23 marzo 2021 – Nel mirino della Cdf la Chiesa tedesca. Che risponde picche    Ludovica Eugenio

Tratto da: Adista Notizie n° 12 del 27/03/2021
19/03/2021 Nel mirino della Cdf la Chiesa tedesca. Che risponde picche    Ludovica Eugenio

40589 ROMA-ADISTA. Il Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede (Cdf) che esclude la possibilità di celebrare riti di benedizione per le coppie omosessuali (v. qui) ha provocato, come era prevedibile, reazioni molto accese. Soprattutto perché si coglie l’inquietudine del Vaticano nei confronti delle iniziative volte, in particolare nella Chiesa tedesca, a trovare soluzioni a questo riguardo: il Cammino sinodale che lì si sta svolgendo prende infatti in esame anche il tema dell’inclusione ecclesiale delle persone omosessuali e di una forma liturgica di benedizione delle coppie gay. E come ci si poteva attendere, i primi a fare un salto sulla sedia sono proprio i vescovi tedeschi, primo tra tutti il presidente della Conferenza episcopale e vescovo di Limburg mons. Georg Bätzing, che più volte si era espresso a favore (v. Adista Notizie n. 1/21), e che qualche mese fa aveva indetto una consultazione tra i teologi diocesani: 32 su 38 si erano detti favorevoli alla benedizione.

«Non sono contento»

Anche in questa occasione, Bätzing ha subito manifestato le sue perplessità: «Le considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede oggi devono avere e ovviamente avranno il loro spazio nelle discussioni del Cammino sinodale», ha detto a Bonn (katholisch.de e Kna, 15/3), ma il dialogo di riforma della Chiesa in Germania, portato avanti dalla Conferenza episcopale insieme al Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK), «si sforza di discutere la questione delle relazioni di genere in un modo complessivo che tenga conto anche della necessità e dei limiti dello sviluppo del magistero della C hiesa».

Nel documento sulla benedizione delle coppie gay, la Congregazione per la Dottrina della Fede «riflette lo stato dell’insegnamento della Chiesa così come è espresso in diversi documenti romani», ha detto Bätzing. In Germania e in altre parti della Chiesa si discute da tempo sul modo in cui «si possa portare avanti con argomenti solidi questo insegnamento e il suo sviluppo sulla base delle verità fondamentali di fede e morale, della riflessione teologica in corso e anche nell’apertura ai recenti risultati delle scienze umane e alle condizioni di vita delle persone di oggi». Non ci sono risposte facili a questioni come questa, ha detto il vescovo. Bätzing si è anche detto «non contento » che il Vaticano sia così massicciamente coinvolto nel dibattito su una benedizione per le coppie dello stesso sesso: «Dà l’impressione che l’attuale dibattito teologico in varie parti della Chiesa universale, anche qui in Germania, debba terminare il più rapidamente possibile», cosa che non è possibile, «perché la discussione procede intensamente e con buoni argomenti, e le indagini teologiche sulla pratica pastorale oggi non possono essere eliminate semplicemente con un’affermazione di potere».

Deluso il vescovo di Essen, mons. Franz- Josef Overbeck, che ha detto al Bild: «Continueremo ad accompagnare tutte le persone nella cura pastorale se lo richiedono, indipendentemente dalla situazione di vita». E anche il vescovo di Mainz, mons. Peter Kohlgraf: «Mi rendo conto di quanti fedeli siano delusi e feriti da questo, non solo i diretti interessati. Prendo la cosa molto seriamente».

Naturalmente c’è anche una parte dell’episcopato tedesco soddisfatto per la posizione espressa dal Vaticano: «Ringrazio papa Francesco per aver chiarito la questione», ha detto alla Kna il vescovo di Ratisbona mons. Rudolf Voderholzer, mentre quello di Passau, mons. Stefan Oster, si è detto «grato», sul suo sito web, per la dichiarazione vaticana, nella speranza che «dia orientamento e quindi promuova anche una maggiore unanimità». Con l’approvazione di papa Francesco, la Congregazione per la Dottrina della Fede «ha chiarito una questione che preoccupa intensamente la Chiesa in Germania, ma anche nel mondo, e che porta alla polarizzazione». Stessa posizione per il vescovo di Görlitz, mons. Wolfgang Ipolt, «Secondo me – ha detto – il no alla benedizione riguarda soprattutto un chiaro rafforzamento del matrimonio tra un uomo e una donna e per noi cattolici anche del sacramento del matrimonio».

Molto accesa la reazione su Facebook, al contrario, del rettore della cattedrale di Worms Tobias Schäfer, che fa propria la frase di Lutero davanti a Carlo V: Hier stehe ich, ich kann nicht anders (Qui io mi trovo, non posso farci niente): «Se la Chiesa non ha l’autorità di benedire laddove la gente desidera la benedizione, non ha forse abbandonato il suo compito più elementare? La benedizione non è uno strumento di giudizio morale! È la promessa che Dio è lì, che cammina con noi, nella buona e nella cattiva sorte. Che arroganza credere che dobbiamo proteggere Dio da situazioni presumibilmente peccaminose; che dobbiamo proteggere la benedizione di Dio affinché non raggiunga le persone “sbagliate”. (…) Dove la Chiesa pensa di doversi fare custode della benedizione di Dio, non è più una benedizione per il mondo. Come sacerdote, ho promesso rispetto e obbedienza (…) eppure, proprio per questa obbedienza, c’è anche un punto in cui devo dire: dare la benedizione di Dio a chi ne ha bisogno, la chiede, la desidera: questo non posso e non voglio negarlo a nessuno. “Qui io mi trovo, non posso farci niente…”».

La rabbia delle associazioni

Fortemente deluso è Thomas Sternberg, presidente dello ZdK, la più grande associazione laicale in Germania, che affianca la Conferenza episcopale nel Cammino sinodale. In una dichiarazione pubblicata sul sito dell’associazione, Sternberg si è detto deluso dal documento vaticano, che fa parte di una «sequenza di elementi che turbano il Cammino sinodale». Le benedizioni sono un argomento che viene discusso non solo in Germania ma anche altrove, ha detto Sternberg. L’attualizzazione dell’insegnamento cattolico, che i teologi morali chiedono da tempo, non dovrebbe essere semplicemente respinta, e il catechismo da solo non basta a giustificarlo. Sternberg ha anche criticato la «fissazione sull’atto sessuale» del Responsum della Congregazione: è «riduttivo, inappropriato e non più compreso dai credenti».

Un’aspra critica giunge dalla Comunità Cattolica Femminile in Germania (Kfd). «Rifiutiamo con nettezza la posizione di Roma pubblicata oggi – si legge in un comunicato – anche se conosciamo la tensione tra l’insegnamento della Chiesa e la realtà della vita delle persone»; «A noi è chiaro che dobbiamo continuare a parlare di questo argomento nel Cammino sinodale». Anche l’Associazione delle Donne Cattoliche Tedesche (Kdfb) ha espresso un’analoga posizione: «La KDFB – ha affermato la vicepresidente Birgit Mock, si impegna a sviluppare una morale sessuale che rispetti la realtà della vita delle persone»; «prendiamo atto del categorico no da Roma, ma vediamo nel Cammino sinodale, che stiamo percorrendo insieme allo ZdK e alla Conferenza episcopale, l’approccio giusto per pensare ulteriormente alle relazioni di genere e per prendere decisioni appropriate». «Inqualificabile» è il Responsum per il movimento Wir sind Kirche (Noi siamo Chiesa): un documento che «illustra ancora una volta che il tentativo di Roma di imporre, dall’alto, regole di fede e di morale in tutto il mondo senza impegnarsi nel dialogo con le Chiese locali non può avere successo». In Austria, nel frattempo, il movimento di preti e diaconi Pfarrerinitiative – 350 membri e 3.000 laici che lo appoggiano – intende ignorare il divieto del Vaticano e continuare a benedire le coppie dello stesso sesso. Il documento della Cdf rappresenta una «ricaduta in tempi che speravamo di aver superato con papa Francesco»; «non sarà rifiutata nessuna coppia che chieda di celebrare la benedizione di Dio, che sperimenta quotidianamente, anche nel culto».

I teologi Goertz e Striet: la Chiesa decide ciò che è buono

Un lungo e argomentato articolo, molto duro contro il Vaticano, è apparso sul portale internet della Chiesa tedesca katholisch.de a firma di Stephan Goertz, professore di teologia morale all’Università di Mainz, e Magnus Striet, titolare della cattedra di teologia fondamentale presso la facoltà di teologia cattolica dell’Università di Friburgo (15/3). «La Curia Romana è preoccupata», scrivono i teologi. «Preoccupata che nella Chiesa cattolica siano benedette relazioni umane che contraddicono i piani di Dio. Ciò che è moralmente inammissibile non dovrebbe essere approvato dall’azione della Chiesa. La preoccupazione è ancora una volta rivolta alla sessualità umana» e, «indipendentemente dalla propria insignificanza di fatto in questo campo, evidente a partire dall’Humanae vitae (1968) al più tardi», la Cdf «rivendica una competenza speciale in materia di etica sessuale affermando che è moralmente lecito condannare ogni pratica sessuale al di fuori del matrimonio tra uomo e donna». Poiché infatti per la Chiesa la sessualità è espressione di amore solo se è aperta alla procreazione, «la lettura romana del messaggio evangelico è inequivocabile: i rapporti omosessuali non devono mai essere intesi come rapporti d’amore. E se lesbiche e gay pensano di amarsi, allora si sbagliano: la loro felicità è solo un’illusione». La Congregazione per la Dottrina della Fede «sembra molto certa di conoscere la volontà di Dio»; fa riferimento ai piani di Dio «così come sono interpretati e proclamati fedelmente dalla Chiesa, o come lo sono stati in passato. «La Chiesa decreta ciò che è buono, perché sa di essere autorizzata a determinare ciò che è buono. L’obbedienza e non l’intuizione è l’atteggiamento appropriato verso questa comprensione di se stessi». Giunti all’ottavo anno di pontificato di papa Francesco, si sperava che l’insegnamento della Chiesa potesse distaccarsi un po’ dal passato, in questo campo. Invece Francesco «si mostra un discepolo obbediente dei suoi predecessori».

La Congregazione, proseguono i due teologi, dimostra di ignorare che esiste uno spettro di orientamenti sessuali, come hanno dimostrato da tempo le scienze umane. Il riferimento è sempre «l’ordine oggettivo della creazione contro gli standard scientifici umani». Non ci sono altri argomenti. «È interessante notare che nella lettera non vi è alcun riferimento alle condanne bibliche delle pratiche omosessuali. Questo fa sperare che almeno la letteratura esegetica sia ormai penetrata nelle mura del Vaticano». Ciò che alla fine colpisce della lettera è quanto sia forte il dissenso rispetto a ciò che costituisce il centro delle relazioni amorose moderne: «Non considerazioni sociali o contrattuali, ma affetto e libero consenso. Quale desiderio sessuale prevalga qui è irrilevante. L’unica questione decisiva è se l’altra persona sia intesa come persona. E Dio non dovrebbe voler benedire tali relazioni?».

Se con “piano divino”, inoltre, si intende solo la generazione della prole, «la creatività di Dio in termini di piani sembrerebbe un po’ limitata. E quando si dice, con una citazione di Francesco, che coloro che manifestano la tendenza omosessuale devono avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita, rimaniamo senza parole. Cosa viene consigliato qui? Di superare la propria inclinazione? Un’astinenza sessuale completa? Il documento è bloccato in un insegnamento morale formulato negli anni ’50».

Insomma, «parlare di rispetto, compassione e tatto e allo stesso tempo negare la realtà dell’omosessualità e dell’amore degli omosessuali, testimonia non solo l’estraneità al mondo, ma anche un concetto di moralità premoderna ». E «sempre meno persone sono disposte a sottomettersi alla pretesa che il Magistero possa decidere di propria autorità cosa sono autorizzate a fare in questioni morali e cosa no. Non ci si deve illudere: la Congregazione per la Dottrina della Fede non vuole che le unioni omosessuali siano considerate relazioni d’amore nella Chiesa cattolica. L’unica domanda è quale prezzo i vescovi sono disposti a pagare per questo rifiuto ». Naturalmente, però, «la maggioranza non è necessaria nella verità. Ma vista la natura esplosiva della questione della benedizione delle coppie omosessuali, che può intervenire profondamente nella realtà della vita delle persone credenti, si dovrebbe almeno cercare di trovare delle ragioni invece di riferirsi solo a un ordine divino della creazione». È necessario infatti il diritto delle persone all’autodeterminazione e, fintanto che tale ordine non va contro i diritti personali degli altri, dovrebbe essere praticabile per le persone. Questo responsum, in definitiva, «difficilmente potrà contare sull’obbedienza. Tuttavia, è indicativo di quanta fatica faccia Roma con il pensiero moderno della libertà. L’ombra dell’ultimo pontificato è lunga

23 Marzo 2021Permalink

19 marzo 2021 – Lamento in memoria di alcune galline

Numerose galline sono morte nello scoppio e nel crollo di una parte del manufatto che le ospitava.

La Procura di Pordenone ha aperto un’inchiesta. Indagini in corso da parte dei Carabinieri: i carri armati impegnati nell’esercitazione – sarebbero almeno 4 – sono stati posti sotto sequestro. La zona dove si trova l’allevamento è alla prima periferia del paese. Da quanto apprende l’ANSA, l’incidente si è verificato durante un’esercitazione notturna della Brigata Pozzuolo del Friuli, in cui erano impegnati congiuntamente il Genova Cavalleria e i Lagunari di Venezia. I militari non si sarebbero accorti immediatamente dell’errore perché il colpo non ha innescato alcun incendio. Le indagini della Procura di Pordenone dovranno chiarire perché il “Blindo centauro” ha sparato in direzione del centro abitato, visto che l’area riservata ai tiri si trova in direzione opposta. Ad accorgersi dell’incidente sono stati stamani i titolari dell’azienda agricola, che non riuscivano a darsi una spiegazione del danno al capannone e del decesso delle galline e hanno chiesto ai Carabinieri della Compagnia di Spilimbergo di intervenire. I militari dell’Arma, che erano informati dell’esercitazione notturna, hanno collegato gli elementi e risolto quello che sembrava un giallo.

Così la notizia pubblicata dall’ANSA cui seguono alcune mie considerazioni (link in calce)

Un carro armato dell’Esercito, impegnato in un’esercitazione di tiro in un poligono riservato alle Forze Armate sul torrente Cellina, ha sbagliato mira e ha centrato un allevamento di galline di Vivaro (Pordenone).
L’incidente si è verificato nel pomeriggio di ieri, ma i titolari dell’azienda agricola si sono accorti degli ingenti danni provocati dal colpo soltanto stamani, entrando nel capannone.

Le mie considerazioni

  1. Penso che le esercitazioni a tiro meritino la considerazione dei giochi del luna park dove si valuta ciò che ne consegue (sia il riscontro premiale di un lecca-lecca o di un pupazzo).
    Non sto proponendo una distribuzione di lecca lecca a chi ha fatto fuoco ma pensavo che ci fosse una verifica sull’esito del tiro altrimenti che esercitazione è?
    E se verifica c’è stata e nessuno ha denunciato la strage di pollame come mai i carabinieri si sono allertati richiamati dai proprietari del capannone che se ne sono accorti al mattino successivo (e buon per loro che non avevano pollame a casa loro).
  2. Devo dedurne:
    a – che i responsabili del tiro avevano verificato ed erano scappati come un qualsiasi         automobilista che crea un incidente;
    b  – che i responsabili del tiro non avevano fatto verifica alcuna come in un tirassegno   giocattolo (a prescindere dai possibili costi umani per fortuna non intervenuti pensavo   che  anche la gestione dei carri armati avesse un costo);
    c) –  ho letto di interventi di animalisti in difesa e tutela  di orsi, lupi ecc. ecc.
    Un piccolo pianto sulle galline atrocemente defunte no?
    d) – passando dal nazionale all’internazionale ricordo che i 3 febbraio 1998 avvenne la strage   del Cermis causata da un elicottero americano partito dalla base di Aviano.
    Allora non si trattava di una esercitazione ma di una abitudine  giocosa dei piloti a  passare    sotto  i cavi della funivia.
    Era andata bene tante volte  quel giorno andò male almeno per i cavi , la cabina distrutta
    ecc. ecc. e    il danno collaterale di 20 morti.
    I due piloti che avevano giocato male furono immediatamente riportati a casetta loro
    prima che la giustizia italiana potesse bloccarlihttps://www.ansa.it/friuliveneziagiulia/notizie/2021/03/18/carro-armato-sbaglia-mira-e-centra-allevamento-galline_b87d1a21-01a6-47a3-8dfb-df8c9743e05a.html
19 Marzo 2021Permalink

16 marzo 2021 – Raniero la Valle: un ricordo di un ragionar comune

Newsletter n. 217 del 28 febbraio 2021 di Chiesadeituttichiesadeipoveri

Risanare le Parole

Carissimi,

Vi scrivo a nome mio personale e vi chiederete perché. Per capire le cose bisogna vedere in esse ciò che accade perché è voluto, ciò che è provvidenziale e ciò che è fortuito.

Nel giorno vigilia del mio novantesimo compleanno al mattino presto non potendo io uscire per ragioni di salute è venuto a trovarmi con l’Eucarestia un caro amico gesuita che ha avuto il pensiero di portarmi l’Avvenire, il mio antico giornale ora così ben diretto da Marco Tarquinio. Essendo domenica molti giornalai erano chiusi, sicché è andato a prenderlo alla stazione Termini.

In quel giornale, come sempre assai ricco, era riaperta con molto pathos e sofferenza, da una lettrice, la questione dell’aborto, come questione dolorosa e divisiva tra le donne e la Chiesa. Su questo le donne non sono comprese dalla Chiesa che in tale materia pensa soprattutto al fatto, diciamo così alla “fattispecie”, non alle persone, a cui così non reca più la buona notizia del Vangelo, che anzi è drasticamente loro contestato, ma dà loro la cattiva, la pessima notizia che il loro aborto volontario sia stato un assassinio, che esse siano pertanto omicide e che siano mandanti di sicari, i medici che eseguono l’aborto. Ma (senza per ciò voler entrare nella casistica) le donne non hanno questa coscienza di essere colpevoli di omicidio, anzi, come fa la lettrice in questione, lamentano il loro immenso dolore per aver dovuto rinunziare a una nascita, per non aver potuto avere il loro bambino che perciò non è nato, non per averlo ucciso sulla porta di sé. È dal loro “sé”, a lui ancora legato in modo inscindibile, che il nascituro non è venuto alla luce, è rimasto un futuro possibile (spesso impossibile) ma incompiuto. Ciò che non fa la Chiesa, ciò che non fa una morale assiomatica, di distinguere interruzione di gravidanza e omicidio, tra aborto e decesso, tra incompiuto ed estinto, esse da millenni lo fanno.

Nell’antichità era molto chiara la differenza tra aborto e omicidio, tra non nascere e morire . Per i filosofi romani (c’è un gran librone, compulsato a suo tempo, sull’aborto nel mondo greco-romano) non c’erano dubbi che non fosse questione d’omicidio, tra i medici si discuteva piuttosto delle varie fasi della gravidanza. La Bibbia sa bene che cos’è l’aborto, c’è la percezione che si poteva non essere usciti dal ventre della propria madre, non che si poteva esserne stati soppressi. Quando Paolo parla di sé come di un aborto non pensa di essere stato ucciso sul nascere, ma di non essere venuto alla vita.

La questione, mi sembra, insorge, scoppia dentro la Chiesa, con la disputa su quando Dio infonde l’anima al feto. Perché è solo quando arriva l’anima che l’uomo diventa uomo, “essere vivente” come uomo e donna creati da Dio. Allora, e solo allora (al terzo mese? al quinto?) l’aborto diventava omicidio. Così la causa è trasferita dai teologi, dai sacerdoti ai medici, ai biologi. Diteci il giorno, ed ecco a quel punto l’uomo è uomo, non farlo nascere è uccidere una persona umana. Corpo e anima, il “composto umano”. Sappiamo oggi che questa è una cattiva antropologia. Noi siamo un’unità inscindibile pensata da Dio, ne siamo immagine, lui non è fatto di Dio e della sua divinità, come se fossero due cose distinte.

Da questa cattiva antropologia è derivata poi anche una cattiva teologia. In mano di chi Dio si mette per creare?

Vi chiederete perché parlo di queste cose proprio ora. Io non sono più tornato sulla questione dell’aborto da quando in Senato nel 1976 scrissi l’art. 1 della legge 194 sulla “tutela sociale della maternità e l’interruzione volontaria della gravidanza”, articolo rimasto indenne finora, e il 26 maggio 1977 vi tenni un discorso per illustrarla e difenderla. In quel discorso, che ebbe come titolo “Idolatria e laicità della legge”, dissi che era talmente inviolabile e non coercibile il rapporto tra la madre e il bambino che portava nel seno, che se Maria non diceva di sì, Gesù neanche nasceva.

Nessuno può decidere per la donna, non Comitati etici, non medici, non Codici penali, non forcipi di Stato, come avrebbe voluto qualche progetto di legge sull’aborto. Il vecchio Codice Rocco era impotente, non faceva che dare corso agli aborti, purché clandestini , spesso in laghi di sangue.

Ed è perché nessuno puó decidere per la donna, nemmeno per Maria, che noi abbiamo avuto la salvezza, il Salvatore.

Dunque è alla donna che Dio si affida. Ma che Dio per venire al mondo dovesse passare al vaglio di potenziali assassine non riesco ad immaginarlo. Tutt’altra appare essere l’idea che Dio ha della donna. Certo Dio non poteva pensare le sue figliole come potenziali omicide abituali o per tendenza. Anzi nella coscienza più profonda dell’umanità in cui Dio abita come in un tempio la donna è inestinguibilmente presente e vissuta come scrigno di vita. È l’uomo semmai che è archetipamente associato all’idea dell’omicidio, è lui il sacrificatore, fin dai tempi di Caino. E sempre infatti l’ideologia del sacrificio è stata associata all’uomo. E così le guerre, la ragion di Stato, e purtroppo anche l’idea del sacerdozio. Io penso che questa impossibilità per la Chiesa cattolica di procedere sulla via della donna sacerdote derivi anche dalla istintiva ripugnanza ad associare la donna all’idea del sacerdote come ministro del sacrificio. Quando avremo veramente abbandonato l’ideologia del sacrificio ancora così presente nella Chiesa nella liturgia nell’immaginario religioso e sacerdotale, allora non ci sarà più ostacolo al sacerdozio delle donne, ministre della vita, non solo spirituale, ma della vita fisica.

Perciò questo assimilare  l’aborto a un omicidio non solo è contro la logica aristotelica (perché identifica due cose diverse) ma è anche un po’ contro natura.

Ciò non vuol dire minimamente prendere posizione sul peccato d’aborto, su tutte le problematiche connesse al tema dell’aborto. Quando facemmo la legge esplicitamente non volemmo andare oltre il giudizio che assumesse l’aborto come un disvalore, una perdita, un dolore personale e sociale che la società dovesse lenire, non far vivere nella solitudine, includere in un tessuto di solidarietà sociale, tale che anche rendesse la vita più facile a nascere, e ciò proprio in base a una severa coscienza della infermità, insufficienza e laicità della legge.

La Chiesa continui nelle sue teologie, nessuno le tolga la libertà delle sue valutazioni morali, delle sue qualificazioni religiose e spirituali sull’aborto, i suoi insegnamenti di vita.

Se dopo tanti anni io riapro con lei la questione dell’aborto è perché mi sembra che mi resti un dovere. Di chiederle quest’unica cosa. Di non usare la stessa parola per definire l’ucciso e il non nato, il non nascere e il morire, una promessa che non si realizza e una volontà che le sia impari.

Le chiedo di non scambiare nella riflessione, nella predicazione, nella polemica “vita umana” e “persona umana” , la prima un’astrazione, la seconda l’uomo e la donna amati da Dio, la prima investigabile dalla biologia, la seconda un mistero dell’Essere, umano e divino, un mistero che ha solo un inizio, e mai più la sua conclusione, perché in Dio c’è solo il principio, non c’è la fine.

Perciò le chiedo un’ascesi della parola. La Parola ci salva, le parole spesso ci tradiscono.

L’aborto non è omicidio, la donna non ne è la mandante, il medico non il sicario; in ciò anche l’amatissimo papa nostro Francesco, tradito dalla lingua, non dice bene mi addolora.

Scongiuro la Chiesa di non pensare le donne come potenziali abituali assassine. Certo siamo tutti in peccato, ma questo non è il loro peccato, uccidere chi neanche è nato.

Solo questo voglio dire, non giustificare l’aborto e nemmeno la nostra legge. Perché questo scambio di parole e di concetti apre un problema molto grave tra lei e loro.

Forse è bene che sia un uomo a dirlo. Forse proprio gli uomini devono dirlo che delle donne sono figli, fratelli, compagni e sposi. La Chiesa mette le donne sugli altari, gli uomini le amano.

Papa Giovanni diceva: siamo appena all’aurora. Non sempre possiamo forzare l’aurora a nascere.

Con i più cordiali saluti

Raniero La Valle

 

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16 Marzo 2021Permalink

15 marzo 2021 – Marinella Perroni racconta la strada di Kamala

GR_inverno 2021­  –  Marinella Perroni racconta la strada di Kamala.

Di generazione in generazione

Interrompo la serie di chiamate dei profeti biblici (che riprenderò più avanti) per ricordare Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti, una donna  che ha saputo  leggere il suo  tempo e chiedersi  quale significato lei stessa poteva avere per il futuro del suo paese.
Così scorre la storia dell’umanità  la storia che non  si riduce alla narrazione del pregiudizio da combattere e si fa umana nel rispetto del  protagonismo del piccolo corpo di Ruby e, per   investire  tutto un paese, diventa parte importante di una storia umana che si svolge “di generazione in  generazione”, come ci racconta la teologa Marinella Perroni

E quel “di generazione in  generazione” è la ragione dell’inserimento di questo testo nel Gr

Fa grande il Signore la mia anima
e il mio spirito esulta presso Dio, mio salvatore,
48
perché guardò l’essere in basso della sua alleata
Per questo, d’ora in poi
tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49 Grandi cose ha fatto per me il Potente
e Santo è il suo nome;
50 la sua misericordia si trasmette di generazione in generazione.
per quelli che gli sono dinanzi.

GR ha parecchi fili da seguire nel loro svolgersi.
Uno di questi ce lo propone il Magnificat, cui più volte siamo tornati, e così abbiamo conosciuto un modo diverso di tradurre il canto di Maria, non serva ma alleata.
(I Vangeli delle donne. Ed  Ancora. Vangelo secondo Luc a. Introduzione e commento di Rosanna Virgili pag. 809)

06 marzo 2021            Rosa Parks, Ruby Bridges, la vicepresidente Usa: una genealogia di donne vista da una teologa

Un’immagine è stata virale nel web subito dopo le elezioni di John Biden a presidente Usa e Kamala Harris a vice. La accompagnava una didascalia: «Rosa si è seduta, per questo Ruby ha potuto camminare, per questo Kamala può correre» (Beth Perry).

Nel 1955, a Montgomery (Alabama) Rosa Parks si rifiuta di cedere il posto sull’autobus.

 

 

 

 

 

Nel 1960, Ruby Nell Bridges è la prima bambina di colore che mette piede in una scuola per soli bianchi nel Sud degli Stati Uniti, e il giudice del distretto federale chiede al governo di inviare degli agenti per proteggere i bambini, dato che fuori dalle porte della scuola Ruby è attesa da una folla che urla e  getta oggetti. a un uomo bianco.

 Nel 2020, Kamala Harris, di origini indo-americane e giamaicane, è la prima donna a essere investita del ruolo di vicepresidente della più potente democrazia occidentale. Altrettanto virali sono state le parole pronunciate dalla stessa Harris: «Sebbene io sia la prima donna a ricoprire questo incarico, non sarò l’ultima. Penso a intere generazioni di donne che hanno battuto la strada per questo preciso momento. Penso alle donne che hanno combattuto e sacrificato così tanto per l’uguaglianza, la libertà e la giustizia per tutti, comprese le donne afroamericane, trascurate ma che spesso dimostrano di essere la spina dorsale della nostra democrazia».

Tra dittature e narcisismi

Come la foto, anche queste parole chiedono di sapersi riconoscere in una genealogia. Che poi Kamala Harris le abbia ripetute più volte fino al momento culminante della cerimonia del giuramento ha consentito che, finalmente, il messaggio trovasse riscontro nei media. E per questo, in un tempo come il nostro che ancora fa tanta fatica ad accettare la soggettualità delle donne come trasformazione storica e non come rivendicazione, fanno riflettere.

Nessuno può sapere come Kamala Harris saprà orientare la politica del suo paese. Ma non è questo, qui, il punto. La forza delle sue parole sta nel fatto di chiedere a tutte le donne, di ogni età, cultura e religione, di sentirsi parte di una catena di donne, fatta non solo da quelle che le hanno partorite, ma soprattutto da quelle che, con le loro aspirazioni e le loro battaglie, le hanno generate alla vita pubblica. In un momento in cui la politica sembra costretta all’angolo tra dittature e narcisismi, Harris chiede di uscire da questa letale alternativa che produce una storia deforme. Solo quando diventa genealogia, quando cioè genera la consapevolezza di venire da lontano la storia delle donne entra finalmente a far parte della “grande storia”. La in-forma, non la de-forma. Vorrei allora provare a spiegare cosa evoca in me, alla vigilia di un 8 marzo che, come da tempo ormai, si trascina tra polemiche e stanchezze, questo richiamo forte a sentirsi inserite in una genealogia di donne che hanno fatto la storia, non l’hanno subita. Non posso farlo, evidentemente, altro che da teologa quale sono.

Un’immensa riserva aurea

Ho sempre sofferto del fatto che la mia Chiesa non fosse capace di mettersi all’ascolto delle generazioni di donne che, da un secolo e mezzo, hanno dato vita a un movimento tumultuoso, contraddittorio, spesso scomposto, ma decisivo per la storia umana. Anzi le ha piuttosto sanzionate ed è andata alla ricerca di un “femminismo cattolico” prima ancora di capire le istanze più profonde del femminismo o di donne dal profilo “affidabile” prima ancora di aprirsi al dibattito culturale, difficile ma fecondo, su temi e problemi messi sul tavolo dal combinato disposto tra tutte le scienze.

Nel frattempo però, un immenso lavoro è stato fatto per restituire alle donne credenti la storia biblica e la storia della fede come storia delle donne. E, soprattutto per le donne credenti, guardare al passato è una scelta rivoluzionaria. La Bibbia e la grande tradizione religiosa ebraica e cristiana sono un’immensa riserva aurea: di pratiche e di parole, di scelte di vita e di linguaggi, di azioni politiche e di esperienze mistiche. Sarà il tempo, animato dalla discussione interna alle chiese e tra le chiese, a setacciare l’oro dalla polvere, a liberare le “pepite” che la ricerca biblica, storica e teologica ha estratto dalla riserva aurea della tradizione ebraica e cristiana dai detriti che, inevitabilmente, le hanno sepolte o ne hanno resa “impura” la trasmissione.

Per questo ora sarebbe necessario un decisivo balzo in avanti. Non possiamo più accontentarci di contemplare le “pepite” che la storia della fede delle donne ci ha fatto scoprire, di scorrere l’album delle foto-ricordo. È tempo, ormai, che le donne occupino gli spazi pubblici con una seria discussione critica sulla loro storia. Solo così potranno coglierne la generatività e sentirsi, finalmente, dentro una genealogia. Maria di Nazareth, nel suo canto di lode, rende grazie all’Onnipotente perché la sua misericordia si trasmette “di generazione in generazione”. Critica storica, confronti tra generazioni, passaggi di testimone: forse, abbiamo bisogno ancora di molti 8 marzo.

di Marinella Perroni Biblista,   Pontificio Ateneo S. Anselmo

Di generazione in generazione, Kamala, prima e dopo – L’Osservatore Romano

 

15 Marzo 2021Permalink

13 marzo 2021 – Genere e linguaggio

Dal 31 gennaio non scrivo nulla nel mio blog: sono preoccupata e in qualche modo intristita.
Ma ho deciso che così non va. Il mio povero rozzo blog, da anni aggiornato, arricchito da un piccolo glossario,  mi ha consentito e so che mi consentirà ancora  di tirare un filo rosso fra notizie e considerazioni.
Mi è servito molto e mi servirà ancora in questo clima di paura indotta che mi fa temere il dopo covid più del covid.
Leggendo una serie di considerazioni sul genere nel linguaggio scritto e orale, mi stavo chiedendo “che fare?” e poi ho trovato questo intervento magistrale che mi ha convinto ad andare avanti.
La sigla che si può leggere più sotto, CPO; significa Comitato Pari Opportunità ecc.

Grammatica e pregiudizi

26 Gen 2020 | #16 Febbraio ll | Il linguaggio semplice | Magazine | Rubriche in Homepage | Uguaglianza e differenze

Il linguaggio di genere e la cultura paritaria

di Pina Rifiorati (Avvocata in Udine e Presidente del CPO dell’Ordine degli Avvocati di Udine)

Linguaggio e parità di genere

La tematica della rappresentanza paritaria non può prescindere da un confronto sul linguaggio di genere e, dunque, da un dibattito culturale, come correttamente ci ricorda il titolo delle nostre giornate di lavoro.
Le parole hanno lo scopo preciso di veicolare i concetti ai quali, proprio attraverso l’uso sapiente delle stesse, siamo in grado di attribuire un senso piuttosto che un altro.

Sebbene il linguaggio serva a collegare, unire, relazionare, in una parola a comunicare, esso può diventare strumento per discriminare, escludere, segregare: modificare il linguaggio, dunque, significa incidere sulla realtà che ci circonda, con la consapevolezza che la questione non è grammaticale, ma culturale e la lingua costituisce strumento utile ed essenziale per produrre e riconoscere i cambiamenti.

Il linguaggio non discriminatorio trova fondamento nel principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione che, all’art. 3 comma 1 (tutti i cittadini hanno par dignità sociale e sono uguali davanti ala legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinioni personali, condizioni sociali e personali), individua nella pari dignità un valore assoluto, mentre, al comma 2 (“la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del paese”), attribuisce alle istituzioni centrali e locali l’onere di rimuovere gli ostacoli che limitano l’applicazione di tale valore, di creare e diffondere le buone prassi, di realizzare azioni positive che, lungi dall’essere paradigmi formali e vuoti di contenuto, sono concreti progetti volti a contrastare le discriminazioni, anche linguistiche.

Dirimente è anche l’art. 51 della Costituzione relativo al libero accesso di uomini e donne agli uffici pubblici che, a seguito della riforma del 2003, ha introdotto le pari opportunità in Costituzione (“a tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità fra uomo e donna”), a riprova che la realizzazione della rappresentanza paritaria in senso sostanziale è valore di rango primario e ha come ineludibile presupposto l’introduzione di regole vere e proprie che garantiscano la rimozione degli ostacoli frapposti all’uguaglianza sostanziale.

Quando le donne negli anni ottanta hanno iniziato a ricoprire ruoli professionali e istituzionali con una certa frequenza (ancora scarsa in senso assoluto, ma comunque finalmente degna di nota) – all’indomani della conquista delle libertà sessuali che le avevano impegnate negli anni ‘70 e dopo oltre settant’anni di lotte per la conquista dei diritti fondamentali (diritto di voto, diritto al lavoro, accesso all’esercizio delle funzioni pubbliche) – il problema del linguaggio neppure si poneva.

Le donne professioniste, lavoratrici, politiche continuavano ad essere nominate al maschile, cosicché la loro entrata in scena nella società e nel mondo del lavoro passò sotto silenzio, nascosta dietro il dito della regola cosiddetta del neutro maschile, inclusiva anche del femminile, del tutto sconosciuta nella nostra lingua che invece declina i sostantivi a seconda del genere.

In quegli anni, invero, precisamente nel 1987, era stato pubblicato, con la collaborazione della già istituita Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra uomo e donna presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il pioneristico volume di Alma Sabatini “Il sessismo nella lingua italiana” e “Le raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana” che si poneva lo scopo, come si legge in premessa “… di dare visibilità linguistica alle donne e pari valore linguistico ai termini riferiti alle donne”: all’epoca fu accolto più con sarcasmo, quello che troppo spesso fa capolino anche oggi, che con vero e proprio interesse, a riprova dell’evidente difficoltà nel nostro Paese di accettare le donne ricoprano nei ruoli professionali, sociali e apicali.

Linee guida per l’uso di genere nel linguaggio amministrativi

Negli anni 2000, quando al più si sentiva dire avvocato donna o sindaco donna, il tema dell’uso non discriminatorio del linguaggio è stato rimesso in scena e posto all’attenzione pubblica, anche in ambito istituzionale, grazie alle “Linee guida per l’uso di genere nel linguaggio amministrativo” di Cecilia Robustelli elaborato nel 2011, in collaborazione con l’Accademia della Crusca, e adottato da molte amministrazioni locali, dal Ministero Istruzione Università e Ricerca e dalle aziende sanitarie, attraverso la sottoscrizione di protocolli volte a siglare buone prassi linguistiche.

Il Protocollo più recente è stato adottato nell’agosto 2019 dal Comune di Milano che ha approvato “Le linee guida per l’adozione della parità di genere nei testi amministrativi e nella comunicazione istituzionale del Comune” nel quale si legge fra l’altro “… dagli avvisi ai cittadini alle delibere deve adottarsi un linguaggio più idoneo all’equilibrio di genere e utile al superamento di ogni tipo di discriminazione, adeguando al genere femminile il linguaggio usato dalla PA” , in modo che il linguaggio negli atti amministrativi e nei moduli sia conforme ai principi di uguaglianza fra uomo e donna.

Sono seguiti numerosi protocolli che hanno coinvolto anche l’amministrazione della giustizia, soprattutto grazie al lavoro dei Comitati Pari Opportunità attivi presso gli Ordini degli Avvocati: nell’ambito delle varie tematiche legate alle disparità professionali, prima fra tutte quella sul legittimo impedimento a tutela della genitorialità, è stata affrontata la questione del linguaggio.
Cito fra gli altri i Protocolli di Milano e Bergamo del 2018 (nel quale si sottolinea l’importanza delle parole nella lotta alle discriminazioni in quanto “la differenza per esistere va nominata”) e il Protocollo di Cremona del 2019.
Quest’ultimo appare particolarmente significativo ove ha ritenuto necessario specificare che le colleghe devono essere chiamate avvocata e non signora, costringendoci a prendere atto che ancora oggi la discussione linguistica può vertere, non tanto e non solo sulla declinazione di genere, ma addirittura sul riconoscimento tout court del ruolo professionale in capo alle donne.

Ancora oggi, dunque, pur nell’evidenza della realtà che ci circonda – magistratura e avvocatura ove le donne sono presenti in numero di poco superiore agli uomini nella prima e di poco inferire nella seconda – la presenza femminile rischia di restare nascosta “dentro” il genere maschile.
Eppure, il termine avvocata lo troviamo già citato e presente non solo nel Salve Regina (preghiera del secolo XIV), ma anche nelle motivazioni della sentenza con la quale la Corte di Cassazione di Torino nel lontano 1885 bocciò l’iscrizione all’albo degli Avvocati di Torino di Lidia Poet – collega ed eroina del suo tempo che lottò per conquistare il proprio diritto al lavoro – all’esito dell’impugnazione dal solerte Procuratore del Re.

La Corte, fra le altre aberranti motivazioni (ne cito alcune: “l’influenza del sesso sulle capacità e condizione giuridica è dovunque sempre stata tale che a riguardo delle donne è di dovere riconoscere e mantenere in massima uno stato particolarmente restrittivo dei diritti”; “Lo Stato nella sua sociale e politica organizzazione e l’amministrazione di quanto s’attiene alla cosa pubblica, hanno sempre avuto, e mantengono tutt’ora pella loro essenza un carattere virile prevalente così manifestamente decisivo che le donne non vi possono avere una parte attiva troppo estesa”), ne adduce una di matrice linguistica: “E’ di vero, non è poi argomento tanto lieve quello di trovarsi sempre adoperato il genere mascolino avvocato, e mai la parola avvocata, che pur esiste nella lingua italiana, e si usa nel comune parlare”, escludendo dunque le donne dall’esercizio dell’attività forense in quanto la legge, parlando solo di avvocati, di certo non poteva riferirsi anche alle donne.

Se già nel secolo scorso era dunque chiaro che l’avvocata non è la Madonna, ma che in quella preghiera le si attribuisce il ruolo di assistenza e difensora tipico della nostra professione, dovremmo anche noi dopo un secolo accettarlo come sostantivo appropriato.

Il pregiudizio è più forte della grammatica

Perché tante resistenze?
Proviamo ad esaminarle, riconducendole in tre gruppi argomentativi ed evidenziando come esse non fanno riferimento a regole oggettive, ad argomenti razionali, ma hanno piuttosto un richiamo squisitamente culturale, legato a stereotipi e/o pregiudizi ancora molto radicati nel nostro Paese.
I benaltristi ritengono che l’utilizzo delle parole di genere sia indifferente rispetto alla tematica discriminatoria, affermando che ci sono questioni e problemi più importanti di cui occuparci.

Perché non occuparcene con le parole giuste? Il linguaggio è sostanza e veicolo fondamentale dei cambiamenti culturali, se è vero che chi parla bene pensa bene, è altresì corretto affermare che nessun cambiamento sarà possibile senza un utilizzo appropriato e soprattutto consapevole dei termini e delle parole.
Nell’ambito delle politiche antidiscriminatorie gli aspetti linguistici costituiscono il fondamentale e ineludibile punto di partenza, utile a rendere visibile il ruolo delle donne, a riconoscerlo, anziché occultarlo o segregarlo.
Cambiare il lessico, usando peraltro le regole esistenti, non significa enfatizzare le differenze, come pure qualcuno ha detto, ma superarle proprio attraverso il loro riconoscimento.

A parere di altri e altre, il lessico al femminile è cacofonico: “avvocata non si può sentire” sento spesso dire da colleghi e colleghe (a onor del vero soprattutto colleghe) i quali e le quali tuttavia non hanno risposte razionali quando domando loro come mai non trovano altrettanto impronunciabili parole come maestra, infermiera e cameriera, mestieri di cura da sempre svolti dalle donne e per i quali riconoscere il femminile non ha destabilizzato alcuno.
Abbiamo sdoganato e accettato neologismi come bannare e digitare, mutuando parole da altre lingue e inquinando la nostra senza per nulla scandalizzarci, ma non riusciamo a dire prefetta o difensora (in Spagna utilizzati da sempre), a riprova che è solo l’uso generalizzato di un termine a fare la differenza: più la useremo più sarà musica per le nostre orecchie.

Infine, coloro che insistono con la regola del neutro maschile rendono oltremodo evidente come il pregiudizio può essere più forte della grammatica e della sintassi.

Conta la professione”, mi dicono spesso le colleghe, “ il ruolo che è sostantivo maschile”, affermazioni che lasciano trasparire il timore, dettato da secoli di segregazione sociale, istituzionale e lavorativa, che il proprio mestiere, se declinato al maschile, possa assumere maggiore autorevolezza, nella malcelata convinzione che sarà meno faticoso acquistare prestigio e credibilità se verremo appellate al maschile, mentre, se siamo avvocate, dobbiamo innanzitutto superare i pregiudizi culturali legati al sesso e poi discutere di competenza (“il rifugio rassicurante del femminile nel maschile garantisce alla donna che ricopre il ruolo quella patina di serietà e, se vogliamo, di consuetudine che impegno e abnegazione non sono in grado di assicurare” spiega F. Fusco nel suo “La lingua e il femminile nella lessicografia italiana, tra stereotipi e (in)visibilità, ed. dell’Orso, 2012).

Le regole grammaticali, dunque, per quanto precise, vengono disapplicate o applicate con difficoltà, a volte smentite, altre volte ignorate e derise (pensiamo alle solite battute che si sentono dire “allora devo dire pediatro”, “perché un uomo non si chiama giornalisto”…, detto da chi ignora che in quei sostantivi l’ultima desinenza non declina il genere che invece troverà riconoscimento con l’utilizzo dell’articolo), altre volte addirittura inventate, come quella dell’inclusione al maschile che, pure, tiene banco da decenni.
Dunque, il problema non è la lingua e le sue regole, ma le convinzioni culturali di cui il linguaggio è espressione e i dissensi e le resistenze che ancora ci sono, dimostrano come consuetudine e tradizione sono più forti della ragione e ci impediscono di vedere la realtà intorno a noi, rendendoci ciechi davanti alle differenze.

Il linguaggio nell’amministrazione della giustizia

Il linguaggio utilizzato riveste una fondamentale importanza anche nell’amministrazione della giustizia, soprattutto quando si tratta di tutelare i diritti di persone discriminate che spesso vengono colpevolizzate o sono oggetto di vittimizzazione secondaria.
Valgano come esempio le domande sulle abitudini sessuali che ancora oggi si sentono formulare alle vittime di violenza sessuale, come non fossero passati quarant’anni, ma un solo giorno, dal processo per stupro del ’78, trasmesso all’epoca dalla Rai e conservato al Moma di New York, e dalle parole della collega Lagostena Bassi “non sono il difensore di Fiorella, ma l’accusatore di un certo modo di fare processi per stupro”, come se il bene giuridico tutelato in quelle tipologie di reati fosse ancora la morale pubblica e non la dignità della persona.

La dott.ssa Paola De Nicola, con la quale ho l’onore di condividere questa tavola rotonda, ha avuto la sensibilità di affrontare e di porre all’attenzione di magistratura e avvocatura il tema del pregiudizio, anche linguistico, che può essere più importante del giudizio in quanto può deviare, condizionare e compromettere chi è chiamato ad applicare la legge.

Dunque, le norme, come la grammatica, non riescono a scardinare la cultura e gli stereotipi, anche linguistici, che ci rimandano ancora a un modello di donna che, pur non sembrando più attuale, resiste.

I linguisti ci insegnano che la lingua ha una struttura dinamica che cambia in continuazione, che modella e nomina le evoluzioni e i cambiamenti sociali, è il costrutto di una società e la conseguenza di un ambiente e di un modo di pensare, crea la realtà e la descrive. Se attraverso il linguaggio vogliamo rappresentare la società che ci circonda, ove le cariche sono assolte da uomini e donne, è necessario adeguare il nostro linguaggio.

Di tale necessità debbano convincersi e farsi portatrici innanzitutto le donne. Anche i cambiamenti culturali più complessi si possono ottenere se, chi subisce la discriminazione, ne diventa consapevole: la lingua è questione sostanziale e non marginale nella conquista della parità, dobbiamo superare insicurezza e disistima ataviche che, ancora oggi, portano molte di noi a ritenere di maggiore pregio e potere l’utilizzo del maschile.

L’avvocatura, impegnata nella difesa dei diritti fondamentali, gioca anche in questo caso il ruolo fondamentale di contribuire al progresso civile del Paese, alla diffusione della legalità, a fianco dei cittadini e a tutela dei loro diritti, in applicazione dei principi fondamentali della Costituzione.

I comitati pari opportunità, quali organismi istituzionali presenti in tutti (o quasi) gli ordini professionali, resi obbligatori dalla legge professionale del 2012, hanno il compito di accendere i riflettori sulle disparità, sulle zone di ombra, guardando alla realtà che ci circonda da un nuovo punto di vista: un lavoro che ci può esporre alla derisione, a volte anche alle offese, ma che ci rende visionarie e visionari, come lo sono state spesso e in tempi molto più difficili altre donne e uomini prima di noi.

Intervento svolto quale Presidente del Cpo dell’Ordine degli Avvocati di Udine al Congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati e del Cpo dell’Ordine degli Avvocati di Materia tenutosi a Matera il 13-14 settembre 2019 dal titolo “La cultura della rappresentanza paritaria nella magistratura e nelle istituzioni forensi: dall’uguaglianza formale all’uguaglianza sostanziale”

. https://www.oralegalenews.it/magazine/grammatica-e-pregiudizi/9650/2020/?fbclid=IwAR3YT1dKxPC9CC-EZbFMNK_L8-eFJMoWIlYAPLCBvFgqa4ywottd8NL_pdQ

 

 

 

 

 

 

13 Marzo 2021Permalink

1 marzo 2021 – Calendario di marzo

.1 marzo1968 –     La “Battaglia di Valle Giulia” dà inizio al ’68 italiano
.2 marzo 1956 –    Il Marocco dichiara l’indipendenza dalla Francia
.4 marzo 2005 –     Iraq. Soldati Usa uccidono Nicola Calipari…………. .. [Nota 1]
.4 marzo 2018 –    Elezioni (apertura XVIII legislatura)
.5 marzo 2020  –   CORONAVIRUS: Il presidente Mattarella parla alla nazione
………………………….   Il presidente Conte interviene sul rinvio del referendum per
……..………………………la riduzione del numero dei parlamentari e misure finanziarie
.6 marzo 1975 –    Italia: La maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni.
.6 marzo 2012 –    Giornata europea dei Giusti istituita dal Parlamento Europeo
………………………………………………………… …[Nota 2]
.6 marzo 2016 –    Muore Ray Tomlinson. Ideò l’e mail e creò @
.7 marzo 1991 –    Arrivo a Brindisi della prima migrazione di albanesi
.8 marzo – ………..  Giornata mondiale della donna
10 marzo 1946 –    In Italia le donne votano per la prima volta…………  [Nota 3]
10 marzo 1987 –    L’ONU riconosce il diritto di obiezione di coscienza alle armi                                  …………………………………………………………………… …….[Nota 4]
10 marzo 2004 –    Attentato di Atocha, Spagna
11 marzo 2011 –    Fukushima, Giappone. Terremoto e incidente alla centrale nucleare.
12 marzo 2013 –    Morte di Teresa Mattei………………………………. [Nota 5]
13 marzo 1983 –    Assassinio di Marianella Garcia Villas in Salvador     [Nota 6]
13 marzo 2013 –    Elezione papa Francesco
14 marzo 1879 –    Nascita di Albert Einstein
14 marzo 1883 –    Morte di Karl Marx
14 marzo 2018 –    Morte di Stephen Hawking
15 marzo 1545 –    Apertura del Concilio di Trento
15 marzo 1976 –    Nasce la trasmissione Prima Pagina.
…..…………………… ….. Il primo giornalista che la condusse fu Ruggero Orlando
15 marzo 1990 –   Michail Gorbačëv viene eletto presidente dell’Unione Sovietica
15 marzo 2011 –   Primi segnali del conflitto siriano
16 marzo 1978 –   Rapimento di Aldo Moro
16 marzo 2003 –   Morte di Rachel Corrie, schiacciata da una ruspa israeliana
…………………………………………………………………..a Rafah, striscia di Gaza
17 marzo 1981 –   Ritrovamento della lista dei membri della P2            [Nota 7]
8 marzo 1871 –      Inizia la Comune di Parigi
18 marzo 1962 –   Termina la guerra d’Algeria
18 marzo 2015 –   Attentato al museo del Bardo – Tunisi
18 marzo 2016 –   Bruxelles – Arresto di Salah Abdeslam (membro del commando
…………………………….terrorista responsabile degli attacchi di Parigi del 13/11/2015).
18 marzo 2021 –    Prima giornata nazionale in memoria delle vittime della epidemia
………………………………….da coronavirus
19 marzo 1994 –   Assassinio don Peppino Diana, vittima della camorra a
……………………………….Casal di Principe
19 marzo 2002 –   Bologna_ Assassinio di Marco Biagi (giuslavorista Università di Modena)
20 marzo 1930 –  Gandhi inizia la “marcia del sale”
20 marzo 1994 –  Omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
21 marzo –             Nowruz – Capodanno persiano
21 marzo –            Giornata mondiale della poesia                                    [Nota 8]
21 marzo –            Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo
…….…………………………delle vittime delle mafie, celebrata da Libera.
21 marzo – ………  Giornata contro la discriminazioni razziale, istituita nel 1966
………………………………….. in ricordo del Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 1960 –  Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 2014 –  Putin firma l’annessione della Crimea alla Russia
22 marzo               Giornata mondiale dell’acqua                                       [Nota 9]
22 marzo 2016 –  Strage di Bruxelles – Tre attacchi terroristici
22 marzo 2017 –  Londra. Attacco nei pressi del Parlamento
24 marzo 1944 –  Strage delle Fosse Ardeatine
24 marzo 1976 –  Golpe in Argentina
24 marzo 1980 –  Assassino di mons. Oscar Romero in Salvador
24 marzo 1999 –  Bombardamento di Belgrado. Operazione Alied Force
……………………………………………………………  ……………. ……..[Nota 10]
24 marzo 2018 –  Morte di Arnaud Beltrame, il poliziotto che si era offerto
…………………………….… come ostaggio nel corso della strage di Carcassonne
25 marzo 1957 –  Firma dei Trattati di Roma istitutivi della CEE            [Nota 11]
25 marzo 1970 –  Danilo Dolci – Partinico – organizza la Radio libera
……………………………………. in Italia (fu chiusa dopo 20 ore)
26 marzo 1996 –   Notte 26/27 marzo, rapimento monaci trappisti di Tibhirine
————————……………………………   ……………………… …..[Nota 12]
27 marzo 1958 –    Nikita Kruscev diventa primo ministro dell’URSS
27 marzo 1985 –    Assassinio di Ezio Tarantelli, economista e accademico italiano,
…..……………………………..ucciso dalle Brigate Rosse in seguito ad un attentato.
27 marzo 2018 –    Morte di Linda Brown , cittadina del Kansas.
…..………….…………… …Lottò contro la segregazione razziale nelle scuole americane.
27 marzo 12021 –    Pesach anno 5781
[Nota 13]
28 marzo 1958 –    La Cina scioglie il governo del Tibet
29 marzo 1973 –    Fuga dei soldati americani dal Vietnam
29 marzo 2013 –   Morte di Enzo Jannacci
29 marzo 2017 –   La Camera approva la legge “Disposizioni in materia di misure
….…………………………….di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.
30 marzo 2016 –  Il male del mondo. Conferenza stampa dei genitori di
………….………………………    Giulio Regeni nella Aula Nassiriya del Senato
………….……….. ……………… (ucciso fra gennaio e febbraio)           [Nota 14]
31 marzo 2005 –  USA morte di Terry Schiavo, in coma vegetativo da 15 anni
31 marzo 2015 –  Morte di Franz Jose Mǖller, ultimo superstite del gruppo de
………………………………………..La Rosa Bianca

NOTE:

[Nota 1
Era la notte del 4 marzo del 2005 quando il dirigente del Sismi Nicola Calipari
veniva ucciso a Baghdad ad un posto di blocco allestito da truppe statunitensi
nel corso dell’operazione che avrebbe portato alla liberazione della giornalista
del Manifesto Giuliana Sgrena.

[Nota 2]
Con Dichiarazione Scritta n. 3/2012 il Parlamento Europeo ha istituito la Giornata
europea dei Giusti, da celebrare il 6 marzo, per ricordare tutti gli uomini e le donne
che hanno operato per salvare vite umane nei genocidi e nelle diverse situazioni
di conflitto, violenza ed ingiustizia, tutelando la dignità umana e i diritti umani.
Gariwo è l’acronimo di Gardens of the Righteous Worldwide.

[Nota 3]
Era il 10 marzo del 1946 e alle elezioni amministrative per rinnovare 436 comuni
anche le italiane che avevano compiuto i 21 anni poterono esprimere il loro voto.
Si trattò delle prime elezioni amministrative libere dopo il fascismo. In quello
stesso giorno un decreto introduceva anche il diritto all’elettorato passivo e
un gruppo di donne veniva eletto all’Assemblea Costituente.
Il 2 giugno dello stesso anno le donne furono chiamate al voto per il referendum
che avrebbe sancito la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica. See more at:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Settant-anni-fa-le-donne-italiane-votavano-per-la-prima-volta-51c8853c-490a-41f1-9484-d6df51888eea.html

[Nota 4]
10 marzo 1987 La Commissione per i Diritti Umani dell’Onu riconosce
l’obiezione di coscienza al servizio militare come diritto dell’uomo.
Legge 15 dicembre 1972, n. 772 “Norme per il riconoscimento
dell’obiezione di coscienza” (abrogata dall’art. 23 della Legge 8 luglio 1998, n. 230)

[Nota 5]
Terminata la guerra Teresa Mattei è eletta all’Assemblea Costituente con il PCI:
con i suoi 25 anni è la più giovane deputata dell’Aula.
Tra i suoi contributi l’introduzione della mimosa come simbolo dell’8 marzo
e la firma dell’articolo 3 della Costituzione.

[Nota 6]
Marianella García Villas è stata una politica e avvocatessa salvadoregna.
Membro dell’Associazione Cattolica Universitaria Salvadoregna,
fondò la Commissione per i diritti umani del Salvador, partecipò attivamente alla
Democrazia cristiana salvadoregna e fu collaboratrice di monsignor Óscar Romero.
Fu catturata il mattino del 12 marzo 1983.
La sua morte sopraggiunse nella notte fra il 13 ed il 14 marzo

[Nota 7]
17 marzo 1981 nella villa di Gelli viene ritrovata la lista dei membri della P2.
Della questione si occuperà l’on. Tina Anselmi a partire dal 1981nella sua veste
di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2,
che terminò i lavori nel 1985.
La relazione finale fu approvata dalla stessa commissione il 3 luglio

[Nota 8]
La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dalla XXX Sessione della Conferenza Generale
UNESCO nel 1999 ed è celebrata il 21 marzo, che segna anche il primo giorno di primavera.

[Nota 9]
La Giornata Mondiale dell’Acqua (in inglese: World Water Day) è una ricorrenza
istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, prevista all’interno delle direttive dell’agenda 21,
risultato della conferenza di Rio.
Il 22 marzo di ogni anno gli Stati che siedono all’interno dell’Assemblea Generale
delle Nazioni Unite sono invitati alla promozione dell’acqua promuovendo
attività concrete nei loro rispettivi Paesi.

[Nota 10]

http://www.massimodalema.it/doc/16361/kosovo-fu-un-errore-bombardare-belgrado.html

[Nota 11]
Trattati istitutivi della Comunità economica Europea (CEE) e della Comunità europea
dell’energia atomica (TCEEA).
Firme: Sua Maestà il re dei belgi, il Presidente della Repubblica Federale di Germania,
il Presidente della Repubblica Francese, il Presidente della Repubblica Italiana,
sua altezza reale la Granduchessa del Lussemburgo, sua maestà la Regina dei Paesi Bassi.

https://it.wikisource.org/wiki/Trattato_che_istituisce_la_Comunità_economica_europea_-_Trattato,_Roma,_25_marzo_1957/Trattato

[Nota 12]
Il testamento del priore Christian De Chergé :   http://www.pietroichino.it/?p=11286

[Nota 13]
Pesach (Passover, the Feast of Unleavened Bread) for Hebrew Year 5781 begins in the Diaspora at sundown on Saturday, 27 March 2021 and ends at nightfall on Sunday, 4 April 2021. Passover (Hebrew: פֶּסַח Pesach) commemorates the story of the Exodus, in which the ancient Israelites were

[Nota 14]
http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/29/regeni-parlano-i-genitori.-
conferenza-stampa-al-senato-con-luigi-manconi_
6b442870-6ad0-4a8d-b065-a573e5cc8e02.html

 

 

1 Marzo 2021Permalink

1febbraio 2021 – Calendario di febbraio

.1 febbraio 1945 –     Decreto Legislativo Luogotenenziale 1 febbraio 1945, n. 23 –
…………………….               ….Riconosciuto il diritto di voto alle donne.
.1 febbraio 1979 –      L’ayatollah Khomeini torna in Iran dopo l’esilio.
.2 febbraio 2017 –      Muore Predrag Matvejevic
.2 febbraio 2020  –     E’ stato isolato il virus del Covid
.3 febbraio 1985 –     Sudafrica. Desmond Tutu è il primo vescovo anglicano nero.
.3 febbraio 1998 –     Strage del Cermis
.3 febbraio 2016 –     Ritrovamento della salma di Giulio Regeni
.4 febbraio 1913 –     Nasce Rosa Parks
.4 febbraio 1945 –     Si apre a Yalta la Conferenza tra Roosvelt, Churchill e Stalin
.4 febbraio 1906 –     Nasce Dietrich Bonhoeffer
.4 febbraio 2019 –     Viaggio del papa ad Abu Dhabi
.5 febbraio 62 –         Terremoto di Pompei
.5 febbraio 1848 –     Processo a Marx ed Engels per attività sovversiva
.6 febbraio 1992 –     Muore David Maria Turoldo
.6 febbraio –              Giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili
.7 febbraio 1986 –     Il dittatore Marcos fugge dalla Filippine, Duvalier da Haiti
10 febbraio –             “Giorno del ricordo” – vittime delle foibe (legge 92/2004)
10 febbraio 1990 –     Sud Africa: De Klerk annuncia la liberazione di Mandela
11 febbraio          –      Giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza
……………………………………………………………………….         (Nota 1)
11 febbraio 1929 –     Firma dei Patti Lateranensi
11 febbraio 2011 –     Egitto, dimissioni di Mubarak
12 febbraio 1938 –     Anschluss, le truppe tedesche entrano in Austria
12 febbraio 2020 –     Il senato accoglie la richiesta di rinvio dell’ex ministro Salvini al tribunale
………………………….ordinario per l’accusa di sequestro di persona sulla nave Gregoretti
15 febbraio 1945 –     Aerei USA bombardano Dresda
15 febbraio 1967 –     Uccisione Camillo Torres
17 febbraio 1600 –      Roma – Rogo di Giordano Bruno, condannato per eresia
17 febbraio 1848 –      Lettere Patenti, decreto con cui il re Carlo Alberto,
…………………………….concedeva i diritti civili ai valdesi  e, successivamente, agli ebrei.
18 febbraio 1564 –      Morte di Michelangelo
18 febbraio 1943 –      Monaco – arresto fratelli Scholl e altri membri della Rosa Bianca
18 febbraio 1984 –      Firma del Nuovo Concordato fra Italia e Santa Sede
18 febbraio 2018 –      Muore Giacometta Limentani
19 febbraio 1937 –     Strage italiana in Etiopia – Giorno dei martiri etiopici *
……………………………… (Nota 2 e link in calce)
19 febbraio 2016 –      Morte di Umberto Eco
20 febbraio 1958 –      Approvazione della legge Merlin
20 febbraio 2016 –      Muore Fernando Cardenal
21 febbraio 2015 –      Caduta governo Letta
21 febbraio 1965 –      A New York viene ucciso Malcom X
22 febbraio 1943 –      Esecuzione capitale dei membri della ‘rosa bianca’
22 febbraio 2021  –      Vengono assassinati  nel Congo orientale l’ambasciatore
……………………………………..Luca Attanasio, il carabiniere della sua scorta
……………………………………..Vittorio Iacovacci  e Mustapha Milambo, l’autista.
23 febbraio 1903 –      Cuba affitta ‘in perpetuo’ agli USA la baia di Guantanamo
24 febbraio 1990 –      Morte di Sandro Pertini
24 febbraio 2010 –      Sospensione spettacolo Nelle mani degli dei –    (* Nota 3)
25 febbraio 2014 –      Fiducia al governo Renzi – Ieri al senato oggi alla camera
……………………………..finirà il 12 dicembre 2016
25 febbraio 2018 –      Chiusura Santo Sepolcro
25 febbraio 2021-        Festa di Purim. Anno ebraico  5781
26 febbraio 1991 –      Si scioglie il patto di Varsavia
27 febbraio 1933 –       Incendio del Reichstag
27 febbraio  1960-        Morte Adriano Olivetti
28 febbraio 1986 –       Assassinio del primo ministro svedese Olaf Palme
28 febbraio 2013 –       Abdicazione papa Benedetto XVI
28 febbraio 2018 –       Riapertura Santo Sepolcro

NOTA 1:
Fu istituita dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2015.
Ricordo che delle materie STEM si parla anche nel Recovery Plan
(STEM acronimo  dall’inglese di Science, Technology,  Engineering and Mathematics)

* NOTA 2:
A seguito di un attentato al maresciallo Graziani le truppe italiane in Etiopia perpetrarono
una delle tante stragi che caratterizzarono quella occupazione. Per qualche informazione:
http://anpi.it/media/uploads/patria/2006/6/09-13_DE_PAOLIS.pdf

  • NOTA 3:
    Notizia locale. Lo spettacolo sarà poi rappresentato in agosto nella sala della comunità di San Domenico  e al teatro San Giorgio.
    Successivamente – il 25 settembre  – lo spettacolo è stato rappresentato nella sala Madrassi di via Gemona, presenti docenti rappresentanti del Laboratorio  Lavoro che ha sede nel Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Udine, a garanzia dell’inserimento dello spettacolo negli eventi del Festival dello sviluppo sostenibile 2020.

 

 

1 Febbraio 2021Permalink

31 gennaio 2020 – Fra la Spagna e la Bosnia: antiche tragedie d’Europa

Božidar Stanišic,  nato a Visoko in Bosnia nel 1956, è laureato in filosofia e ha lavorato come insegnante fino al 1992, quando è fuggito dalla guerra civile scoppiata nel suo Paese. Si trasferisce in Italia, dove ancora vive con la famiglia. Nel 1993 pubblica I buchi neri di Sarajevo (MGS Press); negli anni successivi pubblica tre raccolte di poesie Primavera a Zugliano, Non-poesie, Metamorfosi di finestre, successivamente la raccolta di racconti intitolata Tre racconti. È presente con un testo nell’antologia della narrativa bosniaco-erzegovese del Novecento Racconti dalla Bosnia, a cura di G. Scotti. Riprende la produzione in prosa con Bon Voyage, Il cane alato e altri racconti. Nel 2011 pubblica il libro per ragazzi La cicala e la piccola formica, nel 2012 Piccolo, rosso e altri racconti. Diverse prose e poesie sono sparse in numerose antologie italiane e straniere. Alcuni suoi racconti, saggi e poesie sono tradotti in francese, inglese, sloveno, albanese, giapponese e cinese
In occasione della  giornata della memoria mi ha inviato questo suo scritto che mi fa piacere ospitare in Diariealtro.

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Autunno-a-Toledo-208006

 

31 Gennaio 2021Permalink

3 gennaio 2021 – Discorso di fine anno del presidente

Palazzo del Quirinale, 31/12/2020

Care concittadine e cari concittadini,

avvicinandosi questo tradizionale appuntamento di fine anno, ho avvertito la difficoltà di trovare le parole adatte per esprimere a ciascuno di voi un pensiero augurale.

Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza.

La pandemia che stiamo affrontando mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo di vivere.

Vorremmo tornare a essere immersi in realtà e in esperienze che ci sono consuete. Ad avere ospedali non investiti dall’emergenza. Scuole e Università aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non più isolati per necessità e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti con i Paesi a noi vicini e con i più lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni in tutti questi anni.

Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita.

Il virus, sconosciuto e imprevedibile, ci ha colpito prima di ogni altro Paese europeo. L’inizio del tunnel. Con la drammatica contabilità dei contagi, delle morti. Le immagini delle strade e delle piazze deserte. Le tante solitudini. Il pensiero straziante di chi moriva senza avere accanto i propri cari.

L’arrivo dell’estate ha portato con sé l’illusione dello scampato pericolo, un diffuso rilassamento. Con il desiderio, comprensibile, di ricominciare a vivere come prima, di porre tra parentesi questo incubo.

Poi, a settembre, la seconda offensiva del virus. Prima nei Paesi vicini a noi, e poi qui, in Italia. Ancora contagi – siamo oltre due milioni – ancora vittime, ancora dolore che si rinnova. Mentre continua l’impegno generoso di medici e operatori sanitari.

Il mondo è stato colpito duramente. Ovunque.

Anche l’Italia ha pagato un prezzo molto alto.

Rivolgendomi a voi parto proprio da qui: dalla necessità di dare insieme memoria di quello che abbiamo vissuto in questo anno. Senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

La pandemia ha scavato solchi profondi nelle nostre vite, nella nostra società. Ha acuito fragilità del passato. Ha aggravato vecchie diseguaglianze e ne ha generate di nuove.

Tutto ciò ha prodotto pesanti conseguenze sociali ed economiche. Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani sono stati particolarmente penalizzati. Lo sono le persone con disabilità. Tante imprese temono per il loro futuro. Una larga fascia di lavoratori autonomi e di precari ha visto azzerare o bruscamente calare il proprio reddito. Nella comune difficoltà alcuni settori hanno sofferto più di altri.

La pandemia ha seminato un senso di smarrimento: pone in discussione prospettive di vita. Basti pensare alla previsione di un calo ulteriore delle nascite, spia dell’incertezza che il virus ha insinuato nella nostra comunità.

È questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare.

Nello stesso tempo sono emersi segnali importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura e perché le preoccupazioni possano trasformarsi nell’energia necessaria per ricostruire, per ripartire.

Nella prima fase, quando ancora erano pochi gli strumenti a disposizione per contrastare il virus, la reazione alla pandemia si è fondata anzitutto sul senso di comunità.

Adesso stiamo mettendo in atto strategie più complesse, a partire dal piano di vaccinazione, iniziato nel medesimo giorno in tutta Europa.

Inoltre, per fronteggiare le gravi conseguenze economiche sono in campo interventi europei innovativi e di straordinaria importanza.

Mai un vaccino è stato realizzato in così poco tempo.

Mai l’Unione Europea si è assunta un compito così rilevante per i propri cittadini.

Per il vaccino si è formata, anche con il contributo dei ricercatori italiani, un’alleanza mondiale della scienza e della ricerca, sorretta da un imponente sostegno politico e finanziario che ne ha moltiplicato la velocità di individuazione.

La scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti e ovunque, senza distinzioni, dovrà essere consentito di vaccinarsi gratuitamente: perché è giusto e perché necessario per la sicurezza comune.

Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Tanto più per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili.

Di fronte a una malattia così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la propria salute ed è doveroso proteggere quella degli altri, familiari, amici, colleghi.

Io mi vaccinerò appena possibile, dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono avere la precedenza.

Il vaccino e le iniziative dell’Unione Europea sono due vettori decisivi della nostra rinascita.

L’Unione Europea è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso l’Europa dei valori comuni e dei cittadini. Non era scontato.

Alla crisi finanziaria di un decennio or sono l’Europa rispose senza solidarietà e senza una visione chiara del proprio futuro. Gli interessi egoistici prevalsero. Vecchi canoni politici ed economici mostrarono tutta la loro inadeguatezza.

Ora le scelte dell’Unione Europea poggiano su basi nuove. L’Italia è stata protagonista in questo cambiamento.

Ci accingiamo – sul versante della salute e su quello economico – a un grande compito. Tutto questo richiama e sollecita ancor di più la responsabilità delle istituzioni anzitutto, delle forze economiche, dei corpi sociali, di ciascuno di noi. Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono necessari per proteggerci e per ripartire.

Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale – che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse – possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto.

Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco.

Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni.

Ognuno faccia la propria parte.

La pandemia ci ha fatto riscoprire e comprendere quanto siamo legati agli altri; quanto ciascuno di noi dipenda dagli altri. Come abbiamo veduto, la solidarietà è tornata a mostrarsi base necessaria della convivenza e della società.

Solidarietà internazionale. Solidarietà in Europa. Solidarietà all’interno delle nostre comunità.

Il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno in cui ciascuno di noi è chiamato anche all’impegno di ricambiare quanto ricevuto con gesti gratuiti, spesso da sconosciuti. Da persone che hanno posto la stessa loro vita in gioco per la nostra, come è accaduto con tanti medici e operatori sanitari.

Ci siamo ritrovati nei gesti concreti di molti. Hanno manifestato una fraternità che si nutre non di parole bensì di umanità, che prescinde dall’origine di ognuno di noi, dalla cultura di ognuno e dalla sua condizione sociale.

È lo spirito autentico della Repubblica.

La fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone.

La pandemia ha accentuato limiti e ritardi del nostro Paese. Ci sono stati certamente anche errori nel fronteggiare una realtà improvvisa e sconosciuta.

Si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato neppure quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti. Tra queste le Forze Armate e le Forze dell’Ordine che ringrazio.

Abbiamo avuto la capacità di reagire.

La società ha dovuto rallentare ma non si è fermata.

Non siamo in balìa degli eventi.

Ora dobbiamo preparare il futuro.

Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori. I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova.

Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. E’ questo quel che i cittadini si attendono.

La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà.

L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa.

Ho ricevuto in questi mesi attestazioni di apprezzamento e di fiducia nei confronti del nostro Paese da parte di tanti Capi di Stato di Paesi amici.

Nel momento in cui, a livello mondiale, si sta riscrivendo l’agenda delle priorità, si modificano le strategie di sviluppo ed emergono nuove leadership, dobbiamo agire da protagonisti nella comunità internazionale.

In questa prospettiva sarà molto importante, nel prossimo anno, il G20, che l’Italia presiede per la prima volta: un’occasione preziosa per affrontare le grandi sfide globali e un’opportunità per rafforzare il prestigio del nostro Paese.

L’anno che si apre propone diverse ricorrenze importanti.

Tappe della nostra storia, anniversari che raccontano il cammino che ci ha condotto ad una unità che non è soltanto di territorio. Ricorderemo il settimo centenario della morte di Dante.

Celebreremo poi il centosessantesimo dell’Unità d’Italia, il centenario della collocazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria.

E ancora i settantacinque anni della Repubblica.

Dal Risorgimento alla Liberazione: le radici della nostra Costituzione. Memoria e consapevolezza della nostra identità nazionale ci aiutano per costruire il futuro.

Esprimo un ringraziamento a Papa Francesco per il suo magistero e per l’affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia. A lui rivolgo l’augurio più sincero per l’anno che inizia.

Complimenti e auguri ai goriziani per la designazione di Gorizia e Nova Gorica, congiuntamente, a capitale europea della cultura per il 2025. Si tratta di un segnale che rende onore a Italia e Slovenia per avere sviluppato relazioni che vanno oltre la convivenza e il rispetto reciproco ed esprimono collaborazione e prospettive di futuro comune. Mi auguro che questo messaggio sia raccolto nelle zone di confine di tante parti del mondo, anche d’ Europa, in cui vi sono scontri spesso aspri e talvolta guerre anziché la ricerca di incontro tra culture e tradizioni diverse.

Vorrei infine dare atto a tutti voi – con un ringraziamento particolarmente intenso – dei sacrifici fatti in questi mesi con senso di responsabilità. E vorrei sottolineare l’importanza di mantenere le precauzioni raccomandate fintanto che la campagna vaccinale non avrà definitivamente sconfitto la pandemia.

Care concittadine e cari concittadini,

quello che inizia sarà il mio ultimo anno come Presidente della Repubblica.

Coinciderà con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese.

La ripartenza sarà al centro di quest’ultimo tratto del mio mandato.

Sarà un anno di lavoro intenso.

Abbiamo le risorse per farcela.

Auguri di buon anno a tutti voi!

 

 

3 Gennaio 2021Permalink