27 ottobre 2012 – Dodicesima giornata del dialogo crstiano-islamico

XII Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Comunicato stampa n. 6 del 26 ottobre 2013

a cura del Comitato Promotore

Domani in tutta Italia si terrà la celebrazione della dodicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico. Dal precedente comunicato ad oggi sono oltre 155 le associazioni che in tutta Italia hanno aderito e hanno promosso iniziative di incontro con le comunità musulmane italiane. Alcune si sono già svolte, altre si faranno nei prossimi giorni. In molte realtà l’attività del dialogo proseguirà nei prossimi mesi con la programmazione di numerose iniziative. Per la scorsa edizione le adesioni erano state 125.
Significative le adesioni di numerosi sindaci ed istituzioni comunali, come quella di Saronno, l’ultima arrivata, o del comune di Faenza, di Pisa, di Rezzate (BS), Lugo, Firenze… E poi la presentazione nel Senato della Repubblica tenutasi il 24 ottobre scorso, con un messaggio del Presidente del Senato Pietro Grasso. (Vedi il resoconto della iniziativa)
Dal precedente comunicato stampa si sono aggiunte iniziative a Messina, Cosenza, Mantova, Cuneo, Bolzano, Diocesi di Casale Monferrato,Occimiano (AL), Pisa, Vicenza, Torino, Genova, Trento, Bologna, Parma, Serdiana (Ca) , Ravenna. A Bologna ci saranno due iniziative, una della quali si terrà, per la quinta volta, nel carcere della Dozza.
Per gli aggiornamenti delle adesioni e delle iniziative vedi la pagina delle adesioni e degli appuntamenti.
Sul sito www.ildialogo.org è anche disponibile la tradizionale «LETTERA ALLE DONNE E AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’ IN OCCASIONE DELLA DODICESIMA GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO» che quest’anno è stata scritta da Giovanni Sarubbi, direttore del sito www.ildialogo.org . (Per leggerla usare il seguente link)
In questa lettera vi è l’appello a realizzare, per la prossima primavera, un “incontro nazionale fra quanti in questi 12 anni hanno caparbiamente creduto al dialogo e lo hanno sostenuto con la propria iniziativa, mettendoci la faccia, il cuore, la propria passione e intelligenza”, un incontro per andare oltre il semplice conoscersi e consolidare sempre di più la cultura del dialogo e della pace.
Ringraziamo quanti/e si sono impegnati/e per la realizzazione delle iniziative e a tutti diamo il nostro fraterno augurio di
Shalom, salaam, pace
I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico
Roma, 26 ottobre 2013
Per l’elenco dei promotori, per le adesioni e le iniziative vedi la pagina:
http://www.ildialogo.org/cristianoislamico

Sabato 26 Ottobre,2013 Ore: 10:15

27 Ottobre 2013Permalink

25 ottobre 2013 – L’Osservatore romano segnala la solidarietà senza impegni legali

Una segnalazione che suona critica

Il significato della notizia (che mantiene il tono sobri tipico del quotidiano vaticano) è tutto nel titolo.
Una mia domanda: perché a livello locale il mondo cattolico opta per la beneficenza (anche di alto livello) e guarda con sospetto all’interesse per modifiche di natura politico-istituzionale? 

L’Osservatore Romano:  http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/text.html#3

Al Consiglio europeo non sono previste modifiche della legislazione comunitaria su immigrazione e asilo   

                                                                            SOLIDARIETA’ SENZA  IMPEGNI LEGALI

Bruxelles, 24. Il vertice straordinario dei capi di Stato e di Governo dell’Unione europea, oggi e domani a Bruxelles, affronta i temi dell’immigrazione e dell’asilo con la dichiarata intenzione di un maggior coinvolgimento comunitario, ma senza modifiche strutturali alle regole che ne affidano la gestione all’esclusiva competenza dei singoli Stati. Su iniziativa di Italia, Francia, Spagna, Grecia, Malta, Cipro e Croazia, nella bozza della dichiarazione finale del vertice, che ovviamente deve essere ancora discussa, sono stati aggiunti la “necessità di un’azione europea”, un richiamo alla solidarietà e l’impegno alla “cooperazione con gli Stati di origine e transito” dei migranti e dei profughi. Viene inoltre fissata entro la fine dell’anno la scadenza per la costituzione del comitato che Stati membri e Commissione europea devono insediare per “individuare azioni concrete per un uso più efficiente degli strumenti esistenti”.

 Il punto cruciale è proprio quello degli strumenti esistenti, a partire da Frontex, l’agenzia europea per le frontiere. Né rappresenta un sostanziale mutamento l’adozione, già decisa martedì a Lussemburgo dal Consiglio dei ministri degli Esteri, dell’European Border Surveillance System (Eurosur), un programma per consentire una condivisione di informazioni tra gli Stati che effettuano operazioni di sorveglianza delle frontiere, sulle quali mantengono appunto competenza esclusiva. L’Eurosur, infatti, è uno strumento tecnico e non una sede decisionale comunitaria.

25 Ottobre 2013Permalink

24 ottobre 2013 – Registrazione anagrafica per i figli di immigrati

Premessa a mia futura memoria

Riporto per esteso la mozione n. 21 presentata ieri alla presidenza del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia.

Mi sembra importante rilevare che le firme dei presentatori appartengono a consiglieri di tre diversi gruppi che si sono fatti carico di due elementi per me ineludibili: una corretta documentazione che non si umilia, come spesso accade, agli slogan a volte impropriamente declamati e lo sforzo di ritrovare in una materia per sé appartenente allo stato e, nella sua attuazione, ai comuni, un ruolo proprio e corretto della Regione.
Vorrei scrivere molto di più perché per me seguire nel corso degli ultimi anni questa vicenda è stata un’esperienza per lo più dolorosa, spesso frustrante ma importante anche per valutare chi ci rappresenta e governa. E non voglio dimenticare.

XI LEGISLATURA  Mozione n. 21

Registrazione anagrafica per i figli di immigrati”

Pustetto, Cremaschi, Edera, Da Giau, Paviotti, Gregoris, Zecchinon

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,

PREMESSO che:

− il 6 giugno 2013 il Gruppo Convention on the Rights of the Child (CRC) ha redatto il Sesto Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (2012-2013) alla presenza del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Enrico Giovannini, del Vice Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Cecilia Guerra, e dell’Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Vincenzo Spadafora;

− in quell’occasione il CRC ha rilanciato la raccomandazione del Comitato ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza perché il Governo italiano si impegni a superare le “restrizioni legali e pratiche rispetto al diritto dei minori di origine straniera di essere registrati alla nascita”;

− in particolare il Comitato esprime preoccupazione di come la Legge 15 luglio 2009, n. 94 sulla pubblica sicurezza renda obbligatorio per i cittadini stranieri mostrare il permesso di soggiorno per gli atti inerenti il registro civile; il conseguente obbligo di denuncia per i pubblici ufficiali rappresenta un deterrente per quei genitori che, trovandosi in situazione irregolare, non si presentano agli uffici anagrafici per la registrazione del figlio per paura di essere identificati ed eventualmente espulsi (art. 1, comma 22, lettera g), stessa legge);

− sebbene non vi siano dati certi sull’entità del fenomeno le stime più recenti sulla presenza di immigrati in situazione irregolare fanno supporre che vi possa essere un numero significativo di gestanti in situazione irregolare che potrebbero, per paura di essere identificate, non accedere alle cure ospedaliere ed alla registrazione anagrafica del figlio;

− se è vero che la circolare n 19 del 7 agosto 2009 del Dipartimento per gli affari interni e territoriali, nell’ intento di sciogliere possibili dubbi interpretativi della l. 94/2009, al punto 3 recita: “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”, resta il fatto che la legge in questione è tuttora in vigore e in ogni caso è sempre sovraordinata rispetto ad una circolare;

POSTO che la “Convenzione dei diritti del fanciullo– ratificata con legge 27 maggio 1971, n. 176 –stabilisce che: “il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e ad essere allevato da essi”;

VISTO che il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, all’art 35 norma l’Assistenza sanitaria per gli stranieri non iscritti al Servizio sanitario nazionale (legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 33) anche se non in regola con le norme relative all’ingresso e al soggiorno;

CONSIDERATO che al comma 3, lettere a), b), c), d), e) dello stesso articolo viene puntualizzato come lo Stato assicura la tutela sociale della gravidanza e della maternità, la tutela della salute del minore, le vaccinazioni, gli interventi di profilassi internazionale e la diagnosi e la cura delle malattie infettive;

VISTO che la Regione FVG con deliberazione della Giunta regionale n. 1147 del 28 giugno 2013 ha recepito l’accordo n. 255/CSR sui migranti, approvato il 20 dicembre 2012 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, in cui si dispone che l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme del soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità;

PRESO ATTO che non tutte le nostre strutture hanno recepito in toto quanto sopraindicato stante che richiedono un documento valido di soggiorno per la registrazione del minore alla nascita

Tutto ciò premesso;

impegna la Giunta regionale

− a garantire l’obbligo di registrazione alla nascita di tutti i bambini che nascono e vivono in Regione intervenendo presso gli uffici dell’anagrafe di tutti i Comuni della Regione e presso i Presidi Ospedalieri che hanno la delega dei Comuni per la registrazione anagrafica dei nuovi nati affinché si applichi la Circolare del 7 agosto 2009;

− a coinvolgere i parlamentari eletti in regione al fine di sostenere la proposta di legge 740 “Modifica dell’art 6 del Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 in materia di obbligo di esibizione dei documenti di soggiorno” presentata il 13 aprile 2013 a prima firma Rosato;

− ad intraprendere una diffusa campagna di sensibilizzazione sul diritto di tutti i bambini di essere registrati alla nascita, indipendentemente dalla validità o meno del permesso di soggiorno dei genitori.

Presentata alla Presidenza il 23/10/2013

24 Ottobre 2013Permalink

22 ottobre 2013 – Dodicesima giornata del dialogo cristiano islamico

Comunicato stampa n. 5 del 21 ottobre 2013 a cura del Comitato Promotore

A pochi giorni dalla celebrazione della dodicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico, sono oltre 140 le associazioni che in tutta Italia hanno aderito e stanno promuovendo iniziative di incontro con le comunità musulmane italiane. Per la scorsa edizione le adesioni erano state 125. Per gli aggiornamenti delle adesioni vedi la pagina http://www.ildialogo.org/ViewAppel.php?doc=cristiaisl2013&nver=y

Si tratta di un risultato del tutto insperato ed estremamente positivo, che ci conforta molto ed è indice del clima nuovo che si respira in Italia sui temi del dialogo interreligioso, come non succedeva oramai da molti troppi anni.

Incontri sono in programma a Roma, Serdiana (ca), Faenza, Lugo Di Romagna, Pisa, Ivrea, Bari, Vicenza, Ravenna, Bologna, Voghera, Genova, Crema, Casalmaggiore (cr), Rezzato ( Brescia), Modena, Trento, Venezia-Marghera, Sondrio, Vicenza … Per gli aggiornamenti delle iniziative vedere il sito http://www.ildialogo.org/ShowIndex.php?sez=cristianoislamico

In molte realtà le iniziative non si limiteranno alla sola giornata del 27 ottobre ma proseguiranno anche nei prossimi mesi. Alcune iniziative, come a Faenza, sono già state tenute con grande successo.

Giovedì 24 ottobre, a cura della rivista Confronti, la giornata sarà presentata a Roma, presso il Senato della Repubblica, con la partecipazione di numerosi parlamentari e rappresentanti delle chiese cristiane e della comunità musulmana. (Per i dettagli vedi qui  http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cristianoislamico/Appuntamenti_1382169904.htm).

Il prossimo comunicato sarà emesso sabato 26 ottobre 2013.

Con un fraterno augurio di Shalom, salaam, pace

I promotori della giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico

Roma, 21 ottobre 2013

Mia nota:
Ho guardato l’elenco delle adesioni per identificare eventualmente quelle della mia regione.
Ne ho trovate tre, solamente di singole persone, due a Udine (n. 53 e 131 a Udine e una a Trieste n. 96).
Tre singoli? Mi ricordano la prima edizione organizzata nell’anno delle Torri Gemelle e che alcuni di noi hanno voluto con tutta la forza anche – e proprio – allora.
Non ho usato il ‘noi’ perché la mia adesione (e presenza che ho voluto garantirmi anche per alcuni anni successivi) contasse qualcosa ma perché veramente credo in questa iniziativa, una di quelle in cui la diversità resta come espressione della propria identità e si fa legame, non ragione di opposizione

22 Ottobre 2013Permalink

20 ottobre 2013 – Identificazione di minori stranieri

Dal Messaggero Veneto del 20 ottobre 2013 – Cronaca di Udine – pag. 19

Trascrivo la parte centrale dell’articolo, di cui non mi assumo la responsabilità:

Ecco come di sono svolti i fatti alcune settimane fa, a fine agosto. …
A un certo punto l’agente addetto allo sportello stranieri si rivolge a una donna con due bambini pensando che sia giunto il suoi turno. «No, faccio prima io, ho fretta, devo andare a lavorare» si inserisce all’improvviso un altro straniero che era seduto vicino alla donna. Quest’ultima acconsente e così l’uomo, che come detto è di origine senegalese, si avvicina allo sportello e presenta i documenti necessari per il rinnovo del permesso di soggiorno.
La legge italiana prevede che, nel caso in cui lo straniero abbia figli, i minorenni siano presenti allo sportello per poter essere riconosciuti dal pubblico ufficiale che riceve le loro fotografie. In base a tale regola, l’agente ha chiesto al senegalese dove fossero i suoi figli e si è v isto indicare i due bambini della donna a cui era passato davanti.
pensando che i 4 formassero una famiglia, l’agente ha avviato la procedura di rinnovo seguendo la prassi. Ma pochi minuti più tardi, quando è arrivato il turno della donna con i due bambini, è emersa la verità. I figli non erano affatto figli del senegalese e lei, una colombiana, non era sua moglie, I due non avevano nulla a che fare. Semplicemente il senegalese aveva detto una bugia perché uno dei suoi figli in verità si trovava dalla nonna in Senegal.

Il minore è soggetto di diritti, primo quello della propria identità

Da una lettura del testo che ho riportato, per la verità un po’ confuso, traggo qualche considerazione.
I bambini, ritenuti per equivoco figli del senegalese, erano per fortuna con loro mamma che ritengo munita di regolari documenti per ciò che  li riguarda.

E se la situazione equivoca si fosse sviluppata in altro contesto, a Udine, in Friuli o altrove in Italia, e i bambini fossero stati privi di certificato di nascita? o la mamma non fosse stata in grado di esibirlo (ammettiamo un incidente d’auto in cui avesse perso conoscenza) e di provare l’identità dei due piccoli e il suo rapporto genitoriale in presenza di un  tizio dall’indice indicatore credibilmente veloce?
Non più tardi di ieri ho citato il caso di Monnalisa, una ragazza cui al compimento del 18esimo anno è stata negata la cittadinanza italiana che per legge le spettava in quanto il comune di nascita ne aveva trascurato la registrazione e quindi non  risultava la continuità della sua presenza in Italia dalla nascita.
Un errore capita  a tutti, certamente … ma il prezzo dell’errore altrui può essere molto alto per chi lo subisce e allora bisogna prevenire e magari, prima, pensare.

Ammettiamo quindi che il caso segnalato dal Messaggero Veneto, per cui il senegalese dall’indice indicante tanto veloce quanto improprio, “è stato denunciato a piede libero per l’ipotesi di falsità ideologica commessa da un privato in un atto pubblico”, sia avvenuto come è stato descritto e partiamo da lì. Dalla cronache riportata traspare a mio parere una forma di informazione confusa in cui non è segnalato il prioritario diritto all’identità di un minore e da cui consegue la necessaria prudenza da parte di chi – e tanto più se in veste ufficiale – se ne deve occupare.

Analogie preoccupanti e negligenze sconcertanti

Non posso non associare questa cattiva comunicazione a quella – ancor più cattiva perché costruita con irragionevole calma a tavolino e non davanti a uno sportello – per cui l’Azienda ospedaliero universitaria di Udine distribuiva dépliant che citavano il permesso di soggiorno come documento da potersi richiedere per la registrazione delle denunce di nascita, senza che il sindaco, ufficiale di stato civile che a questa funzione aveva delegato l’ospedale, fosse mai intervenuto a imporre la correzione di quel testo se non dopo che la cosa gli era stata segnalata da private cittadine (ne ho scritto in questo blog il 4 ottobre e il 4 settembre scorso).

Non posso non riferire queste cattive comunicazioni e tanta negligenza alla sottovalutazione totale dei diritti del minore, sottovalutazione facilmente riferibile  al quadro culturale espresso dal ‘pacchetto sicurezza’, come concepito dall’allora ministro Maroni (legge 94/2009 art. 1, comma 22, lettera g), che nega il diritto di registrazione anagrafica ai figli dei migranti irregolari.

Fra ignoranza e pregiudizio: il rimedio negato

Sarebbe necessario cambiare la legge – e sarebbe operazione semplice.
Purtroppo la proposta presentata dall’on . Orlando prima che diventasse sindaco di Palermo fu totalmente abbandonata da due disattenti – e mi sembra un aggettivo molto debole – cofirmatari.
Analoga proposta è stata presentata in questa legislatura.
Ne ho parlato più volte in questo blog e ne ho riportato il testo il 17 giugno scorso.
Questa volta i firmatari sono 104 ma nessuno di loro sembra intenzionato a farsi carico di promuoverne la conoscenza. I partiti cui gli stessi firmatari appartengono se ne infischiano e la società cd civile pure.
Chissà se sono in grado di immaginare il destino di un bambino privo di certificato di nascita.
Dopo anni di interviste, richieste, solleciti penso non arrivino neppure a tanto.
I bambini nella cultura post maronica non sono tutti uguali, oggetti appresso dei loro genitori ne duplicano privilegi e condanne.
Sarò felice di smentirmi.

 

20 Ottobre 2013Permalink

14 ottobre 2013 – Nell’anniversario del rastrellamento del ghetto di Roma

Alle Ardeatine
Mi chiedo perché si faccia giusta attenzione al boia delle Ardeatine e quasi mai, con altrettanta enfasi, a chi ‘non obbedì’, seppe discernere il crimine e quasi sempre pagò con la vita.
Perché mentre giustamente molto si parla della Resistenza nulla si dice dei singoli, che nella loro quotidianità, seppero dire ‘no’?
Forse perché siamo imbarazzati dai troppi sì che ancora si dicono? Sono i piccoli ‘sì’ di tutti i giorni ognuno dei quali implica un passo successivo.

Riporto il messaggio che ho scritto al giornalista che conduce Prima Pagina  (Rai 3), aggiungendo questa nota:
Perché non ricordare mai i nomi di chi non obbedì?
Fra i morti nelle Ardeatine c’erano persone che si trovavano in carcere per non aver obbedito ed essersi rifiutati al crimine.

A  Milano
Aggiungo un nome: Andrea Schivo, secondino a San Vittore, che aiutò gli ebrei imprigionati a San Vittore, fu scoperto, deportato e morì in un lager.
Oggi è giusto fra le nazioni, ignorato fra tanti in Italia.
Gli è dedicato un libro scritto da tre sorelle: Giuliana, Marisa, Gabriella Cardosi. La giustizia negata.
La mamma di queste tre donne (allora avevano fra i 18 e i 3 anni)  fu deportata e uccisa perché nata da famiglia di origine ebraica di cui solerti funzionari dello stato italiano avevano identificato il nome.
Nel 1938, era maestra elementare nella scuola pubblica, fu irrimediabilmente licenziata.
Nel conteggio della pensione (dopo la guerra) non fu riconosciuto il periodo trascorso in carcere e nel lager e la pensione di reversibilità non fu concessa.
A fronte del dipendente del carcere che disse alla 18enne Giuliana che portava qualche soccorso alla mamma ‘Ebrea? allora è nessuno’. Andrea Schivo assicurò, finché la signora Cardosi restò a San Vittore, lo scambio di notizie fra la donna e la famiglia”.

Segnalo l’ottimo perché problematico (a mio parere) articolo di Barbara Spinelli
 

 

16 Ottobre 2013Permalink

8 ottobre 2013 – CIE di carne 3

Fra legge e circolare: un groviglio senza pietà.

Nell’hangar ormai indimenticabile obitorio di Lampedusa ci sono alcune piccole bare bianche con un numero.
Anche le piccole vittime del recente naufragio non hanno un nome.
Ma vediamo cosa può succedere a chi, riconoscendole dalla fotografia appoggiata al legno, glielo attribuisse.

Una legge che funziona.

Ci sono notizie sconcertanti che girano non smentite.
Ricopio da il Corriere della sera ma potrei farlo da qualsiasi quotidiano “Per la legge Bossi-Fini dovranno tutti rispondere di immigrazione clandestina”.
Se l’ingresso irregolare è reato, incriminare chi irregolarmente è entrato in Italia (tra l’altro con il massimo dell’irregolarità: chi oserebbe collocare un naufragio fra gli eventi ‘regolari’?).è ‘atto dovuto’ , come avrebbe detto un magistrato, (riferendosi, per quanto ho potuto capire, all’art. 10 bis del d.lgs. n. 286/98).

Per qualche utile considerazione segnalo un passo tratto dal sito dell’ASGI del 7 dicembre 2012 , dove comunque molto si può trovare.

Non posso e non voglio dimenticare che il pacchetto sicurezza contiene una delle norme più infami della nostra legislazione, a fronte della quale tutti ostentano indifferenza al fine –credo – di promuoverne la sottovalutazione: si tratta della lettera g del comma 22 dell’art 1 della legge 94/2009.
A  seguito di quella norma chi dichiari la nascita del proprio figlio – e chieda il relativo certificato –non lo può ottenere a norma di legge ma solo per il precario intervento di una circolare e, inoltre, scoprendosi, si espone al rischio di espulsione.
Ne ho scritto per anni e anche di recente il 26 settembre e il 4 ottobre   

Oggi chi si avvicinasse a quelle bare bianche, dando un nome alla piccola salma sulla base della fotografia esposta, dovrebbe – come testimone -identificarsi.
E’ ovvio e civile
MA….
Dichiarava un giornalista de La Repubblica qualche giorno fa: “abbiamo deciso con la redazione di non pubblicare la lista dei sopravvissuti. Non vorremmo che uno di loro potesse subire con l’identificazione regressione o ritorsioni nel paese d’origine, come è accaduto”.
Quindi il rischio dell’identificazione può costituire un deterrente tale da impedire di dare un nome a un bambino morto e di consentire ai suoi di conoscerne la sepoltura.
A questo punto è opportuno ricordare che l’Italia non ha una legge sull’asilo: se ne è ricordato ieri il Presidente della Repubblica e lo ha detto.
A mia memoria l’unica a cercar di farsi  carico del problema fu l’avv. Fernanda Contri, nella sua carica di ministro – governo Ciampi 1993-94. Poi tutti se ne disinteressarono.

Come volevasi dimostrare.

E restiamo ai vivi.
Ammettiamo che fra i sopravvissuti vi sia una donna incinta che non  si voglia identificare per le ragioni dette sopra e che il suo bambino, quando nascerà (se ciò avverrà in Italia), abbia anche un papà che lo voglia riconoscere.
Se non avrà dichiarato e dimostrato adeguatamente la fondatezza delle sue generalità (e se non  lo avrà fatto sarà stato per le ragioni saggiamente ricordate dal giornalista de La Repubblica) quel papà – e conseguentemente la mamma (anche se la tutela della maternità assicura qualche protezione)–sono  migranti irregolari, privi di permesso di soggiorno  e il figlio resterà senza certificato di nascita con tutto ciò che ne consegue.
Quando andavo a scuola io alla fine della dimostrazione di un teorema si diceva: come volevasi dimostrare. Appunto

Se si distruggono i CIE di muro restano quelli di carne e la funzione oggettiva dei neonati vivi (ma si può estendere ai bambini morti) è quella di assicurare identificazione ed espulsione dei genitori.

Un privatissimo e non invasivo appello

Questa volta non so proprio da che parte cominciare e prego chi legga questo pezzo e ritenga doveroso assicurare ai nuovi nati un certificato di nascita di scrivere a un qualsivoglia parlamentare perché nelle modifiche alle leggi sull’immigrazione di cui si parla si ricordino dei neonati cui tale certificato è negato: tutti, deputati e senatori, hanno una casella di posta e forse se scrivessimo in molti ….
Da cinque anni mi occupo dei figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno, vittime, appunto, di questa spaventosa violazione dei loro diritti.

Poiché, nonostante il consenso del GrIS (vedi Simmweb.it) e la presentazione della pdl 740 (il cui testo ho pubblicato in questo blog il 17 giugno scorso), i mezzi di informazione non si occupano del problema, ho cercato di dare informazioni anche a singole persone.

Non ho ottenuto gran quantità di consensi ma pensavo che apprezzassero lo sforzo di informare: invece ho capito – da messaggi ricevuti – che infastidisco, nonostante abbia cura di scrivere sempre con lista cieca in modo da non ‘compromettere’ i destinatari dei miei messaggi.

Quindi proverò a limitarmi al blog e ad eventuali corrispondenze da non esibire se non a chi io ritenga istituzionalmente interessato e impermeabile ai fastidi che posso provocare.

8 Ottobre 2013Permalink

4 ottobre 2013 – CIE di carne sempre in attività di servizio – 2

Per fare ordine.  4 settembre.

Ho pubblicato il testo della mia segnalazione all’ospedale di Udine in un pezzo intitolato ‘Naturalmente tacciono’ .
Ero venuta in possesso di un dépliant dell’Ospedale stesso, finalizzato ad informare gli utenti sui servizi e sulle modalità in cui – insieme a una lunga serie di utilissime informazioni – si leggeva alla voce ‘denuncia di nascita’
 “COSA SERVE: documento di identità valido di entrambi i genitori, se stranieri non residenti passaporto o permesso di soggiorno valido” .
Ho ricopiato pedissequamente il testo dalla “Guida rapida all’ospedale” dove si citano come estensori  l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, la sede di Cividale del Friuli e di Gemona del Friuli.

Per fare ordine. 26 settembre  

Scrivo un pezzo intitolato ‘CIE di carne’  anche in risposta a una lettera (prot. 51831) inviatami dall’Ospedale di Udine come riscontro alla mia segnalazione, da poco ricevuta anche se la data del timbro postale è  20 settembre.  
Ne ho scritto nel mio pezzo del 26 settembre e ne riprendo il passo centrale perché è intervenuto un fatto nuovo che voglio commentare senza escludere nessun elemento, almeno di quelli che io riesca a cogliere.

La dott.ssa Paola  Toscani ha approfondito la problematica evidenziata e precisa che l’informazione inerente il “permesso di soggiorno valido”, indicato in alternativa al passaporto per effettuare la denuncia di nascita, non è finalizzata a verificare se sussiste una situazione di irregolarità del migrante, ma ad agevolare lo straniero, offrendogli più di una possibilità. Infatti ai migranti irregolari non è mai stato chiesto il permesso di soggiorno ma solamente ‘un documento’ che potesse accertare l’identità del genitore, come previsto dalla normativa.

Dalle sue osservazioni sembrerebbe che l’indicazione del permesso di soggiorno abbia generato equivoci, pertanto le assicuriamo che nella prossima ristampa della Guida Rapida si provvederà a ometterla.

Nel ringraziarla per la segnalazione che ha fornito l’occasione per migliorare le informazioni sull’accessibilità ai servizi sanitari da parte della popolazione migrante, si coglie l’occasione per inviare i migliori saluti”.

Una osservazione soltanto.
Il problema che ho posto  non è l’eventuale ‘generar di equivoci’ , non questione di  opportunità, ma di ‘legalità’.
Persino la subdola circolare Maroni, con cui nel 2009 il Ministro dell’Interno allora in carica negava ciò che la legge affermava (per evitare penalizzazioni legate alla violazione di norme internazionali) recitava: “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto” (Circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 Agosto 2009).
Quindi, se i documenti non devono essere esibiti perché possono essere richiesti?

La lettera dell’Ospedale – che segnalava come mittente la responsabile dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico e citava nel testo la Dottoressa Paola Toscani (mi scuso ma ne ignoro il ruolo) – era giustamente firmata dal dott. Mauro Delendi, direttore generale, perché la normativa prevede che il Sindaco (sul cui ruolo di Ufficiale di Stato Civile, responsabile dei registri su cui si trascrivono gli atti di stato civile, dovrò tornare) possa delegare la registrazione degli Atti di Nascita ai direttori sanitari degli ospedali, così come a Udine è avvenuto.

A qualcuno è stato fatto presente che il documento su cui si svolge la procedura delle registrazioni non contiene la dizione con cui è stato (dis)informato il pubblico.
Ci mancherebbe. Un illecito praticato in un atto ufficiale?
Nemmeno la mia malignità arriva a supporre tanto ma io ritengo fondamentale anche l’informazione generalizzata soprattutto quando proviene da fonte autorevole e, surrettiziamente, sostiene un pregiudizio.
(Comunque chi volesse può verificare l’art. 30 del DPR n. 396/2000 e l’art. 16 comma 2 n. 445/2000).

E infine anche oggi provo a fare ordine

 Due amiche hanno scritto al sindaco di Udine, a seguito delle considerazioni relative alla responsabilità del Sindaco, una lettera con argomentazioni analoghe a quelle della mia segnalazione, e hanno ricevuto – datata 24 settembre PG/U 0128916 e firmata dal dirigente del servizio dott. Paolo Asquini – una lettera che, dopo aver ricordato  ”che analoga nota era già stata presentata direttamente all’Ufficio URP della locale Azienda Ospedaliera , da altra persona”, propone due precisazioni importanti.
1. Ricorda ‘i diritti dei minori figli di immigrati che qualsiasi Amministrazione pubblica italiana deve rispettare’ (dal che ho cominciato ad occuparmene io è la prima volta che la cosa viene detta nell’ambito dell’Amministrazione comunale. Che abbiano finalmente capito? Onore alle due amiche – Adriana Libanetti e Daniela Rosa – che sono riuscite ad ottenere questa risposta).
2 – Però afferma anche Corre l’obbligo di precisare che sia l’Ufficio di Stato Civile di questo Comune, sia la Direzione Sanitaria dell’Azienda ospedaliera, struttura presso la quale si effettuano le dichiarazioni di nascita, che operano in collaborazione pur nei rispettivi distinti ruoli, mai hanno richiesto agli stranieri l’esibizione del permesso di soggiorno in sede di dichiarazione/denuncia di nascita”.
L’ho già scritto sopra: nemmeno io avrei supposto che qualcuno potesse impegnarsi in un simile ignominia. Lasciamo l’excusatio non petita. Ovvio che non l’abbiano fatto.

Che fare?
Ora, ma questo spetta alle forze politiche non agli amministratori in quanto tali, è necessario impegnarsi per la modifica della legge che nel 2009 ha introdotto la matta bestialità dell’esibizione  del permesso di soggiorno.
Finora esiste in parlamento una proposta (n. 340 – primo firmatario on. Rosato, alla cui firma segue quasi un centinaio di firme Pd, quella di SEL dell’on Pellegrino e un paio di Scelta civica). Si trova nel mio blog, ricopiata  in data 17 giugno.
Io spero che questo pluralismo, non numericamente significativo ma reale, serva a facilitare la velocità del dibattito e impedisca perdite di tempo in cui ognuno voglia dimostrare che il partito suo è meglio di quell’altro.
Una volta tanto si concentrino su di un obiettivo in nome della loro dignità di parlamentari che ‘esercitano un ruolo senza vincolo di mandato, quindi, spero, in scienza e coscienza e non ‘in disciplina’ con finalità elettorali asservite a lobby.

Dopo la tragedia di Lampedusa.

Qualcuno comincia ad urlare ‘aboliamo la Bossi Fini’.
E’ una specie di mantra di cui non so si valuti bene il significato.
La Bossi Fini è una delle nostre vergogne nel settore specifico, non la vergogna.
Lasciamo perdere i mantra da esibizionisti e cominciamo a nominare esattamente la norma da modificare. Ecco:
Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 – “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
Qui sono confluiti la legge Turco-Napolitano, la Bossi- Fini e il ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94/2009) di maroniana gestazione, con tutte le modifiche via via cumulatesi.
Ed è su questo testo che bisogna consapevolmente lavorare.

Il contributo specifico dei consiglieri comunali potrebbe essere, nel dolore di tutte quelle morti atroci che hanno colpito anche bambini, quello impegnarsi a non fare dei bambini che nascono a Udine dei morti alla vita giuridicamente riconosciuta.
Dopo il pianto viene il ‘che fare?’
La mia è una proposta.
I figli non possono essere usati come  CIE di carne, strumenti per l’identificazione e l’espulsione dei genitori.

4 Ottobre 2013Permalink

28 settembre 2013 – Ti chiamano con un numero come in un campo di concentramento

Chiara Paccagnella ha raccolto questa frase dal racconto di un ‘trattenuto’ (ma forse sarebbe più  appropriato dire ‘detenuto’) al Centro di Identificazione e Espulsione (CIE) di Gradisca d’Isonzo.
Si è confrontata così con una situazione di privazione della propria identità che si rafforza ogni giorno fino a diventare sofferenza tale da richiedere un intervento professionale.
Entrata al CIE mentre era di servizio su un’ambulanza, Chiara è infermiera, ha incontrato Chadi (nome evidentemente di fantasia), un ragazzo che soffriva di un forte dolore toracico che il personale in servizio al Centro non si sentiva di gestire.
Il giorno precedente la manifestazione Chadi  aveva assistito al tentato suicidio per impiccagione di un suo compagno. Inevitabile la riflessione: “ho pensato che al dolore fisico fosse il sintomo di una ferita invisibile ma profonda”. Ma Chiara non ha potuto approfondire; nell’esercizio della sua professione, in quel momento, non le era consentito.
Non ha lasciato perdere e si è chiesta cosa sia il CIE, come operi,  elaborando una tesina discussa nel novembre 2012  in occasione del Master in  Medicina delle Emigrazioni, delle Migrazioni, delle Povertà  e presentata dal GrIS FVG a Udine nel marzo 2013.
Così ha potuto constatare che “la privazione della libertà personale è uno strumento della giustizia penale estraneo al diritto amministrativo” ma “la detenzione amministrativa” – quella forma di limitazione della libertà personale consentita eccezionalmente al potere esecutivo – “per gli stranieri negli ultimi decenni è diventata una pratica di controllo ordinaria”.
La detenzione amministrativa per gli stranieri venne inserita nella legislazione italiana nel 1998 (legge n.40, cd Turco Napolitano ) con l’istituzione degli allora  CPTA (Centro di permanenza temporanea e Assistenza) che con i successivi interventi legislativi e amministrativi si trasformarono in CIE,  in cui trattenere i cittadini extracomunitari ‘clandestini’ in attesa di espulsione.
Su questo termine il lavoro di Chiara offre una precisazione importante:  “la clandestinità inerisce al tentativo del migrante di entrare in un Paese diverso dal proprio eludendo i controlli di polizia alle frontiere o con l’ausilio di documenti falsi, la irregolarità riguarda invece il soggiorno, ovvero il mancato possesso dell’autorizzazione a risiedere sul territorio nazionale”.
Purtroppo i due termini vengono usati indistintamente e su questa viscosità semantica ogni straniero diventa ‘clandestino’ e una accurata propaganda, iniziata molti anni fa, lo fa percepire come pericoloso.
Così a Gradisca  (e non solo: i centri organizzati in Italia allo scopo non realizzato di gestire la presenza straniera sono 13)  esistono due realtà diverse:  il CARA (Centro di Accoglienza per i Richiedenti Asilo) e il CIE  che pratica un lunghissimo trattenimento degli stranieri che dovrebbero essere identificati ed eventualmente espulsi.
E’ gestibile una simile situazione?
Rispondono in un loro rapporto  che risale al 2010 i Medici Senza Frontiere: “nei CIE convivono persone con status giuridico differenti e negli stessi ambienti si trovano vittime di tratta, di sfruttamento, di tortura, di persecuzioni così come individui in fuga da conflitti e condizioni degradanti, altri affetti da tossicodipendenze, da patologie croniche, infettive o della sfera mentale, oppure stranieri che vantano anni di soggiorno in Italia, con un lavoro (non regolare), una casa e la famiglia o sono appena arrivati. Sono luoghi dove coesistono e si intrecciano in condizioni di detenzione storie di fragilità estremamente eterogenee tra loro da un punto di vista sanitario, giuridico, sociale e umano, a cui corrispondono esigenze molto diversificate”.
In un simile coacervo gli operatori che appartengono a Cooperative appaltate allo scopo diventano coatti come i loro ‘assistiti’. Non è a loro che vivono e lavorano in condizioni esasperanti che ci si deve rivolgere ma a chi ha il potere di pensare un simile sistema, definirne le regole, assicurarne la gestione.
E su questo piano il discorso è tutto da costruire. Non è tollerabile che l’interesse istituzionale si manifesti solo quando la situazione scoppia e diventa visibile all’esterno delle mura sormontate da filo spinato
“Filo spinato
Tu scrivi dell’uomo nel lager
io – del lager nell’uomo
per te il filo spinato è all’esterno
per me si aggroviglia in ciascuno di noi
– Pensi che ci sia tanta differenza?
Sono due facce della stessa pena”.
(Ryszard Kapuściński)

 NOTA. Responsabile del GrIS è il dr. Guglielmo Pitzalis, relatore della tesi di Paccagnella
 discussa a Roma nel novembre 2012 e presentata a Udine dal GrIS Fvg nel marzo 2013.
Il master Memp è promosso da Fondazione Idente, Caritas, Simm e Scuola superiore di scienze biomediche F. Rielo

Questo pezzo è l’editoriale del mensile udinese Ho un sogno del mese di settembre

28 Settembre 2013Permalink

26 settembre 2013 – CIE di carne

La storia di due notizie

A partire dal 26 luglio ci sono nel mio blog due notizie che per me si intrecciano.
La prima è la scoperta che in un dépliant informativo per gli utenti dell’ospedale di Udine viene indicato il permesso di soggiorno come documento da presentare per la denuncia degli atti di nascita.
Ci sono ospedali – e Udine fra questi – che possono provvedere alla registrazione delle nascite,  evidentemente senza sostituirsi al comune che, nella persona del sindaco, ufficiale di stato civile, ne è  responsabile.
La seconda è il precipitarsi di informazioni che dal 13 agosto si affastellano per raccontare la rivolta del CIE di Gradisca d’Isonzo.
L’intervento della deputata Serena Pellegrino è stato determinante per arrivare alla presenza a Gradisca della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, presieduta dal sen Manconi di cui ho scritto il 12 settembre (e a quel testo rinvio).                  
Faccio presente che la clandestinità (temine usato in un clima spesso linguisticamente confusionale) è reato a seguito dell’approvazione del pacchetto sicurezza, legge n. 94/2009 che molti i dimenticano di ricordare quando dichiarano il loro no alla Bossi Fini, legge orrenda ma non sola nel suo orrore.
Quindi la richiesta del permesso di soggiorno in un pubblico documento è pericolosa e genera i rischi che ho descritto nella segnalazione inviata all’ospedale di Udine (segnalazione che ho integralmente trascritto in questo mio blog il 4 settembre) chiedendo che la dizione ‘permesso di soggiorno’ scompaia dal dépliant informativo ‘Guida rapida all’ospedale’.
Quella richiesta era stata tempestivamente esclusa  persino dalla circolare emessa dal Ministero Maroni,
Circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 Agosto 2009, che recita: “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”.
Certo il passaggio dalla richiesta del documento alla sua esibizione rappresenta uno slittamento solo apparente di significato perché suppone sventatamente la libertà di scelta da parte del migrante irregolare degli svariati documenti di cui dispone, compreso quello che – per definizione – non ha.
Semplificando: se i documenti non devono essere esibiti perché possono essere richiesti?

L’Ospedale risponde
Trascrivo il passo centrale della risposta ricevuta.

“La dott.ssa P. T. ha approfondito la problematica evidenziata e precisa che l’informazione inerente il “permesso di soggiorno valido”, indicato in alternativa al passaporto per effettuare la denuncia di nascita, non è finalizzata a verificare se sussiste una situazione di irregolarità del migrante, ma ad agevolare lo straniero, offrendogli più di una possibilità. Infatti ai migranti irregolari non è mai stato chiesto il permesso di soggiorno ma solamente “un documento” che potesse accertare l’identità del genitore, come previsto dalla normativa.
Dalle sue osservazioni sembrerebbe che l’indicazione del permesso di soggiorno abbia generato equivoci, pertanto le assicuriamo che nella prossima ristampa della Guida Rapida si provvederà a ometterla.
Nel ringraziarla per la segnalazione che ha fornito l’occasione per migliorare le informazioni sull’accessibilità ai servizi sanitari da parte della popolazione migrante, si coglie l’occasione per inviare i migliori saluti”

Il lastricato delle buone intenzioni sembra ancora in attività di servizio.
La risposta alla lettera si trova già nella segnalazione (consegnata il 31 luglio e qui trascritta il 4 settembre) e quindi non la ripeto ma passo ad altre considerazioni.

Due  ipotesi forse azzardate e una considerazione

Ammettiamo per ipotesi  che:

  1. il CIE di Gradisca venga non solo rimodellato nella gestione ma smantellato quanto più rapidamente possibile. Scomparendo cesserebbe dalla sua funzione di identificazione dei migranti al fine di espellerli. Ricordiamo che se sono riconosciuti richiedenti asilo la loro destinazione è il CARA (Centro di accoglienza per i richiedenti asilo) non il CIE (Centro di identificazione e espulsione;
  2. l’Ospedale di Udine provveda immediatamente alla stampa e distribuzione di un dépliant informativo corretto.
    Sono coinvolti altri ospedali? La paura indotta da quella pubblica richiesta (che, tra l’altro, è elemento di disinformazione dell’opinione pubblica) verrà finalmente superata ovunque e comunque?

Resta un fatto a mio parere sconvolgente: dal luglio del 2009 (entrata in vigore della legge 94) i nuovi nati possono essere stati adoperati per l’identificazione e conseguente espulsione del loro papà, attribuendo loro quindi la funzione dei CIE.
Le mamme godono della tutela della maternità e hanno una qualche maggior protezione.
Hanno svolto la funzione che si contesta ai CIE nella pace dell’opinione pubblica che dice di amare i bambini e in molti settori esalta quella famiglia che – a norma pacchetto sicurezza- viene negata ad alcuni neonati alla nascita.
Avevo scritto nella segnalazione: “Non sia indifferente ricordare che il migrante in situazione di irregolarità non potendo assicurare al figlio il normale certificato di nascita gli causa danni irrimediabili (la impossibilità della tutela genitoriale, la difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie, l’impossibilità di iscrizione al nido, alla scuola dell’infanzia, alla scuola successiva a quella dell’obbligo e a tutti gli atti di stato civile che accompagnano il corso dell’esistenza in cui il certificato di nascita è richiesto”

Una legge in sonno

L’unico modo per superare radicalmente questa situazione è la modifica della legge che riporti al regime precedente il 2009. Esiste una proposta di legge il cui testo, accompagnato da un’ottima relazione, ho ricopiato in diariealtro in data 17 giugno

Nessuno però fa nulla né per farla discutere e approvare in parlamento né per farla conoscere all’opinione pubblica.
Abbandonata in sonno come le vecchie logge massoniche.

26 Settembre 2013Permalink