21 aprile 2018 – Non solo matrimoni omossessuali: una sindaca contro il personale del comune?

Prima parte (certificato di nascita fra il no e il sì a Torino)
rassegna stampa

17 aprile 2018 – Il bimbo è figlio di due mamme, e l’anagrafe non lo registra
Il piccolo, figlio della consigliera comunale di Torino Chiara Foglietta e di Micaela Ghisleni, è TORINO
Un bambino concepito con tecniche di procreazione assistita di tipo eterologo, figlio di due mamme, non è stato registrato dall’ufficio anagrafe del Comune di Torino. Il piccolo, figlio di Chiara Foglietta, consigliera comunale di Torino, e Micaela Ghisleni, è venuto al mondo il 13 aprile. Stamattina le due mamme si sono recate all’ufficio anagrafe dell’ospedale Sant’Anna per registrare la nascita del bambino, ma gli impiegati hanno rifiutato di ricevere il riconoscimento del figlio da entrambe le madri, nonché la dichiarazione – da parte della sola Chiara – che il figlio è stato concepito a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, con gamete maschile di donatore anonimo, come peraltro indicato in tutta la cartella clinica.
PARLA IL LEGALE DELLA COPPIA
«L’anagrafe – spiega il legale della coppia, Alexander Schuster – usa le formule previste dal Ministero nel 2002. Queste ignorano completamente la riproduzione assistita, anche in contesti di coppie di sesso diverso, o donne senza partner, e obbligano a dichiarare che la nascita deriva da un’unione naturale, cioè dal rapporto sessuale, con un uomo, di cui si può non fare il nome, ma che si garantisce non essere né parente né nei gradi di parentela vietati dall’ordinamento italiano». «Sono andata via, mi sono rifiutata di dire il falso – spiega Foglietta – così come consigliato dal mio avvocato. Abbiamo un documento che attesta come sia avvenuto il concepimento in una clinica danese. Oggi a noi viene negato il diritto di inserire dichiarazioni veritiere nell’atto di riconoscimento e a nostro figlio il diritto ad un’identità corrispondente alla realtà, il diritto a conoscere l’insieme di eventi che hanno determinato la sua esistenza».
LE RESPONSABILITÀ PENALI
«Ciò che il Comune chiede a Chiara (Foglietta) – aggiunge il legale – è di dichiarare il falso in atto pubblico, con conseguenti gravi responsabilità penali. L’inerzia di un Ministero non può esporre i cittadini a responsabilità di questo tipo. Il Comune, che speriamo ritorni sui propri passi, deve dare istruzioni ai propri uffici perché non è la realtà a doversi adeguare a formule antiquate, semmai il contrario». L’episodio è stato commentato anche dalla compagna di Chiara Foglietta, Micaela Ghisleni. «Ho fortemente voluto questo figlio insieme a Chiara, mi sono assunta l’impegno e le responsabilità proprie di un genitore nel momento stesso in cui ho firmato l’atto per il consenso alla Pma nella clinica danese. È un impegno che voglio e devo onorare, come scelta consapevole e volontaria di nove mesi fa». [Fonte 1]

20 aprile 2018 – Diritti, la svolta di Appendino: “Pronti a riconoscere i figli di tutte le coppie”             Maria Teresa Martinengo Miriam Massone
TORINO
La sindaca di Torino: forzeremo la mano, vogliamo aprire un dibattito
La sindaca Chiara Appendino prende posizione a favore «dell’amore di una famiglia» riconoscendolo come «un diritto che va oltre a qualsiasi categoria o definizione socialmente imposta». Lo dice su Facebook, a una settimana dal caso della consigliera Foglietta (Pd) storica attivista del movimento Lgbt, che il 17 aprile si è vista negare dall’Anagrafe la possibilità di registrare Niccolò. Il bimbo è stato concepito infatti tramite fecondazione assistita in Danimarca; Foglietta l’ha partorito ma la sua compagna ha firmato il modulo obbligatorio in cui si è assunta la responsabilità genitoriale. Tutto in regola, se non fosse che in Italia due donne e due uomini non ossono registrarsi come genitori di un bambino. Lo stesso era successo a una coppia di uomini, rientrati dal Canada. «Per la prima volta la Città di Torino – scrive nel suo post Appendino – si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli».

LEGGI ANCHE: Il bimbo è figlio di due mamme, e l’anagrafe non lo registra
(ndr: articolo precedente)

E aggiunge: «Oggi l’Italia non è ancora pronta a riconoscere legalmente queste famiglie e ci si trova davanti a ostacoli burocratici tanto fastidiosi nella loro forma quanto difficili da superare. Tuttavia la nostra posizione politica è chiarissima. Lo è sin da quando all’inizio del nostro mandato, insieme all’Assessore ai Diritti, Marco Alessandro Giusta, abbiamo dato un segnale scegliendo di cambiare la forma stessa degli atti del Comune, modificando nei dispositivi il termine “famiglia” con il plurale “famiglie”. Ribadisco questa posizione, dichiarando la ferma volontà di dare pieno riconoscimento alle famiglie di mamme e di papà con le loro bambine e i loro bambini. Da mesi stiamo cercando una soluzione compatibile con la normativa vigente. Dopodiché la nostra volontà è chiara e procederemo anche forzando la mano, con l’auspicio di aprire un dibattito nel Paese in tema di diritti quanto mai urgente».
«La sindaca, Chiara Appendino, dopo molti incontri e giornate di riflessione insieme ai rappresentanti del Coordinamento Torino Pride, scioglie la riserva e decide di trascrivere tutti gli atti di nascita dei bambini e delle bambine nate all’estero da coppie omogenitoriali e, con una storica, importantissima e coraggiosa decisione decide di registrare l’atto di nascita di un bimbo, nato all’ospedale Sant’Anna di Torino, indicando nel registro di stato civile che non solo ha due mamme ma che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca. Non possiamo che essere felici di questa decisione che ha necessariamente avuto bisogno di tempo e molti accertamenti». Il Coordinamento Torino Pride, attraverso il coordinatore Alessandro Battaglia, che riunisce le associazioni lgbt, accoglie l’annuncio della sindaca con l’entusiasmo delle decisioni storiche nei confronti della comunità gay e lesbica.
«Le scelte e il coraggio della Sindaca Appendino dovrebbero essere quelle di tutti gli amministratori e tutte le amministratrici dei comuni italiani. Se così fosse, il Parlamento e il Governo del Paese, di qualsiasi colore, non potrebbe fare finta di nulla. Tutti, almeno a parole, considerano il benessere dei cittadini e delle cittadine una assoluta priorità. Ci auguriamo che, come ha più volte indicato la Corte Costituzionale, la politica decida di risolvere una volta per tutte il problema dei bambini e delle bambine arcobaleno e delle loro famiglie. L’ipocrisia e la sciatteria politica devono finire. Tutti e tutte dobbiamo rimanere vigili per non permettere più a nessuno di considerare noi e le nostre famiglie di serie B», dice Battaglia. E invita a partecipare domenica 6 maggio in piazza Carlo Alberto alla Festa delle Famiglie «la più grande e felice che mai si sia vista per non dimenticare mai che “i diritti dei bambini vengono prima di tutto”». [Fonte 2]

N.D.R. Nella pagina del Corriere che segue ho trovato il post su facebook (vedi sotto) e una dichiarazione della sindaca di Torino, preceduta dal simbolo della bandiera arcobaleno che trascrivo di seguito

Appendino: «Pronti a forzare la mano sulle nuove forme di genitorialità»
Dopo il caso del bimbo con due madri concepito con la procreazione assistita che non è stato registrato dall’anagrafe di Torino di Redazione online

L’amore di una famiglia è un diritto che va oltre a qualsiasi categoria o definizione socialmente imposta.
Questo semplice principio, che da sempre guida la nostra azione politica, vogliamo ribadirlo in questi giorni con rinnovata forza.
Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli.
Oggi l’Italia non è ancora pronta a riconoscere legalmente queste famiglie e ci si trova davanti a ostacoli burocratici tanto fastidiosi nella loro forma quanto difficili da superare.
Tuttavia la nostra posizione politica è chiarissima. Lo è sin da quando all’inizio del nostro mandato, insieme all’Assessore ai Diritti, Marco Alessandro Giusta, abbiamo dato un segnale scegliendo di cambiare la forma stessa degli atti del Comune, modificando nei dispositivi il termine “famiglia” con il plurale “famiglie”.
Oggi ribadisco questa posizione, dichiarando la ferma volontà di dare pieno riconoscimento alle famiglie di mamme e di papà con le loro bambine e i loro bambini.
Da mesi stiamo cercando una soluzione compatibile con la normativa vigente. Dopodiché la nostra volontà è chiara e procederemo anche forzando la mano, con l’auspicio di aprire un dibattito nel Paese in tema di diritti quanto mai urgente.
Ci tengo a ringraziare il Coordinamento Torino Pride GLBT, da sempre promotore di modernità su questi temi, insieme a tutte le cittadine e tutti i cittadini che li sostengono.
[Fonte 3]

TGcom 24
20 aprile 2018 Unioni civili, Appendino: a Torino riconosceremo i figli di coppie gay
Il post su Facebook a seguito della polemica nata dopo che l’anagrafe non ha registrato il bimbo nato con due madri.

La città di Torino ha “ferma volontà di dare pieno riconoscimento alle famiglie di mamme e di papà con le loro bambine e i loro bambini. Da mesi stiamo cercando una soluzione compatibile con la normativa vigente, ma la nostra volontà è chiara e procederemo anche forzando la mano”. Con questo post su Facebook il sindaco Chiara Appendino interviene sulla polemica nata dopo che l’anagrafe non ha registrato il bimbo nato con due madri.
“Ci tengo – prosegue Appendino – a ringraziare il Coordinamento Torino Pride GLBT, da sempre promotore di modernità su questi temi, insieme a tutte le cittadine e tutti i cittadini che li sostengono”. “Da mesi – si legge ancora sul post – stiamo cercando una soluzione compatibile con la normativa vigente. Dopodiché la nostra volontà è chiara e procederemo anche forzando la mano, con l’auspicio di aprire un dibattito nel Paese in tema di diritti quanto mai urgente”.
“L’amore di una famiglia – dice Appendino – è un diritto che va oltre a qualsiasi categoria o definizione socialmente imposta. Questo semplice principio, che da sempre guida la nostra azione politica, vogliamo ribadirlo in questi giorni con rinnovata forza. Per la prima volta la Città di Torino si trova dinnanzi a casi inediti di nuove forme di genitorialità che richiedono del tutto legittimamente il riconoscimento di quella che per loro è una famiglia, intesa come luogo fisico ed emotivo in cui due o più persone si amano e costruiscono insieme il futuro proprio e dei propri figli”.
“Oggi l’Italia – sottolinea il sindaco Appendino – non è ancora pronta a riconoscere legalmente queste famiglie e ci si trova davanti a ostacoli burocratici tanto fastidiosi nella loro forma quanto difficili da superare”. “Tuttavia la nostra posizione politica è chiarissima – conclude. – Lo è sin da quando all’inizio del nostro mandato, insieme all’assessore ai Diritti, Marco Alessandro Giusta, abbiamo dato un segnale scegliendo di cambiare la forma stessa degli atti del Comune, modificando nei dispositivi il termine ‘famiglia’ con il plurale ‘famiglie'”. [Fonte 4]

Seconda parte (piazza San Carlo il 21 aprile)

21 aprile 2018 Caos in piazza San Carlo, da Appendino tanti “non so” e la colpa all’ex braccio destro di OTTAVIA GIUSTETTI
Il verbale dell’interrogatorio. La sindaca: “Fu il capo di gabinetto Giordana a gestire l’organizzazione della serata proponendomi di affidarla a Turismo Torino”
TORINO – Per dodici volte davanti ai magistrati Chiara Appendino, la sindaca di Torino, nomina il suo ex braccio destro, Paolo Giordana, indicandolo come il vero responsabile dell’organizzazione della serata del 3 giugno 2017 in piazza San Carlo, dove sono rimaste ferite oltre 1500 persone e una ragazza è morta schiacciata dai tifosi in fuga. “Perché fu affidato l’allestimento della piazza per la proiezione della finale di Champions League a Turismo Torino?” Chiede il procuratore Armando Spataro nell’interrogatorio del 20 novembre scorso. “Fu il mio capo di gabinetto – risponde Appendino – a dirmi, non ricordo né dove né quando, che Turismo Torino era disponibile e interessata a organizzare questo evento”. Turismo Torino, secondo l’accusa dei pm, si rivelò del tutto inadeguata, senza personale esperto di sicurezza, e senza risorse per mettere in piedi in soli quattro giorni l’organizzazione per una manifestazione da 40 mila tifosi. “Perché non ha disposto accertamenti per verificare che Turismo Torino osservasse le prescrizioni della Commissione provinciale di vigilanza”? Le chiedono i magistrati. “Una volta che Giordana mi ha comunicato che era “tutto a posto” non avevo necessità di disporre accertamenti” risponde la sindaca accompagnata dagli avvocati, Luigi Chiappero ed Enrico Cairo.

Sono pesantissime le accuse nei confronti di Appendino, verso l’allora questore di Torino, Angelo Sanna, il numero due della polizia municipale, Marco Sgarbi, e altre 12 persone considerate responsabili per una parte di organizzazione. Omicidio colposo, lesioni colpose anche gravissime e disastro. Ed è la seconda inchiesta in pochi mesi, a Torino, che chiama la sindaca a rispondere delle sue responsabilità. Non basta che il 13 aprile sia stata svelata la vera causa del caos in piazza quella notte. Fino ad allora si è sempre parlato di reazione inspiegabile della folla che, fuggendo, ha travolto tutto. Ma quattro ragazzi, una gang di giovani rapinatori specializzati nei furti con lo spray al peperoncino, ora sono stati arrestati, e due di loro hanno confessato di aver seminato il panico spruzzando spray urticante per scippare il pubblico stipato ad assistere alla finale di Champions League.

Restano comunque in piedi le accuse agli amministratori: aver agito con “imprudenza, negligenza, imperizia, violando leggi e regolamenti” e causando il disastro. Chiara Appendino ripete quasi ossessivamente di non sapere nulla della preparazione della manifestazione durante l’interrogatorio nell’ufficio di Spataro al settimo piano del Palazzo di Giustizia. Il motivo che ricorre a ogni domanda è: “Non sapevo, non compete al mio ruolo, non ricordo, non so per quale motivo Giordana non mi abbia informato”. Nei dieci mesi di inchiesta più volte le è stato ricordato il post che pubblicò sul suo profilo Facebook pochi minuti prima dell’inizio della partita. “Vi assicuro che tanti cittadini sono al lavoro da settimane per garantire sicurezza e ordine in quella che dev’essere, comunque vada, una serata di festa”. La sindaca in quel momento era già allo stadio, a Cardiff, per assistere di persona alla finale della sua squadra del cuore. Mentre la piazza “salotto” di Torino era gremita due volte oltre la capienza di sicurezza e ricoperta da un tappeto di bottiglie di vetro. Più tardi, sotto i piedi scalzi delle persone in fuga, i cocci si trasformeranno in un’arma micidiale. “Perché non vietaste la vendita di bibite in vetro?”, le chiedono i pm. “Nessuno nei miei uffici mi segnalò la necessità di provvedere in tal senso”. [Fonte 5]

21 aprile 2018 “Mi sono affidata ai funzionari”. La difesa della Appendino con i pm                        Giuseppe Legato Massimiliano Peggio
Depositati gli atti dell’indagine. La sindaca: “Mai entrata nell’iter burocratico”
«Non compete al mio ruolo di sindaco vedere e vagliare concessioni e autorizzazioni. Non sono mai entrata nel merito dell’iter burocratico dei provvedimenti che erano adottati per consentire l’organizzazione (della proiezione del 3 giugno 2017 in Piazza San Carlo della finale di Champions League). Vi erano dei funzionari preposti a tali compiti e questo mi dava sicurezza». Ancora: «Nessun ufficio mi ha sollevato questioni, criticità e nessuna obiezione fu fatta anche sulla documentazione. Non compete al mio ruolo di sindaco vagliare concessioni e/o autorizzazioni. Vi erano funzionari e preposti a tali compiti e questo mi dava sicurezza».
Così il 20 novembre scorso, negli uffici della procura, il sindaco di Torino Chiara Appendino si è difesa dalle accuse di omicidio colposo, disastro e lesioni colpose, per i fatti di piazza San Carlo. In 18 pagine di verbale ha risposto alle contestazioni del pm Antonio Rinaudo titolare dell’inchiesta insieme all’aggiunto Vincenzo Pacileo.
Come sindaca avrebbe causato – in cooperazione colposa con altre 14 persone – la morte di Erika Pioletti e plurime lesioni per 1527 persone «per imperizia, negligenza, imprudenza, inosservanza di leggi regolamenti, ordini e discipline».

A leggere i verbali depositati ieri dalla procura, si rafforzano i sospetti su quella notte sciagurata, scaturita da una catena di errori e omissioni. Errori che avrebbero dovuto portare a annullare la proiezione della partita. «Non compete a me», «non ero al corrente». Sono frasi che si ripetono, non solo nel verbale della sindaca ma anche degli altri indagati. L’ex questore Angelo Sanna ribadisce che aveva assunto l’incarico pochi giorni prima del 3 giugno. Si fidava dei sui uffici. E che il prefetto gli aveva assicurato che in piazza non si erano mai verificate problematiche. Il capo di gabinetto della questura parla al questore «in corridoio» ed è troppo impegnato per «guardare le mail». E anche se l’ente strumentale del comune, Turismo Torino cui spettava organizzare l’evento non era in grado di fornire steward a sufficienza, non competeva a lui vietare la proiezione, ma scrupolosamente informò il questore.
Ecco il risultato. Serata organizzata in poco tempo e senza un piano di sicurezza adeguato. Secondo la procura Appendino «non ha considerato che il tempo per organizzare la manifestazione di soli 4 giorni non avrebbe consentito un’organizzazione meditata, completa ed efficiente, particolarmente sotto il profilo della sicurezza per l’incolumità pubblica».
Lei ha ribattuto: «Turismo Torino aveva già organizzato la manifestazione del 2015 per la finale Juventus-Barcellona e ho creduto che fosse sicuramente in grado. Prendo atto in questa sede che l’istanza per ottenere l’occupazione di suolo pubblico in una piazza aulica debba essere presentata almeno 40 giorni prima, ma per quanto mi consta è un termine che non è mai stato ritenuto tassativo». Quella delibera viene approvata il 30 maggio 2017: «ma io non ero presente» sottolinea il sindaco. Perché, chiedono i pm, non ha «emesso un’ ordinanza urgente per la limitazione di orari di vendita e di somministrazione di alcolici e superalcolici e di un provvedimento che vietasse l’utilizzo di contenitori di vetro in piazza». Appendino: «questo problema attiene alla sicurezza pubblica. Tra queste la Questura».
Ma c’è un altro punto. Quando la commissione provinciale di vigilanza rilascia parere favorevole lo fa emanando 19 prescrizioni. Per i pm l’Appendino ha omesso «di disporre accertamenti affinchè Turismo Torino le osservasse». Questo avrebbe comportato la decadenza dell’autorizzazione. Quella sera dunque nessuna manifestazione si sarebbe dovuta tenere perché «priva delle autorizzazioni e della concessioni del suolo pubblico». Perché non ci sono stati accertamenti? La sindaca: «Come noto, mi trovavo a Cardiff in rappresentanza della città. Sapevo che il referente sarebbe stato Paolo Giordana (ex capo di gabinetto del sindaco). Quando lui mi comunicò che c’era il rilascio del parere favorevole della commissione e che era tutto a posto, non avevo necessità di disporre accertamenti per verificare che le prescrizioni (imposte) venissero osservate».
E aggiunge: «Nessuno da Cardiff mi segnalò la necessità di intervento da parte mia». E le vie di fuga? La capienza? Appendino: «Non ho mai saputo di quanto mi viene contestato. Sapevo che si svolgevano delle riunioni nell’ufficio del mio capo di Gabinetto. Vi erano dei tecnici e quindi non avevo timore…». Poi «Né il presidente di Ttp ne altri mi rappresentarono dubbi o perplessità in ordine all’organizzazione». Infine: «Se qualche singolo ha tenuto comportamenti anomali dando disposizioni in merito al posizionamento delle transenne è andato al di là dei suoi ruoli istituzionali». [Fonte 6]

FONTI
[Fonte 1]
http://www.lastampa.it/2018/04/17/cronaca/il-bimbo-figlio-di-due-mamme-e-lanagrafe-non-lo-registra-StKrKRpwRI99AKaPuBUgLI/pagina.html
[Fonte 2]
http://www.lastampa.it/2018/04/20/cronaca/appendino-si-schiera-dalla-parte-del-bambino-con-due-mamme-pronti-a-forzare-la-mano-gIKwBQxVGFqGUInbLYWrQJ/pagina.html
[Fonte 3]
https://torino.corriere.it/cronaca/18_aprile_20/appendino-pronti-forzare-mano-nuove-forme-genitorialita-421e8e62-44b7-11e8-af14-a4fb6fce65d2.shtml
[Fonte 4]
http://www.tgcom24.mediaset.it/politica/unioni-civili-appendino-a-torino-riconosceremo-i-figli-di-coppie-gay_3135464-201802a.shtml
[Fonte 5] http://torino.repubblica.it/cronaca/2018/04/21/news/caos_in_piazza_san_carlo_da_appendino_tanti_non_so_e_la_colpa_all_ex_braccio_destro-194435543/
[Fonte 6]
http://www.lastampa.it/2018/04/21/italia/mi-sono-affidata-ai-funzionari-la-difesa-della-appendino-con-i-pm-ynnvKhPRWRzrN0qB12U1lO/pagina.html

21 Aprile 2018Permalink

9 aprile 2018 – Io e don Chisciotte

Ho inviato il messaggio che segue ai componenti delle delegazioni PD e 5 STELLE che si recano dal Presidente della Repubblica per formare un governo.
Non è fiducia (vedremo se e come qualcuno mi risponderà e soprattutto ne capirà il significato) ma tento ancora.
Da parte mia voglio che – nell’eliminazione dall’esistenza legale di neonati (pagina orrenda aperta nel 2009- ministro Maroni quarto governo Berlusconi ) – questo si sappia per quanto io riesca a farlo sapere.
Poi, quando sarà formato il governo, e se nulla sarà fatto nulla si farà, l’impegno che avevo preso con me stessa potrà concludersi e potrò stare a guardare.
Dopo nove anni di tentativi si può.

Prima di pubblicarlo in facebook (strada non privilegiata ma aperta) l’ho inviato al sito Ildialogo [at] org. Se anche lì non fosse apparso avrei rinunciato a pubblicizzarlo. Invece c’è.
Ringrazio Ildialogo, una delle poche presenze sul web che mi ha dato voce e ringrazio anche l’amico Marco Tommasino che lo ha subito fatto girare su fb e l’amico Lino Di Gianni che mi ha qui sostenuto.
Non posso elencare qui coloro che l’hanno fatto senza essere partecipi di questo sito: si tratta però per lo più di singole persone non di partiti o giornalisti che possano fare opinione.
In 24 ore ha ricevuto 65 ‘mi piace’  

Giotto- la stage degli innocenti


e qualche condivisione.

Poco, pochissimo ma fanno
la differenza dal nulla con cui le
organizzazioni politiche hanno
risposto al diritto  negato
all’esistenza legale di alcuni
neonati.

Questa debolezza ottusa se non
è
razzismo ne fa parte, almeno a
livello di prodromi, tanto più
invasivi  quanto più tenuti
sotto traccia  

Dedico a chi dovrebbe rappresentarmi (ma non ci riesce) l‘affresco di Giotto.

Egregio/a onorevole – Egregio senatore
Le scrivo come ai suoi colleghi membri delle delegazioni che si sono presentate e si presenteranno dal Presidente della Repubblica per dar seguito al compito (che spero di non dover chiamare tentativo) di dare un governo al Paese.
Sono una cittadina italiana, non supportata da alcun movimento che quantitativamente conti, che vi affida un impegno per chi vi scrive ineludibile, quello di inserire nel quadro dei vostri progetti la cancellazione di una norma che dal 2009 crea danni estremi per chi ne sarà colpito (e li ha già creati a chi ne sia già stato colpito) e umilia tutti noi costringendoci ad essere cittadini di uno stato cui non ripugna punire innocenti per le non colpe dei loro genitori.
Mi spiego.
Il Testo Unico sulle migrazioni (D.lgs 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”) dice all’art. 6 comma 2 « Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati».
Le parole in grassetto furono inserite dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94 mentre in precedenza, a seguire le parole “a carattere temporaneo”, si leggeva «Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati».
Originariamente quindi l’articolo, inserito con la cd legge Turco Napolitano, e rispettato anche dalla cd legge Bossi Fini, prevedeva che all’atto della richiesta di registrazione della dichiarazione di nascita – finalizzata evidentemente ad assicurare al nuovo nato in Italia il certificato di nascita che rappresenta un suo diritto personale senza eccezioni – non potesse essere richiesto al genitore alcun titolo di soggiorno.
Chiedere il titolo che un migrante irregolare non possiede, proprio in quanto irregolare, significa fare del figlio appena nato in Italia la spia di una situazione che comporta penalizzazioni sia penali (l’espulsione) che amministrative (multe nella situazione insostenibili).
La norma del 2009 fu approvata con voto di fiducia, fortemente voluto dall’allora Ministro dell’interno on. Maroni nel quadro cultural-politico del quarto governo Berlusconi e resse nel corso dei governi successivi (Monti, Letta, Renzi, Gentiloni).
Il 13 ottobre 2015 la Camera approvò le “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza” (cd ius soli) comprensive del testo che al comma 3 dell’art. 2 diceva «Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati».
I figli dei sans papier venivano così ‘riabilitati’ al diritto di esistere legalmente.
La norma però, trasmessa al Senato, lì si giacque fino al mese di novembre dello scorso anno, quando finì fra quelle per cui non c’era tempo e, svuotando di significato l’impegno forte di cittadini che speravano nel cd ius soli, deludeva anche ragazzini che la chiedevano come ‘occupanti’ discriminati dei banchi della nostra scuola.
Paradosso conclusivo: il Parlamento italiano, incapace nella XVII legislatura di approvare lo ius soli, nella XVIII legislatura si trova ancora in presenza del principio discriminante che ho descritto.
Devo dire che così sarà quale che sia il governo che nascerà dopo le elezioni di marzo?
Cordialmente
Augusta De Piero

9 Aprile 2018Permalink

8 aprile 2018 – Lino di Gianni mi dedica una poesia su facebook

Dedicata ad Augusta De Piero

C’è una donna, antica combattente
che oggi si accorge, che le forze non sono
illimitate e allora concentra la sua azione,
come può, come deve, su un punto,
trascurato dai più:
i figli dei migranti clandestini, non si possono
registrare, all’anagrafe, sono fantasmi,
scompaiono
Sembra poca cosa, quasi un margine trascurato,
eppure lei è là, come dice un bel libro americano,
cacciatrice nella segale
(Il giovane Holden -The Catcher in the Rye, “L’acchiappatore nella segale”)
Dove vanno a finire i bambini che si perdono?
Lei attende lì, per tirarli fuori,
affinché ritornino visibili
nella vita
(lino di gianni)

Ho accettato questo testo su facebook  perché coglie un punto dirimente del mio impegno in questi nove anni.
“Oggi si accorge, che le forze non sono / illimitate e allora concentra la sua azione, / come può, come deve, su un punto, / trascurato dai più:
i figli dei migranti clandestini, non si possono / registrare, all’anagrafe, sono fantasmi, /scompaiono 

Sono molto imbarazzata per quello che dice Lino del mio probabilmente inutile impegno.
O forse non inutile perché so che alcune persone e associazioni di non rilevante presenza hanno capito l’importanza di concentrarsi su un punto dirimente, accettandolo come obiettivo e insieme limite.
Nella vicenda dei bambini nati in Italia e ridotti a fantasmi per legge quel che mi addolora di più è aver trovato invece tanta indifferenza in chi potrebbe sbloccare la situazione.
La legge che nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier e che tutti ci umilia è troppo preziosa per chi voglia sventolare la ‘preda’ come un nemico vinto, fondando su quella vittoria il suo miserabile successo.
Alla malignità di una norma si unisce la vigliaccheria di chi avrebbe – impegnandosi per promuovere la modifica di una legge che non comportava neppure oneri di spesa – contribuito a garantire il diritto di ogni nato all’esistenza legale.
Si saranno resi conto i responsabili dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni di essere gli eredi del quarto governo Berlusconi (con i suoi militi leghisti) e ora di essere responsabili del lascito per il governo prossimo venturo? Forse se ne sono resi conto ma sapevano di poter galleggiare tranquillamente sull’indifferenza della società civile che ‘conta’ e può assicurare voti.

Penso che derogherò al punto fermo che mi ero imposta di non usare mai il ‘mi piace’ per segnalare anche così il mio consenso al lavoro di Lino. E’ tutto quello che posso fare, oltre un grazie.
Il grazie non è solo per l’oggi.
Nel 2003, quando insegnavo italiano all’International Centre di Betlemme e cercavo un modo per comunicare ad alcuni amici ciò che vedevo e capivo, Lino, venuto non so come a conoscenza di una mia lettera, mi scrisse e mi aiutò – io in Palestina lui in Italia – a costruire il mio primo blog da cui poi è derivato tutto il resto.

So che l’International Centre è 
molto cambiato da quando lo
praticavo io e quindi, per chi
volesse conoscerlo, è preferibile
collegarsi da
qui

 

 

 

8 Aprile 2018Permalink

10 marzo 2018 – Quando le radici nutrono la corruzione

Da tempo mi chiedo e chiedo perché il Parlamento non sia stato capace, nel corso della successione di quattro governi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, di estirpare dalla nostra legislazione la norma introdotta nel 2009 (era al potere il quarto governo Berlusconi e la norma specifica fu sostenuta con forza fino al voto di fiducia dell’allora ministro dell’interno, tale on. Maroni, Lega Nord allora oggi Lega tout court).
Per molta opinione pubblica, succube dell’ignoranza introdotta dalla paura costruita e perseguita dai sodali del Maroni di cui sopra, fu l’effetto di una comunicazione pervasiva e insistita che investì anche i vescovi cattolici, cui non poteva essere tolta la voce che li vuole caritatevoli ma resi muti nella dignità che li avrebbe fatti capaci (ma impopolari) di praticare il sostegno dell’uguaglianza del diritto all’esistenza legale come affermato dal certificato di nascita, quel documento ad alcuni negato.
Così la volontà di privare i nuovi nati nel nostro stato del certificato di nascita in termini di uguaglianza si è arricchita dell’autorevolezza del silenzio dei monsignori associati nella Conferenza Episcopale Italiana e la legge che propone la disuguaglianza dei deboli marcia imperterrita verso la XVIII legislatura. [link Nota 3]
In calce il mio link al messaggio che ho inviato al presidente Gentiloni lo scorso dicembre quando la fine delle Disposizioni in materia di cittadinanza (cd ius soli) fu sancita dal Senato.
L’ho riportato nel mio blog lo scorso febbraio. [link Nota 2]
Ora il teologo biblista Alberto Maggi propone considerazioni che condivido totalmente [link Nota 1] .

Alberto Maggi Radici cristiane? “Radici marce”

La riflessione del biblista Alberto Maggi si rivolge a chi “rivendica le radici cristiane della nostra civiltà guardando a un passato più ideale che reale, a una società dove l’ordine era garantito dall’obbedienza e dalla sottomissione”. Ma “se queste sono le radici, c’è solo da vergognarsene, e occorre estirparle”.
Anche perché “il disegno del Signore non è quello di una società tutta cristiana, utopia irrealizzabile e neanche auspicabile…”. E ancora: “Gesù non invita i suoi a occupare o sostituirsi alle strutture sulle quali si regge la società, ma di infiltrarsi, come il sale e come il lievito, per dare sapore, per dilatarle, per renderle sempre più umane e attente ai bisogni e alle sofferenze degli uomini”

Molti di quelli che rivendicano le radici cristiane della nostra civiltà guardando a un passato più ideale che reale, a una società cristiana dove l’ordine era garantito dall’obbedienza e dalla sottomissione, della moglie e dei figli al capofamiglia, dei sudditi ai governanti e dei fedeli alle autorità religiose, in una gerarchia di valori indiscussa, da tutti accettata o subita.
Costoro sono i nostalgici di un passato, quando le chiese erano piene di cattolici che assistevano alla messa domenicale perché precettati (l’unica alternativa possibile era commettere peccato mortale e finire all’inferno per tutta l’eternità). Alcuni rimpiangono la famiglia cattolica, quando l’educazione religiosa alle spose le invitava ad accettare con cristiana rassegnazione anche i maltrattamenti da parte del coniuge (ancora negli anni ’60 era in voga un manuale della sposa cattolica, dove tra i doveri delle mogli si elencava quello di obbedire al marito come a un superiore, tacendo quando lo si vedeva alterato, ed essere sottomessa alla suocera).
Altri vorrebbero ritornasse quel tempo in cui i treni viaggiavano in orario, non c’era la delinquenza, e si poteva lasciare la chiave sulla porta di casa, in un ordine sociale garantito dall’obbedienza all’indiscusso capo, un uomo sempre inviato dalla Provvidenza, in risposta al bisogno atavico degli uomini di barattare la propria libertà con la sicurezza che offre la sottomissione acritica al potente di turno.
Le radici di questa società saranno state anche cristiane, ma i frutti evidentemente no, e in questo clima di soggezione a ogni forma di potere, la libertà era vista come uno spauracchio, una minaccia all’ordine costituito dai potenti e sempre sostenuto e benedetto dalla Chiesa. Obbedienza, sottomissione sono vocaboli assenti nel linguaggio di Gesù, il quale invece di rifarsi al passato, alle radici, invita a osservare i frutti (“dai loro frutti li riconoscerete”, Mt 7,20). Per Gesù “ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi” (Mt 7,17). L’albero che non produce frutti buoni è immagine di quanti non hanno cambiato vita a contatto con il suo messaggio; oppure hanno simulato tale cambiamento e continuano ad essere complici dell’ingiustizia della società. Più che di radici bisognerebbe parlare di catene. Questa civiltà, tanto cristiana e tanto cattolica, all’insegna dell’ordine e dell’obbedienza, ha da sempre temuto la libertà, vista più come una minaccia che come un dono del Signore (Gv 8,32-36): “Cristo ci ha liberati per la libertà!” (Gal 5,1). E la Chiesa, anziché promuovere la dignità umana e il diritto alla libertà, cercò, finché le fu possibile, di sopprimerli, basta pensare a Gregorio XVI, il papa che nell’Enciclica Mirari vos, nel 1832, arrivò a parlare di quella “perversa opinione…errore velenosissimo” [pestilentissimo errori] o piuttosto delirio, che debbasi ammettere e garantire per ciascuno la libertà di coscienza” (Denz. 2730).
C’è da chiedersi quale frutto perverso queste radici cristiane possano aver generato, se papi come Niccolò V, nella bolla Dum Diversas (1452), ribadita poi con la bolla Romanus Pontifex nel 1454, arrivò ad autorizzare i regnanti cattolici a “invadere e conquistare regni, ducati, contee, principati; come pure altri domini, terre, luoghi, villaggi, campi, possedimenti e beni di questo genere a qualunque re o principe essi appartengano e di ridurre in schiavitù i loro abitanti”. Forte della sua autorità il papa, a difesa delle sue parole, conclude la bolla con questa minaccia: “Se qualcuno oserà attaccarla, sappia di stare per incorrere nello sdegno di Dio onnipotente e dei beati apostoli Pietro e Paolo”. Queste aberranti e disumane dichiarazioni furono purtroppo confermate e convalidate dai pontefici successivi, sempre in nome di Cristo, naturalmente.
Se queste sono le radici c’è solo da vergognarsene, e occorre estirparle, liberando il terreno sassoso dalle pietre che non hanno permesso il loro sviluppo e dai rovi che le hanno soffocate e tornare a seminare a loro posto la buona notizia di Gesù (Mt 13,3-23), il cui progetto non è volto a conservare il mondo così com’è, ma a cambiarlo (“Convertitevi!”, Mt 4,17). Il disegno del Signore non è quello di una società tutta cristiana, utopia irrealizzabile e neanche auspicabile (il disastro di ogni teocrazia è evidente), ma Gesù chiede ai suoi seguitori di influire positivamente nel mondo, e per questo usa immagini come il sale e il lievito (Mt 5,13; 13,33), elementi che anche in minima quantità possono influire nella massa liberando tutte le loro potenzialità. Gesù non invita i suoi a occupare o sostituirsi alle strutture sulle quali si regge la società, ma di infiltrarsi, come il sale e come il lievito, per dare sapore, per dilatarle, per renderle sempre più umane e attente ai bisogni e alle sofferenze degli uomini. Per questo la fedeltà al Cristo non può essere rivendicata a parole (“Non chiunque mi dice: “Signore, Signore…”, Mt 7,21), ma solo nei fatti (“Colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”, Mt 7,21). Non sono gli attestati di ortodossia la garanzia di vita cristiana, ma un comportamento il cui unico distintivo è l’amore; non basta rivendicare la sacralità del vangelo, ma è necessario che il credente diventi la buona notizia per ogni persona che si incontra. I cristiani non si riconoscono per i distintivi religiosi ostentati (“Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filatteri e allungano le frange”, Mt 23,5), ma per l’umanità che li rende attenti, sensibili e solleciti ai bisogni e necessità degli emarginati e di tutti gli esclusi della società: “Ero straniero e mi avete accolto… ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35).

Nota 1
https://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it/2018/03/alberto-maggi-radici-cristiane-radici.html#more

Nota 2: https://diariealtro.it/?p=5574

Nota 3:
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

10 Marzo 2018Permalink

7 marzo 2018 – I luoghi della sua villeggiatura accolgono la deputata Boschi

L’aretina sottosegretaria (presto diremo già) Maria Elena Boschi è stata eletta alla Camera non nella sua città bensì a Bolzano, forte dell’alleanza della Südtiroler Volkspartei (abbreviato SVP, letteralmente in italiano “Partito popolare sudtirolese”).

Il 29 settembre 2017 le avevo scritto una lettera aperta (inevasa naturalmente che forse venne letta da qualche amico cui l’avevo trasmessa o forse no). Si può leggere nel mio blog  [Nota 1]  ma la riporto integralmente anche oggi perché per me ha un significato che non voglio dimenticare: quello dei nuovi nati che, per essere cancellati da una legge ancora in vigore, considero la mia cartina al tornasole, un riferimento certo e ineludibile per sapere dove sono e con chi.

29 settembre 2017 – Ancora una lettera inutile

Gentile signora sottosegretaria Maria Elena Boschi,
le scrivo usando la formula della lettera aperta perché così potrò diffondere questa lettera che forse qualcuno leggerà.
Leggo questa sua non smentita dichiarazione a una coppia di immigrati: «So di avervi dato un dolore questa sera ma, purtroppo, le cose stanno così. I numeri non ci sono, mi spiace molto. Speriamo nella prossima legislatura».
Un po’ di esegesi: «Non ci sono i numeri. Mi dispiace.». E’ l’espressione di cortesia che si usa quando si urta inavvertitamente qualcuno in uno spazio affollato e capita frequentemente di sentirsi rispondere: «Non si preoccupi». Non credo che questa sarà la risposta che le daranno il 13 ottobre i promotori del “cittadinanza day”. [Nota 2]
Con tutta la solidarietà purtroppo non posso assicurare la mia partecipazioni fisica, “non ho più l’età” per le manifestazioni che impongono una presenza in piazza.
Per chiarezza quando avevo nove mesi di vita, il 5 settembre 1938, accadde che venisse approvato il “Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390,.Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista. Convertito in legge senza modifiche con L 99/1939”.
Fu una porta sbattuta insieme ad altre porte, prima che si aprissero orrendi cancelli.
Oggi le porte non si sbattono si chiudono accompagnandole con cura e se fanno un po’ di rumore si dice “Mi dispiace”.
Sottopongo ancora ad esegesi il suo: «Speriamo nella prossima legislatura».
Forse quello “speriamo” indica un minimo di timore e tremore perché quel nos (che non mi sembra sia maiestatis) per lei può significare «Non so se io e i miei sodali ci saremo la prossima volta» e quindi fa attenzione al consenso dei ‘numeri’ che le assicurino una presenza anche dopo le prossime elezioni.
Comunque sia facciamo un po’ di storia perché abbiamo con noi il nostro passato; non ci capita di nascere ogni mattina, salvo che non siamo soggetti a dolorose patologie.
Tanti cittadini (italiani e non) tra il settembre 2011 e il marzo 2012 si erano adoperati nella bella campagna ‘L’Italia sono anch’io’ e avevano raccolto più di 200mila firme su due proposte di legge di iniziativa popolare sulla riforma della cittadinanza e il riconoscimento del diritto di voto amministrativo dei cittadini stranieri.
Il parlamento si adoperò per trasformare quelle proposte a iniziativa popolare in proposta a iniziativa parlamentare e il 13 ottobre 2015, la Camera licenziò in prima lettura le “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza” che approdarono in Senato, note sbrigativamente come ius soli.
Il 15 giugno 2017 furono occasione di una indecorosa manifestazione orchestrata dalla accorta e accuratamente organizzata regia della Lega Nord (intramoenia) e Casa Pound (extramoenia) e così, con qualche altro penoso passaggio, si arriva al suo ineffabile «Speriamo nella prossima legislatura».
Cosa possiamo sperare nella prossima legislatura?
Anche qui avrei qualche cosa da dire, che dirò più avanti perché prima voglio ricordare l’intreccio con un’altra storia, un’altra storia che non vi fa onore.
Il 15 luglio 2009, fu approvata la legge n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” le cui norme vengono citate anche nel Testo Unificato “Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
Quella legge (nota anche come ‘pacchetto sicurezza’) fu approvata con un articolo che imponeva la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione degli atti di stato civile, cioè chi volesse sposarsi e chi dovesse registrare la nascita del proprio figlio in Italia, era ed è obbligato a presentare il permesso di soggiorno, esponendosi quindi all’espulsione.
Lasciamo perdere la foglia di fico salvifica di una poco nota circolare (n.19/2009 – Ministero dell’interno).
Quindi i neonati diventavano spie dell’irregolarità dei loro genitori.
Per questa matta bestialità non posso riferirmi solo a voi perché ricordo che al quarto governo Berlusconi (cui si deve in prima battuta questa trovata sostenuta dall’allora ministro Maroni) hanno fatto seguito i governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni e su questo punto nulla è cambiato.
Anzi no qualche cosa cambiò. Nel 2011 la Corte Costituzionale intervenne (a seguito di regolare procedura promossa dal Tribunale di Catania) con la sentenza n. 245 che escludeva le registrazioni delle ‘pubblicazioni di matrimonio’ dalla presentazione del permesso di soggiorno.
E i neonati? I neonati sono spie silenti dei loro genitori e quindi tacciono, gli uni per naturale impossibilità, gli altri per paura.
E poi possono essere usati come una specie di linea del Piave o altro ¡No pasarán! di storica memoria o meglio come ossa da buttare a un cane per zittirne l’abbaiare.
A nome di chi si ricorda che le norme internazionali (da noi ratificate) impongono di considerare nel costruire leggi “il superiore interesse del minore”, nel 2013 alla Camera e nel 2014 al Senato furono presentate due proposte di legge (rispettivamente n. 740 e n. 1562) per escludere la presentazione del permesso di soggiorno in connessione alla richiesta del certificato di nascita.
Secondo la consuetudine di sornioni silenzi non se ne fece nulla (anche se i Presidenti delle due assemblee le avevano affidate alle rispettive commissioni di competenza) fino al 2015 quando la norma fu inserita nelle “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza” e diventò il comma 3 dell’art. 2 nel testo che venne approvato alla Camera e inviato al Senato.
Qui accadde un qualche cosa di inaspettato (e tralascio le migliaia di emendamenti presentati dal costume beffardo dell’on. Calderoli) perché otto senatori del FI PdL chiesero co n proposta di emendamento l’abrogazione di quel comma facendoci assistere all’incredibile spettacolo di otto adulti che si uniscono per dire a un neonato «tu non devi avere esistenza legale» [Nota 3].
Penso a loro con le parole di Primo Levi «Voi che vivete sicuri // Nelle vostre tiepide case, // Voi che trovate tornando a sera //Il cibo caldo e visi amici: »…. Avranno gli otto eroi della guerra ai neonati il coraggio di dirci che il ‘superiore interesse del minore’ è compatibile con la loro inesistenza legale?.
E infine (last but not least) concludendo la mia esegesi torno al suo, gentile sottosegretaria, «Speriamo nella prossima legislatura».
Cosa lasciate all’attenzione della prossima legislatura, fermo restando che le leggi non approvate anche se presentate come proposte alla fine di un lavoro impegnativo scompaiono?
Resterà la proposta di legge a iniziativa popolare (se ben ricordo queste norme non vengano cancellate) e la lettera g, del comma 2 dell’art. 1 della legge 94/2009 (o, se si preferisce questa modalità di citazione, il comma 2 dell’art. 6 del testo unico 286/1998), quella che impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazione di nascita (e solo di quelle grazie alla Corte Costituzionale che ha escluso sei anni fa le pubblicazioni di matrimonio).
Questa legge – che avete mantenuto ben salda per otto anni – è in vigore.
Una spregevole eredità gentile Sottosegretaria
Se lei ha o avrà figli (non conosco la sua biografia) avrà offerto loro un contributo a riconoscersi privilegiati che possono calpestare i ‘figli degli altri’.
Se ciò può rassicurarla è in compagnia della Conferenza Episcopale Italiana che, pubblicando il 24 ottobre 2015 la Relatio Synodi “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, si è fermamente (e correttamente) associata a proposte di attenzione alla famiglia e autorevolmente disinteressata di coloro che, pur se nascono in famiglia, non possono averne una perché non esistono. [Nota 4]
Forse questa autorevole compagnia la consola, gentile signora, a me provoca solo disprezzo, sfiducia e dolore ma io conto solo uno: il mio voto che ci tengo ad esprimere per rispetto di me stessa, ché almeno quello mantengo.
Augusta De Piero

La beffa è riuscita.
Avete fatto il danno e per voi non c’è legislatura cui garantire ai giovani richiedenti le Disposizioni in materia di cittadinanza.
Non sempre supponenza e arroganza pagano, neppure chi ne fa un esercizio di beffardo potere.

Nota 1 https://diariealtro.it/?p=5269

Nota 2 La relazione sull’evento dello scorso 13 ottobre si può leggere nell’ampio articolo di Vladimiro Polchi di cui riporto il link
http://www.repubblica.it/politica/2017/10/13/news/ius_soli_e_il_cittadinanza_day_in_piazza_per_chiedere_l_approvazione_della_legge-178129796/

Nota 3 Lo scorso settembre mi era sembrato decente non scriverne i nomi. Ora eccoli a mia futura memoria. Non so se siano stati eletti o no: otto adulti che si associano per distruggere neonati non meritano la mia attenzione.
2.3 PAOLO ROMANI, BERNINI, GASPARRI, D’ALÌ, MALAN, PELINO, FLORIS, FAZZONE
L’emendamento da loro firmato diceva semplicemente “Sopprimere l’articolo”.

Nota 4 https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

7 Marzo 2018Permalink

06 marzo 2016_ La strada stretta fra i laici sacerdoti del razzismo pervasivo e i vescovi italiani, custodi rassicuranti della chiesa preconciliare.

La faccia laica di una brutta storia a modo mio
Ogni storia deve avere un punto di partenza e la mia storia ne ha due, uno nel campo laico (2009) e uno nel campo ecclesiastico (2015).
Nel 2009, regnante il quarto governo Berlusconi, fu approvato il cd ‘pacchetto sicurezza’, una significativa modifica in peggio della legge Bossi Fini.
Chi voglia verificare l’ingresso delle modifiche introdotte nel Testo unico sull’immigrazione (Decreto legislativo, testo coordinato, 25/07/1998 n° 286) può servirsi dell’utilissimo sito di cui trascrivo il link alla Nota 1.
Io mi soffermo sul solito problema del certificato di nascita negato ai ‘figli degli altri’ con il trucco impudicamente, spietatamente beffardo di dover esibire per la registrazione della nascita di un figlio in Italia la presentazione del permesso di soggiorno che i migranti non comunitari irregolari non hanno.
Quindi ci sono persone cui è negata anche l’identità legalmente riconosciuta che subiscono, in condizioni che ne escludono qualsiasi possibilità di difesa, le conseguenze della situazione burocratica dei loro genitori.
Condannati non per colpe espresse ma per ciò che sono i loro genitori, in cosa si differenzia la loro collocazione dalle conclamate categorie dal razzismo?
Il 24 febbraio non era difficile prevedere il peggio che ieri ha avuto la sua aperta manifestazione. Avevo scritto una lettera aperta al presidente Gentiloni naturalmente senza riscontro perché una è una e solo i numeri interessano.
Ritenevo necessario cominciare a costruire una difesa di persone assolutamente fragili usate spietatamente per farne parte attiva di una devastazione. Così non è stato [Nota 2].
I più deboli pagheranno il costo più alto ma tutti pagheremo le conseguenze dell’inciviltà diventata dominio: la frana continuerà.

La faccia ecclesiastica di una brutta storia a modo mio
Nel 2015 si svolse nella chiesa cattolica il Sinodo della Famiglia che si concluse con una relazione finale, “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”. [Nota 3]
Nel documento erano puntualmente identificate le criticità della famiglia quindi dei soggetti che ne soffrivano, a una condizione: che avessero una famiglia.
Coloro che ne avrebbero avuto diritto ma non l’avevano furono puntigliosamente ignorati per creare una categoria perfettamente consona anche in un quadro religioso a quella identificata nel 2009 dal voto di fiducia del parlamento italiano.
Un solo vescovo (mons Bruno Forte, che aveva il titolo di segretario speciale del Sinodo) se ne accorse e pubblicò un articolo dove la legge del 2009 veniva abbondantemente citata ma lo fece su Il sole 24 ore del 28 giugno 2015 e non su un organo vaticano.
Ne riportai il testo dell’articolo il 29 giugno 2015 nel mio blog. [Nota 4]
Il risultato dell’intervento fu nullo e i vescovi continuarono nella loro omissione – mancante di ogni etica della solidarietà – seguiti da un pedissequo ‘popolo di Dio’.
Per capire la gravità della cosa (o almeno quella che io ritengo tale) bisogna fare una capriola all’indietro e tornare al Concilio Vaticano II

Una gerarchia che sceglie di essere preconciliare, forse per comodità forse per convinzione.
Il 7 dicembre 1965 papa Paolo VI promulgò la quarta Costituzione apostolica, la Gaudium et spes, che era stata approvata con 2.111 voti favorevoli su 2.373, 251 contrari e 11 nulli, [Nota 5]
Il giorno successivo il Concilio si sarebbe chiuso.
Il punto 4 della Costituzione (Speranze e angosce) introduceva il termine, Segni dei tempi, che papa Giovanni XXIII aveva usato nell’enciclica Pacem in terris.
Secondo il teologo Karl Rahner, l’espressione “segni dei tempi” è “una delle tre o quattro formule più significative del Concilio, al centro dei suoi lavori come anche all’origine della sua ispirazione”. Essa ha avuto come impatto quello di aprire la coscienza della Chiesa alla sua dimensione storica di dialogo con il mondo.
E ancora la costituzione conciliare. “Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo nonché le sue attese, le sue aspirazioni e la sua indole spesso drammatiche”.
Il mondo moderno che aveva alle spalle secoli di vaticane condanne veniva sdoganato e nulla impediva di considerare fra positivi segni dei tempi gli strumenti acquisiti di laica democrazia e, fra questi, il riconoscimento dell’identità dei nuovi nati da intendersi come loro diritto di persone.
Il silenzio gerarchico fa pensare che le loro eccellenze ed eminenze non abbiano interesse alcuno a che a ogni nuovo nato sia assicurata un’identità legalmente riconosciuta, soprattutto se le loro famiglie non sono quelle con cui costruirsi un’immagine di riconosciuta ‘bontà’.
E se non interessa ad eccellenze ed eminenze perché dovrebbe interessare ad adulti usi ad obbedire, convinti che il vescovil consenso sia una garanzia di confortante ‘verità’?

Un cardinale fra beneficenza da ammirare e diritti negati.
Nel 2005 fallì il referendum sulla legge 40 (“Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”). Il card Ruini, segretario di stato, aveva invitato ad astenersi dal voto intaccando un segno dei tempi importante: l’uso referendario del voto.
Pensavo che gli italiani avrebbero rivendicato la loro adulta cittadinanza. Non è stato così
Quel referendum conobbe una bassissima percentuale di votanti, ben lontana dal raggiungimento del quorum: un punto di forza per aggregazioni politiche che traggono ancora forza e conforto dalla cultura non spenta che nel 2005 aveva res0 vincente la ruinica eversione
E la norma che condanna alcuni neonati all’inesistenza ha attraversato i governi Monti, Letta, Renzi e ora viene traghettata dal presidente Gentiloni alla prossima legislatura.
La mamma (ne ho scritto il 3 marzo) i cui figli adottivi subiscono minacce e insulti ci avverte: non più solo i figli degli altri, ma anche i figli di cittadini italiani possano pagare il prezzo della loro pelle scura. Chi li insulta è forte del consenso creato sulla paura dal lavorio della Lega. [Nota 7]
Chi sarà il prossimo da penalizzare?
Non so, ma so che ci sarà. Di un diverso da distruggere hanno bisogno, laici e gerarchie ecclesiastiche che hanno lasciato perdere la teologia dei segni dei tempi..
Certo possiamo assicurare al ‘diverso’ benefici che nascono dalla nostra bontà ma non diritti.
Il vantaggio d’essere benefattore se lo può permettere chi può donare senza riconoscere se stesso nell’altro.
Farsi difensori di diritti fondamentali non crea immagine sentimentalmente appagante né il ritorno di vantaggi di genere alcuno.

NOTA 1
http://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/04/09/testo-unico-sull-immigrazione

NOTA 2      https://diariealtro.it/?p=5574
(Chi voglia trovare altre notizie può servirsi del tag anagrafe nel mio blog diariealtro.it)

Nota 3;
http://it.radiovaticana.va/news/2015/10/25/sinodo_relazione_finale_famiglia,_luce_del_mondo/1181877

Nota 4:  https://diariealtro.it/?p=3863

Nota 5: http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html

Nota 6: “Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; 3e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? (Mt 16, 3)

Nota 7:  https://diariealtro.it/?p=5588

6 Marzo 2018Permalink

3 marzo 2018 – Passo passo dentro il conforto del razzismo che diventa norma di pensiero e di vita.

La cultura del razzismo, abilmente inserito alla base delle nostre certezze e delle nostre paure con un lavorio che dura ormai da anni, dopo essere stata il solido conforto per il mantenimento della norma che dal 2009 nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier, si va estendendo.
Ritengo che la continuità di quella norma possa essere considerata la cartina al tornasole di un degrado implacabile e strisciante. Nata durante il quarto governo Berlusconi, transitata indenne attraverso i governi Monti, Letta e Renzi è ora pronta ad essere traghettata dal governo Gentiloni alla XVIII legislatura dove continuerà e farà i suoi passi avanti, invasivi quanto un cancro  in un corpo che si crede sano.
Se i figli dei sans papier sono proprio figli degli altri, e perciò rigettati come corpi estranei, i figli adottivi che ora vengono colpiti lo sono un po’ meno ma ormai è noto che è possibile danneggiarli senza averne un riscontro negativi.
Molto dipenderà dal conforto elettorale che sarà assicurato ai gruppi razzisti e dal mantenimento della tolleranza della chiesa cattolica che, anche nel Sinodo sulla famiglia del 2015, è riuscita a ignorare questi piccoli la cui difesa non darebbe luogo a un consenso sociale emotivo o ragionevole che sia.
Sostenerne il diritto ad esistere sarebbe uno spreco di energie.
Ho riportato alcuni articoli di cui in fondo alla piccola raccolta ci sono i link per raggiungere l’originale e qualche riferimento a miei precedenti interventi (limitatamente al 2018) pubblicati nel mio blog.
Probabilmente l’utilità di tutto questo è l’averlo detto a me stessa.
Non ammetto mi sia sottratto il senso della mia dignità, almeno questo

Cosa vuol dire essere una mamma adottiva in un paese razzista

A sua figlia Luna, bimba kenyota di sei anni, hanno detto: «Non ti bacio, altrimenti divento marrone come te». Sua madre ci parla del clima di paura: «Sono preoccupata per quello che dovrà affrontare».
• di GIACOMO IACOMINO

L’hanno trovata in mezzo a una piantagione di caffè. Luna, il nome è di fantasia, aveva circa otto mesi, la mamma l’aveva abbandonata lì, nella speranza che qualcuno potesse prendersi cura di lei. Un coltivatore del luogo, o forse un pastore, l’ha vista, presa in braccio e portata nell’orfanotrofio più vicino. Qui Luna è rimasta circa un anno e mezzo. Poi, è stata adottata. Oggi ha sei anni e vive in provincia di Varese, con Chiara e Bruno e frequenta la prima elementare.«Perché sono nata in Kenya», risponde ai bambini che le chiedono il motivo per cui ha la pelle nera. I genitori adottivi le hanno insegnato cosa è meglio rispondere a domande di questo tipo aiutandola a esercitarsi per tutta l’estate. Luna è bellissima. Allegra. Molto alta per la sua età. Ha due occhi grandi e trasmette dolcezza in ogni suo gesto. «Ma tutto questo non durerà», dice sua madre che guarda in faccia alla realtà, e aggiunge: «Come mamma sono ben cosciente che arriverà presto il momento in cui verrà meno il cosiddetto white privilege, e quando sarà sola io mi domando: cosa succederà?».
IL WHITE PRIVILEGE
È un’espressione anglosassone, abbastanza intuibile anche solo con una traduzione letterale. Finché accanto a un bambino di colore ci sono persone con la pelle bianca, nessuno si permette mai di dirgli, o fargli, niente. Poi però il bambino cresce, a 14 anni inizia a uscire da solo e anche con una certa frequenza ed è a quel punto che occorre chiedersi: come verrà accolto dalla società? Si tratta di un tema diventato più che mai d’attualità dopo la lettera pubblicata su Facebook il 27 febbraio (e subito diventata virale con oltre 30 mila condivisioni) scritta da una mamma che ha adottato due bambini africani rivolgendosi a Matteo Salvini, leader e candidato premier per la Lega Nord: «Caro Salvini, volevo dirle che sta regalando ai miei figli momenti di terrore davvero fuori dal comune»: questo è l’incipit della lettera. Che prosegue così: «La più piccola ha sette anni, e prima di andare a dormire mi chiede sempre: ma se vince quello che parla male di noi mi rimandano in Africa? E piange, disperata». Poi conclude: «Mio figlio invece di anni ne ha 12. Quando prende il pullman per andare a giocare a calcio gliene dicono di ogni, tra cui: sporco negro, tornatene a casa tua invece di venire qui a rubare e uccidere le nostre donne».
LA STORIA DI LUNA
Dopo aver letto questa storia, ci siamo messi in contatto con un’altra donna che ha deciso di adottare un bambino africano. Per chiederle se questo clima di «paura» esiste per davvero, se viene percepito universalmente da tutti i genitori che hanno figli con la pelle di un colore diverso. Chiara, la mamma di Luna, ha 46 anni ed è sposata con Bruno, 49. Lo ammettono entrambi: fino a ora non si sono mai imbattuti in episodi di razzismo rivolti alla piccola. White privilege, si diceva. Finché sei un bimbo e sei accompagnato da genitori bianchi, perlomeno in questa società, non c’è niente che ti possa succedere. O quasi.
DOMANDA Chiara, davvero non è mai capitato a lei e sua figlia un episodio, se non di razzismo, quanto meno spiacevole?
RISPOSTA: In verità sì. Una volta un bambino le ha detto: «Io non ti bacio, altrimenti divento marrone come te, e non voglio». Era una situazione di gioco tra bambini, apparentemente tranquilla. Ma in quel momento mia figlia si è bloccata, ha smesso di ridere e di parlare. Poi siamo tornati a casa, e ha pianto per un’ora.
D: Trattandosi di bambini, forse però in questo caso si è trattato solo di un piccolo incidente.
R: Probabilmente è così. Sono anch’io convinta che non ci fosse alcuna impronta razzista nella frase pronunciata da quel bambino. Ma io e mio marito siamo costretti a convivere con la paura che questi episodi possano ripetersi sempre più frequentemente, man mano che nostra figlia crescerà. Non ci preoccupa più di tanto «l’adesso», quanto l’inizio dell’adolescenza, quando avrà 13 anni. Quanto ci metteranno le persone a scambiarla anche solo per un’immigrata, quando la incontreranno per strada?
La nostra è una società razzista. L’idea di crescere mia figlia in questo Paese mi spaventa.
D: Il che, se ci fosse un substrato sociale di un certo tipo, non dovrebbe essere un problema. Immigrati, italiani, stranieri, cinesi, ebrei, neri… Siamo tutti uguali.
R: E invece tutto questo non c’è. La nostra, e non mi vergogno di dire quello che sto per dire, è una società razzista. L’idea di crescere mia figlia in questo Paese mi spaventa. Non sono una persona ansiosa né eccessivamente protettiva. Ma so bene cosa l’aspetta e cosa c’è in serbo per lei che proviene da un mondo totalmente diverso.
D: Come va gestita questa situazione, in famiglia e fuori di casa?
R: Cerco di studiare e trovare gli strumenti giusti per facilitare il suo inserimento. Ovviamente non è ancora pronta per parlare del suo abbandono dal punto di vista emotivo. Ma se dei bambini dovessero iniziare a prenderla in giro a causa del colore della sua pelle, io credo che debba imparare il prima possibile a rispondere nel modo adeguato.
D: Come, per esempio?
R: C’è voluto tempo, un’intera estate, l’ultima, per insegnare a Luna le risposte più adeguate da dare ai suoi compagni di classe riguardo la sua diversità. In pratica simulavamo dei discorsi insieme e mentre lo dico mi sembra paradossale. Per cui a domande del tipo: «Perché hai la pelle nera?». Lei oggi risponde: «Perché ho più melanina» oppure, più semplicemente: »Perché sono nata in Kenya». Peraltro ha risposto così, di recente, a un altro bambino, che ha subito detto: «Wow, che bello!». Lei era felicissima. Aggiungo che siamo stati fortunati perché Luna è in una classe dove c’è anche un bambino giapponese, un altro Nord africano e persino un neozelandese, quasi ho pianto, quando me l’hanno detto. A scuola non ci sono problemi ma lo ripeto, siamo stati molto, molto fortunati. Penso ad esempio a cosa ha dovuto vivere una mia amica che vive a Padova.
D: Cosa le è successo?
R: Anche lei ha adottato un bambino di colore. Ed è stata costretta a fargli cambiare scuola, perché i compagni lo prendevano in giro. Cose del tipo: «Tu sei marrone, tu sei come la cacca, tu puzzi». E io francamente, con tutta la buona volontà, non posso certo dire a mia figlia di sei anni cosa rispondere se qualcuno le si rivolge in questo modo.
D: La scelta della scuola è un importantissimo punto di partenza per tutti. Per una famiglia come la vostra, lo è ancora di più.
R: Ci abbiamo messo sette mesi prima di trovare quella giusta. Qui Luna già conosce la metà dei suoi compagni perché li frequenta dall’asilo. Ma per intenderci: noi viviamo vicino Varese, dove gli impulsi leghisti non mancano. Poi è ovvio che è la scuola stessa a dover cambiare. Ritengo che sin dall’asilo si debba iniziare ad affrontare il tema della diversità, e lasciare che i bambini parlino di questa cosa liberamente.
D: Quand’è che Luna si è accorta del colore della pelle diverso da quello della sua mamma?
R: A tre anni. Le stavo preparando una fetta di pane con il burro. Lei mi ha detto: «Mamma, il tuo colore è uguale al burro, ma io ce l’ho come il cioccolato». Ovvio che lei non può attribuire alcun valore a questa cosa. A meno che qualcuno non glielo faccia notare in modo violento, come è accaduto con il bambino che non voleva baciarla o com’è successo alla figlia della mia amica padovana. Ecco perché sono preoccupata per il suo futuro.
D: Il clima di cui parla la mamma che ha scritto la lettera a Matteo Salvini esiste, dunque.
R: Certo, come ho detto: non è un timore. Ho la certezza che prima o poi succederà qualcosa. L’infanzia di Luna non è nient’altro che una bolla. Quando finirà temo ci vorrà poco tempo prima che le arrivino i primi ‘commenti’ e in qualità di genitori c’è la paura di non averla preparata abbastanza bene. Non devi farle il lavaggio del cervello, ma è indispensabile darle un vissuto importante a livello emotivo affinché riesca a tutelarsi da sola.
D: In che rapporti è con altre mamme che hanno adottato bambini africani o di colore?
R: Frequentiamo incontri, convegni in cui ci sono testimonianze di chi ha già vissuto potenziali episodi di razzismo, sono momenti utili in cui confrontarsi.
D: Qualche esempio?
R: Sono stata di recente alla conferenza della presentazione di un libro scritto da una ragazza nera, figlia di immigrati di seconda generazione, che vive a Bergamo. Ha raccontato di quando torna a casa la sera e c’è sempre un gruppo di persone, giovani e meno giovani, che le chiedono ‘quanto vuole’. Può immaginare che per me che sono madre di una figlia di sei anni kenyana, anche solo pensare a una cosa del genere mi mette un’ansia pazzesca.
D: Per una mamma di una bimba keniana di sei anni, pensare a una cosa del genere per la figlia non deve essere facile.
R: Ma ve ne racconta un’altra. Ho conosciuto una donna che ha adottato una bambina indiana. Un giorno la porta con sé in ufficio, dove non tutti erano al corrente dell’adozione. E così alcuni suoi colleghi vedono la piccola mentre gioca con la sua borsa. «Guarda che c’è una straniera che sta frugando tra le tue cose», le hanno detto.
Non siamo in Svizzera o in Inghilterra dove un direttore di banca con la pelle nera è qualcosa di assolutamente normale.
D: Suo marito è preoccupato quanto lei?
R: Più di lui lo è mia madre, quindi la nonna, che ha 80 anni. Teme che Luna possa essere trattata male, in ogni momento. D’altra parte dove viviamo noi non ci sono uomini e donne di colore che lavorano come dirigenti di qualche azienda o di qualche ufficio. Non siamo in Svizzera o in Inghilterra dove un direttore di banca con la pelle nera è qualcosa di assolutamente normale. Ecco perché farò in modo che Luna impari l’inglese il prima possibile. Per lei sogno un futuro all’estero. a Londra magari.
D: Dice che tra 20 anni l’Italia non sarà ancora pronta?
R: Non credo, ma ci spero tanto.

Il presente non ci faccia dimenticare la storia
1 marzo 2018 – Zeev Sternhell: “Israele, fascismo in crescita e razzismo come nazismo degli esordi”
La denuncia lo storico israeliano Zeev Sternhell: “Israele vuole privare i palestinesi dei diritti umani fondamentali. La sinistra non è più in grado di sconfiggere l’ultranazionalismo tossico che si è sviluppato qui, la cui versione europea ha praticamente sterminato la maggioranza del popolo ebraico”.
di Zeev Sternhell, da Haaretz *

Spesso mi chiedo come, tra 50 o 100 anni, uno storico interpreterà la nostra epoca. Quand’è – si chiederà – che la popolazione in Israele ha iniziato a realizzare che lo Stato, nato dalla guerra d’indipendenza, sulle rovine dell’ebraismo europeo, e pagato col sangue dei combattenti, alcuni dei quali erano sopravvissuti all’Olocausto, si è trasformato in una tale mostruosità per i suoi abitanti non ebrei? Quand’è che alcuni israeliani hanno capito che la loro crudeltà e la capacità di prevaricazione sugli altri, palestinesi o africani, ha iniziato a erodere la legittimità morale della loro esistenza come entità sovrana?

La risposta, potrebbe dire quello storico, è racchiusa nelle azioni di parlamentari come Miki Zohar e Bezalel Smotrich e nelle proposte di legge del ministro della Giustizia Ayelet Shaked. La legge dello Stato-nazione, che sembra formulata dal peggiore degli ultranazionalisti europei, è stata solo l’inizio. Dato che la sinistra non ha protestato contro di essa nelle manifestazioni in Rotchild Boulevard, quella è stata l’inizio della fine della vecchia Israele, la cui dichiarazione di indipendenza rimarrà come pezzo da museo. Un reperto archeologico che insegnerà alla gente ciò che Israele sarebbe potuta diventare, se solo la sua società non fosse stata disintegrata dalla devastazione morale causata dall’occupazione e dall’apartheid nei Territori.

La sinistra non è più in grado di sconfiggere l’ultranazionalismo tossico che si è sviluppato qui, la cui versione europea ha praticamente sterminato la maggioranza del popolo ebraico. Le interviste per Haaretz di Ravit Hech a Smotrich e Zohar (3 dicembre 2016 e 28 ottobre 2017) dovrebbero essere ampiamente diffuse su tutti i media in Israele e nel mondo ebraico. In entrambe, si nota non solo un crescente fascismo israeliano, ma anche un razzismo simile al nazismo degli esordi.

Come ogni ideologia, la teoria nazista della razza si è sviluppata nel corso degli anni. All’inizio, ha solo privato gli ebrei dei loro diritti umani e civili. È possibile che, se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, la “questione ebraica” si sarebbe risolta con la sola espulsione “volontaria” degli ebrei dalle terre del Reich. Dopotutto, molti ebrei austriaci e tedeschi erano riusciti ad andarsene in tempo. È possibile che questo sia il futuro dei palestinesi.

Smotrich e Zohar, infatti, non vogliono nuocere fisicamente ai palestinesi, a patto che questi non si ribellino contro i loro padroni ebrei. Vogliono semplicemente privarli dei diritti umani fondamentali, come l’autogoverno nel loro Stato e la libertà dall’oppressione, o l’uguaglianza di diritti nel caso in cui i territori siano ufficialmente annessi a Israele. Per questi due rappresentanti della maggioranza alla Knesset, i palestinesi sono condannati a restare sotto occupazione per sempre. È probabile che anche il Comitato centrale del Likud la pensi così. Il ragionamento è semplice: gli arabi non sono ebrei, quindi non possono rivendicare la proprietà di alcuna porzione della terra che è stata promessa al popolo ebraico.

Secondo il ragionamento di Smotrich, Zohar e Shaked, un ebreo di Brooklin che non ha mai messo piede in questo Paese è il legittimo proprietario di questa terra, mentre un palestinese, la cui famiglia vive qui da generazioni, è uno straniero che vive qui solo grazie alla benevolenza degli ebrei. “Un palestinese – ha detto Zohar a Hecht – non ha alcun diritto all’autodeterminazione nazionale perché non possiede la terra in questo Paese. Per senso del vivere civile gli riconosco la residenza, dato che è nato qui e vive qui; non gli dirò di andarsene. Ma, mi dispiace dirlo, loro hanno un enorme handicap: non sono nati ebrei”.

Da ciò si può presumere che, anche se si convertissero tutti, si facessero crescere i payot (riccioli laterali) e studiassero la Torah, non servirebbe. Questa è la realtà dei richiedenti asilo sudanesi ed eritrei e dei loro figli, che sono israeliani a tutti gli effetti. Era lo stesso con i nazisti. Poi c’è l’apartheid, che si può applicare in determinate circostanze agli arabi con cittadinanza israeliana. La maggior parte degli israeliani non sembra preoccupata.

* Traduzione di Elena Bellini da Nena News (1 marzo 2018)

NOTA 1: fonti dell’articolo di Giacomo Iacomino
http://www.letteradonna.it/it/articoli/conversazioni/2018/03/02/mamma-adottiva-lettera-salvini-razzismo/25384/
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1520056996.htm

NOTA 2. Accesso al sito www.ildialogo.org – Osservatorio sul Razzismo e sulle migrazioni
http://www.ildialogo.org/ShowIndex.php?sez=norazzismo

NOTA 3: fonte dell’articolo di Zeev Sternhell
http://temi.repubblica.it/micromega-online/israele-fascismo-in-crescita-e-razzismo-come-nazismo-degli-esordi/

NOTA 4:
24 febbraio – Lettera aperta al presidente Gentiloni  https://diariealtro.it/?p=5574
8 febbraio – Liliana Segre: c’è una politica che semina odio
………………………………………………………………….https://diariealtro.it/?p=5534
6 febbraio – Razza o non razza? Un fatto o una parola?  https://diariealtro.it/?p=5532

3 Marzo 2018Permalink

24 febbraio 2018 – Appello – lettera aperta – al Presidente Gentiloni

Avevo inviato un appello al Presidente dopo la bocciatura delle Disposizioni in materia di cittadinanza’ (cd ius soli).
Naturalmente non ho avuto risposta. 
Se il silenzio si addice a chi non c’è il presidente Gentiloni ha rivendicato la sua presenza nel confronti del presidente Juncker.
E, dato che vuole esserci, ci riprovo.

Ho spedito riferendomi all’indirizzo  Gentiloni[at]governo.it  che è un Contatto di posta elettronica cui si arriva visitando il sito della Presidenza del Consiglio

Signor Presidente ,
questa lettera aperta porta una sola firma, ed è facile considerarla insignificante ma gliela invio perché corrisponde all’abitudine di affermare la propria competente responsabilità, almeno per la propria dignità se altro non rimane. Ci sono principi cui non si addice il silenzio.
Ho trovato nel sito del senato il testo dell’Articolo 3 della Costituzione in una forma che ha il merito (per ogni termine che è definizione precisa di una condizione) di segnalare i successivi articoli che quel termine evoca.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Un solo termine manca di ogni riferimento, quello che suona ‘condizioni personali e sociali’.
Fra le tante ‘condizioni’ personali che è possibile evocare c’è anche il riconoscimento dell’esistenza legale che si esprime con la garanzia universale del certificato di nascita.
E’ una garanzia che ha la sua precisazione nell’art 7 della Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che in Italia è legge (n.176 del 1991) che riconosce il minore come portatore di diritti propri.

Art. 7
1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Dal 2009 la legge 94 (il cd pacchetto sicurezza) impone al migrante non comunitario privo di permesso di soggiorno di esibire il documento di cui non dispone per registrare la nascita di un figlio in Italia.
Una beffa crudele per distruggere una persona che non può difendersi.
Nelle tradite ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ (cd. Ius soli) – la cui possibilità di approvazione è franata in Senato il 23 dicembre scorso – c’era anche un comma (comma 3 dell’art. 2) che ristabiliva la garanzia dell’esistenza giuridicamente riconosciuta di ogni nuovo nato in Italia, superando la politica che riduce alcuni di loro a fantasmi, come volle il quarto governo Berlusconi, legando la certezza della devastazione di queste vite indifese a una norma approvata con voto di fiducia che ha attraversato inamovibile i governi Monti, Letta e Renzi per approdare al governo che Lei ancora presiede.

Egregio Presidente, se il suo governo sarà pienamente operativo anche dopo il 5 marzo (con buona pace del Presidente della Commissione Jean Claude Juncker), se un qualche gruppo parlamentare si renderà conto che trascinare di legislatura in legislatura la condanna di neonati a non esistere è una scelta aberrante che potrebbe essere cancellata da una legge da approvare senza onere di spesa, faccia quanto in suo potere per superare la decisione presa nel 2009 per creare neonati inesistenti e abusarli come minaccia per i genitori.
Augusta De Piero

24 Febbraio 2018Permalink

22 febbraio 2018 – Messaggio a Pax Christi

Alla Segreteria di Pax Christi.
Chiedo che questo mio messaggio sia consegnato a chi può occuparsi del problema che pongo

Ho avuto modo di leggere la vostra AGENDA DELLE MIGRAZIONI: SETTE PROPOSTE PER I CANDIDATI ALLE ELEZIONI
Non sono candidata a nulla ma mi permetto di segnalarvi un problema che seguo da nove anni: quello della negazione del certificato di nascita a nati in Italia (in questo caso non si tratta di ingressi ma di nascite).
La prima delle vostre sette proposte riguarda la legge sulla cittadinanza, di cui il Parlamento italiano si era occupato fino a proporre una norma, miseramente franata dopo essere stata approvata dalla Camera e aver parcheggiato per due anni al Senato (Disposizioni in materia di cittadinanza cd ius soli).
In quella norma cancellata c’era anche un comma (comma 3 dell’art. 2) che, se approvato, avrebbe garantito l’esistenza legale di ogni nuovo nato in Italia.
Oggi purtroppo così non è. Infatti per assicurare a ogni nato il certificato di nascita cui ha diritto (Costituzione art. 3 – Legge 176/1991, ratifica della Convenzione di New York) viene chiesta ai genitori la presentazione del permesso di soggiorno di cui, se irregolari, non dispongono.
L’assenza dichiarata di quel documento di fronte a un ufficiale di stato civile ne comporterebbe l’espulsione e quindi li pone nella condizione crudele di dover considerare l’esistenza legale del proprio figlio come una minaccia e ciò può indurli a nasconderlo
Il gruppo Convention on the Rights of the Child (che dal 2009 segnala il problema) lo scorso anno ha pubblicato nel 
3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, anno 2016-2017, una raccomandazione in proposito.
Al capitolo 3.1 si legge infatti la richiesta “DI INTRAPRENDERE UNA CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE SUL DIRITTO DI TUTTI I BAMBINI A ESSERE REGISTRATI ALLA NASCITA, INDIPENDENTEMENTE DALL’ESTRAZIONE SOCIALE ED ETNICA E DELLO STATUS SOGGIORNANTE DEI GENITORI”.
E’ ben vero che, quando fu approvata con voto di fiducia la lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 (ormai presente anche nel Testo unico sull’immigrazione come art. 6 comma 2), il governo di allora (quarto Berlusconi) ricorse a una misura che lo tutelasse da penalizzazioni internazionali ed emanò immediatamente una circolare che, in materia di registrazione anagrafica, diceva e dice il contrario della legge, concedendo quindi, con misura amministrativa, il certificato di nascita che la legge negava e nega (Ministero dell’interno, circolare n. 19 del 2009).
Le strumento amministrativo, come è noto, è di rango inferiore alla legge e per sé aleatorio.
Ora paradossalmente la misura penalizzante del 2009 resta in vigore mentre tutto il lavoro e l’impegno della società civile – e conseguentemente del Parlamento – in materia di acquisizione della cittadinanza riparte da zero e insieme è azzerata anche la salvezza dei neonati persona.
Quindi la condanna di una precisa e definita categoria di neonati a non esistere si affiderà inalterata alla XVIII legislatura , avendo attraversato la XVI – governo Monti – e la XVII – governo Letta, Renzi e infine Gentiloni.
Vi chiedo di farvi carico con la competenza e l’autorevolezza che vi appartengono anche di questi piccoli senza identità, senza genitori, senza cittadinanza.
Mi ostino a sperare.
Augusta De Piero

NOTA: Così dice il punto 1 delle sette proposte di Pax Christi
Riforma della legge sulla cittadinanza
Da troppi anni il nostro Paese non adegua la sua legislazione sull’acquisizione della cittadinanza al mutato contesto sociale e troppi cittadini di fatto non sono riconosciuti tali dall’ordinamento. Varare un provvedimento che sani queste contraddizioni non è più rimandabile”.

L’indirizzo della Segreteria è la mail per ogni comunicazione.

22 Febbraio 2018Permalink

20 gennaio 2018 – Liliana Segre nominata senatrice a vita: “E’ stato un fulmine, sono solo un araldo”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato Senatrice a vita, ai sensi dell’articolo 59, secondo comma, della Costituzione, la dottoressa Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, per avere dato lustro alla Patria con altissimi meriti nel campo sociale.
Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni.
Il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere Ugo Zampetti provvederà alla consegna al Presidente del Senato della Repubblica, Pietro Grasso, del decreto di nomina.
Il Presidente della Repubblica ha informato telefonicamente la neo Senatrice a vita della nomina. (fonte ANSA [1])

Il presidente del consiglio, Gentiloni ha dichiarato: ‘Indicherà il valore della memoria’
Quale memoria?
Liliana Segre ha usato una parola importantissima e illuminante: “Sono solo un araldo”
Nel Medioevo l’araldo era un pubblico ufficiale addetto alle corti dei sovrani o agli ordini cavallereschi, con mansioni di maestro delle cerimonie e di rappresentante del sovrano o del feudatario, ed anche con uffici militari o incarichi di fiducia presso i sovrani esteri.
I dizionari ci ricordano che si tratta di un messaggero che estensivamente può dirsi promotore o sostenitore di un movimento ideale.

Icasticamente lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano ha chiarito “ Quando é viva davvero la memoria non contempla la storia, ma spinge a farla. <…> Come noi… è piena di contraddizioni … non è nata per servirci da ancoraggio. La sua vocazione sarebbe piuttosto di farci da catapulta”.

La presenza di Liliana Segre – condannata bambina come tanti, persone di ogni età, distrutti nei lager non per ciò che avessero fatto o sconsideratamente detto ma per ciò che erano– ci impone il ricordo delle leggi razziali – volute da Benito Mussolini , firmate da un re la cui salma è stata incomprensibilmente trasferita in Italia.
Il presidente della Repubblica ha dichiarato di averla nominata senatrice a vita per “aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale”. E le parole della signora Segre ci spiegano il significato di quel ‘campo sociale’. “Non posso darmi altra importanza – dice – che quella di essere un araldo, una persona che racconta ciò di cui è stata testimone”.
Quindi il senso dell’impegno di Liliana Segre è fondamentalmente un fatto culturale.

In parallelo ricordiamo che le leggi razziali del 1938 ebbero come primo motore il Manifesto degli scienziati razzisti [2]. Ne seguì la Dichiarazione sulla razza, approvata da Gran consiglio del fascismo il 6 ottobre 1938 e pubblicata sul “Foglio d’ordine” del Partito nazionale fascista il 26 ottobre 1938. (Fonte di questi documenti e delle leggi un sito governativo che le elenca e fornisce un link [3])
E ricordiamo ancora che il primo decreto fu approvato allora in modo da impedire l’ingresso nelle scuole italiane di studenti e insegnanti [4].
Solo più tardi fu approvato il decreto organico che merita di essere visitato ampiamente [5].
Mi limito a un punto che mi sembra pertinente:
Diceva l’art. 8 del Regio Decreto Legge  17 novembre 1938 – XVII, n. 1728
Art. 8 Agli effetti di legge:
a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica;
b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera;
c) è considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre;
d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo.

Nel 2009 si è approvata una legge che, non con la spudoratezza aperta e chiara della norma del 1938 (che pur gli italiani accettarono), ma con formula subdola, ambigua e vigliacca (che a chi la contrasti non impone i rischi di coloro che nel 1938 subirono senza consentire) afferma doversi presentare il permesso di soggiorno per registrare le dichiarazioni di matrimonio e di nascita e quindi, nel momento in cui si afferma un diritto umano proprio e dei propri figli, ci si esponga all’espulsione prevista dalla stessa norma per gli irregolari (detti clandestini con vulgata che il pregiudizio spiega ma l’ignoranza non giustifica) [6].
Due anni dopo (2011) la Corte Costituzionale con sentenza n. 245 stabilì che non si dovesse presentare il permesso di soggiorno in previsione di matrimonio e il codice civile che era stato modificato fu rimodificato.
Nulla fu fatto per i neonati, capri espiatori da offrire all’idolatria di cui è profeta la Lega Nord che, con un accorto, abile, costante lavoro ha corrotto la coscienza di molti italiani [7]

Oggi Liliana Segre entra in Senato in una situazione paradossale.
Il comma 3 dell’art. 2 della proposta sulle “Disposizioni in materia di cittadinanza” (cd ius soli) proponeva una norma che, se approvata, avrebbe consentito il superamento della condanna a norma razzista emanata otto anni prima. [8]
Le Disposizioni non sono state approvate e quindi lavoro, aspettative di chi credeva all’impegno preso anche dal presidente del senato di facilitare l’accesso alla cittadinanza per chi ne facesse richiesta, tutto è andato cancellato e insieme è andata vanificata la norma che avrebbe corretto l’infamia del 2009.
Resta e resterà fermo solo l’articolo che dal 2009 si fa beffa del dovere di assicurare il certificato di nascita ai propri figli, usando i piccoli nati in Italia da non comunitari senza permesso di soggiorno per creare paura e favorire il nascondimento che renda quei nuovi nati legalmente inesistenti.
Suggerisco la lettura del cap. 3.1 del 3° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, anno 2016-2017, presentato dal gruppo CRC Convention on the Rights of the Child [9]
Contro la richiesta da anni reiterata del gruppo CRC la norma, voluta da Maroni con il conforto del quarto governo Berlusconi, è stata mantenuta dal pregiudizio dominante anche in parlamento e dalla paciosa indifferenza dei governi Monti, Letta, Renzi .
Ora Il presidente Gentiloni la traghetterà a chi gli sarà successore nella XVIII legislatura.
Questo è il senato in cui entra la senatrice Segre.

NOTE:
[1] http://www.governo.it/sites/governo.it/files/leggi_antiebraiche_38_43.pdf
e anche
Centro di documentazione ebraica contemporanea –CDEC http://www.cdec.it/home2_2.asp?idtesto=185&idtesto1=558&son=1&figlio=877&level=2
[2] http://www.cdec.it/dsca/Manif.htm
[3] http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/01/19/mattarella-nomina-liliana-segre-senatrice-a-vita-_fc751e24-d8ba-4f12-beab-afb6887040ee.html
[4] Regio Decreto Legge 5 settembre 1938, n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista
http://www.cdec.it/home2_2.asp?idtesto=185&idtesto1=643&son=1&figlio=558&level=6
[5] REGIO DECRETO – LEGGE 17 novembre 1938 – XVII, n. 1728
http://www.cdec.it/home2_2.asp?idtesto=185&idtesto1=564&son=1&figlio=558&level=7 [6] http://www.altalex.com/documents/leggi/2012/04/18/pacchetto-sicurezza-introdotto-il-reato-di-immigrazione-clandestina
[7] https://diariealtro.it/?p=5485
Dal mio blog del 5 gennaio: La crudeltà stupida che appaga e paga
[8] lettera g, del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 2009
http://www.altalex.com/documents/leggi/2012/04/18/pacchetto-sicurezza-introdotto-il-reato-di-immigrazione-clandestina
[9] Ho dovuto cancellare il link perché introduce una pagina impropria.
Ci si arriva attraverso il sito ASGI
https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/12/Rapporto-CRC-3-Basso-per-sito-pdf.pdf

 

20 Gennaio 2018Permalink