1 maggio 2017 – Calendario di maggio

.1 maggio –               Festa del lavoro [1]
.1 maggio 1947  –    Strage di Portella della Ginestra (per cui esiste ancora il segreto
……………………………. di stato)
.2 maggio 2011 –    Uccisione di Osama Bin Laden
2 maggio 2017  –    Muore Valentino Parlato
.3 maggio          –    Giornata internazionale della libertà di stampa
.4 maggio 1949 –    L’Italia entra ufficialmente nella NATO
.4 maggio 1949 –    L’Italia entra ufficialmente nella NATO
.5 maggio 1818 –    Nasce K. Marx
.5 maggio 1981  –    Morte di Bobby Sand (Irlanda del Nord)
.6 maggio 1976 –   Terremoto del Friuli
.6 maggio 2016 –    Elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra (avvocato, figlio di
……………………………immigrati pachistani)
.7 maggio 1999 –   La Nato bombarda l’ambasciata cinese a Belgrado
.7 maggio 2015  –  Ceuta -Un bambino ivoriano di otto anni viene trovato con il metal
………………………….. detector dentro una valigia. [2]
. 7 maggio 2017 –  Liberazione di 83 ragazze rapita da Boko Aram [3]
.7 maggio 2017  –  Elezione di Emmanuel Macron alla presidenza della Francia
.8 maggio 1936  –  Mussolini proclama la fondazione dell’impero.
.9 maggio           –  Giornata europea dell’Europa  [4]
.9 maggio 1978  – Ritrovamento del corpo di Aldo Moro
.9 maggio 1978 –   Omicidio di Peppino Impastato
10 maggio 1933 – I nazisti organizzano il rogo dei libri in Germania
10 maggio 1994 –  Primo governo Berlusconi
11 maggio 1960 –  Argentina: il Mossad rapisce il nazista Eichmann
11 maggio 2016 –  Il parlamento approva la legge sulle Unioni Civili (L 767 2016)
12 maggio 1974 – Referendum sul divorzio
12 maggio 1977 –  Assassinio di Giorgiana Masi
13 maggio 1888 –  Brasile: abolizione della schiavitù
13 maggio 2015 –  Il Vaticano apre alla Palestina
15 maggio           – Giornata internazionale per l’Obiezione di coscienza
15 maggio 2015 –  Condanna a morte di Dzhokhar Tsarnaev, attentatore nella
…………………………..maratona di Boston del 15 aprile 2013.
16 maggio 1916  – Accordo Sykes Picot
16 maggio 1944 –  Rivolta di Rom e Sinti ad Auschwitz
16 maggio 2015 — Condanna a morte dell’ex presidente egiziano Morsi
17 maggio –         –  Giornata contro l’omotransfobia [5]
17 maggio 1961 –  Inizia l’embargo USA contro Cuba
17 maggio 1972 –  Assassinio del commissario Calabresi
17 maggio 2013 –   Morte in carcere di Jorge Rafael Videla ex presidente
………………………….dell’Argentina
18 maggio 1872 – Nascita di Bertrand Russel
19 maggio 1296 –  Muore papa Celestino V
19 maggio 1975 –  Viene approvata la legge del n. 151, Riforma del diritto di famiglia
19 maggio 2016 –  Muore Marco Pannella
20 maggio 1999 – Le Nuove Brigate Rosse uccidono Massimo D’Antona
22 maggio 1978 –  Promulgazione legge 194
22 maggio 2017 –  Strage di Manchester
23 maggio 1992 – Strage di Capaci
23 maggio 2015 –  Beatificazione di mons Romero  (assassinato nel 1980)
24 maggio 1915 –  L’Italia entra nella prima guerra mondiale
26 maggio 2017 –   Inizio del mese di Ramadan
26 maggio 2011 –   Arresto dell’ex generale serbo Ratko Mladic
27 maggio 1564 –   Morte di Giovanni Calvino
27 maggio 1993 –   Attentato mafioso a Firenze
28 maggio 1926 –   Colpo di Stato in Portogallo: prende il potere Salazar
28 maggio 1974 –  Strage di piazza della Loggia a Brescia
28 maggio 1980 –  Viene assassinato Walter Tobagi
29 maggio 2005 –  Referendum in Francia. Bocciata la Costituzione europea
29 maggio 2013 –  Morte di Franca Rame
30 maggio 1967 –  Secessione del Biafra dalla Nigeria: inizia la guerra civile
31 maggio 1972  – Strage di Peteano
31 maggio 2010 – Gaza: Israele attacca la Freedom Flotilla

NOTE:

[i] L’origine della festa del Primo Maggio appartiene alla storia degli Usa. In Europa fu ufficializzata nel 1889 (Seconda Internazionale) In Italia fu istituita nel 1891, soppressa nel 1925 e istituita nuovamente nel 1945

[2] Era un tentativo promosso dal padre per portarlo a sua madre, regolarmente presente in Spagna, cui era stato negato il ricongiungimento familiare.
http://www.lettera43.it/fatti/spagna-il-bambino-del-trolley-restituito-a-sua-madre_43675173931.htm

Le foto che lo ritraggono chiuso in un trolley hanno fatto il giro del mondo. Adou Ouattara, il bambino di otto anni originario della Costa d’Avorio, è stato finalmente restituito a sua madre Lucie. Dopo aver effettuato il test del Dna, che ha dimostrato l’effettiva parentela, la donna è stata autorizzata a riprendersi suo figlio. Adou era custodito in un centro per minori.
Il ricongiungimento è avvenuto al centro minori dove il piccolo era custodito da quando il 7 maggio fu trovato all’interno della valigia di una donna marocchina, incaricata dal padre di fargli passare la frontiera di Ceuta (enclave spagnola in Nord Africa). «È stato molto toccante», ha spiegato al periodico spagnolo El Mundo l’avvocato della famiglia, Juan Isidro Fernandez, «il bambino è corso incontro alla madre, che è scoppiata a piangere». Il padre del piccolo si trova ancora in carcere con l’accusa di far parte di un’organizzazione che aiuta i migranti a entrare clandestinamente in Spagna.

[3] http://www.globalist.it/world/articolo/215489/mutilate-e-maltrattate-i-retroscena-delle-ragazze-liberate-in-nigeria.html

[4]  Italia 5 maggio
Nel 1964, il Comitato dei Ministri ha istituito il 5 maggio, data della creazione del Consiglio d’Europa, come Giornata dell’Europa.
Europa 9 maggio
L’Unione europea festeggia la Giornata dell’Europa il 9 maggio. Si tratta della data della Dichiarazione Schuman del 1950, considerata come l’atto di nascita di ciò che oggi chiamiamo Unione europea.

[5] Ventidue anni dopo la decisione dell’Organizzazione mondiale della Sanità, di togliere l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, l’Unione Europea sceglie il 17 maggio come giorno di sensibilizzazione e prevenzione per contrastare il fenomeno dell’omofobia.

 

1 Maggio 2017Permalink

29 aprile 2017 – Parole da salvare, pietre per costruire

 

 

Il 24 febbraio scorso ho ricopiato la notizia della condanna che il tribunale di Milano ha inferto alla Lega Nord per aver usato l’espressione “clandestini” cui riconosce un «carattere discriminatorio e denigratorio». Le parole infatti sono pietre che possono essere gettate per distruggere gli esseri umani inserendoli in categorie che li umiliano, imprigionandoli in una definizione che diventa senso comune fino a una condanna socialmente accettata.
Diceva Nelson Mandela “Disumanizzare l’altro significa inevitabilmente disumanizzare se stessi”

Farsi cura invece dell’altro umanizza anche noi stessi e ci rende capaci di pronunciare parole che danno senso alle relazioni fra umani troppo spesso negate dal prevalere di una discriminazione aggressiva e arrogante. E le parole sono il mezzo potente che abbiamo per comunicare, confrontare, far crescere pensieri che possano essere base di una responsabilità condivisa nel costruire una realtà diversa da quella che ci angoscia. Tante volte ho cercato di testimoniare nel mio blog vicende che dessero il senso di questa umanità consapevolmente viva, solidale e rispettosa. Non è facile perché fanno parte della quotidianità che non fa notizia e purtroppo lo diventa quando si manifesta nella tragedia quando vi siano catapultate persone normali, più indifese di chi – per svolgere un ruolo di potere – può giovarsi di qualche significativa forma di protezione.

A Parigi: non avrete il mio odio

Il 13 novembre 2015 l’attentato terroristico al Bataclan uccideva, tra gli altri, una giovane donna, madre di un bambino di due anni. Il vedovo esprimeva il suo dolore rivolgendosi agli assassini con una espressione straordinaria “non avrete il mio odio”. Originariamente inserita in una lettera, quella frase, diventata il titolo di un libro, è entrata in una specie di vocabolario dell’umanità che non si adegua alla barbarie, fino a dare un senso pieno a un linguaggio completamente alternativo rispetto a quello che sembra dominante dell’odio, della paura, dell’indifferenza. Quella espressione è stata ripresa, sempre a Parigi, da Etienne Cardile per ricordare Xavier Jugelé, il compagno poliziotto ucciso il 20 aprile sugli Champs Elysées: «Soffro ma senza odio. Perché quest’odio non ti somiglia». E infine è riuscito a salutarlo con un «ti amo», evocazione del loro spazio privato, immune dalla malvagità.

In Italia: “Portare pesi impossibili con le spalle dritte”

Lo ha detto il padre di Valeria Solesin, la ragazza italiana uccisa al Bataclan, cui la città di Venezia ha riservato il funerale in piazza San Marco, accogliendo una osservazione del papà di Valeria «Se la mia famiglia ha dato un segno di civiltà vuol dire che non è morta invano». E ancora il richiamo alla negazione dell’odio: «Non sono una persona capace di odiare. Io e Luciana (la moglie e mamma di Valeria n.d.r.) crediamo nel valori che non dividono le persone».
Insieme a loro voglio ricordare anche i genitori di Giulio Regeni che rivendicano il loro diritto a quella giustizia che impone di far conoscere la verità sulla morte del figlio. Chiedono giustizia non vendetta.

In Algeria, più di vent’anni fa
Mi torna alla mente il testamento di padre Christian de Chergé scritto a Tibihrine, il primo gennaio 1994, due anni prima del rapimento suo e dei suoi monaci, di cui furono trovate solo le teste. La conoscenza della violenza del passato coloniale dell’Algeria (non dimentichiamo che le vicende di Tibihrine precedono di più di vent’anni quello appena ricordate dei giorni nostri) fonda le sua capacità di previsione: « Se mi capitasse un giorno – e potrebbe essere oggi – di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria,  vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese. …Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell’indifferenza dell’anonimato .. Venuto il momento, vorrei avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse … di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito».

A Gaza: Restate umani

Lo aveva detto Vittorio Arrigoni, attivista sostenitore della causa palestinese, la sera del 14 aprile 2011 venne rapito da un gruppo terrorista dichiaratosi afferente all’area jihādista salafita, all’uscita dalla palestra di Gaza nella quale era solito recarsi. In un video immediatamente pubblicato su YouTube, Arrigoni venne mostrato bendato e legato, mentre i rapitori accusavano l’Italia di essere uno “stato infedele” e l’attivista di essere entrato a Gaza “per diffondere la corruzione”. Il 15 aprile fu assassinato.

Gabriele Del Grande: la violenza istituzionale

Il giornalista arrestato in Turchia e fortunatamente rientrato in Italia che, ritrovandosi nella sua terra ci ha dato gioia e ci ha regalato una parola, o almeno l’ha regalata a me che ormai la considero una pietra di costruzione: violenza istituzionale. Ha precisato con consapevolezza e dignità di non aver subito violenze fisiche, di essere stato trattato con rispetto ma, dato che il suo non era un rapimento ma un arresto, di aver subito una violenza istituzionale.

Il parlamento italiano e i suoi complici nel perpetrare violenza istituzionale

Dopo che l’intervento della Corte Costituzionale aveva consentito alle coppie ‘ miste’ di chiedere la registrazione delle pubblicazioni di matrimonio senza cadere nella trappola tesa dal pacchetto sicurezza, restavano solo i nuovi nati in Italia da genitori non comunitari privi di permesso di soggiorno, a soddisfare il cannibalismo cartaceo organizzato durante il quarto governo Berlusconi dall’allora  Ministro Maroni. Per sanare la situazione furono presentate due proposte di legge ma vennero abbandonate al disinteresse parlamentare (forte dell’indifferenza dell’opinione pubblica) finché l’articolo potenzialmente risolutivo venne inserito nella proposta di legge sulla cittadinanza che, approvata alla Camera, gode non solo del disinteresse ma, a quanto pare, della determinazione della commissione Affari Costituzionali del Senato ad affossarla giocando sulla lentezza. Basterà infatti una mancata approvazione prima delle elezioni per annullare tutto il lavoro svolto. Di recente un gruppo di associazioni, singoli cittadini e alcuni assessori e consiglieri comunali udinesi ha chiesto l’approvazione rapida della norma con un appello che, proposto agli strumenti di informazione, non ha ottenuto nemmeno un riscontro.

Un filo rosso fra le parole

Per fortuna le parole di giustizia, rispetto del diritto e della legalità restano. Chissà se qualcuno vorrà trovare il filo che le colleghi offrendoci la possibilità di costruire il linguaggio della dignità che si diffonda opponendosi alla barbarie che ci insozza?

 

NOTA
Nel file la cui pubblicazione nel mio blog precede questo testo ho elencato le fonti con i link che permettono di raggiungerle. L’ho fatto per non appesantirne la lettura dove sarà possibile proporla.
https://diariealtro.it/?p=4976

29 Aprile 2017Permalink

29 aprile 2017 – Documentazione relativa al post “Parole da salvare, pietre per costruire”

 Premessa: Non ho fatto ricorso alle note a pie’ di pagina perché voglio diffondere il testo del post senza che la presenza delle note (in particolare su facebook) ne scoraggi la lettura.
Nello stesso tempo non voglio cedere alla pessima, diffusa abitudine di lanciare slogan che pretendo presentarsi per sé convincenti
Condanna del termine clandestino

24 febbraio 2017 – Il peso delle parole, dette e taciute.

Lettera di Antoine Leiris
http://www.lanotiziagiornale.it/non-avrete-mai-il-mio-odio-leggi-la-toccante-lettera-allisis-di-antoine-leiris-rimasto-vedovo-a-causa-della-strage-di-parigi/

Commemorazione poliziotto
http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/25/news/champs-e_lyse_es_compagno_agente_ucciso_non_avrete_il_mio_odio_-163861708/

Padre di Valeria Solesin

6 dicembre 2015 – Alberto Solesin “No all’odio”

Padre Christian de Chergé scritto a Tibihrine
http://www.ora-et-labora.net/ecumenismotibhirine1994.html

Gabriele Del Grande, giornalista e blogger
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-04-24/chi-e-gabriele-grande-blogger-giornalista-indipendente-viaggiatore-155416.shtml?uuid=AExYhcAB

Primo articolo pubblicato sulla negazione del certificato di nascita ai figli dei sans papier
15 marzo 2011 https://diariealtro.it/?p=673

Sentenza Corte Costituzionale sulla legittimità della non presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle pubblicazioni di matrimonio

6 agosto 2011 – La situazione migliora ma io sono sempre turbata.

Commissione Affari Costituzionali senato
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=1021619

Comunicato pubblicato il 4 aprile

4 aprile 2017 – Minori non accompagnati e minori fantasma

29 Aprile 2017Permalink

26 aprile 2017 – Leggendo Nota-m il 25 aprile

NOTA-M. Il nome indiviso è l’acronimo inglese NOtice To AirMen, informative dirette ai piloti con disposizioni da seguire nella navigazione, ma è anche una NOTA da Milano, Per leggere la newsletter andare a www.notam.it  

Anno XXV – n. 501 24 aprile 2017 – S. Fedele di Sigmaringen

TRENTA RIGHE DI ATTUALITÀ Marisa Piano

APRILE 2017 −Abbiamo avuto un inizio difficile. Sul mondo intero soffia il vento della guerra. La lista è terribile: raid di Assad in Siria con uso di napalm, fosforo bianco, bombe a grappolo che fastrage di piccoli innocenti; rispondono gli Usa che attaccano con 59 missili l’arsenale chimico di Assad.

C’è da domandarsi se è davvero quello il modo per cercare di fermare un tale criminale, ma l’imprevedibile presidente americano Trump, che in pochi mesi ha aumentato del 10% il budget militare fa anche di più: invia flotte in Corea del nord, rompe con Mosca e, come ultima esibizione di forza, almeno a oggi 15 aprile, lancia la super bomba Moab sull’Afganistan.

È vero che in passato abbiamo vissuto altri momenti delicati in cui la pace è stata in pericolo (per esempio la crisi di Cuba), ma mai come oggi l’imprevedibilità e l’egocentrismo sono le caratteristiche dei personaggi che sembrano invocare la guerra: il presidente degli Stati Uniti Trump, il leader supremo coreano Kim Jong-Un e l’ex ufficiale del KGB Putin. Ecco le parole del ministro degli esteri cinese: «In ogni momento può scoppiare la guerra… perderemo tutti». Forse oggi dovremmo rovesciare il vecchio adagio e dire che «la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici».

Ma non è finita: non ci si sente più sicuri da nessuna parte. Tragici e ripetuti attentati anche nei paesi tendenzialmente più pacifici (la Svezia), attacchi ai profughi in fuga e l’ultimo sistema: camion lanciati a velocità sulla folla. E nel nostro paese ci si serve di facebook per insulti e minacce. A Milano si corre a comprare pistole! Nella capitale spuntano manifesti «BOICOTTA I NEGOZI STRANIERI» che ricordano tanto i vecchi «QUESTO NEGOZIO È ARIANO».

Da tempo papa Francesco cerca di scuotere l’opinione pubblica, parla di una terza guerra mondiale a pezzi e con insistenza chiede la pace per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi e dice: «Fermate i signori della guerra, la violenza distrugge il mondo […] nei conflitti grandi quantità di risorse vengono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze delle persona più fragili, anziani, malati, giovani…». Ecco: i giovani. Di loro si parla quasi sempre e solamente male: baby stupratori, violenti, in branco contro uno… Non si ricordano quelli che fanno volontariato, si occupano dei doposcuola, dell’assistenza agli homeless né si ricorda la loro domanda di incontro con gli adulti. Da loro può e deve venire una rinascita, forse proprio a cominciare dai figli degli emigrati, a quelli che sono nati qui, che frequentano la scuola in Italia, parlano la nostra lingua a volte meglio della loro, alle ragazze che si rifiutano di sposare sconosciuti uomini anziani, che si tolgono il velo fuori casa per sentirsi come le amiche e per questo sono picchiate o subiscono l’umiliazione di una testa rasata a zero (io sono abbastanza anziana da ricordare alla fine della seconda guerra mondiale rasate in piazza le ragazze che avevano fraternizzato con i tedeschi).

Mi auguro ardentemente che dai cosiddetti millennials, italiani e non, nasca un mondo nuovo, più umano. Spero che papa Francesco sia ascoltato e il futuro volga verso una pace durevole.

26 Aprile 2017Permalink

22 aprile 2017 – Sapremo dar vita ai neonati fantasma?

Da Confronti, Mensile di religioni – politica – società.  (aprile 2017 pag. 37)

Una recente ordinanza del tribunale di Milano rigetta l’espressione “clandestino” come discriminatoria e denigratoria. La questione della legge sulla cittadinanza, ora all’esame del Senato.

Otto anni fa, quando si predisponeva la presentazione della legge chiamata poi ‘pacchetto sicurezza’– fortemente voluta dall’ on. Maroni, ministro del quarto governo Berlusconi – venne realizzata una significativa ricerca di ‘fragilità nemiche’ che fossero sfuggite anche alla precedente legge Bossi Fini, e che consentissero di esasperare condizioni già difficili dei soggetti interessati. La prima fragilità fu la salute: malati e infortunati non comunitari – che si fossero presentati senza titolo di soggiorno a un servizio sanitario pubblico – dovevano essere denunciati. Medici e personale sanitario, forti della propria consapevole deontologia professionale, bloccarono radicalmente la norma. Restò però l’obbligo a consegnare il permesso di soggiorno per celebrare matrimoni e registrare la dichiarazione di nascita dei figli di migranti non comunitari irregolari che venissero al mondo in Italia. Li chiamavano ‘clandestini’: una recente ordinanza del tribunale di Milano, rigetta finalmente questa espressione come “discriminatoria e denigratoria”. Due anni dopo l’entrata in vigore del ‘pacchetto sicurezza’ una sentenza della Corte costituzionale escluse la presentazione del permesso di soggiorno per chi volesse celebrare un matrimonio ma nessuno che ne avesse titolo pose la questione per i neonati che restarono ultimo brandello di una negazione di principio di diritti fondamentali. Ultimo brandello certo ma significativo per chi fondava e fonda la propria identità e successo sul rifiuto del ‘diverso’ a riprova – di fronte a una platea spesso succube – della propria fedeltà a un impegno di difesa della popolazione autoctona. Lo scorso anno è stata approvata alla camera la legge ‘Disposizioni in materia di cittadinanza’, ora all’attenzione della Commissione Affari Costituzionali del Senato. Nel testo approvato si legge un comma che cancella il vulnus di civiltà brevemente descritto. Se la norma completerà il suo iter avremo facilitato l’accesso alla cittadinanza di chi vive, studia e lavora in Italia e insieme negato la possibilità di costruire neonati fantasma, privi per la loro inesistenza giuridica anche di genitori che possano dire “questo è mio figlio!”
Augusta De Piero

Nota del 22 aprile: La Commissione Affari Costituzionali ha ripreso il dibattito sul ddl 2092, dibattito nel cui corso sono presenti emendamenti. Se verranno approvati la legge dovrà tornare alla Camera e i tempi si allungheranno tanto da far temere che un possibile precedente intervento delle elezioni farà decadere irrimediabilmente non solo la possibilità del voto ma tutto il lavoro fatto.

22 Aprile 2017Permalink

18 aprile 2017 – Dall’opinione pubblica alla post-verità: la dialettica del post-moderno di Roberto Mordacci

Ricopio con entusiasmo un articolo del 27 febbraio 2017.
L’intelligenza fa bene alla salute. 

Nell’edizione del 1781, l’Oxford Dictionary registra per la prima volta l’ingresso nel linguaggio comune dell’espressione public opinion. Con essa ci si riferisce, come negli analoghi contemporanei opinion publique francese e öffentliche Meinung tedesco, all’opinione di un pubblico colto e criticamente avvertito, pronto a far valere il proprio peso nella discussione sulle scelte dei governanti e sui problemi sociali emergenti. Come scrive Edmund Burke in quegli anni, «In un paese libero, ogni uomo pensa di avere interesse a tutte le questioni pubbliche, di avere il diritto di formarsi e manifestare un’opinione su di esse. Egli le filtra, le esamina e le discute. È curioso, appassionato, attento e geloso; e, facendo di queste questioni il soggetto quotidiano del loro pensiero e delle loro scoperte, molti raggiungono una tollerabile conoscenza di sé e alcuni ne raggiungono una ragguardevole» (Burke’s Politics , New York 1949, p. 106).

Lo spazio pubblico, in quest’ottica, è un luogo di elaborazione politica del pensiero e dell’azione, una sorta di camera di compensazione fra il potere dei sovrani e l’impotenza del popolo, troppo debole e incolto per non essere esposto alla manipolazione dei potenti. «L’opinion publique – scrive Jürgen Habermas – è il risultato illuminato della riflessione comune e pubblica sui fondamenti dell’ordine sociale. Essa ne riassume le leggi naturali; non governa, ma il governante illuminato deve seguirne le idee» (Storia e critica dell’opinione pubblica, Roma-Bari 2005, p. 111).

Lo stesso Oxford Dictionary introduce, nell’edizione 2017, la nozione di Post-Truth. La post-verità si riferisce a «circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel plasmare l’opinione pubblica degli appelli all’emotività e alle convinzioni personali». È significativo che, qui, il prefisso post– non si riferisca alla semplice successione temporale, bensì «a un tempo in cui il concetto cui si applica ha perso di importanza o è divenuto irrilevante»: nell’era della post-truth politics (espressione che ha avuto un’impennata d’uso nel 2016), l’opinione pubblica non si forma più sui fatti e nemmeno sulla percezione riflessiva di come stiano effettivamente le cose, bensì sulla scelta arbitraria e idiosincratica di ‘informazioni’ (spesso pseudofatti o ‘fatti alternativi’) che servono solo a rafforzare un pregiudizio o un’inclinazione non sottoposti a critica.

È un fenomeno che non ci sorprende molto, in realtà. Le sue radici risiedono in quasi un secolo di narrazione postmoderna: la celebrazione quasi compiaciuta della ‘fine’ di tutti i progetti caratteristici della modernità occidentale, ovvero la costruzione di un sapere verificabile, la definizione di diritti inalienabili delle persone, l’ideale cosmopolitico come orizzonte di convivenza fra stati sovrani (di cui l’Unione Europea doveva essere una sorta di laboratorio), la concezione della storia come un movimento se non progressivo almeno di lento allontanamento dalla barbarie. Gli alfieri del postmoderno, come Lyotard, Derrida, Rorty, Vattimo e Bauman, hanno da tempo rivendicato come un cammino di liberazione l’abbandono dei concetti di verità (si veda appunto Addio alla verità di Gianni Vattimo, Roma 2009), soggetto, oggettività, metafisica e addirittura storia (il concetto di post-histoire di Arnold Gehlen e la fine della storia di Francis Fukuyama) e filosofia (La filosofia dopo la filosofia di Richard Rorty, Roma-Bari 1989).

Per almeno un cinquantennio, una corrente rilevante della filosofia e della cultura contemporanea ha sostenuto e promosso la sistematica distruzione dell’ideale critico del pensiero, che è stato il cuore della modernità. Quest’ultima non è affatto, come pretendono i postmodernisti, il tentativo di fondare e sviluppare sistemi compiuti e assoluti del sapere, nonché progetti sociali totalitari radicati in pretenziose metafisiche razionalistiche. Questo si può forse dire della filosofia ottocentesca e di quella novecentesca che ha seguito i piani del positivismo, da un lato, e dell’idealismo dall’altro. Ma è assolutamente falso e fuorviante (a proposito di fatti) che la prima modernità (il Rinascimento e soprattutto l’Illuminismo) mirasse a sistemi chiusi e a programmi politici totalitari. L’ideale critico della ragione, che è il cuore dell’Illuminismo, consiste precisamente, invece, nel rivendicare contro il dogmatismo lo spazio di quello che Kant chiama «uso pubblico della ragione», ovvero la capacità di proporre le proprie tesi al vaglio delle persone pensanti e dotate di quel grado di cultura che le abilita a farsi opinioni ponderate, in particolare sulle questioni di interesse pubblico. Su queste fondamenta si basava, appunto, l’idea di opinione pubblica. In quest’ottica, la verità non è un possesso, come per i dogmatici, ma nemmeno è fuori dal quadro. Anzi, essa è il nerbo della critica ed è l’orizzonte cui il ragionamento, anche quello pubblico, aspira costantemente in base a due pilastri essenziali: la non contraddizione (o coerenza) e il rispetto dei fatti, che sul piano etico comportano il rispetto di tutte le persone in quanto capaci di pensiero e decisione.

Ora, se l’élite intellettuale postmoderna si è giocosamente immersa nella provocazione della fine del soggetto, della verità e degli stessi fatti, non può sorprendere che, quando questo gioco approda alle masse, queste ultime divengano non solo più manipolabili che mai, ma addirittura protagoniste della creazione e diffusione di ‘fatti alternativi’ e di opzioni politiche basate sul mero pregiudizio, di assalti agli individui perpetrati attraverso i social e di reazioni parossistiche come l’adozione, in un contesto relativistico, di fedi assolute, ideologie autoritarie e nazionalismi fuori tempo massimo. Il postmoderno è incorso in una dialettica che, con nozioni come la post-verità, ha posto le basi di un maggiore asservimento e della rinuncia all’esercizio della critica riflessiva, ponderata, aderente alla realtà nella misura in cui siamo in grado di conoscerla attraverso l’osservazione e la logica. Reagire a questa deriva è un compito ineludibile per le persone di cultura, cui spetta di avviare un’onda alternativa (di cui si colgono i segni nella ricerca diffusa di nuove forme di obiettività, realismo e verità dall’etica all’arte) che approdi all’opinione pubblica, prima che sia troppo tardi.

http://www.paradoxaforum.com/dallopinione-pubblica-alla-post-verita-la-dialettica-del-post-moderno/

Notizie sull’autore: Roberto Mordacci è un filosofo italiano. È preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele dove è professore ordinario di Filosofia Morale.

18 Aprile 2017Permalink

11 aprile 2017 – Un decreto miracoloso, diecimila militari saranno dirigenti.

Scrive Sergio Rizzo sul Corriere della sera

Il palazzo del ministero della Difesa (foto Jpeg)Lo Stato si appresta ad arruolare un esercito di dirigenti pubblici. E mai come in questo caso i termini calzano a pennello. Perché si tratta di militari: diecimila, più o meno, per i quali un colpo di bacchetta magica spalancherà le porte di «una carriera a sviluppo dirigenziale». Automatica. Dopo 13 anni di servizio qualunque ufficiale non abbia demeritato (cioè tutti) avrà il grado di maggiore diventando in questo modo un dirigente pubblico. Il sortilegio è in un decreto legislativo all’esame del parlamento per il prescritto parere non vincolante. Sessantasette pagine piene di tabelle misteriose accompagnate da una relazione tecnica di 137 pagine. Un labirinto di articoli, commi e lettere, tempestato di rimandi e astratti riferimenti normativi. Dove l’unica cosa chiara è il costo. Allo Stato impegnato ora nella ricerca di 3,4 miliardi per evitare gli strali europei lo scherzetto costerà quasi un miliardo soltanto per i primi tre anni. Dopo di che saranno necessari circa 400 milioni ogni anno. Per sempre: ai gradi più elevati sarà concesso un aumento di stipendio fisso del 6% ogni due anni. Per non parlare della quantità di stellette. Gli ufficiali superiori con grado da maggiore in su sarebbero oggi 12.346: e con i 470 (quattrocentosettanta) generali, arriviamo a 12.816. Una cifra destinata a crescere ininterrottamente fino ai 16.031 del 2022, per scendere poi pian piano fino al 2026 quando i 13.926 appartenenti agli alti gradi saranno pur sempre 1.110 più del numero previsto oggi dal riordino. Il bello è che i generali resteranno sempre gli stessi: 57 di Corpo d’armata, 104 di Divisione e 309 di Brigata. Molti di più rispetto ai posti di comando disponibili fra Esercito, Marina e Aeronautica. Abbiamo metà dei generali degli Usa (900 circa) che contano però su un milione e mezzo di effettivi. Dieci volte i nostri, previsti ridursi a 150 mila entro il 2024, quando avremo un ufficiale superiore per ogni dieci militari. Todos caballeros…

Qualche domanda fra le molte che si affollano alla mente
Lo ‘scherzetto’ (come amaramente Rizzo  chiama una riforma evidentemente strutturale) costerà un miliardo in tre anni. Ora ci troviamo in una fase della vita del Paese in cui la povertà è montante, le pensioni sociali risultano irrisorie rispetto al costo della vita, gli stipendi spesso sono insufficienti. Non è raro il caso di persone che non riescono a pagare la bolletta della luce e del gas e non possiamo ignorare i suicidi che nascono dalla disperazione di chi non ce la fa. La somma destinata al sostegno delle carriere militari poteva essere investita, come manovra strutturale, per una delle finalità proposte dalle condizioni di povertà emergente, risparmiandoci l’amaro sapore del prevalere di un privilegio corporativo? E inoltre un passaggio così massiccio di ufficiali superiori al ruolo di pubblici dirigenti sarà favorevole all’efficienza dell’amministrazione? E infine nel testo è chiaramente indicata la natura dell’atto, un decreto legislativo, alla cui emanazione il governo è stato evidentemente delegato. Così un atto avente forza di legge, adottato dal governo, potrà avere il parere non vincolante del Parlamento. Cui prodest?

11 Aprile 2017Permalink

7 aprile 2017 – Se li cerchi li trovi …purtroppo sono sempre lì.

Mentre è stata approvata la legge sui ‘minori non accompagnati’ ho cercato di raggiungere i fantasmi, sperando fossero scomparsi mentre ci sono ancora e temo per la loro cancellazione. A tanto dovrebbe provvedere la Commissione Affari Costituzionali del Senato se approvasse le “Disposizioni in materia di cittadinanza” dove la rimozione della norma che dal 2009 infanga il nostro ordinamento è prevista al comma 3 dell’art. 2. Se finora l’ignavia e la malafede di molti legislatori nonché l’indifferenza dell’opinione pubblica hanno impedito che ciò avvenisse, l’elezione del presidente della commissioni Affari Costituzionali nella persona del senatore Torrisi non è confortante (oltre la vicenda che ho descritto ieri, 6 aprile). Anche se oggi da senatore fa parte (ma sembra ne sia stato espulso)  del gruppo  Alternativa Popolare – Centristi per l’Europa (Ap-CpE), nel 2009 era deputato di Forza Italia, gruppo che votò il pacchetto sicurezza, compreso l’articolo che vuole distruggere l’esistenza giuridica dei nati da genitori non comunitari irregolari.

7 Aprile 2017Permalink

6 aprile 2017 – La storia si ripete?

Ieri sera ho letto della mancata elezione del presidente della commissione senatoriale Affari Costituzionali.
Pur di impedire l’elezione del presidente della commissione si è formata una maggioranza imprevista, analoga secondo me all’aggregazione di forze politicamente disomogenee che ha determinato la vittoria del NO nel referendum dello scorso dicembre (vittoria che sarei stata lieta di celebrare se vi avessi potuto intravedere un briciolo di possibile futuro).
Non voglio entrare nel discorso della conta che adesso occuperà per un po’ maggioranze e minoranze, indifferenti agli effetti sugli impegni che il calendario della commissione presenta, effetti quelli sì legati ad aspettative del paese.
Il problema di fondo è la legge elettorale per cui manca una norma che garantisca i cittadini nell’espressione del voto, ma resta appesa al nulla anche la legge sulla cittadinanza in cui si trova l’articolo che assicurerebbe – se fosse approvata – l’esistenza giuridica dei figli dei migranti non comunitari irregolari, esistenza loro negata dal 2009.
Si profila una situazione simile a quella che nel giugno del 2006 (il governo Prodi era nato in maggio) portò alla bocciatura della candidatura alla presidenza della commissione difesa della senatrice Menapace (una persona cui penso sempre con ammirazione e rispetto) per assicurare l’elezione del sen. De Gregorio. Il De Gregorio avrebbe poi cambiato casacca e due anni dopo contribuito alla caduta del governo Prodi cui seguì il IV governo Berlusconi.
Ricordo ancora le facce più inebetite che sgomente (e sostanzialmente ridicole) di alcuni ministri ed esponenti politici della maggioranza di allora (eletti, non voglio dimenticarlo, a norma porcellum) che evidentemente non avevano capito niente di quello che succedeva e subivano una situazione che non avevano saputo governare tutti chiusi nel loro guicciardiniano ‘particulare’.
E’ terribile assistere al caos sapendo che i cittadini non hanno neppure strumenti elettorali adeguati per porvi rimedio. Le proposte dei 5 stelle di affidamento all’azienda Casaleggio per una specie di democrazia a parer loro assembleare non producono certo speranza ma se mai aggiungono un elemento di ulteriore disperazione e sfiducia.

 

6 Aprile 2017Permalink