17 dicembre 2022 – Un appuntamento consueto – Lettera di Natale firmata da sacerdoti e laici

Come ogni anno esce la lettera di Natale firmata da sacerdoti e laici che si apre nel ricordo di don Di Piazza e prosegue con attenzione esplicita   a molte realtà difficili e offerte di solidarietà spesso ammirevoli. Quella lettera ricorda Hebe de Bonafini,  la fondatrice del Movimento delle Madri di  Piazza di maggio scomparsa lo scorso novembre.
Questo blog conosce benissimo quella vicenda e conosce lo sforzo immane della Madri  cui erano stati strappati figli e figlie dal regime dei colonnelli.
Le Madri sapevano delle figlie  i cui nati  venivano dati in adozioni fasulle ad ‘amici’ , dopo essere stati strappati ai genitori, alle madri costrette a partorire prima di essere ammazzate , privati  del nome che loro spettava e che le Madri hanno cercato  di poter loro attribuire riconoscendoli.
Ancora una volta la “lettera di Natale”  ci propone molte immagini di un mondo devastato ieri e oggi, un oggi in  cui una legge italiana ha studiato il modo di rendere  inesistenti come persone riconosciute  i  nati in Italia, se figli dei migranti irregolari.
Di questi  la lettera di Natale non fa parola: è una scelta diffusa che sostiene la scelta politica del 2009  e che certamente  non si impegna in una proposta di modifica legislativa grata a  chi vota e che quindi  non va disturbato  perché utile elettore elettore.
Ricordo a suo merito  l’intervento si Furio Honsell  alla celebrazione del 25 aprile a Tricesimo che offre alla sua PDLN16 la solidità del riferimento storico (si veda nel mio blog il post dello scorso 1 settembre)  riferimento che non salvò la proposta di legge intesa a riconoscere ogni nato in Italia e bocciata dalla maggioranza lo scorso  27  ottobre.
E’ chiaro che non rappresento nessuno e le mie parole  di oggi nascono dal rispetto della mia dignità, rispetto che devo a me stessa
Segue la Lettera
PRIMAVERA DI UMANITÀ

LETTERA DI NATALE 2022   Zugliano, 25 dicembre 2022

 LETTERA DI NATALE 2022
Carissime e carissimi,
in questi giorni di feste vi raggiunga il nostro abbraccio fraterno, segno della condivisione di fatiche e sofferenze, come pure di gioie e speranze.IL GRATO RICORDO DI DON PIERLUIGI
Il 15 maggio scorso abbiamo dato l’ultimo saluto all’amico don Pierluigi Di Piazza: a lui va il ricordo vivo e vivificante più affettuoso e riconoscente per i “piccoli segni” che in particolare in questi ultimi trent’anni hanno accompagnato la sua vita di uomo e di prete, e che l’hanno sempre visto al fianco di migranti, poveri ed emarginati.
Siamo grati di aver camminato con lui sulla medesima strada e di aver avuto l’occasione di essere partecipi anche attraverso la Lettera di Natale, di veri e propri “laboratori di umanità” dove, in autentico spirito di condivisione, siamo cresciuti in quella fraternità universale che sola dà senso e gusto alla vita.
Collegandoci al detto rabbinico “lo stolto ha il cuore nel lato sinistro, il saggio ce l’ha nel lato destro”, accogliamo quella sapienza che non rinnega certo il buon senso e va ad affermare come saggio è saper “vedere” il cuore dell’altro, a destra rispetto al nostro punto di osservazione; stolto è chi è capace di sentire esclusivamente il proprio cuore, incurante o scettico di quel che pulsa nel cuore altrui, vivendo di quel che per Pierluigi era il vero nemico dell’uomo: l’indifferenza. È nostra convinzione che la sua saggezza dipendesse dal fatto che il suo cuore battesse proprio “sul lato destro”, in quanto nella sua vita ha fatto del cuore degli altri il suo proprio cuore, tanto da temere – come spesso affermava – di non poterlo contenere.
Forse è da qui che siamo chiamati a ripartire, dall’idea di persona che alberga nel nostro cuore e che condiziona le relazioni personali, sociali, politiche, ecclesiali e comunitarie.
Desideriamo tenere fisso lo sguardo sulla sua profetica ed evangelica testimonianza accanto ai fragili della storia, richiamo continuo e pressante a tener vivo anche in noi questo impegno.L’IMPEGNO NEL QUOTIDIANO
Perché l’impegno di ciascuno è determinante. E la testimonianza infonde coraggio, quel coraggio che intravediamo, a esempio:

  • nella scelta da parte di alcuni portuali di Genova – protesta estesa poi a Napoli, Ravenna e Livorno – di bloccare il caricamento di quelle navi che trasportano morte, denunciando il traffico di armi (dirette probabilmente in Yemen e in Siria);
  • nella scelta di quel giovane ceceno che, per non divenire “operaio di morte”, ha disertato il richiamo alle armi e per aver salva la vita è dovuto scappare con la moglie e con i suoi due piccoli bambini, ed è stato accolto al Centro Balducci;
  • nella scelta di chi, nella tragica situazione dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, rifiuta di andare a combattere pagando di persona e si dichiara obiettore di coscienza sia in Russia che in Ucraina, volendo svolgere un servizio civile alternativo al servizio in armi;
  • nella scelta di Maryam Rawi, l’attivista portavoce di RAWA, l’associazione di resistenza di donne afghane all’orrore talebano che lotta con tante altre donne, a rischio della propria vita, per la libertà e i diritti delle donne in quel Paese;
  • nella scelta di Mahsa Amini, uccisa per aver protestato contro l’oppressione e delle migliaia di donne che anche in Iran rischiano la vita e il carcere lottando per la dignità e la libertà;
  • nella scelta delle ONG che, per salvare i migranti nei nostri mari, danno concreta attuazione alle leggi internazionali sull’obbligo di soccorso in mare sfidando politiche ingiuste e omertose;
  • nella scelta di numerose associazioni, gruppi, movimenti e comunità che continuano a resistere e a promuovere cammini di giustizia, di pace e di prossimità,
  • nella scelta di milioni di giovani che apertamente e pacificamente manifestano per le strade del mondo e operano da volontari in tanti ambiti della vita sociale richiamandoci all’impegno di prenderci cura di nostra madre Terra e di lottare accanto ai fragili e contro le ingiustizie e le iniquità del nostro mondo.

LE MIGRAZIONI E LE LORO NARRAZIONI
Il rapporto “Italiani nel Mondo 2022” promosso dalla Fondazione Migrantes afferma che il numero degli italiani residenti all’estero (oltre 5,8milioni, il 9,8% della popolazione) abbia superato quello degli stranieri residenti in Italia (quasi 5,2milioni, l’8,8%).
In questo contesto interculturale e di migrazioni universali, ci rattrista constatare quanto si stia rafforzando in Italia e in Europa la chiusura verso i migranti. Il numero di persone in fuga ha segnato un nuovo record nel 2022 con oltre 100 milioni di persone confermando la tendenza a crescere dell’ultimo decennio, seppure con numeri tali verso l’Europa e l’Italia da non giustificare alcuna presunta “invasione”.
Più dell’80% dei rifugiati, infatti, proviene da – e trova rifugio in – Paesi poveri del Sud del mondo dai quali i rifugiati stessi quasi mai vengono ricollocati verso l’Europa, creando in tal modo non solo dei campi, ma quasi interi paesi con funzioni di confinamento, come è stato ricordato proprio al Centro Balducci in un Convegno internazionale a inizio dello scorso mese di maggio, l’ultimo evento al quale Pierluigi ha partecipato.
Vogliamo far fronte a una narrazione delle migrazioni che fomenta inutili paure e pregiudizi, portando al rifiuto delle persone provenienti da altri Paesi.
Addolora profondamente che dal 2014 siano più di 50mila le persone morte sulle rotte di migrazione: i dati dell’International Organization for Migration (IOM) in un recentissimo rapporto confermano che più della metà dei morti si sia verificato sulle rotte verso e all’interno dell’Europa, e più del 60% del totale rimanga non identificato. Nonostante l’aumento delle perdite di vite umane, i Governi europei e il nostro in particolare non stanno realizzando alcun programma efficace di ricerca e soccorso in mare che consenta di almeno arginare la strage in corso. Solo le ONG, spesso criminalizzate, sono rimaste a ricordare che l’Europa è – o, meglio, dovrebbe essere – un progetto di unità politica basata sul rispetto dei diritti umani.
Anche nei nostri territori si presentano situazioni di estrema gravità con persone ammassate in caserme o abbandonate in strada, senza la pur minima attenzione ai loro diritti e ai loro reali bisogni.
Siamo convinti che si tratti di una tendenza che può essere invertita solo compiendo uno sforzo rinnovato e concertato per costruire in comune sentieri di pace, giustizia e solidarietà.
Non vogliamo quindi chiudere gli occhi di fronte a quelle guerre strumentali che facciamo ai migranti, ai richiedenti asilo, ai disperati della storia, a chi entra nelle nostre terre di confine percorrendo la Rotta balcanica, una delle vie di fuga più dure in Europa, segnate da violenze e continui respingimenti illegali. I medesimi respingimenti che preoccupanti dichiarazioni pubbliche di questi giorni dell’attuale sottosegretario agli Interni Prisco vede reintrodurre alla frontiera tra Italia e Slovenia.
Coloro che facciamo fatica a incontrare e accogliere non sono statistiche e meri numeri, non sono “carico residuale”, ma persone, fratelli e sorelle di questa umanità: il “prossimo tuo” per Gesù di Nazareth, per chi crede in Lui e per tante altre persone che ne condividono l’ideale di fratellanza.

UN CONTESTO SOCIALE COMPLESSO E SOFFERTO

Non vogliamo chiudere gli occhi di fronte alle tragedie attuali, sentendo nostro il dolore di tante famiglie per la perdita di persone care anche a causa della pandemia tuttora in corso, delle catastrofi naturali (è di sole poche settimane fa la frana che ha travolto nell’isola di Ischia il paese di Casamicciola), di tante guerre (oltre a quello tra Russia e Ucraina, ben altri 58 conflitti coinvolgono 160 Paesi) e di suicidi, vera e propria emergenza che ha segnato un considerevole aumento soprattutto all’interno di strutture come:
– carceri (il 2022 segna il macabro record in Italia: 79 persone, in Friuli l’ultima, il 7 novembre scorso, di un ventiduenne ospitato nella casa circondariale di Udine),
– caserme (i dati nazionali sono spietati: un uomo appartenente alle Forze armate, di polizia o di sicurezza ogni cinque giorni),
– e strutture dove sono accolti profughi e richiedenti asilo (ci ha colpito il suicidio del ventottenne pakistano appena entrato nel Cpr di Gradisca).
Non vogliamo chiudere gli occhi di fronte a un’“economia che uccide”: uccide l’uomo e il pianeta, porta alla crisi alimentare (quella aggravata dalle tre “C”: il Covid-19, i conflitti e il clima) con milioni di persone al mondo che muoiono di fame e una minoranza che butta via un terzo del cibo prodotto, mettendo a nudo che, se il pane quotidiano Dio lo dà a tutti, siamo noi che ancora non abbiamo imparato a condividerlo; un’economia che costringe 160 milioni di bambini al lavoro minorile per sopravvivere, che produce “scarti” e genera l’aumento delle situazioni di povertà “assoluta” (secondo il recente report di Caritas Italiana, solamente in Italia vede coinvolte due milioni di famiglie che non possono permettersi la spesa minima per condurre una vita accettabile).
Siamo per una “economia della vita”, amica della terra e dell’uomo. Per questo aderiamo idealmente e fattivamente anche noi al “Patto di Assisi 2022”, firmato da papa Francesco e da giovani economisti provenienti da tutto il mondo il 22 settembre scorso, che pubblichiamo in calce a questa lettera.

LA GUERRA E LA CORSA AL RIARMO
Non vogliamo rassegnarci ai conflitti che ci pongono popolo contro popolo. Lo scorso 27 marzo il pontefice ha affermato il “bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono”. La guerra è un abominio e ci domandiamo se possa mai esistere una “guerra giusta”.
Per questo non vogliamo rassegnarci nemmeno all’uso indiscriminato delle armi. L’invasione di Putin, oltre ad aver portato distruzione e morte nelle città ucraine, ha avuto come effetto un pesante arretramento di qualsiasi progresso internazionale su disarmo e politiche di pace. Ci stiamo abituando al fatto che la guerra sia considerata un normale mezzo di risoluzione delle controversie internazionali determinando in questo decennio un arretramento storico senza precedenti dopo il 1948. Lo dimostrano la profonda crisi del sistema delle Nazioni Unite e le recenti decisioni di robusto aumento della spesa militare, che si va a sommare ad un trend già in decisa crescita.
Soprattutto ci sentiamo di esprimere forte preoccupazione sulla corsa agli armamenti, perché toglie vitali risorse, affamando intere popolazioni, e perché “alza l’asticella” aggravando la minaccia posta dalle armi nucleari, presenti in Italia anche e non solo nella base Usaf di Aviano.
Per contribuire a spalancare un futuro di pace, riteniamo sempre più necessario che il nostro Governo aderisca al Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari.
Tutti gli Stati nucleari e i loro alleati (tra i quali, purtroppo, anche l’Italia) hanno votato di recente contro una Risoluzione nel Primo Comitato Onu a sostegno del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (passata con 124 voti favorevoli). E addirittura votando contro o – come l’Italia – astenendosi su una seconda Risoluzione che ribadiva “la profonda preoccupazione per le conseguenze catastrofiche delle armi nucleari” sottolineando “che è nell’interesse della sopravvivenza stessa dell’umanità che le armi nucleari non vengano mai più utilizzate, in nessuna circostanza”. La risoluzione esortava inoltre gli Stati “a compiere ogni sforzo per eliminare totalmente la minaccia di queste armi di distruzione di massa”. Come può dirsi democratica una nazione come l’Italia se si astiene dal firmare tale documento?
Insomma, al momento nessuno vuole abbandonare gli arsenali nucleari, che garantiscono potere e predominio, nonostante un pericolo di guerra atomica distruttiva mai così vicino.
Abbiamo il diritto di vivere in un mondo libero da questa minaccia. E abbiamo il dovere di consegnare a figli e nipoti un futuro degno di questo nome, educandoli dalla più tenera età a prendersi cura delle persone che incontrano con uno sguardo universale verso chi soffre pur lontano fisicamente da loro.
Qualsiasi uso di arma nucleare, intenzionale o accidentale, avrebbe conseguenze catastrofiche, vastissime e durature per gli esseri umani e per l’ambiente: Hiroshima e Nagasaki lo insegnano. È necessario mettere le armi nucleari fuori dalla storia prima che siano loro a mettere fuori dalla storia l’intera umanità! Così affermava sir Józef Rotblat, fisico polacco Nobel per la pace per la lotta contro lo studio e l’utilizzo delle armi nucleari: “Ricordatevi la vostra umanità e dimenticate tutto il resto!”. Un’umanità che ci fa fratelli gli uni degli altri nella condivisione delle diversità che ci caratterizzano, perché è nell’accoglienza della diversità che non solo riscopriamo la nostra identità, ma ci ritroviamo dall’altro arricchiti.

SOLIDALI CON GLI ESCLUSI E GLI EMARGINATI

Mentre siamo drammaticamente coinvolti nei grandi cambiamenti epocali e in un vissuto di violenza e sopruso nei confronti dei più deboli, il Vangelo è per noi luce di speranza che c’invita a sentirci tenuti per mano da Gesù di Nazareth. È Lui che, incoraggiandoci a non aver paura e a camminare insieme, ci spinge a osare di più, abitando nella concretezza le periferie esistenziali. Gesù stesso, negli ultimi momenti della sua vita terrena, ci ha voluto affidare alla custodia del Padre perché potessimo avere in noi stessi “la pienezza della sua gioia” (cf. Gv 17,11.13), una gioia frutto della misericordia di un Padre che ci ama non per i nostri meriti, ma perché ne siamo figli e desidera che tutti siano parte di una vita piena. È questo che crea in noi la fiducia che nella nostra esistenza l’ultima parola l’avrà l’Amore. Ed è questa fiducia che vorremmo trasmettere a chi ci legge.
Nell’accogliere questo dono, percepiamo che celebrare il Natale significa viverlo in quella dimensione universale di fraternità; significa fargli spazio essendo solidali con gli esclusi ed emarginati della storia; significa trovare la forza per rinnovare l’impegno a stare dalla parte degli indifesi con la medesima fedeltà di Hebe de Bonafini, morta lo scorso mese di novembre all’età di 93 anni, attivista argentina tra le 14 fondatrici, nel 1977, delle Madri di Plaza de Mayo con le quali ha lottato tutta la vita sfidando il regime al potere e sfilando pacificamente nelle piazze per chiedere verità e giustizia per gli oltre 30mila desaparecidos uccisi sotto la dittatura.
L’umanissimo figlio di Dio, accolto nel Natale, c’insegni la strada per un tenore di vita improntato alla sobrietà, alla corresponsabilità e alla condivisione, proiettandoci verso un futuro possibile e realizzabile, più dignitoso per tutti.
E sarà un giorno di primavera per questa nostra umanità.

I firmatari:
i preti Alberto De Nadai, Albino Bizzotto, Antonio Santini, Fabio Gollinucci, Franco Saccavini, Giacomo Tolot, Gianni Manziega, Luigi Fontanot, Mario Vatta, Massimo Cadamuro, Nandino Capovilla, Paolo Iannaccone, Piergiorgio Rigolo, Pierino Ruffato, Renzo De Ros;
Andrea Bellavite;
l’Associazione “Esodo” di Venezia;
il Centro “Ernesto Balducci” di Zugliano (UD),
il Gruppo “Camminare Insieme” di Trieste

 

17 Dicembre 2022Permalink

1 dicembre 2022 – Calendario di dicembre (pubblicato in ritardo il 13 dicembre)

.1 dicembre 1970   –  Approvazione della legge 898. Disciplina dei casi di scioglimento
…………                     ……………………………………………………………….di matrimonio
………………………..Nota come ‘legge sul divorzio ’ sarà difesa con referendum nel 1974

.1 dicembre 1955 –   Rosa Parks si rifiuta di cedere a un bianco il suo posto in  autobus.
……………………Boicottaggio dei bus a Montgomery. Alabama  (Montgomery Bus Boycott)

.1 dicembre 2000 –  Il giudice Guzman dispone il processo contro Pinochet in Cile

.2 dicembre 2002 –  Morte di Ivan Illich

.3 dicembre 1984 –  India, disastro di Bhopal. Muoiono più di 3800 persone

.3 dicembre 1967 –  Primo trapianto di cuore in Sud Africa

.4 dicembre 1975 –  Muore Hanna Arendt

.4 dicembre 1999 –  Muore Nilde Jotti

.4 dicembre 2016 –  Referendum confermativo modifica Costituzione – Fallito

.5 dicembre 1349 –  Norimberga – strage di ebrei accusati di essere responsabili della
………………………………   ……………………………………………………peste del 1348.

.5 dicembre 2000 – Italia: ergastolo per due generali della dittatura argentina

.5 dicembre 2013..-  Muore Nelson Mandela

.8 dicembre 1978 –  Fallisce il golpe di Junio Valerio Borghese

.8 dicembre 1965 –  Chiusura del Concilio Vaticano II

.9 dicembre 1987 –  Israele: inizio della prima Intifada

10 dicembre 1948 – Firma della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo  [nota 1]

11 dicembre 1997 –   L’Unione europea firma il protocollo di Kyoto

11 dicembre 2016 –  Morte del biblista e teologo  Paolo De Benedetti

11 dicembre 2018 –  Strage al mercatino di Natale di Salisburgo

12 dicembre 570 (?)– Nascita del profeta Muhammad
…………………………. La data è spostata da alcuni storici anche fino al 580

12 dicembre 1969 –  Milano: strage alla Banca dell’agricoltura di piazza Fontana

13 dicembre 1294 –   Celestino V rinuncia al papato

14 dicembre 1995 –   Bosnia: firma degli accordi di Dayton

14 dicembre  2019 –  Sardine a Roma. Piazza San Giovanni

15 dicembre 1969 –   Morte di Giuseppe Pinelli

15 dicembre 1972 –   Approvazione della legge 772 sull’obiezione di coscienza   [Nota 2]

15 dicembre 2018 –  Morte di Antonio Megalizzi        [nota 3]

17 dicembre 2014 –  USA e Cuba annunciano relazioni diplomatiche

18  dicembre 2022  – inizio  Hanukkah anno ebraico 5783   [nota 4]

19 dicembre 2001 –  In Argentina inizia il carcerolazo contro il governo

19 dicembre 2016 –  Berlino: strage al mercatino di Natale (probabile origine terroristica)

19 dicembre 2021 –  Cile_elezione di Gabriel Boric, presidente del Cile

20 dicembre 2008 –Morte di Piergiorgio Welby

22 dicembre 1988  –  Brasile: uccisione di ‘Chico’ Mendes

22 dicembre 2017 –  Viene approvata la legge n. 219 “Norme in materia di consenso
……………………………………….informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.

23 dicembre 1899 –Nascita di Aldo Capitini

23 dicembre 2016 – ONU – approvata risoluzione sulla illegalità delle colonie nei Territori

23 dicembre 2017 – Il senato NON vota il cd ius soli con la collaborazione di Pd e .5stelle
……………………………..opportunisticamente silenti

24 dicembre 1979 – Le truppe sovietiche invadono l’Afghanistan

25 dicembre 1989 – Romania: viene giustiziato Nicolae Ceausescu

26 dicembre 1965 – Rapimento di Franca Viola

26 dicembre 1991 –  Si dissolve ufficialmente l’Unione Sovietica

26 dicembre 2021 – Morte di Desmond Tutu , primo arcivescovo nero del Sud Africa,
…………………….            presidente della Commissione per la verità e la Riconciliazione,
premio Nobel per la pace 1994.

26 dicembre 2022 – fine  Hanukkah anno ebraico 5783

27 dicembre 2007 – Uccisione di Benazir Bhutto

27 dicembre 2016 – Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva la risoluzione 2334 relativa
…………………………………………………………………………agli  insediamenti nei Territori.

28 dicembre 2018 _ Morte di Amos Oz

29 dicembre 1908 –Terremoto di Messina

29 dicembre 1890 –USA. Il 7o cavalleggeri stermina gli ultimi Lakota Sioux

29 dicembre 2020  – Assassinio di Agitu Gudeta, imprenditrice de “la capra felice”

30 dicembre 2006 – Impiccagione di Saddam Hussein

31 dicembre 1991 –   Si dissolve ufficialmente l’URS

31 dicembre 2022 – Morte di papa Benedetto XIV,  Joseph Ratzinger

NOTE

Nota 1
La Giornata mondiale dei diritti umani è una celebrazione sovranazionale che si tiene in tutto il mondo il 10 dicembre di tutti gli anni. La data è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948.

Nota 2
Legge 15 dicembre 1972, n. 772 “Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza” (abrogata dall’art. 23 della Legge 8 luglio 1998, n. 230).
Art. 1 Gli obbligati alla leva che dichiarino di essere contrari in ogni circostanza all’uso personale delle armi per imprescindibili motivi di coscienza, possono essere ammessi a soddisfare l’obbligo del servizio militare nei modi previsti dalla presente legge.

Nota 3
Morte di  Antonio Megal izzi, il giornalista italiano rimasto gravemente ferito nell’attentato di Strasburgo di martedì sera 11 dicembre. Il giovane, 28 anni, era in coma e le sue condizioni erano state definite «irreversibili». Non era stato giudicato operabile a causa della posizione in cui si era bloccato il proiettile che lo ha colpito.

Nota 4  Hanukkah o Chanukkà è la festività Ebraica dei lumi che si festeggia con l’accensione serale  della menorah.

13 Dicembre 2022Permalink

11 dicembre 2022 – Un aggiornamento per non trascurare il significato del 10 dicembre

In una situazione di caos assoluto ho inserito da facebook  una pagina sensata

Oggi, leggasi riferimento al 10 dicembre 1948  _il grassetto è mio   augusta

“Oggi è il 74° anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei #DirittiUmani delle Nazioni Unite. È un’occasione per rileggere il suo preambolo e i suoi 30 articoli. È un’occasione per riflettere sulle violazioni di questi diritti che ancora vengono compiute nel mondo e interrogarci su quanto ciascuno di noi fa e potrebbe fare per evitarlo. Molta strada c’è da percorrere anche nel nostro paese per garantire la piena applicazione di questi principi. Ogni armamento venduto ad un paese che non rispetta i diritti umani è una violazione dei diritti umani. Tutto ciò che non promuove pari opportunità nel lavoro, nei servizi sociali, nell’educazione è una violazione dei diritti umani. Ogni discriminazione di salario nei confronti di lavoratori immigrati o irregolari è una violazione dei diritti umani. Ogni respingimento di un migrante è una violazione dei diritti umani. Ogni giorno che passa senza cancellare la norma che impedisce a tutti i bambini nati in questo paese ad avere un nome è una violazione dei diritti umani. Fino a quando vogliamo chiudere gli occhi per non vedere?”.
Così si è espresso #FurioHonsell consigliere regionale di #OpenSinistraFVG.

Mio commento:

Credo sia la prima volta che nel ricordo anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei #DirittiUmani delle Nazioni Unite si inserisce la questione dei neonati fantasma.
Ringrazio Honsell che ha capito e lo dice e cerco di non pensare alla opportunistica scelta del silenzio compiuta da parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, sostenuti da una società che ritengo si ostini a chiamarsi civile. I neonati sono evidentemente nemici pericolosi.

Aggiungo:

Ezechiele 12, 2:
“Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli.”

 

Per leggere l’intera dichiarazione:

https://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-universale-dei-diritti-umani-1948/9

https://www.ohchr.org/en/universal-declaration-of-human-rights

 

 

11 Dicembre 2022Permalink

6 dicembre 2022 – L’obiezione di coscienza è una virtù. Da coltivare. Intervista a Mao Valpiana

L’obiezione di coscienza è una virtù. Da coltivare. Intervista a Mao Valpiana

Luca Kocci 03/12/2022, 21:34                                Tratto da: Adista Notizie n° 42 del 10/12/2022

41303 VERONA-ADISTA. Per approfondire i temi dell’obiezione di coscienza e del militarismo (v. notizia precedente), Adista ha intervistato Mao Valpiana, presidente del Movimento nonviolento e componente dell’esecutivo di Rete italiana Pace e Disarmo.

Il 15 dicembre saranno cinquanta anni dall’approvazione della prima legge per l’obiezione di coscienza al servizio militare. Nonostante i suoi molti limiti, credo che si sia trattato di una legge molto importante per il movimento per la pace. Cosa ne pensi?

Pochi giorni dopo l’approvazione della legge, Azione nonviolenta (dicembre 1972) titolava «Votata la legge truffa sull’obiezione di coscienza», con il sottotitolo «Chi per grazia sovrana verrà ammesso a compiere il servizio civile alternativo, dovrà pagarlo con una ferma maggiorata di 8 mesi, rimanendo in più sempre soggetto a tutti gli effetti, quale “soldato distaccato”, alla giurisdizione militare». Per rendere ancor meglio il giudizio fortemente negativo sulla legge, Pietro Pinna, l’estensore dell’articolo presentato come editoriale non firmato, scriveva: «Un Parlamento il quale doveva riconoscere il diritto, aperto a tutti, a obiettare (…) vota una legge che si traduce e serve al suo opposto, cioè a statuire il reato dell’obiezione di coscienza. Non c’è da farsi meraviglia di quest’esito, abnorme e logico insieme, da parte di un Parlamento composto di forze politiche che, dalla prima all’ultima, di destra e di sinistra, sono tutte concordi sul principio sommo (per il potere) della necessità dell’apparato di guerra». In sostanza si dice che non viene riconosciuta l’istanza fondativa dell’obiezione, cioè la messa in discussione radicale della struttura dell’esercito, come strumento di guerra. Tuttavia, dopo le dichiarazioni di principio, si riconosce che la legge apre comunque uno spiraglio che dovrà essere utilizzato per ottenere altri risultati, passando dalla testimonianza degli obiettori in carcere, alle lotte per la costruzione e la gestione del servizio civile. E infatti, furono proprio il Movimento nonviolento e il Partito radicale, protagonisti della lotta e del digiuno per ottenere la legge, a fondare e sostenere la Lega degli obiettori di coscienza, che dal 1973 in poi gestì la nascita e la crescita del servizio civile come pratica di impegno per il movimento pacifista dentro la società.

Quali sono stati gli effetti di quella legge sulla società italiana?

Il servizio civile, così come si è sviluppato in Italia, è stato una “invenzione” degli obiettori stessi. Lo Stato aveva predisposto un servizio civile nazionale unico, che immaginava nel corpo, allora militarizzato, dei pompieri. Gli obiettori rifiutarono, non rispondendo alla chiamata, e contrapposero invece un servizio civile diversificato, da attuarsi negli enti del privato sociale (assistenziali, culturali, ambientali, sindacali, ecc.) che si convenzionavano con il Ministero della Difesa per accogliere gli obiettori nelle loro sedi sparse su tutto il territorio nazionale. Dopo le prime resistenze da parte dell’amministrazione militare, passò e si diffuse questo modello di servizio civile, che presto divenne uno dei più avanzati d’Europa. L’obiettore di coscienza in pochi anni divenne una figura riconosciuta che lavorava nel territorio a fianco degli ultimi. Enti o associazioni importanti, come la Comunità di Capodarco, l’Istituto don Calabria, l’ospedale psichiatrico di Basaglia, accolsero per primi gli obiettori, e “sdoganarono” questa figura dandone un’immagine positiva.

La fine della leva obbligatoria è stata una vittoria per il movimento? Oppure l’esercito dei professionisti ha provocato delle conseguenze negative – a cominciare dall’aumento delle spese per gli armamenti – di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze?

La leva obbligatoria è un’invenzione napoleonica, che rispondeva alla concezione “moderna” della guerra su larga scala. Dopo la prima e soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, cambia nei fatti anche la concezione della guerra stessa, sempre più sofisticata, sempre più tecnica, sempre più professionale. La leva popolare quindi ha un suo naturale decadimento, che lascia il posto al professionismo militare. Diminuisce il numero dei soldati, ma cresce la spesa. La sospensione dell’obbligo, cioè della schiavitù militare, è per noi certamente un fatto positivo, anche se questo non cambia di una virgola il male della struttura militare di preparazione e attuazione della guerra, che per certi versi diventa ancor peggiore.

C’è una “terza via” fra esercito di leva e dei professionisti?

No. La nostra prospettiva resta quella del disarmo unilaterale; quindi per noi la via è quella dell’abolizione degli eserciti.

Con la “sospensione” della leva obbligatoria, non si parla più di obiezione, che invece resta un valore da rilanciare. Basta vedere quello che sta succedendo oggi nella guerra in Ucraina, con migliaia di obiettori, di cui però i grandi mezzi di informazione preferiscono non dire nulla. Cosa ne pensi?

Sono d’accordo. L’obiezione di coscienza resta un caposaldo della nonviolenza. Prima ancora di fare del bene è importante non collaborare con il male, diceva il Mahatma Gandhi. I ragazzi russi e ucraini che rifiutano le armi, rischiando di persona e affrontando il carcere e il disprezzo, sono gli unici che si sottraggono alla guerra e prefigurano una via di pace. I mezzi di informazione non ne parlano perché sanno che il loro esempio sarebbe contagioso, come lo fu per molti ragazzi americani ai tempi del Vietnam. Ogni recluta può essere un obiettore di coscienza, ogni soldato un disertore. Dobbiamo aiutare e sostenere ogni singolo obiettore, dell’una e dell’altra parte: patrioti disarmati che non vogliono odiare la patria altrui.

Quella fiscale contro le spese militari poterebbe essere una campagna di obiezione da rilanciare oggi?

Purtroppo il sistema tributario odierno, con la tassazione alla fonte, non permette più una vera e propria obiezione fiscale alle spese militari, come si poteva fare con la Campagna che mettemmo in atto dal 1981 al 1998. Tuttavia nella nostra proposta di legge per la Difesa civile non armata e nonviolenta, sostenuta dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”, è prevista la possibilità dell’opzione fiscale, cioè la possibilità per il cittadino contribuente di scegliere se finanziare la difesa armata o la difesa nonviolenta. Dobbiamo impegnarci affinché questa prospettiva diventi politicamente realizzabile.

Dopo la manifestazione nazionale del 5 novembre, è ipotizzabile la ripresa di un movimento per la pace che possa contare su “grandi numeri”? Oppure dal 2003 – il movimento pacifista «superpotenza mondiale», come scriveva il New York Times – a oggi sono cambiate troppe cose e quella situazione non è più proponibile? Perché?

Portare più di centomila persone in piazza, coinvolgendo oltre 600 organizzazioni, è stato un risultato politico importante. Soprattutto perché la manifestazione del 5 novembre a Roma non è un fatto isolato, ma fa parte di un percorso che è partito da lontano, da quando è iniziato il processo di costruzione della “Rete italiana pace e disarmo” che dà voce a un movimento pacifista finalmente maturo, che non si accontenta di slogan o ritualità, che è anche un soggetto politico autonomo ed indipendente. La mobilitazione permanente in atto che ora si riconosce nel cartello “Europe for Peace”, ha l’ambizione di mettere in campo un movimento europeo che possa essere interlocutore di partiti, governi e diplomazie per la costruzione di una Agenda di pace. Il movimento pacifista è già maggioritario nell’opinione pubblica

6 Dicembre 2022Permalink

30 novembre 2022 – Le parole sono importanti anche nell’autobiografia della presidente del consiglio

Memorie carsiche nell’autobiografia di Giorgia Meloni

Maria Rosa Zerega

Giorgia Meloni, Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee, Rizzoli 2021
Copio da Nota-m 22 novembre 2022

 

Non ho intenzione di fare una recensione dell’autobiografia della Meloni, un saggio naturalmente di grande successo a lungo nelle parti alte delle classifiche dei libri più venduti con recensioni numerose in internet. Propongo un commento a margine e soprattutto un raffronto fra il racconto che l’autrice fa di sé stessa e il sotto testo che racchiude storia politica, ideologia, agito e vissuto non esplicitati, ma affioranti come appunto un fenomeno carsico. Un testo abilmente autocelebrativo, interessante per comprendere i riferimenti politici e ideali del capo del governo. Innanzi tutto chiariamoci quale sia stato il tessuto politico e ideologico in cui Giorgia Meloni si è formata. Nasce nel 1977 ed entra giovanissima – 15 anni – nel Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano-Destra nazionale, il partito che discende direttamente dal fascismo repubblicano ispirato ai principi della Carta di Verona, il manifesto ideologico della Repubblica sociale italiana. Quando nel ’95 Alleanza Nazionale succede al MSI, Meloni diventa responsabile nazionale di Azione Studentesca, il movimento degli studenti di estrema destra. Nel ’96, con la svolta di Fiuggi, AN si riconosce nella destra occidentale di stampo conservatore e liberale abbandonando i riferimenti al fascismo storico, mentre nel 2012 Giorgia Meloni, Ignazio La Russa Guido e Crosetto fonderanno il nuovo movimento Fratelli d’Italia dichiarato prosecutore di AN, ma in realtà ispirato alla tradizione del MSI, che attinge allo squadrismo, corporativo e antisemita. In seguito l’antisemitismo verrà rimosso. Presente sia nella Repubblica di Salò sia nel MSI è l’ossessione per il tradimento – famoso lo slogan «boia chi molla» – : gli italiani hanno tradito gli alleati nazisti, quindi bisogna fare sempre attenzione… E tradimento è una parola chiave ricorrente nel sotto testo della Meloni. Questa traiettoria parte da Salò-Verona e non ha mai subito fratture. Le tre generazioni MSI hanno continuato a richiamarsi al fascismo, ancorandosi al passato, anche con manifestazioni che ne riprendono la ritualità. Anche quando sono entrati in Parlamento, accettando formalmente le regole democratiche e tagliando le frange estremiste, non hanno rinnegato l’ideologia che riconosce la dimensione eroica di chi combatte per la patria. Nell’autobiografia Giorgia Meloni non fa cenno alle sue radici ideologiche, ma nel racconto emerge la paura del tradimento, la dimensione eroica («Io sono una guerriera»), il patriottismo racchiuso nella formula fascista «Dio, Patria, Famiglia», che Giorgia spaccia per motto mazziniano. Non nomina mai la parola stato o paese, sempre patria, raramente nazione. La patria è il luogo che coinvolge il cuore, la sede di ogni nazionalismo. All’internazionalismo viene opposto il nazionalismo. Io sono una donna, è diventato un brand, poi anche io sono una madre, io sono una cristiana. Da un lato si assiste a uno svelamento femminile. Racconta la sua vita, i rapporti familiari, l’assenza del padre, gli studi, le difficoltà economiche… Il suo cristianesimo è un afflato eroico, patriottico, nazionalista. L’etica cristiana è a difesa della famiglia. Il fascismo è sotteso, mai nominato. Parla di idea. L’idea fondamentale è l’identità nazionale, da conservare e difendere. Difendere dall’emigrazione che porta a un miscuglio di culture, a una contaminazione, difendere dagli attacchi alla famiglia, dal gender, dall’aborto. Eroi di questa cultura sono i morti di destra degli anni ’70. La sinistra è invece giudicata apolide, sradicata e ha prodotto una cultura della morte. Una battaglia cristiana è quella contro questa cultura. Le radici cristiane ed europee vanno ricercate nell’antichità classica di Atene, Roma e Costantinopoli, mentre nega ogni valore alla rivoluzione francese e all’illuminismo. Esempio di eroe europeo è Leonida, il re di Sparta che nel 480 aC morì con i suoi uomini al passo delle Termopili, opponendo un’eroica resistenza all’invasione dei persiani. Non vengono mai nominati interi periodi storici come fascismo, seconda guerra mondiale e resistenza, mentre i periodi a cui guardare ed ispirarsi sono: – Risorgimento; – prima guerra mondiale; – El Alamein (località egiziana in cui fra il 23 ottobre e il 9 novembre 1942 fu combattuta una delle principali battaglie della seconda guerra mondiale che assicurò agli alleati il controllo del Mediterraneo. Il nome è celebrato come simbolo del valore militare italiano per l’eroica resistenza del battaglione Folgore a cui, dopo la sconfitta, fu reso l’onore delle armi); – Fabrizio Quattrocchi (medaglia d’oro al valor civile alla memoria. Soldato mercenario italiano ucciso durante la guerra in Iraq e salutato come esempio di coraggio nazionalista). Il 9 novembre è considerata da Giorgia Meloni festa fondante per l’Europa, ma in modo restrittivo, prendendo in considerazione solo la caduta del muro di Berlino e la liberazione dell’Europa dal comunismo e tacendo sulla notte dei cristalli. In effetti il 9 novembre è stato proclamato dalle Nazioni Unite Giornata mondiale contro il fascismo e l’antisemitismo, perché il 9 novembre 1938 iniziarono i pogrom nazisti contro gli Ebrei. Festa fondante per l’Italia è considerato il 17 marzo, proclamazione del regno d’Italia. Si rimane sempre in ambito risorgimentale. Non dichiarato, ma sottinteso e suggerito è che questa data potrebbe sostituire il 25 aprile, come festa nazionale. Mentore e ispiratore di Giorgia Meloni è il filosofo inglese Roger Scruton (1944-2020), ideologo del tradizionalismo conservatore.

fonte: WWW.notam.it

 

30 Novembre 2022Permalink

23 novembre 2022 – Una serata a Cervignano il 2 dicembre

Musica, matematica e pace
Un mix affascinante
Penso alla ‘mia’ legge  sulla cultura della pace, Un’iniziativa così avrebbe avuto un finanziamento. Chissà se è ancora in vigore!
Sono  passati tanti anni!

𝐕𝐞𝐧𝐞𝐫𝐝𝐢̀ 𝟐 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 / 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟗 / 𝐂𝐚𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐌𝐮𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐜/𝐨 𝐋𝐚𝐫𝐠𝐨 𝐦𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐆𝐚𝐥𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐁𝐫𝐚𝐝𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚 – 𝐂𝐞𝐫𝐯𝐢𝐠𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐅𝐫𝐢𝐮𝐥𝐢

“𝐒𝐞 𝐯𝐮𝐨𝐢 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞”: da quando il mondo, e l’Europa in modo specifico, si stanno riarmando, questo imperativo richiede un’urgente concretizzazione, proprio perché sono i discorsi di guerra a prevalere sia nei mezzi di comunicazione sia in una larga parte della politica europea e italiana che essi raccontano. Si è diffuso un più convincente “prepara la guerra” che ripercorre passi di una Storia mai finita, quella in cui l’ultima parola sembra che spetti alle armi, peraltro ormai ampiamente capaci di distruzione totale.

La matematica si è certamente in parte prestata alla guerra, ma è molto più affine alla pace, la sa dire, praticare, suggerire. Molti matematici (e matematiche) si sono occupati e si occupano di pace, hanno individuato modelli per la risoluzione non violenta dei conflitti, hanno seguito e seguono un imperativo etico che li ha portati a fare della pace il centro del proprio agire. Sono stati fondati centri in cui studiosi/e di discipline scientifiche e no fanno ricerca sui temi della pace, sui suoi argomenti, a partire da come la pace possa essere definita.
Discuteremo su alcuni di questi nomi e sul loro lavoro, su perché matematica, scienza, democrazia, pace e giustizia siano ambiti collegati, a volte così profondamente da apparire coincidenti nel metodo. Attraverso esempi concreti cercheremo vie che la matematica è capace di offrire, strumenti per aprire porte dove vie d’uscita sembra non ci siano.

Ne parleremo con Giorgio Gallo e Furio Honsell. Moderatrice: Dianella Pez.

23 Novembre 2022Permalink

18 novembre 2022 – Lettera aperta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni

Gentile Presidente Giorgia Meloni,
ho letto della polemica nata dal fatto  che la sua bambina l’ha accompagnata a Sharm el Sheickh  dove la sua maternità  – evidentemente voluta e desiderata – si è espressa nel desiderio di quella presenza.
Di fronte a quella polemica Lei ha detto: “Ho diritto di fare la madre come ritengo. Non vi riguarda”
Concordo e per  oggi tralascio le considerazioni che nascono da pur ineludibili  situazioni di differenza sociale per soffermarmi su una parola chiave: diritto.
Se diritto è, lo si  può declinare solo in termini di uguaglianza  altrimenti diventa un privilegio.   Se come tale lei lo affermasse ciò andrebbe a suo disonore.
E quindi approfitto di questa lettera aperta,  inviata al suo indirizzo ufficiale, per proporle qualche considerazione sul problema che la sua dichiarazione della maternità come diritto  fa emergere.

Quando nel 1998 fu istituito con la cd  legge Turco Napolitano il permesso  di soggiorno vennero anche indicati i casi (eccezioni li chiamava e li chiama la legge)   in cui non dovesse venir esibito e fra questi la richiesta di registrazione nei registri di stato civile  della nascita di un figlio in Italia.

Il legislatore era evidentemente consapevole che la condizione di irregolarità  dei genitori, se si fosse fatta evidente, sarebbe stata ostacolo a presentarsi allo sportello del comune e  una eventuale mancanza a tale dovere si sarebbe  riversata sul nato  che deve essere
registrato immediatamente  al  momento  della  sua nascita e  da  allora  ha  diritto  ad  un  nome,  ad  acquisire  una cittadinanza e, nella  misura  del  possibile,  a  conoscere  i  suoi genitori ed a essere allevato da essi”  (art. 7 legge 176/1991).

Purtroppo nel 2009 la situazione cambiò radicalmente.

Era il tempo del IV  governo Berlusconi  e il ministro Roberto Maroni impose il voto di fiducia alla legge 94, un coacervo di norme disparate dove un solo articolo basta a umiliare i genitori obbligandoli , se non comunitari, a presentare il permesso di soggiorno anche quando si accostino allo sportello del comune per assicurare al figlio,  nato in Italia,  la registrazione nei registri di stato civile.

Se mai vorrà verificare il Testo Unico sulle  Immigrazioni potrà  constatare che fra le eccezioni alla presentazione del permesso di soggiorno non c’è più la domanda di registrazione dell’atto di nascita del figlio nato in Italia
(dlgs 286/1998, art. 6 comma 2).

Il legislatore lo ha trasformato in un tranello per i suoi genitori, facendone una piccola spia a costo zero per chi voglia usarne per danneggiare  uno straniero trasformando il  momento della gioia di mettere al mondo un essere  umano in una situazione  di paura .

Così viene beffato l’art. 3 della legge 176 per cui “In tutte le decisioni relative ai  fanciulli, l’interesse superiore del fanciullo deve  essere  una considerazione preminente”.

E viene beffato soprattutto il nuovo essere umano. Se non registrato sarà privo di identità, non avrà un’esistenza giuridicamente riconosciuta.
Sarà  invisibile, un fantasma.

E’ chiaro che io non  chiedo a Lei un intervento legislativo :
lei come ognuna/o di noi è soggetta alle leggi del paese che pur governa.

A Lei chiedo di mettersi in atteggiamento di umiltà di fronte alla consapevolezza nella gestione della sua maternità, sapendo che ad altre madri ciò è negato e che , a questo punto,  il crinale fra diritto e privilegio diventa un

luogo pericoloso, un punto in cui i fondamenti  della  democrazia possono crollare.
L’ “adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e  sociale”  non ha più spazio “e il “compito della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che […] impediscono il pieno sviluppo della persona umana” perde ogni significato.

Tutto  viene soffocato da una comprensibile paura.
A Lei scrivo questa lettera aperta nelle speranza di stimolare le forze politiche  presenti in Parlamento ad adoperarsi con efficacia alla modifica della legge .

A Lei chiedo, ogni volta che guarda la sua bambina e la contempla come figlia amata, di pensare alle sue simili a cui questo è negato.

I fantasmi non sono riconosciuti, non sono né figlie né figli.

 

Distinti saluti

Augusta De Piero

 

 

17 Novembre 2022Permalink

14 novembre 2022 — Quando i ministeri cambiano nome

 

MicroMega

Pari Opportunità: il ministero di Roccella le nomina ma ne cancella lo spirito

 

Il principio delle Pari opportunità fu sancito come un valore universale dalla Conferenza di Pechino nel 1995. Il ministero di Roccella le nomina solo per cancellarle.

l Ministero per le Pari Opportunità fu istituito nel 1996, dopo la IV conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne tenutasi l’anno prima a Pechino. Nella Dichiarazione e nella Piattaforma d’azione della Conferenza si affermava che i diritti delle donne sono diritti umani e che il principio di pari opportunità e di non discriminazione delle donne è un valore universale; si introducevano inoltre i concetti fondamentali di empowerment e gender mainstreaming.

Nel 2019, con il secondo governo Conte, il nome del Ministero fu cambiato in “Ministero per le Pari Opportunità e per le Politiche Familiari”. Questo cambiamento era stato fortemente sollecitato dal Presidente Mattarella, che sosteneva la necessità di affrontare la parità di genere anche attraverso la promozione di politiche familiari finalizzate ad affrancare le donne da una difficile conciliazione, troppo spesso un aut aut fra lavoro e famiglia.

Oggi, con il governo Meloni, il Ministero cambia nuovamente nome: diventa “Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità” e viene assegnato alla direzione di Eugenia Roccella, già militante radicale e femminista, diventata poi ultraconservatrice cattolica. Il cambiamento di nome è significativo, sia per il riordino delle componenti, con la collocazione in coda delle Pari opportunità che certamente non risponde alla necessità di rispettare l’ordine alfabetico, sia per l’introduzione del termine “Natalità”, che è una chiara indicazione delle intenzioni del nuovo governo. È evidente, infatti, che le politiche per la famiglia auspicate a suo tempo dal Presidente Mattarella, si svilupperanno in un preciso contesto ideologico, nel quale le donne sono chiamate ad un compito ben chiaro, quello di dare figli alla Nazione. Figli, beninteso, rigorosamente di stirpe italica; quelli degli altri, gli immigrati, dovranno invece essere respinti, fuori dal sacro suolo.

Le politiche per le Pari Opportunità devono essere subordinate a questo compito, e vengono ultime, nel nome del Ministero, perché deve essere chiaro che Famiglia e Natalità sono la “vocazione privilegiata” delle donne, l’orizzonte al quale dovrà volgere, sin d’ora, il loro sguardo.

Torna a risuonare l’eco della Lettera alle Donne, in cui Giovanni Paolo II, prendendo ad esempio la figura della Madonna, proprio alla vigilia della conferenza di Pechino esaltava il “genio della donna”: “La Chiesa vede in Maria la massima espressione del «genio femminile» (…). Maria si è definita «serva del Signore» (Lc 1, 38). È per obbedienza alla Parola di Dio che Ella ha accolto la sua vocazione privilegiata, ma tutt’altro che facile, di sposa e di madre della famiglia di Nazaret. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l’esperienza di un misterioso, ma autentico «regnare»”.

In questo quadro, si inserisce a pieno titolo la figura di Eugenia Roccella, che guiderà il nuovo dicastero e che è co-autrice di ben due libri sull’aborto. Nel primo (“Aborto, facciamolo da noi”, edizioni Roberto Napoleone, 1975), Roccella rivendicava il diritto delle donne all’aborto libero, sicuro e gratuito. Nel secondo, scritto a quattro mani con Assuntina Morresi (“La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486”, Franco Angeli editore, 2010), si scagliava invece contro l’aborto farmacologico, denunciandone la presunta pericolosità: oltre ai rischi per la salute fisica e psichica delle donne, l’uso della RU486 avrebbe infatti lasciato le donne sole di fronte al dramma di quello che Roccella definisce “il lato oscuro” della gravidanza. Una “solitudine” che, di fatto, già allora veniva valutata positivamente dalle donne negli altri paesi che applicavano da anni quella procedura, e che oggi viene liberamente scelta dalla stragrande maggioranza di coloro che si sottopongono ad un’interruzione volontaria di gravidanza, come riportato nella letteratura internazionale e come risulta dalla mia personale pratica clinica dell’aborto farmacologico “at home”.
Sebbene Roccella abbia più volte chiarito che non si occuperà di aborto, che non è materia del suo dicastero, la sua posizione sull’argomento è indicativa della impostazione che darà al lavoro del Ministero da lei diretto. È chiaro, infatti, come l’aborto sia una questione centrale, tuttora irrisolta, della cittadinanza di genere: non riconoscere alle donne il pieno diritto di scelta significa relegarle ad una cittadinanza di serie B, che certamente cozza anche con le azioni “minime” per affermare “parità” e “uguaglianza tra i sessi”.
D’altra parte, Roccella si colloca a pieno titolo nell’orizzonte culturale dei movimenti pro-life che si autoproclamano difensori delle donne, facendo propri temi e linguaggi del femminismo e delle battaglie per i diritti civili, reinterpretati in chiave paternalistica. Già nel 2009, quando era Sottosegretaria alla Salute, Roccella aveva più volte manifestato la sua ostilità all’aborto farmacologico, che fu allora ammesso in Italia con forti limitazioni, prive di qualunque fondamento scientifico. La stessa ostilità manifestata, undici anni dopo, nei confronti dell’aggiornamento delle linee di indirizzo ministeriali, che hanno ammesso la possibilità di eseguire la procedura in regime ambulatoriale. C’è da sperare che il Ministero che Roccella è chiamata a dirigere, rivendicando una coerenza con l’anti-scientificità di allora, non apra spazi alla pseudoscienza su cui si basano le campagne di disinformazione sulla salute riproduttiva, in particolare su aborto e contraccezione, come ha già fatto Donald Trump negli Stati Uniti (S. Mancini: Il canarino nella miniera del liberalismo: i diritti riproduttivi nell’America di Trump, BioLaw Journal- Rivista di biodiritto, n.2/2021).

Resta fuori dagli interessi del Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità la comunità LGBTQ+, in discontinuità polemica con coloro che la hanno preceduta: secondo Roccella, infatti, il suo Ministero “è nato sulla spinta del movimento delle donne, ma poi l’ombrello si è allargato, diventando un titolo generico sotto il quale rubricare un po’ di tutto”. Così Roccella vuole tornare ad occuparsi “delle tante ingiustizie che subiscono le donne”, senza fastidiose e inutili interferenze. Cominciando col garantire il “diritto delle donne a non abortire”, da lei rivendicato e che ci auguriamo possa portare a politiche di welfare che abbiano ricadute realmente significative sulla vita delle persone. Per questo le auguriamo sinceramente un buon lavoro.

Per gli altri diritti, invece, la preoccupazione è d’obbligo: mi sembra infatti che si stia preparando anche qui un significativo cambio di nome: non più diritti, ma privilegi per alcune/i e concessioni favori per altre/i.

Anna Pompili                                                                                                                                          1 Novembre 2022

 

https://www.micromega.net/pari-opportunita-roccella/

 

 

 

 

 

13 Novembre 2022Permalink

11 novembre 2022 , a Palermo – 20 novembre 2008, a Udine.

Quando il rispetto della propria professione  si fa civiltà condivisa

 

Il Comitato Etico Palermo 1 di fronte alle critiche sollevate dal Governo nei confronti dell’operato di medici e psicologi che hanno consentito lo sbarco di tutti i migranti pervenuti in Sicilia sente di dover affermare quanto segue:

– I concetti di vulnerabilità e fragilità, ben evidenziati dagli operatori che hanno constatato le condizioni dei migranti, non si applicano solo a patologie organiche o funzionali ma anche a condizioni di forte disagio psichico qual è quello sperimentato da tutti i migranti (non solo donne e bambini) col forte vissuto di perdita che li caratterizza (affetti, patria, lavoro, relazioni). Il pervenire a un “porto sicuro”, anche se solo momentaneamente in vista di future destinazioni, costituisce un’importante riposta umana a tale condizione che gli operatori hanno saputo ben comprendere.

– Esiste un obbligo etico e deontologico da parte dei medici (e collateralmente anche degli psicologi) di intervenire in aiuto della vita umana in qualunque condizione politica, etnica, religiosa, sessuale, si trovi. Non farlo significherebbe contraddire il mandato specifico della propria professione per cui nessuno è autorizzato a criticare chi svolge al meglio tale compito, nel rispetto dei principi etici universali e delle propria professione in particolare.

– La relazione d’aiuto che si esplicita nel comportamento assunto dai suddetti operatori non può essere fatta oggetto di critiche soprattutto se velate da una certa ironia del tutto fuori luogo (“bizzarra decisione” è stata definita) o di espressioni offensive per la dignità umana quali “carico residuale” applicato a persone che in un modo o nell’altro soffrono. Operare per il bene dell’altro non può essere mai oggetto di biasimo e se questo dovesse confliggere con precise scelte politiche, queste andranno discusse in altra sede non interferendo con l’aiuto da dare a chi si trova in condizione di bisogno. E, in ogni caso, nel rispetto dei principi e valori etici universali, quelli stessi che medici, psicologici, volontari hanno messo in atto.

– Condannare un comportamento di forte valenza etica significa al tempo stesso ampliare il campo alla critica di altri comportamenti umanitari che in condizione di precarietà esistenziale siamo chiamati a mettere in atto. Questo potrebbe avere un forte impatto sulle nuove generazioni e sugli stessi assetti legislativi ove si considerino le valenze pedagogiche dell’esemplarità sui giovani e della stessa legislazione.

Palermo 10 novembre 2022

Comitato Etico Palermo 1

Dr. Salvino Leone Presidente

 

Al documento del comitato  etico di Palermo1  associo una pagina del mio blog

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

 

11 Novembre 2022Permalink