1858 – Quando il sovrano regnante  dello stato pontificio rapì un bambino ebreo.

La preziosa iniziativa di Rai Radio3 di proporre nel corso delle trasmissioni varie testimonianze   relative alla giornata della breccia di Porta Pia stimola una mia riflessione personale che richiede una premessa organizzata

Premessa cronologia

1 settembre 1870 – La sconfitta della Francia  nella guerra franco –prussiana costringe la guarnigione francese a lasciare Roma, togliendo allo stato pontificio la determinante tutela militare e consentendo quindi l’ingresso delle truppe italiane in città, ponendo fine allo Stato Pontificio

2 ottobre 1870 – Un plebiscito ratifica l’annessione di Roma allo stato italiano e la città ne diviene capitale
11 febbraio 1929 – Santa Sede e regime fascista firmano i “patti lateranensi”.

Ø  A seguito del Patto del Laterano l’Italia riconosce la Città del Vaticano come stato sovrano

Ø  Con il Concordato allora contestualmente stipulato viene

– riconosciuto il carattere cattolico dello stato italian0

– assicurato il libero esercizio del potere spirituale della chiesa e del culto;

– vengono stabiliti e gli effetti civili del matrimonio canonico

– l’obbligatorietà dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

Il Concilio Vaticano II e successivo Concordato del 1984 introducono elementi nuovi di cui non scrivo perché voglio considerarne uno che – per me (insisto: posizione personale) –  indica continuità

Una capriola all’indietro

Quando gli sgherri di Pio IX, ultimo papa re, eseguirono l’ordine di rapire un bambino ebreo.

ll piccolo Edgardo Mortara, di famiglia ebraica bolognese, era stato battezzato di nascosto da una cameriera cristiana e tanto bastò  a Gaetano Feletti, rappresentante del Sant’Uffizio e inquisitore della città, per ordinarne il rapimento secondo le leggi dello stato pontificio di cui Bologna faceva allora parte. Il confessore della povera cameriera l’aveva attivato violando il segreto confessionale. Regnava l’ultimo papa re che non si mosse a pietà per quel bambino e si rifiutò di accogliere le richieste di giustizia che venivano da parecchi politici europei.

Può essere interessante ricordare anche che il 24 novembre 1868   furono eseguite due condanne a morte nello Stato Pontificio, le ultime, ma  la pena di morte nella Città del Vaticano è stata legale dal 1929 al 1969, prevista in caso di tentato omicidio del papa.

Il mio diariealtro non dimentica
e quello che riesce a tenere a mente a me torna utile per dare coerenza a una questione che mi sono posta undici anni fa  e di cui desidero fare una memoria documentata
Con il link che si raggiunge in calce si trova  molto materiale documentato sul caso del rapimento Mortara, accennato nel paragrafo precedente  e alcune mie considerazioni più vicine a noi che ricopio con piccole modifiche

2015 –  Il Sinodo della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) ignora l’uguaglianza dei neonati

So che molti (se leggeranno quanto ho scritto) ne saranno irritati o si limiteranno a compassionarmi come una fissata (capita!) e allora aggiungo la constatazione di una omissione appartenente alla chiesa cattolica che non credo si possa negare.

Evidentemente nessuno dei padri e madri sinodali, partecipi del Sinodo sulla famiglia del 2015, seppe o volle cogliere la storica connessione fra l’orrore di un bambino strappato alla sua famiglia da una qualsivoglia forma di criminalità e quello che la legge italiana impone dal 2009 ai figli dei migranti irregolari.
A loro la famiglia viene preventivamente strappata dato che non è possibile registrarne la dichiarazione di nascita e quindi assicurare a questi piccoli, come dovuto, il relativo certificato di nascita.
Non occorrono gli sgherri del 1858, basta la burocrazia frutto di una legge sciagurata ma non messa in discussione, per assicurare la possibilità dello stesso effetto  devastante dell’azione armata di allora.
….
L’indifferenza sinodale accompagna fedelmente quella del parlamento italiano che, con ampio conforto dell’opinione pubblica, non sa o non  vuole modificare la legge che tanto ha previsto undici anni fa nel quadro etico-culturale del quarto governo Berlusconi con un impegno preciso del ministro dell’interno di allora on. Roberto Maroni.

  E (finalmente ?) oggi

Tutti i tentativi di chiedere una modifica della legge 94/2009  (art. 1, comma 22, lettera g) fatti nel corso di undici anni sono finiti nel nulla (salvo una posizione esplicita ma ignorata presa dalla Società di Medicina delle Migrazioni in un congresso del 2014) finché un  piccolo gruppo di persone, coordinate da Giuseppina Trifiletti e accomunate dalla passione per il teatro, si è presa la briga di analizzare i documenti che avevo loro segnalato, ha condiviso il mio sgomento e ha realizzato un piccolo pezzo teatrale perché questa  è la modalità espressiva  che li accomuna.

Fortuna ha voluto che l’Ateneo di Udine e in particolare il Dipartimento di scienze giuridiche in materia di immigrazione (stimolato dal prof. Francesco Bilotta) si facesse carico del problema e assumesse lo spettacolo del gruppo NonSoChe, facendone un evento da inserire nel Festival della sostenibilità
Così pezzo teatrale, già presentato  lo scorso agosto al teatro San Giorgio e precedentemente  nella sala della Comunità di San Domenico (che è stata luogo prezioso di accurate prove e base rinnovata dopo il lockdown) approda alla Sala Madrassi  (della parrocchia di San Quirino).

La pandemia dell’etica
L’orrore non è solo italiano ma universale.
Anche  il Presidente degli USA se ne è fatto parte diligente individuando come luogo dello strappo la frontiera USA-Messico.
Molto ci sarebbe da dire. Riporto solo un passo di un mio post tratto dal solito diariealtro
Scrivevo il 27 dicembre 2018: Un bambino muore solo.
Le  cause del decesso del bambino proveniente dal Guatemala sono ignote. E’ morto in un centro per l’immigrazione la Vigilia di Natale.
Aveva otto anni, aveva la febbre  e, come gli altri  bambini ‘sotto custodia americana’,  era stato strappato ai suoi genitori arrestati (e imprigionati) per aver varcato illegalmente la frontiera che separa gli USA dal Messico.
“ Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Il grido di Cristo in croce gli appartiene di diritto se a Dio mio sostituiamo ‘papà”.
Chi in un simile momento potrebbe spiegare a un piccolo sofferente fino alla morte che il suo papà non l’ha abbandonato ma che è stato rapito un tizio di nome Trump?

Il riferimento del link che segue è al paragrafo:  Il mio diariealtro non dimentica

http://diariealtro.it/?p=4586

20 Settembre 2020Permalink

Blind Tom, pianista cieco e schiavo. Storia crudele dell’America di ieri

Era nato in Georgia a metà ’800 con forti ritardi cognitivi, ma un innato talento musicale. Che rese ricchi i suoi padroni. Mark Twain lo ascoltò tre sere di seguito
di GIAN ANTONIO STELLA

Quando se ne andò un grande giornalista che l’aveva conosciuto bene, Henry Watterson, scrisse: «Cos’era? Da dove veniva? Perché? Quel che è certo è che lì dentro c’era un’anima, imprigionata, incatenata in quel piccolo petto nero, finalmente liberata». Ed era così grande la sua fama, ha scritto la vaporosa biografa Deirdre O’Connell nel libro The Ballad of Blind Tom, Slave Pianist, che per anni «almeno tre o quattro Blind Tom» seguitarono a girare l’America con «spettacoli circensi da dieci centesimi. Inciampando verso il pianoforte, gli occhi roteati all’indietro, la lingua penzoloni, le braccia tese come un enorme orso…». Orrende caricature truffaldine di un genio diverso che fu «il pianista più remunerato del diciannovesimo secolo». E il diversamente abile più ammirato dal vivo, in centinaia di concerti, di tutti i tempi.

C’è di più: Thomas Green Wiggins, che a lungo portò il marchio del cognome del suo padrone schiavista, è la prova di quanto avesse ragione giorni fa Joe Biden a dire agli americani che «finalmente» è ora di fare i conti con «il peccato originale di questo Paese, vecchio di 400 anni: la schiavitù e tutte le sue vestigia». Nel senso di strascichi. Proprio un secolo e mezzo fa, nel 1870, il giovane pianista cieco teoricamente liberato dopo la guerra civile e l’abolizione della schiavitù del 1865, veniva infatti dichiarato «non compos mentis» e affidato da un tribunale della Virginia al suo vecchio padrone. Era una gallina dalle uova d’oro: perché mai restituirlo alla madre? Di fatto fu l’ultimo schiavo nero della storia americana. «Liberato» solo nel 1908 da un ictus che gli rubò l’uso delle mani e lo portò alla morte.

Ma partiamo dall’inizio. È la vigilia di Natale del 1850 e il «Columbus Times & Sentential» pubblica l’annuncio della vendita di una casa padronale con relativa tenuta di venti acri (8 ettari) appena fuori Columbus, Georgia, al confine con l’Alabama. Il proprietario, Wiley F. Jones, coperto di debiti, aggiunge che alla casa d’aste Harrison’s mette in vendita anche «una decina o dozzina di schiavi negri allevati in Georgia» (tradotto: tirati su come si deve) tra i quali un cocchiere di prim’ordine e una brava cucitrice. Uomini-merce. Senza manco la precisazione, diffusa tra i sedicenti gentiluomini del Sud, che la vendita sarà «per famiglie». Per non separare padri, madri, figli.

Alla famiglia di Mingo e Charity Wiggins, sotto questo profilo, va bene. Vengono comprati insieme, lui, lei e due figli «sani» dal proprietario terriero James Neil Bethune, generale con barba e baffi che noi diremmo risorgimentali, teorico dello schiavismo, editore di un giornale ostile alla emancipazione. Anzi, l’uomo accetta, come regalo, anche il terzo bambino della coppia. Si chiama Thomas, ha otto mesi e gli occhi bianchi, vuoti, senza luce. Col tempo si scoprirà che la disabilità è doppia: «La sua imbecillità e impotenza gli assicurarono la simpatia e la cura della famiglia nella sua infanzia», dice un libretto promozionale (The Marvelous musical prodigy) del 1868, «Quando cominciò a camminare e correre per il cortile, le sue divertenti peculiarità lo rendevano un animale domestico».

Fatta la tara a tutto il razzismo che trasuda a partire dal racconto dell’iniziazione del piccolo alla tastiera, nata da una sfida in famiglia di Mary, una dei sette figli del padrone («A un cavallo o a un cane può essere insegnato quasi tutto… Tom ha tanto buonsenso quanto un cavallo o un cane, e vi mostrerò che gli si può insegnare. “Tom, siediti!”. “Tom, alzati!”»), alcune cose sono certe. A cinque anni il bambino nero, schiavo, cieco e «idiota» lasciò tutti ipnotizzati piazzandosi al pianoforte mentre i padroni cenavano e suonando quanto aveva imparato orecchiando il maestro di musica. Mica canzoncine infantili: musica classica. Un prodigio. Mai visto nella storia. E destinato per decenni a rimanere inspiegabile (le mille teorie avanzate sarebbero spassose se non fossero tragiche e immonde) fino alla definizione della «sindrome dell’idiot savant» introdotta da John Langdon Down nel 1887 e alla successiva messa a fuoco dell’autismo in tutte le sue varianti, compresa quella di persone colpite da gravi ritardi mentali ma dotate di altissime potenzialità. Un esempio? Kim Peek, il giovane di Salt Lake City che un secolo più tardi ispirerà il film Rain Man con Tom Cruise e Dustin Hoffman: non sapeva allacciarsi i bottoni di una camicia, ma ricordava a memoria circa dodicimila libri.

Così appare Tom quando Bethune scopre d’aver comprato un fenomeno. Dice la leggenda che, fiutato l’affare, lasci al bimbo libero accesso al piano e cerchi maestri di musica per dargli una base. «Impossibile — rispondono —, fa tutto da solo». Fatto è che nel ’57, a otto anni, debutta già alla Columbus Temperance Hall. Per cominciare subito dopo a girare l’America, al seguito di un impresario-custode che arriverà a farlo esibire fino a quattro volte in un solo giorno. Più che un concerto è uno show sul modello delle «Curiosity» che faranno la fortuna di uomini spregiudicati come Phineas T. Barnum capaci di trascinare sul palco nani lillipuziani e donne cannone e fratelli siamesi e disabili con quattro gambe come Myrtle Corbin…

Uno show orrendo (con gli occhi di oggi) e insieme stratosferico. Dove l’immenso Blind Tom mischia insieme brani di «classica» mai studiati ma impeccabili da Chopin a Mendelssohn, da Hoffman a Donizetti e perfette imitazioni di suoni e canti d’animali e sfide impossibili ai musicisti in sala che gettano lì grandinate di note sparse chiedendo che il «mostro» le ripeta uguali identificandole una ad una o che riproduca brani mai sentiti prima. Infallibile. Trionfale.

Un giorno, su un treno dell’Illinois, lo vede Mark Twain: «Un negro corpulento sul lato opposto del vagone iniziò a oscillare violentemente il suo corpo avanti e indietro e imitare con la bocca il sibilo e il rumore del treno…». «Ma chi è?», chiede. «Il famoso pianista Blind Tom». Mesi dopo, stregato, scriverà sul giornale «Alta California» di San Francisco d’esser andato a sentirlo tre sere di seguito: «Se mai c’è stato un idiota ispirato, questo è lui. Dominava le emozioni del suo pubblico come un autocrate. Li spazzava come una tempesta con i suoi pezzi forti; li cullava per farli di nuovo riposare con melodie tenere come quelle che udiamo nei sogni; li allietava con altre che ondeggiavano nell’aria incantata con la stessa gioia e allegria del pandemonio che fanno gli uccellini nei boschi della California… E ogni volta che il pubblico applaudiva quando un pezzo era finito, questo innocente felice si univa e batteva anche lui le mani…». Finché l’entusiasmo fu tale che «venne giù la sala».

Se fece lo stesso anche nei concerti-show in un tour europeo non si sa. Certo lasciò tra i giornalisti e i musicisti inglesi, nel 1866, impressioni indelebili. Era un genio? A modo suo, sicuramente. Certo pochi al mondo furono così sfruttati: nel 1870, quando fu assegnato dal giudice al suo vecchio proprietario, secondo i giornali dell’epoca arrivò a fruttare 100 mila dollari l’anno. Pari, per le stime ufficiali, a quasi due milioni di dollari di oggi. A lui e alla madre Charity finirono pochi spiccioli. Il dettaglio più osceno è però un altro. L’annuncio sul «Columbus Daily Sun», nel 1864, che Blind Tom aveva «donato 5 mila dollari» a una raccolta fondi per le «cause benevoli». Oltre 82 mila dollari di oggi. Destinati agli schiavisti. Ma che ne sapeva, l’innocente felice?

8 settembre 2020 (modifica il 8 settembre 2020

https://www.corriere.it/cultura/20_settembre_08/blind-tom-pianista-bambino-schiavo-schiavitu-thomas-green-wiggins-9b575eb4-f1e9-11ea-a04c-fd3ebc88ed6c.shtml

 

9 Settembre 2020Permalink

20 luglio 2020 – Scrivo al cardinale Bassetti, presidente della CEI.

Lettera aperta a
Sua Eminenza reverendissima
Cardinale Gualtiero Bassetti
Presidente  Conferenza Episcopale Italiana
Sua sede

Oggetto: “Omofobia,  non  serve una nuova legge” –

Eminenza Reverendissima
Il percorso che Le proporrò per arrivare al documento “Omofobia,  non  serve una nuova legge” – che ho letto  nel sito della Conferenza Episcopale Italiana  in data 10 giugno ( firmato La Presidenza della CEI ) – segue un andamento obliquo per cui Le chiedo, se vorrà leggermi, qualche riga di pazienza.

Non molti giorni fa si è diffusa la notizia di una inchiesta svolta dai poliziotti del Compartimento Polizia Postale per la Toscana coordinati dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze, Antonio Sangermano.
La  denuncia era partita  da una  madre che aveva trovato sul telefono cellulare del figlio quindicenne molti film a contenuto pedopornografico non estraneo ad atti sadici perpetrati su bambini anche molto piccoli.

L’inchiesta ha rivelato che gli spettatori,  giovani e giovanissimi, erano molti, vittime  certamente di un  processo corruttivo quando la loro integrità psicologica ed etica è stata probabilmente  scossa, aggredita in un momento di fragilità particolare qual è l’adolescenza.  E a tale considerazione non si sottraggono molte delle fonti di informazione  che si possono consultare.

Ma ci sono altre vittime. Prime fra tutte i piccoli (si legge anche di infanti) che sono state abusati e torturati per raggiungere lo scopo di costruire filmati da diffondere, come è avvenuto.
Al di là di qualche cenno frettoloso di queste vittime nessuno parla o meglio nessuno sembra  farsene carico.
“Hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono (Ez. 12, 2)”.
L’inchiesta di cui si legge, che porterebbe all’identificazione di chi ha diffuso l’orrore,  può estendersi alla ricerca dell’identità di quei piccoli martirizzati per poterli tutelare?
Le leggi italiane in  materia  assicurano questo tipo di attenzione e particolare protezione?
In Italia dal 2009 esiste una legge che nega ai genitori privi di permesso di soggiorno la registrazione della dichiarazione di nascita che consenta a questi nati in Italia di avere il certificato di nascita e quindi, favorendo l’assoluto anonimato,  costruisce vittime possibili di abusi ma non  identificabili (la burocrazia che rende questo percorso più complicato di quanto io abbia scritto offre anche qualche spiraglio di salvezza ma non voglio approfondire questo aspetto in  una lettera che sarà già troppo lunga).

Pian piano mi avvicino alla ragione per cui Le scrivo.
Nel documento della CEI con cui ho iniziato questa mia comunicazione  si afferma che “Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale –costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni. Trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking… sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini”.
Ma, si aggiunge,  “un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”.

Come mai questa attenzione alle “discriminazioni, comprese quelle basate sull’orientamento sessuale” accompagnata a una rassicurazione pacificante  sulla capacità di tutela del nostro ordinamento giuridico nel momento in cui sono segnalate aggressioni dovute proprio alle minacce  e peggio contro le libere e consapevoli scelte di orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità?
Il vostro documento prende occasione dal dibattito in  Parlamento sulle  proposte di legge “sui i reati di omostransfobia” (che  sommariamente richiama il settore  per cui sarebbe meglio dire reati motivati da omotransfobia nelle sue varie declinazioni)  e aggiungete – e siamo al punto -“preoccupazione” per le proposte di legge attualmente in corso di esame, dato che “ anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”.

Una problematica del genere impegnò il Parlamento quando discusse la legge 205/2003  (cd  legge Mancino)  che,  in riferimento all’art. 3 della Costituzione, , approvò una norma  che si occupava dei “reati punibili … commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità”.

Oggi si pone  la stessa necessità di rendere effettivo l’art. 3  alla voce “sesso”, termine allora ignorato,  oggi chiamato in  causa da ciò che accade.
E’ ben chiaro che la vostra preoccupazione,  in questo caso dichiaratamente  intenzionata ad  invitare il Parlamento al silenzio , si riferisce esclusivamente all’omotransfobia (che è probabilmente quanto volete sia taciuto)  ma siete voi stessi ad aggiungere un termine che mi consente questo scritto.

Infatti scrivete che “ ANCHE per questi ambiti .. non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”.
Le violenze che si possono configurare come reati motivati da omotransfobia non mancano e la congiunzione che ho evidenziato con le lettere maiuscole  porta alla ragionevole considerazione  che vi siano anche  altri ambiti, a vostro parere di adeguata silente tutela della persona, di cui  si possa affermare  con Dante, «Parlando cose che ‘l tacere è bello»( inferno  IV, 104).

Dante sperimentava la bellezza di quel silenzio nel “limbo” – dove pur parlava («sì com’era ‘l parlar colà dov’era» inferno, IV, 103 ) – ma noi non siamo nel limbo bensì  in una realtà dura, difficile che crea dolore a persone fragili che non  hanno parola ma su cui si possono pronunciare parole che, pur se non d’odio dichiarato, ne  minino la dignità.

Non a caso – e ciò mi turba molto – nelle leggi in dibattito è scomparso il reato di propaganda d’odio, sebbene  le parole possano devastare quanto le ginocchia sul collo di una persona a terra, dove vengono soffocate a vita quando non a prezzo della vita.
Il Parlamento possa parlare senza sentirsi ostacolato (o se il caso confortato) da un vostro richiamo all’opportunità del tacere,  mentre potreste voi stessi essere –o almeno non ostacolare altri che vogliano esserlo – voce dei senza voce!

Eminenza reverendissima,
Le scrivo questa lettera aperta nella Sua veste di  Presidente della CEI.
Se vorrà leggerla  non si preoccupi. La mia firma è quella di una donna vecchia, nata prima dell’a approvazione delle leggi razziali,  che non ha aggregazioni di nessun genere a sostenerla e  quindi non conta nulla se non per l’esigenza di dire perché la responsabilità del contrasto alla violenza è di tutti.

Cordialmente
Augusta De Piero
depieroaugusta@gmail.com

Link per raggiungere il documento della CEI del 10 giugno, citato nel post che precede

Omofobia, non serve una nuova legge

documento che si trova anche inserito alla stessa data in un articolo del quotidiano Avvenire,
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/omofobia-non-serve-una-nuova-legge

20 Luglio 2020Permalink

20 giugno 2020 – dal 1934 Tout va très bien, Madame la Marquise

Martedì scorso “Il fatto quotidiano” riportava, nell’articolo “La tolleranza zero di Donald Trump” di Giampiero Gramaglia, una notizia che mi lasciava meravigliata.
«In ciascuno degli ultimi quattro anni censiti, oltre mille minori migranti entrati negli Stati Uniti dalla frontiera meridionale da soli, senza i genitori. o separati dalla famiglia all’arrivo, come prevede la prassi instaurati dall’Amministrazione Trump, hanno subito molestie sessuali mentre erano affidati all’autorità pubblica. I dati sono contenuti in un rapporto ufficiale del Dipartimento della Sanità e dei Servizi Umani».

Accidenti, mi sono detta, ma io ne avevo scritto nel mio blog e – essendo fornita di apposite parole chiave- ho ritrovato: ne avevo scritto il 27 dicembre 2018.
Titolo “Un bambino muore solo. Ha fatto paura al Presidente degli Stati Uniti”.
In quel post avevo riportato – con un link a TG2000 che ancora funziona – la registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori e ingabbiati, perché i genitori che – con loro – avevano cercato di passare il confine dal Messico erano stati incarcerati e non potevano tenerli con sé.

https://www.youtube.com/watch?v=y05743HMrWM

La strana ricomparsa del problema il 16 giugno 2020 mi aveva incuriosito e ora ne ho scoperto la ragione.
Per saperne di più inserisco il link alla notizia con data dall’ANSA                             . [Fonte 1]

A questo punto continuo a cercare perché c’è qualche cosa che non mi torna.
E il “qualche cosa” si trova oggi in un articolo di Avvenire, quotidiano vicino alla CEI, di cui ricopio brevi passaggi

«New York. Stop della Corte Suprema americana al tentativo di Donald Trump di eliminare il diritto degli immigrati giunti negli Stati Uniti da bambini a rimanere negli Usa. Grazie alla decisione del massimo tribunale statunitense circa 700mila giovani che vivono, hanno studiato e ora lavorano negli Usa potranno rimanere nel “loro” Paese senza paura della deportazione. I nove giudici hanno dato ragione alla corte che nel 2017 aveva impugnato la decisione della Casa Bianca di eliminare le protezioni stabilite dal programma Deferred action for childhood arrivals (Daca), creato nel 2012 da Barack Obama […]
Due giorni fa, i giudici della Corte suprema statunitense hanno stabilito che il divieto di discriminazione nel mondo del lavoro va esteso anche alle persone gay e “transgender”».
Nell’articolo pubblicato oggi a firma Elena Molinari, il riferimento ai transgender non suscita commento alcuno.                         [Fonte 2]

Torno in Italia
Torno in Italia e riprendo l’affermazione contenuta nell’articolo di Avvenire citato sopra, articolo che si può leggere integralmente con il link segnalato come Fonte 2 e che correttamente riferisce di una attenzione specifica negli USA alla rimozione di una discriminazione sul lavoro di “gay e transgender”. Voglio capire se e quale peso potrebbe avere un analogo atteggiamento costruttivo in Italia , nel riferimento a una riforma legislativa il cui obiettivo è quello «di estendere le sanzioni già individuate per i reati qualificati dalla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi anche alle fattispecie connesse all’omofobia e alla transfobia».
Con questa iniziativa la Camera «intende dunque colpire non soltanto i casi di omofobia e di transfobia ma le condotte di apologia, di istigazione e di associazione finalizzata alla discriminazione, comprese quelle motivate dall’identità sessuale della vittima. Si tratta di un intervento reso quanto mai necessario e urgente dalle dimensioni impressionanti che hanno assunto nel nostro Paese i casi di discriminazione di violenza nei confronti delle donne e delle persone LGBTI».                                                               [Fonte 3]

Con passo felpato.
A questo punto interviene la CEI con un comunicato dal linguaggio nuovo, “tollerante”, ben diverso da quello con cui il cardinale Ruini, presidente della CEI, nel 2005 aveva fatto fallire il referendum sulla legge 40, e afferma che «trattamenti pregiudizievoli, minacce, aggressioni, lesioni, atti di bullismo, stalking … sono altrettante forme di attentato alla sacralità della vita umana e vanno perciò contrastate senza mezzi termini». E continua: «un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio».
In sostanza nulla si deve fare sul piano istituzionale perché tutto va bene com’è.                     [Fonte 4]

A questa posizione hanno proposto dignitose, consapevoli e responsabili obiezioni i genitori di un figlio omosessuale . L’agenzia Adista ha pubblicato il testo della loro lettera                                      [Fonte 5]

Tutto va bene com’è?!   
Certamente l’assit che la CEI lancia alle forze dell’intolleranza presenti in parlamento non è cosa da poco e può essere di ostacolo a una iniziativa di riforma, data l’autorevolezza dei Vescovi nei confronti dell’opinione pubblica, ma a me quel “tutto va bene” preoccupa anche per un altro motivo.

Nel 2009 la legge 94, imponendo la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita in Italia di un figlio di migranti irregolari, aveva – e ha, dato che la legge non è stata modificata – creato le condizioni per dissuadere i genitori dal compiere l’atto dovuto. Il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia raccomanda «al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i minorenni nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori».
Le maggioranze politiche che hanno sostenuto i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e 2 se ne sono disinteressate e se ne disinteressano tuttora, confortate dal silenzio delle più importanti associazioni che dicono di voler tutelare i diritti umani.
E, naturalmente dalla silente autorità vescovile che per queste piccole vittime non ha neppure bisogno di dire ai parlamentari di non fare nulla perché nulla hanno fatto e stanno facendo.

Stiamo catalogando i “resti” dell’umanità da scartare senza fatica … da una pacca sulla spalla alla pigrizia parlamentare al silenzio che consente la continuità di un arbitrio.

[Fonte 1]
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/nordamerica/2020/06/18/la-corte-suprema-usa-blocca-trump-sui-dreamer_69709907-0822-4d32-93cd-d337c74dcfdb.html

[Fonte 2]
https://www.avvenire.it/mondo/pagine/nuovo-schiaffo-della-corte-suprema-trump-non-potr-deportare-i-dreamers

[Fonte 3]                Atto Camera 107
https://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=18&codice=leg.18.pdl.camera.107.18PDL0005470&back_to=https://www.camera.it/leg18/126?tab=2-e-leg=18-e-idDocumento=107-e-sede=-e-tipo=#RL
Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale

[Fonte 4]             https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/omofobia-non-serve-una-nuova-legge
Nel contesto dell’articolo, raggiungibile con il link segnalato , si può leggere l’intero comunicato della Presidenza CEI.
Dalla autopresentazione di Avvenire
4 dicembre 1968. La data di nascita di Avvenire è legata a una persona, una scelta e un evento. Fu Paolo VI a volere un nuovo quotidiano dei cattolici italiani, si prefiggeva di tradurre lo spirito del Concilio Vaticano II in uno strumento popolare d’informazione e di giudizio sulla realtà del mondo contemporaneo.

[Fonte 5]          https://www.adista.it/articolo/63700

20 Giugno 2020Permalink

13 giugno 2020 – Quando i Vescovi non dicono il vero

Provo a scrivere le mie sempre più sconsolate considerazioni in merito all’intreccio pericoloso e per me inaccettabile sulle motivazioni con cui i Vescovi italiani si oppongono alla proposta di legge “ … contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (C 107) .
I vescovi non attaccano frontalmente la proposta, la aggirano affermando – e ciò è falso – che “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”.
Il metodo è quello applicato dal card Ruini nel 2005 contro il referendum abrogativo di alcuni aspetti della legge 40/2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”.
Il cardinale, allora presidente della CEI, si fece portavoce dell’istanza ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana invitando i cattolici a non presentarsi alle urne con lo scopo di non raggiungere il quorum del 50%. Arrivò al suo scopo umiliando uno strumento democratico previsto dalla Costituzione, il referendum appunto.
Oggi il metodo contro la proposta di legge C 107 è meno aggressivo e la motivazione del dissenso non sembra entrare nel merito ma fa perno sull’inutilità dell’intervento perché nell’ordinamento giuridico dell’Italia “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”.
E ciò non è vero: la discriminazione di alcune tipologie di persone deboli le sottopone a privazione di diritti fondamentali altrimenti universali.

Ci sono violenze che non hanno bisogno di ginocchia sul collo di una persona per soffocarla.

Indico due discriminazioni a me note presenti in legge:

1. La legge 94/2009 obbliga alla presentazione del permesso di soggiorno i genitori di nati in Italia, al momento di registrarne la nascita.
E’ evidente che la ratio fondamentale di questa norma (assolutamente nuova nell’ordinamento della Repubblica Italiana) è quello di creare, in chi non abbia il permesso di soggiorno, disagio e quindi paura a presentarsi allo sportello del comune per dichiarare la nascita di un figlio in Italia, una paura tale da poter mancare a questo atto dovuto.
Il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia non a caso raccomanda «al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i minorenni nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori».

E’ chiaro che a tanto non rimedierebbe l’approvazione della proposta di legge nota come atto C 107. Oggi l’argomentazione negazionista della necessità di maggior attenzione ai diritti della persona, come affermati anche nell’art. 3 della Costituzione , offre ai Vescovi l’opportunità di farne un uso spregiudicato per vanificare la norma che contrasta l’omofobia e la transfobia.
Oggettivamente alleati di quella destra che tanto vuole, possono offrire un gradito salvagente anche a tentennati forze di sinistra e lo fanno, per ora, sulla pelle dei neonati, soggetti indifendibili perché indifesi.

.2. L’esclusione dalla norma Legge 20 maggio 2016, n. 76. “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” della step child adoption, condannando quindi il figlio di coppie omossessuali, registrato come tale solo da uno dei membri della coppia, a trovarsi privo di ogni tutela qualora il genitore riconosciuto venisse, per una qualsiasi ragione, a mancare. [Fonte 4]

E non voglio dimenticare l’indifferenza consapevole in merito alla proposta della senatrice Segre di istituire : “una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” .
Una proposta di grande interesse che offrirebbe un interessante contributo alla comprensione del rapporto fra parole d’odio e disprezzo e la traduzione delle stesse in indicazioni operative.    [Fonte 5]

DOCUMENTAZIONE

10 giugno 2020 Omofobia. I vescovi: no a una nuova legge, ma più impegno educativo

La presidenza della Conferenza episcopale italiana esprime, in una nota, la sua opinione sulla questione omofobia. Di fronte a nuove proposte legislative, sostiene che non sia necessaria una nuova legge, piuttosto occorra applicare le norme già vigenti e promuovere l’educazione al riconoscimento della dignità di ogni persona

Isabella Piro – Città del Vaticano

Nell’ordinamento giuridico dell’Italia “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio” e quindi “non serve una nuova legge” sull’omofobia. È quanto scrive, in una nota, la presidenza della Cei, la Conferenza episcopale italiana, guardando “con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati contro i reati di omotransfobia”. Anche per questi ambiti, infatti, “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – si legge nel testo – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”. Introdurre, quindi, “ulteriori norme incriminatrici” rischierebbe di aprire a “derive liberticide”, sottolinea la presidenza della Cei, e di “colpire l’espressione di una legittima opinione” più che “sanzionare la discriminazione”.                      [Fonte 1]

ROMA_ No a ogni discriminazione, ma no anche a una nuova legge contro l’omofobia che finirebbe solo per colpire «l’espressione di una legittima opinione» – come quella che i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà – e rischierebbe di scadere in «derive liberticide». I vescovi italiani guardano «con preoccupazione» alle proposte di legge contro i reati di omotransfobia attualmente al vaglio della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Si tratta, ricorda il quotidiano della Cei Avvenire, di cinque ddl (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) che puntano a modificare agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. I testi dovrebbero essere votati a luglio.                                                                                                                                       [Fonte 2]

Proposta di legge: BOLDRINI e SPERANZA: “Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (107)  [Fonte 3]

Copio dalla elazione della p.d.l. che sarà dibattuta dal prossimo mese di luglio insieme ad altre proposte dello stato oggetto
“ Obiettivo della proposta di legge è quello di sanzionare, modificando la legge Mancino-Reale, le condotte di istigazione e di violenza finalizzate alla discriminazione in base all’identità sessuale della persona, definita come l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti:
a) il sesso biologico della persona;
b) la sua identità di genere (la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico);
c) il suo ruolo di genere (qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna);
d) l’orientamento sessuale (l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi)”.

[Fonte 1]
Nota di aug.
Isabella Piro_ prof. ordinario diritto romano e diritti dell’antichità
I grassetti nell’articolo che ho copiato sono miei
https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-06/omofobia-nota-cei-vescovi-italia-legislazione-educazione.html

[Fonte 2]
https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/06/10/news/omofobia-i-vescovi-italiani-non-serve-una-nuova-legge-rischio-derive-liberticide-1.38951140

[Fonte 3]
https://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=18&codice=leg.18.pdl.camera.107.18PDL0005470&back_to=https://www.camera.it/leg18/126?tab=2-e-leg=18-e-idDocumento=107-e-sede=-e-tipo=

[Fonte 4]
Ne ho scritto (ovviamente documentando) in diariealtro del 5 gennaio 2018
“La crudeltà stupida che appaga e paga”. http://diariealtro.it/?p=5485

[Fonte 5]
28 ottobre 2018 La prima proposta di legge della senatrice Segre
http://diariealtro.it/?p=6180

13 Giugno 2020Permalink

15 aprile 2020 – Schiavi della pubblica opinione producono schiavi.

Chi guardasse il calendario del mio blog ad ogni 16 aprile potrà leggere
1995 Pakistan: assassinio del sindacalista Iqbal Masih. Aveva 12 anni
Da allora il 16 aprile è Giornata Mondiale contro la schiavitù infantile –
Istituita in memoria di Iqbal, un bambino pakistano che a soli cinque anni viene consegnato ad un fabbricante di tappeti. Una fabbrica in cui i lavoratori sono tutti bambini che in regime di totale sfruttamento vengono costantemente percossi per ogni minimo errore di lavorazione o per ogni cenno di rimostranza. Iqbal riesce a scappare e, da un incontro con un’attivista per i diritti minorili, comincia la sua battaglia anti-sfruttamento e inizia a lottare contro la schiavitù infantile. La sua piccola voce, le sue denunce, fanno il giro del mondo raggiungendo una tale forza da costringere la fabbrica dove lavorava, e molte altre, a chiudere. Tuttavia è proprio in questo frangente che il bambino pakistano diviene un bersaglio e sarà a causa della sua denuncia che sarà ucciso il 16 aprile 1995.

Con mia meraviglia i giornali oggi ne parlano, ne parla la giornalista di Prima Pagina.
Nel mio blog, oltre alla data, c’era una nota promemoria con cui l’avevo associato ad altri bambini con storie d’attualità
Si può leggere il 28 settembre 2019 con il link http://diariealtro.it/?p=6897
Lascio perdere diariealtro e cerco di capire che succede

Ieri La Stampa aveva un breve articolo di Andrea Riccardi, ex ministro e fondatore della comunità di Sant’Egidio che evidenzia come regolarizzare gli immigrati sarebbe vantaggioso e giusto.
L’articolo non è leggibile ai non abbonati e non trovo più il quotidiano sparito fra quelli che cerco disperatamente di leggere con esiti deprimenti per l’insufficienza del tempo-

Mi soccorre un articolo on line
Coronavirus, Riccardi: ‘Regolarizzare immigrati irregolari, potenziali focolai di infetti’
L’articolo è firmato da Pasquale De Marte e accanto trovo anche l’indicazione per un video di Chiara Esposito [fonte 2]

La guerra contro la diffusione del Coronavirus va combattuta su più fronti.
Uno di questi potrebbe essere quello delle persone che rischiano di sfuggire al controllo in quanto irregolari. E’ il caso dei migranti, molto spesso lavoratori stagionali ai limiti della schiavitù, che possono diventare un preoccupante veicolo di contagio. A lanciare l’allarme e a proporre misure di regolarizzazione straordinarie è l’ex ministro per l’Integrazione del governo Monti, Andrea Riccardi. Il fondatore della comunità di Sant’Egidio, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha spiegato tutte le problematiche connesse al mondo del lavoro e a chi è sul territorio italiano in maniera borderline o comunque irregolare.
Un esercito di invisibili in Italia
Non è un segreto che in Italia ci siano molte persone che lavorano senza un permesso di soggiorno. Come spiega lo stesso Riccardi, si tratta di persone provenienti dall’Est Europa che lavorano come colf, badanti e baby sitter. A loro si aggiungono indiani, africani o persone del Bangladesh che prestano il loro servizio e fanno la fame. “Non hanno – evidenzia l’ex ministro- diritti e fanno la fame”. A rendere più complicata la loro situazione, secondo Riccardi, ci sarebbe stata ,la loro esclusione dagli ammortizzatori sociali straordinari del periodo.
“E’ stato – fa sapere – un errore gravissimo lasciarli senza tutele”.
Tuttavia, secondo Andrea Riccardi, sotto il profilo strettamente lavorativo il problema va affrontato sotto due aspetti. Il primo è strettamente legato alla manodopera. “Secondo Confagricoltura – evidenzia – occorrono 200.000 lavoratori, sono a rischio la produzione e gli allevamenti”.
Per Riccardi, migranti decisivi nella ripresa
La richiesta di manodopera e l’emergenza sanitaria fa nascere, secondo l’ex ministro, la necessità di offrire maggiori garanzie per chi potrebbe lavorare nelle campagne e assistere gli anziani. Tenerli ai margini potrebbe diventare un rischio destinato a diventare sensibile sotto ogni punto di vista. “In Italia – ha detto – ci sono 600.000 migranti irregolari che vivono ai margini e possono alimentare focolai di infezione.
Occorre regolarizzarli prevedendo permessi di soggiorno temporanei per garantire la tutela sociale. Nella fase 2 ci sarà ancora più bisogno di loro”.
Riccardi ha fatto sapere che non vuole sentir parlare di sanatoria, ma necessità di regolarizzare gli immigrati che potrebbero giocare un ruolo decisivo nella ripresa del Paese.
Dopo il Ministro Teresa Bellanova che aveva palesato la necessità di manodopera straniera nei campi, un’altra voce arriva sulla stessa lunghezza d’onda.

Concludo ragionando sul nuovo modello di inclusione, tramite regolarizzazione

Invisibili utili che di conseguenza devono diventare visibili; adulti impegnati nel salvare i prodotti dell’agricoltura nel nostro territorio e badanti che devono salvare famiglie abbandonate con soggetti bisognosi di assistenza
Invisibili inutili e perciò abbandonati dalle istituzioni, dalle norme di legge, alle associazioni culturali, assistenziali, dalle chiese cristiane finalmente ecumeniche nell’accettazione che, a seguito della legge 94/2009, ci siano nati nel nostro territorio cui, accuratamente classificati per condizioni burocratiche, viene negato anche il nome .
Il metodo non è quello usato in Pakistan per il povero Iqbal ma è più morbido e possibilmente altrettanto efficace .

Schiavi della pubblica opinione producono schiavi.
Meritano segnalazione i pochi che si sono rifiutati di partecipare alla distruzione di nati in Italia, distruzione gradita all’indifferenza dei più.

Di seguito accanto ad ogni passaggio indico la data più recente in cui ne ho scritto nel blog diariealtro dove si possono trovare i link per risalire alle fonti.
Ha espresso il sui dissenso la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (e va segnalata in proposito l’attività del GrIS FVG) anche in sede congressuale nel 2014,
La ministra Lamorgese ha dato dignità alla circolare che affida ai comuni l’aggiramento eticamente e politicamente sostenibile dei comuni che la applicano. (7 settembre 2019)
Il consigliere Furio Honsell ha richiamato il ruolo dei comuni con una mozione approvata dal consiglio regionale del FVG (3 ottobre 2919) l.
Ha dato notizia della necessità di cambiare la legge il gruppo Convention on the Rights of the Child
anche con la pubblicazione del 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. (14 marzo 2020)
Ha consentito alla mia ipotesi il giurista Pietro Ichino
(direttamente al suo sito: https://www.pietroichino.it/?p=54020 )

FONTI
[fonte 1]
https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2020/04/14/news/coronavirus-andrea-riccardi-regolarizziamo-tutti-gli-immigrati-cosi-possiamo-evitare-il-contagio-1.38715498
[fonte 2]
https://it.blastingnews.com/politica/2020/04/coronavirus-riccardi-regolarizzare-immigrati-irregolari-potenziali-focolai-di-infetti-003115143.html

15 Aprile 2020Permalink

25 marzo 2020 – Un blog e qualche tag

Diariealtro nel  tempo del covid19 e dopo

Mi sono chiesta che uso fare di questo povero blog che però a me è stato tanto utile e lo sarà ancora perché con i suoi tag mi consente di leggere notizie e riflessioni secondo preordinati fili conduttori che, per quanto io so fare, trasformano notizie che potrebbero essere disperse in piccole strutture organizzate.
Negli ultimi anni mi sono state utilissime per seguire certi argomenti soprattutto quelli sviliti e sbeffeggiati perché riguardano diritti umani di chi non conta nulla perché non ha voce che urli in piazza e possa essere adoperata per farsene strumento di successo attraverso qualcosa che assomiglia al consenso, ridotto spesso a una becera conta di pollici alzati, like e altre amenità insignificanti.
Dal 13 marzo il mio blog ha un nuovo tag, pandemonio, cui è inutile apporre aggettivi. Segnerà quello che inserirò finché mi sembrerà il caso di inserire qualcosa.
Ieri Giuliano Pisapia, eurodeputato, ex sindaco di Milano, avvocato, ha risposto a una domanda importante:
«Secondo lei, in questi giorni drammatici di coronavirus la vita, la salute, valgono più del rispetto delle libertà individuali?»
«Non credo si possa fare una gerarchia, perché questa mette certamente la vita al primo posto, ma occorre la consapevolezza che una limitazione anche molto vasta delle libertà costituzionali può essere accettata con uno scopo preciso e per un tempo limitato».
Appunto un tempo limitato … ma io vedo un alto rischio

Il Grande Inquisitore e il rischio del futuro 

Premetto un passo che ricopio dal V capitolo de I fratelli Karamazov, il poema del Grande Inquisitore . È per me un testo importante da molti anni. Cerco di ricordare le situazioni in cui l’ho letto e mi vedo nelle case in cui ho abitato che segnano il mio tempo. L’ho fatto senza dubbio negli anni cinquanta e ora era molto tempo che non lo rileggevo.
In Spagna a Siviglia quando ardevano i roghi della Santa Inquisizione, si presenta Lui . E’ Gesù ma Dostoevskij non lo nomina
«Egli è apparso in silenzio, inavvertitamente , eppure, strano!, tutti Lo riconoscono».
Il Grande inquisitore Lo vede, Lo riconosce e ne ordina la carcerazione.
La notte va nella Sua cella. Il monologo che vi si s volge (Gesù non parla mai) credo sia uno dei testi più alti della teologia. A malincuore, perché copiare è cosa faticosa, ne trascrivo solo un tratto per me perfettamente pertinente a quanto sta accadendo:
«Hai Tu il diritto di rivelarci anche uno solo dei segreti di quel mondo dal quale vieni ?»
Gli domanda il mio vecchio . E subito dà la risposta lui stesso:
«No, non l’hai, perché aggiungeresti qualcosa a quello che hai già detto allora, e toglieresti agli uomini quella libertà che difendevi tanto quando eri sulla terra. Qualunque cosa Tu ci rivelassi ora , sarebbe un attentato alla libertà di fede degli uomini, perché apparirebbe come un miracolo; ma la loro libertà di fede già allora, millecinquecento anni fa, Ti era più cara di ogni altra cosa. Non dicevi sempre: “Voglio rendervi liberi”? Ebbene ora li hai v isti questi uomini ‘liberi’ »,
aggiunge a un tratto il vecchio con un sorriso pensoso. Poi, guardandolo severamente continua: «Sì, questa faccenda ci è costata cara, ma finalmente l’abbiamo portata a termine nel Tuo nome. Per quindici secoli ci siamo tormentati con questa famosa libertà, ma ora è finita, è finita sul serio. Non lo credi? Mi guardi con aria mansueta e non mi degni neppure della Tua collera! Ma sappi che oggi , anzi proprio ora , questi uomini sono più convinti che mai di essere perfettamente liberi , e invece hanno perso la loro libertà e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Siamo noi però che abbiamo ottenuto questo! Era forse questo che Tu volevi? Una simile libertà!» ….
« Perché ora (parla dell’Inquisizione, naturalmente ) per la prima volta è diventato possibile pensare davvero alla felicità degli uomini. L’uomo fu creato ribelle: forse che i ribelli possono essere felici? Tu eri stato avvertito (gli dice il vecchio), avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non li volesti ascoltare. Tu rifiutasti l’unica strada per la quale si potevano rendere felici gli uomini. Per fortuna, andandotene, rimettesti la faccenda nelle nostre mani. Tu hai promesso, hai garantito con la Tua parola , hai dato a noi il diritto di legare e di sciogliere, e ora non puoi certo pensare di riprendertelo, questo diritto. Perché dunque sei venuto a disturbarci? »

Dostoewskij non è un profeta del covid19
ma quello che io temo lo lascio alle parole del Grande Inquisitore.
Persone con una concezione già traballante della libertà, non tanto a livello personale quanto a livello sociale (e ce ne sono tante), sono convinte di essere libere nel momento in cui negano diritti fondamentali d’altri e mentre credono di assicurarli a se stessi se ne privano in una incoscienza beota.
Si apre una ferita che rende banale il male e, normalizzandolo, non si rimargina, anzi imputridisce e diffonde la peste a chi, intontito, non si rende conto di esserne affetto.
Da dieci anni so che la malvagità dell’opportunismo amorale è diventata coscienza collettiva indiscussa: che fastidio ci dà che possano esserci bambini senza nome perché nati in Italia dopo il mese di agosto 2009, figli di migranti irregolari senza permesso di soggiorno?
Noi non siamo migranti irregolari senza permesso di soggiorno quindi …
Sarà questa una frase che segnerà ogni inizio di ogni pagina del mio blog finché ne avrò voglia.
So che probabilmente  il mio sogno di arrivare oltre il covid19 avendo coscienza che questo sfregio di civiltà va cancellato non avrà esito ma non è un motivo sufficiente perché io ne taccia.
Se approdassimo oltre il covid19 con questa consapevolezza avrei speranza nel futuro che invece temo dominato dalla specie rassicurante degli zombi inconsapevoli.
Naturalmente questo non sarà il solo motivo che rende felici gli zombi ma se ognuno passasse oltre il covid19 con il sogno di un diritto umano da difendere potremmo aver speranza nel futuro, nonostante tutto.
Non posso non vedere il Grande Inquisitore che mi sembra sghignazzi.
Vorrei togliergli quel ghigno

 

25 Marzo 2020Permalink

14 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più _1

Occupandomi della legge che dal 2009 nega il certificato di nascita a un gruppo di nati in Italia, appositamente classificati secondo criteri burocratici artatamente costruiti, ho incontrato molte persone consapevoli e interessate , convinte che questo sfregio di civiltà non sia tollerabile ma, in quanto aderenti a realtà associative, protagonisti del mondo dell’informazione o presenti a livello istituzionale, non sono riuscite e non riescono a far partecipe del loro convincimento la realtà in cui si riconoscono.

I singoli parlano, “le formazioni sociali ove si svolge la nostra personalità” (art. 2 Costituzione) pervicacemente tacciono e spesso consentono.

Ben ricordo, quando fu discussa la legge sulle Unioni Civili, i parlamentari che berciavano contro la step child adoption per negare “ai figli degli altri” la sicurezza del riconoscimento del loro legame con la compagna o il compagno del genitore riconosciuto.

Ripropongo uno schema che ci sia guida:
Convention on the Rights of the Child (CRC)

Per chi volesse documentarsi meglio, ogni punto successivamente considerato si ritrova nel documento integrale collegato in calce come [fonte 1].
Di ogni punto segnalo le pagine di riferimento.

10° Rapporto di aggiornamento 2019 I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia

AGENDA 2030 OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE      [pag. 4]
Obiettivo 16. Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l’accesso alla giustizia, e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli
16.9 Entro il 2030, fornire identità giuridica per tutti, inclusa la registrazione delle nascite.

Il seguente schema riporta i principali Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e relativi Target dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che risultano più pertinenti rispetto ai temi trattati nel presente Rapporto e alle Raccomandazioni avanzate all’Italia dal Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a febbraio 2019.

10° Rapporto di aggiornamento 2019 | 7
PREMESSA
I trent’anni della CRC: una nuova agenda per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza                                                                 [pag. 8]
Il Gruppo CRC pubblica il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC) in Italia in occasione del 20 novembre 2019, 30° anniversario dall’approvazione della CRC. È un momento di grande visibilità per i diritti dell’infanzia a livello internazionale, con eventi dedicati organizzati sia a New York che Ginevra1, che nazionale, dato che la Legge n. 451/1997 ha istituito per questa data la Giornata italiana per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza2. Il Gruppo CRC ha pensato di cogliere l’occasione di tale momento celebrativo per proporre e condividere un’analisi che entri nel merito dell’attuazione dei diritti delle persone di età minore alla luce delle Osservazioni Conclusive che il Comitato ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha rivolto al nostro Paese lo scorso febbraio. Si è infatti da pochi mesi concluso il “quarto ciclo di monitoraggio” dell’attuazione della CRC in Italia da parte del Comitato ONU che ha portato all’adozione delle Osservazioni Conclusive per il nostro Paese e conseguentemente avviato un nuovo ciclo, un percorso che prevede un confronto tra il Governo, la società civile e gli esperti che compongono il Comitato ONU. La stessa CRC3 prevede infatti le modalità per il monitoraggio dello stato di attuazione dei diritti in essa enunciati attraverso la predisposizione di rapporti periodici e incontri con i rappresentanti del Governo4 e del Terzo Settore. Da quasi vent’anni, il Gruppo CRC è parte attiva di questo percorso, avendo predisposto tre Rapporti Supplementari5 inviati al Comitato ONU e presentati nel corso delle pre-sessioni antecedenti l’esame dell’Italia. Le Osservazioni del Comitato ONU tracciano la direzione per l’azione futura per promuovere e tutelare i diritti delle persone di età minore. I singoli governi, e quindi nello specifico anche il Governo italiano è chiamato ad adoperarsi per implementare le Raccomandazioni espresse dal Comitato ONU, e su cui l’Italia sarà chiamata a render conto nel prossimo incontro previsto per il 2023. Allo stesso tempo le Organizzazioni Non Governative sono chiamate a vigilare che le raccomandazioni siano considerate nell’agenda nazionale e a diffonderne la conoscenza. Tale procedura ha consentito nel corso del tempo di promuovere cambiamenti e miglioramenti in molti Paesi. Progressi che si traducono spesso nell’adozione di leggi o provvedimenti amministrativi, o in sviluppi nell’attuazione dei diritti civili e politici, di più facile realizzazione rispetto alle misure volte a garantire maggiori diritti economici, sociali e culturali, che richiedono per la loro progressiva realizzazione un impegno concreto e la conseguente allocazione di risorse adeguate.

NOTA METODOLOGICA                                             [pag .3]
La suddivisione in capitoli rispecchia i raggruppamenti tematici degli articoli della CRC suggerita dal Comitato ONU nelle «Linee Guida per la redazione dei Rapporti Periodici». Il Comitato ONU ha infatti raggruppato i 41 articoli contenuti nella prima parte della CRC, in cui sono sanciti i diritti, in 9 gruppi tematici. Le Osservazioni Conclusive indirizzate dal Comitato ONU al Governo italiano nel 2019 in merito all’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC/C/ITA/CO/5-6) sono riportate all’inizio di ogni paragrafo per la specifica tematica trattata. Alla fine di ogni paragrafo sono poi inserite le raccomandazioni che il Gruppo CRC rivolge alle istituzioni competenti. Per questa edizione speciale nel trentennale della CRC e nell’ambito dell’impegno assunto dall’Italia nel sottoscrivere l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, il Gruppo CRC ha inoltre deciso di far riferimento ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e ai relativi 169 Target. Si noti infine che per il Gruppo CRC, da sempre, la visione dei minorenni come persone titolari di propri diritti e il rispetto di genere rappresentano una priorità fondamentale e, in tutte le nostre attività, poniamo la massima attenzione al rispetto dei diritti dei bambini, delle bambine e degli/lle adolescenti.
Nel presente documento, per semplificazione e sintesi, viene utilizzato il termine “bambini” come falso neutro e cioè con riferimento sia a bambine che a bambini.

Capitolo III                                                                       [pag. 29 ]
DIRITTI CIVILI E LIBERTÀ
DIRITTO DI REGISTRAZIONE E CITTADINANZA
18. Alla luce dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 16.9 e in riferimento alle proprie precedenti raccomandazioni (CRC/C/ITA/CO/3-4, par. 29),
il Comitato raccomanda all’Italia di:
(a) adottare misure per prevenire l’apolidia e assicurare l’efficace applicazione della legge che disciplina l’acquisizione della cittadinanza italiana alla nascita per i minorenni altrimenti apolidi;
(b) adottare disposizioni legislative per migliorare le procedure di determinazione dell’apolidia in conformità degli standard internazionali;
(c) riavviare gli incontri del gruppo di lavoro sullo status giuridico di Rom, Sinti e Caminanti e adottare misure per migliorare la situazione dei minorenni privi di documenti o apolidi appartenenti a queste comunità;
(d) prendere in considerazione l’opportunità di ratificare la Convenzione europea sulla nazionalità del 1997.
CRC/C/ITA/CO/5-6, punto 18

N.d.R. Nel testo vengono utilizzati come sinonimi i termini “cittadinanza” e “nazionalità”.

In particolare si evidenzia  come i nati in Italia da genitori senza permesso di soggiorno potrebbero essere a rischio di mancata registrazione (cosiddette nascite invisibili) a causa della Legge 94/2009, che ha introdotto il reato  d’ingresso e soggiorno irregolare e successivo obbligo di denuncia  per i pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio. Nonostante la  Circolare esplicativa n. 19/2009 del Ministero dell’Interno, nonché  la successiva Legge 67/2014 che ha di fatto depenalizzato il reato  di ingresso e soggiorno irregolare autorizzando il Governo a convertire la fattispecie in una sanzione amministrativa, la Legge 94/2009  continua ad essere in vigore e potrebbe indurre in errore genitori in  posizione irregolare, portandoli a non provvedere alla registrazione  alla nascita dei figli per paura di essere identificati. [Nota 4 pag.8]

[fonte 1]
http://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2019/12/RAPPORTO-CRC-2019-x-web-1.pdf

14 Marzo 2020Permalink

2 marzo 2020 – A proposito di covid 19 (alias corona virus)

Cerco informazioni su ciò che si può fare e non fare in Friuli Venezia Giulia e mi imbatto nel sito della protezione civile che propone un interessante commento all’ordinanza del 24 febbraio, firmata dal ministro della salute e dal governatore della regione.        [link in calce]
Il commento, evidentemente per dare più incisività alla lettura, è strutturato in forma di intervista e contiene una domanda e risposta interessanti, capaci di offrire chiarezza all’uso del linguaggio anche se quel linguaggio appartiene al ‘governatore’ della regione, assicurato nei media nell’esprimere la sua opinione per il ruolo che è suo anche ordinanza a prescindere.

Il passaggio dell’intervista che ho richiamato sopra non fa rifermento al governatore ma pone un problema per me di grande interesse.

«Domanda: Le attività economiche, agricole, produttive commerciali e di servizio rientrano nell’ordinanza per il contenimento e prevenzione di COVID-19?
Risposta: Le attività economiche, agricole, produttive commerciali e di servizio non rientrano nell’ordinanza per il contenimento e prevenzione di COVID-19, ivi compresi i pubblici esercizi e le mense. »

Le parole chiave per proseguire «non rientrano nell’ordinanza».

Quindi ciò che non rientra nell’ordinanza non ha significato né persuasivo né, tantomeno, prescrittivo.

Invece.
Il 29 febbraio ho ricordato nel mio blog alcune parole del presidente Fedriga, come diffuse dai sistemi di informazione.  Trascrivo di nuovo:                                                                  [collegamento in calce]

Udine, 24 feb. -«I migranti irregolari che venissero rintracciati sul territorio del Friuli Venezia Giulia verranno messi in quarantena in via precauzionale come richiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia».
Lo ha dichiarato il governatore Massimiliano Fedriga a margine di un incontro con i sindaci della Regione a Udine. Questa richiesta « ha ricevuto l’ok dal Governo» ha aggiunto il presidente del FVG.
Ho cercato l’evocato ok del governo e non l’ho trovato.

Mi sono chiesta allora la congruità nell’uso della parola ‘irregolari’ che non sono solidi geometrici mal costruiti ma esseri umani.
La parola ‘irregolari’ nell’ordinanza non c’è .
Indica una definizione burocratica appiccicata a categoria che quella definizione crea e che si annida in un modulo.
Non è nemmeno il timbro di un codice sul corpo, già noto nell’Europa del secolo breve, un riferimento visibile che i migranti irregolari si portino addosso come la campanella che nel Medio Evo suonava dal collo dei lebbrosi che, cacciati dalla città perché portatori di contagio, non dovevano essere avvicinati.
E’ una parola che il mio blog ha tante volte citato a proposito dei genitori dissuasi dalla paura indotta da quella parola a registrare la dichiarazione di nascita in Italia di un loro figlio, immeritevole del certificato di nascita, per essere appunto figlio di una persona ‘irregolare’.

Il governatore del FVG ha una visione olistica del problema

E in nome di questa visione il Presidente Fedriga si è impegnato, con l’appoggio di tutta la maggioranza che lo sostiene, a chiudere alla diffusione di un testo che, se noto, avrebbe potuto richiamare concetti precisi, il loro uso, il rischio della contrapposizione che si faccia ‘parola d’odio’, veicolata dal lessico più consueto e non per questo meno efficace.
In quadro culturalmente devastato dalla forza ammorbante del pregiudizio l’odio trova il terreno per diffondersi – e diventare se possibile operativo – anche nella banalità della vita di tutti i giorni.

Chi ha paura di una signora quasi novantenne, pur se senatrice a vita?
Ecco il documento che aveva impaurito il Presidente governatore e la sua maggioranza.
Il documento, sotto forma di mozione, era stato presentato dal consigliere regionale Furio Honsell il 19 febbraio dello scorso anno per essere respinto nella seduta N° 83 del 26 giugno scorso.

Mozione 55 Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362

VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale

Link:
https://www.protezionecivile.fvg.it/it/la-protezione-civile/eventi/ordinanza-coronavirus-e-criteri-interpretativi

Collegamento a diariealtro del 29 febbraio:
http://diariealtro.it/?p=7138

 

2 Marzo 2020Permalink

7 febbraio 2020 – NASCITE INVISIBILI per legge

Nascite Invisibili,  resistenti nonostante l’UNICEF
(Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia)

Il rapporto “Birth Registration for Every Child by 2030: Are we on track?”
(Registrare alla nascita ogni bambino entro il 2030: siamo sulla strada giusta?)
analizza i dati di 174 Stati e mostra che a livello globale, negli ultimi dieci anni,
la percentuale di bambini sotto i 5 anni regolarmente registrati all’anagrafe nazionale
è aumentata di circa del 20% passando dal 63% al 75%.

«Abbiamo fatto molti progressi, ma ancora troppi bambini non vengono registrati»
ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’UNICEF.

«Un bambino non registrato alla nascita è invisibile:
non esiste per il governo o per la legge.
Senza prove che ne attestino l’identità, i bambini restano
spesso esclusi dall’accesso all’istruzione, alle cure mediche
o da altri servizi di prima necessità,
e sono più vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi.»

Nel mese di settembre 2015 i governi dei 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto

«l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile,
un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità».

Questo programma si struttura per obiettivi.
L’obiettivo 16 propone di
«Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile ,
garantire a tutti l’accesso alla giustizia, e creare istituzioni efficaci,
responsabili ed inclusive a tutti i livelli».

E, più specificatamente , il punto 9 recita
«Entro il 2030, fornire identità giuridica per tutti ,
inclusa la registrazione delle nascite».

Tutto chiaro? E in Italia siamo tranquilli ?   Purtroppo no

Italia controcorrente

Per rendersene conto è bene leggere la nota agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile
che rimanda alle Raccomandazioni avanzate all’Italia dal Comitato ONU
sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a febbraio 2019 e anche qui
proviamo a scegliere un punto specifico di particolare interesse
perché la legislazione italiana si oppone all’obiettivo 16.9 delle NU,
seguendo un percorso inverso almeno per una determinata categoria di persone
.
Leggiamo infatti nel 10mo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio
della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (nota al cap.3.1):

«Si evidenzia come i nati in Italia da genitori senza permesso di soggiorno
potrebbero essere a rischio di mancata registrazione (cosiddette nascite invisibili)
a causa della legge 94/2009, che ha introdotto il reato di ingresso e soggiorno irregolare
e successivo obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio.
Nonostante la circolare esplicativa n.19/2009 del Ministero dell’Interno,
nonché la successiva legge 67/2014 che ha di fatto depenalizzato
il reato di ingresso e soggiorno irregolare autorizzando il Governo
a convertire la fattispecie in una sanzione amministrativa,
la Legge 94/2009 continua ad essere in vigore e potrebbe indurre in errore genitori
in posizione irregolare, portandoli a non provvedere alla registrazione alla nascita
dei figli per paura di essere identificati».

Un nodo gordiano.
A questo punto è chiaro che se un genitore non denuncia un figlio nato in Italia manca
al suo dovere ed è suscettibile di sanzione se lo denuncia rischia una sanzione
e in ogni caso la piccola spia, ignara ma efficace, vede violato il suo diritto fondamentale
che il Codice Civile, all’art. 1, così chiarisce
“la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita”.
E’ ben vero che di recente una circolare del Ministero dell’Interno ha affermato che
«per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita …
non devono essere esibiti documenti di soggiorno, trattandosi di dichiarazioni rese,
anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza della situazione di fatto»
.

E fermo restando che è necessario dare una informazione corretta, con attenzione particolare
ai soggetti minacciati, la direttiva precisa che
«alla corretta applicazione della direttiva appena enunciata
esercitano i loro poteri di vigilanza i Prefetti,
dal momento che gli ufficiali di stato civile sono tenuti ad uniformarsi alle istruzioni
che vengono formulate a livello centrale dal ministero dell’Interno».

Svelando odio e indifferenza. Ripensare con la senatrice Segre
Solo una politica mirata a costruire il disprezzo per ‘l’altro’ , se non l’odio,
può aver garantito il permanere di una norma mostruosa
come quella che inutilmente da dieci anni minaccia.
E non minaccia solo chi è nato da genitori che la legge italiana
vuole siano “sbagliati” ma ci minaccia tutti perché apre una crepa
che diventerà voragine nella trasformazione dei diritti umani in privilegi per categorie esclusive
..
Dice la ministra Lamorgese associandosi a parole della senatrice Segre che l’odio
«è un’emergenza culturale e civile. Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Inconsapevolezza di quali ferite si aprano nel ridare corpo a certi fantasmi.
Io a questo fallimento non voglio rassegnarmi e penso non sia giusto rassegnarsi».
Non è giusto ma molti ci riescono.

7 Febbraio 2020Permalink