11 ottobre 2012 – La chiavetta ai depressi

Una nuova terapia per la depressione

Avevo trovato un articolo molto condivisibile di Barbara Spinelli che volevo pubblicare ma in una via del centro di Udine ho visto un piccolo manifesto, di quelli con le striscioline pendenti sotto perchè ognuno se ne possa servire per contattare chi il manifestino ha appeso.
E’ scattata così una priorità.
Allibita l’ho fotografato e chiunque lo può leggere qui sopra. Confesso di essere stata presa dal panico e, se l’età troppo avanzata non me lo impedisse (il limite indicato per la partecipazione è di 65 anni), forse potrei anch’io ambire al possesso di una chiavetta USB al termine di un nuovo percorso terapeutico.
Mi resta però una domanda: quale il rapporto fra depressione e chiavetta?
Chissà se prima o poi avrò informazioni in merito!
Preciso che i due logo  – che forse nella foto non si leggono bene – scrivono a sinistra ‘Università degli studi di Udine’ e a destra ICBN.

11 Ottobre 2012Permalink

8 ottobre 2012 – Chi ha paura del Concilio?

Di solito organizzo meglio i miei scritti (o almeno mi illudo di farlo) ma l’urgenza della notizia ricevuta mi obbliga a trascriverla senza organizzarla nell’esposizione.
Sono convinta che l’impegno – ben presente anche se non esclusivo nella chiesa cattolica e nel mondo sedicente laico – ad affossare il Concilio Vaticano II abbia un significato culturale e politico preciso.
Per questo –senza stupore ma con dolore – trascrivo quanto ho ricevuto rinnovando la mia stima e il mio affetto a Giovanni Franzoni.

Lunedì 8 ottobre 2012 trasmissione “L’infedele”,

“a 50 anni dal Concilio Vaticano II faremo un confronto su questo movimento rivoluzionario della chiesa“. 

www.cdbitalia.it

“Sono un testimone oculare … Vi suggerisco questo: prendete i documenti del Concilio con prudenza; ascoltate, prima che moriamo tutti, anche i testimoni oculari che ricordano atteggiamenti, commenti, reazioni, dei vescovi, degli abati e dei delegati apostolici presenti in Concilio, che non sono stati riportati né nei verbali né, tanto meno, nei documenti….” (Intervento di Giovanni Franzoni all’assemblea “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri” del 15/9/2012 a Roma)

Lunedì scorso alla fine della trasmissione “L’infedele”, Gad Lerner ha preannunciato che lunedì 8 ottobre 2012 ore 21,10 su La7: “a 50 anni dal Concilio Vaticano II faremo un confronto su questo movimento rivoluzionario della chiesa“.

In tutti i modi alcuni della nostra comunità hanno tentato di contattare senza alcun esito Gad Lerner per far sì che fosse invitato il nostro Giovanni come uno dei due padri conciliari italiani, insieme a mons. Bettazzi, ancora testimoni viventi di quel Concilio, riconosciuto da molti come completamente disatteso e dimenticato. Speriamo che sia presente direttamente o in collegamento almeno Bettazzi. Le speranze sono flebili considerando che sia Franzoni che Bettazzi non sono molto graditi alla stampa ufficiale italiana, come dimostra anche la lettera seguente che la segreteria della nostra cdb ha inviato di recente al “Venerdì” di Repubblica per il trattamento riservato ai testimoni ancora viventi del Concilio:

Gentilissimo direttore,
abbiamo letto nel numero del Venerdì di Repubblica del 14 settembre scorso, l’articolo dal titolo “Quel che resta del Vaticano II dopo 50 anni”.

Nelle foto che illustrano l’articolo, sono riportate le immagini dei padri conciliari italiani ancora in vita, i cui nomi e titoli sono descritti nella didascalia a fianco. Facciamo notare che tra essi non compare l’allora abate nullius dell’abbazia di San Paolo fuori le mura in Roma, don Giovanni Battista Franzoni, che, eletto abate nell’aprile 1964, a tale titolo partecipò alla terza ed alla quarta sessione del Concilio.

Di tale evento Giovanni Franzoni è ancora oggi attento testimone, come ha mostrato nel suo intervento al convegno dello scorso 15 settembre a Roma, “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri”, autoconvocato da più di 100 tra associazioni, comunità e riviste cattoliche.

Dobbiamo considerare questo fatto una dimenticanza o una forma di autocensura in segno di rispetto delle gerarchie ecclesiastiche? Il dubbio è lecito perché più volte abbiamo fatto esperienza di come il potere del Vaticano in Italia riesca a “cancellare” le persone scomode non solo dagli ambiti ecclesiali ma anche dalla stampa cosiddetta libera e laica.

Dobbiamo dire che questo, allontanandoci dall’Italia, non avviene; si veda, ad esempio, l’articolo-intervista del quotidiano El Pais dedicato a Giovanni Franzoni in occasione del convegno del settembre 2011 a Madrid, convocato da una associazione di teologi iberici, in cui era stato invitato, proprio in quanto padre conciliare, a tenere una relazione.

Contribuirebbe a fugare i nostri dubbi la pubblicazione di questa lettera di precisazione.

Cordiali saluti,

Salvatore Ciccarello, Elena Lobina Cocco, Maria Rita Maglietta, Domenico Schiattone, Stefano Toppi, Bartolomeo Pace per la segreteria della Comunità cristiana di base di San Paolo – Roma

Via Ostiense, 152/B – 00154 – Roma                                        segreteriacdbspaolo@linguaggi.eu

Per questo invitiamo tutti a vedere attentamente la trasmissione e per coloro che sono in grado suggeriamo di seguirla sul sito: http://www.la7.it/infedele/ in modo da poter partecipare “come pubblico” interagendo direttamente con il conduttore scrivendogli eventualmente sul sito utilizzando la seguente mail pubblico-linfedele@la7.it o scrivendo direttamente sul seguente link: http://www.la7.it/la7/scrivici.html

 

8 Ottobre 2012Permalink

5 ottobre 2012 – Ponti e dialoghi nonostante tutto

Ricordo che il 27 ottobre si celebra l’Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico .
Ne riporto il comunicato stampa n. 1 dal sito il dialogo e segnalo la pagina http://www.ildialogo.org/cristianoislamico dove potrete trovare anche l’elenco dei promotori, ed eventualmente aderire.
Questa nota vuol essere un mio piccolissimo contributo a un tentativo di conoscenza e incontro, oggi più che mai necessario per chi, nonostante tutto, abbia a cuore la pace.   E a questo dialogo e a questo possibile incontro anche le religioni possono dare un sostegno purché non voglia essere ‘il’ contributo caratterizzato dal fondamentalismo. 
Ne avevo scritto anche il 20 luglio scorso.
Inserisco l’immagine di un ponte – di cui ho scritto il  17 luglio – su cui si incontravano e si incontrano- pellegrini e viaggiatori da tutta Europa e non solo.
Incontrarsi, conoscersi ritrovandosi in ciò che unisce (senza ignorare ciò che divide) è un modo per fare ponti per cui oggi non abbiamo necessariamente bisogno di pietre.

Non sia un caso che quel ponte si trova in Spagna, paese che conobbe per lungo tempo una presenza araba che contribuì a costruire  l’Europa.

Comunicato stampa n. 1 

“Islam, cristianesimo, Costituzione: cristiani e musulmani a confronto con la laicità dello Stato”.

E’ questo il tema che quest’anno proponiamo all’attenzione delle comunità cristiane e musulmane per l’undicesima edizione della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico.

I motivi che ci spingono a proporre tale tema sono:

  1. La nostra Carta Costituzionale, a 65 anni dalla sua promulgazione, è ancora largamente inattuata ed anzi continuamente calpestata nei suoi principi fondamentali e necessita, quindi, di una sua robusta difesa che si può attuare con la sua conoscenza e con lo stimolare iniziative concrete dal basso per la sua attuazione.
  2. L’Islam in Italia, come è sottolineato in numerosi studi sull’argomento, fa ancora fatica a diventare un “islam italiano”, è ancora un fenomeno legato molto strettamente all’immigrazione, pur essendoci già le seconde e forse anche terze generazioni degli immigrati musulmani arrivati in Italia 40 anni fa, che però sono ancora legati alle loro terre d’origine di cui vivono intensamente come proprie le vicissitudini attuali.
  3. C’è, infine, sia tutta la questione della costruzione delle moschee, che sono di fatto bloccate in tutta Italia (vedi ad esempio la vicenda di Genova) , sia la questione dell’intesa, che è del tutto in alto mare e non solo per i musulmani.

Invitiamo così anche quest’anno a celebrare, il prossimo 27 ottobre 2012, la Undicesima Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, nella convinzione che sono “Beati quelli che si adoperano per la pace” (Mat 5:9) , perché Dio (Allah) “chiama alla dimora della pace” (Sura 10, 25) perché Lui è “La Pace” (Sura LIX, 23 ), perché il dialogo è lo sforzo sulla via di Dio che ci compete e ci onora.

Con un fraterno augurio di   Shalom, salaam, pace
I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico

Roma li, 28/06/2012

 

 

5 Ottobre 2012Permalink

31 settembre 2012 – Testimonianze di donne

Non posso chiudere il mio diario di settembre senza pubblicare una nota ricevuta da Giancarla Codrignani che riporta una delle notizie importanti ma taciute che lei sa trovare, svelandone il significato anche a chi fosse disattento.
Avevo pubblicato sue precedenti note nel 2009, 2010, 2011 (facilmente accessibili mettendo il nome di Giancarla in Search)  e, per restare al 2012, il 7 maggio, il 31 luglio e il 3 settembre.

 Care tutte,
due fatti appaiono oggi più chiari, che siamo tutti su un piano inclinato su cui si farà fatica a stare in piedi anche l’anno prossimo; e che, nella disgustosa corruzione del paese, appare finalmente chiaro che, anche se nessuno si salva dal contagio, per fortuna “non tutti sono uguali”.
Parlando invece solo di noi donne, sui media ci si limita a qualche fantasia freudiana sulla nostra “superiorità”, senza notizie serie su nostri veritieri “successi”. Certo, c’è Arianna Huffington, anche se noi di Bologna avremmo Marzia Vaccari che avrebbe fatto volentieri come Arianna solo a beneficio delle donne…. Invece ci tengo a sottolineare, la costruttività di chi non solo non è corrotto, ma da donna dice come si deve fare politica. Ecco un titolo derivato da Repubblica di oggi: LE DONNE SINDACO DELLA LOCRIDE SCUOTONO IL PD SULLA LEGALITA’, “UNICO RIMEDIO ALL’ANTIPOLITICA”. Ma il meglio è il sottotitolo: CINQUE VITE SOTTO SCORTA PER 800 EURO AL MESE.
Sono le nostre eccellenze, sagge e di solito silenziate: Maria Carmela Lanzetta, sindaco di Monasterace, Maria Teresa Collica di Barcellona Pozzo di Gotto, Elisabetta Tripodi di Rosarno, Carolina Girasole di Capo Rizzuto, Anna Maria Cardamone di Decollatura. Possiamo sentircene orgogliose.
Giancarla Codrignani

Dal mensile Ho un sogno
Ricopio un articolo dal numero di settembre (n.211). Nel 2011 il mensile Ho un sogno ha pubblicato (riprendendo una serie di dieci anni prima) storie di donne immigrate che nel 2012 sono diventate storie di migranti, immi ed emi-grati, uomini e donne. Ora segnalo una donna italiana che nell’attività culturale connessa al suo lavoro si rileva cittadina europea.

“Se anche all’origine vi è stato un unico ideatore, la sua opera si irradia, sviluppandosi in una pluralità di persone. Né può altrimenti realizzarsi senza questa pluralità. è questo senza dubbio il primo indizio della profonda socialità inerente alla tecnica del mosaico.”  (Giulio Carlo Argan)
Mi trovo nel laboratorio della maestra mosaicista Laura Carraro e il tic tic della martellina che batte sulla lama d’acciaio per modellare le tessere accompagna lo scorrere della pagine del taccuino che sto sfogliando.
La frase di Argan mi colpisce e subito le chiedo se quella ‘socialità’ che la citazione indica abbia per lei anche un riscontro nella pratica del suo lavoro.
Così, fra le tante esperienze realizzate e possibili, mi segnala quella dell’associazione ‘Modo’ di cui fa parte. «Modo ha – mi dice -come obiettivo fondante quello di riunire giovani artisti europei di varie discipline che, nel confronto reciproco, condividono passioni, talenti, idee. Non è importante che i settori d’interesse siano diversi. Ciò che conta non è il “cosa” ma il “modo”: quello della condivisione e della relazione».
Laura, dopo aver conseguito una laurea triennale in lettere a Venezia, decise che voleva trovare un’attività che le consentisse di mantenere una visione aperta e anche operativa: di qui la decisione di iscriversi alla scuola di Mosaico di Spilimbergo dove ha avuto l’opportunità di conoscere cittadini di tanti paesi del mondo.
E’ stata una molla che ha suscitato il suo interesse per Modo, associazione che ha sede a Udine e si giova di un respiro internazionale grazie anche ai progetti sostenuti dalla Comunità europea che l’hanno vista partner di omologhe organizzazioni della Repubblica Ceca (UVUO, Associazione degli Artisti Visivi di Olomouc) e della Germania (associazione Starkmacher). Insieme hanno organizzato lo scorso anno un workshop al Parco Desio dei Rizzi a Udine e l’iniziativa si è ripetuta quest’anno con la partecipazione anche di artisti sloveni e spagnoli (http://www.associazionemodo.it).
L’evento udinese  ha avuto anche il patrocinio del comune che ha consentito facilitazioni nelle pratiche e nelle procedure per raggiungere l’obiettivo dell’incontro.
Il nome del progetto europeo è accattivante Reshape (re-shape , ridare forma alla città, traduce Laura). Da noi reshape è diventato Incroci e ci offre l’opportunità di conoscere giovani che si comportano da cittadini europei incrociando le loro esperienze e intrecciando il loro tempo in un momento in cui la parola Europa sembra declinarsi esclusivamente con tecnicismi finanziari.
Mentre la Comunità europea li sostiene, sono ignorati dalla politica politicante che sembra incapace di giovarsi di esperienze in atto.
Sarà opportuno perciò parlarne ancora perché altro hanno da dire.

 

 

30 Settembre 2012Permalink

11 settembre 2012 – Il cammino di Santiago 22

 La strage degli innocenti non finisce

Voglio aprire questa ultima tappa della mia memoria con una immagine che ci ha presentato Laura Novati durante una sua conferenza (e che mi ha gentilmente girato. Grazie). E’ una fotografia di Robert Capa. Si vede un gendarme francese che accompagna gli esiliati dalla guerra civile spagnola che vanno verso Tolosa.
Tolosa era punto di raccordo di alcune delle vie che andavano verso Santiago.
Nella fotografia di Capa diventa un’altra via, una delle vie che attraversano i confini e che la storia intreccia e confonde.
Nel 1937 gli spagnoli fuggono in Francia, la seconda guerra mondiale non è ancora scoppiata e la Francia sembra terra sicura. Ma così non sarà. Poco più di due anni dopo Walter Benjamin, un filosofo tedesco di origine ebraica che risiedeva da tempo in Francia, a seguito dell’occupazione tedesca sarà costretto alla fuga in Spagna dove attenderà il visto per l’espatrio negli USA. Il visto arriverà il 26 settembre 1940, il giorno successivo al suo suicidio. Benjamin aveva con sé una valigia nera che custodiva gelosamente, in cui erano contenuti probabilmente dei manoscritti o delle pagine incompiute. Quella valigia non si è più trovata.
I suoi amici provvidero alla sua sepoltura nel cimitero di PortBou in Catalogna, pagando il fitto del loculo per cinque anni. Poi anche la sua salma scomparve.
Di quanti Benjamin non conosciamo neppure il nome?
Mentre cercavo notizie su questo incrocio di fughe disperate, il nome di Portbou mi ha richiamato alla memoria un’altra coincidenza.
Nel mese di febbraio del 1928 era passato per Portbou un giovane tedesco. Si chiamava Dietrich Bonhoeffer, veniva da Berlino e aveva deciso di realizzare una sua esperienza di formazione al pastorato a Barcellona. Ormai noto e stimato teologo, il 9 aprile 1945 fu impiccato a Flossenbürg per aver partecipato a un complotto contro Hitler.
Avevo raggiunto Guernica, il quadro obiettivo di un mio lungo desiderio, approfittando di un viaggio interessante sulle vie di un pellegrinaggio in cui avevo molto ragionato di Europa e di incontri di popoli. Guernica mi ha imposto un altro pellegrinaggio della mente e l’immagine di popoli costretti a farsi nemici (la ex Jugoslavia dei primi anni ’90!) mi turba ancora: non è così lontana dall’esperienza che viviamo oggi.

FINE – precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14, 19, 21 agosto e 8, 9 settembre.
Tutte le puntate sono collegate dal tag viaggio Spagna 2012.
Per ingrandire le immagini fare clic sopra con il mouse. Alcune non rispondono.

11 Settembre 2012Permalink

9 settembre 2012 – Il cammino di Santiago 21

Oltre Santiago  –  10-11 giugno 

Madrid non mi coinvolge come mi è capitato in altre città (e, per restare a questo viaggio penso a Bilbao); non mi pesa troppo quindi dover ridurre in due giorni le mie visite: un passaggio al Prado (come si può parlare di visita di fronte a tanta ricchezza di tele alcune delle quali vado a cercare perché mi sono imbattuta tante volte in loro riproduzioni?) e infine la meta del mio pellegrinaggio personale, il museo centro d’arte Reina Sofia dove si trova Guernica di Picasso.

L’edificio è affascinante, unisce un antico ospedale a una struttura modernissima e tutto appare connesso armoniosamente, senza forzature.
E’ una vita che desidero vedere quel quadro che da tanto mi intriga.
Attraverso sale in cui è possibile osservare gli studi preparatori del pittore finché arrivo alla sala del dipinto.
Ho ben presente il mio recente punto di partenza, la città di Lugo da cui il 28 aprile 1937 partirono gli aerei della legione Condor, corpo volontario composto da piloti della Luftwaffe, di cui facevano parte anche volontari italiani.
Ne ho scritto il 10 agosto e quel pezzo si può raggiungere anche da qui.
Quando arrivo alla sala con la tela che cerco mi trovo in mezzo a un gruppo folto di Giapponesi, stranamente silenziosi che non danno alcun segno di aver fretta. Per un po’ guardo sopra le loro spalle e mi ci vuole quasi mezz’ora per arrivare in prima fila: l’atmosfera che hanno creato è stranamente intensa; mi chiedo se non pensino a Hiroshima.

La strage degli innocenti
Quando arrivo davanti al quadro i pezzi analizzati sopra altrui spalle e resi visibili dalla curva del collo di chi mi stava davanti si ricompongono. Ma non voglio parlare delle mie considerazioni su di un quadro per cui gli studi abbondano: sarebbe ridicolo-
C’è però un particolare che non voglio lasciarmi sfuggire: l’immagine della mamma che regge un bimbo morto, relegata in un angolo dalla violenza-cavallo che spacca la quotidianità della vita.
E’ un’altra tappa delle strage degli innocenti che in tanti artisti hanno riprodotto: è facile trovare un diluvio di immagini anche con un motore di ricerca. Io mi limito a Giotto, un’altra tappa di una narrazione che non ha fine.
E le stragi hanno tanti modi per realizzarsi. Giorni fa ho sentito che i bimbi siriani rifugiati (?!) in Giordania non saranno ammessi a frequentare la scuola: sono troppi. Le stragi possono essere anche ‘morbide’.
E così un altro tassello si aggiunge a quello che tante volte ho scritto. Qui mi limito solo a un riferimento pubblicato il 16 agosto da cui si può risalire a molto altro Anche noi contribuiamo alla continuità della storia di stragi: anche da noi ci sono bambini e ci saranno perché nel 2009 abbiamo scritto che non devono esistere, non devono avere un nome, non possono andare a scuola (rimando a un mio vecchio articolo, gentilmente pubblicato da Il Gallo di Genova  e trascritto in questo blog il 15 marzo 2011)

Il quarto piano del Reina Sofia
Qui il museo consente di approfittare di uno straordinario lavoro di raccolta di documentazione sulla guerra civile spagnola e sulla seconda guerra mondiale.
Mi imbatto inaspettatamente nel documentario Notte e Nebbia di Alain Resnais. Girato nel 1955 è il primo che io abbia visto che testimoni gli orrori dei campi di sterminio. Non speravo di rivederlo e invece mi si è proposto in un museo spagnolo.
Così mi torna alla mente l’immagine del bambino ebreo con il berrettone troppo grande e le mani alzate cacciato da Varsavia e finito chissà dove e chissà come (un altro tassello della strage degli innocenti) e quindi non posso concludere ora, come volevo, questo diario. Devo concedermi ancora una puntata. Ma questa sarà veramente l’ultima.

continua– precedenti puntate 18, 21, 23, 29, 30 giugno; 4, 10, 11, 17, 22, 27 luglio; 3, 5, 9, 10, 14, 19, 21 agosto e 8 settembre.
Per ingrandire le immagini fare clic sopra con il mouse. Alcune non rispondono.

9 Settembre 2012Permalink

3 settembre 2012 – Quando l’attualità è incomprimibile

Ho più volte citato Giancarla Codrignani, scrittrice, giornalista, già parlamentare nelle Sinistra Indipendente, particolarmente interessata ai temi della pace e della nonviolenza, sempre attenta al punto di vista delle donne e molto altro ancora.
Oggi riporto un suo articolo come pubblicato nell’agenzia stampa Adista Notizie (n. 31 08 settembre 2012).
Si veda anche il mio scritto del 29 agosto.

Il comune senso del diritto

Il comune senso del diritto è laico. A molti italiani, in particolare cattolici, deve venire insegnato da autorità superiori, come la Corte europea di Strasburgo, che ha accolto il ricorso di due genitori, portatori sani di malattia genetica, contro la legge italiana sulla fecondazione assistita, che, limitando la diagnosi preimpianto solo ai casi di sterilità, interferisce nella vita privata e familiare delle famiglie. Doveva intervenire la Corte a stabilire che la legge 40 viola la Convenzione europea sui diritti dell’uomo e appare incoerente con la legislazione italiana sull’interruzione volontaria di gravidanza che consente l’aborto quando il feto è portatore delle stesse malattie; è stato anche imposto al nostro paese di pagare 15.000 euro di risarcimento oltre alle spese legali, a meno che il governo non ricorra in appello.

La legge 40 del 2004 ha testimoniato fin dall’origine che le strumentalizzazioni politiche nel nostro paese condizionano la laicità e insidiano i diritti individuali. Infatti stiamo parlando di una norma che, come l’interruzione di gravidanza (di cui è l’esatto contrario), è volontaria e non obbliga nessuno a praticarla, mentre consente a persone sterili o portatrici sane di malattie genetiche di fruire della ben legittima possibilità, oggi consentita dalla scienza, di avere un figlio. Tutti sanno che molti italiani interessati alle pratiche di fecondazione assistita emigrano in paesi in cui non esiste il capestro falsamente moralistico della nostra norma e che solo pochi ricorrono ai tribunali e, come il caso di cui stiamo parlando, alla giustizia europea: all’occhio del comune consumatore di notizie sembrano persone coraggiose, mentre sono soltanto cittadini responsabili.

Il referendum che doveva abrogare la legge 40 ha rappresentato una grande sconfitta: abbiamo subito perfino il grave sfregio alla Costituzione e al Concordato da parte del Presidente della Cei, a cui è stato consentito invitare gli italiani a disertare il voto (la chiesa cattolica poteva legittimamente esprimersi per il no), mentre il governo Berlusconi (proprio lui) difendeva gli embrioni e l’opposizione non sembrava in grado di sostenere convenientemente un elettorato disinformato.

Ancora una volta il partito delle notti di Arcore approfitterà dell’occasione e si esprimerà per il ricorso, mentre il ministro della sanità Balduzzi, esaurito il tormentone del conflitto di principi tra il bene giuridicamente soggettivo dell’embrione e la salute della madre, interpellerà la Gran Chambre per ribaltare la sentenza.

Ci risiamo. Ci ritroveremo sulla piazza CL e il Movimento per la vita, con Casini che allerterà i sodali cattolici del PD per prevedibili ricatti. Ci mancherebbe solo che si mettesse nel gioco Beppe Grillo per ridurci alle giaculatorie. Almeno per la sperimentata diffidenza di noi donne, conforta poco che radicali, sinistre e cattolici responsabilmente laici non abbiano dubbi e intendano procedere a una rapida revisione della legge 40. C’è da temere che invece sarà conflitto e che a qualcuno non parrà vero gettare sul tavolo elettorale quella soggettività dell’embrione che, obiettivamente, non potrà mai giuridicamente diventare persona prima di essere uscito dal grembo materno, ma che la Chiesa cattolica idealizza e ideologizza, ancora una volta con la pronta reazione del card. Bagnasco. E qualche politico si darà da fare per metter mano non alla legge 40, ma alla 194.

Il primate americano card. Dolan insegna: chiude con la sua preghiera la convention di Mitt Romney, mormone, ma fiero oppositore di Obama “l’abortista” che ha lasciato l’interruzione volontaria di gravidanza a carico del servizio sanitario nazionale. Ancora una volta, signori, si gioca sul corpo della donna.

3 Settembre 2012Permalink

29 agosto 2012 – Ancora stato e chiesa (ovviamente cattolica)

Tornando a casa dopo alcuni giorni di assenza volevo riprendere il mio diario “Il cammino di Santiago” (che dovrei spicciarmi a concludere) ma ancora una volta l’attualità entra di prepotenza nel mio blog.
Poichè so che alcune persone se ne erano incuriosite segnalo il tag ‘viaggio Spagna 2012’ da cui è possibile raggiungere tutte le puntate del diario.

Il card. Bagnasco difende la legge italiana

Ricopio da un articolo di Repubblica che si può trovare sul sito on line del quotidiano (per entrambe le citazioni che mi appresto a trascrivere riporto per intero il link per dare a chi lo voglia una sicura possibilità di verifica).

STRASBURGO – La Corte europea dei diritti umani rimette in discussione la legge 40. E’ infatti stata bocciata la parte della normativa che riguarda l’impossibilità per una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/08/28/news/procreazione_la_corte_europea_
boccia_parte_della_legge_40-41595506/?ref=NRCT-41657070-4

In altro articolo però leggiamo in riferimento alle dichiarazioni del card. Bagnasco:

Dal numero uno dei vescovi [……] l’affondo sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che demolisce la legge italiana in materia di fecondazione assistita: “Singolare superamento della giustizia italiana”.

http://www.repubblica.it/politica/2012/08/29/news/bagnasco_rifondare_politica_e_stato_
legge_40_magistratura_italiana_surclassata-41653302/?ref=NRCT-41657070-3

Fermo restando il diritto di Sua Eminenza a dire ciò che pensa – e dei mezzi di informazione a riportarlo – resta anche il diritto mio a dichiarare dove posso che non mi va di essere presa in giro.
Nel 2005 il card Ruini (e la sua esortazione fu capillarmente diffusa) dopo aver espresso (ed era suo diritto) un parere negativo sulla legge 40 invitò con craxiano successo gli italiani a non andare a votare per il referendum abrogativo della legge stessa (ora non ricordo se l’abrogazione era totale o parziale).

E questo invito non era suo diritto. Allora io cercai di dirlo quanto potevo a quanti potevo.
Ora glielo dice il suo successore card. Bagnasco.
Se la pronuncia dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo  rappresenta “un singolare superamento della giustizia italiana” posso dire che –a mio parere- il riferimento consapevolmente autorevole non a scelte di coscienza di cattolici ma all’impianto stesso di uno strumento di democrazia previsto dalla Costituzione rappresenta una scelta di sapore eversivo?
Eminenze mettetevi d’accordo. Il referendum non è uno strumento della vostra pastorale e il rispetto della legge – che nulla toglie alla libertà di scelta e non impone a nessuno che non lo voglia azioni che la chiesa cattolica giudica moralmente sbagliate- o vale o non vale.

Quando la memoria è lunga

Nel 2005 trovai nello studio del mio medico di base un pacchetto di volantini del movimento Scienza e Vita che invitava a non votare al referendum sulla fecondazione assistita. Convinta che fosse  una intrusiva iniziativa di qualche propagandista del settore ne avvisai il medico che mi disse di essere lui l’autore del deposito.
Allora avvicinai persone che sapevo esserne clienti (e non cattoliche) per vedere se erano disposte a denunciare con me all’Ordine dei medici l’uso di quell’ambulatorio per una propaganda che non avrebbe dovuto trovarvi spazio.
Ne ricevetti una risposta negativa e non proseguii su quella strada.
Mi limitai a cambiare medico: non potevo affidare la mia salute a chi presupponeva di interferire con i miei diritti di cittadina spero consapevole.

29 Agosto 2012Permalink

16 agosto 2012 – Ferragosto, da Repubblica

Mi ero proposta di affrettare la conclusione del mio diario del cammino di Santiago ma non
voglio ignorare l’articolo di Repubblica che trascrivo integralmente. Chi volesse raggiungerlo nel sito del quotidiano potrà farlo anche da qui
Proviamo a riflettere su cosa sarebbe successo a Muna se la sua mamma fosse arrivata in Italia: le avrebbero messe in un Centro di identificazione ed espulsione (CIE), spero facendo scattare anche le particolari tipologie di protezione che la legge prevede per le puerpere. Ma l’inesistenza di una legge sul rifugio avrebbe reso confusa la situazione della mamma di Muna e, senza permesso di soggiorno, la registrazione dei figli comporta l’espulsione del reo che si definisce genitore. Così dice una legge voluta da una cultura legadipendente così pervasiva che non c’è impegno alcuno per la sua modifica:  la registrazione anagrafica senza rischi dei bambini è affidata a una circolare che può essere rimossa senza che il parlamento ne sappia nulla, così come senza che nulla ne sapesse è stata emanata (la legge della vergogna no, quella era stata votata). E continuo a non capire –perché capirlo mi spaventa- perché nessun partito (im)politico si voglia far carico di richiederne la modifica.
Molto ho già documentato di tutto ciò in questo blog e lo si può verificare attraverso il tag ‘anagrafe’.

15 agosto – La bimba nata su una nave senza patria e documenti

Le organizzazioni umanitarie si stanno battendo per lei: “Le leggi non la tutelano”. Ora ha 4 anni e vive in Francia con la mamma. Ma è apolide. E tra poco ci sarà la scuola
di DAVIDE CARLUCCI 

L’UMILIAZIONE potrebbe arrivare il primo giorno di scuola. “Dove sei nata, piccola?”. “In una barca, signore”.  Muna non avrà altre risposte da dare. Perché questa bambina somala di 4 anni, che oggi vive a Parigi, non ha nessun documento da esibire. Nessun pezzo di carta in cui è scritto in quale angolo della Terra è nata. E ora le organizzazioni cattoliche e umanitarie maltesi si stanno mobilitando perché le venga riconosciuto questo diritto.

Orfana del “qui e ora” che definisce ogni esordio umano nel mondo, Muna è nata in mare, figlia di una profuga somala salvata dal naufragio con altri 74 immigrati partiti dalla Libia e diretti verso l’Italia. Era il novembre del 2008, il Mediterraneo era grosso come un bestione affamato e cinque passeggeri finirono, uno dopo l’altro, inghiottiti dalle onde. Ma in quell’inferno di morte e salsedine c’era anche spazio per tre nuove vite: Muna e, figli di una madre diversa, altri due gemelli. Per prima nacque Muna. La barca era ancora in acque libiche o, forse, già internazionali. Chi poteva dirlo, in quel momento, quando c’era solo da salvare la pelle? E così, quando accostò la nave russa Yelenia Shatrova per salvare i disperati, la piccola appena nata salì a bordo, in braccio alla madre 24enne, già con un luogo di nascita confuso.

I due gemelli, invece, seppero aspettare. Fino a quando – la nave ormai in acque maltesi – arrivò l’elicottero della Marina militare italiana che prelevò la loro mamma e la trasportò d’urgenza all’ospedale maltese Mater Dei. “Da quel momento – spiega monsignor Philip Calleja, il presidente della commissione per gli immigrati della Chiesa maltese – il destino dei tre bambini si è diviso. I due gemelli sono stati immediatamente registrati a Malta. La bambina invece, vive ancora in un limbo civile. E questo va contro ogni elementare principio di dignità, a cominciare da quelli sanciti dalla Convenzione dei diritti dell’uomo dell’Onu”.

Calleja ha aperto un contenzioso con le autorità del suo Paese: ne è nata una disputa legale su quale nazione dovesse sobbarcarsi la registrazione della povera Muna. La Russia no, perché la bimba è nata prima dei soccorsi. La Libia? La Somalia? “Ma cos’avrebbe dovuto fare la madre – non riesce a capire il sacerdote – ritornare da dove fuggiva perseguitata?”. “Ogni persona deve avere un’identità”, protesta Tonio Azzopardi, l’avvocato che segue la causa e che ora, dopo una prima sentenza sfavorevole del tribunale, ha presentato un ricorso urgente in appello.

Per ottenere la registrazione anagrafica della figlia, la madre della bambina, Chama Hatra, ha fatto nel febbraio 2009 una dichiarazione giurata nella quale spiegava, chiamando a testimoni gli altri profughi che l’avevano aiutata a partorire: si legge che sua figlia è nata il 2 novembre 2008 “while on boat”, “mentre era su una barca”. In una autodichiarazione successiva, la donna scrive che la piccola è venuta al mondo “between Lybia and Malta”. Tutto qui: sono gli unici due atti “ufficiali” – di un’ufficialità provvisoria e labile – di cui la bambina dispone per poter attribuire un luogo, sia pure vago, alla sua comparsa sul pianeta. Ma è con questi due fogli, logori perché di continuo esibiti e rimessi a posto, che Chama, dopo essere stata ospite di un centro di accoglienza a Malta, è riuscita a ottenere un lasciapassare per raggiungere nel 2009 la Francia, dove vive grazie a un progetto europeo per la ricollocazione degli stranieri ai quali l’isola, troppo piccola, non riesce a garantire la permanenza.

“Quella bambina rischia di diventare un piccolo fantasma”, teme Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. Nel mondo, spiega, gli apolidi sono sempre di più, “almeno dieci milioni. Ma sono stime: pochi stati hanno accettato di istituire il registro che noi abbiamo chiesto. In questo caso manca addirittura la registrazione, il primo passo per l’acquisizione di qualsiasi diritto”.

Altri bambini nel mondo, spiega monsignor Calleja, si trovano o rischiano di trovarsi nel limbo di Muna. “Le legislazioni nazionali devono cominciare a tutelarli”. In molte nazioni, compresa l’Italia, si decide di registrare i neonati nella città portuale più vicina alla nascita. A Lampedusa, dove le puerpere di solito emigrano verso gli ospedali di Palermo, gli immigrati hanno rimpolpato il bilancio anagrafico. E il nome di Yeabsera, una piccola etiope nata a marzo del 2011 al largo di Linosa (ma in acque internazionali), è in un registro dell’ufficio comunale palermitano. Muna, invece no: il momento della sua venuta al mondo si è perso nel tempo indefinito del mare.

16 Agosto 2012Permalink

13 agosto 2012- Una notizia dalla Siria

Mentre veniamo dolorosamente colpiti dalle notizie che arrivano dalla Siria, ne riprendo una che si collega a quanto avevo scritto il 21 giugno nel ricordo di una visita indimenticabile al monastero di Mar Musa.

Il testo è quello diffuso dall’ANSA   06 agosto, 16:54

(ANSAmed) – BEIRUT, 6 AGO – Uomini armati hanno assaltato il monastero di Mar Musa, a nord di Damasco, del IV secolo, senza causare vittime ma saccheggiandolo. Lo riferiscono all’ANSA fonti vicine al monastero, fino a poche settimane fa gestito dal gesuita italiano Padre Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità monastica.
Le fonti affermano che né le suore né i monaci presenti nel monastero – 80 km a nord di Damasco nel deserto siriano a est dell’autostrada che collega la capitale con Homs – sono stati feriti o aggrediti, ma che gli uomini armati hanno “rubato tutto quello che potevano rubare”, compresi i trattori e gli altri strumenti per l’agricoltura e l’allevamento. Già a febbraio e ad aprile scorsi il monastero era stato obiettivo di uomini armati.
Padre Paolo dall’Oglio, presente in Siria da oltre trent’anni, è stato costretto a lasciare il Paese a giugno dopo che le autorità non gli hanno rinnovato il permesso di soggiorno in seguito alle sue dichiarazioni per una “vera riconciliazione nazionale”. Dall’Oglio ha espresso “profondo rammarico” per l’assalto. Interpellato dall’Ansa, il gesuita italiano ha “espresso profondo rammarico per il molto lavoro andato perso, soddisfazione perché non ci sono state vittime, solidarietà con la comunità monastica e speranza per un futuro migliore a breve”. (ANSAmed).

Ho aggiornato le segnalazioni

 

13 Agosto 2012Permalink