4 agosto 2018 – Bambini fantasma e l’obbligatorietà non obbligatoria dei vaccini.

Volevo continuare con le mie riflessioni sui bambini fantasma per legge che mi portano sempre più in là nell’esplorazione della malafede (travestita da follia: metodo comodo perché esime chi lo usa dall’affaticarsi su verifiche logiche), quando mi sono resa conto che il problema dell’obbligatorietà-non obbligatoria (non so come meglio definirla) dei vaccini che io credevo uno sporco giochino elettorale, a beneficio di cretini chic, è invece praticato con l’ostinazione di chi affida la soluzione dei problemi a una pseudostatistica affine alla conta sul pallottoliere.
D’altra parte la gravità della negazione del certificato di nascita è analoga alla negazione della prevenzione primaria assicurata dai vaccini: in entrambi i casi si tratta di negare la certezza dell’esistenza riconosciuta e garantita, per quanto possibile, dalla tutela della salute.
Nell’intreccio fra questi due elementi emerge la figura del bambino che può ricavare un danno dalle necessarie relazioni con i suoi simili e coetanei, danno tanto più significativo se si tratta di un soggetto debole.
Mi sembra una sintesi adeguata per descrivere la situazione attuale di soggetti che, essendo indifesi, possono essere privati di beni essenziali da decisioni innominabili, assicurate dal consenso – e questo è tragico – più diffuso di quanto si possa immaginare.
Poiché la funzione dei vaccini potrebbe essere argomento di più immediato interesse di quella del certificato di nascita, per ora mi fermo ai vaccini e ricopio un articolo della scienziata senatrice a vita Elena Cattaneo.

03 Agosto 2018 – Caso vaccini, il buon senso dimenticato nelle scelte del governo di Elena Cattaneo
Lo slittamento di un anno dell’obbligo per l’iscrizione a nidi e materne è un incomprensibile “bilanciamento politico” tra diritto alla salute e all’inclusione scolastica
Domani compirà un anno, nella sua versione definitiva, la legge che ha reintrodotto in Italia l’obbligo vaccinale venuto meno nel 1999. A ‘farle la festa’ ci ha pensato la nuova maggioranza di governo. Uno dei più importanti provvedimenti di sanità pubblica della scorsa legislatura è stato minato d’efficacia: le vaccinazioni, che la stessa ministra grillo ha definito «un presidio fondamentale di prevenzione primaria», infatti non saranno più obbligatorie per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia. Tutto rinviato di un anno. Sempre che l’annunciata riforma della legge sui vaccini, nel frattempo, non elimini l’obbligo per sempre.
Con un emendamento al Decreto Milleproroghe in versione balenare, approvato due giorni fa in commissione Affari Costituzionali, il nuovo esecutivo ha perseguito l’annunciato scopo di “bilanciare” il diritto all’inclusine scolastica e il diritto alla tutela della salute. Ma così facendo ha perso di vista l’obiettivo di migliorare subito le prospettive di salute dei cittadini e mettere in sicurezza il Paese da epidemie che la scienza ci permette di debellare e prevenire in sicurezza. Oltretutto, l’obbligo stabilito dalla legge vigente non è eterno.
E’ già previsto, infatti, che ogni te anni le autorità sanitarie valutino le coperture raggiunte per morbillo, rosolia, parotite e varicella: è poi compito del ministro della Salute, acquisiti i pareri parlamentari e della conferenza Stato-Regioni, disporre l’eventuale cassazione dell’obbligatorietà di tali vaccinazioni. Una scelta responsabile, fatta con la consapevolezza (e speranza) che ciò che era necessario ieri –ristabilire in modo duraturo l’immunità di gregge di fronte a un’epidemia di morbillo e rispondere agli allarmi dell’Organizzazione mondiale della sanità – possa non esserlo domani, quando, consolidata la soglia di sicurezza per ciascuna patologia, tutti i cittadini saranno protetti.
La scelta della maggioranza risulta ancor più incomprensibile alla luce delle dichiarazioni della stessa ministra della Salute che, non più di dodici ore prima dell’approvazione dell’emendamento, aveva illustrato alle commissioni competenti di Camera e Senato i dati delle coperture vaccinali del 2017, evidenziando che i risultati migliori si sono registrati proprio «nelle prime fasce d’età, dove il decreto ha minacciato l’esclusione dall’asilo nido ». Questi numeri suggeriscono che l’obbligo stava funzionando. Perché quindi accanirsi contro una buna legge con circolari ministeriali, emendamenti e annunci di Ddl di riforma? Perché introdurre una proroga che, di fatto, realizza l’elusione di un obbligo di legge?
Nel 2015 la California, uno degli Stati più liberali al mondo, con una delle percentuali di vaccinazioni più bassa degli Stati Uniti, dopo un’epidemia di morbillo iniziata nel parco di Disneyland, non solo ha introdotto l’obbligo, ma una volta raggiunta la soglia si è guardata bene dal toglierlo. In Italia, invece, al posto del buon senso che, visti i numeri –difficilmente contestabili- suggerirebbe di lasciare che la legge faccia il proprio corso, sembra si sia preferita la “strategia di Penelope”. Si fila e si disfa la tela legislativa, con il rischio di disorientare i cittadini, già in balia di un sistema sanitario nazionale articolato in 20 “repubbliche sanitarie”.
Il “bilanciamento politico” promesso dal governo del cambiamento non esiste in biologia. Quando un patogeno infetta un organismo, non c’è più nulla di “bilanciato”.
Lo scorso 22 giugno la ministra Grillo dichiarava: «Le valutazioni di tipo scientifico non competono alla politica». Concordo. Virus e batteri non fanno politica né sono in cerca di consenso.

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2018/08/03/news/caso_vaccini_il_buon_senso_dimenticato_nelle_scelte_del_governo-203328872/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P3-S1.8-T2

4 Agosto 2018Permalink

02 agosto 2018 – Uova, arma impropria o no? Spreco di alimenti o no? ……………Per finire su un aspetto serio che esce dal labirinto disinformatico

Domandina. Il fatto che i lanciatori di uova siano ‘goliardi’ li esonera dal pagamento – almeno materiale – del danno a Daisy e a chi l’ha preceduta ?

Presi gli aggressori di Daisy Osakue, l’atleta ferita due giorni fa “L’abbiamo fatto per goliardia”. di OTTAVIA GIUSTETTI E CARLOTTA ROCCI
Denunciati a piede libero. Sono tre ragazzi italiani che usavano l’auto del padre consigliere comunale del Pd.
Identificati gli autori dell’aggressione, avvenuta nella notte tra il 29 e il 30 luglio a Daisy Osakue, colpita ad un occhio da un uovo, lanciato dagli occupanti di un’auto in corsa. Si tratta di tre ragazzi italiani abitanti a Vinovo, La Loggia e Moncalieri – comuni della cintura di Torino – che hanno utilizzato una Fiat Doblò, intestata al padre di uno di essi. I tre sono stati denunciati per lesioni e omissione di soccorso. Il padre di uno dei ragazzi è consigliere comunale del Pd a Vinovo. Immediata la reazione del ministro degli Interni Matteo Salvini: “Se verrà dimostrato che il razzismo non c’entra niente e che addirittura, come pare, il primo di questi cretini è il figlio di un consigliere comunale del Pd, c’è qualcuno che deve chiedere scusa e fare silenzio per il prossimo mese”. [fonte 1]

Dalla ministerial ‘cagnara’ alla caccia dei padri. Come ti affogo una notizia
E ancora: Daisy Osakue travolta da una nuova ondata razzista: “ipocrita, fai le valigie e tornatene in Africa”
L’atleta aggredita presa di mira sui social: “di azzurro hai solo la maglia, non ci sono neri italiani” mentre un noto leader/ministro proclama in testa a un ‘intervista ascoltabile con il link di sotto: “Chi ha montato cagnara chieda scusa” [fonte 2]
Per una specie di par condicio si indaga sul padre di Daisy.
Ho trovato un articolo che fa capo a Il Giornale e si può leggere dal link (Il giornale è proprio il quotidiano diretto dal giornalista Alessandro Sallusti, non un’indicazione generica)   [fonte 3]

Resto ai figli maggiorenni, tutti maggiorenni quindi responsabili
Con tutta la mia solidarietà a Daisy, la cui affermazione come atleta italiana riceve un colpo duro che a mio parere le goliarde creature devono pagare, come legge prevede
Si dichiarano goliardi: termine generico per indicare un giocherello in alto loco o sono iscritti all’Università? Oppure usano il termine proprio di giocherelloni non di criminali come si usa la variante ‘armi ad aria compressa’, quale fosse un’attenuante degli sparapallini (ne ho scritto nel mio blog il 29 luglio e a quello rimando) [fonte 4]

Una notizia che mi fa fare un salto all’indietro
Erano ancora i tempi del servizio militare obbligatorio senza alternative e l’impegno per arrivare alla legge 15 dicembre 1972, n. 772 fu lungo e pesante.
Ma allora l’Associazione per la pace ci si impegnò a fondo e non trascurò l’attenzione ai casi di nonnismo. Non ricordavo più il nome ma avevo memoria del caso Scieri.
Ho ancora nelle orecchio la voce di autorevoli signori he blateravano, riferendosi agli obiettori in servizio civile ‘vigliacchi’.
Ne provavo e ne provo disgusto, simile a quello che provo per chi manipola le notizie e ne fa uso per addolcire la violenza oggi, riportandola a una simpatica birichinata [fonte 6 ]

CORRIERE DELLA SERA   CRONACHE
2 agosto 2018
Morte del parà Scieri, un arresto dopo 19 anni. «Un caso di nonnismo»
Fermato un ex commilitone del militare morto nel 1999 alla caserma «Gamerra» di Pisa. La ricostruzione della commissione parlamentare d’inchiesta e l’omertà dei militari di Marco Gasperetti

Clamorosa svolta nell’inchiesta sulla morte Emanuele Scieri, il paracadutista di 26 anni morto nella caserma Gamerra di Pisa dopo una caduta da una torre utilizzata per asciugare i paracadute. Dopo 19 anni di indagini, è scattato un arresto. E’ un ex paracadutista, probabilmente uno dei «nonni» che Emanuele incontrò prima della tragedia. Alessandro Panella, di origini romane, ha negato ogni addebito. Altre persone sarebbero indagate a piede libero e sono state compiute perquisizioni. Il procuratore della Repubblica di Pisa, Alessandro Crini e gli investigatori della squadra mobile di Firenze e dei poliziotti della sezione di polizia giudiziaria di Pisa che hanno condotto le indagini, stanno svelando una nuova verità. Che, secondo alcune indiscrezioni, sarebbe molto vicina alle conclusioni della commissione parlamentare d’inchiesta che hanno recentemente ribaltano completamente anni e anni di indagini contraddistinte da omertà e forse anche depistaggi. Anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta è intervenuto sul caso, dichiarando che «sul caso Emanuele Scieri bisogno arrivare alla verità».

Elementi incompatibili
«Alla Gamerra, si legge, c’era un’altissima, sorprendente tolleranza verso comportamenti di nonnismo», si legge nella relazione finale e dunque Emanuele fu aggredito e picchiato. «La consulenza cinematica di tecnici specializzati – spiegò Sofia Amoddio (Pd) – ha accertato che la presenza di una delle scarpe di Scieri ritrovata troppo distante dal cadavere, la ferita sul dorso del piede sinistro e sul polpaccio sinistro, sono del tutto incompatibili con una caduta dalla scala e mostrano chiaramente che il giovane è stato aggredito prima di salire sulla scaletta». Adesso anche le indagini della procura di Pisa avrebbero individuato falle e le distorsioni di un sistema disciplinare in quegli anni fuori controllo ed ha rintracciato elementi di responsabilità depositandoli presso la Procura della Repubblica di Pisa.

«Scieri non accettava soprusi»
Anche l’ex ministro Stefania Prestigiacomo (Fi), vice presidente della commissione d’inchiesta, aveva parlato di diffusa omertà tra i testi ascoltati. Secondo la deputata qualcosa sarebbe accaduto mentre Scieri veniva trasferito sul pullman alla caserma pisana il 13 agosto insieme ad altre reclute. «Sappiamo che i ragazzi sono stati fatti viaggiare in pieno agosto con i finestrini chiusi ed il riscaldamento al massimo nella posizione della sfinge. – aveva spiegato Prestigiacomo -. Lui non era accettato perché era più grande rispetto alle reclute diciottenni, era laureato, faceva già l’avvocato. Probabilmente non accettava questi atti di sopruso». E dunque potrebbe essere stato punito.

Il muro del «nonnismo»
A Pisa, quel 13 agosto del 1999, Emanuele era arrivato insieme a settanta commilitoni nel pomeriggio dopo un breve periodo di addestramento reclute alla caserma Gonzaga di Scandicci, vicino a Firenze. Alle 21.30, durante la libera uscita trascorsa con alcuni commilitoni, aveva chiamato con il telefono cellulare la mamma in Sicilia: «Stai tranquilla, sto passeggiando in Piazza dei Miracoli, davanti alla Torre Pendente, sto facendo il turista». Poi era rientrato in caserma. La “Gamerra”, a quel tempo, aveva un’area di 144 mila metri con 35 palazzine e decine di aree per l’addestramento, il parcheggio e il rimessaggio di vecchi materiali. In quella scuola di paracadutismo in quegli anni il nonnismo non era una novità. Un anno prima, nel 1998, un alto ufficiale, già comandante del 9 battaglione incursori del Col Moschin, era stato rimosso dall’incarico perché sospettato di episodi di nonnismo.

La denuncia del padre e il commento del fratello
I familiari del giovane hanno sempre puntato il dito contro il muro di omertà dentro la «Gamerra». Corrado Scieri (il padre di Emanuele, un funzionario della Dogana morto nel 2011) e la madre Isabella Guarino, insegnante, pubblicheranno poi un libro sulla vicenda del figlio, nel 2007, («Folgore di morte e di omertà»), accusando la caserma pisana dei parà di essere stata prima «un mattatoio» e poi «una centrale di omertà da fare impallidire “Cosa nostra”». «Ancora una volta la giustizia italiana – scriveranno i due – ha dimostrato di essere una pseudo-giustizia all’italiana: delitti senza colpevoli, casi irrisolti, archiviazioni invece di verità, fantasmi al posto di imputati, generiche ipotesi invece di accertamenti». «Sono incredulo, è stata un’emozione fortissima…», dice oggi il fratello Francesco Scieri.
[fonte 5]

[fonte 1] http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/08/02/news/presi_gli_aggressori_di_daisy_osakue_l_atleta_ferita_due_giorni_fa_a_orbassano-203241766/
[fonte 2]
http://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2018/08/02/daisy-salvini-chi-ha-montato-cagnara-chieda-scusa_88c27900-b7f3-4b84-a99e-544533441fc6.html
[fonte 3]
http://www.ilgiornale.it/news/politica/pap-daisy-minaccia-noi-dallitalia-ora-spuntano-due-arresti-e-1561287.html
[fonte 4] https://diariealtro.it/?p=5961
Diariealtro. it. 29 luglio 2018 – Fucili ad aria compressa contro migranti. Un dubbio e forse non solo uno
[fonte 5]
https://www.corriere.it/cronache/18_agosto_02/morte-para-scieri-arresto-19-anni-un-caso-nonnismo-be8a06d8-9620-11e8-8193-b4632fd4d653.shtml
[fonte 6] Onoriamo don Milani nella sua lettera ai Cappellani militari ma non dimentichiamo tuti gli altri – 1965
http://storiaefuturo.eu/lobiezione-di-coscienza-al-servizio-militare-in-italia-una-retrospettiva-storico-giuridica/

3 Agosto 2018Permalink

2 agosto 2018 – 2 agosto 1980

La commemorazione del Due agosto  si snoda, come ogni anno, attraverso momenti simbolo: i lunghi applausi che accompagnano il corteo dei parenti delle vittime e dei gonfaloni da tutta Italia lungo via Indipendenza alla volta della stazione, e a fare da contraltare il minuto di silenzio in piazza Medaglie d’oro, alle 10.25. Quest’anno a commuovere è stato il passaggio dell’autobus 37, simbolo della strage (fu il bus che trasportò le salme dei morti estratte dalle macerie fino all’obitorio), in corteo, fino al luogo dell’orrore.

L’AUTISTA DELL’AUTOBUS 37
Le parole escono a fatica. Ancora. Difficile raccontare quelle immagini, quegli odori, le sensazioni. Eppure «il ricordo di quel giorno resta indelebile. Quasi come una fotocamera che mi impone di non cancellare nulla». Nonostante «non sia facile portarsi dentro tutto». La mattina del 2 agosto 1980 Agide Melloni, autista di autobus a Bologna, stava arrivando al lavoro con un collega. «Dovevo prendere servizio su una linea che aveva una fermata in centrale», ricorda a Lettera43.it. «Ero a Ponte Galliera quando un autobus si fermò davanti a noi aprendo le porte. Il collega era agitato e ci disse solo: ”È saltata in aria la stazione”». All’inizio Melloni pensò si trattasse di una battuta. Cinquanta metri dopo capì che non era così e che la stazione era saltata in aria per davvero, portandosi con sé 85 vite. Essendo donatore di sangue, la prima cosa che fece fu di correre alla sede Avis, vicino al piazzale. «Visto che mi dissero che al momento non avevano bisogno e che comunque il mio contatto ce l’avevano, feci l’unica cosa che potevo fare: guidare un autobus».

«O TI TIRI INDIETRO O FAI QUELLO CHE PUOI»
Al momento dell’esplosione erano tre i mezzi nelle vicinanze della stazione, tra cui il 37. Subito partirono verso il Maggiore per portare i feriti all’ospedale. Al loro ritorno, Melloni, un vigile del fuoco e un tecnico dell’azienda di trasporti Atc pensarono di utilizzare il 37 per trasportare i morti. «Non ci fu una programmazione, agimmo e basta», continua Melloni. «Davanti a una tragedia del genere hai due possibilità: o ti tiri indietro o fai quello che puoi. E io ho fatto il mio mestiere». Vedendo che i feriti erano molti, sul momento si decise che fosse «obbligatorio destinare a loro le ambulanze», a chi era ancora vivo. «Era impossibile caricare le barelle», ricorda l’autista all’epoca 31enne, «non passavano a causa del mancorrenti, le sbarre a cui ci si aggrappa per salire, così li tagliammo a mano, con la sega».
Da mattina alle 3 di notte Melloni continuò, sempre accompagnato da un poliziotto e da un infermiere e scortato, a trasportare i corpi verso gli obitori della città a bordo di quel 37, a cui dopo pochi viaggi vennero messi lenzuoli bianchi ai finestrini. Un’ultima forma di rispetto per quei morti. Un rispetto che oggi, nel bombardamento dai video e dalle foto di ben altre stragi, manca. «Occorre mettere un freno», mette in chiaro Melloni. «Non dovrebbe nemmeno essere imposto. Chiunque, soprattutto in Rete, dovrebbe sapere che c’è un limite da non oltrepassare». Ogni volta per Melloni è come tornare indietro a quel 2 agosto. «Preferisco non parlarne, ma ogni immagine di morte, terrore e distruzione mi riporta lì. Un flash che collega la storia all’oggi. Rivivo la stessa rabbia, impotenza, la sensazione di subire una ingiustizia». Anche le domande si ripetono, sempre uguali. «Perché è accaduto, chi è il colpevole, chi il mandante».

BOLOGNA SI SCOPRÌ UNITA
Ma in quella tragedia che Sandro Pertini in lacrime arrivò a definire «l’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia», Melloni toccò con mano «la compattezza della città». Perché «per ore e ore», tiene a sottolineare, «Bologna mise da parte tutte le differenze, si strinse intorno alla necessità di dare una risposta a ciò che era accaduto. Spontaneamente. Fa sempre bene parlare di questo…». E ancora: «Io era solo uno in mezzo ai tanti che reagirono in mille modi. In quelle ore diventammo amici tra sconosciuti. È stato un onore collaborare con persone distanti da me, anche per modo di pensare, ma in completa sintonia col mio stato d’animo. Era lo stato d’animo di tutti».
Per anni Agide Melloni di quel giorno che aveva portato l’inferno nell’agosto di Bologna non parlò con nessuno. «Nemmeno con la mia fidanzata…», dice. Poi, aggiunge, «mi resi conto che il tempo passa, le persone passano, molte muoiono. Ma i ragazzi no, loro continuano a nascere e a crescere». Per non correre il rischio che il 2 agosto «si trasformasse in un buco nella memoria», ha cominciato a raccontare. «A provare a fare quello che si può». Così ha deciso di andare nelle scuole, «per cercare un contatto con i più giovani che non hanno memoria visiva della strage». Gli studenti, dopo aver visto i filmati, gli chiedono spesso: «E io cosa posso farci?». E lui, ogni volta, risponde che la prima cosa è «combattere l’indifferenza». «Li invito a parlare, a spiegare cosa li ha colpiti, amareggiati», spiega. «Solo così è possibile assestare un colpo all’indifferenza». L’unico modo per «vincere chi ha causato tutto questo».

QUEL FILO TRA PASSATO E PRESENTE
Questi ragazzi, sottolinea Melloni, «devono capire che c’è un filo che collega ciò che è accaduto e ciò che accade, tra il passato e il presente».
Per questo «devono studiare, utilizzando le potenzialità enormi di cui oggi sono in possesso, dal computer a internet». Per illuminare quei «buchi neri» di cui la storia recente è zeppa. «La strage non deve essere dimenticata», aggiunge scandendo bene le sillabe. «Chi ha avuto il destino di esserci deve raccontare, al di là delle strumentalizzazioni e delle manipolazioni affinché non siano cancellati i drammi, i gesti, i volti, le immagini, le grida. Per creare come un suono nella testa di chi non era ancora nato». A distanza di tanti anni, però, ci sono ancora cose che fanno arrabbiare Agide Melloni. Per esempio le «notizie fatte uscire ad hoc e che tendono a deviare le responsabilità accertate dai processi». Ventate di novità che lui vive come «una ulteriore ingiustizia per chi ha avuto la vita spezzata quel 2 agosto». Così come i tentativi di mitigare la portata della strage. «Tempo fa si discusse molto dell’opportunità di avere monumenti in stazione, del senso di tenere l’orologio fermo sulle 10 e 25… non fa piacere».

UNA TESTIMONIANZA DI VITA E DI MORTE
Per lo stesso motivo quando venne avanzata la proposta di togliere dal servizio il 37, perché «dopo aver trasportato le vittime non poteva trasportare i vivi», Melloni si schierò contro. «Credevo fosse profondamente ingiusto», spiega. «Attraverso il trasporto urbano la città vive, si muove. Quell’autobus era la testimonianza di vita e di morte. Toglierlo dal servizio avrebbe significato dare ragione a chi aveva voluto colpire Bologna». Alla fine quel 37 giallo e rosso restò attivo fino a quando l’azienda cambiò i modelli per poi essere esposto in un museo. «Lo guidai molte volte ancora», dice Melloni. «E mi creava sempre una certa emozione». Ma le sensazioni, quello che uno si porta dentro, sono difficili da trasformare in parole.  [nota 1]

    LE MASTECTOMIZZATE IN OSPEDALE
Questa mattina a Prima Pagina una signora ha ricordato l’arrivo in ospedale dei feriti e degli ustionati. Lei stessa – e le altre che come lei erano ricoverate dopo aver subito un intervento di mastectomia – si adoperarono a non lasciarli soli..[nota 2]
il link che trascrivo consente di arrivare al programma, poi – per ascoltare la testimonianza che ho ricordato – bisogna darsi un po’ da fare.

[nota 1]§
https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2016/08/02/strage-di-bologna-lautista-melloni-e-la-storia-del-suo-37/200228/

.[nota 2]
https://www.raiplayradio.it/audio/2018/07/PRIMA-PAGINA-del-2-agosto-2018-6237db41-5a33-4c48-896f-16282ce30c6c.html

2 Agosto 2018Permalink

2 agosto 2018 – Una nave riportata in Libia. Qualche informazione

L’Unhcr, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha aperto un’indagine sul caso di un rimorchiatore italiano, l’Asso Ventotto, che secondo alcune fonti avrebbe riportato in Libia (i cui porti sono giudicati “non sicuri”) 108 persone soccorse nel Mediterraneo. L’account ufficiale twitter dell’Unhcr ha infatti scritto: «Stiamo raccogliendo tutte le informazioni necessarie sul caso del rimorchiatore italiano Asso 28 che avrebbe riportato in Libia 108 persone soccorse nel Mediterraneo. La Libia non è un porto sicuro e questo atto potrebbe comportare una violazione del diritto internazionale». [Nota 1]

Dichiara la Parlamentare europea Elly Schlein:
Alcuni concetti molto semplici che ho avuto il piacere di ribadire stamattina ad Omnibus al collega leghista in studio:
1) La Libia non è un Paese sicuro, lo dicono tutti, dall’UNHCR alla Commissione europea, come anche le autorità giudiziarie italiane;
2) La contraddizione sta nel fatto che la Libia ha dichiarato un’area di ricerca e soccorso pur non avendo i requisiti per essere considerata un Paese sicuro, tra cui la firma della Convenzione di Ginevra sui rifugiati;
3) L’unico risultato della politica del nuovo governo è aver fatto aumentare i morti (in un solo mese si sono registrate oltre la metà di tutte le morti dall’inizio dell’anno) e probabilmente di far condannare nuovamente l’Italia per violazione del principio di non respingimento, come già fece Maroni nel 2009;
4) Non si può dire “ho visto solo ragazzotti muscolosi che vengono a cercare lavoro” quando il 41% delle persone che hanno chiesto protezione internazionale in Italia nel 2017 l’hanno ottenuta;
5) Non c’è soluzione che non passi dalla solidarietà europea, a partire dalla riforma di Dublino, e la Lega deve ancora spiegarci perché in 22 riunioni di negoziato su una riforma fondamentale per l’Italia non si è mai fatta vedere e poi si è astenuta. E magari ci spieghi anche perché Salvini sacrifica gli interessi italiani su questa importante questione per compiacere Orban e i suoi amici nazionalisti.

[Nota 1]
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-07-31/unhcr-indagine-nave-italiana-avrebbe-riportato-108-migranti-libia-porto-non-sicuro-104427.shtml?uuid=AEaTl4UF

[Nota 2]
https://www.facebook.com/ellyschlein1/

2 Agosto 2018Permalink

1 agosto 2018 – Calendario di agosto

.1 agosto 1944 – Scoppio della rivolta del ghetto di Varsavia contro l’occupazione tedesca.
.1 agosto 1990 – L’Iraq invade il Kuwait
.1 agosto 2014 – Entra in vigore la Convenzione di Istanbul (testo in nota 1)
.2 agosto          – Giornata europea in memoria del genocidio ROM
.2 agosto 1980 – Strage alla stazione di Bologna
.3 agosto 1940 – L’Italia invade la Somalia britannica
.4 agosto 1974 – Bomba sul treno Italicus vicino a Bologna
.5 agosto 1938 – In Italia viene pubblicato il Manifesto della razza (testo in nota 2)
.6 agosto 1945 – Gli USA sganciano la bomba atomica su Hiroschima
.6 agosto 1978 – Morte di Paolo VI.8 agosto 1945 – Gli USA sganciano la bomba
………………………………atomica su Nagasaki
.8 agosto 1956 – Tragedia nella miniera di Marcinelle
12 agosto 1944 – Strage nazista a Sant’Anna di Stazzema
13 agosto 1961 – Inizia costruzione muro di Berlino
14 agosto 1945 – Resa del Giappone e fine della seconda guerra mondiale
14 agosto 1947 – India – Dichiarazione di indipendenza
14 agosto  2018 – Genova. Crollo del ponte Morandi.
15 agosto 1867 – Regno d’Italia – Legge 15 agosto 1867, n. 3848
…………                   .Legge per la liquidazione dell’asse ecclesiastico  .(nota 3)
15 agosto 2009 – Approvazione della legge “15 luglio 2009, n. 94
……………………………….”Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”
15 agosto 1917 – Nascita del vescovo Romero
16 agosto 1924 – Ritrovamento del corpo di Giacomo Matteotti
17 agosto 1893  – Strage di Aigües Mortes             [nota 4]
17 agosto 1945 – L’Indonesia si proclama indipendente dai Paesi Bassi
18 agosto 1936 – Assassinio di Federico Garcia Lorca
18 agosto 2015 – Assassinio di Khaled Asaad – direttore del sito archeologico
…………………..……………… di Palmira
19 agosto 1954 – Morte di Alcide De Gasperi
20 agosto 1960 – Dichiarazione di indipendenza del Senegal
21 agosto 1940 – Assassinio di Lev Trotsky
21 agosto 1964 – Morte di Palmiro Togliatti
21 agosto 1968 – L’URSS invade la Cecoslovacchia      [nota 5]
21 agosto 2018 –  Aïd-el-Kébir o al-adha. Dalla sera del 21 fino alla sera del 25
…………………………anno 1440    [nota 6]
23 agosto 1923 – Assassinio di don Minzoni ad Argentea (FE)
23 agosto 1927 – USA esecuzione di Sacco e Vanzetti
24 agosto 2004 – Assassinio di Enzo Baldoni in Iraq
24 agosto 2016 – Colombia. accordo governo-Farc
24 agosto 2016 – Terremoto in centro Italia
25 agosto 1900 – Morte di Friedrich Nietzsche
25 agosto 1989 – Assassinio di Jerry Masslo a Villa Literno (Caserta)
26 agosto 1769 – Francia: Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino
26 agosto 1978 – Elezione di papa Luciani (Giovanni Paolo I)
26 agosto 2018 – Apertura del Sinodo Valdese
27 agosto 1999 – Morte di Helder Camara – Brasile7
28 agosto 1963 – Martin Luther King guida la marcia su Washington
………………………………..per i diritti civili.
29 agosto 1991 – La mafia uccide l’imprenditore Libero Grassi a Palermo
31 agosto 1994 – Irlanda – L’IRA dichiara la cessazione di tutte le operazioni
…………………………… militari
31 agosto 2018 –  Il procuratore di Agrigento deposita a Palermo l’atto d’accusa
relativo al ministro dell’interno    [nota 7]

NOTE:
[nota 1] Convenzione di Istanbul – contenuti
https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DOSSIER/0/750635/index.html?part=dossier_dossier1-sezione_sezione2-h2_h22

[nota 2] Manifesto della razza:
http://www.deportati.it/archivio/manifesto_razza.htm

[nota 3]
Il termine si trova adoperato nella legge 28 giugno 1866, n. 2987, che all’art. 2 dà facoltà al governo di pubblicare ed eseguire come legge le disposizioni già votate dalla camera elettiva sulle corporazioni religiose e sull’asse ecclesiastico, e questo di Legge sulla soppressione delle corporazioni religiose e sull’asse ecclesiastico è il titolo dato al susseguente decreto legislativo 7 luglio 1866, n. 3036. Legge per la liquidazione dell’asse ecclesiastico s’intitola quella 15 agosto 1867, n. 3848, che costituisce col detto decreto legislativo il caposaldo della legislazione italiana in materia di soppressione di enti ecclesiastici e di norme sul patrimonio ecclesiastico. Giunta liquidatrice dell’asse ecclesiastico di Roma era il nome dell’organo governativo istituito con l’art. 9 della legge 19 giugno 1873, n. 1402.

[nota 4[
17 agosto 1893 dieci operai italiani delle saline vennero uccisi a Aigues-Mortes, in Camargue, perché si era diffusa la falsa notizia che avevano ucciso 4 francesi. L’odio per gli emigrati italiani che “rubavano il lavoro” scatenò il massacro e così un paese intero si scatenò contro gli operai italiani.

[nota 5]
Il 21 agosto del 1968 le truppe del Patto di Varsavia entrarono nella Cecoslovacchia per soffocare la stagione della Primavera di Praga che era iniziata  5 gennaio 1968, quando il riformista slovacco Alexander Dubček salì al potere, proseguendo fino al 20 agosto dello stesso anno, quando un corpo di spedizione dell’Unione Sovietica e degli alleati del Patto di Varsavia (ad eccezione della Romania) invase il paese.

[nota 6]
21 agosto: Origine d’Aïd-el-Kébir https://www.feiertagskalender.ch/islamic.php?geo=0&hl=it

L’Aïd-el-Kébir (aussi nommée Aïd-el-Adha, Aïd al-Kebir ou encore Eïd el-Adha), qui signifie « la Fête du sacrifice », est l’une des célébrations les plus importantes liées à la foi musulmane. Il s’agit d’une commémoration de la soumission d’Abraham (Ibrâhîm en arabe) à la volonté de Dieu lorsque celui-ci lui demanda de sacrifier son fils Ismaël. Certaines interprétations considèrent qu’il s’agit plutôt d’Isaac, le Coran ne mentionnant pas le nom du fils. Pour en savoir plus, consultez cet article d’Éric Geoffroy.

[nota 7]  . Agrigento. L’atto d’accusa contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini passa a Palermo. Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha consegnato questa mattina un plico sigillato con il fascicolo d’inchiesta a un ufficiale della Guardia Costiera, perché lo consegni al procuratore della Repubblica di Palermo Francesco Lo Voi. Il primo passaggio, verso il tribunale dei ministri che dovrà valutare le accuse contro Salvini per il blocco di 177 migranti sulla nave Diciotti, rimasti dieci giorni al porto di Catania.

 Patronaggio contesta cinque ipotesi di reato: sequestro di persona, sequestro di persona a scopo di coazione, arresto illegale, abuso d’ufficio e omissione d’atti d’ufficio. Lo Voi ha quindici giorni di tempo per valutare tutto l’incartamento e decidere se confermare o ridimensionare l’impianto accusatorio. Quindi, il caso sarà ufficialmente nelle mani dei tre giudici che compongono il tribunale dei ministri di Palermo, entro 90 giorni potranno fare altri accertamenti e ascoltare le “parti interessate”.

 Il ministro Salvini ha già annunciato che vorrà essere interrogato. Potrebbero chiedere un’audizione anche le “parti offese” dei reati, ovvero i migranti. “Alcuni vogliono costituirsi parte civile contro il ministro dell’Interno – dice l’europarlamentare Eleonora Forenza (gruppo Gue-Ngl) che ieri è entrata nell’hotspot di Messina dove sono ospitati 38 migranti”.

Le contestazioni
Il fascicolo d’inchiesta trasmesso alla procura di Palermo è accompagnato da una memoria che sintetizza le contestazioni ipotizzate nei confronti di Salvini e del suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi. Queste:

Articolo 289 ter del codice penale. “Sequestro a scopo di coazione”. Secondo la ricostruzione del procuratore Luigi Patronaggio, il ministro dell’Interno avrebbe tenuto in ostaggio 177 persone per “costringere” l’Unione Europea alla redistribuzione dei migranti contro la conversione di Dublino.

Articolo 605. “Sequestro di persona”. Per aver tenuto 177 migranti ristretti per dieci giorni, senza alcuna ragione secondo l’accusa, sulla nave Diciotti della Guardia Costiera.

Articolo 606, “Arresto illegale”. Il trattenimento illegittimo dei migranti sull’imbarcazione della Guardia Costiera configura per il pm anche una forma di arresto non autorizzato.

Articolo 328. Omissione di atti d’ufficio. Per non avere indicato il porto di sbarco (il cosiddetto “Port of safety”) alla Guardia Costiera, che lo chiedeva dopo il salvataggio. Catania era solo uno scalo tecnico.

Articolo 323. Abuso d’ufficio. Per aver violato, in almeno otto casi, disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e altre norme internazionali, articoli della Costituzione e del Testo unico sull’immigrazione.

“L’abuso d’ufficio”
Ecco le norme violate, che secondo l’accusa fanno configurare il reato di abuso d’ufficio.

Articolo 5 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. “Nessuno può essere privato della sua libertà”. Peraltro nel nostro ordinamento non è previsto l’arresto dell’immigrato clandestino. Salvini avrebbe violato l’articolo 13 della Costituzione (“La libertà personale è inviolabile”). E anche l’articolo 10 comma tre della Costituzione, che prevede il diritto di asilo allo straniero “al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche”.

Al ministro dell’Interno viene contestata dalla procura di Agrigento anche la violazione del Regolamento di Dublino del 2013, che stabilisce i criteri per le richieste di “protezione internazionale”. Sulla Diciotti, questo diritto è rimasto sospeso persino per i minori non accompagnati e per le donne vittime di stupri.

Sarebbe stato violato anche l’articolo 10 ter del Testo unico sull’immigrazione: prevede che i migranti vengano “tempestivamente informati” del diritto all’asilo.

Il procuratore Patronaggio ipotizza pure la violazione dell’articolo 47 della legge 7 aprile 2017 (Legge Zampa), che prevede il rilascio del permesso di soggiorno ai minori non accompagnati. I 29 della Diciotti hanno potuto lasciare la nave solo dopo l’ispezione del procuratore.

Contestata anche la violazione dell’articolo 60 della Convenzione di Istanbul e l’articolo 7 del decreto legislativo del 19/11/2007, numero 251: norme che prevedono la massima tutela per le donne che hanno subito violenza. Le 11 eritree abusate nei campi libici potevano avere subito lo status di rifugiati.

Infine, l’ottava violazione contestata a Salvini: non aver indicato subito il porto di sbarco. E’ previsto da norme internazionali, come il “Safety of life” del 1974, ma anche dalla procedura di coordinamento fra Viminale e Guardia costiera (la “Sop 009/2015”).

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2018/08/31/news/diciotti_l_atto_d_accusa_contro_salvini_al_tribunale_dei_ministri_il_pm_patronaggio_i_migranti_tenuti_in_ostaggio_sulla_-205302422/

 

1 Agosto 2018Permalink

29 luglio 2018 – Fucili ad aria compressa contro migranti. Un dubbio e forse non solo uno

Caso o progetto?
Dato il ripetersi di notizie di feriti da fucili ad aria compressa, con una comune caratteristica di dichiarata (dallo sparatore che risulta essere maschio banco) futile casualità, ho scritto nella casella di google: “feriti fucili aria compressa”. Poco più avanti l’elenco che ne è venuto fuori.
Mi chiedo: l’elemento che lega gli episodi che ho ricopiato (e collegati con link presenti in calce) è casuale o fa parte di un surrettizio progetto per impaurire le vittime potenziali, simili a chi ha già subito lo sparo?
Potrebbe essere interessante verificare la data di acquisto di queste armi che sono praticamente in vendita libera non richiedendo porto d’armi. Sono un normale ammennicolo delle abitazioni di riferimento, presenti in famiglia da chissà quanto, o sono state acquistate di recente?
Se vale la seconda ipotesi il mio dubbio di uso preciso e progettato si rafforza.
Infatti con quell’arma nessuno può essere accusato di intenzione omicida: un pallino non ammazza.
E allora come la mettiamo con la piccola rom (punto 6 della scheda), opportunamente ricordata dal presidente Mattarella nella cerimonia del Ventaglio? Un incidente di percorso?

1. 27 luglio 2018 [R.it] Immigrato ferito al volto con una pistola aria compressa
“…Il giovane ha raccontato di essere stato avvicinato da due ragazzi in moto, che hanno poi fatto fuoco con l’arma ad aria compressa, colpendolo al volto.
Qualche settimana fa un episodio simile avvenne a Caserta, denunciato da due immigrati africani, uno dei quali rimasto ferito mentre due giorni fa, nel vicino comune di Villa di Briano, un gruppo di cittadini manifestò per strada contro l’arrivo di un gruppo di immigrati.”

2. 27 luglio 2018 [Redazione TPI] Caserta, migrante denuncia di essere stato ferito al volto con una pistola ad aria compressa. E’ l’ottavo caso …

3. 27 luglio 2018 [Corriere della sera/cronache] Migranti feriti a colpi di pistola: sei più uno casi (più uno) in un mese.

4. 27 luglio 2018 [Il Post 17 ore fa] A Cassola, in provincia di Vicenza, un operaio straniero è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco, sparato da un condominio vicino.

5. 27 luglio 2018 [Rep] La Scheda: Immigrati feriti in strada, sette casi in 45 giorni.
Da Forlì a Caserta la serie di colpi esplosi contro stranieri

Testo integrale n. 5
LA SCHEDA – Immigrati feriti in strada, sette casi in 45 giorni
Da Forlì a Caserta la serie di colpi esplosi contro stranieri
Il precedente che torna subito alla mente è quello del sabato di orrore di Macerata. Dove il 3 febbraio scorso un uomo a bordo di un’Alfa 147 nera attraversa la città sparando all’impazzata, e ferendo nel raid sei persone, tutte di origine straniera. Lo sparatore è Luca Traini, 28enne di Tolentino. Dopo aver seminato la paura in tutta la città ferma la sua corsa davanti al monumento ai caduti, e scende dall’auto con la bandiera tricolore al collo, gridando “Viva l’Italia” e facendo un saluto romano prima di arrendersi. Dirà in seguito di aver agito per “vendicare Pamela”, la 18enne trovata morta in una valigia del cui omicidio è stato accusato il nigeriano Innocento Oseghale. Un atto, quello di Traini, che ha alzato i toni della campagna elettorale spostandoli in modo massiccio sui temi dell’immigrazione.

E chi si ricorda di Idy Diene, il senegalese ucciso il 4 marzo scorso a colpi di pistola su Ponte Vespucci, a Firenze, da Roberto Pirrone, pensionato 65enne che poi dichiarerà di essere uscito di casa con l’intenzione di suicidarsi ma di non averne trovato il coraggio, e aver quindi rivolto la sua furia sul primo passante? Fino a Soumayla Sacko, il sindacalista maliano ucciso a colpi di fucile la sera del 2 giugno, nelle campagne calabresi. Appena 29 anni, una figlia di 5, Soumayla viveva in una baraccopoli a San Ferdinando: quando è stato ammazzato con un colpo alla testa stava aiutando alcuni connazionali a prendere delle lamiere da una fabbrica in disuso. Soumayla nell’Italia che si è scoperta razzista è diventato un simbolo dei diritti dei lavoratori invisibili.

La scia di violenza che da Macerata porta ai migranti sfruttati nei campi del Sud sembra essersi riaccesa nelle ultime settimane, con una serie impressionante di aggressioni a matrice razziale. Alcune inizialmente passate sotto silenzio, molte con un elemento in comune: gli spari – che non hanno fatto morti – esplosi tutti con pistole ad aria compressa. I bersagli, sempre, stranieri. Che avevano l’unica colpa di trovarsi a passare di lì. Ecco gli episodi più recenti.

1 – Caserta, 11 giugno
Intorno alle 22 Daby e Sekou, due ragazzi del Mali ospiti di una struttura Sprar del Comune, vengono investiti da una raffica di colpi di pistola ad aria compressa sparati da una Panda nera in corsa, che già per tre volt e li ha avvicinati. Daby viene ferito all’addome. In questura racconta che i tre aggressori, durante la scorribanda in stile Traini, inneggiavano a Matteo Salvini.

2 – Napoli, 20 giugno
Lo chef Konate Bouyagui, maliano di 22 anni, da quattro in Italia con regolare permesso di soggiorno, mentre torna a casa dalle parti di Corso Umberto si prende un piombino nella pancia sparato da due ragazzi a bordo di una macchina. Racconterà: “Credevo di morire”. “C’è un clima di intolleranza contro le persone di colore per colpa della campagna elettorale basata sulla propaganda contro gli immigrati, si sfoga contro i poliziotti.

3 – Forlì, 2 luglio
Una giovane donna nigeriana viene ferita a un piede. “Ho sentito un dolore alla gamba, non so cosa sia successo”. Inizialmente la donna ha paura, solo alcuni giorni più tardi si decide a sporgere denuncia ai carabinieri.

4 – Forlì, 5 luglio
Un ivoriano di 33 anni in bicicletta viene affiancato da un’auto, qualcuno dall’interno allunga fuori dal finestrino una pistola modello softair e gli buca la pancia.
5 – Latina, 11 luglio
Stavolta le vittime sono due nigeriani di 26 e 19 anni che aspettavano l’autobus a Latina Scalo. Dinamica identica alle precedenti, con una serie di colpi esplosi da bordo di un’auto scura. “Sembra chiara la matrice discriminatoria”, commenta il sindaco Damiano Coletta.

6 – Roma, 17 luglio
Il signor Marco, ex dipendente del Senato, alle due del pomeriggio “per provare l’arma” spara dal suo terrazzo al settimo piano di una palazzina in zona Cinecittà. Una bambina rom di 13 mesi finisce in ospedale. L’uomo dirà di non aver mirato a nessuno in particolare, e di non essersi accorto che il colpo era andato a segno.

7 – Vicenza, 26 luglio
Un operaio di origine capoverdiana, dipendente di una ditta di impianti elettrici, è al lavoro su una pedana mobile a 7 metri di altezza quando sente un dolore alla schiena. A colpirlo un uomo che ha sparato dal suo terrazzo, che spiega ai carabinieri di aver sbagliato mira mentre tentava di prendere un piccione.

Link:
1 http://napoli.repubblica.it/cronaca/2018/07/27/news/migrante_denuncia_ferito_con_pistola_aria_compressa-202815435

2 https://www.tpi.it/2018/07/27/migrante-ferito-caserta/

3   https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_27/migranti-feriti-colpi-pistola-cinque-casi-piu-uno-un-mese-905b84aa-91af-11e8-9a85-e773adbfcd34.shtml

4.https://www.ilpost.it/2018/07/27/cassola-vicenza-capo-verde-sparo-immigrati/

5. http://www.repubblica.it/cronaca/2018/07/27/news/la_scheda_-_immigrati_feriti_in_strada_sette_casi_in_45_giorni-202786053/

29 Luglio 2018Permalink

27 luglio 2018 – Ciò di cui si parla, fra chiacchiere e dichiarazioni più o meno autorevoli

(per una rapida consultazione nel pezzo che segue con la stessa data ho inserito per mia comodità alcuni articoli della Costituzione, del Concordato 1929, dell’Accordo 1984)

Mi è capitato ieri di trovare la segnalazione di un tweet di padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica. Dopo aver trasalito (confesso con molta simpatia) per la forma di comunicazione, ben strana a fronte della solenne rivista nata nel 1850, ho verificato che il tweet fosse certo e ne ho trovato svariate conferme fino ad approdare a un interessante articolo di Avvenire, quotidiano di ispirazione cattolica, da cui traggo la citazione che segue relativa al Direttore de La Civiltà Cattolica. [fonte 1]
«Usare il Crocifisso come un Big Jim qualunque è blasfemo. La croce è segno di protesta contro peccato, violenza, ingiustizia e morte, non è mai un segno identitario. Grida l’amore al nemico e l’accoglienza incondizionata. È l’abbraccio di Dio senza difese. Giù le mani». 
Per fortuna lo stesso Avvenire mi ha svelato l’identità di Big Jim che non mi era nota: “bambola maschile tutta muscoli e snodabile, adattabile a qualsiasi posizione e circostanza”.

Ma l’articolo di Avvenire mi ha rivelato anche una faccenda più importante e lo ha fatto con il silenzio. L’articolo infatti sottotitola: Fa discutere la proposta leghista per ribadire l’obbligo (n.d.r. del crocifisso) in tutti gli edifici pubblici.
Così mi sono detta «finalmente saprò in quali termini se ne giustifica l’obbligatorietà nelle aule scolastiche accanto al ritratto del presidente dell Repubblica» .
Avvenire riporta un elenco di decisioni in merito che si snodano fra il 2004 e il 2009, la Corte Costituzionale e la Corte Europea dei diritti dell’uomo.
Uso diligentemente i link e non trovo quello che cercavo, il Concordato fra l’Italia e la Santa Sede del 1929 (rivedo le firme che, quando ne parlavo a scuola mai mancavo di sottolineare, PIETRO Cardinale GASPARRI BENITO MUSSOLINI …. in nome della Santissima Trinità) e l’accordo del 1984 che ha al suo attivo firme più sobrie. AGOSTINO CARD. CASAROLI – B:CRAXI

Non si va alla fonte per un argomento così caro ad Avvenire?
Non è possibile mi dicevo scorrendo enciclopedie cartacee e digitali, riguardando i testi ufficiali nel bellissimo sito della Santa Sede (Vatican.va per chi ne volesse approfittare).
All’alba perché mi sono rovinata la notte per ciò che non c’è ho concluso che nulla dicono le originali fonti ufficiali precedenti le sentenze citate in merito a pareti e crocifissi.
Ne parla invece una circolare (e le circolari per le amministrazioni cui sono rivolte sono un obbligo) del 1967, preceduta da due regi decreti del 1928.
Grazie al soccorso dell’Ansa ne ricopio il testo

I regi decreti del 1924 e del 1928
ROMA – L’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane – oggetto di esame il 30 giugno da parte della ‘Grande Camera’ della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo – viene formalmente prescritta da due vecchie norme, mai abrogate: si tratta dell’articolo 118 del Regio Decreto 30 aprile 1924, n. 965, che prevede disposizioni sull’ordinamento interno degli istituti di istruzione elementare e media; e dell’art 119 del Regio Decreto 26 aprile 1928, n. 1297 (e, in particolare, nella Tabella C allo stesso allegata), che è riferito agli istituti di istruzione elementare.
Ecco cosa prevedono i due Regi decreti riguardo all’esposizione del crocifisso:
REGIO DECRETO 30 APRILE 1924, numero 965 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 25 giugno 1924, numero 148) – Ordinamento interno delle Giunte e dei Regi istituti di istruzione media (omissis) art. 118 – Ogni istituto ha la bandiera nazionale; ogni aula, l’immagine del Crocifisso e il ritratto del Re.
REGIO DECRETO 26 APRILE 1928, numero 1297 (pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 19 luglio 1928, numero 167) – Approvazione del regolamento generale sui servizi dell’istruzione elementare (omissis). Capo V – Arredamento scolastico art. 119 – Gli arredi, il materiale didattico delle varie classi e la dotazione della scuola sono indicati nella tabella C allegata al presente regolamento (nell’allegato C il crocifisso è la prima voce in ciascuno degli elenchi riguardanti ogni classe, ndr). (ANSA). [Fonte 2]

Edilizia e arredamento di scuole dell’obbligo
Ministero della Pubblica Istruzione, Circolare 19 ottobre 1967, n. 367/2527, Edilizia e arredamento di scuole dell’obbligo: legge 28 luglio 1967, n. 641: artt. 29 e 30, in Bollettino Ufficiale – Ministero della Pubblica Istruzione, parte prima – Anno 94°, n. 40-41.

(omissis)

Ai fini suddetti si precisa che l’arredamento di un’aula è cosi costituito:
Scuole elementari:
a) Crocifisso; b) ritratto del Presidente della Repubblica; c) tavolini e seggiole per gli alunni; d) tavolino e scrivania con due poltroncine per l’insegnante; (…)

Scuole medie:
1) Aule normali: a) Crocifisso; b) ritratto del Presidente della Repubblica; c) tavolini e seggiole per gli alunni; d) tavolino o scrivania con due poltroncine per l’insegnante; (..)
2) Locali per le osservazioni ed elementi di scienze naturali, applicazioni tecniche ed educazione artistica: a) Crocifisso; b) ritratto del Presidente della Repubblica; c) banchi-cattedra per l’insegnante con due seggiole; d) banchi per gli alunni;(…)». [fonte 3]

    Il crocifisso come arredo
Non mi arrendo, cerco ancora e trovo alcuni vecchi precedenti finché, come in un girotondo, torno alla circolare 367.
Ordinanza ministeriale 11 novembre 1923 n. 250, nelle aule giudiziarie con Circolare del Ministro Rocco, Ministro Grazia e Giustizia, Div. III, del 29 maggio 1926, n. 2134/1867 recante “Collocazione del crocifisso nelle aule di udienza”.
In materia scolastica si ricordano, le norme regolamentari art. 118 Regio Decreto n. 965 del 1924 (relativamente agli istituti di istruzione media) e allegato C del Regio Decreto n. 1297 del 1928 (relativamente agli istituti di istruzione elementare), che dispongono che ogni aula abbia il crocifisso.
Con circolare n. 367 del 1967, il Ministero dell’Istruzione ha inserito nell’elenco dell’arredamento della scuola dell’obbligo anche i crocifissi.
Nello sconcerto per il brutto cammino percorso una speranza che il prossimo comunicatore, quando sventolerà un qualche oggetto ritenuto sacro, citi a sua fonte anche la Circolare del Ministro Rocco, un nome più appropriato di altri che pronunciare in certe circostanza è improprio e scorretto.
Se non lo farà il proponente posso ricordarglielo io e, se il caso, non mancherò.

Leggo – e la Bibbia è sempre un conforto per la ragione e, per chi crede, anche
    per la fede :“”Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo” (Lv 19, 2).
Santo, non sacro oggetto.
[fonte 1]
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/la-storia-infinita-del-crocifisso-a-scuola
[fonte 2]
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/06/27/visualizza_new.html_1847483283.html
[fonte 3]
https://www.olir.it/documenti/index.php?documento=1323

27 Luglio 2018Permalink

27 luglio 2018 – Citazioni parziali, utili per consultazione durante la lettura del post che precede (stessa data).

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale [138].
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [19, 20]. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze

CONCORDATO 1929
http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/archivio/documents/rc_seg-st_19290211_patti-lateranensi_it.html
INTER SANCTAM SEDEM ET ITALIAE REGNUM CONVENTIONES*
INITAE DIE 11 FEBRUARII 1929

TRATTATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA
CONCORDATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA
PROCESSO VERBALE DELLO SCAMBIO DELLE RATIFICHE, 7 giugno 1929
(Il Trattato fra la Santa Sede e l’Italia sottoscritto l’11 febbraio 1929 fu pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis n. 6 del 7 giugno 1929. Esso è corredato dei seguenti quattro Allegati: Pianta del territorio dello Stato della Città del Vaticano; Elenco e pianta degli immobili con privilegio di extraterritorialità e con esenzione da espropriazioni e da tributi; Convenzione finanziaria. Il documento, redatto dal Cardinale Pietro Gasparri e dal Primo ministro italiano Benito Mussolini, doveva essere sottoposto alla ratifica del Sommo Pontefice e del Re d’Italia.)
TRATTATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA

IN NOME DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
Premesso:
Che la Santa Sede e l’Italia hanno riconosciuto la convenienza di eliminare ogni ragione di dissidio fra loro esistente con l’addivenire ad una sistemazione definitiva dei reciproci rapporti, che sia conforme a giustizia ed alla dignità delle due Alte Parti e che, assicurando alla Santa Sede in modo stabile una condizione di fatto e di diritto la quale Le garantisca l’assoluta indipendenza per l’adempimento della Sua alta missione nel mondo, consenta alla Santa Sede stessa di riconoscere composta in modo definitivo ed irrevocabile la « questione romana », sorta nel 1870 con l’annessione di Roma al Regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia;
[omissis]
Roma, undici febbraio millenovecentoventinove.
PIETRO Cardinale GASPARRI BENITO MUSSOLINI

CONCORDATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA
IN NOME DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
Premesso:
Che fin dall’inizio delle trattative tra la Santa Sede e l’Italia per risolvere la « questione romana » la Santa Sede stessa ha proposto che il Trattato relativo a detta questione fosse accompagnato, per necessario complemento, da un Concordato, inteso a regolare le condizioni della Religione e della Chiesa in Italia;
Che è stato concluso e firmato oggi stesso il Trattato per la soluzione della « questione romana »;
Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e Sua Maestà Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, hanno risoluto di fare un Concordato, ed all’uopo hanno nominato gli stessi Plenipotenziarii, delegati per la stipulazione del Trattato, cioè per parte di Sua Santità, Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Pietro Gasparri, Suo Segretario di Stato, e per parte di Sua Maestà, Sua Eccellenza il Signor Cavaliere Benito Mussolini, Primo Ministro e Capo del Governo, i quali, scambiati i loro Pieni Poteri e trovatili in buona e dovuta forma, hanno convenuto negli Articoli seguenti:
[omissis]
Art. 1
L’Italia, ai sensi dell’art. 1 del Trattato, assicura alla Chiesa Cattolica il libero esercizio del potere spirituale, il libero e pubblico esercizio del culto, nonché della sua giurisdizione in materia ecclesiastica in conformità alle norme del presente Concordato; ove occorra, accorda agli ecclesiastici per gli atti del loro ministero spirituale la difesa da parte delle sue autorità
Art. 34
Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che è base della famiglia, dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili.
Art. 36
L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò consente che l’insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi d’accordo tra la Santa Sede e lo Stato.
Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori, sacerdoti o religiosi, approvati dall’autorità ecclesiastica, e sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall’Ordinario diocesano.
La revoca del certificato da parte dell’Ordinario priva senz’altro l’insegnante della capacità di insegnare.
Pel detto insegnamento religioso nelle scuole pubbliche non saranno adottati che i libri di testo approvati dall’autorità ecclesiastica.
Roma, undici febbraio millenovecentoventinove.
Firmato: PIETRO Cardinale GASPARRI BENITO MUSSOLINI

ACCORDO 1984
http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/archivio/documents/rc_seg-st_19850603_santa-sede-italia_it.html
ACCORDO TRA LA SANTA SEDE E LA REPUBBLICA ITALIANA CHE APPORTA MODIFICAZIONI AL CONCORDATO LATERANENSE

LA SANTA SEDE E LA REPUBBLICA ITALIANA
tenuto conto del processo di trasformazione politica e sociale verificatosi in Italia negli ultimi decenni e degli sviluppi promossi nella Chiesa dal Concilio Vaticano II;
avendo presenti, da parte della Repubblica italiana, i principi sanciti dalla sua Costituzione, e, da parte della Santa Sede, le dichiarazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II circa la libertà religiosa e i rapporti fra la Chiesa e la comunità politica, nonché la nuova codificazione del diritto canonico;
considerato inoltre che, in forza del secondo comma dell’art. 7 della Costituzione della Repubblica italiana, i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sono regolati dai Patti lateranensi, i quali per altro possono essere modificati di comune accordo dalle due Parti senza che ciò richieda procedimenti di revisione costituzionale;
hanno riconosciuto l’opportunità di addivenire alle seguenti modificazioni consensuali del Concordato lateranense:
ART. 9
1. La Repubblica italiana, in conformità al principio della libertà della, scuola e dell’insegnamento e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolica il diritto di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione.
A tali scuole che ottengano la parità è assicurata piena libertà, ed ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato e degli altri enti territoriali, anche per quanto concerne l’esame di Stato.
2. La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado.
Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento.
All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione.
Roma, diciotto febbraio millenovecentottantaquattro.
AGOSTINO CARD. CASAROLI B:CRAXI

27 Luglio 2018Permalink

25 luglio 2018 – Il convitato di pietra

Non voglio chiudermi a frammenti di memoria che non sono storia, né possono esserlo.
Sono gli elementi di una cronaca impietosa, con tante facce impietose, parecchie probabilmente scorrette.
Prima o poi qualcuno forse saprà scrivere la storia di tutto questo che ora viene narrato come se ogni notizia fosse una tessera di lego affastellata senza riuscire a trovare il bandolo per metterla al suo posto.
Io non sono in grado di farlo.
Al tanto che si legge su ogni organo di stampa e che è facile da ritrovare, con parole che i telegiornali ci propongono continuamente, aggiungo quanto ho cercato e trovato per il mio blog, che mi aiuta a non dimenticare, mantiene vivo il mio sforzo di capire, non mi consente rimozioni selettive e mi tiene al riparo dall’ipocrisia Almeno lo spero perché quella io, a me, non la consento.

Il convitato di pietra     Un uomo rimosso da inconsapevole dal suo ruolo di AD della FCA, viene trattato da vivo come se fosse morto. Difficile sfuggire al soprassalto che provocano in chi legge e ascolta le modalità della rimozione di chi era stato un protagonista indiscusso di una fase non breve della storia italiana
Nella storia della riforma della Fiat (diventata FCA) c’è anche un’altra storia simbolo di tante altre.

Maggio 2014_ Cassintegrata Fiat suicida: “Così non vivo”

26 maggio 2014 LA DENUNCIA DI MARIA BARATTO Roberto Fuccillo NAPOLI .
«Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti». Così scriveva nel 2011 Maria Baratto, operaia Fiat che si è suicidata alcuni giorni fa, facendo vincere così il lato disperato di quella sua osservazione. Maria Baratto è stata trovata ieri nella sua abitazione, a Acerra, in un lago di sangue. Si era accoltellata allo stomaco, probabilmente cinque giorni fa. Da tanto infatti non la vedevano in giro i vicini, che ieri mattina hanno cominciato anche ad avvertire cattivo odore. Hanno così chiamato i carabinieri, ma questi sono dovuti ricorrere ai vigili del fuoco per sfondare la porta, chiusa dall’interno.
Il corpo senza vita di Maria era riverso sul letto, la mano allungata verso il telefono, forse in un ultimo tentativo di chiedere aiuto. Il medico legale ha riscontrato diversi fendenti all’addome. I vicini hanno anche riferito che soffriva da tempo di crisi depressive. Non è stato trovato alcun biglietto che spiegasse le cause del gesto. La morte dovrebbe risalire a martedì scorso, ma le certezze definitive verranno dall’autopsia.
Maria aveva 47 anni e era conosciuta in fabbrica, era anzi una attivista del Comitato mogli- operai di Pomigliano. Proprio sul sito del comitato aveva pubblicato la sua riflessione, nell’agosto di tre anni fa. «A Pomigliano — scriveva Maria — l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione». Maria era rimasta infatti molto impressionata dal fatto che un collega, Carmine P., avesse tentato il suicidio il giorno prima, peraltro con modalità simili a quelle con cui Maria si è ora tolta la vita. Carmine, che riuscì a salvarsi, aveva per l’appunto ricevuto da poco la lettera con la comunicazione di altri due anni di cassa integrazione.
Non era stata la prima uscita pubblica di Maria. Due anni prima, nel 2009, aveva rilasciato una amara intervista per il filmdocumentario di Luca Rossomando “La fabbrica incerta”. In quell’occasione si sfogava così: «Le patologie causate dalla catena di montaggio? A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33, da sola. Oggi prendo psicofarmaci, ma voglio credere che la figura dell’operaio torni a essere quella di una volta». Due anni dopo lo scritto, intitolato “Suicidi in Fiat”, nel quale accusava che «l’intero quadro politico-istituzionale, che da sinistra a destra ha coperto le insane politiche della Fiat, è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali». Inoltre accusava Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, che «chiude e ridimensiona le fabbriche italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori». Infine ricordava che, prima del tentato suicidio di Carmine, c’era stato il suicidio di un altro collega, Agostino Bova, a Termini Imerese. E oggi lo Slai Cobas, nel definire lo scritto di Maria «un lucido testamento politico e sindacale, la nitida rappresentazione dell’attuale condizione e solitudine operaia fotografata dall’interno», ricorda anche l’ultimo suicidio di un operaio di Nola, a febbraio scorso, quello di Giuseppe De Crescenzo, che si è impiccato in casa.
Lo scenario è quello del famoso referendum del 2010. Ma una delle prime cause della tensione che avrebbe raggiunto l’apice al referendum si era sviluppata un paio di anni prima, quando Fiat dispose il trasferimento di 316 operai a un nuovo reparto, il Wcl (Wordl class logistic) di Nola. Vicenda annosa, con la cassa integrazione tuttora operante, in scadenza a luglio, tanto che gli operai di Nola hanno chiesto ancora un mese fa di ritornare alla casa base di Pomigliano. E una manifestazione sul cosiddetto “reparto logistico fantasma” era già stata indetta, prima del suicidio di Maria, per il 28 maggio, presso la Regione, convocata dagli autonomi di Slai Cobas, ma alla quale ha aderito anche la Fiom-Cgil di Napoli. Anche Maria, come Carmine, come Giuseppe, era in forza a quel reparto logistico di Nola. [Fonte 1]

26 maggio 2014 «Non si può vivere nel baratro» di Fulvio Bufi NAPOLI

Non era un modo di dire: nel 2011 Maria aveva scritto quell’articolo perché un suo collega aveva appena tentato di uccidersi, e nel testo parlava anche di un altro che solo pochi giorni prima, dopo aver ricevuto la lettera di licenziamento, uccise la moglie, tentò di ammazzare la figlia e poi si suicidò. E non era un modo di dire nemmeno per quanto la riguardava direttamente, perché martedì scorso Maria si è ammazzata. Si è piantata una coltellata nello stomaco e poi un’altra e un’altra ancora, finché ne ha avuto la forza. L’hanno trovata i carabinieri dopo quattro giorni, quando i vicini di casa di Maria li hanno chiamati perché lei non rispondeva al telefono e loro avvertivano un odore troppo sospetto venire da dietro la porta del suo appartamento, in una piccola palazzina di Acerra. Era stesa sul letto, e prima di farla finita aveva chiuso la porta a chiave dall’interno.

Dei suoi 47 anni, Maria gli ultimi sei li aveva passati in cassa integrazione. In fabbrica il suo posto era al reparto logistico della Fiat di Nola. E quale effetto avessero avuto su di lei le conseguenze della politica aziendale lo aveva raccontato nella testimonianza resa al regista Luca Russomando per il film La fabbrica incerta, del 2009: «A 22 anni montavo il tergilunotto sull’Alfa 33 da sola, oggi prendo psicofarmaci».

Era depressa, dunque, e sarebbe stato sorprendente il contrario, nella sua posizione. Ma era anche una che nel suo lavoro ci credeva, e sperava «che la figura dell’operaio torni a essere quella di una volta». Perché, diceva, «noi abbiamo sostenuto una nazione».

Le parole usate in quell’articolo che ancora oggi è reperibile in Rete, però, dimostrano che con il passare del tempo era diminuita la speranza e aumentata la frustrazione. «L’intero quadro politico-istituzionale che, da sinistra a destra, ha coperto le insane politiche della Fiat è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali», scriveva. Sottolineando poi la drammatica situazione di tanti lavoratori Fiat che «sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine e a un futuro di disoccupazione».
La sua cassa integrazione sarebbe scaduta nel prossimo luglio. Ma lei, evidentemente, non ce l’ha fatta a fidarsi

2 agosto 2012 , il Comitato mogli degli operai degli Pomigliano aveva pubblicato un articolo di Maria Baratto. E’ il testo ricordato nell’articolo che precede e che sarebbe ipocrita oscurare ora, impietoso usarne verso chi non c’è più Soddisfare la conoscenza può essere penoso, certamente non facile .

2 agosto 2012 – NON SI PUO’ CONTINUARE A VIVERE PER ANNI SUL CIGLIO DEL BURRONE DEI LICENZIAMENTI

L’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE CHE, DA SINISTRA A DESTRA, HA COPERTO LE INSANE POLITICHE DELLA FIAT E’ CORRESPONSABILE DÌ QUESTI MORTI INSIEME ALLE CENTRALI CONFEDERALI

Dopo aver lucrato negli anni scorsi finanziamenti pubblici multimiliardari, lo speculatore Marchionne chiude e ridimensiona le fabbriche Italiane e delocalizza la produzione all’estero per fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione.
A Pomigliano l’unica certezza dei cinquemila lavoratori consiste nella lettera di altri due anni di cassa integrazione speciale e cessazione dell’attività di Fiat Group Automobiles nella consapevolezza che buona parte di loro non saranno assunti da fabbrica Italia.
Il tentato suicidio di oggi di Carmine P., cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la fiat sta precipitando i lavoratori.
Anche per questo la lotta dei lavoratori fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’ occupazione rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’ intera società.        [fonte 3]

[fonte 1]
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/26/cassintegrata-fiat-suicida-cosi-non-vivo26.html
[fonte 2]
https://www.corriere.it/cronache/14_maggio_26/non-si-puo-vivere-baratro-si-uccide-l-operaia-anti-suicidi-1c9e12fe-e492-11e3-8e3e-8f5de4ddd12f.shtml
[fonte 3]
2 agosto 2012 http://www.comitatomoglioperai.it/?p=63

25 Luglio 2018Permalink

24 luglio 2018 – Due articoli importanti e una mia premessa

Strani effetti di una lettura interessante:
“Quando è viva davvero la memoria non contempla la storia, ma spinge a farla. <…> Come noi… è piena di contraddizioni … non è nata per servirci da ancoraggio. La sua vocazione sarebbe piuttosto di farci da catapulta”. Eduardo Galeano scrittore uruguayano

Qualche volta però la catapulta esagera.
Figuratevi che mi è tornato il mente il discorso del bivacco in cui un certo signore il 16 novembre 1922 dichiarava «Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli… ».
Chissà perché credevo continuasse “invece ne ho fatto un sito web”, cosa evidentemente impossibile dato perché nel 1922.la rete non c’era.
Così la mia sconnessa memoria molto senile mi ha proposto un’altra citazione :
«Ma poi, o signori, quali farfalle andiamo a cercare sotto l’arco di Tito? Ebbene, io dichiaro qui al cospetto di questa assemblea ed al cospetto di tutto il popolo italiano che assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto».
Ma questa che c’entra, ho detto alla mia memoria, questa risale al 3 gennaio 1925
E quella imperturbabile “il delitto Matteotti era avvenuto il 10 giugno 1924”.
Che sconquasso, nella mia testa s’intende. Meglio lasciar perdere

“Forse in futuro il Parlamento sarà inutile”. E’ bufera su Casaleggio
Il fondatore dei Rousseau definisce “inevitabile” il superamento della democrazia rappresentativa. Di Maio lo difende: “Sta a noi dimostrare il contrario”. Insorgono le opposizioni. Il Pd: “Che ne pensa Fico? Questo è autoritarismo”.
Proteste, richieste di intervento al presidente della Camera Roberto Fico, allarme per la tenuta della democrazia. Sta sollevando non poche polemiche, soprattutto da parte del Pd e delle opposizioni, il nuovo attacco al Parlamento sferrato da Davide Casaleggio. Per il fondatore dell’associazione Rousseau e uno dei leader del Movimento 5Stelle “tra qualche lustro” le Camere potrebbero non essere più utili. “Oggi grazie alla Rete e alle tecnologie – dice Casaleggio in una intervista alla “Verità” – esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile”.

Certo, afferma il figlio del guru pentastellato, “il Parlamento ci sarebbe e ci sarebbe con il suo primitivo e più alto compito: garantire che il volere dei cittadini venga tradotto in atti concreti e coerenti”. Ma “tra qualche lustro è possibile che non sarà più necessario nemmeno in questa forma”. Non è una novità per i 5Stelle e per Casaleggio ipotizzare un superamento della democrazia parlamentare in favore della democrazia diretta che – dice ancora – “è già una realtà grazie a Rousseau, che per il momento è adottato dal M5s ma potrebbe essere adottato in molti altri ambiti”. E infatti Luigi Di Maio non prende le distanze, anzi: “Di solito i Casaleggio ci prendono sempre quando parlano di futuro”, dice il vicepremier ospite di ‘L’aria che tira estatè su La7. E tuttavia precisa: “I cittadini già ci dicono che il Parlamento è inutile. Sta a noi, con atti concreti, dimostrare il contrario”.

Di “integrazione” parla un altro 5Stelle, il ministro per i Rapporti col Parlamento, Riccardo Fraccaro, chiamato in causa dall’intervista di Casaleggio: “La sua riflessione riguarda una sfida che abbiamo di fronte: valorizzare il Parlamento nell’ottica di una funzionalità rinnovata. Vogliamo integrare la rappresentanza con la democrazia diretta per restituire le istituzioni ai cittadini. E’ questo l’obiettivo del M5S”. Ma inevitabilmente oggi che i 5Stelle sono al governo e che uno dei loro più autorevoli rappresentanti, Roberto Fico, presiede uno dei due rami del Parlamento, le strategie di Casaleggio non solo mettono in evidenza una contraddizione ma gettano un’ombra pesante sulla considerazione delle istituzioni da parte di chi guida il Paese. E a denunciarlo è soprattutto il Pd.

“Non dispiacerebbe sul superamento del Parlamento e della democrazia rappresentativa vagheggiato oggi da un imprenditore sentire la ferma voce di Roberto Fico che di Montecitorio – la cui Aula non è nè sorda, nè grigia – oggi è Presidente” scrive su twitter Filippo Sensi, già portavoce di Renzi e poi di Gentiloni a palazzo Chigi. C’è anche chi, come Matteo Orfini, presidente dem, interpreta le affermazioni di Casaleggio come la conferma della identità di destra del movimento: “Prima capiamo tutti che tra l’autoritarismo del M5s e quello della Lega non c’è alcuna differenza, meglio sarà per la sinistra italiana” twitta.

Anche per il costituzionalista e senatore dem Stefano Ceccanti il Pd deve “stare alla larga da chi vuole distruggere la democrazia”. Ceccanti richiama piuttosto le analogie tra le parole del leader 5Stelle e il discorso del bivacco di Mussolini del 16 novembre 1922, che cita: “Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli, potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto”. Il vice presidente della Camera Ettore Rosato sottolinea che quella dei grillini è “la teoria coerente di chi guarda alla Russia di Putin o al Venezuela di Chavez come modelli, ma l’Italia è un’altra cosa, è quella della Costituzione, della Resistenza”. Federico Fornaro, capogruppo di LeU alla Camera invece cita Pertini: “E’ sempre meglio la peggiore delle democrazie della migliore delle dittature”, mentre il collega di partito Arturo Scotto definisce “eversive” le parole del fondatore di Rousseau.

Ma non è solo il centrosinistra a insorgere. Anche Forza Italia contesta le parole di Casaleggio. Il portavoce dei gruppi Giorgio Mulè parla di “minchiata galattica”, mentre l’ex presidente del Senato Renato Schifani definisce “aberrante” l’ipotesi di abolire le Camere. “Soltanto qualche settimana fa Beppe Grillo aveva proposto la scelta dei parlamentari attraverso un’estrazione” ricorda Schifani, ora “pensare di sostituire disegni di legge ed emendamenti con algoritmi significa affidare la democrazia a meccanismi oscuri”.                                                   [Fonte 1]

23 luglio Davide Casaleggio: «Il Parlamento? In futuro forse non sarà più necessario»

Il fondatore dell’associazione Rousseau in un’intervista alla «Verità» parla della sua idea di democrazia e dice: «I modelli novecenteschi sono superati»                                                                                                         (segnalo senza ricopiare)
e ancora un articolo firmato

23 luglio 2018  Il Parlamento inutile di Casaleggio, il guru con la testa rivolta al passato

La fine del Parlamento non è una nuova forma di democrazia, è la fine della democrazia in quanto tale  di Pierluigi Battista

Si dice di Davide Casaleggio, esattamente come del padre, che sia un «visionario», con la testa rivolta al futuro. Forse, invece, la testa del guru ereditario dei 5 Stelle è girata all’indietro. Per esempio ai tempi della Rivoluzione culturale maoista, quando le Guardie Rosse pensavano di esercitare la «democrazia diretta» con il linciaggio dei professori costretti a indossare in piazza cappelli con le orecchie d’asino e a spedire brutalmente i dissidenti nei cosiddetti campi di «rieducazione». Ora, in un’intervista concessa a Mario Giordano per «La verità», Davide Casaleggio dice in modo più esplicito del solito che la democrazia diretta e non rappresentativa «digitale» è l’unico futuro della democrazia e che addirittura il parlamentarismo ha gli anni contati, soppiantato dalla Rete: «Tra qualche lustro non sarà più necessario». Ma la fine del Parlamento non è una nuova forma di democrazia, è la fine della democrazia in quanto tale.

Jacob Talmon, già negli anni Cinquanta e quando la rete certamente non esisteva, elaborò la figura della «democrazia totalitaria» messa a punto da Jean-Jacques Rousseau, infatti uno dei numi tutelari del Movimento che dà pure il nome al «sacro Blog» dei 5 Stelle in cui si pretende di superare i limiti della «democrazia rappresentativa» con le cliccate di qualche migliaia di militanti allineati e fedeli al Dogma. Rousseau, stella polare delle frange più radicali del giacobinismo rivoluzionario in Francia, mise a punto un concetto misticheggiante di «volontà generale» che prevedeva solo l’unanimismo fervente del popolo indiviso e la criminalizzazione di ogni opinione dissenziente e di ogni partito separato, bollati come sabotatori del «contratto sociale». Ogni rappresentanza veniva vista come particolarismo, ogni mediazione come corruzione, ogni dissenso come un attacco alla voce del popolo, organizzata e cristallizzata nel consenso totalitario a un potere che faceva finta di non essere più potere, ma immediatezza, unanimità: democrazia diretta, appunto.

La democrazia diretta di Rousseau oliò le ghigliottine del totalitarismo. Invece il parlamentarismo moderno, dalla Gloriosa Rivoluzione inglese del Seicento fino ai nostri giorni, ha irrorato la democrazia liberale, quella vera. Vera e piena di contraddizioni, incompiutezze, incoerenze, certamente. Il paradosso attribuito a Churchill secondo cui la democrazia è il sistema peggiore sinora conosciuto, ma «tranne tutti gli altri» non è solo un paradosso. Tutti i tentativi di «democrazia diretta» che avrebbero dovuto compensare i difetti di quella rappresentativa si sono rivelati rimedi alla luce dei fatti, nelle dure «repliche della storia», mostruosamente peggiori dei mali che avrebbero dovuto guarire: a cominciare dalla mitologia dei Soviet e dei «consigli» che ha messo capo a uno dei sistemi totalitari più longevi e oppressivi fino alla scorciatoia fascista e dittatoriale delle «corporazioni» che avrebbe dovuto eliminare i particolarismi della democrazia parlamentare vituperata da una buona parte della cultura del primo Novecento.

La predicazione di Casaleggio, così proiettata su un futuro che tutti dicono «visionario», si fonda malgrado la sua patina di novità tecnologica su una concezione mistica del popolo visto come entità indivisa e con una sola voce. La democrazia rappresentativa, invece, vuole appunto «rappresentare» un popolo che non è un mostro omogeneo, ma è diviso per interessi, opinioni, idee, classi, orientamenti religiosi e il cui pluralismo si riflette nella pluralità delle sue rappresentanze parlamentari. Poi ci sono sistemi democratici in cui il Parlamento ha una funzione più centrale, altri più debole, con sistemi elettorali e istituzioni diverse, ma nella storia non esistono democrazie rappresentative senza Parlamenti. E anche i sistemi che virtuosamente applicano, con i referendum, correttivi di democrazia diretta, non si sognerebbero mai di abolire il Parlamento e la democrazia rappresentativa. Ma non esistono nemmeno democrazie «dirette» che non siano totalitarie.

Casaleggio insomma non è un precursore, ma l’ultimo seguace, dotato di maggiori strumenti tecnologici, dell’antica e classica retorica antidemocratica. Che poi, certo, la democrazia vive una crisi terribile, le sue istituzioni appaiono svuotate, le politiche economiche, il cuore di ogni politica, sono sempre più sottratte al controllo della sovranità popolare. Il meccanismo della decisione sembra inceppato, generando frustrazione, rabbia e pulsioni verso forme più «dirette» di decisionismo autoritario. Una crisi che molti paladini della democrazia si ostinano a non vedere, anzi a negare alimentando come in un circolo vizioso le smanie antidemocratiche della «democrazia diretta». Ma il Parlamento è troppo importante per metterlo nelle mani dei suoi nemici. Con la Rete o senza, nemici della democrazia tout court, da sempre.                                                                                  [Fonte 2]

[Fonte 1]
https://www.repubblica.it/politica/2018/07/23/news/casaleggio_parlamento_inutile-202476029/
[Fonte 2]
https://www.corriere.it/politica/18_luglio_23/parlamento-inutile-casaleggio-guru-la-testa-rivolta-passato-306f9d3a-8ea6-11e8-a00a-fdaee410bf0b.shtml

 

24 Luglio 2018Permalink