5 agosto 2017 – Una ineffabile signora sindaca

Ho scelto l’aggettivo ineffabile per sottolineare ciò che non dico
di un nome che si sottrae da sé all’essere accompagnato da aggettivi.
Basta la firma sulla delibera

E se la signora non è dicibile  la varietà di posizioni nel Pd non è quantificabile.

Aggiungo:  Luigi Colaianni 6 agosto alle ore 7:14 
Provvedimento impugnabile in quanto discriminativo rispetto ai soggetti interessati su base discrezionale, per cui anticostituzionale

5 Agosto 2017Permalink

5 agosto 2016 – Un decalogo etico

La petizione che trascrivo di seguito e ho firmato mentre scrivo ha raggiunto 15.449 firmo
(in calce il link per raggiungerla).
Elisabetta di Lernia, la presentatrice, aggiornandola, annota:
Sto facendo le note per avere modo di rileggere ciò che ho scritto – per tenere fisso nella mente il filo del discorso – Mi sto rendendo conto che questa non è solo una petizione, ma un vero e proprio decalogo etico sulla tutela dell’infanzia – i concetti espressi non hanno SCADENZA
Condividendo  ho inviato una nota che trascrivo, considerandola elemento da inserire nel “dialogo etico” e sperando sia presa in considerazione da Elisabetta e dai tanti lettori del suo messaggio:
“Negare il certificato di nascita – come vuole la legge italiana dal 2009 per i figli dei migranti irregolari che nascono sul nostro territorio – significa farsi complici della scomparsa dei minori per il fatto di averla facilitata, assicurando vittime indifese e indifendibili perché ‘inesistenti’ alle infamie peggiori”.

DOVE SONO FINITI I BAMBINI?
10.000 BAMBINI EMIGRATI IN EUROPA SONO SCOMPARSI NEL NULLA
26 GIU 2017 — (15420 firmatari)
Si tratta di una petizione complessa, in quanto tratta di problemi complessi. Problemi che si inseriscono all’interno di dinamiche che non pongono la ” tutela e la protezione dell’infanzia” al vertice della “piramide etica” individuale-collettiva. La tragedia dei 10000 bambini si inserisce dunque all’interno di problemi intricati, quali: guerre, pedofilia- prostituzione minorile-rete dei pedofili, nuove forme di schiavitù o al mercato degli organi.
Sono mesi che racconto, da diversi punti di vista, la tragedia dei bambini …
Ho EVIDENZIATO più volte, sia negli aggiornamenti che nei post scritti sul mio diario, che se le firme saliranno invierò per l’ennesima volta la petizione al SENATO per sollecitare l’approvazione della proposta di legge sul reato di pedofilia, arenata da tempo in Senato, legge che tutelerebbe TUTTI i bambini, sia i 10000 che i bambini italiani …

I TEMI TRATTATI NELLA PETIZIONE
GUERRE, i mass-media continuano ad occuparsi del problema solo in maniera saltuaria. Non inviano segnali continui al fine di sensibilizzare le persone su questa TRAGEDIA INFINITA in ATTO. Non evidenziano la forte correlazione tra la sorte dei bambini, le guerre, il mercato delle armi e sfruttamento materie prime.
PEDOFILIA, la proposta di legge sul reato di pedofilia è arenata da tempo in Senato, Rif. punto 10 della petizione. Tale legge potrebbe essere migliorata, ho scoperto che i legiferatori italiani potrebbero ispirarsi alla legge sulla pedofilia attuata in Australia, che annulla i passaporti ai pedofili condannati link sulla pedofilia
http://m.espresso.repubblica.it/attualita/2017/03/17/news/la-legge-contro-i-pedofili-e-ancora-bloccata-1.297396?ref=HEF_RULLO link Australia http://retelabuso.org/2017/05/31/laustralia-annullera-i-passaporti-ai-pedofili-condannati-cosi-fermeremo-il-turismo-sessuale/
Il TURISMO SESSUALE CON MINORI: GLI ITALIANI PRIMI AL MONDO, il taglio dato dai giornali:
– i turisti sessuali, la maggior parte dei quali sono padri di famiglia, non sono pedofili ma padri di famiglia che “ricercano trasgressione” …
– non viene analizzata una correlazione tra il turismo sessuale “trasgressivo” con minori e la pedofilia, viene escluso il fatto che i “trasgressivi trasgressori” possano fare le stesse cose OVUNQUE, anche qui – i bambini stranieri, vittime innocenti, vengono descritti come se fossero adulti, come se la loro fosse una “scelta di vita” – non viene fatta un’analisi critica delle dinamiche del “mercato del turismo sessuale”: analisi delle dinamiche domanda e offerta, esiste questo Mercato perché esiste una “domanda”. MERCATO DEGLI ORGANI, circa 114.000 trapianti legali, si può supporre che circa un trapianto ogni dodici sia effettuato in condizioni illegali. In anni recenti vi è stato un progressivo incremento del traffico di organi. Le cause sono molteplici: penuria di organi, povertà, guerre, disparità dei servizi sanitari, criminalità priva di scrupoli. A pagare con la vita sono soprattutto gli esseri più indifesi, vale a dire i bambini.
NUOVE FORME DI SCHIAVITÙ – lo sfruttamento della mano d’opera minorile in ogni ambito della “produzione” del mercato globale …

CONCLUDO DICENDO CHE:
– La petizione si è trasformata in un termometro sociale – copio e incollo il punto 8 della petizione “pur rendendoci conto che molti dei passaggi prospettati possano sembrare un’ UTOPIA, noi tuttavia pensiamo che non sia così. E’ nostra convinzione che le situazioni possano cambiare adottando una comunicazione strutturata a più livelli. Se è vero, infatti, che i processi mentali individuali sono evidentemente condizionati da processi mentali collettivi, allo stesso modo i processi mentali collettivi possono essere condizionati da processi mentali individuali: un agire comune da parte delle istituzioni e dei singoli cittadini potrebbe dunque modificare le dinamiche che si sono innescate”.
– in questi due mesi ho inviato nuovamente a tutti una lettera, a cui ho allegato sia la petizione che aggiornamento con sintesi delle azioni fatte da febbraio 2016 – inviata a istituzioni, Presidente Mattarella, Papa Francesco, tutti i giornali della diocesi, tutti i giornali, media, personaggi pubblici, Onlus ecc e a gruppi fb (che, a dire loro, hanno a cuore i bambini), ma le firme non sono salite, nessuno mi ha contattato o condiviso la petizione – continuerò ad agire … anche se ho ho avuto la conferma che tutti i temi trattati nella petizione sono TABÙ

Allego PETIZIONE
https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla?source_location=minibar

E AGGIORNAMENTO con LE AZIONI FATTE:
https://www.change.org/p/al-presidente-della-repubblica-italiana-sergio-mattarella-dove-sono-finiti-i-bambini-10-000-bambini-emigrati-in-europa-sono-scomparsi-nel-nulla/u/20171201

 

5 Agosto 2017Permalink

2 agosto 2017: Giornata europea in memoria del genocidio ROM

Informazione sulla giornata europea – giovedì 4 agosto 2016 di Kocis

Una storia di orrori considerata “minore” -Pharrajimos, in lingua romanes “ divoramento”-nel grande sterminio umano operato dal nazismo e dai regimi fascisti sparsi in Europa negli anni 1939-1945.
Il numero degli assassinati appartenenti alle varie etnie ROM e Sinti europee questi ultimi in prevalenza residenti in vari paesi nell’Europa dell’est), bambini, donne, uomini, non è stato mai possibile quantificarlo ufficialmente. Le varie fonti storiche indicano oltre 500.000 persone. In quel periodo gli appartenenti a quelle popolazioni erano circa due milioni.
Le stime di Grattan Puxon indicano: l’uccisione totale dei rom in Olanda, Lussemburgo, Lituania; 28.000 in Croazia, da parte dei fascisti ustascia; poche centinaia i sopravvissuti; in Belgio 500 su 600; 15.000 su 20.000 in Germania. Moltissimi i trucidati nelle maniere più orrende nei luoghi dei rastrellamenti: in Polonia (Gestapo tedesca e milizie fasciste ucraine), Ungheria, Unione Sovietica (ex), e altri paesi dell’est. In Italia il regime fascista rinchiuse gli “zingari” (le comunità erano presenti già dal XIV secolo) in appositi campi di prigionia (23, tra il 1940/ 1943), dove furono portati i rom che si erano “rifugiati” in Italia dalla Slovenia e dalla Croazia; dopo l’8 settembre del 43 in parecchi furono deportati nei campi di sterminio.
Un vero e proprio genocidio.
La “Giornata europea della commemorazione dell’olocausto dei Rom” è stato istituita dal Parlamento Europeo il 15 aprile del 2015, scegliendo il 2 agosto come data della ricorrenza.
Nella notte tra il 2 il 3 agosto 1944 nelle camere a gas del “campo degli zingari” del Lager di Auschwitz –Birkenau furono uccisi 2.987 rom, bruciati poi nei forni crematoi.
Fu una “vendetta speciale”. Meno di tre mesi prima (16 maggio) i seimila rom rinchiusi nel campo di sterminio, venuti a sapere della loro imminente uccisione, organizzarono la ribellione. I tedeschi preferirono al momento “isolare” quel pezzo di Campo per non fare estendere la rivolta. Prima della strage del 2 agosto, avevano trasferiti 2000 Rom nei lager di Buchenwald (uomini) e Ravensbruck ( donne). Erano rimasti anziani, giovani e malati.
Oggi in Europa i Rom sono circa dodici milioni. Discriminati, come sempre, con particolare “dedizione” nei paesi del nuovo est europeo. Nel nostro paese continuano le vessazioni quotidiane. A Catania dopo l’incendio del 15 luglio che ha distrutto il grande campo le centinaia di rom sono erranti, senza nessuna sistemazione. Nell’area di Napoli continuano le chiusure indiscriminate.

Da NEV (Notizie evangeliche) Agenzia stampa della Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Porajmos: ricordare l’olocausto Rom
Il 2 agosto l’Europa commemora il genocidio delle centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini di etnia Rom durante la seconda guerra mondiale. Il ricordo delle chiese europee

Roma (NEV), 2 agosto 2017 – La Conferenza delle chiese europee (KEK) e la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME), nella Giornata della memoria Rom riconosciuta dal Parlamento europeo con risoluzione del 15 aprile 2015, ricordano e onorano la memoria delle persone di etnia Rom uccise dal nazismo. Con un comunicato stampa congiunto diffuso oggi, incoraggiano le chiese e tutta la società a lavorare per la riconciliazione con i 10-12 milioni di Rom che vivono in Europa.
Il genocidio perpetrato dai nazisti e dai loro alleati portò a centinaia di migliaia di vittime Rom e Sinti. Nella notte fra il 2 e il 3 agosto 1944, circa 3000 Rom, bambini, donne e uomini, furono uccisi ad Auschwitz-Birkenau nelle camere a gas. La Commissione europea, tramite una dichiarazione del primo vicepresidente, Frans Timmermans e della Commissaria europea per la giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza, Věra Jourová, ha invitato tutti gli Stati membri a riconoscere il genocidio dei Rom e ha ribadito il suo sostegno alla risoluzione per il riconoscimento del 2 agosto come Giornata della Memoria Rom.
“Durante il regime nazista i Rom hanno subito in larga misura incarcerazioni e omicidi. Questo genocidio fa parte di una lunga storia di persecuzioni e violenza contro i Rom in Europa. Oggi i Rom continuano a subire discriminazioni e marginalizzazioni: vittime di discorsi di odio, crimini e ingiustizie, anche nel mercato del lavoro”, si legge nel comunicato KEK/CCME. “Ricordare i crimini e l’ingiustizia del passato può portare alla riconciliazione. Bisogna ristabilire dignità e giustizia per i Rom in tutta Europa”, ha dichiarato Doris Peschke, segretaria generale della CCME, che collabora con l’Alleanza contro l’anti-gipsismo, organizzazione per l’inclusione sociale dei Rom che combatte contro razzismo e pregiudizi.
“Più di settant’anni dopo Porajmos, l’olocausto Rom, le sfide che ancora oggi affrontano i Rom in Europa sono estremamente discriminanti – ha aggiunto Heikki Huttunen, segretario generale della KEK –. Dobbiamo essere consapevoli di questa diffusa ingiustizia razzista in Europa e del fatto vergognoso di quanto sia stato difficile, anche per noi, riconoscere Porajmos”. “In questo momento, in cui nuovi e vecchi pregiudizi vengono invocati e i discorsi di odio sostituiscono la ragione e la riflessione, dobbiamo nelle chiese essere più attivi che mai per promuovere la dignità e i diritti umani dei Rom. La nostra missione è quella di lavorare per un’Europa che sia casa sicura e sostegno per tutti coloro che ci abitano” così si chiude il comunicato.
La Commissione Europea onora oggi le vittime Rom dell’Olocausto, insieme ad alcuni sopravvissuti e a giovani Rom, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, nell’ambito di una commemorazione organizzata dal Consiglio centrale dei Sinti e Rom Tedeschi. A questo si aggiunge l’iniziativa del Consiglio d’Europa per ricordare il genocidio dei Rom “Dikh He Na Bister – Guarda e non dimenticare”, che riunisce 250 giovani Rom e non Rom provenienti da 20 Paesi europei.

NOTE:
– giornata europea: http://www.agoravox.it/2-agosto-Giornata-europea-in.html
– da NEV: http://www.nev.it/nev/2017/08/02/porajmos-ricordare-lolocausto-rom/

3 Agosto 2017Permalink

31 luglio 2017 – Trascrivo un articolo di Eugenio Scalfari

Mi sembra che Scalfari dica cose interessanti. Io avevo sperato – quando Macron si era presentato ai francesi con l’Inno alla gioia – che si collocasse veramente in un contesto europeo.
Adesso ritengo di essere stata ingenua e perciò scema e di aver ceduto al bisogno di sperare.
Alcune considerazioni di Scalfari mi interessano e le voglio conservare.

30 luglio 2017 Il presidente francese Emmanuel Macron di EUGENIO SCALFARI

Il segretario Pd deve superare i vecchi contrasti e formare una squadra di prima scelta. Tre nomi sono indispensabili: Prodi, Letta e Veltroni
OGNI giorno che passa aumentano le discussioni su Marcon. Più che su Trump, più che su Putin e su Erdogan. E non parliamo di Angela Merkel e tanto meno di Renzi. Chi è Renzi? Il signor Nessuno. È Macron che detta legge. Piace e dispiace, non solo sui punti di vista ma perfino secondo i giorni e soprattutto i suoi punti di vista si alternano sui giornali e nei talk show televisivi. Ma perché? Vi ricordate De Gaulle? Era un ufficiale francese di scarso peso durante l’ultima guerra mondiale. Dopo la sconfitta di Dunkerque riparò in Inghilterra dove nessuno si occupò di lui, salvo qualche pari grado inglese. Poi ritornò in Francia. Guidava una divisione francese ed ottenne di rientrare a Parigi per primo: questione di effetto pubblicitario. Ma da allora crebbe in Europa di giorno in giorno e il gollismo diventò addirittura un partito che ispirò la storia di Francia e d’Europa anche dopo la sua morte. Macron è un gollista? Per certi versi no, ma per altri sì. Dopo dirò quella che può sembrare una bestemmia storica: il gollismo risale alla politica di Richelieu, di Mazzarino e del Re Sole, Luigi XIV. E Macron fa parte di quella tradizione che ha mezzo millennio di storia. Cerchiamo di capir bene: la Francia è la Francia e da mezzo millennio vuole identificarsi con l’Europa. Col mondo no, con l’Europa sì. Perciò stiamo molto attenti al nuovo presidente francese.

Il problema attuale è l’Africa, anche per la Francia che ha sempre controllato la costiera mediterranea africana, da Tobruk a Ceuta. Naturalmente la costiera africana riguarda anche l’Italia e questo profila lo scontro in atto: Macron vuole trattenere i migranti nell’Africa dalla quale fuggono e cerca di mettere insieme Tripoli e Bengasi per un accordo negoziato a Parigi. L’Italia di Gentiloni e di Minniti vuole invece che l’Africa cresca in popolazione e in investimenti italiani, europei, americani, che rinsanguino i migranti fuggitivi, offrano loro lavoro e reddito determinando un movimento inverso rispetto a quello francese: non sono i rifugiati ad essere di nuovo chiusi nei paesi d’origine, ma piuttosto tecnici, capitalisti privati e pubblici internazionali a trasferirsi in Africa per pilotarne lo sviluppo economico e sociale.

Qui si confrontano due governi: Francia e Italia, Macron e Gentiloni-Minniti. Al di là delle apparenze, delle strette di mano e dei reciproci ringraziamenti, la realtà è questa. Qui cade opportuna la domanda: qual è la presenza di Renzi in questa vicenda? È assente o presente? E la sua presenza è concreta oppure soltanto figurativa, una sorta di “Paese dei campanelli” che serve soltanto a far diventare cantati i talk show dei vari Mentana, Gruber e chiunque altro?

***
Ho parlato recentemente con Renzi, non del tema libico-africano che era solo nello sfondo, ma dell’Italia e dell’Europa, o meglio di Renzi e dell’Europa nelle sue varie posture economiche, sociali, politiche. Ecco che cosa ne ho ricavato, detto in parole povere: Renzi sente Macron come l’avversario. Non è soltanto una valutazione politica, ma personale: Macron occupa la scena molto più di Renzi e questo per Matteo è intollerabile. Ecco perché ha deciso di aspettare la fine della legislatura prima di affrontare la competizione elettorale e tornare alla presidenza del Consiglio: deve avere una vasta forza politica per affrontare il rivale francese e deve essere una forza non solo vasta, ma coesa e qualificata, della quale lui sia la guida riconosciuta. Di centro-sinistra. Attenzione: prima viene la parola centro e poi sinistra. Se si scrive col trattino tra le due parole, quel “centro” acquista maggior peso; senza trattino è una compagine unificante che non dovrebbe consentire una sinistra dissidente, ma una classe dirigente unica, che esamina i progetti, ne discute liberamente, ma alla fine trova una soluzione condivisa e agisce di conseguenza.

Ho più volte richiamato da questo punto di vista l’esperienza del Partito comunista italiano ai tempi degli anni Cinquanta dello scorso secolo, fino agli anni Ottanta. Il comitato centrale, insediato dal Congresso nazionale, era il gruppo storico che governava il partito. Spesso, anzi quasi sempre, le discussioni e le analisi erano diverse e contrastanti: Ingrao non la pensava mai come Amendola, Longo aveva un’altra visione rispetto a Berlinguer, Napolitano rispetto a Reichlin e così via; ma alla fine il gruppo dirigente trovava la soluzione e il partito si muoveva compatto, riunito da due elementi: l’ideologia marxista e la classe operaia.

L’attuale classe dirigente del Pd, che ha credibilità, si compone di cattolici democratici e di sinistra marxiana, uniti insieme; non può dar vita ad una sinistra-sinistra ostile al partito e a sua volta frazionata in una decina di gruppetti che nel loro insieme non pervengono neppure al 10 per cento. Questa situazione va superata ed è a Renzi che spetta di imporlo. Deve avere una squadra di primaria scelta alla quale deve dimostrarsi sostanzialmente obbligato, superando vecchi ed aspri contrasti dei quali deve assumersi la responsabilità e il vivo desiderio di superarli. Se non si comporterà in questo modo il partito pronto alle nuove e assai difficili incombenze nazionali ed europee non ci sarà e se raggiungerà un 25 per cento, con numerosi contrasti interni, diventerà ancor più friabile. In quel caso si profilano alleanze spurie con la destra berlusconiana e il relativo fallimento di un Capo che guarda solo se stesso. Per far questo bisogna avere alle spalle mezzo millennio di storia politica nazionale. Noi non ce l’abbiamo. Quella culturale sì, anche più antica, ma non politica. Macron ha l’una e l’altra a sua disposizione e per questo è imbattibile.

La classe politica che Renzi deve mobilitare l’ho indicata con alcuni scenari già due o tre volte indicati in precedenti miei interventi, perciò li condenso in tre nomi, uno più difficile dell’altro ma egualmente indispensabili: Enrico Letta, Romano Prodi, Walter Veltroni. A fianco a questi ce n’è una trentina d’altri nomi, a cominciare da Gentiloni e da gran parte del suo governo, Minniti in testa.

Una squadra così, se Renzi la mobilita non per amor suo ma per costruire una politica riformatrice e attuarla, sarà un risultato determinante per l’Italia e per l’Europa. Diversamente torneremo a Enrico IV, Re di Francia e di Navarra e a suo nipote, il Re Sole,
di cui saremo una pedina nello scacchiere dominato dai cavalli, dalle torri, dagli alfieri con il Re e la Regina. Partita chiusa, caro Matteo; una partita così è perduta in partenza. Viene in mente il film Borsalino: anche in quel caso sembrava vinta e invece fu decisamente perduta.

NOTE:
http://www.repubblica.it/politica/2017/07/30/news/macron_ha_in_mano_l_europa_e_renzi_come_risponde_-171949622/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P1-S1.4-T1

Borsalino 1970 ‧ Film drammatico/Letteratura gialla ‧
Borsalino è un film del 1970, diretto da Jacques Deray, tratto dal romanzo Bandits à Marseille di Eugène Saccomano e ispirato alle figure di Paul Carbone e François Spirito, due membri di spicco della malavita marsigliese degli anni trenta.
https://it.wikipedia.org/wiki/Borsalino_(film)

 

31 Luglio 2017Permalink

29 luglio 2017 – Emma Bonino sa dialogare e proporre. Qualcuno sa ascoltarla

Una segnalazione scoperta per un caso fortunato.

In calce il link che, primo o poi, spero di riuscire a trascrivere, almeno per quanto riguarda l’intervento di Emma.

Lancio della campagna “Ero straniero – L’umanità che fa bene” della la proposta di legge per superare la legge Bossi – Fini.
Nell’ambito dell’iniziativa “Una Chiesa a più voci” e della Giornata del Rifugiato 2017 promossa dal Tavolo Migranti Biella.
Registrazione video della conferenza stampa dal titolo “Emma Bonino presenta #EroStraniero a Ronco di Cossato” che si è tenuta a Cossato mercoledì 26 luglio 2017 alle ore 17:27.
Con Mario Marchiori (sacerdote), Giovanni Perini (sacerdote, responsabile della Caritas Piemonte), Walter Massa (coordinatore nazionale della Commissione immigrazione dell’ARCI), Emma Bonino (fondatrice di Non c’è Pace Senza Giustizia).

https://www.radioradicale.it/scheda/515644/emma-bonino-presenta-erostraniero-a-ronco-di-cossato

29 Luglio 2017Permalink

27 luglio 2017 – La preziosa inutilità delle parole importanti

Gli errori sullo ius soli: le leggi non sono uno slogan di Gian Antonio Stella
23 luglio 2017  La cittadinanza automatica a chi nasce qui non era prevista. Ma nessuno lo ha detto

«La buona merce bisogna anche saperla vendere», raccomandava Silvius Magnago. Ma come potrebbe mai uno come Matteo Renzi seguire i consigli lasciati dal mitico leader sudtirolese? E insiste sullo «ius soli», «ius soli», «ius soli». Un’insistenza suicida. Che sventola il drappo rosso sul muso del toro razzista e fa danni a una battaglia sulla cittadinanza sacrosanta e condivisa, con le parole giuste, da milioni di italiani.
Certo, il segretario pd sa bene che la legge arenatasi al Senato è semmai uno «ius soli temperato», mediato con lo «ius culturae», e ogni tanto si ricorda perfino di sottolinearlo. Ma in un mondo in cui Twitter, gli slogan lampo e la sintesi estrema del digitale faticano a tollerare le parole un po’ lunghette, uno come lui finisce fatalmente per serrare idee complesse in formule così sincopate da rischiare lo stravolgimento. Dirà: non sono io ma gli altri a sintetizzar tutto nelle tre sillabe «ius soli». Non è così. Lo dicono i suoi tweet. Lo dicono i suoi video. Tre giorni fa al Mattino di Napoli: «Lo ius soli è un dovere sacrosanto…». Testuale.
Senza precisare che la legge non darebbe affatto la cittadinanza automatica a chi nasce qui in Italia e che sarebbero comunque previsti vari paletti come l’obbligo per i genitori dei bambini che chiedono la cittadinanza di avere in tasca il permesso di soggiorno di lungo periodo o il requisito che il minore abbia completato un ciclo scolastico e così via…
Condizioni alle quali sarebbe opportuno aggiungere ritocchi come quelli suggeriti da Ernesto Galli della Loggia per correggere certe storture, come l’assenza di ogni «accertamento preliminare circa la conoscenza né della nostra lingua, né dei costumi, né delle regole, né di niente della società italiana». Una concessione, insomma. Priva del «forte rilievo simbolico che invece sarebbe stato giusto conferirle». E priva soprattutto di qualunque impegno dell’aspirante cittadino italiano nei confronti dell’Italia.
A farla corta: buttar lì la frase «lo ius soli è un dovere sacrosanto…» senza il minimo distinguo è un errore. Grossolano. Perché dà per scontato che tutti gli italiani (ma quando mai!) conoscano quei distinguo. Perché rafforza le tesi di chi, per motivi di bottega, cavalca la tigre xenofoba con toni belluini: «Loro stessi chiamano la legge per quella che è: l’imposizione dello ius soli!». Ma più ancora semina dubbi, in un momento di massima tensione per gli sbarchi (vallo a spiegare che le due cose sono distinte…) tra milioni di cittadini che erano largamente a favore a una apertura.
Rileggiamo il comunicato dell’11 luglio 2012: «Il 72,1% degli italiani è favorevole al riconoscimento alla nascita della cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati nel nostro Paese. Il91,4% ritiene giusto che gli immigrati, che ne facciano richiesta, ottengano la cittadinanza italiana dopo un certo numero di anni di residenza regolare nel nostro Paese». Eppure c’erano già allora gli sbarchi (meno, ma c’erano: oltre 60mila nel 2011), già allora le polemiche sui soldi dati a cooperative e albergatori, non di rado squali affamati, che si offrivano di ospitare i profughi, già allora i seminatori di odio razzista dediti a cavalcare elettoralmente le paure.
Dice oggi Matteo Renzi, dopo il sondaggio Ipsos di Nando Pagnoncelli che ha visto il crollo dei favorevoli al 44%: «Non rinuncio a un’idea per un sondaggio». Ma il punto è: come è stato buttato via quel patrimonio di buon senso degli italiani che sapevano distinguere benissimo tra il tema dei bambini nati in Italia e quello delle ondate di sbarchi? Non sarà anche per i toni muscolari con cui si è cercato di far passare pure questa legge (la minaccia della fiducia!) e per l’incapacità di usare le parole giuste?
Anche chi è assolutamente favorevole a una legge sulla cittadinanza, sacrosanta, può legittimamente essere contrario allo ius soli così come storicamente inteso: è cittadino di un paese chiunque nasca in quel paese. Non ora, non qui, non alle prese con fenomeni demografici che preoccupano anche gli studiosi meno ansiosi e spaventano larghissima parte degli italiani. Da rassicurare e convincere.
La storia del resto, come spiegano Graziella Bertocchi e Chiara Strozzi nel saggio «L’evoluzione delle leggi sulla cittadinanza: una prospettiva globale», dimostra che non esiste un sistema perfetto. In vari paesi africani dopo l’indipendenza, compreso il Congo di Cécile Kyenge che per prima seminò sconcerto parlando del passaggio dallo «ius sanguinis» allo «ius soli» senza spiegare «come», chi aveva lo ius soli l’abolì all’istante per passare allo ius sanguinis prevedendo in vari casi l’«obbligo» di pelle nera. Una ripicca razzista al razzismo dei colonizzatori.
I numeri dicono che nel 1948 lo ius soli, scrivono le due studiose, era «applicato nel 47% circa dei paesi (76 paesi su 162), lo ius sanguinis nel 41% (67 paesi)» e il misto nel 12% rimanente. Tra i paesi dove il neonato nel territorio patrio era automaticamente un cittadino c’erano allora «gli Stati Uniti, il Canada, tutti i paesi dell’Oceania, la maggior parte dei paesi dell’America Latina, le colonie inglesi e portoghesi in Africa e Asia e, in Europa, Regno Unito, Irlanda e Portogallo». Da allora però solo gli States hanno conservato lo ius soli puro. Gli altri, spiegano ancora Bertocchi e Strozzi, davanti alle paure per le ondate migratorie che rischiavano di scatenare reazioni xenofobe destinate a nuocere agli stessi immigrati, hanno cambiato via via le regole. Meglio il sistema misto. Un percorso di buon senso imboccato sul fronte opposto da tanti paesi dove vigeva lo ius sanguinis. Fatto sta che dopo l’abbandono dello ius soli puro in Irlanda, la maggioranza dei paesi europei vede oggi un sistema misto. Più o meno aperto, ma misto.
Un punto però appare chiarissimo a chi abbia a cuore il diritto alla cittadinanza, con regole sagge e certe, di chi già è di fatto e si sente italiano. Lo scrive su lavoce.info di tre anni fa, profetica, la stessa Graziella Bertocchi: «Non starò qui a ripetere i tanti buoni motivi per introdurre elementi di ius soli. Una raccomandazione che però mi sentirei di fare è di introdurre innovazioni solo se largamente condivise». «Solo se». Così che possano «sopravvivere agli sviluppi politici per anni e anni a venire». In tutta onestà: se lo sono posti davvero tutti, questo obiettivo

La cittadinanza negli altri principali Paesi europei di Monica Rubino  21 giugno 2017
Francia Ogni bambino nato in Francia da genitori stranieri diventa francese al compimento di 18 anni se ha vissuto stabilmente nel Paese per almeno 5 anni.
Germania È cittadino tedesco automaticamente chi nasce in Germania, se almeno uno dei genitori risiede regolarmente nel Paese da minimo 8 anni.
Regno Unito Ha la cittadinanza chi nasce da un genitore con un permesso di soggiorno a tempo indeterminato. Percorso facilitato per i figli di stranieri residenti da 10 anni.
Spagna L’acquisizione della cittadinanza per la seconda generazione è piuttosto semplice: se il soggetto nasce in Spagna e i genitori sono nati all’estero è sufficiente un anno di residenza nel paese. La procedura di naturalizzazione per tutti gli altri soggetti comporta la residenza per un periodo di 10 anni e la rinuncia alla cittadinanza precedente. Il tempo di residenza in Spagna si riduce per alcune categorie: 5 anni per i rifugiati, 2 anni per i cittadini dell’America Latina e le persone originarie di Andorra, Filippine, Guinea Equatoriale, Portogallo.
Belgio La cittadinanza è automatica se si è nati sul territorio nazionale, ma quando si compiono 18 anni o 12 se i genitori sono residenti da almeno dieci anni.
Paesi Bassi In base alla legge del 2003, la cittadinanza è prevista non solo per i soggetti nati in Olanda ma anche per quelli che vi risiedono dall’età di 4 anni.
Danimarca Per la naturalizzazione servono 9 anni di residenza e bisogna superare esami su lingua, storia, struttura sociale e politica del Paese.
Grecia I figli di immigrati acquisiscono la cittadinanza se i genitori sono residenti da almeno 5 anni.
Portogallo Ius soli automatico alla terza generazione di immigrati. La seconda generazione può accedere alla cittadinanza dalla nascita su richiesta.
Svezia La legge si basa sullo ius sanguinis, ma la riforma del 2006 prevede la cittadinanza svedese per i minori che hanno vissuto per 5 anni in Svezia.
Austria La naturalizzazione richiede 10 anni di residenza, perché viene considerata come il riconoscimento di un’integrazione riuscita.

FONTI:
Stella
http://www.corriere.it/opinioni/17_luglio_24/gli-errori-ius-soli-1f4264ba-6fd6-11e7-af64-bee1b3eecfa7.shtml

Rubino
http://www.repubblica.it/politica/2017/06/21/news/ius_soli_ecco_come_funziona_nel_resto_d_europa-168672635/

27 Luglio 2017Permalink

16 luglio 2017 – Fra ignoranza, razzismo e pratica della violenza –

continua – prima puntata: 13 luglio

Non sono Arianna ma il mio filo rosso non si spezza
Mentre in Senato la norma sulle “Disposizioni in materia di cittadinanza” (più nota come ius soli) è diventata un oggetto importante del contendere, pur se umiliata in un balletto fatto di scivolate verso un orizzonte che continuamente si sposta in avanti (e non dimentichiamo mai che si trova in Senato dal mese di ottobre 2015), mi aggancio al mio pezzo del 13 scorso per continuare con il mio ragionamento.
Registro poche partecipazioni a un possibile dialogo ma al mio confronto con me stessa ci tengo: è il mio filo rosso dal 2009 e i nuovi nati la cui esistenza è da allora è ostacolata per legge sono la mia cartina al tornasole.

Il filo non si spezza ma è strattonato
Il 16 novembre 2011 finiva il quarto governo Berlusconi, primo della XVI legislatura (era iniziato l’8 maggio 2008); gli sarebbe succeduto il governo Monti ( a sua volta uscito di scena il 27 aprile 2013).
Fra le tante decisioni del periodo lego- berlusconiano ne ricordo una: il riuscito peggioramento della legge Bossi Fini (che mi ha coinvolto e ancora mi coinvolge, per la questione dei nuovi nati in Italia da allora senza certificato di nascita per legge).
E’ stata una decisione che fa parte del sistema dell’uso vigliacco e protervo dei deboli come strumento per distruggere altri senza sporcarsi le mani. Infatti secondo l’iniziale progetto lego-berlusconiano i malati e gli infortunati sarebbero stati arma per provocare espulsioni assicurate da medici spia per legge se la dignità degli ordini professionali non avesse imposto la cancellazione di questa misura.
Purtroppo nel 2009 passò la legge 94 che condannò matrimoni misti e neonati (la presentazione imposta del permesso di soggiorno con la lettera g del comma 22 art. 1 faceva scattare il meccanismo di espulsione senza scomodare controlli ulteriori). Due anni dopo l’intervento della Corte Costituzionale – che si pronunciò quando il governo Berlusconi era ancora in carica – salvò la possibilità di registrare senza rischi le pubblicazioni di matrimonio.
Solo nel 2013 – governo Monti in carica – ci si ricordò (fuggevolmente e non a livello governativo) del nostro dovere nei confronti del principio del “superiore interesse dei minori” e – fra il 2013 e il 2014 – furono presentate due proposte di legge che avrebbero sanato la questione (senza oneri di spesa) se qualcuno si fosse impegnato per il loro dibattito: il che non avvenne.

L’Italia sono anch’io
Già nel 2011 era stata promossa la campagna l’Italia sono anch’io, per la modifica della legge sulla cittadinanza al fine di migliorare il percorso di chi la chiede. La campagna fu sostenuta anche autorevolmente finché si trattava di andare in piazza in compagnia dei molti onesti e convinti partecipanti, usandone per esserne ripagati (forse o forse io sono maligna) dell’immagine che parecchi dei ‘promotori’ potevano costruirsi in belle piazze affollate.
Eccoli qui i promotori, elencati con una firma finale che leggo, Graziano Del Rio allora sindaco di Reggio Emilia, amante all’epoca delle piazze, oggi dei più discreti uffici del suo ministero. Comunque ecco l’elenco dei promotori
La Campagna L’Italia sono anch’io per i diritti di cittadinanza è promossa da :
Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Legambiente, Libera, Lunaria Fondazione Migrantes, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Tavola della Pace, Terra del Fuoco, Ugl Sei, UIL, UISP e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

Nel 2015, prima che le ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ passassero al senato, fu aggiunto al testo poi approvato dalla Camera dei deputati il comma 3 dell’art. 2 che salverebbe i neonati dalla condanna a non esistere se venisse votato insieme alla legge reperibile con la sigla ‘senato ddl 2092’. Ma c’è anche la possibilità che nuovi cittadini e nuovi nati vengano rottamati insieme alla norma cui la toscana non limpida chiarezza di un nuovo linguaggio, rozzo ma efficace, offre il termine che può classificarli come oggetti da discarica.
Preciso ancora una volta che la ‘salvezza’ dei neonati comporta la loro esistenza giuridicamente riconosciuta attraverso il certificato di nascita non la cittadinanza italiana: nel certificato risulterebbe quella dei genitori, come vuole la legge in vigore.

E qui casca l’asino o meglio cascano gli asini
La Lega – con i sui seguaci ed estimatori forzitalici – ha capito che bisogna agire dentro le istituzioni (nel caso loro con operativo e sempre più condiviso disfattismo messo in opera da molti anni) e contemporaneamente fuori, mobilitando i simpatizzanti a diffondere i ritornelli che in un circolo vizioso subiscono e provocano paura nell’opinione pubblica (e mezzi di informazione compiacenti soccorrono con impegno costante pur se non ammirevole).
Un atteggiamento altrettanto determinato e consapevole, e opposto nei contenuti, non caratterizza però l’azione della cd sinistra, si qualifichi moderata, di centro o oltre tutto ciò.
Infatti in tutti questi anni nulla ha fatto nel caso specifico per diffondere non solo la conoscenza dei reali contenuti del cd ius soli ma anche la consapevolezza dei danni che intervengono per i nuovi nati privi del certificato che li rende giuridicamente esistenti.
L’impegno più significativo che la cd sinistra nel suo variegato panorama si è presa è stato di carattere quantitativo: la previsione del numero di seggiole che poteva assicurarsi assumendo l’una o l’altra delle ondivaghe decisioni via via emergenti. In ciò è stata validamente supportata dal sistema elettorale promosso dalla legge porcellum che, assicurando all’elettorato liste predisposte, incatenate dalle segreterie dei partiti, promuove l’elezione a norma di fedeltà, cancellando la responsabilità dell’eletto che la Costituzione vorrebbe ‘senza vincolo di mandato’ (art. 29). Così chi si mette in gioco per essere eletto può trovarsi incatenato, fino a lasciarsi privare di ogni senso di responsabilità, dal mandato della segreteria del suo partito che lo limita nella funzione di responsabile rappresentanza dei cittadini. Ci sono certo eccezioni che, da parte mia, ho cercato di conoscere e ho documentato più volte nel mio blog ma la linea dominante è quella che ho descritto.
Chi si aspettasse stimoli di consapevolezza dalla cd. società civile ormai sa che, soprattutto nelle forme associative in cui questa si organizza, è solo cassa di risonanza quale che sia, fosse pur quella efficacemente descritta da Dante Alighieri in un’espressione qui irripetibile (Inferno canto 21, v.139)

Quando ci si mettono i vescovi
Nel 2015 vi si riunì il Sinodo dei vescovi che discusse e approfondì i problemi della famiglia, “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, proponendo poi, il 24.10.2015, le conclusioni  del  proprio approfondimento e dibattito.
Il tema del capitolo terzo delle conclusioni era “Famiglia, inclusione e società”.
Nel documento finale gli aspetti problematici e critici per chi appartenesse a una famiglia vennero così elencati:
– in riferimento alle ‘persone con bisogni speciali’: Le persone non sposate, Migranti, profughi, perseguitati
– e in riferimento ad alcune ‘sfide peculiari’: i bambini, la donna, l’uomo, i giovani
Le criticità erano considerate solo all’essere in famiglia di questi soggetti con manifesto silenzio verso quei bambini cui la famiglia era negata.
Qualcuno mi spiegò che ciò riguardava una legge e che di leggi, strumenti della società civile, le organizzazioni ufficiali della Chiesa cattolica come tale non si occupano. Quel ‘qualcuno’ (lo si legga al plurale) oggi è ancora una volta smentito dato che i vescovi della CEI si sono espressi anche pubblicamente a favore delle ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’.

Una fugace comparsa di vescovo eticamente responsabile e del quotidiano della CEI
Poiché già durante il dibattito del Sinodo avevo avuto sentore che la dichiarata inclusione per i piccoli figli dei sans papier si concretasse in esclusione, quando scoprii che il papa aveva nominato segretario speciale del Sinodo mons Bruno Forte, vescovo di Chieti e Vasto e teologo noto e stimato gli scrissi e, in pochi giorni comparve un suo articolo nel merito, pubblicato dal Sole 24 ore, quotidiano su cui ancora mons Forte regolarmente interviene.
L’articolo (datato 28 giugno 2015) si può leggere nel mio blog. Afferma tra l’altro
«La cecità di fronte al fenomeno migratorio tocca a volte vertici che, se non fossero drammatici, rasenterebbero il ridicolo: per limitarsi a un solo esempio, che è di estrema gravità, si potrebbe citare il caso del rifiuto della registrazione della dichiarazione di nascita in Italia dei figli di migranti privi di permesso di soggiorno! Su questo fatto c’è stato a lungo un assordante silenzio (con poche eccezioni, come ad esempio la raccomandazione proposta nel congresso del 2014 dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni). Eppure, da diversi anni, nei rapporti firmati anche dalla Caritas Nazionale, il gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC) segnala questo problema e ne raccomanda una soluzione a livello istituzionale»
Rassicurata da quell’articolo (era il mese di giugno. Le conclusioni non erano ancora pubblicate: lo sarebbero state tre mesi dopo) mi rivolsi al quotidiano dei vescovi, Avvenire, uscendone vittima di una grottesca operazione di sfruttamento. Mi recai a Milano per un colloquio accettato da una giornalista di Avvenire (a mie spese, nulla ho mai avuto ne avrei accettato per il sostegno che da cittadina responsabile cerco di dare ai piccoli condannati ad essere fantasmi).
Fra il 30 agosto e il primo settembre 2015 uscirono tre documentati articoli (anche questi leggibili nel mio blog): la giornalista che li firmò a mia richiesta mi assicurò il sostegno del direttore.
Pensavo ne uscisse una indicazione per affrontare civilmente il problema.
Nulla: un lampo di responsabilità e poi il silenzio.

Purtroppo devo dire che il mancato ordine dall’alto (garanzia di sicurezza nella ‘verità’?) assicura nelle parrocchie il silenzio dei fedeli, amanti dei propri bambini e cinicamente indifferenti a quelli degli altri soprattutto se figli di ‘poveracci’, ridotti al silenzio per il circolo perverso che ho cercato di descrivere tenendomene fuori.
Devo però onestamente considerare che su questo problema c’è una piena consonanza ecumenica (anche le chiese protestanti tacciono) e la garanzia di non essere colpevolmente silenti deriva dalla possibilità di sparire nell’oceano di una società (in)civile che di tanto si disinteressa dal livello politico, all’informazione, alla base.
Tacciono anche le donne delle commissioni pari opportunità per cui le madri, cui è negato essere tali, non sono soggetti da essere riconosciuti pari almeno nelle opportunità.
Eppure anche l’oscurità imposta può essere violenza.

FONTI
13 luglio – puntata precedente https://diariealtro.it/?p=5082

Determinazioni in materia di cittadinanza.
testo   ddl2092 senato
sintesi        https://diariealtro.it/?p=5047

15 luglio: ultimo –ma non l’ultimo – scivolamene senatoriale registrato:
http://www.repubblica.it/politica/2017/07/15/news/ius_soli_il_pd_frena_per_il_rischio_crisi-170819771/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

2008 L’ordine dei medici dice no https://diariealtro.it/?p=4831

21 luglio 2011 – La corte costituzionale salva i matrimoni:
http://www.guidelegali.it/sentenze-in-immigrazione-diniego-sanzioni-e-processo/corte-costituzionale-sentenza-n-245-del-25-luglio-2011-illegittimita-costituzionale-dell-articolo-116-primo-comma-del-co.aspx

Un saggio sul ‘superiore interesse dei minori’
http://www.cde.unict.it/sites/default/files/files/N_%20Di%20Lorenzo_%20Il%20principio%20del%20superiore%20interesse%20del%20minore%20all%27inetrno%20delle%20relazioni%20familiari.pdf

Proposte legge non considerate né dal parlamento né dalla società più o meno civile:

17 giugno 2013 – Forse qualcuno ha visto i bambini fantasma


https://diariealtro.it/?p=3401

L’Italia sono anch’io   http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=521

Synod15 – Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco.  24.10.2015
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

29 giugno 2015 – risposta mons Forte https://diariealtro.it/?p=3863

2015 Link articoli avvenire https://diariealtro.it/?p=4045

 

16 Luglio 2017Permalink

13 luglio 2017 – Fra ignoranza, razzismo e pratica della violenza

Nel caos folle e repellente che sembra aver colpito come un’epidemia incontenibile il discorso politico italiano fino al parlamento si colloca anche l’insulto che unisce (e non sarebbe possibile altrimenti) antisemitismo e volgarità insostenibile.
Stupidamente mi chiedo come sia stato possibile anche se so (o mi illudo) di saperlo ma voglio ragionarci con ordine.

E per far ordine bisogna partire da principio dal giorno in cui lo stordito esponente di una dinastia rozza e ignorante, Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia, firmò il
R.D.L. 17 novembre 1938, n. 1728 – Provvedimenti per la difesa della razza italiana
Lo sciagurato sovrano che cinque anni dopo sarebbe fuggito dalla capitale con bagagli e famiglia (compreso l’erede al trono, ufficiale dell’esercito!) aveva già approvato un decreto che garantiva la cacciata dalla scuola (a partire dalla scuola materna – come allora si diceva e uso questo termine perché nella nostra storia ha un senso preciso che non abbiamo voluto dismettere) di insegnanti e allievi ‘di razza ebraica’
Lo aveva fatto in fretta, prima ancora che si esprimesse il Gran Consiglio del fascismo con la Dichiarazione sulla razza, che fu votata il 6 Ottobre 1938

Il 6 ottobre infatti l’’Italia si era liberata dal suo peggior nemico da un mese perché i
Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista
erano stati approvati con R.D.L. il 5 settembre 1938 – XVI, n. 1390
quando il provvido Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della nazione Re d’Italia Imperatore d’Etiopia, ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana, udito il Consiglio dei Ministri; aveva decretato:
Art. 1. All’ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all’assistentato universitario, né al conseguimento dell’abilitazione alla libera docenza.
Art. 2. Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Così, sgombrato il campo dai nemici più pericolosi, poteva, con il
Regio Decreto – Legge 17 novembre 1938 – XVII, n. 1728, affermare
Art. 8 Agli effetti di legge: a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera; c) è considerato da razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre; d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che alla data del 1º ottobre 1938 – XVI, apparteneva a religione diversa da quella ebraica.
Art. 9 L’appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione

Arriviamo ai giorni nostri
Ignorando la storia e zampettando con disinvoltura oltre la Costituzione nello spregio diretto degli articoli 3 e 10 arriviamo al 2009, quando nel contesto del quarto governo Berlusconi l’allora ministro Maroni fece fare un passo avanti rispetto alla legge Bossi Fini stabilendo che, per ottenere la registrazione degli atti di stato civile, i migranti non comunitari dovessero presentare il permesso di soggiorno. Impossibilitati a garantirsi ciò che per definizione non potevano avere i migranti subirono le conseguenze di un effetto voluto, non di una conseguenza casuale della legge.
Due anni dopo la corte Costituzionale, a tanto interpellata, ripristinò la certezza dei diritti civili di chi volesse contrarre matrimonio (sentenza 245) ma, poiché nessuno legittimato a farlo si occupò di chi nasceva in Italia a rischio inesistenza, i neonati restarono vittime di quella norma, capaci di produrre solo indifferenza e anche peggio, degni successori degli occupanti della ‘scuola materna’ cacciati nel 1938. A quelli era negata anche la scuola materna a questi le madri!
Per la verità fra il 2013 e 2014 furono presentate, nel disinteresse generale e garantite la nulla dalla indifferenza degli stessi presentatori, due proposte di legge che avrebbero potuto rimediare alla situazione se qualcuno se ne fosse presa cura. Il che non fu.

Qualcuno mi chiede perché … e attende una risposta convincente
Secondo me c’è poco da attendere. La risposta è nelle cose.
Decisi ad usare i più deboli come arma contro i forti – una novità efficace – leghisti e complici (ritrovabili in uno spettro ampio di campioni del neorazzismo) provarono a mettere in gioco prima il personale sanitario chiamato a farsi spia degli ‘irregolari’ (ma in questo caso fallirono. Nel 2008 la deontologia ebbe ancora la capacità di determinare una reazione), poi gli atti di stato civile.
Per i matrimoni i nostri eroi riuscirono a tenere la posizione per due anni ma poi, essendo coloro che vogliono contrarre matrimonio adulti, legati a cittadini italiani, in grado di sollecitare protezione anche con strumenti che ancora la legge offre, intervenne la Corte Costituzionale a ripristinare la dignità dell’esercizio di un diritto fondamentale.
Restavano i neonati, figli di irregolari impauriti perché la registrazione della nascita per loro significava e significa rischio di espulsione: l’esercizio di un diritto si è fatto causa di devastazione.
C’è la circolare che, se applicata, può salvare ma l’informazione in proposito è scarsa e io continuo a trovare indecente che un diritto fondamentale come quello di esistere giuridicamente sia affidato a un atto che può essere cancellato senza che ciò richieda neppure l’intervento del parlamento.
E così torniamo alla ‘scuola materna’ negata nel 1938 e anche oggi a chi non può avere un certificato in cui sia scritto il nome della madre e del padre.
La continuità della storia è assicurata.
La devastazione dei neonati ha preceduto l’infamia dell’insulto recente e se ne è fatta garante.
Si poteva e si può!

FONTI
leggi 1938
https://it.wikisource.org/wiki/R.D.L._17_novembre_1938,_n._1728_-_Provvedimenti_per_la_difesa_della_razza_italiana

https://it.wikisource.org/wiki/Dichiarazione_sulla_razza,_votata_dal_Gran_Consiglio_del_Fascismo_il_6_Ottobre_1938

http://www.cdec.it/home2_2.asp?idtesto=185&idtesto1=643&son=1&figlio=558&level=6#

la corte costituzionale salva i matrimoni

http://www.guidelegali.it/sentenze-in-immigrazione-diniego-sanzioni-e-processo/corte-costituzionale-sentenza-n-245-del-25-luglio-2011-illegittimita-costituzionale-dell-articolo-116-primo-comma-del-co.aspx

proposte legge abbandonate:

17 giugno 2013 – Forse qualcuno ha visto i bambini fantasma

24 ottobre 2014 – Una proposta di legge antirazzista. La facciamo approvare?

13 Luglio 2017Permalink

11 luglio 2017 – Una memoria da condividere: i Luzzatto

10/07/2017 “Temo più di tutto l’oblio, il fascismo non è cosa d’altri tempi”. Intervista ad Amos Luzzatto
di Umberto De Giovannangeli

Dal lido di Chioggia allo scontro sull’apologia di fascismo: “Incitare all’odio non c’entra con la libertà di Il tempo non ha scalfito la sua lucidità intellettuale e la convinzione profonda, maturata su un vissuto doloroso, che ha accompagnato il suo impegno di una vita: “Senza memoria non c’è futuro”, afferma in un’intervista esclusiva all’HuffPost una delle figure più autorevoli dell’ebraismo italiano ed europeo: il professor Amos Luzzatto, per anni presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei). “Senza memoria, soprattutto, non c’è un futuro caratterizzato da quei principi di rispetto e di inclusione che devono restare a fondamento di una società democratica. E allora, guai a minimizzare vicende come quella di Chioggia, liquidandole come un fatto squallidamente folcloristico. Di fronte a scempiaggini del genere, ogni coscienza democratica dovrebbe esercitare il diritto-dovere all’indignazione. Il fascismo, e io lo so bene avendo vissuto quei terribili anni, si è alimentato di stereotipi e di pregiudizi verso il ‘diverso’, considerato come un essere inferiore, anormale. Si è iniziato così e poi sono arrivate le leggi razziali”.   

Professor Luzzatto, molto si discute sul caso-Chioggia, la spiaggia trasformata in un sito neofascista, mentre si susseguono i blitz anti-immigrati di CasaPound, e in Parlamento si apre lo scontro sulla proposta di legge Fiano contro l’apologia del fascismo. Qual è in merito la sua opinione?

Il periodico risveglio di nostalgie razziste e inneggianti al “regime” è fonte di seria preoccupazione. Non si tratta di una semplice libertà di manifestazione ideologica; si tratta in realtà del tentativo di reintrodurre nel vocabolario italiano quanto speravamo scomparso di razzismo e nostalgia del nazifascismo. Questo richiamo periodico al vocabolario della violenza e della discriminazione invita a rinnovare tentativi di trasformare la vita civile faticosamente ricostruita in una arena di violenza che già in un recente passato aveva condotto l’Europa a persecuzioni contro minoranze indifese. Si comincia con la riabilitazione di un vocabolario di odio e di disprezzo, si continua con misure che, parlando di richiami a “ordine” e “pulizia” invitano a profonde divisioni sociali, a ostracismi e a violenze.
C’è chi sostiene, pur condannando episodi come quello di Chioggia, che comunque va difesa la libertà di espressione.
Giusto, ma quello che non può essere concepita come “libertà di espressione” è l’incitamento all’odio razziale, è propagandare l’ideologia fascista e nazista, a innescare, a parole certo – ma le parole anticipano spesso atti brutali – la caccia al diverso, dipinto e vissuto come una minaccia, come qualcuno che porta solo disordine, che delinque… Tutto ciò è inaccettabile. Per chi come me ha conosciuto la brutalità del ventennio fascista, non c’è niente di più sacro della libertà di espressione: quella libertà che i regimi tirannici, oggi come ieri, fanno di tutto per conculcare. Sa cosa temo di più.

Cosa, professore?
L’oblio. L’idea secondo cui il fascismo è qualcosa di morto, che non vale la pena rinvangare, perché “bisogna guardare al futuro”. Ma è proprio perché si deve guardare al futuro occorre coltivare la memoria storica. Non è una questione di rispetto verso i milioni di esseri umani che hanno perso la vita nei lager nazifascisti. No, questa memoria va coltivata per consegnarla alle giovani generazioni, per far comprendere loro che l’odio razziale è sempre dietro l’angolo, e che fascismo e antifascismo non possono essere messi sullo stesso piano.

Il grande scrittore Predrag Matvejevic, recentemente scomparso, ricordò più volte che assieme a milioni di ebrei, nei lager nazisti furono massacrati tantissimi Rom, oltre che omosessuali, comunisti…

Questa è una verità storica. Un’amara, tragica verità. Noi stessi, noi ebrei, abbiamo subito sulla nostra pelle ripetutamente – fino alla più terribile persecuzione che è stata quella della Shoah – le conseguenze dell’essere prima di tutto indicati come stranieri irriducibili, poi progressivamente stranieri parassiti, quindi stranieri complottanti, infine assassini di bambini cristiani e in conclusione gruppi umani da espellere, da perseguitare, da sterminare. Noi ebrei sappiamo bene cosa significhi essere vittime di pregiudizi che si trasformano in odio e in violenza “purificatrice”. Sappiamo cosa significhi essere additati come il “Male” da estirpare. E da ebreo, oltre che da cittadino democratico, mi sento a fianco di tutte quelle comunità che non possono, non devono essere vittima di nuovi pogrom e additati come il “nemico” da combattere per il coloro della pelle o perché professano altre fedi religiose.

L’ideologia fascista avversava ogni portatore di diversità. Di questi tempi, si parla di “invasione” di migranti e in Europa si continuano a innalzare muri e a blindare le frontiere.

Sicurezza e legalità non dovrebbero essere contrapposte a inclusione e accoglienza. So bene che occorre governare i flussi migratori e avere una politica di condivisione a livello europeo. Nessuno può essere lasciato da solo a far fronte a un fenomeno di queste dimensioni. Ma quando il disvalore dominante rischia di divenire quello della paura, della diffidenza nei confronti del disperato che si immagina pronto a qualunque atto efferato, è difficile riportare il discorso verso i valori della solidarietà che vanno tradotti e regolati dalla politica ma mai, mai, abiurati.

Si discute del reato di apologia del fascismo e della necessità di agire sul piano giudiziario. Ma basta questo per arginare il risorgente antisemitismo e la xenofobia che innervano l’ideologia fascista?

No, non basta. Quello di cui ho sempre avvertito il bisogno, è lavorare nelle scuole, è investire nell’educazione. I giovani oggi sono i più vulnerabili perché, per loro fortuna, non hanno vissuto quegli anni terribili, e dunque tendono a dar credito a chi dice loro “quella è roba di altri tempi”. Quei tempi, purtroppo, possono ritornare, sotto spoglie diverse ma con la stessa carica di odio e di discriminazione. La demonizzazione del ‘diverso’ nasce spesso dall’ignoranza. La conoscenza è il miglior antidoto contro il ‘virus’ dell’intolleranza. E’ la ‘medicina’ che può salvare la democrazia”.

Gadi Luzzatto Voghera  Direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec) di Milano
Un paese che non ha ancora realizzato un museo nazionale dell’Italia fascista, dimostrando di saper riflettere in pubblico sul ventennio e sulle sue dinamiche, non sarà in grado di produrre una legge condivisa (che sembra ovvia ma non lo è) che condanni l’apologia di fascismo. Un passato che non passa, perché nel profondo della società italiana restano ben vive delle strutture ideologiche e relazionali (opportunismo, conformismo, tradizionalismo premoderno, autoritarismo, antisemitismo) che del fascismo hanno costituito l’asse portante. Non fu una parentesi (con buona pace di don Benedetto) e ce ne accorgiamo con 70 anni di ritardo.

 

Fonte dell’intervista:
http://www.huffingtonpost.it/2017/07/10/temo-piu-di-tutto-loblio-il-fascismo-non-e-cosa-daltri-tempi_a_23023517/

 

11 Luglio 2017Permalink

28 giugno 2017 – Sedute … di boxe e poco più.

Corre voce che il presidente del Senato indossi ormai solo scarpe adatte alla corsa per tenere il passo con se stesso o almeno provarcisi.. Infatti, dopo essersi impegnato a portare in aula la proposta sulle “Disposizioni in materia dei cittadinanza” entro il 15 giugno (e tanto si legge  nella prima parte dell’articolo che segue), la bizzosa norma è scappata via e il povero presidente, inseguendola, ha fatto in tempo a sussurrare “spero entro l’anno”. Spero entro l’anno di far approvare le “Disposizioni in  materia di cittadinanza”  dichiarava l’imprudente non ancora messo di fronte ai risultati dei ballottaggi di domenica 25 che avrebbero cambiato tutto. Bisogna render onore alla diligenza senatoriale: pur travolti dall’affanno dei commenti politici, delle analisi, dei battibecchi interni … gli uni hanno mantenuto la diligente attenzione a far fuori ragazzini (“vuoi essere cittadino italiano? non  farmi ridere che non ho tempo”) e neonati (“ti accorgerai da grande cosa vuol dire non esistere! Intanto ci penso io”) e gli altri sono rimasti fermi nella sperimentata indifferenza che non consente di occuparsi di chi non può costituire una lobby. Staremo a vedere. Intanto ricopio il testo pubblicato dal periodico udinese  Ho un sogno. I pro memoria tornano sempre utili.

Dal n. 248 di Ho un sogno

IUS “SOLA”

Scriviamo queste note il 18 giugno ben sapendo che nel tempo che intercorre fra la stesura dell’articolo e la sua pubblicazione potrebbero accadere molte cose, ma sembra opportuno fare il punto della situazione, per quanto precario possa essere. Cominciamo dalla posizione presa nella nostra regione da 22 consiglieri regionali di maggioranza (prima firmataria Silvana Cremaschi) alla fine dello scorso maggio con un comunicato dove si afferma che, se il riconoscimento della cittadinanza italiana ai bambini stranieri nati in Italia è un atto di civiltà, «per diventare cittadine/i di qualsivoglia stato bisogna esistere, non solo in virtù della propria presenza fisica ma anche per il riconoscimento della propria esistenza giuridica, garantita dal certificato di nascita».
Per capire il senso di questo richiamo bisogna fare un passo indietro.
La proposta di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza”, già approvata dalla Commissione Affari costituzionali della Camera, è rimasta ignorata alla commissione Affari Costituzionali del Senato dal mese di ottobre del 2015, finché il dibattito è stato reso impossibile dalla presentazione di più di 7.000 emendamenti di cui uno specifico, presentato da otto senatori di FI-PdL che propone la cancellazione del comma 3 dell’art. 2. Si tratta della norma per cui dal 2009 viene negato il certificato di nascita ai figli dei migranti non comunitari senza permesso di soggiorno, una questione di cui Ho un sogno, purtroppo in scarna compagnia, si occupa da allora. Se la legge sulla cittadinanza fosse votata nel testo approvato dalla Camera nel mese di ottobre 2015, compresa quindi l’affermazione inequivoca del diritto al certificato di nascita, ne conseguirebbero due effetti importanti: sarebbe superato il discrimine che da otto anni cancella l’universalità del diritto alla certificazione della nascita e nello stesso tempo verrebbe assicurata a tutti una data per attivare l’iter previsto per l’eventuale acquisizione della cittadinanza italiana che un punto di partenza deve avere.
Il 13 giugno, nel corso di una conferenza tenuta davanti ai rappresentanti dell’associazione “Italiani senza cittadinanza”, il partito democratico, Sinistra italiana e Movimento democratico e progressista dichiaravano che il ddl che riconosce la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati in Italia «arriverà in Aula giovedì 15 giugno anche senza relatore e sarà approvato». I senatori Doris Lo Moro (Mdp), relatrice del provvedimento in commissione Affari costituzionali del Senato, Loredana De Petris (SI) e Giorgio Pagliari (Pd) affermavano che «dopo un anno e sette mesi al Senato» si punta all’approvazione del testo uscito dalla Camera senza modifiche altrimenti «si insabbia e non se ne parla più».
Quel che è successo nell’aula del senato il 15 giugno è stato ampiamente diffuso dai mezzi di informazione: Lega Nord con tutti i gruppi di destra in aula e Casa Pound in piazza si erano assicurati la concorde regia dell’incivile sceneggiata. Il Movimento 5 stelle, uso a sottolineare la propria esclusiva singolarità, in questo caso non ha rifiutato il suo appoggio a una causa evidentemente condivisa. Ancora una volta gli eroici senatori hanno eretto un muro contro l’invasore, identificato in scolari e studenti desiderosi di essere pari nei diritti ai loro compagni di scuola e di giochi e, con spregiudicatezza ancora maggiore, in neonati, ridotti, in un’operazione di abuso collettivo, a strumenti per colpire i loro genitori, costretti a scegliere fra la garanzia dovuta ai loro piccoli del certificato di nascita e l’espulsione.

Aggiornamento del 21 giugno.
Destreggiandoci fra le sabbie mobili della politica italiana.
Il 13 giugno il presidente del senato aveva detto a proposito delle “disposizioni in materia di cittadinanza”: «arriverà in Aula giovedì 15 giugno». Gli era stata segnalata la necessità di salvare l’articolo che assicura il certificato di nascita (nascita che non significa immediata, automatica cittadinanza) a tutti i bambini che vengono al mondo in Italia (comma 3 dell’art. 2) e aveva risposto a un sollecito del segretario nazionale del Movimento di Cooperazione Educativa: «Grazie per la segnalazione, comunque seguo personalmente l’iter del disegno di legge e si vedrà di evitare di approvare l’emendamento soppressivo che metterebbe nel nulla la conquista di un importante diritto». Parole al vento. Il 20 giugno il presidente del Senato avrebbe dichiarato alla trasmissione Rai, Un giorno da pecora: Il via libera per lo Ius soli? “Spero entro l’anno”. Nel calendario dei lavori del Senato del mese di giugno (www.senato.it/2768) non c’è traccia dell’argomento mentre veniamo a sapere che gli emendamenti ai ddl n.2304 e connesso (Celebrazione duemila anni dalla morte di Ovidio) dovranno essere presentati entro le ore 13 di giovedì 22 giugno.
Questo Ius rischia di essere una “sola”.

28 Giugno 2017Permalink