31 gennaio 2020 – Fra la Spagna e la Bosnia: antiche tragedie d’Europa

Božidar Stanišic,  nato a Visoko in Bosnia nel 1956, è laureato in filosofia e ha lavorato come insegnante fino al 1992, quando è fuggito dalla guerra civile scoppiata nel suo Paese. Si trasferisce in Italia, dove ancora vive con la famiglia. Nel 1993 pubblica I buchi neri di Sarajevo (MGS Press); negli anni successivi pubblica tre raccolte di poesie Primavera a Zugliano, Non-poesie, Metamorfosi di finestre, successivamente la raccolta di racconti intitolata Tre racconti. È presente con un testo nell’antologia della narrativa bosniaco-erzegovese del Novecento Racconti dalla Bosnia, a cura di G. Scotti. Riprende la produzione in prosa con Bon Voyage, Il cane alato e altri racconti. Nel 2011 pubblica il libro per ragazzi La cicala e la piccola formica, nel 2012 Piccolo, rosso e altri racconti. Diverse prose e poesie sono sparse in numerose antologie italiane e straniere. Alcuni suoi racconti, saggi e poesie sono tradotti in francese, inglese, sloveno, albanese, giapponese e cinese
In occasione della  giornata della memoria mi ha inviato questo suo scritto che mi fa piacere ospitare in Diariealtro.

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Autunno-a-Toledo-208006

 

31 Gennaio 2021Permalink

3 gennaio 2021 – Discorso di fine anno del presidente

Palazzo del Quirinale, 31/12/2020

Care concittadine e cari concittadini,

avvicinandosi questo tradizionale appuntamento di fine anno, ho avvertito la difficoltà di trovare le parole adatte per esprimere a ciascuno di voi un pensiero augurale.

Sono giorni, questi, in cui convivono angoscia e speranza.

La pandemia che stiamo affrontando mette a rischio le nostre esistenze, ferisce il nostro modo di vivere.

Vorremmo tornare a essere immersi in realtà e in esperienze che ci sono consuete. Ad avere ospedali non investiti dall’emergenza. Scuole e Università aperte, per i nostri bambini e i nostri giovani. Anziani non più isolati per necessità e precauzione. Fabbriche, teatri, ristoranti, negozi pienamente funzionanti. Trasporti regolari. Normali contatti con i Paesi a noi vicini e con i più lontani, con i quali abbiamo costruito relazioni in tutti questi anni.

Aspiriamo a riappropriarci della nostra vita.

Il virus, sconosciuto e imprevedibile, ci ha colpito prima di ogni altro Paese europeo. L’inizio del tunnel. Con la drammatica contabilità dei contagi, delle morti. Le immagini delle strade e delle piazze deserte. Le tante solitudini. Il pensiero straziante di chi moriva senza avere accanto i propri cari.

L’arrivo dell’estate ha portato con sé l’illusione dello scampato pericolo, un diffuso rilassamento. Con il desiderio, comprensibile, di ricominciare a vivere come prima, di porre tra parentesi questo incubo.

Poi, a settembre, la seconda offensiva del virus. Prima nei Paesi vicini a noi, e poi qui, in Italia. Ancora contagi – siamo oltre due milioni – ancora vittime, ancora dolore che si rinnova. Mentre continua l’impegno generoso di medici e operatori sanitari.

Il mondo è stato colpito duramente. Ovunque.

Anche l’Italia ha pagato un prezzo molto alto.

Rivolgendomi a voi parto proprio da qui: dalla necessità di dare insieme memoria di quello che abbiamo vissuto in questo anno. Senza chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

La pandemia ha scavato solchi profondi nelle nostre vite, nella nostra società. Ha acuito fragilità del passato. Ha aggravato vecchie diseguaglianze e ne ha generate di nuove.

Tutto ciò ha prodotto pesanti conseguenze sociali ed economiche. Abbiamo perso posti di lavoro. Donne e giovani sono stati particolarmente penalizzati. Lo sono le persone con disabilità. Tante imprese temono per il loro futuro. Una larga fascia di lavoratori autonomi e di precari ha visto azzerare o bruscamente calare il proprio reddito. Nella comune difficoltà alcuni settori hanno sofferto più di altri.

La pandemia ha seminato un senso di smarrimento: pone in discussione prospettive di vita. Basti pensare alla previsione di un calo ulteriore delle nascite, spia dell’incertezza che il virus ha insinuato nella nostra comunità.

È questa la realtà, che bisogna riconoscere e affrontare.

Nello stesso tempo sono emersi segnali importanti, che incoraggiano una speranza concreta. Perché non prevalga la paura e perché le preoccupazioni possano trasformarsi nell’energia necessaria per ricostruire, per ripartire.

Nella prima fase, quando ancora erano pochi gli strumenti a disposizione per contrastare il virus, la reazione alla pandemia si è fondata anzitutto sul senso di comunità.

Adesso stiamo mettendo in atto strategie più complesse, a partire dal piano di vaccinazione, iniziato nel medesimo giorno in tutta Europa.

Inoltre, per fronteggiare le gravi conseguenze economiche sono in campo interventi europei innovativi e di straordinaria importanza.

Mai un vaccino è stato realizzato in così poco tempo.

Mai l’Unione Europea si è assunta un compito così rilevante per i propri cittadini.

Per il vaccino si è formata, anche con il contributo dei ricercatori italiani, un’alleanza mondiale della scienza e della ricerca, sorretta da un imponente sostegno politico e finanziario che ne ha moltiplicato la velocità di individuazione.

La scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti e ovunque, senza distinzioni, dovrà essere consentito di vaccinarsi gratuitamente: perché è giusto e perché necessario per la sicurezza comune.

Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Tanto più per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili.

Di fronte a una malattia così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la propria salute ed è doveroso proteggere quella degli altri, familiari, amici, colleghi.

Io mi vaccinerò appena possibile, dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono avere la precedenza.

Il vaccino e le iniziative dell’Unione Europea sono due vettori decisivi della nostra rinascita.

L’Unione Europea è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso l’Europa dei valori comuni e dei cittadini. Non era scontato.

Alla crisi finanziaria di un decennio or sono l’Europa rispose senza solidarietà e senza una visione chiara del proprio futuro. Gli interessi egoistici prevalsero. Vecchi canoni politici ed economici mostrarono tutta la loro inadeguatezza.

Ora le scelte dell’Unione Europea poggiano su basi nuove. L’Italia è stata protagonista in questo cambiamento.

Ci accingiamo – sul versante della salute e su quello economico – a un grande compito. Tutto questo richiama e sollecita ancor di più la responsabilità delle istituzioni anzitutto, delle forze economiche, dei corpi sociali, di ciascuno di noi. Serietà, collaborazione, e anche senso del dovere, sono necessari per proteggerci e per ripartire.

Il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale – che deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse – possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto.

Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco.

Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni.

Ognuno faccia la propria parte.

La pandemia ci ha fatto riscoprire e comprendere quanto siamo legati agli altri; quanto ciascuno di noi dipenda dagli altri. Come abbiamo veduto, la solidarietà è tornata a mostrarsi base necessaria della convivenza e della società.

Solidarietà internazionale. Solidarietà in Europa. Solidarietà all’interno delle nostre comunità.

Il 2021 deve essere l’anno della sconfitta del virus e il primo della ripresa. Un anno in cui ciascuno di noi è chiamato anche all’impegno di ricambiare quanto ricevuto con gesti gratuiti, spesso da sconosciuti. Da persone che hanno posto la stessa loro vita in gioco per la nostra, come è accaduto con tanti medici e operatori sanitari.

Ci siamo ritrovati nei gesti concreti di molti. Hanno manifestato una fraternità che si nutre non di parole bensì di umanità, che prescinde dall’origine di ognuno di noi, dalla cultura di ognuno e dalla sua condizione sociale.

È lo spirito autentico della Repubblica.

La fiducia di cui abbiamo bisogno si costruisce così: tenendo connesse le responsabilità delle istituzioni con i sentimenti delle persone.

La pandemia ha accentuato limiti e ritardi del nostro Paese. Ci sono stati certamente anche errori nel fronteggiare una realtà improvvisa e sconosciuta.

Si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, come sempre. Ma non va ignorato neppure quanto di positivo è stato realizzato e ha consentito la tenuta del Paese grazie all’impegno dispiegato da tante parti. Tra queste le Forze Armate e le Forze dell’Ordine che ringrazio.

Abbiamo avuto la capacità di reagire.

La società ha dovuto rallentare ma non si è fermata.

Non siamo in balìa degli eventi.

Ora dobbiamo preparare il futuro.

Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori. I prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall’emergenza e per porre le basi di una stagione nuova.

Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. E’ questo quel che i cittadini si attendono.

La sfida che è dinanzi a quanti rivestono ruoli dirigenziali nei vari ambiti, e davanti a tutti noi, richiama l’unità morale e civile degli italiani. Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà.

L’Italia ha le carte in regola per riuscire in questa impresa.

Ho ricevuto in questi mesi attestazioni di apprezzamento e di fiducia nei confronti del nostro Paese da parte di tanti Capi di Stato di Paesi amici.

Nel momento in cui, a livello mondiale, si sta riscrivendo l’agenda delle priorità, si modificano le strategie di sviluppo ed emergono nuove leadership, dobbiamo agire da protagonisti nella comunità internazionale.

In questa prospettiva sarà molto importante, nel prossimo anno, il G20, che l’Italia presiede per la prima volta: un’occasione preziosa per affrontare le grandi sfide globali e un’opportunità per rafforzare il prestigio del nostro Paese.

L’anno che si apre propone diverse ricorrenze importanti.

Tappe della nostra storia, anniversari che raccontano il cammino che ci ha condotto ad una unità che non è soltanto di territorio. Ricorderemo il settimo centenario della morte di Dante.

Celebreremo poi il centosessantesimo dell’Unità d’Italia, il centenario della collocazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria.

E ancora i settantacinque anni della Repubblica.

Dal Risorgimento alla Liberazione: le radici della nostra Costituzione. Memoria e consapevolezza della nostra identità nazionale ci aiutano per costruire il futuro.

Esprimo un ringraziamento a Papa Francesco per il suo magistero e per l’affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia. A lui rivolgo l’augurio più sincero per l’anno che inizia.

Complimenti e auguri ai goriziani per la designazione di Gorizia e Nova Gorica, congiuntamente, a capitale europea della cultura per il 2025. Si tratta di un segnale che rende onore a Italia e Slovenia per avere sviluppato relazioni che vanno oltre la convivenza e il rispetto reciproco ed esprimono collaborazione e prospettive di futuro comune. Mi auguro che questo messaggio sia raccolto nelle zone di confine di tante parti del mondo, anche d’ Europa, in cui vi sono scontri spesso aspri e talvolta guerre anziché la ricerca di incontro tra culture e tradizioni diverse.

Vorrei infine dare atto a tutti voi – con un ringraziamento particolarmente intenso – dei sacrifici fatti in questi mesi con senso di responsabilità. E vorrei sottolineare l’importanza di mantenere le precauzioni raccomandate fintanto che la campagna vaccinale non avrà definitivamente sconfitto la pandemia.

Care concittadine e cari concittadini,

quello che inizia sarà il mio ultimo anno come Presidente della Repubblica.

Coinciderà con il primo anno da dedicare alla ripresa della vita economica e sociale del nostro Paese.

La ripartenza sarà al centro di quest’ultimo tratto del mio mandato.

Sarà un anno di lavoro intenso.

Abbiamo le risorse per farcela.

Auguri di buon anno a tutti voi!

 

 

3 Gennaio 2021Permalink

1 gennaio 2021 – Calendario di gennaio

.1 gennaio 1948 –    Italia, entra in vigore la Costituzione
.1 gennaio 1959 –    Inizio della rivoluzione cubana
.2 gennaio 1979 –    Brasile, assassinio di Francisco Jentel, difensore dei contadini indios
.2 gennaio 2016 –    Entra in vigore l’accordo fra la Santa Sede e lo stato di Palestina,
…………………………….     firmato il 26 giugno 2015
.3 gennaio 1964 –    New York, 500mila studenti in piazza contro l’apartheid
.3 gennaio 2020-      Morte Qasem Soleimani _ attacco aereo
.4 gennaio 2005 –    La Corte Suprema del Cile autorizza il processo a Pinochet
.5 gennaio 1942 –    Morte di Tina Modotti
.5 gennaio 1948 –    Nasce Peppino Impastato. Cosa Nostra lo eliminerà  quando
avrà preso il coraggio della  parola.
.5 gennaio 1968 –    Inizio della primavera di Praga                                          [nota 1]
.5 gennaio 1984 –    Cosa nostra’ uccide il giornalista Giuseppe Fava.
.5 gennaio 2017 –    Muore Tullio De Mauro
.6 gennaio 1907 –    Maria Montessori apre la prima casa dei bambini
.6 gennaio 1980 –    Assassinio del presidente della regione Sicilia, Piersanti Mattarella
.6 gennaio 1992 –    Il Consiglio di sicurezza dell’ONU condanna all’unanimità Israele ………………………..        per la deportazione  di Palestinesi (risoluzione n. 726)
.7 gennaio – ……    Natale ortodosso e copto
.7 gennaio 2015 –    Parigi, strage alla redazione di Charlie Hebdo
.8 gennaio 1642 –    Morte di Galileo
.8 gennaio 1913 –    Sudafrica: Nasce l’African National Congress (Anc)
.8 gennaio 2015 –    Romero è riconosciuto ‘martire’ dalla chiesa cattolica
…………………….     (era stato assassinato il 24 marzo 1980).                      [ nota 2]
10 gennaio 1948 –   Prima assemblea generale delle Nazioni Unite a Londra
11 gennaio 1947 –   Scissione di Palazzo Barberini (nascita Psdi)
11 gennaio 2014 –   Morte di Ariel Sharon
12 gennaio 1948 –   La Corte Suprema USA dichiara l’uguaglianza fra neri e bianchi
14 gennaio – ……   Capodanno ortodosso e copto
14 gennaio 2011 –   Tunisia, cade il regime di Ben Alì
14 gennaio 2019 –   Il parlamentare Calderoli è condannato per le offese alla on. Kyenge.
Riconosciuta l’aggravante razziale
15 gennaio 1919 –   Assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht
15 gennaio 1929 –   Nascita di Martin Luther King
15 gennaio 1993 –    Arresto di Totò Riina
16 gennaio 1992 –   Accordi di pace in El Salvador
17 gennaio 1961 –   Congo, assassinio di Patrice Lumumba
17 gennaio 1991 –   Inizia la prima Guerra del Golfo
18 gennaio 1919 –   Luigi Sturzo fonda il Partito Popolare Italiano
18 gennaio 2017 –   Valanga a Rigopiano – distruzione albergo
19 gennaio 1969 –   Praga, Jan Palach si dà fuoco in piazza San Venceslao
20 gennaio 1996 –   Arafat eletto presidente dell’Anp
21 gennaio 1924 –   Morte di Lenin
21 gennaio 1984 –    Brasile: nasce il Movimento Sem Terra
24 gennaio 1979 –    Assassinio di Guido Rossa
25 gennaio 2015 –    Rapimento di Giulio Regeni
26 gennaio 1564 –    Pubblicazione delle conclusioni del Concilio di Trento
27 gennaio -………. Giornata mondiale in memoria delle vittime della Shoa
29 gennaio 1895 –     José Martì inizia la guerra per l’indipendenza di Cuba
30 gennaio 1948 –    Assassinio di Gandhi a Nuova Delhi
31 gennaio 1929 –    L’Urss esilia Lev Trotsky
31 gennaio 2015 –    Sergio Mattarella, dodicesimo presidente della Repubblica
31 gennaio 2018 –   Entra in vigore la legge 22 dicembre 2017, n. 219
……… …Norme in materia di consenso informato e disposizioni
anticipate di trattamento.

[nota 1] La Primavera di Praga: iniziò quando il riformista slovacco Alexander Dubček salì al potere, proseguendo fino al 20 agosto 1968.

[nota 2] Dopo una latenza della questione durata qualche anno, il 14 ottobre 2018 papa Francesco proclama santo Oscar Romero.

 

1 Gennaio 2021Permalink

30 dicembre 2020 – In Italia, carceri per piccoli fantasmi

Oggi  – per cominciare con l’espressione di dignità di cui sono stati capaci tre senatori – propongo  il testo  dell’interrogazione  c he la senatrice Segre ha presentato il 17 scorso insieme ai colleghi  De Petris (gruppo Misto  – LEU) e Marilotti (Gruppo per le autonomie).

Atto n. 3-02185 (con carattere d’urgenza)
Pubblicato il 17 dicembre 2020, nella seduta n. 284

SEGRE , DE PETRIS , MARILOTTI – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia. –

Premesso che:

a breve avrà inizio la campagna di vaccinazione di massa per arginare la drammatica pandemia in corso e tutelare il maggior numero possibile di cittadini e cittadine;

la campagna di somministrazione del vaccino è stata opportunamente organizzata secondo alcune riconosciute priorità: dal personale medico e infermieristico, alle persone di età superiore a sessant’anni, ai malati cronici e affetti da più patologie, ad insegnanti e forze di polizia e comunque a quanti vivano o lavorano in condizioni in cui è impossibile assicurare il distanziamento sociale;

appare, altresì, necessario comprendere anche le persone affette da fragilità o comunque in condizioni tali da comportare un’elevata complessità assistenziale, nonché beneficiarie dell’amministrazione di sostegno ai sensi della legge 9 gennaio 2004, n. 6;

considerato che:

nelle circa 200 carceri italiane vivono e lavorano oltre 100.000 persone, oltre a detenuti e detenute, anche operatori di Polizia penitenziaria, personale socio-sanitario, amministrativo e di direzione;

dai dati forniti dal Ministero della giustizia e ripresi dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà e dall’Osservatorio Carcere dell’Unione camere penali italiane, risultavano a metà dicembre 2020, 1.023 persone contagiate, per lo più asintomatiche, di cui solo 31 ospedalizzate. Mentre fra il personale amministrativo e gli agenti di Polizia penitenziaria risultano rispettivamente 810 e 72 contagiati;

appare drammaticamente evidente come il carcere, nonostante le misure predisposte per il contenimento, sia uno dei luoghi in cui sono più alte le possibilità di contagio e diffusione, anche all’esterno, del contagio stesso;

considerato infine che al momento, in ambito carcerario risulta prevista la prioritaria vaccinazione anti COVID soltanto del personale di Polizia penitenziaria, in quanto personale delle forze dell’ordine, previsione che per altro non tiene adeguato conto del fatto che lo Stato ha un preciso obbligo di garanzia nei confronti delle persone che sono affidate alla sua custodia durante tutto il periodo della detenzione negli istituti di pena,

si chiede di sapere:

se il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro in indirizzo non ritengano urgente la predisposizione di un piano vaccinale per detenuti e personale che lavora nelle carceri;

se non si ritenga altresì che, proprio per i rischi congeniti, l’insieme delle persone che vivono e lavorano nelle carceri debba essere inserito sin dall’inizio fra le categorie sottoposte con priorità alla campagna di vaccinazione.

Dai ricordi della senatrice Segre  al carcere per piccoli fantasmi

Ho cercato e trovato il testo dell’interrogazione dopo che questa mattina ne ho letto notizia su La Repubblica (link 1 in calce) dove  si può leggere una considerazione della senatrice Segre  a proposito dell’unica espressione di solidarietà che conobbe , quando uscì dal carcere di san Vittore per essere deportata,   e che le fu offerta dai carcerati.

E a questo punto mi permetto di segnalare  la solidarietà che può esprimersi – e si esprime per alcuni anche in buone pratiche – nella cura, nell’attenzione, nel richiamo ai diritti violati sul corpo visibile di adulti – o dei loro figli – ma è negata ai diritti di chi nasce in Italia, figlio di migranti irregolari.
Lo scrivo da più di dieci anni  inutilmente ma ora lo segnalo rifacendomi alla fonte che chiunque può consultare : “Undicesimo rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia” (link 2 in calce – la nota che ricopio a pag. 50) dove nel cap. 3.1 si legge:
“sempre in riferimento alla Legge 94/2009, che ha introdotto il reato d’ingresso e soggiorno irregolare e successivo obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali incaricati di pubblico servizio, è emerso il rischio di mancata registrazione alla nascita per i minorenni nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Nonostante la Circolare esplicativa n. 19/2009 del Ministero dell’Interno […] amministrativa, la Legge 94/2009 continua a essere in vigore, rischiando di indurre in errore genitori in posizione irregolare, portandoli così a non provvedere alla registrazione alla nascita dei figli, per paura di essere identificati”.

Ho sempre ritenuto indegna questa norma  che nega  un diritto fondamentale (e perciò universale) di chi nasce (anche)  in Italia e riduce scientemente i loro genitori alla paura, replicando consapevolmente un atteggiamento di molti italiani quando  la tessera del fascio si chiamava – ed era –  la “tessera del pane”.
E’  il valore aggiunto  della paura di madri e padri impediti a dire che il loro nato è il loro figlio.
A tanto silenzio si è associata la Conferenza Episcopale Italiana, riconosciuta autorevole  credo anche per opportunismo, che nelle conclusioni del Sinodo sulla famiglia del 2015 elencò  tutte le criticità possibili da porre all’attenzione del papa, escludendo con cura il riferimento ai nati in Italia cui una norma scellerata nega la famiglia (Link 3 – si veda il paragrafo n.26).
I piccoli nascosti vivono certamente come in un carcere, troppo piccoli per esserne consapevoli.
Chi li  vuole confinati a non  esistere sa che oggi significa anche non rientrare  fra coloro che possono essere vaccinati: i fantasmi non hanno muscoli in cui sia possibile infilare un ago.

Link 1

https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/12/17/news/liliana_segre_vaccino_covid_carcerati_interrogazione_milano-278793721/

Link 2

XIrapportoCRC2020_compressed.pdf

Link 3

Synod15 – Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015) (vatican.va)

 

30 Dicembre 2020Permalink

28 dicembre 2020 — Una storia finita come deve essere. Diari e altro non dimentica

Professoressa di Palermo, «sospensione illegittima». Cattaneo e Segre: libertà di pensiero inviolabile 

Lieto fine per Rosa Maria Dell’Aria, sospesa per omesso controllo quando i suoi alunni paragonarono leggi razziali e decreto Sicurezza. Le senatrici a vita avvertono: «I diritti fondamentali non siano dati per scontati».

Queste feste natalizie, più di altre, hanno bisogno di buone notizie. Una di queste è arrivata da Palermo. La scorsa settimana, la professoressa Rosa Maria Dell’Aria dell’Istituto tecnico Vittorio Emanuele III ha vinto la sua battaglia di libertà e dignità. Lunedì 14 dicembre, infatti, il giudice del lavoro ha dichiarato illegittima la sanzione disciplinare irrogata alla professoressa, riconoscendole anche il diritto allo stipendio non corrisposto nei 15 giorni di allontanamento dall’insegnamento. La sentenza è arrivata a un anno e mezzo dalla sospensione per «omessa vigilanza» su una ricerca dei suoi giovani alunni realizzata per la Giornata della Memoria, in cui veniva fatto un raffronto tra le leggi razziali e il decreto Sicurezza varato dal governo di allora.

ll 31 maggio del 2019, quando il «caso» dei ragazzi di Palermo e della loro professoressa conquistò i titoli dei giornali, trascinato nel dibattito politico, abbiamo voluto accoglierli in Senato, per offrire loro un’occasione di riconciliazione con le istituzioni e di riflessione sui valori fondanti della nostra Costituzione. «Indimenticabile», «straordinaria», «incredibile» gli aggettivi che i ventuno alunni della professoressa usarono per descrivere quella giornata in cui, tra l’altro, ricevettero anche il saluto e i complimenti «per il forte senso della memoria e della storia» del presidente emerito Giorgio Napolitano, eccezionalmente presente all’incontro, accompagnati all’invito ad approfondire le differenze tra i momenti storici evocati dai ragazzi. Noi non potemmo che condividere quei sentimenti e quelle emozioni. In una sala del Senato, i ragazzi si esprimevano sulla fortuna di vivere oggi in un Paese che riconosce e difende le libertà fondamentali della persona, la libertà di pensiero, l’uguaglianza e il rispetto reciproco. Diritti umani inviolabili validi per tutti, anche per i migranti, i richiedenti asilo, gli ultimi d’ogni epoca. La libertà di pensiero, declinata con spontaneità e innocenza dai ragazzi, ha trovato piena dignità, riconoscimento e protezione con la decisione del giudice che ha ritenuto di annullare ogni effetto della sanzione comminata alla professoressa che li aveva accompagnati nel loro percorso didattico.

Oggi possiamo rallegrarci per il lieto fine che tutti aspettavamo, ma crediamo sia nostro dovere anche chiederci perché si sia dovuto attendere tanto. Il giorno precedente l’incontro in Senato con i ragazzi, si era diffusa la notizia che l’illegittimità del provvedimento sarebbe stata riconosciuta direttamente dal Ministero dell’Istruzione. Da allora, non sono bastati quasi due anni e tre ministri dell’Istruzione diversi per evitare che dovesse essere un magistrato, e non l’amministrazione che aveva adottato la sanzione, a scrivere la parola «fine».

Quale che sia la ragione tecnica dell’impasse politico-amministrativa di questa vicenda, interroga tutti noi la circostanza per cui lo «Stato», incapace di autocorreggersi, abbia dovuto fare affidamento sull’iniziativa della stessa insegnante, «rea» di aver svolto con passione il proprio lavoro, di rivolgersi alla giustizia per difendersi da una sanzione unanimemente riconosciuta ingiusta.

Il «regalo» arrivato per via giudiziaria il 14 dicembre ha sicuramente rasserenato le festività della professoressa Dell’Aria in un anno così doloroso per tutti. Pochi giorni dopo, venerdì 18 dicembre, il Senato ha approvato la modifica a quegli stessi decreti Sicurezzaoggetto del video dei suoi studenti, in particolare per gli aspetti relativi alla disciplina del diritto d’asilo, in accordo con i puntuali rilievi formulati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Non lasciamo al caso e all’oblio questa felice concomitanza, ma facciamone occasione per dare la giusta considerazione a quel che troppo spesso diamo per scontato: il valore del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sancite dalla nostra Costituzione.

26 dicembre 2020 (modifica il 26 dicembre 2020 | 22:29)

https://www.corriere.it/cultura/20_dicembre_26/professoressa-palermo-sospensione-illegittima-cattaneo-segre-liberta-pensiero-inviolabile-0160a826-4791-11eb-be4b-d2afc176960b.shtml

La storia della prof. Dall’Aria nel mio diariealtro.

Segnalo, a chiarimento di quanto si legge nella notizia del 26 scorso  (quando i giornali non uscivano. Ne hanno parlato TV e radio? ) un articolo del 16 maggio 2019, proprio all’origine della storia che oggi possiamo dire  a lieto fine.

“Salvini come Mussolini”. Sospesa prof a Palermo per il video degli studenti – Corriere.it

Nel mio diariealtro ne ho parlato più volte (sempre corredando le mie notizie con i link, cosa a cui ci tengo moltissimo: fa parte della mia etica) .

Riporto solo due dei miei interventi: uno del 17 maggio perché si riferisce a un evento triestino,  proposto  dopo un tentativo di negazione da parte del sindaco della città, l’altro perché in calce ha l’elenco dei miei interventi di allora per tracciare la vicenda della prof. Dall’Aria,  se qualcuno  volesse documentarsi anche nella mia piccola ma cocciuta raccolta.

17 maggio 2019

17 maggio 2019 – La memoria del presente: ieri a Trieste oggi a Palermo (diariealtro.it)

http://diariealtro.it/?p=6594

31 maggio 2019

La prof. sospesa  in Senato con i suoi alunni, ospiti di Liliana Segre e Elena Cattaneo.

http://diariealtro.it/?p=6627

 

 

27 Dicembre 2020Permalink

5 dicembre 2020 – Natale: La messa di mezzanotte fra opportunismo e correttezza di informazione

Il Giornale da tempo si è fatto fonte di ecclesiologia sull’orario delle messe di mezzanotte.
Negli interventi  ecclesial/politici proposti  era ben chiaro l’intento di rendere complessa e scarsamente affidabile  l’indicazione del comportamento da tenersi in vista del ‘coprifuoco’ annunciato dal governo.
Per fortuna questa volta il comunicato emanato dalla  conferenza episcopale  l’1 dicembre risulta improntato al rispetto di regole che propongano correttezza e sicurezza in un momento difficile.
Ne riprendo alcuni passaggi dalla agenzia stampa che lo ha diffuso

Roma, 2 dic. (askanews) – I vescovi italiani smontano sul nascere la polemica sull’orario della messa di Natale al tempo del coronavirus e, alla vigilia delle nuove direttive del Governo, indicano “la necessità di prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto “coprifuoco’”. La linea è stata decisa dal consiglio episcopale permanente, che a causa del coronavirus si è svolto in video-conferenza mentre il cardinale presidente, Gualtiero Bassetti, è convalescente al Gemelli dopo un ricovero in terapia intensiva per il Covid: “Pensavo di essere giunto al limit”, il suo messaggio ai confratelli. Il “parlamentino” dei vescovi italiani, guidato dal vescovo di Fiesole Mario Meini, “si è confrontato circa le prossime celebrazioni natalizie, in modo particolare sull’orario della Messa nella notte di Natale”, si legge nel comunicato finale. “I Vescovi ricordano quanto scritto nel recente ‘Messaggio alle comunità cristiane in tempo di pandemia’: ‘Le liturgie e gli incontri comunitari sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza. Questo, però, non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme’. Da qui la certezza che sarà così anche per le celebrazioni del Natale, come peraltro avvenuto finora. Tenuto conto delle diverse situazioni, è stato detto, sarà cura dei Vescovi suggerire ai parroci di ‘orientare’ i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno. Per la Messa nella notte – hanno condiviso i Vescovi – sarà necessario prevedere l’inizio e la durata della celebrazione in un orario compatibile con il cosiddetto ‘coprifuoco’”. Nessun problema, dunque: le messe “di mezzanotte” si celebreranno, prevedibilmente, prima delle 22.

https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/messa-natale-vescovi-smontano-sul-nascere-polemica/

Desidero però aggiungere un articolo del biblista Alberto Maggi , che fa chiarezza su un  problema da altri pretestuosamente abusato

  Mezzanotte? A Natale non è certo l’ora della messa quella che conta

Mentre, in piena pandemia, si discute dell’ora in cui cominciare e finire la messa natalizia (che quest’anno non sarà “a mezzanotte”), come ricorda su ilLibraio il biblista Alberto Maggi, nei primi secoli la Chiesa non celebrò neppure il Natale, in quanto la festività più importante era la Pasqua. Solo verso il quarto secolo si iniziò a celebrare anche la nascita del Salvatore unitamente all’Epifania. Quanto alla scelta della mezzanotte, si è diffusa solo con l’avvento della luce elettrica…

Generazioni di bambini sono stati vessati in prossimità del Santo Natale dall’ansiogena filastrocca di fine ottocento, del poeta Guido Gozzano La notte santa. In questa poesia si narra di una coppia di sprovveduti, Maria e suo marito Giuseppe, che alle sei di sera giungono finalmente a Betlemme e cercano un alloggio dove riposare. E qui comincia la litania volta a far crescere l’ansia, scandita da un implacabile campanile (esistevano quindi prima di Cristo), che scandisce le ore: “scocca lentamente le sei”. E alle sei di sera inizia la ricerca del posto dove poter passare la notte, anche perché Maria è ormai prossima al parto. Ci si chiede come mai questa coppia di sconclusionati si sia messa in viaggio, con una donna incinta al nono mese, percorrendo i circa centocinquanta chilometri da Nazaret a Betlemme per i quali si impiegava, con una media di una quindicina di km al giorno, una decina di giorni a piedi (e se c’era una cavalcatura questa era per diritto del maschio mai della femmina).

E i due cominciano a cercare l’alloggio. La prima osteria presso la quale chiedono ospitalità è quella del “Caval grigio”. Giuseppe manda avanti la moglie (vedranno le sue condizioni) per richiedere alloggio. Ma niente da fare, le stanze sono piene di forestieri arrivati per assistere al prodigio, non c’è un posto per loro e “il campanile scocca lentamente le sette”. Non c’è problema, basta provare all’ “Osteria del moro”. Questa volta è Giuseppe (visto l’insuccesso della moglie), a richiedere ospitalità, ma anche qui sono strapieni, perfino nei soppalchi e ballatoi, non c’è un rifugio per loro e l’oste li invita a tentare all’osteria più vicina, quella del “Cervo bianco”. E “il campanile scocca lentamente le otto”. Al “Cervo bianco” la richiesta per un alloggio la rivolgono insieme marito e moglie, supplicando almeno un sottoscala; macché: l’osteria è strapiena di astronomi che attendono di vedere la cometa. E che fa il campanile? “Scocca lentamente le nove”. Tentano all’osteria dei “Tre merli” (ma quante osterie c’erano a Betlemme?!) e, dato che è una donna la proprietaria, è Maria che ci riprova, attirando l’attenzione della locandiera sulle sue condizioni di partoriente. Neanche a parlarne, c’è gente persino sui tetti. Sono negromanti, magi persiani, egizi, greci, che attendono l’arrivo della stella, e “il campanile scocca lentamente le dieci”… La situazione si fa drammatica, mancano due ore per mezzanotte, e Maria rischia di partorire Gesù per strada. Senza molte speranze, esaurite le osterie, provano all’albergo, quello dell’altosonante nome di “Oste di Cesarea”. Macché. È pieno di dame e cavalieri e l’albergatore non ha alcuna intenzione di mescolare i suoi ospiti con gente di basso rango come un falegname, e “il campanile scocca lentamente le undici”… Che si fa? Maria è ormai agli stremi, per giunta ha cominciato anche a nevicare. L’unica soluzione è offerta da una provvidenziale stalla, c’è anche un asino e un bue, serviranno come riscaldamento, e finalmente “il campanile scocca la Mezzanotte Santa” e si scioglie l’ansia perché “è nato il Sovrano Bambino”.

In passato nell’immaginario collettivo, per la notte del Natale, ha inciso più questa filastrocca, insegnata a generazioni di bambini, che il vangelo con i suoi scarni asciutti dati. Se poi si aggiunge la bellissima melodia Tu scendi dalle stelle (Quanno nascette ninno) dovuta all’estro poetico di un santo, Alfonso Maria de’ Liguori, dove il neonato è presentato tremante, al freddo e al gelo, ecco che la notte di Natale diventa una dolce fiaba che fa tornare ogni uomo bambino.

I vangeli che non trattano di sentimenti, ma di significati, non offrono alcuna indicazione sul giorno, tantomeno sull’ora in cui è nato Gesù, e anche l’anno della sua nascita è approssimativo. Gli unici evangelisti che narrano della natività sono Matteo e Luca. Matteo scrive che Gesù è nato “a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode” (Mt 2,1) e Luca afferma che Giuseppe e Maria si sono recati a Betlemme da Nazaret per via del censimento, ma si trovavano già a Betlemme “quando si compirono per lei giorni del parto” (Lc 2,6). Quindi avevano viaggiato quando le condizioni della donna lo permettevano e non certamente gli ultimi quindici giorni. Se dai vangeli, che pur contenendo elementi storici non sono una cronaca ma una teologia, si volesse desumere una possibile indicazione della data della nascita di Gesù, è certamente da escludere il mese di dicembre. L’evangelista Luca afferma, infatti, che quando Gesù nacque “c’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge” (Lc 2,8). Betlemme, ultima città della Giudea posta ai margini del deserto, è sita a quasi ottocento metri sul livello del mare, più alta di trenta metri di Gerusalemme, e d’inverno, quando spira il gelido vento del deserto, è impossibile pernottare all’aperto a meno di non rischiare l’assideramento. I pastori normalmente vegliavano i loro greggi all’aperto nel periodo che andava dalla Pasqua (marzo/aprile) alla festa delle Capanne (settembre/ottobre), quindi eventualmente in questo arco di tempo si può ipotizzare l’evento.

I primi secoli la Chiesa non celebrò il Natale, in quanto la festività più importante era la Pasqua. Solo verso il quarto secolo si iniziò a celebrare anche la nascita del Salvatore unitamente all’Epifania. La scelta del venticinque dicembre fu dovuta al bisogno di soppiantare la popolarissima festosa celebrazione pagana del solstizio d’inverno. La nascita dell’invincibile sole (“Natalis (solis) invicti”), festa stabilita dall’imperatore Aureliano, fu sostituita con la nascita di Gesù, al quale si accostava la profezia di Malachia sul “sole di giustizia” (Ml 3,20).

Il riferimento alla mezzanotte, come ora della nascita del Cristo, non è in alcuna maniera cronologico, ma spirituale-teologico, ed è liberamente ispirato a due testi della Sacra Scrittura, dal Libro della Sapienza, dove si legge che “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale…” (Sap 18,14), e dal profeta Isaia: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse” (Is 9,1). Celebrare il Natale a mezzanotte è una popolare tradizione che si è diffusa con l’avvento della luce elettrica, ma la liturgia della Chiesa non dà alcuna indicazione sull’orario della messa, che dipende da opportunità pastorali, ovvero le esigenze dei partecipanti, tanto che nel Nuovo Messale, è persino scomparsa la dicitura che appariva nel precedente: “Secondo la tradizione costante delle Chiese in Italia la Messa della notte di Natale si celebri a mezzanotte a meno che ragioni pastorali, valutate dall’Ordinario del luogo, non consiglino di anticiparne l’ora”.

Se gli evangelisti non hanno voluto fornire indicazioni esatte sui momenti della natività, è perché ad essi non interessa il calendario, ma la teologia, e vogliono centrare l’attenzione del credente sull’evento. Con Gesù Dio non è più da cercare, ma da accogliere, e con lui, il “Dio con noi” (Mt 1,23), e come lui, andare verso ogni uomo per manifestare la tenerezza infinita del Padre.

venerdì 4 dicembre 2020
Mezzanotte? A Natale non è certo l’ora della messa quella che conta: interviene il biblista Maggi – ilLibraio.it

 

5 Dicembre 2020Permalink

1 dicembre 2020 Calendario di dicembre

.1 dicembre 1970  –  Approvazione della legge 898. Disciplina dei casi di scioglimento
………………………………….di matrimonio
…………………  Nota come ‘legge sul divorzio’ sarà difesa con referendum nel 1974
.1 dicembre 1955 –  Rosa Parks si rifiuta di cedere a un bianco il suo posto in  autobus.
……………………Boicottaggio dei bus a Montgomery. Alabama  (Montgomery Bus Boycott)
.1 dicembre 2000 –  Il giudice Guzman dispone il processo contro Pinochet in Cile
.1 dicembre 2013 –  Rogo fabbrica cinese a Prato ..
.2 dicembre 2002 –  Morte di Ivan Illich
.2 dicembre 2015 –  Strage a San Bernardino (California) in un centro sociale per disabili
.3 dicembre 1984 –   India, disastro di Bhopal. Muoiono più di 3800 persone
.3 dicembre 1967 –   Primo trapianto di cuore in Sud Africa
.4 dicembre 1975 –   Muore Hanna Arendt
.4 dicembre 1999 –   Muore Nilde Jotti
.4 dicembre 2016 –   Referendum confermativo modifica Costituzione – Fallito
.5 dicembre 1349 –   Norimberga – strage di ebrei accusati di essere responsabili della
………………………………………………..peste del 1348.
.5 dicembre 2000 –   Italia: ergastolo per due generali della dittatura argentina
.5 dicembre 2013..-   Muore Nelson Mandela
.6 dicembre 1975 –   Roma: prima manifestazione del movimento femminista
.6 dicembre 1990 –   Casalecchio di Reno. Strage liceo Salvemini
.8 dicembre 1978 –   Fallisce il golpe di Junio Valerio Borghese
.8 dicembre 1965 –   Chiusura del Concilio Vaticano II
.9 dicembre 1987 –    Israele: inizio della prima Intifada
10 dicembre 1948 –   Firma della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (nota 1)
10 dicembre 2020 –   Inizio di Hanukkah o Chanukkà        (nota 2)
11 dicembre 1997 –   L’Unione europea firma il protocollo di Kyoto
11 dicembre 2016 –   Morte del biblista e teologo  Paolo De Benedetti
11 dicembre 2018 –   Strage al mercatino di Natale di Salisburgo
12 dicembre 570 (?)– Nascita del profeta Muhammad
…………………………. La data è spostata da alcuni storici anche fino al 580
12 dicembre 1969 –    Milano: strage alla Banca dell’agricoltura di piazza Fontana
13 dicembre 1294 –    Celestino V rinuncia al papato
14 dicembre 1995 –    Bosnia: firma degli accordi di Dayton
14 dicembre  2019 –   Sardine a Roma. Piazza San Giovanni
15 dicembre 1969 –    Morte di Giuseppe Pinelli
15 dicembre 1972 –    Approvazione della legge 772 sull’obiezione di coscienza (Nota 3)
15 dicembre 2018 –     Morte di Antonio Megalizzi               (nota 4)
17 dicembre 2014 –     USA e Cuba annunciano relazioni diplomatiche
18 dicembre 1994 –     Si dimette Silvio Berlusconi (primo governo)
18 dicembre 2020 –      Fine della festa di Hanukkah o Chanukkà             (nota 2)
19 dicembre 2001 –     In Argentina inizia il carcerolazo contro il governo
19 dicembre 2016 –     Berlino: strage al mercatino di Natale (probabile origine terroristica)
20 dicembre 2008 –     Morte di Piergiorgio Welby
22 dicembre 1988 –     Brasile: uccisione di ‘Chico’ Mendes
22 dicembre 2017 –     Viene approvata la legge n. 219 “Norme in materia di consenso
……………………………………….informato e di disposizioni anticipate di trattamento”.
22 dicembre 2019 –    Primo giorno di Chanukkah
23 dicembre 1899 –    Nascita di Aldo Capitini
23 dicembre 2016 –    ONU – approvata risoluzione sulla illegalità delle colonie nei Territori
23 dicembre 2017 –    Il senato non vota il cd ius soli con la collaborazione di Pd e .5stelle
……………………………..opportunisticamente silenti
24 dicembre 1979 –    Le truppe sovietiche invadono l’Afghanistan
25 dicembre 1989 –    Romania: viene giustiziato Nicolae Ceausescu
26 dicembre 1965 –    Rapimento di Franca Viola
26 dicembre 1991 –    Si dissolve ufficialmente l’Unione Sovietica
26 dicembre 1996 –     Affonda un battello di migranti a Portopalo – 283 morti
27 dicembre 2007 –     Uccisione di Benazir Bhutto
27 dicembre 2016 –     Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva la risoluzione 2334 relativa
……………………………………agli  insediamenti.
28 dicembre 2018 _    Morte di Amos Oz
29 dicembre 1908 –    Terremoto di Messina
29 dicembre 1890 –    USA. Il 7° cavalleggeri stermina gli ultimi Lakota Sioux
29 dicembre 2020  –    Assassinio di Agitu Gudeta, imprenditrice de “la capra felice”
30 dicembre 2006 –    Impiccagione di Saddam Hussein
31 dicembre 1991 –    Si dissolve ufficialmente l’URSS

NOTE

Nota 1
La Giornata mondiale dei diritti umani è una celebrazione sovranazionale che si tiene in tutto il mondo il 10 dicembre di tutti gli anni. La data è stata scelta per ricordare la proclamazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il 10 dicembre 1948.

Nota 2
Hanukkah o Chanukkà è la festività Ebraica dei lumi che si festeggia con l’accensione serale della menorà, preghiere speciali e cibi fritti

Nota 3
Legge 15 dicembre 1972, n. 772 “Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza” (abrogata dall’art. 23 della Legge 8 luglio 1998, n. 230).

Art. 1 Gli obbligati alla leva che dichiarino di essere contrari in ogni circostanza all’uso personale delle armi per imprescindibili motivi di coscienza, possono essere ammessi a soddisfare l’obbligo del servizio militare nei modi previsti dalla presente legge.

Nota 4
Morte di  Antonio Megalizzi, il giornalista italiano rimasto gravemente ferito nell’attentato di Strasburgo di martedì sera 11 dicembre. Il giovane, 28 anni, era in coma e le sue condizioni erano state definite «irreversibili». Non era stato giudicato operabile a causa della posizione in cui si è bloccato il proiettile che lo ha colpito. La notizia della morte ricoverato da martedì sera nell’ospedale Hautepierre di Strasburgo è stata confermata anche da fonti della Farnesina.

1 Dicembre 2020Permalink

8 novembre 2020 – L’Università di Udine accoglie i bimbi invisibili – Terza puntata

SALA MADRASSI, 25 SETTEMBRE 2020

Intervento della prof Marina Brollo
È con vero piacere che do il benvenuto a tutte e tutti a questa iniziativa, che si inserisce pienamente nella attività di Terza missione del nostro Ateneo, che seguo in prima persona quale delegata del Rettore al Trasferimento della Conoscenza.
Pochi sanno che, in base alle recenti riforme, le Università devono assolvere a una cruciale funzione sociale, ossia assicurare la più ampia diffusione possibile delle ricerche e delle idee nel contesto sociale in cui esse operano. Questa attività di divulgazione ha la stessa dignità dell’attività didattica e di ricerca che siamo più abituate/i a riconoscere alle Università e impegna il personale docente nello stesso modo.
Ma questa sera sono qua anche in un diverso ruolo e lo cito perché è strettamente collegato con il tema dello spettacolo a cui stiamo per assistere. Coordino ormai da qualche anno un gruppo interdisciplinare di ricerca che abbiamo denominato Laboratorio lavoro e che ha sede nel nostro Dipartimento di scienze giuridiche.

A dispetto della denominazione, le colleghe e i colleghi che ne fanno parte non si occupano soltanto di diritto del lavoro in senso stretto, ma altresì della sicurezza sociale e più in generale della dignità delle persone. Tema peraltro a cui ci stiamo dedicando in particolare in questo periodo, concludendo un Progetto di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale.

Abbiamo deciso di sostenere la realizzazione di questo evento perchè siamo convinti che si possa – anzi si debba – parlare di diritti fondamentali attraverso un linguaggio accessibile a tutte e tutti come è quello di uno spettacolo teatrale. La democraticità di un paese si coglie non solo dal rispetto dei diritti fondamentali delle minoranze, ma altresì dalla consapevolezza diffusa dell’esistenza di quei diritti e della necessità della loro tutela.

La condizione di bambine e bambini, che pur nati in Italia, sono giuridicamente inesistenti, contrasta con una cultura inclusiva dei diritti prima ancora che con l’Agenda 2030 delle Nazioni unite, il cui sedicesimo obiettivo, è dedicato alla promozione di società pacifiche e inclusive ai fini dello sviluppo sostenibile, e si propone di fornire l’accesso universale alla giustizia, e a costruire istituzioni responsabili ed efficaci a tutti i livelli.

Il fatto che dei bambini siano esposti alla privazione del riconoscimento e del godimento di diritti fondamentali quali – solo per ricordarne alcuni – l’istruzione o la tutela della salute, perché una norma scritta male espone i loro genitori, in quanto migranti irregolari, al rischio di espulsione o ad altre forme di grave penalizzazione se si recano all’anagrafe per denunciarne la nascita, è del tutto inaccettabile.

Anche se non riguarda direttamente noi e i nostri figli, non ci sentiamo di tacere per quel senso di umanità che dovrebbe essere alla base di qualsiasi riflessione giuridica e di qualsiasi impegno civico.

Non ci illudiamo che questa serata possa risolvere il problema, ma certamente contribuisce a rendere consapevoli ciascuno di noi della esistenza di questo problema, che andrebbe affrontato e risolto senza battere ciglio nelle sedi competenti.

Contribuire alla crescita della consapevolezza collettiva di questioni come questa è il nostro compito come Università. È un compito che stiamo assolvendo e che intendiamo continuare a svolgere in maniera sempre più incisiva.

Consentitemi il mio personale ringraziamento a tutte le persone che hanno contribuito a realizzare lo spettacolo – sono tante e non c’è tempo per nominarle una ad una – e un grazie al nostro ospite, don Claudio Como che ci ha generosamente messo a disposizione questa magnifica sala.

Vi auguro buon divertimento, soprattutto per i più giovani… ma anche buona riflessione!

°°°

Intervento del prof Francesco Bilotta

Quello di questa sera è il primo dei quattro eventi che si svolgeranno da oggi fino al 6 ottobre, organizzati dall’Università di Udine, che aderisce alla Rus (Rete delle Università per lo Sviluppo sostenibile) dal 2016, nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile in programma dal 22 settembre all’8 ottobre in tutta Italia. L’Università di Udine è per il quarto anno fra gli organizzatori degli eventi del Festival dello Sviluppo sostenibile, il cui principale promotore è l’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile).

Ormai ci siamo tutti abituati a seguire gli eventi anche on line, perciò chi fosse interessato può visitare il sito www.festivalsvilupposostenibile.it per conoscere i dettagli delle diverse iniziative che si svolgeranno on line. Il Festival propone complessivamente oltre 600 eventi finalizzati a far crescere la cultura dello sviluppo sostenibile sul piano economico, sociale, ambientale e istituzionale.

Il Festival dello Sviluppo sostenibile si pone l’obiettivo di diffondere la conoscenza dell’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile (Agenda 2030) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che concerne 17 obiettivi di sviluppo sostenibile che l’Italia si è impegnata a raggiungere, alcuni entro il 2020.

Il coinvolgimento del mondo universitario e del nostro Ateneo quindi è strategico, per la funzione e il sociale che hanno le università. Se si vuole promuovere un cambiamento culturale e diffondere nuovi modi di agire non si può pensare di confinare questi temi solo nella ristretta cerchia dei c.d. “addetti ai lavori”, da qui l’esigenza di aprirci alla società anche in modalità innovative come può essere uno spettacolo teatrale.

L’ambiente, la salute e gli sprechi alimentari sono i temi degli altri appuntamenti, mentre quello di questa sera riguarda al condizione dei figli nati in Italia dei migranti irregolari.

Se si pensa alla sostenibilità, automaticamente pensiamo soltanto all’economia e all’ambiente, ma il rispetto dei diritti fondamentali è imprescindibile se con l’espressione sviluppo sostenibile intendiamo la capacità di vivere, in maniera dignitosa ed equa per tutti, senza distruggere i sistemi naturali da cui traiamo le risorse per la nostra sussistenza e senza oltrepassare le loro capacità di assorbire gli scarti e i rifiuti dovuti alle nostre attività produttive.

Vivere in maniera dignitosa ed equa, presuppone dal punto di vista del diritto essere riconosciuti prima come soggetti di diritto e quindi titolari di diritti e di doveri. Il nostro Codice civile ci dice che basta essere nati per essere titolari di diritti e di doveri, ma a guardare più da vicino la realtà ci accorgiamo che la documentazione di quel fatto “essere nati” è un passaggio imprescindibile e che condiziona tutta la nostra vita.

Tutti i servizi di sostegno alla persona, nello Stato sociale che immagina la nostra Costituzione, si fondano sulla premessa che io possa rintracciare quella certa persona e possa interrogarmi sui suoi bisogni. Ma se io non so neppure che quella persona esiste, come posso raggiungerla?

La documentalità – secondo il filosofo Maurizio Ferraris – è la dimensione della società contemporanea.

È necessario lasciar tracce: altrimenti non ci sarà niente nessuno in nessun luogo mai.

La società della comunicazione è in realtà una società della registrazione e della iscrizione.

Nel 2009 con la legge n. 94 (c.d. “pacchetto sicurezza”) l’art. 6 del Testo Unico sull’Immigrazione 286/98 era stato modificato, diventando una norma che, se interpretata restrittivamente, poteva impedire la registrazione alla nascita ovvero il riconoscimento del figlio naturale di cittadini stranieri irregolari.

Da più parti si è chiesto di chiarire che l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno come modificato dal “Pacchetto sicurezza”  non si applicasse alla dichiarazione di nascita ed al riconoscimento del figlio naturale, essendo questa l’unica interpretazione della legge, conforme alla Costituzione e agli obblighi internazionali che l’Italia ha sottoscritto.

Sono seguite circolari interpretative, che ovviamente non possono modificare la disposizione legislativa. Ciò vuol dire rendere incerto il rispetto di diritti fondamentali che tutti noi percepiamo come ineliminabili.

Dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Udine

Marina Brollo    –
Professoressa Ordinaria di Diritto del lavoro
Delegata di area del Rettore al Trasferimento della conoscenza
Presidente dell’Aidlass.   Direttrice del Master in Inclusione delle Diversità –MIND

Francesco Bilotta
Ricercatore confermato presso il Dipartimento di scienze giuridiche
Insegna diritto privato ed è supervisore della Clinica legale in diritto antidiscriminatorio.
Rappresentante del Senato accademico

8 Novembre 2020Permalink

8 novembre 2018. “Fra Trump e la Repubblica italiana – Un elemento significativo di solidale vicinanza – Primi segni di dignità sostenibile – Seconda puntata

Poco fa ho pubblicato  nel mio blog un pezzo intitolato
“Fra Trump e la Repubblica italiana – Un elemento significativo di solidale vicinanza”
[Nota 1]

Di recente sono emersi segni di dignità che potrebbero indurre a sperare in un cambiamento.  Speranza? Non so . Ma sono esempi di dignità cui voglio rendere onore.
So che resistere  per 12 anni è difficile, lo provo sulla mia pelle, ma so anche che la violazione di un diritto fondamentale, previsto in Costituzione e nella legislazione internazionale, ferisce anche tutti  coloro che non ne sono personalmente colpiti.
E’ un attentato alla nostra dignità di persone e cittadine/i: parlo evidentemente della registrazione della dichiarazione di nascita  negata ai nati in Italia se figli di migranti non comunitari.  Mi è noto che  la negazione di esistenza giuridicamente riconosciuta a questi neonati ha autorevoli sostenitori che confortano politici opportunisticamente asserviti  e organizzazioni della società civile che hanno scelto  di essere suddite .       [Nota 2]

Nel mare dell’indifferenza è consolante ritrovare i propri simili, capaci della dignità di dire NO anche se non conviene

 Nel 2014 anche con una forte presenza locale (GrIS  FVG) la Società di Medicina delle Migrazioni in un proprio congresso segnalò la necessità di cambiare la legge (94/2009 art. 1 comma 22 lettera G) che negava e nega la registrazione della dichiarazione di nascita dei figli dei Sans Papier.
In quell’anno, nell’ambito di un convegno della SIMM svoltosi a Udine avevamo, con la dott. Chiara Gallo,  costruito un panel per spiegare dettagliatamente cosa sia un  certificato di nascita.   Alcune di noi si illudevano ancora  sulla consapevolezza della funzione del certificato di nascita nella vita di ognuno. Fu così che Suzi Cucchini, forte di un certo  numero di manifesti che riproducevano quel panel,  decise di recarsi dove bacheche esposte al pubblico lo potevano accogliere. Ebbe qualche consenso ma anche inimmaginabili  rifiuti.
Per il resto silenzio che preferisco non documentare in chi lo sostenne e promosse:  per molti altrimenti insospettabili ci sono bambini cui  può essere negato il certificato di nascita.

E più o meno un anno fa la svolta

Giuseppina Trifiletti, che ama scrivere di teatro, volle esaminare assieme a me e a Giuliana Catanese la questione e ne scaturì un pezzo teatrale su cui si è misurato il  piccolo gruppo NonSoChe  che ha capito e per mesi ha dedicato il suo impegno a preparare la recita dello spettacolo “Nelle mani degli dei. L’odissea di un bambino invisibile”.
Quando tutto era pronto … il covid.
Nel periodo estivo fu possibile la rappresentazione (naturalmente nel rispetto delle norme di sicurezza) il 3 agosto nella sala della Comunità di San Domenico (che si era resa disponibile anche per le prove) e il 5 agosto al teatro San Giorgio.
Era la prima volta che un impegno culturale, segno di una dignità mantenuta e cercata, diventava strumento di diffusione della consapevolezza della dignità negata.
Intanto però maturava una possibilità nuova per cui devo riconoscimento e gratitudine all’amico Francesco Bilotta, docente all’Università di Udine di diritto civile e antidiscriminatorio, che mi ha confortato non solo con la pazienza dell’ascolto e il sostegno della sua competenza ma anche con l’inserimento dello spettacolo in una attività dell’Università di Udine.
Il 25 settembre infatti lo spettacolo andava in scena nella sala Madrassi g.c. di via Gemona (Udine), anche qui nel rispetto puntuale di tutte le misure di sicurezza,  nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile cui aderisce l’Università di Udine , presentato dai proff. Marina Brollo e Francesco Bilotta.                                                                                  [Nota 3]
Trascrivo in una successiva puntata  i testi dei loro interventi pronunciati in apertura.
Ricordo anche il mensile genovese il Gallo   che ha dato ampia informazione sull’argomento e il periodico Ho un Sogno (reperibile presso  la libreria CLUF di via Gemona 22 – Udine) che non si è mai negato all’informazione sull’argomento.
Infine non voglio dimenticare la mozione presentata  dal consigliere prof. Furio Honsell in consiglio regionale di cui dirò di più in una prossima puntata.
Ed è con vero piacere che segnalo il link a un sito di Martignacco che consente di vedere l’odissea di un bambino  invisibile                                                                      [Nota 4]

[Nota 1]               http://diariealtro.it/?p=7516

[Nota 2]    Si veda il mio post del 13 giugno :  “Quando i Vescovi non dicono il vero”

http://diariealtro.it/?p=7334

[Nota 3]

https://qui.uniud.it/notizieEventi/citta/festival-dello-sviluppo-sostenibile-eventi-e-conferenze-all2019universita-di-udine

[Nota 4]   www.martignaccospazioaperto.it

8 Novembre 2020Permalink

8 novembre 2020. Fra Trump e la Repubblica italiana – Un elemento significativo di solidale vicinanza – Prima Puntata

Ho deciso anch’io un mio contributo all’occupatore della Casa Bianca negli USA.
Lo fanno tutti, perché io non dovrei?

Tanto più che la mia memoria è estranea alla raccolta  delle espressioni retoriche che riempiono le pagine dei nostri quotidiani, si avvale del blog Diariealtro da cui ricopio un testo che risale a due anni fa o quasi.  Ne riporto il passo che debitamente linkato può permettere di ascoltare i pianti di bambini che il già presidente ora  asserragliato alla Casa Bianca aveva provocato.
In Italia noi abbiamo invece scelto una precisa categoria di bambini per metterli al rischio di non esistere ma nulla ci vieta di proseguire nell’eroico precorso   …  questo alla prossima puntata che sarà proprio prossima.

 

27 dicembre 2018 .  Un bambino muore solo                       [Nota 1]

Usa, bimbo di 8 anni muore in un centro per l’immigrazione al confine col Messico                                                                                                                                             [Nota 2]
Ignote le cause del decesso del bambino proveniente dal Guatemala, il secondo morto sotto custodia americana nel giro di un mese di Redazione Online
Morto in un centro per l’immigrazione la Vigilia di Natale al confine con il Messico.
Aveva la febbre, questo si sa, ma ignote ancora sono le cause della morte di un bambino di otto anni, un piccolo migrante proveniente dal Guatemala che era stato preso in custodia dalle autorità americane.
Ed è la seconda morte nel giro di un mese: l’8 dicembre si era spenta per disidratazione e fame una bambina, sempre del Guatemala, di sette anni, Jakelin Caal.

Pro memoria

I bambini ‘sotto custodia americana’ furono strappati ai loro genitori arrestati
(e imprigionati) per aver varcato illegalmente con i loro figli la frontiera che separa gli USA dal Messico.
Così un piccolo bambino è stato condannato a morire solo mentre i suoi genitori si trovavano in carcere.
“ Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Il grido di Cristo in croce gli appartiene di diritto se a Dio mio sostituiamo ‘papà”.
Chi in un simile momento potrebbe spiegare a un piccolo sofferente fino alla morte che il suo papà non l’ha abbandonato ma che è stato rapito un tizio di nome Trump?
La registrazione dei pianti dei bambini, strappati ai genitori, si può dal link in nota                                                                                                                               [Nota 3]

In Italia credo non ci sia consentito rifugiarci nella condanna a Trump (la sua decisione di sottrarre i bambini ai genitori risulterebbe riconducibile a un’iniziativa personale ma pur sempre presidenziale) dimenticando che in Italia abbiamo costruito con legge  una analoga possibilità che ammicca ai violenti più timidi del già presidenti suscitandone penso piaceri inenarrabili

[Nota 1]   Per leggere integralmente l’articolo del 27 dicembre 2018
http://diariealtro.it/?p=6321

[Nota 2]
https://www.corriere.it/esteri/18_dicembre_25/usa-bimbo-8-anni-muore-un-centro-l-immigrazione-confine-col-messico-e9d57040-0874-11e9-9efd-ce3c5bf3dd59.shtml

[Nota 3]        https://www.youtube.com/watch?v=y05743HMrWM

A suo tempo ho registrato questi pianti  dal TG2000, notiziario di TV2000 che così si presenta oggi.
“L’attuale direttore della testata è Vincenzo Morgante.  È edito dalla società Rete Blu S.p.A., controllata dalla Conferenza Episcopale Italiana. Il TG2000 è particolarmente attento ai temi riguardanti l’attività pastorale della chiesa cattolica e del Papa”.

 

 

8 Novembre 2020Permalink