9 aprile 2018 – Io e don Chisciotte

Ho inviato il messaggio che segue ai componenti delle delegazioni PD e 5 STELLE che si recano dal Presidente della Repubblica per formare un governo.
Non è fiducia (vedremo se e come qualcuno mi risponderà e soprattutto ne capirà il significato) ma tento ancora.
Da parte mia voglio che – nell’eliminazione dall’esistenza legale di neonati (pagina orrenda aperta nel 2009- ministro Maroni quarto governo Berlusconi ) – questo si sappia per quanto io riesca a farlo sapere.
Poi, quando sarà formato il governo, e se nulla sarà fatto nulla si farà, l’impegno che avevo preso con me stessa potrà concludersi e potrò stare a guardare.
Dopo nove anni di tentativi si può.

Prima di pubblicarlo in facebook (strada non privilegiata ma aperta) l’ho inviato al sito Ildialogo [at] org. Se anche lì non fosse apparso avrei rinunciato a pubblicizzarlo. Invece c’è.
Ringrazio Ildialogo, una delle poche presenze sul web che mi ha dato voce e ringrazio anche l’amico Marco Tommasino che lo ha subito fatto girare su fb e l’amico Lino Di Gianni che mi ha qui sostenuto.
Non posso elencare qui coloro che l’hanno fatto senza essere partecipi di questo sito: si tratta però per lo più di singole persone non di partiti o giornalisti che possano fare opinione.
In 24 ore ha ricevuto 65 ‘mi piace’  

Giotto- la stage degli innocenti


e qualche condivisione.

Poco, pochissimo ma fanno
la differenza dal nulla con cui le
organizzazioni politiche hanno
risposto al diritto  negato
all’esistenza legale di alcuni
neonati.

Questa debolezza ottusa se non
è
razzismo ne fa parte, almeno a
livello di prodromi, tanto più
invasivi  quanto più tenuti
sotto traccia  

Dedico a chi dovrebbe rappresentarmi (ma non ci riesce) l‘affresco di Giotto.

Egregio/a onorevole – Egregio senatore
Le scrivo come ai suoi colleghi membri delle delegazioni che si sono presentate e si presenteranno dal Presidente della Repubblica per dar seguito al compito (che spero di non dover chiamare tentativo) di dare un governo al Paese.
Sono una cittadina italiana, non supportata da alcun movimento che quantitativamente conti, che vi affida un impegno per chi vi scrive ineludibile, quello di inserire nel quadro dei vostri progetti la cancellazione di una norma che dal 2009 crea danni estremi per chi ne sarà colpito (e li ha già creati a chi ne sia già stato colpito) e umilia tutti noi costringendoci ad essere cittadini di uno stato cui non ripugna punire innocenti per le non colpe dei loro genitori.
Mi spiego.
Il Testo Unico sulle migrazioni (D.lgs 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”) dice all’art. 6 comma 2 « Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati».
Le parole in grassetto furono inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94 mentre in precedenza, a seguire le parole “a carattere temporaneo”, si leggeva «Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati».
Originariamente quindi l’articolo, inserito con la cd legge Turco Napolitano, e rispettato anche dalla cd legge Bossi Fini, prevedeva che all’atto della richiesta di registrazione della dichiarazione di nascita – finalizzata evidentemente ad assicurare al nuovo nato in Italia il certificato di nascita che rappresenta un suo diritto personale senza eccezioni – non potesse essere richiesto al genitore alcun titolo di soggiorno.
Chiedere il titolo che un migrante irregolare non possiede, proprio in quanto irregolare, significa fare del figlio appena nato in Italia la spia di una situazione che comporta penalizzazioni sia penali (l’espulsione) che amministrative (multe nella situazione insostenibili).
La norma del 2009 fu approvata con voto di fiducia, fortemente voluto dall’allora Ministro dell’interno on. Maroni nel quadro cultural-politico del quarto governo Berlusconi e resse nel corso dei governi successivi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni).
Il 13 ottobre 2015 la Camera approvò le “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza” (cd ius soli) comprensive del testo che al comma 3 dell’art. 2 diceva «Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati».
I figli dei sans papier venivano così ‘riabilitati’ al diritto di esistere legalmente.
La norma però, trasmessa al Senato, lì si giacque fino al mese di novembre dello scorso anno, quando finì fra quelle per cui non c’era tempo e, svuotando di significato l’impegno forte di cittadini che speravano nel cd ius soli, deludeva anche ragazzini che la chiedevano come ‘occupanti’ discriminati dei banchi della nostra scuola.
Paradosso conclusivo: il Parlamento italiano, incapace nella XVII legislatura di approvare lo ius soli, nella XVIII legislatura si trova ancora in presenza del principio discriminante che ho descritto.
Devo dire che così sarà quale che sia il governo che nascerà dopo le elezioni di marzo?
Cordialmente
Augusta De Piero

9 Aprile 2018Permalink

8 aprile 2018 – Lino di Gianni mi dedica una poesia su facebook

Dedicata ad Augusta De Piero

C’è una donna, antica combattente
che oggi si accorge, che le forze non sono
illimitate e allora concentra la sua azione,
come può, come deve, su un punto,
trascurato dai più:
i figli dei migranti clandestini, non si possono
registrare, all’anagrafe, sono fantasmi,
scompaiono
Sembra poca cosa, quasi un margine trascurato,
eppure lei è là, come dice un bel libro americano,
cacciatrice nella segale
(Il giovane Holden -The Catcher in the Rye, “L’acchiappatore nella segale”)
Dove vanno a finire i bambini che si perdono?
Lei attende lì, per tirarli fuori,
affinché ritornino visibili
nella vita
(lino di gianni)

Ho accettato questo testo su facebook  perché coglie un punto dirimente del mio impegno in questi nove anni.
“Oggi si accorge, che le forze non sono / illimitate e allora concentra la sua azione, / come può, come deve, su un punto, / trascurato dai più:
i figli dei migranti clandestini, non si possono / registrare, all’anagrafe, sono fantasmi, /scompaiono 

Sono molto imbarazzata per quello che dice Lino del mio probabilmente inutile impegno.
O forse non inutile perché so che alcune persone e associazioni di non rilevante presenza hanno capito l’importanza di concentrarsi su un punto dirimente, accettandolo come obiettivo e insieme limite.
Nella vicenda dei bambini nati in Italia e ridotti a fantasmi per legge quel che mi addolora di più è aver trovato invece tanta indifferenza in chi potrebbe sbloccare la situazione.
La legge che nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier e che tutti ci umilia è troppo preziosa per chi voglia sventolare la ‘preda’ come un nemico vinto, fondando su quella vittoria il suo miserabile successo.
Alla malignità di una norma si unisce la vigliaccheria di chi avrebbe – impegnandosi per promuovere la modifica di una legge che non comportava neppure oneri di spesa – contribuito a garantire il diritto di ogni nato all’esistenza legale.
Si saranno resi conto i responsabili dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni di essere gli eredi del quarto governo Berlusconi (con i suoi militi leghisti) e ora di essere responsabili del lascito per il governo prossimo venturo? Forse se ne sono resi conto ma sapevano di poter galleggiare tranquillamente sull’indifferenza della società civile che ‘conta’ e può assicurare voti.

Penso che derogherò al punto fermo che mi ero imposta di non usare mai il ‘mi piace’ per segnalare anche così il mio consenso al lavoro di Lino. E’ tutto quello che posso fare, oltre un grazie.
Il grazie non è solo per l’oggi.
Nel 2003, quando insegnavo italiano all’International Centre di Betlemme e cercavo un modo per comunicare ad alcuni amici ciò che vedevo e capivo, Lino, venuto non so come a conoscenza di una mia lettera, mi scrisse e mi aiutò – io in Palestina lui in Italia – a costruire il mio primo blog da cui poi è derivato tutto il resto.

So che l’International Centre è 
molto cambiato da quando lo
praticavo io e quindi, per chi
volesse conoscerlo, è preferibile
collegarsi da
qui

 

 

 

8 Aprile 2018Permalink

2 aprile 2018 – Siria, l’Isis ha distrutto il palazzo più antico della storia: costruito 4.500 anni fa

Quello di Mari, in Siria, era considerato dagli storici il palazzo più antico della storia dell’umanità: sarebbe stato edificato circa 4.500 anni fa ed è stato distrutto nei giorni scorsi con cariche di dinamite.
di Davide Falcioni

Il più antico palazzo edificato dall’uomo è stato distrutto dagli uomini dello Stato Islamico, in Siria. E’ accaduto a Mari, città mesopotamica tra le più datate della storia dell’umanità, fondata 2.900 anni prima della nascita di Cristo nell’attuale Siria orientale e i cui resti si erano conservati in ottimo stato per millenni, giungendo fino ai giorni nostri. Ebbene, stando a quanto rivelano fonti siriane la città è stata distrutta dai miliziani dell’esercito del Califfato. Le fotografie della devastazione e di quanto resta di un sito per il quale si stava valutando la candidatura a Patrimonio dell’Umanità, sono state pubblicate dal quotidiano francese Le Monde sulla base delle informazioni e delle immagini diffuse dalla Direzione delle antichità e dei musei (Dgam) della Siria. L’entità del danno è inestimabile e appare assai difficoltoso, visto il conflitto ancora in corso, inviare sul posto esperti che possano quantificare con esattezza l’entità del disastro oppure accertare cosa sia possibile salvare. Il sito di Mari ospitava tra gli altri importanti reperti anche quello che gli archeologi ritenevano essere il palazzo più antico della storia, un edificio costruito circa 4.500 anni fa.
Pascal Butterlin, docente di archeologia del Vicino Oriente antico (Università di Parigi -I) e direttore della missione archeologica francese di Mari (MAM), non ha usato mezzi termini per descrivere l’entità del danno provocato dai soldati di Daesh: “Quello di Mari era il più antico palazzo dell’umanità a noi noto, l’equivalente del palazzo di Nimrud. Si trattava di un edificio unico al mondo in buono stato di conservazione. La sua distruzione rappresenta un dramma: avevamo a lungo lavorato per inserirlo tra i siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. La città di Mari dista appena 15 chilometri dal confine con l’Iraq ed è da tempo sotto il controllo dell’Isis: a giudicare dai danni, sembrerebbe che i miliziani l’abbiano distrutta facendo esplodere cariche di dinamite.

NOTA. L’avevo visto esattamente 17 anni fa, poi il ritorno ad Aleppo lungo il corso dell’Eufrate

FONTE:
https://www.fanpage.it/siria-l-isis-ha-distrutto-il-palazzo-piu-antico-della-storia-costruito-4-500-anni-fa/

2 Aprile 2018Permalink

1 aprile 2018 – Calendario

.1 aprile 1939 – Inizio della dittatura franchista in Spagna
.1 aprile 2015 – Accordo Losanna su nucleare iraniano
.2 aprile 2005 – Morte di Giovanni Paolo II
.2 aprile 2015 – Strage al campus universitario di Garissa (Kenia)
.2 aprile 2018 – Muore Winnie Mandela per 38 anni moglie di Nelson Mandela
.4 aprile 1949 – Fondazione della NATO – Washington [fonte 1]
.4 aprile 1968 – Assassinio di Martin Luther King
.5 aprile 1943 – Arresto di Dietrich Bonhoeffer
.6 aprile 1992 – Inizio dell’assedio di Sarajevo
.6 aprile 2009 – Terremoto de L’Aquila
.7 aprile – Fine della Festività di Pesach (anno 5778)
.7 aprile 2017 – Attentato Stoccolma
.9 aprile 1945 – Le SS impiccano Dietrich Bonhoeffer
11 aprile 1963 – Giovanni XXIII promulga la Pacem in terris
11 aprile 1987 – Muore Primo Levi
13 aprile 2016 – Muore Pietro Pinna
14 aprile 2014 – Rapimento di 200 studentesse nigeriane da parte di Boko Haram.
15 aprile 1912 – Affonda il Titanic
16 aprile 1995 – Pakistan: assassinio del sindacalista Iqbal Masih. Aveva 12 anni
17 aprile 1961 – Cuba. Fallisce lo sbarco di anticastristi nella Baia dei Porci
19 aprile 2003 – Elezione di papa Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)
20 aprile 570 –   Nascita del profeta Muhammad (che chiamiamo Maometto)
20 aprile 1946 – Morte di Ernesto Buonaiuti
20 aprile 2017 – Attentato terroristico agli Champs Elysées
21 aprile 1967 – Grecia – colpo di stato dei colonnelli
22 aprile 1616 – Morte di Cervantes
23 aprile 1564 – Anniversario della nascita e morte di Shakespeare (1564-1616?)
24 aprile –          Commemorazione della morte e della deportazione degli Armeni
24 aprile 2013 – Crollo fabbrica Rana Plaza, Bangladesh
25 aprile –           Festa della liberazione
25 aprile 1974. – Portogallo: rivoluzione dei garofani
26 aprile 1986 –  Ucraina: scoppia il reattore nucleare di Chernobyl
27 aprile 1937 –  Morte di Antonio Gramsci
28 aprile 1969 –  Charles de Gaulle si dimette da presidente della Francia
28 aprile 2013 –  Governo Letta
28 aprile 2013 –  Attentato a palazzo Chigi
28 aprile 2017 –  Visita papa in Egitto
29 aprile 1944 –  Rivolta del ghetto di Varsavia
29 aprile 2918 –  Elezioni regionali FVG – Elezioni comune Udine e altri
29 aprile 2018 –  Muore Filippo Gentiloni
30 aprile 1982 –  Palermo Cosa Nostra uccide Pio La Torre

[Fonte 1] Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord (in inglese:
North Atlantic Treaty Organization – NATO, in francese: Organisation du
Traité de l’Atlantique Nord, – OTAN) è un’organizzazione internazionale
per la collaborazione nel settore della difesa.
Il Patto Atlantico ne è il trattato istitutivo)

2 Aprile 2018Permalink

31 marzo 2018 – Rovistando nel mio blog

Rovistando nel mio blog ho trovato una notizia che avevo pubblicato nel 2004 e di cui riporto la parte che posso ancora documentare.
Penso in particolare agli ‘effetti collaterali’ che la guerra assicura alla disumanizzazione dove la protezione, che mi sembra garantire più i militari che i civili, non protegge però i primi dalla devastazione intellettuale ed etica che il dialogo che si può leggere e ascoltare dimostra.

Ecco la vecchia notizia del 2004.
Molto opportunamente quotidiani, radio e tv denunciano la scandalosa azione dei marines che in Afganistan orinano sui cadaveri dei talebani uccisi. Gira sul web, ampiamente ripreso e più volte trasmesso il video che riproduce lo scempio.
Domina le reazioni un contegno ipocrita da ‘prima volta’.
Non c’è bisogno di citare Abu Ghraib o Guantanamo: possiamo dar spazio alla memoria senza uscire di casa. Basta un computer.
Nel mese di agosto del 2004 si svolse a Nassiriya la battaglia dei ponti cui parteciparono anche militari italiani.
Si può ancora ritrovare un video
E’ intitolato ‘Nassiriya agosto 2004. Un giorno di guerra’ e dura più di dieci minuti.
Nella fase iniziale si vedono militari che –apparentemente in maniera piuttosto confusa – si appostano sul tetto di una casa.
Chissà se gli abitanti di quella casa erano fuggiti o erano stati ammazzati? Di questo non veniamo informati.
Le didascalie recitano che è in corso la ‘terza battaglia dei ponti’ e che ‘il nemico è dall’altra parte del fiume’, quindi non minaccia direttamente i militari accovacciati dietro un parapetto in muratura.
Trascriviamo alcune battute pronunciate in perfetto italiano:
‘Che spettacolo!’ ‘Ancora vivo quello’ (didascalia: avvistato il nemico ferito).
‘Guarda com’è bellino per terra!’ ‘Alza la testa’
‘Guarda come si muove il bastardo’
‘Luca annichiliscilo’. Uno sparo. Luca evidentemente ha eseguito con successo.

Anche allora qualcosa si seppe dai media la cui documentazione è in parte ancora accessibile.

Riporto due edizioni dello stesso video che si raggiungono con you tube e il link a un articolo de la.Repubblica.it che conferma quanto si ascolta e che anch’io ho trascritto nelle sue parti essenziali
https://www.youtube.com/watch?v=XmGcfG2ZIKg
https://www.youtube.com/watch?v=Eqfs5p4I99I
http://www.repubblica.it/2005/l/sezioni/esteri/iraq73/battnassi/battnassi.html

31 Marzo 2018Permalink

30 marzo 2018 – Qualche nota sulle elezioni di fine aprile.

Il 28 marzo la consigliera regionale del FVG Silvana Cremaschi proponeva un indovinello sulla sua pagina facebook. Eccolo qui:
«Sapete che in comune voterete con il sistema della doppia preferenza di genere (un uomo ed una donna) ed invece in regione no? ».
Ne seguivano numerose condivisioni e commenti (in cui la dr. Cremaschi interveniva in forma di dialogo avendo chiaramente presente anche il discrimine di sesso su cui insistevano altri commenti) finché un interlocutore non proponeva una battuta sintetica (o sbrigativa?) dal tono risolutivo. Eccola
«In politica si deve guardare solo alle capacità. E agire di conseguenza. Punto.»
Io privilegio il riferimento alla competenze (verificabili) che alle capacità (che pur se affermate restano un termine ambiguo) ma fermiamoci al punto.
Punto? Il punto, secondo l’Enciclopedia Treccani, è «il più forte tra i segni di punteggiatura. Indica una netta interruzione del discorso e si colloca a conclusione di una frase o un periodo».
Ne ‘Il portale della grammatica italiana’ l’argomento è ripreso con una precisazione interessante: «Il punto (o punto fermo) indica generalmente una pausa forte all’interno del discorso, alla fine di una frase di senso compiuto. Se dichiara un cambio di argomento, è seguito dall’a capo. La sua nettezza rende il discorso più frammentario, sincopato. I periodi diventano brevi e la sintassi semplice, condizioni necessarie, ad esempio, per non affaticare la vista del lettore nella scrittura sul web.» [Fonte 1]
Scusandomi per la mia irrispettosa trascuranza del ‘punto’, azzardo la mia risposta all’indovinello: «conosco la doppia modalità per cui in Friuli Venezia Giulia l’espressione del voto si svolge, nella stessa giornata, con due modalità diverse per cui si può esprimere la doppia preferenza di genere nella scheda riguardante le elezioni comunali ma non in quella riguardante la scheda delle elezioni regionali. Il che non è buona cosa in una situazione in cui la chiarezza dovrebbe essere massima nella semplicità (che non è semplificazione)».
L’indicazione della modalità della doppia preferenza di genere per le elezioni comunali si trova nella circolare regionale “oggetto: circolare 1/el elezioni comunali 2017 – Principali novità introdotte dalla legge regionale 5 dicembre 2013, n. 19. Gli articoli da 8 a 10 della legge regionale 19/201” [Fonte 2]
Poiché la circolare che ho citato non nomina la regione, nella scheda che ci verrà consegnata per votare non sarà possibile esprimere la preferenza di genere.       Qui considero solo gli aspetti formali della questione, non propongo soluzioni che possano far pensare, come qualcuno teme, alla ‘discriminazione inversa’ [Fonte 3]

Una deroga al punto
Lascio perdere la precarietà del buon senso, fondato sul pensiero che la tradizione automaticamente assicura e consente di esprimere, e faccio riferimento alla Costituzione.
Dice l’art. 3 (Ne riporto il testo dal sito del Senato che, fra parentesi quadra, indica gli articoli successivi ai singoli principi fondamentali della Costituzione – art. 1-12), consentendoci di trovare con tutta rapidità agli articoli conseguenti citati:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Il termine ‘pari opportunità’ compare nell’art. 51 (Onore alla competenza delle madri e dei padri costituenti che ne riconobbero il significato nel 1946) [Fonte 4], nel quadro di quella sovranità che appartiene al popolo (quindi al contesto di realtà in cui tutte e tutti abbiamo responsabilità e il diritto ad esprimerci anche su questo piano, ‘nelle forme e nei limiti della Costituzione” – art. 1).

Una storia che è cominciata ma non è finita
Incrociamo allora la realizzazione della modalità della doppia preferenza di genere con le norme attente alle ‘pari opportunità’ (sia esplicitato il termine o meno) e facciamo mente locale alle leggi che riguardano le donne.
Ci possiamo servire di un ampio elenco
“Donne: date che ci riguardano, una cronologia di leggi dal 1902 ad oggi”
E’ un testo molto interessante di facile accesso [Fonte 5] che ci consente di considerare le varie norme che hanno dato significato ed efficacia ai principi affermati nella costituzione.
Per l’elenco lascio voce al sito che ho linkato in calce.
Non voglio però trascurare un aspetto di questa storia che ritengo dirimente.
Per constatare l‘abolizione del delitto d’onore’ e del matrimonio riparatore’ fu necessario aspettare molti anni finché non intervenne la “Legge 5 agosto 1981, N. 442. Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore e del matrimonio riparatore” [Fonte 6]
Quella legge abrogava l’Articolo 587 Codice penale ((R.D. 19 ottobre 1930, n.1398 – Omicidio e lesione personale a causa di onore).

Onore di chi?
Per capirlo bisogna leggerne il testo
Articolo abrogato dall’art. 1, della L. 5 agosto 1981, n. 442
«Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni.
Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona, che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.
Se il colpevole cagiona, nelle stesse circostanze, alle dette persone, una lesione personale, le pene stabilite negli articoli 582 e 583 sono ridotte a un terzo; se dalla lesione personale deriva la morte, la pena è della reclusione da due a cinque anni.
Non è punibile chi, nelle stesse circostanze, commette contro le dette persone»
La donna – in questa norma e soprattutto nella cultura che ne era fondamento – non è persona ma oggetto (moglie, figlia, sorella) da sventolare puro ed illibato per l’onore della famiglia, del territorio, del sesso femminile in genere la cui prima virtù doveva essere la ‘modestia’ .
In sostanza la donna si manifesta come contenitore dell’onore altrui.
Attenzione: l’articolo di legge in vigore fino al 1981 tratta della violenza agita dal ‘vendicatore’ non di quella subita dalla donna (si usa infatti il termine ‘relazione illegittima’ su cui si fonda la volgarità dell’espressione ancora in uso ‘lei ci stava’, per i raffinati ‘vis grata puellae’, meno in uso).
Per maggior precisazione fu necessario attendere la legge sulla violenza sessuale (1996) [Fonte 7]
Quando la si cita non bisogna mai dimenticare Franca Viola che aprì coraggiosamente la strada – lunga e tutt’altro che piana – a questa norma, rifiutando il ‘matrimonio riparatore’ nel 1965.
Me ne sono interessata più volte nel mio blog. Il primo articolo è datato 2 febbraio 2011 [Fonte 8].
Se la donna è riconosciuta a pieno titolo persona nel 1996 sarebbe un azzardo imprudente pensare che le scelte costruite nel corso di cinquant’anni non fossero inficiate dalla lacuna concettuale che l’assenza del riconoscimento della pregnanza del termine ‘persona’ comporta.
E pensare oggi a una specie di rivolgimento culturale totale sarebbe ingenuo (e l’ingenuità negli adulti è una colpa) perché la radice del pregiudizio non è spenta. Ce lo dicono le cronache e l’esperienza ci testimonia quanto sia importate una voce di donne nelle istituzioni.
Punto, nel rispetto della grammatica ad indicare la fine dello scritto di oggi, non come pugno su un tavolo ad affermazione di uno slogan autoritario ma non autorevole.

FONTI

Fonte 1: http://www.grammatica-italiana.it/punto-fermo.html

Fonte 2: http://autonomielocali.regione.fvg.it/aall/export/sites/default/AALL/Elezioni/elezioni2017/allegati/circolari/01_Novitx_LR_19_13.pdf

Fonte 3. Più nota con il termine inglese ‘reverse discrimination’ di cui non ho trovato una convincente definizione italiana. Riporto quindi quella inglese: “the act of giving advantage to those groups in society that are often treated unfairly, usually because of their race, sex, or sexuality”
https://dictionary.cambridge.org/it/dizionario/inglese/reverse-discrimination

Fonte 4. Le pari opportunità sono un principio giuridico inteso come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale o politico.
Ricordo che le ‘pari opportunità vengono chiamate anche ‘azioni positive’

[Fonte 5] www.uilsgk.it/79/public/pariopportunita/leggi_donne_dal_1900_-_versione_15_marzo_2011.pdf

[Fonte 6] Legge 5 agosto 1981, N. 442. Abrogazione della rilevanza penale della causa d’onore e del matrimonio riparatore
https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-xii/capo-i/art587.html

[Fonte 7] Legge 15 febbraio 1996 n. 66. Norme contro la violenza sessuale.
https://www.studiocataldi.it/articoli/19475-il-reato-di-violenza-sessuale.asp
Copio: Il reato di violenza sessuale rientra tra i delitti contro la libertà sessuale, a loro volta ricompresi nella più ampia categoria dei delitti contro la libertà individuale.
L’attuale disciplina si è radicata nel nostro ordinamento a seguito delle modifiche al codice penale introdotte dalla legge numero 66 del 15 febbraio 1996. Prima dell’intervento di questa legge i delitti sessuali erano collocati tra i reati contro la moralità pubblica e il buon costume.
La modifica della collocazione è chiara dimostrazione della nuova concezione della sessualità come diritto della persona umana, disponibile solo da parte del titolare e non più collegata ad una valutazione moralistica.

[Fonte 8] https://diariealtro.it/?p=650

30 Marzo 2018Permalink

29 marzo 2018 – Malala torna in Pakistan

Malala ritorna nella sua patria: visita blindata in Pakistan a sei anni dall’attentato.
L’attivista per i diritti delle donne, premio Nobel per la pace nel 2014, fu portata via in coma dopo gli spari dei talebani e sognava di rivedere la sua terra: è arrivata in segreto
  Malala Yousafzai, vincitrice del premio Nobel per la pace e attivista per i diritti delle donne, è tornata nella sua terra natale, il Pakistan, per la prima volta da quando è sfuggita a un attentato nel 2012. I dettagli del suo viaggio sono stati “tenuti segreti a causa della natura sensibile di questa visita”, ha detto un funzionario del governo, mentre il suo sbarco all’aeroporto internazionale di Islamabad è stato blindato dalla polizia, secondo le foto mostrate in televisione.
Malala, che ha 20 anni ed è arrivata accompagnata dai suoi genitori, dovrebbe incontrare il primo ministro Shahid Khaqan Abbasi e fermarsi nel Paese per quattro giorni. A tentare di ucciderla 6 anni fa furono i talebani pakistani. L’agguato scattò mentre lei tornava da scuola: non le perdonavano la sua campagna per l’educazione delle ragazze. Una sfida che Manala aveva lanciato nel 2007, quando i talebani hanno imposto la loro legge sanguinosa nella sua Swat Valley (nel nord-ovest del paese), regione che in passato era stata pacifica meta turistica ai piedi dell’Himalaya. Figlia di un preside e di una madre analfabeta, a 11 Malala stava alimentando un blog sul sito web della Bbc in urdu, la lingua nazionale del Pakistan. Sotto lo pseudonimo di Gul Makai, descrisse il clima di paura nella sua valle. Il nome di questa ragazza coraggiosa, amante dei libri e della conoscenza, cominciò allora a circolare a Swat, poi nel resto del Paese e la fama la portò a vincere un premio nazionale per la pace. Finché il 9 ottobre 2012, i jihadisti del Ttp hanno fatto irruzione nello scuolabus di Malala all’uscita dalle lezioni. Un attentatore ha chiesto chi era Malala prima di spararle in testa. Gravemente ferita, la ragazza era stata trasferita d’urgenza in un ospedale di Birmingham, nel Regno Unito, dove aveva ripreso conoscenza alcuni giorni dopo.

In Inghilterra, dove vive dopo quell’attentato, è diventata la paladina del diritto all’istruzione femminile. Nel 2014 ha ricevuto il premio Nobel insieme all’indiano Kailash Satyarthi per il loro lavoro a sostegno del diritto all’istruzione per le ragazze. Ora studia economia, filosofia e scienze politiche all’Università di Birmingham.

In patria è ancora minacciata dai circoli islamici radicali contrari all’emancipazione delle donne. Ma la giovane attivista non ha rinunciato a vedere il suo paese nonostante le minacce. “Spero di poter un giorno tornare in Pakistan, è difficile non vedere la propria casa, la propria famiglia e gli amici per oltre cinque anni”, aveva detto a gennaio nel corso di una visita al World Economic Forum da Davos. Molti dei suoi compatrioti hanno accolto favorevolmente il suo ritorno su Twitter. “Benvenuta #MalalaYousafzai, la figlia coraggiosa e resistente del Pakistan, nel suo paese”, ha scritto il politico Syed Ali Raza Abidi.

http://www.repubblica.it/esteri/2018/03/29/news/malala_ritorna_nella_sua_patria_visita_blindata_in_pakistan_a_sei_anni_dall_attentato-192487267/?ref=RHPPBT-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

29 Marzo 2018Permalink

28 marzo 2018 – Storie di effetti collaterali

26 marzo 2018 Cifre apocalittiche: la guerra dell’Arabia Saudita e di Trump contro lo Yemen
Di Juan Cole
Tre anni fa, in marzo, il Ministro della Difesa dell’Arabia Saudita (ora Principe della Corona) che aveva 29 anni, diede inizio a una guerra disastrosa contro lo Yemen.
Lo Yemen era stato sempre dipendente dall’Arabia Saudita negli anni ’90 e 2000 ed è stato un importante beneficiario degli aiuti sauditi, che andavano nelle tasche del dittatore Ali Abdullah Saleh. Gli yemeniti restarono quindi disperatamente poveri, e i Sauditi tentarono allora di diffondere la loro forma intollerante di Wahhabismo anche tra gli Sciiti Zaydi,* producendo un contraccolpo sotto forma degli Houthi. *
Nel 2011-2012 Saleh è stato deposto e lo Yemen ha cominciato a lavorare a una nuova costituzione e a nuove istituzioni parlamentari.
Questo processo è stato interrotto da un colpo di stato degli Houthi nel 2014-2015 in alleanza nascosta con il deposto Saleh. A sua volta quel colpo di stato ha fatto in modo che l’allora ventinovenne ministro della difesa, Mohammed bin Salman, desse inizio a una guerra aerea contro il movimento di guerriglia Houthi, un guerra che era molto improbabile che avrebbe vinto.
Sono stato varie volte in Yemen. Il terreno è montagnoso e irregolare. Non si può bombardarlo per ridurlo in sottomissione.
Bin Salman accusa gli Houthi di essere agenti iraniani. Non sono, tuttavia il giusto tipo di Sciiti per essere tali. L’Iran, probabilmente, ha dato loro un pochino di aiuto, ma è un aiuto minore, paragonato al valore di miliardi di dollari delle bombe avute da Stati Uniti e Regno Unito che Bin Salman ha lasciato cadere sui condomini civili nel centro di Sana’a. E’ proprio buffo che i Sauditi diventano isterici per dei piccoli razzi mirati su Riyadh, mentre loro quotidianamente fanno attacchi aerei lanciando bombe sulle città yemenite con gli F16 e gli F18.
La propaganda secondo la quale l’Iran sta dietro le agitazioni nello Yemen, invece che la corruzione di Saleh che i Sauditi hanno reso possibile, ha coinvolto gli ingenui generali a Washington, D.C. che hanno aiutato attivamente gli sforzi bellici sauditi. Questa è una vecchia tradizione. Eisenhower invase il Libano nel 1958 perché il presidente libanese Chamoun gli aveva detto che gli abitanti Drusi dei villaggi facevano parte della cospirazione comunista internazionale.
L’Arabia Saudita e i suoi alleati hanno bombardato in maniera indiscriminata. Un terzo dei loro obiettivi cono stati edifici civili come scuole o ospedali o infrastrutture civili fondamentali, come i ponti. Forse metà delle persone che hanno ucciso, sono stati civili non-combattenti, compresi i bambini.
5.000 bambini sono stati uccisi
8.700 civili sono stati uccisi
50.000 civili sono stati feriti
1,9 milioni di bambini non vanno a scuola, ed entrambe le parti hanno reclutato bambini, alcuni dei quali di soli 10 anni, come combattenti.
11.3 milioni di bambini hanno necessità di assistenza sanitaria; molti di loro sono sull’orlo della fame;
Nel complesso, 22 milioni di yemeniti di tutte le età hanno necessità di assistenza sanitaria, cioè i tre quarti della popolazione.
Ci sono stati un milione di casi di colera e c’è la minaccia di un’altra epidemia.

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/apocalyptic-numbers-the-saudi-trump-war-on-yemen

28 Marzo 2018Permalink

25 marzo 2018 – Il senatore Calderoli non è insindacabile

Volevo far sintesi sul problema delle Disposizioni in materia di cittadinanza (cd ius soli), con l’inizio della XVIII legislatura ormai inesistenti, ma do la precedenza alla vicenda processuale del sen Calderoli che si riapre in seguito all’intervento della Corte Costituzionale

Il fatto Nel 2013 il senatore Calderoli paragonò la ministra per l’integrazione Cécile Kyenge a un orango. Allora il senato lo ritenne insindacabile
A seguito della sentenza della Corte Costituzionale che, a proposito degli insulti pronunciati nel 2013 dal senatore, precisa non esistere “alcun nesso funzionale con l’esercizio dell’attività parlamentare”, gli atti torneranno a Bergamo per l’esercizio dell’azione penale.
Ora mi limito a riportare la notizia apparsa il 23 marzo sul sito dell’Ansa ma chi volesse saperne di più troverà una serie di link in calce. [fonte 1; fonte 2; fonte 3]

(ANSA) – ROMA, 23 MARZO – Non può godere dell’ “insindacabilità” concessagli dal Senato Roberto Calderoli, che nel 2013 insultò in un comizio l’allora ministro dell’ Integrazione Cecilia Kyenge, chiamandola “orango”.
Lo ha deciso la Corte Costituzionale accogliendo il ricorso del Tribunale di Bergamo che aveva sollevato il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato, in relazione alla deliberazione del 16 settembre 2015 con le quali l’Assemblea aveva affermato che le opinioni del senatore erano “espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni” e, dunque, “insindacabili”.  Kyenge -le parole del senatore imputato di diffamazione- “sarebbe un ottimo ministro, ma dovrebbe esserlo in Congo non in Italia”; Calderoli aveva poi attribuito, “sembianze di orango” alla ministra, tali da lasciarlo “sconvolto” nel vederla comparire sul sito internet del Governo.
Le opinioni espresse da Calderoli, rileva la Consulta, non hanno “alcun nesso funzionale con l’esercizio dell’attività parlamentare”.

[fonte 1] articoli di quotidiani sulla vicenda Calderoli-Kyenge
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2018/03/23/insulto-kyengecalderoli-e-sindacabile_3c886a6d-71a6-4271-b636-8039fde0679b.html

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/23/defini-orango-la-ministra-cecile-kyenge-per-la-consulta-calderoli-non-puo-godere-dellinsindacabilita-sugli-insulti/4246700/

http://www.repubblica.it/politica/2018/03/23/news/calderoli_kyenge_consulta_senato_non_insindacabile-192047973/

www.ilgiornale.it/news/cronache/kyenge-orango-consulta-annulla-linsindacabilit-roberto-1508484.html

http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/18_marzo_24/consulta-caso-kyenge-calderoli-si-puo-processare-6fa5d32a-2f42-11e8-8bb6-779994a184b2.shtml

[fonte 2 ] L’autobiografia dell’on. Kyenge http://www.cecilekyenge.it/chi-sono/

[fonte 3] Il curriculum e alcune gesta dell’on Calderoli
dr. Roberto Calderoli eletto senatore nella XVIII legislatura che si è aperta ieri, deputato nella XI XII XIII legislatura, senatore nella XIV XV XVI XVII legislatura
Ministro per la semplificazione normativa dal 2008 al 2011 e, per chi volesse saperne di più,
http://temi.repubblica.it/micromega-online/calderoli-roberto-lega-nord-ministro-per-la-semplificazione

25 Marzo 2018Permalink

24 marzo 2018 – La sinistra se n’è andata da sé

da Il Manifesto 10 marzo
«L’animo nostro informe». Un’Italia irriconoscibile. La sinistra del 2018 non è stata messa sotto da nessuno. Gli elettori si sono limitati a sfilarle accanto per andare altrove. Come si lascia una casa in rovina
di Marco Revelli

L’Italia del day after non ce la dicono i numeri, le tabelle dei voti. Ce la dicono le mappe, ce la dicono i colori. Ed è un’Italia irriconoscibile, quasi tutta blu nel centro nord, tutta gialla nel centro sud. Verrebbe da dire: l’Italia di Visegrad e l’Italia di Masaniello.
L’Italia di sopra allineata con l’Europa del margine orientale, l’Europa avara che contesta l’eccesso di accoglienza e coltiva il timore di tornare indietro difendendo col coltello tra i denti le proprie piccole cose di pessimo gusto: Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, passando per il corridoio austriaco…
L’Italia di sotto piegata nel suo malessere da abbandono mediterraneo, nella consapevolezza disperante del fallimento di tutte le proprie classi dirigenti, e in tumultuoso movimento processionale nella speranza di un intervento provvidenziale (un novum, qualcuno che al potere non c’è finora stato mai) che la salvi dall’inferno.
L’una attirata dal flauto magico della flat tax, l’altra da quello del reddito di cittadinanza.
In mezzo il nulla, o quasi: una sottile fascia, slabbrata, colorata di rosso nei territori in cui era radicato il nucleo forte dell’insediamento elettorale della sinistra, e che ora appare in progressiva disgregazione, con i margini che già cambiano.
Bisognerà ben dircelo una buona volta fuori dai denti, se non altro per mantenere il rispetto intellettuale di noi stessi: in questa nuova Italia bicolore la sinistra non c’è più. Non ha più spazio come presenza popolare, come corpo sociale culturalmente connotato, neppure come linguaggio e modo di sentire comune e collettivo. Persino come parola. La sua identità politica, un tempo tendenzialmente egemonica, non ha più corso legale. L’acqua in cui eravamo abituati a nuotare da sempre è defluita lontano – molto lontano – e noi ce ne stiamo qui, abbandonati sulla sabbia come ossi di seppia. Disseccati e spogli.

NON È UNA «SCONFITTA storica», come quella del ’48 quando il Fronte popolare fu messo sotto dalla Dc atlantista e degasperiana, ma non uscì di scena. È piuttosto un «esodo». Allora il giorno dopo, come dice Luciana Castellina, si poté ritornare al lavoro e alla lotta, perché quell’esercito era stato battuto in battaglia ma c’era, aveva un corpo, messo in minoranza ma consistente, e nelle fabbriche gli operai comunisti ritornavano a tessere la propria tela come pesci nell’acqua, appunto.
Oggi no: la sinistra del 2018 (se ha ancora un senso chiamarla così) non è stata messa sotto da nessuno. Non è stata selezionata come avversario da battere da nessuno degli altri contendenti. Se n’è andata da sé. O quantomeno si è messa di lato. Gli elettori si sono limitati a sfilarle accanto per andare altrove. Come si lascia una casa in rovina. Ha ragione Roberto Saviano quando dice che i blu e i gialli hanno potuto occupare tutto lo spazio perché dall’altra parte non c’era più nulla. Da questo punto di vista questo esito elettorale almeno un merito ce l’ha: ci mette di fronte a un dato di verità. E a un paio di constatazioni scomode: che l’«onda nera» non era affatto illusoria, è stata veicolata al nord da Salvini, ed è stata neutralizzata al sud dai 5Stelle (come fece a suo tempo la Dc).

D’ALTRA PARTE un tratto di verità ci viene consegnato anche dalla catastrofica esperienza del quadriennio renziano. L’opera devastante di «Mister Catastrofe», come felicemente lo chiama Asor Rosa, costituisce un ottimo experimentum crucis. Utilissimo – a volerlo utilizzare per quello che è: una sorta di vivisezione senza anestesia – per indagare che cosa sia diventato il Pd a dieci anni dalla sua nascita, ma anche cosa rimanga delle sue identità pregresse, delle culture politiche che plasmarono il suo background novecentesco, dell’antropologia dei suoi quadri e dei suoi membri, del suo radicamento sociale, del grado di tenuta o viceversa di evaporazione dei riferimenti nel set di tradizioni che definiscono ogni comunità. Matteo Renzi, nella sua breve ma tumultuosa (quasi isterica) esperienza da leader nazionale ha stressato il proprio partito in ogni sua fibra, ne ha rovesciato (e irriso) tutti i valori, ha umiliato persone e idee che di quella tradizione avessero anche una minima traccia, ha rovesciato di 180 gradi l’asse dei riferimenti sociali (gli operai di Mirafiori sostituiti da Marchionne), ha provocato a colpi di fiducia l’approvazione di leggi impopolari e antipopolari, ha rieducato alla retorica e alla menzogna una comunità che aveva fatto del rigore intellettuale un mito se non una pratica effettiva, ha cancellato ogni traccia di «diversità berlingueriana» dando voce al desiderio smodato di «essere come tutti», di coltivare affari e cerchi magici, erigendo a modelli antropologici i De Luca delle fritture di pesce e i padri etruschi dei crediti facili agli amici… Ora, con tutto questo, ci si sarebbe potuto aspettare che, se di quella tradizione fosse rimasto qualcosa, se un qualche corpo collettivo di «sinistra storica» fosse rimasto dentro quelle mura, si sarebbe fatto sentire (“se non ora, quando”, appunto). Tanto più dopo il compimento del gran passo – del rito sacrificale – della scissione. Un esodo di massa, al seguito del quadro dirigente che avevano seguito fino al 2013.

INVECE NIENTE: fuori da quelle mura è uscito un fiume di disgustati, ma è filtrato appena un esile rivolo, una minuscola «base» al seguito di un pletorico gruppo dirigente. Il 3 e rotti percento di Liberi ed Eguali misura le dimensioni di uno spazio residuale. Non annuncia – e lo dico con rammarico e rispetto per chi ci ha creduto – nessun nuovo inizio, ma piuttosto un’estenuazione e tendenzialmente una fine. Dice che non c’è resilienza, in quello che fu nel passato il veicolo delle speranze popolari. Né l’esperienza pur generosa (per lo meno nella sua componente giovanile) di Potere al popolo – purtroppo sfregiata dal pessimo spettacolo in diretta la sera dei risultati con i festeggiamenti mentre si compiva una tragedia politica nazionale -, può tracciare un possibile percorso alternativo: il suo risultato frazionale, sotto la soglia minima di visibilità, ci dice che neppure l’uso di un linguaggio mimetico con quello «populista» aiuta a superare l’abissale deficit di credibilità di tutto ciò che appare riesumare miti, riti, bandiere travolte, a torto o a ragione, dal maelstrom che ci trascina.

SI DISCUTERÀ A LUNGO degli errori compiuti, che pure ci sono stati: delle candidature sbagliate (come si fa a scegliere come frontman il presidente del Senato in un’Italia che odia tutto ciò che è istituzionale e puzza di ceto politico?). Delle modalità di costruzione della proposta politica, assemblata in modo meccanico. Della compromissioni di molti con un ciclo politico segnato da scelte impopolari. Tutto vero. Ma non basta. La caduta della sinistra italiana tutta intera s’inquadra in un ciclo generale che vedo la tendenziale e apparentemente irreversibile dissoluzione delle famiglie del socialismo europeo, e con esse l’uscita di scena della categoria stessa di “centro-sinistra”, inutilizzabile per anacronismo.

PER QUESTO NON BASTA fare. Occorre pensare e ripensare. Guardare le cose per come sono e non per come vorremmo che fossero. Misurare i nostri fallimenti. Costruire strumenti di analisi più adeguati. Perché questo mondo che non riconosciamo, non ci riconosce più… Come il Montale del 1925 (millenovecentoventicinque!) mi sentirei di dire: «Non chiederci la parola che squadri da ogni lato | l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco | lo dichiari e risplenda come un croco | perduto in mezzo a un polveroso prato», per concludere, appunto, con il poeta, che questo solo sappiamo «ciò che non siamo, ciò che non vogliamo»

https://ilmanifesto.it/la-sinistra-se-ne-andata-da-se

24 Marzo 2018Permalink