01 settembre 2009 – Logica e modelli – 10

Una poesia e i suoi effetti

Una bufera
di notte ha strappato tutte le foglie dell’albero
tranne una fogliolina
lasciata
a dondolarsi in un a solo sul ramo nudo.

Con questo esempio
la Violenza dimostra
che certo –
a volte le piace scherzare un po’.

(Wislawa Szymborska. La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009), Adelphi, Milano 2009, p. 713 – Testo diffuso dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo).

Non è giusto commentare la poesia, ma questa di Wislawa Szymborska, poetessa polacca premio Nobel per la letteratura, mi è stata di stimolo a rivedere ricordi e considerazioni.

Ricordi perché?
Ciò che oggi accade ha precedenti di regola ignorati che fanno parte anche della mia memoria e che mi sono d’aiuto a capire.
Solo a me? Non lo so perché nel luogo in cui vivo trionfa l’abitudine di sottrarsi al dialogo; i colloqui avvengono solo fra persone che si ritengono simili non per modalità di ragionamento e condivisioni di obiettivi ma per appartenenze, … e allora mi limito a scrivere.
Se il tempo che corre mi porterà alla perdita della memoria non voglio trovarmi inchiodata a un presente che ora giudico insensato e che la memoria e il ragionamento mi aiutano ancora a comprendere e giudicare.

Un po’ di storia
Non è la prima volta che in Italia arrivano fuggiaschi: l’arrivo in massa iniziò negli anni ’90 con la fuga degli albanesi. Poco dopo però cominciò la crisi balcanica e l’arrivo degli “sfollati delle Repubbliche sorte nei territori della ex Jugoslavia”, come li chiamò, non senza dibattiti e difficoltà nella scelta dei vocaboli, la legge 390 del 1992.
Quella legge aveva un titolo estremamente lungo che di per sé indica la fatica di comprendere situazioni che era inopportuno dissociare: “Interventi straordinari di carattere umanitario a favore degli sfollati delle repubbliche sorte nei territori della ex Jugoslavia, nonché misure urgenti in materia di rapporti internazionali e di italiani all’estero”.
Nel 1990 la cosiddetta legge Martelli aveva ribadito la convenzione di Ginevra sul rifugio politico negando contestualmente la validità della ‘riserva geografica’ che –fino ad allora- aveva limitato il riconoscimento possibile del rifugio politico a chi venisse dai territorio dell’Unione Sovietica.
Ma –per ragioni che non sto qui ad analizzare- quel rifugio non era estensibile a chi fuggiva minacciato ‘solo’ dalla guerra.
Di qui quel termine vago di ‘sfollati’ in cui, una società civile in rapporto con alcuni validi parlamentari, riuscì a far aggiungere nella legge 390 (e anche questa non fu un’operazione facile, ma funzionò) l’art. 2-bis: “La Repubblica italiana è impegnata a garantire comunque l’ingresso e l’ospitalità ai giovani cittadini delle Repubbliche ex- jugoslave che siano in età di leva o richiamati alle armi, che risultino disertori o obiettori di coscienza”.
Oggi il dibattito sulle possibili conseguenze operative della Convenzione di Ginevra appare devastato e degradato: i barconi vengono cacciati senza porre in atto le operazioni per verificare la possibilità di chiedere e concedere il rifugio politico e la terminologia di quella povera vecchia leggina, così precaria e così voluta, è scomparsa anche dal linguaggio della società civile.
Già perché molte associazioni, allora determinate nella costruzione della pace, sono diventate attente solo alle proprie iniziative che, anche se positive, si propongono come del tutto estranee a un qualsiasi interesse per le istituzioni. In particolare hanno dimenticato che le istituzioni della Repubblica cooperano, secondo il proprio ruolo e nei limiti delle loro funzioni, al raggiungimento della finalità fondamentali che la Costituzione indica.

Neonati e circolari ministeriali
Chi legge le mie segnalazioni avrà già visto in quel settore le informazioni che trascrivo di seguito perché le ritengo di estrema importanza e voglio quindi sottrarle alla volatilità che caratterizza le segnalazioni stesse.
In una sua nota sintetica del 7 agosto il Ministero dell’Interno, a proposito della registrazione anagrafica, precisa che:
“Le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non richiedono l’esibizione di documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”.
Mi sembra che – con una ‘virtuosa’ interpretazione della lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 – la nota sintetica, riprendendo la circolare n. 19 del 7 agosto – apra la strada per la garanzia della pubblica evidenza del rapporto di filiazione di modo che il minore non possa venir sottratto ai suoi genitori non identificati come tali.

I luoghi in cui far chiarezza ad assicurare quanto al minore è dovuto sono, evidentemente, i comuni che possono quindi farsi sedi per il rispetto delle convenzioni internazionali non attraverso occasionali ammucchiate di piazza per protestare contro il governo e il pacchetto sicurezza globalmente inteso (e probabilmente ignoto anche ai protestatari) ma per realizzare al meglio le proprie funzioni.
Nel caso specifico i comuni, regolamentando adeguatamente la circolare che concede –in non definite situazioni di sicurezza- la dichiarazione di nascita dei figli di immigrati privi di permesso di soggiorno, realizzerebbero l’articolo 7 della Convenzione di New York che afferma: “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”. (Si veda, tra l’altro, il mio articolo del 26 luglio)

Badanti e nuovi nati
Mi è già capitato, in una disperata ricerca di informazioni presso autorità comunali sulle modalità di riconoscimento dei nuovi nati, figli di immigrati irregolari, di riceverne silenzio quando non insulti.
Appena avrò, se ne avrò, informazioni attendibili in merito a proposte competenti e ragionevoli ne scriverò.
Voglio però segnalare che la circolare che consente l’emersione delle badanti e colf ha un regolamento attuativo, diffuso anche dai maggiori organi di stampa, del tutto assente invece per ciò che concerne il riconoscimento anagrafico dei neonati figli di immigrati senza permesso di soggiorno. (sono le foglioline di Wislawa Szymborska. Ne ho scritto nel mio articolo del 1 giugno).
Per ora mi limito a ragionare su un caso esemplare che le cronache internazionali ci offrono a proposito di bambine nate ma inesistenti.

Modelli d’oltre oceano
I modelli sono sempre stati importanti nel fornire il supporto dell’analogia alla conoscenza tramite la trasmissione di indirizzi di comportamento d’altri, ritenuti degni d’essere imitati e perciò rassicuranti. (Proprio in questi giorni ne abbiamo un esempio illustre: l’operazione Feltri anti quotidiano vescovi, speculare all’operazione Repubblica anti costumi sessuali berlusconiani. L’esempio si conclude qui perché non mi piace rimestare nel pattume da qualsiasi parte prodotto).

Per la questione della possibile mancata registrazione di nascita per i nati da genitori privi di permesso di soggiorno un recente significativo modello viene dagli Stati Uniti.

Diciotto anni fa, in California, un uomo ha rapito una bambina. L’ha tenuta in stato di schiavitù con la complicità della moglie, l’ha messa incinta facendola partorire due volte di nascosto e evitando quindi alle nuove nate la registrazione anagrafica, comunque si chiami oltre Atlantico.
Le figlie – che oggi hanno 15 e 11 anni – non sono mai andate a scuola, evidentemente non sono mai state visitate da un medico (a meno che non si trattasse di complice del signore di cui sopra), nessuno – né vicini di casa, né autorità locali – le ha mai viste.
Per maggiori informazioni indico alcuni link, dalla BBC e dal Corriere della sera
Se i sindaci italiani, sceriffi, organizzatori di ronde, – o semplicemente sciattoni che ignorano il loro ruolo di garanti della popolazione del territorio di cui sono responsabili- hanno nel Far West un modello, ora possono aggiungere ai loro riferimenti internazionali anche la eventuale mancata registrazione dei neonati, se a tanto arriveranno.

NOTA: Forse questa parte del mio scritto subirà qualche modifica e integrazione se riuscirò ad avere le informazioni che sto cercando sulla registrazione anagrafica e l’obbligo scolastico in California. Per ora mi limito a segnalare ciò che so.

1 Settembre 2009Permalink

05 agosto 2009 – L’ultima sicurezza: l’infamia fa cucu – 8

 I dubbi di un funzionario della prefettura di Prato …..
Mi trovo fuori casa e apro un giornale locale: è l’Alto Adige del 29 luglio che a pag. 7 titola: Per i clandestini ‘figli invisibili’ (Annalisa D’Aprile), poi cita una analisti proposta dal sito ‘meltingpot’ (che potete leggere qui) e un’intervista all’attrice Pamela Villoresi che esprime le sue preoccupazioni per gli ostacoli opposti all’esperienza della maternità per immigrate non regolari.
Pamela Villoresi è di Prato e il riferimento geografico non è casuale perché in contemporanea possiamo leggere su Repubblica (29 luglio – ‘Neonati fantasma se figli di clandestine’ – Vladimiro Polchi. Notizie riportate dal quotidiano Il Tirreno) precise dichiarazioni di Giovanni Daveti, funzionario della prefettura di Prato:
“Il pacchetto sicurezza obbliga i clandestini a mostrare il permesso di soggiorno negli atti di stato civile. Non abbiamo alcuna circolare che ci spieghi come comportarci dall’8 agosto, quando entrerà in vigore la legge, avremo neonati che non potrann0o essere riconosciuti dai genitori”.
Continua Repubblica: “Non è tutto: in Friuli Venezia Giulia, la Lega è pronta a presentare esposti alle procure per la chiusura di tutti gli ambulatori che curano gli immigrati irregolari”. Tralascio questo aspetto che, per fortuna, è considerato anche dove io vivo da quel mondo associativo che viene ascoltato dalle cd. autorità, avendo a suo vantaggio non tanto la validità delle ragioni quanto il numero di chi le sostiene.
Avrei voluto sentir pronunciare la domanda del funzionario di Prato anche dai responsabili del comune di Udine, cui mi sono rivolta in più occasioni.
Così non è stato.

…. e i comunicati confusi del Comune di Udine
Il 26 luglio, in previsione di una partecipazione del Sindaco a una manifestazione di associazioni, l’Ufficio Stampa del comune ha pubblicato un comunicato stampa di cui, se si trattasse di un elaborato scolastico, potrei scrivere: “Nonostante alcuni errori evidenti nel testo, l’elaborazione rivela buona volontà da parte dell’alunno…”.
Ma non posso e non devo essere pietosa verso un documento del comune quando scrive (e chi voglia verificare può farlo da qui):

“L’art. 45 del ddl “Disposizione in materia di sicurezza”, infatti, introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. Una norma che di fatto impedisce la registrazione della nascita e si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Senza contare che molte delle donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale, con il conseguente ed elevatissimo rischio che aumentino le morti per parto o di quelle dei neonati.
I minori non registrati, infatti, secondo quanto denunciato, resterebbero privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni. In mancanza di un’attestazione da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno apolidi di fatto. In secondo luogo c’è il forte rischio che i neonati partoriti in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, visto che a quest’ultimi è impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono.
“Più in generale – spiega l’assessore con delega ai Diritti di Cittadinanza Kristian Franzil – condividiamo con il Tavolo Unico la preoccupazione per tutto il quadro delineato dal pacchetto sicurezza, che di fatto rischia di creare discriminazioni, basti vedere l’idea di introdurre l’anzianità di residenza in regione, e soprattutto ulteriori ostacoli all’integrazione degli immigrati.
Tra le azioni che ci proponiamo di intraprendere per appoggiare l’iniziativa della Rete per i Diritti di Cittadinanza e del Centro Balducci c’è la possibilità di convocare la presidenza dell’Ordine dei Medici e delle Ostetriche alla presenza dei responsabili dei servizi anagrafici per esplorare, qualora il comma relativo al segreto sanitario diventasse legge, la possibilità di misure di contrasto alla creazione di apolidi”.

Per favorire di una lettura consapevole devo precisare che:
1) l’articolo del Testo Unico sull’immigrazione (D.lgs. 286/1998), che impegna i medici al rispetto del segreto sanitario, è presente nel cd pacchetto sicurezza (ora legge 94/2009) e il 26 luglio si sapeva benissimo che sarebbe stato votato e che il problema era –ed è- quello dell’interpretazione, che il comunicato stampa udinese non cita.
2) il segreto sanitario è questione diversa dalla registrazione dei neonati figli di immigrati irregolari, su cui il comune di Udine non prende alcun impegno, né esprime alcun onesto dubbio come ha fatto il funzionario della prefettura di Prato, di cui persino il locale Messaggero Veneto ha riportato le dichiarazioni (29 luglio. Pg. 4).

Una parrocchia domanda.
In tanta confusione sulla bacheca di una parrocchia udinese è possibile leggere finalmente una domanda onesta, evidentemente sfuggita agli amministratori locali:

“Il pacchetto sicurezza è diventato legge dello stato.
In una delle nuove norme è scritto che il permesso di soggiorno diventa obbligatorio per qualsiasi atto: registrazione nuovi nati, matrimonio, etc. Quindi quando nasce un bambino una mamma senza permesso di soggiorno (anche se ha fatto domanda per ottenerlo e ne è in attesa) non può registrarlo, né può farlo il suo papà, se privo del permesso (ad esempio in seguito alla perdita del posto di lavoro).
Il pacchetto non prevede, come in un primo momento si temeva, che il medico che assiste al parto debba denunciare la mamma in quanto ‘clandestina’, ma quel bambino non può essere registrato all’anagrafe a meno che non venga abbandonato per essere dato in adozione e quindi registrato come figlio adottivo altrui.
Se alla mamma sarà concesso tenere il piccolo, potrà restare in Italia per sei mesi, ma, trascorso il periodo di protezione dopo il parto che non risulta soppresso, se non avrà sanato la sua posizione verrà espulsa e non è possibile sapere che ne sarà di quel piccolo al passaggio del confine.
Infatti il neonato non risulterà in nessun modo figlio della sua mamma, che potrebbe essere praticamente assimilata a un rapitore di bambini e il piccolo potrebbe esserle sottratto.
Se poi la mamma morisse di parto o di malattia il papà non avrebbe modo alcuno di poter riconoscere il piccolo neppure nel periodo immediatamente successivo alla nascita.
Chiediamo al sindaco di dirci come si comporterà il nostro comune quando dovrà affrontare il rifiuto di registrazione di una nascita, come la nuova legge impone”.

Equivoci in regione: ignoranza o malafede?
Un amico mi ha mostrato il Gazzettino del 30 luglio in cui un consigliere regionale della Lega Nord, dopo aver dichiarato che l’impossibilità di registrazione dei neonati figli di immigrati irregolari ‘è una panzana’ (per me è impossibile sostituire alle argomentazioni e alla citazioni delle fonti il tono assertorio e arrogante di questi signori, ma so che piace e genera consenso), afferma: “Qualcuno fa finta di non sapere che la legge fa un’eccezione per le donne in gravidanza durante quel periodo e per sei mesi dopo il parto hanno diritto a un permesso di soggiorno temporaneo, a tutela del bambino”.
Ciò è vero per le donne sposate ma il fatto che non vengano cacciate non sostituisce la registrazione anagrafica negata e, se la donna non è sposata, il permesso semestrale non è estensibile al compagno, mentre lo è al marito. Quindi se la donna muore, il bambino è immediatamente suscettibile di venir penalizzato da una procedura di abbandono perché il padre naturale non può riconoscerlo.
E’ cosa che ho scritto tante volte, chiaramente espressa anche nella domanda della parrocchia udinese.

Pareri autorevoli o no?
A conclusione di questa mia serie sull’infamia governativa e non solo che ora, nel polverone sollevato può permettersi il lusso di ammiccare, anziché dichiararsi, riporto alcuni passi di recenti pareri autorevoli.
Non so se i vari esponenti politici locali, che si sono dichiarati e che ho consultato, li riterranno tali. Io ritengo corretto diffonderli con i mezzi di cui dispongo.

UNO.
Innanzitutto faccio notare che la mia ricostruzione (proposta nelle puntate precedenti) dell’art. 6, comma 2 del testo unico delle leggi sull’immigrazione approvato con d. lgs. n. 286/1998, come modificato dall’art. 1 della legge 15 luglio 2009, n. 94 – Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, corrisponde a quanto scrive l’ASGI:

“Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.

Ricopio il collegamento a due lettere che l’Asgi ha predisposto per un eventuale invio, da parte delle associazioni al Presidente del consiglio e ai Presidenti delle regioni.

DUE
Sempre nel sito dell’ASGI è possibile reperire il testo integrale di un parere della Sesta Commissione del Consiglio superiore della Magistratura, come proposto all’approvazione del plenum del Consiglio stesso il 10 giugno 2009.
Ne riporto soltanto il passo che riguarda la questione del riconoscimento:

5.3. Parallelamente va rilevato che l’art. 6, comma 2, t.u. immigrazione, come modificato dall’art. 45, lett. f (ora art. 1, comma 20, lett. f, d.d.l.), richiede, ai fini della dichiarazione di nascita, la esibizione all’ufficio dello stato civile del permesso di soggiorno di chi la opera.
Ciò, come segnalato in una nota 30 aprile 2009 della Associazione magistrati per i minorenni e la famiglia, si pone “in contrasto con il diritto della persona minore di età alla propria identità personale e alla cittadinanza da riconoscersi immediatamente al momento della sua nascita (art. 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo approvata a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991 n. 176)”, “determinando una iniqua condizione del figlio di genitori stranieri non regolari nel nostro territorio”, con la conseguenza che lo stesso non solo “verrebbe privato della propria identità ma potrebbe essere più facilmente esposto ad azioni volte a falsi riconoscimenti da parte di terzi, per fini illeciti e in violazione della legge sull’adozione”.

Perché l’arroganza del consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia – onorata dalla sciatteria dei mezzi di (dis)informazione che non si fanno carico di indagare autonomamente su una questione di estremo interesse e delicatezza- dovrebbe essere più credibile del ragionevole (e documentato) dubbio dei magistrati?

TRE.
Sempre l’Asgi ci offre la lettura di una ordinanza del Tribunale di Brescia che, a seguito di un ricorso presentato congiuntamente da un rifugiato politico liberiano e dall’ASGI stessa, ha ordinato al Comune di Ospitaletto (BS) di rimuovere le ordinanze del Sindaco datate 11.02.2009 e 8.03.2009, con le quale veniva subordinata l’iscrizione anagrafica dei cittadini stranieri nei registri della popolazione residente in quel Comune al requisito del possesso della carta di soggiorno o permesso di soggiorno CE per lungo soggiornanti e alla presentazione di certificati relativi alle eventuali pendenze giudiziarie nel paese di origine.
Il Tribunale civile di Brescia ha riconosciuto che tali due ordinanze sindacali sono discriminatorie in quanto prevedono dei requisiti e delle prescrizioni ai fini dell’iscrizione anagrafica degli stranieri non previsti dalla legislazione anagrafica, così come difformi e aggiuntivi rispetto a quanto richiesto per i cittadini italiani. Il Tribunale inoltre ha affermato che il Sindaco non poteva adottare un comportamento difforme da quanto stabilito dalla legislazione anagrafica sulla base di presunte giustificazioni e finalità di sicurezza e ordine pubblico. Tali motivazioni addotte dal Sindaco sono apparse inconsistenti alla Corte, perché, in ogni caso, alla luce della legislazione, il Sindaco non potrebbe mai rigettare una richiesta di iscrizione anagrafica da parte di un soggetto, sia esso italiano o straniero, che avesse precedenti penali, così come appare palesemente discriminatorio il comportamento del Sindaco che si arroga il diritto di conoscere gli eventuali carichi penali degli stranieri all’estero, senza fare altrettanto per i cittadini italiani.

Una richiesta al Sindaco.
Dice l’antico proverbio: “Quando il saggio indica la luna, l’idiota guarda il dito”.
E questo sarebbe ancora poco se quel dito non fosse abbastanza grande per oscurare la realtà, provocando un disturbo visivo, ora significativamente diffuso fra i sindaci.
Potremmo chiamarlo ‘Oscuramento visivo temporaneo da permesso di soggiorno’. Capita infatti che questi signori siano così indifferenti al governo della realtà in cui vivono da accettare che nel loro territorio nascano bambini di cui verrà cancellata l’esistenza.
Tale cancellazione non avverrà a seguito di un rito di magia nera o bianca che sia, ma semplicemente perché allo sportello degli uffici comunali qualcuno dirà di non poter accettare la domanda di registrazione di un atto di nascita in quanto il genitore che ne farà domanda non sarà in grado di esibire il permesso di soggiorno.
Io chiedo ad ogni sindaco che accetti questo scempio nel suo comune (per immarcescibile fede leghista, per ignoranza, per indifferenza ) di non consentire a quel dito di oscurare anche la presenza di un impiegato che allo sportello dovrà pronunciare la sentenza.
Vuol distruggere la vita di relazione di un bambino?
Lo faccia assumendosene la responsabilità, nello spirito d’obbedienza dei podestà d’epoca.
Vada allo sportello e, rispettando almeno la coscienza dell’impiegato, ultimo anello della catena, pronunci lui quel “no” infame; si renda responsabile almeno di questo.

5 Agosto 2009Permalink

17 luglio 2009 – Senza sicurezza: la paura sale al colle? – 6

Un messaggio da un’amica

Ricevo:
“Io ho scritto oggi: PRESIDENTE, SI VERGOGNI! Spero che lo farai anche tu e tanti altri.
Un caro saluto AR”

Cara AR,
non lo farò ma cercherò di concludere la mia serie – credimi disperata- di ”Una sola sicurezza: l’infamia” con una sesta puntata in cui proverò a spiegare, almeno a me perché non mi riesce facile, le ragioni del mio diniego, che non vorrebbe essere un farsi da parte, ma forse lo è. Come posso saperlo?
Altri mi hanno detto, a seguito dell’invio dei miei scritti, di considerarmi ridicola, polemica, incapace di correggermi quando propongo e ripropongo (ho cominciato a parlare di tutto ciò lo scorso mese di ottobre nel mio vecchio blog e in questo sito da marzo) idee sbagliate e tali da poter ostacolare l’azione di lotta contro chi fa leva sulle pulsioni razziste che anche questo mio corrispondente considera alquanto diffuse tra gli italiani.
Sono valutazioni che addolorano, soprattutto perché vengono da amici e anche da persone con ruoli istituzionali.
La pervasività della cultura della Lega – che da anni fa con successo un accurato lavoro inteso a creare paura – è ormai inarrestabile?
Non lo so. Io cerco di comportarmi come se non lo fosse, convinta tra l’altro che opporre a un’emozione un’emozione speculare e contraria non sia utile.
Perciò, stimolata dal tuo invito, tento un ragionamento che ti invierò
augusta

Il messaggio del Presidente: una cattiva modalità di legiferare.
Sarebbe necessaria prima di tutto un’analisi puntuale del messaggio del Presidente della Repubblica. Non l’affronto in questo scritto; mi limito a registrare il link per la lettura integrale, e aggiungo qualche mia osservazione su pochi punti specifici.

Innanzitutto il presiedente rileva la pessima qualità della legislazione che ha creato una norma per molti incomprensibile e – aggiungo io- i cui criteri di comprensione, quando non faceva comodo, sono stati occultati, a mio parere con malizia intesa a conseguire finalità criminose di cui io ho esaminato una soltanto: l’impossibilità di registrare la nascita dei figli per chi non sia in grado di presentare il permesso di soggiorno.

Su questo punto é stato inviato al presidente un messaggio di parecchie associazioni che di occupano di diritti dei minori.
Se ne può leggere il testo integrale nel sito dell’ASGI. Io ne riporto pochi passi.

”A nostro avviso, saranno molto gravi gli effetti del previsto reato di clandestinità che spingerà, di fatto, la popolazione straniera, oggetto del provvedimento, a non avere alcun contatto con le istituzioni ne’ con alcun tipo di servizio pubblico, relegando alla marginalità non solo gli adulti ma anche i loro figli, rendendo la loro presenza assolutamente invisibile con conseguenze sociali gravi e difficilmente prevedibili.
La conseguente esclusione dai servizi scolastici e sociali così come dalle prestazioni sanitarie, per il timore di un genitore di essere segnalato all’autorità’, viola diritti fondamentali dei bambini e dei ragazzi quali il diritto all’istruzione e alle cure sanitarie. Mentre e’ obbligo dello Stato – uno Stato responsabile di fronte ai propri doveri – riconoscere a tutti i minorenni pari trattamento senza alcuna discriminazione.
Serissime saranno altresì le conseguenze della mancata registrazione alla nascita dei nati da genitori “irregolari”, in aperta violazione del diritto fondamentale ad un nome, previsto dalla Convenzione, nonché notevoli gli ostacoli che i minori stranieri non accompagnati arrivati da adolescenti in Italia incontreranno al compimento della maggiore età, non potendo di fatto regolarizzare la loro permanenza nel nostro Paese”.

Il messaggio del Presidente: il reato di immigrazione clandestina.
Nel suo messaggio il presidente rileva la centralità delle “disposizioni che hanno introdotto il reato di immigrazione clandestina (art. 1 commi 16 e 17). Esso punisce non il solo ingresso, ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato. La norma e’ perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento della entrata in vigore della legge. Il dettato normativo non consente interpretazioni diverse: allo stato, esso apre la strada a effetti difficilmente prevedibili”.
Mi sembra una risposta indiretta, ma importante, al tentativo di salvare colf e badanti: uno strumento opportunistico, e certamente efficace, per zittire italiche proteste e nello stesso tempo uno strumento rispondente a bisogni reali di assistenza.
Ne ho scritto nel mio precedente intervento (12 luglio) e finisco qui.
Mi limito ad indicare il modo per raggiungere testo della legge approvata e non ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (il testo approvato in senato é identico a quello votato alla camera – colonna destra)

La paura sale al colle?
Non so quali fossero i timori del presidente quando ha scelto di promulgare il ‘pacchetto sicurezza’. Io tento un’ipotesi.
Dice l’art. 74 della Costituzione: “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione.
Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata”.
E’ possibile che l’on. Napolitano, convinto che il parlamento avrebbe approvato senza alcuna modifica la legge già votata, abbia voluto evitare il braccio di ferro istituzionale che l’avrebbe portato a dover scegliere fra l’obbedienza alla decisione parlamentare e le dimissioni.
Cosa ne sarebbe seguito? Una guerra civile che avrebbe potuto trasformare l’Italia in una diffusa caserma di Bolzaneto?
Non sono domande retoriche. Io non lo so: so però che se la paura presidenziale può essere giudicata con un ragionevole dubbio io, come cittadina, non me la posso permettere.

La disobbedienza civile
Il Direttivo regionale della Federazione dei Lavoratori della Conoscenza – Cgil della Toscana, riunitosi a Firenze in data 14 luglio 2009 scrive tra l’altro: “Il nostro sindacato, la Cgil, intende rappresentare queste lavoratrici e questi lavoratori e intende difendere i loro diritti di cittadinanza. Intendiamo essere al loro fianco nella campagna di disobbedienza civile contro queste nuove vergognose leggi razziali – nelle scuole e nelle università, negli ambulatori e nelle ospedali, ovunque sia necessario”.
Ma la disobbedienza civile è una strada, ma non è una strada che garantirà tutti gli irregolari, né tutti i loro figli e comunque il suo successo è legato alla quantità delle adesioni.

Fra due settimane
Dice l’art. 73 della Costituzione: “Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso”.
Quindi fra due settimane molti italiani, in diverse situazioni professionali, si troveranno davanti al dovere di attuare obblighi di legge che possono confliggere con la loro coscienza.
Io affronto, a modo mio, una sola situazione.
Vorrei ci fosse un modo per proporre una procedura tale per cui quando un impiegato dell’ufficio anagrafe di un qualsiasi comune riceva la richiesta di registrare un atto di nascita non sia ridotto a comportarsi da ultimo anello della catena della paura, ma sia lo stesso sindaco a dire alla mamma ‘irregolare’, in presenza del neonato, che quel piccolo non può avere un nome, se non quello con cui l’amore dei genitori vorrà chiamarlo, e che non può essere riconosciuto, forse addirittura che alla mamma sarà sottratto.
E rifiutiamoci almeno di credere che i sei mesi post partum, durante i quali una puerpera non può essere espulsa, possono sanare l’orrore come molti vanno raccontando.
Nella migliore delle ipotesi a quella mamma sarà concesso di allattare un fantasma
Anche in questo caso la storia, che non é maestra ma testimone di vita, ci offre utili precedenti.

L’art. 5 del decreto-legge 17 novembre 1938-XVII, n.1728 (Provvedimenti per la difesa della razza italiana) diceva “L’ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti. Nel caso previsto dall’art. 1, non procederà né alle pubblicazioni né alla celebrazione del matrimonio. L’ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l’ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila”.

Allora ci si limitava ai matrimoni, il trascorrere del tempo ci ha insegnato ad andare oltre.

E quando un bimbo nascesse ‘irregolare’ qualcuno andrà a chiedere al sindaco del proprio comune se riuscità a guardarlo in faccia senza arrossire? L’indifferenza degli italiani alle procedure (che non li riguardino personalmente) può ridurre il loro rifarsi ai principi e chiudere lì come un rifugio per coscienze disorientate.

PS.: In questi giorni ho chiesto tre volte di parlare a Prima Pagina (radio 3) e non sono stata ammessa in trasmissione.
Alcuni giorni fa ho inviato al quotidiano locale Messaggero Veneto la lettera di Bruno Segre -pubblicata nel mio articolo dell’otto luglio- facendo presente che si trattava di persona che più volte aveva parlato nelle scuole udinesi in occasione della giornata della memoria.
Non è stata (ancora) pubblicata.

17 Luglio 2009Permalink

10 luglio 2009 – Non solo infamia –Il sindaco non è un podestà- 4

Per tre volte nei giorni scorsi ho scritto delle ‘Disposizioni in materia di sicurezza pubblica’, legge approvata il due luglio dal Senato dopo mesi di dibattito, svoltosi fra consensi strappati a voti di fiducia e passaggi a ping pong dal senato (codice 733), alla camera (codice 2180 – testo approvato con modificazioni 14 maggio 2009) e infine all’approdo, definitivo ma forse non troppo, al senato (codice 733-B).

Ho scritto anche delle lettere, moltissime (ne ho pubblicate due nel precedente ‘Una sola sicurezza: l’infamia’ dell’otto luglio) che cittadine e cittadini inviano, anche a titolo personale, al Presidente della Repubblica perché, nell’esercizio del suo ruolo, rifiuti di promulgare quella norma, aiutando, come gli ha scritto l’ex parlamentare Giancarla Codrignani che gli fu collega, “il paese a mantenere quella dignità” che nasce dal “massimo rispetto delle garanzie istituzionali”.
Voglio però segnalare, in attesa di quello che accadrà in futuro, un aspetto che mi sta particolarmente a cuore.

Il silenzio dei sindaci.
Certamente non è stato un silenzio totale: in Friuli si erano tempestivamente espressi prima delle elezioni di giugno (e credo sia importante intendere il significato di questa precisazione cronologica) i comuni di Palazzolo dello Stella, Colloredo di monte Albano e Talmassons (del cui documento ho scritto nel mio articolo del 24 maggio -Nemici dell’Italia: Neonati senza madre e senza padre, fantasmi senza nome). Sono infinitamente grata ai consiglieri comunali che hanno lavorato per raggiungere quell’approvazione.
Il sindaco di Udine è intervenuto a filo della scadenza del tempo massimo a una manifestazione promossa da una serie di associazioni, il 27 giugno scorso, affermando che, come si evince da un comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune datato 26 giugno: “Questa politica anziché favorire il processo d’integrazione <…> rischia invece di comprometterlo, innescando gravi meccanismi di esclusione, con la pericolosa conseguenza di abbassare i livelli di coesione e sicurezza sociale.
E ancora: “
L’art. 45 del ddl “Disposizione in materia di sicurezza”, infatti, introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita. Una norma che di fatto impedisce la registrazione della nascita e si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità. Senza contare che molte delle donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, decidano di non partorire in ospedale, con il conseguente ed elevatissimo rischio che aumentino le morti per parto o di quelle dei neonati.
I minori non registrati, infatti, secondo quanto denunciato, resterebbero privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni. In mancanza di un’attestazione da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno apolidi di fatto. In secondo luogo c’è il forte rischio che i neonati partoriti in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, visto che a quest’ultimi è impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato d’abbandono.
E infine, come spiega l’assessore con delega ai Diritti di Cittadinanza Kristian Franzil “ … Tra le azioni che ci proponiamo di intraprendere per appoggiare l’iniziativa della Rete per i Diritti di Cittadinanza e del Centro Balducci c’è la possibilità di convocare la presidenza dell’Ordine dei Medici e delle Ostetriche alla presenza dei responsabili dei servizi anagrafici per esplorare, qualora il comma relativo al segreto sanitario diventasse legge, la possibilità di misure di contrasto alla creazione di apolidi.”

Due precisazioni …
La prima riguarda una citazione sbagliata. L’articolo citato aveva il n. 45 nel progetto di legge noto con il codice 2180 ma, nel testo approvato al senato (733-B), era identificato come “lettera g, comma 22, articolo 1” (modificato a seguito del blindato voto di fiducia su emendamenti) e così é stato approvato.
La seconda attiene alla proposta presente nella parte finale del comunicato stampa citato sopra. Certamente sussiste un gravissimo vulnus, non superato nonostante indicazioni vanificate dal fatto che la ‘clandestinità’ è diventata reato, relativo al rispetto del segreto professionale per i medici. Ma la questione non è tutta qui: il problema del riconoscimento dei neonati dipende dagli uffici anagrafe dei comuni, ci sia o non ci sia il vincolo di segreto professionale.
Ne ho scritto nel mio articolo del primo giugno “Ci resta solo il silenzio mentre aspettiamo che il Senato decida di cancellare i neonati privi di un pezzo di carta?”, che contiene anche alcuni collegamenti che potranno essere utili a chi voglia approfondire l’argomento.

…e un desiderio.
Spero che se il Comune di Udine (il cui ruolo come capoluogo di provincia è importante) saprà mettere in atto la volontà espressa di non creare apolidi, con una definita volontà politica, senza trascurare un’adeguata documentazione.
E’ materia questa troppo delicata per accostarla con superficialità.
Ma soprattutto spero che rilevi, con fermezza e precisione, il significato che la non iscrizione anagrafica di neonati figli di sans papier assumerebbe nei confronti del comune stesso, il cui ruolo istituzionale –la conoscenza di coloro che nascono e vivono sul proprio territorio- soffrirebbe un vulnus doloroso e grave.
Non posso dimenticare che il comune è (ancora?) il primo livello che garantisce a una persona un rapporto con le istituzioni da cittadino e non da suddito.
Il sindaco non é un podestà!

10 Luglio 2009Permalink

08 luglio 2009 – Una sola sicurezza: l’infamia – 3

2 luglio: il Senato approva
Il testo delle ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (approvato dal Senato con il numero di codice 733-B) si avvia a compiere il suo percorso. Presto sarà legge operativa per volere di questo governo e con tante, troppe, complicità.
Proveniva dall’approvazione fiduciaria della Camera, dove il numero di codice identificativo era 2180, a sua volta preceduto dal primo dibattito in Senato (codice 733). Si è arrivati all’approvazione definitiva con due passaggi attraverso voti di fiducia, una parola il cui significato è stato umiliato dall’uso che il parlamento italiano ne ha fatto.
Tenterò, in poche puntate, una piccola rassegna stampa.
Pensavo che questa fosse l’ultima puntata della breve serie sull’ignominiosa legge votata il 2 luglio dal senato. Era mia intenzione concludere con una breve la rassegna della stampa locale, argomento che mi turba più degli altri perché mi ostino a sperare che, almeno dove vivo, l’indecenza trovi un freno. So che non é così ma mi ostino lo stesso.-
A mio conforto nel sito dell’agenzia giornalistica Fidest ho trovato una lettera di Bruno Segre, diretta al Presidente della Repubblica.
La trascrivo, dopo aver riportato un breve curriculum, che ho già pubblicato nel mio blog, rivisto e approvato da Segre stesso.

Bruno Segre, nato a Lucerna nel 1930, ha studiato filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi.
Si è occupato di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Ha insegnato in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni ha fatto parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione “Amici di Nevé Shalom / Wahat al-Salam”. Ha dedicato contributi a vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei. Autore di Gli ebrei in Italia (Fenice 2000, 1993; nuova edizione La Giuntina, 2001) e di Shoah (Il Saggiatore, 1998; nuova edizione 2003), dirige il periodico di vita e cultura ebraica Keshet.

Martedì, 7 Luglio 2009
Caro Presidente Napolitano,
sono un vecchio italiano ebreo, figlio di antifascisti, nato 79 anni fa nell’Italia fascista, bandito nel 1938 in quanto ebreo da tutte le scuole del Regno d’Italia. Sull’atto integrale di nascita a me intestato, che si conserva negli archivi dell’anagrafe di Milano, sta ancora oggi scritto a chiare lettere “di razza ebraica”: una dicitura che mi portero’ appresso sino alla morte. Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto “pacchetto sicurezza” approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio scorso, dopo ben tre voti di fiducia imposti dal governo. Si tratta di un provvedimento che, in palese violazione dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, introduce nei confronti dei gruppi sociali piu’ deboli misure persecutorie e discriminatorie che, per la loro gravita’, superano persino le mostruosita’ previste dalle leggi razziali del 1938. Si pensi, per citare un unico esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il riconoscimento della prole, fara’ si’ che i figli, sottratti alle madri che li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li dara’ successivamente in adozione. Per buona sorte, le garanzie previste dai Costituenti Le consentono, caro Presidente, di correggere questo e altri simili abusi. Anche in omaggio alla memoria delle migliaia di vittime italiane del razzismo nazifascista Le chiedo di non promulgare un provvedimento che, ispirato nel suo insieme a una percezione dello straniero, del “diverso”, come nemico, mina alla radice la convivenza civile, pacifica e reciprocamente proficua tra italiani e stranieri, rischiando di alterare in modo irreversibile la natura stessa della nostra Repubblica.
(Bruno Segre)

Altri hanno scritto al Presidente della Repubblica. Qualcuno invita i singoli cittadini e le associazioni a farlo.
Penso che lo farò anch’io: la cosa importante ora é non tacere

Intanto trascrivo la lettera di Giancarla Codrignani che ho appena ricevuto.

Caro Presidente,
non avrei voluto scriverti questa lettera e tanto meno permettermi di interferire con la tua alta responsabilità. Ma proprio perché in questo momento mi sembra necessario che si valorizzi anche la responsabilità civica di ciascuno di noi in quanto cittadino, credo di dovermi rivolgere a te per pregarti di non firmare le norme in materia di immigrazione approvate in questi giorni.
Davvero, non avrei mai pensato che dal nostro Parlamento uscisse un’offesa così grande ai diritti di libertà. Anche gli antichi, in diverso contesto, onoravano lo ius migrandi che nei nostri tempi ha avuto collocazione sia nell’art.13 della Dichiarazione universale dei diritti umani, sia nell’art. 35 della Costituzione italiana. Soprattutto, mi mortifica riandare ai milioni di italiani che dalla fine del XIX secolo fino al secondo dopoguerra sono emigrati nelle più diverse parti del mondo, soffrendo le stesse pene a cui oggi questa legge condanna altri uomini e donne che, come i nostri migranti, cercano di sfuggire alla miseria e all’oppressione. Con le nuove norme neppure i rifugiati avranno garanzia di tutela, contro il dettato dell’art.10 della Costituzione che impone l’accoglimento di quanti non godano nel loro paese i diritti di libertà, addirittura, secondo gli atti della Costituente, senza reciprocità. Non a caso, perché tutti i partiti che avevano redatto la Carta del ’48 avevano avuto esuli dalle persecuzioni fasciste.
Il nostro paese non può accettare che sia reato non la condotta, ma l’identità di una persona, né che si violi l’uguaglianza discriminando gli esseri umani sulla base di criteri nazionalisti e razzisti, né che si verifichino respingimenti in forma crudele e illegale dal territorio nazionale (intendendo come tale anche la nave italiana che abbia raccolto i profughi).
Non vorrei mai avere sentito un ministro della Repubblica dire che dobbiamo essere “cattivi”. Ma vorrei anche che non solo i cittadini informati, ma anche quanti restano ancora ignari della sostanza dei problemi non corressero il rischio di venire sospinti da false paure verso sponde razziste. E come donna non vorrei mai che qualche bambino imparasse a non ritenere cittadino come lui un bimbo nato da una mamma come la sua, ma clandestina.
Caro presidente Napolitano, abbiamo entrambi conosciuto l’esperienza del lavoro parlamentare in anni non lontani, che hanno conosciuto anche eventi tragici, ma che mantenevano il massimo rispetto delle garanzie istituzionali e che avevano rafforzato la democrazia italiana nel contesto internazionale. Ti prego: aiuta il paese a mantenere quella dignità.
GIANCARLA CODRIGNANI
ex-parlamentare

8 Luglio 2009Permalink

07 luglio 2009 – Una sola sicurezza: l’infamia – 2

2 luglio: il Senato approva
Il testo delle ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (approvato dal Senato con il numero di codice 733-B) si avvia a compiere il suo percorso. Presto sarà legge operativa per volere di questo governo e con tante, troppe, complicità.
Proveniva dall’approvazione fiduciaria della Camera, dove il numero di codice identificativo era 2180, a sua volta preceduto dal primo dibattito in Senato (codice 733). Si è arrivati all’approvazione definitiva con due passaggi attraverso voti di fiducia, una parola il cui significato è stato umiliato dall’uso che il parlamento italiano ne ha fatto.
Ho già proposto una piccola rassegna stampa nel mio testo datato 6 luglio.
Continuo riportando alcune citazioni, frammentarie e insufficienti per illustrare l’ampiezza e la serietà dei contributi che cito e che, pur se riferiti in forma così inadeguata, escono dal generico mantra antiberlusconiano.
Certamente fondato ma insufficiente.
Occorre conoscere e capire per opporsi in forma valida e forse queste citazioni possono offrire almeno spunti di riflessione.

La Stampa 3 luglio pag. 35 (segue dalla prima) “Una svolta che non aiuta la giustizia” di Carlo Federico Grosso
”Immagino che numerosi lettori applaudiranno la nuova norma, ritenendo che essa costituisca un esempio di reazione forte dello stato all’ingresso clandestino in Italia di stranieri delinquenti. In realtà il nuovo reato appare, ai tecnici del diritto, più che altro un ‘manifesto’ privo di logica e utilità se non, addirittura, una novità foriera di danni per l’esercizio della giustizia. <.Segue un’ampia, interessante disamina di alcune norme e infine la conclusione> Il ‘segno distintivo’ della nuova legge è comunque, senza dubbio, il reato di immigrazione clandestina. Ed è su tale profilo che deve essere, pertanto, misurato il livello di civiltà, o di inciviltà, del ‘legislatore nuovo’ che si accinge, in un modo o nell’altro, a trasformare lo Stato Italiano a sua immagine”.

Riprendo un testo dal Sole 24 Ore del 4 luglio (pag. 6 – Marco Ludovico. Ma la mia Svetlana è fuori legge?).
“ <…> sono tutti concordi nel sostenere che le procedure amministrative per l’espulsione rimangono intatte. Certo, la novità è che oggi si affianca un procedimento penale, con il giudice di pace che può condannare l’immigrato, comminando la sanzione economica da 5 a 10mila – ma nessuno crede che gli interessati pagheranno – e poi decretare l’espulsione. Un migrante irregolare tout court rintracciato fino a ieri subisce oggi la stessa sorte, con la differenza che scatta anche la denuncia delle forze dell’ordine al giudice. L’epilogo ò sempre lo stesso: il decreto di espulsione e l’allontanamento, che può avvenire se è stata possibile l’identificazione. Negli stessi rischi incorre il migrante con il permesso di soggiorno scaduto, che non ha potuto rinnovarlo perché ha perso il lavoro (e i casi di questo genere, con la recessione in corso, sono sempre di più).
Il vero problema, come sostiene una fonte qualificata del Viminale, ‘non è la quantità delle espulsioni, ma la loro qualità, intesa come la capacità dello Stato di allontanare innanzitutto e soprattutto il maggior numero di soggetti pericolosi per la pubblica sicurezza’.

Avvenire 3 luglio pag. 11. ‘Molti no dalla galassia dell’associazionismo’ di Marco Iasevoli
”Insorgono anche i medici cattolici: ‘Siamo contrari a qualsiasi norma che introduca l’obbligo di denunciare gli immigrati irregolari. Siamo anche pronti <…> a fare delle campagne in questa direzione’. D’accordo l’ordine dei medici: ‘Se un nostro collega dovesse incorrere in sanzioni penali lo sosterremmo, fino ad arrivare all’autodenuncia’. Sicuramente nuova è la convergenza tra magistrati e penalisti. Per l’ANM, il segretario Giuseppe Cascini parla di ‘norme dannose, ingiuste e senza nessun effetto positivo per la sicurezza dei cittadini’. Fanno eco i penalisti: ‘E’ un provvedimento propagandistico, inaccettabile che segna una involuzione autoritaria del sistema’ ”

La Repubblica 3 luglio pag. 41 (continua dalla prima) “Adriano Sofri. Ora L’Italia è più cattiva”.
Insieme ad altre interessanti considerazioni, Sofri tocca un punto che pochi hanno considerato, quello delle carceri: ”Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: ‘Le carceri scoppiano, c’è da temere il ritorno della violenza, un’estate di rivolte’. Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l’umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini”.

Corriere della sera 4 luglio pag. 13 “Il monsignore critica Maroni ma il Vaticano non lo difende” di Alberto Melloni.
” conclusione molto interessante e da verificare quando sarà il momento. Dopo aver ricordato il comunicato della sala stampa vaticana che sembra prendere le distanze dalle critiche di mons. Marchetto, segretario del pontificio consiglio per i migranti, l’autore aggiunge: Quel comunicato “…non può dare l’impressione che la Santa Sede appoggi una legge che crea inquietudine e disagio nei vescovi italiani?
Un dubbio che non durerà molto: un provvedimento pontificio di gennaio ha infatti stabilito che, a differenza di quanto accaduto negli ultimi ottant’anni, la Santa Sede recepirà caso per caso le leggi italiane come fonti del proprio diritto, legge Maroni inclusa. Questione di tempo, dunque, e a mons. Marchetto sarà resa giustizia?”
La faccenda mi incuriosisce anche perché mi chiedo: se no n recepiranno che faranno? Ripristineranno il diritto d’asilo con campeggio nei giardini vaticani?

E infine un documento firmato da alcuni artisti italiani che ho ripreso da il sito ildialogo.org.
Lo riporto perché c’è il passaggio, per me essenziale, relativo al diniego del riconoscimento dei neonati.
Mi chiedo però perché finora tanto silenzio e tanti silenzi e parole, quando ci sono, tardive?
Nel prossimo scritto di questa breve serie cercherò di riportare e analizzare quelli che mi hanno impressionato e che ho tentato di analizzare a livello locale, sperando che qualcuno mi scriva dal suo luogo: forse riusciremo a capire di più di un silenzio che turba.

Contro il ritorno delle leggi razziali in Italia
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009

7 Luglio 2009Permalink

06 luglio – Una sola sicurezza: l’infamia – 1

2 luglio: il Senato approva
Il testo delle ‘disposizioni in materia di sicurezza pubblica’ (approvato dal Senato con il numero di codice 733-B) si avvia a compiere il suo percorso. Presto sarà legge operativa per volere di questo governo e con tante, troppe, complicità.
Proveniva dall’approvazione fiduciaria della Camera, dove il numero di codice identificativo era 2180, a sua volta preceduto dal primo dibattito in Senato (codice 733). Si è arrivati all’approvazione definitiva con due passaggi attraverso voti di fiducia, una parola il cui significato è stato umiliato dall’uso che il parlamento italiano ne ha fatto.

3 luglio – Libero, in due paginoni annunciati in prima, propone, sotto la dicitura ‘I successi del governo’, un’intervista al ministro Maroni, curata da Gianluigi Paragone. L’intervista è preceduta da una scheda che trascrivo.
Copiarla è stata un’operazione ripugnante, ma voglio che le mie impressioni diventino, almeno per me, memoria.

I punti chiave (secondo Libero)
La clandestinità diventa reato
. Chi entra o soggiorna in maniera illegale in Italia commette il reato di immigrazione clandestina. La pena è un’ammenda da 5 a 10 mila euro. I clandestini sono sottoposti a processo davanti al giudice di pace con espulsione per direttissima.
Nascono i centri di espulsione. I Centri di permanenza temporanea (Cpt) diventano Centri di identificazione e di espulsione. La permanenza massima passa da 2 a 6 mesi.
Servizi pubblici off limits. Chi svolge la funzione di pubblico ufficiale ha l’obbligo di denuncia dei clandestini che si presentano agli sportelli.
La registrazione all’anagrafe. Il permesso di soggiorno diventa obbligatorio per qualsiasi atto: registrazione nuovi nati, matrimonio, etc.
Soggiorno a pagamento. Il permesso di soggiorno e l’acquisizione della cittadinanza italiana saranno a pagamento: da 80 a 200 euro.
Favoreggiatori’ nel mirino. Chi favorisce l’ingresso dei clandestini rischia fino a 15 anni di carcere. E chi affitta appartamenti agli irregolari .rischia fino a 3 anni di carcere.
Le ronde per la sicurezza. Associazioni di cittadini potranno pattugliare il territorio e segnalare alle forze dell’ordine situazioni di disagio sociale o di pericolo. Saranno iscritte in elenchi e dovranno essere format prioritariamente da ex agenti.
Nuovo giro di vite antimafia. Carcere duro per i reati di mafia è rinnovato non più ogni 2 anni ma ogni 4. Tutti i colloqui familiari saranno registrati. Escluse dagli appalti pubblici le imprese che abbiano omesso denunce di racket. Nei casi di infiltrazione mafiosa, lo scioglimento dei Comuni riguarderà anche gli organi amministrativi e tecnici.
Writers e vandali, pene più severe. La nuova legge prevede carcere fino a 3 mesi per chi imbratta cose di interesse artistico o storico.
Alcol e droghe, patente da rifare. E’ disposta d’ufficio la ‘revisione della patente’ per chi guida ubriaco o sotto l’effetto di droghe. Si tratta della procedura che accerta il possesso dei requisiti psicofisici attitudinali per la guida. Inoltre, la revoca della patente è più facile.

E ora alcuni passaggi delle dichiarazioni del ministro dell’Interno cui aggiungo, per necessità di personale decenza, alcune mie note.

“Maroni: ..<…> Mi hanno detto che Micromega accusa il governo di aver ripristinato le leggi razziali. Affermano che vietiamo i matrimoni misti e che le donne clandestine, con questo provvedimento, non potranno riconoscere i loro figli. Così costoro saranno sottratti dallo stato come avveniva per i figli degli ebrei. Di fronte a questo genere di falsità non intendo più restare inattivo …<…>” (nota 1)

Domanda: L’appello di Micromega è stato firmato da diversi esponenti della cultura: possibile che si siano sbagliati tutti?
Maroni: Io sfido chiunque a trovare nel testo approvato da Parlamento un articolo, un passaggio, in cui è scritto quel che dice Micromega sui matrimoni misti e sui matrimoni dei clandestini”.
(nota 2)

”Maroni: <…> Ha ragione mons. Marchetto; questa nuova legge porterà dolore ai mafiosi e difficoltà ai clandestini; di contro sarà una legge a tutela delle persone perbene”.
Domanda: Ministro, non sono perbene molte colf e molte badanti che ora rischiano il penale?
Maroni: Ecco un altro esempio di malafede venduta per verità. Qualsiasi studente del primo anno di giurisprudenza sa bene che la legge penale non ha effetto retroattivo, pertanto il reato di immigrazione clandestina non si può applicare a chi è già entrato in Italia anche se irregolarmente. Di conseguenza nessuna colf o nessuna badante già in Italia, ripeto anche se entrata irregolarmente, sarà espulsa. …” (nota 3)

nota 1 – Sul problema del riconoscimento dei figlio ho riportato da marzo in qua molta documentazione da fonti autorevoli e non mi ripeto.
Una precisazione soltanto, relativa all’ignoranza del ministro Maroni, che non sarebbe un problema se la gente non gli credesse.
Le leggi razziali del 1938 non prevedevano la lacerazione del rapporto madre-figlio.
Agli ebrei era proibito il matrimonio, anche quando fossero parte di coppia mista; di conseguenza il figlio eventuale di una coppia non sposata sarebbe stato un illegittimo (così voleva il linguaggio dell’epoca), ma non ne sarebbe stata impedita la registrazione anagrafica come figlio della sua mamma e credo che il padre lo avrebbe potuto riconoscere come ‘figlio naturale’.
A strappare i figli ai genitori avrebbero provveduto, con l’apporto operativo dell’esercito tedesco occupante, le leggi naziste, e i solerti funzionari della Repubblica di Salò che garantivano l’invio degli ebrei a Fossoli, agevolando ‘legalmente’ le successive deportazioni.
Posso ancora considerare priva di significato la collocazione della repubblica di Salò in territorio padano?
Forse l’entusiasmo – sguaiatamente esibito dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza in Senato – ha fatto sì che le confuse cognizioni del ministro sovrapponessero alle leggi razziali il caso Mortara (1858) quando i gendarmi pontifici (Bologna allora faceva parte dell’ancor esteso stato papale) rapirono un bambino ebreo che una cameriera cristiana aveva nascostamente battezzato durante un grave malattia, rivelandolo poi al confessore. Secondo Pio IX quel bambino doveva essere allevato nella religione cristiana. E così fu.

nota 2 – Certamente nelle norme sulla nuova sicurezza non è esplicitamente scritto che i matrimoni misti sono vietati, che i neonati figli di sans papier diventeranno apolidi senza nome e via bestemmiando, ma semplicemente è stata soppressa la norma che nel testo unico sull’immigrazione prevedeva che non fosse necessario presentare il permesso di soggiorno per la registrazione degli atti di stato civile.
Dice esattamente quel testo che ha meritato la fiducia della maggioranza parlamentare (art. 1, comma 22, lettera g, spesso ancora citato secondo il testo del primo codice 733 e del successivo 2180: articolo 45, comma 1, lettera f ) che
”Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie. i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.
Un testo da decriptare. L’ho fatto più volte nei miei articoli da marzo a giugno

 nota 3 – Questa volta non annoto io ma riprendo un testo dal Sole 24 Ore del 4 luglio (pag. 6 – Marco Ludovico. Ma la mia Svetlana è fuori legge?).
Scelgo questo quotidiano perché notoriamente estraneo alla sinistra (termine cui ormai sembra indispensabile nell’opinione comune aggiungere un aggettivo denigratorio), ammesso che esista una sinistra che, nell’abietto dibattito sul pacchetto sicurezza, sia stata capace di fondare i propri ragionamenti su concetti alternativi a quelli lego-governativi. Uniche eccezioni a questa cupa atmosfera ammorbante che io abbia avuto modo di riscontrare alcuni interventi parlamentari, di cui scriverò nelle prossime puntate.
Commentando la citazione governativa trascritta sopra, l’articolista scrive: “Secondo il ministro, quindi, sarebbero salvi anche gli stranieri irregolari approdati in Italia fini a ieri, compresi quelli che non hanno presentato domanda per i flussi. L’articolo 10 bis della legge appena approvata, però, parla di ‘ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato’. Punisce non solo chi entra clandestinamente, ma anche chi in Italia continua a vivere in questa condizione. Tutti gli addetti ai lavori interpellati dal ‘Sole 24 Ore’ sostengono: chiunque, anche se badante o colf o lavoratrice o lavoratore, in assenza di permesso di soggiorno è destinatario, in teoria, di espulsione e, da ieri, di condanna penale per il reato di clandestinità, con l’entrata in vigore del pacchetto sicurezza”.

Concludo, sempre dal ‘Sole 24 Ore’ del 4 luglio (pag.13), con le ultime righe di un articolo di Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale: “Alessandro Manzoni ci racconta delle ‘gride’ con cui il governatore della Milano spagnola intimava ai ‘bravi e vagabondi’, di ‘sgomberare il paese’, minacciando ‘la galera a renitenti’; e l’anno dopo, constatato che la città ne era tuttora piena, ordinava che chiunque constasse esser ‘riputato per bravo’ e ‘aver tal nome’, ancorché ‘non si verifichi aver fatto delitto alcuno’, fosse ‘mandato alla galea’ per un triennio, ‘per la sola opinione e nome di bravo’. Si sa quanto servivano questi provvedimenti. Ma fino a quando la nostra ‘civile’ società italiana continuerà a chiedere alla politica di emanare sempre nuove gride, anziché chiedere di affrontare con razionalità i problemi reali nelle loro radici effettive, e con i mezzi adeguati?”

6 Luglio 2009Permalink

01 giugno 2009 –Violiamo il segreto professionale e cancelliamo i neonati.

Ultimo atto?
26 maggio 2009 – Il pacchetto sicurezza torna al Senato da cui era partito dopo essere stato approvato con modifiche alla camera (14 maggio 2009).
Io proverò a dare qualche informazione sui due punti di cui mi occupo da mesi, indicando le fonti a cui ognuno può riferirsi per saperne di più, sui due punti e anche su altre questioni.
Chi si voglia documentare faccia clic qui per consultare il dossier predisposto per il Senato che “mette a fronte il testo vigente del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286 Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (prima colonna a sinistra) con le modifiche proposte – ed evidenziate in neretto – dal disegno di legge n. 733-B, recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” (colonna di centro)”.
Chi volesse verificare il testo che i senatori si apprestano a discutere può leggerlo qui.
Troverà alla pag 5 e 75 sgg. le questioni di cui cercherò di scrivere qualche cosa

Siamo a ridosso delle elezioni europee.
I candidati quando sentono parlare di immigrazione guardano dall’altra parte?
Un gruppo di associazioni europee non gradisce e invia un appello a suo tempo pubblicato nel sito dell’ASGI..

La badante della nonna della signora Marcegaglia
L’obbligo imposto ai medici di denunciare gli immigrati privi di permesso di soggiorno per assicurarne l’espulsione, per un po’ ha ondeggiato nella categoria possibilità, poi é stato cancellato.
Cancellato o inglobato nelle risposte al reato di clandestinità?
Lascio la questione aperta.
Mi limito a segnalare che la necessità di qualche ammorbidimento del concetto di reato é stata colta anche da chi di immigrato (non regolare) vive.
Scrive infatti Il sole 24 ore del 23 maggio: ”Nell’introduzione del reato di immigrazione clandestina, ha detto Mantovano, il Governo ha «saggiamente consegnato» questa ipotesi di reato nelle mani del Parlamento, che sarà chiamato a valutare la congruità dello strumento con il fine da raggiungere. La disposizione, comunque, colpirà i clandestini che giungeranno nel Belpaese dopo l’entrata in vigore della norma e non chi è già qui. No, dunque, a un giro di vite sulle badanti …”.
Quando si era alzata (si fa per dire) la voce dei presidi, preoccupati di dover segnalare gli studenti maggiorenni privi di premesso di soggiorno, il Presidente della camera aveva teso l’orecchio … ma nessuna voce autorevole si é fatta sentire per tutelare i neonati.
Di questo però scriverò più avanti.

I depistaggi della numerazione
I maxi emendamenti,approvati con il voto di fiducia, hanno trasformato l’art. 45 nel comma 22 dell’art. 1.
Forse chi ha votato non si é accorto di rifare il verso al vecchio indimenticabile romanzo di Joseph Heller: farebbe bene a farci un pensierino.
Chi ha amato quel romanzo non si lascia certo depistare da un simbolico comma, immediatamente identificato, come il suo predecessore, nelle Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 in materia di immigrazione.

Cosa resta di quel testo unico per ciò che concerne il diritto alle cure dell’immigrato irregolare?
Tutto quello che c’era prima del pacchetto, previsto dal testo unico 286 e precisamente:
– le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché
continuative, per malattia ed infortunio e sono estesi i programmi di medicina
preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva.
Sono, in particolare, garantiti:
– la tutela sociale della gravidanza e della maternità
– la tutela della salute del minore
– le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di
prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;
– gli interventi di profilassi internazionale;
– la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei
relativi focolai.

E’ chiaro che la paura della denuncia allontanerà (e già allontana) dalle strutture sanitarie le persone prive di permesso di soggiorno per le ragioni più varie e indipendenti dalla anomalia dell’ingresso (sopravvenuta disoccupazione, attesa della risposta alla domanda di asilo…) ma c’é un’altra minaccia che incombe –come sappiamo – al momento della nascita.
La preoccupazione espressa da singoli sanitari e da organizzazioni mediche é molto alta.

Il figlio che hai partorito non é tuo

L’ormai citatissimo Testo Unico 286 dice (non dimentichiamo che é ancora in vigore) che per la registrazione di atti di stato civile non é necessario presentare il permesso di soggiorno.    Il senato –discutendo in prima battuta il pacchetto- ne aveva invece previsto in ogni caso l’esibizione. Il testo approvato alla camera, e ora sottoposto a nuova discussione, afferma (alla lettera g del comma 22 dell’articolo 1 e non più alla lettera f del comma 1 dell’art. 45) che il permesso va presentato, salvo che per gli atti ‘inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35” (e poco sopra ho ricordato la contraddizione crudele che tale esibizione impone) “e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie”.
Quindi i presidi che già si sono affannati a registrare i maggiorenni sans papier, presto, se il disegno diventerà legge, potranno farlo legalmente, se i giovani avranno superato la fase della scuola dell’obbligo.
La tragedia più pesante si consumerà alla nascita quando la mamma non potrà riconoscere il figlio e i comuni, cancellando un bambino, mutileranno i registri anagrafici su cui non potranno trascrivere il nome che al nuovo nato spetta (rimando alla documentazione che ho connesso ai miei articoli precedenti, dei mesi di marzo, aprile e maggio e in particolare a “Angoscia e vergogna del 28 marzo).

La speranza di Sarolta é un palloncino rosso

 Quel palloncino rosso alza una bambina spezzandone le catene che ne impedivano il volo. Potrebbe diventare realtà se sapessimo proteggerlo e gonfiarlo con l’aria che noi liberamente possiamo respirare pronunciando il nome che ci é stato dato alla nascita, che é stato riconosciuto nel luogo in cui viviamo e che a bambini, le cui mamme sono prive di un pezzo di carta, sarà negato.
In questo senso tre comuni friulani si sono pronunciati perché ciò non accada.
Ne parlerò ancora,
Per ora ne segnalo il documento che ho già trascritto nell’articolo ‘Nemici dell’Italia Neonati senza madre e senza padre, fantasmi senza nome’ (24 maggio). 

La pubblicazione delle due immagini mi é stata generosamente concessa da Sarolta Szulyovszky, una illustratrice che così si presenta nel suo blog: “Sono una donna, mamma e illustratrice ungherese di Budapest, da 12 anni anche un po’ italiana…”.
L’autrice le ha chiamate Le ombre della paura e Bambina volante.
Il resto potete leggerlo da voi, guardando i disegni che qui non ci sono.

 

1 Giugno 2009Permalink

28 maggio 2009 – Il diario é mio … con quel che resta della memoria!

Avevo deciso di mantenere il mio sito estraneo al caso ‘papi’ (da non confondersi con i sovrani della città del Vaticano) se … non mi avesse richiamato alla mente un avvenimento di molti anni fa che mi aveva personalmente coinvolto e da cui avevo tratto alcune considerazioni di carattere politico che ancora ritengo valide.
(Per me soltanto, naturalmente).
Era l’estate del 1988, iniziavo la mia seconda legislatura come consigliera regionale dell’allora Partito comunista italiano ed ero stata eletta vicepresidente del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia.
Un cittadino italiano e triestino si trovava in carcere negli USA perché accusato di pedofilia, diffusione materiale pornografico e altro (se la memoria non mi inganna c’erano quali indizi a suo carico anche intercettazioni telefoniche … guarda, guarda!).
Riconosciuto colpevole dalla giuria popolare, la condanna – secondo il sistema americano- spettava al giudice che fu molto mite anche perché (come leggo in un vecchio articolo di Repubblica) “In difesa di M., ricco, rotariano e piduista si sono mobilitati politici, imprenditori, professionisti, commercianti, banchieri, assicuratori, giornalisti, che hanno scritto almeno una trentina di lettere grondanti stupore e lacrime al giudice Lew. ‘Ho tenuto conto anche del ruolo sociale che lei ha raggiunto a Trieste – gli ha detto il magistrato – e ho l’impressione che non ripeterà il suo gesto e che abbia capito l’ errore che ha commesso’ ….”
Fra i firmatari delle lettere che si facevano garanti della figura del pedofilo già giudicato c’era anche il vicepresidente della Giunta Regionale, un avvocato socialista.
Mi rivolsi allora formalmente al presidente della Giunta Regionale chiedendo di promuovere un’inchiesta perché chi di dovere potesse verificare se fra i bimbi coinvolti come soggetti di immagini pedopornografiche ci fossero anche piccoli cittadini del territorio regionale e se vi fossero prove di immagini scattate nella regione.
Il compito della istituzione regione non era e non é strillare allo scandalo, né aprire processi ma operare nei propri ambiti, in cui é collocabile –nelle modalità dovute del rapporto con altre istituzioni- anche la tutela dei minori, ovviamente esercitabile su un territorio definito e non ovunque.
Era mia intenzione mobilitare quel che era dovuto nell’ambito in cui operavo e non farmi portavoce di un disgusto diffuso (che i fatti avrebbero poi dimostrato più ostentato che eticamente fondato).
Non avevo fatto i conti con alcuni componenti del mio stesso gruppo che rapidamente spostarono l’interesse dalla tutela dei minori a una –tanto grandiosa quanto confusa- questione morale, immediatamente strumentalizzata per aggredire il PSI, alleato con la DC e avversario del PCI. Parliamo di realtà ormai ridotte a storici fantasmi ma allora fantasmi non erano.
Nella confusa situazione pseudopolitica che ne seguì nessuno si occupò più della tutela dei minori (che evidentemente a nessuno interessavano se non strumentalmente) e la faccenda finì in mezzo agli strilli che coprivano e coprono ovunque il nulla di una politica che confina la morale a fibrillazioni suscitate dal gossip e non sapeva e non sa interpretare il senso del contratto sociale che ci lega (finché la Costituzione non sarà totalmente devastata e buttata in un cassonetto destinato a discariche non controllate).
Ed é anche nei limiti che quel contratto sociale definisce che ritroviamo sicurezza di metodo e certezza di obiettivi. So di essere noiosamente didattica, ma preciso ancora che si tratta di una conseguenza della divisione dei poteri che solo la sciagura del populismo (praticato o ambito che sia) consente irresponsabilmente di superare.
Analogie con l’oggi … molte. Per elaborare ciò che ho scritto mi basta dar ordine ai ricordi, quelle che altri vorrà fare le affido alla libera interpretazione di chi legge.
Una conseguenza dei miei ragionamenti analogici però la voglio dire: adesso capisco meglio perché chi populisticamente strilla di ‘papi’ (ma ha già dimenticato, con disinvolta irresponsabilità, il caso Mills) non si interessa dei bambini che potrebbero non essere iscritti all’anagrafe. Non contano, non votano né votano le loro disgraziate mamme soprattutto in un momento di debolezza estrema come il parto.
E i diritti civili? Sono nel cassonetto della raccolta indifferenziata, invisibili ad ogni parte politica che li scorge solo per farsene pretesto.

28 Maggio 2009Permalink

24 maggio 2009 – Nemici dell’Italia: Neonati senza madre e senza padre, fantasmi senza nome.

Ne ho scritto nel mio vecchio blog, ne ho scritto in questo sito, ho scritto lettere ad amici (forse annoiandoli), ho scritto al sindaco del mio comune (senza ricevere risposta), ho scritto ad assessori del mio comune (impermeabili al dubbio, negano il problema).
Ora segnalo con ammirazione e sollievo l’odg approvato da un comune della provincia di Udine.
Ne riporto il testo e il comunicato che lo precede.

COMUNE DI PALAZZOLO DELLO STELLA
Gruppo Consiliare del Partito Democratico

Durante la seduta del Consiglio Comunale di Palazzolo dello Stella tenutosi venerdì 8 maggio u.s. è stato discusso un ordine del giorno presentato dal gruppo consiliare del PD avente per oggetto l’ appello dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione (ASGI) sulle conseguenze dell’art. 45, comma 1° lett. f) del D.D.L. C. 2180 sul diritto del minore a essere registrato alla nascita. Il documento, richiamata la raccolta di firme promossa dall’ASGI per l’appello in oggetto teso a sottolineare come la norma che impedisce all’ ufficiale di stato civile di ricevere la dichiarazione di nascita e di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno costituisca una misura che nega alla radice uno dei principali diritti della persona, oltre a scoraggiare una protezione del minore e della maternità, e per questo rappresenta una palese violazione sia della Costituzione che della Convenzione ONU dei diritti per l’infanzia, invita i parlamentari a tener conto di tali innegabili conseguenze e quindi a respingere la disposizione di cui all’art. 45, comma 1° lett. f) del D.D.L. C. 2180. L’ ordine del giorno del PD è stato approvato dal consiglio comunale con la sola astensione dei tre appartenenti alla Lega Nord (il sindaco e due consiglieri comunali). Il risultato della votazione (in un consiglio con maggioranza di centrodestra) è significativo e rappresenta la fine che farebbero molto probabilmente gran parte dei provvedimenti demagogici, razzisti ed incostituzionali contenuti nel disegno di legge sulla sicurezza all’esame del Parlamento senza la fiducia imposta da Maroni e Berlusconi. La prima firmataria dell’ordine del giorno palazzolese è una “nuova cittadina”, la consigliera del PD Mendez Amelia Georgina, nata a Santiago di Cuba.

Il capogruppo del PD Lorenzo Fabbro

 COMUNE DI PALAZZOLO DELLO STELLA – ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO: “APPELLO DELL’ASSOCIAZIONE PER GLI STUDI GIURIDICI SULL’IMMIGRAZIONE (ASGI) SULLE CONSEGUENZE DELL’ART, 45, COMMA 1, LETT. F DEL DDL C.2180 SUL DIRITTO DEL MINORE ESSERE REGISTRATO ALLA NASCITA”.

IL CONSIGLIO COMUNALE DI PALAZZOLO DELLO STELLA

Premesso che

– L’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigraziOne – ASGI – ha promosso una raccolta firme per l’appello in oggetto, riportato nel presente Ordine del Giorno, da rivolgere alle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, alla Commissione infanzia e ai Capigruppo;
– l’art. 45, comma 1, lett. F) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180) introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimento riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita, a modifica dell’art. 6 comma 2 del D. Lgs. 286/1998, eliminando l’eccezione attualmente prevista in base alla quale il cittadino straniero è esonerato dall’obbligo di presentare il documento di soggiorno per i provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile;
– l’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento dal figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno;

Considerato che

– La disposizione normativa che impedisce la registrazione della nascita si configura con una misura che nega alla radice uno dei diritti principali della persona, oltre a scoraggiare una protezione del minore e della maternità apparendo dunque incostituzionale sotto diversi profili:
– in primo luogo comporta una palese violazione del dovere per la Repubblica di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 32 comma 2 Cost.) e sfavorisce il diritto-dovere costituzionale dei genitori di mantenere i figli (art. 30 comma 1 Cost.);
– in secondo luogo viola il divieto costituzionale di privare della capacità giuridica e del nome una persona per motivi politici (art. 22 Cost.) ed è noto che la dottrina costituzionale si riferisce alle privazioni per qualsiasi motivo di interesse politico dello Stato;
– la norma è altresì costituzionale per violazione del limite previsto dall’art. 117, comma 1 Cost. che impone alla legge di rispettare gli obblighi internazionali, ponendosi infatti in palese contrasto con la convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre 1989, ratificata e resa esecutiva con legge del 2 maggio 1991, n. 176 che gli articoli 7 e 8 riconosce a ogni minore senza alcuna discriminazione (dunque indipendentemente dalla nazionalità e dalla regolarità del soggiorno del genitore), il diritto di essere “registrato immediatamente al momento della sua nascita”, il diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi”, nonché il diritto “a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e sue reazioni famigliari”;
– la disposizione in oggetto violerebbe inoltre l’art. 24 comma 2 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, firmato a New York il 16 dicembre 1966, ratificato reso esecutivo con legge 25 ottobre 1977, n. 81, che espressamente prevede che ogni bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita ed avere un nome;

Valutato che

Le conseguenze di tale modifica normativa sui bambini che nascono in Italia da genitori irregolari sarebbero gravissime:
– i minori che non saranno registrati alla nascita resteranno privi di qualsiasi documento e totalmente sconosciuti alle istituzioni: bambini invisibili, senza identità, e dunque esposti a ogni violazione di quei diritti fondamentali che ai sensi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza devono essere riconosciuti a ogni minore: Ad esempio, in mancanza di un documento da cui risulti il rapporto di filiazione, molti di questi bambini non potranno acquisire la cittadinanza dei genitori e diventeranno dunque apolidi di fatto. Per tutta la vita incontreranno ostacoli nel rapportarsi con qualsiasi istituzione inclusa la scuola. Proprio a causa del loro essere invisibili, saranno assai più facilmente vittime di abusi, di sfruttamento e della ratta di esseri umani.
– in secondo luogo, vi è il forte rischi che i bambini nati in ospedale non vengano consegnati ai genitori privi di permesso di soggiorno, essendo a quest’ultimi impedito il riconoscimento del figlio, e che in tali casi venga aperto un procedimento per la dichiarazione dello stato di abbandono. Questi bambini, dunque, potranno essere separati dai loro genitori in violazione del diritto fondamentale di ogni minore a crescere nella propria famiglia (ad eccezione dei casi in cui ciò sia contrario all’interesse del minore), sancito dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e della legislazione italiana.

Valutato inoltre che

Molte donne prive di permesso di soggiorno, temendo che il figlio venga loro tolto, potrebbero decidere di no partorire in ospedale, e, anche in considerazione delle condizioni estremamente precarie in cui vivono molti irregolari, sono evidenti gli elevatissimi rischi che questo comporterebbe per la salute sia del bambino che della madre, con un conseguente aumento delle morti di parto e delle morti alla nascita.

Invita

i Parlamentari, in particolare ai membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati, i membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, i membri della Commissione parlamentare per l’infanzia e i gruppi parlamentari della Camera dei deputati, come richiesto dall’appello dell’ASGI, a respingere la disposizione di cui all’art. 45, comma 1, lett. F) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza” (C.2180), per evitare queste gravissime violazioni dei diritti dei minori, oltre che dei loro genitori

E’ stato diffuso fra persone con ruolo istituzionale negli enti locali e ne ha dato notizia ‘persino’ un quotidiano locale’ (Messaggero Veneto di Udine 23 maggio pag. III).

Una sola precisazione: ora il pacchetto sicurezza é di nuovo in senato, trascrivo l’iter del ddl, chi volesse verificare può farlo anche da qui

S.733 – stralcio di S.733-BIS approvato 5 febbraio 2009
C.2180 approvato con modificazioni 14 maggio 2009
S.733-B assegnato (non ancora iniziato l’esame) 14 maggio 2009

24 Maggio 2009Permalink