22 maggio 2016 – Discriminando i partigiani a modello Boschi

Redazione ANSA 22 maggio 2016 17:40News
Boschi all’Anpi: “I partigiani veri voteranno sì alla riforma costituzionale” La ministra nega la personalizzazione del referendum da parte del governo e rilancia: “Se vince il no verranno altri, io e Renzi andremo via”. E su legge elettorale: “Non sarà cambiata”

Il mio senso del ridicolo mi induceva a pensare a uno scherzo a sostegno del ‘no’ come ramazza anti Renzi e anti Boschi. Ma la verifica mi ha confermato che si trattava di una esternazione del Boschi pensiero. Infatti così l’hanno interpretata i maggiori quotidiani italiani In calce ricopio le fonti. 

Non vada perso però il conforto di Meloni ai problemi che affliggono Roma

Intitolerà una strada ad Almirante E anche qui non vale la pena scrivere altro

Ansa http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/05/22/referendum-boschi-se-vince-no-verranno-altri_56a9e703-7742-47af-81f7-6c6e3e343e49.html

Corriere della sera http://www.corriere.it/politica/16_maggio_22/referendum-boschi-veri-partigiani-voteranno-si-43a7f594-201e-11e6-9888-7852d885e0fc.shtml

La Stampa http://www.lastampa.it/2016/05/22/italia/politica/referendum-boschi-se-vince-il-no-lascio-la-politica-anchio-etMaF7MNrB5jY5oN6IDh7I/pagina.html

Repubblica http://www.repubblica.it/politica/2016/05/22/news/ministra_boschi_riforme_annunziata_nuovo_senato_referendum_comunali_2016-140353301/?ref=HREA-1

22 Maggio 2016Permalink

13 maggio 2016 – Due documenti dignitosi che escono dalla palude del disprezzo dei minori

Copio manualmente il primo documento da Il Corriere della Sera del 12 maggio (pag. 7) perché purtroppo – pur esemplare e, per me, totalmente condivisibile – non  è scaricabile-ma deve avere uno spazio nel mio blog, mentre scarico dal sito di Gad Lerner il secondo.

Dal Corriere della sera del 12 maggio

La (non) scelta sui bimbi
di fatto lascia al giudice ogni responsabilità
di Melita Cavallo
(ex giudice minorile)

Ho vissuto l’elaborazione delle novità al diritto di famiglia con la riforma del 1975: figli nati fuori dal matrimonio poterono essere riconosciuti, le madri poterono assolvere non solo i doveri ma anche i diritti nell’ambito familiare alla pari dei padri. Allo stesso modo vengono oggi riconosciuti diritti finora ignorati, derisi o addirittura contestati da una parte quantitativamente non trascurabile della società. I tempi erano orma maturi perché l’Italia si allineasse alla normativa europea recepita ai sensi dell’art. 117 della Costituzione. Non cesseranno le sterili e ideologiche polemiche perché l’elaborazione culturale è lenta e faticosa, tuttavia compito del legislatore è da un lato regolamentare i fenomeni già in atto nella società, dall’altro definire il cammino per il perseguimento di un obiettivo ritenuto vantaggioso per la società. Dispiace però che parte del Parlamento abbia voluto penalizzare, ancora una volta, il soggetto più debole, cioè il bambino, non riconoscendo la possibilità di adottarlo alla compagna della madre o al compagno del padre, nonostante gli abbia fatto da madre o da padre a motivo della stabile convivenza. Lasciando ancora una volta al giudice l’interpretazione della norma nel valutare i singoli casi sottoposti al suo vaglio. Ci si lamenta spesso che il giudice si sostituisce al legislatore, mi sembra che, in questo caso, il legislatore abbia perso l’occasione di fare chiarezza rispetto alle possibili interpretazioni dei giudici, ritenute da alcuni creative e da altri addirittura eversive.

dal sito di Gad Lerner

La lettera d’addio di Michela Marzano dal gruppo del PD
giovedì, 12 maggio 2016

Ecco gli estratti della lettera d’addio di Michela Marzano dal gruppo del PD, pubblicati da Repubblica.it, dopo il suo voto favorevole alle unioni civili. “Sui temi dei diritti e dell’etica ho sempre detto e difeso gli stessi valori e gli stessi principi. E non me la sento, oggi, di non essere coerente con me stessa e con le mie battaglie per opportunità politica. Lo so che, sulla unioni civili, non si poteva forse fare diversamente e considero che sia importante per l’Italia avere finalmente una norma che garantisca e protegga le persone omosessuali. Aver però eliminato ogni riferimento a ‘famiglia’ e ‘familiare’ – parlando delle unioni civili come una semplice ‘specifica formazione sociale’ – e aver stralciato la ‘stepchild adoption’ rappresentano un vulnus per me difficile non solo da accettare, ma anche da giustificare pubblicamente”.Le ragioni che mi portano alle dimissioni non sono politiche, sono morali. Quando, il 7 gennaio del 2013, Bersani e Letta mi chiesero di accettare la candidatura per il Pd, lo fecero, e li cito, per mettere al servizio del partito e dell’Italia le mie competenze sui diritti e l’etica. Se quel giorno accettai – nonostante i dubbi e le riserve che avevo fossero molte, non avendo mai attivamente partecipato alla vita politica italiana e vivendo ormai da quasi vent’anni in Francia – era perché consideravo doveroso rispondere ‘presente’, e non limitarmi più solo a scrivere saggi e articoli o insegnare all’università: era un dovere, era un onore .La mia storia, però, non è politica. Nasce dalle esperienze di vita, talvolta anche molto dolorose, che ho affrontato, e dall’impegno costante sia a livello accademico, sia a livello divulgativo per ‘riparare’ le ‘ferite’ del mondo. Sempre e comunque all’insegna di quelle celebri parole di Jean Guehenno, il quale scrisse che l’unico vero tradimento è seguire il mondo come va e impiegare lo spirito a giustificare questo. Sui temi dei diritti e dell’etica ho sempre detto e difeso gli stessi valori e gli stessi principi. E non me la sento, oggi, di non essere coerente con me stessa e con le mie battaglie per opportunità politica. Lo so che, sulle unioni civili, non si poteva forse fare diversamente e considero che sia importante per l’Italia avere finalmente una norma che garantisca e protegga le persone omosessuali. Aver però eliminato ogni riferimento a ‘famiglia’ e ‘familiare’ – parlando delle unioni civili come una semplice ‘specifica formazione sociale’ – e aver stralciato la ‘stepchild adoption’ rappresentano un vulnus per me difficile non solo da accettare, ma anche da giustificare pubblicamente. La mia storia è fatta di parole che non ho mai tradito e di valori cui ho sempre sacrificato tutto. Se restassi oggi nel gruppo del Pd avrei difficoltà a difendere la mia storia non solo di fronte ai miei studenti, ma anche di fronte a tutte quelle persone cui avevo promesso integrità e nessun cedimento

fonte: http://www.gadlerner.it/2016/05/12/la-lettera-daddio-di-michela-marzano-dal-gruppo-del-pd

13 Maggio 2016Permalink

9 maggio 2016 – Quando la stupidità è inconsapevole fonte di spasso

La notizia

Un professore italiano dell’università della Pennsylvania, Guido Menzio, è stato costretto a scendere da un volo tra Philadelphia e Syracuse, prima del decollo, perché sospettato di terrorismo. L’economista, di origine torinese, avrebbe destato sospetti per il suo viso mediterraneo e la lettura di alcuni calcoli algebrici.

Menzio – si legge sul Washington Post – è stato fermato e interrogato dopo che una passeggera seduta accanto a lui lo ha visto concentrato nella lettura di strani appunti – un’equazione matematica – ed ha avvertito il personale di bordo, passando un biglietto a uno steward e facendo scattare un allarme ingiustificato.

L’aereo, che era già in moto verso la pista di decollo, è così tornato indietro e il professore della Ivy League, è stato convocato da un funzionario a cui ha spiegato di essere solo un economista, di avere nazionalità italiana, di volere soltanto risolvere un’equazione differenziale e di non essere in alcun modo un terrorista.

La mia risposta su facebook

E’ un episodio fantastico, simbolico. In una cultura che annega nelle emozioni meglio se indotte, senza neppure tentare di interpretarle, e che usa come proprie inamovibili categorie i pregiudizi diffusi a catena, il simbolo matematico diventa mistero e non scatta la sana curiosità che è molla iniziale per capire ma la paura.

A sostegno della paura arrivano le categorie del pregiudizio e si connettono l’aereo, il giovane (si sa gli islamici ormai sono anche ‘bianchi’!), i segni che non si capiscono … e la frittata è fatta. Salvini, Trump e C. dominano le non teste (merce abbondante ad uso elettorale!). Se insegnassi ancora leggerei questo splendido testo a scuola.

Una domanda che mi sono fatta quando ho finito di sghignazzare

Quanto sarà costata la trovata della signora che sbircia nelle carte altrui?

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2016/05/08/prof-italiano-terrorista_n_9863938.html

9 Maggio 2016Permalink

19 aprile 2016 – Per mantenere testimonianza di un dialogo interessante

Domenica, appena tornata da Verona dove sarei rimasta volentieri,  ho votato e poi scritto su facebook:

«Voglio semplicemente affermare che ho votato per rispetto di me stessa. Era facile immaginare, dopo il referendum del 2005 sulla legge 40, che il referendum sarebbe fallito. L’adesione alla proposta Ruini mi sembra ancora peggiore perché umiliava il comportamento a una proclamazione cardinalizia dove il potere ‘religioso’ assumeva consapevolmente e irresponsabilmente un ruolo politico, beffando quel fondamento di convivenza che è la laicità dello stato. In opposizione a Renzi, a Napolitano e alla linea Ruini (e non possiamo banalizzare il peso che assume nella pubblica opinione una visibile personalità di potere religioso) ripeto che ho votato per il rispetto di me stessa, cittadina responsabile che non si lascia ‘adoperare’ o almeno prova a ribellarsi ai tentativi di strumentalizzazione.»

e, dopo un intervento di chi aveva aperto questa pagina (Lauro Faidutti), ho aggiunto

«Non me ne importa nulla della mia irrilevanza statistica che conosco benissimo. Quello che mi importa è sapere che la mia schiena ancora dritta non dipende dalla qualità della spina dorsale ma soprattutto dal mantenimento del mio senso di dignità, dalla mia determinazione a ragionare.. Posso sbagliare ma anche la responsabilità dell’errore (oltre che di ciò che è giusto) è mia, non dipende da  paciosa confluenza in un gregge etero diretto. »

2. Ho ricevuto una risposta che trascrivo perché mi sembra molto interessante per quell’espressione ‘referendum fasullo’ che invece ritengo debba essere riconosciuto senza aggettivi che ne neghino la validità formale per la semplice ragione che l’approvazione lo riconosceva legittimo. Se la signora trova inaccettabili entrambe le corna del dilemma proposto dal referendum dovrebbe opportunamente distinguere fra la proposta approvata con le formalità necessarie e i contenuti della stessa.

Testo risposta: «Ah ecco , quindi basta andare contro qualcosa per sentirsi a posto?? E come mai essere contro Renzi e andare a votare un referendum fasullo, non si può classificare come una paciosa confluenza in un gregge etero diretto???? »

  1. Ho risposto

«Gentile signora io ho fatto il possibile per tutelare il mio diritto al voto che in questo caso confliggeva con l’invito del presidente del consiglio mentre, nel 2005, confliggeva con  l’invito (ideologicamente affine e, a mio parere, altrettanto devastante) del cardinal Ruini. Allora tutto quello che mi riuscì di fare fu cambiare medico perchè quello che allora era il mio medico di base ne aveva diffuso (nel suo studio badi non in altra legittima sede) l’invito al non voto esponendo un volantino di un’organizzazione che si proponeva cattolica di cui ora mi sfugge il nome. Sentirmi a posto? Ci vuole altro e certamente l’essere pro o contro il presidente del consiglio in carica non è elemento determinante anzi, di fronte alla tutela dell’esercizio del diritto al voto, mi sembra irrilevante e senza contrappesi. Non è che a fronte del sig. Renzi oggi io veda un non Renzi credibile cui, oggi, affidare una scelta che implichi fiducia. Quindi per non star troppo male mi aggrappo a ciò che percepisco come dignità personale. Non è molto ma devo farmelo bastare».

19 Aprile 2016Permalink

16 aprile 2016 – Tempi oscuri e ridicoli

Anche se di questi tempi c’è ben altro ad attrarre una preoccupata attenzione non è il caso di ignorare il significato del ridicolo e di trascurarne l’importanza.
Purtroppo le donne di Cortina – escluse da ruoli significativi in una storica organizzazione locale – hanno scelto come simbolo della loro oppressione il velo islamico.
Ma, oppresse in casa loro da un maschilismo autoctono, che bisogno avevano di cercare un simbolo altrove?

A Cortina d’Ampezzo donne in rivolta contro il potere maschilista: “Qui è ancora il medioevo”

Bocciata la proposta di equipararle agli uomini nell’antica istituzione cittadina delle regole. E c’è chi per protesta indossa il velo

di JENNER MELETTI

QUI, fra “femenes da ròba” e “fioi de sotefamea”, non è facile districarsi. Un fatto è certo: le Regole d’Ampezzo pensano che le donne non possano avere gli stessi diritti dei maschi. Le Regole sono l’istituzione che dal tardo Medioevo governa la proprietà collettiva dei boschi, dei pascoli e dei campi. E così, davanti alla “Ciasa de ra Regoles”, la casa delle Regole, subito dopo un’assemblea che ha lasciato le donne nel Medioevo, tre di queste – un po’ scherzando, un po’ no – si sono avvolte in burqa improvvisato e con una foto hanno mandato a dire a tutti che a Cortina la Costituzione deve ancora arrivare. E che la parità dei diritti resta un sogno. “Maschilismo e paura del foresto, come qui si chiama il forestiero, anche se viene dalla valle vicina”. Questa la sintesi di Roberta de Zanna, “regoliera” e titolare di una importante gioielleria. “C’è la paura che la donna porti all’interno della comunità le proprie idee di rinnovamento e così inquini le radici maschiliste. E che danneggi ancor più la purezza della comunità sposando un foresto”. L’assemblea ha detto sì alle nuove proposte con 416 voti su 650, ma per passare la mozione aveva bisogno di una maggioranza di due terzi, con 434 favorevoli. Tutto resta dunque come prima e le regole millenarie fanno un po’ impressione. Diventano infatti regolieri solo i figli maschi. Le femmine possono entrare solo se non hanno fratelli. Le donne regoliere poi perdono ogni diritto se decidono di sposare un foresto o anche un maschio di una famiglia non regoliera. Fino all’ultima guerra solo il capofamiglia può entrare nella “Ciasa”, poi si accetta anche il figlio non sposato (“i fioi de sotofamea”) che entra al compimento dei 25 anni. Negli anni ’60 le Regole vivono un momento di gloria: essendo proprietarie del 60% del territorio e praticamente di tutti i pascoli e delle foreste, impediscono l’invasione di mattoni e cemento che invece coprono gran parte del fondovalle. E in questi stessi anni le donne cominciano a chiedere più potere. Non si accontentano di essere “femenes da ròba” donne con proprietà, che potevano entrare nella “Ciasa” solo se senza fratelli e senza matrimonio con forestieri. “Sono un regoliere, il voto è segreto e non posso dire come ho votato. Però…”. Il sindaco Andrea Franceschi racconta comunque che il suo capogruppo è donna e che in giunta ci sono tante signore, delle quali non si potrebbe fare a meno. “La riforma è stata fermata perché il Laudo, il complesso delle leggi interne, è frutto di tempi lontanissimi. Anche per i maschi ci sono comunque problemi. Entri a 25 anni ma non puoi partecipare alla gestione di questo bene comune. Questo andava bene quando l’età media era molto più bassa. Adesso ci sono capifamiglia – i soli che possono diventare “marigo”, vale a dire le guide delle 11 Regole ampezzane – di 80, 90 anni ed i loro “fioi di sotofamea” hanno più di 50, 60 anni e ancora non contano nulla. Un tempo la Regola aveva un grande potere. Ti dava la legna per riscaldarti e il legno per costruire la casa. Ti diceva quando salire con le mucche nei pascoli”. Adesso ci sono più alberghi – tanti in crisi – che vacche nelle stalle. “Certo – dice il sindaco – essere regoliere dà certi piccoli privilegi. Come affittare a poco prezzo uno dei casoni, che sono baracche che venivano usate da pastori e taglialegna nei boschi. Ci puoi fare la grigliata con gli amici, o dormire”. Non è d’accordo Lorena Alberti Minel, che gestisce il ristorante rifugio Peziè de Parù. Lei è una delle donne che si è fatta un selfie di protesta. “Il “marigo” conta ancora, eccome. Viene eletto il lunedì di Pasqua e resta in carica per un anno. È lui che ti permette di tagliare un albero, di coltivare un campo. Puoi usufruire di questo grande patrimonio comune solo se sei maschio e hai cognomi ampezzani, come Ghedina, Alverà, Manaigo, Franceschi, Menardi… Io sono donna e per di più ho sposato un foresto, un veneziano. Speravo che l’assemblea cambiasse le cose, almeno a 70 anni dalla conquista del voto da parte delle donne. E invece…”. Difficile raccogliere altri commenti. Cinzia Ghedina, che è stata presidente delle Regole per due mandati (con questi ritagli di Medioevo non puoi diventare “marigo” ma puoi salire invece sulla poltrona numero uno) dice soltanto di non voler parlare “perché questo è un paese difficile”. Omertà, intrighi? La signora Lorena Alberti Minel finisce di preparare i casunziei. “Ci fa piacere la solidarietà ricevuta da tante donne. Ma non devono offendere Cortina. Marta Marzotto ha scritto che questa è “una città di maschilisti di m…”. No, questa è la città delle donne, io la sera dopo l’aperitivo torno a casa senza problemi. Questa è la città dove le donne vogliono contare anche nella “Ciasa de ra regoles”. Tutto qui. E ci riusciremo

Fonti:

http://www.repubblica.it/cronaca/2016/04/06/news/titolo_non_esportato_da_hermes_-_id_articolo_3028450-136996748/?ref=HREC1-13

http://www.huffingtonpost.it/2016/04/06/cortina-donne-burqa_n_9622114.html

 

7 Aprile 2016Permalink

6 aprile 2016 – QUESTE BAMBINE E QUESTI BAMBINI ESISTONO

Dal n. 243 di Ho un sogno

“Queste bambine e questi bambini esistono. Il Legislatore non può cancellarli, non può voltarsi dall’altra parte, ignorandone le esigenze di protezione”. Così più di 700 giuristi scrivevano al Senato, impegnato a discutere il disegno di legge  “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. Non  furono ascoltati. La norma ottenne una faticosa approvazione a patto che ne fosse stralciato proprio l’articolo che prevedeva la protezione dei minori. I giuristi firmatari (docenti universitari, magistrati, avvocati) affermavano che proprio per l’impegno “sui temi dei diritti fondamentali, del diritto di famiglia e dei minori, non possiamo non rilevare che l’adozione del figlio da parte del partner del genitore biologico (c. d. “adozione in casi particolari”), diretta a dare veste giuridica ad una situazione familiare già esistente di fatto, rappresenta la garanzia minima per i bambini che vivono oggi con genitori dello stesso sesso”. Non servì a nulla e non è una novità. Da anni Ho un Sogno si occupa del problema dei migranti non comunitari che, se privi del permesso di soggiorno, non possono assicurare il certificato di nascita ai loro figli che nascendo in Italia, diventano bambini invisibili. Dal 2009 (quando fu approvato il cd ‘pacchetto sicurezza’) il Parlamento italiano (che su questo problema sembra godere di un silente consenso sociale) ‘si volta dall’altra parte’. Forse il lungo allenamento gli è servito anche per non vedere i minori che necessitano della stepchild adoption. Continuerà a non vederli anche nel dibattito alla camera? E riuscirà a rigettare anche una piccola norma che – inserita nel progetto di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza” (votato alla camera ma non ancora al rissoso senato) – se approvata consentirebbe ai piccoli invisibili di esistere? Sembra che i bambini siano diventati un’arma da usarsi senza scrupolo contro i loro genitori che si vogliano penalizzare, sia per status burocratico, sia per condizione personale. C’è di che preoccuparsi.

 

6 Aprile 2016Permalink

2 aprile 2016 – Tutto il male del mondo

per non chiudere gli occhiAttendendo il 5 aprile senza chiudere gli occhi, le orecchie e la bocca.
Contro le troppe ‘scimmie sagge’ ricordiamo la famiglia di Giulio Regeni.

Un comunicato dell’ANSA:

Regeni: la madre, sul viso di Giulio ho visto il male del mondo

Nelle parole del padre e della madre il percorso che ha portato Giulio in Egitto. Se il 5 aprile sarà una giornata vuota confidiamo in una risposta forte del nostro Governo. Manconi, richiamare ambasciatore per consultazioni

Non una lacrima, ma tanto dolore. Un “dolore necessario”, da affrontare “tutti insieme”. Paola Regeni ha lo sguardo fiero, una sciarpa gialla dello stesso colore dello striscione con cui chiede verità e giustizia, la forza di una madre che combatterà fino all’ultimo per avere quell’unica risposta che conta: perché Giulio è stato ridotto in quel modo. Accanto al marito Claudio, nella sala del Senato dedicata ai morti di Nassiriya, Paola affronta decine di giornalisti con la consapevolezza di chi sa che la morte del ricercatore è un fatto enorme che non ha cambiato soltanto la vita della sua famiglia. Ed infatti: “La morte di Giulio non è un caso isolato. Non è morbillo, non è varicella. La parte amica dell’Egitto ci ha detto che l’hanno torturato e ucciso come un egiziano. Forse non saranno piaciute le sue idee. E forse – scandisce Paola – era dai tempi del nazifascismo che un italiano non moriva dopo esser stato sottoposto alle torture. Ma Giulio non era in guerra, non era in montagna come i partigiani, che hanno tutto il mio rispetto. Era lì per fare ricerca. Eppure lo hanno torturato”. Per un attimo, prima di affrontare i media, i genitori di Giulio hanno pensato ad un gesto estremo per smuovere le acque, diffondere la foto di Giulio all’obitorio della Sapienza. Come fece già Patrizia Aldrovandi, come continua a fare Ilaria Cucchi. Poi alla fine ci hanno ripensato, anche se non è escluso che più avanti possano cambiare idea, soprattutto se dall’Egitto continueranno ad arrivare depistaggi. “Crediamo che le parole della madre siano più forti” ha detto il loro avvocato, Alessandra Ballerini. E allora eccole, quelle parole. “L’ultima foto che abbiamo di Giulio è del 15 gennaio, il giorno del suo compleanno – dice Paola – , quella in cui lui ha il maglione verde e la camicia rossa. Non si vede, ma davanti a lui c’è un piatto di pesce e intorno gli amici, perché Giulio amava divertirsi. Il suo era un viso sorridente, con uno sguardo aperto. E’ un’immagine felice”. Poi ce un’altra immagine. Quella che “con dolore io e Claudio cerchiamo di sovrapporre a quella in cui era felice”, quella all’obitorio. “L’Egitto ci ha restituito un volto completamente diverso. Al posto di quel viso solare e aperto c’è un viso piccolo piccolo piccolo, non vi dico cosa gli hanno fatto. Su quel viso ho visto tutto il male del mondo e mi sono chiesta perché tutto il male del mondo si è riversato su di lui”. Nessuno parla, Paola prosegue nel silenzio. “All’obitorio, l’unica cosa che ho ritrovato di quel suo viso felice è il naso. Lo ho riconosciuto soltanto dalla punta del naso”. La madre di Giulio non piange. Non ci riesce. “Io che piango sentendo le canzoni romantiche, i funerali e pure per i disegni dei bambini, finora ho pianto pochissimo. Per Giulio non riesco a piangere, ho un blocco totale e forse riuscirò a sbloccarmi solo quando riuscirò a capire cosa è successo a Giulio”. Le chiedono quale sia la cosa che le fa più male. “Pensare a quando lui avrà cercato in tutti i modi di far capire chi era, parlando in arabo, in inglese, in italiano, in spagnolo, in tedesco, magari anche nel dialetto del Cairo, e niente e successo. Poi mi capita di vedere i suoi occhi, quei suoi occhi felici, che dicono ‘ma cosa sta succedendo, non può accadere a me’. E ancora, lo immagino quando, alla fine, capisce che quella porta non si aprirà più, perché lui aveva tutte le chiavi cognitive, linguistiche, e storiche per capire cosa stava accadendo”. In questi due mesi, dice ancora Paola, ci sono stati “momenti di rabbia”, ma soprattutto “di gran dispiacere”: per non avere più Giulio. Che è una cosa che “ha cambiato la vita a noi, ma anche a sua sorella. E a Fiumicello. E a molti altri. Una cosa così – conclude cercando gli sguardi di tutta la sala – cambia la vita a tutti, sapete

FONTE:
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/29/regeni-parlano-i-genitori.-conferenza-stampa-al-senato-con-luigi-manconi_6b442870-6ad0-4a8d-b065-a573e5cc8e02.html

 

2 Aprile 2016Permalink

19 marzo 2016 – Una voce dalla Siria

Vescovo siro-cattolico: la dichiarazione Usa sul ‘genocidio’ dei cristiani in Medio Oriente è “un’operazione geopolitica strumentale” 

di Agenzia Fides 18/3/2016

Hassakè (Agenzia Fides) – Il percorso che ha portato l’Amministrazione Usa a riconoscere come “genocidio” le violenze perpetrate dallo Stato Islamico (Daesh) sui cristiani rappresenta “una operazione geopolitica” che “strumentalizza la categoria di genocidio per i propri interessi”. Così l’Arcivescovo siriano Jacques Behnan Hindo, alla guida dell’arcieparchia siro cattolica di Hassakè-Nisibi, commenta per l’Agenzia Fides le dichiarazioni rilasciate ieri dal Segretario di Stato Usa John Kerry in risposta alla mobilitazione di gruppi e istituzioni che da tempo sollecitavano la leadership politica statunitense a applicare la definizione di “genocidio” alle varie forme di brutalità e oppressione consumate dai militanti dell’autoproclamato Califfato Islamico sui cristiani e su altri gruppi minoritari.

“A mio giudizio” ha affermato ieri Kerry, assecondando le richieste poste da una vasta rete di organizzazioni e sigle, “Daesh è responsabile di genocidio contro gruppi nelle aree sotto il suo controllo, compresi yazidi, cristiani e musulmani sciiti. Daesh – ha aggiunto Kerry – è genocidario per auto-definizione, per ideologia e per i fatti, in ciò che esso dice, per ciò in cui crede e per ciò che opera”.

Secondo l’Arcivescovo Hindo, che svolge la sua opera pastorale in una delle aree più travagliate della Siria nord-orientale, “la proclamazione del genocidio viene compiuta puntando i riflettori sul Daesh e censurando tutte le complicità e i processi storico-politici che hanno portato alla creazione del mostro jihadista, a partire dalla guerra fatta in Afghanistan contro i sovietici attraverso il sostegno ai gruppi armati islamisti. Si vuole cancellare con un colpo di spugna tutti gli strani fattori che hanno portato all’emersione repentina e anomala di Daesh. Mentre solo fino a poco tempo fa, c’erano addirittura pressioni turche e saudite – fatte quindi da Paesi alleati degli Usa – affinchè i jihadisti di al-Nusra prendessero le distanze dalls rete di al Qaida, in modo da poter essere classificati e magari aiutati anche dall’Occidente come ‘ribelli moderati…’”

A giudizio dell’Arcivescovo siro-cattolico di Hassakè-Nisibi, la dichiarazione di “genocidio contro i cristiani” da parte dell’Amministrazione Usa rappresenta anche un tentativo di recuperare terreno, davanti all’accresciuto prestigio russo tra i popoli del Medio Oriente: “l’intervento russo in Siria” sottolinea l’Arcivescovo “ha fatto crescere l’autorevolezza di Mosca in un ampio settore dei popoli del Medio Oriente, non solo tra i cristiani. Circoli potenti negli Usa temono questo, e allora adesso giocano la carta della protezione dei cristiani. Sembra di essere tornati al XIX secolo, quando la protezione dei cristiani del Medio Oriente era anche strumento di operazioni geopolitiche per aumentare l’influenza nella regione”.

Secondo l’Arcivescovo, intervistato dall’Agenzia Fides, è fuorviante anche presentare i cristiani come vittime esclusive o prioritarie delle violenze del Daesh: “Quei pazzi” fa notare Mons. Hindo “uccidono sciiti, alawiti e anche tutti i sunniti che non si sottomettono a loro. Dei 200mila morti del conflitto siriano, i cristiani rappresentano una parte minima. E lo ripeto, in certi casi ai cristiani viene concesso di scappare o di pagare la tassa di sottomissione, mentre per i non cristiani c’è solo la morte”. (GV) (Agenzia Fides 18/3/2016).

Venerdì 18 Marzo,2016 Ore: 22:22

Fonte

http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/noguerra/NotizieCommenti_1458336218.htm 

http://www.fides.org/it/news/59677-ASIA_SIRIA_Vescovo_siro_cattolico_la_dichiarazione_Usa_sul_genocidio_dei_cristiani_in_Medio_Oriente_e_un_operazione_geopolitica_strumentale#.VuzgWeQUXv8

NOTA: L’arcieparchia di Hassaké-Nisibi dei Siri (in latino: Archieparchia  mappahassakèapihbxyp8rlaHassakensis et Nisibena Syrorum) è una sede della Chiesa cattolica sira immediatamente soggetta al patriarcato di Antiochia. Nel 2011 contava 35.000 battezzati. È attualmente retta dall’arcivescovo Jacques Behnan Hindo. L’arcieparchia ha sede nella città di Hassaké nel governatorato omonimo nell’est della Siria. Nisibis è una sede storica, oggi in Turchia, al confine con il governatorato.

L’Agenzia Fides è organo di informazione delle Pontificie Opere Missionarie dal 1927

19 Marzo 2016Permalink

18 marzo 2016 – Una lettera a Donald Trump

Mr. Trump,

Ce la metto tutta per non essere politico. Mi sono rifiutato di intervistare molti suoi colleghi candidati. Non volevo mettere a repentaglio la mia buona fede prendendo posizione in un confronto politico così controverso. Ho pensato: “Non è il momento giusto”. Ma mi rendo conto ora che non c’è un momento giusto per opporsi alla violenza e al pregiudizio. Il momento giusto è e sarà sempre ora. Perché insieme a milioni di americani, mi sono reso conto che opporsi a lei non è più una decisione politica ma morale.

“Opporsi a lei non è una scelta politica ma una scelta morale” .
Lo scrive a Donald Trump Brandon Stanton, il creatore di una delle pagine Facebook più seguite e note negli Usa e nel mondo, “Humans of New York”: uno straordinario archivio di volti e storie della Grande Mela seguito da quasi venti milioni di persone. Stanton, come dichiara nel post, non si è mai schierato politicamente. Nei confronti del candidato repubblicano, tuttavia, ha sentito l’urgenza di esprimere parole accorate e fortissime che in pochi giorni hanno superato il milione di condivisioni.

Per lui opporsi e schierarsi apertamente “è una questione di morale”, che si rende necessaria per contrastare l’ascesa di Trump alla Casa Bianca: “Ti ho visto ritwittare immagini razziste. Ti ho visto con gioia incoraggiare la violenza, promettendo di pagare le spese legali di coloro i quali la commetteranno in vostro nome. Ti ho visto sostenere l’uso della tortura e l’uccisione delle famiglie dei terroristi. Ti ho visto raccontare allegramente storie di esecuzioni di musulmani. Ti ho visto paragonare i rifugiati a serpenti e sostenere che “l’Islam ci odia”.

Nella sua carriera di giornalista Stanton ha avuto modo di conoscere centinaia di rifugiati e musulmani, per questo si sente in dovere di prendere le loro difese. Ma lo fa anche per paura che quella persona, a suo parere in grado di promuovere solo odio e violenza per un personale tornaconto, possa diventare il suo presidente.

“Non sei un “unificatore”. Non sei “presidenziale”. Sei un uomo che sta incoraggiando pregiudizi e violenza all’unico scopo di aumentare il proprio personale potere. E anche se le tue parole cambieranno certamente nei prossimi mesi, rimarrai sempre ciò che sei”.

La leggerezza pensosa di Gramellini:  DENIS E LULA HOOP

A dispetto dei gufi, con baffetti e no, ormai Renzi si colloca molto più a sinistra della sinistra sudamericana. Infatti, mentre in Brasile la compagna Dilma Rousseff è arrivata a nominare Lula ministro pur di evitargli l’arresto, in Italia nessuno pensa ancora di offrire un posto di governo al Verdini condannato a due anni per corruzione. Ci si limita a tenerlo dentro la maggioranza: a portata di mano, pulita o sporca che sia.

Da una parte all’altra dell’oceano, il messaggio che la politica e i partiti cosiddetti progressisti mandano ai cittadini è: chi se ne infischia se un nostro sodale è nei guai con la giustizia, basta che ci sia utile o che lo si debba ricompensare per qualche servigio. La politica è un cinico gioco di potere da molto prima di «House of Cards» e anche di Machiavelli, che ne mise per iscritto la teoria. Rimane il problema di farla convivere con un simulacro di democrazia, che presuppone la partecipazione al gioco da parte dei cittadini.

I quali ogni tanto vorrebbero illudersi che la posta in palio siano gli slanci ideali e gli interessi concreti delle persone. Invece la politica si presenta al giudizio degli elettori nella sua nudità, intessuta di bramosie e convenienze completamente sganciate da qualsiasi obiettivo che non sia la conquista o la conservazione del potere.  . Esimi politologi ci spiegano con un sorriso di degnazione che non può essere che così. Allora la smettano di stupirsi se le urne si svuotano. E se il mantra degli astenuti non è più «non mi interessa», ma «mi disgusta».

Fonti nell’ordine

http://www.huffingtonpost.it/2016/03/18/lettera-brandon-stanton-donald-trump_n_9496338.html

http://www.lastampa.it/2016/03/18/cultura/opinioni/buongiorno/denis-e-lula-hoop-rNE7Aii3E47FHPj9dJcGTI/pagina.html

 

18 Marzo 2016Permalink

15 marzo 2016 – Lettera dall’Europa / El Paìs

Un articolo di  FERNANDO SAVATER che ci ricorda ciò che stiamo distruggendo

L’IDEALE di un’effettiva e piena cittadinanza europea è antico quasi quanto la stessa Ue, ma i suoi progressi non sono stati facili né rapidi. La sua prima formulazione – poco più di un abbozzo firmato da Leo Tindemans nel 1974 – fu accolta dai governi con scarso entusiasmo. Dieci anni dopo si formò in seno al Consiglio europeo un comitato denominato “Europa dei cittadini”, le cui proposte, che pure influirono positivamente sul progetto di Trattato dell’Ue redatto da Altiero Spinelli, furono recepite solo in minima parte nell’Atto Unico europeo. Si dovrà attendere altri quattro anni per vedere un progetto di cittadinanza europea articolato e motivato, presentato dalla delegazione spagnola al Consiglio europeo riunito a Roma, e inserito due anni dopo nel Trattato di Maastricht. L’ulteriore miglioramento e sviluppo di questo progetto non solo innovatore, ma con aspirazioni ragionevolmente rivoluzionarie, fu poi frenato dall’insuccesso del referendum sulla Costituzione europea, anche se nel Trattato di Lisbona si tentò, per quanto possibile, di salvarlo dal naufragio.

Non è difficile comprendere la reticenza dei governi nazionali, così come dei cittadini degli Stati membri, nei confronti di questa prospettiva post-nazionale. Già il filosofo George Santayana aveva scritto, in Dominations and Powers, che nelle grandi alleanze internazionali la parte più difficilmente assimilabile è la prospettiva di essere almeno in parte governati da stranieri. Oltre tutto, in questo caso si esige di andare anche più in là, accettando come concittadini i nativi di altri Paesi, e dimenticando che poco prima quegli stessi individui erano considerati a tutti gli effetti come “stranieri”. Deterritorializzare la cittadinanza separandola dal luogo d’origine, dalla comunità genealogica che ci tiene ancorati al passato, per farla dipendere invece da una stessa legge, con uguali diritti e doveri di fronte al futuro, vuol dire porsi in contrasto con quella che è la visione elementare in questo campo. La cittadinanza, in tal modo legata all’universale e non più a tradizioni locali, sarebbe allora aperta a tutti, indipendentemente dal luogo d’origine. Finora ciò che caratterizzava gli spagnoli, i francesi, i tedeschi, erano le “radici”, il “ceppo” di provenienza ( de pura cepa per gli spagnoli, de souche per i francesi): metafore agricole, basate sul seme che germoglia dove è stato piantato e non altrove. Ma come bene ha detto George Steiner, noi non abbiamo radici, ma gambe che ci consentono di muoverci qua e là e recarci dove ci conviene. Il progetto europeo nasce, come a suo tempo la stessa democrazia, da uno sradicamento: non si è europei per la purezza del ceppo ma per le leggi condivise. Peraltro, tutti gli Stati moderni sono nati da un movimento analogo, che ha radunato diverse etnie, tribù, lingue e usanze popolari sotto una comune amministrazione, destinata a rendere gli individui uguali per diritti e doveri, liberandoli dalle strettoie collettive delle rispettive origini locali. Essi rappresentano quindi il primo passo verso il successivo cosmopolitismo post-nazionale. Ecco qual è il pericolo dei movimenti separatisti e disgregatori dello Stato che oggi si sviluppano in Europa, e più particolarmente in Spagna. Il nazionalismo separatista di catalani e baschi pretende di trasformare la diversità culturale in frammentazione politica. Il “diritto di decidere”, che definisce la cittadinanza democratica, spetta secondo loro ai territori e non agli individui, i quali sarebbero cittadini dello Stato solo parzialmente; e la sovranità di ciascuno risulterebbe ristretta in base a determinazioni pre-democratiche e persino pre-politiche quali l’etnia, la genealogia, la geografia o la lingua. In alcuni territori si chiede un referendum per decidere se continuare o meno a far parte dello Stato, ammettendo però al voto solo chi è preventivamente identificato come “catalano” o “basco”: in altri termini, si vuol far accettare a priori ciò che dovrebbe essere determinato attraverso la consultazione. Nella Spagna franchista il castigliano era l’unica lingua spagnola autorizzata nel sistema scolastico e nei rapporti con l’amministrazione. Attualmente viviamo nel solo Paese dell’Ue ove in alcune aree dello Stato la lingua ufficiale comune non è ammessa per gli stessi usi. Oggi i separatisti in Spagna si appoggiano ai partiti populisti e cercano di far leva sull’indignazione provocata dalla crisi, dalla corruzione e dagli sprechi. Il resto dell’Europa si disinteressa di questi conflitti, definiti “interni”. Ma le rivendicazioni disgregatrici si stanno affermando anche in altri Paesi, e un successo dei separatismi in Spagna contribuirebbe a rafforzarle. Non dimentichiamo che nel secolo scorso un conflitto spagnolo è servito da prova generale a un tragedia europea…

Fonte:

L’autore è uno scrittore e filosofo spagnolo che scrive per ” El País” (Traduzione di Elisabetta Horvat) © LENA, Leading European Newspaper Alliance

http://www.repubblica.it/esteri/2016/03/14/news/la_cittadinanza_minacciata-135425214/?ref=HRER2-1

15 Marzo 2016Permalink