15 luglio 2016 – Una giusta petizione da completare

 

Ieri ho  firmato la petizione “Al Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, : DOVE SONO FINITI I BAMBINI? 10.000 BAMBINI EMIGRATI IN EUROPA  SONO SCOMPARSI NEL NULLA” e vorrei chiederti di aiutarci aggiungendo il tuo nome.

https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla?recruiter=34062934&utm_source=share_petition&utm_medium=email&utm_campaign=share_email_responsive

L’ho girata a parecchi amici e ho ricevuto la conferma dell’adesione di molti di loro che hanno apposto la loro firma.

Ho aggiunto quello che per me è un necessario completamento del messaggio in cui non posso accettare zone d’ombra che coprono il razzismo italiano, finalizzato a distruggere nuovi nati

“Penso con dolore e orrore a questi bambini, finiti nelle maglie del crimine più o meno organizzato. Manteniamo comunque la richiesta della loro ricerca forte e chiara. E’ un dovere assoluto. Ricordiamo però che con sconvolgente, inammissibile e inaccettabile incoerenza la nostra legislazione dal 2009 prevede che vi siano bambini che nascono in Italia, cui è negato il certificato di nascita per l’irregolarità burocratica dei loro genitori (non comunitari privi di permesso di soggiorno). Modificare la legge sarebbe assai semplice solo che la relativa nuova norma venisse presa in considerazione dal Parlamento italiano. Il riferimento legislativo è l’art. 6 comma 2 del testo unico, decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, testo unico che, fino al 2009, non conteneva la norma cui ho fatto riferimento, norma che allora venne introdotta con la legge 94/2009 (art. 1 comma 22 lettera g). Mi rendo conto che rispetto alla quantità di minori che, fuggiti dalla guerra e dalla fame, hanno attraversato il mare e territori ostili, questo può sembrare un problema minore. Mi chiedo però che senso abbia fabbricare con legge minori che, nati in Italia, sono esposti alla criminalità senza poter essere difesi perché la legge li vuole giuridicamente inesistenti. Qui aggiungo: Il precedente più vicino a tutto questo, reperibile nella storia della shoa, é l’operato di Eichmann, il burocrate dello sterminio. E’ terribile che una norma presente nella legge italiana lo richiami alla mente”.

15 Luglio 2016Permalink

27 giugno 2016 – Ho un Sogno racconta un festival

SCUOLA & UMANITÀ

Dialoghi sul mondo che cambia

Come ogni anno a Udine anche nel  2016 il festival dell’associazione vicino/lontano ha assicurato spazio a giovani che, durante il loro normale percorso scolastico, costruiscono attività di relazione con la società civile, facendosi protagonisti di una formazione orientata a ‘Dialoghi sul mondo che cambia’, secondo l’indirizzo proposto dal tema generale del festival. Così il 6 maggio, nel teatro della città, i 1200 rappresentanti degli studenti coinvolti attraverso le opportunità formative offerte dagli istituti di appartenenza hanno fatto conoscere aspetti significativi del loro specifico progetto: “Il piacere della legalità? Mondi a confronto. Legami di responsabilità”. Non si trattava di una festosa evasione da ciò che la didattica prevede per il curriculum proprio di ogni scuola ma della ricerca di confronto con chi mette a disposizione testimonianze esemplari, valori praticati di coerenza, libertà e legalità. Ad esempio l’Istituto Statale di Istruzione Superiore Stringher – che all’interno della propria attività curriculare propone anche un corso di servizi alberghieri – dallo scorso mese di ottobre garantisce una volta la settimana una presenza attiva alla mensa della Caritas dove gli studenti (guidati dal loro insegnante di cucina) si rendono disponibili a contribuire a un progetto di solidarietà per loro professionalmente significativo come in uno stage efficace per quanto inconsueto. Il 6 maggio alla mensa della Caritas sono stati serviti 400 pasti confezionati dalle cuoche della mensa in collaborazione con la classe dello Stringher. La prima serie di pasti è stata offerta ai migranti utenti abituali con menù italiano (a base di pasta) e successivamente (in un simpatico scambio di culture alimentari) 50 rappresentanti dell’incontro in teatro hanno sperimentato un menù tunisino, gustando il cous cous. Nell’intreccio di solidarietà gli alimenti non deperibili erano stati offerti da una ditta distributrice di prodotti alimentari.

La scuola incontra il carcere

A Ho un Sogno, che mai trascura l’attenzione ai problemi del carcere, sembra significativo segnalare, fra le varie attività realizzate e testimoniate da studenti protagonisti, l’esperienza formativa molto speciale, vissuta negli spazi della Casa Circondariale di Udine e organizzata nel quadro dei progetti realizzati dal Centro Provinciale per l’Istruzione degli adulti della provincia di Udine (CPIA). Si tratta di iniziative finalizzate a costruire un ponte fra chi è detenuto e chi è ‘fuori’ e, in un pomeriggio condiviso, guarda a un mondo sconosciuto facendosi partecipe consapevole di una relazione significativa con una diversità con cui potrebbe incontrarsi nel corso del lavoro. Gli studenti, impegnati in un percorso orientato ad assicurare formazione in discipline proprie della psicologia sociale e della sociologia, hanno così l’opportunità di verificarsi con l’esperienza che favorisce il superamento della catena di pregiudizi e di stereotipi, fonte di stigmatizzazione irrimediabile. Ne sono stati protagonisti un gruppo di 12 detenuti e studenti (naturalmente maggiorenni) del Liceo Percoto e del Liceo artistico Sello, impegnati ogni mercoledì pomeriggio, da gennaio a maggio, in incontri, laboratori artistici e gruppi di discussione, focalizzati sull’analisi della parola, dell’immagine e della corporeità. Gli insegnanti coinvolti nell’attività ‘intra moenia’ si dichiarano colpiti dall’efficacia degli incontri in carcere che avvengono in un clima di normale relazione dove gli studenti si sono dimostrati capaci di non identificare coloro con cui interloquiscono con il reato commesso. I detenuti, sia italiani che stranieri, hanno accettato con entusiasmo il confronto con l’esterno arrivando anche a rinunciare all’ora d’aria per assicurarsi questa modalità di partecipazione in cui parlano di sé, della propria reclusione, ma anche delle esperienze di vita che li hanno segnati. Emergono riflessioni sulla responsabilità personale in racconti che possono contribuire a una cultura di prevenzione dell’illegalità. Al teatro Giovanni da Udine un detenuto, a nome dei compagni del corso realizzato in carcere, ha letto una lettera di ringraziamento e ha sottolineato l’importanza degli incontri con i ragazzi per il contributo all’apertura sociale, al superamento del pregiudizio e per aver acceso la speranza di una aspettativa diversa da quella vissuta nell’ambito della privazione della libertà. Anche la civica biblioteca si è fatta creatrice di opportunità di conoscenza e relazione con la stipula di una convenzione per prestito di libri, gestito nella casa circondariale dall’associazione Icaro. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, afferma la Costituzione. Il 6 maggio ne abbiamo intravisto un significato possibile.

NOTA:
Nel numero 244 del bollettino Ho un sogno vedi anche: “25 giugno. Per mettere in discussione un pregiudizio”

27 Giugno 2016Permalink

23 giugno 2016 – Ancora una volta bambini disprezzati fino all’invisibilità.

Copio da  La Repubblica di oggi

Il diritto dei bambini

Dopo lo stralcio della norma sulla stepchild adoption voluto dal Parlamento, la Corte di Cassazione ha riconosciuto la legittimità dell’adozione di una bambina da parte della compagna della madre biologica di MICHELA MARZANO

Non poteva che andare a finire così. Dopo lo stralcio della norma sulla stepchild adoption voluto dal Parlamento, la Corte di Cassazione, in nome del «preminente interesse dei minori», ha riconosciuto la legittimità dell’adozione di una bambina da parte della compagna della madre biologica. Era evidente. Era logico.

 Era l’unica cosa che si potesse fare non solo dal punto di vista del diritto, ma anche da quello dell’etica per correggere una grande ingiustizia e cercare, così, di «riparare (almeno parzialmente) il mondo». In nome di cosa il legislatore ha potuto anche solo immaginare di non dare ai bambini che vivono con due donne o con due uomini gli stessi diritti che ha un bambino che vive con un uomo e una donna?

Quando ci si preoccupa del bene dei più piccoli, tutti gli argomenti utilizzati in Parlamento per arrivare allo stralcio della stepchild adoption finiscono con l’apparire futili e inconsistenti. Inutile cercare di stravolgere il dibattito insistendo sull’ipotetica legittimazione della pratica della gestazione per altri quando si parla di bambini che già esistono. Inutile invocare la “naturale fecondità” dell’incontro tra un uomo e una donna quando è ormai noto che la “fecondità” di una coppia è soprattutto simbolica. Inutile anche insistere sul fatto che madre e padre sarebbero sempre e solo i genitori biologici quando, come sappiamo bene, un conto è mettere al mondo un figlio, altro conto è accudirlo, coccolarlo e accompagnarlo nella crescita, insegnandogli a “tenersi su” da solo come spiega il pedopsichiatra D. W. Winnicott.

I bambini e le bambine di cui si occupa la magistratura ormai da anni sono d’altronde bimbi e bimbe che già fanno parte di una famiglia, già vivono e già crescono circondati dall’affetto di due mamme o di due papà. Uguali in tutto e per tutto agli altri bimbi. Solo che, a differenza di chi vive e cresce circondato dall’affetto di un padre e di una madre, i figli delle coppie omogenitoriali, per il legislatore, sono trasparenti. E allora c’è stato bisogno dei giudici per ricordare a tutti quella che dovrebbe essere un’evidenza: è per il bene dei bambini, e nel loro preminente interesse, che il compagno o la compagna del padre o della madre biologica dovrebbero poter avere, nei loro confronti, gli stessi diritti e gli stessi doveri dei “genitori naturali”.

Ormai, il “sì” alla stepchild adoption è definitivo. Anche se, forse, l’errore è stato proprio quello di utilizzare un’espressione inglese per designare un semplice legame giuridico, un’adozione speciale, come spiegano i giudici, che non equivale nemmeno a una vera e propria adozione, visto che questi bambini, pur essendo riconosciuti figli dei genitori sociali, non entrano nella linea familiare. Figli e non fratelli, quindi, se per caso nella famiglia, di bambini, ce ne sono anche altri. Figli e non nipoti, purtroppo, che avranno due genitori ma non quattro nonni. Perché poi è sempre così che succede: quando non si nominano in maniera corretta le cose, la quantità di disordine e di sofferenza che ci sono nel mondo può solo aumentare.

E allora è stato facile, per gli integralismi di vario genere, derubricare la questione dell’uguaglianza dei più piccoli a “porta aperta sull’abisso dell’immoralità”, dimenticando che, quando si parla dei bambini, l’unica cosa che è immorale è trascurare il loro benessere. “Un bimbo ha diritto a una mamma e un papà”, continuano a ripetere tutti coloro che hanno contestato le decisioni di alcuni Tribunali e che, oggi, criticano anche la sentenza della Cassazione. Facendo finta di non sapere che il diritto dei bambini è prima di tutto quello di crescere in un ambiente armonioso, in cui maternità e paternità non si riducano a mera genetica e significhino soprattutto capacità di accogliere e di accudire, di amare e di riconoscere.

Ognuno di noi non è solo il risultato di una combinazione di geni, ma anche e soprattutto il frutto di una storia, la conseguenza di un desiderio, il risultato di attese e sogni, speranze e delusioni. Allora è ovvio che non si nasce senza l’incontro del “femminile” e del “maschile”.

Ma è anche ovvio che non si cresce e non si ha accesso alla propria umanità senza il desiderio profondo di chi, diventato padre o madre, cerca di trasmetterci il senso dell’esistenza, riconoscendoci e amandoci  per quello che siamo. Amore e riconoscimento non hanno né sesso né genere. I bambini lo sanno istintivamente e lo sperimentano ogni giorno. Peccato che siano gli adulti a dimenticarlo, chiudendosi talvolta all’interno dei rigidi steccati che impongono gli stereotipi di genere.

Commento e integro

Fin qui l’on Marzano.
Ora integro la  domanda che ho evidenziato in colore rosso, aggiungendone una mia.

In nome di cosa il legislatore ha potuto anche solo immaginare di non dare a bambini nati in Italia, in cui genitori non  hanno il pezzo di carta chiamato permesso di soggiorno il certificato di nascita he ne assicura identità e appartenenza a una famiglia che lo vuole ma non lo può accogliere come suo (anche se tale è) per non essere legalmente disintegrata dall’espulsione?

Così ha voluto il Parlamento italiano nel 2009 (quarto governo Berlusconi, Ministro dell’Interno Maroni) e così si ostina a discriminare anche se la modifica della legge sarebbe a costo zero. Inutilmente ogni anno 80 associazioni (gruppo Convention on the Rights of the Child) chiedono la modifica della legge 94/2009 (art. 1 comma 22 lettera g). Gli italiani e le italiane, anche organizzati in associazioni, chiese e quanto di ‘meglio’ dicono di riuscire  ad esprimere, si associano all’indifferenza delle forze politiche.
Per saperne di più tag anagrafe

23 Giugno 2016Permalink

8 giugno 2016 – Ho spedito una lettera

La legge del contrappasso (di dantesca memoria) mi costringa a pensare alla mia permanenza all’inferno sotto una montagna di appiccicosi francobolli. 

Cari amici
parecchi di voi riceveranno questa lettera in continuità con una serie di analoghe spedizioni cui mi ero dedicata in passato in maniera massiccia,  ripetitiva e, penso, irritante. Alcuni invece sono nuovi a questo tipo di comunicazione che mi impegno a non ripetere se non in maniera più mirata e discreta.
E’ successo però un fatto nuovo che voglio comunicare dato che immagino non avrà conveniente spazio sui media. Il consiglio comunale di Udine ha approvato all’unanimità la mozione che impegna : “Il Sindaco e la Giunta a richiedere alla Commissione 1^ Affari Costituzionali del Senato il completamento dell’iter legislativo di esame del ddl 2092 ai fini della successiva definitiva approvazione da parte del Senato, onde ripristinare la certezza delle situazioni giuridiche riconoscendo ai bambini il diritto ad un nome, all’appartenenza familiare e all’identità.”.
Quando sette anni fa mi resi conto che il cd. pacchetto sicurezza violava il dovere dei Sindaci di riconoscere l’esistenza di tutti i bambini nati nel loro territorio, assicurando a tutti loro il certificato di nascita, ne fui inorridita.
Si era introdotto  – senza che ciò implicasse problemi di risparmio nella spesa – un principio che discriminava e ancora discrimina alla nascita in Italia i figli di stranieri non comunitari amministrativamente irregolari. Era ed è un principio sostanzialmente razzista più leggibile nel contesto culturale delle leggi razziali del 1938 che nella Costituzione della Repubblica.
In un primo momento concentrai la mia attenzione su quei bambini voluti inesistenti, senza identità, senza genitori, senza famiglia. Poi ho sempre più ragionato anche sull’umiliazione inferta appunto ai ‘primi cittadini’.
Quella norma infatti li riduce a podestà con l’illusione (che per alcuni è un oscuro convincimento profondo) di essere una specie di sovrano assoluto con potere di vita e di morte, se non sul piano fisico almeno civile.
Forte sostegno a costoro sono i sondaggi, adoperati come garanzia per una politica pedissequamente al seguito di cifre, viste ma non ‘lette’, in sostanza una politica ‘senza qualità’.
Purtroppo ho dovuto constatare l’indifferenza ai nuovi nati che la legge vuole invisibili anche nei programmi (almeno a quelli a me noti) proposti in occasione delle recenti elezioni comunali. Così la mozione del comune di Udine, che potete leggere in allegato, è stata per me una consolante sorpresa in un clima di mortificazione che dura ormai da sette anni
Cordialmente
augusta

PS: per altri aspetti ne ho scritto ieri nel mio blog, Non voglio abusare del vostro tempo, ma, se qualcuno fosse curioso, https://diariealtro.it/?p=4424

8 Giugno 2016Permalink

7 giugno 2016 – Il comune di Udine non vuole occultare neonati

E’ accaduta una novità che ho subito segnalato su facebook perché ritengo che vada ad onore del comune in cui abito: la mozione del consiglio comunale che impegna il Sindaco e la Giunta a «ripristinare la certezza delle situazioni giuridiche riconoscendo ai bambini il diritto ad un nome, all’appartenenza familiare e all’identità» è stata votata all’unanimità. Di seguito ne propongo una sintesi e il link per leggerla integralmente

La mozione 48 in sintesi

Il 31 maggio il Consiglio comunale di Udine ha approvato all’unanimità la mozione n. 48 “Registrazione anagrafica dei bambini stranieri nati in Italia da genitori non regolarmente soggiornanti”, prima firmataria la consigliera comunale Chiara Gallo. La mozione sostanzialmente impegna il Sindaco e la Giunta a «ripristinare la certezza delle situazioni giuridiche riconoscendo ai bambini il diritto ad un nome, all’appartenenza familiare e all’identità». Come più volte ho scritto tale certezza (mai precedentemente messa in discussione) era stata devastata dal cd ‘pacchetto sicurezza’ nel 2009 (legge 94, art. 1 comma 22 lettera 9) che prevede la presentazione del permesso di soggiorno per richiedere la registrazione delle dichiarazione di nascita dei propri figli. E’ chiaro che ciò costituisce un ostacolo che la legge crea contro il diritto fondamentale di ogni nuovo nato ad esistere e determinando  uno stato di paura nel genitore che ove dicesse “io sono padre/madre di questo nato” si esporrebbe alle ritorsioni anche drammatiche conseguenti l’evidenza della sua situazione di irregolare. Così, come testimonia il gruppo Convention on the Rights of the Child (coordinato da Save the Children),  ci sono ‘bambini invisibili’, privi di ogni identità. La mozione è composta di due parti, la prima concerne il testo che era stato presentato – e mai discusso – il 19 maggio 2015 e chiedeva l’impegno del Sindaco e della Giunta a sollecitare la calendarizzazione delle proposte di legge allora all’attenzione del Parlamento finalizzate appunto ad assicurare il certificato di nascita ad ogni nuovo nato. Il 31 maggio 2016 il testo della mozione è stato aggiornato in considerazione del fatto che il principio affermato nelle proposte del 2013 e del 2014 è ora all’attenzione della commissione Affari Costituzionali del Senato come comma 3 dell’art.2 di una legge  già approvata dalla camera. (Chi volesse prenderne visione può inserire in un motore di ricerca la dizione Senato 2092) Opportunamente, nel clima di disinformazione che caratterizza questo problema, la mozione evidenzia «che quando si parla di “cittadinanza” per questi bambini non ci riferisce a quella che si acquisirebbe ius soli, fattispecie ad oggi non prevista dal nostro ordinamento, ma a quella che discende dai loro genitori alla quale anche oggi avrebbero diritto» Se il Parlamento accoglierà la raccomandazione del Consiglio Comunale di Udine (cui speriamo altri comuni si associno) assicurerà – insieme al rispetto di un diritto primario di ogni nuovo nato in Italia – la dignità dei sindaci oggi violata da una norma che limita il loro dovere assoluto alla registrazione delle nascite sul loro territorio.

Chi volesse leggere integralmente il testo della mozione può farlo dal sito

http://www.centrobalducci.org/easyne2/LYT.aspx?Code=BALD&IDLYT=359&ST=SQL&SQL=ID_Documento=2710

Speranze e ricordi

Se altri comuni imitassero … se ne prendessero atto associazioni di donne facendo mente locale almeno alle madri cui non è consentito dichiararsi tali nel comune in cui pur vivono, se ne prendessero atto organizzazioni del mondo della scuola che, se i figli dei sans papier potessero andare alla scuola dell’infanzia ne avrebbero vantaggio nel lavoro di ‘alfabetizzazione’ e –alla conclusione dell’obbligo – non abbandonerebbero ragazzini al nulla della iscrizione con permesso di soggiorno del genitore, se le chiese cristiane (sia cattolica che protestanti) quando proclamano generosità e solidarietà e persino giustizia si ricordassero che sono –data l’ostentata autorevolezza – complici di chi vuole nuovi nati occultati e senza nome  … se … ma….

Voglio però ricordare che quando la legge nota come pacchetto sicurezza fu presentata al parlamento era prevista l’abrogazione dell’articolo che, presente nelle norme già in vigore, recitava: «L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano».

Se ne fosse stata realizzata la cancellazione sarebbe stato negato il principio del segreto professionale fondante la deontologia medica che impegna il medico a: “mantenere il segreto su tutto ciò di cui è a conoscenza in ragione della propria attività professionale”. … e precisa ancora che “la violazione del segreto professionale assume maggiore gravità quando ne possa derivare … nocumento per la persona assistita o per altri”. Ricordo la reazione allora fortissima degli ordini professionali, da noi pubblicizzata dalla componente locale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, e voglio citare quanto scrisse l’allora Presidente provinciale dell’Ordine dei medici di Udine in un comunicato pubblicato anche dai media locali: «Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione».

Purtroppo, anche per l’indifferenza della società che si definisce civile, restò in legge la condanna per i neonati, ultimo resto di un progetto che si era proposto di usare anche la debolezza del malato, dell’infartuato, del ferito per farne forza di chi lo volesse distruggere.

Ora per esibire la propria ostentata brutalità dispone dei più deboli, dei neonati condannati a vita a non esistere

Perciò  solo alla politica – che non si umili alla ricerca di consenso fondato sul numero di chi si associ alla volontà devastatrice o pigramente ne taccia – è dato essere parola autorevole e alta per affermare un principio che ne proclami l’onore nel farsi voce di chi nasce sul nostro territorio, chiunque sia, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali (art. 3 Costituzione).

7 Giugno 2016Permalink

29 maggio 2016 – Continuo a non capire

Leggo e riporto il link che consente di esaminare l’intero articolo in calce alla citazione

Barcone affondato, la strage dei bambini: sono annegati in quaranta

E’ il bilancio provvisorio della tragedia di giovedì nel Canale di Sicilia. Sono oltre dodicimila i migranti sbarcati in una settimana, novecento le vittime di ALESSANDRA ZINITI                                                                                   29  maggio 2016

E’ la strage dei bambini. Erano almeno in quaranta su quel barcone affondato nel giro di un’ora giovedì sotto gli occhi delle centinaia di migranti ammassati sull’imbarcazione gemella che, con una fune, trainava nel Canale di Sicilia l’altra che aveva cominciato a imbarcare acqua inabissandosi velocemente.

Sono drammatiche ma concordanti le testimonianze dei superstiti di questo ultimo naufragio raccolte nella notte dagli investigatori delle squadre mobili di Ragusa e Agrigento dove, divisi su diverse navi di soccorso, sono arrivati i superstiti di una tragedia che avrebbe fatto almeno quattrocento morti, quaranta dei quali bambini, molti neonati. In trecento, quelli che avevano pagato di meno ed erano stati fatti entrare nella stiva, sono morti intrappolati senza neanche sapere quello che stava accadendo in superficie. Sono oltre dodicimila i migranti sbarcati in una settimana, novecento le vittime.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/05/29/news/barcone_affondato_la_strage_dei_bambini_sono_annegati_in_quaranta-140845394/?ref=HREA-1

La legge del mare e il suo contrario

Mi chiedo spesso cosa provino coloro che salvano i naufraghi di fronte ai salvati e ai sommersi.

E mi chiedo perché non si voglia prendere atto del fatto che dal 2007 abbiamo una legge che ‘sommerge’ i figli dei sans papier  negando loro il certificato di nascita.
Vedi in questo blog alla voce ‘anagrafe’

29 Maggio 2016Permalink

26 maggio 2016 – Chi salva e chi abusa

26 maggio 2016 “Quei bimbi presi per i capelli, vivi grazie ai miei marinai” Barcone rovesciato, intervista al comandante della nave “Battica”, Francesco Iavazzo, che è intervenuta per salvare i migranti in mare: “Una consolazione: i piccoli stanno tutti bene. Ora stringono peluche, alcuni più grandi di loro” di GIAMPAOLO CADALANU
Link in nota 1*

Primo abuso

“Cercasi nano o disabile che faccia tenerezza”: polemica per il casting della fiction Rai

Aggiornato il 25 maggio 2016   Pubblicato il 25 maggio 2016

L’annuncio sul profilo Facebook della responsabile casting della Film Commission disabili_teneri_175454933-228b80c9-c942-4e70-b4a4-ab48c618e5e7 Piemonte. Gianluca Nicoletti posta un video in cui compare con suo figlio, affetto da autismo. Parola chiave: #tenerezzastocazzo. La produzione Wildside si scusa e scioglie il contratto con la collaboratrice. Francesca Archibugi, regista della fiction: “Mi vergogno tantissimo, non ne sapevamo niente”

Link in nota 2*

Per ingrandire l’immagine fare clic sulla foto

 

Secondo abuso – Una sintesi esemplare

La foto parla da sé e si può commentare in controluce con il primo comma dell’articolo 3 della Costituzione, avendo come traccia le parole sottolineateVelaSalviniBertocchi-ki0G-U431801126559017CoB-1224x916@Corriere-Web-Bergamo-593x443

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

 

 

NOTE. I link possono essere attivati anche copiandoli e inserendoli in un motore di ricerca

1* http://www.repubblica.it/cronaca/2016/05/26/news/parla_il_comandante_della_nave_che_ha_salvato_540_migranti-140619362/?ref=HRER1-1

 

2* http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2016/05/25/news/casting_archibugi_rai_nano_tenerezza-140590016/?ref=HREC1-11

 

 

26 Maggio 2016Permalink

13 maggio 2016 – Due documenti dignitosi che escono dalla palude del disprezzo dei minori

Copio manualmente il primo documento da Il Corriere della Sera del 12 maggio (pag. 7) perché purtroppo – pur esemplare e, per me, totalmente condivisibile – non  è scaricabile-ma deve avere uno spazio nel mio blog, mentre scarico dal sito di Gad Lerner il secondo.

Dal Corriere della sera del 12 maggio

La (non) scelta sui bimbi
di fatto lascia al giudice ogni responsabilità
di Melita Cavallo
(ex giudice minorile)

Ho vissuto l’elaborazione delle novità al diritto di famiglia con la riforma del 1975: figli nati fuori dal matrimonio poterono essere riconosciuti, le madri poterono assolvere non solo i doveri ma anche i diritti nell’ambito familiare alla pari dei padri. Allo stesso modo vengono oggi riconosciuti diritti finora ignorati, derisi o addirittura contestati da una parte quantitativamente non trascurabile della società. I tempi erano orma maturi perché l’Italia si allineasse alla normativa europea recepita ai sensi dell’art. 117 della Costituzione. Non cesseranno le sterili e ideologiche polemiche perché l’elaborazione culturale è lenta e faticosa, tuttavia compito del legislatore è da un lato regolamentare i fenomeni già in atto nella società, dall’altro definire il cammino per il perseguimento di un obiettivo ritenuto vantaggioso per la società. Dispiace però che parte del Parlamento abbia voluto penalizzare, ancora una volta, il soggetto più debole, cioè il bambino, non riconoscendo la possibilità di adottarlo alla compagna della madre o al compagno del padre, nonostante gli abbia fatto da madre o da padre a motivo della stabile convivenza. Lasciando ancora una volta al giudice l’interpretazione della norma nel valutare i singoli casi sottoposti al suo vaglio. Ci si lamenta spesso che il giudice si sostituisce al legislatore, mi sembra che, in questo caso, il legislatore abbia perso l’occasione di fare chiarezza rispetto alle possibili interpretazioni dei giudici, ritenute da alcuni creative e da altri addirittura eversive.

dal sito di Gad Lerner

La lettera d’addio di Michela Marzano dal gruppo del PD
giovedì, 12 maggio 2016

Ecco gli estratti della lettera d’addio di Michela Marzano dal gruppo del PD, pubblicati da Repubblica.it, dopo il suo voto favorevole alle unioni civili. “Sui temi dei diritti e dell’etica ho sempre detto e difeso gli stessi valori e gli stessi principi. E non me la sento, oggi, di non essere coerente con me stessa e con le mie battaglie per opportunità politica. Lo so che, sulla unioni civili, non si poteva forse fare diversamente e considero che sia importante per l’Italia avere finalmente una norma che garantisca e protegga le persone omosessuali. Aver però eliminato ogni riferimento a ‘famiglia’ e ‘familiare’ – parlando delle unioni civili come una semplice ‘specifica formazione sociale’ – e aver stralciato la ‘stepchild adoption’ rappresentano un vulnus per me difficile non solo da accettare, ma anche da giustificare pubblicamente”.Le ragioni che mi portano alle dimissioni non sono politiche, sono morali. Quando, il 7 gennaio del 2013, Bersani e Letta mi chiesero di accettare la candidatura per il Pd, lo fecero, e li cito, per mettere al servizio del partito e dell’Italia le mie competenze sui diritti e l’etica. Se quel giorno accettai – nonostante i dubbi e le riserve che avevo fossero molte, non avendo mai attivamente partecipato alla vita politica italiana e vivendo ormai da quasi vent’anni in Francia – era perché consideravo doveroso rispondere ‘presente’, e non limitarmi più solo a scrivere saggi e articoli o insegnare all’università: era un dovere, era un onore .La mia storia, però, non è politica. Nasce dalle esperienze di vita, talvolta anche molto dolorose, che ho affrontato, e dall’impegno costante sia a livello accademico, sia a livello divulgativo per ‘riparare’ le ‘ferite’ del mondo. Sempre e comunque all’insegna di quelle celebri parole di Jean Guehenno, il quale scrisse che l’unico vero tradimento è seguire il mondo come va e impiegare lo spirito a giustificare questo. Sui temi dei diritti e dell’etica ho sempre detto e difeso gli stessi valori e gli stessi principi. E non me la sento, oggi, di non essere coerente con me stessa e con le mie battaglie per opportunità politica. Lo so che, sulle unioni civili, non si poteva forse fare diversamente e considero che sia importante per l’Italia avere finalmente una norma che garantisca e protegga le persone omosessuali. Aver però eliminato ogni riferimento a ‘famiglia’ e ‘familiare’ – parlando delle unioni civili come una semplice ‘specifica formazione sociale’ – e aver stralciato la ‘stepchild adoption’ rappresentano un vulnus per me difficile non solo da accettare, ma anche da giustificare pubblicamente. La mia storia è fatta di parole che non ho mai tradito e di valori cui ho sempre sacrificato tutto. Se restassi oggi nel gruppo del Pd avrei difficoltà a difendere la mia storia non solo di fronte ai miei studenti, ma anche di fronte a tutte quelle persone cui avevo promesso integrità e nessun cedimento

fonte: http://www.gadlerner.it/2016/05/12/la-lettera-daddio-di-michela-marzano-dal-gruppo-del-pd

13 Maggio 2016Permalink

8 maggio 2016 – Come violare neonati e farsi beffe della costituzione

 L’età è una questione anagrafica.
Vado nel sito facebook e trovo la promozione – che spesso si ripete – del progetto di International Plan che si occupa del sostegno a bambini – e particolarmente a bambine – nei paesi del Terzo mondo. Lo slogan che usa oggi è molto interessante e l’ho scelto come titolo per introdurre la citazione che ho ricopiato e trascrivo.

«Troppe bambine ancora al giorno d’oggi non hanno un certificato di nascita che permetta di dimostrare la loro età anagrafica, rischiando di sposarsi molto giovani. Con l’adozione a distanza potrai far vivere a una di queste bambine ogni cosa a suo tempo. »

A seguito del pezzo di Plan International seguono alcuni commenti che ricopio anonimi, identificandoli con un numero e l’indicazione del sesso che ricavo dal nome dichiarato

1 donna – Pensi che sapere quando sono nate cambi il loro modo di vivere?

2 uomo – Queste vengono identificate ed i delinquenti che sbarcano in Italia no, è giusto?

3 uomo – Fategli un tatuaggio nella pianta del piede con la data di nascita giusto per sapere la verità
(NdR: Déja vu ad Auchswitz dove però il codice di identificazione veniva apposto sul polso degli internati mentre l’attuale interlocutore privilegia il piede)

4 uomo – Quindi se l’arabo le violenta non può scattare l’arresto. Potrebbe essere maggiorenne anche appena nata queste sono le bestie che ci stiamo portando a casa nostra non solo non sappiamo chi sono da dove vengono se sono maschi o femmine ma addirittura non sappiamo neanche che sono nati. Va bene per la pensione che Renzi gli darà ( dichiarazione: bambina nata nel 1940 anni 75 pensione subito)

Trascrivo quanto ho scritto io. So che è inutile ma che posso fare? Altre volte sono intervenuta, sia nei confronti di International Plan sia nei confronti dell’Unicef perché, oltre a far conoscere il significato universale del certificato di nascita, si impegnino anche in Italia a darne certezza come vuole la legge violata e beffata. Non ho avuto risposta ma non voglio smettere «Il certificato di nascita è connesso solo indirettamente all’adozione a distanza perché deve essere documento rilasciato e riconosciuto dalle autorità competenti. In paesi in via di sviluppo dove l’organizzazione istituzionale è precaria e inadeguata questo è problema grave e difficile. Non dimentichiamo che in Italia, dove l’organizzazione prevista dalla Costituzione esiste dagli enti locali allo stato, c’è una legge che con un linguaggio criptico e confuso ma efficace nega il certificato di nascita ai figli dei migranti privi di permesso di soggiorno. Per informazione si vedano i rapporti pubblicati annualmente al gruppo CRC , coordinato da Save the Children (Convention on the Rights of the Child-www.crc.net). In Italia sarebbe sufficiente la modifica della legge cd pacchetto sicurezza cui si oppone l’opportunistica pigrizia della politica e l’indifferenza della società civile che su questo problema non oppone parola alcuna (si tratta della legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g che nel testo unico sull’immigrazione, d.lsg 286, è il comma 2 dell’art. 6). E’ chiaro che in Italia la mancanza del certificato di nascita crea molti degli ostacoli descritti per i paesi in via di sviluppo ed è un elemento di decadimento della civiltà che pretendiamo rappresentare anche altrove».

Nel 2009, sapendo che fra gli italiani c’è chi pratica la cultura della discriminante xenofoba fino a penalizzare i neonati, il Ministro Maroni si è potuto permettere di far approvare anche la legge che nega il certificato di nascita ai figli dei migranti senza permesso di soggiorno. Il Parlamento che non si impegna a correggere questo scempio, se ne fa garante consenziente. La società civile vuole esserne complice?

Cercherò di inviare questo testo a chi può farsene carico per promuovere una modifica per cui sto dandomi da fare da sette anni.

 

8 Maggio 2016Permalink

1 maggio 2016 – Calendario di maggio

1 maggio  –             Festa del lavoro [1]
1 maggio 1947   –   Strage di Portella della Ginestra
2 maggio 2011  –    Uccisione di Osama Bin Laden
3 maggio           –    Giornata internazionale della libertà di stampa
4 maggio 1949  –    L’Italia entra ufficialmente nella NATO
5 maggio 1818   –   Nasce K. Marx
6 maggio 1976  –   Terremoto del Friuli
6 maggio 2016  –    Elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra
7 maggio 1999  –    La Nato bombarda l’ambasciata cinese a Belgrado
7 maggio 2015  –    Ceuta -Un bambino ivoriano di otto anni viene trovato con il metal detector dentro una valigia. [2]
8 maggio 1936   –   Mussolini proclama la fondazione dell’impero.
9 maggio 1978  –   Ritrovamento del corpo di Aldo Moro
9 maggio 1978  –    Omicidio di Peppino Impastato
10 maggio 1933 –  I nazisti organizzano il rogo dei libri in Germania
10 maggio 1994 –  Primo governo Berlusconi
11 maggio 1960 –  Argentina: il Mossad rapisce il nazista Eichmann
11 maggio  2016 – Il parlamento approva la legge sulle Unioni Civili
12 maggio 1974 – Referendum sul divorzio
12 maggio 1977  – Assassinio di Giorgiana Masi
13 maggio 1888 –  Brasile: abolizione della schiavitù
13 maggio 2015 –  Il Vaticano apre alla Palestina
15 maggio            – Giornata internazionale per l’Obiezione di coscienza
15 maggio 2015  –  Condanna a morte di Dzhokhar Tsarnaev, attentatore nella maratona di Boston del 15 aprile 2013.
16 maggio 1916   – Accordo Sykes Picot
16 maggio 1944 –   Rivolta di Rom e Sinti ad Auschwitz
16 maggio 2015  — Condanna a morte dell’ex presidente egiziano Morsi
17 maggio –         –  Giornata contro l’omotransfobia [3]
17 maggio 1961 –  Inizia l’embargo USA contro Cuba
17 maggio 1972 –  Viene assassinato il commissario Calabresi
17 maggio 2013 –   Morte in carcere di Jorge Rafael Videla ex presidente dell’Argentina
18 maggio 1872  – Nascita di Bertrand Russel
19 maggio 1296  –  Muore papa Celestino V
19 maggio 1975  –  Viene approvata la legge del n. 151, Riforma del diritto di famiglia
19 maggio 2016  –  Muore  Marco Pannella
20 maggio 1999 –  Le Nuove Brigate Rosse uccidono Massimo D’Antona
22 maggio 1978 –   Promulgazione legge 194
23 maggio 1992 –  Strage di Capaci
23 maggio 2015 –   Beatificazione di mons Romero
24 maggio 1915 –  L’Italia entra nella prima guerra mondiale
26 maggio 2011 –   Arresto dell’ex generale serbo Ratko Mladic
27 maggio 1564  –  Morte di Giovanni Calvino
27 maggio 1993  –  Attentato mafioso a Firenze
28 maggio 1926  –  Colpo di Stato in Portogallo: prende il potere Salazar
28 maggio 1974 –  Strage di piazza della Loggia a Brescia
28 maggio 1980 –  Viene assassinato Walter Tobagi
29 maggio 2005 –  Referendum in Francia. Bocciata la Costituzione europea
29 maggio 2013 –  Morte di Franca Rame
30 maggio 1967 –   Secessione del Biafra dalla Nigeria: è guerra civile
31 maggio 1972     Strage di Peteano
31 maggio 2010 – Gaza: Israele attacca la Freedom Flotilla

NOTE:

[i] L’origine della festa del Primo Maggio appartiene alla storia degli Usa. In Europa fu ufficializzata nel 1889 (Seconda Internazionale) In Italia fu istituita nel 1891, soppressa nel 1925 e istituita nuovamente nel 1945

[2] Era un tentativo promosso dal padre per portarlo a sua madre, regolarmente presente in Spagna, cui era stato negato il ricongiungimento familiare. http://www.lettera43.it/fatti/spagna-il-bambino-del-trolley-restituito-a-sua-madre_43675173931.htm

Le foto che lo ritraggono chiuso in un trolley hanno fatto il giro del mondo. Adou Ouattara, il bambino di otto anni originario della Costa d’Avorio, è stato finalmente restituito a sua madre Lucie. Dopo aver effettuato il test del Dna, che ha dimostrato l’effettiva parentela, la donna è stata autorizzata a riprendersi suo figlio. ADOU ERA CUSTODITO IN UN CENTRO PER MINORI. Il ricongiungimento è avvenuto al centro minori dove il piccolo era custodito da quando il 7 maggio fu trovato all’interno della valigia di una donna marocchina, incaricata dal padre di fargli passare la frontiera di Ceuta (enclave spagnola in Nord Africa). «È stato molto toccante», ha spiegato al periodico spagnolo El Mundo l’avvocato della famiglia, Juan Isidro Fernandez, «il bambino è corso incontro alla madre, che è scoppiata a piangere». IL PADRE È ANCORA IN CARCERE. Il padre del piccolo si trova ancora in carcere con l’accusa di far parte di un’organizzazione che aiuta i migranti a entrare clandestinamente in Spagna. L’uomo rischia dai 4 agli 8 anni, ma secondo il suo avvocato «potrà uscire dalla cella non appena sarà provato, attraverso l’analisi del Dna, il suo rapporto di paternità con Adou».

[3] Ventidue anni dopo la decisione dell’Organizzazione mondiale della Sanità, di togliere l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, l’Unione Europea sceglie il 17 maggio come giorno di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell’omofobia.

 

1 Maggio 2016Permalink