26 luglio 2022 _ Leggere il presente con Dietrich Bonhoeffer

Il Regno  15 luglio 2022   Mariapia Veladiano   Rimane il rischio

Il Prologo di Resistenza e resa (Queriniana, Brescia, 2002. Traduzione di Maria Cristina Laurenzi) si intitola Dieci anni dopo (pp. 21-40), e in poche pagine densissime Dietrich Bonhoeffer riflette su che cosa abbia portato al disastro assoluto dell’avvento del nazismo. I dieci anni sono quelli trascorsi da quando Hitler ha preso il potere. In questi anni Bonhoeffer si è separato dalla Chiesa nella quale si era formato, traditrice e asservita al Führer, si è speso nella Chiesa confessante – quella parte della Chiesa protestante che attraverso un lungo e sofferto percorso di chiarificazione si staccò dalla Chiesa del Reich – è entrato a far parte della resistenza dell’Ammiraglio Canaris. Senza sforzo le pagine folgoranti di Bonhoeffer possono essere rilette con uno sguardo rivolto al nostro tempo.

– «La grande mascherata del male ha scompaginato tutti i concetti etici. Per chi proviene dal mondo concettuale della nostra etica tradizionale il fatto che il male si presenti nella figura della luce, del bene operare, della necessità storica, di ciò che è giusto socialmente, ha un effetto semplicemente sconcertante». All’epoca il bene operare era il sogno della rivincita tedesca, la riconquista e l’espansione come spazio vitale del popolo, con Dio al proprio fianco, Gott mit Uns.

Nei nostri tempi secolarizzati Dio non lo invoca nessuno e chi lo fa spesso lo fa con malizia e strumentalmente, ma il resto c’è. Il mito di un progresso che diventa rapina, verso la massa dei poveri, eppure continua, che inquina e si mangia il pianeta, eppure continua, che crea ingiustizie crescenti, eppure continua, perché questa è la modernità, brilla come fosse luce e bene e ci ottunde il giudizio. La mascherata del male.

– Poi c’è «il “fanatismo etico”. Il fanatico crede di potersi opporre al potere del male armato della purezza del principio». I nostri principi non negoziabili, vivisezionati e isolati dalla storia che sola li rende intelligibili, di volta in volta piegati a qualche demagogia che vuol salvare il mondo negandone la complessità. Ma non c’è purezza del principio, c’è la storia, la bellezza multiforme di una storia che chiede di esser ascoltata e accolta con le sue ombre.

– «L’uomo della coscienza – invece – si difende solitario dallo strapotere delle situazioni di emergenza davanti alle quali è richiesta la decisione». Ma non ce la fa, perché sono «troppo innumerevoli e seducenti» i travestimenti del male e si perde da solo e allora finisce con il mentire a sé stesso per non disperarsi: «Una cattiva coscienza può essere più salutare e più forte di una coscienza ingannata».

– Poi c’è il dovere. «Ciò che viene ordinato appare in questo contesto come la cosa più certa; dell’ordine è responsabile solo chi lo impartisce, non chi lo esegue». Nessuna responsabilità personale, la disumanizzazione burocratica degli uffici pubblici contemporanei, non dipende da me, non dipende da me. La spersonalizzazione dei poteri, per cui non si sa nemmeno a chi si sta obbedendo.

Poi «c’è chi, sfuggendo al confronto pubblico, sceglie il rifugio della virtù privata. Ma costui deve chiudere occhi e bocca davanti all’ingiustizia che lo circonda». Il ritiro nel privato, il mio bene, non rubo, non picchio, non uccido. Il perbenismo assopito di una classe (media) che coltiva il proprio, dentro il recinto di casa. Operazione impossibile perché la complessità della realtà intanto uccide i poveri, avvelena il pianeta, e fa bruciare il mondo e chissà se si salverà.

– E la ragione? «Palese è il fallimento delle persone “ragionevoli” che, animate dalle migliori intenzioni ma misconoscendo ingenuamente la realtà, credono di poter rimettere in piedi tutta la dissestata impalcatura servendosi di una dose di ragione». Qui c’è la diffidenza di Bonhoeffer verso la ragione che è sempre ragione caduta e quindi incapace di sollevarsi sopra sé stessa. Non basta a salvare il mondo dal male, serve qualcosa di straordinario.

Ma c’è ancora tempo? O abbiamo perso troppo tempo? Certo, essere pessimisti sembra più saggio, scrive, perché non espone al ridicolo del pronostico fallito, ma «nessuno deve disprezzare l’ottimismo inteso come volontà di futuro, anche quando questo dovesse condurre cento volte all’errore». Il pessimismo blocca l’azione responsabile, non va bene pensare che tutto è perduto. Quanto al tempo, «tempo perduto è il tempo non messo a frutto, il tempo vuoto», scrive Bonhoeffer.

Chissà che cosa direbbe oggi, ma quello che scrive nel 1943 sembra ancora una risposta per noi: «La memoria e la riconsiderazione della lezione appresa fanno parte di una vita responsabile». Lo straordinario che serve al mondo soffocato dal male per lui è chiaramente l’azione di fede responsabile: «Io credo che Dio può e vuole far nascere il bene da ogni cosa… Io credo che in ogni situazione critica Dio vuole darci tanta capacità di resistenza quanta ci è necessaria… In questa fede dovrebbe essere vinta ogni paura del futuro».

Qualsiasi cosa abbiamo perso, quel che resta è l’azione responsabile che rischia, rischia la coscienza, il dovere, la virtù, per chi crede rischia anche di dover uscire dai binari sicuri del preservarsi una dimensione di santità. Rischia e si affida alla misericordia.

Ci sono cristiani così nel tempo presente? O stiamo scappando? La lettera del 30 aprile 1944, quella in cui annuncia il tema del mondo non-religioso, Bonhoeffer chiude con la citazione di Pr 24,11ss: «Libera quelli che sono condotti alla morte/e salva quelli che sono trascinati al supplizio. / Se tu dicessi: “Io non lo sapevo”, / credi che l’intenda colui che pesa i cuori? / Colui che veglia sulla tua vita lo sa; egli renderà a ciascuno secondo le sue opere».

Nessuna fuga possibile per il cristiano, dice Bonhoeffer, nessun ritiro dalla responsabilità spacciata per devozione.

 

https://www.alzogliocchiversoilcielo.com/2022/07/mariapia-veladiano-rimane-il-rischio.html

26 Luglio 2022Permalink

24 luglio 2022 – Ucraina: direttissimo Sigonella – Mar Nero

https://www.adista.it/articolo/68428

Adista è un settimanale di informazione indipendente «su mondo cattolico e realtà religiose» (il nome Adista è l’acronimo di “Agenzia Di Informazioni STAmpa”).

Antonio Mazzeo 23/07/2022, 11:29

Questo articolo è stato pubblicato sul blog di Antonio Mazzeo il 21 luglio 2022

Vola, individua, spia e spara. È il “gioiello” di guerra della Marina militare degli Stati Uniti d’America a cui è stato dato il nome del dio del mare e delle catastrofi dei terremoti e dei maremoti. È il pattugliatore multi missione P-8A “Poseidon”, realizzato dall’holding industriale aerospaziale Boeing per la lotta antisommergibile ed antinave e per le attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Il velivolo è stato consegnato nel 2014 e dal settembre 2016 opera stabilmente dalla grande base militare siciliana di Sigonella sotto il comando e il controllo di un distaccamento del Patrol Squadron 45 di US Navy appositamente trasferito in Sicilia da Jacksonville, Florida.

“Sigonella consente lo schieramento dei P-8A in uno scacchiere geostrategico che comprende il Mediterraneo, l’Africa settentrionale e l’Europa orientale a supporto del Comando delle forze armate USA in Europa e nel continente africano”, spiega il Pentagono. Per i nuovi pattugliatori sono state ampliate a NAS Sigonella le aree di parcheggio e le piste ed è stato realizzato un maxi-hangar con annesso centro di manutenzione del costo di 26,5 milioni di dollari, inaugurato ufficialmente a metà gennaio 2022. “Progettato per ospitare simultaneamente due P-8A Poseidon, l’hangar di 56.000 piedi quadrati offre uno spazio per gli squadroni aerei trasferiti a rotazione e per le operazioni della Commander Task Force 67 di US Navy”, spiega il Dipartimento della Difesa. “Lo scorso anno, la parte dell’hangar già completata, è stata utilizzata come luogo di transito per i cittadini afgani evacuati prima del loro trasferimento definitivo in altri paesi”.

Insieme ai droni “Global Hawk” di US Navy e AGS NATO – anch’essi con quartier generale Sigonella – i pattugliatori “Poseidon” hanno assunto un ruolo chiave nelle operazioni militari di Washington e dell’Alleanza Atlantica a sostegno del governo di Kiev contro l’occupazione russa di ampie regioni ucraine. Una specie di occhio e orecchio non poi tanto segreto contro le manovre dell’esercito di Mosca e una sorta di consigliere-guida della controffensiva delle forze armate ucraine che ha già consentito di ottenere sul campo rilevanti e sanguinosi “successi” sugli avversari.

Droni e pattugliatori decollano da Sigonella verso l’Europa orientale e il Mar Nero con frequenza ormai quotidiana e lo fanno da molto prima dell’invasione russa del 24 febbraio. Un servizio dell’emittente statunitense CNN andato in onda il 16 febbraio ha riferito di un incontro ravvicinato nel cieli del Mediterraneo tra alcuni cacciabombardieri russi Sukhoi SU-35 e un P-8 “Poseidon” proveniente dallo scalo siciliano. “Non sono state fornite informazioni dal Pentagono sul punto esatto in cui è avvenuto l’incontro, ma le manovre aeree dei russi sono state definite pericolose e scarsamente professionali”, riferiva la CNN. Con lo scoppio della guerra e l’escalation militare di USA, NATO e UE in Est Europa, gli analisti indipendenti di ItaMilRadar hanno documentato la crescita progressiva delle operazioni dei velivoli-spia, con e senza pilota, in Mar Nero e ai confini con Ucraina, Russia e Bielorussia e nel Mediterraneo orientale in prossimità del porto di Tartus, Siria, utilizzato per le soste tecniche della flotta militare russa.

E un “Poseidon” ha avuto un ruolo importantissimo in quella che ad oggi, per il valore politico-simbolico ma soprattutto per le sue drammatiche conseguenze in termini di vite umane, rappresenta una delle azioni di guerra più significative: l’affondamento dell’incrociatore russo Moskva a largo di Odessa, mercoledì 13 aprile, presumibilmente dopo essere stato colpito dai militari ucraini con uno o più missili anti-nave. Sono ancora fittissimi i misteri sulle dinamiche e sulle unità protagoniste dell’attacco, così come è ancora ignoto il numero delle vittime. E’ tuttavia certo che l’operazione militare contro la nave ammiraglia russa nel Mar Nero è stata “monitorata” e registrata a poche miglia di distanza da un Boeing P-8A di US Navy decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. Il 12 aprile, ItaMilRadar ha pubblicato un breve post segnalando che “per la prima volta dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, stiamo tracciando una missione di un Boeing P-8A di US Navy sul Mar Nero”.

Incontri ravvicinati sulla pelle della gente

“Da quando è iniziata la guerra non ci sono state missioni di sorveglianza sul Mar Nero da parte di velivoli con pilota e questo tipo di operazioni sono state lasciate ai droni”, aggiungeva ItaMilRadar. “Oggi, tuttavia, un Poseidon di Sigonella sta svolgendo una missione di pattugliamento a largo delle coste della Romania e della Bulgaria, E’ interessante notare che l’aereo è giunto a 20 km dall’isola del Serpente (Snake Island), attualmente occupata dalla Marina russa, pur rimanendo nello spazio aereo rumeno. Questo è certamente l’incontro più ravvicinato sin dall’inizio della guerra tra un velivolo NATO e le truppe russe direttamente coinvolte nel conflitto. Va anche sottolineato che il P-8A ha spento il transponder ADS-B mentre stava volando sul mare”.

Un articolo comparso il 20 aprile sull’autorevole quotidiano londinese The Times, prontamente ripreso dal francese Le Figaro ha fornito una descrizione delle evoluzioni aeree del pattugliatore “Poseidon” prima e durante l’attacco contro l’incrociatore lanciamissili russo. “Un Boeing P8 era a meno di 100 miglia dal Moskva il giorno che l’incrociatore russo ha subito un danneggiamento catastrofico”, esordisce The Times. “Si crede che centinaia di marinai siano morti quando l’unità ammiraglia della flotta russa nel Mar Nero è stata colpita da almeno un missile ucraino anti-nave Neptune. Il suo affondamento ha drammaticamente ridotto la probabilità di un assalto anfibio su Odessa e ha inferto un colpo all’operatività della Russia nel Mar Nero”.

Il quotidiano londinese ha ricostruito dettagliatamente il volo del pattugliatore marittimo di US Navy sin dal decollo dallo scalo siciliano. “Il 13 aprile, un P8, identificato con il codice AE681B, ha lasciato la base aeronavale USA di Sigonella, per dirigersi verso il Mar Nero”, rivela The Times. “Esso è stato tracciato per la prima volta in volo sul Mediterraneo alle ore 13.32 (fuso orario di Kiev). I dati forniti da FlightRadar24 mostrano che il P8 ha sorvolato i Balcani e la Bulgaria, per poi raggiungere la costa rumena sul Mar Nero nelle prime ore del pomeriggio”.

“Il velivolo è stato localizzato per l’ultima volta mentre volava sulla città di Valea Nucarilor in Romania, a circa 12 miglia dalla frontiera con l’Ucraina, alle ore 15.27”, prosegue il quotidiano. “A quel punto il P8 era a meno di un centinaio di miglia da dove è stato colpito l’incrociatore Moskva. All’ora in cui è scomparso ai monitor di FlightRadar24, il P8 si era abbassato in volo da un’altitudine di 29.000 piedi a 11.900 (da 8.840 a 3.627 metri, nda)”. Sempre secondo The Times, nelle successive tre ore è stato impossibile per i radar tracciare la rotta del pattugliatore di US Navy. “Alla fine esso è riapparso alle ore 18.23, mentre volava sulla costa del Mar Nero in prossimità della città di Casimcea in Romania, a circa 37 miglia dalla sua ultima posizione documentata”, spiega la testata. “Dopo 19 minuti, il P8 ha spento ancora una volta il suo transponder, per riapparire 42 minuti più tardi vicino Abrud, nella Romania meridionale, alle ore 19.24, per poi rientrare alla base di Sigonella. Il primo report noto su quanto stava accadendo al Moskva risale alle ore 20.42, quando un volontario ucraino con legami con i militari ha postato un messaggio su Facebook. Alle 22.31 il governatore ucraino di Odessa ha fornito la prima conferma ufficiale sullo strike”.

La disinformazione italiana

Amelia Smith, analista statunitense indipendente, ha spiegato a The Times che la presenza del P8 in vicinanza dell’unità russa “era inusuale, ma non del tutto fuori dall’ordinario”. “L’analista ha anche detto che in quella giornata c’è stato un numero leggermente maggiore di velivoli USA che hanno sorvolato le coste del Mar Nero”, aggiunge The Times. “Il Segretario della Difesa USA, Lloyd Austin, ha ammesso questo mese che gli Stati Uniti stanno fornendo intelligence ai militari ucraini nella regione del Donbass, la prima ammissione pubblica che sono state condivise informazioni classificate con Kiev”. A conclusione, il quotidiano inglese si sofferma sulle caratteristiche tecniche del pattugliatore. “Il Boeing P8 Poseidon è il più sofisticato velivolo dell’arsenale USA per individuare i sottomarini e le unità da guerra di superficie; esso utilizza sonoboe contro le unità nemiche e può essere equipaggiato pure con sofisticati radar APY-10”, scrive The Times. “Anche se le sue capacità operative sono secretate, è parere degli esperti che un P8 può mappare con i radar un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia, è ciò significa che il Moskva poteva essere tracciato perfettamente il giorno del suo affondamento”.

Il quotidiano francese Le Figaro si è spinto ancora oltre rivelando un particolare assai inquietante: “Il P8 Poseidon è pure armato con missili antinave AGM-84 Harpoon e siluri Mark 54. Sono simili ai sistemi impiegati a bordo del velivolo equivalente francese ATL2, utilizzato con il gruppo aeronavale da febbraio ad aprile 2022 (nel Mediterraneo orientale, nda), guidato dalla portaerei Clémenceau”. In verità altri analisti militari hanno scartato l’ipotesi che i missili che hanno colpito la nave russa siano partiti dal pattugliatore USA. Secondo uno dei massimi esperti di intelligence e questioni militari, l’ex vice-sottosegretario alla difesa statunitense Stephen Bryen “non esiste alcuna evidenza che il P-8A abbia lanciato qualsiasi dispositivo d’arma”. Se ciò fosse accaduto, aggiunge Bryen in un lungo articolo apparso su Asia Times, “sarebbe stata superata una linea assai sensibile e ciò avrebbe spinto gli USA direttamente alla guerra in Ucraina senza l’autorizzazione del Congresso o della Presidenza”. “Certo, ogni cosa è possibile”, commenta in conclusione. “Sicuramente, se il P-8A era lì, inseguendo le navi e i sottomarini russi, non avrebbe non potuto testare i differenti sistemi presenti a bordo contro le maggiori unità da guerra della Marina russa. Il P-8A ha una sofisticata suite di contromisure elettroniche AN/ALR-55 realizzata da BAE Systems. Questi sono sistemi nuovi di zecca e se si trovano sui pattugliatori P-8 che operano nell’arena del Mar Nero, dovrebbero essere stati installati lo scorso anno o anche nell’ultimo paio di mesi. Molto di ciò che l’ALR-55 può fare è sottoposto a segreto, ma si sa che è capace di disturbare i radar nemici o, possibilmente, di annullarne i segnali. Tuttavia è teoricamente possibile che se il P-8A di US Navy era connesso in tempo reale o quasi agli operatori ucraini del Neptune, esso potrebbe aver oscurato e annullato i sistemi radar a bordo delle navi russe. Ci sono pochi dubbi che il P-8A non si sia coordinato con gli ucraini, forse direttamente o attraverso connessioni satellitari, o possibilmente dopo il passaggio tra le forze USA e NATO e poi a quelle ucraine”. In un servizio pubblicato il 5 maggio dal New York Times sono state citate fonti ufficiali statunitensi e ucraine che avrebbero riferito anche di una possibile “distrazione” del Moskva con un drone “Bayraktar” di produzione turca ma in possesso delle forze armate di Kiev.

Da Sigonella direttamente sul Mar Nero

Le operazioni dei pattugliatori “Poseidon” sono proseguite anche nei giorni successivi all’affondamento della nave ammiraglia. ItaMilRadar ne ha documentato una il 15 aprile sul Mediterraneo orientale e un’altra ancora il giorno successivo. “Nel pomeriggio abbiamo tracciato una nuova missione sul Mar Nero di un USN Boeing P-8A partito da NAS Sigonella”, recita il report del 16 aprile. “Dopo una lunga sospensione (sin dall’inizio della guerra in Ucraina), nell’ultimo paio di giorni abbiamo registrato diverse nuove missioni dei Poseidon a largo delle coste bulgare e rumene (la prima il 12 aprile). Coincidenza (o no?), le missioni sono state riesumate appena prima dell’affondamento dell’incrociatore Moskva. Molto probabilmente essi stanno monitorando la situazione nel Mar Nero di fronte ad Odessa per comprendere le intenzioni della flotta russa riguardo a un possibile sbarco vicino la città ucraina”.

Nella mattinata del 19 aprile ItaMilRadar ha tracciato il decollo da Sigonella di un pattugliatore ATR P-72A dell’Aeronautica Militare italiana poi direttosi in missione nel mar Ionio e, subito dopo, di un Boeing P-8A di US Navy che ha raggiunto il Mar Nero per poi rientrare in serata nella base siciliana. “Durante il volo sul Mar Nero l’aereo ha spento il transponder ma possiamo affermare con certezza che la missione si è svolta di fronte alla Romania e alla Bulgaria, in una zona (specialmente quella settentrionale) che è ad appena un paio di miglia di distanza dall’area delle operazioni della flotta della Marina russa”. Un “Poseidon” ha operato nel Mediterraneo orientale pure tutta la giornata del 20 aprile, a breve distanza da un pattugliatore marittimo Lockheed CP-140 “Aurora” dell’Aeronautica militare del Canada, anch’esso decollato da Sigonella. E poi ancora il  24 aprile per l’ennesima missione top secret in Mar Nero (con il transponder spento per sfuggire al controllo radar) e nella serata di giorno 26, contemporaneamente a un’operazione vicina al confine occidentale dell’Ucraina di un drone “Global Hawk” dell’US Air Force (nome in codice Forte10) anch’esso decollato da NAS Sigonella.

Mentre in Italia nessuna grande rete televisiva né tanto meno un quotidiano di tiratura nazionale ha provato ad approfondire la vicenda relativa all’affondamento del Moskva e al ruolo assunto dal “Poseidon” decollato dalla Sicilia, il 5 maggio due importanti emittenti Tv degli Stati Uniti hanno fornito ulteriori dettagli sull’azione di guerra consumatasi in mare a metà aprile. La CNN ha riferito che “sono stati gli Stati Uniti a fornire le informazioni di intelligence che hanno aiutato a colpire l’incrociatore russo”. “Un funzionario statunitense – che ha parlato in forma anonima – ha affermato che l’Ucraina da sola ha deciso di prendere di mira e affondare l’ammiraglia della flotta russa del Mar Nero, usando i propri missili anti-nave”, ha aggiunto la CNN. “Tuttavia, visti i continui attacchi della Russia dal mare verso la costa ucraina, gli Stati Uniti hanno fornito una serie di informazioni, compresa l’ubicazione delle navi”.

“Dopo aver avvistato una nave da guerra russa nel Mar Nero, Kiev ha chiamato i suoi contatti americani per avere conferma che si trattasse del Moskva”, aggiunge l’emittente. “Gli Stati Uniti hanno confermato che era l’incrociatore e hanno fornito informazioni sulla sua posizione. Non è chiaro se gli USA sapessero che l’Ucraina avrebbe attaccato e non sono stati coinvolti nella decisione, hanno sottolineano le fonti militari”. Le rivelazioni della CNN sono state prontamente smentite dal portavoce del Pentagono, John Kirby. “Non abbiamo fornito all’Ucraina informazioni specifiche per affondare l’incrociatore russo Moskva”, ha dichiarato il funzionario alla CNN. “Non siamo stati coinvolti nella decisione degli ucraini di colpire l’imbarcazione o nell’operazione che hanno effettuato. Non eravamo a conoscenza dell’intenzione dell’Ucraina di colpire la nave (…) Gli ucraini hanno le loro capacità di intelligence per tracciare e colpire imbarcazioni russe come hanno fatto in questo caso”.

Sempre il 5 maggio anche l’NBC riportava quanto dichiarato da “alcune fonti ufficiali secretate”: “L’intelligence statunitense ha aiutato l’Ucraina ad affondare l’ammiraglia russa Moskva, dicono i funzionari”, riportava l’emittente televisiva. “L’attacco è avvenuto dopo che le forze armate ucraine hanno chiesto informazioni agli americani sull’unità in navigazione nel Mar Nero a sud di Odessa, hanno spiegato gli ufficiali USA ad NBC News. Gli statunitensi l’hanno identificata nel Moskva, hanno dichiarato gli ufficiali, e li hanno aiutati a confermare la sua localizzazione, dopo il quale gli ucraini hanno mirato alla naveGli USA non sapevano al momento che l’Ucraina stava per colpire il Moskva, hanno aggiunto, e non sono stati coinvolti nella decisione di colpirlaL’intelligence navale viene scambiata con gli ucraini per aiutarli nella difesa contro gli attacchi delle navi russe, hanno aggiunto gli ufficiali. Il ruolo USA nell’affondamento non era stato ammesso in precedenza. Ma NBC News aveva documentato il mese scorso come l’intelligence americana scambiata con l’Ucraina fosse stata strumentale nei successi riportati dall’Ucraina fino ad oggi, incluso l’aiuto agli ucraini per prendere di mira le forze armate russe ed evitare i suoi attacchi. Gli ufficiali statunitensi hanno espresso preoccupazione che le prove sullo scambio di intelligence USA con l’Ucraina possano far arrabbiare Putin e provocare una risposta imprevedibile. La politica odierna statunitense proibisce espressamente lo scambio di intelligence per colpire in modo letale i leader civili e militari russi, hanno spiegato ai due ufficiali statunitensi che hanno voluto rispondere a NBC News. Nei primi giorni di conflitto, il Moskva è stato protagonista di ciò che è divenuto un incidente iconico quando i militari a bordo ordinarono di arrendersi alle guardie di frontiere ucraine presenti a Snake Island. Nave da guerra russa, vaffan.., risposero le guardie”.

Il vaffanculo urlato contro l’incrociatore russo è divenuto uno degli immancabili ingredienti chiave della macchina da propaganda di guerra del governo di Kiev. Quando l’1 aprile 2022 attraversammo con la Carovana della Pace Stop The War la frontiera tra Polonia e Ucraina diretti a Leopoli, ci trovammo di fronte un cartellone gigante con al centro la siluette della cittadella del Cremlino disegnata a mo’ di nave da guerra, piegata su un fianco, mentre affonda in un lago di sangue. Sopra, a caratteri cubitali, in cirillico, Mosca vaffanculo!!! Cartelloni simili per demonizzare, dissacrare e disumanizzare un’intera città, un popolo, una lingua, una storia, una cultura, riempivano le piazze del centro storico di Leopoli, patrimonio dell’umanità. Un manifesto-icona per fomentare odio e intolleranza, altro che legittima resistenza alla brutale aggressione dell’esercito di Putin. Tragicamente profetico.

Adista News – Ucraina: direttissimo Sigonella – Mar Nero

 

 

 

24 Luglio 2022Permalink

22 luglio 2022 – Non è il tempo di scherzare

Chi non c’è non  si vede e chi non si vede non c’è

E ci apprestiamo , in un’estate rovente piena di disgrazie, ad affrontare la XIX legislatura (elezioni fra due mesi!). A causa di un parlamento che ha scelto di non impegnarsi nella rimozione di una  pesante norma di inciviltà, per l’ottava volta il governo cadente la passerà al nuovo che in qualche modo arriverà.
Eppure si trattava (e si tratterebbe) di un impegno parlamentare senza vincolo di spesa, semplice nella formulazione ma … assoggettarsi opportunisticamente al pregiudizio sembra una voglia inarrestabile dei nostri parlamentari e, temo , a 360°.
E non posso negare che questa voglia imperversi anche nella società civile che altrimenti si dichiara paladina dei diritti umani.
Mi spiego: regnante con il suo quarto governo quel tale on. B. che oggi sembra essere stato fra i registi della dissennatezza che ha portato alla caduta del governo Draghi pochi mesi prima della sua fine naturale (marzo 2023),  fu votata una legge che meritò il voto di fiducia voluto dal ministro dell’Interno tale on. Roberto Maroni (Lega allora Nord): era la legge 94/2009.
La norma che voglio segnalare  si rotolò per sette governi fino all’attuale e, intatta, passerà al prossimo quale che sia. Nel dlgs 286/1998 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) così si esprime (art. 6/2):
Fatta  eccezione  per  i  provvedimenti  riguardanti  attività sportive e ricreative a carattere temporaneo ,  per  quelli  inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35  e  per quelli  attinenti  alle  prestazioni  scolastiche   obbligatorie,   i  documenti inerenti al soggiorno  di  cui  all’articolo  5,  comma  8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica  amministrazione  ai fini del rilascio di licenze,  autorizzazioni,  iscrizioni  ed  altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.

Per capire bisogna leggere quel che non c’è. Nella norma si elencano le eccezioni alla presentazione del  (semplifico) permesso di soggiorno  ma non  ci sono i genitori dei nati in Italia che si presentino allo sportello del comune a registrarne la nascita privi appunto di quel documento.
Potrebbero quindi, per la paura di essere identificati come irregolari, astenersi da quell’atto dovuto, negando al loro piccolo il certificato di nascita che gli spetta come diritto personale.
Nella legge precedente alla 9/2009 c’erano (cd Turco Napolitano).  Nel 2009 sono stati esclusi dalle eccezioni elencate.
Nel 2020 un  piccolo gruppo teatrale friulano (NonSoChe) si impegnò in uno spettacolo costruito ad hoc e si impegnò volontariamente ad informare, con l’antico mezzo dello spettacolo teatrale; sul problema della negazione del certificato di nascita a una categoria artatamente  precostituita (i “figli di…”) appunto.
Il 22 aprile 2021 la capogruppo del Pd alla Camera presentò la pdl 3048  “Modifica all’articolo 6 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno”  che avrebbe dovuto, se approvata, rimuovere l’ostacolo della presentazione del permesso di soggiorno anche peri migranti non  comunitari ,.
A questo punto però fece una giravolta tutt’altro che apprezzabile: anziché impegnarsi nel dibattito parlamentare dichiarò volerla presentare in una trasmissione Tv mattutina chiamata agorà.
Non  so se tanto sia accaduto: disgustata ho lasciato perdere. In questa vicenda già squallida ci mancava la propaganda tv.
Poco tempo dopo il segretario del suo partito (on. Letta) dichiarava da parlamentare il suo impegno per lo ius scholae.
Entrambi gli onorevoli, per  questa vicenda tutt’altro che onorabili, fingevano di non sapere che
”La richiesta di cittadinanza italiana  non può essere accolta in assenza di un  certificato di nascita”.
Dovrebbero arrivarci da soli  ma, nel caso, li informa il 12mo Rapporto sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in  Italia.
Possono andare a leggere il punto 11 del VI  capitolo del Rapporto e, se credono, lo possono verificare anche nel precedente Rapporto (novembre 2020) .

Conclusione personale, tanto per chiarire.
Non sono una persona che si nega agli impegni nella società civile  e anche alla battaglia politica che in questa può svolgersi, ma mai mi impegnerò in qualcosa che sia presa in giro di diritti fondamentali di chi non  può difendersi da sé.
Onorevoli del Pd e simili, fate chiarezza prima che la campagna elettorale cominci. Valgo solo uno ma credo che vi servano anche gli spiccioli.

22 Luglio 2022Permalink

30 giugno 2022 _ La scuola pubblica all’ombra del Concordato

Copio dal prezioso sito Adista.it

Verona: licenziato dal vescovo Zenti il teologo e docente di religione Marco Campedelli

Ludovica Eugenio 30/06/2022, 07:49

VERONA-ADISTA. Alla fine il vescovo uscente ha voluto averla vinta, e nel modo più facile. Mons. Giuseppe Zenti, alla guida della diocesi di Verona dal 2007, già dimissionario dal marzo scorso per raggiunti limiti di età, ha silurato il teologo e insegnante di religione Marco Campedelli, che la settimana scorsa, alla vigilia del secondo turno delle elezioni per il sindaco della città, aveva risposto con franchezza e “parresia” alle indicazioni di voto per i preti diocesani espresse dallo stesso Zenti in un messaggio a loro rivolto con il pretesto di ricordare la scomparsa di p. Flavio Carraro, suo predecessore alla guida della diocesi.

Alla vigilia del ballottaggio fra i due candidati sindaco – Damiano Tommasi per il centro sinistra e Federico Sboarina sostenuto dalla destra –, il vescovo era infatti intervenuto per suggerire ai preti un “modus votandi”  da trasmettere a loro volta ai fedeli, riproponendo così l’idea di una Chiesa clericale che, tramite i pastori, guiderebbe, in questo caso verso i pascoli di “destra”, il “gregge” dei fedeli laici, non ritenuti evidentemente capaci di pensiero autonomo. Una abitudine inveterata, questa di Zenti, che già nel 2015 aveva sostenuto esplicitamente con nome e cognome, in una lettera ai professori di religione, Monica Lavarini, candidata nella lista civica vicina al presidente uscente Luca Zaia per le elezioni regionali in Veneto e iscritta alla Lega Nord di Matteo Salvini (v. Adista Notizie n. 20/15).

Qualche giorno dopo la diffusione della lettera di Zenti, Marco Campedelli rispondeva al vescovo con una lettera aperta, diffusa dal nostro giornale e rapidamente diventata virale in città, che faceva riferimento al libero pensiero e intendeva provocare un dialogo, un confronto, un «intelligente e responsabile dissenso», con tante domande poste al vescovo uscente: «Oggi nel 2022, c’è bisogno che il prete dica ancora alla gente che cosa votare? Siamo sicuri che i laici e le laiche circa la vita, con la sua concretezza, siano meno esperti dei preti (che circa la vita in realtà sono sempre un po’ in ritardo)? Perché il vescovo Zenti su certi temi nella lettera è cosi preciso e dettagliato: parla di “gender” “suola cattolica” e su altri è cosi generico come “accoglienza dello straniero”. Perché allora in questo caso non parlare di “ius soli” o di “ius culturae”? Perché il vescovo Zenti ha messo cosi tanto zelo nel voler ostacolare e chiudere esperienze in città e in provincia particolarmente attente al dialogo con le diversità?». Il riferimento è a San Nicolò all’Arena  – dove Campedelli è stato per 18 anni  – e Marcellise.  «Si dice che la Chiesa non sia una democrazia. E questo sarebbe un motivo sufficiente per non esprimere il proprio dissenso? Per cercare di aprire nuovi cammini? I preti devono sempre obbedire? E cosa significa obbedire?». Campedelli accennava anche al caso degli abusi sessuali perpetrati da membri del clero nell’Istituto per sordomuti Provolo, che «ha fatto il giro del mondo. Come è stato trattato a Verona? Come lo ha trattato il vescovo Zenti?». Una presa di posizione franca, laica, trasparente, critica, una rivendicazione dell’adultità e dell’autonomia di pensiero del popolo cattolico, che ha intercettato e interpretato un disagio dei giovani e della gente in generale rispetto a una Chiesa che esprime potere, di contro al vangelo inteso come “bene comune” non escludente, come “bellezza morale” di pasoliniana memoria, nella convinzione che la teologia possa esercitare una istanza critica anche nei confronti dell’autorità costituita.

Alla fine il ballottaggio l’ha vinto Tommasi. La città di Romeo e Giulietta avrà un sindaco cattolico, ma di centrosinistra. E il vescovo, in procinto di lasciare la diocesi – pare che il suo successore stia per essere nominato nei prossimi giorni – ha deciso di sferrare la sua zampata con un atto che ha tutto il sapore amaro della ripicca da parte di un superiore il cui potere istituzionale è in fase crepuscolare: licenziare Marco Campedelli dal suo incarico di insegnante di religione presso il liceo Scipione Maffei della città. Un incarico che portava avanti da ben 22 anni, fulcro della sua vita professionale, e al quale teneva molto, sotto il profilo umano e pedagogico; un lavoro portato avanti sotto la stella polare di don Milani, improntato alla formazione di una coscienza critica in nome della “responsabilità culturale dello studente”, come la definì il teologo, di origine veronese, Romano Guardini. Una misura che evidenzia una delle disfunzioni nel rapporto Chiesa-Stato nel nostro Paese, ossia la possibilità per un vescovo di togliere il lavoro – un lavoro che è un servizio allo Stato –  in maniera del tutto discrezionale. Sembra di essere ripiombati negli anni ’70, al tempo delle censure ecclesiastiche su dom Giovanni Franzoni che difendeva la libertà di coscienza e di voto politico.

30 Giugno 2022Permalink

28 giugno 2022 _ Un “influencer” di rara ferocia e il parere di un ecografista

26 giugno 2022  Sentenza Usa e noi. Aborto, quanta strada dalla legge 194.
Siamo pronti per un disgelo?   Giuseppe Anzani domenica  

Perché si può andare oltre decenni di letture ideologiche di una realtà profondamente umana

Overruled. È la parola chiave che mette fine a una lettura fuorviata della Costituzione americana. Quella che 50 anni fa, con la sentenza Roe vs. Wade, tolse agli States la potestà di legiferare in tema d’aborto, se non con limiti definiti. Parola più forte del révirement, cosa che accade senza scandalo quando un organo di giurisdizione cambia meditatamente decisione. Cancellata, ma anche ‘ribaltata’. Quello che per 50 anni è stato assunto dalla vulgata come diritto all’aborto garantito dalla Costituzione trova ora la bocciatura solenne, con il motivo elementare che quel giudizio era semplicemente sbagliato. Nella Costituzione il diritto d’aborto proprio non c’è. Per verità, neppure la sentenza Roe aveva sdoganato l’aborto libero, chiesto per «interrompere la gravidanza in qualsiasi momento, in qualsiasi modo e per qualsiasi motivo».

Anche allora i giudici avevano scritto «con questo non siamo d’accordo». Piuttosto, quella sentenza intendeva l’espulsione dell’ingerenza dei legislatori dalla sfera della privacy della donna incinta. Ma qualcosa di quella voglia è rimbalzato, col correre degli anni, nell’ideologia dell’«utero è mio», e del figlio come grumo cellulare da nutrire alla vita o da rifiutare come intruso ( Thomson), corpo estraneo nel corpo asservito. La nuova sentenza scuote ora anche all’altro versante del mondo che chiamiamo Occidente, l’Europa. Nessuna Costituzione menziona l’aborto fra i diritti; anzi. Però tutti i Paesi (tranne Malta) hanno leggi d’aborto. Perché non riflettere oggi sul contenuto, sul senso, sul fine di queste norme, ora che dal Nuovo Mondo viene una storica inversione di giudizio ‘in radice’? Perché di ‘diritto all’aborto’ si parla anche fra noi, nell’Italia culla del diritto, occultando che la tutela della vita ‘dall’inizio’ è principio costituzionale trascritto persino in cima alla legge 194? Da noi la spinta abortiva, a ridosso della sentenza Roe, si è mossa portando davanti alla Consulta un caso doloroso che il Codice avrebbe punito; fu esentato per una strettoia giudicata quasi simile alla ‘necessità’, così fu delineato il «danno o pericolo grave per la salute della donna medicalmente accertato e non altrimenti evitabile».

Una breccia che fece discutere, per stretta che fosse. A dilatarla, prima che la propaganda radicale puntasse all’abrogazione totale del reato per via referendaria, fu la pressione a dir poco terrorizzante sulle madri di Seveso in attesa, quando venne la diossina e la falsa premonizione dei figli deformi: 22 aborti, 22 feti mandati a Lubecca, esito delle analisi ‘tutti perfettamente sani’. Dolore. In un clima cupo, segnato dal terrorismo, pochi giorni dopo l’eccidio di Via Fani, fu approvata la legge sull’aborto. Nei lavori parlamentari, le parole «contro la piaga dell’aborto clandestino» si sprecano.

La legalizzazione, dicevano, instrada il tragico fenomeno su un binario che gli presta attenzione e possibile soccorso. Lo farà sparire. L’applicazione concreta però non aiutò la maternità difficile. Il soccorso fu invece offerto da iniziative spontanee di volontariato sociale, che aprirono i Centri di aiuto alla Vita. Nel 1981 due referendum contrapposti vennero bocciati. Nel 1997 i radicali tentano di far cancellare selettivamente le norme di tutela della vita e di soccorso alla maternità; ma la Corte costituzionale li bloccò con una lezione memorabile sulla inviolabilità del diritto alla vita.

È questa lezione che ancora non sembra penetrata nel cuore di chi sostiene di avere a cuore la condizione femminile; a tal punto paiono assurde le riluttanze, le proteste, le infastidite reazioni all’attività di soccorso offerto alla madre e al suo bambino. Avverrà ora un disgelo? Potrà esserci un ripensamento, più che sulle leggi, sulla vita? È questo, in fondo, che decide della vita: la capacità di amare. La sentenza Usa non fa sparire le leggi d’aborto. Sparirà l’aborto quando il villaggio umano aiuterà ogni maternità difficile e la gravidanza sarà il tempo d’una relazione d’amore. Chi ha un figlio nel cuore non lo caccia dal grembo.

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/quanta-strada-dalla-legge-194-siamo-pronti-per-un-disgelo

La descrizione di una realtà in via di oscuramento  per tornare all’aborto per legge 194

IL PARERE DI UN ECOGRAFISTA
Un ecografista racconta:
“Ok, la questione è la seguente:
la legge anti-aborto approvata in Alabama è un fatto veramente preccupante. Ohio, Missouri, Georgia, Mississippi, Arkansas, Kentucky… mi rivolgo anche a loro, ma per ora concentriamoci sull’Alabama.
Il governatore dell’Alabama, Kay Ivey, ha da poco reso legge il divieto totale all’aborto, in qualsiasi caso, per qualsiasi ragione e in qualsiasi fase della gravidanza. Ad oggi si tratta della legge sull’aborto più restrittiva di tutti gli Stati Uniti.
Mi presento: sono un tecnico ecografista, io e i miei colleghi osserviamo bambini ogni giorno e in ogni fase ella gravidanza. Lavoro anche nell’unità di alto rischio, assistendo madri e feti in vari stati di salute, sia fisici che mentali.
Se pensi che un divieto all’aborto sia una cosa positiva, io probabilmente sono la persona migliore per spiegarti perché ti sbagli.
Per cui, lascia che ti parli di…
Quelle donne che portano in grembo un feto senza cranio, il cui cervello fluttua semplicemente in giro, ma il battito cardiaco c’è ancora… Ebbene, loro non possono abortire.
Quelle donne il cui feto ha una rara mutazione cromosomica chiamata T13: gli organi si sviluppano fuori dal corpo e c’è una palatoschisi così grave che il naso è praticamente assente… Neanche loro possono abortire.
Quelle donne la cui pressione sanguigna schizza a valori così alti che svengono e rischiano la morte prima del parto… Non possono abortire.
Quelle donne con una grave forma di emofilia per cui partorire sarebbe probabilmente fatale, per loro e per il bambino… Non possono abortire.
La ragazzina di 13 anni la cui scuola non è autorizzata ad insegnare educazione sessuale e che quindi non sa come evitare una gravidanza o le malattie sessualmente trasmissibili. Una ragazzina, il cui corpo non è ancora sviluppato abbastanza da portare a termine la gravidanza senza venirne danneggiato irreparabilmente… Quella ragazzina non potrà accedere all’aborto.
Quella donna che è stata stuprata dall’amico che voleva solo “assicurarsi che arrivasse sana e salva a casa”… Non può abortire.
Quella donna con Sindrome dell’Ovaio Policistico che ha le mestruazioni ogni 3-4 mesi e non riesce a trovare un anticoncezionale che funzioni per lei… Non può abortire.
Quella donna il cui “partner” ha tolto il profilattico durante il rapporto senza dirle nulla (questa pratica si chiama Stealthing e accade molto più spesso di quanto credi)… Neanche lei può abortire.
Quella donna con una gravidanza ectopica corneale, che probabilmente crescerà fino ad ucciderla… Non può abortire.
Quella donna che ha già due bambini che a stento può nutrire e il cui anticoncezionale ha raggiunto un prezzo troppo alto… Non può abortire.
Tutte le tante, tante, tantissime donne che semplicemente non vogliono sostenere una gravidanza per ragioni che appartengono loro, e a loro soltanto. Problemi di salute, relazioni tossiche, problemi finanziari, problemi sociali… Non potranno abortire.
Alcuni di questi casi potrebbero magari sembrarti legittimi e sensati. E potresti aver ragione. Ma la questione è che nessuno dovrebbe decidere cosa fare del corpo di un’altra persona, neanche per salvare una vita.
E pensare che c’è bisogno di un permesso scritto dalla persona deceduta per poter prelevare gli organi che salvarebbero numerose vite. Non puoi costringere qualcuno a donare gli organi, a donare sangue, a donare il midollo, a prescindere dalla situazione. Allo stesso modo non puoi costringere una donna a fare del suo corpo ciò che vuoi tu. Fine della storia.
Ma la storia non finisce qui, vero? Perché il peggio deve ancora venire: se l’aborto è considerato un omicidio, perché non considerare un aborto spontaneo come omicidio colposo? Si, è già realtà.
El Salvador, Ecuador e ora USA… Una donna può andare in carcere per un aborto spontaneo o per un figlio nato morto, perché non si sa mai che proprio lei abbia fatto qualcosa per causarlo.
Donne che hanno realmente avuto un aborto spontaneo non chiederanno aiuto ad un medico. Moriranno di sepsi o dissanguate sul pavimento del loro bagno.
Se si inizia a incarcerare donne e medici per aver preso decisioni riguardanti la salute, che non interessano nessuno se non loro stessi, allora bisogna aspettarsi che le donne smettano di rivolgersi ai medici per sottoporsi a procedure sicure e inizieranno invece a ordinare pillole online o ad usare qualsiasi strumento metallico esse riescano a trovare per porre fine autonomamente alla propria gravidanza.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la “sacralità della vita”. Non più. Si tratta solamente di controllare le donne. Null’altro.”
(Sena Garven)
28 Giugno 2022Permalink

26 giugno 2022_NON ESISTONO MINORI DI SERIE B

Come faccio regolarmente riporto un mio scritto,  regolarmente firmato e pubblicato sul periodico Ho  un Sogno che esce  a Udine a cura dell’Associazione Proiezione Peters  Odv,  e  si propone come Strumento di informazione sulle risorse umane e sulle attività presenti in Friuli nel campo della pace e della cooperazione internazionale .  E’ arrivato al n. 268, n. 2 dell’anno XXXI.
Può essere richiesto a
asspp@iol.it e si trova in forma cartacea alla libreria Cluf in via Gemona 22 (Udine)

Oggi l’Alta Amministrazione dello  Stato è coinvolta in attività di accoglienza di minori non accompagnati  a partire dalla nomina della  Prefetto  Francesca Ferrandino a “Commissario delegato per il coordinamento delle misure e delle procedure finalizzate alle attività di assistenza nei confronti dei minori non accompagnati provenienti dall’Ucraina a seguito del conflitto in atto”.
Tale nomina non  si riferisce solo ai minori non accompagnati ucraini, ma fa capo al Piano ampio e articolato firmato dalla stessa Ferrandino, dove non  sono considerati segni distintivi tali da consentire una gerarchia che distingua, in una immaginaria lista d’attesa, i soggetti minori da accogliere.

Infatti il Piano muove dalla definizione di minore straniero non  accompagnato (come da art. 2 legge n.47/2017) “il minorenne non avente cittadinanza italiana o della Unione Europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana , privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alla leggi vigenti nell’ordinamento italiano”.

Non resta ora che ricordare l’indifferenza del parlamento che dal 2009 impone ai migranti non comunitari la presentazione del permesso di soggiorno anche quando richiedano la registrazione di un loro nato in Italia. Il rischio di manifestarsi irregolari di fronte a un ufficiale di stato civile può indurli a non registrarne la nascita,  sottraendo il loro nuovo nato  oltre che all’esistenza giuridica anche alla protezione genitoriale ed esponendolo quindi a tutti i rischi che si vogliono evitare si minori in arrivo. A questi piccoli manca la caratteristica dell’essere in fuga e ciò li rende invisibili nel quadro degli interventi di protezione che possono passare solo attraverso una proposta di legge la cui necessità sembra estranea, come si è detto, all’iniziativa parlamentare , pur nelle variegate maggioranze che si sono proposte dal 2009 ad oggi. Appare infatti molto grave che l’Italia non  abbia ancora raggiunto sul piano legislativo il target 16.9 dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo Sostenibile dell’ONU, ovvero “Entro il 2030, fornire l’identità giuridica per tutti, compresa la  registrazione delle nascite”.

Un ultimo tentativo, che vorremmo efficace, si deve alla proposta di legge regionale n.16 presentata in Regione che, se approvata, impegnerebbe il parlamento a una discussione. Da quanto abbiamo visto finora, seguendo il dibattito in commissione, alla già espressa negazione della giunta regionale sembra unirsi il silenzio dei partiti di opposizione: scarsa sensibilità o diffusa disattenzione? Speriamo di essere smentiti quando conosceremo l’esito finale della votazione.

26 Giugno 2022Permalink

1 giugno 2022 – Bambini invisibili per scelta differenziata

Scrivo sul mio diariealtro.it la lettera che invierò ad alcuni amici per farne e condividere memoria
Il mio povero blog è trascuratissimo perché l’affanno che mi prende a proposito della negazione della registrazione della nascita di chi nasce in Italia, figlio di migranti irregolari mi blocca anche nella attività di aggiornamento di questo povero blog
Far sintesi è difficile e non  parlo di quell’equivoco per cui si pretende che sintesi significhi esclusivamente  brevità, ma dell’esigenza di mettere insieme notizie, almeno quelle (e parlo per me) in cui nella congerie devastante per quantità disordinatamente ammucchiata  mi illudo di trovare un filo conduttore di collegamento.
A seguito della conclusione di un ciclo di audizioni in Commissione Giustizia al Senato, sui tanti disegni di legge sul doppio cognome presentati sin dall’inizio della legislatura da quasi tutti i partiti, ieri sono comparse notizie di rilevante significato per cui metterò quattro  files in calce riservando il seguito ad alcune indicazioni che mi interessano

ANSA) – ROMA, 31 MAG – Tutti i nuovi nati avranno il cognome di entrambi i genitori o, nel caso di accordo, solo quello di uno di loro.

Lo spiega la stessa Consulta nelle motivazioni della sentenza depositate  .
I giudici sottolineano che « l’automatica attribuzione del solo cognome paterno “si traduce nell’invisibilità della madre” ed è il segno di una diseguaglianza fra i genitori, che “si riverbera e si imprime sull’identità del figlio”».
Il cognome «collega l’individuo alla formazione sociale che lo accoglie » .
E ancora segnala nell’imposizione del cognome unico che:  «comporta la contestuale violazione degli articoli 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo».

Non so quante volte abbiamo parlato dal 2009 ad oggi di bambini invisibili.
Se fosse possibile parlare di analogie  (so che non è una modalità attendibile) rileggerei la citazione e così:  « l’ostacolo che dal 2009 la legge oppone alla regolarità della registrazione dell’atto di nascita rende incerto (e legato a condizioni soggettive indotte: la paura dei genitori irregolari) il godimento di un diritto assoluto di ogni nuovo nato /a e determina l’invisibilità di chi è venuto  al mondo in queste condizioni».

E’ chiaro, mi sembra, che non  si può attribuire a migranti regolari o irregolari che siano la conoscenza di norme criptiche, costruite su citazioni, e del loro intreccio con circolari  (tutte conoscenze invece alla portata di chi si è battuto per il doppio cognome) .
Nel caso della nascita entrano in gioco diritti umani imprescindibili e ciononostante negati  a fronte dei quali l’inerzia del parlamento e l’indifferenza della società civile lasciano sgomenti.

Nel vuoto che ho sperimentato per anni a livello locale voglio ricordare il bollettino Ho un Sogno che  ha mostrato la dignità della coerenza al suo ruolo di “Strumento di informazione sulle risorse e sulle attività presenti in Friuli nel campo della pace e della cooperazione internazionale” e non ha mai mancato di segnalare la norma approvata per creare  “bambini invisibili”.
C’è però qualcosa di più. Da qualche tempo Ho un Sogno ospita un piccolo glossario, curato da Francesco Bilotta, docente di diritto privato all’Università di Udine, che così ha scritto a proposito del termine Solidarietà:
«La parola solidarietà ci sollecita subito considerazioni   di carattere morale. Non è immediato quasi per nessuno  associarla al diritto. <…e > avendo in mente la sua accezione morale, è piuttosto difficile disgiungerla dalla libertà di scegliere se assumere o meno un  atteggiamento solidale nei rapporti con gli altri.
Eppure, la nostra Costituzione è chiara al riguardo, quando all’articolo 2 parla di “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Quindi non solo doveri, ma  addirittura inderogabili, cioè doveri che nessuno ha il potere di cancellare in alcun modo. Doveri che caratterizzano trasversalmente tutto il nostro vivere collettivo, come ci ricordano i tre aggettivi, “politica, economica e sociale”»

Mi sembrano indicazioni sufficienti per delineare – in chi ha parola –l’obiettivo di  un quadro di solidarietà che intenda rendere visibili in  bambini invisibili  (come si sta facendo per le mamme dal nome negato).  Ma tutto è inutile.

In Parlamento la proposta 3048 (che, con tutte le insufficienze del caso, se approvata renderebbe al nato  anonimo  almeno il diritto di un’esistenza riconosciuta) resta pressoché ignorata e prevale invece -con la visibilità propria di un’azione politica seriamente intrapresa  una precisa scelta del pd, espressa pubblicamente dal segretario – per il ddl  che modifica la legge sulla cittadinanza del 1992 introducendo lo jus scholae.
Giusto obiettivo, a fronte del quale  resta ben fermo, quasi una beffa,   il no al certificato di nascita ai nati in Italia figli di migranti irregolari.
Giustamente nel comunicato stampa che vi ho già inviato il consigliere reginale Honsell afferma:
«L’Italia di fatto non rientra ancora nel novero di quei paesi che hanno raggiunto il target 16.9 degli Obiettivi sostenibili 2030 dell’ONU:
“fornire identità giuridica per tutti, inclusa la registrazione delle nascite” »

Ho  citato il consigliere regionale Honsell che  è riuscito a porre la questione della registrazione dell’atto di nascita dei figli dei sans papier all’interno di un dibattito in sede istituzionale.
Sperare che vada in porto è un dovere che sembra un azzardo (certamente il rifiuto dell’associazionismo organizzato a farsi carico  del problema non aiuta un reale tentativo di risolverlo) ma io non posso che contare sul fatto che  – comunque sia – questo impegno assicuri visibilità a ciò che si vuole occultare con ampia determinazione.
Sarà già un passo avanti

https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2022/05/31/il-doppio-cognome-o-di-un-solo-genitore-a-tutti-i-nuovi-nati_51df6d3c-3160-44ec-8633-9dcaa67c1bc7.html

https://www.rainews.it/articoli/2022/05/cognome-dei-2-genitori-al-figlio-consulta-una-legge-per-evitare-danni-alla-funzione-identitaria–fd5f1082-7348-4f7f-9be6-7c8f9cbe85b8.html

Doppio cognome ai figli, da oggi c’è anche quello della madre (avvenire.it)

https://www.fanpage.it/politica/doppio-cognome-ai-figli-le-motivazioni-dellla-consulta-ora-una-legge-per-evitare-moltiplicazione/

Aggiungo anche il comunicato di Honsell citato sopra:

“Oggi (martedì 24 maggio) in Commissione Immigrazione del Consiglio Regionale si sono svolte le audizioni della proposta di Legge Nazionale n. 16, presentata da #OpenSinistraFVG, volta a ristabilire il diritto assoluto di ogni nata/o in Italia alla registrazione del loro nome alla nascita anche se figli di immigrati irregolari. Attualmente vige ancora la normativa del 2009 che nega questo diritto fondamentale sancito dal recepimento della Convenzione ONU del 1991 da parte dell’Italia. Questo autentico vulnus normativo che nega i diritti dei più deboli, i bambini, è compensato da una circolare ministeriale ‘interpretativa’ il cui utilizzo è legato alla buona volontà degli uffici di stato civile dei Comuni. L’Italia quindi di fatto non rientra ancora nel novero di quei paesi che hanno raggiunto il target 16.9 degli Obiettivi Sostenibili 2030 dell’ONU.

Il dibattito in aula ha dimostrato scarsa consapevolezza della problematica da parte di alcuni sindaci che hanno voluto fraintendere la norma parlando di ricongiungimento familiare, come il Sindaco di Monfalcone. Il tema riguarda invece i diritti fondamentali dell’individuo come giustamente hanno sottolineato i rappresentanti dell’associazione di Medicina delle Migrazioni e dell’ANUSCA, l’Associazione Nazionale Ufficiali di Stato Civile e d’Anagrafe. Ancora una volta la visione ideologica di alcuni esponenti non ha permesso di riconoscere il problema, che nulla a che fare con le norme sull’immigrazione, o sull’iscrizione all’anagrafe ma solo sul rispetto della Carta dei diritti del Fanciullo: il diritto ad avere un nome alla nascita, anche se i genitori sono irregolari.

Come Open Sinistra FVG proporremo degli emendamenti al nostro testo per scongiurare qualsiasi ulteriore fraintendimento su questa norma di civiltà, che è stata riconosciuta dallo stesso Ministero ancorché con una circolare”: così si è espresso il consigliere regionale #FurioHonsell.

1 Giugno 2022Permalink

13 maggio 2022 – Gli alpini fra infiltrati e solidarietà diffusa

Vorrei lasciar perdere e invece è doveroso far memoria per misurare via via il degrado e osservare se spunta la speranza di una risalita.

Vado malvolentieri su facebook ma lo faccio per vedere che si pensa di ciò che accade e interessa i social. Non uso i ‘mi piace’ né le piccole icone spiritose, sia perché non sempre capisco il significato di quelle innumerevoli faccine sia perché non  mi va di esprimere pareri sommari in un mondo traballante e a mio parere insicuro. Se decido di intervenire lo faccio cercando di essere breve e chiara.

Trovo una frase che mi lascia attonita e trascrivo a fatica Mame vonde  tete mi baste le gavete…, ho letto di normale praticata baldoria ma devono aver cancellato perché non ritrovo e passo al Messaggero Veneto, quotidiano diffuso in Friuli  (pag. 8 ) articolo a firma Chiara Baldi.
A questo punto l’indignazione diventa disagio e sofferenza.

Copio perché è doveroso ricordare:
Sonia Alvisi, coordinatrice delle donne dem di Rimini, doveva essere diventata ingombrante. Si è dimessa dopo aver pubblicamente sostenuto l’importanza della “denuncia formale” da parte delle donne molestate (alcune nel corso della loro attività lavorativa)  per essere più credibili e aver inviato un  messaggio di solidarietà agli alpini . Mah!
Intervengono la ministra Bonetti (pari opportunità?!) e l’on Serracchiani: “Sospendere il raduno sarebbe come arrendersi a un pugno di violenti ” (dixit).
L’assessora alle pari opportunità del Veneto dichiara: “Se uno mi fa un  sorriso e mi fischia dietro io sono pure contenta”. Stia lieta signora assessora Elena Donazzan, stia lieta: è affar suo ma rispetti chi “dietro” non ha conosciuto solo fischi e comunque poteva non  gradire nemmeno quelli.
Quello che però mi turba di più (ed è una obiezione ricorrente) è il continuo ricorso dal sapore assolutorio a misteriosi   infiltrati.
Vorrei poter prescindere dalla barocca situazione immaginata di maschi (giocherelloni? fischiatori o ???)  che si infilano nelle file adamantine della adunata alpina  per molestare le donne senza che ci sia notizia di una reazione offesa di chi l’infiltrazione avrebbe subito all’interno di un raggruppamento ordinato, discreto nel linguaggio  e  non solo, notoriamente sobrio,  guardando lo spettacolo fra le proprie file , ma  non riesco ad arrendermi al ridicolo perché ho un altro più serio e doloroso problema.
Come è possibile che donne adulte, intelligenti, acculturate, consapevoli dei propri diritti (parlo a ragion veduta) sentendo di molestie e violenze, poiché sono state dichiarate  nel quadro di una adunata alpina,  pensino agli infiltrati piuttosto che alla solidarietà alle proprie simili,  riservando se mai a un momento successivo l’ipotesi ‘infiltrati’?
Lesa  maestà, l’ombra di una sorta di sacralità  che copre e tutela gli alpini? Mi fermo qui anzi no.
Alcune di queste donne hanno ricordato che sono state molestate nel corso del proprio lavoro e di essersi trovate quindi in una situazione di disagio aggravato.
Vi immaginate una cameriera che denuncia un cliente, certa della solidarietà  dei presenti magari  irritati dal ritardo della pizza, e della solidarietà  del datore di lavoro? Sicurezza del lavoro .. ah già! Ma che c’entra?!  Qualche volta mi confondo.

13 Maggio 2022Permalink

12 maggio 2022 –    In una foto  il “no alla guerra”  (da L’Osservatore Romano)

Un’emozione di anni lontani che luna fotografia dal Vietnam rinnova implacabilmente nel dolore per le sporche guerre dei giorni nostri

Kim e Nick la guerra la conoscono bene. Vietnam, 8 giugno 1972: fuoco sul villaggio di Trang Bàng, 40 chilometri a ovest di Saigon. Dall’alto cadono bombe al napalm. Nick Ut “ferma” in uno scatto la disperazione della piccola Kim Phúc Pahn Thi che corre, avvolta dal napalm, con i vestiti evaporati per il fosforo.

Quella fotografia è diventata una delle immagini più iconiche della storia del Novecento.

Quasi mezzo secolo dopo eccoli qui, insieme, Kim e Nick, in piazza San Pietro, con Papa Francesco. A dire che la guerra è una follia. Per questo hanno donato al Pontefice una copia, con le loro due firme, della foto che da cinquant’anni dice “no alla guerra”.

E quel “no alla guerra” che arriva dal Vietnam, Papa Francesco lo ha rilanciato, stamani, accogliendo due giovani donne che stanno conoscendo gli orrori di un altro conflitto, stavolta in Ucraina. Sono le mogli di militari ucraini del battaglione Azov asserragliato nell’acciaieria di Mariupol. Francesco, alzandosi in piedi, ha stretto le loro mani nel gesto della preghiera.

Già, la guerra. Racconta Kim che oggi ha 59 anni: «A distanza di mezzo secolo, da sopravvissuta, mi permetto di dire che non vogliamo la guerra ma la pace perché il mondo ha bisogno di pace». E proprio con questo impegno per la pace stanno lavorando, sempre insieme, al documentario La bambina del napalm.

«Quella mattina piovevano bombe sul villaggio, scappavano tutti» ricorda Nick, oggi 71 anni, che era in prima linea come fotoreporter. «Ho visto una bomba far esplodere una pagoda: pensavo che dentro non ci fosse nessuno invece, tra il fumo, ho intravisto la nonna di Kim che stringeva un bimbo, morto fra le sue braccia. E subito dopo ho visto Kim che urlava “aiutatemi!”. Ho smesso di fotografare dopo uno scatto, “quello” scatto: dovevo agire. Ho preso l’acqua e gliel’ho gettata addosso. Ho caricato tanti bambini sul furgone e li ho portati all’ospedale».

Rientrato nel suo ufficio a Saigon, Nick sviluppò la foto divenuta subito «lo scatto che racconta la guerra in Vietnam». Vinse anche il premio Pulitzer.

Essenziale il racconto di Kim: «Quell’immagine continua a ricordarmi che ho perso la mia infanzia. Solo col tempo, però, ne ho compreso il valore. All’inizio l’ho odiata, ci vedevo un’umiliazione: una bimba esposta al mondo mentre, nuda, grida disperata. Sono stata anche aiutata, curata: 14 mesi di ospedale e 17 operazioni chirurgiche, senza pagare nulla».                                                                                                                                                                        di GIAMPAOLO MATTEI

https://www.osservatoreromano.va/it/news/2022-05/quo-107/in-una-foto-il-no-alla-guerra.html

12 Maggio 2022Permalink

31 marzo 2022 – Sintetizzo alcune documentazioni che ho raccolto nel mio blog nei giorni precedenti e nel 2020

Per correttezza riporto i link anche alle pagine del mio blog, oltre che alle fonti.

30  marzo 2022  Da Il Mulino  12 marzo:
Le chiese in Ucraina e la sfida della pace ?                        di Adalberto Mainardi
https://www.rivistailmulino.it/a/le-chiese-in-ucraina-e-la-sfida-della-pace
https://diariealtro.it/?p=7895

Da Il Foglio  29 marzo 2022  Quella di Putin è la prima dichiarazione di guerra ufficiale all’omosessualità                di  Adriano  Sofri
https://www.ilfoglio.it/piccola-posta/2022/03/29/news/quella-di-putin-e-la-prima-dichiarazione-di-guerra-ufficiale-all-omosessualita–3853885/
https://diariealtro.it/?p=7893

Avevo sfiorato l’argomento (in un contesto evidentemente diverso ) nel 2020 e riporto quanto scritto nel mio blog:

« 13 giugno 2020   Quanto i vescovi non dicono il vero
Provo a scrivere le mie sempre più sconsolate considerazioni in merito all’intreccio pericoloso e per me inaccettabile sulle motivazioni con cui i Vescovi italiani si oppongono alla proposta di legge
“ … contrasto dell’omofobia e della transfobia  nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (C 107) .
I vescovi non attaccano frontalmente la proposta, la aggirano affermando –  che “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni»..
https://diariealtro.it/?p=7334

L’affermazione precedente non è vera:  la violenza omofobica è sempre presente e documentata  e il vuoto normativo c’è:  ci sono nati in Italia cui viene negato per legge il nome e l’identità riconosciuta.
E anche questa (a mio parere) è violenza.

Le “nuove disposizioni” che chiedo da anni (devo dire in un clima di sconsolante isolamento quale spetta a una vecchia pensionata)  riguardano l’abrogazione dell’art. 1 comma 22 lettera  G della legge 94/2009 (“Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”) . Tale norma , imponendo la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione dell’atto di nascita di un figlio  in Italia ,  può  ridurre  genitori non comunitari irregolari a uno stato di paura tale da  indurli a  non registrare  la nascita di un loro bambino per non scoprire la loro condizione.
Esiste una circolare che consente ciò che la legge nega  ma è ben chiaro che non si può chiedere ai migranti di destreggiarsi fra leggi e circolari. Inoltre la circolare che porta il n. 19/2009 (Ministero dell’interno) NON è in alcun  modo diffusa.
Mentre preciso che l’abrogazione di cui ho scritto non comporta onere di spesa ed è sostanzialmente  la ripresentazione  del testo della cd legge Turco Napolitano, segnalo che ho ottenuto dalla consapevole cortesia del direttore della   Caritas  Italiana una informazione importante che mi ha consentito di proporre in un mio pubblico intervento, trascritto anche nel sito equal uniud diritto antidiscriminatorio dell’Università di Udine lo scorso gennaio.

Copio:
« Il dr. Forti, questo il suo nome, ha scritto ribadendo l’iscrizione alla nascita come diritto costituzionalmente garantito ma testimoniando nel contempo il fatto che l’efficacia della circolare non è assoluta.
Leggo  e trascrivo: “Ad oggi purtroppo non tutte la anagrafi seguono pedissequamente la citata circolare che stabilisce: Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».

 

 

 

31 Marzo 2022Permalink