Legionari, avrà luogo l’incontro “Amianto. La tragedia continua”, promosso dal circolo Acli ronchese, assieme all’Aea, Associazione esposti amianto, e alla Lilt, Lega Italiana per la lotta ai tumori. Interverranno l’assessore regionale all’Ambiente Sara Vito, il presidente dell’Aea di Monfalcone, Carmelo Cuscunà, il direttore del Crua, Centro regionale unico per l’amianto, dottor Paolo Barbina, il presidente della sezione Isontina della Lilt, Umberto Miniussi, il sindacalista della Cisl, Gianfranco Valenta, e Chiara Paternoster dell’Aea.
Entro l’anno verrà completato il piano regionale amianto e, con l’avvio del modello informatico in otto comuni pilota del Friuli Venezia Giulia, prende il va l’aggiornamento della mappatura della presenza e deterioramento dell’amianto negli edifici pubblici, propedeutica a un programma efficace di bonifica. L’assessore regionale all’Ambiente e Energia, Sara Vito, ha incontrato nei giorni scorsi, assieme ai tecnici del servizio gestione rifiuti e siti inquinati, i rappresentanti dei Comuni che hanno aderito spontaneamente al progetto per l’aggiornamento della mappatura dell’amianto degli edifici pubblici presenti sul territorio regionale. Si tratta di una sperimentazione del modello informatico Aram-archivio regionale amianto, che partirà in otto Comuni pilota e, una volta perfezionato, verrà poi esteso a tutta la regione. Tra le amministrazioni comunali che hanno già aderito ci sono, va ricordato, Monfalcone, Udine, Gemona del Friuli, Farra d’Isonzo, Sacile e Cervignano del Friuli.(lu.pe.)

13 giugno 2017 Al Crua 341 accessi in cinque mesi Il 18% sono nuovi casi professionali
Dal primo gennaio al 31 maggio scorso il Crua, ovvero il Centro regionale unico per l’amianto, ha registrato 341 accessi, con 18,1% di nuovi casi professionali e 9,1% di nuovi casi di neoplasie. Di… di Luca Perrino
Dal primo gennaio al 31 maggio scorso il Crua, ovvero il Centro regionale unico per l’amianto, ha registrato 341 accessi, con 18,1% di nuovi casi professionali e 9,1% di nuovi casi di neoplasie. Di questi nuovi accessi 56 sono state donne, pari al 17,7% e di queste il 3,6% con malattie professionali e 1,8% con malattie non professionali. Si calcola che a fine anno i nuovi accessi saranno 750.

Numeri che danno il vero senso della tragedia amianto nell’Isontino e nel Monfalconese in particolare, una tragedia che dovrebbe continuare a mietere vittime fino al 2020, come aveva annunciato l’anatomo patologo, Claudio Bianchi, che per primo iniziò ad occuparsi degli effetti mortali dell’esposizione all’amianto e a dire che la latenza della malattia ha tempi lunghissimi, fino a 50 anni e che i morti si sarebbero avuti fino ai primi decenni degli anni 2000.

I dati sono stati forniti dal direttore del Crua, Paolo Barbina, nel corso dell’incontro organizzato dalle Acli provinciali e dal circolo Acli di Ronchi dei Legionari, dedicato ad “Amianto, la tragedia continua” e che è giunto in un momento particolare: se da un lato si è arrivati alle fasi finali del terzo maxi processo per le morti a causa dell’amianto di una sessantina di ex lavoratori del cantiere di Monfalcone, d’altra parte si è avuta notizia del decesso di Duilo Castelli, fiero lavoratore del cantiere navale, esposto amianto, fondatore dell’Associazione esposti amianto, appassionato “combattente” perché i diritti e la dignità dei morti per lavoro siano riconosciuti. È stata l’assessore regionale all’Ambiente, Sara Vito, a spiegare che effettivamente sia da ritenere fondamentale il lavoro sul fronte sanitario e medico, ma altrettanto quello sul fronte ambientale che opera sulla prevenzione e sullo smaltimento. «C’è una rinnovata attenzione sul tema amianto – ha detto – ci sono tanti cantieri in piedi per la rimozione, ma altrettanto c’è da fare. Su questo stiamo lavorando a 360 gradi, anche assieme all’Arpa e alla Guardia Costiera». Sono state inoltre avviate delle linee contributive per Comuni, privati cittadini e aziende che intendono procedere a bonifiche, per un totale di un milione 300mila euro. Chiara Paternoster, dell’Aea, ha fatto invece il punto sui processi non dimenticando però di ricordare Duilio Castelli, che sentì la responsabilità di difendere i suoi compagni di lavoro, che fu sempre persona forte, determinata, libera, che lottò anche contro i sindacati che a suo avviso non avevano difeso adeguatamente i lavoratori. Commosso poi l’intervento di Carmelo Cuscunà, anziano presidente dell’Aea, collega di lavoro di Castelli, esposto amianto che ha ricordato come ogni giorno l’amianto riempiva la vita lavorativa e non solo. Con fatica ha ricordato che dopo tanto silenzio, ritardo e bugie ora si parla di amianto grazie all’impegno di tante persone. «Dobbiamo però semplificare le procedure per le cure e per i riconoscimenti – ha ricordato – e bisogna fare attenzione ai nuovi materiali, perché tragedie come quello dell’amianto non si verifichino più». Il già sindacalista Cisl, Gianfranco Valenta, ha puntato il dito contro l’Inail «che ha sottovalutato il problema creando difficoltà sull’erogazione delle pensioni» e contro l’azienda (il cantiere navale) «che ha negato la pericolosità dell’amianto». Il presidente provinciale Lilt, Umberto Miniussi, ha da parte sua chiesto alle istituzioni maggiore impegno economico per la ricerca e per l’assistenza dei malati e delle famiglie.

9 Novembre 2018Permalink

1 novembre 2018 – Calendario di novembre

.1 novembre 1911 –  Primo bombardamento aereo italiano in Libia
…………………………(e primo.bombardamento aereo della storia).
.1 novembre 2009 –   Morte della poetessa Alda Merini
.1 novembre 2016 –   Morte di Tina Anselmi, prima donna ministro nella storia della
……………………………….repubblica
.2 novembre 1975 –   Assassinio di Pier Paolo Pasolini
.3 novembre 1970 —  Salvador Allende diventa presidente del Cile.
.4 novembre 1966 –   Alluvione di Firenze
.4 novembre 1995 –   Assassinio di Yitzhak Rabin
.5 novembre 2017 –   Elezioni in Sicilia. Disastro tutta sinistra
.6 novembre 1962 –  Risoluzione ONU contro l’apartheid in Sudafrica
.7 novembre 1917 –  Rivoluzione d’Ottobre
.8 novembre 1960 –  USA: elezione alla presidenza di J.F.Kennedy
.8 novembre 2016 –   USA: elezione alla presidenza di D. Trump
.9 novembre –            Giornata internazionale contro il fascismo e l’antisemitismo.
………………………………..(nota 1)
.9 novembre 1938 –   Germania: “notte dei cristalli”
.9 novembre 1989 –   Germania: abbattimento del muro di Berlino
.9 novembre 1993 –   Distruzione del ponte di Mostar
10 novembre 1483 –   Nascita di Martin Lutero
11 novembre 1992 –   La chiesa anglicana inglese ammette le donne pastore
…………………..….…….(gli anglicani usano anche il termine ‘prete’).
………………………..……Dicembre 2014: consacrazione della prima .‘vescova’
13 novembre 354   –    Nascita di Agostino di Ippona
13 novembre 2015 –    Attentati dell’ISIS a Parigi – strage del Bataclan
15 novembre 1988 –   L’ANP annuncia la nascita dello stato palestinese
16 novembre 1989 –    El Salvador – strage dell’UCA – Universidad entroamericana
……………………………….. José Simeón Cañas
17 Novembre 1938 –   REGIO DECRETO LEGGE n. 1728
…………………………………Provvedimenti per la difesa della razza italiana
18 novembre 1626    –   Consacrazione della basilica di San Pietro
19 novembre 1975   –    Spagna: morte del dittatore Francisco Franco
20 novembre            –     Giornata internazionale dell’Infanzia (nota 1)
20 novembre 1945   –    Inizio del processo di Norimberga
20 novembre 1989    –    L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva
………………..…..……….la Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia
……………………….…………e dell’adolescenza
20 novembre 2016 – ……Chiusura giubileo della Misericordia
22 novembre 2004 – ……Ucraina: inizio della ‘rivoluzione arancione’
23 novembre 1971 – ……La Cina sostituisce Taiwan nel Consiglio di Sicurezza
…………………………….….…..dell’ONU.
25 novembre 1973 – ……Grecia: golpe militare
25 novembre          –         Giornata contro la violenza sulle donne
25 novembre 1992 – ……Il Parlamento vota la divisione fra Repubblica Ceca e
………………………………………Slovacca
25 novembre 2016 – …….Morte di Fidel Castro
25 novembre 2018 _        Firma del Trattato sulla brexit
26 novembre 1915 – ……Einstein presenta la teoria della relatività generale
26 novembre 1954 – …….Ritorno di Trieste all’Italia
27 novembre 1941 – …….Resa di Gondar: l’Italia lascia l’Africa Orientale.
…………………………………….(Gondar – antica capitale imperiale dell’Etiopia)
29 novembre – …………..ONU: giornata internazionale di solidarietà con il popolo
…………………………………….palestinese (nota)
30 novembre 1780 -………Muore Maria Teresa d’Austria
30 novembre 1786 -………Il granduca di Toscana abolisce la pena di morte [nota]
30 novembre 1943  -……. Morte di Etty Hillesum ad Auschwitz
30 novembre 1999 – …….Seattle: prima mobilitazione del movimento no-global
…………………………….……[nota 2]

Note:
[nota 1] L’elenco delle giornate internazionali celebrate dalle Nazioni Unite si raggiunge con http://www.centrounesco.to.it/?action=view&id=337

[nota 2]  http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/Il_primo_stato_senza_pena_di_morte.html

1 Novembre 2018Permalink

31 0ttobre 2018 – Domani è il primo novembre

Domani è il primo novembre e io pubblicherò il mio calendario mensile di cui oggi voglio annunciare una voce che il 17 novembre registro tutti gli anni.

Il 18 settembre 1938 Mussolini aveva annunciato a Trieste quello che sarebbe stato, il successivo mese di novembre, il Regio Decreto Legge n. 1728 Provvedimenti per la difesa della razza italiana.                       [fonte 1]

Si comincia così

Dobbiamo tener presente però che quando Mussolini si presentò in piazza era già stata emanata una norma che aveva garantito l’inizio dell’anno scolastico in scuole private (allora si diceva ripulite) degli ebrei fra i banchi e in cattedra.                                           [fonte 2]

Oggi gli strumenti per rafforzare un fondo razzista del pensiero di molti in Europa (non solo in Italia) sono ancora obliqui e indiretti ma non per ciò meno efficaci, anzi per certi aspetti più pervasivi..
Segue un recentissimo esempio.

Mi chiamano Cacca
“Mi chiamano cacca per il colore della mia pelle”: come il razzismo fa soffrire anche i bambini.
In un video pubblicato su facebook si vede una bambina che racconta al suo papà il soprannome che le hanno affibbiato a scuola.

La chiamano ‘cacca’ per via del colore della sua pelle.
L’unica persona che la bambina riconosce come amico a scuola è Antonio, un suo coetaneo che anziché chiamarla ‘cacca’ la chiama ‘bella’ e quindi per la bambina Antonio è il suo unico amico perché è l’unico che non la discrimina. [fonte 3]

Così ho scritto su facebook
E’ un azzardo sperare che il Parlamento italiano chieda perdono a questa piccola per quanto anche uomini e donne delle istituzioni hanno fatto e fanno per sostenere e diffondere quella paura dell’altro che è un fondamento del razzismo?
Credo di sì ma se sopravenisse un senso di decenza la domanda di perdono potrebbe fondarsi sull’impegno immediato nella discussione sulla proposta di legge della senatrice Liliana Segre “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”.
Si trova nel sito del Senato (ddl 362) . [fonte 4]

E per dare a quella domanda di perdono un ulteriore segno di verità si decidano a modificare l’articolo di legge che dal 2009 vuole senza certificato di nascita i nati in Italia, figli di migranti senza permesso di soggiorno (l. 94/2009 articolo 1 comma 22 lettera g). Riportino la nostra normativa allo status precedente il cd ‘pacchetto sicurezza’ che non richiedeva la presentazione del permesso di soggiorno per registrare la richiesta del certificato di nascita!                          [fonte 5]

Parla il Presidente degli Stati Uniti – Trump vuole abolire lo ius soli:
“Ridicolo che i bambini nati negli Usa siano americani di diritto”
La stretta del presidente rivoluzionerebbe la storia statunitense. Gli esperti sostengono che un ordine esecutivo di questo tipo sarebbe incostituzionale
Nuovo giro di vite di Trump sull’immigrazione. In una recente intervista il presidente americano ha annunciato di voler porre termine allo ius soli secondo il quale qualunque bambino nato su territorio americano diventa di fatto cittadino americano.
La legge attuale deriva da un’interpretazione del 14 emendamento che recita: «Tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti e soggette alla loro giurisdizione sono cittadini degli Stati Uniti e dello Stato in cui risiedono». [fonte 6]

Quando non si è padroni della propria lingua
Nel 2011 venne diffuso e discusso ampiamente anche nella società civile il progetto di legge a iniziativa popolare “Modifiche alla L. 5 Febbraio 1992, N.91 “Nuove Norme Sulla Cittadinanza”.
Si arrivò a un testo unificato in parlamento con lo stesso titolo [fonte 7].

Quel testo, approvato alla Camera il 13 ottobre 2015 approdò al Senato e lì si giacque fino a che nel 2017 non scomparve con tutto ciò che –discusso come proposta – non era diventato legge.
Iniziava la XVIII legislatura e i fantasmi erano sempre lì: da Berlusconi IV a Conte . [fonte 8]

Nel corso del dibattito si manifestò un caos linguistico segno del caos logico, relativo anche a contenuti di significativo rilievo concettuale. Consistente parte dell’opinione pubblica – ivi comprese persone elette nelle istituzioni della Repubblica- confusero il certificato di nascita con la cittadinanza, impermeabili spesso ad ogni tentativo di correzione.
In particolare una ipotetica concessione della cittadinanza italiana veniva confusa con la registrazione della dichiarazione di nascita.

Nel testo approvato dalla Camera era stato però inserito un articolo (art 2/3) che franò con il progetto che prevedeva modifiche alla cittadinanza. Se approvato avrebbe risolto l’annoso problema della creazione di neonati fantasma previsti in legge, come si è visto, dal 2009.
Non me ne occuperei se non fosse per uno dei passaggi più ignobili che mi è stato dato registrare seguendo l’iter di questa norma.
Quel piccolo articolo (art 2/3) infatti ricollocava gli atti di stato civile fra quelli per cui non era richiesta l’esibizione del permesso di soggiorno.

Otto senatori (6 maschi e 2 femmine) presentarono un emendamento che diceva ‘sopprimere l’articolo ’.
E’ vero che a livello mondiale esiste ancora, dall’Asia agli USA, la pena di morte ma trovare otto adulti, si presume acculturati, che si coalizzano per dire a un neonato “tu non esisti” mi ha creato un notevole imbarazzo: capita quando ti cade addosso l’impressione di trovarti fra una specie aliena e non fra umani.
Ne riporto i nomi perché l’evento merita di essere affidato alla memoria, almeno alla mia.
I primi sei sono stati rieletti e quindi sono attivi anche nella XVIII legislatura, tutti appartenenti al gruppo FI-BP (Forza Italia, Berlusconi presidente): Paolo Romani, Anna Maria Bernini, Maurizio Gasparri, Lucio Malan, Emilio Floris, Claudio Fazzone
Invece Antonio D’Alì e Paola Pelino (appartenenti, nella XVII legislatura, a gruppi della stessa area ma con diversa denominazione) non siedono più in Senato.

Che fare?
almeno per coloro che non considerano obiettivo politico eliminare dalla vita civile i figli dei san papier.
Se l’obiettivo è quello di assicurare il certificato di nascita ai nati in Italia figli di sans papier non resta che chiedere l’applicazione della circolare 19/2009 e la sua massima diffusione.
Ce lo raccomanda anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia . (Cap. Terzo. 1 pag. 60)
[fonte 9 ]

Ne riporto la raccomandazione n. 29

29. Il Comitato, richiamando l’accettazione da parte dello Stato Italiano della raccomandazione n. 40 dell’Universal Periodic Review, al fine di attuare la Legge 5 febbraio 1992 n. 91 sulla cittadinanza italiana, in modo da preservare i diritti di tutti i minorenni che vivono sul territorio nazionale, raccomanda all’Italia:
a) di assicurare che l’impegno sia onorato tramite la legge e di facilitarlo nella pratica in relazione alla registrazione alla nascita di tutti i bambini nati e cresciuti in Italia;
b) di intraprendere una campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini a essere registrati alla nascita, indipendentemente dall’estrazione sociale ed etnica e dallo status soggiornante dei genitori;
c) di facilitare l’accesso alla cittadinanza per i bambini che potrebbero altrimenti essere apolidi.
CRC/C/ITA/CO/3-4, punto 29

La campagna di sensibilizzazione può essere perseguita con la diffusione e la verifica della corretta applicazione negli Uffici Anagrafe dei Comuni della circolare n. 19 del 7 agosto 2009, Ministero dell’Interno – Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali.
E’ triste rifugiarsi in una circolare, strumento più debole della legge , ma sarebbe irrealistico considerare la modifica della legge un punto irrinunciabile ed esclusivo.
Da un punto di vista etico e di dignità politica lo è, ma il primo obiettivo è il bene dei bambini che dobbiamo garantire oggi con ogni mezzo possibile.
Insisto nel ricopiare un tratto del Terzo Rapporto Supplementare citato sopra.
So che non servirà a nulla: scriverne è il massimo che posso fare per diffonderne i contenuti sperando che donne e uomini delle istituzioni lo leggano e che le 96 associazioni che l’hanno firmato non limitino il loro impegno alla firma come purtroppo accade. [fonte 10]

“Rispetto invece al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, avvenuta con la Legge 15 luglio 2009 n. 94 in combinato disposto con gli artt. 361-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici per la registrazione del figlio, proprio per timore di essere eventualmente espulsi” (pag 62)

Mentre pensiamo ai rischi di un piccolo cui è negata ogni protezione non dimentichiamo quella registrazione straziante di pianti disperati che rappresenta lo sfondo irrimediabile e indimenticabile della azione di Trump.
Suoni simili non si sentono in Italia: non ce n’è motivo o il nascondimento di cui dice il Terzo Rapporto citato sopra li soffoca nel silenzio?

Fonti
[fonte 1] https://www.regesta.com/2015/07/02/il-discorso-razziale-del-duce-a-trieste-la-storia-di-un-documentario-ritrovato

https://cronologia.leonardo.it/ugopersi/leggi_razziali_italia/decreto_razza.htm

[fonte 2] Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390

[fonte3] https://www.tpi.it/2018/10/29/bambina-soprannome-cacca-razzismo-video/?fbclid=IwAR1G3n2fs60ZXIWqmO3yAzbPfdERdb5mPgLbLFjDycPwRmAFUghJXSC_VHg

[fonte4] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01067819.pdf

[fonte 5] http://www.altalex.com/documents/leggi/2012/04/18/pacchetto-sicurezza-introdotto-il-reato-di-immigrazione-clandestina

https://www.asgi.it/wp-content/uploads/public/legge.15.luglio.2009.n.94.pdf

[fonte 6] http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2018/10/30/AD2pptMC-americani_ridicolo_diritto.shtml

https://www.lastampa.it/2018/10/30/esteri/trump-vuole-abolire-lo-ius-soli-ridicolo-che-i-bambini-nati-negli-usa-siano-americani-di-diritto-65QamPWGbdSKLTkl8sUYkK/pagina.html

[fonte 7 ] https://www.arci.it/app/uploads/2018/04/PROGETTO_DI_LEGGE_-_Norme_sulla_cittadinanza_-_testo.pdf

[fonte 8] http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Ddliter/testi/46079_testi.htm

[fonte 9] https://www.ciai.it/wp-content/uploads/2018/01/1CRC.pdf

[fonte 10] http://www.gruppocrc.net/associazioni

31 Ottobre 2018Permalink

29 ottobre 2018 – La prima proposta di legge della Senatrice Segre

27 ottobre – Liliana Segre in prima linea contro l’intolleranza propone commissione anti-odio al Senato. Paolo Castellano

Il 24 ottobre, durante una conferenza stampa presso la sede del Senato italiano  a Roma, la senatrice a vita Liliana Segre ha presentato il suo disegno di legge per combattere la diffusione dell’odio fuori e dentro Internet. La Segre propone infatti una commissione parlamentare che eserciti un controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. La proposta di legge è stata appoggiata anche dai senatori a vita Elena Cattaneo, Renzo Piano, Carlo Rubbia, e anche da altri esponenti politici come Emma Bonino, Loredana de Petris, Milena Santerini, Pietro Grasso, Vasco Errani, Francesco Laforgia e Maurizio Buccarella.
Come ha affermato davanti ai microfoni dei giornalisti, Liliana Segre è convinta che la politica possa insegnare alle persone a non odiare. Soprattutto in un tempo come il nostro, dove l’intolleranza ha trovato terreno fertile nel Web: «Io che sono stata vittima dell’odio nell’Italia fascista sento che, dopo anni, sta ricrescendo una marea di razzismo e di intolleranza che va fermata in ogni modo: oggi una commissione parlamentare è più necessaria che mai».
La Segre ha poi aggiunto che l’indifferenza è il fattore più pericoloso per la nostra società: «La realtà ci consegna una lista quotidiana di atti inqualificabili. Bisogna lavorare contro la fascistizzazione del senso comune che sta appena un gradino sopra l’indifferenza che 80 anni fa ha coperto di vergogna l’Italia fascista».

Come riporta il Sole 24 Ore, il testo del disegno di legge verrà affidato alla commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama. Inoltre il disegno di legge della Segre è composto da 3 articoli. Il primo istituisce una commissione bicamerale di indirizzo e controllo sui fenomeni di odio e definisce il numero di commissari e l’iter delle nomine. Il secondo articolo invece specifica i compiti della commissione, mentre il terzo illustra l’organizzazione interna della commissione, le modalità di votazione, la pubblicità delle sedute, la disponibilità del personale amministrativo e le spese finanziarie.

Il link in calce porta alla sito ufficiale della Comunità Ebraica di Milano 26 ottobre (17 Cheshvan) –  [fonte 1]

Il testo della proposta di legge della Senatrice Segre si trova nel sito del Senato (ddl 362).
“Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”

La relazione introduttiva merita diffusione come anticorpo all’ignoranza diffusa ormai  scelta di vita per molti.
Ci si può arrivare partendo dal nome della senatrice fra i senatori a vita
Il link che trascrivo consente di raggiugerne direttamente il testo in pdf [fonte 2 ]

FONTI

[fonte 1] http://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/liliana-segre-in-prima-linea-contro-lintolleranza-propone-commissione-anti-odio-al-senato

[fonte 2 ] http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01067819.pdf

29 Ottobre 2018Permalink