21 dicembre 2022 – NON SOLO CERCIVENTO. QUANDO LA MEMORIA DIVENTA STORIA

Come per il precedente  articolo ricordo  che anche  questo è stato pubblicato nel  n. 270  del periodico  Ho un sogno (reperibile alla libreria CLUF di via Gemona 22) . Vive da 31 anni ed  è l’unica fonte di informazione per alcune notizie ignorate .

Da anni Ho un Sogno si occupa dei fusilaz di Cercivento una storia di caduti per mano della patria che i discendenti e il paese consapevole non hanno permesso soffocasse nel silenzio, riposta nella sfera degli affetti privati.
Così accanto al cimitero nel luogo in cui il 1° luglio 1916 Silvio Gaetano Ortis, Basilio Matiz, Giovan Battista Corradazzi e Angelo Massaro furono fucilati sorge un cippo che ne ricorda la violenza subita.
“NON SOLO CERCIVENTO”. L’11 novembre il loro caso ha dato il titolo a un convegno che si è svolto presso la sede dell’Università di Udine , promosso dalla “Consulta sulle fucilazioni e decimazioni per l’esempio”, un organismo nato a seguito della legge regionale 7/2021 che ha fra i suoi compiti quello di costruire “l’Albo dei caduti per l’esempio” .
L’11 novembre, nel presentarsi per la prima volta pubblicamente, la Consulta ha dato spazio agli interventi di storici, che necessariamente sono andati oltre la memoria di quel fatto e che saranno raccolti in una apposita pubblicazione.
Tra i relatori, Giulia Sattolo che nel 2018 ha pubblicato “Questa sera verrà il bello! La decimazione di Santa Maria la Longa”.
In questo testo, l’autrice ci affida, fra i tanti documenti raccolti con una cura che svela una partecipazione che va ben oltre la diligenza, l’ordine del duca d’Aosta Emanuele Filiberto di Savoia, che con impudica arroganza ben svela l’intento omicida delle decimazioni dove la vita degli uomini è affidata al sorteggio: “Intendo che la disciplina regni sempre sovrana fra le mie truppe. Ho approvato che, nei riparti che sciaguratamente si macchiarono di così grave onta, alcuni colpevoli o non, fossero immediatamente passati per le armi. Così farò, inesorabilmente, quante volte sarà necessario. […] Per compierlo, non mi arresterò davanti a nessuna misura, per quanto grave. Questo ordine sia letto a tutte le truppe (pag. 58)”.
A Santa Maria la Longa il 16 luglio 1917 furono fucilati 28 uomini, il cui corpo era stato ridotto a un tirassegno differenziato: “fucilazione al petto per reati gravi ma non infamanti e fucilazione alla schiena per delitti considerati disonorevoli e vergognosi (pag. 142)”.
A Santa Maria la Longa venivano concentrati i militari per il riposo previsto e regolamentato nel corso della terribile guerra in trincea. Un gruppo di costoro, appartenente alla Brigata Catanzaro, resosi conto che ciò che era loro dovuto non era invece assicurato, aveva organizzato una protesta che si sarebbe consolidata una sera, quando fosse venuto “il bello”!
L’ingenuità dei militari che avevano organizzato la comprensibile protesta li aveva indotti ad immaginare che i ‘superiori’ li considerassero esseri umani.
E la sera in cui la situazione si sarebbe dovuta risolvere come il regolamento prevedeva, sperimentarono il risultato dell’arroganza di un potere incontrollato e folle.
La loro fucilazione avvenne lontano dall’abitato, fu vista da alcuni ragazzini nascosti, chi sapeva tacque a lungo.
A strage consumata i ‘sopravvissuti’ furono allontanati dal luogo del massacro e dispersi fra altre brigate e compagnie.
Le salme dei fucilati vennero gettate in una fossa comune: il dolore e la pietà non dovevano aver rifermenti tali da sollecitare l’orrore consapevole di chi ne venisse a conoscenza e il disonore delle vittime la cui sorte era stata affidata ai dadi doveva estendersi ai parenti lontani. Solo “agli inizi degli anni Venti, i familiari delle vittime di fucilazioni ed esecuzioni sommarie iniziarono a chiedere legittimamente notizie dei propri cari” (pag. 163).

A Santa Maria la Longa trascorse una sosta anche il fante Giuseppe Ungaretti. Probabilmente questa esperienza ispira il breve componimento “Soldati”, (luglio 1918) che , mentre trasmette lo stato d’animo di un momento, lo estende a tutta condizione umana

Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le foglie

LA MEMORIA CONDIVISA DELL’ORRORE
Le guerre portano una infinita serie di orrori e di costi in termini di vite umane: centinaia di migliaia di morti sul campo o negli ospedali, di invalidi destinati a una misera esistenza e di prigionieri.
Uno degli aspetti più sconvolgenti riguardò, tra il 1914 e il 1918, la repressione interna per il mantenimento della disciplina tra i soldati, ovvero la “fucilazione come esempio” (termine diffuso in Francia), o “fucilazioni sommarie” (termine italiano).
Già il 24 maggio 1915 Luigi Cadorna stabiliva, nella sua Circolare n.1 che: “Il Comando Supremo vuole che in ogni contingenza di luogo e di tempo regni sovrana in tutto l’esercito una ferrea disciplina”. Per mantenerla “si prevenga con oculatezza e si reprima con inflessibile rigore”.
Il 28 settembre dello stesso anno, il “Reparto Disciplina avanzamento e giustizia militare” del Comando Supremo, con la Circolare n, 3525 poneva le basi per le fucilazioni sommarie, dettando la procedura per l’intervento di repressione di fronte all’apparire di gravi sintomi di “indisciplina individuale o collettiva nei reparti al fronte”.
Al terzo punto era scritto che “il superiore ha il sacro diritto e dovere di passare immediatamente per le armi i recalcitranti e i vigliacci. Per chiunque riuscisse a sfuggire a questa salutare giustizia sommaria subentrerà inesorabile quella dei tribunali militari”.

 

 

 

21 Dicembre 2022Permalink

20 dicembre 2022 – LE CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE SEGRE VANNO RESE OPERATIVE

E’ uscito il  n. 270  del periodico  Ho un sogno (reperibile alla libreria CLUF di via Gemona 22) . Vive da 31 anni ed  è l’unica fonte di informazione per alcune notizie ignorate .
Questo numero porta due miei articoli,  Comincio dal primo che non sfugge alla mia costante attenzione ai ‘bambini fantasma’.
Naturalmente in HUS 270 c’è anche molto altro

Era il 6 giugno 2018 e Liliana Segre, che il presidente Mattarella il 19 gennaio aveva nominato senatrice a vita “per aver illustrato la Patria con altissimi metriti nel campo sociale”, si presentava al Senato con il suo primo discorso.
Se qualcuno avesse pensato a una meritatissima onorificenza per una vecchia grande signora si sarebbe sbagliato: il Senato si assicurava la presenza di una donna lucida e attiva, con una forte capacità comunicativa, a molti sgradita, tanto da scatenare minacce e indurre il Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza ad assegnarle una scorta. In risposta, la senatrice Segre propose come suo primo atto legislativo l’istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni d’intolleranza, razzismo e antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. «Tale Commissione – aveva dichiarato – potrà svolgere una funzione importante: è un segnale che come classe politica rivolgiamo al Paese, un segnale di moralità, ma anche di attenzione democratica verso fenomeni che rischiano di degenerare»..
Dopo un percorso non facile, che la vide sempre presente, il 27 giugno 2022 la senatrice Segre presentò la relazione conclusiva dell’ampio lavoro votato all’unanimità.
Contemporaneamente le Nazioni Unite decidevano di promuovere la Giornata Internazionale contro i discorsi d’odio che si celebrerà ogni 18 giugno.

Non è possibile sintetizzare i temi che emergono da quel documento ricchissimo di riferimenti ma, come Ho un sogno, ne vogliamo segnalare uno connesso al lavoro di informazione che, con i nostri mezzi, abbiamo  sostenuto per anni.
Dal 2009, ci sono bambini che nascono in Italia cui è negata l’iscrizione nei registri di  stato civile, destinati a restare senza identità. Se il Parlamento prenderà atto del documento Segre come uno strumento vivo e operativo quale si propone, non potrà sottrarsi al dovere di cambiare la legge del 2009 riconoscendo che, al momento di registrare la nascita di un figlio in Italia, a nessuno può venir chiesto il permesso di soggiorno. La burocrazia può essere feroce nella sua apparente insignificanza e, nel caso specifico, farsi creatrice di bambini invisibili persino ai coetanei.
Il 13 ottobre 2022, Liliana Segre, Presidente del Senato, lo ha ricordato ancora imponendoci la sua immagine di bambina di otto anni, cacciata da scuola perché ebrea e, infine, “bersaglio d’odio”, identificata con un codice numerico tatuato sul braccio.
«In questo mese di ottobre nel quale cade il centenario della Marcia su  Roma, che dette inizio alla dittatura fascista, tocca proprio ad una come me assumere momentaneamente la presidenza di questo tempio della democrazia che è il Senato della Repubblica. Ed il valore simbolico di questa circostanza casuale si amplifica  nella mia mente perché ai miei tempi la scuola iniziava in ottobre; ed è impossibile per me non provare una  sorta di vertigine ricordando che quella stessa bambina che in un giorno come questo del 1938, sconsolata e smarrita, fu costretta dalle leggi razziste a lasciare vuoto il suo banco delle scuole elementari, oggi si trova  per uno strano destino addirittura sul banco più prestigioso del Senato!».

Augusta De Piero

Qui aggiungo per eventuali approfondimenti e verifiche

Per conoscere il testo integrale e la presentazione del documento della commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione alla violenza

https://reasonproject.eu/commissione-segre-la-relazione-conclusiva/

Legislatura 18ª – Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all'odio e alla violenza – Resoconto sommario n. 54 del 22/06/2022 (senato.it)

Per conoscere il testo integrale  anche in video del discorso Segre  del 13 ottobre

Senato, il discorso della senatrice a vita Liliana Segre – integrale – YouTube

Il discorso integrale di Liliana Segre: nel tempio della democrazia a 100 anni dalla marcia su Roma (rainews.it)

20 Dicembre 2022Permalink

6 dicembre 2022 – L’obiezione di coscienza è una virtù. Da coltivare. Intervista a Mao Valpiana

L’obiezione di coscienza è una virtù. Da coltivare. Intervista a Mao Valpiana

Luca Kocci 03/12/2022, 21:34                                Tratto da: Adista Notizie n° 42 del 10/12/2022

41303 VERONA-ADISTA. Per approfondire i temi dell’obiezione di coscienza e del militarismo (v. notizia precedente), Adista ha intervistato Mao Valpiana, presidente del Movimento nonviolento e componente dell’esecutivo di Rete italiana Pace e Disarmo.

Il 15 dicembre saranno cinquanta anni dall’approvazione della prima legge per l’obiezione di coscienza al servizio militare. Nonostante i suoi molti limiti, credo che si sia trattato di una legge molto importante per il movimento per la pace. Cosa ne pensi?

Pochi giorni dopo l’approvazione della legge, Azione nonviolenta (dicembre 1972) titolava «Votata la legge truffa sull’obiezione di coscienza», con il sottotitolo «Chi per grazia sovrana verrà ammesso a compiere il servizio civile alternativo, dovrà pagarlo con una ferma maggiorata di 8 mesi, rimanendo in più sempre soggetto a tutti gli effetti, quale “soldato distaccato”, alla giurisdizione militare». Per rendere ancor meglio il giudizio fortemente negativo sulla legge, Pietro Pinna, l’estensore dell’articolo presentato come editoriale non firmato, scriveva: «Un Parlamento il quale doveva riconoscere il diritto, aperto a tutti, a obiettare (…) vota una legge che si traduce e serve al suo opposto, cioè a statuire il reato dell’obiezione di coscienza. Non c’è da farsi meraviglia di quest’esito, abnorme e logico insieme, da parte di un Parlamento composto di forze politiche che, dalla prima all’ultima, di destra e di sinistra, sono tutte concordi sul principio sommo (per il potere) della necessità dell’apparato di guerra». In sostanza si dice che non viene riconosciuta l’istanza fondativa dell’obiezione, cioè la messa in discussione radicale della struttura dell’esercito, come strumento di guerra. Tuttavia, dopo le dichiarazioni di principio, si riconosce che la legge apre comunque uno spiraglio che dovrà essere utilizzato per ottenere altri risultati, passando dalla testimonianza degli obiettori in carcere, alle lotte per la costruzione e la gestione del servizio civile. E infatti, furono proprio il Movimento nonviolento e il Partito radicale, protagonisti della lotta e del digiuno per ottenere la legge, a fondare e sostenere la Lega degli obiettori di coscienza, che dal 1973 in poi gestì la nascita e la crescita del servizio civile come pratica di impegno per il movimento pacifista dentro la società.

Quali sono stati gli effetti di quella legge sulla società italiana?

Il servizio civile, così come si è sviluppato in Italia, è stato una “invenzione” degli obiettori stessi. Lo Stato aveva predisposto un servizio civile nazionale unico, che immaginava nel corpo, allora militarizzato, dei pompieri. Gli obiettori rifiutarono, non rispondendo alla chiamata, e contrapposero invece un servizio civile diversificato, da attuarsi negli enti del privato sociale (assistenziali, culturali, ambientali, sindacali, ecc.) che si convenzionavano con il Ministero della Difesa per accogliere gli obiettori nelle loro sedi sparse su tutto il territorio nazionale. Dopo le prime resistenze da parte dell’amministrazione militare, passò e si diffuse questo modello di servizio civile, che presto divenne uno dei più avanzati d’Europa. L’obiettore di coscienza in pochi anni divenne una figura riconosciuta che lavorava nel territorio a fianco degli ultimi. Enti o associazioni importanti, come la Comunità di Capodarco, l’Istituto don Calabria, l’ospedale psichiatrico di Basaglia, accolsero per primi gli obiettori, e “sdoganarono” questa figura dandone un’immagine positiva.

La fine della leva obbligatoria è stata una vittoria per il movimento? Oppure l’esercito dei professionisti ha provocato delle conseguenze negative – a cominciare dall’aumento delle spese per gli armamenti – di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze?

La leva obbligatoria è un’invenzione napoleonica, che rispondeva alla concezione “moderna” della guerra su larga scala. Dopo la prima e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, cambia nei fatti anche la concezione della guerra stessa, sempre più sofisticata, sempre più tecnica, sempre più professionale. La leva popolare quindi ha un suo naturale decadimento, che lascia il posto al professionismo militare. Diminuisce il numero dei soldati, ma cresce la spesa. La sospensione dell’obbligo, cioè della schiavitù militare, è per noi certamente un fatto positivo, anche se questo non cambia di una virgola il male della struttura militare di preparazione e attuazione della guerra, che per certi versi diventa ancor peggiore.

C’è una “terza via” fra esercito di leva e dei professionisti?

No. La nostra prospettiva resta quella del disarmo unilaterale; quindi per noi la via è quella dell’abolizione degli eserciti.

Con la “sospensione” della leva obbligatoria, non si parla più di obiezione, che invece resta un valore da rilanciare. Basta vedere quello che sta succedendo oggi nella guerra in Ucraina, con migliaia di obiettori, di cui però i grandi mezzi di informazione preferiscono non dire nulla. Cosa ne pensi?

Sono d’accordo. L’obiezione di coscienza resta un caposaldo della nonviolenza. Prima ancora di fare del bene è importante non collaborare con il male, diceva il Mahatma Gandhi. I ragazzi russi e ucraini che rifiutano le armi, rischiando di persona e affrontando il carcere e il disprezzo, sono gli unici che si sottraggono alla guerra e prefigurano una via di pace. I mezzi di informazione non ne parlano perché sanno che il loro esempio sarebbe contagioso, come lo fu per molti ragazzi americani ai tempi del Vietnam. Ogni recluta può essere un obiettore di coscienza, ogni soldato un disertore. Dobbiamo aiutare e sostenere ogni singolo obiettore, dell’una e dell’altra parte: patrioti disarmati che non vogliono odiare la patria altrui.

Quella fiscale contro le spese militari poterebbe essere una campagna di obiezione da rilanciare oggi?

Purtroppo il sistema tributario odierno, con la tassazione alla fonte, non permette più una vera e propria obiezione fiscale alle spese militari, come si poteva fare con la Campagna che mettemmo in atto dal 1981 al 1998. Tuttavia nella nostra proposta di legge per la Difesa civile non armata e nonviolenta, sostenuta dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”, è prevista la possibilità dell’opzione fiscale, cioè la possibilità per il cittadino contribuente di scegliere se finanziare la difesa armata o la difesa nonviolenta. Dobbiamo impegnarci affinché questa prospettiva diventi politicamente realizzabile.

Dopo la manifestazione nazionale del 5 novembre, è ipotizzabile la ripresa di un movimento per la pace che possa contare su “grandi numeri”? Oppure dal 2003 – il movimento pacifista «superpotenza mondiale», come scriveva il New York Times – a oggi sono cambiate troppe cose e quella situazione non è più proponibile? Perché?

Portare più di centomila persone in piazza, coinvolgendo oltre 600 organizzazioni, è stato un risultato politico importante. Soprattutto perché la manifestazione del 5 novembre a Roma non è un fatto isolato, ma fa parte di un percorso che è partito da lontano, da quando è iniziato il processo di costruzione della “Rete italiana pace e disarmo” che dà voce a un movimento pacifista finalmente maturo, che non si accontenta di slogan o ritualità, che è anche un soggetto politico autonomo ed indipendente. La mobilitazione permanente in atto che ora si riconosce nel cartello “Europe for Peace”, ha l’ambizione di mettere in campo un movimento europeo che possa essere interlocutore di partiti, governi e diplomazie per la costruzione di una Agenda di pace. Il movimento pacifista è già maggioritario nell’opinione pubblica

6 Dicembre 2022Permalink

30 novembre 2022 – Le parole sono importanti anche nell’autobiografia della presidente del consiglio

Memorie carsiche nell’autobiografia di Giorgia Meloni

Maria Rosa Zerega

Giorgia Meloni, Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee, Rizzoli 2021
Copio da Nota-m 22 novembre 2022

 

Non ho intenzione di fare una recensione dell’autobiografia della Meloni, un saggio naturalmente di grande successo a lungo nelle parti alte delle classifiche dei libri più venduti con recensioni numerose in internet. Propongo un commento a margine e soprattutto un raffronto fra il racconto che l’autrice fa di sé stessa e il sotto testo che racchiude storia politica, ideologia, agito e vissuto non esplicitati, ma affioranti come appunto un fenomeno carsico. Un testo abilmente autocelebrativo, interessante per comprendere i riferimenti politici e ideali del capo del governo. Innanzi tutto chiariamoci quale sia stato il tessuto politico e ideologico in cui Giorgia Meloni si è formata. Nasce nel 1977 ed entra giovanissima – 15 anni – nel Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano-Destra nazionale, il partito che discende direttamente dal fascismo repubblicano ispirato ai principi della Carta di Verona, il manifesto ideologico della Repubblica sociale italiana. Quando nel ’95 Alleanza Nazionale succede al MSI, Meloni diventa responsabile nazionale di Azione Studentesca, il movimento degli studenti di estrema destra. Nel ’96, con la svolta di Fiuggi, AN si riconosce nella destra occidentale di stampo conservatore e liberale abbandonando i riferimenti al fascismo storico, mentre nel 2012 Giorgia Meloni, Ignazio La Russa Guido e Crosetto fonderanno il nuovo movimento Fratelli d’Italia dichiarato prosecutore di AN, ma in realtà ispirato alla tradizione del MSI, che attinge allo squadrismo, corporativo e antisemita. In seguito l’antisemitismo verrà rimosso. Presente sia nella Repubblica di Salò sia nel MSI è l’ossessione per il tradimento – famoso lo slogan «boia chi molla» – : gli italiani hanno tradito gli alleati nazisti, quindi bisogna fare sempre attenzione… E tradimento è una parola chiave ricorrente nel sotto testo della Meloni. Questa traiettoria parte da Salò-Verona e non ha mai subito fratture. Le tre generazioni MSI hanno continuato a richiamarsi al fascismo, ancorandosi al passato, anche con manifestazioni che ne riprendono la ritualità. Anche quando sono entrati in Parlamento, accettando formalmente le regole democratiche e tagliando le frange estremiste, non hanno rinnegato l’ideologia che riconosce la dimensione eroica di chi combatte per la patria. Nell’autobiografia Giorgia Meloni non fa cenno alle sue radici ideologiche, ma nel racconto emerge la paura del tradimento, la dimensione eroica («Io sono una guerriera»), il patriottismo racchiuso nella formula fascista «Dio, Patria, Famiglia», che Giorgia spaccia per motto mazziniano. Non nomina mai la parola stato o paese, sempre patria, raramente nazione. La patria è il luogo che coinvolge il cuore, la sede di ogni nazionalismo. All’internazionalismo viene opposto il nazionalismo. Io sono una donna, è diventato un brand, poi anche io sono una madre, io sono una cristiana. Da un lato si assiste a uno svelamento femminile. Racconta la sua vita, i rapporti familiari, l’assenza del padre, gli studi, le difficoltà economiche… Il suo cristianesimo è un afflato eroico, patriottico, nazionalista. L’etica cristiana è a difesa della famiglia. Il fascismo è sotteso, mai nominato. Parla di idea. L’idea fondamentale è l’identità nazionale, da conservare e difendere. Difendere dall’emigrazione che porta a un miscuglio di culture, a una contaminazione, difendere dagli attacchi alla famiglia, dal gender, dall’aborto. Eroi di questa cultura sono i morti di destra degli anni ’70. La sinistra è invece giudicata apolide, sradicata e ha prodotto una cultura della morte. Una battaglia cristiana è quella contro questa cultura. Le radici cristiane ed europee vanno ricercate nell’antichità classica di Atene, Roma e Costantinopoli, mentre nega ogni valore alla rivoluzione francese e all’illuminismo. Esempio di eroe europeo è Leonida, il re di Sparta che nel 480 aC morì con i suoi uomini al passo delle Termopili, opponendo un’eroica resistenza all’invasione dei persiani. Non vengono mai nominati interi periodi storici come fascismo, seconda guerra mondiale e resistenza, mentre i periodi a cui guardare ed ispirarsi sono: – Risorgimento; – prima guerra mondiale; – El Alamein (località egiziana in cui fra il 23 ottobre e il 9 novembre 1942 fu combattuta una delle principali battaglie della seconda guerra mondiale che assicurò agli alleati il controllo del Mediterraneo. Il nome è celebrato come simbolo del valore militare italiano per l’eroica resistenza del battaglione Folgore a cui, dopo la sconfitta, fu reso l’onore delle armi); – Fabrizio Quattrocchi (medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Soldato mercenario italiano ucciso durante la guerra in Iraq e salutato come esempio di coraggio nazionalista). Il 9 novembre è considerata da Giorgia Meloni festa fondante per l’Europa, ma in modo restrittivo, prendendo in considerazione solo la caduta del muro di Berlino e la liberazione dell’Europa dal comunismo e tacendo sulla notte dei cristalli. In effetti il 9 novembre è stato proclamato dalle Nazioni Unite Giornata mondiale contro il fascismo e l’antisemitismo, perché il 9 novembre 1938 iniziarono i pogrom nazisti contro gli Ebrei. Festa fondante per l’Italia è considerato il 17 marzo, proclamazione del regno d’Italia. Si rimane sempre in ambito risorgimentale. Non dichiarato, ma sottinteso e suggerito è che questa data potrebbe sostituire il 25 aprile, come festa nazionale. Mentore e ispiratore di Giorgia Meloni è il filosofo inglese Roger Scruton (1944-2020), ideologo del tradizionalismo conservatore.

fonte: WWW.notam.it

 

30 Novembre 2022Permalink

26 ottobre 2022    –   Una segnalazione alLA Presidente Meloni

Gentile Signora
da due giorni Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana.
Le scrivo dopo aver scoperto il suo indirizzo ufficiale ma non so se il mio messaggio per quella strada le arriverà e per questo  ne farò l’uso più  pubblico che sia possibile a una vecchia signora in pensione.
Lei ha parlato del suo passato personale con leggerezza che voleva essere sincerità  nei confronti della sua storia personale “ non ho mai provato simpatia o vicinanza nei confronti dei regimi antidemocratici; per nessun regime, fascismo compreso, esattamente come ho sempre reputato le leggi razziali del 1938 il punto più basso della storia italiana, una vergogna che segnerà il nostro popolo per sempre”.
Tralascio altri passaggi interessanti e mi limito a un altro passo : “Da allora, la comunità politica da cui provengo ha compiuto sempre passi in avanti, verso una piena e consapevole storicizzazione del Novecento, ha assunto importanti responsabilità di Governo, giurando sulla Costituzione Io mi limito a segnalarle repubblicana, come abbiamo avuto l’onore di fare ancora poche ore fa”.
A questo punto potrei concludere con un augurio di buon lavoro.
E invece no..
Voglio segnalarle una legge in vigore, la legge 94/del 2009, un coacervo confuso e in cui evidenzio un solo articolo dalla scrittura criptica: arti. 1 comma 22 lettera G.
Quella legge fu voluta dall’allora Ministro dell’Interno on Roberto Maroni (espressione della Lega allora Nord) che volle blindarla con la certezza del voto di fiducia e appartiene quindi al tempo del IV governo del suo predecessore Silvio Berlusconi (oggi senatore della Repubblica).
Quella legge dice che chi si presenti allo sportello del comune di pertinenza per assicurare la registrazione della nascita di una figlia/di un figlio nei registri di stato civile , registrazione che ne farà persona giuridicamente riconosciuta ,  debba presentare il permesso di soggiorno.
È ben chiaro che chi non ne disponga può essere indotto dalla paura di scoprirsi irregolare di fronte a un Ufficiale di Stato Civile ad evitare quel passaggio e, umiliato nella sua dignità di persona, a non garantire al suo nato, alla sua nata di questo atto fondante dell’esistenza.
Ben poco è stato fatto a livello di scelta politica dai parlamenti trascorsi dalla approvazione di quella legge che lo scorso mese di agosto ha compiuto 13 anni e quel non onorevole poco è stato cancellato dall’avvento della XIX legislatura che si apre con il  governo che Lei presiede.
Personalmente ritengo (e se scrivo qualche cosa che possa essere legalmente improponibile me ne assumo la responsabilità)  che quella norma sia razzista, pur se espressa nella forma di una discriminazione indiretta.
Mentre un suo ministro si scatena contro chi arriva dai paesi della violenza, della sete e della fame, nulla è stato fatto di visibile nei confronti dei nati che non ci sono: basti il non esserci per non vederli, clandestini per volontà dello stato italiano.
Ma è davvero accettabile e opportuno per uno stato avere nel suo territorio persone invisibili ma pur vive?
So bene che potrà rispondermi che il governo non è legislatore: io ho voluto solo segnalarle qualche cosa che  temo possa permettersi di non sapere .
Non posso augurarle buon lavoro, né compiacermi  del suo essere prima donna in  Italia  Presidente del Consiglio finché ci sarà quella norma , un disonore per tutte noi umiliate/i a  una memoria storica che è diventata paurosamente banale.
Augusta De Piero

26 Ottobre 2022Permalink

15 ottobre 2022 – No a gay, migranti e aborto

15 ottobre
No a gay, migranti e aborto: le crociate dell’ultracattolico che sfilava con i neonazisti        di Paolo Berizzi


Ultrà del Verona, Fontana recita 50 Ave Maria al giorno. E ha abbracciato Forza Nuova e Alba Dorata. Identikit del leghista eletto nuovo presidente della Camera

Dai convegni dei neonazisti veronesi di Fortezza Europa al tifo per Putin.
Dalle tirate anti-immigrati e no gender agli affondi contro la legge Mancino, la bestia nera dei neofascisti e dei razzisti. Dagli Ave Maria – ne recita 50 al giorno – alla curva sud del Bentegodi, il tempio pagano della “squadra a forma di svastica”, come la chiamano gli ultrà dell’Hellas che inneggiano a Hitler. “Sono abbonato in curva dal 1999”.
La Verona identitaria di Lorenzo Fontana è quella dei butèi: ultra-cattolici, ultrà. Molti di ultradestra. E in 42 anni ne ha fatta di strada il butèl Fontana: da Quinzano e Saval – periferie popolari – a Palazzo Montecitorio passando per Bruxelles e Strasburgo, e prima ancora palazzo Barbieri e la Gran Guardia, ossia il potere a Verona.

Le spade sguainate e “le foglie verdi d’estate”

“Chi difende la normalità oggi è un eroe”, scrive su Facebook, da vicesindaco. Anno 2018. Prima di diventare ministro per la Famiglia accoglie l’arrivo in città del “Bus della Libertà”, già ribattezzato il “pullman omotransfobico”. Il primo calco di quella architettura reazionaria e oscurantista che, un anno dopo, assumerà le forme del Congresso internazionale delle famiglie: i feti di plastica, i gay “malati”, l’aborto “omicidio”. Se la prima edizione italiana è ospitata a Verona è anche e soprattutto merito di Fontana. Cita Gilbert Keith Chesterton: “Verrà un tempo in cui le spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi d’estate”. Il vecchio colore della Lega, a cui il giovane Lorenzo si iscrive sedicenne. Sono gli anni di Bossi e però la fortuna del neo presidente della Camera, il vero trampolino, sarà l’incontro e l’amicizia con Matteo Salvini (sono stati coinquilini). “Veronese e cattolico”: su Twitter si presentava così.

Identikit del tifoso dell’ultradestra

Ma chi è, davvero, Fontana? Mai un politico, dalla città di Giulietta, era salito così in alto. “È sempre stato un nome marginale – chiosa un leghista della prima ora. Ma ha un talento: coltiva bene i rapporti fruttuosi”. Capo dei Giovani Padani e consigliere circoscrizionale a 22 anni (zona III, quella dello stadio), nel 2007 entra in consiglio comunale come ripescato – prima giunta Tosi. È il 2009: spinto dalla Lega veneta, sbarca a Bruxelles dove resterà fino al 2018 (nel 2014, altro ripescaggio: è il primo eletto alle Europee dietro a Tosi che rinuncia). Il resto è storia recente.

Operaio con tre lauree

Prima di fare il politico Fontana guidava il muletto all’Ente Fiera. Dopo la maturità scientifica prende tre lauree (Scienze politiche a Padova, Storia all’Università europea, filosofia all’Università pontificia San Tommaso d’Aquino Angelico) e sposa con rito tridentino una donna di Napoli. Sono gli anni in cui la Lega prende ancora di mira gli emigrati teròn, prima di passare agli immigrati. L’uomo che oggi dice “l’Italia non deve omologarsi” e “garantirò le minoranze” fino a ieri il sostegno l’ha garantito soprattutto a chi le minoranze le ha messe sotto le scarpe. Putin, di cui è stato fan incallito e indossò la maglietta anti-sanzioni; Orbàn (“grazie a lui il tasso di natalità è salito 3 figli per donna a 1,6”); Marine Le Pen; gli estremisti tedeschi di Afd e i neonazisti di Alba Dorata.
Gli “amici” ai quali, nel 2016, Fontana porta un saluto: “Siete dei combattenti…”.
Vero. Ad Atene pestavano gli immigrati e scatenavano risse in Parlamento. La Corte d’appello li ha definiti “organizzazione criminale”.

E il 25 aprile festeggia San Marco

Dai convegni dei neonazisti veronesi di Fortezza Europa al tifo per Putin. Dalle tirate anti-immigrati e no gender agli affondi contro la legge Mancino, la bestia nera dei neofascisti e dei razzisti. Dagli Ave Maria – ne recita 50 al giorno – alla curva sud del Bentegodi, il tempio pagano della “squadra a forma di svastica”, come la chiamano gli ultrà dell’Hellas che inneggiano a Hitler. “Sono abbonato in curva dal 1999”. La Verona identitaria di Lorenzo Fontana è quella dei butèi: ultra-cattolici, ultrà. Molti di ultradestra.
E in 42 anni ne ha fatta di strada il butèl Fontana: da Quinzano e Saval – periferie popolari –  a Palazzo Montecitorio passando per Bruxelles e Strasburgo, e prima ancora palazzo Barbieri e la Gran Guardia, ossia il potere a Verona.

“Immigrazione e teoria gender mirano a cancellare il nostro popolo”.

C’è stato un tempo in cui la terza carica dello Stato non faceva giri di parole: “I valori da difendere sono quelli della Chiesa cattolica, altrimenti aumenterà l’islamizzazione”. Ospite al primo “Festival per la Vita”, nel 2018 auspicava il ritorno a “un’Europa cristiana”. Un anno prima fece molto discutere la partecipazione a Verona a un convegno organizzato dai neonazi di Fortezza Europa. Si parlava di legittima difesa. Presentatore: Emanuele Tesauro, fondatore della rock band nazionalista Hobbit (“Ho il cuore nero, me ne frego e sputo”) con tatuaggio della Rsi sul braccio. Fontana, i fascisti, non li ha mai schivati. Al Verona Family Pride 2015 ha sfilato accanto al ras di Forza Nuova Luca Castellini, tra gli assaltatori della Cgil il 9 ottobre 2021. FN e Fortezza Europa sono da sempre contro l’aborto e la legge Mancino. Un caso? Così l’integralista Fontana, quattro anni fa: “Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”.

https://www.repubblica.it/politica/2022/10/14/news/dichiarazioni_lorenzo_fontana_lega-370085483/#:~:text=Dai%20convegni%20dei,foglie%20verdi%20d%27estate%22

https://www.repubblica.it/politica/2022/10/14/news/dichiarazioni_lorenzo_fontana_lega-370085483/

20 Ottobre 2022Permalink

13 ottobre 2022 – Apertura (?!) XIX legislatura . Cessiamo il fuoco!

“Cessate il fuoco”: l’appello del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

Redazione 11/10/2022, 13:39

Un appello per il “Cessate il fuoco” nel conflitto in Ucraina – sulla scia di quello di papa Francesco – è stato diffuso lo scorso 7 ottobre dalla Presidenza del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale (Cdc). «Con la formale annessione alla Federazione Russa delle regioni di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson si è verificato un fatto nuovo che cambia profondamente la natura del conflitto in corso in Ucraina e apre la strada ad un’ulteriore escalation».

Dopo 7 mesi di combattimenti ininterrotti, si legge nell’appello, quella che i russi chiamano «operazione militare speciale» rischia ora di trasformarsi «in una sorta di guerra santa per la difesa della madre patria». Nulla di buono all’orizzonte insomma, afferma il Cdc e, anzi, la minaccia nucleare da parte russa, le intenzioni ucraine di riprendersi i territori occupati, la rigida chiusura di Zelensky alle ipotesi di negoziato aprono «uno scenario tremendo di violenza bellica simile a quello della Prima guerra mondiale», con l’aggiunta – decisamente non irrilevante – dell’angoscia per un possibile «olocausto mondiale».

Il Cdc invita dunque a «un cambiamento di rotta», smettendo di «alimentare l’ambizione del governo ucraino di “vincere” la guerra» e «di recuperare con la forza quei territori che si sono distaccati nel 2014». Il diritto ucraino alla difesa va senza dubbio riconosciuto, spiega la nota, ma non può «trascinare il mondo in una guerra mondiale e tanto meno nucleare che cancellerebbe buona parte dell’umanità».

La Presidenza del Cdc condivide, infine, «la necessità di una mobilitazione popolare promossa dal più largo schieramento possibile di associazioni e di persone che vogliono un immediato cessate il fuoco, l’avvio di trattative di pace, una conferenza internazionale per definire come uscire da questo pericoloso conflitto». E «aderisce alle iniziative di associazioni laiche e cattoliche, dalle reti italiane ed europee che invocano il cessate il fuoco immediato, condizione imprescindibile per costruire percorsi di pace ed avviare una conferenza internazionale (come quella di Helsinky del 1975), che consenta di ricostruire una convivenza pacifica in Europa e nel mondo».

Link: https://www.adista.it/articolo/68828?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=google_mail&utm_source=email

13 Ottobre 2022Permalink

27 settembre 2022 – Un impegno che continua

Furio Honsell non è senatore ma..

Vorrei esprimere il ringraziamento alle molte 153000 elettrici ed elettori che hanno votato la coalizione di #centrosinistra che ho avuto l’onore e l’orgoglio di rappresentare nel collegio uninominale del #Senato del FVG.
Inoltre sono stati oltre gli 11.000 coloro che hanno apposto la croce solo sul mio nome.
Questi numeri, pur non sufficiente ad eleggermi, mi onorano e mi impongono una responsabilità con forza. Quella di rappresentare questo consenso in primo luogo in Consiglio Regionale del #FVG , nel quale opero, e nella mia attività politica.
Queste elezioni hanno visto il trionfo di un partito i cui valori sono lontanissimi da quelli della sinistra: la solidarietà, il contrasto alle disparità e la tutela dell’ambiente, in una parola, la Costituzione.
Questi valori invece io mi impegno a sostenere.
Mi rammarico solamente di non aver avuto nemmeno un’occasione in questa campagna elettorale nella quale ho potuto confrontare la mia idea di #futuro con quella dell’avversario che ha vinto, Ciriani.
Si è sempre sottratto a qualsiasi confronto.
Ciò sarebbe stato invece molto utile anche per gli elettori visto il programma non certo approfondito di FdI disponibile in rete.
Auspico che in futuro le scelte politiche possano essere fatte a valle di confronti seri sui contenuti.
Personalmente sono lieto del numero di voti  conseguito a #Udine e in tanti altri centri della regione.
Questi risultati mi incoraggiano nel ritenere che questa regione e la città di Udine, che presto saranno chiamate ad elezioni, abbiano un bisogno condiviso di uomini e donne impegnate ad affermare valori progressisti, di sinistra e di impegno per la tutela dell’ambiente.

Il mio commento

Ho votato per Furio Honsell, unendo alla stima e alla fiducia per la persona, la considerazione positiva delle sue proposte che ho condiviso su fb e inviato ad alcuni amici che su fb non vanno, nella considerazione, per me discriminante, di un elemento specifico. Infatti di fronte al disimpegno politico e peggio, di fronte alla indifferenza (non casuale a mio parere delle associazioni che nella società civile si dicono attente ai problemi dei minori) ha sostenuto il diritto assoluto e senza ostacoli alla registrazione della nascita dei nati in Italia che dal 2009 sono discriminati, se figli di migranti irregolari, a seguito dell’art. 1 comma 22 lettera G della legge 94/2009, naturalmente in vigore.
Lo ha fatto anche dal suo ruolo di consigliere regionale presentando la proposta di legge n. 16 che, se votata dal consiglio, andrà al parlamento, quale che sia.
Non ha ignorato che il rispetto delle norme internazionali, previsto dalla Costituzione, comporta anche il rispetto delle Convenzioni e, nella fattispecie , della Convenzione sui diritti del fanciullo che in Italia dal 1991 è legge (n.176).
Ora, con la fine della XVIII legislatura , decadrà ogni tentativo di modifica della norma che – per ridurre i figli dei sans papier a fantasmi – tutti ci infanga , se siamo cittadine e cittadini, non sudditi . Occorrerà ricominciare da zero.
A livello istituzionale per rifiutare la creazione di nati fantasma ci resta solo la proposta n. 16 di Honsell.
Buon lavoro Furio Honsell.

 

27 Settembre 2022Permalink

20 settembre 2022 – Edith Bruck. una donna sopravvissuta alla shoah vs Orban

Viktor Mihály Orbán, (31 maggio 1963) è un politico ungherese,
Primo ministro dell’Ungheria dal 2010, carica che ha anche ricoperto precedentemente tra il 1998 e il 2002.
È leader del partito Fidesz – Unione Civica Ungherese.
Fidesz è un partito politico di destra, nazional-conservatore, populista e illiberale.  Dal 2018 ha la maggioranza assoluta alla Assemblea nazionale.

20 Settembre 2022Permalink

11 settembre 2022 – Sicurezze: i bambini garantiti invisibili alla prossima legislatura

Premessa / Sfogo

Quando mi capita di svegliarmi di notte  –  e capita tutte le notti – ho imparato a non affannarmi.
Guardo il cellulare  vado sulla G che presumo indichi google e, fra tante scemenze,  trovo cose interessanti. Poi torno a dormire.
Questa notte ho trovato un articolo del giornalista Marco Politi, tratto da Il Fatto Quotidiano.
Invita all’abbonamento  – tutti i quotidiani ormai invitano all’abbonamento on line,  capita che lo facciano con offerte accattivanti  che non accetto per paura di trovarmi in trappola quando cesserà il tempo del vantaggio proposto. Così cerco di esercitare l’arte piratesca della copia.
Questa notte un conforto enorme.  Parecchie delle  osservazioni  autorevoli che trovo nell’articolo del vaticanista Marco Politi corrispondono ad osservazioni mie che avevo fatto ragionando sulla legge che nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier . (Grazie in particolare al riferimento di Hitler – 1933, me lo tengo –mia certezza  ignorata – da qualche anno).
Tentando di comunicare con chi si dice attento ai diritti – e aver constatato che sono i diritti di chi si vede da cui è escluso chi è occultato – mi sono presa sberle varie a partire dal ridicolo del testo da scartare perché troppo lungo a .. ma lasciamo perdere.
Io mi aggrappo alla mia doverosa utopia che vuole  sostenere il diritto degli invisibili per legge per constatare che fra scemenze, sostegni impropri  anche a on. furbastri  caratterizzati da silenzi colpevoli e parole ambigue che piacciono, di fatto la legge infame che nel 2009 ha insozzato  il nostro panorama di regole democraticamente  inaccettabili passa alla prossima legislatura intatta,  beffarda  e indiscussa.
E’ una certezza  che non viene incrinata  neppure   da un lavoro critico che pure nella società civile c’è stato ma è stato soffocato, messo in disparte, estraniato dal dibattito  politico e dall’informazione che conta.
Così i bambini invisibili si fanno innominabili nella beffa sostenuta da chi se lo permettere  e asservisce altri a  scelte crudeli.
Così alla copia dell’articolo di Marco Politi premetto  l’articolo 6/2 del  Testo Unico sull’immigrazione  (dlgs 286/1998) dove i nati in Italia che non possono essere registrati nei registri di stato civ ile brillano per la loro assenza fra le eccezioni  previste per la presentazione del permesso di soggiorno 

  1. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie,(2) i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
    (2) Parole inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.

E ORA FINALMENTE L’ARTICOLO DI MARCO POLITI

Marco Politi  Scrittore e giornalista

Papa Francesco e l’allarme contro i sovranisti: così ha scelto di non restare a guardare

E’ una stagione di elezioni cruciali in varie parti del mondo, una stagione di scelte radicali, e papa Bergoglio lancia l’allarme contro i “salvatori” sovranisti. Il pontefice argentino, contrariamente a quanto affermato nel comunicato emesso per rabbonire il governo ucraino, continua a produrre messaggi politici, a fare politica, perché come molti suoi illustri predecessori (da Paolo VI a Giovanni Paolo II) è consapevole che la Santa Sede non vive in un vuoto pneumatico e i suoi moniti etici – si tratti della decolonizzazione o dell’invasione americana dell’Iraq – riguardano situazioni geopolitiche o sociali precise.

Si profilano importanti appuntamenti elettorali in Italia, Brasile e Stati Uniti. In tutti e tre i paesi i sovranisti autoritari sono all’attacco: la Lega di Salvini e l’aspirante premier neofascista Meloni in Italia, il presidente reazionario Bolsonaro che cerca la rielezione in Brasile, il fronte sovranista e suprematista di Trump mobilitato in America per le elezioni midterm con la speranza di controllare il Congresso. Francesco non resta a guardare passivamente l’evolversi della situazione.

La sua messa in guardia l’ha infilata nell’omelia per la beatificazione di Giovanni Paolo I e lì per lì pochi se ne sono accorti. Di papa Luciani Francesco ha lodato un pontificato, che ha presentato una Chiesa dal volto sorridente, non arcigno, non lamentosa. Ma spiegando il Vangelo il pontefice argentino è entrato nel vivo dell’attuale stagione politica. “Gesù – ha detto – attirava una folla numerosa ma non si comportava da astuto leader manipolatore”. Capita invece oggi, “specialmente nei momenti di crisi personale e sociale, quando siamo più esposti a sentimenti di rabbia o siamo impauriti da qualcosa che minaccia il nostro futuro”. E’ il momento in cui si diventa più vulnerabili, “e così, sull’onda dell’emozione, ci affidiamo a chi con destrezza e furbizia sa cavalcare questa situazione…”. In questa congiuntura – ammonisce Bergoglio – qualcuno si presenta “promettendoci di essere il ‘salvatore’ che risolverà i problemi mentre in realtà vuole accrescere… il proprio potere… la propria capacità di avere le cose in pugno”.

Da tempo Francesco ha colto il pericolo di crisi delle democrazie nell’emisfero occidentale. Era il 32 febbraio 2020, la pandemia del Covid si stava rapidamente espandendo, e a Bari – al convegno dei vescovi cattolici del Mediterraneo – il pontefice esclamava di ascoltare con paura gli slogan del populismo reazionario così simili “ai discorsi che seminavano paura e odio nel decennio ’30 del secolo scorso”. Cambiano i capri espiatori, ieri ebrei e rom, oggi i migranti o gli islamici. Il segno distintivo del populismo sovranista è di spaccare la società e indicare obiettivi di odio.

E’ da cinque anni che Bergoglio denuncia l’onda nera del sovranismo populista. Nel 2017, in un’intervista al quotidiano spagnolo Pais ammonì a non trascurare gli effetti dei messaggi di paura diffusi nelle società ad opera di partiti e movimenti. Negli anni Trenta del Novecento, sottolinea, di fronte alla crisi sociale e psicologica della società tedesca si presenta Adolf Hitler e proclama “Io posso”. E succede che coglie la vittoria alle elezioni del 1933. Hitler – ricorda Bergoglio – non rubò il potere, fu votato dal suo popolo… (e poi) distrusse il suo popolo”.

Parve a tanti uomini di Chiesa e del mondo politico che l’allarme lanciato da Francesco
a  Bari fosse una riflessione solitaria, tanto che nessun cardinale o arcivescovo tornò sull’argomento in appoggio al papa.

Poi, neanche un anno dopo, il presidente Trump aizzò la folla a Washington agitando la grande menzogna della “vittoria elettorale” rubata e si vide l’assalto brutale a Capitol Hill per impedire la proclamazione del nuovo presidente Biden. L’impensabile – nella più antica democrazia dell’Occidente – era accaduto. E improvvisamente si capì che nulla era al sicuro per sempre. Non si tratta dell’avvento di camicie nere o brune, ma di classi dirigenti che distorcono la democrazie.

L’Unione europea, negli ultimi anni, ha già conosciuto l’avvento di democrazie illiberali e nazional-clericali: Polonia e Ungheria. Ora in Italia, per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale – unico caso in Europa – sta per affacciarsi al governo un partito (FdI) impregnato di cultura neofascista. Messa sotto schiaffo dalla stampa straniera Giorgia Meloni ha condannato da “soppressione della democrazia” durante il Ventennio, ma non ha ripudiato il simbolo della fiamma che scaturisce dalla tomba di Mussolini. Né ha avuto il coraggio di dichiarare che tra la Repubblica sociale e la rivolta partigiana, la parte giusta era dalla parte dei partigiani. Per non parlare della cultura dell’odio che traspare da molti suoi interventi.

Draghi, nel suo discorso al Meeting di Cl, è sembrato disinteressarsi della questione. Gli interessa solo l’allineamento atlantico e il rispetto dei patti economici europei. Francesco guarda più lontano. Parlando per grandi linee, avverte che i “salvatori”, di qua e di là dell’Atlantico, vogliono solo afferrare il potere. Bartolomeo Sorge, un celebre gesuita che ha segnato il cattolicesimo postconciliare italiano, rimarcava che il populismo – e specie il populismo sovranista – mitizza e idolatra il popolo ma in realtà cela il “dominio dei pochi” e non tutela affatto il bene comune. Peggio di tutti, nell’ottica bergogliana, è il “teopopulismo” che ammanta di religiosità la voglia di dominio. I crocifissi branditi da Salvini come l’aggressiva proclamazione di “cristiana” da parte di Meloni sono segnali evidenti.

 

11 Settembre 2022Permalink