12 dicembre 2012 – I custodi dell’imene

La prima vittima: fra apparenza e realtà 

Una ragazzina denuncia uno stupro, discinta e insanguinata (almeno così la descrivono i giornali) risulta credibile e… ma sui risultati di questa credibilità tornerò dopo.
Ora voglio soffermarmi su di lei, per cui provo una grande pena.
Quando si rende conto dei risultati della sua denuncia, confessa: aveva inventato tutto.
Si trattava di una bugia difensiva perché la famiglia la voleva –povero oggetto che la compravendita tribale pretendeva integro alla prevista consegna– vergine fino al matrimonio.
Se la storia finisse qui potremmo pensare al normale sacrificio della dignità e della decenza altrui in nome di un arcaico, ma non concluso, mercato matrimoniale, in onore della famiglia patriarcale dove, se il patriarca è padrone, trova sempre complici servili quale che ne sia il genere e quale che ne sia la religione, se in una religione il clan si riconosce.
Ma la storia non finisce qui perché la ragazzina, istintivamente, capisce (o almeno io capisco così) che deve stornare l’interesse dei sui familiari-custodi dal suo imene e rivolgerlo ad altri.
Gli altri sono lì, pronti all’uso, pubblicamente pubblicizzati senza riserve di consapevolezza.
Così aveva affermato un deputato della Lega Nord: “Ora che la pioggia è riuscita nell’impresa in cui aveva fallito il sindaco Piero Fassino, ossia lo sgombero del campo nomadi abusivo sul Lungo Stura Lazio, mi auguro che il comune provvederà all’identificazione di tutti gli irregolari che vivevano in quel campo”.
E’ un’affermazione che a suo  tempo avevo letto da varie parti e che ora ho ritrovato e rendo leggibile da qui, riportando alla fine anche l’indirizzo della fonte * per esteso. 

E che i ‘colpevoli’ fossero pronti all’uso quella poveretta lo sapeva, probabilmente glielo avevano detto in casa se si è sentita in dovere di precisare che i suoi stupratori erano zingari e alla sua dichiarazione (che saranno i carabinieri a verificare non i familiari) questa famiglia, evidentemente ben organizzata,  riesce a promuovere immediatamente una crociata contro i campi rom, ripercorrendo l’antica lezione dei crociati storici che, strada facendo, non si facevano scrupolo di devastare le comunità di ebrei che la chiesa aveva indicato come deicidi.
Ognuno ha il suo dio e ognuno i suoi nemici da combattere!
C’è da sperare che ora la povera ragazzetta non sia mutilata per sempre della gioia di un fondamentale rapporto umano ma che qualcuno l’aiuti, nel far pace con se stessa (ma sarà mai possibile?), a farsi forte di quel senso di responsabilità e rispetto di sé di cui finora è stata derubata (e questa sì è violenza e di questo furto quella poveretta è stata ed è veramente vittima). 

Nella realtà, le altre vittime

Mentre la marcia proseguiva il fratello della ragazzina veniva a conoscenza della verità e –sempre che i giornali non mentano – si precipitava a fermare l’avanzata dei neo crociati, ma era troppo tardi. Chi risarcirà ora i rom cui è stata risparmiata solo la vita?

 

Ma i rom non sono le sole vittime del pregiudizio e del bisogno del capro espiatorio .
Non posso non pensare a tutti i ‘no’ che mi sono stati detti quando cercavo di sostenere la necessità di modificare la legge che pretende la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione della nascita, negando quindi – ai figli di sans papier e ai sans papier stessi – il diritto alla genitorialità.
E’ chiaro che dalla negazione di questo diritto discendono una serie di danni che non sto qui a ricordare (ne ho scritto per tre anni nel mio blog, chi volesse farne memoria può attivare i tag anagrafe e bambini).
Ora c’è una proposta di legge che vuole dare dignità al nostro patto sociale superando  la ferita profonda che nega il riconoscimento dell’esistenza per ragioni burocratiche (ne ho scritto nel mio blog il 2 e il 5 dicembre). Sarà sostenuta? Non lo so. 

Resta per me la ferita provocata da una politica che, a parte la scelta di mezzi cartacei e non fisici, ritengo perfettamente parallela e consona alla marcia dei neocrociati torinesi e, soprattutto, permane l’orrore che mi ha provocato l’indifferenza dei sindaci a fronte del ruolo di garanti del  territorio che dovrebbero governare, ruolo loro negato in legge a danno dei più deboli. Ed estendo questo orrore alle chiese (metto in primo luogo quella cattolica per il potere sulle coscienze e politico che le è riconosciuto) nei riguardi di questo problema. 

Nota che vorrei inutile, ma so che non lo è:  So bene che una circolare, precipitosamente emanata dall’allora ministro dell’interno Maroni, ha ‘concesso’ la registrazione anagrafica per i figli dei sans papier, ma una circolare non è legge e in legge il divieto permane.
Anche di questo ho scritto in questo mio blog e voglio segnalare che l’unica realtà associativa che, a mia conoscenza,  abbia colto il significato di questo problema (prima della proposta di legge di cui ho riferito) è stato il GrIS (Gruppo immigrazione e salute del Friuli Venezia Giulia) di cui riporto per esteso il comunicato emesso il 28 ottobre scorso (leggibile alla fonte da qui). 

Un segno di civiltà – il comunicato del GrIS

Il Gruppo Immigrazione e Salute (GrIS) Friuli Venezia Giulia (della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – SIMM) ha aderito alla campagna ‘L’Italia sono anch’io’ che promuove due proposte di legge a iniziativa popolare relative ai diritti dei migranti.
In particolare il GrIS del FVG ritiene che la proposta di Nuove norme sulla Cittadinanza, riconoscendo ad ogni nuovo nato in Italia il diritto ad esserne cittadino, attengano direttamente ai propri obiettivi di promozione della salute come diritto umano al completo benessere fisico, mentale e sociale, come ribadito, nel maggio di quest’anno, dalle “Raccomandazioni finali dell’XI Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni”
Poiché è chiaro che un diritto è tale solo se si declina in termini di uguaglianza, il GrIS del FVG non può non guardare con preoccupazione alla legislazione in vigore che – dal 2009- impone ai migranti irregolari che vogliano registrare la nascita del proprio figlio la presentazione del permesso di soggiorno, documento che – per definizione – non possiedono.
Qui non si tratta di attribuzione di cittadinanza ma di garantire ad ogni bambina e ad ogni bambino sin dalla nascita, un nome e una nazionalità, come vuole la Convenzione di New York del 1989 che in Italia è legge (n.176/1991) evitandone la discriminazione in nome di un cavillo burocratico.
L’assenza di un certificato di nascita comporta gravi conseguenze per la tutela della salute.
Siamo al corrente che è stata precipitosamente emanata dal governo, a pochi giorni dall’approvazione del ‘pacchetto sicurezza’ una circolare interpretativa che apre una procedura che rende possibile la registrazione anagrafica delle nascite.
Ma ciò non basta.
La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”. Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 del 2009 (cd. pacchetto sicurezza).

 

NOta finale: 

Al riferimento  della fonte * relativa alle dichiarazioni pro alluvione di un deputato leghista aggiungo anche alcuni riferimenti ad articoli di giornali che descrivono la vicenda della efficace crociata torinese 

* http://www.polisblog.it/post/12287/per-la-lega-lalluvione-a-torino-sgombera-i-campi-rom-dato-di-fatto-o-razzismo  

http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/12/news/santini_ovunque_e_tapparelle_chiuse_sandra_piange_ora_come_ne_esco-26452967/?ref=HREC1-4 

http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/12/11/news/torino_ultr_bruciano_il_campo_ro
m_terrore_per_uno_stupro_inventato-26420781/?ref=HREC1-1  

http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_10/torino-caccia-stupratori_46a32a40-2341-11e1-bcb9-01ae5ba751a6.shtml  

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/433883/

12 Dicembre 2011Permalink

5 Dicembre 2011 – Neonati ammessi ad esistere (forse)

XVI LEGISLATURA CAMERA DEI DEPUTATI
N. 4756 PROPOSTA DI LEGGE
d’iniziativa dei deputati LEOLUCA ORLANDO, DI GIUSEPPE, MONAI.

Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno
Presentata il 7 novembre 2011
Onorevoli Colleghi! — La legge n. 94 del 2009, in materia di sicurezza pubblica, ha modificato il testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998. In particolare, la lettera g) del comma 22 dell’articolo 1 della legge n. 94 del 2009 ha modificato il comma 2 dell’articolo 6 del testo unico in materia di obbligo di presentazione di documenti attestanti il soggiorno per gli stranieri: la nuova formulazione, nell’ambito dei provvedimenti esclusi dall’obbligo di presentazione di documenti attestanti il soggiorno, espungeva l’esplicito riferimento agli atti di stato civile e all’accesso ai servizi pubblici sostituendolo con quello inerente all’accesso alle prestazioni sanitarie e con quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie. Premesso che il citato comma 2, anche nel testo modificato, è stato di fondamentale importanza per la tutela della maternità, della salute e dell’istruzione – diritti fondamentali e diritti umani ma, soprattutto, di primario interesse pubblico – di tutte le persone extracomunitarie presenti, anche illegalmente, nel nostro Paese, in quanto non obbligava le persone in situazione di bisogno sanitario urgente alla presentazione del permesso di soggiorno per ottenere le cure adeguate, non altrettanto può dirsi degli atti di stato civile – quali nascita, stato di famiglia e morte degli stranieri – in ordine ai quali la modifica apportata della legge n. 94 del 2009 ha creato dubbi interpretativi, cioè se questi atti siano o meno esentati dall’attestazione del soggiorno. Di diversa natura, ma altrettanto problematico, è il nuovo riferimento alle prestazioni scolastiche obbligatorie – in luogo del più generico «accesso ai servizi pubblici» – dalle quali risulterebbero esclusi le scuole dell’infanzia e gli asili nido.
La necessità di chiarimenti sulle questioni inerenti allo stato civile introdotte dalla legge n. 94 del 2009 è testimoniata dalla tempestiva emanazione di una circolare del Ministero dell’interno – n. 19 del 7 agosto 2009, protocollo n. 0008899 – la quale chiariva, al punto 3, che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Le indicazioni, pur lodevoli, della circolare, appaiono giuridicamente contraddittorie rispetto al tenore della normativa che, con tale strumento, non può ritenersi né sostituita né interpretata e da cui esplicitamente emerge la volontà di sopprimere il riferimento agli atti di stato civile.
In termini pratici, ciò che ne consegue è l’impreparazione degli uffici di molti enti locali in ordine a ciò che occorre applicare e la mancata registrazione di nascita da parte dei genitori extracomunitari per paura di denunce e di espulsioni, non costituendo la circolare, per loro, uno scudo sufficiente.
Dal Ministero dell’interno sono giunte a suo tempo rassicurazioni in ordine al diritto al riconoscimento dello status di figlio indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori, status che, ove mancante, lederebbe un diritto assoluto del figlio in quanto, in assenza dell’atto di nascita, risulterebbe inesistente dal punto di vista delle regole dell’ordinamento giuridico.
La Costituzione garantisce tutti i diritti a tutti i soggetti, senza distinzione alcuna, e in particolare afferma il principio dell’inviolabilità del diritto del nato, alla stregua di quanto sancito in materia di tutela dei minori dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e resa esecutiva dalla legge n. 176 del 1991.
In armonia con lo spirito e con i dichiarati intenti della circolare ministeriale, nella ricerca di uno strumento idoneo a fugare ogni dubbio, si propone una modifica espressa alla normativa vigente al fine di escludere dall’obbligo di esibizione di documenti attestanti il soggiorno i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile e alle prestazioni scolastiche delle scuole dell’infanzia e degli asili nido.

PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1. Il comma 2 dell’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente:
«2. Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile, per i provvedimenti inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti all’accesso a pubblici servizi e alle prestazioni scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi le scuole dell’infanzia e gli asili nido, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni e altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati».

Per raggiungere questo testo:
www.camera.it
Alla voce; Progetti di legge – scrivere 4756
Compare la voce relativa
Clic su Scheda del progetto di legge
Clic su Testi
Sotto la voce ‘testi disponibili’ compare la possibilità di accesso alla voce C.4756 (formato word) e PDF (per il formato in pdf).

5 Dicembre 2011Permalink

2 dicembre 2011 – Proposta di legge per la registrazione anagrafica dei figli di sans papier.

Il nuovo governo forse ha creato le condizioni perché il parlamento possa esprimersi anche su di un aspetto del ‘pacchetto sicurezza’ di cui questo blog si occupa da quasi tre anni.  In questo clima alcuni deputati hanno firmato la proposta 4756.
Insieme a un’amica abbiamo deciso di impegnarci anche perché percorra un veloce iter fino alla su approvazione.
Abbiamo affidato il nostro desiderio a una corrispondenza che trascrivo.

Lettera al presidente Napolitano

Udine 24 novembre 2011

Egregio Presidente,
i due discorsi che Lei ha pronunciato il 15 e il 22 di novembre, l’uno dedicato ai ‘Nuovi Cittadini italiani’ e l’altro rivolto ai rappresentanti della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, ci sono stati di grande conforto. In entrambi infatti Lei ha fatto riferimento a bambini e ragazzi, nati in Italia o arrivati da noi  anche molto piccoli,  ma non italiani.
Grande fonte di speranza, li ha definiti e ne ha ricordato dispiacere e meraviglia perché, mentre si sentono italiani,  percepiscono la loro diversitànella vita quotidiana, nei sentimenti, nella percezione della propria identità’.
Con una acrobatica proiezione nel futuro una ragazzina (8 anni) annunciava in famiglia ‘Il quattro novembre saremo tutti italiani’. La maestra, cui la mamma si era rivolta per capire, aveva approfittato di un’occasione storica per parlare non di guerre e vittorie ma di fratellanza, di unità, di convivenza e in quei desideri quella bimbetta si era ritrovata cittadina, anche se non lo era. Venga la legge che cittadina la riconoscerà anche formalmente  per ritrovarci con lei, negli stessi valori.
Ma anche fra i migranti, egregio presidente, ci sono diversità che oggi non basta la volontà di riconoscere cittadino chi nasce sul nostro territorio – a prescindere da un’arcaica legge del sangue – a superare.
Infatti la lettera g) del comma 22 dell’art.1  della legge 94 del 2009 impone – cancellando la norma del precedente Testo Unico del 1998 che tanto non richiedeva – di presentare un adeguato titolo di soggiorno per la richiesta di registrazione di atti di stato civile, quelli che in una recente sentenza la Corte Costituzionale ha dichiarato appartenere «ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani», di talché la «condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi»
La Corte si è espressa riferendosi specificatamente ai matrimoni (la cui richiesta di celebrazione per due anni ha messo i non aventi titolo di soggiorno a rischio espulsione)  ma in questa fattispecie rientrano anche i certificati di nascita che difendono il nuovo nato dal rischio di essere apolide e assicurano ai suoi genitori il diritto di riconoscerlo figlio senza che la loro gioia sprofondi nella paura della cacciata.
Persino il precedente governo deve essersi accorto dell’incongruità di questa norma se, pochi giorni dopo aver acquisito l’approvazione con voto di fiducia della legge 94, ha emanato una precipitosa circolare interpretativa che –per i nuovi nati – dice il contrario della legge stessa.
Ma, pur se ammettiamo che la circolare sia stata diligentemente applicata e che le procedure abbiano avuto un tale carattere di trasparenza da vincere la paura dei migranti a presentarsi in comune per quella registrazione, restiamo offesi noi cittadini italiani dall’avere nel nostro ordinamento una norma che nega persino ai neonati un diritto che loro appartiene in quanto esseri umani.
Vogliamo esprimere anche a Lei, oltre a un nuovo grazie, la speranza che il Parlamento, ritrovando la dignità di un ruolo e lo spazio per esprimerla, sappia rimediare anche a questo vulnus.
Cordialmente
Augusta De Piero  –  Adriana Libanetti

Chi volesse leggere i due discorsi del Presidente citati sopra potrà farlo nell’ordine da qui e da qui.

Ancora lettere

Abbiamo poi inviato una lettera con simili contenuti al nuovo ministro alla Cooperazione internazionale e l’integrazione e infine abbiamo voluto sollecitare anche il Presidente della Camera nella speranza che voglia farsi carico di un’agenda in cui la proposta n, 4756 inizi presto il suo iter.

Egregio Presidente,
confortate dalle nobili parole del Presidente della Repubblica,  con enorme sollievo vediamo emergere un significativo interesse politico per il problema della cittadinanza ai figli di migranti stranieri, posto con determinazione da una campagna di promozione di una legge a iniziativa popolare.
Ci permettiamo di ricordarLe –oltre al problema del riconoscimento del diritto di cittadinanza a chi nasca nel nostro territorio – che la legge italiana prevede che i migranti privi di permesso di soggiorno,  per registrare la nascita di un figlio (assicurandolo così dal rischio di diventare apolide) devono presentare un titolo di soggiorno che – per contraddizion che nol consente- non hanno (lettera g comma 22 art. 1 legge 94/2009).
Su questo argomento ci risulta essere all’attenzione della Camera la proposta di legge n. 4756, primo firmatario l’on. Leoluca Orlando, “Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno” .
Ci rendiamo conto che la dimensione del problema non è quantitativamente rilevante e che in ogni caso una circolare interpretativa, emanata pochi giorni dopo l’approvazione della legge 94, rende operativamente possibile la registrazione dell’atto di stato civile in legge negato.
Siamo però consapevoli della realtà della paura dei genitori interessati (stimolata anche da devastanti campagne xenofobe promosse dalla Lega Nord) e soprattutto dal fatto che noi, in quanto cittadini italiani, siamo offesi dalla presenza nel nostro ordinamento di una norma che fa dipendere l’esistenza di un neonato da una discriminante burocratica.
Le chiediamo quindi che nell’esercizio del suo mandato  istituzionale  voglia assumere iniziative che consentano un rapido iter alla citata proposta di legge 4756.
Augusta De Piero  –  Adriana Libanetti  – 

Il Presidente della Camera risponde

A strettissimo giro di posta abbiamo ricevuto la risposta dalla segreteria del Presidente Fini:

Si comunica che il Presidente ha disposto la trasmissione della Sua e-mail alla Commissione parlamentare competente, affinché’ i deputati che ne fanno parte possano prenderne visione ed assumere le iniziative che ritengano opportune.
Con i migliori saluti.
La Segreteria del Presidente della Camera dei deputati

Nello scritto che segue, Una storia noiosa e qualche commento, si può trovare molta documentazione tratta dal mio blog.
Rivederlo oggi mi è servito a ordinare la mia memoria e a rafforzare molte mie perplessità.

2 Dicembre 2011Permalink

2 dicembre 2011 – Una storia noiosa e qualche commento.

Alcune tappe di una storia noiosa.

Il 2 agosto del 2010 l’on, Orlando ha presentato un’interrogazione sulla questione che potrete leggere da qui.
Nel timore che finisse nel calderone delle interrogazioni inevase ho scritto al Presidente della Camera, per sollecitarlo a garantire un riscontro alla interrogazione Orlando.
La relativa corrispondenza può leggere qui.
Il sollecito del Presidente della Camera ha portato a una risposta scritta dell’allora sottosegretario Davico, un piccolo capolavoro di sintesi della rozzezza di un’intelligenza devastata dal pregiudizio che merita una lettura per aiutarci a ricordare quel che abbiamo passato e forse superato (ma non sono sicura).
Il 6 dicembre 2010 la Società Italiana  di Medicina delle Migrazioni (SIMM) affrontava il problema  in un suo documento. Il tema sarebbe stato ripreso il 24 dicembre di quest’anno in un comunicato del GrIS del Friuli Venezia Giulia, Gruppo locale Immigrazione e Salute della SIMM.
Sempre nel dicembre 2010 ho scritto al Presidente della Repubblica che mi ha risposto tramite, naturalmente, la sua segreteria  (corrispondenza leggibile da qui).
Per ciò che concerne l’informazione locale devo segnalare che, oltre al comunicato del GrIS citato sopra, ho sempre trovato spazio sul mensile udinese Ho un sogno e ho potuto scrivere un articolo su Il Gallo di Genova lo scorso mese di marzo.

L’amaro piacere di qualche commento

Evidentemente non riesco a liberarmi da ingenuità che l’esperienza imposta dall’età non dovrebbe consentirmi e quindi sono rimasta sconcertata dalle reazioni  che ho avuto modo di registrare quando parlavo  del problema della registrazione anagrafica dei figli di sans papier. Nello stesso tempo voglio tenere ben fermo il mio diritto all’indignazione e, qualche volta, al disgusto.
Mi è stato detto che ‘non è possibile quindi non è vero’, che ‘in questa situazione (Berlusconi ancora regnante) non ci sentiamo di parlare’, che ‘non protestiamo, ci affidiamo alla  sensibilizzazione’ o –meglio- ‘alla pancia’ (testuale e detto da donne … signore mie se nel ’74 ci fossimo avvitate sulle emozioni delle nostre pance non avremmo il divorzio!) e via blaterando…
Drammaticamente in molte associazioni ci si è affidati alla circolare del 2oo9 che ‘interpreta’ la legge dicendone il contrario e ammettendo quindi la registrazione anagrafica dei neonati.
Altro non poteva fare quello sciagurato ministero dell’interno, pena subire un richiamo da parte delle istituzioni europee, ma, se va detto ad onore degli operatori che collegando circolare e altre norme a tutela della maternità presenti nel testo unico del 1998 (che né la legge Bossi-Fini né il pacchetto sicurezza erano riusciti a cancellare),  riuscivano a proteggere neonati e genitori, non posso dimenticare che anche in associazioni sedicenti democratiche e sensibili (sic! Odio la sensibilità incompetente!|) correva voce che la situazione fosse sistemata, appunto con la circolare.
Ormai il criterio della beneficenza dilagante ad onore (e forse piacere) di chi la pratica e l’abbandono programmatico di ogni dignità di cittadinanza percorre –da destra a sinistra- tutta la nostra società che fu civile.
Per carità di patria non mi soffermo sul silenzio dei sindaci, pavidi minuscoli podestà, ignari del ruolo che dovrebbero esercitare nei confronti di tutti coloro che vivono – e nascono – nel loro territorio.

I matrimoni

A proposito della mia ingenuità colpevole di cui sopra, pur sapendo che la legge 94 del 2009 (lettera g comma 22 articolo 1) colpiva tutti gli atti di stato civile –e quindi oltre alla registrazione delle nascite negava anche quella dei matrimoni di chi non potesse presentare titolo di soggiorno – mi ero concentrata sulle nascite perché mi sembrava che la guerra ai neonati fosse quanto di più ripugnante si potesse segnalare (e comunque a tanto non erano arrivate nemmeno le leggi razziali del 1938).
L’indifferenza generale mi ha insegnato che non è così e, se la Corte Costituzionale è potuta intervenire a cancellare il divieto a celebrare matrimoni di persone prive di permesso di soggiorno (il pacchetto sicurezza aveva provveduto anche a una modifica del codice civile!), è stato perché una coppia mista  ha fatto ricorso contro il rifiuto dell’ufficiale di stato civile di non so quale comune siciliano  e ha vinto la causa, per sé e per tutti gli altri che si troveranno nelle stesse condizioni (ma chi rimedierà ai danni compiuti nei due anni trascorsi? Chi chiederà perdono per aver negato l’esercizio di diritti fondamentali che spettano a tutti in condizioni di uguaglianza?  E a chi? Non credo che i sindaci che abbiano detto no alla celebrazione di matrimoni di sans papier abbiano preso nota del nome delle persone offese nell’ipotesi di poter rimediare in futuro).
Bisogna rendere onore a quei pochi che ancora esercitano il loro dovere di parola là dove è possibile, che ancora sanno cosa significhi un diritto  e non si limitano all’urlo o al piagnisteo che collega – in un sordido clima emotivo – chi non sa – o non vuole – fare altro.
Particolarmente interessante a questo proposito la posizione della chiesa cattolica i cui ministri di culto  nell’atto di celebrare matrimoni sono ufficiali di stato civile e si sono accodati al no dei sindaci che, consapevoli o inconsapevoli che fossero, li coinvolgeva.
Sull’argomento matrimoni, di cui ho trovato notizie nel sito della Associazione Studi Giuridici Immigrazione (ASGI),  ha pubblicato un mio articolo la rivista Confronti (novembre 2011 –www.confronti.net).

2 Dicembre 2011Permalink

23 Novembre 2011 – “Una follia negare la cittadinanza”

“Una follia negare la cittadinanza” , così titola la stampa del 22 novembre, facendo riferimento al discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica il 15 novembre  e che è possibile leggere per intero nel sito del Quirinale (si può fare anche da qui).
Così il Presidente esprime la sua consonanza con la legge a iniziativa popolare per cui vengono raccolte le firme nel contesto dell’iniziativa ‘L’Italia sono anch’io’  (per chi fosse interessato ricordo che, oltre che nei  banchetti che vengono promossi in luoghi vari delle città italiane,  è possibile  firmare anche negli uffici elettorali dei comuni).
Sempre da La Stampa apprendo che il senatore Marino ha depositato un disegno  di legge conforme a quello a iniziativa popolare, firmato da 113 senatori, di cui ho trovato notizia nel sito web del senatore che potete raggiungere anche da qui)  

Contrastare la discriminazione  –  Pro memoria.

Sono pienamente convinta che l’attribuzione della cittadinanza ai nuovi nati risolverebbe  (non oso ancora dire risolverà: nella pervasività della cultura della paura e della discriminazione, che la Lega Nord ha saputo abilmente suscitare, l’indicativo mi sembra troppo impegnativo) la maggior parte dei problemi che si oppongono a misure di civiltà relative a precisi diritti fondamentali.
Voglio ricordare la definizione datane dalla Corte Costituzionale che  ha detto come  tali diritti appartengano «ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani», di talché la «condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi»
La Corte si è espressa, riferendosi specificatamente ai matrimoni, con la sentenza n.245 dello scorso mese di luglio  (leggibile da qui) di cui ho scritto nel mio pezzo del 6 agosto.
Dopo che è stata pubblicizzata l’iniziativa de l’Italia sono anch’io alcuni comuni hanno comunicato ai residenti stranieri che compivano 18 anni – e che, diventando maggiorenni, non avrebbero potuto giovarsi del ricongiungimento familiare o di altre forme di tutela riservata ai minori – la possibilità di chiedere la cittadinanza italiana.
Ne ho scritto, ricordando che tale iniziativa è stata condivisa anche dal comune di Udine.
nel mio pezzo del 10 novembre che si può leggere da qui.

Last but not least: figli di sans papier.

Finalmente posso ordinatamente segnalare alcune importanti  iniziative positive.
Resta per me fondamentale la problematica della discriminazione, già al momento della registrazione anagrafica, dei figli di immigrati irregolari.
Ne ho scritto tante volte e, azionando i tag bambini o anagrafe, ne uscirà un materiale forse eccessivo, ma non avevo altro mezzo che scrivere per dire che io non  ci sto.
Ci sono casi in cui al responsabilità personale diventa ineludibile.
A titolo di informazione cito soltanto il mio articolo pubblicato dalla rivista Il Gallo che è leggibile anche da qui.
Fortunatamente della questione si è fatto carico il Gruppo immigrazione e salute – GrIS  del Friuli Venezia Giulia con il comunicato che ancora una volta trascrivo

Il Gruppo Immigrazione e Salute (GrIS) Friuli Venezia Giulia (della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – SIMM) ha aderito alla campagna ‘L’Italia sono anch’io’ che promuove due proposte di legge a iniziativa popolare relative ai diritti dei migranti.
In particolare il GrIS del FVG ritiene che la proposta di Nuove norme sulla Cittadinanza, riconoscendo ad ogni nuovo nato in Italia il diritto ad esserne cittadino, attengano direttamente ai propri obiettivi di promozione della salute come diritto umano al completo benessere fisico, mentale e sociale, come ribadito, nel maggio di quest’anno, dalle “Raccomandazioni finali dell’XI Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni”.
Poiché è chiaro che un diritto è tale solo se si declina in termini di uguaglianza, il GrIS del FVG non può non guardare con preoccupazione alla legislazione in vigore che – dal 2009- impone ai migranti irregolari che vogliano registrare la nascita del proprio figlio la presentazione del permesso di soggiorno, documento che – per definizione – non possiedono.
Qui non si tratta di attribuzione di cittadinanza ma di garantire ad ogni bambina e ad ogni bambino sin dalla nascita, un nome e una nazionalità, come vuole la Convenzione di New York del 1989 che in Italia è legge (n.176/1991) evitandone la discriminazione in nome di un cavillo burocratico.
L’assenza di un certificato di nascita comporta gravi conseguenze per la tutela della salute.
Siamo al corrente che è stata precipitosamente emanata dal governo, a pochi giorni dall’approvazione del ‘pacchetto sicurezza’ una circolare interpretativa che apre una procedura che rende possibile la registrazione anagrafica delle nascite. Ma ciò non basta.
La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”. Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94 del 2009 (cd. pacchetto sicurezza). 

Una risposta

La richiesta conclusiva del comunicato ha trovato una risposta il cui primo segnale è visibile nel sito della camera dei deputati.
Trascrivo:
Atto Camera: 4756 Proposta di legge: LEOLUCA ORLANDO: “Modifica all’articolo 6 del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno”.
Per ora un indizio, spero che quanto prima venga pubblicato il testo della proposta.
Ne darò immediatamente notizia.

Sono pienamente consapevole che la circolare interpretativa di cui parla il comunicato (e ampiamente illustrata nell’articolo de Il gallo)  è stata utile strumento per chi, con competenza e onestà, si occupa di assistere gli immigrati nell’espletamento delle procedure che li riguardano ed è stata rispettata dai comuni non inquinati dal flusso dilagante di inciviltà.
Ma, se a un operatore –vuoi dell’ente locale vuoi del mondo associativo- tanto può bastare, non è così per un cittadino che, in quanto tale, non può accettare che motivi di discriminazione dichiarati in legge costringano un neonato a non avere genitori che la legge riconosca e a diventare apolide.
E’ per questo che da tre anni – e sono stati anni di frustrazioni e delusioni cocenti – mi occupo della registrazione anagrafica dei neonati figli di immigrati irregolari.

La peste è contagiosa.

Prima sono venuti a prendere gli zingari,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo zingari;
poi sono venuti a prendere gli ebrei,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo ebrei;
poi sono venuti a prendere i comunisti,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo comunisti;
poi sono venuti a prendere gli omosessuali,
e noi non abbiamo protestato perché non eravamo omosessuali;
infine sono venuti a prendere noi,
e non c’era più nessuno capace di protestare.
Martin Niemöller

23 Novembre 2011Permalink

12 novembre 2011 – Donne sotto traccia 7

MARY SILVA: QUANDO I NOSTRI FIGLI ERANO CLANDESTINI

Da tempo ci occupiamo su Ho un Sogno della registrazione anagrafica degli atti di stato civile riguardanti gli immigrati senza permesso di soggiorno. Nel 2009 infatti una modifica alla legislazione precedente ha loro imposto di esibire il documento che non possiedono anche per registrare la nascita di un figlio e sposarsi.
Di recente una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della norma in materia di matrimoni, mentre la possibilità di registrare le nascite resta affidata alla labilità di una circolare e in legge permane un divieto che disonora il nostro paese.
Molte persone, quando abbiamo cercato di passare questa informazione, ci hanno detto ‘non è possibile’.
E ciò che non è possibile non è vero.
Certo impedire a un genitore di dire ‘questo è mio figlio’ sembra una mostruosità incredibile ma la protezione del nuovo nato, su cui la vita si fonda, sarebbe un tabou inviolabile, se non fosse già stato violato. Ad esempio in Svizzera le leggi in vigore in un non troppo lontano passato impedivano ai lavoratori stagionali emigrati di tenere con sé i figli che, solo vivendo nascosti, assicuravano il lavoro dei loro genitori.
A questo punto interviene Mary Silva, una donna che in Svizzera aveva lavorato per cinque anni e ora vorrebbe servirsi della memoria come di una risorsa che consenta di leggere meglio il presente e immaginarne, se possibile, il cambiamento.
“Non solo i figli dei lavoratori stagionali ma anche quelli di chi aveva il permesso annuale –precisa – subivano la clandestinità. Infatti le mogli, se volevano vivere con  il marito, dovevano essere lavoratrici e non potevano quindi accudire a bambini tanto ‘ingombranti’. Per loro non c’era posto. Infatti la politica degli alloggi per emigranti li costringeva in spazi particolarmente ridotti”.
Gli emigrati che in patria avessero nonni disponibili avrebbero visto i figli – pur amorosamente accuditi –solo durante il periodo di ferie (“A questo proposito – ricorda Mary Silva- la distanza rendeva particolarmente pesante la condizione delle donne del sud”).
La divisione delle famiglie ne causava spesso una definitiva disgregazione o almeno situazioni di quotidiana crudeltà. ((La nostra interlocutrice ricorda la mamma che voleva regalare un vestitino al figlio ma dall’ultima visita non poteva sapere quanto era cresciuto!).
Certamente merita di essere ricordata anche la solidarietà che permetteva alla comunità italiana di nascondere i bambini e di proteggerli durante le uscite notturne dall’alloggio che per loro di giorno (quando la visibilità era più rischiosa) era prigione.
Anche la vita dei piccoli che potevano vivere alla luce del sole non era certamente felice.
Pregiudizio e difficoltà linguistiche discriminavano gli scolari italiani costringendoli nelle classi ‘speciali’.
C’era una scuola italiana, riconosciuta nell’ordinamento dello stato, ma aveva poca disponibilità di posti anche nell’era pre-Gelmini.
Mary Silva, che allora guardava questo squallore con gli occhi di una giovane cui l’esperienza non aveva ancora insegnato che i soggetti contrattualmente deboli possano essere perseguitati ovunque proprio in quanto tali, pensava “Da noi non accadrà mai. Siamo diversi dagli Svizzeri”.
Oggi sa che non è così.
La banalità del male ne consente la diffusione ovunque e una ben governata burocrazia costringe alcuni bambini a non esistere anche in Italia.

12 Novembre 2011Permalink

10 novembre 2011 – Notizie buone e pessime.

Una notizia buona.

Ero venuta a sapere che a Udine circolavano frammentate informazioni, senza un coinvolgimento formale dell’istituzione comunale, in merito alla possibilità per i giovani stranieri nati in Italia che compissero 18 anni nel corso dell’anno di chiedere la cittadinanza italiana (art. 4 comma 2 della legge 5 febbraio 1992 n°91).
Le norme sulla cittadinanza stabiliscono infatti che gli stranieri nati in Italia, che vi abbiano risieduto legalmente senza interruzioni fino alla maggiore età, possono diventare cittadini italiani con semplice dichiarazione di volontà da rendere all’ufficiale di stato civile entro un anno dal compimento della maggiore età.
Di qui si può raggiungere il sito che fa capo all’ANCI dove ci sono tutte le informazioni necessarie.
Sembra che anche il comune di Udine abbia finalmente deciso di informare gli interessati.
Non è che Udine sia il centro del mondo ma, poiché è la città dove sono nata e vivo, ci tengo a verificare ciò che vi succede.
Se la notizia è vera cercherò di pubblicare il comunicato stampa che spero il comune vorrà emanare.
E’ un altro frammento di iniziative positive rivolte ai minori: a me resta l’amarezza del silenzio sulla registrazione anagrafica di cui ho scritto tante volte.
Mi dicono che ci sono tanti modi per arrivare a risultati positivi e ciò va ad onore di chi ha studiato questi percorsi e sostiene gli interessati nell’affrontarli ma a me, cittadina italiana, non basta.
Voglio una legge di chiara impronta non razzista e spero che venga sollecitato un intervento della Corte Costituzionale (come è accaduto per i matrimoni – da qui si può raggiungere un mio scritto in proposito) o che qualche parlamentare si renda conto della necessità di presentare una proposta di legge  – come ha chiesto il GrIS -che dia il segno di una presenza di civiltà in questa squallida chiusura di un ciclo di vita della repubblica (ma sarà chiusura?)

Il cambio di governo ci garantirà oltre che sicurezza economica una maggior civiltà?

I punti di domanda si inseguono da un pezzo all’altro e basterà l’articolo he ricopio a spiegarne uno dei tanti perché.

Da repubblica on line
Lega shock: “Grazie a pioggia sgomberati campi rom a Torino”

Il maltempo, dichiara Davide Cavallotto, deputato del Carroccio,è riuscito laddove aveva fallito Fassino: l’evacuazione dell’insediamento  sul lungo Stura. Rosa Callipari, Pd: “Lo ispirano cinismo e razzismo”. L’ira di Fassino: frasi assurde, intanto anche i rom sono rientrati nei loro campi
“Ora che la pioggia è riuscita nell’impresa in cui aveva fallito il sindaco Piero Fassino, ossia lo sgombero del campo nomadi abusivo sul Lungo Stura Lazio, mi auguro che il comune provvederà all’identificazione di tutti gli irregolari che vivevano in quel campo”. Lo dichiara il deputato della Lega Nord Davide Cavallotto. “Se questo non dovesse accadere, e i nomadi dovessero rioccupare abusivamente quell’area – aggiunge in una nota – la responsabilità sarà solo del sindaco. I torinesi vogliono meno salotti radical chic e meno zingari irregolari”.

Seguono alcuni commenti che potrete raggiungere da qui.
Io non commento. Mi limito a un ricordo.

Era il 1996 ed era Presidente della Repubblica l’on. Scalfaro.
I leghisti, se ben ricordo, non brandivano ancora crocifissi da appendere ovunque potessero essere segno di un’aggressiva diversità, si limitavano a scendere il Po con ampolle da versare, fra insulti e gesti impropri, nella laguna di Venezia, ma…
In quegli anni era ancora in vigore la norma che assicurava ai profughi dalla ex Jugoslavia accoglienza in Italia e, agli enti che li ospitavano, una somma giornaliera pro capite.
Fra i profughi c’erano anche Rom e la Lega diffuse la notizia (falsa) che quei contributi venivano erogati indiscriminatamente ai Rom in quanto tali e stampò migliaia e migliaia di cartoline, distribuite ovunque (io ricordo che trovai le prime sul banco della macelleria), indirizzate al Presidente della Repubblica (e quindi esenti da francobollo) con cui il mittente chiedeva di diventare rom per avere la stessa cifra agli ‘zingari’ attribuita.
A me quel mescolamento di bugie e razzismo, ben inseriti nella palude del comune cattivo buon senso, fece orrore e mi preoccupò moltissimo l’indifferenza ad ogni livello.
Andai da sindaci, parlamentari, parroci, avvicinai associazioni … tutto inutilmente e ricordo ancora il sentimento misto di preoccupazione, rabbia e frustrazione che ne trassi e che oggi si rinnova e non solo a causa dell’agire delle forze politiche che per anni abbiamo detto di maggioranza e che spero, senza fiducia, di poter presto non considerare più tali.
E chi le sostituisse nel ruolo sarà in grado di farlo con dignità?

10 Novembre 2011Permalink

25 ottobre 2011 – Segni dei tempi

Riprendo il tema che apriva il mio post di ieri (che si può rileggere da qui)    

Il GrIS è la prima associazione friulana che reagisce positivamente al richiamo della problematica dei diritti civili per i neonati, figli di immigrati irregolari.
In Friuli, pur cercando di diffondere questa informazione con tutti i mezzi che avevo a disposizione, in particolare con il piccolo mensile udinese Ho un sogno, avevo finora ottenuto solo qualche interesse individuale (e comunque non di persona appartenente a istituzioni, non di appartenenti a chiese cristiane o altre organizzazioni religiose).
Fuori di qui c’è stato interesse da parte di un’organizzazione milanese (Notam) che ha reso possibile la pubblicazione di cui ho scritto il 15 marzo scorso, dell’associazione Amisdrada (Roma) e da parte della rivista Confronti (Roma) che ha pubblicato una notizia qualche mese fa.    

Quando mi sono resa conto del disinteresse totale delle istituzioni, non per le mie segnalazioni ma per il problema, ho provato un’angoscia profonda.
Mi turba in particolare il silenzio dei sindaci che vengono indicati come democratici che si sono dimostrati incapaci, anche attraverso gli organismi che li rappresentano (penso in particolare all’ANCI), di rivendicare la loro funzione di responsabili di un territorio, il che significa in primo luogo il dovere di assicurare l’evidenza della popolazione che su quel territorio vive.
Naturalmente i sindaci leghisti sono stati invece attivissimi nel diffondere le oscenità persecutorie che sono loro proprie.
Il 4 ottobre ho raccontato dell’incivile disobbedienza proclamta dal sindaco – senatore Mazzatorta. ma già nel 2009 avevo ricordato il Natale per soli bianchi, proclamato dal sindaco di Coccaglio, e la caccia all’uomo (ovviamente migrante) indetta dal sindaco di San Martino dall’Argine. Chi poi facesse ricorso al tag ‘istituzioni local regionali’ troverà altri esempi sparsi nel mio blog.
Sorvolo sulle leggi regionali del Friuli Venezia Giulia, reiteratamente respinte dalla consulta.    

Purtroppo il silenzio dei sindaci è facilitato, se non promosso, dalle associazioni di settore, che -pur se capaci talvolta di esercitare attività di nobile livello- sono dal tutto indifferenti alle istituzioni, alla promozione di norme che regolino la vita di tutti noi. La sola cosa che interessa alla associazioni che si occupano di migranti (e in molti casi,ma qui il mio giudizio è meno pessimistico, di emarginati in genere) è il proprio riconoscimento, corroborato da finanziamenti. Poiché l’esperienza mi ha reso sospettosa non posso non pensare al voto di scambio.    

E mi turbano ancora parole e silenzi della gerarchia cattolica, cui corrisponde l’ossequio irresponsabile di molti.
Per dire di questo problema ho la fortuna di non dover usare parole mie.    

Dalla newsletter Notam n.382
Riprendo un articolo che ho scannerizzato dalla newsletter Notam (chi volesse riceverla può mandare il proprio indirizzo elettronico a info@notam.it).
E’ un testo che affronta il problema di silenzi che turbano e di parole improprie ben oltre – e senza citarlo – il tema della registrazione anagrafica ma che, secondo la mia opinione, ricomprende egregiamente  i fondamenti di questo, come di altri diritti non negoziabili   

PRINCIPI NON NEGOZIABILI  Ugo Basso 
Credo che l’espressione sia stata coniata dal cardinale Camillo Ruini, allora per nomina di Giovanni Paolo II presidente dei vescovi italiani, per indicare, con rigore etico, principi appunto non discutibili che avrebbero dovuto essere difesi in qualunque circostanza dai cattolici e in primo luogo dai parlamentari cattolici. I due fondamentali sono la difesa della vita dal concepimento alla fine naturale e la famiglia fondata sul matrimonio, bandiere quindi del coinvolgimento del cattolicesimo nella vita civile del paese.
Tristissimo argomento. Tristissimo innanzitutto per l’espressione: credo che ogni persona che conduca, o intenda condurre, una vita etica abbia dei principi sostenuti con intransigenza, ma una dichiarazione così altisonante e pronunciata da una cattedra che si pone altissima è una dichiarazione contro il dialogo: chi, non condividendo i principi sottoposti a non negoziabilità, si sente opporre una tale affermazione può solo riconoscere di non aver nulla da dire, di non avere spazio di dialogo.
Dunque un’espressione che si pone nello spirito anticonciliare che ha preso il sopravvento nel magistero, visto che il Vaticano secondo, proprio al contrario, invita a praticare lo stile di Gesù, che a nessuno chiude la porta.
E basterebbe questo per cassare l’espressione. Ma purtroppo temo ci sia di peggio.
Infatti i due principi dichiarati non negoziabili riguardano temi complessi e delicati, su cui credo nessuno abbia una parola definitiva, ma proprio nessuno e neppure la scrittura offre risposte chiare e immutabili nel tempo: il cristiano deve appellarsi sempre alla tutela dell’uomo, ma sono argomenti su cui è probabilmente impossibile stabilire in modo inequivoco e definitivo che cosa comporti perché le stesse conoscenze si evolvono presentando situazioni originali e imprevedibili che impongono di ripensare gli stessi parametri di giudizio. La via può solo essere la ricerca insieme agli uomini di buona volontà per operare al meglio, per individuare nelle vie della scienza quello che umanizza e non disumanizza, nell’ambito della coscienza prima che della legge, per dare all’uomo sempre maggiore serenità e una più accettabile qualità di vita a tutte le condizioni, età, appartenenze.
La pretesa immutabilità di principi in questi campi allora non scende da rigore etico, che necessariamente sta a monte, ma dall’esigenza di discriminare in ambito politico: chi li sottoscrive è con la chiesa, chi no è fuori. Guardando lo scenario che abbiamo davanti agli occhi ormai da diversi anni, diciamo con amarezza che chi cerca, si impegna a trovare soluzioni a problemi dolorosi e inquietanti, con la consapevolezza di sbagliare, è additato come non in linea: chi sottoscrive, sottoscrivendo quindi l’idea di una chiesa che pretende norme nell’indifferenza delle coscienze, è da sostenere. E le coincidenze politiche sono pure evidenti, posto che non siano le motivazioni di queste affermazioni, del tutto indipendentemente dalle scelte di vita di che le sostiene in parlamento, relegate a fatti personali.
Cerchiamo di usare il discernimento, dono dello Spirito, per capire e distinguere: i principi etici affermati dall’evangelo sono la fraternità, la dignità, la sobrietà, la laicità, l’impegno a non mentire e a fare giustizia, alla tutela della vita, sì alla vita di tutti, dei malati che non possono curarsi, dei bambini che non possono nutrirsi, dei condannati. L’assiduità alla preghiera mantiene all’erta nel distinguere i falsi profeti che si annidano forse anche in noi, a non abbassare mai la guardia nel riconoscere l’autentico dal corrotto, nonostante gli allettamenti e i successi.
Ancora in questi giorni i cattolici del Pdl ribadiscono come segno di identità i principi non negoziabili: chissà se i movimenti cattolici che stanno cercando un’intesa nella speranza di un nuovo corso alla politica del paese si riconoscono in principi più evangelici?    

Ringraziando l’autore che mi ha concesso di condividere e far condividere le sue riflessioni, propongo la citazione di un testo che per me costituiva – e per quanto difficile sia voglio continui a costituire, una speranza. 

Segni dei tempi

Il concilio Vaticano II ha sostenuto le speranze di molti di noi, speranze in un rinnovamento della chiesa cattolica e nella capacità di essere autenticamente laici responsabili, in particolare nell’agire e nel pensare sociale e politico, senza doverci ridurre a passivi  clericodipendenti.
Certamente questo non era l’unico, ma uno dei tanti temi del concilio e si ritrova soprattutto nella Costituzioen Gaudium et Spes.
Per chi volesse far riferimento diretto al testo lo collego con un link (chi non è abituato al linguaggio formale della chiesa non se ne spaventi!) e,  in ogni caso, mi concedo la trascrizione di una breve citazione   

“Nessuna ambizione terrena spinge la Chiesa; essa mira a questo solo: continuare, sotto la guida dello Spirito consolatore, l’opera stessa di Cristo, il quale è venuto nel mondo a rendere testimonianza alla verità, a salvare e non a condannare, a servire e non ad essere servito .
LA CONDIZIONE DELL’UOMO NEL MONDO CONTEMPORANEO  – 4. Speranze e angosce.
Per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente
e sulle loro relazioni reciproche”.   

 
25 Ottobre 2011Permalink

24 ottobre 2011 – Anagrafe e cittadinanza – Un intervento importante

GrIS e bambini irregolari

Ricevo e riporto integralmente.  Per conoscere il GrIS andare a Simmweb e procedere secondo le indicazioni  

  

      GrIS Fvg     s.i.m.m.         

      Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia            

     Società Italiana di Medicina delle Migrazioni    

  “anagrafe e cittadinanza: bambini irregolari ? “   

Il Gruppo Immigrazione e Salute (GrIS) Friuli Venezia Giulia (della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – SIMM) ha aderito alla campagna ‘L’Italia sono anch’io’ che promuove due proposte di legge a iniziativa popolare relative ai diritti dei migranti.
In particolare il GrIS del FVG ritiene che le proposte di Nuove norme sulla Cittadinanza, riconoscendo ad ogni nuovo nato in Italia il diritto ad esserne cittadino, attengano direttamente ai propri obiettivi di promozione della salute come diritto umano al completo benessere fisico, mentale e sociale, come ribadito, nel maggio di quest’anno, dalle ” Raccomandazioni finali dell’XI Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni “
Poiché è chiaro che un diritto è tale solo se si declina in termini di uguaglianza, il GrIS del FVG non può non guardare con preoccupazione alla legislazione in vigore che – dal 2009- impone ai migranti irregolari che vogliano registrare la nascita del proprio figlio la presentazione del permesso di soggiorno, documento che – per definizione – non possiedono.
Qui non si tratta di attribuzione di cittadinanza ma di garantire ad ogni bambina e ad ogni bambino sin dalla nascita, un nome e una nazionalità, come vuole la Convenzione di New York del 1989 che in Italia è legge (n.176/1991) evitandone la discriminazione in nome di un cavillo burocratico.  

L’assenza di un certificato di nascita comporta gravi conseguenze per la tutela della salute.  

Siamo al corrente che è stata precipitosamente emanata dal governo, a pochi giorni dall’approvazione del ‘pacchetto sicurezza’ una circolare interpretativa che apre una procedura che rende possibile la registrazione anagrafica delle nascite.
Ma ciò non basta.
La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”.
Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 (cd. pacchetto sicurezza).  

LA SALÛT E JE DI DUCJ
ZDRAVJE JE ZA VSIH
GESUNDHEIT IST FUER ALLE
ZDRAVLJE SVIMA
SHENDETI ESHTE PER TE GJITHE
SANATATEA ESTE A TUTUROR
GOOD HEALTH FOR ALL
LA SANTÉ POUR TOUS
LA SALUD ES PARA TODOS

Il GrIS è la prima associazione friulana che reagisce positivamente al richiamo della problematica dei diritti civili per i neonati, figli di immigrati irregolari.

A questo punto vorrei fare un breve bilancio dalle situazioni che ho conosciuto negli ultimi tre anni, ma attendo il consenso alla presentazione  di un documento che condivido completamente, ma non è mio.
Appena avrò un sì o un no alla pubblicazione riprenderò il discorso

Ritorno al mio blog del 21 ottobre – La morte di Gheddafi

Ritorno al 21 ottobre con un  link a un articolo di Caracciolo che introduce elementi di estremo interesse per collocare nel complicato scacchiere medio orientale la vicenda libica e segnatamente la morte (esecuzione?) di Gheddafi.

Ecco da Repubblica del 22 ottobre Islamismo e petrolio

L’ ESECUZIONE d i Gheddafi sarà forse l’ inizio della fine della rivoluzione libica. Forse. Di certo è una tappa importante della controrivoluzione geopolitica pilotata dalle petromonarchie del Golfo e dagli islamisti. Ossia dagli esclusi della prima ondata insurrezionale che dal 17 dicembre 2010 ha scosso il Nordafrica, a partire dalla Tunisia e dall’ Egitto. Sisma percepito con terrore dall’ Arabia Saudita e dai suoi satelliti nel Golfo. Regimi assolutisti che sposano il pubblico purismo islamico (di rado praticato in privato) al vincolo strategico con l’ America, fondato sullo scambio fra energia araba e asset militari a stelle e strisce rivolti contro l’ arcinemico comune: l’ Iran. Dopo il panico, la prima profilassi sotto specie di pioggia di dollari: quasi duecento miliardi elargiti pronta cassa dal re saudita ai suoi grati sudditi, varie decine dagli emiri del Golfo. Ma due eventi chiave marcano quasi contemporaneamente l’ avvio della controrivoluzione: l’ invasione saudita del Bahrein e la guerra per rovesciare Gheddafi, erratico nemico di Riyad e di quasi tutti i regimi arabi, oltre che degli islamisti. Il 12 febbraio le truppe saudite entrano a bandiere spiegate nel Bahrein in rivolta, nel timore che cada in mani iraniane. Buon esempio di “aiuto fraterno” che in tempi e contesti diversi avrebbe suscitato almeno la riprovazione delle nostre democrazie. Nulla di ciò. Anzi, sospiri di sollievo a Washington come a Londra, a Pechino come a Berlino, a Tokyo come a Parigi. Insomma ovunque si teme che la primavera araba possa estendersi ai custodi del più strategico tesoro energetico – le monarchie arabe del Golfo – tralignando in inverno globale. Proprio in quei giorni maturava in Cirenaica la rivolta contro Gheddafi. Dove l’ insofferenza popolare per l’ oppressione del duce libico affrettava il tentativo di colpo di Stato di alcuni ex fedelissimi del colonnello, supportati dall’ intelligencee da forze speciali francesi e britanniche. Scarsa attenzione si dedicava alla contingenza che le prime armi fossero state distribuite ai ribelli da un commando islamista che aveva assaltato la caserma di Derna. Meno ancora al fatto che l’ organo principe della disinformazione rivoluzionaria si confermava Al Jazeera, canale satellitare qatarino controllato dal più autocratico fra i petromonarchi, l’ emiro al-Thani. Un dittatore che vuole esportare la democrazia, sia pure molto lontano da casa sua – meglio, per tenercela lontana: un paradigma da segnalare nei futuri manuali di politologia. Quasi inosservata passerà poi la recente notizia delle dimissioni del direttore di Al Jazeera, smascherato da WikiLeaks come agente della Cia e prontamente sostituito da un cugino dell’ emiro. Inoltre, solo nella liberazione di Tripoli verrà pienamente in luce il ruolo decisivo delle brigate islamiste nella liquidazione del regime, ben più robuste delle raccogliticce milizie del Consiglio nazionale di transizione, referente dei francoinglesi e della Nato nella guerra contro Gheddafi. Le brigate islamiste erano e restano guidate da un jihadista doc come Abdel Hakim Belhaj. A ispirarle è lo sceicco Ali al-Salabi, esponente dei Fratelli musulmani, il quale ha chiesto e probabilmente otterrà le dimissioni del “primo ministro” del Cnt, Mahmud Jibril, e degli altri “secolaristi”. Di qui le persistenti rivalità fra i rivoluzionari libici, che si contendono armi in pugno quote di potere e di territorio. In attesa di stabilire chi sortirà vincitore dalla partita fra gli eversori del gheddafismo – temiamo ci vorrà del tempo e del sangue – questi e molti altri elementi inducono a stabilire che la rivoluzione libica segni insieme la fine di un’ odiosa tirannia e un passaggio rilevante nella controrivoluzione guidata dalle petromonarchie del Golfo. Una reazione ambiguamente assecondata dagli Stati Uniti, da altre potenze occidentali e non solo, accomunate ai sauditi nell’ interesse a scongiurare la destabilizzazione della Penisola arabica. Evento in sé catastrofico, che nella crisi economica attuale assumerebbe riflessi apocalittici. La sincronia fra invasione saudita del Bahrein e rivolta in Libia non è dunque meramente temporale, ma geopolitica. Si consideri solo che da questo doppio evento sono scaturite, fra le altre, queste conseguenze: a) il rapido declino delle istanze laiche e progressiste nelle piazze arabe e nordafricane, in parallelo all’ emergere di vari gruppi islamisti, dagli scaltri Fratelli Musulmani agli estremisti salafiti, spesso d’ intesa con gli autocrati sunniti del Golfo, Qatar in testa; b) il parallelo riaffermarsi delle Forze armate come centro del potere egiziano, non scalfibile dalle formazioni politiche emergenti; c) la rinuncia, almeno finora, a qualsiasi intervento occidentale o arabo in Siria – dove alAssad massacra a man salva gli oppositori – per timore che il prossimo regime si riveli più pericoloso dell’ attuale; d) il riesplodere degli istinti antisraeliani e antisemiti al Cairo e altrove; e) la parossistica tensione fra Arabia Saudita e Iran, dopo il presunto tentativo iraniano di assassinare l’ ambasciatore saudita a Washington. Il rischio di una guerra preventiva di Gerusalemme contro Teheran ne risulta accentuato. È presto per trarre un bilancio delle manovre in corso lungo la nostra periferia meridionale. Non è tardi per provare a interpretarle a partire non dai nostri desideri o dalle nostre edificanti semplificazioni, ma dalle ragioni e dagli interessi dei protagonisti, per quanto esoterici o esecrandi possano apparirci. Anche per evitare di caderne vittime.
LUCIO CARACCIOLO

 

24 Ottobre 2011Permalink

20 ottobre 2011: Donne sotto traccia 6

MAJDA: COSTRUIRE RELAZIONI.

Il colloquio con Majda (proveniente dal Marocco e ormai cittadina italiana, mediatrice culturale e di comunità) che avevamo iniziato in settembre è approdato fatalmente alla condizione delle donne.
Ci riferiamo in particolare a quelle che arrivano tramite i ricongiungimenti familiari.
Per loro vale in particolare ciò che Majda ci ha confermato a proposito di un’immigrazione che in Italia non attrae emigranti laureati o con un alto livello di scolarizzazione ma spesso (soprattutto fra coloro che vengono dall’Africa subsahariana) persone non scolarizzate, anche totalmente analfabete. Braccia per pesantissimi lavori controllati dal ‘capolarato’ (si pensi alla raccolta dei pomodori) se uomini, se donne invece si trovano chiuse in una vita familiare dai cui ristretti legami non possono uscire, sole, disorientate e impaurite come sono. Persino il mondo dei consumi  – che in tanti considerano centrale nella nostra organizzazione sociale ed economica – è luogo di isolamento e paura.
Al supermercato devono andare con il marito perché non sono in grado di scegliere merce loro ignota, a volte neppure di leggere le indicazioni che vi si trovano scritte accanto e può capitare che quando si trovano a camminare senza aiuto fra gli scaffali escano dal negozio senza comperare nulla.
E il loro isolamento  compromette le relazioni che la vita familiare loro impone.
Difficilmente possono frequentare corsi di lingua italiana, non sono evidentemente in grado di leggere né di firmare le note e gli avvisi che vengono dalla scuola frequentata dai figli e non si recano ai colloqui con gli insegnanti perché non li capiscono e non sono capite. Anche nelle nostre scuole l’altrui scolarizzazione è data per scontata, senza verifiche. Il risultato è il luogo comune che le vuole disinteressate allo studio dei figli e che spesso penalizza le famiglie migranti con una tanto sommaria quanto crudele valutazione di inadeguatezza.
Alla solitudine delle madri fa seguito quella dei figli costretti, ancor piccoli, a destreggiarsi fra due mondi fra loro estranei. Majda mi dice del  silenzio con cui spesso si difendono bambini appena arrivati e mi racconta del radicale rifiuto alla parola di due piccoli che, pur conoscendo l’italiano, per tre anni lo hanno parlato solo fra loro e con la mediatrice, negandosi a ogni altro contatto linguistico.
Ci vorrebbe una attività intensa di mediazione a scuola ma … e qui è inutile continuare: basterebbe sfogliare la nostra stampa per costruire un’antologia di nocivi luoghi comuni che spesso  bloccano ogni ragionevole possibilità di relazione.
Apriamo anche la pagina assai problematica, e di cui abbiamo più volte scritto su Ho un Sogno, del disagio delle seconde generazioni.
E infine mi permetto una domanda: ‘Potrebbe essere d’aiuto il consultorio familiare?’
Potrebbe, conferma Majda, se improvvide scelte organizzative non ne avessero ristretto il funzionamento a problematiche strettamente sanitarie, coartando anche operatori consapevoli e capaci.
Chi scrive appartiene a una generazione che per la costruzione di efficaci servizi consultoriali si era molto spesa: il fallimento del nostro lavoro di allora è assicurato dal trionfo di troppi, influenti  pregiudizi e di scelte politiche conseguenti.

20 Ottobre 2011Permalink