Così ho scritto nella mia pagina Facebook
24 gennaio 2025 _ Salvini: l’Italia esca dalla Organizzazione Mondiale Sanità.
Così ho scritto nella mia pagina Facebook
Gentile padre Enzo Fortunato
ho letto con il piacere di poter far riferimento a un testo chiaro ed esplicito,
qual è il Suo scritto alla pag. 17 de Il sole 24ore di ieri (venerdì 17), “le parole
sferzanti di Papa Francesco sui diritti dei bambini” che Lei riporta.
Sono perciò confortata nella speranza di poter trovare attenzione a un
problema che reputo grave ma costantemente ignorato, quello di bambini che
nascono in Italia ma non vengono registrati all’anagrafe.
Sono una vecchia cittadina italiana , nata nel 1938 con un passato di
insegnante e successivamente di consigliera regionale in Friuli Venezia Giulia
dove vivo ma, soprattutto, sono una madre di figli ormai sessantenni , una
madre che si onora di aver fatto propri i principi di uguaglianza e solidarietà,
pilastri della nostra convivenza che voglia essere civile.
Spero avrà la pazienza di leggermi e mi spiego.
Nel 1991 venne approvata la legge 176, “Ratifica ed esecuzione della
Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembr1989”. In
quella norma leggiamo l’articolo 3, stella polare da allora di ogni discorso sui
minori: «In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle
istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle
autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del
fanciullo deve essere una considerazione preminente».
Il conseguente art. 7 è perciò una indicazione vincolante quando afferma che
« Il fanciullo è registrato al momento della sua nascita e da allora ha diritto a
un nome , ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile a
conoscere i suoi genitori e ad essere allevato da essi» .
Tale è la forza di questo articolo che nel 1998 la legge 40
(cd Turco Napolitano) , che aveva istituito il permesso di soggiorno a
garanzia della regolarità degli immigrati non comunitari, aveva escluso
proprio lo strumento che aveva istituito da quelli che devono essere
presentati al momento di registrare la nascita di un proprio figlio in Italia.
E’ evidente che tale norma assicura anche il rispetto dell’art. 3 della
Costituzione che afferma « Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge ,
senza distinzioni di [… ] condizioni personali e sociali».
Purtroppo nel 2009 tutto cambiò. Venne approvata la legge 94 che,
coacervo di norme disparate , all’art. 1 comma 22 lettera g include il
permesso di soggiorno fra i documenti che in quella circostanza devono venir
richiesti e presentati. Lo fa con un’abile forma di discriminazione indiretta ma
il risultato è sempre lo stesso: il nato da genitori non comunitari irregolari si
fa spia minacciosa della irregolarità di chi l’ha generato , irregolarità che, se
nota , diventa ragione di gravi penalizzazioni per i neo genitori che possono
così dover affrontare anche il rischio di espulsione. Da allora la neghittosità a
360 gradi del Palmento , il silenzio dell’opinione pubblica che spesso significa
indifferenza , hanno fatto sì che questa norma restasse significativamente
collocata, come titola la legge 94, fra le “Disposizioni in materia di sicurezza
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pubblica”, riducendo questi nati a oscuri invisibili che non saranno raggiunti
neppure dalla accorate richiesta del Santo Padre di amore e protezione. E’ una
protezione, ce lo dice papa Francesco, che dal cuore si concreta nell’azione e
fra le tante azioni possibili segnalo quella di una piccola modifica di legge che
cancelli lo sfregio che il legislatore volle nel 2009.
La garanzia della iscrizione nel registro di stato civile è diritto del nato che
non deve essere inficiato dalla possibile situazione di irregolarità di
colei/colui che lo ha generato. Un nato in Italia che si trovasse privo di quel
certificato non avrebbe esistenza giuridica e per lui le parole forti di papa
Francesco che Lei cita nell’articolo di ieri suonerebbero vane: come introdurre
un nato che c’è ma non esiste al godimento di ciò che gli è dovuto? Davanti a
quella inesistenza per legge «potremmo sentirci impotenti , ma ogni gesto,
ogni scelta consapevole , è una goccia che può contribuire a formare un mare.
Dobbiamo anche richiamare le istituzioni, le imprese, le organizzazioni
ecclesiali alla loro responsabilità » .
Perché ciò avvenga occorre una parola forte, autorevole, ascoltata .
Attendo : non so dichiararle un numero di ‘casi’.
Il caso è la legge…
Cordialmente
Augusta De Piero
LA BAMBINA DI HIROSHIMA
“Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.
Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.
Ne avevo sette, allora:
anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non
diventano grandi.
Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.
Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.
Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.”
Nazim Hikmet
Nâzım Hikmet, in italiano spesso scritto Nazim Hikmet, all’anagrafe Nâzım Hikmet Ran è stato un poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco.
Definito “comunista romantico” o “rivoluzionario romantico”, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell’epoca moderna. Morto nel 1963
Gentili onorevoli,
scrivo ad entrambi congiuntamente perchè il problema che vi pongo è il medesimo quindi medesima la richiesta se compatibile con la vostra funzione di Parlamentari Europei e se questa funzione comprende anche una attenzione ai diritti umani fondamentali , quali compaiono nelle convenzioni dell’ONU che, in quanto stato italiano , la Costituzione ci impegna a rispettare (art. 10)
Quello che vi segnalo è un significativo caso di disprezzo ‘legale’ del principio del superiore interesse del minore presente nella normativa internazionale e italiana.
Schematizzo quello che so e ho capito, disponibile a scriverne di più se lo riterrete utile.
– 1991 legge 176: L’Italia ratifica la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo (parola che oggi si preferisce opportunamente declinare come infanzia e adolescenza;
– 1998 legge 40 (cd Turco Napolitano) “Disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
E’ legge che si applica (se non è stata del tutto cancellata) “ai cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea e agli apolidi” e, mentre stabilisce che “ i documenti inerenti al soggiorno di cui all’articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”, indica anche le eccezioni in cui ciò non debba avvenire e precisamente:
“ per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi” ;
–
– 2009 legge 94, approvata con voto di fiducia nel tempo storico del quarto governo Berlusconi.
Si tratta di un coacervo di norme disparate che sposta significativamente il titolo del 1998 “l’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” alle “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, minacciata evidentemente da chi nasce in Italia se figlio di sans papier.
L’operazione fa capo all’art 1 comma 22 lettera G della legge 94 , dove – con un’abile mossa di discriminazione indiretta – gli innominati nati da sans papier vengono trattati alla stregua di “licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati”.
I genitori che chiedano di registrarne la nascita devono quindi esibire il permesso di soggiorno (e comunque un documento inerente la regolarità del loro soggiorno.
–
– Non dimentichiamo che si tratta di persone che non conoscono la nostra lingua né la complicazione delle nostre leggi e forse vivono da lavoratori in nero in stato di schiavitù. La cronaca ce ne ha dato un’immagine nel martirio di Satnam Singh e di sua moglie Sony per lasciarci intravedere nel livello di abiezione imposta , quello che può essere il livello e il risultato della paura: i genitori possono rinunciare a registrare l’atto di nascita di un figlio , facendosi esecutori della subdola condanna di stampo razzista che il legislatore italiano fa pendere su loro dal 2009, come un nuova spada di Damocle.
Contando su di voi, sull’on. Bonaccini di cui sono stata elettrice e facendo mia una espressione della on. Picierno “Parlamento luogo di speranza e ascolto”, voglio essere certa che il Parlamento Europeo saprà trovare una parola di speranza anche per i piccoli reietti per legge di cui vi ho scritto . Per un superamento di questa norma nel Parlamento italiano non c’è su questo punto indizio che possa far ben sperare.
Cordialmente
Augusta De Piero
Italia -Udine Via Caccia 33
tel 0432 204274
cell 3383215327
depieroaugusta@gmail.com
Oggetto: Lettera aperta al Presidente Mattarella
Egregio Presidente,
Permetta a una vecchia cittadina di esprimere il suo grazie per il discorso da Lei tenuto in apertura della Settimana sociale dei cattolici italiani, un evento dal titolo suggestivo “Al cuore della democrazia” che nelle sue parola ha il suono di una vitale, universale utopia.
Voglio che questo mio atto abbia un carattere pubblico , forse sfacciato, se mai qualche quotidiano pubblicherà la lettera aperta che cercherò di diffondere stimolata da quell’espressione che Lei ha usato senza preconcette riserve « misurarsi con la storia » e che così ha descritto: «La democrazia, … , si invera ogni giorno nella vita delle persone e nel mutuo rispetto delle relazioni sociali, in condizioni storiche mutevoli, senza che questo possa indurre ad atteggiamenti remissivi circa la sua qualità».
Non posso ignorare , perché è esperienza di vita, che la quotidianità delle esperienze di ognuno può essere testimonianza non di frange marginali del vivere, ma di quel cuore della democrazia che rende la nostra vita in ogni momento non solo, se possibile, soddisfacente ma degna.
A tale proposito voglio ora ricordare che nel 1998 la cd legge Turco Napolitano, prendendo atto della necessità di dare riconosciuta e non occasionale certezza alla presenza degli immigrati non comunitari, aveva proposto il permesso di soggiorno come documento da esibirsi ove fosse necessario testimoniare la legittimità riconosciuta della loro presenza.
Ma aveva anche sapientemente identificato le occasioni in cui questo documento non dovesse essere esibito e, fra queste, la registrazione degli atti di nascita, al fine di assicurare senza riserve il diritto universale di ogni nato a un’esistenza giuridicamente riconosciuta-
Purtroppo nel 2009 tutto cambiò: bastò un piccolo articolo , uno fra i tanti, in una legge che tratta di tutto e di più che , imponendo la presentazione del permesso di soggiorno anche per la registrazione degli atti di nascita , creò le condizioni perchè la paura di esibirsi irregolare potesse indurre un genitore non comunitario a sottrarsi al diritto dovere di registrare la nascita di un proprio figlio in Italia.
Per chiarezza ricordo il riferimento: “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera G.
Credo che testimonianze atroci delle modalità di vita dei migranti non comunitari nei ghetti del lavoro nero consenta di non sprecare parole per testimoniare la prevedibilità di tale paura.
Una Sua parola , presidente Mattarella, potrebbe finalmente suggerire al Parlamento la necessità di tornare al dettato della legge Turco Napolitano.
Come Lei ha detto: « Al cuore della democrazia vi sono le persone, le relazioni e le comunità a cui esse danno vita, le espressioni civili, sociali, economiche che sono frutto della loro libertà, delle loro aspirazioni, della loro umanità: questo è il cardine della nostra Costituzione ».
Rinnovando i ringraziamenti porgo distinti saluti
Augusta De Piero
Udine
Lettera inviata a Messaggero Veneto
NEL NOME DI SATNAM SINGH
Satnam Singh è il bracciante indiano, lavoratore in nero a Latina, gravemente ferito in seguito a un infortunio sul lavoro e lasciato morire dissanguato.
La sua “irregolarità” ha consentito di inquadrarlo come uno sfruttabile e, nel momento del dramma, è stato trattato come un “guaio”, un oggetto a perdere, non una persona,
cui sono dovute cure.
Il Presidente Mattarella è intervenuto con parole nette e, se ascoltato, potrà aprire uno spiraglio a favore dei tanti Satnam già presenti e in arrivo. Il primo passo
è stato fatto dal questore di Latina, riconoscendo a Sony, la giovane vedova un permesso di soggiorno per motivi di “protezione speciale”, un atto di giustizia, non
di beneficenza, che, vogliamo essere certi, le consentirà anche di farsi parte civile verso i responsabili dell’orrore.
La giustizia riparativa vorrebbe di più: non permettere che accada ancora.
Per questo, accanto alle manifestazioni di sdegno del momento, serve un sussulto di umanità e giustizia del legislatore che porti al cambio delle norme, proprio a partire da quelle che regolano l’ingresso dei lavoratori stranieri e per un’attenzione concreta alle condizioni di lavoro di tutte le persone, a prescindere dalla loro condizione burocratica che oggi è supporto alla loro invisibilità.
Per sollecitare questo cambio, tutti noi abbiamo la possibilità di contribuire. E ,se vogliamo farci un’idea più chiara, non mancano le fonti recenti e documentate.
Ne citiamo alcune, a partire dal Dossier curato dalla campagna “Ero Straniero”, che da anni fornisce informazioni sui flussi migratori sulla base di dati ufficiali e
proprio il 30 maggio ha presentato il suo ultimo dossier I veri numeri del decreto flussi: un sistema che continua a creare irregolarità” (https://erostraniero.it/
rapportoflussi2024).
E vogliamo citare ancora:
– Il Rapporto agromafie e caporalato dell’osservatorio Placido Rizzotto della Flai-CGIL (www.fondazionerizzotto.it), con il quale ogni due anni viene fotografata
la situazione del lavoro sfruttato nel settore agroalimentare e il recentissimo Rapporto del laboratorio L’altro Diritto/Osservatorio Placido Rizzotto sullo
sfruttamento lavorativo e sulla protezione delle sue vittime.
– Made in Immigritaly: terre, colture, culture è un rapporto nazionale, curato dal Centro Studi Confronti (https://confronti.net) e commissionato dalla Fai-Cisl (www.
faicisl.it), che analizza l’apporto del lavoro immigrato nel settore agroalimentare italiano, comparto strategico del
Domenica 23 giugno – La stampa
Satnam e il dilemma della bimba torturata
Editoriale di Andrea Malaguti (segue a pag. 24)
Il testo inizia con una citazione di Fëdor Dostoevskij da I fratelli Karamazov:
« “Supponiamo che per costruire l’edificio della felicità, della pace e della tranquillità degli uomini, tu dovessi torturare una sola bambina, magari quella che hai visto prima piangere battendosi il petto con il pugno, costruiresti quell’edificio?” No, non lo farei, disse piano Alesa. »
E continua il giornalista Malaguti
Alla domanda che Ivan Karamazov pone al fratello Alesa abbiamo risposto uno stentoreo sì quando siamo nati. Alcuni senza saperlo. La maggior parte di noi , diventando adulti, facendo finta di non sapere. Ce ne freghiamo se la bambina che piange viene torturata . Ci servono gli invisibili per continuare a vivere come ci piace, per tenere bassa l’inflazione, per trovare la tranquillità che resta nel sempre più fragile e declinante edificio della civiltà Occidentale.
I rider, quelli che si trovano all’alba in bicicletta davanti alla stazione di Milano e che ci portavano il cibo a casa durante il lockdown, i lavoratori della parte deteriore della logistica d’assalto che ci permettono con un’app di avere tutto e subito a prezzi di saldo, e, soprattutto, gli schiavi dei campi che ci fanno trovare pomodori freschi al supermercato e nei ristoranti.
Continua
Il testo è molto lungo e lo copierò pian piano per conservarlo nel mio blog che è la mia memoria storica.
Qui posso solo consigliarne la lettura (quando le edicole chiudono a Udine c’è la Biblioteca )
E ora continuo io
A Ivan abbiamo già detto SI’ per le ragioni elencate nel breve passo dell’editoriale di Andrea Malaguti trascritto sopra e anche per i nati cui a precise condizioni – e facendoci beffa del primo comma dell’arto 3 della Costituzione – abbiamo negato la registrazione dell’atto di nascita. approvando la legge n. 94 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica n. 94
L’articolo che ci interessa nel coacervo di norme di quella legge è l’art. 1, comma 22 lettura G.
Prego tutti coloro che sono presi dall’impegno di superare la legge Bossi Fini di ricordare che la norma che cito non è la Bossi Fini, legge che richiede evidentemente una radicale revisione
Ed ecco infine il negletto comma 1 dell’art. 3della Costituzione.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua , di religione , di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Ho trovato questa storia nella pagina Facebook di John Fischetti , l’ho condivisa e ora la copio nel mio blog. Di lì la invierò ad altri.
“Se siamo qui oggi è solo per la gentilezza di uno sconosciuto nei confronti di mio nonno”.
Chi parla è Arno Penzias, premio Nobel per la fisica, che deve la sua vita, e quindi quella dei suoi figli e nipoti, a uno sconosciuto che non ha mai incontrato.
Lo sconosciuto si chiama Barnet Yudin, che una sera del 1938, mentre sta tranquillo a casa, nel New Jersey, sente qualcuno bussare alla porta. È un giovane tedesco, immigrato negli Stati Uniti, che sta tentando qualcosa di disperato: suona alle porte di gente che non conosce, per chiedere solidarietà. Un suo amico, Karl Penzias vuole scappare dalla Germania con la moglie e i due bambini piccoli. Sono ebrei, e hanno capito benissimo che la situazione sta precipitando. Se restano in Germania per loro è la fine, ma per andare negli Stati Uniti occorrono visti, documenti e soprattutto qualcuno che garantisca per loro a livello finanziario. Il ragazzo tedesco fa il cameriere, non può essere credibile come sponsor. Per questo occorre qualcuno con uno stipendio più solido. E per questo sta bussando alle porte di gente che non conosce, per vedere se qualcuno è disposto ad aiutare una famiglia dall’altra parte del mondo.
Barmet Yudin non ci pensa due volte e firma tutti i documenti. Così Karl e la sua famiglia possono scappare negli Stati Uniti e salvarsi la vita.
Non è facile all’inizio, ma riescono da subito a lavorare e non avere mai bisogno del sostegno materiale del loro garante, che non hanno mai incontrato. Karl gli aveva scritto per ringraziarlo per la sua generosità e per promettere che non lo avrebbe mai né cercato, e ha mantenuto la promessa.
Ma a distanza di anni, il figlio di Karl, Arno Penzias, quel bambino piccolo che doveva scappare via dal destino atroce che lo inseguiva, scopre per la prima volta l’esistenza di un anonimo benefattore, e suo figlio si mette sulle sue tracce. Non riesce a trovare Barmet Yudin purtroppo, perché è morto negli anni Cinquanta. Ma riesce a ricostruire tutta la storia. E scopre che se Arno Penzias, il bambino in pericolo nel 1938 è riuscito a vivere una vita serena negli Stati Uniti, a vincere il Nobel, ad avere figli e nipoti, è solo perché una sera di tanti anni fa uno sconosciuto ha accettato di salvare suo padre.
Uno sconosciuto che non si è girato dall’altra parte per dire, no, non mi riguarda.
Una gentilezza straordinaria che ha salvato vite umane.
🦋 La farfalla della gentilezza 🦋
Poesia scritta nel 1962 pubblicata nel 1964
Pasolini affida a sua madre la sua diversità.
Volevo pubblicare questa poesia nel mio blog il 17 maggio, la data scelta per ricordare che proprio quel giorno nel 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità aveva tolto l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali.
L’ho fatto oggi, 12 maggio, festa delle mamme strumentalizzate al successo del commercio d’occasione.
Soffocate da immagini di appropriati regali, non ricordiamo che la festa non è universale: ne sono escluse le mamme non comunitarie (ed evidentemente anche i padri) che , costrette dalla legge 94/2009 a denunciare la nascita di una figlia/o in Italia presentando il permesso di soggiorno, possono essere indotte a non provvedere ad assicurare un’esistenza giuridicamente riconosciuta alla creatura che hanno partorito per non manifestarsi prive di quel documento (e perciò irregolarmente presenti nel nostro stato con tutto ciò che ne consegue per loro e per la loro famiglia).
Preciso che la legge 15 luglio 2009 Disposizioni in materia di sicurezza pubblica
affronta la scelta negazionista del nato ( e quindi della maternità e della paternità ) nell’articolo 1 comma 22 lettera G .
Per una precisazione storica la legge venne approvata nel tempo del IV governo Berlusconi con voto di fiducia voluto all’allora Ministro dell’Interno Roberto Maroni
5 maggio 2024– Oggi nella rassegna stampa di Prima Pagina (Rai Radio 3 mattina 7.15-8.40) è stato segnalato un articolo pubblicato da La Stampa , una segnalazione che mi ha riproposto il problema dei nati in Italia, ridotti a fantasmi perché è loro negato per legge. il nome che assicura la certezza giuridica della loro esistenza
Ho chiamato per dirlo nel dibattito che segue la rassegna .
La centralinista mi ha risposto. Ha segnalato la mia richiesta ma non sono stata richiamata. E allora scrivo.
Nel 2009 è stata approvata una legge che io considero una atto di guerra, una guerra di parola più violente delle armi
Contraddice infatti la Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989, Convenzione ratificata con LEGGE 27 maggio 1991, n. 176 Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre .
Leggiamo all’art. 7
«1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi.»
Il rispetto di tale norma era assicurato dalla legge 6 marzo 1998, n. 40 (cd Turco Napolitano) che all’art 6 comma 2 affermava che per la registrazione degli atti di stato civile, e quindi per la registrazione delle nascite, ai genitori che si prenotassero allo sportello anagrafe del comune di pertinenza non dovesse essere c chiesto il permesso di soggiorno o altro documento attestante la regolarità del soggiorno.
Purtroppo nel 2009 la legge 94 (art, 1 comma 22 lettera g) cancellò questa norma assimilando la richiesta della registrazione dell’atto di nascita a ogni altra richiesta presentata da cittadini non comunitari e quindi pretendendo la presentazione del documento attestante la regolarità della loro presenza anche per i genitori che chiedessero di registrare un atto di nascita. .
Per correttezza devo riconoscere che il consigliere regionale Furio Honsell – insieme a qualche altro consigliere di opposizione in FVG- aveva presentato nel 2022 una proposta di legge nazionale in materia che venne bocciata dalla maggioranza , confortata certamente dal silenzio della società civile.
Chi voglia leggere l’articolo cui faccio riferimento potrà giovarsi del testo che segue: l’ho diligentemente copiato avendo questa mattina fallito nel proporne il link che contavo portasse al testo.
L’autrice dell’articolo nomina Putin e a una sua collaboratrice ma non è questo che mi interessa (anche se qualcuno ne userà per schierarsi su uno dei fronti bellici nella guerra russo -ucraina: a me per questo problema basta il fronte italiano dove adulti titolati scelgono a propria vittima i neonati).
Quello che mi interessa è la palese significatività dei diritti proprie e personali del nato tali da appartenere alla valutazione del Tribunale internazionale dell’Aia e che non possono invece ridursi a un’espressione di anime belle, liete di manifestare i propri benevolenti sentimenti, come accade.
Premetto all’articolo che ho trascritto una nota sulla giornalista che l’ha firmato e aggiungo in calce qualche altra nota a dimostrazione dell’esistenza delle persone nell’articolo nominate , esistenza che ho voluto verificare.
L’articolo si esercita soprattutto sul concetto di cittadinanza.
In Italia siamo più radicali e cominciamo dalla nascita.
Anna Zafesova (in russo Анна Зафесова?; Mosca, 1969) è una giornalista e traduttrice russa con cittadinanza italiana.
È stata corrispondente da Mosca per La Stampa fino al 2004, collaborando inoltre con Il Foglio ed altre testate.
Nel 2022, vince il 12º Premio Cerruglio per il suo libro Navalny contro Putin e il Premio Ischia giornalista dell’anno carta stampata.
5 maggio 2024 _ DOMENICA _ LA STAMPA pag. 4. Primo Piano
Anna Zafesova Nel Lugansk occupato è vietato nascere ucraino.
Da lunedì, i neogenitori della regione di Lugansk, potranno uscire da un ospedale di maternità insieme al loro pargolo soltanto dopo aver dimostrato che almeno uno dei due possiede un passaporto russo.
In caso contrario, il neonato verrebbe ‘confiscato ‘ alla famiglia , almeno a quanto sostiene Artem Lyshor il responsabile dell’amministrazione della regione ucraina.
In altre parole nei territori occupati alla Russia si potrà nascerne soltanto come russi, almeno potenziali, e prima di partorire la coppia dovrà rinunciare alla cittadinanza ucraina. Una regola che, secondo le autorità di Kiev, farebbe scattare l’accusa di ‘genocidio ‘ , in base all’art. 3 della Convenzione sul genocidio che vi fa ricadere « anche le misure intese a prevenire nascite all’interno del gruppo perseguitato ».
Il territorio del Lugansk è quasi interamente sotto occupazione russa , in alcune zone già dal 2014 , e Lyshor in nome del governo ucraino soltanto sulla carta. Di conseguenza an che l’Institute for the Study of War (Isw) , che riporta la notizia sull’imposizione della cittadinanza russa ai neonati della regione, fa la permessa «in caso la notizia fosse stata riferita accuratamente». Nulla di impossibile , comunque: lo stesso rapporto dell’Isw menziona una serie di atti sulla « integrazione forzata di cittadini ucraini nel sistema russo » nei territori occupati: soltanto negli ultimi giorni diverse famiglie ucraine sono state spostate dalla regione di Kherson verso la Crimea o altre zone sotto controllo russo , più lontano dal fronte, e civili dalla regione di Zaporizhzhia sono stati deportati dall’altra parte del confine, a
Rostov-sul Don. Le stesse autorità d’occupazione russe hanno pubblicato anche la notizia sullo spostamento i decine di ragazzi di Kherson nel campo giovanile ‘Oceano”’, dall’altra parte del mondo , vicino a Vladivostok, dove quest’anno dovrebbero venir inviati 200 ragazzini ucraini che , secondo le testimonianze di chi ci è già passato, vengono inviati al militarismo russo e invitati a iscriversi in scuole nella Russia profonda.
Le pressioni sulla popolazione dei territori ucraini occupati per costringerla a scegliere la cittadinanza russa sono numerose: dai problemi burocratici nell’accesso al welfare o alle scuole all’assistenza medica : in alcune zone, i malati di diabete che insistevano per restare ucraini venivano minacciati di rimanere senza insulina. Fin dall’inizio dell’invasione russa il bersaglio principale sono stati i bambini: l’Ucraina accusa Mosca di aver deportato illegalmente in Russia più di 20.000 minorenni , di cui alcune migliaia di orfani. Molti di loro sono stati adottati con procedure accelerate: il leader del partito Russia Giusta Sergey Mironov , uno dei più accesi sostenitori del puntinismo, ha preso una bambina di 11 mesi , Margarita Prokopensko, nonostante lei avesse due fratelli e una madre adottiva in Ucraina . Alla bambina è stato cambiato il nome e il luogo di nascita, per farla risultare russa. Stessa sorte è toccata a Vania , un bambino di Donetsk, la cui storia è stata svelata pochi giorni fa dalla stessa tv russa in esilio Dozhd : nonostante avesse una sorella maggiore è stato consegnato a una famiglia russa.
La madre adottiva ha raccontato davanti alle telecamere che Vania, che ora ha 6 anni, aveva insistito a lungo a ripetere il suo vero cognome : « Ma ora è tranquilla quando dice il mio cognome , ormai si sta dimenticando la sua vita precedente» , ha spiegato soddisfatta.
E’ stato proprio il crimine della deportazione di bambini ucraino in Russia a meritare a Vladimir Putin e alla sua commissaria per i diritti dei minori MariaLvova-Belova , l’incriminazione al Tribunale internazionale dell’Aja il mandato di cattura che ora impedisce al presidente russo di viaggiare in mezzo mondo.
Forse è stata anche questa umiliazione a spingere ieri il Cremlino a di chiarare “ricercati” – per reati non meglio specificati Volodymyr Zaleski , il sui predecessore alla presidenza Petro Poroshenko e una serie di altolocati comandanti militari ucraini. Mandati che ovviamente non avranno alcun valore giuridico internazionale, a differenza di quello per Putin e Lvova-Belova , che proprio pochi giorni fa è stata accusata della deportazione in Russia anche di disabili mentali ucraini , che vengono affidati all’ospizio diretto da sua sorella .
Intanto l’operazione di cancellare l’Ucraina dalla memoria prosegue non soltanto nei confronti degli orfani del Donbass , ma di tutti i russi: la lezione di propaganda settimanale: «Conversazioni importanti » che si terrà lunedì in tutte le scuole russe è dedicata all’anniversario della vittoria sul nazismo , ma dai materiali didattici pubblicati dal ministero dell’Istruzione manca qualunque menzione degli ucraini tra i popoli che hanno combattuto contro al Germania di Hitler.
Il link che segue porta a una pagina del mio blog risalente al 2i marzo 2023
21 marzo 2023 _ Nascono per essere rifiutati dalla crudeltà opportunista rafforzata dal pregiudizio (diariealtro.it)
Le note sui nomi di persone che appaiono nell’articolo copiato:
Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Artem_Lysohor
WEBPolitical party. Independent. Artem Volodymyrovych Lysohor ( Ukrainian: Артем Володимирович Лисогор; born on 26 April 1983), is a Ukrainian public and political Political party: Independent
Sergej Michailovič Mironov (in russo Серге́й Миха́йлович Миро́нов?; Leningrado, 14 febbraio 1953) è un politico russo, presidente del Consiglio Federale e della camera alta del parlamento russo dal 2001 al 2011. È leader del partito Russia Giusta presso il parlamento russo.
Dožd‘ (Дождь, “Pioggia”, conosciuta anche come Dožd’ – (The) Optimistic Channel) è un canale televisivo indipendente russo, posseduto da Natal’ja Sindeeva. Dožd’ si concentra sulle notizie, esperimenti, concerti live, discussioni, cultura, politica, rapporti economici e documentari. Il motto del canale è “parla di cose importanti con coloro che sono importanti per noi
Petro Oleksijovyč Porošenko è un imprenditore e politico ucraino, presidente dell’Ucraina dal 2014 al 2019, Ministro degli affari esteri dal 2009 al 2010 e Ministro del commercio e dello sviluppo economico nel 2012. [al 2007 al 2012 ha diretto il Consiglio della Banca Nazionale dell’Ucraina