1 luglio 2021 – Ho un sogno 264

CIUFFETTO  e IO
Dopo anni di diffuso silenzio sul problema dei bambini invisibili qualche cosa si sblocca.
Nell’era precovid  uno spettacolo teatrale aveva dato una scossa alla scelta del silenzio socio/politico
ma poi il covid sembrava aver  fermato tutto.
Diarie altro continuava però a vigilare
Segnalo in particolare il post del 20 marzo dello scorso anno, in cui si intrufola CIUFFETTO, la creatura nata dalla fantasia di Giuseppina Trifiletti che è diventato il simbolo dei bambini fantasma.
In quel periodo si è consolidato il rapporto con  i creatori del sito Equal  Uniud e, con l’uscita del n 264 di Ho Un Sogno (che da anni segue il problema con costanza, avendo a monte seria documentazione), qualcosa di significativo comincia ad aprirsi e a rompere il muro del silenzio.
Ricopio  di seguito  gli articoli più pertinenti nel n. 264 del prezioso foglietto che  si trova  alla libreria CLUF  di via Gemona 22

FINALMENTE LA PROPOSTA DI LEGGE

Chi non c’è non si vede
e chi non si vede non c’è.

La prima legge organica in materia di migrazioni,  la cd Turco Napolitano,  istituendo il permesso di soggiorno aveva indicato  anche i casi in cui dovesse e in cui non  dovesse essere esibito e fra questi spiccava l’accesso agli atti di stato civile. Purtroppo questo indirizzo  venne rovesciato dalla legge 94/2009,  che ne impose comunque la presentazione, creando le occasioni  perché venisse svelata  nei fatti  l’irregolarità di chi di permesso di soggiorno fosse privo.
Uno di questi casi  –  forse il più significativo per chi si soffermi a considerarne le conseguenze –  è la richiesta della registrazione della nascita di un figlio in Italia. La legge 94 infatti trasformò il luogo in cui si afferma per ogni nato il diritto ad avere dei diritti  in una trappola per il genitore irregolare.
Lo segnalano gli annuali rapporti di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.  Richiesta reiteratamente  la modifica della legge 94/2009 precisano che invece  “continua a essere in vigore, rischiando di indurre in errore genitori in posizione irregolare,  portandoli così a non provvedere alla registrazione alla nascita dei figli, per paura di essere identificati” malgrado le reiterate richieste di modifica.
E’ ben vero che contestualmente alla legge venne  emanata la circolare n.19/2009 che afferma – almeno per il caso di registrazione di nascita – non  doversi presentare il permesso di soggiorno ma la circolare (comunque strumento di rango inferiore alla legge) ha ormai undici anni,  è poco nota, sembra che neppure le associazioni che si occupano di cittadini stranieri irregolarmente presenti abbiano l’accortezza di informarne gli interessati.
Non possiamo quindi che accogliere con favore la presentazione di una  proposta di legge (AC3048 – prima firmataria on. Debora Serracchiani) – che, se approvata, rimedierebbe alla attuale confusa situazione inserendo gli atti di stato civile  tra quelli  per cui non devono essere esibiti i documenti di soggiorno.
Al termine ‘naturale’ della XVIII legislatura mancano due anni: se il parlamento vuole, la legge (che non comporta onere alcuno di spesa) può essere approvata .
Non c’è che da sperare in una decisione politica coerente e in una espressione forte di un’opinione pubblica non inquinata da pur diffusi pregiudizi.                                  ADP

DIGNITA’

Ho un sogno si occupa c on continuità del tema dei diritti delle persone, per esempio denunciando nel corso  di questi ultimi anni la norma che dal 2009 nega ai figli dei migranti irregolari il certificato di nascita e riguardo alla quale segnaliamo qui sopra l’avvio di un iter parlamentare che potrebbe portare al suo superamento, assicurando  una identità riconosciuta a ogni nato in Italia.
Da questo numero  iniziamo ad ospitare un approfondimento del tema dei diritti partendo da un’ottica diversa, quella della dignità.
Lo stimolo viene dalla pubblicazione di una raccolta di saggi, Lessico della dignità, a cura di Marina Brollo, Francesco Bilotta, Anna Zilli, pubblicata per i tipi di Forum Editrice Universitaria Udinese, che declina secondo diverse prospettive il concetto di ‘dignità’.
Ne affidiamo la presentazione a Francesco Bilotta, uno dei curatori del volume .

RIVOLUZIONE DELLA DIGNITÀ

La dignità è il valore di cui ogni persona è portatrice. È questa la conclusione cui si può giungere attraverso le riflessioni di intellettuali e filosofi moderni e contemporanei. Nel secondo dopoguerra, la parola dignità è entrata esplicitamente in molte convenzioni internazionali e in molte costituzioni, tanto da indurre Stefano Rodotà a coniare l’espressione “rivoluzione della dignità”. Si è trattato di una reazione agli orrori a cui l’umanità è stata esposta nel corso del secondo conflitto mondiale: la sistematica cancellazione fisica di bambini, donne e uomini nei campi di sterminio ha dimostrato che i precetti religiosi, la riflessione filosofica e perfino la persuasione morale erano stati presidi insufficienti. Ma che vuol dire tutelare la dignità delle persone?

Secondo il pensiero kantiano, la tutela della dignità umana coincide con la tutela dell’umanità dell’uomo. La violazione della dignità, in tal senso, coincide con la cancellazione radicale dell’esistenza umana, con l’abbrutimento violento e crudele, con la deumanizzazione assoluta della vittima. Tuttavia, la tutela dignità può non coincidere con la tutela “dell’idea” di essere umano, perché occorre considerare la persona nella sua quotidianità, nelle sue libere aspirazioni, sulla linea tracciata dalla Costituzione italiana, prima e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, poi. Dobbiamo distinguere, dunque, la dignità “umana”, che si riferisce alla persona in quanto appartenente alla specie umana dalla dignità “personale o individuale”, che mette in luce la dimensione relazione dell’essere umano e, infine, dalla dignità “sociale”, che rinvia all’appartenenza di classe, ai bisogni concreti, materiali di ciascuno. Il concetto di dignità ci consente di affrontare questioni come il rifiuto delle cure di fronte a una diagnosi di malattia terminale, la richiesta dell’accesso al matrimonio da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso, l’impegno dello Stato nella lotta contro la povertà e contro le discriminazioni.
O ancora, rende più comprensibile la  condizione dei c.d. ‘bambini fantasma’, ossia quei bambini nati in Italia da genitori che, non essendo in possesso del permesso di soggiorno, non si recano presso gli uffici anagrafici a denunciarne la nascita per il timore di ritorsioni nei propri confronti. La mancata denuncia della loro nascita determina una condizione di invisibilità sociale e giuridica che ci rende impossibile riconoscerli come persone portatrici di valore. Il concetto di dignità, dunque, assume un rilievo concreto per la nostra quotidianità, che è impossibile disconoscere e altrettanto impossibile affidare solo alle cure dei giuristi.

Francesco Bilotta – docente di diritto privato, Università di Udine

 A completamento del testo ‘dignità’ notizie sul portale Equal Uniud

Nel 2018, l’Ateneo di Udine ha investito nell’innovazione didattica promuovendo “un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento” per tutte e tutti (ONU, Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, obiettivo n. 4). EQUAL è uno dei risultati di quegli investimenti.
L’idea di costruire un portale internet è nata a margine di alcuni progetti sviluppati sia nell’ambito del Tavolo per l’innovazione didattica (TID), sia nell’ambito del Piano Strategico di Dipartimento (PSD) del Dipartimento di scienze giuridiche (DiSG) dell’Università degli studi di Udine.
Ideare EQUAL è stata la naturale evoluzione di un percorso di ricerca interdisciplinare che condividiamo da tempo, il cui focus principale è il diritto antidiscriminatorio. Proprio l’approccio interdisciplinare ha reso possibile il coinvolgimento di un gruppo di ricerca più largo e composito, da qualche anno attivo presso il DiSG di Udine, denominato Laboratorio lavoro, guidato da Marina Brollo.

Il portale ha due principali finalità:

  •  far circolare notizie, documenti, ricerche, anche non strettamente giuridiche, sulla lotta alle discriminazioni;
  • sollecitare i nostri studenti, in particolar modo quelli che animano la Clinica legale di diritto antidiscriminatorio, a produrre ricerche e scritti sul diritto antidiscriminatorio.

21 aprile 2021

Da qualche giorno la Forum editrice ha pubblicato il volume dal titolo Lessico della dignità, curato da Marina Brollo, Anna Zilli e Francesco Bilotta. Si tratta del frutto di una ricerca interdisciplinare, che ha coinvolto prima di tutto studiose e studiosi del Dipartimento di Scienze giuridiche di Udine, si è poi aperto ad altri Dipartimenti dell’Ateneo friulano e, infine, ha coinvolto ricercatrici e ricercatori che lavorano in Italia e all’estero.

Il Progetto di ricerca da cui nasce il libro si intitola “La dignità umana: colloqui attraverso i millenni” e si iscrive nell’ambito del Piano di ricerca del Dipartimento di scienze giuridiche di Udine, che l’Ateneo di Udine ha finanziato nel 2017.

Le Autrici e gli Autori hanno scelto un tema, utilizzandolo come lente per esaminare il concetto di dignità. In tal modo, è stato possibile restituire la pluralità degli approcci (anche disciplinari) riversati nel volume.

Il volume è gratuitamente scaricabile dal sito della casa editrice.

 DESCRIZIONE

Chi voglia ragionare attorno al concetto di dignità si trova immediatamente a fare i conti con una pluralità di categorizzazioni. In alcune letture la dignità è considerata un principio, in altre un valore, in altre ancora un diritto soggettivo. Per i non giuristi tutto ciò è poco significativo, però va subito chiarito che ogni opzione tra quelle ricordate ha un risvolto concreto nella quotidianità. L’approccio realistico allo studio del diritto, adottato in questa ricerca interdisciplinare, implica la necessità di farsi carico dell’impatto sociale effettivo delle proprie scelte teoriche. La pubblicazione, attraverso la forma del lemmario, mette in mostra le parole che danno senso e pienezza al concetto di dignità, dimostrando che le questioni oggetto di studio non sono appannaggio dei soli cultori del diritto. Optando per un uso della parola non specialistico, il Lessico si fa linguaggio comune e strumento di reciproca comprensione e vicinanza, invece che raffinato mezzo di distanziamento e controllo delle dinamiche sociali. Il Lessico ricorda a tutti che, se il diritto è il meccanismo attraverso il quale organizziamo la società, la dignità è il motore di tale congegno.

 https://forumeditrice.it/percorsi/storia-e-societa/tracce-itinerari-di-ricerca/lessico-della-dignita

 

 

1 Luglio 2021Permalink

9 maggio 2021 – Dal 25 aprile al 9 maggio- Un viaggio nel tempo , difficile ma non impossibile

Anniversario della Liberazione            domenica, 25 Aprile

Il 25 aprile è sempre stata una festa bella .
Al momento ufficiale di piazza libertà seguiva il  trasferimento a piazza 26 luglio.
Al centro il monumento che,  quando lo si pratichi all’interno,  svela uno spazio simbolico prezioso, dominato da una scritta di Piero Calamandrei che ricopio

« Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore, mi vien fatto di pensare a certi inesplicabili ritmi della vita cosmica, ai segreti comandi celesti che regolano i fenomeni collettivi, come le gemme degli alberi che spuntano lo stesso giorno s’accorgono che è giunta l’ora di mettersi in viaggio. Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.»

Il monumento fu inaugurato nel 1969,  dopo non poche discussioni.
Calamandrei era scomparso nel 1956  quindi nessuna malizia nell’accettare il neutro universale dell’espressione uomini (il politicamente corretto è importante ma va praticato con una capacità di storicizzazione e senza fanatismi).
Voglio piuttosto soffermarmi sul « vivere da uomini», sottolineando il significato di una lotta di liberazione cui si deve  il tempo opportuno  per scrivere la Costituzione della Repubblica, un testo che si  proietta al futuro,  cui appartiene anche il nostro presente.
Quindi siamo eredi e nel contempo ‘signori’ di quel testo che sta a noi vivere e trasmettere.

Se non c’è figlio non c’è mamma
e se non c’è mamma non c’è bambino

In quel testo c’è un articolo, l’articolo 3,  che indica principi fondamentali, che nascono dalla dignità consapevole che ogni essere umano può scoprire nel fondo di sé, quei principi che la scritta di Piero Calamandrei ricorda nella sintesi straordinaria dello scritto: « l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini.»

Ma oggi non mi basta la sintesi e ricopio l’intero articolo con rimandi ad altri della Costituzione  e soprattutto nell’angoscia che mi prende pensando ai tradimenti che  si propongono  in una fase oscura della nostra  vita che mi sento di definire tale ,  al di là di ogni melensaggine psicologica e fanatismo di coscienze  militarizzate.

Art. 3

« Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. »

Tradimenti .. appunto al plurale ma qui mi soffermo su un tradimento che si connette alla beffarda giornata della festa della mamma (incentivo al mercato … se mamma c’è).

Sappiamo (o fingiamo di non sapere,  scelta diffusa di una indifferenza praticata e furbescamente non proclamata)  che  dal 2009 la legge 94 (art. 1 comma 22 lettera G),  obbligando i migranti non comunitari a denunciare la nascita di un figlio in Italia presentando il permesso di soggiorno,  li espone al rischio che propongo con le parole  dell’11° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.
 « Inoltre, sempre in riferimento alla Legge 94/2009, che ha introdotto il reato d’ingresso e soggiorno irregolare e successivo obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio, è emerso il rischio di mancata registrazione alla nascita per i minorenni nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Nonostante la Circolare esplicativa n. 19/2009 del Ministero dell’Interno, nonché la successiva Legge 67/2014 che ha depenalizzato il reato autorizzando il Governo a convertire la fattispecie in una sanzione   <…> la Legge 94/2009 continua a essere in vigore, rischiando di indurre in errore genitori in posizione irregolare, portandoli così a non provvedere alla registrazione alla nascita dei figli, per paura di essere identificati. »
(20 novembre 2020. Cap. 3.1  – diritto di registrazione e cittadinanza
Per opportuna verifica ecco il link in http://gruppocrc.net/documento/11-rapporto-crc/)

Non c’è verso di trasformare questa segnalazione in una trasparente e pubblica richiesta di modifica della legge che  abbia una forte visibilità e un pubblico riscontro, richiesta ovviamente  da proporsi  in forma associata riconosciuta  autorevole e non solo da singole persone che possono esser ignorate se non beffate.

Io so che nella piazza del 25 aprile 2021 ancora una  volta c’erano le condizioni perché si aggirassero i fantasmi di neonati umiliati a spie di chi, non potendo provvedere alla garanzia della loro esistenza giuridicamente fondata, non può dirsi genitore.

E io dovrei sentirmi a mio agio in una piazza inaccessibile a chi  come me è madre  ma in piazza non può dichiararsi tale perché una legge ha deciso che suo figlio non ha da essere?
Essere madri è un diritto – uguale per tutte – non un  privilegio

La crepa aperta nel nostro sistema da una norma infame se non  viene cancellata  ne aprirà altre:
è una deriva che  l’Europa ha già conosciuto in quelli che ritenevamo essere i suoi anni peggiori e, favoleggiavamo,  chiusi.
Possiamo ancora permetterci di considerarli i peggiori (per ora), sapendo però che non sono chiusi.

Per chi volesse sapere qualche cosa di più sul monumento alla Resistenza di Udine.

http://eliovarutti.blogspot.com/2016/06/marconi-spiega-il-monumento-alla.html

9 Maggio 2021Permalink

30 dicembre 2020 – In Italia, carceri per piccoli fantasmi

Oggi  – per cominciare con l’espressione di dignità di cui sono stati capaci tre senatori – propongo  il testo  dell’interrogazione  c he la senatrice Segre ha presentato il 17 scorso insieme ai colleghi  De Petris (gruppo Misto  – LEU) e Marilotti (Gruppo per le autonomie).

Atto n. 3-02185 (con carattere d’urgenza)
Pubblicato il 17 dicembre 2020, nella seduta n. 284

SEGRE , DE PETRIS , MARILOTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. –

Premesso che:

a breve avrà inizio la campagna di vaccinazione di massa per arginare la drammatica pandemia in corso e tutelare il maggior numero possibile di cittadini e cittadine;

la campagna di somministrazione del vaccino è stata opportunamente organizzata secondo alcune riconosciute priorità: dal personale medico e infermieristico, alle persone di età superiore a sessant’anni, ai malati cronici e affetti da più patologie, ad insegnanti e forze di polizia e comunque a quanti vivano o lavorano in condizioni in cui è impossibile assicurare il distanziamento sociale;

appare, altresì, necessario comprendere anche le persone affette da fragilità o comunque in condizioni tali da comportare un’elevata complessità assistenziale, nonché beneficiarie dell’amministrazione di sostegno ai sensi della legge 9 gennaio 2004, n. 6;

considerato che:

nelle circa 200 carceri italiane vivono e lavorano oltre 100.000 persone, oltre a detenuti e detenute, anche operatori di Polizia penitenziaria, personale socio-sanitario, amministrativo e di direzione;

dai dati forniti dal Ministero della giustizia e ripresi dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e dall’Osservatorio Carcere dell’Unione camere penali italiane, risultavano a metà dicembre 2020, 1.023 persone contagiate, per lo più asintomatiche, di cui solo 31 ospedalizzate. Mentre fra il personale amministrativo e gli agenti di Polizia penitenziaria risultano rispettivamente 810 e 72 contagiati;

appare drammaticamente evidente come il carcere, nonostante le misure predisposte per il contenimento, sia uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di contagio e diffusione, anche all’esterno, del contagio stesso;

considerato infine che al momento, in ambito carcerario risulta prevista la prioritaria vaccinazione anti COVID soltanto del personale di Polizia penitenziaria, in quanto personale delle forze dell’ordine, previsione che per altro non tiene adeguato conto del fatto che lo Stato ha un preciso obbligo di garanzia nei confronti delle persone che sono affidate alla sua custodia durante tutto il periodo della detenzione negli istituti di pena,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo non ritengano urgente la predisposizione di un piano vaccinale per detenuti e personale che lavora nelle carceri;

se non si ritenga altresì che, proprio per i rischi congeniti, l’insieme delle persone che vivono e lavorano nelle carceri debba essere inserito sin dall’inizio fra le categorie sottoposte con priorità alla campagna di vaccinazione.

Dai ricordi della senatrice Segre  al carcere per piccoli fantasmi

Ho cercato e trovato il testo dell’interrogazione dopo che questa mattina ne ho letto notizia su La Repubblica (link 1 in calce) dove  si può leggere una considerazione della senatrice Segre  a proposito dell’unica espressione di solidarietà che conobbe , quando uscì dal carcere di san Vittore per essere deportata,   e che le fu offerta dai carcerati.

E a questo punto mi permetto di segnalare  la solidarietà che può esprimersi – e si esprime per alcuni anche in buone pratiche – nella cura, nell’attenzione, nel richiamo ai diritti violati sul corpo visibile di adulti – o dei loro figli – ma è negata ai diritti di chi nasce in Italia, figlio di migranti irregolari.
Lo scrivo da più di dieci anni  inutilmente ma ora lo segnalo rifacendomi alla fonte che chiunque può consultare : “Undicesimo rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia” (link 2 in calce – la nota che ricopio a pag. 50) dove nel cap. 3.1 si legge:
“sempre in riferimento alla Legge 94/2009, che ha introdotto il reato d’ingresso e soggiorno irregolare e successivo obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio, è emerso il rischio di mancata registrazione alla nascita per i minorenni nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Nonostante la Circolare esplicativa n. 19/2009 del Ministero dell’Interno […] amministrativa, la Legge 94/2009 continua a essere in vigore, rischiando di indurre in errore genitori in posizione irregolare, portandoli così a non provvedere alla registrazione alla nascita dei figli, per paura di essere identificati”.

Ho sempre ritenuto indegna questa norma  che nega  un diritto fondamentale (e perciò universale) di chi nasce (anche)  in Italia e riduce scientemente i loro genitori alla paura, replicando consapevolmente un atteggiamento di molti italiani quando  la tessera del fascio si chiamava – ed era –  la “tessera del pane”.
E’  il valore aggiunto  della paura di madri e padri impediti a dire che il loro nato è il loro figlio.
A tanto silenzio si è associata la Conferenza Episcopale Italiana, riconosciuta autorevole  credo anche per opportunismo, che nelle conclusioni del Sinodo sulla famiglia del 2015 elencò  tutte le criticità possibili da porre all’attenzione del papa, escludendo con cura il riferimento ai nati in Italia cui una norma scellerata nega la famiglia (Link 3 – si veda il paragrafo n.26).
I piccoli nascosti vivono certamente come in un carcere, troppo piccoli per esserne consapevoli.
Chi li  vuole confinati a non  esistere sa che oggi significa anche non rientrare  fra coloro che possono essere vaccinati: i fantasmi non hanno muscoli in cui sia possibile infilare un ago.

Link 1

https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/12/17/news/liliana_segre_vaccino_covid_carcerati_interrogazione_milano-278793721/

Link 2

XIrapportoCRC2020_compressed.pdf

Link 3

Synod15 – Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015) (vatican.va)

 

30 Dicembre 2020Permalink

13 giugno 2020 – Quando i Vescovi non dicono il vero

Provo a scrivere le mie sempre più sconsolate considerazioni in merito all’intreccio pericoloso e per me inaccettabile sulle motivazioni con cui i Vescovi italiani si oppongono alla proposta di legge “ … contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (C 107) .
I vescovi non attaccano frontalmente la proposta, la aggirano affermando – e ciò è falso – che “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”.
Il metodo è quello applicato dal card Ruini nel 2005 contro il referendum abrogativo di alcuni aspetti della legge 40/2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”.
Il cardinale, allora presidente della CEI, si fece portavoce dell’istanza ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana invitando i cattolici a non presentarsi alle urne con lo scopo di non raggiungere il quorum del 50%. Arrivò al suo scopo umiliando uno strumento democratico previsto dalla Costituzione, il referendum appunto.
Oggi il metodo contro la proposta di legge C 107 è meno aggressivo e la motivazione del dissenso non sembra entrare nel merito ma fa perno sull’inutilità dell’intervento perché nell’ordinamento giuridico dell’Italia “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”.
E ciò non è vero: la discriminazione di alcune tipologie di persone deboli le sottopone a privazione di diritti fondamentali altrimenti universali.

Ci sono violenze che non hanno bisogno di ginocchia sul collo di una persona per soffocarla.

Indico due discriminazioni a me note presenti in legge:

1. La legge 94/2009 obbliga alla presentazione del permesso di soggiorno i genitori di nati in Italia, al momento di registrarne la nascita.
E’ evidente che la ratio fondamentale di questa norma (assolutamente nuova nell’ordinamento della Repubblica Italiana) è quello di creare, in chi non abbia il permesso di soggiorno, disagio e quindi paura a presentarsi allo sportello del comune per dichiarare la nascita di un figlio in Italia, una paura tale da poter mancare a questo atto dovuto.
Il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia non a caso raccomanda «al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i minorenni nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori».

E’ chiaro che a tanto non rimedierebbe l’approvazione della proposta di legge nota come atto C 107. Oggi l’argomentazione negazionista della necessità di maggior attenzione ai diritti della persona, come affermati anche nell’art. 3 della Costituzione , offre ai Vescovi l’opportunità di farne un uso spregiudicato per vanificare la norma che contrasta l’omofobia e la transfobia.
Oggettivamente alleati di quella destra che tanto vuole, possono offrire un gradito salvagente anche a tentennati forze di sinistra e lo fanno, per ora, sulla pelle dei neonati, soggetti indifendibili perché indifesi.

.2. L’esclusione dalla norma Legge 20 maggio 2016, n. 76. “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” della step child adoption, condannando quindi il figlio di coppie omossessuali, registrato come tale solo da uno dei membri della coppia, a trovarsi privo di ogni tutela qualora il genitore riconosciuto venisse, per una qualsiasi ragione, a mancare. [Fonte 4]

E non voglio dimenticare l’indifferenza consapevole in merito alla proposta della senatrice Segre di istituire : “una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” .
Una proposta di grande interesse che offrirebbe un interessante contributo alla comprensione del rapporto fra parole d’odio e disprezzo e la traduzione delle stesse in indicazioni operative.    [Fonte 5]

DOCUMENTAZIONE

10 giugno 2020 Omofobia. I vescovi: no a una nuova legge, ma più impegno educativo

La presidenza della Conferenza episcopale italiana esprime, in una nota, la sua opinione sulla questione omofobia. Di fronte a nuove proposte legislative, sostiene che non sia necessaria una nuova legge, piuttosto occorra applicare le norme già vigenti e promuovere l’educazione al riconoscimento della dignità di ogni persona

Isabella Piro – Città del Vaticano

Nell’ordinamento giuridico dell’Italia “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio” e quindi “non serve una nuova legge” sull’omofobia. È quanto scrive, in una nota, la presidenza della Cei, la Conferenza episcopale italiana, guardando “con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati contro i reati di omotransfobia”. Anche per questi ambiti, infatti, “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – si legge nel testo – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”. Introdurre, quindi, “ulteriori norme incriminatrici” rischierebbe di aprire a “derive liberticide”, sottolinea la presidenza della Cei, e di “colpire l’espressione di una legittima opinione” più che “sanzionare la discriminazione”.                      [Fonte 1]

ROMA_ No a ogni discriminazione, ma no anche a una nuova legge contro l’omofobia che finirebbe solo per colpire «l’espressione di una legittima opinione» – come quella che i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà – e rischierebbe di scadere in «derive liberticide». I vescovi italiani guardano «con preoccupazione» alle proposte di legge contro i reati di omotransfobia attualmente al vaglio della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Si tratta, ricorda il quotidiano della Cei Avvenire, di cinque ddl (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) che puntano a modificare agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. I testi dovrebbero essere votati a luglio.                                                                                                                                       [Fonte 2]

Proposta di legge: BOLDRINI e SPERANZA: “Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (107)  [Fonte 3]

Copio dalla elazione della p.d.l. che sarà dibattuta dal prossimo mese di luglio insieme ad altre proposte dello stato oggetto
“ Obiettivo della proposta di legge è quello di sanzionare, modificando la legge Mancino-Reale, le condotte di istigazione e di violenza finalizzate alla discriminazione in base all’identità sessuale della persona, definita come l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti:
a) il sesso biologico della persona;
b) la sua identità di genere (la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico);
c) il suo ruolo di genere (qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna);
d) l’orientamento sessuale (l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi)”.

[Fonte 1]
Nota di aug.
Isabella Piro_ prof. ordinario diritto romano e diritti dell’antichità
I grassetti nell’articolo che ho copiato sono miei
https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-06/omofobia-nota-cei-vescovi-italia-legislazione-educazione.html

[Fonte 2]
https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/06/10/news/omofobia-i-vescovi-italiani-non-serve-una-nuova-legge-rischio-derive-liberticide-1.38951140

[Fonte 3]
https://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=18&codice=leg.18.pdl.camera.107.18PDL0005470&back_to=https://www.camera.it/leg18/126?tab=2-e-leg=18-e-idDocumento=107-e-sede=-e-tipo=

[Fonte 4]
Ne ho scritto (ovviamente documentando) in diariealtro del 5 gennaio 2018
“La crudeltà stupida che appaga e paga”. https://diariealtro.it/?p=5485

[Fonte 5]
28 ottobre 2018 La prima proposta di legge della senatrice Segre
https://diariealtro.it/?p=6180

13 Giugno 2020Permalink

15 aprile 2020 – Schiavi della pubblica opinione producono schiavi.

Chi guardasse il calendario del mio blog ad ogni 16 aprile potrà leggere
1995 Pakistan: assassinio del sindacalista Iqbal Masih. Aveva 12 anni
Da allora il 16 aprile è Giornata Mondiale contro la schiavitù infantile –
Istituita in memoria di Iqbal, un bambino pakistano che a soli cinque anni viene consegnato ad un fabbricante di tappeti. Una fabbrica in cui i lavoratori sono tutti bambini che in regime di totale sfruttamento vengono costantemente percossi per ogni minimo errore di lavorazione o per ogni cenno di rimostranza. Iqbal riesce a scappare e, da un incontro con un’attivista per i diritti minorili, comincia la sua battaglia anti-sfruttamento e inizia a lottare contro la schiavitù infantile. La sua piccola voce, le sue denunce, fanno il giro del mondo raggiungendo una tale forza da costringere la fabbrica dove lavorava, e molte altre, a chiudere. Tuttavia è proprio in questo frangente che il bambino pakistano diviene un bersaglio e sarà a causa della sua denuncia che sarà ucciso il 16 aprile 1995.

Con mia meraviglia i giornali oggi ne parlano, ne parla la giornalista di Prima Pagina.
Nel mio blog, oltre alla data, c’era una nota promemoria con cui l’avevo associato ad altri bambini con storie d’attualità
Si può leggere il 28 settembre 2019 con il link https://diariealtro.it/?p=6897
Lascio perdere diariealtro e cerco di capire che succede

Ieri La Stampa aveva un breve articolo di Andrea Riccardi, ex ministro e fondatore della comunità di Sant’Egidio che evidenzia come regolarizzare gli immigrati sarebbe vantaggioso e giusto.
L’articolo non è leggibile ai non abbonati e non trovo più il quotidiano sparito fra quelli che cerco disperatamente di leggere con esiti deprimenti per l’insufficienza del tempo-

Mi soccorre un articolo on line
Coronavirus, Riccardi: ‘Regolarizzare immigrati irregolari, potenziali focolai di infetti’
L’articolo è firmato da Pasquale De Marte e accanto trovo anche l’indicazione per un video di Chiara Esposito [fonte 2]

La guerra contro la diffusione del Coronavirus va combattuta su più fronti.
Uno di questi potrebbe essere quello delle persone che rischiano di sfuggire al controllo in quanto irregolari. E’ il caso dei migranti, molto spesso lavoratori stagionali ai limiti della schiavitù, che possono diventare un preoccupante veicolo di contagio. A lanciare l’allarme e a proporre misure di regolarizzazione straordinarie è l’ex ministro per l’Integrazione del governo Monti, Andrea Riccardi. Il fondatore della comunità di Sant’Egidio, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha spiegato tutte le problematiche connesse al mondo del lavoro e a chi è sul territorio italiano in maniera borderline o comunque irregolare.
Un esercito di invisibili in Italia
Non è un segreto che in Italia ci siano molte persone che lavorano senza un permesso di soggiorno. Come spiega lo stesso Riccardi, si tratta di persone provenienti dall’Est Europa che lavorano come colf, badanti e baby sitter. A loro si aggiungono indiani, africani o persone del Bangladesh che prestano il loro servizio e fanno la fame. “Non hanno – evidenzia l’ex ministro- diritti e fanno la fame”. A rendere più complicata la loro situazione, secondo Riccardi, ci sarebbe stata ,la loro esclusione dagli ammortizzatori sociali straordinari del periodo.
“E’ stato – fa sapere – un errore gravissimo lasciarli senza tutele”.
Tuttavia, secondo Andrea Riccardi, sotto il profilo strettamente lavorativo il problema va affrontato sotto due aspetti. Il primo è strettamente legato alla manodopera. “Secondo Confagricoltura – evidenzia – occorrono 200.000 lavoratori, sono a rischio la produzione e gli allevamenti”.
Per Riccardi, migranti decisivi nella ripresa
La richiesta di manodopera e l’emergenza sanitaria fa nascere, secondo l’ex ministro, la necessità di offrire maggiori garanzie per chi potrebbe lavorare nelle campagne e assistere gli anziani. Tenerli ai margini potrebbe diventare un rischio destinato a diventare sensibile sotto ogni punto di vista. “In Italia – ha detto – ci sono 600.000 migranti irregolari che vivono ai margini e possono alimentare focolai di infezione.
Occorre regolarizzarli prevedendo permessi di soggiorno temporanei per garantire la tutela sociale. Nella fase 2 ci sarà ancora più bisogno di loro”.
Riccardi ha fatto sapere che non vuole sentir parlare di sanatoria, ma necessità di regolarizzare gli immigrati che potrebbero giocare un ruolo decisivo nella ripresa del Paese.
Dopo il Ministro Teresa Bellanova che aveva palesato la necessità di manodopera straniera nei campi, un’altra voce arriva sulla stessa lunghezza d’onda.

Concludo ragionando sul nuovo modello di inclusione, tramite regolarizzazione

Invisibili utili che di conseguenza devono diventare visibili; adulti impegnati nel salvare i prodotti dell’agricoltura nel nostro territorio e badanti che devono salvare famiglie abbandonate con soggetti bisognosi di assistenza
Invisibili inutili e perciò abbandonati dalle istituzioni, dalle norme di legge, alle associazioni culturali, assistenziali, dalle chiese cristiane finalmente ecumeniche nell’accettazione che, a seguito della legge 94/2009, ci siano nati nel nostro territorio cui, accuratamente classificati per condizioni burocratiche, viene negato anche il nome .
Il metodo non è quello usato in Pakistan per il povero Iqbal ma è più morbido e possibilmente altrettanto efficace .

Schiavi della pubblica opinione producono schiavi.
Meritano segnalazione i pochi che si sono rifiutati di partecipare alla distruzione di nati in Italia, distruzione gradita all’indifferenza dei più.

Di seguito accanto ad ogni passaggio indico la data più recente in cui ne ho scritto nel blog diariealtro dove si possono trovare i link per risalire alle fonti.
Ha espresso il sui dissenso la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (e va segnalata in proposito l’attività del GrIS FVG) anche in sede congressuale nel 2014,
La ministra Lamorgese ha dato dignità alla circolare che affida ai comuni l’aggiramento eticamente e politicamente sostenibile dei comuni che la applicano. (7 settembre 2019)
Il consigliere Furio Honsell ha richiamato il ruolo dei comuni con una mozione approvata dal consiglio regionale del FVG (3 ottobre 2919) l.
Ha dato notizia della necessità di cambiare la legge il gruppo Convention on the Rights of the Child
anche con la pubblicazione del 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. (14 marzo 2020)
Ha consentito alla mia ipotesi il giurista Pietro Ichino
(direttamente al suo sito: https://www.pietroichino.it/?p=54020 )

FONTI
[fonte 1]
https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2020/04/14/news/coronavirus-andrea-riccardi-regolarizziamo-tutti-gli-immigrati-cosi-possiamo-evitare-il-contagio-1.38715498
[fonte 2]
https://it.blastingnews.com/politica/2020/04/coronavirus-riccardi-regolarizzare-immigrati-irregolari-potenziali-focolai-di-infetti-003115143.html

15 Aprile 2020Permalink

27 marzo 2020 – La senatrice Segre: una signora che sa ma non l’abbiamo ascoltata

Dolore e sgomento nel pensare che un effetto del corona virus è quello di aver imposto a molte persone la morte in solitudine.
E qualche medico o infermiere cerca di dare parola con la voce strozzata di chi ha visto troppo a chi è morto solo (un dolore che non sappiamo e forse non vogliamo immaginare).
E al dolore che non sappiamo si aggiunge l’altro di chi non c’era e non poteva esserci per un saluto.
Fra noi – lontana perché la nostra sorte oggi è stare lontani dalle persone care – c’è una signora che può parlarci della morte in solitudine perché lei, molti anni fa , ha visto.
Era una ragazzina imprigionata nel lager per la colpa di essere nata. Aveva visto ciò che è impossibile immaginare e poi sarebbe stato impossibile da far capire: ce lo ha ricordato Primo Levi. Un elemento di solitudine in più.

E’ la senatrice Segre: “A tutti la cosa che fa più paura è di morire da soli”

Il portale Pagine Ebraiche 24 ha pubblicato ieri una conversazione con Liliana Segre, ripresa da Repubblica. La senatrice racconta le sue sensazioni di fronte all’emergenza sanitaria da Covid-19. Una conversazione, più che un’intervista, come chiarisce lo stesso giornale.
“Sa cos’è: non ho niente di originale da dire, né la mia immaginazione, né la mia fantasia, né il mio buonsenso, né altro.. Sono abbastanza sbalordita da quello che succede. E la verità è che non c’è niente da dire. Forse in troppi parlano e dicono troppo”.
La Segre paragona la pandemia al diluvio universale. Racconta di aver chiesto a figli e nipoti di tenersi lontani e di essere molto prudente. E racconta anche tutto il suo sconforto, lei, sopravvissuta all’Olocausto, di fronte a quanto accade in Italia.
“Non posso dirle quello che vorrebbe sentirsi dire. Che mi sono buttata nella lettura, che approfitto di queste giornate, come ho letto fanno in molti, per mettere in ordine la casa, per ritrovare fotografie… Siccome lo faccio da tutta la vita, di ritrovare fotografie, di frugare nei cassetti della memoria, io ora non lo faccio. Adesso non faccio nulla, sono di una pigrizia spaventosa. Dormo; faccio le parole crociate, fantastiche perché non pongono il vero problema ma problemi più stupidi. E telefono. Mi telefonano in tanti, autorità e amici che da trent’anni non sentivo per sapere, come ha fatto lei, se sono ancora viva. Parlo con persone della mia età, ci trasmettiamo le nostre consapevolezze. E devo dire la verità, a tutti la cosa che fa più paura è di morire da soli. Io ho già visto quelli che morivano da soli, ma non credevo di essere ora anch’io in prima linea. È un grosso distacco, inimmaginabile”.                                                                     [fonte 1]
La voce di chi ha saputo rinascere
Molti parlano del domani e doverosamente si preoccupano degli aspetti economici di un futuro che in questo momento è difficile delineare. E’ giusto ma non basta.
La rinascita richiede il fondamento di un’etica condivisa, come fu nel dopoguerra.
Può dirci molto anche la voce di chi ha saputo rinascere se la sapremo ascoltare.
Il mese prossimo la senatrice Segre avrebbe dovuto parlare agli studenti in un incontro organizzato.
Sarebbe stato la chiusura non del suo dire ma del suo peregrinare instancabile per parlare, comunicare soprattutto ai giovani nelle scuole le ragioni di un doveroso mai più.
Aveva dato inizio a questo suo impegno a sessant’anni e così si era presentata in senato, dopo la sua nomina voluta dal Presidente della Repubblica
“Ritengo un mio grande dovere dare voce, dare luce a quei sei milioni di esseri umani che sono stati sterminati, non perché avessero fatto qualcosa ma per la colpa di esser nati”
In senato aveva proposto una legge che non venne discussa e che venne trasformata in mozione. Non sappiamo se dopo la tragedia del coronavirus ci sarà modo di realizzare quel percorso di : “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” che la senatrice ci aveva aperto.
Nella nostra regione ci fu un tentativo per far  conoscere quella proposta. Ne avremmo potuto condividere il significato, ma il tentativo fu rifiutato e il rifiuto venne sigillato dal silenzio costante di una diffusa indifferenza.
In questo momento quel ricordo fa male .  Un virus il cui agire è ben lontano dall’essere concluso ha interrotto molto anche delle vite di tutti noi.
Erano parole, quelle della proposta della senatrice che, se comprese e condivise con lucida responsabilità, ci aiuterebbero a costruire condizioni che rendano possibile impegnarci a superare una situazione di difficoltà con la necessaria condivisione che non consente di aggiungere ingiustizia alla tragedia. Ne avremmo bisogno, ma abbiamo saputo dire no, con la lucidità che vuole trovare nell’altro il “nemico” , capro espiatorio di ogni difficoltà che sopraggiunga, lo strumento per rendere operativo l’odio per troppi ormai un fondamento di scelta politica che si è fatta convincente.
Avremo bisogno della parola di una signora saggia, che era riuscita a trasformare il dolore in una proposta di vita sapiente.
“Dopo” la ascolteremo?                 [fonte 2]

Potrà accompagnarci una canzone?
Io non mi intendo questo tipo di espressione ma provo a trascriverne le parole.
Ci sono incappata per caso e mi ha incuriosito.

Ci salveremo tutti LOREN
Abbiamo bisogno dei ricordi belli
Per tenere lontano quelli brutti
E di sapere che alla fine
Ci salveremo tutti
La strada che facciamo a memoria
è di qualcuno che racconti
La nostra storia
Senza vittoria
Dei consigli giusti
Delle amicizie sbagliate
Di emozioni forti
Per i nostri corpi.
Abbiamo bisogno di silenzio
Per cancellare le certezze
Perché non puoi fare discorsi nuovi
Con parole vecchie
Di qualcuno che ci porti fuori strada
Mentre sentiamo di affogare
In questo fluido che
Molti chiamano aria
Demagoghe degli scarabocchi
E di un motivo che ci dia ancora la
Forza per guardarci
Siamo più di una sigaretta da fumare
Di un tatuaggio da fare
Di un neo sul naso da cancellare
Siamo più di una sigaretta da fumare
Di un tatuaggio da fare
Di un neo sul naso da cancellare
Mi…
Fonte: Musixmatch

[fonte 1]
http://moked.it/blog/2020/03/24/segre-la-grande-paura-morire-soli/

[fonte 2] Le parole che non abbiamo voluto ascoltare si possono leggere con il link che segue
www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/01067819.pdf

27 Marzo 2020Permalink

2 marzo 2020 – A proposito di covid 19 (alias corona virus)

Cerco informazioni su ciò che si può fare e non fare in Friuli Venezia Giulia e mi imbatto nel sito della protezione civile che propone un interessante commento all’ordinanza del 24 febbraio, firmata dal ministro della salute e dal governatore della regione.        [link in calce]
Il commento, evidentemente per dare più incisività alla lettura, è strutturato in forma di intervista e contiene una domanda e risposta interessanti, capaci di offrire chiarezza all’uso del linguaggio anche se quel linguaggio appartiene al ‘governatore’ della regione, assicurato nei media nell’esprimere la sua opinione per il ruolo che è suo anche ordinanza a prescindere.

Il passaggio dell’intervista che ho richiamato sopra non fa rifermento al governatore ma pone un problema per me di grande interesse.

«Domanda: Le attività economiche, agricole, produttive commerciali e di servizio rientrano nell’ordinanza per il contenimento e prevenzione di COVID-19?
Risposta: Le attività economiche, agricole, produttive commerciali e di servizio non rientrano nell’ordinanza per il contenimento e prevenzione di COVID-19, ivi compresi i pubblici esercizi e le mense. »

Le parole chiave per proseguire «non rientrano nell’ordinanza».

Quindi ciò che non rientra nell’ordinanza non ha significato né persuasivo né, tantomeno, prescrittivo.

Invece.
Il 29 febbraio ho ricordato nel mio blog alcune parole del presidente Fedriga, come diffuse dai sistemi di informazione.  Trascrivo di nuovo:                                                                  [collegamento in calce]

Udine, 24 feb. -«I migranti irregolari che venissero rintracciati sul territorio del Friuli Venezia Giulia verranno messi in quarantena in via precauzionale come richiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia».
Lo ha dichiarato il governatore Massimiliano Fedriga a margine di un incontro con i sindaci della Regione a Udine. Questa richiesta « ha ricevuto l’ok dal Governo» ha aggiunto il presidente del FVG.
Ho cercato l’evocato ok del governo e non l’ho trovato.

Mi sono chiesta allora la congruità nell’uso della parola ‘irregolari’ che non sono solidi geometrici mal costruiti ma esseri umani.
La parola ‘irregolari’ nell’ordinanza non c’è .
Indica una definizione burocratica appiccicata a categoria che quella definizione crea e che si annida in un modulo.
Non è nemmeno il timbro di un codice sul corpo, già noto nell’Europa del secolo breve, un riferimento visibile che i migranti irregolari si portino addosso come la campanella che nel Medio Evo suonava dal collo dei lebbrosi che, cacciati dalla città perché portatori di contagio, non dovevano essere avvicinati.
E’ una parola che il mio blog ha tante volte citato a proposito dei genitori dissuasi dalla paura indotta da quella parola a registrare la dichiarazione di nascita in Italia di un loro figlio, immeritevole del certificato di nascita, per essere appunto figlio di una persona ‘irregolare’.

Il governatore del FVG ha una visione olistica del problema

E in nome di questa visione il Presidente Fedriga si è impegnato, con l’appoggio di tutta la maggioranza che lo sostiene, a chiudere alla diffusione di un testo che, se noto, avrebbe potuto richiamare concetti precisi, il loro uso, il rischio della contrapposizione che si faccia ‘parola d’odio’, veicolata dal lessico più consueto e non per questo meno efficace.
In quadro culturalmente devastato dalla forza ammorbante del pregiudizio l’odio trova il terreno per diffondersi – e diventare se possibile operativo – anche nella banalità della vita di tutti i giorni.

Chi ha paura di una signora quasi novantenne, pur se senatrice a vita?
Ecco il documento che aveva impaurito il Presidente governatore e la sua maggioranza.
Il documento, sotto forma di mozione, era stato presentato dal consigliere regionale Furio Honsell il 19 febbraio dello scorso anno per essere respinto nella seduta N° 83 del 26 giugno scorso.

Mozione 55 Sulla necessità di completare l’iter e approvare al più presto il Ddl nazionale S. 362

VISTO il Disegno di legge nazionale S. 362 “Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, presentato in data 14 maggio 2018;
APPURATO che il suddetto disegno di legge non ha ancora iniziato l’esame presso la prima Commissione permanente a cui è stato assegnato in data 26 giugno 2018;
RAVVISATO che recentemente l’ODIHR (Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo), istituito dall’OSCE (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), ente che si occupa di censire gli hate crimes in diversi Paesi del mondo, ha aggiornato i dati relativi al censimento dei crimini d’odio, intolleranza o razzismo, perpetrati in Italia nel 2017, rilevando che i crimini sono aumentati di circa il 30% rispetto al 2016 e quasi del 60% rispetto al 2013;
CONSIDERATO che i suddetti dati, su stessa specificazione dell’ODIHR, potrebbero rappresentare una stima a ribasso in quanto basata su crimini riconosciuti come tali dallo Stato italiano, il quale riconosce quali crimini d’odio i reati previsti dalla legge Mancino del 1993, che però si limita a punire l’odio razziale;
RILEVATO che il Codice Penale italiano non prevede una definizione di “crimine d’odio” e di conseguenza una legislazione specifica dedicata ai crimini d’odio verso altre categorie a rischio come ad esempio persone con disabilità, LGBTQ o appartenenti a minoranze, quale che sia la connotazione;
ATTESO che numerosi sono i casi di cronaca che testimoniano crimini d’odio perpetrati anche nel territorio regionale;
Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale
1. ad attivarsi con le Presidenze di Camera e Senato e con la Presidenza del Consiglio affinché si inizi al più presto l’esame del Disegno di Legge citato al fine di velocizzare e rendere il più possibile condiviso il testo della legge e l’iter di approvazione;
2. ad attivare politiche di sensibilizzazione e promozione sul territorio regionale anticipando in tal modo i contenuti e il senso della proposta legislativa della senatrice Segre, con la finalità di ribadire e rafforzare la tradizione di civiltà e apertura della nostra comunità regionale

Link:
https://www.protezionecivile.fvg.it/it/la-protezione-civile/eventi/ordinanza-coronavirus-e-criteri-interpretativi

Collegamento a diariealtro del 29 febbraio:
https://diariealtro.it/?p=7138

 

2 Marzo 2020Permalink

29 febbraio 2020 – L’irregolarità burocraticamente definita non è un virus.

Ho scritto questa pagina, l’ho ribaltata, poi volevo lasciar perdere. Poi ho sentito otto e mezzo ed è emerso confuso il problema dell’informazione. E poiché c’è un fatto di informazione che mi turba molto non butto via niente e provo ad andare avanti.
Sento la necessità di dire una mia considerazione con cui ritengo di aver colto (se così è) un segnale di pericolo, il pericolo – in una circostanza definita – dell’irrazionalità impaurita che può essere facilmente condotta a esiti pericolosi per una convivenza decente e sicura. E temo che spesso questa deriva non sia casuale ma voluta e imposta.
Un gruppo di persone coinvolto nella paura indotta può essere utile perché facile da dominare. Temo infatti il rischio di abusi e scorrettezze sostenute da parole usate come arma contro gruppi di persone artatamente classificate per farsene, e fare per ognuno che accetti questa scelta, un nemico da combattere.

Da una settimana una Ordinanza che ho già diffuso, firmata dal Ministro della Salute e dal Presidente della Regione FVG, impone una serie di comportamenti che mi sembra sia necessario seguire in maniera uniforme non solo come opportune misure di prevenzione ma anche per non creare confusione in un momento particolarmente inopportuno.
La settimana scorsa, ad esempio, abbiamo immediatamente sospeso uno spettacolo che doveva svolgersi lunedì 24 nella sala conviviale della comunità di San Domenico e ora attendiamo di conoscere l’eventuale revoca o modifica dell’Ordinanza per considerare il da farsi.
È evidente che l’Ordinanza non può occuparsi d’altro che dei luoghi in cui il contagio può manifestarsi, dell’identificazione di persone la cui storia recente può aver messo in situazioni a rischio di contagio e delle misure igieniche di difesa di sé e degli altri .
Credevo che questi fossero i punti focali da tenere sempre in considerazione e in questo quadro si colloca una considerazione riportata dalla stampa: « E su proposta del governatore del Fvg, il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, nella riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi confinanti in programma martedì 25 febbraio, proporrà alle autorità slovene di avviare controlli di prevenzione sui passeggeri dello scalo aeroportuale di Lubiana». Si vociferava infatti di scarsi controlli in quell’aeroporto.

Fin qui tutto bene ma la fantasia del “governatore” del FVG è andata ben oltre e ha introdotto un elemento di rischio conclamato che è difficile da collocare in un quadro logico: la categoria dei migranti irregolari che sarebbero, in quanto tali, da ridursi in quarantena, sebbene quel termine non compaia in nessun punto dell’Ordinanza.
Copio un comunicato da tgcom24 che si ripete identico, trasmesso dall’agenzia askanews.

Udine, 24 feb. -«I migranti irregolari che venissero rintracciati sul territorio del Friuli Venezia Giulia verranno messi in quarantena in via precauzionale come richiesto dalla Regione Friuli Venezia Giulia». Lo ha dichiarato il governatore Massimiliano Fedriga a margine di un incontro con i sindaci della Regione a Udine. Questa richiesta « ha ricevuto l’ok dal Governo» ha aggiunto il presidente del FVG. (link 1 e 2 in calce)

Quale il senso, quale lo scopo?
Mi viene in mente che la parola quarantena evoca il contagio o almeno il rischio dello stesso e, associata all’irregolarità del migrante, può contribuire a creare un’aura di oscura paura e la paura si affida al respingimento come fosse un elemento per sé liberatore da intrusi pericolosi..
Se mai qualcuno glielo chiederà spero che il ‘governatore’ abbia spiegazioni più ragionevoli e che si mantengano nei limiti della ordinanza almeno finché c’è.

Però già successo qualche cosa di molto serio..
La dichiarazione che ho trascritto è stata letta senza contestualizzazione alcuna. Non è stato detto che quell’affermazione non faceva parte dell’Ordinanza né sottolineato che l’irregolarità non è un fatto fisico (è ridicolo scriverlo ma nel caos dominante non si sa mai) ma una caratteristica burocratica che non appartiene alle persone e viene loro attribuita al massimo della convenzionalità.
E purtroppo il fatto di essere letta alla TV ha dato a quella notizia un connotato di autorevole certezza finale: gli immigrati sono i nuovi untori e gli irregolari lo sono in forma così vistosa da meritare una definizione propria
.
(link 1) https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/coronavirus-fedriga-friuli-v-g-migranti-irregolari-in-quarantena_15264721-202002a.shtml
(link 2) http://www.askanews.it/cronaca/2020/02/24/coronavirus-fedriga-migranti-irregolari-in-quarantena-pn_20200224_00231/

29 Febbraio 2020Permalink

10 febbraio 2020 – Succede a San Daniele del Friuli.

Un “eppure” di Giampaolo Carbonetto
http://carbonetto-udine.blogautore.repubblica.it/2020/02/10/quei-monconi-di-svastica/

Trascrivo volentieri:

Quei monconi di svastica
A San Daniele hanno appiccicato un cuore di carta di colore rosso fuoco sopra una svastica nera tracciata con un pennarello grosso sul muro esterno della casa in cui ha abitato da bambina Arianna Szörenyi, deportata a undici anni nei Lager nazisti e poi fortunatamente tornata in Italia con la sorella – due vive su nove deportati della famiglia – a raccontare a tutti l’irracontabile orrore della Shoah. Poche ore dopo il comune di San Daniele ha deciso di cancellare tutto, togliendo il cuore e ridipingendo il muro di bianco.
È una storia emblematica di come le simbologie possano essere importanti, ma possano anche rivelarsi fuorvianti se si va di fretta, se non le si analizza con la dovuta attenzione. Un cuore posto sopra una svastica, per esempio, è un simbolo bellissimo, ma anche pericolosissimo. Bellissimo perché vuole affermare che il bene prevale sul male e che può farlo senza abbassarsi al livello di chi il male lo pratica con convinzione. Pericolosissimo, in quanto, oltre a farci illudere che inevitabilmente l’amore sia destinato a vincerla sull’odio, ci fa commuovere e il velo di graditissime lacrime che ci inumidiscono il ciglio ci rende un po’ più arduo vedere che la realtà è ben diversa dall’illusione.
Non so se quella di sovrastare la svastica con un cuore sia stata una scelta ragionata, oltre che assolutamente benemerita, ma la decisione di non coprire completamente l’orrendo simbolo del nazismo e di lasciarne apparire ancora i quattro monconi, ha anch’essa un alto significato simbolico perché ci ricorda che i buoni sentimenti sono fondamentali e sono alla base di tutto, ma anche che da soli non possono bastare: per cancellare anche quei monconi occorrono ancora molte altre cose: cultura, solidarietà sociale, apparati legislativi e volontà di metterli in pratica.
Quando il padri costituenti, hanno scritto la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione – «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» – non pensavano certamente che sarebbe venuto al mondo un idiota che pensasse di poter fondare letteralmente un nuovo Partito nazionale fascista: ovviamente pensavano, con quel «sotto qualsiasi forma», a ogni possibile azione volta a porre le basi per la rinascita di un’organizzazione politica che, pur sotto nome diverso, avesse le stesse basi autoritarie, antidemocratiche e discriminatorie che hanno dominato l’Italia per un orribile ventennio. E oggi ci appare un po’ strano leggere di sentenze nelle quali si stabilisce che il saluto romano è legittimo, che è lecito festeggiare con canti, labari e lugubri cortei il compleanno di Mussolini, mentre sventolano bandiere della Repubblica sociale italiana, quella nazista ancor più che fascista. E anche vedere che alle elezioni si presentano partiti ben attenti a non usare la parola “fascio” o derivati nel proprio nome, ma esplicitamente orgogliosi di proclamarsi eredi di una dittatura schifosa. E constatare che ci sono altri partiti che, se conviene, a questi si alleano.

Anche per questo avrei preferito che quel cuore che vuole cancellare la svastica fosse rimasto visibile un po’ più a lungo. Molte volte – e spero che questa non si aggiunga a tante altre – cancellare è sinonimo di dimenticare. E dimenticare non soltanto non si deve, ma davvero non si può. Perché il fascismo è stato le leggi razziste del ’38, presupposto alla deportazione nei campi di sterminio di uomini e donne, bambini e anziani; è stato le spedizioni di aggressione coloniale con il primato mondiale del primo uso di gas venefici in guerra; l’ingresso in guerra a fianco dell’orrore nazista; l’uccisione di Matteotti, dei fratelli Rosselli, di Amendola e di tanti dissidenti; l’invio al confino di molti che si opponevano perché si rifiutavano di smettere di pensare; è stato la soppressione della libertà di stampa, l’eliminazione della maggior parte dei diritti civili, la dissuasione violenta nei confronti del libero pensiero. Perché il fascismo è stata la negazione dell’umanità mentre la Resistenza, di quella stessa umanità, è stata la più alta affermazione laica.
Si avvicina il 25 aprile ed è il caso di ricordare ancora una volta, proprio sotto la spinta dei vigliacchi di San Daniele, che la Liberazione non è mai stata, né mai sarà una festa “di” tutti perché non tutti hanno accettato quella che è stata una lotta “per” tutti. Si dirà che in quel giorno bisogna cercare la riconciliazione nazionale. D’accordo! Ma una volontà di pacificazione non può vivere sulla mascalzonaggine; può smussare certi spigoli, ma non può colmare abissi.
Già si sentono le voci che diranno che in quel giorno non bisogna fare politica. Ma essere antifascisti è fare politica; credere nella democrazia è fare politica; non mediare su certi principi è fare politica; ricordare che l’articolo 1 della Costituzione nata dalla Resistenza pone il lavoro a fondamento di tutto è fare politica; ribadire che la preminenza spetta sempre ai bisogni degli uomini e non a quelli dei bilanci è fare politica; celebrare il 25 aprile con i ragazzi, affinché tutte le generazioni siano consapevoli della nostra storia e diventino, prima che sia troppo tardi, sensibili e attente a ogni pur minimo, ma progressivo degrado etico e democratico è fare politica; perché dire che l’indifferenza e il non prendere posizione, sono già complicità è fare politica.
E si dirà anche che fischiare chi tenta di sminuire il valore della Resistenza sarebbe un’inopportuna maleducazione istituzionale. Vero! Ma un’istituzione è ancora tale se fa di tutto per non esserlo?
           Anche un fischio può essere politica se prefigura la ricerca del bene della polis.

Ebrei perseguitati a San Daniele                                                      novembre99
Allego anche la foto di un mio vecchio articolo (novembre99) pubblicato .. nell’altro secolo dal mensile Confronti

 

10 Febbraio 2020Permalink

7 febbraio 2020 – NASCITE INVISIBILI per legge

Nascite Invisibili,  resistenti nonostante l’UNICEF
(Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia)

Il rapporto “Birth Registration for Every Child by 2030: Are we on track?”
(Registrare alla nascita ogni bambino entro il 2030: siamo sulla strada giusta?)
analizza i dati di 174 Stati e mostra che a livello globale, negli ultimi dieci anni,
la percentuale di bambini sotto i 5 anni regolarmente registrati all’anagrafe nazionale
è aumentata di circa del 20% passando dal 63% al 75%.

«Abbiamo fatto molti progressi, ma ancora troppi bambini non vengono registrati»
ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’UNICEF.

«Un bambino non registrato alla nascita è invisibile:
non esiste per il governo o per la legge.
Senza prove che ne attestino l’identità, i bambini restano
spesso esclusi dall’accesso all’istruzione, alle cure mediche
o da altri servizi di prima necessità,
e sono più vulnerabili allo sfruttamento e agli abusi.»

Nel mese di settembre 2015 i governi dei 193 Paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto

«l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile,
un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità».

Questo programma si struttura per obiettivi.
L’obiettivo 16 propone di
«Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile ,
garantire a tutti l’accesso alla giustizia, e creare istituzioni efficaci,
responsabili ed inclusive a tutti i livelli».

E, più specificatamente , il punto 9 recita
«Entro il 2030, fornire identità giuridica per tutti ,
inclusa la registrazione delle nascite».

Tutto chiaro? E in Italia siamo tranquilli ?   Purtroppo no

Italia controcorrente

Per rendersene conto è bene leggere la nota agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile
che rimanda alle Raccomandazioni avanzate all’Italia dal Comitato ONU
sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a febbraio 2019 e anche qui
proviamo a scegliere un punto specifico di particolare interesse
perché la legislazione italiana si oppone all’obiettivo 16.9 delle NU,
seguendo un percorso inverso almeno per una determinata categoria di persone
.
Leggiamo infatti nel 10mo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio
della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (nota al cap.3.1):

«Si evidenzia come i nati in Italia da genitori senza permesso di soggiorno
potrebbero essere a rischio di mancata registrazione (cosiddette nascite invisibili)
a causa della legge 94/2009, che ha introdotto il reato di ingresso e soggiorno irregolare
e successivo obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio.
Nonostante la circolare esplicativa n.19/2009 del Ministero dell’Interno,
nonché la successiva legge 67/2014 che ha di fatto depenalizzato
il reato di ingresso e soggiorno irregolare autorizzando il Governo
a convertire la fattispecie in una sanzione amministrativa,
la Legge 94/2009 continua ad essere in vigore e potrebbe indurre in errore genitori
in posizione irregolare, portandoli a non provvedere alla registrazione alla nascita
dei figli per paura di essere identificati».

Un nodo gordiano.
A questo punto è chiaro che se un genitore non denuncia un figlio nato in Italia manca
al suo dovere ed è suscettibile di sanzione se lo denuncia rischia una sanzione
e in ogni caso la piccola spia, ignara ma efficace, vede violato il suo diritto fondamentale
che il Codice Civile, all’art. 1, così chiarisce
“la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita”.
E’ ben vero che di recente una circolare del Ministero dell’Interno ha affermato che
«per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita …
non devono essere esibiti documenti di soggiorno, trattandosi di dichiarazioni rese,
anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza della situazione di fatto»
.

E fermo restando che è necessario dare una informazione corretta, con attenzione particolare
ai soggetti minacciati, la direttiva precisa che
«alla corretta applicazione della direttiva appena enunciata
esercitano i loro poteri di vigilanza i Prefetti,
dal momento che gli ufficiali di stato civile sono tenuti ad uniformarsi alle istruzioni
che vengono formulate a livello centrale dal ministero dell’Interno».

Svelando odio e indifferenza. Ripensare con la senatrice Segre
Solo una politica mirata a costruire il disprezzo per ‘l’altro’ , se non l’odio,
può aver garantito il permanere di una norma mostruosa
come quella che inutilmente da dieci anni minaccia.
E non minaccia solo chi è nato da genitori che la legge italiana
vuole siano “sbagliati” ma ci minaccia tutti perché apre una crepa
che diventerà voragine nella trasformazione dei diritti umani in privilegi per categorie esclusive
..
Dice la ministra Lamorgese associandosi a parole della senatrice Segre che l’odio
«è un’emergenza culturale e civile. Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Inconsapevolezza di quali ferite si aprano nel ridare corpo a certi fantasmi.
Io a questo fallimento non voglio rassegnarmi e penso non sia giusto rassegnarsi».
Non è giusto ma molti ci riescono.

7 Febbraio 2020Permalink