8 novembre 2017 – Raccolgo documenti per costruire ricordi alternativi. Temo serviranno

RIFORMA.IT
Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

07 novembre 2017 Comunità ebraica e Chiesa valdese insieme per i Corridoi umanitari di Redazione
A Torino la locale comunità ebraica mette a disposizione un alloggio per ospitare una famiglia siriana giunta in Italia grazie al progetto dei Corridoi umanitari
Continua a dare frutti importanti il progetto dei Corridoi umanitari avviato dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla Comunità di Sant’Egidio con il contributo decisivo della Tavola valdese, l’organo deliberativo della Chiesa valdese. Dal Nord al Sud dello stivale stanno fiorendo collaborazioni e manifestazioni di interesse che non possono che essere di buon auspicio, di fronte anche al rinnovo del protocollo d’intesa con il ministero dell’Interno, che prevede la prosecuzione del progetto a beneficio di altre mille persone che troveranno quindi un approdo sicuro nel nostro paese; accordo che verrà siglato proprio oggi a Roma, mentre a Genova stamane viene presentato al pubblico il protocollo d’intesa fra l’Ospedale evangelico internazionale del capoluogo ligure e la Diaconia valdese, proprio per la gestione di alcuni aspetti legati all’arrivo delle donne, dei bambini e degli uomini dai Paesi di guerra.
Domani invece sarà il turno della presentazione, a Torino, della sinergia fra la locale comunità ebraica e la Diaconia valdese, sempre nell’ambito del progetto dei Corridoi. Una delle ultime famiglie provenienti dal Libano, accompagnate e accolte in Italia in maniera sicura e legale, sarà infatti ospitata in un appartamento generosamente messo a disposizione dalla Comunità ebraica, nell’ottica di un forte e concreto impegno in ambito umanitario e di un prezioso rapporto con la Chiesa valdese coltivato negli anni. Si tratta di un alloggio in uno stabile già utilizzato dalla Comunità ebraica per ospitare richiedenti asilo, e rappresenta il frutto concreto di una sinergia che si va sempre più consolidando.
Domani, mercoledì 8 novembre, alle ore 18 nei locali del centro di aggregazione “Il Passo Social Point” di via Nomaglio 6 a Torino verrà dunque presentata l’iniziativa alla presenza fra gli altri dei rappresentanti della Chiesa valdese di Torino nella persona della pastora Maria Bonafede e di Dario Disegni, presidente della Comunità ebraica della città piemontese. Un altro granello, un altro seme di speranza.

Il Regno – Documenti, 17/2017, 01/10/2017, pag. 571
Fra Gerusalemme e Roma
Conferenza dei rabbini europei, Gran rabbinato d’Israele, Consiglio rabbinico d’America
“Nonostante le differenze teologiche inconciliabili, noi ebrei consideriamo i cattolici nostri partner, alleati stretti, amici e fratelli nella nostra mutua ricerca di un mondo migliore benedetto da pace, giustizia sociale e sicurezza». La dichiarazione Fra Gerusalemme e Roma. Riflessioni sui 50 anni della Nostra aetate, è stata consegnata il 31 agosto a papa Francesco da una delegazione rabbinica in rappresentanza delle istituzioni ebraiche che l’hanno firmata: la Conferenza dei rabbini europei, il Gran rabbinato d’Israele, il Consiglio rabbinico d’America. Il testo riconosce la svolta nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e l’ebraismo costituita dalla dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II e dagli atti e dialoghi ufficiali successivi, grazie ai quali l’inimicizia e i pregiudizi del passato hanno ceduto il passo a relazioni di amicizia e fratellanza. «Per allargare le relazioni fraterne e le cause comuni coltivate fra cattolici ed ebrei come frutto della Nostra aetate chiediamo a tutte le denominazioni cristiane che non lo hanno ancora fatto di seguire l’esempio della Chiesa cattolica: estirpare l’antisemitismo dalla loro liturgia e dalle loro dottrine, porre fine alla missione attiva presso gli ebrei e lavorare per un mondo migliore mano nella mano con noi, il popolo ebraico».

FONTI:
per Riforma
http://riforma.it/it/articolo/2017/11/07/comunita-ebraica-e-chiesa-valdese-insieme-i-corridoi-umanitari

per Il Regno
http://www.ilregno.it/documenti/2017/17/fra-gerusalemme-e-roma-conferenza-dei-rabbini-europei-gran-rabbinato-disraele-consiglio-rabbinico-damerica

8 Novembre 2017Permalink

7 novembre 2017 – 100 anni dalla rivoluzione d’ottobre

da RIFORMA:IT Il quotidiano on-line delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi in Italia.

7 novembre 2017 La Rivoluzione russa e il Cristianesimo di Luigi Sandri
Le conseguenze, ieri e oggi, degli eventi che nel novembre di un secolo fa scossero il mondo

Cento anni dopo la Grande Rivoluzione di ottobre (ma, in Occidente – con il calendario gregoriano – era già novembre!), lasciando sullo sfondo gli enormi problemi geopolitici e sociali che ne seguirono per la Russia, e per il mondo, vediamo con rapidi flash le conseguenze di quegli eventi per il Cristianesimo, ieri e oggi, in quell’immenso paese.

Un anno fatale per l’Ortodossia
Nel 1917 ci furono in Russia due rivoluzioni: quella del febbraio-marzo, e quella dell’ottobre. La prima, infine costrinse di fatto lo zar Nicola II ad abdicare: terminava così la dinastia dei Romanov, al potere dal 1613.
In Russia, Stato (Regno) e Chiesa (ortodossa), da sempre erano stati strettamente legati, come l’edera all’albero: non era possibile immaginare l’uno senza l’altra. Tuttavia, la loro “sinfonia” fu spesso stridente. Quando morì il patriarca Adriano, Pietro il Grande impedì la nomina del successore: così, a partire dal 1721, e fino al 1917 (dato che i successori di Pietro mantennero la sua decisione), la Chiesa russa rimase senza patriarca: il potere supremo fu messo nelle mani di un Santo Sinodo all’interno del quale decisivo era il procuratore – funzionario laico scelto dal sovrano.
Quando Nicola II uscì di scena, la Chiesa russa ne approfittò e, nell’estate di quell’anno, il Concilio di Mosca elesse un nuovo patriarca, Tikhon. Il quale, poche settimane dopo, dovette confrontarsi con i bolscevichi ormai al potere e, poi, con una Russia che, unita ad altre repubbliche, nel 1922 creò l’Unione sovietica. Per le religioni, e soprattutto per la Chiesa ortodossa, iniziò un periodo difficilissimo: decine e decine di vescovi e pope, e migliaia e migliaia di credenti ortodossi furono eliminati fisicamente. Tikhon, morì nel 1925, in circostanze non chiare; Stalin non permise la nomina del successore. Ma, dopo che nel 1941 le armate hitleriane invasero l’Urss, e il paese fu in pericolo, egli domandò ai pochi metropoliti superstiti di spronare gli ortodossi a porsi accanto all’Armata rossa per respingere i tedeschi. Essi lo fecero e lui, per ringraziarli, nel 1943 acconsentì all’elezione del nuovo patriarca, Sergio: e, da allora fino ad oggi, vi è stata normale successione.

“Protestanty” e “Sektanty”
La Chiesa ortodossa russa si è sempre considerata – e così si considera anche oggi – come “l’anima” del popolo russo; ma anche l’opinione pubblica, all’interno e all’esterno della Russia, spesso ha ritenuto, e ritiene, russo=ortodosso. Questa equivalenza, però, è del tutto fuorviante. Vi è, infatti, in Russia, una fortissima presenza di minoranze religiose, grandi e piccole: musulmane, buddhiste, ebraiche, cattoliche e poi luterane, riformate, battiste e altre. Insieme, circa quaranta milioni di fedeli. E vi sono molti atei.
Limitandoci alla Riforma, va ricordato che Mosca ebbe con essa, quasi da subito, contatti; alcuni studiosi ortodossi guardarono con simpatia ai “protestanti”; principesse tedesche nate luterane salirono sul trono degli zar. Si formarono – soprattutto nella zona confinante con Paesi nord-europei – comunità evangeliche che diverranno vigorose quando la Russia incorporerà, o dominerà, i Baltici e la Finlandia. In certi periodi ebbero vita relativamente facile, in altri subirono soprusi. Piena libertà l’ottennero solo nel 1905. Lo Stato e l’Ortodossia ritennero fosse opportuno etichettare e spartire questo mondo variegato in due tronconi: protestanty, le Chiese storiche; sektanty (sette) le altre. Va poi precisato che, nei primi anni dopo la Rivoluzione di ottobre, le Chiese battiste ebbero una relativa libertà, perché molti loro leader condivisero le idee socialiste; poi, però, anch’esse subirono un’aspra repressione.
Alla vigilia del crollo dell’Urss, tutte queste Chiese, nell’insieme, avevano circa 2,5 milioni di fedeli praticanti, più altri sei di persone in qualche modo legate ad essi. La “nuova” Russia, nata nel 1991 con il collasso dell’Urss, si proclamò Stato “laico”, garantendo la libertà religiosa: questa, però, è concreta per le religioni considerate “tradizionali” (Ortodossia, Ebraismo, Buddhismo e Islam), mentre è in vario modo limitata per tutte le altre, “non tradizionali”, e quindi per la Chiesa cattolica e per quelle della Riforma. Tali comunità religiose, per essere riconosciute dallo Stato, debbono registrarsi; è proibito loro comportarsi da “missionarie” e fare proselitismo.
In quanto ai Testimoni di Geova, nel luglio scorso, malgrado le proteste internazionali, la Corte suprema russa ha bandito le loro attività. Malviste, poi, sono le iniziative dei gruppi “evangelical” di origine statunitense e, soprattutto, sud-coreana, accusati di carpire con metodi spregiudicati la buona fede dei fedeli ortodossi.
Predominante è la Chiesa ortodossa che – secondo le varie fonti – rappresenta dal 42 al 70% dei centoquarantacinque milioni di russi; segue poi la comunità musulmana (venticinque milioni di fedeli). I cristiani sarebbero tra i cinque e sette milioni: in maggioranza legati alla Riforma.
Sebbene, ufficialmente, la Russia sia laica, oggi Putin – protestano le minoranze – favorisce soprattutto l’Ortodossia, considerandola un alleato essenziale per reggere il paese e custodire le radici del passato. Ed ebrei e musulmani, in Russia da secoli? Da parte loro, le Chiese evangeliche, hanno scarso appeal per il Cremlino; però, qualche esponente dell’intellighentzia, e gruppi di origine baltica o tedesca, le considerano il loro punto di riferimento spirituale.

http://riforma.it/it/articolo/2017/11/06/la-rivoluzione-russa-e-il-cristianesimo

 

7 Novembre 2017Permalink

6 novembre 2017 – Ho il diritto ad avere paura

 .PREMESSA  Ho deciso di non passare questo testo a facebook ma, poiché contiene una scommessa con me stessa, di farlo dopo che avremo conosciuto i risultati delle elezioni nazionali (che se non erro avranno luogo il 3 marzo). Lo faccio invece questa mattina perché ancora non si conoscono i risultati delle elezioni siciliane che probabilmente, una volta noti, mi consentirebbero una impietosa risataccia. Intanto la pubblicazione nel blog mi assicura la certezza della data e dell’ora.

 

Paura di che? del dibattito parlamentare sulla legge ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’ che si giace in senato nel testo approvato dalla camera, dal mese di ottobre 2015  (duemilaequindici!) senza che nessuno in parlamento abbia messo in moto iniziative efficaci per farlo votare. Da poco tempo sembra essersi manifestata una imprevedibile scossa. Veramente c’era stato già in giugno un tentativo del Presidente del senato via via franato. Qualche giorno fa il senatore Luigi Zanda, capigruppo Pd al Senato, lo ha rilanciato con una convinzione che ha lasciato l’aula quasi attonita: “Non appena avremo la certezza di avere i voti necessari, accoglierei con molto favore una decisione del governo di mettere la fiducia sullo Ius soli prima della fine di questa legislatura”. Poi ci si è messo anche il ministro dell’interno “Un grande partito si batte, decide e convince: non rinunciamo”, ha detto il ministro dell’Interno

Un grande partito, appunto ma dov’è?… Nel 2009 (XVI legislatura) l’allora ministro Maroni, protetto dal nido sicuro del quarto governo Berlusconi, aveva fatto approvare con voto di fiducia il pacchetto sicurezza che all’art. 1 comma 22 lettera g imponeva la presentazione del permesso di soggiorno anche per la registrazione della dichiarazione di nascita e per le pratiche relative alla pubblicazione di matrimonio. Si accorse dell’assurdità della situazione l’allora deputato Leoluca Orlando che presentò un’interrogazione che val la pena ricordare soprattutto corredata dalla risposta ipocrita fino al ridicolo di un sottosegretario, uomo della Lega Nord allora al governo.

Un’interrogazione puntuale e una risposta governativa ipocrita. Spunta la circolare 19

LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che: in data 8 agosto 2009 è entrata in vigore la legge 15 luglio 2009, n. 94 «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»; alla lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della predetta legge si modificava il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sostituendone una parte, con la frase «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui ali ‘articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»; questa modifica è stata di fondamentale importanza per la tutela della maternità, della salute e dell’istruzione di tutte le persone extracomunitarie che si trovano, anche illegalmente, nel nostro Paese, in quanto non obbliga le persone in situazione di bisogno sanitario urgente alla presentazione del permesso di soggiorno per ottenere le giuste cure; in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana; con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione; al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»; a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa -: se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare        (4-08314) .                                                                                            

Risposta. – Il ministero dell’interno, con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009, ha inteso fornire indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe, che quotidianamente si trovano a dover intervenire riguardo ai casi concreti, alla luce delle novità introdotte dalla legge n. 94 del 2009 (entrata in vigore in data 8 agosto 2009), volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni «fittizi» o di «comodo». È stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico. Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (articoli 2, 3, 30 eccetera), nonché con la tutela del minore sancita dalla convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27 maggio 1991), in particolare agli articoli 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie. Considerato che a un anno dall’entrata in vigore della legge n. 94 del 2009 non risultano essere pervenute segnalazioni e/o richieste di ulteriori chiarimenti, si ritiene che le deposizioni contenute nella predetta circolare siano state chiare ed esaustive, per cui non si è ravvisata sinora la necessità di prospettare interventi normativi in materia. Il Sottosegretario di Stato per l’interno: Michelino Davico.

E arriviamo alla XVII legislatura

Il presidente del consiglio Berlusconi, entrato in carica nel 2008, si dimise il 16 novembre 2011. Subentrò il governo Monti le cui dimissioni (dicembre 2012), seguite da elezioni, segnarono la fine della XVI legislatura e insieme la decadenza della proposta di legge presentata da Leoluca Orlando con l’intento di risolvere il problema delle registrazioni delle dichiarazioni di nascita. Per le pubblicazioni di matrimonio il problema era stato risolto dalla Corte Costituzionale, formalmente interpellata. Infatti con sentenza n. 245 del mese di luglio 2011 l’Alta Corte escludeva il permesso di soggiorno dai documenti da presentarsi per registrare le pubblicazioni di matrimonio. I nati in Italia, figli di migranti irregolari, restavano invece penalizzati dalla permanente necessità della presentazione del permesso di soggiorno dei genitori che era ed  è legge dello stato italiano. Solo la politica avrebbe potuto tutelarli cancellando l’articolo che li condannava – e li condanna – a non esistere.

Anche nella XVII legislatura il nemico pesante tre chili o poco più o anche meno resta come un macigno inamovibile nella nostra legislazione e il parlamento, nel succedersi degli imperturbabili governi Letta, Renzi, Gentiloni, non osa affrontare la situazione della registrazione di nascita negata ai figli dei sans papier anche se, durante la presidenza Letta, qualcuno fu così audace da presentare due proposte di legge (740/2013 alla Camera e 1562/2014 al Senato) per risolvere – senza onere di spesa – il problema. La governativa fermezza (sostenuta non solo a livello parlamentare ma anche dal silenzio della società in-civile) assicurò che le due proposte non fossero prese in considerazione fino al 2015 quando la soppressione della richiesta del permesso di soggiorno al fine di registrare la nascita di un figlio fu inserita nella proposta “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza” (nota come ius soli). Era ed è  il comma 3 dell’articolo 2 che, se fosse approvato, ripristinerebbe la garanzia del certificato di nascita negato dal 2009 ai figli dei sans papier. Ma anche “lo ius soli” ora è sul filo del rasoio e rischia seriamente di non essere approvato.

Due storie si intrecciano agli sgoccioli della legislatura
La questione si riapre fra un’indicazione particolarmente deresponsabilizzante dovuta all’indifferenza della sottosegretaria Boschi (non ci sono i numeri!) e un  soprassalto del ministro dell’interno e del sen. Zanda (capogruppo del Pd al senato).
Come si chiuderà? Alla fine della XVII legislatura manca poco e, scommettendo con me stessa, faccio tre ipotesi (ritengo vincente la prima)
1. o non sarà possibile percorrere la strada di una normale procedura di voto né concedersi un voto di fiducia e la norma decadrà per essere affidata – secondo una banale espressione dell’improvvida sottosegretaria di cui sopra, (“Speriamo nella prossima legislatura”) – a quel che succederà (après moi le déluge, diceva il re di Francia);
2. o con normale procedura o con voto di fiducia sarà approvato il testo licenziato due anni fa dalla camera (ipotesi da richiami miracolistici e perciò la più improbabile);
3. o la norma uscita dalla camera potrebbe tornarvi mutilata dal senato per un’ulteriore approvazione (e per questo non mi sembra ci siano i tempi tecnici, senza contare le migliaia di emendamenti presentati dal solito senatore Calderoli all’art. 1).
La mutilazione, la cui stessa proposta mi spaventa per il suo peso culturale in un’etica che sta affermandosi condivisa, potrebbe intervenire con l’accettazione dell’emendamento soppressivo del comma 3 dell’art. 2, uno dei più squallidi, ignobili passaggi parlamentari che io abbia registrato in questa vicenda ripugnante fin dalle sue lontane origini.
Questa soppressione infatti è stata proposta da otto senatori di FI PdL eroicamente associati, per assicurare continuità alla grottesca sempre presente trovata di Maroni. Ricordiamone i nomi (della serie se li conosci li eviti) Paolo Romani, Bernini, Gasparri, D’alì, Malan, Pelino, Floris, Fazzone.  [NOTA]

Ferma restante l’ideologia fondante («Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale» aveva proclamato Mussolini a Trieste il 18 settembre 1938) io continuo a chiedermi: quale vantaggio traggono questi signori dal consentire a una matta bestialità che vede un nemico da annullare in un essere appena nato cui si dichiara di non volerlo  come proprio concittadino? Inorridisco pensare che questi otto alfabetizzati signori abbiano scelto di distruggere l’esistenza di neonati – identificati a seguito della irregolarità amministrativa dei loro genitori – per qualche loro personale vantaggio o per la soddisfazione amorale di fare un  danno al ‘nemico’ attraverso i suoi figli e che insieme rispondano, con un silenzio che equivale a un ghigno, agli appelli di ragazze e ragazzi che, dai banchi di scuola, chiedono di diventare cittadini italiani. E’ così? Lo sapremo entro due mesi.

[NOTA]  Ho scelto questo sito – fra i tanti possibili – perché riporta varie citazioni dalla pubblicazione linkata e a pag. 116 si trova l’affermazione che ho citato
“Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale”
Mettendo nel motore di ricerca la frase virgolettata emerge la citazione che ritengo importante per il termine ancora attuale “politica interna”

https://books.google.it/books?id=X7FfCgAAQBAJ&pg=PA116&lpg=PA116&dq=nei+riguardi+della+politica+interna+il+problema+di+scottante+attualit%C3%A0+%C3%A8+quello+razziale&source=bl&ots=SjnOZHXmf6&sig=15ctvWUmvzk6IFmiMOBNtbfXUG4&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjCvuXxnqnXAhXnD8AKHYHHASQQ6AEIJzAA#v=onepage&q=nei%20riguardi%20della%20politica%20interna%20il%20problema%20di%20scottante%20attualit%C3%A0%20%C3%A8%20quello%20razziale&f=false

 

6 Novembre 2017Permalink

4 novembre 2017 – Ho pubblicato su facebook …

… curiosa di vedere che succede
Continuano le denunce per violenze e molestie avvenute anche molti anni fa da parte di maschi che spesso avevano nelle mani lo strumento del più forte potere: la decisione sul lavoro di giovani ragazze, rese deboli proprio dalla loro condizione di giovinezza e di volontà/necessità di lavorare.
E’ bene che di tutto ciò finalmente si parli ma è giusto anche si parli d’altro.
In Italia quei gentiluomini di dubbia umanità e di vigliacca concezione della vita potrebbero essere giudicati secondo la legge 15 febbraio 1996 n. 66 Norme contro la violenza sessuale
E quella legge ha una storia.
Alla fine del 1965 una giovanissima ragazza siciliana, Franca Viola nata nel 1947, fu rapita da un ex fidanzato lasciato perché rivelatosi un piccolo capomafia.
Venne violentata, riuscì a liberarsi e a rifiutare il matrimonio riparatore, non solo costume locale ma prassi riconosciuta dalla legge per cancellare il reato.
Così diceva l’articolo 544 del Codice Penale allora in vigore:
«… il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali».
Dalla storia di Franca Viola alla approvazione della legge passarono 30 anni ma il gesto di Franca fu sostenuto dalla sua famiglia e Franca –nonostante l’abiezione delle usanze- si sposò mentre il suo rapitore, processato, era in carcere.
Franca aveva fatto emergere una positiva solidarietà, quella solidarietà che non è pietismo e vago dono della propria emozionata simpatia, ma rispettosa, pubblica, consapevole condivisione.
Quanto la cultura dominante nel parlamento italiano fosse al di sotto delle convinzioni di Franca Viola lo dimostrano i trent’anni trascorsi fra la violenza subita e denunciata da una ragazza consapevole e l’approvazione della legge che il suo gesto aveva reso necessaria.
Vorrei che i movimenti delle donne e i media se ne ricordassero non per contrapporla alle denunce tardive ma per dire che esistono strumenti per rigettare la violenza e attribuirne il merito a chi si fece carico di aprire una strada difficile ma non necessariamente impraticabile.
E è una strada da praticare in molte situazioni, oltre la violenza sessuale

Avevo aperto dichiarando la mia curiosità di vedere “che succede”
Scommetto con me stessa: niente

 

 

4 Novembre 2017Permalink

1 novembre 2017 – Calendario di novembre

.1 novembre 1911 – Primo bombardamento aereo italiano in Libia (e primo
…………………………….bombardamento aereo della storia).
.1 novembre 2009 –  Morte della poetessa Alda Merini
.1 novembre 2016 –  Morte di Tina Anselmi, prima donna ministro nella storia della
…………………………….repubblica
.2 novembre 1975 –  Assassinio di Pier Paolo Pasolini
.3 novembre 1970 — Salvador Allende diventa presidente del Cile.
.4 novembre 1966 –  Alluvione di Firenze
.4 novembre 1995 –  Assassinio di Yitzhak Rabin
.5 novembre  2017 – Elezioni in Sicilia. Disastro tutta sinistra
.6 novembre 1962 – Risoluzione ONU contro l’apartheid in Sudafrica
.7 novembre 1917 – Rivoluzione d’Ottobre
.8 novembre 1960 – USA: elezione alla presidenza di J.F.Kennedy
.8 novembre 2016 –  USA: elezione alla presidenza di D. Trump
.9 novembre –           Giornata internazionale contro il fascismo e l’antisemitismo.
……………………………..(nota)
.9 novembre 1938 –  Germania: “notte dei cristalli”
.9 novembre 1989 –  Germania: abbattimento del muro di Berlino
.9 novembre 1993 –  Distruzione del ponte di Mostar
10 novembre 1483 –  Nascita di Martin Lutero
11 novembre 1992 –  La chiesa anglicana inglese ammette le donne pastore (gli
……………………………. anglicani usano anche il termine ‘prete’). Nel mese di
……………………………. dicembre 2014 verrà consacrata la prima ‘vescova’
13 novembre 354 –     Nascita di Agostino di Ippona
13 novembre 2015 –   Attentati dell’ISIS a Parigi – strage del Bataclan
15 novembre 1988 –  L’ANP annuncia la nascita dello stato palestinese
16 novembre 1989 –  El Salvador – strage dell’UCA – Universidad Centroamericana
……………………………. José Simeón Cañas     
17 Novembre 1938 – REGIO DECRETO LEGGE n. 1728
…………………………………….Provvedimenti per la difesa della razza italiana
Si comincia così…………



18 novembre 1626 –  Consacrazione della basilica di San Pietro
19 novembre 1975 – Spagna: morte del dittatore Francisco Franco
20 novembre –            Giornata internazionale dell’Infanzia (nota)
20 novembre 1945 –  Inizio del processo di Norimberga
20 novembre 1989 –   L’Assemblea Generale delle Nazioni
…………………………………..Unite approva la Convenzione internazionale dei diritti
…………………………………..dell’infanzia e dell’adolescenza  (nota)
20 novembre 2016 –    Chiusura giubileo della Misericordia
22 novembre 2004 –   Ucraina: inizio della ‘rivoluzione arancione’
23 novembre 1971 –   La Cina sostituisce Taiwan nel Consiglio di Sicurezza
………………………………..dell’ONU.
25 novembre 1973 –   Grecia: golpe militare
25 novembre 1992 –   Il Parlamento vota la divisione fra Repubblica Ceca e
………………………………Slovacca
25 novembre 2016 –   Morte di Fidel Castro
26 novembre 1915 –  Einstein presenta la teoria della relatività generale
26 novembre 1954 –  Ritorno di Trieste all’Italia
27 novembre 1941 –  Resa di Gondar: l’Italia lascia l’Africa Orientale.
……………………………..(Gondar – antica capitale imperiale dell’Etiopia)
29 novembre –           ONU: giornata internazionale di solidarietà con il popolo
………………………………palestinese (nota)
30 novembre 1780  –   muore Maria Teresa d’Austria
30 novembre 1786  –   Il granduca di Toscana abolisce la pena di morte [nota]
30 novembre 1943 –  Morte di Etty Hillesum ad Auschwitz
30 novembre 1999 –  Seattle: prima mobilitazione del movimento no-global

[nota] L’elenco delle giornate internazionali celebrate dalle Nazioni Unite si raggiunge con
http://www.centrounesco.to.it/?action=view&id=337

[nota] http://www.treccani.it/magazine/atlante/cultura/Il_primo_stato_senza_pena_di_morte.html

 

 

 

1 Novembre 2017Permalink

27 ottobre 2017 – Sedicesima giornata del dialogo cristiano-islamico

Seguono l’appello, pubblicato il 21 luglio nel sito www.ildialogo.org, e la lettera agli uomini e donne di buona volontà di Karima Angionila Campanelli

Appello
Le stragi compiute in questi ultimi anni in diverse città europee, hanno incrementato la paura e la diffidenza nei confronti dei musulmani, in gran parte di origine straniera. Sommando l’islam all’immigrazione, i partiti e i movimenti ultranazionalisti e xenofobi sono riusciti ad incrementare il proprio consenso popolare, focalizzando la loro propaganda politica sulla presunta minaccia che incomberebbe sull’identità culturale e religiosa dell’Europa, rappresentata come “bianca” e “giudaico-cristiana”.
La realtà è che il vecchio continente oggi ha un tessuto sociale irreversibilmente multietnico, multiculturale e multireligioso, come dimostra chiaramente la presenza di cittadini europei di origine straniera all’interno delle istituzioni statali di molti stati europei e a tutti i livelli dei vari organismi istituzionali, dal livello comunale ai parlamenti nazionali e allo stesso parlamento europeo. Questa presenza costruttiva nella vita politica e istituzionale in molti Paesi europei, compresa l’Italia, è destinata a crescere e a fungere sempre di più da ponte di dialogo sociale.
Ciononostante, il problema del terrorismo, che è parte integrante della guerra in corso dall’11 settembre 2001, della sicurezza e la crisi socio-economica, che toccano oggi molti Paesi europei, stanno rendendo molto difficile il dialogo. Di fronte al razzismo e alla discriminazione cresce il sentimento di paura e di insicurezza in seno alle minoranze culturali e religiose. Questa dicotomia favorisce la tendenza alla ghettizzazione, che a sua volta diviene terreno fertile per forme di devianze sociali, tra le quali la radicalizzazione religiosa. In tal senso la minoranza musulmana – la prima minoranza in termini numerici in Italia e in molti Paesi europei – rischia l’auto-isolamento con tutto quello che ciò comporta. Per contrastare questo pericolo occorre tenere vivo e soprattutto proattivo il canale di dialogo con i musulmani.
Nel quadro del clima sociale che si respira oggi in Italia, la Giornata Ecumenica del Dialogo Cristiano-Islamico, nata nel 2001, è più che mai indispensabile. A 16 anni dalla sua costituzione, la Giornata oggi è di fronte a una grande sfida culturale e sociale: quella di potenziare il dialogo rendendolo proattivo. E, affinché ciò possa avvenire, occorre un maggiore sforzo di tutti coloro che in tutti questi anni hanno creduto e sostenuto questa esperienza di grande interesse, dalle istituzioni religiose, alle realtà laiche, a quelle dei giovani e delle donne.
Il contributo delle donne è fondamentale, ma non è abbastanza interpellato e incoraggiato. In tal senso la Giornata di quest’anno – venerdì 27 ottobre 2017 – sarà dedicata al ruolo delle donne nel dialogo interculturale e interreligioso.
Chiediamo a tutte le comunità cristiane e musulmane uno sforzo comune per la pace e la salvezza dell’umanità.
Comitato promotore nazionale della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Roma 21/07/2017

Trascrivo le adesioni del 21 luglio
1. Giovanni Sarubbi, Monteforte Irpino, il: 2017-07-21 – 19:03:31
Messaggio : Direttore del sito www.ildialogo.org
2. Francesca Del Corso, Pisa, il: 2017-07-21 – 19:45:45
3. Gemma Jeva, Legnano (MI), il: 2017-07-21 – 20:01:28
4. Augusta De Piero, Udine, il: 2017-07-21 – 22:34:36

 

Lettera agli uomini e alle donne di buona volontà in occasione della sedicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico di Karima Angiolina Campanelli

Bi-smi ‘llāhi al-Rahmāni al-RahÄ«mi
La lode sia resa ad Allah (Dio) in principio e alla fine.

Ebraismo, Cristianesimo e Islam. Fra i punti di contatto tra le religioni abramitiche vi è una “regola d’oro”: Rabbi Hillel (Shabbat 31a): «non fare agli altri quello che non vuoi che essi facciano a te»; Gesù (Mt 7,12, Lc 6,31): «tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro»; Muhammad (40 ʾaḥādÄ«the di an-Nawawi 13): «nessuno di voi è un credente fino a quando non desidera per il suo fratello quello che desidera per se stesso». Se rinunciamo al dialogo non sarà più possibile vivere insieme in un mondo libero, rispettoso delle diversità, dove vi sia giustizia per tutti.
Come musulmana desidero ardentemente un confronto dialettico, lo stesso che l’Islàm illuminato introdusse nei secoli passati all’interno del pensiero e della civiltà occidentale, per oppormi con il dialogo, la cultura e la bellezza dell’arte, al dramma e alle tensioni politiche che oggi, come in altre epoche oscure, separano uomini e popoli, seminando odio e paura tra le diversità etniche-culturali e religiose. Prego che l’Italia divenga presto una nazione vibrante di vita, edificata da un nuovo Rinascimento che la riporti alla fama mondiale di fucina di arte e bellezza, di pluralità, cultura, accoglienza, generosità, tolleranza e condivisione. Mi rivolgo a tutte le donne e uomini di buona volontà, ai coraggiosi e coraggiose, a tutti coloro che vogliono lavorare uniti per creare una civiltà della giustizia e della pietas. Perché rivolgo il mio appello ai coraggiosi e coraggiose? Perché ci vogliono coraggio e volontà per trasmutare la realtà in cui viviamo; l’epoca di Babele, l’epoca del non ascolto, del linguaggio contorto, dello sproloquio, delle offese, della rabbia, della mistificazione. Razzisti e xenofobi dai teleschermi incitano quotidianamente all’odio, alla paura del diverso. Questi inoculatori di veleni sono diventati i nuovi profeti, i valorosi patrioti che lottano per difendere i confini della nostra “civiltà”.
Dalla politica alla finanza, dalle istituzioni ai media, nella strada o nelle banali discussioni domestiche , assistiamo (e partecipiamo) al suicidio della comunicazione e della verità. L’odio impera mentre continue interferenze e interruzioni, più o meno aggressive, impediscono l’ascolto “ dell’altro “. L’altro non è più un abitante del pianeta, è un alieno, è il diverso: quello da temere, quello che non parla come me, che non mangia come me, che non prega come me, che non ha il mio odore e colore. E’ il “nemico” da mettere in ridicolo, quello a cui dobbiamo imporre il nostro punto di vista, quello da minacciare o mettere in guardia, quello da ricattare moralmente! Gli uomini costruiscono muri sempre più invalicabili. Guerre di inciviltà in ogni angolo del pianeta ci svegliano ad ogni alba con le grida delle vittime innocenti sacrificate al dio denaro. C’è forza vendicativa in una parte del pianeta che opprime, e una disperazione nell’altra parte del pianeta che subisce. Non facciamo altro che domarci “Perché qualcuno non fa qualcosa per cambiare la situazione”. Quando prenderemo consapevolezza che quel qualcuno siamo NOI!! Abbiamo dimenticato che la grande ricchezza dell’umanità sta nella cooperazione, nella solidarietà!
Non ci sentiamo ascoltati e non ascoltiamo. Eppure, tutti abbiamo sperimentato almeno una volta nella vita la profonda frustrazione, l’ irritazione e dispiacere quando parlando con qualcuno ci accorgiamo che non presta attenzione alle nostre parole, ai nostri accorati appelli.Ascoltiamo selettivamente, prediligendo solo alcune parti dei discorsi, così che i nostri timori, prevenzioni e paranoie possano subito formulare giudizi inappellabili. Così facendo perdiamo irrimediabilmente la comprensione dei contenuti e delle emozioni. La condizione primaria perché il dialogo sia possibile tra gli umani è il rispetto! Reciprocamente abbiamo il dovere di comprendere l’altro lealmente nelle sue intenzioni e esternazioni. I dialoghi umani stanno diventando conversazioni senza capo ne coda, dialoghi tra sordi. Dovremmo ascoltare la vita e i nostri fratelli e sorelle nell’umanità come ascoltiamo la musica, mettendo in campo tutta la sensibilità, l’attenzione, la comprensione, l’intelligenza, l’empatia di cui siamo capaci. Potremmo scoprire universi splendenti dentro di noi se solo attivassimo l’audace telescopio del cuore, scrutando senza timore gli infiniti cieli che completano le creature umane su questo pianeta. Se aprissimo le nostre orecchie al vero ascolto, alle inarrestabili melodie che ogni uomo e donna, nella gioia e nel dolore, nelle diversità dei credo, nel colore che i diversi idiomi intonano, la nostra vita diverrebbe col permesso del Misericordioso un opera d’arte di mirabile bellezza.
Mi rivolgo a tutti, e con affetto alle donne, sorelle, amiche, compagne. La donna ha un ruolo di grande responsabilità nell’educazione dei cittadini che sono il presente e il futuro dell’umanità, noi donne di tutte le nazioni, atee o di diverse professioni di fede dobbiamo recuperare in noi stesse e insegnare ai nostri figli il valore del dono, della gratuità, della solidarietà. Questo capitalismo venefico ci ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, del dare per ottenere, dello sfruttamento sfrenato senza rispetto per il pianeta e per le diverse forme di civiltà, senza salvaguardare le persone nelle loro naturali innate diversità. Questo meccanismo di ingiustizia sociale e di negazione dell’altro è la crisi che stiamo vivendo, è la barriera che ci separa, la catastrofe che ci annienterà!
Qualcuno disse che la nostra società è molto simile a una volta di pietre: cadrebbe, se le pietre non si sostenessero reciprocamente…. «Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre». »… Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, (Vangelo secondo Luca,19,39-40-41-42-43-44)
La produzione deve servire ai bisogni reali degli uomini, non alle esigenze di questo malsano e devastante sistema economico; niente di quel che capita agli uomini è estraneo alla nostra esistenza. Siamo tutti uniti saldamente da legami invisibili: non si può umiliare e ferire una vita umana , senza umiliare e ferire l’anima dell’umanità. Dobbiamo instaurare tra gli uomini nuovi rapporti di collaborazione anziché di sfruttamento. Come il ricorso alla forza o alla violenza è espressione di debolezza, così la capacità di ascolto e dialogo è lo strumento e la ricchezza dei forti . Don Andrea Gallo diceva che dal dialogo con i laici, con gli atei, con gli agnostici, con i credenti di altre religioni non possono che nascere curiosità, rispetto, tolleranza e amicizia.
Quando l’odio diventa codardo, se ne va mascherato in giro per il mondo e si fa chiamare guerra per portare la “democrazia”
Salam shalom pace namasté
Karima Angiolina Campanelli
Regista, pittrice, autrice, musulmana

27 Ottobre 2017Permalink

26 ottobre 2017 – Leggendo Haaretz, quotidiano di Israele

16 0ttobre 2017 Amira  Hass, Haaretz
Quando Israele annuncia una chiusura dei territori occupati, crea la falsa impressione che i palestinesi normalmente abbiano libertà di movimento – cosa che non avviene dal gennaio 1991.

Alcuni articoli pubblicati su Haaretz prima della festa di Sukkot (festa del pellegrinaggio, una delle più importanti festività ebraiche, che dura 8 giorni tra settembre e ottobre, ndtr.) mi hanno ricordato la grande distanza tra il 21 di Schocken Street (gli uffici di Haaretz) e Qalandya, Nablus o Jayyous. Mi hanno ricordato (ancora e ancora) quanto malamente io abbia fallito nei miei tentativi di descrivere, spiegare ed illustrare la politica israeliana di restrizione della libertà di movimento. Poiché ho scritto migliaia di pagine sulla politica di chiusura nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania fin da quando è stata istituita nel gennaio 1991, riconosco la mia personale responsabilità sulla questione.
Parecchi miei colleghi di Haaretz (anche in un editoriale) hanno giustamente criticato l’ordine della leadership politica e militare israeliana di vietare l’uscita dei palestinesi dalla Cisgiordania durante l’intera festa di Sukkot. I giornalisti hanno sottolineato la crudeltà di recare danno alla vita di decine di migliaia di lavoratori con una punizione collettiva, con un blocco.
Ma questi articoli hanno creato la falsa impressione che i checkpoint siano normalmente aperti per tutti e, di conseguenza, giustificano in qualche modo il termine usato dall’apparato militare – “attraversamenti”, come se fossero valichi di frontiera tra due Stati uguali e sovrani.
Dalle critiche contenute negli articoli sembra che, proprio come l’israeliano medio può salire su un autobus o su una macchina e viaggiare verso est in qualunque giorno della settimana ed a qualunque ora, un comune palestinese possa analogamente imboccare le stesse superstrade di lusso e dirigersi ad ovest. Verso il mare. O a Gerusalemme. Dalla sua famiglia in Galilea; a sua scelta, per quasi tutti i giorni e a qualunque ora, tranne durante lo Shabbat [festa ebraica del riposo che avviene di sabato ndt] e i giorni di festività.
Ripetiamolo ancora una volta: il blocco non è mai stato tolto da quando venne imposto alla popolazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania (esclusa Gerusalemme est) il 15 gennaio 1991. Come potremmo definirlo oggi, più di 26 anni dopo? Il blocco è il ripristino della Linea Verde (confine de facto dello stato di Israele fino al 1967, ndtr.) – ma solo in una direzione e per un solo popolo. E’ inesistente per gli ebrei, ma esiste sicuramente per i palestinesi (insieme al suo nuovo rafforzamento, la barriera di separazione in Cisgiordania).
A volte il blocco è meno rigido; a volte di più. In altri termini, a volte parecchi palestinesi ottengono permessi di ingresso in Israele, a volte pochi, o nessuno del tutto, o quasi nessuno (a Gaza). Ma è sempre una minoranza di palestinesi a cui Israele concede i permessi – soprattutto perché alcuni settori dell’economia israeliana (in particolare quello dell’agricoltura e dell’edilizia, e anche il servizio di sicurezza dello Shin Bet) hanno bisogno di loro.
Per quasi due decenni, e per propri calcoli politici interni, Israele ha rispettato il diritto dei palestinesi alla libertà di movimento – con poche eccezioni – e loro entravano in Israele e viaggiavano tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania senza dover chiedere un permesso a tempo limitato.
Ma dal 1991 Israele ha negato il diritto alla libertà di movimento a tutti i palestinesi in queste aree, con poche eccezioni, in base a criteri e quote che stabilisce e modifica come gli conviene.
Il gennaio 1991 è storia antica per molti lettori e soggetti interessati, alcuni dei quali sono addirittura nati dopo quella data. Ma per tutti i palestinesi che hanno più di 42 anni, il gennaio 1991 è una delle tante date che segnano un altro arretramento e un altro cambiamento in negativo nelle loro vite.
Nella storiografia della nostra dominazione sui palestinesi, il 15 gennaio 1991 dovrebbe essere studiato come una pietra miliare (non la prima né l’unica) dell’apartheid israeliano. Un Paese che va dal mare (Mediterraneo) al fiume (Giordano), due popoli, un governo la cui politica determina le vite di entrambi i popoli; il diritto democratico di eleggere un governo è garantito ad un solo popolo e a parte del secondo. Questo è risaputo. Due sistemi giuridici separati; due sistemi di infrastrutture separati e ineguali – uno potenziato per un popolo, uno sgangherato e deteriorato per l’altro.
E non meno importante: libertà di movimento per un popolo; diversi gradi di restrizione del movimento, fino alla totale assenza di libertà di muoversi, per l’altro. Il mare? Gerusalemme? Gli amici che vivono in Galilea? Sono tutti lontani da Qalqilyah (cittadina palestinese in Cisgiordania, ndtr.) come la luna – e non solo durante la festa di Sukkot.
E’ importante anche la tecnica di come è stato in realtà attuato il blocco. Un cambiamento drastico non accade mai all’improvviso, non è mai dichiarato pubblicamente. Viene sempre presentato come una reazione – non come un’iniziativa. (Gli israeliani vedono il blocco come un mezzo per impedire gli attacchi suicidi , ignorando appositamente che è iniziato molto prima che quelli cominciassero).AMIRA

Dal 1991 la negazione della libertà di movimento è solo diventata più tecnologicamente sofisticata: strade separate, checkpoint e metodi di perquisizione più umilianti e dispendiosi di tempo; costanti identificazioni biometriche; un sistema infrastrutturale che consente il ripristino dei checkpoint intorno alle enclave della Cisgiordania e le mantiene separate tra di loro. La gradualità calcolata e la mancata comunicazione preventiva di questa politica e dei suoi obbiettivi, la chiusura interna delle enclave palestinesi circondate dall’area C (sotto il controllo israeliano, ndtr.) – tutto questo normalizza la situazione.
Il blocco (come elemento fondamentale dell’apartheid) è percepito come lo stato naturale e permanente, la situazione standard di cui la popolazione non si accorge più. Ecco perché un peggioramento temporaneo della situazione, annunciato anticipatamente, desta attenzione o rilevanza.
Comunque, io non sono un tipo megalomane, quindi non assumo tutta la responsabilità sulle mie spalle. L’incapacità delle parole di descrivere e spiegare a fondo i tanti aspetti della dominazione israeliana sui palestinesi è un fenomeno sociologico e psicologico, che non è attribuibile all’impotenza di uno o due scrittori. Le parole non pervengono – anche per coloro che si oppongono al blocco – in tutto il loro significato, perché è dura vivere costantemente con la consapevolezza e la comprensione che abbiamo creato un regime di oscurità per i non ebrei; che il nostro demone che pianifica di peggiorare le cose è abilissimo e che noi viviamo benissimo accanto agli orrori che abbiamo creato.
(Traduzione di Cristiana Cavagna)

https://www.haaretz.com/misc/article-print-page/.premium-1.817381?&ts=_1508366008946

 

26 Ottobre 2017Permalink

24 ottobre 2017 – Quale memoria spinge a fare storia?

I fatti sono così abnormi e ripugnanti che li riassumo, anche se in questo momento sono noti, perché rileggendo fra qualche tempo il mio blog potrei non averne adeguata memoria.
Un gruppo di esseri che hanno scelto come spazio proprio i luoghi oscuri in cui l’umanità dà il peggio di sé hanno insozzato la foto di Anna Frank, imponendole la maglia della avversaria squadra di calcio, come tale meritevole di dileggio di cui è stata fatta strumento la vittima-icona di Auschwitz.
Molte parole sono state dette, anche confusamente, per prendere le distanze da questa schifezza e non le ripeterò perché voglio aggiungere qualche cosa di mio.
Gli esseri di cui sopra misteriosamente conoscono il diario di Anna Frank, il che non è un’ovvietà là dove l’ignoranza è fondamentale scelta di vita.
Lo hanno usato evidentemente guidati da qualcuno che sa, che conosce l’obbligo nazista della stella gialla sugli abiti degli ebrei negli anni ’40 del secolo scorso, stella non a caso gialla, il colore dell’infamia imposto nella forma del berretto già dal IV Concilio Lateranense (1215). Ci sono voluti secoli per avere un pronunciamento chiaro e ufficiale della più autorevole parte cattolica come quello della dichiarazione Nostra aetate del Concilio Vaticano II: «La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque».
Evidentemente ci sono degli elementi nella storia umana che nessun pentimento o rivisitazione di fatti lontani riesce a cancellare fino in fondo ed è quindi necessario il massimo di accortezza perché non si ripropongano in altre, rinnovate e coinvolgenti forme.
Diceva lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano che «Quando è viva davvero la memoria non contempla la storia, ma spinge a farla».
Non immaginava certo che la storia che si cerca di ‘fare’ peschi nelle memorie infamanti dell’antisemitismo, del razzismo che diventano collanti di solidarietà per molti, anche insospettabili.

24 Ottobre 2017Permalink

21 ottobre 2017 – Con mamma e papà per imparare a dire no alla solidarietà

Qualche giorno fa i quotidiani del Friuli Venezia Giulia davano ampio spazio alle proteste di cittadini di Grado (GO) di fronte al fatto che il sindaco della cittadina aveva accolto la quota di richiedenti asilo che gli era stata proposta (18 persone).
La convocazione dei protestatari in occasione della riunione del consiglio comunale veniva diffusa da una aggregazione non a caso denominata ‘comitato 18’ che rivolgeva una poco commendevole sollecitazione, quella di presentarsi con i figli all’evento-protesta.
Riporto il volantino – invito.

Manifesto del 16 ottobre 2017
“Un giorno per mio figlio”
Sei invitato “accompagnato” da tuo figlio/a, al
Consiglio Comunale che si terrà
Lunedì 16 ottobre alle ore 9
per dire NO ai “migranti”.
Grado è e deve rimanere
un’isola felice
Comitato 18

Per fortuna reazioni di dissenso facevano sì che la piazzata organizzata avesse la presenza di soli adulti turbolenti
Qualcuno ha voluto opportunamente sottolineare la gravità della scelta del coinvolgimento di minori. Ho trovato sul sito de Il FriuliSera la lettera inviata a numerosi organi di informazione e, per conoscenza, al Sindaco, alla Giunta e ai componenti tutti del Consiglio comunale.
La trascrivo sperando che trovi sui media lo stesso ampio spazio che è stato assicurato alle proteste e che altre voci si esprimano pubblicamente in termini di civiltà.

MIGRANTI, BAMBINI E SCUOLA

Alla stampa, al Sindaco ed all’amministrazione del Comune di Grado

Il Movimento di Cooperazione Educativa è un’associazione di insegnanti che segue una linea di pedagogia popolare e che, di conseguenza, si schiera nettamente a favore di tutte le forme di inclusione ed accoglienza, non solo nella scuola ma nella società nel suo insieme, di tutti coloro, immigrati compresi, che, per ragioni diverse, chiedono aiuto e protezione.
Noi siamo un gruppo di insegnanti ed ex insegnanti che si riconoscono in questa associazione e perciò in questo momento ci uniamo nella denuncia e nella condanna delle iniziative prese nel Comune di Grado contro l’accoglienza di alcuni immigrati che dovrebbero insediarsi nel territorio comunale. In particolare esprimiamo il ns dissenso verso quelle forme che intendono coinvolgere direttamente anche i bambini.
Pur ritenendo molto gravi tutte le forme di esclusione aprioristicamente ostili, consideriamo particolarmente riprovevole una scelta volta ad instillare nei bambini e nei ragazzi sentimenti contrari a principi di autentica democrazia, quali l’eliminazione delle barriere socio-culturali e la solidarietà. Siamo convinte che questi principi non possano mai venir meno di fronte alle situazioni di pericolo e di bisogno che riguardano chiunque vi si trovi coinvolto, indipendentemente dalle caratteristiche etniche e dal luogo di provenienza.
Pur nel rispetto delle linee educative proprie di ogni famiglia, invitiamo ciascuno/a a riflettere sulle responsabilità che l’aiuto alla crescita dei giovani comporta e sui diritti e i doveri sanciti nella nostra Carta Costituzionale.

Movimento di Cooperazione Educativa (MCE)
Udine, 20.10.2017 Gruppo territoriale di Udine e provincia

FONTI
La notizia della manifestazione
http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2017/10/16/news/a-grado-la-rivolta-anti-migranti-con-i-bimbi-1.15996506?ref=hfpitsec-4

Il testo della lettera del Movimento dio Cooperazione Educativa.
http://friulisera.it/lettera-del-movimento-cooperazione-educativa-al-sindaco-amministrazione-comunale-grado/

21 Ottobre 2017Permalink

20 ottobre 2017 – La continuità dell’indifferenza e peggio

Copio la lettera che ho appena spedito

Ad alcuni amici con la discrezione della lista cieca

Sono passati quattro anni ma la continuità della malignità, dell’ignoranza e dell’indifferenza penso rassicuri molti sudditi italiani.
Per fortuna non tutti – parecchi possono ancora dirsi cittadini – ma la fiducia di molta opinione pubblica va ai primi.

Quattro anni fa che governo c’era? Quale maggioranza parlamentare? Coerente o incoerente con governo e maggioranza di oggi?

Oggi facebook mi ha segnalato il ricordo di una mia vecchia pubblicazione che la mia imperizia ha lasciato sfuggire.

Ma ne avevo colto la data e, se con il trasferimento di una pagina fb per poterla pubblicare oggi posso fare errori, il mio blog è implacabile nella registrazione che mi consente di pubblicare con ragionevole calma.

Ecco qui il mio ricordo del 2013 per prendere atto della implacabile continuità del tradimento dei minori, dell’art. 10 della Costituzione, della Convenzione di New York e della sua ratifica in legge di 25 anni fa (L. 176/1991 art. 7) e soprattutto di quel fondamento etico che una civiltà tradita definisce: “Superiore interesse del minore”.
Il link funziona

20 ottobre 2013 – Identificazione di minori stranieri

augusta

 

20 Ottobre 2017Permalink