21 ottobre 2012 – Una speranza per i bambini ridotti a fantasma?

Le segnalazioni sono state aggiornate

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Sono tornata al sito tanto praticato in passato della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM). Non dimenticherò mai che il loro impegno ha fatto sì che fra le tante infamie presenti nel ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94-2009) non ci sia la violazione del segreto sanitario per le persone prive di permesso di soggiorno.
Ne ho scritto nel mio blog più volte (si veda il tag ‘segreto sanitario).
Forse altri se ne occuparono ma dove io vivo arrivò solo questa voce e, in quel caso, l’opera di prevenzione esercitata nella società civile fu determinante: il tragico, grottesco pacchetto divenne legge con voto di fiducia, condizione che ammutolisce chi in parlamento si oppone, pur senza nulla sottrarre alla voce che costoro possono esprimere come politici pensanti quando di pensiero siano capaci oltre qualsiasi slogan. Ma il segreto sanitario fu salvo anche per i migranti irregolari.
Nelle relazioni del recente XII Congresso della SIMM ci sono tante notizie interessanti per cui invio al sito, limitandomi ad informare su una soltanto.

9 ottobre 2012. Conferenza stampa sul XII Congresso SIMM

Traggo il passo che desidero riferire dall’ampia Scheda per la stampa del sito SIMM

“Al Ministro della Salute Prof. Renato Balduzzi, che ha assicurato la sua presenza il 12 ottobre, consegneremo il documento finale con le nostre Raccomandazioni, una serie di proposte concrete, come quelle di cercare una uniformità di applicazione della normativa nelle varie realtà locali in un’ottica di inclusione e non discriminazione e di garantire il Pediatra di libera scelta per ogni bambino indipendentemente dallo status giuridico, proposte su cui il Ministro si era impegnato a discutere dopo l’incontro dell’11 maggio scorso con una delegazione SIMM e su cui si è favorevolmente pronunciato in questi ultimi giorni”. 

Pochi giorni dopo la stessa SIMM scriveva ancora

12 ottobre 2012. Ministro Balduzzi annuncia documento su assistenza salute migranti. Il Comunicato stampa del Ministero della Salute n°206 annuncia che il Ministro della Salute, prof. Renato Balduzzi, ha trasmesso in data 12 ottobre 2012 alla Conferenza Stato-Regioni un Documento per la corretta applicazione della normativa dell’assistenza sanitaria alla popolazione straniera. Il Ministro lo ha annunciato in un videomessaggio al XII Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, in corso a Viterbo, al quale era prevista la sua partecipazione poi annullata per impegni istituzionali.

Anch’io ho qualche cosa da dire

Non so se e quanto la promessa Balduzzi avrà esito nella realtà  Spero che, comune vada, ne avrò notizia e, in tal caso, la comunicherò.
Voglio però sottolineare il fatto che con questo impegno – e il suo sperabile risultato – la SIMM ha agito nel suo stretto ambito di competenza nel settore sanitario.
A questo punto, se la promessa sarà mantenuta, ci sarà un codice per identificare –solo agli effetti della cura – i ‘bambini clandestini’ protetti dal segreto sanitario e garantiti al loro diritto alla salute almeno limitatamente all’ambito di cura (la salute è molto di più).
Inoltre (e ciò è un bene) l’intervento di cura non sarà occasionale – come succede in una situazione precaria quale può essere assicurata anche dal più nobile dei volontariati – ma certo, come quello che deve essere assicurato a un bambino non clandestino o, se preferite, non ridotto a stato di fantasma vivente.
Inoltre i pediatri, riconosciuti nella loro funzione di sanitari finalmente regolarmente esercitata anche in queste situazioni, saranno regolarmente retribuiti: e ciò è giusto.

Con che nome i pediatri convenzionati registreranno i piccoli pazienti fantasma?

I figli di immigrati irregolari, come tante volte ho scritto, non hanno diritto per legge alla registrazione anagrafica e ne consegue per logica conseguenza l’assenza di un nome che non sia quello loro garantito dall’amore dei genitori che vorrebbero dire ‘questo è mio figlio’ ma non possono. La legge glielo vieta.
Certamente una circolare che contraddice la legge crea poi una scappatoia (e anche di ciò ho scritto il 15 marzo 2011 – e non solo – si veda la voce anagrafe nei tag) ma l’infamia di quella legge pesa sulle spalle di tutti noi come una vergogna nazionale.
Io non posso fingere che la legge non esista: la circolare è un’utile scappatoia ma non ci dà la dignità che ci è dovuta come cittadini/e consapevoli.
Tutta questa partita appartiene alle istituzioni e alla politica, non evidentemente alla sanità che cercato di fare il suo dovere.

Chi vuole i bambini fantasma

Se non posso far colpa ai parlamentari dissenzienti (e so che ce ne sono) dalla legge 94 (ho ricordato sopra il voto di fiducia) faccio una colpa che mi ripugna al silenzio di tutti i politici, non solo parlamentari ma anche sindaci che dovrebbero sentirsi offesi dal vulnus che la legge 94 impone al loro compito di farsi garanti della popolazione che nasce e vive nel loro territorio. A questo proposito ricordo un episodio squallido e ridicolo: mentre era ancora parlamentare l’on. Orlando aveva presentato una proposta di legge per sanare il vulnus inserito nel nostro ordinamento dalla legge 94 (l’avevo pubblicata nel mio blog 5 dicembre scorso).. Poi l’on. Orlando è diventato sindaco di Palermo e gli altri due firmatari sono piombati in un orribile totale silenzio e di quella proposta nessuno si è occupato più.
Per ciò che concerne la società che fu civile …i neonati non vanno in piazza, non riempiono sale di convegni … e perciò non vale la pena occuparsene con la determinazione dovuta.
Trascrivo però un comunicato del GrIS (Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia della SIMM), che avevo pubblicato nel mio blog il 24 ottobre 2011, con cui un gruppo di medici e operatori sanitari del FVG seppe esprimere non solo la dignità della propria professione ma anche quella di cittadine e cittadini consapevoli.

Ecco il passo del Comunicato GrIS del FVG.

L’assenza di un certificato di nascita comporta gravi conseguenze per la tutela della salute.Siamo al corrente che è stata precipitosamente emanata dal governo, a pochi giorni dall’approvazione del ‘pacchetto sicurezza’ una circolare interpretativa che apre una procedura che rende possibile la registrazione anagrafica delle nascite.
Ma ciò non basta.
La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”.
Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 (cd. pacchetto sicurezza).

 

 

21 Ottobre 2012Permalink

3 settembre 2012 – Quando l’attualità è incomprimibile

Ho più volte citato Giancarla Codrignani, scrittrice, giornalista, già parlamentare nelle Sinistra Indipendente, particolarmente interessata ai temi della pace e della nonviolenza, sempre attenta al punto di vista delle donne e molto altro ancora.
Oggi riporto un suo articolo come pubblicato nell’agenzia stampa Adista Notizie (n. 31 08 settembre 2012).
Si veda anche il mio scritto del 29 agosto.

Il comune senso del diritto

Il comune senso del diritto è laico. A molti italiani, in particolare cattolici, deve venire insegnato da autorità superiori, come la Corte europea di Strasburgo, che ha accolto il ricorso di due genitori, portatori sani di malattia genetica, contro la legge italiana sulla fecondazione assistita, che, limitando la diagnosi preimpianto solo ai casi di sterilità, interferisce nella vita privata e familiare delle famiglie. Doveva intervenire la Corte a stabilire che la legge 40 viola la Convenzione europea sui diritti dell’uomo e appare incoerente con la legislazione italiana sull’interruzione volontaria di gravidanza che consente l’aborto quando il feto è portatore delle stesse malattie; è stato anche imposto al nostro paese di pagare 15.000 euro di risarcimento oltre alle spese legali, a meno che il governo non ricorra in appello.

La legge 40 del 2004 ha testimoniato fin dall’origine che le strumentalizzazioni politiche nel nostro paese condizionano la laicità e insidiano i diritti individuali. Infatti stiamo parlando di una norma che, come l’interruzione di gravidanza (di cui è l’esatto contrario), è volontaria e non obbliga nessuno a praticarla, mentre consente a persone sterili o portatrici sane di malattie genetiche di fruire della ben legittima possibilità, oggi consentita dalla scienza, di avere un figlio. Tutti sanno che molti italiani interessati alle pratiche di fecondazione assistita emigrano in paesi in cui non esiste il capestro falsamente moralistico della nostra norma e che solo pochi ricorrono ai tribunali e, come il caso di cui stiamo parlando, alla giustizia europea: all’occhio del comune consumatore di notizie sembrano persone coraggiose, mentre sono soltanto cittadini responsabili.

Il referendum che doveva abrogare la legge 40 ha rappresentato una grande sconfitta: abbiamo subito perfino il grave sfregio alla Costituzione e al Concordato da parte del Presidente della Cei, a cui è stato consentito invitare gli italiani a disertare il voto (la chiesa cattolica poteva legittimamente esprimersi per il no), mentre il governo Berlusconi (proprio lui) difendeva gli embrioni e l’opposizione non sembrava in grado di sostenere convenientemente un elettorato disinformato.

Ancora una volta il partito delle notti di Arcore approfitterà dell’occasione e si esprimerà per il ricorso, mentre il ministro della sanità Balduzzi, esaurito il tormentone del conflitto di principi tra il bene giuridicamente soggettivo dell’embrione e la salute della madre, interpellerà la Gran Chambre per ribaltare la sentenza.

Ci risiamo. Ci ritroveremo sulla piazza CL e il Movimento per la vita, con Casini che allerterà i sodali cattolici del PD per prevedibili ricatti. Ci mancherebbe solo che si mettesse nel gioco Beppe Grillo per ridurci alle giaculatorie. Almeno per la sperimentata diffidenza di noi donne, conforta poco che radicali, sinistre e cattolici responsabilmente laici non abbiano dubbi e intendano procedere a una rapida revisione della legge 40. C’è da temere che invece sarà conflitto e che a qualcuno non parrà vero gettare sul tavolo elettorale quella soggettività dell’embrione che, obiettivamente, non potrà mai giuridicamente diventare persona prima di essere uscito dal grembo materno, ma che la Chiesa cattolica idealizza e ideologizza, ancora una volta con la pronta reazione del card. Bagnasco. E qualche politico si darà da fare per metter mano non alla legge 40, ma alla 194.

Il primate americano card. Dolan insegna: chiude con la sua preghiera la convention di Mitt Romney, mormone, ma fiero oppositore di Obama “l’abortista” che ha lasciato l’interruzione volontaria di gravidanza a carico del servizio sanitario nazionale. Ancora una volta, signori, si gioca sul corpo della donna.

3 Settembre 2012Permalink

29 agosto 2012 – Ancora stato e chiesa (ovviamente cattolica)

Tornando a casa dopo alcuni giorni di assenza volevo riprendere il mio diario “Il cammino di Santiago” (che dovrei spicciarmi a concludere) ma ancora una volta l’attualità entra di prepotenza nel mio blog.
Poichè so che alcune persone se ne erano incuriosite segnalo il tag ‘viaggio Spagna 2012’ da cui è possibile raggiungere tutte le puntate del diario.

Il card. Bagnasco difende la legge italiana

Ricopio da un articolo di Repubblica che si può trovare sul sito on line del quotidiano (per entrambe le citazioni che mi appresto a trascrivere riporto per intero il link per dare a chi lo voglia una sicura possibilità di verifica).

STRASBURGO – La Corte europea dei diritti umani rimette in discussione la legge 40. E’ infatti stata bocciata la parte della normativa che riguarda l’impossibilità per una coppia fertile ma portatrice sana di fibrosi cistica di accedere alla diagnosi preimpianto degli embrioni.

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/08/28/news/procreazione_la_corte_europea_
boccia_parte_della_legge_40-41595506/?ref=NRCT-41657070-4

In altro articolo però leggiamo in riferimento alle dichiarazioni del card. Bagnasco:

Dal numero uno dei vescovi [……] l’affondo sulla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che demolisce la legge italiana in materia di fecondazione assistita: “Singolare superamento della giustizia italiana”.

http://www.repubblica.it/politica/2012/08/29/news/bagnasco_rifondare_politica_e_stato_
legge_40_magistratura_italiana_surclassata-41653302/?ref=NRCT-41657070-3

Fermo restando il diritto di Sua Eminenza a dire ciò che pensa – e dei mezzi di informazione a riportarlo – resta anche il diritto mio a dichiarare dove posso che non mi va di essere presa in giro.
Nel 2005 il card Ruini (e la sua esortazione fu capillarmente diffusa) dopo aver espresso (ed era suo diritto) un parere negativo sulla legge 40 invitò con craxiano successo gli italiani a non andare a votare per il referendum abrogativo della legge stessa (ora non ricordo se l’abrogazione era totale o parziale).

E questo invito non era suo diritto. Allora io cercai di dirlo quanto potevo a quanti potevo.
Ora glielo dice il suo successore card. Bagnasco.
Se la pronuncia dei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo  rappresenta “un singolare superamento della giustizia italiana” posso dire che –a mio parere- il riferimento consapevolmente autorevole non a scelte di coscienza di cattolici ma all’impianto stesso di uno strumento di democrazia previsto dalla Costituzione rappresenta una scelta di sapore eversivo?
Eminenze mettetevi d’accordo. Il referendum non è uno strumento della vostra pastorale e il rispetto della legge – che nulla toglie alla libertà di scelta e non impone a nessuno che non lo voglia azioni che la chiesa cattolica giudica moralmente sbagliate- o vale o non vale.

Quando la memoria è lunga

Nel 2005 trovai nello studio del mio medico di base un pacchetto di volantini del movimento Scienza e Vita che invitava a non votare al referendum sulla fecondazione assistita. Convinta che fosse  una intrusiva iniziativa di qualche propagandista del settore ne avvisai il medico che mi disse di essere lui l’autore del deposito.
Allora avvicinai persone che sapevo esserne clienti (e non cattoliche) per vedere se erano disposte a denunciare con me all’Ordine dei medici l’uso di quell’ambulatorio per una propaganda che non avrebbe dovuto trovarvi spazio.
Ne ricevetti una risposta negativa e non proseguii su quella strada.
Mi limitai a cambiare medico: non potevo affidare la mia salute a chi presupponeva di interferire con i miei diritti di cittadina spero consapevole.

29 Agosto 2012Permalink

3 aprile 2012 – Nuovo corso4 … e altro ancora

A mia futura memoria

4 aprile 1949 a Washington viene fondata la NATO
6 aprile 1992- 2omo anniversario dell’inizio dell’assedio
                           di Sarajevo 
7 aprile  Pesach (o Passover – Inizia la settimana della Pasqua 
                       ebraica –  anno 5772  del calendario ebraico)
8 aprile  Pasqua    –     Festa del Vesakh, principale festa
                                           buddhista
9 aprile 1945  le SS impiccano Dietrich Bonhoeffer
11  aprile 1963   Giovanni XXIII promulga la Pacem in terris
11 aprile  1987   muore Primo Levi
16 aprile 1995  Pakistan  ucciso il sindacalista Iqbal Masih.
                               Aveva 13 anni
17 aprile 1961  Cuba. Fallisce lo sbarco di anticastristi nella Baia
                              dei Porci
20  aprile 570   nascita del profeta Muhammad (che normalmente
                               chiamiamo Maometto)
26 aprile 1986  Ucraina: scoppia il reattore nucleare di Chernobyl
29  aprile 1944  rivolta del ghetto di Varsavia
30  aprile 1982  A Palermo Cosa Nostra uccide Pio la Torre

Altro ancora: una notizia triste e preoccupante

Ho trovato la notizia  Sanità, dalla chiesa sì alla riforma  sul Messaggero Veneto del 23 marzo.
«L’arcidiocesi di Udine ha dichiarato la sua opzione per il riassetto territoriale della sanità regionale. Condivide l’ipotesi di Azienda sanitaria unica, in cui sino scorporati e autonomi i maggiori ospedali e gli Ircs, propone la suddivisione del territorio in quattro macrozone, ognuna con proprio direttore sanitario, stabilisce la ripartizione vincolante delle risorse assegnate alla spesa ospedaliera e a quella assistenziale e sociosanitaria; meccanismi di elasticità interna, per poter evitare che alcune risorse economiche finalizzate non possano essere spese pienamente, mentre su altri fronti si patisce il sottofinanziamento cronico».
E ancora: «interviene sulla necessità di rivedere al spesa storica, di ripensare il rapporto fra Comuni e Azienda sanitaria, di convertirete alcuni ospedali in RSA, Day hospital, Day surgery , strutture riabilitative, strutture di accoglienza per l’anziano e per altre patologie croniche».
Ricordate il 2005 quando l’allora segretario di stato card. Ruini si fece beffe dell’istituto del referendum, invitando i già cittadini ma ormai sudditi italiani a non andare a votare?
Anche se l’oggetto della proclamazione è diverso la cultura è quella evidentemente condivisa dall’ossequioso, servile silenzio di tutte le forze politiche e sociali comunque collocate (e se hanno parlato la loro voce aveva scelto il tono del pigolio).
E se costoro, in massa, non fanno il loro lavoro perché la gerarchia cattolica non dovrebbe straripare?

Altro ancora: una notizia squallida

La signora Monti (che giustamente precisa non essere lei la first lady italiana ma è pur sempre la moglie del presidente del consiglio) ha concesso un’intervista al direttore della rivista Chi, tale Signorini.
Se fossi così sciocca da pensare a una intemperanza della signora non me ne preoccuperei ma ritengo invece che tale iniziativa abbia avuto la collaborazione di chi nello staff del presidente si occupa della pubblicità del medesimo.
Quale immagine hanno lo staff del presidente, il presidente medesimo e la signora che si è lasciata, in verità con poca eleganza, adoperare, degli italiani cui si sono rivolti attraverso Chi, anche altrove pubblicizzato per l’occasione? Rabbrividisco. Spero che  nell’attività politica (tecnica o meno che sia) il Presidente sappia raffigurarsi un target diverso.

3 Aprile 2012Permalink

9 febbraio 2012 – Alcuni casi interessanti di corretta giustizia

Una vetrina ad Adro (BS).

Nella vetrina della sede della Lega Nord di Adro (BS) si poteva leggere il manifesto che con fatica trascrivo: “Cara la me romana [Romana  è il nome della vittima] sono tutti bravi a fare i culattoni con i culo degli altri (tipico dei comunisti: quello che è tuo è mio e quello che è mio è mio) portatelo a casa tua il beduino sfrattato (non paga l’affitto da due anni) poi nella casa del comune ci mettiamo  gente anziana e bisognosa ma di Adro. Prima i nostri e poi gli altri! W la lega nord W Bossi”
Nel sito dell’Asgi si spiega l’origine di quel manifesto: “Con tutta evidenza, il manifesto trae origine dall’opposizione manifestata dalla segretaria locale della CGIL nei confronti delle politiche e dei comportamenti adottati dalla Lega Nord locale, partito di maggioranza nel consiglio comunale (tra cui la famosa apposizione di centinaia di simboli della Lega Nord, il c.d. “Sole delle Alpi”, sulle suppellettili e sulle strutture della scuola comunale) nonché del suo impegno a favore dell’inclusione sociale e della non discriminazione degli immigrati residenti.  …Più nell’immediato, la frase si riferiva all’impegno dell’interessata a favore di una famiglia di immigrati che era stata oggetto di una procedura di sfratto”.
Il Tribunale di Brescia  – leggiamo sempre nel sito della Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione –  ha giustamente ravvisato nei contenuti e nel linguaggio utilizzato nel manifesto affisso sulla pubblica via una portata diffamatoria associata ad una valenza razzista e xenofoba, resa esplicita dall’utilizzo del termine denigratorio “beduino” per identificare un immigrato di provenienza mediorientale. Di conseguenza, il giudice di Brescia ha accolto il ricorso proposto dalla diretta interessata, da ASGI e Fondazione Guido Piccini di Brescia, ritenendo che il comportamento in oggetto abbia costituito una molestia razziale in quanto posto in essere “allo scopo di violare la dignità di una persona e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante e offensivo” (art. 2 c. 3 d.lgs. n. 215/2003) e questo con una motivazione di fondo evidentemente razzista e fondata sul disprezzo nei confronti degli immigrati extracomunitari.

Esclusi dal servizio sanitario, ma ….

Osservando con un po’ d’attenzione gli interventi della magistratura o anche semplicemente certe indicazioni di carattere amministrativo, è possibile ritrovare concetti interessanti e confortanti.
Per esempio il 30 gennaio il sito della Società italiana di medicina delle migrazioni ha pubblicato una sentenza del Tribunale del lavoro di Milano con la quale non si procede «alla cancellazione automatica della scelta del cittadino extracomunitario» se non in caso di «mancato rinnovo del permesso di soggiorno, così come comunicato all’Asl dagli organi competenti». In base al provvedimento della Regione, invece, le Asl erano autorizzate a rimuovere il nominativo anche solo in assenza di informazioni aggiornate da parte degli uffici per l’immigrazione.
E’ la risposta a quanto aveva deciso quattro anni fa la Regione Lombardia che aveva chiesto alle ASL di cancellare coloro il cui permesso di soggiorno fosse scaduto, senza che vi fosse stata formale comunicazione da parte degli uffici per l’immigrazione.
I medici, che avessero continuato a curare i loro pazienti avrebbero dovuto restituire le somme ricevute in relazione ai pazienti non in regola con il permesso di soggiorno, conteggiate con valore retroattivo.

I comuni non debordino dalle loro funzioni

L’UNAR Ufficio della Presidenza del Consiglio dei Ministri (istituito nel 2003 in attuazione della Direttiva dell’Unione europea 43/2000 per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica) ha valutato discriminatoria  la delibera del Comune di Azzano X (Pn) che esclude gli stranieri dall’assistenza sociale in quanto “contraria alla normativa nazionale sull’immigrazione e non conforme al diritto dell’Unione europea in materia di libera circolazione dei cittadini comunitari, e di parità di trattamento a favore dei lungo soggiornanti e dei rifugiati”.
Lo apprendiamo dal sito dell’Associazione Studi Giuridici Immigrazione che ha pubblicato la notizia nel suo sito il 18 gennaio scorso.
Più volte, nel corso degli ultimi anni, avevamo registrato analoghe prese di posizione dell’UNAR nei confronti di casi segnalati relativi a singoli atti di comuni e regioni ma ora è l’ufficio è intervenuto  con tre raccomandazioni che evidentemente vogliono prevenire atti discriminatori.
Le tre raccomandazioni riguardano: l’ accesso all’edilizia residenziale pubblica (n. 14 del 30 gennaio 2012), l’iscrizione anagrafica (in questo caso si tratta dell’iscrizione nei registri della popolazione residente   -n.15 del 30 gennaio 2012) e le  tariffe differenziate polizze RCA (n. 16 del 31 gennaio 2012).
Senza entrare nel merito di ogni singolo documento vogliamo proporre solo una citazione che finalmente – dopo anni di grida oscillanti fra la brutalità di politiche finalizzate all’esclusione e proclami ispirati all’indeterminata e spesso confusa volatilità dei buoni sentimenti – comincia a dare un nome alle cose. La troviamo nella raccomandazione n. 15.
Citando, ed evidentemente condividendo, una sentenza del Tribunale di Brescia si afferma infatti che tra le materie che  il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali riconosce di competenza di un Sindaco ci sono anche “competenze in materia di ordine pubblico e sicurezza, tra le quali non rientrano, all’evidenza, le iscrizioni anagrafiche condizionate all’esistenza di requisiti ben individuati ed eguali per tutti i soggetti richiedenti, siano essi cittadini italiani o stranieri regolarmente soggiornanti in Italia”.
Se questo principio fosse stato presente nella formulazione del ‘pacchetto sicurezza’ e, per la nostra regione, nella predisposizione di numerose leggi che la corte Costituzionale ha regolarmente rinviato ne avrebbe tratto beneficio un lavoro istituzionale, causa di tante deviazioni, fra cui –last but not least – quella dei i costi inutili della politica che per motivi di pretestuosa propaganda sceglie di perdere tempo producendo decisioni non solo insensate ma inapplicabili.
Crediamo sia importante segnalare che i casi di discriminazione che possono essere posti all’attenzione dell’Unar non riguardano solo gli stranieri ma ogni situazione in cui qualcuno possa venir penalizzato in nome di una sua condizione: significativamente l’homepage dell’UNAR riporta il primo comma dell’art. 3 della Costituzione.
Un apposito spazio inoltre “consente a chi si ritiene vittima di discriminazione razziale o a chi ha assistito a fatti del genere di informare l’ UNAR che utilizzerà queste informazioni per cercare di rimuovere la discriminazione segnalata”.

9 Febbraio 2012Permalink

22 dicembre 2011 – Donne sotto traccia 8

Rosi e i  diritti dei bambini.

Rosi, o meglio la pediatra neonatologa Rosalia Maria Da Riol, lavora all’ospedale di Udine ma ha fatto esperienze professionali anche  all’estero, sia nell’ambito di Organizzazioni non Governative che dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ stata in Mozambico, Sudan, Gaza, Albania, Brasile e viene naturale chiederle quali indicazioni tragga per la sua attività professionale da queste esperienze. “In ogni caso il pediatra – ci dice – deve assicurare un’attenzione forte e costante al bambino come soggetto di diritti e non come oggetto di cure e ciò comporta una visione globale della sua salute. Inoltre l’approccio più clinico che strumentale che l’organizzazione dei servizi sanitari in paesi poveri impone,  si rivela utile risorsa al ritorno”.
Se da noi la Convenzione di New York sui diritti dei minori (che l’Italia ha ratificato e che nel nostro paese è legge) è arrivata come un documento  di cui fingiamo l’ovvietà rifiutandoci di considerarne le contraddizioni con la realtà,  nei paesi in via di sviluppo offre indicazioni che si fanno obiettivi  da raggiungere anche nella difesa del diritto primario alla vita tutt’altro che scontato.
I bambini infatti non sono minacciati ‘solo’ dalla fame, dalle malattie ma anche dalle distruzioni provocate da guerre che a volte li vogliono soldati e persino da politiche demografiche dagli effetti devastanti. In Cina, dove è possibile avere un solo figlio, le bambine  possono essere selettivamente eliminate  da chi voglia un maschio.
E, a questo punto, il colloquio con Rosi si sposta naturalmente sulla nostra realtà per considerare la situazione del bambino ‘straniero’ che nasce in Italia.
E’ dimostrato – ci informa- che  il rischio  di basso peso, prematurità, malformazioni congenite, asfissia perinatale è più alto per i figli di immigrati e che le condizioni di vita, determinate da  precari processi di integrazione, risultano fattori significativamente peggiorativi. E’ azzardato pensare a uno  ‘stress da razzismo’?
La nostra pediatra sottolinea che un approccio efficace in un percorso diagnostico-terapeutico è possibile solo se si giova di una relazione certa e significativa con i genitori  e insiste sulla figura paterna. E’ forse un elemento più difficile da mettere in gioco?
Lo è per tante ragioni e si declina in tante diverse situazioni non ultima quella dell’immigrato irregolare che, denunciando la nascita del figlio, e riconoscendolo se non è sposato con la mamma del piccolo, si espone al rischio di espulsione.
L’appartenenza familiare, e quindi il corretto inserimento nella vita sociale, sono radicalmente compromessi dalla mancanza di un certificato di nascita.
E’ paradossale che Rosi nei paesi in via di sviluppo si sia incontrata con organizzazioni non governative che promuovono campagne per la registrazione anagrafica del neonato e che in Italia non si reagisca al vulnus che nega ad alcuni questa certezza.
Nel primissimo approccio con la vita nascente l’assenza di un certificato di nascita impedisce l’inserimento nel  sistema sanitario nazionale, che non è solo garanzia di cure in stato di emergenza e necessità, ma ingresso nei percorsi base di salute e prevenzione a partire dalle vaccinazioni.
Nel clima di insicurezza che da tutto questo deriva può capitare che si offrano percorsi sanitari e assistenziali paralleli, realizzati da privati che non sono per sé garanzia di legalità e di intervento corretto. E a volte è proprio l’immigrato-vittima che, sostenendoli per necessità, se ne fa complice. 
Come sempre tutelare i diritti dei più deboli (e non sostituirli sistematicamente con scelte benefiche) assicura dignità anche alle nostre presunte sicurezze.
Da Ho un sogno – dicembre 2011  

22 Dicembre 2011Permalink

24 ottobre 2011 – Anagrafe e cittadinanza – Un intervento importante

GrIS e bambini irregolari

Ricevo e riporto integralmente.  Per conoscere il GrIS andare a Simmweb e procedere secondo le indicazioni  

  

      GrIS Fvg     s.i.m.m.         

      Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia            

     Società Italiana di Medicina delle Migrazioni    

  “anagrafe e cittadinanza: bambini irregolari ? “   

Il Gruppo Immigrazione e Salute (GrIS) Friuli Venezia Giulia (della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – SIMM) ha aderito alla campagna ‘L’Italia sono anch’io’ che promuove due proposte di legge a iniziativa popolare relative ai diritti dei migranti.
In particolare il GrIS del FVG ritiene che le proposte di Nuove norme sulla Cittadinanza, riconoscendo ad ogni nuovo nato in Italia il diritto ad esserne cittadino, attengano direttamente ai propri obiettivi di promozione della salute come diritto umano al completo benessere fisico, mentale e sociale, come ribadito, nel maggio di quest’anno, dalle ” Raccomandazioni finali dell’XI Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni “
Poiché è chiaro che un diritto è tale solo se si declina in termini di uguaglianza, il GrIS del FVG non può non guardare con preoccupazione alla legislazione in vigore che – dal 2009- impone ai migranti irregolari che vogliano registrare la nascita del proprio figlio la presentazione del permesso di soggiorno, documento che – per definizione – non possiedono.
Qui non si tratta di attribuzione di cittadinanza ma di garantire ad ogni bambina e ad ogni bambino sin dalla nascita, un nome e una nazionalità, come vuole la Convenzione di New York del 1989 che in Italia è legge (n.176/1991) evitandone la discriminazione in nome di un cavillo burocratico.  

L’assenza di un certificato di nascita comporta gravi conseguenze per la tutela della salute.  

Siamo al corrente che è stata precipitosamente emanata dal governo, a pochi giorni dall’approvazione del ‘pacchetto sicurezza’ una circolare interpretativa che apre una procedura che rende possibile la registrazione anagrafica delle nascite.
Ma ciò non basta.
La Corte Costituzionale ci ha recentemente ricordato che i diritti inviolabili dell’uomo, di cui leggiamo negli artt. 2 e 3 della Costituzione, appartengono “ai singoli, non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani”.
Non possiamo perciò accettare che il diritto alla salute, di cui anche come operatori del settore siamo garanti, e ogni altro diritto inviolabile che appartiene ad ogni essere umano, sia affidato per alcuni bambini alla labilità di una circolare e non a una norma di legge che regoli la nostra convivenza civile.
Chiediamo perciò al Parlamento italiano di modificare con la necessaria urgenza la lettera g) del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 (cd. pacchetto sicurezza).  

LA SALÛT E JE DI DUCJ
ZDRAVJE JE ZA VSIH
GESUNDHEIT IST FUER ALLE
ZDRAVLJE SVIMA
SHENDETI ESHTE PER TE GJITHE
SANATATEA ESTE A TUTUROR
GOOD HEALTH FOR ALL
LA SANTÉ POUR TOUS
LA SALUD ES PARA TODOS

Il GrIS è la prima associazione friulana che reagisce positivamente al richiamo della problematica dei diritti civili per i neonati, figli di immigrati irregolari.

A questo punto vorrei fare un breve bilancio dalle situazioni che ho conosciuto negli ultimi tre anni, ma attendo il consenso alla presentazione  di un documento che condivido completamente, ma non è mio.
Appena avrò un sì o un no alla pubblicazione riprenderò il discorso

Ritorno al mio blog del 21 ottobre – La morte di Gheddafi

Ritorno al 21 ottobre con un  link a un articolo di Caracciolo che introduce elementi di estremo interesse per collocare nel complicato scacchiere medio orientale la vicenda libica e segnatamente la morte (esecuzione?) di Gheddafi.

Ecco da Repubblica del 22 ottobre Islamismo e petrolio

L’ ESECUZIONE d i Gheddafi sarà forse l’ inizio della fine della rivoluzione libica. Forse. Di certo è una tappa importante della controrivoluzione geopolitica pilotata dalle petromonarchie del Golfo e dagli islamisti. Ossia dagli esclusi della prima ondata insurrezionale che dal 17 dicembre 2010 ha scosso il Nordafrica, a partire dalla Tunisia e dall’ Egitto. Sisma percepito con terrore dall’ Arabia Saudita e dai suoi satelliti nel Golfo. Regimi assolutisti che sposano il pubblico purismo islamico (di rado praticato in privato) al vincolo strategico con l’ America, fondato sullo scambio fra energia araba e asset militari a stelle e strisce rivolti contro l’ arcinemico comune: l’ Iran. Dopo il panico, la prima profilassi sotto specie di pioggia di dollari: quasi duecento miliardi elargiti pronta cassa dal re saudita ai suoi grati sudditi, varie decine dagli emiri del Golfo. Ma due eventi chiave marcano quasi contemporaneamente l’ avvio della controrivoluzione: l’ invasione saudita del Bahrein e la guerra per rovesciare Gheddafi, erratico nemico di Riyad e di quasi tutti i regimi arabi, oltre che degli islamisti. Il 12 febbraio le truppe saudite entrano a bandiere spiegate nel Bahrein in rivolta, nel timore che cada in mani iraniane. Buon esempio di “aiuto fraterno” che in tempi e contesti diversi avrebbe suscitato almeno la riprovazione delle nostre democrazie. Nulla di ciò. Anzi, sospiri di sollievo a Washington come a Londra, a Pechino come a Berlino, a Tokyo come a Parigi. Insomma ovunque si teme che la primavera araba possa estendersi ai custodi del più strategico tesoro energetico – le monarchie arabe del Golfo – tralignando in inverno globale. Proprio in quei giorni maturava in Cirenaica la rivolta contro Gheddafi. Dove l’ insofferenza popolare per l’ oppressione del duce libico affrettava il tentativo di colpo di Stato di alcuni ex fedelissimi del colonnello, supportati dall’ intelligencee da forze speciali francesi e britanniche. Scarsa attenzione si dedicava alla contingenza che le prime armi fossero state distribuite ai ribelli da un commando islamista che aveva assaltato la caserma di Derna. Meno ancora al fatto che l’ organo principe della disinformazione rivoluzionaria si confermava Al Jazeera, canale satellitare qatarino controllato dal più autocratico fra i petromonarchi, l’ emiro al-Thani. Un dittatore che vuole esportare la democrazia, sia pure molto lontano da casa sua – meglio, per tenercela lontana: un paradigma da segnalare nei futuri manuali di politologia. Quasi inosservata passerà poi la recente notizia delle dimissioni del direttore di Al Jazeera, smascherato da WikiLeaks come agente della Cia e prontamente sostituito da un cugino dell’ emiro. Inoltre, solo nella liberazione di Tripoli verrà pienamente in luce il ruolo decisivo delle brigate islamiste nella liquidazione del regime, ben più robuste delle raccogliticce milizie del Consiglio nazionale di transizione, referente dei francoinglesi e della Nato nella guerra contro Gheddafi. Le brigate islamiste erano e restano guidate da un jihadista doc come Abdel Hakim Belhaj. A ispirarle è lo sceicco Ali al-Salabi, esponente dei Fratelli musulmani, il quale ha chiesto e probabilmente otterrà le dimissioni del “primo ministro” del Cnt, Mahmud Jibril, e degli altri “secolaristi”. Di qui le persistenti rivalità fra i rivoluzionari libici, che si contendono armi in pugno quote di potere e di territorio. In attesa di stabilire chi sortirà vincitore dalla partita fra gli eversori del gheddafismo – temiamo ci vorrà del tempo e del sangue – questi e molti altri elementi inducono a stabilire che la rivoluzione libica segni insieme la fine di un’ odiosa tirannia e un passaggio rilevante nella controrivoluzione guidata dalle petromonarchie del Golfo. Una reazione ambiguamente assecondata dagli Stati Uniti, da altre potenze occidentali e non solo, accomunate ai sauditi nell’ interesse a scongiurare la destabilizzazione della Penisola arabica. Evento in sé catastrofico, che nella crisi economica attuale assumerebbe riflessi apocalittici. La sincronia fra invasione saudita del Bahrein e rivolta in Libia non è dunque meramente temporale, ma geopolitica. Si consideri solo che da questo doppio evento sono scaturite, fra le altre, queste conseguenze: a) il rapido declino delle istanze laiche e progressiste nelle piazze arabe e nordafricane, in parallelo all’ emergere di vari gruppi islamisti, dagli scaltri Fratelli Musulmani agli estremisti salafiti, spesso d’ intesa con gli autocrati sunniti del Golfo, Qatar in testa; b) il parallelo riaffermarsi delle Forze armate come centro del potere egiziano, non scalfibile dalle formazioni politiche emergenti; c) la rinuncia, almeno finora, a qualsiasi intervento occidentale o arabo in Siria – dove alAssad massacra a man salva gli oppositori – per timore che il prossimo regime si riveli più pericoloso dell’ attuale; d) il riesplodere degli istinti antisraeliani e antisemiti al Cairo e altrove; e) la parossistica tensione fra Arabia Saudita e Iran, dopo il presunto tentativo iraniano di assassinare l’ ambasciatore saudita a Washington. Il rischio di una guerra preventiva di Gerusalemme contro Teheran ne risulta accentuato. È presto per trarre un bilancio delle manovre in corso lungo la nostra periferia meridionale. Non è tardi per provare a interpretarle a partire non dai nostri desideri o dalle nostre edificanti semplificazioni, ma dalle ragioni e dagli interessi dei protagonisti, per quanto esoterici o esecrandi possano apparirci. Anche per evitare di caderne vittime.
LUCIO CARACCIOLO

 

24 Ottobre 2011Permalink

22 marzo 2011 – Donne sotto traccia 2

Dopo aver rinnovato l’incontro con due donne straniere. già intervistate dieci anni fa, decido di ascoltarne altre e comincio dalle ‘mediatrici di comunità’.

La prima è Awa, senegalese, vive in Italia con la sua famiglia da dodici anni, i suoi tre figli sono nati qui, vanno a scuola qui  e insieme ai genitori formerebbero una normale famiglia italiana  se non mancasse loro la cittadinanza.
I genitori lavorano entrambi e Awa svolge la sua particolare attività da dieci anni. da quando la mediazione di comunità si è realizzata a Udine a seguito del buon uso dei finanziamenti del progetto europeo ‘Etnos e Demos’.
Il corso di formazione che il progetto ha allora assicurato è stato particolarmente impegnativo (500 ore di lezione e 200 di stage anche all’estero), finalizzato alla formazione di figure di livello professionale,  capaci di farsi tramite fra i servizi sanitari e sociali e gli utenti stranieri.
Awa a questo punto interrompe la nostra tranquilla chiacchierata per precisare con forza che non di interpreti linguistici si tratta ma di mediatori culturali con competenze particolari, capaci di ‘decifrare i comportamenti dei migranti e di trasmettere messaggi che consentano di formulare una risposta coerente’.
E’ pienamente consapevole che i problemi della salute (soprattutto quelli che le donne pongono, collegati alla nascita e a tutto ciò che l’accompagna) sono connessi alla cultura e non possono essere meccanicisticamente  affrontati nella trasposizione di un termine da una lingua all’altra.
In questi dieci anni l’operatività dei mediatori si è ampliata, le convenzioni con Aziende Sanitarie e comuni si sono moltiplicate sul territorio regionale, tanto che si sono costituiti in associazione per provvedere anche alla formazione dei nuovi operatori e all’aggiornamento dei ‘vecchi’.
Anche a questo punto le indicazioni di Awa si fanno importanti: le loro attività sono mirate alla realizzazione di consapevoli obiettivi e vanno dalla diffusione dei documenti che vengono proposti dalla Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) a vere e proprie lezioni tenute da esperti qualificati, loro consulenti di fiducia.
La precisazione è essenziale. Può capitare infatti che vengano millantati per formazione corsi coatti, a livello uniforme per tutti i partecipanti quale che ne siano il livello di preparazione e le esigenze che nascono dalla quotidianità del lavoro di ognuno, inutili, se non umilianti, per chi è costretto a presenziarvi per poter essere formalmente riconosciuto mediatore.
Ora i mediatori di comunità gestiscono anche una trasmissione radiofonica, assicurato loro da Radio Onde Furlane. Infatti la loro attività è poco conosciuta in particolare dai medici di base (che possono giovarsi anche di veloci contatti telefonici).
Continueremo a scriverne.
Comunque chi volesse contattarli può trovare le necessarie informazioni nel sito: <http://www.ciaopronto.com/d-124182159.htm>.

22 Marzo 2011Permalink

15 dicembre 2010 – Se l’istituzione è forte, è più forte della politica – 4

Una data importante: 10 dicembre

Nel mio scritto del 6 dicembre riportavo un passo della relazione ‘Bambini e Migrazioni’ del Convegno Congiunto della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) e del Gruppo di Lavoro Nazionale Bambino Immigrato (GLNBI –SIP, dove SIP sta per Società Italiana di Pediatria).
Quella relazione è diventata la base per il documento conclusivo (che potete leggere qui) e che significativamente è stato così sottoscritto: “Formulato il 20 novembre 2010, 21mo anniversario della Convenzione di New York sui Diritti dell’Infanzia – Sottoscritto il 10 dicembre 2010, Giornata Mondiale sui Diritti Umani a 62 anni dalla proclamazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”        

Ora l’impegno culturale e civile, unito alla competenza professionale dei firmatari, offrono un grosso contributo a chi voglia occuparsi del problema migratorio da cittadino e non da benefattore, ma resteranno inefficaci – se non all’interno di qualche dimensione privata – se le istituzioni politiche (dal parlamento ai comuni) non se ne faranno carico.

A questo processo potranno dare un significativo apporto le associazioni di settore, informando, stimolando, verificando, senza limitarsi, come alcune fanno, a promuovere la propria immagine.
In questi giorni sono invasa da messaggi postali (grosse buste che getto con rabbia prima di aprirle: mi basta il nome del mittente) e da e-mail destinate alla cancellazione senza lettura, che mi chiedono denaro.
Non darò un euro a chi non si colloca in un processo dove tutti concorrono a un obiettivo condiviso e ognuno fa, consapevolmente, la sua parte, nel contesto di una cultura che non sfugge né ai doveri di solidarietà né ai comportamenti propri di una moderna concezione della cittadinanza.

Fra i vuoti della politica e gli svolazzi dei buoni sentimenti.

Sabato scorso, a conclusione della manifestazione indetta dal Pd, l’on Bersani, segretario del partito, ha ripetuto una espressione che aveva già proferito nella trasmissione di Fazio ‘ Vieni via con me’. Ha detto di volere leggi  “che impediscano che il disordine dell’immigrazione ricada sulla parte più debole della nostra popolazione e che dicano finalmente ad un bambino qui e figlio di immigrati: tu sei dei nostri, sei un italiano”.

Come temevo ho verificato purtroppo che molti ascoltatori si sono commossi, ne hanno ammirato la bontà d’animo (come se la cittadinanza avesse a che fare con un sentimento) e, soddisfatti della loro occasione di piccola catarsi stagionale, si sono fermati lì.
Nobile sogno (e così lo ha chiamato Bersani) quello di trasferire il concetto di cittadinanza dallo jus sanguinis allo jus loci, praticabile certo in un paese civile che però, a voler essere sfrenatamente ottimisti, a noi richiederebbe tempi lunghissimi per farsi realtà. E io spero si faccia realtà.
Io chiedevo solo di impegnarci in una corretta amministrazione dell’anagrafe, impegno altrettanto nobile, anche se meno esaltante, che non è certamente ostacolo alla modifica delle modalità di fondo del concetto di cittadinanza, anzi potrebbe facilitarne l’approccio.
E allora perché tanta difficoltà a cogliere il senso di una proposta così modesta?
Ho una mia interpretazione

Non sanno riconoscere il razzismo

L’idea mi è venuta quando, parlandone con qualche giornalista, mi sono sentita chiedere la segnalazione di un caso, perché altrimenti le mie considerazioni –pur condivise dagli interlocutori – non avrebbero potuto costituire notizia.
Quindi per i giornalisti, almeno per quelli che ho interpellato, l’esistenza di un principio razzista in legge non fa notizia, le notizie devono emozionare e perciò vogliono il loro cadaverino fresco di giornata.
Non si rendono conto che una persona che, per proteggere il neonato e se stesso, nasconda la nascita di un figlio non viene certo a raccontare pubblicamente il fatto e non sono al corrente che, intrecciando con solidale competenza varie disposizioni e circolari, chi si occupa dei migranti può riuscire ad allungare il periodo di permanenza in Italia di persone pur identificate irregolari.
Ma se questo risultato è risposta a un impegno attento e intelligente non può bastare a chi considera la realtà con il filtro della politica (intesa come faccenda della polis e non del gioco delle tre seggiole) e non ignora la storia (che non si riduce a tramandare usanze popolari e ad esaltare il conseguente ‘buon senso’, trasformando il pregiudizio in luogo comune).
Una prassi non può sostituire l’affermazione di un principio fondativo.
E invece basta. Perché?
E’ un altro tema che voglio affrontare in una prossima, e spero ultima, puntata
Ho bisogno di dar ordine ai miei pensieri sempre più turbati.

continua

15 Dicembre 2010Permalink

8 dicembre 2010 – Se l’istituzione è forte, è più forte della politica – 3

Una frase chiave

La frase chiave per comprendere il crimine che la legge sulla sicurezza pubblica rende praticabile anche dai benpensanti è stata scritta dal sottosegretario Michelino Davico (origine Lega Nord – ora Sottosegretario di Stato per l’ interno dal 12 maggio 2008)

Ricopio la frase, anche se l’intero testo della comunicazione Davico si trova nel mio pezzo del 6 dicembre.

E’ stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.

Il principio della inviolabilità del diritto del nato è coerente con i diritti garantiti dalla Costituzione italiana a tutti i soggetti, senza alcuna distinzione di sorta (artt. 2,3,30 ecc .), nonché con la tutela del minore sancita dalla Convenzione di New York del 20 novembre 1989 (Legge di ratifica n. 176 del 27/05/1991), in particolare agli artt. 1 e 7 della stessa, e da diverse norme comunitarie.

L’inequivoca valutazione del ‘’diritto assoluto’ del neonato (suo, come persona non come grazioso bagaglio della sua famiglia) – espressa da un membro del governo in carica – nasce dallo stimolo proposto da un’interrogazione parlamentare (nella fattispecie dell’on. Orlando – vedasi i miei scritti del 6 dicembre e del 19 agosto).
Prima domanda: perché nessun altro parlamentare si é mosso, salvo –a mia conoscenza – qualcuno (ricordo in particolare l’on. Capano) durante il dibattito del 2008 e 2009 su quello che allora chiamavamo ‘pacchetto sicurezza’, diventato poi legge 94/2009, Disposizioni in materia di sicurezza pubblica?
Tentar di rispondere a questa domanda implica l’aprirsi di una catena di infamie silenziose che arriva fino agli enti locali e, ai mezzi di informazione e quindi alle organizzazioni di una società sedicente civile, alle chiese, ai gruppi di ispirazione religiosa genericamente intesi.

Ancora un po’ di esegesi di testi non sacri 

Il convincimento governativo relativo al diritto del neonato, come espresso dal sottosegretario Davico –origine Lega Nord- è inequivocabile.

Quindi gli sciagurati consapevoli (non tutto è ignoranza, anche se il livello di ignoranza montante non è un rassicurante spettacolo) sanno quello che fanno quando scrivono “all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»” (art. 1, comma 22, lettera g della legge 94/2009). 

Decripto il testo non tanto artatamente astruso, quanto conforme a una sciatta abitudine di legiferare per modifiche delle norme precedenti  “Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e  «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie», i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.Ne riassumo il senso per l’aspetto che ci interessa.

Le registrazioni degli atti di stato civile –nascite, matrimoni, morte –che venivano assicurate senza esibizione del permesso di soggiorno a norma del Testo Unico sull’immigrazione, Dlgs 286/1998, a seguito della legge 94 vengono concesse a condizione dell’esibizione del permesso stesso.

Di conseguenza l’immigrato irregolare (sia irregolarmente entrato o diventato tale a seguito della perdita del lavoro) non potrebbe avere figli che siano riconosciuti come suoi (se non fosse intervenuta la precaria garanzia della circolare interpretativa di cui ho scritto il 6 dicembre), non può sposarsi, non può uscire dal mondo dei vivi perché non gli è concessa la registrazione della morte.
Un essenziale documento di cui può disporre è la tessera Stranieri Temporaneamente Presenti (STP) che gli garantisce una serie di misure sanitarie (a tutela sua e della comunità in cui vive), contro cui, almeno in Friuli Venezia Giulia, la Lega Nord ha espresso un’opposizione feroce.
Inoltre gli è assicurato l’accesso alla scuola dell’obbligo a seguito di un emendamento dell’on. Mussoline, accolto nella legge 94. Se poi è capace e meritevole e vuol proseguire gli studi … torniamo all’esibizione del permesso di soggiorno.

Se i diritti dei nascituri non ci interessano, il trastullo offerto dai giullari invece

Tra l’altro la richiesta di un documento che l’irregolare non può avere “per la contraddizion che nol consente” (Dante, Inferno, XXVII, 118-120) sembra una incongruenza folle, quasi che la numerazione 22 del comma tante volte citato fosse una scelta sarcastica e non una casualità. Certamente la pretesa che i cittadini italiani, ancorché parlamentari, per dimostrare la loro buona integrazione nella società debbano conoscere il vecchio romanzo di Heller non ha senso e quindi possiamo tranquillamente accettare come casuale la numerazione del comma 22.
E, in ogni caso, non preoccupiamoci perché sempre allegri bisogna stare, come cantava Jannacci, “che il nostro piangere fa male al re / fa male al ricco e al cardinale / diventan tristi se noi piangiam!”.
E a garanzia della serenità di chi se la può permettere la presenza dei giullari è assicurata; infatti chi eserciti ‘attività sportive e ricreative a carattere temporaneo’ non deve esibire il permesso che non ha.

Il candore di un leghista a collocazione ministeriale.


Nell’incipit della risposta all’on. Orlando firmata dal sottosegretario Davico possiamo leggere che la legge 94 è “volta a consentire la verifica della regolarità del soggiorno dello straniero che intende sposarsi e ad arginare il noto fenomeno dei matrimoni “fittizi” o di “comodo”.

Così. per arginare il fenomeno dei matrimoni di comodo, il provvedimento governativo diventato legge a seguito di voto parlamentare, ha creato un’ampia voragine che probabilmente soddisfa il più osceno e volgare populismo, quello che condivide un razzismo profondo che l’esito, pur noto, delle leggi razziali del 1938 non ha evidentemente spento.
Non dimentichiamo però che il giudice di pace di Trento ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità di un provvedimento di espulsione di una immigrata – che si era scoperta criminale chiedendo le pubblicazioni di matrimonio con un cittadini italiano – ricordando che il diritto a contrarre matrimonio ha carattere di universalità e può essere esercitato quindi indipendentemente dalla regolarità del soggiorno e dalla cittadinanza.
Possiamo sperare nell’alta corte per il diritto sia degli sposi che dei neonati?

Continua

8 Dicembre 2010Permalink