28 settembre 2016 – Scuola in partenza : Quale diritto all’educazione per i figli di genitori irregolari?

Inizio con una mia MIA DOMANDA  la cui ratio è chiarita dal documento che segue:

Scrive l’Associazione Studi Giuridici Immigrazione: “recente la notizia di un nuovo rifiuto di iscrizione alla scuola per l’infanzia di un minore straniero a causa del mancato possesso del permesso di soggiorno da parte della madre”.

CHIEDO: Perché l’ASGI giustamente sottolinea la ‘discriminazione infondata’ del bambino rifiutato dalla scuola dell’infanzia per la mancanza del permesso di soggiorno della madre e non si occupa dei bambini cui è negata l’esistenza – con il radicale rifiuto del certificato di nascita?


DOCUMENTO

Dal sito della ’Associazione Studi Giuridici Immigrazione   –   15/09/2016    

Accade spesso che i minori stranieri paghino il prezzo del mancato diritto di soggiorno dei propri genitori in Italia, incontrando ostacoli nell’accesso ai diritti fondamentali, tra cui l’istruzione pubblica. Che cosa dicono la normativa e gli indirizzi ministeriali?

I minori stranieri presenti sul territorio, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, sono soggetti all’obbligo scolastico e hanno diritto all’istruzione, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani, nelle scuole di ogni ordine e grado.

Sebbene le Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolscenza, l’ordinamento comunitario e la Costituzione italiana garantiscano il diritto del minore all’istruzione e alla formazione, senza discriminazioni fondate sulla cittadinanza, sulla regolarità del soggiorno o su qualsiasi altra circostanza, accade spesso che i minori stranieri paghino il prezzo del mancato diritto di soggiorno dei propri genitori in Italia, incontrando ostacoli nell’accesso ai diritti fondamentali.

Ci sembra opportuno e utile riportare questo articolo che abbiamo realizzato per il sito Sesamo didattica interculturale .

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Cronache di ordinaria ingiustizia

È recente la notizia di un nuovo rifiuto di iscrizione alla scuola per l’infanzia di un minore straniero a causa del mancato possesso del permesso di soggiorno da parte della madre.

Sebbene le Convenzione Internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolscenza, l’ordinamento comunitario e la Costituzione italiana garantiscano il diritto del minore all’istruzione e alla formazione, senza discriminazioni fondate sulla cittadinanza, sulla regolarità del soggiorno o su qualsiasi altra circostanza, accade spesso che i minori stranieri paghino il prezzo del mancato diritto di soggiorno dei propri genitori in Italia, incontrando ostacoli nell’accesso ai diritti fondamentali.

La scuola non è in effetti l’unico ambito in cui i minori stranieri figli di irregolari non possono godere della parità con i loro coetanei i cui genitori sono regolarmente presenti sul territorio. È solo di un paio di anni fa il tentativo della Regione Lombardia, poi fallito grazie all’intervento di alcune associazioni che tutelano il diritto degli stranieri, di non riconoscere l’accesso al pediatra di base ai minori figli di genitori irregolari.

E ancora è frutto di una recente modifica normativa, peraltro ancora non sempre correttamente applicata, il riconoscimento della possibilità ai neo diciottenni figli di irregolari di ottenere la cittadinanza italiana anche in mancanza di iscrizione anagrafica e permesso di soggiorno, qualora dimostrino con qualsiasi mezzo la permanenza stabile e continuativa sul territorio dal momento della nascita.

La normativa

Eppure come negli ambiti sopra descritti anche in materia di istruzione la normativa nazionale–e gli indirizzi dei vari ministeri – sono chiari sul punto. Infatti l’art 38 del d.lgs. 286/1998 (TU Immigrazione) e l’art 45 comma 1 del DPR 394/1999 (Regolamento attuativo TU Immigrazione) prevedono che i minori stranieri presenti sul territorio, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, sono soggetti all’obbligo scolastico e hanno diritto all’istruzione, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani, nelle scuole di ogni ordine e grado.

L’art. 6 comma 2 del regolamento citato esclude poi esplicitamente dall’onere di esibizione del permesso di soggiorno le iscrizioni e gli altri provvedimenti riguardanti le prestazioni scolastiche obbligatorie nella quale non vi è dubbio che vi rientri anche la scuola dell’infanzia facendo parte del sistema educativo di istruzione e formazione (L 53/03 art.2 comma 1) e concorrendo allo sviluppo del minore. Il Ministero dell’Interno ha confermato con nota 2589 del 13 aprile 2010 che non vi è necessità “di esibire i documenti attestanti la regolarità del soggiorno per iscrivere un minore straniero al servizio di asilo nido” e anche il Ministero dell’istruzione ha fornito specifiche indicazioni in materia con la circolare n. 375 del 25 gennaio 2013 ricordando che “l’obbligo scolastico integrato nel più ampio concetto di diritto- dovere all’istruzione e alla formazione, concerne anche i minori stranieri presenti sul territorio nazionale, indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al soggiorno in Italia e che in mancanza dei documenti prescritti la scola iscrive comunque il minore straniero”.

Tali affermazioni risultano peraltro coerenti con quanto previsto dallo stesso TU Immigrazione laddove l’art. 19 comma 2 let a) e l’art. 28 del regolamento attuativo citato prevedono che il minore – in quanto inespellibile – non sia mai irregolare ed abbia sempre e comunque diritto, sino al raggiungimento della maggiore età, ad un permesso di soggiorno.

Non solo ma la questione è stata già oggetto anche di un’azione giudiziale; il Tribunale di Milano (est. Marangioni, ordinanza del 11.2.2008) ha infatti ritenuto discriminatorio il comportamento del comune di Milano che subordinava l’iscrizione alla scuola dell’infanzia di un minore straniero al possesso del permesso di soggiorno della madre.

Discriminazioni infondate

Appare dunque inspiegabile che, nonostante la normativa e gli indirizzi ministeriali siano estremamente chiari sul punto e riconoscano senza dubbio la possibilità di iscrizione alcune istituzioni pubbliche ancora continuino a discriminare e violare il diritto all’istruzione dei minori figli di stranieri irregolari.

Anna Baracchi

Per saperne di più

Il diritto dei minori stranieri privi di permesso di soggiorno all’istruzione, alla formazione e all’accesso ai servizi socio-educativi, di Elena Rozzi

Il diritto dei minori stranieri privi di permesso di soggiorno all’istruzione, alla formazione e all’accesso ai servizi socio-educativi – GIUNTI

La sezione del sito Sesamo didattica interculturale con gli articoli curati da ASGI

FONTE http://www.asgi.it/famiglia-minori/scuola-diritto-educazione-figli-stranieri-genitori-irregolari/

28 Settembre 2016Permalink

27 settembre 2016 – La grammatica della generatività

Un articolo di Lidia Maggi (pubblicato in Riforma del 26 settembre 2016)

Mia madre mi ha partorita quando aveva 27 anni. Prima di me, per quanto ho potuto ricostruire, altri tre figli, di cui il primo riconosciuto dal padre minorenne, ma non da lei, che lo aveva messo al mondo.

Mia madre, nonostante il disagio sociale e le condizioni di vita difficili, è stata una donna molto fertile, forse troppo fertile; e solo per gli ultimi due, dei numerosi figli che ha partorito, è riuscita ad essere, in qualche modo, madre. Per tutti gli altri, hanno sopperito le istituzioni o le adozioni.

Se non posso dire, a pieno titolo, di avere avuto dei genitori, riconosco che la mia vita è stata attraversata da figure genitoriali, mentori, persone che mi hanno accudito, accompagnato, corretto e aperto il futuro. Queste figure non coincidono con la fertilità dei miei genitori biologici eppure è anche a loro che devo la mia gratitudine per avermi partorito a nuove possibilità di vita. Sono un caso estremo?

Dopo anni di esperienza pastorale, non mi convince più l’idea che la mia vicenda familiare lo sia. Ascolto troppe storie di ferite affettive, causate da violenze domestiche e abusi; e constato che le famiglie più propense a fare figli sono spesso quelle dove il disagio sociale è più alto. Ma, anche questa non è una regola. Conosco famiglie numerose sane, con incastri complessi e creativi. Grandi funamboli quei genitori capaci, nonostante i pochi aiuti sociali, di tenere assieme una gestione familiare faticosa.

Certo, in Italia ci sono coppie che non fanno figli. È un dato di fatto. Ma ridurlo a puro dato medico, senza inserire la questione in un quadro necessariamente complesso suona offensivo, e non solo per le coppie che non riescono ad avere un figlio, ma anche per chi, come me, dovrà per tutta la vita fare i conti con una fertilità biologica che non è coincisa con una vocazione alla genitorialità.

E se questo non bastasse, cosa dire delle donne che, dopo lunghi percorsi di liberazione sono arrivate a poter controllare il proprio processo produttivo attraverso una sessualità consapevole? L’indignazione più grande però, per questo modo banale e superficiale di affrontare il tema della crescita, la sento nei confronti di tutti quei bambini nati, educati e cresciuti nel nostro paese a cui viene negata la cittadinanza solo perché figli di immigrati. Bambini, adolescenti che non hanno diritto di sentirsi, a pieno titolo, parte del paese in cui nascono e crescono. Sono così tanti quei bambini e quelle bambine madrelingua italiani, che, se fossero riconosciuti nella loro piena dignità di cittadini, invertirebbero le statistiche catastrofiche e allarmistiche sull’invecchiamento della popolazione. Ma loro non contano, hanno la pelle troppo scura, anche se parlano perfettamente il nostro dialetto e faticano con la lingua d’origine dei loro genitori.

Insomma, parlare di sterilità o fertilità per affrontare il tema del rapporto tra generazioni è riduttivo. Persino nella Bibbia, quando si parla della sterilità delle matriarche, non ci si limita ad affrontare un problema fisiologico, ma si allude al complesso rapporto con il futuro, con le generazioni che verranno. Dietro la sterilità delle matriarche, c’è la consapevolezza biblica che il futuro non arriva mai per inerzia: bisogna continuamente rinegoziarlo. Ogni generazione è chiamata ad aprire una nuova breccia ed occorre tutta la creatività divina e umana per aprire al nuovo. Del resto, per le Scritture, la storia della salvezza non è un assunto astratto: passa attraverso il rapporto tra le generazioni. È storia partorita, non ideologia gridata.

Per aprire al futuro, non basta parlare di sterilità e isolare un aspetto, quello biologico. Solo una politica cieca, settoriale, arriva a ridurre la progettualità verso le generazioni future al «Fertility day». Occorre riscoprire, invece, una grammatica della generatività che affronti la complessità della questione per arrivare, al di là della propaganda, a garantire politiche che favoriscano il fluire della vita, anche in tempi di crisi. Non è solo un problema biologico e non riguarda soltanto le giovani coppie che decidono o non possono o non desiderano avere figli. Riguarda tutti noi. C’è tutta una società che deve uscire dalla sterilità del lamento, per riscoprire linguaggi generativi. È prioritario articolare una grammatica della generatività. Poi, sulla base di quella grammatica potranno prendere forma una pluralità di discorsi, anche opposti. E il dibattito pubblico sarà arricchito dalla molteplicità delle narrazioni. A patto, però, che i differenti discorsi seguano le regole grammaticali. Mi sembra che il discorso della ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, proprio perché non tiene conto di questa complessità, risulti sgrammaticato. Chi non conosce coppie sterili «generative» e coppie fertili che non lo sono? Generare un figlio, una figlia richiede tempi lunghi, impegno, cura, dedizione, responsabilità, progettualità, fiducia nel futuro, sostegno economico ed educativo. Niente a che vedere con questa campagna pubblicitaria del Ministero della salute. Un’iniziativa ideologica e irresponsabile. Sterile.

Chi è Lidia Maggi:

Lidia Maggi, teologa, è pastora battista in servizio a Varese. Oltre alla cura delle chiese a lei affidate, si occupa di formazione e di dialogo ecumenico. E’ responsabile della rivista “La Scuola domenicale”. Collabora con diverse riviste cattoliche (Rocca, Mosaico di pace, matrimonio…) e protestanti su temi biblici e di dialogo ecumenico ed interreligioso.

Riforma, il periodico su cui è stato pubblicato l’articolo ricopiato in questo post, è il settimanale delle chiese evangeliche battiste, metodiste e valdesi.

27 Settembre 2016Permalink

25 settembre 2016 – La guerra del panino e i suoi effetti collaterali.

Scuole che hanno dichiarato guerra ai bambini con l’arma della fame.

Non so come altrimenti riassumere questa notizia sorprendente di cui porto alcune testimonianze fra quelle che ho raccolto e che cito punto per punto con la data degli articoli che ho ricopiato e trascritto di seguito  perché, scrivendo, dubito anche di me. Il costo delle mense scolastiche per alcuni genitori è insostenibile e quindi hanno pensato di rimediare inserendo nello zainetto dei figli un panino confezionato a casa. Altri hanno fornito il panino perché insoddisfatti del cibo della mensa. Ma restiamo ai primi.

Varie scuole hanno quindi aperto la guerra al panino infiltrato (il danno imposto ai bambini come in ogni evento militare che si rispetti rappresenta un effetto collaterale evidentemente irrilevante) con considerazioni igienico-sanitarie e altre finezze burocratiche che testimoniano se non altro il tempo  di cui dispongono alcuni dirigenti scolastici perché per certe elaborazioni ci vuole attenzione a ogni virgola delle circolari e non solo. Una preside, particolarmente meditativa, teorizza ad esempio la ‘ filosofia del pasto’ (23 settembre)

9 settembre – A Torino è intervenuto un ‘verdetto del tribunale’ a sostegno non è chiaro se di alcuni o di tutti i bambini al cibo. Condividendo e radicalizzando la meditata perplessità tribunalizia alcune scuole hanno pensato di allontanare dalla mensa i digiunatori, altre scuole invece hanno promosso il digiuno in mensa.

25 settembre, In Liguria  “i genitori si sono organizzati e hanno inviato diffide ai dirigenti per consentire ai propri figli di portare il cibo da casa” il diritto al panino è stato concesso ma, si precisa, si tratta di una “Una “concessione” che rischia, di far saltare gli equilibri legati ai costi”.

Le colpe dei padri ricadano sui figli
Tuo padre e tua madre non guadagnano abbastanza per pagarti la mensa, quindi …

21 settembre Milano Scoppia il caso: una bimba finisce in lacrime perché isolata, come un bambino in un altro istituto cittadino

22 settembre   –  In  Friuli Venezia Giulia un bambino resta a digiuno (non è chiaro se in mensa o in locale adibito all’assenza di pasto), ad Aosta invece digiunano in quattro nel locale della mensa (24 settembre)

Come ti cresco il figlio del ‘padrone’

Se il danno morale oltre che materiale per i bambini costretti al digiuno (e in taluni casi costretti a digiunare davanti ai mangiatori) è evidente, non voglio che ignorare anche quello dei bambini costretti a mangiare davanti ai digiunatori. Penso si possano dividere in due categorie: quelli educati alla solidarietà, che avranno provato un disagio non piccolo in una situazione a dir poco surreale, e quelli, educati a perseguire il successo e a riconoscerne come prova la ricchezza, che potrebbero aver gioito dell’umiliazione inferta ai loro compagni. Capita … anche nella buona scuola.

Testo degli articoli citati

9 settembre  –  A scuola con il panino portato da casa, dal tribunale un verdetto decisivo
I giudici si pronunciano sul ricorso del Miur che ha esteso a tutti il diritto di mangiare in classe il cibo della mamma  di JACOPO RICCA

Attesa per la nuova sentenza sul pasto cucinato a casa e mangiato a scuola. Questa mattina in tribunale a Torino si sono discussi i reclami del ministero dell’Istruzione contro l’ordinanza di agosto che estende ad altre famiglie oltre alle 58 che a giugno si sono viste dare ragione dalla corte d’Appello. L’Avvocatura dello Stato ha presentato la posizione del ministero, mentre le famiglie sono difese dagli avvocati Roberto e Giorgio Vecchione. La discussione è avvenuta davanti allo stesso giudice che già ad agosto aveva dato ragione ad alcune famiglie, ma anche a quella che invece più di anno fa aveva respinto la prima richiesta delle 58 famiglie, ribaltata poi dalla sentenza d’appello. Se verranno riconosciute le ragioni del ministero si torna indietro a giugno quando la Corte d’Appello sentenzio l’obbligo di poter consumare il panino in classe solo per i figli dei 58 genitori che avevano presentato ricorso. Se, invece, il ricorso del ministero viene cassato, passa il principio che il diritto vale per tutti e quindi tutte le scuole dovranno organizzarsi, pur tra le polemiche dei presidi.

23 settembre –  Tutti i presidi d’accordo, niente panino in classe

Genova – I pasti preparati a casa non entreranno in classe, tanto meno a mensa. Alla fine sono i presidi a chiudere con un secco no la partita del panino a scuola a Genova.  «Attualmente non ci sono le condizioni per consentire il consumo di pasti portati da casa», si legge nel documento diramato dopo l’incontro di ieri al Matitone, dai dirigenti scolastici della Conferenza cittadina di Genova. In pratica tutti i presidi degli istituti comprensivi della città. E, questo, per una serie di motivi, su tutti la mancanza di norme e regolamenti per organizzare il servizio. Nel documento, i presidi elencano i rischi sotto il profilo igienico – sanitario, con la presenza a scuola di bambini allergici e a rischio di shock anafilattico. Poi la modalità di conservazione e somministrazione dei cibi. E, ancora, sul piano logistico e organizzativo, la necessità di adeguare i locali e dedicare personale alla somministrazione.

«Va rispettata anche la filosofia di fondo del pasto uguale per tutti – dice Iris Alemanno, dirigente del Comprensivo di Pegli – la ristorazione può certamente essere migliorata, deve esserlo ma, questa campagna per il panino per com’è stata condotta e per quello che chiede, non fa altro e non farebbe altro che togliere risorse a tanti altri settori della scuola». La preside Alemanno non si ferma qui e aggiunge: «Dobbiamo aggiustare i soffitti, incrementare l’utilizzo dei supporti informatici e tecnologici che, certo, non sostituiranno i libri ma devono essere sempre più presenti come strumento didattico. Dobbiamo migliorare anche la didattica, i livelli di apprendimento. Basta dire che siamo alle prese con la mancata copertura degli insegnanti di sostegno, e dobbiamo perdere tempo per mettere in discussione il sistema della mensa, messo a punto negli anni, quando oltretutto la legge è chiara e dice che non si può?».

La presa di posizione di fronte alle prime richieste di rinuncia delle famiglie alla mensa comunale era già nell’aria, ma ieri è stata formalizzata nel corso dell’incontro al Matitone. Il documento, approvato all’unanimità da tutti i dirigenti, cita anche la sentenza di Torino, il grimaldello utilizzato dalla Rete per fare entrare in tutte le scuole d’Italia quel che le famiglie reputano sia meglio dar da mangiare ai propri figli. «La sentenza della Corte d’Appello di Torino non modifica gli ordinamenti e ha competenza limitata alla circoscrizione di riferimento», si legge ancora nella nota. Che si chiude con un appello: «I dirigenti auspicano che una comune riflessione eviti derive conflittuali dannose per la serenità della comunità scolastica, in particolare degli studenti». Prosegui la lettura nell’edizione cartacea o in edicola digitale

21 settembre Mense scolastiche, “a Milano bimbi allontanati dai compagni perché muniti di pasto da casa”. Scontro Comune-Regione

Dopo il via libera alla ‘schiscetta’ dei giudici torinesi, anche alcune famiglie lombarde decidono di rinunciare al servizio mensa. Ma scoppia il caso: una bimba finisce in lacrime perché isolata, come un bambino in un altro istituto cittadino. Palazzo Marino: “Non si può pretendere di consumare un pasto portato da casa all’interno dei locali della refezione”. L’assessore regionale Aprea: “Il Comune chieda scusa” di F. Q. |

Isolati a scuola e fuori dal refettorio perché hanno portato il pranzo da casa. Succede a Milano, in due elementari: alle Pirelli in zona Niguarda e a quelle in via Palermo. Dopo la sentenza di Torino che ha respinto il reclamo del Miur e dato il via libera al panino, anche alcuni genitori in Lombardia hanno deciso di rinunciare alla refezione per i loro bambini. Una scelta sfociata nell’esclusione dei piccoli. In una delle due scuole una bimba munita di cibo da casa, scrive il Corriere, “il primo giorno entra in mensa, il secondo la mandano in un’aula con la bidella, il terzo la preside la porta in mensa ma in un tavolo separato. Poi interviene il Comune e niente più refettorio”. Quindi mangia da sola e finisce in lacrime. Nell’altro caso, anche il bimbo è stato allontanato dai compagni. La conseguenza spiegata dai genitori: “Non ha toccato cibo e si è sentito male”.

Una procedura che deriva dalla comunicazione netta inviata venerdì dal Comune di Milano a tutti i presidi: “Nessuno a Milano può pretendere di consumare un pasto portato da casa all’interno dei locali della refezione“. Dunque, se i bimbi vengono isolati dai compagni all’ora di pranzo come è accaduto in questi giorni, non c’è nulla di strano. Ma l’opinione della Regione è diametralmente opposta. “Il Comune chieda scusa”, è stato il commento oggi dell’assessore all’Istruzione della Regione Lombardia Valentina Aprea. “L’ordinanza del tribunale di Torino del 9 settembre con cui è stato riconosciuto il diritto di consumare un pasto portato da casa – ha aggiunto – non vale solo per le 58 famiglie che hanno intrapreso l’azione legale avverso il ministero a Torino, ma per tutte le famiglie che dovessero decidere di non avvalersi più del servizio mensa”.

Ma per il vice sindaco di Milano Anna Scavuzzo non è così: “L’ordinanza del tribunale di Torino non è resa nell’ambito di un giudizio a cognizione piena, quindi non ha l’efficacia di una sentenza passata in giudicato, comunque valida solo per i ricorrenti – replica il vice sindaco e assessore all’Educazione del Comune di Milano Anna Scavuzzo – Insomma, nessuno a Milano può pretendere di consumare un qualsiasi pasto portato da casa all’interno dei locali adibiti alla refezione scolastica”. E mentre Comune e Regione continuano a scontrarsi, la Aprea ha annunciato un tavolo per stabilire le regole sulla schiscetta il prossimo 4 ottobre.

22 settembre  –  Panino a scuola, bimbo resta a digiuno

Vietato l’ingresso nell’aula di refezione. L’istituto si scusa. Il dirigente regionale: allo studio nuove regole per chi porta cibo da casa   di Michela Zanutto

UDINE. Non può mangiare a scuola il cibo portato da casa. E così uno studente di 10 anni resta digiuno fino al termine delle lezioni. È successo in una scuola del Friuli, dove l’insegnante che aveva il compito di sorvegliare il momento del pranzo, ha impedito al bambino di consumare il panino con la cotoletta preparato dalla mamma. Il motivo? Avrebbe potuto contaminare il pasto dei suoi compagni.

A stabilire la regola è la scuola. E così il bambino è rimasto a stomaco vuoto fino alle 16, quando i genitori sono andati a riprenderlo. «Mamma non preoccuparti, mi ha brontolato la pancia soltanto un paio di volte», ha poi raccontato ai genitori. Per fortuna un insegnante che ha fatto lezione nel pomeriggio aveva con sé un pacchetto di cracker che ha dato al bambino in attesa del ritorno a casa.

22 settembre   A Sacile liberalizzato il pasto della mamma

Da oggi consentito portarselo da casa. Una scelta legata anche alla crisi economica

«Sai mamma, mentre i miei compagni mangiavano, io sono andato a sedermi in un tavolino isolato perché avevo un po’ di acquolina».

E il disappunto dei genitori non si è fatto attendere: «Questo digiuno mi sta indigesto – attacca la mamma -. La mensa non è obbligatoria, pertanto deve essere concesso a mio figlio di portare il pasto da casa. Visto quanto accaduto d’ora in poi andrò a prenderlo al termine delle lezioni del mattino e lo riporterò nel pomeriggio. Ma non credo sia giusto.

Mio figlio ha un rapporto particolare con il cibo e non posso pretendere che la scuola vada incontro alle sue esigenze, cerco di sopperire io. Ma non mi sarei mai aspettata un comportamento simile: lasciare digiuno un bambino mentre i suoi compagni pranzano tutt’intorno».

La scuola ammette l’errore: «L’insegnante avrebbe dovuto contattare la dirigenza che a sua volta avrebbe convocato i genitori – spiegano dall’istituto friulano -. Perché al momento, sebbene il servizio mensa non sia obbligatorio per i bambini, non sia obbligatorio per i bambini, non è possibile consumare pasti portati da casa. E la mamma sapeva che doveva chiedere il consenso della dirigenza, ha forzato di proposito la procedura. In questa fase stiamo ragionando sulla sentenza di Torino e cerchiamo di capire come andrà a finire, ma bisogna stare un pochino attenti».

Il regolamento che vieta di portare cibi diversi da quelli forniti dal servizio mensa punta a garantire la salubrità dei pasti. «È un divieto sacrosanto – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio scolastico regionale, Pietro Biasiol -. L’insegnante non avrebbe mai potuto autorizzare il bimbo a magiare in mensa.

In questa fase stiamo predisponendo una commissione per affrontare la faccenda perché le richieste di portare il cibo da casa sono molte. Abbiamo pregato le persone di non forzare il regolamento anche perché le mense rispondono in modo puntuale a tutte le esigenze presentate dalle famiglie. Ma vorrei capire se in questo caso la responsabilità è dell’insegnante che applica una norma a tutela della collettività o della mamma che vuole forzare la regola».

24 settembre  –  Aosta, quattro bambini lasciati a digiuno nella mensa della scuola

Li hanno fatto sedere nel refettorio ma senza pasto. Il motivo? I genitori non erano in regola con il pagamento e l’iscrizione.  Quattro bambini della scuola elementare  di Gignod , in provincia di Aosta sono stati lasciati a digiuno dal servizio di mensa scolastica. La vicenda risale al primo giorno di scuola in Val d’Aosta.  Pare che la causa sia legati a problemi di iscrizione al servizio. Così gli assistenti hanno deciso di lasciare i piccoli senza pasto, in attesa della ripresa delle lezione del pomeriggio.  I quattro bambini, due della classe seconda e due della quarta, sono stati fatti sedere nel refettorio e lasciati a digiuno mentre gli altri alunni consumavano regolarmente il pranzo. Al ritorno in aula, le insegnanti hanno dato da mangiare ai bimbi.  Anche ad altri due bambini è stato negato il pranzo, ma i loro genitori hanno fatto in tempo ad andarli a prendere e a portarli a casa.  L’appalto per il servizio di mensa scolastica nella scuola di Gignod è affidato alla cooperativa Noi e gli Altri di Aosta.  Pare che le famiglie dei quattro bambini non avessero ancora regolarizzato l’iscrizione alla mensa, una situazione  che per il Comune di Aosta non sarebbe stata un problema: “Chiunque viene in refezione è preso in carico dalla ditta che gestisce il servizio, poi in qualche modo si cerca di sanare l’iscrizione”, sottolinea l’assessore Paron.  “I nostri uffici avevano fornito tutta la documentazione, non si è capito chi ha dato l’ordine di non far mangiare i bambini. Mi sembra una misura un pò rigida”, commenta l’assessore comunale di Aosta

25 settembre  – Mense, dirigenti scolastici contro la libertà di portare il cibo da casa. Contrari anche alcuni deputati PD  di redazione

Secondo quanto scrive il Secolo XIX di oggi, alcuni dirigenti scolastici hanno firmato una petizione a favore del cibo da mensa. La petizione è stata lanciata su internet dai genitori favorevoli alle mense che temono un aumento dei costi a seguito della sentenza che ha decretato la possibilità per le famiglie di preparare il pasto da portare a scuola. La sentenza è stata emanata dal Tar Piemonte e sta influenzando tutto il Nord Italia, dalla Lombardia alla Liguria. In quest’ultima regione, i genitori si sono organizzati e hanno inviato diffide ai dirigenti per consentire ai propri figli di portare il cibo da casa. Una “concessione” che rischia, però, di far saltare gli equilibri legati ai costi. Anche la politica si è mossa in contrapposizione alla libertà concessa ai genitori dai tribunali. Così, ad esempio, la parlamentare del PD Mara Carocci ha chiesto al Ministero di prendere iniziative per consentire ai dirigenti di intervenire e addirittura di legiferare per impedire alle famiglie di far portare il panino da casa ai propri figli.

FONTI

9 settembre – verdetto tribunale di Torino http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/09/09/news/a_scuola_con_il_panino_portato_da_casa_dal_tribunale_un_verdetto_decisivo-147448365/

23 settembre  – posizione unanime presidi di Genova http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/09/23/AS9XaSQE-niente_presidi_accordo.shtml

21 settembre Milano – scolari a digiuno http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/21/mense-scolastiche-a-milano-bimbi-allontanati-dai-compagni-perche-muniti-di-pasto-da-casa-scontro-tra-comune-e-regione/3047285/

22 settembre Messaggero Veneto: uno scolaro a digiuno http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/09/22/news/panino-a-scuola-bimbo-resta-a-digiuno-1.14132692

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2016/09/22/news/a-sacile-liberalizzato-il-pasto-della-mamma-1.14132701

24 settembre – Aosta quattro scolari a digiuno http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/09/24/news/aosta_quattro_bambini_lasciati_a_a_digiuno_nella_mensa_della_scuola-148445470/?ref=HREC1-18

25 settembre – A digiuno con sostegno deputati PD http://www.orizzontescuola.it/mense-dirigenti-scolastici-contro-la-liberta-di-portare-il-cibo-da-casa-contrari-anche-alcuni-deputati-pd/

25 Settembre 2016Permalink

8 settembre 2016 – Quando gli sgherri dell’ultimo papa re eseguirono l’ordine di rapire un bambino ebreo.

Il mio implacabile calendario (che di regola pubblico il primo giorno del mese) ogni 23 giugno recita
“1858 – Papa Pio IX fa rapire il bambino ebreo Edgardo Mortara”.

Pensavo che così avrei continuato di anno in anno a ricordare una data insignificante per molti ma per me importantissima perché il crimine di cui faccio memoria avvenne in un’Europa che si avviava alla modernità, che conosceva almeno alcuni termini di una politica moderna nel bene e nel male, anche in quello assoluto di strappare un bambino alla sua famiglia per ragioni religiose.

Il piccolo Edgardo Mortara, di famiglia ebraica bolognese, era stato battezzato di nascosto da una cameriera cristiana e tanto bastò a Gaetano Feletti, rappresentante del Sant’Uffizio e inquisitore della città, per ordinarne il rapimento secondo le leggi dello stato pontificio di cui Bologna faceva parte. Il confessore della povera cameriera l’aveva attivato violando il segreto confessionale. Regnava l’ultimo papa re che non si mosse a pietà per quel bambino e si rifiutò di accogliere le richieste di giustizia che venivano da parecchi politici europei.

Sottolineo la data: 1858. Nella maggioranza degli stati europei la schiavitù, per cui le persone erano merci da compravendita, era stata abolita e dal 1815 ne era stata vietata la tratta che aveva avuto (anche legalmente) il suo mercato più significativo negli Stati Uniti dove il XIII emendamento della Costituzione, che aboliva la schiavitù, sarebbe stato approvato nel 1865.

Il contesto quindi lascia intendere una diffusa cognizione di alcuni diritti fondamentali della persona, fra cui certamente l’appartenenza a una famiglia ma, nello stato pontificio, l’appartenenza religiosa attraverso battesimo negò ogni altro legame ‘naturale’ (ancora così viene definito) e prevalse la spietatezza.

La storia resta lì come un macigno su cui sarebbe bene ragionasse almeno chi ne è capace

Spero ne sia capace il regista Steven Spielberg che girerà “Il rapimento di Edgardo Mortara”. La notizia è stata ufficialmente confermata alla Mostra del cinema di Venezia da Raffaella Leone della Leone Film Group: ha annunciato che la sua società entra con Amblin Entertainment Studios nella produzione del film sulla storia del piccolo Edgardo.

Questa notizia mi ha stimolato a rivisitare le mie memorie. Avevo conosciuto il caso Mortara da un articolo del mensile Confronti (firma David Gabrielli) del 2000 e dopo il 2009 lo avevo collocato in una continuità fra lo storico esempio religioso risalente al 1858 e la nuova abiezione proclamata dal pacchetto sicurezza (di cui tante volte ho scritto). Trovo la mia prima nota sulla conformità fra abiezione religiosa e laica già in una pagina del 6 luglio 2009).
Ed è proprio di questo che voglio ragionare.

Se nel 1858 un papa si fece responsabile (attraverso il rapimento di un bambino) della distruzione di un rapporto familiare sovrapponendovi ragioni ‘religiose’, nel 2009 – in Italia – il parlamento si fece responsabile della stessa negazione, riferita a una precisa categoria di persone e realizzata in forma preventiva, quindi senza la necessità di sistemare la situazione con un successivo uso di aggiornati sgherri rapitori.
E’ esattamente questo che dice la legge 2009 n. 94 (art. 1 comma 22 lettera g): i figli dei sans papier che nascono in Italia non possono avere famiglia riconosciuta legalmente per il semplice motivo che per legge non devono esistere.

Non mi sembra ci sia molta differenza: se nella Bologna del 1858 necessitavano gli sgherri pontifici oggi basta un impiegato che allo sportello del comune non sia messo in grado di assolvere al suo compito e non ci sarà un Cavour a protestare come un secolo e mezzo fa o poco più. Anzi il Cavour dei giorni nostri è l’autore dello sfregio dato che la legge fu voluta dall’allora  ministro dell’interno on. Maroni e passò con voto di fiducia.

In sette anni non è stata modificata in una continuità dal papa di allora (beatificato dal suo successore Giovanni Paolo II) ai governanti di oggi, forti della maggioranza parlamentare ‘beatificata’ dal consenso per lo più silente ma massiccio dell’opinione pubblica.

Il Sinodo della chiesa cattolica nega l’uguaglianza dei neonati

So che molti (se leggeranno quanto ho scritto) ne saranno irritati o si limiteranno a compassionarmi come una fissata e allora aggiungo la constatazione di una omissione appartenente alla chiesa cattolica che non credo si possa negare.

Evidentemente nessuno dei padri e madri sinodali, partecipi del Sinodo sulla famiglia conclusosi lo scorso anno, seppe o volle cogliere la storica connessione fra l’orrore di un bambino strappato alla sua famiglia da una cattolica sharia e quello che la legge italiana impone dal 2009 ai figli dei migranti irregolari. A loro la famiglia viene preventivamente strappata dato che non è possibile registrarne la dichiarazione di nascita e quindi assicurare a questi piccoli, come dovuto, il certificato di nascita.

Così fra le varie situazioni critiche nelle famiglie note a quei padri e madri sinodali e puntualmente elencate, questa è sfuggita. Solo uno di loro, mons Forte, se ne è ricordato ma ne ha scritto con dignitosa competenza, su Il Sole 24 ore non su pubblicazioni appartenenti alla chiesa cattolica.
Ne ho riportato il testo dell’articolo nel mio blog del 29 giugno 2015.

L’indifferenza sinodale accompagna fedelmente quella del parlamento italiano che, con ampio conforto dell’opinione pubblica, non sa o non  vuole modificare la legge che tanto ha previsto sette anni fa nel quadro etico-culturale del quarto governo Berlusconi.

Fonti:

Per meglio conoscere il caso Mortara si veda

http://www.treccani.it/enciclopedia/edgardo-mortara_(Dizionario-Biografico)/

A proposito del prossimo film si può leggere:

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2016/09/08/news/spielberg_e_il_film_a_bologna_edgardo_mortara_leone_febbraio-147358428/

Per leggere l’articolo  di mons.  Forte

https://diariealtro.it/?p=3863

Per leggere la – Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015):

https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.html

8 Settembre 2016Permalink

1 settembre 2016 – Premessa al calendario

Trovo necessario presentare il solito calendario del primo del mese.
Inizia l’anno scolastico per chi può andare a scuola

A giorni comincerà l’anno scolastico, diversamente scandito nelle varie regioni.
Non so come si comporterà la scuola italiana di fronte ai bambini che la legge vuole invisibili, fantasmi abusati per penalizzare i loro genitori se migranti non comunitari senza permesso di soggiorno. Per registrarne la nascita infatti devono presentare il documento che, per definizione, non hanno (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g).
Ha funzionato la circolare che, a garanzia dei nuovi nati, afferma il contrario della legge? I genitori, minacciati dalla loro piccola spia di carne, sanno di potersi giovare della circolare per fare di quella creatura condannata all’inesistenza legale il loro figlio riconosciuto e non solo partorito? E non potrebbe accadere che qualche sindaco garantista dei suoi indumenti verdi rifiuti la registrazione dei figli dei sans papier appellandosi alla legge?
Non si sa. Infatti, pur essendo dopo le elezioni del 2013 cambiati governo e maggioranza, la piccola norma che, condannando nuovi nati a non esistere, ci infanga tutti, non viene modificata da un parlamento che si adegua all’offesa alla Costituzione, confortato da un’opinione pubblica amante delle brevi, intense emozioni che le immagini ci offrono in irrimediabile sequenza e indifferente a ciò che non si vede: in fondo gli invisibili sono solo figli di poveracci stranieri.
Nell’overdose di tenerume che i media ci assicureranno celebrando il primo giorno di scuola in parola scritta, detta e in video, il mio piccolo calendario mensile scopre ricorrenze significative. Inizia con il ricordo della strage di Beslan (1 settembre 2004) e pochi giorni dopo celebra il Regio Decreto Legge 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista.

Giotto- la stage degli innocenti
Giotto- la stage degli innocenti

Le leggi organiche antiebraiche sarebbero venute più tardi ma, con la sensibilità imperante nel regime di allora, si decise di cominciare dalla scuola per cacciare anche i bambini. Più radicalmente ora li cacciamo dall’esistenza: abbiamo creato i fantasmi senza nome, senza identità, senza famiglia mentre una ministra inconsapevole esalta la fertilità in giovane età. Considerando il permanere della norma che ho ricordato sopra neppure i soggetti fertili sono tutti uguali.

http://www.limesonline.com/rubrica/il-cremlino-mente-sulla-strage-di-beslan

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/strage-degli-angeli-di-beslan-10-anni-dopo-ombre-e-dolore-432cd2cf-9817-4b30-a195-0072a426cdfc.html

http://www.treccani.it/enciclopedia/strage-di-beslan_(Lessico-del-XXI-Secolo)/

Una considerazione esemplare di Amos Luzzatto

Ho aggiunto, a quanto ho scritto su facebook e riportato sopra, i link che collegano a informazioni sulla strage di Beslan e di seguito trascrivo un passo di Amos Luzzatto (firmato come Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) che ricopio dal catalogo della mostra ‘Dalle leggi antiebraiche alla Shoah’ del 2004 (ed. Shira).

«Nel 1938 la legislazione razziale in Italia discriminava e puniva soltanto gli ebrei, anche se , trattandosi ufficialmente della “difesa della razza ariana” , a lume di logica avrebbe dovuto individuare e punire tutti coloro che “ariani” non erano. Nella fase culminante della persecuzione in Europa, la quasi totalità dei colpiti (se si fa eccezione per gli zingari) erano ebrei. Il bilancio degli scomparsi, alla fine della guerra, riguardava in schiacciante maggioranza gli ebrei. Può sorgere una domanda: se la guerra fosse durata qualche altro anno, se la sconfitta dell’Asse fosse stata ritardata, se i nazisti e i loro alleati avessero avuto il tempo di completare l’uccisione di tutti gli ebrei viventi, allora, in Europa, si sarebbe per questo esaurito il razzismo? O vi sarebbe stato un altro gruppo umano da eleminare, un altro genocidio da eseguire, altri milioni di individui da sopprimere? La storia ci ha dato una risposta, presentandoci nuovi massacri e nuovi genocidi, da quello dei tutsi a quello dei cambogiani, a quello più vicino a noi avvenuto nella ex Jugoslavia.   Ma che cosa li collega alla Shoah, a parte la scontata malvagità umana? Io credo che, tragicamente, la Shoah, sia stata un punto di svolta, uno spartiacque, avendo dimostrato che lo sterminio di una popolazione per il solo fatto di essere quello che è, di avere caratteristiche fisiche o solo una tradizione culturale diversa da quella di coloro che detengono gli strumenti della forza bruta, sia possibile senza generare in coloro che osservano o che ne ricevono notizia una reazione solidale, una reazione di rivolta, una reazione che fermi la mano dei carnefici. La prova è stata fatta con il sangue degli ebrei, ma non per questo la ferocia è stata saziata. Sei milioni di vittime ebraiche hanno dimostrato a proprie spese che la loro Shoah era fattibile: si aperta un’epoca buia nella quale ciò può accadere di nuovo.»

1 Settembre 2016Permalink

22 agosto 2016 — L’involuzione di Ventotene e le italiche solidali libertà

Da Spinelli al trio Renzi, Hollande, Merkel

Meno di due chilometri e poco più di 750 abitanti Ventotene, situata nel mar Tirreno, tra Lazio e Campania in provincia di Latina, è entrata nella storia «isola del confino». Divenne famosa già al tempo degli antichi Romani perché fu il luogo in cui prima Augusto esiliò la figlia Giulia, poi l’imperatore Tiberio esiliò la nipote Agrippina nel 29 d.C. e più tardi l’imperatore Nerone esiliò sua moglie Ottavia. Durante il periodo fascista Ventotene divenne l’isola del confino per numerosi antifascisti e persone non gradite al regime tra cui Sandro Pertini, Luigi Longo, Umberto Terracini, Pietro Secchia, Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Ernesto Rossiventotene

Nota: Quando venni a sapere del manifesto di Ventotene avevo 15 anni. Poiché avevo conosciuto la guerra  e mi ero fatti un’idea del nazionalismo credevo e speravo, oggi credo ma non spero.

Fra Burkini imposto e italiche libertà

«Mio fratello sembrava un diavolo. Mi ha puntato addosso il fucile e ha sparato. Sono caduta e ho chiuso gli occhi per il dolore». Marisa Putortì, 21 anni, ricorda i momenti della sua gambizzazione ad opera del fratello Demetrio, quattro anni più grande, che le ha sparato per «gelosia» e per «punire» alcuni atteggiamenti della sorella. Dopo la morte del padre Carmelo, sei anni fa, Demetrio pensava di sostituirsi alla figura paterna in famiglia e, per questo, era diventato «ossessivo» nei confronti della sorella, tanto da proibirle frequentazioni e rimproverarla per il suo modo di vestire. «Era ormai da anni che non andavamo d’accordo — racconta Marisa nel suo letto in ospedale—. Neanche ci salutavamo più. A lui dava fastidio ogni cosa che facevo… Se mi truccavo o andavo in giro con la minigonna, se fumavo o mi fermavo in paese a parlare con uomini più grandi. Chissà cosa gli raccontavano di me i suoi amici». Poi si blocca e gira lo sguardo verso suo figlio Carmelo, cinque anni, frutto dell’amore adolescenziale con il suo attuale compagno, Massimo D’Ambrosi, 24 anni e un lavoro saltuario. Quindi riprende il racconto. «Ero vigile in ambulanza. Sentivo i medici che si auguravano che i pallini non avessero colpito l’arteria femorale, “altrimenti non ci arriva in ospedale”, dicevano tra loro, mentre io tremavo, pregavo e pensavo: sopravvivrò?». In ospedale al capitano Francesco Manzone, comandante della compagnia di Tropea che l’ha interrogata, Marisa ha taciuto il nome del suo sparatore. «Pensavo ci arrivassero da soli», dice con pudore. «Non l’ho fatto per proteggere mio fratello. Lui è uno schizofrenico. Non lo odio però, provo solo indifferenza». Perdonarlo? «Non me la sento proprio — continua —. Voglio che paghi per quello che ha fatto e quando lui uscirà di prigione io me ne andrò da Nicotera».

Demetrio Putortì 24 ore dopo aver sparato alla sorella si è costituito ammettendo le sue responsabilità. È in stato di fermo. I carabinieri stanno cercando di capire chi abbia fornito il fucile al giovane e dove sia finita l’arma. Si indaga sui rapporti tra Demetrio e ambienti della criminalità locale, con i quali sembrerebbe avesse dei rapporti.

Oltre la libertà la solidarietà! Catania, minorenni egiziani aggrediti con una mazza: grave sedicenne

Le tre vittime, tra i 16 e i 17 anni, sono ospiti di un centro di accoglienza: uno dei tre è stato operato per ridurre un grosso ematoma al cervello e ora è in prognosi riservata. Arrestati gli aggressori: sono tre italiani tra i 18 e i 32 anni

FONTI:

Minigonna

http://27esimaora.corriere.it/16_agosto_21/mio-fratello-mi-ha-sparato-perche-portavo-minigonna-8c74b692-67d9-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml

Aggressione ai minorenni

http://www.corriere.it/cronache/16_agosto_21/catania-minorenni-egiziani-aggrediti-una-mazza-grave-sedicenne-a177524a-67af-11e6-b2ea-2981f37a7723.shtml

22 Agosto 2016Permalink

19 agosto 2016 – Sei anni dopo

Oggi Facebook mi ha segnalato un vecchio post che faceva parte di altro blog che non c’è più, come non c’è più Paola Schiratti  e l’on Orlando, cui lei aveva suggerito l’interrogazione, ora fa il sindaco di Palermo e non si occupa più della questione che aveva posto in Parlamento sei anni fa. Speriamo registri regolarmente tutti i bambini che nascono nel suo comune anche i condannanti dalla legge 94/2009

19 agosto 2010 – Un parlamentare si occupa della registrazione anagrafica dei figli dei sans papier.

Mentre scrivevo uno dei miei pezzi sui bambini, mi è arrivato (e ringrazio la consigliera provinciale – Udine – dr. Schiratti che me lo ha inviato) il testo dell’interrogazione parlamentare  che pubblico di seguito.

 E’ il primo intervento parlamentare che registro dopo quelli in corso di dibattito (inizio 2009) degli on. Bachelet e Capano.

19 agosto 2016 Invece ho continuato, trovando alcune persone che mi hanno accompagnato fra la colpevole negligenza delle istituzioni e la neghittosità della sicietà (in)civile

Seduta n. 363 del 2/8/2010

INTERNO   Interrogazioni a risposta scritta:

LEOLUCA ORLANDO. – Al Ministro dell’interno. – Per sapere – premesso che:

in data 8 agosto 2009 è entrata in vigore la legge 15 luglio 2009, n. 94 «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica»;

alla lettera g del comma 22 dell’articolo 1 della predetta legge si modificava il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, sostituendone una parte, con la frase «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui ali ‘articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, »;

questa modifica è stata di fondamentale importanza per la tutela della maternità, della salute e dell’istruzione di tutte le persone extracomunitarie che si trovano, anche illegalmente, nel nostro Paese,

in quanto non obbliga le persone in situazione di bisogno sanitario urgente alla presentazione del permesso di soggiorno per ottenere le giuste cure;

in data 7 agosto 2009 è stata emanata, dal dipartimento per gli affari interni e territoriali del Ministero dell’interno, una circolare (prot. 0008899) con oggetto: «Legge 15 luglio 2009, n. 94, recante »Disposizioni in materia di sicurezza pubblica«. Indicazioni in materia di anagrafe e stato civile», ed è stata inviata a tutti i prefetti della Repubblica italiana;

con questa circolare il Ministero dell’interno andava a sanare una situazione di interpretazione dubbia della suddetta legge, su alcuni temi, tra cui quello importantissimo delle dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione;

al punto 3 della predetta circolare si chiariva che «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita-stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto. L’atto di stato civile ha natura diversa e non assimilabile a quella dei provvedimenti menzionati nel citato articolo 6»;

a parere dell’interrogante, molti punti della circolare stessa sono fondamentali per la struttura e per la funzionale applicazione della legge n. 94 del 2009, ma il metodo applicato dell’uso della circolare stessa appare di indicazione troppo lieve e sicuramente meno impegnativa dell’uso di una legge nell’applicazione della stessa -:

se il Ministro non ritenga opportuno assumere iniziative che attribuiscano valore normativo alla circolare del 7 agosto 2009 prot. 0008899 fornendo così strumenti sicuramente più incisivi a chi la stessa debba applicare.

E la storia continua

L’on Orlando ha poi presentato una proposta di legge, decaduta con la legislatura è stata ripresentata – sostanzialmente identica nel contenuto –  alla Camera e al Senato. Oggi è diventata un  comma della proposta sulla cittadinanza e resta lì, mentre il Parlamento traccheggia e la società civile a corrente alternata sostanzialmente se ne infischia

19 Agosto 2016Permalink

16 agosto 2016 – La pulizia di Salvini

Quando le feste di ferragosto evocano la cultura dei tempi dei pogrom

Oggi non escono giornali. Ricopio gli articoli che ho trovato sulle edizioni digitali di tre quotidiani (link in calce). In Italia la prima radicale indicazione di negazione ad esistere, caratterizzata da un rilievo istituzionale (dopo l’esclusione voluta dalla leggi razziali nel 1938), si radica dal 2009 nella legge che nega il certificato di nascita (legge 94/2009 – art. 1 comma 22 lettera g) ai figli dei migranti non comunitari irregolari. Il fatto che tale certificato sia concesso a norma di circolare non cancella il significato di quella norma che fu voluta dall’allora ministro Maroni nell’ambito culturale del quarto governo Berlusconi. Dedico la lettura di questi articoli a chi si rifiuta di abrogare l’articolo di legge che ho citato e a chi, a fronte della negazione dell’esistenza riconosciuta di un gruppo definito di neonati, si volta – annoiato o incredulo che sia – da una qualsivoglia altra parte per garantirsi la tranquillità di non vedere fastidiosi invisibili, piccoli ma minacciosi.

LA REPUBBLICA

15 AGOSTO 2016  SALVINI INCITA LA PLATEA LEGHISTA: “RIPULIAMO LE CITTÀ DAGLI IMMIGRATI”

Comizio a Ponte di Legno: “Andiamoci a riprendere gli alberghi, mano libera a carabinieri e polizia”. E annuncia una manifestazione a Roma dal nostro inviato MATTEO PUCCIARELLI

PONTE DI LEGNO – Sgomberare gli alberghi coi migranti e una grande manifestazione contro il governo a Firenze, il 12 novembre. Eccolo qua il Salvini in versione ferragostana, che – se possibile – sposta la Lega più a destra del solito. La playlist che anticipa l’intervista-comizio a Ponte di Legno è tutta un programma: il tormentone dell’estate “Andiamo a comandare” e Vasco Rossi con “C’è chi dice no”, ovvio riferimento al referendum costituzionale.

Salvini sale sul palco con la maglietta della polizia addosso: “Quando saremo al governo polizia e carabinieri avranno mano libera per ripulire le città”. Suona un po’ minaccioso, anche perché il segretario della Lega parla di “pulizia etnica controllata e finanziata”, quella che – dice lui – stanno subendo gli italiani, oppressi dai “clandestini”. I quali, aggiunge, “vanno fatti lavorare per ripagare il prezzo della nostra ospitalità, come fanno in Austria”. Chi la pensa diversamente è un “italiano smidollato”.

La versione da pugno duro di Salvini continua: “Basta con le buone maniere: lo propongo a tutti gli amministratori della Lega, andiamoci a riprendere un albergo in ogni regione e lo restituiamo agli italiani”. E per quanto riguarda gli albergatori, “vadano pure in fallimento”.

Le “zecche”, i lavavetri, i mendicanti, gli immigrati in fila all’ospedale: sono i mali principale della società: “Prendiamo un bel furgone, li carichiamo lì e li molliamo in mezzo al bosco a 200 chilometri, così ci mettono un po’ a tornare”. La base leghista che riempie il palazzetto dello sport è in visibilio.

L’intervistatore – anche lui amatissimo dal popolo lumbard, il giornalista e conduttore tv Paolo Del Debbio – alza la palla e Salvini schiaccia: sull’Islam chiede un commento sulla proposta del dirigente musulmano Hamza Piccardo di “legalizzare” la poligamia, il segretario del Carroccio se la prende con Laura Boldrini, bersaglio fisso: “Mette il becco su tutto e su questo non dice nulla?!”.

Poi si passa alla politica delle alleanze. “Chi vota sì al referendum non può stare con noi”, riferimento all’Ncd. Dopo, “chi si allea con noi firmi col sangue che la legge Fornero la abroghiamo. E magari la ex ministro la mandiamo in esilio”. Ancora, flat tax al 15 per cento. Infine, l’Europa: “Ad oggi Forza Italia la governa con Renzi. E quindi, o entro un anno ci si mette al tavolo e si riprendono in mano i trattati e si riscrivono oppure salutiamo tutti e ci riprendiamo in mano le chiavi del nostro paese”.

Si passa a Stefano Parisi. Parte qualche fischio dalla platea. Salvini allarga le braccia: “Poco tempo fa abbiamo perso le elezioni a Milano con lui candidato. Vediamo cosa vuole fare. Non mi interessa se parla con Alfano. E poi mi chiedo perché ha passato la campagna elettorale a dire di non essere ‘lepenista’, come se fosse un insulto”. Insomma, è una bocciatura. Anche perché poi Salvini chiede alla platea chi vuole allearsi con Fi alle prossime elezioni, e su due-tremila persone alzano le mani in venti.

Il leader della Lega, nonostante i moniti di Umberto Bossi con il quale resta la divergenza, non desiste sull’idea di allargarsi al sud: “Hanno clima stupendo, mare stupendo, vino stupendo e politici di merda”. Finora l’impresa non è riuscita ma “se penso alla Toscana dove abbiamo eletto il primo sindaco, allora tutto è possibile”.

Come un anno fa Salvini annuncia una grande manifestazione contro il governo: stavolta “a casa sua”, sabato 12 novembre.

Alla fine c’è anche lo spazio libro cuore: Salvini chiama sul palco tutti i ragazzini under 18, “siete il nostro futuro e noi lottiamo per  voi”. Uno di loro ha il cappellino alla rovescia. “Ascolti Fedez?”. “No”. “Bravo!”. Ad un altro bambino di otto anni: “Cosa hai capito dalla serata?”. Lui: “Che la mia mamma mi vuole bene”. Applausi, “siamo il partito dell’amore

CORRIERE DELLA SERA

15 AGOSTO 2016  SALVINI: «A NOVEMBRE A FIRENZE PER DARE L’AVVISO DI SFRATTO A RENZI»

Lo scetticismo su Parisi: «Non ho ancora capito cosa vuole fare e dove vuole andare. Se ci vuole proporre accordi con i Cicchitto e i Verdini non ci interessa» DI CESARE ZAPPERI, INVIATO A PONTE D LEGNO

Ponte di Legno (Brescia) – Niente «Va pensiero» verdiano ma un «C’è chi dice no» di Vasco Rossi sparato a tutti decibel. Niente felpa paesana ma una maglietta blu con le mostrine della Polizia. Il Matteo Salvini del Ferragosto 2016 in Valle Camonica sceglie la linea dura a partire dalle forme. «Forse c’è bisogno di un nuovo Fronte di liberazione nazionale» dice dal palco dove risponde alle domande di Paolo Del Debbio.

«Non dobbiamo più avere paura di niente e di nessuno»

La prima stoccata è un avviso di sfratto a Matteo Renzi: «Il 12 novembre andremo tutti a liberare Firenze, casa sua. Sarà la spallata finale», annunciando una manifestazione leghista nella città del premier. E poi, ecco la altre battaglie, a partire da quella contro gli immigrati. Il leader leghista lancia subito una sfida: «In ogni regione andremo a riprenderci uno degli alberghi dove bivaccano i profughi e li ridaremo agli italiani in difficoltà». L’attacco frontale è al ministro Angelino Alfano, dipinto con un epiteto, ma anche la sinistra di Capalbio «quella che ha il portafoglio gonfio e che è esempio del peggior razzismo». Ce n’è anche per la Chiesa e per quegli autorevoli esponenti «che si sono dimenticati i veri principi di fede. Io rimpiango Benedetto XVI». E qui torna l’immagine della maglietta della Polizia. La spiegazione è semplice: «Vogliamo che le forze dell’ordine abbiano mano libera nel ripulire le nostre città». Pugno duro, quindi, perché stiamo vivendo una «pulizia etnica al contrario. Organizzata, gestita e pagata per sfruttare gli italiani. Quelli smidollati che continuano a spalancare le porte agli stranieri».

Parisi

L’intervistatore cerca di portare l’attenzione su Stefano Parisi e il suo tentativo di lavorare per un nuovo centrodestra. La platea è tiepida, Salvini fa la battuta: «Parisi chi? So che il Milan ha comprato Lapadula». Scherzi a parte, il segretario del Carroccio conferma tutto il suo scetticismo sull’ex manager incaricato da Silvio Berlusconi. «Non ho ancora capito cosa vuole fare e dove vuole andare. Se ci vuole proporre accordi con i Cicchitto e i Verdini non ci interessa». A precisa domanda, Salvini pone le sue condizioni a chi vuole allearsi con la Lega: «Non ci metteremo con chi oggi sta con Renzi (Ncd e altri), con chi voterà “Sì” al referendum, con chi ha cambiato sei volte poltrona». Su Berlusconi il segretario usa toni cauti: «Credo che abbia capito di aver commesso qualche errore di recente. Ma chi pensa di seppellirlo sarà seppellito prima…».

Il finale

La conclusione è ad effetto. Salvini chiama sul palco tutti i bambini e i ragazzini presenti al palasport di Ponte di Legno. È un po’ effetto Zecchino d’oro. Ma nessuna canzone: «Siamo il partito dell’amore. Ragazzi riprendetevi il vostro futuro. Non abbiate paura – conclude Salvini ormai addolcito dai toni guerreschi dell’inizio – saremo al vostro fianco».

LA STAMPA

15 agosto 2016  “L’Islam sia fuorilegge. Le primarie? La gente è stufa del politichese”

Salvini: “Con Bossi discuto, ma il segretario sono io”

Alberto Mattioli  inviato a Ponte di Legno (Brescia)

Islam fuori legge, girotondi intorno a Montecitorio se dopo la «probabile» vittoria del no al referendum non si andrà a votare e grande manifestazione in novembre a Firenze, «sotto casa di Renzi». E’ il programmino ferragostano di Matteo Salvini, che oggi terrà il solito comizio a Ponte di Legno. L’intervista si svolge alla vigilia del dì di festa, con il «Matteo giusto» attovagliato nella piazza principale dell’ameno paesello mentre i suoi fan tentano di fargli battere il record mondiale di selfie all’ora. E va bene che siamo in una zona ad alta densità leghista, ma gli scatti sono davvero tanti.

Ieri, Parisi… «Uffa».

Uffa? «Ma sì, basta, le primarie, la leadership del centrodestra, il candidato premier. Tutto politichese che interessa pochissimo alla gente, quindi nemmeno a me. Parliamo di cose serie, per favore».

Tipo? «La Russia, la Turchia, gli Usa, quest’Europa di pazzi. Il futuro, anche degli italiani, passa molto di più da Washington e da Bruxelles che da Roma e dalle renzate».

Dica almeno se sarebbe favorevole alle primarie del centrodestra. «Io sono favorevole a far votare la gente il più possibile. Purché però si voti su dei programmi chiari».

Sabato ha rivisto Bossi. Ultimamente sembrate in perfetto disaccordo su tutto. «Di preoccupazioni sul fronte interno non ne ho. Con Bossi si parla sempre con profitto e anche con piacere. Poi resta il fatto che nel 2016 il segretario della Lega sono io».

Chi vince il referendum? «A occhio, il no. Però dobbiamo mettere in conto una campagna mediatica sovietica per il sì, che del resto è già iniziata. Fra un po’ la Rai farà propaganda anche durante le previsioni del tempo».

Par di capire che la gestione della tivù pubblica non le piaccia. «I tiggì sono imbarazzanti, tutti allineati e coperti, anzi servili. Mai la Rai è stata occupata, svilita e anche malgestita come oggi. Berlusconi aveva fatto molto meno».

Difende anche la Berlinguer? «Almeno era una voce fuori da questo vomitevole coro pro Renzi. Ormai Tg1, Tg2 e Tg3 sono uguali».

E quelli Mediaset? «Allineati al padrone mica male anche loro».

Chi si salva? «Mentana, cui riconosco libertà di pensiero e di favella. E soprattutto le tivù locali. L’informazione libera oggi sta lì».

È contento che Cairo sia il padrone del «Corriere»? «Molto. Lo conosco e lo stimo. È un editore “puro” e libero».

Se Renzi perde il referendum, se ne deve andare? «Ma Renzi è già bollito. Se ne andrà non per il referendum, ma per il disastro dell’economia. Il problema è che il Quirinale, Bruxelles e la Confindustria vogliono sostituirlo con il quarto fantoccio».

Prego? «Il quarto premier non eletto di fila».

Nel caso, che fareste? «Andremmo in piazza. Tutti a Roma a circondare il Parlamento».

La marcia su Roma è un precedente sgradevole. «Se i girotondi li fa la sinistra è democrazia e se li facciamo noi è fascismo?».

Perché vuol mettere fuorilegge l’Islam? «Perché ha un’idea della vita vecchia, arrogante e pericolosa».

La Costituzione tutela la libertà religiosa. «L’Islam non è una religione. È uno stile di vita incompatibile con il nostro. L’immigrazione incontrollata dei musulmani è il vero, grande pericolo per le nostre libertà. Aveva ragione il cardinale Biffi quando diceva che, se vogliamo integrarli davvero, meglio far entrare solo immigrati cristiani».

Alfano espelle un imam al giorno, sarà contento. «Figuriamoci. Uno ne esce e cento ne entrano. Ogni barcone che approda sono milioni per gli scafisti. Mi chiedo come i vari Renzi, Alfano e Boldrini riescano a dormire…».

Chiudiamo su una nota meno apocalittica. Perché si è finalmente fatto fotografare mano nella mano con Elisa Isoardi? «Perché tanto tutti sanno che stiamo insieme. E così spero che quando ci vediamo i paparazzi ci lascino vivere».

Vi sposerete? «No. E poi la vita privata si chiama così appunto perché è privata».

LINK:

http://www.repubblica.it/politica/2016/08/15/news/salvini_incita_la_platea_leghista_ripuliamo_le_citta_dagli_immigrati_-146054272/?ref=HREC1-2

http://www.corriere.it/politica/16_agosto_15/salvini-a-novembre-firenze-dare-l-avviso-sfratto-renzi-06511304-6328-11e6-9c04-fc260bea0f0e.shtml

http://www.lastampa.it/2016/08/15/italia/cronache/lislam-sia-fuorilegge-le-primarie-la-gente-stufa-del-politichese-wuZMJSVxccJu88e8PloOTJ/pagina.html

 

16 Agosto 2016Permalink

9 agosto 2016 – Sagge considerazioni del sen. Manconi e una mia domanda finale

Il senatore Manconi scrive sul Corriere della sera.

La poligamia non può essere un diritto civile in Italia di Luigi Manconi
Avere più mogli crea una disparità discriminante tra i sessi che lede principi non alienabili neanche dai suoi titolari

Hamza Piccardo, voce assai ascoltata dell’Islam italiano, composto da molti stranieri e da un numero significativo di nostri connazionali diventati musulmani, ha affermato: «Se è solo una questione di diritti civili, ebbene la poligamia è un diritto civile». E ancora: «non si capisce perché una relazione tra adulti edotti e consenzienti possa essere vietata, di più, stigmatizzata, di più, aborrita». Piccardo sbaglia di grosso, sin dalla premessa: la poligamia non è affatto «una questione di diritti civili». La poligamia, per contenuto morale e per struttura del vincolo, si fonda — e non può che fondarsi — su una condizione di disparità, che viene riprodotta e perpetuata. Comunque la si voglia argomentare e manipolare fino a immaginare il suo rovesciamento speculare (più uomini sposati con una sola donna), si tratta in ogni caso di un rapporto fondato su uno stato di diseguaglianza. Piccardo, che non è uno sprovveduto, ritiene che quella condizione diseguale possa essere sanata dal fatto che essa sia consapevolmente accettata e condivisa da adulti consenzienti. Ma è proprio qui che il ragionamento mostra tutta la sua debolezza.

La parità tra i sessi e la tutela della dignità contro ogni discriminazione, costituiscono un diritto fondamentale della persona, che è (proprio per questo) non disponibile. Ovvero, un diritto non alienabile (e non limitabile, modificabile o cedibile) persino da parte del suo stesso titolare. Un diritto, cioè, sottratto ad ogni potere dispositivo: fosse anche quello del suo stesso beneficiario. Ed è il medesimo principio che non consente il lavoro schiavistico o il commercio degli organi o ogni altra forma di degradazione della dignità personale, anche qualora vi fosse il consenso dei diretti interessati (consenso che, non a caso, per tali reati non esclude la punibilità).

Questa discussione è di cruciale importanza perché consente di tracciare un discrimine limpido tra quanto — delle tradizioni, delle confessioni e delle culture di diversa origine — è accettabile all’interno del nostro ordinamento giuridico e della nostra vita sociale e quanto, al contrario, deve essere rifiutato. Personalmente, sono favorevole alla più ampia capacità di accoglienza e inclusione di stili di vita e forme di relazione, di riti religiosi e costumi culturali i più diversi, ma con il limite insuperabile rappresentato dalla intangibilità dei diritti fondamentali. Di conseguenza, il relativismo culturale, che è manifestazione propria di una concezione liberale della società, non può accettare l’esclusione delle ragazze dall’istruzione scolastica o la loro subordinazione ai maschi, i matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili (peraltro non esclusivamente né principalmente derivate da una lettura del Corano). In quest’ultimo caso, è chiaro che la tradizione religiosa o etnica non può in alcun modo compromettere l’affermazione del diritto umano alla piena integrità fisica. Poi, evidentemente, si tratta di combinare tali irrinunciabili valori, protetti giuridicamente, con intelligenti politiche pubbliche. È un’impresa ardua, assai ardua, ma va tentata. E non si tratta nemmeno di una novità.

Nel lontano 1987 Lehsen Bouzid, operaio marocchino di un’azienda di Anzola Emilia, fa giungere in Italia — in virtù del ricongiungimento familiare previsto dalla legge — le sue due mogli, dalle quali aveva avuto numerosi figli. Il ministero dell’Interno respinge la domanda di «permesso di soggiorno per motivi di famiglia»: ma il ricorso al Tar consente infine alle due donne di risiedere in Italia in ragione della «gravità e irreparabilità sotto l’aspetto sociale, economico e familiare» del caso considerato, accogliendo la tesi dell’avvocato. Ovvero che non si trattasse di ottenere dallo Stato italiano «un riconoscimento formale e giuridico della condizione familiare delle ricorrenti, bensì semplicemente una non discriminazione». E ciò in virtù degli articoli della Costituzione italiana che tutelano «le confessioni religiose diverse dalla cattolica» e le forme di relazione e le strutture giuridiche che ne conseguono. Si può dire che, in sostanza, la decisione del Tar ha affermato la prevalenza del valore dell’unità del nucleo familiare rispetto alla norma penale italiana che vieta la bigamia. Insomma, il Tar non riconosce, certo, un disvalore, come quello insito nella poligamia, ma si limita a porre rimedio a uno stato di necessità, secondo il principio del «male minore» (la tutela di tutti i figli di quella relazione poligamica). Ma, sia chiaro, si tratta di una soluzione, pure opportuna in quel caso, che lungi dal risolvere definitivamente il problema, ne rivela la drammatica complessità. A conferma del fatto che la convivenza tra etnie confessioni e culture, non solo inevitabile ma potenzialmente assai remunerativa sotto tutti i profili, può essere assai faticosa.

8 agosto 2016 (modifica il 8 agosto 2016 | 20:52)

http://www.corriere.it/opinioni/16_agosto_09/poligamia-non-puo-essere-bec28458-5d98-11e6-bfed-33aa6b5e1635.shtml

La mia domanda (che pongo invano da sette anni e che penso resterà senza risposta)

Afferma il sen Manconi che il diritto all’uguaglianza dei sessi è un diritto umano fondamentale della persona e proprio per questo non disponibile  ovvero non alienabile (e non limitabile, modificabile o cedibile) persino da parte del suo stesso titolare come non lo sono  “il lavoro schiavistico o il commercio degli organi o ogni altra forma di degradazione della dignità personale”.
Non leggo però le stesse parole per il certificato di nascita negato ai figli dei sans papier dalla legge italiana e non dal sig. Piccardo.
I neonati, alcuni neonati razzialmente identificati, sono costruiti reietti a vita e a vita vedranno calpestati i loro diritti, ma nessuno se ne occupa perché non sollecitano fantasie erotiche o d’altra natura come può essere una relazione umana adulta? (Riferimento di legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g)

9 Agosto 2016Permalink

26 luglio 2016 – Dal 2013 al 2016 perplessità e preoccupazioni permangono

Oggi, secondo una cortese consuetudine, che sarebbe imbarazzante se non mi consentisse di verificare la mia monotematica coerenza, ho ritrovato una mia vecchia pagina di diario, da fb trasferita che ripubblico con la premessa aggiornata ad oggi e il link per raggiungerne il testo del 26 luglio 2013.

Per completare la vecchia notizia riesumata: Il dépliant segnalato nel 2013 è stato ritirato dopo un paio di mesi e sostituito da uno che non nomina il permesso di soggiorno fra i documenti da presentare per registrare la dichiarazione di nascita di un figlio. Ciò è avvenuto nel rispetto della circolare del ministero dell’interno che dice il contrario della legge che invece tanto impone (legge 9472009 art. 1 comma 22 lettera g). Purtroppo la mia segnalazione, in questo caso efficace, alla direzione dell’ospedale ha avuto solo in consenso di qualche persona amica. La società civile felicemente organizzata, pur se importante, ha taciuto e così continua. Per modificare la legge occorrerebbe un impegno della società civile che non c’è. Sorvolo – in un moto di mattutina e disgustata pietà – su istituzioni e chiese cristiane, cattolica e protestante, in ecumenica unione contro i figli dei sans papier.

https://diariealtro.it/?p=2535

 

26 Luglio 2016Permalink