6 gennaio 2017 – Non sono anonimi, non acronimi forse pseudonimi

Trasferisco questa pagina su fb nella speranza che qualcuno, leggendola, prenda atto della conclusione. Vorrei fosse considerata come un appello

Nel mio blog succede una cosa strana. Alla fine di ogni scritto è possibile a chiunque intervenire e io sono ben lieta di leggere i rari commenti e rispondere. Purtroppo però ricevo messaggi strani (non prendo neppure in considerazione chi cerca di inserire pubblicità o di darmi consigli su possibilità di miglioramento della grafica e lo fa con termini tecnici complessi). Questi messaggi sono uguali fra loro, si agganciano a vecchi scritti e dicono: “è da una settimana che cerco e il tuo blog è l’unica cosa apprezzabile che leggo. Veramente affascinante. Se tutte le persone che creano contenuti badassero a dare materiale convincente come questo il web sarebbe sicuramente molto più utile. Ϲontinua così”. Dopo una prima fase di meravigliata incredulità non posso credere che ci siano persone che vanno in giro per i blog, mi trovino e mi ammirino, cancello e, per quel che mi riguarda, pongo fine alla irritante presa in giro

Ieri però è successo di peggio. A seguito di una mia pagina del 2 maggio 2015 una persona che si firma con uno pseudonimo che non permette di identificarla – e neppure se stabilire se si  maschio o femmina ) scrive:

“Trovato gattino non sapevo come chiamarlo. Ho trovato qui un elenco completo (black and white cat names)”
http://allcatsnames.com/black-and-white-kittens-names.

Inserisco di seguito il link alla pagina del 2 maggio così che chiunque voglia potrà verificare che si trattava di un testo ampiamente documentato in cui scrivevo dei bambini invisibili, senza status giuridico, senza certificato di nascita (perché figli di migranti non comunitari irregolari) e perciò senza nome.

Link alla pagina. https://diariealtro.it/?p=3746)

Una precisazione Ho ricevuto un messaggio che riporta un documento significativo della comunità di Sant’Egidio di cui riprendo un passo, con una sottolineatura che si connette a quanto da sette anni quasi inutilmente scrivo: Non chiamateli “invisibili”. Anche la Comunità di Sant’Egidio si è occupata spesso del tema, soprattutto nel caso dei rom e sinti. “Bisogna tener conto che siamo di fronte a una situazione anomala – sottolinea Paolo Ciani -. La vicenda dei rom senza status giuridico riguarda un numero limitato di persone, ma allo stesso tempo c’è una sovraesposizione del tema a livello di opinione pubblica. Spesso parliamo di queste persone come invisibili, ma si tratta di bambini nati nei nostri ospedali, iscritti nelle nostre scuole, registrati nei nostri campi rom. Il loro problema non è certo la loro visibilità ma lo status giuridico che non hanno, per il resto sono visibilissimi da anni”. Per richiamare l’attenzione sul problema che coinvolge 600mila persone  in Ue, 50 organizzazioni della società civile, riunite nell’European network on statelessness( Ens) hanno consegnato una petizione ai parlamentari europei. “Quello che chiediamo agli stati è di adottare le convenzioni del ’54 (L.306/62, ndr) e del ’61, di rendere accessibile e facile la registrazione delle nascite e di mettere in pratica tutta una serie di tutele per concedere la cittadinanza ai bambini nati sul territorio, che altrimenti sarebbe apolidi – spiega Martina Bezzini di Ens -. L’obiettivo finale è porre fine all’apolidia e quindi fare in modo che tutti possano avere accesso a diritti fondamentali come la salute e all’istruzione”. Anche l’Unhcr ha lanciato una campagna sul tema dal titolo “I belong”. “Si tratta di una campagna globale per porre fine apolidia entro 10 anni – spiega Enrico Guida -. Per farlo si prevede un piano in 10 azioni che, se implementate, permetteranno la definitiva eliminazione entro il 2024”. (Eleonora Camilli) Fonte: Redattore Sociale

Conclusione. E’ chiaro che il sarcasmo di chi mi ha scritto suggerendo la scelta dei nomi di gatto per identificare bambini fantasma, sceglie di attribuire ad esseri umani una strada propria degli animali che non abbisognano di una legge e di procedure  ammnistrative per esistere. E’ altrettanto evidente che i parlamentari che in sette anni non hanno saputo (o meglio voluto) modificare la norma che ostacola la concessione del certificato di nascita a una fattispecie di neonati artatamente costruita sono confortati da chi è disposto ad usare i neonati come armi improprie per creare paura nei genitori e non so se quei parlamentari saranno in qualche modo stimolati  a un più decente comportamento dal comunicato di Sant’Egidio. Spero di sì. E spero che qualcuno glielo ricordi.

6 Gennaio 2017Permalink

5 dicembre 2016 – Questa mattina mi son svegliata …

.. e ho trovato il vaso di Pandora aperto.
Ieri pomeriggio avevo acquisito una informazione positiva: la vittoria di Van der Bellen in Austria. Al momento il pericolo di un neonazista, presidente della Repubblica al di là del nostro confine sembra sventato. Ieri sera sono andata a dormire dopo aver inserito in facebook il mio scritto sulle ragioni per cui avevo annullato la scheda elettorale. Non l’avevo fatto prima perché non volevo coinvolgere nessuno in una decisione brutta e disperata: una scelta senza appigli che mi potessero convincere da nessuna parte. Fermo restando che non potevo votare SI’ per ragioni di merito, che non sto a ripetere, ho constatato la vittoria di un vaso di Pandora che, aperto, riverserà frammenti buoni e cattivi da usare nella vita e nelle scelte di tutti noi. Ultimo frammento pessimo: il bambino che giorni fa in piazza Montecitorio si era avvicinato a Salvini (uno dei ‘vincitori’ tramite NO) dichiarando “noi non vogliamo gli stranieri” e ricevendone un premiale, ripetuto e sogghignate  “Numero 1”. Così, attraverso la parola di un leader in una folla plaudente, si instillano i fondamenti del razzismo che poi cresceranno. Certo, se avesse vinto il SI’ non sarebbe andata meglio, anzi.

Il mio triplice filo di Arianna
Per leggere le proposte di riforma bocciate ieri mi ero costruito un personale fino di Arianna fatto di tre fili intrecciati fra loro.
– 1.  il principio di uguaglianza realizzato come “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (Cost. art 3 comma 2)”
– 2.  e avevo ben presente che: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche , di condizioni personali e sociali” (Cost. art. 3 comma1).
– 3. Poi c’era un terzo filo, quello robusto attorno al quale si intrecciavano i primi due: il convincimento che la politica sia strumento per promuovere, con tutti i nostri limiti di capacità e di forze, l’eguaglianza (che – per onestà e chiarezza – abbiamo declinato anche  in ‘pari opportunità’).

IL certificato per esistere
Mi è chiaro che l’esistenza giuridica di una persona necessita di un riconoscimento adeguato e valido. Nella nostra storia di civiltà (non solo italiana) si è configurato come certificato di nascita. Dal 2009 la legge 94 (art. 1, comma 22, lettera g) ne ostacola gravemente l’acquisizione per i figli dei non comunitari privi di permesso di soggiorno, figli che nascano in Italia. Era una legge voluta fortemente dall’allora ministro dell’interno Maroni nel quadro del quarto governo Berlusconi. Nei sette anni successivi forze diverse (collocabili per semplificare nel SI’ e nel NO) non l’hanno voluta cambiare. Uso il verbo volere e non potere perché, volendo, avrebbero potuto: si trattava infatti di una riforma senza onere di spesa, che non prevedeva l’introduzione di principi nuovi ma solo il ritorno al sistema precedente il 2009. Questo atteggiamento beffardo nei confronti di soggetti che non possono farsi lobby, che solo alla politica si affidano perché privi di ogni forza,  è stato consolidata da decisioni sconvolgenti in cui i bambini sono stati usati – meglio abusati – per spaventare i genitori a gloria e onore di soggetti ululanti più che parlanti  (ma di ciò ho scritto ieri – https://diariealtro.it/?p=4767 ).
Siamo alla negazione della politica

Spes contra spem
Nel bene e nel male le forze NO della mia scatola di Pandora (dove ci sono anche elementi di positività da scovare) hanno acquisito maggior forza in Parlamento. Se fra loro emergesse qualche gruppo pensante e parlante di conseguenza, capace delle necessarie alleanze su progetti di civiltà, potrei sperare. Temo però che il loro collante resterà l’ANTI, qualcuno o qualche cosa che sia E l’anti non ha nulla a che fare con il “compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
E sperare, dopo essermi guardata attorno con una qualche attenzione, mi è sempre più difficile.

5 Dicembre 2016Permalink

4 dicembre 2016 – Chiarisco a me stessa, poi vado a dormire e domani mattina vedrò

Anche Cartesio ragionevolmente dubitava. Perché non io?

Adesso provo a chiarire a me stessa (e, a urne chiuse, pubblicherò su facebook) perché ho annullato la scheda del referendum. Dopo aver preso visione delle modifiche della Costituzione sottoposte a referendum ho deciso di non votare SI’. Ho conservato i testi di molte sagge e competenti analisi nel mio archivio personale, qualche cosa ho trasferito nel blog e da lì su fb. Ora però mi interessa spiegarmi (a mia futura memoria) perché non ho potuto votare NO. Il SI’ mi garantirebbe – dicono – la continuità politica con qualche modifica nei comportamenti (cominciamo a cambiare, era il mantra). Considerazione del tutto marginale ma quando qualche cosa diventa ridicola a me scatta un segnale d’allarme. Mi chiedo, se vincerà il SI’,  come potranno arrangiarsi fra i corridoi di palazzo Madama e l’aula i senatori nuovo modello che non si conosceranno fra di loro, probabilmente non faranno in tempo a conoscersi ed entreranno nel loro ruolo a piccoli gruppi, in momenti diversi secondo le elezioni locali e la conferma della eventuale scelta differenziata dei cittadini (non credo che comuni e regioni tireranno sbrigativamente a sorte i nominativi dei senator/consiglieri). Temo che, per la difficoltà di girare in un palazzo ignoto fra sconosciuti, la domanda più frequente sarà: ‘ Scusi dov’è la toilette?’. Non dimentichiamo che si tratta di un necessario luogo di universale conforto per chiunque, comunque collocato..

Ma veniamo al ‘perché del mio no al NO’

La causa del mio no al NO è dei suoi sostenitori che lasciavano intravedere, e spesso prevedevano con sicurezza, un futuro diverso e migliore in caso di vittoria. Ora, in caso di successo del NO, resteremo con la Costituzione in vigore e l’insieme dei gruppi che lo sostengono perderanno anche il collante dell’antirenzismo che svaporerà come la benzina in una bottiglia dimenticata aperta. Per proporre modifiche di loro gradimento (pur se migliorative del testo  del SI’) i gruppi pro NO dovranno allearsi in modo da costituire maggioranze. E’ possibile che lo facciano? Personalmente non credo ne siano capaci. Pendo ad esempio l’ignobile manifesto del movimento Pro Vita che, a sostegno del suo dichiarato NO, afferma
Pro vita non si occupa della politica. A noi non interessano i partiti ma i diritti dei bambini. Se passa il referendum sulla riforma costituzionale il 4 dicembre ci troveremo con una Camera legislativa nelle mani della maggioranza che farà passare leggi come l’utero in affitto, l’eutanasia, le norme contro l’omofobia, la liberalizzazione della cannabis. Quindi, per ragioni di coscienza non abbiamo alternativa, il 4 dicembre votiamo ‘no’”.

Con analoghe motivazioni nel 2005 il movimento Scienza e Vita sostenne il card Ruini nel sua squallidamente furbesco invito agli italiani a non andare a votare al referendum per l’abrogazione della legge 40 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. Non si trattava di referendum confermativo, il quorum era necessario e l’incrocio fra una bella domenica di giugno, la pigrizia degli elettori e le surrettizie  blandizie del cardinale produsse la mancanza di quorum. Nel recente dibattito sulla legge Cirinnà l’on.Giovanardi e i suoi sodali, più con beceri toni urlati che con raziocinio, riuscirono a escludere  ogni protezione da parte del partner per i figli del compagno o compagna quando il genitore legalmente riconosciuto venisse a mancare. Beffardamente finsero di non sapere che pochi mesi prima era stata approvata una legge che sanciva il diritto alla continuità affettiva dei bambini che, già in affido, diventassero adottabili. Il soggetto privilegiato a prendersi cura di loro deve essere l’affidatario cui i bambini non devono venir tolti per venir affidati ad altre famiglie anche se in ‘lista d’attesa’ (Legge, 19/10/2015 n° 173).
Ne consegue che ci sono bambini che, per la condizione di eterosessualità dei loro genitori affidatari hanno la garanzia della continuità affettiva come diritto, altri che – per il diverso tipo di sessualità di chi di loro ha una cura genitoriale – tale diritto non hanno. Le forze del SI’, maggioritarie in parlamento, hanno ampiamente dimostrato il loro disinteresse per soggetti deboli cui solo la politica potrebbe dare contrattualità, ma hanno comunicato a tutti noi la politica ha altro da fare.

Che hanno da dire i sostenitori del gruppo dei NO in merito?

Mi aspettavo la promessa di un distinguo. Invece nessuno di loro, che io sappia, ha avuto la dignità di affermare ufficialmente e pubblicamente: “Se vinceremo, per la maggior forza che avremo in Parlamento non lasceremo prevalere chi abusa dei bambini per spaventare i genitori, nemmeno se si tratti di non  comunitari privi di permesso di soggiorno, mutilati per legge della possibilità di dirsi padri e madri”.
Il silenzio mi fa pensare che, trovandosi di fronte a rinnovate o consolidate minacce di creare bambini fantasma, non faranno quanto in loro potere per evitare tale scempio, certi insieme del silenzio complice della società civile organizzata e delle chiese mute.
Il mio rifiuto a quel NO non conta nulla ma, in questo caso, è tutto quello che ho

4 Dicembre 2016Permalink

3 dicembre 2016 – Una lettera alla Presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato

A seguito della notizia scritta ieri sul bambino fantasma di Moncalieri – e convinta che non sia il solo a vivere questa sorte (senza dimenticare i piccoli figli di migranti in Svizzera cfr nota finale) e soprattutto che l’esistenza di una legge del 2009 finalizzata a crearne alcuni ci insozza tutti– ho scritto alla Presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato.
Ho poi inviato simili lettere al direttore de La Stampa, de La Repubblica e ad alcuni parlamentari. Risponderanno? Non credo.

Gentile Presidente Finocchiaro,
ho letto su vari quotidiani (e ne ha dato notizia anche il Giornale Radio di Rai3 delle ore 13.45 di oggi 2 dicembre) di un bambino, nato nel 2009, che da allora è vissuto nascosto in casa a Moncalieri. Tale situazione lo avrebbe privato della frequenza alla scuola, delle vaccinazioni, delle relazioni con i coetanei.
Responsabile di questa violenza, perpetrata attraverso l’omissione di un atto dovuto, sarebbe il padre che non avrebbe provveduto a registrarne la dichiarazione di nascita. Se il padre del piccolo fantasma fosse italiano la situazione del comune (di cui quest’uomo è diventato spia) potrebbe risolversi con una miglior organizzazione degli uffici e una puntuale attenzione dei servizi alla popolazione più fragile,  pur nella consapevolezza della irrimediabilità del danno già fatto.
Dalle notizie che circolano non è però chiaro se il padre sia italiano.
Se fosse un cittadino non comunitario privo del permesso di soggiorno farebbe necessariamente parte dei soggetti ostacolati a riconoscersi genitori e interessati quindi all’approvazione dell’art. 2, comma 3 del ddl 2092 (Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza) da molti mesi all’attenzione della commissione che Lei presiede.
L’approvazione di quel comma risolverebbe la situazione creata nel 2009  (legge 94 art. 1 comma 22 lettera g) che penalizza bambini colpevoli di essere nati da genitori ‘burocraticamente sbagliati’, rendendoli simili al piccolo di Moncalieri.
Quel  caso dimostra quanto facile sia devastare la vita di un minore, fino a cancellarne l’esistenza giuridicamente riconosciuta. e per sé sollecita nuova attenzione al problema.
L ’approvazione del ddl 2092 darebbe finalmente  il segno di una attenzione dovuta ai diritti fondamentali della persona anche se incapace o non in grado di farsi voce forte e condivisa.
Ringraziandola per l’attenzione, porgo cordiali saluti
Augusta De Piero .

Articolo di riferimento: http://www.lastampa.it/2016/12/01/cronaca/a-moncalieri-vive-un-bambino-fantasma-ha-anni-ma-non-esiste-mai-registrato-alla-nascita-6dirmTCoc6GuJJaTLTCN6M/pagina.html

A proposito dei bambini nascosti in Svizzera
7 febbraio 2013  —  https://diariealtro.it/?p=2088

 

 

3 Dicembre 2016Permalink

1 dicembre 2016 – Fantasma a Moncalieri

Ricopio con disagio profondo la notizia che segue

A Moncalieri vive un bambino fantasma, ha 7 anni ma non esiste: “Mai registrato alla nascita”

Il piccolo non frequenta alcuna scuola, né è stato sottoposto a vaccinazioni. La madre: “Il mio compagno mi ha sempre detto di averlo registrato alla nascita”. Il padre è irreperibile

Giuseppe Legato Moncalieri   Pubblicato il 01/12/2016 (Ultima modifica il 01/12/2016 alle ore 19:29)

Un bambino invisibile. Mai registrato all’anagrafe, mai iscritto a scuola. Ha 7 anni. Lo hanno trovato i carabinieri di Moncalieri martedì scorso all’interno di una casa in una borgata delle precollina. Viveva con la mamma, il padre è irreperibile. I militari dovevano notificare un atto giudiziario alla donna, e quando hanno visto il piccolo hanno chiesto chi fosse (dai loro controlli anagrafici risultava una sola persona in quell’alloggio). Cinzia F., 48 anni ha risposto senza esitare: «E’ mio figlio». Ma il minore, nato all’ospedale di Moncalieri nel 2009, non esiste per lo Stato italiano.

Non ha frequentato la scuola, non ha mai fatto le vaccinazioni obbligatorie. Un fantasma. La donna ha sostenuto di averlo partorito a Moncalieri e i riscontri fatti dai carabinieri confermano. «Il mio compagno mi aveva detto che ci avrebbe pensato lui», ha raccontato lei ai militari.

Sia lei sia il padre – irreperibile al momento – sono stati denunciati per inosservanza dell’obbligo di istruzione. Secondo quanto si apprende dai carabinieri il bambino è in buone condizioni di salute ed è stato visitato all’ospedale Regina Margherita e trasferito in una località protetta. Stessa sorte per la madre, affidata ai servizi socio-assistenziali: dietro a questa storia c’è un retroscena di disagio familiare.

2009: una data significativa

Il bambino è nato nel 2009, nell’anno in cui fu approvata la legge 94 che all’art. 1 comma 22 lettera g) impone la presentazione del permesso di soggiorno per registrare gli atti di nascita. I primi bambini penalizzati da quella norma infame oggi avrebbero appunto sette anni, come il piccolo fantasma casualmente trovato a Moncalieri dai carabinieri.

Il padre irreperibile
E’ italiano o non comunitario privo di permesso di soggiorno e quindi in una condizione burocratica tale per la legge italiana da suggerirgli, se così fosse, di non registrare la dichiarazione di nascita del figlio per non incorrere nel rischio di espulsione?
Situazione di disagio familiare dice l’asettica notizia, tale però da suggerire il trasferimento del piccolo in una località protetta ‘provvedendo’ allo stesso modo alla madre.
Sono sette anni che inseguo fantasmi costruiti a norma di legge (si veda nel mio blog il tag anagrafe).
Se questo piccolo fosse uno di quei fantasmi dove dovrebbero recarsi i carabinieri? In Parlamento?

FONTE

http://www.lastampa.it/2016/12/01/cronaca/a-moncalieri-vive-un-bambino-fantasma-ha-anni-ma-non-esiste-mai-registrato-alla-nascita-6dirmTCoc6GuJJaTLTCN6M/pagina.html

1 Dicembre 2016Permalink

25 novembre 2016 – La scelta che mi è negata

Attendendo il 4 dicembre. SI’ o NO?

Ero partita con una convincente adesione al NO, paradossalmente rafforzata leggendo testi seri pro SI’ (dove fosse proposta anche la comparazione testuale fra gli articoli della Costituzione in vigore e i nuovi). Nel tempo i miei dubbi aumentavano ma resistevo contro me stessa per ché proprio non riuscivo e non riesco a digerire il SI’.

Continuava però a ronzarmi in testa la domanda: se vincerà il NO, dopo, nell’insieme delle forze disomogenee che lo sostengono, ci sarà qualcuno in grado di formulare una nuova proposta, aprendo un nuovo dibattito, su opportune modifiche della Costituzione (a partire dal bicameralismo perfetto)?
Mi turbava e mi turba non poco verificare che il collante delle presenze pro NO si rivela sempre di più un esclusivo antirenzismo (non che il Presidente del Consiglio nonché Segretario DS non  si meriti un ‘anti’ convinto se non  altro per la sua banale autoreferenzialità priva anche di ironia) e aspettavo da qualcuno una parola chiara che permettesse un distinguo che facesse baluginare l’idea di un’alleanza possibile post referendum o di un deciso differenziarsi nel ribollire del calderone.
Ma nulla ho trovato di propositivo che fosse chiaro e convincente (ammetto che leggo ma non ascolto i talk show perché li trovo generalmente stupidi e insopportabili in quel sovrapporsi di voci che i conduttori non riescono a controllare. Fa eccezione, con qualche caduta, Lilli Gruber che perciò cerco di ascoltare).

Ora si è resa chiara una posizione orrifica contro cui non trovo aperte diffuse obiezioni.
Proclama un manifesto pro vita con tanto di simbolo per il NO:
“Pro vita non si occupa della politica. A noi non interessano i partiti ma i diritti dei bambini. Se passa il referendum sulla riforma costituzionale il 4 dicembre ci troveremo con una Camera legislativa nelle mani della maggioranza che farà passare leggi come l’utero in affitto, l’eutanasia, le norme contro l’omofobia, la liberalizzazione della cannabis. Quindi, per ragioni di coscienza non abbiamo alternativa, il 4 dicembre votiamo ‘no'”.

Questi non la smettono con il tradimento dei bambini, umiliati dentro la trappola delle loro ideologie, senza attenzione  e senza rispetto, abusati per creare quel pavido consenso che si fonda sulla paura.

Mi aggrappo alla mia coerenza.  –  Cito dal mio blog (link in calce)

  • 8 novembre 2015   Sbucano i bambini invisibili

Scrivevo, fra l’altro, dell’approvazione della legge 19 ottobre 2015, n. 173 che si occupa – positivamente – della continuità affettiva fra affido e adozione (limitatamente però alle coppie eterosessuali)  e di ciò ragionavo il

E poi ci sono i fantasmi per legge

Non posso nemmeno tentare l’elenco di quanto ho scritto nel blog e oltre per i bambini che, per nascere in Italia figli di non comunitari privi del permesso di soggiorno , non hanno –per legge – diritto ad esistere .

A questo punto che dire ai signori del NO che in nome dell’antirenzismo digeriscono (e temo anche metabolizzino) pro vita?
E che , se non accettano, tacciono,  a mio parere con la viltà di chi pensa che quel silenzio sia sostegno alla ‘vittoria’ del 4 dicembre?
E che dire ai signori del SI’ incapaci di modificare la legge che ha creato i fantasmi?

Attendo e per il momento faccio mia la conclusione proposta oggi dalla vignetta di Altan

NON DICO COME VOTO. NON VOGLIO ROVINARMI LA SORPRESA.

  • Link a ‘diariealtro’

https://diariealtro.it/?p=4081

https://diariealtro.it/?p=4268

25 Novembre 2016Permalink

21 novembre 2016 — Ho un sogno n. 245

Questa settimana sarà reperibile alla Libreria CLUF di via Gemona 22 il n. 245 di Ho un sogno.

Contiene dati di particolare interesse regionale riportando l’elenco dei 35 progetti di collaborazione allo sviluppo che sono stati finanziati e non mancano due miei articoli, uno si può lettere il 18 novembre, l’altro qui di seguito.

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 6 Mai! No sai ce chi fasarai (6 maggio! Non so cosa farò)

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Il quarantennale del terremoto del Friuli è stata un’occasione non solo di celebrazioni ma anche di stimolo al rinnovarsi di memorie. Fra le tante ce n’è una che ci sembra degna di farsi patrimonio condiviso. In occasione del Natale 1975 le bambine e i bambini delle due classi quinte della scuola elementare di Gemona con le loro maestre, Maria Mansi e Lina Zulian, avevano realizzato un lavoro cui gli eventi avrebbero dato un significato inimmaginabile, impreziosito persino dalla misteriosa coincidenza di dichiarato disorientamento che compare nel testo del 6 maggio. Si trattava di un lunario, un calendario che riportava ogni giorno dell’anno detti, motti  poesie appartenenti alla tradizione popolare friulana

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Era il regalo di Natale per le famiglie dei piccoli autori ma gli eventi successivi ne avrebbero fatto un dono alla città tutta. Lo ricevette anche Grazia Levi, gemonese di Roma, che lo affidò a Gianni Rodari, il famoso scrittore di fiabe, filastrocche e racconti per bambini e in maggio quel lunario gli fu guida quando si recò a Gemona come redattore di Paese Sera. Dei 42 bambini che l’avevano firmato tre non c’erano più: il loro nome era scritto sul testo che nella loro breve vita avevano contribuito a produrre. Intanto il lunario aveva suscitato l’interesse comitato italiano dell’Unicef  e l’anno successivo, trasformato in diario scolastico, fu distribuito ai bambini delle scuole del Friuli.

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Il filo della memoria, come ne ha testimoniato la testata giornalistica gemonese Pense & Maravee, non si è spezzato: in occasione del quarantennale del terremoto la scuola elementare di Gemona ha rimesso il lunario nelle mani dei ragazzi perché lo aggiornassero. E’ stata anche l’occasione di incontro con alcuni gemonesi cinquantenni, nel 1976 responsabili della ‘prima edizione’. La casualità delle vicende della nostra terra vuole purtroppo che il loro sia uno sguardo più consapevole e partecipe d’altri su quanto è accaduto in agosto nel centro Italia.

 

21 Novembre 2016Permalink

16 novembre 2016 – Attendendo il 20 novembre

Lettera aperta – In occasione della giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (20 novembre) ho scritto alla Garante nazionale

Egregia dott. Albano

mi rivolgo a lei per segnalarLe una ferita che – per essere stata scientemente inferta negando in legge il diritto di esistere giuridicamente di alcuni bambini appositamente classificati – umilia noi tutti (o almeno io mi sento impotente e umiliata).
Dal 2009 la legge 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” all’art. 1 comma 22 lettera g) stabilisce che, per chiedere la registrazione della dichiarazione di nascita dei propri figli (nati in Italia), i migranti non comunitari debbano presentare il permesso di soggiorno.
Date le conseguenze che intervengono nell’esporsi come irregolari i migranti in tale condizione possono essere indotti a nascondere il loro figli. Così la legge italiana ostacola il loro diritto e il loro dovere di dirsi padri e madri, negando nel contempo la garanzia di quel certificato di nascita che è diritto personale di ogni nato. A ciò è stato posto precario e non risolutivo rimedio con una circolare ministeriale.
Inutilmente sono state presentate due proposte di legge per risolvere la questione e da allora il gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC) chiede nei suoi rapporti annuali la modifica di legge.
Ora la norma che potrebbe essere risolutiva si trova nel comma 3 dell’articolo 2 nel ddl 2092 che fa parte delle ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ all’attenzione della Commissione Affari Costituzionali del Senato.
Il ddl 2092 è però fermo da mesi, pur se già approvato dalla Camera. Personalmente Le chiedo una parola chiara in proposito.

Domenica si celebrerà la giornata dei diritti dell’Infanzia e della adolescenza, condizioni che meglio si dovrebbero dire, per ciò che riguarda il loro riconoscimento al di là e prima di ogni situazione sociale discriminata nella realtà, diritti di molti infanti e adolescenti, non di tutti, essendo superato per legge il principio di uguaglianza abusando (a mio parere) della situazione amministrativa dei genitori…

Conto su di Lei e la ringrazio per l’attenzione
Augusta De Piero – Udine

16 Novembre 2016Permalink

26 ottobre 2016 – Quando un ministro si fa in due .. anzi è due

26 ottobre – Niente profughi a Gorino dopo le barricate. Alfano: Quella non è Italia.
Copio da un comunicato Ansa dell’Emilia Romagna una dichiarazione del ministro dell’interno, Angelino Alfano: . “Di fronte a 12 donne, delle quali una incinta, organizzare blocchi stradali non fa onore al nostro paese. Poi certo tutto può essere gestito meglio, possiamo trovare tutte le scuse che vogliamo, ma quella non è Italia. Quel che è accaduto non è lo specchio dell’Italia”.

LA VICENDA, raccontata nello stesso comunicato:

Gli abitanti avevano fin da ieri eretto barricate contro l’arrivo di profughi all’Ostello di Gorino, requisito dal Prefetto, per affrontare l’emergenza nel piano di accoglienza nazionale. Una protesta clamorosa contro la decisione di ospitare i migranti da parte di diversi cittadini di Gorino e della vicina Goro, che hanno eretto dei blocchi stradali per impedire il passaggio dei pullman. La protesta in qualche modo ha sortito il suo effetto. Le 12 profughe (di cui una incinta) sono state sistemate a Comacchio (4), Fiscaglia (4) e Ferrara

Qualche cosa mi frulla per la testa, verifico e scopro il secondo Alfano.

L’attuale ministro dell’interno, Angelino Alfano, era  Ministro della giustizia nel quarto  governo Berlusconi (dall’8 maggio 2008 al 27 luglio 2011) quando venne approvata la legge “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” che all’art. 1 comma 22, lettera g stabilisce che chi nasce in Italia, figlio di migranti non comunitari privi del permesso di soggiorno, non può avere il certificato di nascita.
E non basta: il 30 maggio 2013, quando fu espulsa dall’Italia la signora Shalabayeva con la figlia di sei anni lo stesso Alfano era ministro dell’interno del governo Letta e si autocertificò ignaro di quella strana vicenda. Dichiarò infatti: “Mi hanno tenuto all’oscuro. Pensate che io sono stato avvisato solo dal ministero degli Esteri”. (Il Ministro degli esteri era Emma Bonino il cui impegno avrebbe risolto la situazione alla fine dell’anno).
Ne ho parlato più volte nel mio blog. Una fra tante il 27 novembre 20\5

https://diariealtro.it/?p=4100

15 luglio 2009. L’Italia crea fantasmi per legge.
L’allora  ministro della giustizia è perciò responsabile (non da solo) del fatto che si sia violato un diritto fondamentale di ogni nuovo nato: quello di avere un’esistenza riconosciuta di cui è testimonianza il certificato di nascita, di avere una madre e un padre (se dopo il concepimento del figlio è ancora una figura identificabile), una cittadinanza (che con la legge attuale è quella dei genitori). Specularmente i genitori di questi piccoli non possono  dire (se non esponendosi al rischio di espulsione): “Questo è mio figlio”.

Dal quarto governo Berlusconi al primo governo Renzi.
Questa ferita ai fondamenti della nostra civiltà non è stata sanata. Infatti le due proposte di legge presentate in proposito non sono state discusse. Il principio che da quelle si ricava è stato invece inserito nella proposta di legge sulla cittadinanza che si giace dalla scorsa primavera alla (dis)attenzione della commissione Affari Costituzionali del Senato che non avrebbe i numeri per approvarla come la Camera ha fatto.

Il ministro Alfano è riconoscibile nella continuità della legale discriminazione dei bambini, nemico facile da combattere e vincere?
In questo caso la sua storia potrebbe fare di Gorino la testa di ponte esemplare per rendere operativo il principio che vuole la negazione dei figli e la penalizzazione di madri e padri..
Oppure il ministro che oggi sembra orientato alla loro tutela è un uomo nuovo e diverso colpito ‘sulla via di Gorino’ dalla visione grottesca delle barricate contro un autobus occupato da donne e bambini?
O la sua storia continuerà ad altalenare fra mr Jekylll e il dr Hyde in veste governativa?
Staremo a vedere. Ciò che mi fa temere il peggio è l’indifferenza dell’opinione pubblica a che una legge del nostro ordinamento crei fantasmi ‘di razza’. Sono sette  anni che lo verifico.

FONTE:

http://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2016/10/24/barricate-contro-profughi-nel-ferrarese_e3a5f4af-588f-4433-9e69-092f4295f559.html

 

26 Ottobre 2016Permalink

12 ottobre 2016 – Che fine hanno fatto i diecimila minori non accompagnati scomparsi in Europa nel 2015?

Un articolo di Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale

L’Europol ha lanciato l’allarme: diecimila minori non accompagnati entrati in Europa nel 2015 sono scomparsi dopo il loro arrivo. Probabilmente sono finiti nelle mani di “una rete criminale internazionale” che negli ultimi 18 mesi ha approfittato dell’arrivo alle frontiere europee di migliaia di persone senza regolari documenti per strutturare un’attività illegale molto redditizia, ha dichiarato all’Observer Brian Donald, il capo dell’intelligence europea.

La criminalità ha sfruttato la necessità di migliaia di profughi e richiedenti asilo di viaggiare all’interno dell’Unione senza passaporto o senza visto e ha trasformato la debolezza dei migranti e l’incapacità delle autorità europee di gestire il fenomeno in un giro d’affari con un fatturato da migliaia di euro. Solo in Italia sono cinquemila i ragazzi irrintracciabili: minorenni che una volta sbarcati sulle coste italiane sono stati affidati al sistema di prima accoglienza, ma poi si sono sottratti volontariamente al controllo delle autorità e hanno fatto perdere le loro tracce.

Già nel 2014 in un’inchiesta del Guardian Elvira Iovino del Centro Astalli di Catania aveva denunciato: “La maggior parte dei minori eritrei che arrivano in Italia rifiutano di essere identificati dalle autorità, perché se fossero registrati in Italia il trattato di Dublino non gli permetterebbe di chiedere l’asilo in altri paesi dell’Unione”. Per questo la maggior parte di loro scappa dai centri di accoglienza e vive per strada, dormendo nelle stazioni ferroviarie o nei parchi.

Scomparsi o scappati?

In molti casi i ragazzi spariti in Italia semplicemente si sottraggono all’accoglienza ufficiale e si rimettono in viaggio tentando di raggiungere parenti e amici nel Nordeuropa, affidandosi a una rete informale di conoscenze.

“Nelle stazioni ferroviarie i ragazzi sono intercettati da reti di trafficanti che gli promettono un alloggio e un lavoro, ma spesso vengono rapiti e se le famiglie non possono pagare il riscatto i minori devono lavorare come spacciatori o prostituirsi. Attività molto redditizie per la criminalità”, ha denunciato Iovino.

Viviana Valastro di Save the children spiega a Internazionale che in Italia i minori stranieri non accompagnati non sono protetti da una legge specifica, ma dalla stessa norma che regola i casi di minori abbandonati. “Questa è una parte del problema”, afferma Valastro. “Non esiste nel paese una legge specifica per i minori stranieri non accompagnati. È in discussione in Commissione diritti umani della camera una proposta di legge la cui prima firmataria è l’onorevole Sandra Zampa, che però è stata bloccata dalla Commissione bilancio. La proposta fu presentata il 4 ottobre 2013, in seguito al naufragio al largo di Lampedusa. La proposta prevede per esempio che ogni minore abbia un tutore individuale che si occupi di lui. Al momento in Italia spesso i tutori sono i sindaci delle città dove i minori risiedono che sono affidatari di diversi casi. Inoltre i posti a disposizione negli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) sono insufficienti rispetto al numero degli arrivi, così i minori rimangono nelle strutture di prima accoglienza spesso fino alla maggiore età”.

Secondo Save the children, sono circa 12.300 i minori non accompagnati arrivati in Italia nel 2015

Al momento i minori non accompagnati vengono affidati ai centri di prima accoglienza o agli Sprar, ma i posti disponibili per loro non sono molti (750) e non è prevista una forma di assistenza dedicata.

Secondo Save the children, sono circa 12.300 i minori non accompagnati arrivati in Italia nel 2015. La maggior parte di loro sono eritrei (3.100), somali (1.300), egiziani (1.700), gambiani (1.300), nigeriani (1.000), siriani (700).

“Per quanto riguarda eritrei, siriani e somali si tratta di esperienze di transito, quindi di persone che dichiarano già all’arrivo in Italia di non volersi fare identificare perché vogliono raggiungere altri paesi europei. Il fatto che risultino scomparsi significa che si sono sottratti all’identificazione, oppure sono scappati dai centri di prima accoglienza per raggiungere altri paesi”, spiega Valastro.

Nel caso degli eritrei si tratta di ragazzi di 15, 16 o 17 anni che vogliono evitare il servizio militare obbligatorio nel loro paese. Infatti sotto la dittatura di Isaias Afewerki la coscrizione obbligatoria si è trasformata in un sistema di lavori forzati che dura tutta la vita e i ragazzi cercano di lasciare il paese prima di compiere la maggiore età, in molti casi senza nemmeno mettere al corrente i genitori del loro progetto di emigrare. Gli eritrei nel loro viaggio si affidano ai connazionali della diaspora che gli offrono sostegno economico e alloggio, e per questo sono più fortunati di altri gruppi di minori non accompagnati.

Molti ragazzi invece, in particolare gli egiziani, devono ripagare il debito contratto con i trafficanti per raggiungere l’Europa via mare (un pedaggio che costa tra i 1.500 e i 3.500 euro). Per questo una volta arrivati nei nostri paesi la loro priorità è lavorare e guadagnare abbastanza da restituire i soldi ai trafficanti.

“Per questi ragazzini è difficile capire il concetto di sfruttamento”, spiega Viviana Valastro. “A casa loro lavorano e sono pagati anche di meno, per loro non è un problema lavorare anche per pochi soldi. È molto difficile fargli accettare che l’istruzione e la formazione potrebbero offrire loro una vita migliore”.

La polizia ferroviaria di Roma in un’operazione del maggio del 2015 aveva svelato un giro di prostituzione minorile alla stazione Termini di Roma che aveva portato all’arresto di otto persone, tra cui un prete.

In quell’occasione Emanuele Fattori, capo della polizia della stazione Termini, aveva spiegato che i minorenni sono preziosi per le organizzazioni criminali: “Usano i ragazzi stranieri che hanno meno di 14 anni, perché per la legge italiana non possono essere incriminati”.

In un’inchiesta della Cnn sulla stesso tema, un ragazzino egiziano coinvolto nei traffici della stazione Termini aveva raccontato alla giornalista: “La roba illegale è la cosa più facile, non solo qui a Roma, in tutto il paese […] i nostri genitori hanno speso tanto per mandarci qui e ora dobbiamo ripagarli”.

La responsabilità di contrastare il fenomeno dello sfruttamento dei minori in Europa non può essere affidata solo alle forze dell’ordine

Altre inchieste hanno denunciato che i minori vengono impiegati nell’agricoltura e nel commercio all’ingrosso di frutta e verdura che in Italia sfugge al controllo delle autorità.

Il mercato ortofrutticolo della capitale che si trova a Guidonia, alle porte di Roma, è da tempo sotto osservazione da parte della polizia italiana per l’uso dilagante di lavoro minorile.

Mariella Chiaramonte, capo della polizia di Tivoli, aveva spiegato al Guardian che i facchini del mercato ortofrutticolo di Guidonia erano tutti minori egiziani, pagati pochi euro per un lavoro massacrante. “Anche quando i minori vengono affidati a case famiglia, nessuno controlla che vadano a scuola. Pensiamo che ci sia un rapporto tra le reti criminali che li portano in Italia e quelle che li sfruttano una volta arrivati”, aveva detto.

Queste indagini, che confermano l’allarme lanciato dall’Europol, sottolineano che la responsabilità di contrastare il fenomeno dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù dei minori stranieri in Europa non può essere affidata solo alle forze dell’ordine. Non è possibile trovare una risposta concreta allo sfruttamento dei minori se non si offre un’accoglienza adeguata alle migliaia di persone che negli ultimi anni sono arrivate alle nostre frontiere in cerca di una vita migliore.

Il mio commento: Un danno a soggetti che hanno diritto alla tutela e un sostegno ‘legale’ a chi se ne disinteressa

L’articolo che ho copiato (di cui il link in calce) è stato collegato da Elisabetta di Lernia a una sua petizione al Presidente della Repubblica in cui chiede sia adeguatamente affrontato il problema dei minori scomparsi, petizione che ora aggiorna chiedendo le ragioni del silenzio indifferente dell’opinione pubblica. L’ho firmata e diffusa su facebook e ne riporto in calce il link per chi venendone a conoscenza anche da qui la volesse firmare.
Chi legge il mio blog sa che da sette anni mi occupo inutilmente, registrando la stessa silente indifferenza, della legge che dal 2009 nega il certificato di nascita ai minori che nascono in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno e che si vedono costretti a nascondere i figli. E’ chiaro che senza quel certificato scompaiono come i 10.000 giunti da altrove e sono esposti agli stessi rischi. (Preciso che l’art. 1, comma 22 lettera g della legge 94/2009 che prevede quanto sopra ha conformemente modificato il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 – Testo Unico sull’immigrazione).
Nel caso che pongo (che non è risolutivo del problema generale ma è un segnale da non trascurare) basterebbe una abrogazione della norma introdotta nel ‘pacchetto sicurezza’ sette anni fa .E sarebbe una modifica senza oneri di spesa cui il Parlamento non provvede proprio perché l’opinione pubblica si muove al massimo (e per breve tempo) solo per qualche caso emotivamente significativo (morte, violenza possibilmente documentata visivamente o con racconti choc ecc) I minori, neonati e più avanti con l’età, non fanno lobby in grado di muovere qualche cosa. Quindi non interessano.
I 10.000 scomparsi non si vedono, i figli nascosti neppure e quindi la Repubblica italiana crea per legge neonati esposti alla stessa situazione segnalata dall’articolo che ho ricopiato e dalla petizione di Elisabetta di Lernia

FONTi:

https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla

http://www.internazionale.it/opinione/annalisa-camilli/2016/02/01/minori-scomparsi-2015

 

12 Ottobre 2016Permalink