27 novembre 2014 – Quel che è troppo è troppo

Oggi l’Osservatore Romano ha pubblicato un lungo articolo finalizzato a far conoscere l’istituzione della giornata di preghiera contro la tratta (8 febbraio 2015)
Ne riporto il testo nella sua forma breve, quale appare in rete, raggiungibile anche da qui.

«Un terzo delle vittime della tratta di esseri umani è rappresentato da bambini. Lo rivela un rapporto pubblicato ieri a Vienna dall’Unodoc, l’agenzia dell’Onu contro la droga e il crimine e riferito al triennio 2010-2012., precisando che si tratta di una quota è in aumento del cinque per cento rispetto al 2007-2009. Il rapporto sottolinea che questo aspetto è particolarmente accentuato in Africa e in Medio Oriente dove i bambini sono il 62 delle vittime della tratta. Ma nessun Paese è immune: sono almeno 152 quelli di origine quelli di destinazione del traffico di esseri umani. La tratta si verifica soprattutto all’interno dei confini nazionali o della stessa regione, mentre il traffico transcontinentale si dirige soprattutto verso i Paesi ricchi. «Purtroppo, non c’è posto al mondo nel quale i bambini, le donne e gli uomini siano al sicuro da questo pericolo», ha detto il direttore esecutivo dell’Unodc, Yury Fedotov, presentando il rapporto. «I dati ufficiali riferiti dalle autorità nazionali rappresentano solo ciò che è rilevabile. Ma è chiaro che si tratta solo della parte emersa dell’iceberg», ha aggiunto. L’Unodoc parla di 21 milioni di vittime, che ogni anno aumentano di due milioni e mezzo. In Asia orientale e nel Pacifico la destinazione delle vittime è invece soprattutto il mercato del lavoro forzato. A questo si aggiungono arte forme di sfruttamento, dalla servitù domestica, al matrimonio forzato, alle adozioni illegali, fino a quella atroce dell’espianto di organi per i trapianti.»

Se la scelta delle argomentazioni è sincera (ma non ne sono sicura) è comunque incompleta. Infatti a fronte dei dati abbondanti, a fronte della chiarezza nell’uso del termine crimine (cui, nella più ampia edizione a stampa si aggiunge anche il problema della impunità) nulla si dice della prevenzione. Un caso? Dopo cinque anni che me ne occupo non sono più disposta a ritenerlo tale.

Prevenire, reprimere o rimandare la responsabilità altrove?

Tanto più grave appare il silenzio sulla prevenzione se andiamo a leggere (Avvenire – 11 novembre 2014) quanto disse il card. Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, nella sua prolusione all’Assemblea della Conferenza stessa il 10 novembre ad Assisi. Ne riporto il passo relativo alla famiglia dove le espressioni in grassetto non  sono mie ma si trovano alla fonte: «Per questo è irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano. L’amore non è solo sentimento – è risuonato nell’Aula sinodale – è decisione; i figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma.»

Non si dica che il cardinale si occupa di sommi principi e non di legislazione italiana. Anche senza l’indicazione delle fonti precise (anno, numero della legge, eventuale indicazione di altra fonte) il giochetto di Sua Eminenza è chiaro. Il richiamo al diritto del bambino “a un papà e a una mamma” è un modo obliquo per indicare come scelta univoca quella della famiglia tradizionale su cui la Lega Nord sta sprecando le sue confuse e populistiche, ma coincidenti,  energie. Il cardinale si chiude quindi a quelle che lui stesso chiama ‘nuove figure’ ma non solo. E dei bambini che hanno un papà e una mamma ma cui è negato farsi famiglia che ne facciamo? Lasciamo che Sua Eminenza ci chiuda gli occhi e intorpidisca la mente? Io non ci sto e per l’ennesima volta riporto un passo dal Rapporto 5 (2011-12) del gruppo CRC, di cui fanno  parte anche la Caritas italiana, l’AGESCI e altre organizzazioni gradite nell’ambito cattolico: «Il timore di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori.

Pur non esistendo dati certi sull’entità del fenomeno, le ultime stime evidenziano la presenza di 544 mila migranti privi di permesso di soggiorno Questo può far supporre che vi sia un numero significativo di gestanti in situazione irregolare».
(per verificare i rapporti CRC trasferire su un motore di ricerca l’indirizzo che segue: http://www.gruppocrc.net/-documenti-)

Al di là dell’analisi della lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge 94/2009 (che l’ONU ci chiede  esplicitamente di modificare come ci informa il 7mo rapporto CRC) ci viene testimoniata l’esistenza del problema che unisce molti nell’indifferenza creando legami insospettabili. Chi avrebbe detto di veder insieme, uniti nell’intento di voltare la testa dall’altra parte, le loro eminenze e i gruppi di sostegno alle donne che mai del problema delle gestanti costrette – vuoi dalla paura vuoi da minacce percepite nell’ambiente in cui vivono –  a nascondersi, a partorire di nascosto e a nascondere il proprio nato?

Nel memorabile recente discorso di Strasburgo il papa ha detto, probabilmente invano, ignaro forse o impotente di fronte al vescovil disinteresse ben forte nella base cattolica sempre unita dal legame razzista a molti laici  (questa volta il grassetto è mio)

«Nel mondo politico attuale dell’Europa risulta sterile il dialogo solamente interno agli organismi (politici, religiosi, culturali) della propria appartenenza. La storia oggi chiede la capacità di uscire per l’incontro dalle strutture che “contengono” la propria identità al fine di renderla più forte e più feconda nel confronto fraterno della trasversalità. Un’Europa che dialoghi solamente entro i gruppi chiusi di appartenenza rimane a metà strada; c’è bisogno dello spirito giovanile che accetti la sfida della trasversalità. < omissis> Parimenti sono numerose le sfide del mondo contemporaneo che necessitano di studio e di un impegno comune, a partire dall’accoglienza dei migranti, i quali hanno bisogno anzitutto dell’essenziale per vivere, ma principalmente che venga riconosciuta la loro dignità di persone

Aggiungo:” e quale maggior ferita alla dignità della negazione dei legami fondamentali dell’esistenza umana?”.

Tornando al punto di partenza Se un bambino che non esiste sarà rapito da bande pedofile come potranno denunciarne la scomparsa i suoi genitori che non possono nemmeno dimostrare di essere tali  se non  c’è documento che lo certifichi? So che nessuno vorrà rispondermi ma io la domanda la pongo lo stesso come un messaggio in una bottiglia.

27 Novembre 2014Permalink

21 novembre 2014 – Il destino è ironico quando non grottesco.

Il comma 22 è sempre in vigore

Nel 2009 avevo constatata la paradossale grottesca vicenda per cui il voto di fiducia al pacchetto sicurezza aveva imposto una numerazione che trasformava quella degli articoli del progetto di legge in numeri da attribuirsi ai commi di un unico emendamento-articolo (quello appunto su cui si sarebbe espresso il voto di fiducia).
L’articolo precedente la decisione del voto di fiducia portava il numero 45.
Il nuovo articolo si identifica nel punto specifico come comma 22 e voglio ripeterne la formulazione originaria quale pro memoria:
«Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo».
Gli aviatori americani di stanza su un’isoletta del Mediterraneo durante la seconda guerra mondiale cercavano così di difendere la propria vita, ma il cerchio era invalicabile e la vita spesso si perdeva. Il parlamento italiano nel 2009 (ma la situazione attuale è in piena paciosa, irresponsabile continuità) ha inventato un nuovo comma 22 che provo a formulare secondo attualità:
«Chi non dichiara la nascita del proprio figlio distrugge la propria paternità quale registrata per legge  ma a chi ne dichiara la nascita la paternità sarà distrutta per legge».
Praticamente questo è il senso imposto dalla legge 94/2009 con la lettera g, dell’articolo 1 del comma 22 che anche l’ONU ci chiede invano di modificare. Si veda il 7mo rapporto ONU a pag. 47
http://www.gruppocrc.net/7o-Rapporto-CRC-infanzia-e

Come non smontare il neo comma 22
La strada di cui tante volte ho scritto sarebbe la modifica dello specifico articolo del ‘pacchetto sicurezza’. Di recente il senato ha proposto un disegno di legge che porta il n. 1562 (da friulana sottolineo che nessun senatore/trice indigeno/a l’ha firmata). Per conoscerne il testo e l’ottima relazione si veda il mio blog del 24 ottobre scorso

Precedentemente era stata presentata alla Camera la pdl 740.
Avevo cercato un anno fa di promuoverne la calendarizzazione con una petizione pubblicata su change [punto] org che in un anno ha raccolto 673 firme. Poche certamente ma sono state strappate una ad una, con qualche significativo appoggio che ho sempre segnalato nel mio blog, ma le associazioni che contano in una cultura diffusa non hanno voluto assumersi responsabilità che portassero spezzare il muro che riesce ad assumere in sé le funzioni del cemento e della gomma e ostacola la calendarizzazione di entrambe le proposte facendone elemento quasi eroico di difesa nazionale per gli aderenti alla lega nord e il lega-dipendenti

Il nuovo paradosso del comma 22 si chiama 20 novembre

Il 20 novembre l’organizzazione di change mi comunica (nel rispetto delle proprie regole) che la raccolta di firme per la mia petizione si chiude (a meno che io non la rinnovi con una nuova) perché è trascorso un anno dalla presentazione della proposta stessa. Il 20 novembre è la giornata ONU per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La data è stata scelta perché coincide con l’approvazione della Convenzione che in Italia è legge n. 176 dal 1991 Ne trascrivo l’art. 7, finora condannato irrispettosamente all’inefficacia programmata per una precisa e definita categoria di nuovi nati, costruita a norma del nostro comma 22:
Art. 7 1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi. 2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

21 Novembre 2014Permalink

13 novembre 2014 – L’intervento del gruppo regionale al Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni

Il Congresso nazionale della Società Italiana di medicina delle Migrazioni si era svolto in primavera e nei documenti conclusivi era presente una raccomandazione importante di cui ho già scritto ma che volentieri ripeto.

Dopo aver premesso «Il minore non è soltanto “oggetto di tutela e assistenza”, ma anche e soprattutto “soggetto di diritto”, e quindi titolare di diritti in prima persona […] In questo quadro, si riconosce l’importanza del riconoscimento della cittadinanza, come diritto ad avere diritti e punto di partenza per ogni possibile percorso di inserimento sociale»

Raccomandava tra l’altro di « approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–‐amministrativa dei genitori, senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno, in modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario »

Ora finalmente sono stati pubblicato integralmente gli atti del Congresso e mi è stata recapitata la relazione integrale del gruppo regionale, con un importante aggiornamento:

Dagli atti del Congresso Nazionale SIMM di Agrigento
Gruppo Immigrazione Salute Friuli Venezia Giulia

Prima dello jus soli   –  GrIS Fvg

Nel 2008 si profilavano concrete iniziative di modifica del testo della legge Bossi Fini, che assemblate sotto il nome di ‘pacchetto sicurezza’ sarebbero diventate legge nell’estate successiva (l.94/2009 – Disposizioni in materia di sicurezza pubblica). Nell’ambito della discussione parlamentare furono presentati emendamenti che prevedevano l’ abrogazione del comma 5 dell’art. 35 del D.L.286/1998 (Testo Unico sull’immigrazione). Era chiaro l’intento di trasformare le strutture sanitarie in centri di identificazione degli immigrati irregolari, che sarebbero stati quindi denunciati per il reato di ingresso e/o soggiorno illegale introdotto dalla stessa legge. Si scatenò una grande mobilitazione: l’Ordine dei Medici della Provincia di Udine, accogliendo l’appello della SIMM, pubblicamente precisò: “Qualora dovessero passare i provvedimenti annunciati dal governo, i medici dovranno rifiutarsi di denunciare i pazienti immigrati irregolari, esercitando l’obiezione di coscienza per non venir meno ai principi etici e deontologici della loro professione” .

La campagna NOI NON SEGNALIAMO costrinse i parlamentari a cancellare quell’emendamento: nonostante l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno irregolare, è infatti rimasto in vigore il dispositivo previsto dal comma 5 dell’art. 35 del TU: “L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione  all’autorità, …”

Meno forte – e con caratteri di estrema occasionalità – si levò la voce contro la norma che imponeva (con formule di difficile lettura che rendono le leggi testi da decriptare) la presentazione di “documenti inerenti il soggiorno” anche per la richiesta di “atti di stato civile” (legge 94/2009 art. 1, comma 22 lettera g).

Infatti il “pacchetto sicurezza” introduceva, non solo il reato di ingresso e/o soggiorno illegale ma anche l’ obbligo di dimostrare la regolarità del soggiorno ai fini del perfezionamento degli atti di stato civile (matrimonio, registrazione della nascita, riconoscimento del figlio naturale, registrazione della morte), oltre ad altre norme atte a complicare vari adempimenti burocratici ed amministrativi cui devono sottostare gli immigrati anche ai fini dell’accesso ai servizi (con esclusione di sanità, nei termini già precisati dalle norme precedenti, e scuola dell’obbligo).

Il GrIS del Friuli Venezia Giulia nel 2011, si pronunciò contro quella norma, dichiarando esplicitamente che l’esistenza giuridicamente riconosciuta di minori nati in Italia non poteva essere affidata alla labilità di una circolare, ma doveva essere garantita dalla legge: infatti a pochi giorni dall’approvazione del “pacchetto sicurezza” era stata emanata dal Ministero dell’Interno la circolare n. 19 che sostanzialmente consente ciò che la legge nega.

Come scritto nel quinto rapporto del gruppo CRC 2011-2012 al Cap. 3.1 , “l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale previsto dalla Legge 94/2009, con il conseguente obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migrante , comporta il rischio che i genitori presenti in Italia privi di permesso di soggiorno possano non accedere ai pubblici servizi, compresi quelli anagrafici per la registrazione del figlio appena nato. La Circolare del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno ha cercato di porre rimedio a questa situazione, chiarendo che non è necessario esibire documenti inerenti al soggiorno per attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile). … Si deve comunque sottolineare come la Circolare Ministeriale non sia una fonte primaria del diritto e di conseguenza sia suscettibile di essere modificata o revocata dal potere esecutivo senza bisogno di alcun passaggio parlamentare. Il timore, quindi, di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato…”

Il CRC ha rilanciato la raccomandazione del Comitato ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza perché il Governo italiano si impegni a superare le restrizioni legali e pratiche rispetto al diritto dei minori di origine straniera di essere registrati alla nascita e ha sua volta raccomandato al Parlamento di attuare una riforma legislativa che garantisca il diritto alla registrazione per tutti i minori, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori.

Alla Camera dei Deputati è stata ripresentata una proposta di legge (n.740) che, con un solo articolo, cui non necessita copertura finanziaria, ripristinerebbe il diritto ad esistere di ogni bambino: “Modifica dell’art 6 del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno” presentata il 13 aprile 2013 a prima firma Rosato”.*** Il 26 febbraio di quest’anno una mozione del consiglio regionale del Friuli V.G. ne ha raccomandato l’approvazione. L’eventuale passaggio dallo jus sanguinis, come criterio primario per l’acquisizione della cittadinanza italiana, allo jus soli renderebbe comunque necessaria la correzione della norma del 2009. La cittadinanza (oggi quella dei genitori, domani – nei casi previsti – quella legata al territorio) per essere riconosciuta deve essere da qualche parte trascritta e, se il certificato di nascita non c’è, resta un principio volatile che non può garantire per sé i diritti imprescindibili del nuovo nato.

***AGGIORNAMENTO ottobre 2014: in Senato è stata recentemente presentata una proposta di legge per superare la norma introdotta nel 2009; porta il n. 1562, primo firmatario il senatore Sergio Lo Giudice.

E’ più articolata di quella (n.740) a suo tempo presentata alla camera. Per chi la volesse conoscere (ottima la relazione) segnaliamo tre link,

www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00797393.pdf
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/797393/index.html
https://diariealtro.it/?p=3401

I precedenti : ; Non voglio dimenticare la bella campagna ‘Non siamo spie’, che precedette l’approvazione in Parlamento del pacchetto sicurezza e che si arricchiva anche di un logo che riporto logo_divietodisegnalazione_400x160_01

Avevo sperato di vederne uno analogo proposto da sindaci e amministratori comunali. Ma non c’è stato

Ricordo anche il lavoro di Chiara Paccagnella (che fa capo sempre al GrIS e che ho pubblicato il 28 settembre 2013)

Infine collego i link per raggiungere i miei pezzi del 3 ottobre e del 6 novembre che si connettono a quanto scritto sopra

13 Novembre 2014Permalink

6 novembre 2014 – Ancora critiche anche se appare qualche spiraglio di competenza responsabile

Oltre alla proposta di legge Lo Giudice ( si veda 24 ottobre) registro proposte di legge ragionevoli e ben strutturate, presentate dalla senatrice Francesca Puglisi (Emilia Romagna – chi andasse a cercare fra i proponenti qualche senatore autoctono di qualsiasi etnia presente nel Friuli Venezia Giulia, lasci pur perdere. Non ci sono). Mi riservo di analizzarle e scriverne (come sempre a mia futura memoria).
Per ora ancora considerazioni critiche su due potenze culturali riconosciute.

1 – Disattenzioni vaticane
Chi volesse misurarsi con il testo finale del Sinodo sulla famiglia può andare al sito della sala stampa vaticana dove troverà il documento conclusivo del consesso vescovile e potrà fare alcune constatazioni interessanti.

La novità più significativa, a mio parere, è la presenza dei voti espressi articolo per articolo. Quindi nel dibattito ci sono state diversificazioni e, se per molti sarà deludente trovare un numero insufficiente di voti favorevoli per le situazioni più scottanti, emerge però traccia di un dibattito vero che riprenderà l’anno prossimo. Il confronto è pur sempre il contrario dell’annullamento di tante voci responsabilmente pensanti sepolte sotto la coltre perversa dell’unanimità imposta. Resta però fermo il punto di vista esclusivo per cui è l’adulto colui che conta e riesce a farsi sentire e anche ascoltare. I bambini sono bagaglio della famiglia, i diritti propri che la Convenzione ONU dichiara essere loro a prescindere dalla condizione giuridica, amministrativa, sociale dei genitori non sono presi in considerazione e così ci sono piccoli che, nella cattolica ufficializzata indifferenza, nascono in Italia e che per legge possono non esistere con buona pace delle loro eccellenze ed eminenze e del popolo italiano che non trova voce per contestare l’infamia di una legge che da cinque anni nega il certificato di nascita ai figli dei sans papier. Molto ha detto il sinodo in merito a situazioni un tempo taciute o condannate, ora almeno riconosciute e trattate con rispetto, ma nei lunghi elenchi, nei sottili distinguo ci sono neonati ignorati (e quindi conseguentemente spregiati dalle Eccellenze ed Eminenze loro e dalla opinione pubblica cattolica – e non solo più – diffusa) che fantasmi sono e fantasmi restano.

2  –  Beffe dell’UNICEF
Se a livello internazionale l’Unicef non si nega alla sua funzione di promotore di diritti in nome della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989 – ratificata con legge 176/1991)  lo fa però solo dove può assumere una veste che, per ridurre a fatto territoriale quello che è un  diritto assoluto, appunto esistere, appare – almeno a me – quella di un beffardo colonizzatore. Infatti in Italia si guarda bene dal sostenere ciò che ritiene essenziale altrove. Riporto il relativo documento 2013 e non commento perché sarei indotta a trascendere. Mi succede quando vedo esercitata una presa in giro.

Suggested citation: United Nations Children’s Fund, Every Child’s Birth Right: Inequities and trends in birth   registration, UNICEF, New York, 2013

Registrazione alla nascita, nel mondo un terzo dei bambini resta invisibile

Nel giorno del 67° anniversario dell’UNICEF (la cui istituzione da parte dell’ONU risale all’11 dicembre 1946), l’organizzazione lancia un nuovo Rapporto secondo il quale circa 230 milioni di bambini sotto i 5 anni non sono stati mai registrati alla nascita – circa 1 su 3, a livello globale.

«La registrazione alla nascita è più di un semplice diritto. Riguarda il modo in cui la società riconosce l’identità e l’esistenza di un bambino» spiega Geeta Rao Gupta, Vicedirettore dell’UNICEF. «La registrazione alla nascita è fondamentale per garantire che i bambini non vengano dimenticati, che non vedano negati i propri diritti o che siano esclusi dai progressi della propria nazione».

Dalla Somalia al Congo, la mappa dei neonati invisibili

Il nuovo rapporto, intitolato “Every Child’s Birth Right: Inequities and trends in birth registration” (Diritto alla nascita per ogni bambino. Diseguaglianze e tendenze nella registrazione alla nascita), presenta analisi statistiche condotte su 161 Stati, con i dati e le stime sul fenomeno più aggiornate disponibili, per ciascun paese.

A livello globale, nel 2012, solo circa il 60% dei neonati è stato registrato alla nascita. Il tasso varia significativamente a seconda delle regioni, con livelli più bassi in Asia Meridionale e in Africa Subsahariana.

I 10 Stati con i tassi di registrazione alla nascita più bassi sono, nell’ordine: Somalia (3%), Liberia (4%), Etiopia (7%), Zambia (14%), Ciad (16%), Tanzania (16%), Yemen (17%), Guinea Bissau (24%), Pakistan (27%) e Repubblica Democratica del Congo (28%).

Anche quando i bambini vengono regolarmente registrati, a molti di loro non rimane traccia della registrazione avvenuta. In Africa Orientale e Meridionale, ad esempio, solo circa metà dei bambini registrati dispone di un certificato di nascita. Nel mondo, 1 bambino registrato su 7 non ha il certificato di nascita.  In molti Paesi, ciò è dovuto a costi di registrazione troppo onerosi per i più poveri. Altrove, invece, il certificato di nascita semplicemente non viene rilasciato alle famiglie.

Certificato di nascita, molto più che un pezzo di carta

I bambini non registrati alla nascita o privi di documenti di identificazione sono spesso esclusi dall’accesso alla scuola, all’assistenza sanitaria e alla sicurezza sociale. Se un bambino viene separato dalla sua famiglia durante un disastro naturale, un conflitto o a causa di qualche forma di sfruttamento, la riunificazione diventa assai più difficile a causa della mancanza di documentazione ufficiale.

«La registrazione alla nascita e il relativo certificato sono fondamentali per garantire a un bambino il suo pieno sviluppo» prosegue Rao Gupta. «Tutti i bambini nascono con un potenziale enorme. Se la società non riesce a contarli tutti, e perfino a non riconoscere la loro esistenza, sono più vulnerabili a subire abusi e ad essere abbandonati. È inevitabile che in questo modo il loro potenziale verrà sensibilmente vanificato.»

La registrazione alla nascita quale componente essenziale del registro anagrafico di un Paese, migliora la qualità delle statistiche socio-demografiche, aiutando la programmazione e l’efficienza delle misure varate da un governo.

Per l’UNICEF, la mancata registrazione di un bambino alla nascita è sintomo di disuguaglianze e disparità sociali. I bambini più frequentemente colpiti da questa disuguaglianze sono queli che appartengono a determinati gruppi etnici e religiosi, quelli che abitano in aree rurali o remote, i figli di famiglie povere o di madri analfabete.

I programmi di sviluppo devono identificare le ragioni per cui le famiglie non registrano i bambini, dai costi alla scarsa conoscenza delle norme, dalle barriere culturali al timore di subire ulteriori discriminazioni o emarginazione.

Quando l’anagrafe viaggia sullo smartphone

L’UNICEF utilizza approcci innovativi per aiutare governi e comunità a migliorare i loro sistemi di registrazione anagrafica. In Kossovo, ad esempio, lo UNICEF Innovations Lab ha sviluppato un sistema di identificazione e di segnalazione delle nascite non registrate efficiente, efficace e a basso costo, basato su una piattaforma di SMS.

In Uganda, il governo – con il supporto dell’UNICEF e del settore privato – sta implementando una soluzione denominata MobileVRS che usa una nuova tecnologia di messaggistica via smartphone per completare le procedure di registrazione in pochi minuti, un processo che normalmente richiede mesi.

Sempre su questo tema, l’UNICEF ha reso pubblico oggi anche “A Passport to Protection. A Guide to Birth Registration Programming”, manuale per aiutare gli operatori adibiti alla registrazione alla nascita.

6 Novembre 2014Permalink

2 novembre 2014 – CIDI Promemoria

Dopo un faticoso abbonamento alla rivista on line del Centro di Iniziativa democratica insegnanti (ma perché hanno scelto un percorso così tortuoso?) annoto due link ad articoli di Paolo Citran che meritano di non andar dispersi

http://www.insegnareonline.com/istanze/filosofia-educazione-societa/bambini-clandestini-diritti-negati

http://www.insegnareonline.com/istanze/filosofia-educazione-societa/verita-fa#.VC8jpv4umNA.facebook

2 Novembre 2014Permalink

24 ottobre 2014 – Una proposta di legge antirazzista. La facciamo approvare?

Più di un anno fa, insulti a una Ministra della Repubblica

La notizia, anche per la particolare volgare incisività degli insulti del Calderoli, ebbe subito una certa notorietà e un senatore reagì.
Ricopio la notizia come da comunicato Ansa del 2013.

(ANSA) – ROMA, 15 LUG – “Stamattina ho inviato all’Unar- Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, una formale segnalazione dell’inquietante episodio di offese a sfondo razziale verso la ministra Cecile Kyenge che ha avuto come protagonista il vice presidente del Senato Roberto Calderoli”. Lo dichiara Sergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico. “Per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e in ottemperanza alla Direttiva 2000/43/CE contro le discriminazioni razziale, l’Unar svolge da anni una meritoria attività di rilevazione e monitoraggio degli episodi di razzismo che accadono nel nostro paese. Ho ritenuto mio dovere segnalare questo episodio che, per la fonte istituzionale da cui proviene, assume una gravità eccezionale e rischia di essere elemento di sostegno e promozione di comportamenti fondati su un’idea di superiorità razziale e di discriminazioni sulla base delle origini etniche”, conclude. (ANSA). PH 15-LUG-13 13:36 NNNN

Nel clima di soporosa indifferenza ai problemi posti da una diffusa cultura razzista, l’idea che un  senatore ne identificasse finalmente un caso fra i tanti mi sembrò interessante, anche se non conoscevo e non conosco quella persona. Perciò gli scrissi esprimendo apprezzamento per la sua iniziativa e allo stesso tempo mi dichiarai “sconvolta dall’idea che ci siano bambini cui è negato per legge il certificato di nascita”, esprimendo la speranza che volesse occuparsene “con l’intelligente incisività con cui ha affrontato il caso che ho sopra ricordato”. Gli ricordai la proposta di legge 740, ben nota a questo blog, che rimedierebbe alla situazione se non si giacesse alla (dis)attenzione della commissione Affari Costituzionali della Camera dal mese di giugno dello scorso anno.

.Qualcuno risponde. Capita.

Ieri sera mi raggiunge un messaggio del sen. Lo Giudice che, ricopiando per fortuna in calce la mia vecchia comunicazione di cui avevo perso memoria, mi scrive: “Vorrei segnalarle che ho presentato in Senato  il disegno di legge 1562 “Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno e divieti di segnalazione.” Può scaricare il testo da questo indirizzo: www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00797393.pdf
Grazie per la sua sollecitazione.”

Verifico: il link funziona. Per sicurezza ne indico un secondo così – di qua o di là- chiunque voglia la potrà leggere..

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/797393/index.html

La bella novità: un senatore risponde a una cittadina e le segnala un adempimento realizzato! Non capita spesso.
Ora però è necessario mettere in atto tutti i mezzi possibili perché la proposta sia discussa e approvata.
L’unico mezzo che finora ha funzionato (almeno per me) è scrivere ai singoli parlamentari firmatari della proposta. Molte volte l’ho praticato e suggerito per la camera dei deputati, ora lo ripropongo per il senato.
I firmatari della pdl 1562 sono (nell’ordine di firma): Sergio Lo Giudice; Monica Cirinnà; Gianpiero Dalla Zuanna; Rosa Maria Di Giorgi; Francesco Giacobbe; Luigi Manconi; Marino Germano Mastrangeli; Francesco  Palermo; Magda Angela Zanoni; Lucrezia Ricchiuti

Ricopio inoltre il testo dell’ottima relazione, che chiarisce il senso della norma evitando le tecnicità del linguaggio legislativo,  e ne evidenzio in grassetto i passaggi essenziali

La relazione della proposta 1562

Il testo della norma è stato modificato dalla legge 15 luglio 2009, n. 94, in materia di sicurezza pubblica. In particolare è stato modificato il comma 2 dell’articolo 6 recante «Facoltà ed obblighi inerenti al soggiorno».

Il testo attualmente vigente afferma che «Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie, i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.»

Nell’ambito dei provvedimenti esclusi dall’obbligo di presentazione di documenti attestanti il soggiorno, la formulazione introdotta nel 2009 ha eliminato l’esplicito riferimento agli atti di stato civile e all’accesso ai servizi pubblici sostituendolo con quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie e alle prestazioni scolastiche obbligatorie.

La norma così modificata garantisce a tutti i cittadini provenienti da Paesi terzi presenti sul territorio nazionale l’accesso alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali. L’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno, infatti, non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, fatto salvo il caso in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano.

Sono così garantiti la tutela sociale della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, le vaccinazioni, gli interventi di profilassi internazionale e la diagnosi e la cura delle malattie infettive.

Tuttavia non può dirsi altrettanto per quanto riguarda gli atti di stato civile — certificati di nascita, stato di famiglia ed altro — espunti dal testo e sottoposti così ad un dubbio interpretativo relativo alla necessità o meno dell’attestazione del soggiorno.

La necessità di chiarimenti sulle questioni inerenti allo stato civile come modificate dalla legge n. 94 del 2009 è testimoniata dalla circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 agosto 2009, protocollo n. 0008899, che al punto 3 specificava come «Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».

Tuttavia il contrasto fra le indicazioni della circolare ministeriale e la lettera della norma mantiene una incertezza interpretativa che non agevola la gestione univoca di situazioni analoghe nei diversi uffici dei diversi enti locali. Questo ha prodotto nel tempo diversi casi di mancata registrazione all’anagrafe della nascita dei propri figli da parte di genitori provenienti da Paesi non comunitari per paura di denunce e di espulsioni.

Dal canto loro gli uffici di alcuni enti locali, nella situazione di dubbio sulla corretta applicazione della norma, rifiutano di accettare la registrazione della nascita da parte di genitori sprovvisti di regolare titolo di soggiorno sul territorio nazionale.

Il mancato riconoscimento dello status di figlio, indipendentemente dalla situazione di irregolarità dei genitori, lede un diritto fondamentale del bambino il quale, in assenza di una certificazione anagrafica, risulterebbe giuridicamente inesistente. La Costituzione garantisce tutti i diritti a tutti i soggetti, senza distinzione alcuna, e in particolare afferma il principio dell’inviolabilità del diritto del nato, in sintonia con quanto stabilito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, e resa esecutiva ai sensi della legge 27 maggio 1991, n. 176, secondo la quale: «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi».

Un ulteriore problema si è posto con la sostituzione del riferimento generico all’accesso ai servizi pubblici con la più specifica formulazione riferita alle prestazioni scolastiche obbligatorie, che rende incerto il tema dell’obbligo di presentazione dei documenti di soggiorno per l’accesso alle scuole dell’infanzia e agli asili nido.

Per garantire una uniforme applicazione della norma in oggetto su tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento alle incertezze interpretative illustrate, si propone — con l’articolo 1 del presente disegno di legge — la modifica dell’articolo 6 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, volto a chiarire sul piano legislativo che sono esclusi dall’obbligo di presentazione di documenti attestanti il soggiorno, oltre che i provvedimenti inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35, quelli attinenti all’accesso ai servizi pubblici e alle prestazioni scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi le scuole dell’infanzia e gli asili nido, nonché i provvedimenti inerenti agli atti di stato civile.

Vengono poi introdotti, sulla scia della previsione attualmente contenuta nell’articolo 35, comma 5 del testo unico sull’immigrazione in materia di accesso alle prestazioni sanitarie, due analoghi divieti di segnalazione all’autorità volti a rendere effettivo per i migranti privi di un regolare permesso di soggiorno l’accesso ai provvedimenti inerenti gli atti di stato civile, nonché quelli attinenti all’accesso ai pubblici servizi ed alle prestazioni scolastiche nelle scuole di ogni ordine e grado, compresi le scuole dell’infanzia e gli asili nido.

Il presente disegno di legge non comporta variazioni al bilancio dello Stato, in quanto da esso non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

24 Ottobre 2014Permalink

14 ottobre 2014 – Gli alpini tutelano una storica caserma

Non riesco a commentare questo articolo con parole mie, mi limito a riprenderlo dal link che ho identificato e a proporre qualche nota poco più che linguistica..

Gli alpini: no ai profughi in caserma a Tarvisio                                      13 ottobre 2014

Per il presidente del gruppo Ana Udine sud: la Lamarmora è un luogo simbolo della storia della Julia di Giancarlo Martina

TARVISIO. «Consideriamo quanto meno irriverente destinare la gloriosa caserma Lamarmora di Tarvisio a centro di raccolta – temporaneo o permanente che sia – dei tanti profughi che cercano asilo in Italia». Il pensiero di Antonino Pascolo, responsabile del gruppo Alpini Udine Sud. «Sicuramente – spiega – sono persone che necessitano d’aiuto, che fuggono da conflitti e miserie per mettere in salvo le proprie vite e quelle dei loro congiunti, tra i quali tanti bambini (1).

E come alpini condividiamo questo spirito di solidarietà, è uno dei fondamenti della nostra associazione, l’Ana. Ma, e penso di interpretare il pensiero di tanti alpini che son passati per Tarvisio, trasformare in “parcheggio” (2) uno dei simboli della Julia, una delle caserme più spiccatamente alpine, dove centinaia di migliaia di giovani italiani hanno fatto il servizio militare, dove innumerevoli ufficiali e sottufficiali hanno prestato servizio e molti hanno posto le basi di importanti carriere (3), ci fa storcere il naso».

«Viene alla mente, poi – aggiunge Antonino Pascolo -, quanto accaduto ad altre strutture militari, utilizzate negli anni passati come centri di raccolta di clandestini e profughi: l’inidoneità degli immobili e le carenze logistiche, sommate al posizionamento estremamente remoto e disagiato, hanno deturpato questi luoghi, seminando il degrado a discapito della dovuta memoria storica che andrebbe invece attribuita alle vecchie caserme alpine». «Non si tratta di banali e nostalgici pensieri, anzi: si fa un gran parlare di rievocazioni per il Centenario della Grande Guerra  e Tarvisio c’entra indirettamente con quel conflitto.

E’ la storia che ne è seguita, dall’Unità (4) in poi, che ha sancito un’indissolubile significato storico e affettivo, nazionale, di valore alpino. Valore alpino – conclude il capogruppo -, del quale si sente sempre più necessità, che richiede rispetto in forme concrete».

Pensiero del tutto condiviso dal maresciallo degli alpini in pensione Angelo Zanetti. «La caserma Lamarmora ha una storia importante, ricordo che nei primi anni dopo la fine della guerra, dal 1945, fino all’arrivo del battaglione L’Aquila era ospedale da campo, poi, in anni più recenti ha ospitato il Gemona che da li è partito per importanti missioni, come in Bosnia e l’8° alpini.

E’, dunque, una struttura da preservare e da valorizzare – dice convinto Zanetti -, ma con quella destinazione che si vuole darle si va dalla parte opposta. Il suo degrado, purtroppo, essendo stata utilizzata solo in parte da più anni, è già in corso, ma sono convinto che avrebbe potuto continuare ad essere sede di corsi estivi e invernali di reparti dell’esercito”. E in conclusione Angelo Zanetti afferma che è convinto che la struttura, “Troverebbe, senz’altro maggiore dignità se trasformata in villaggio turistico (5)

NOTE:

1 Il richiamo ai bambini profughi e sopravvissuti a una fuga terribile sottolinea il significato di una presenza che determina  un degrado per la dignità di luoghi altrimenti valorizzabili come villaggio turistico  (vedi nota 5.i

2 Il ricovero è degradato a ‘parcheggio’ qualora vi vengano collocati esseri umani. Meglio carri armati che possano sottolineare la sacralità di così onorande mura! 

3 Il luogo dove si sono radicate le basi di carriere militari verrebbe minacciato dai profughi e in particolare dai bambini non a caso menzionati al primo paragrafo. Molti anni fa un sovrano tentò di liberarsi da un  rischioso infante eliminando tutti i suoi coetanei, ma quello più pericoloso gli sfuggì..

4 La grande guerra prima dell’Unità (identificata come storia che alla Grande Guerra è seguita). Normalmente si parla di unità d’Italia in  coincidenza con l’attribuzione di titolo regio a Vittorio Emanuele II di famiglia sabauda. Qui evidentemente per terminus a quo dell’unità si intende il 1918. E’ una faccenda concettualmente un po’ confusa ma se piace così …

5 Piuttosto che luogo di riparo per profughi meglio un  villaggio turistico. E’ più dignitoso! Dal che si deduce che la dignità non dipende dall’appartenenza alla specie umana ma dal benessere che consente di alloggiare in un villaggio turistico dove ti spiegano anche come si fa a divertirsi, attività certo non consona allo spirito depresso di chi fugge dalla guerra.

Per risalire alla fonte: http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2014/10/13/news/gli-alpini-no-ai-profughi-in-caserma-1.10108553

 

14 Ottobre 2014Permalink

9 ottobre 2014 – Lettera aperta al Sindaco di Udine che vuol trascrivere i matrimoni di coppie omossessuali

Egregio prof Honsell sindaco di Udine

mi rivolgo a lei perché non ho titolo né modo per scrivere a tutti i sindaci che hanno rivendicato la loro scelta di trascrivere i matrimoni di persone dello stesso sesso celebrati all’estero. Ha dichiarato di averlo fatto (e che continuerà) poiché non esiste nel nostro ordinamento legge che lo vieti e, di conseguenza, non c’è nessuno che lo possa proibire come vorrebbe invece la circolare annunciata dal Ministro Alfano. Il giurista Stefano Rodotà ha in proposito dichiarato “Il nostro ministro dell’Interno si chiude in una lettura formalistica della legislazione vigente e sfugge ad una precisa responsabilità politica, quella che da anni spetta al Parlamento” (La repubblica 8 ottobre 2014) Anche Lei ha fatto richiamo alla responsabilità del Parlamento e, con sbrigativa efficacia, ha dichiarato in una recente intervista che non ”ci faremo fermare da una circolare amministrativa” Nell’apprezzare la sua posizione, che fa seguito a una pagina di civiltà aperta dai cittadini omosessuali nel dichiararsi tali sfuggendo all’oscurità cui un tempo li condannavano le convenzioni sociali che ne volevano il nascondimento, desidero però porle un problema che, a mio parere, ha forti analogie con quanto ho sopra ricordato. Dal 2009 Lei, come ogni altro sindaco (e spero non ci siano eccezioni) registra la nascita dei figli dei migranti senza permesso di soggiorno non più a norma di legge ma di circolare, trattata questa in forma opposta a quella cui ho fatto riferimento finora. Infatti dal 2009 la legge 94 (all’art. 1 comma 22 lettera g che si può leggere anche nel testo coordinato del Testo Unico sull’immigrazione) prevede che, per registrare gli atti di stato civile – fra cui evidentemente l’atto di nascita – sia necessario presentare il permesso di soggiorno. A pochi giorni dall’approvazione della legge lo stesso ministero dell’interno emanò la circolare che, per la registrazione dell’atto di nascita, dice non essere necessaria la presentazione del permesso di soggiorno. Così fu motivata la scelta della circolare in una risposta ministeriale a interrogazione parlamentare: “La mancata iscrizione nei registri dello stato civile andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato” La legge esclusiva però è rimasta a garanzia dei sindaci che, ignorando la circolare, possono negare ai nuovi nati la dignità di persone destinatarie delle regole dell’ordinamento giuridico. Che esistano genitori costretti a nascondere i loro figli sia dall’insipienza delle amministrazioni italiane dei comuni dove sono nati, sia dalla paura di vederseli strappare a norma di occhiuta burocrazia, ce lo dice il gruppo CRC per cui “Il timore […] di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori”. Non sia superfluo ricordare che l’acronimo CRC corrisponde a Convention on the Rights of the Child, organizzazione di associazioni italiane che opera al fine di garantire un sistema di monitoraggio indipendente sull’attuazione della Convenzione sui diritti del minore (ratificata in Italia con legge 176/1991). Se fosse approvata la pdl 740, già affidata da più di un anno alla commissione Affari Costituzionali, il problema sarebbe risolto almeno nella sua radice giuridica. In questo momento Lei è stato sollecitato a proporsi come istituzione di frontiera, chiamata ad impegnarsi per diritti di cittadini che hanno finalmente trovato parola e, sia pur contradditorio,  ascolto. Io le chiedo di impegnarsi anche per sollecitare l’approvazione della proposta di legge che assicurerebbe un diritto fondante tutta l’esistenza di chi parola non ha ma necessita del medesimo rispetto e protezione.

Distinti saluti  (firma)

Per non dimenticare il contesto

Il 28 di maggio 2013 (governo Letta) è Ministro dell’Interno l’on. Angelino Alfano, il sostenitore dei ‘valori non negoziabili’, che non impedisce l’espulsione di una minore con la sua mamma. E’ il caso Shalabayeva. Per farne memoria riporto qui il link con un articolo de La Repubblica.

Leggo che domani verrà interrogata dai magistrati di Perugia, non come persona informata sui fatti, ma in qualità di indagata, Stefania Lavore,. Giudice di Pace. Dovrà spiegare la sua versione dei fatti in merito a presunte omissioni contenute nel verbale di espulsione di Alma Shalabayeva e della piccola Alua, rispettivamente moglie e figlia del banchiere e dissidente kazako Muchtar Ablyazov. Omissioni che, oggi, costano al giudice l’accusa di falso e abuso d’ufficio.

Riscontri
10 ottobre – pubblicata da il Gazzettino
Girata da esponente SNOQ ai propri aderenti

9 Ottobre 2014Permalink

5 ottobre 2014 – In Friuli Venezia Giulia c’è una Garante per i diritti della persona … e parla!

Ho ricevuto la lettera che si trova in allegato, scritta alla commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza dalla Garante regionale dei diritti della persona: Mi ha fatto piacere venir a sapere che un organismo regionale si fa carico del problema della segnalazione della pdl 740, di cui tanto si trova in questo blog.

testo della lettera della Garante

Così ho risposto: 

Gentile dr. Mellina Bares, La cortese dr. D’Orlando mi ha inviato copia della sua lettera alla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza su cui  mi permetto, per la personale conoscenza che ho del problema alcune precisazioni. Lieta del sostegno da Lei manifestato alla pdl 740 e della consapevolezza espressa relativamente al danno che una persona subisce se privata (e a tanto in Italia provvede la lettera g del comma 22 dell’art. 1) della registrazione della nascita, sento però il dovere di alcune precisazioni.

Lei scrive che il ‘rischio paventato’ di mancata registrazione anagrafica ‘non ha trovato probabilmente effettiva realizzazione’ e cita, quale elemento di tutela dei nuovi nati, la circolare datata 7 agosto 2009 (cui fa riferimento con il n. 0008899). Il 23 aprile scorso l’avvocato Fachile, membro della Associazione Studi Giuridici Immigrazione, esprimeva alla radio tutta la sua consapevole preoccupazione (trasmissione Tutta la città ne parla – radio 3  – Rai). Le allego il testo del suo intervento che ho trascritto. Inoltre, per ciò che riguarda il problema specifico, il gruppo Convention on the Rights of the Child – CRC (http://gruppocrc.net) – così scrive nel suo quinto rapporto 2011-2012, lamentando la scarsa conoscenza della circolare da lei citata: “Il timore […] di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori.

Pur non esistendo dati certi sull’entità del fenomeno, le ultime stime evidenziano la presenza di 544 mila migranti privi di permesso di soggiorno. Questo può far supporre che vi sia un numero significativo di gestanti in situazione irregolare” (cap.3.1).

E ancora, dopo aver ripetuto tali considerazioni nel successivo e sesto rapporto, nel settimo e più recente pubblica la seguente raccomandazione del comitato ONU, che parzialmente riporto sempre dal cap. 3.1 “Il Comitato ONU è preoccupato per le restrizioni legali e pratiche al diritto dei minorenni di origine straniera di essere registrati alla nascita. In particolare, il Comitato esprime preoccupazione per come la L. 94/2009 sulla pubblica sicurezza renda obbligatorio per i non cittadini mostrare il permesso di soggiorno per gli atti inerenti il registro civile. Il Comitato [..], raccomanda all’Italia: di assicurare che l’impegno sia onorato tramite la legge e facilitarlo registrazione alla nascita di tutti i bambini nati e cresciuti in Italia”

Voglio aggiungere – a riprova della constatata inefficacia della circolare – che è di mia conoscenza una informazione errata, diffusa dal 2009 – successivamente all’approvazione della legge 94/2009 – e contenuta in un dépliant informativo dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine che indicava il permesso di soggiorno fra i documenti da presentarsi per la registrazione di nuovi nati che poteva e può essere eseguita nell’ambito ospedaliero. A seguito di mia personale segnalazione il dépliant veniva ritirato e l’anno successivo ripubblicato corretto. Con una cortese lettera il Direttore dell’Azienda mi informava non essere mai stati frapposti ostacoli alla registrazione delle nascite ma resta il fatto che per più di quattro anni l’opinione pubblica aveva ricevuto un’informazione distorta da fonte autorevole. Considerando che ci sono gestanti che scelgono (secondo la testimonianza dell’autorevole gruppo CRC) il parto nascosto a domicilio non è difficile evincere l’urgenza della modifica legislativa da Lei stessa sostenuta. Permetta però a una cittadina italiana, priva di qualsiasi ruolo politico e autorevole nella società civile di affermare con forza che il diritto inalienabile a un’esistenza giuridicamente riconosciuta deve, per la dignità di noi tutti, essere affidato alla legge e non a uno strumento di rango inferiore, quale una circolare che, per sua stessa natura, potrebbe essere revocata senza che vi sia neppure dibattito parlamentare.

Le dichiarazioni dell’avv. Fachile (citato come allegato) si trovano in questo blog in data 6 maggio

Ma non basta. Chi volesse andare nel rinnovato, ottimo sito dell’ASGI e volesse seguire la voce famiglia/minori dell’archivio ben organizzato, retrocedendo al 2009 troverà una voce datata 29 settembre di quell’anno, titolo
“I minori stranieri extracomunitari e il diritto all’istruzione dopo l’entrata in vigore della legge n. 94/2009”

E non basta ancora Se visiterà il testo del cinque agosto troverà un pezzo straordinario scritto sotto forma di appello con il titolo “Dichiarazione di nascita e riconoscimento del figlio naturale da parte di cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti dopo la legge n. 94/2009”. Le riporto per intero ricordando che in finale ci sono le firme (parecchie pagine!) a seguito di un appello al Governo e uno alle regioni.

Ecco il sintetico testo: “La legge n. 94/2009 (c.d. “pacchetto sicurezza”) prevede una norma che, se interpretata restrittivamente, potrebbe impedire la registrazione alla nascita dei figli di cittadini stranieri irregolari. L’A.S.G.I. e altre Associazioni, al fine di chiarire che l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno previsto da tale norma non si applica alla dichiarazione di nascita ed al riconoscimento del figlio naturale, in quanto tra le possibili interpretazioni della legge, questa viene ritenutala sola conforme alla Costituzione e agli obblighi internazionali, ha inviato in data 5 agosto 2009 un appello al Governo e alle Regioni al fine di emanare disposizioni attuative” .

Intristita e un po’ disgustata rimando i miei commenti alla prossima volta. Intanto se qualcuno legge ci pensi su!

5 Ottobre 2014Permalink

29 settembre 2014 – Una petizione che non demorde e forse non è proprio fallimentare.

Riprendo il ragionamento iniziato il 26 con una importante novità.
La petizione ha iniziato settembre, dopo nove mesi dalla sua proposta, con sole 531 firme. Il 25 settembre, ne vengono dichiarate 547, meno di una al giorno. Il 29 al mattino ne conta 573: 26 in 4 giorni. La sera sono 592. Lo scarto diventa di 45 firme in più dal 25 settembre, 9 al giorno. Come mai?
Un’amica mi ha messo in contatto con Anna Luce Lenzi della Scuola di Italiano per stranieri Penny Wirton (Roma). Anna Luce mi ha inviato alcune graziose vignette che chiedevano la firma alla petizione e le firme sono arrivate.
Le sono molto grata. Infatti, fino a quel momento, avevo dovuto strappare le firme una ad una servendomi anche della ‘amicizie’ di fb cui mi ero adeguata con perplessità e fatica allo scopo di poter promuovere la petizione che chiede il riconoscimento della esistenza giuridicamente riconosciuta dei neonati che nascono in Italia, senza discriminazioni relative alla condizione burocratica dei genitori.

Ora, mentre girano le vignette disegnate da Emma Lenzi non devo strappare nulla.
Osservo con meraviglia ciò che accade e rifletto sulle sollecitazioni che colpiscono l’emotività. Mai i miei scritti per spiegare e documentare avevano prodotto nulla del genere. Né a tanto erano arrivati scritti d’altre persone che si erano sforzate di capire e dire. Sono turbata ma non voglio approfondire ora questo aspetto.
Preferisco sperare che l’aumento delle firme agisca sui parlamentari che dovrebbero promuovere il dibattito sulla pdl 740.

Dicono le lettrici
Intanto registro un commento alla mia pagina del 26 (si può leggere anche a seguito di quella ma ci tengo a trascriverlo vista l’eccezionalità dei commenti nel mio blog) e registro anche una breve nota – breve ma significativa- che accompagna una delle firme recenti alla petizione.

Il commento:

«Sembra che questo secolo XXI inneschi un ritorno al passato con l’incremento costante ed esponenziale di azioni e leggi atte a limitare i diritti civili ed a far crescere le discriminazioni togliendo diritti e dignità a chi “possiede di meno” e concedendo qualsiasi diritto a chi “possiede di più”: dignità condizionata dal possesso!!! MENO discriminazioni e paure attiveremo e più facilmente costruiremo FUTURO»

La nota alla firma:
«Come può essere che esistano bambini invisibili? Io insegno ai miei alunni i loro diritti e i loro doveri. Uno dei diritti fondamentali è di “esistere”.  Milena»

Per conosce meglio Anna Luce Lenzi

SCUOLA PENNY WIRTON Corsi gratuiti di italiano per stranieri
Via di San Saba 19, Roma
http://www.eraldoaffinati.it/pennywirton.asp
Su Facebook sotto il nome <Penny Wirton Roma>

Per leggere la petizione copiare su Google:
http://www.change.org/p/laura-boldrini-mai-pi%C3%B9-bambini-invisibili-agli-occhi-dello-stato-italiano

Vignette efficaci  penny 1

29 Settembre 2014Permalink