27 giugno 2013 – Se Giovanni

Se Giovanni 
Notizia trovata nella rubrica Vento Largo di facebook, pubblicata da Lino di Gianni

Giovanni, morto al Cardarelli e lasciato nove giorni in obitorio

Non ha i soldi per pagarsi il funerale: lasciato nove giorni in obitorio

Giovanni, 55 anni, è morto all’ospedale Cardarelli il 17 giugno scorso. I parenti hanno chiesto il funerale comunale che in realtà non è mai arrivato. Negata anche la messa

Per maggiori informazioni:
http://www.today.it/citta/morto-nove-giorni-obitorio-cardarelli.html

Mi permetto un commento

Se Giovanni fosse stato un non comunitario privo di permesso di soggiorno quello che è avvenuto sarebbe a norma di legge, la stessa legge che nega la registrazione anagrafica ai figli dei sans papier *.
Se Giovanni fosse stato un non comunitario privo di permesso di soggiorno e avesse avuto parenti privi di permesso di soggiorno che si fossero recati in comune a registrare l’atto di morte, costoro sarebbero stati espulsi.
Se Giovanni fosse stato un non comunitario privo di permesso di soggiorno senza alcun legame, completamente solo … non so quale sarebbe stata la procedura a suo carico: l’espulsione della salma?
A Giovanni è toccata in sorte solamente l’inettitudine dei servizi comunali e l’assenza di pietà della chiesa.
* Per verificare vedi Decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” che all’art. 6 riprende la norma prevista alla lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 (il cd. pacchetto sicurezza)

Al mercato dei senatori (non tutti vi partecipano)

Si parla del processo De Gregorio – uno dei tanti derivati tossici del periodo berlusconiano secondo me tutt’altro che concluso.
Molti i riferimenti al 2008 – nell’agosto di quell’anno cadde il governo Prodi – e agli anni immediatamente precedenti quando fu organizzata la compravendita del sen. De Gregorio.
Una cosa che non si dice mai fu l’azione con cui nel 2006 il De Gregorio impedì che la sen. Menapace diventasse presidente della commistione difesa, presidenza che riuscì ad accaparrarsi forse dimostrando così la sua credibilità come merce per un successivo buon acquisto.
Allora non  ci furono proteste di movimenti di donne (silenti anche oggi: signore mie un ricordo a una coraggiosa donna eliminata da un uomo-merce non costa nulla!) e ricordo ancora con disgusto il silenzio e delle forse dell’allora maggioranza e dello stesso partito della senatrice, cui sempre penso con affetto e stima.
Per maggior informazioni un mio post (corredato da link) di qualche mese fa.

Un messaggio di Giancarla Codrignani.

Allora si rinviano anche gli F35. Bene, anche se…. Ma mi viene in mente che la prima volta che presi la parola a Montecitorio: sostenevo il voto contrario, per principio, agli MRCA Tornado (il Pci si astenne, perché il caccia era già in produzione). L’informazione non ha fatto molta strada: gli F35 sono aerei da combattimento di quinta generazione e la discussione al riguardo, iniziata nel 1997 si è conclusa nel 2002 (anzi nel 2007 con una correzione di spesa). Dovevano essere 131: per la spending review sono stati ridotti a 90. L’Italia partecipa al 5% dell’investimento (solo l’Inghilterra con il 10) e Robert Gates ha anticipato che, se entro due anni non si risolvono alcuni seri problemi di progettazione, gli Usa si ritirano. I soliti partiti potevano certo sforzarsi prima, ma anche noi dei “movimenti”, non potremmo cercare di conoscere i fatti al loro nascere e fare campagne più risolutive? Non possiamo scaricare tutto sulle spalle dei lavoratori di un settore che, ahinoi, “tira”, proprio quando una partita è in dirittura d’arrivo. 

Secondo: sono appena trascorse due date significative per l’impegno delle Nazioni Unite, il 13 la giornata dei rifugiati, il 26 quella contro la tortura. I rifugiati (e le rifugiate, che, oltre a tutti i rischi comuni, vengono anche violentate) non sono “immigrati”; ma diventa sempre più difficile distinguere chi corre pericolo per ragioni politiche (le donne sempre scomode: adesso chiederebbero l’asilo se fuggono dalle mutilazioni genitali femminili) o per non morire di fame o di guerra. Contro la tortura c’è una Convenzione: l’Italia l’ha ratificata dopo il Cile di Pinochet, ma non ha ancora una legge applicativa, senza la quale le ratifiche restano carte morali. Continueremo a produrre i casi Cucchi e le impunità? 

Ultimo: non posso non condividere la decisione della Corte americana. Finalmente l’amore viene, anche solo mentalmente, prima della riproduzione anche nell’istituto matrimoniale e familiare (per i cattolici, che l’amore è principio “fondante” l’ha detto il Vaticano II; prima era solo riproduzione, mutuo aiuto e quel remedium concupiscentiae che fa vergogna). Ma condivido una riflessione femminista formulata da un’etero che non si era accorta dell’abuso implicito nel sentirsi “normale” e che sente da gran tempo di doversi giustificare: il problema delle persone Lgbt è un problema di diritti umani, ma anche di ripensamento della storia. A me non era bastata l’emozione di leggere Oscar Wilde: era rimasta compassione. Occorre pensare ai milioni di persone perseguitate perché “diverse”, fuori dalla presunzione della “norma”. Degli uomini si è sempre saputo per la stupidità degli atteggiamenti convenzionali, ma nessuno ha mai posto, che io sappia, la questione del numero sterminato di donne che, nei secoli, hanno subito un ruolo precostituito, sono state sposate, hanno avuto figli senza conoscere il piacere, consolate dalla religione che le esentava dal peccato, che hanno deluso il marito senza neppure capire nulla di sé. Che fatica la costruzione della libertà responsabile non solo di sé.

27 Giugno 2013Permalink