18 marzo 2017 – Dare un nome alle cose. 2

 Dopo l’articolo di David Gabrielli, pubblicato il 16 marzo

Un cardinale e una vittima di pedofilia

5/03/2017 Müller a Collins: “Basta col cliché delle resistenze curiali al papa”

Il prefetto dell’ex Sant’Uffizio sul caso delle dimissioni dalla commissione anti-pedofilia: «non posso capire che si parli di mancanza di collaborazione»

Andrea Tornielli   Città Del Vaticano

La replica alle dichiarazioni di Marie Collins e alla sua decisione di lasciare la commissione vaticana per la Tutela dei minori in polemica con alcuni uffici a suo dire restii nell’applicare alcune indicazioni anti-pedofilia è arrivata dal Prefetto dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale Gerhard Ludwig Müller. Intervistato dal Corriere della Sera, il porporato ha dichiarato: «Non posso capire che si parli di mancanza di collaborazione».

Müller ha detto di non aver mai incontrato la Collins, «ma naturalmente sono pronto, nulla lo impedisce». E ha continuato: «Penso si dovrebbe mettere fine a questo cliché, l’idea che ci sia da un lato il Papa che vuole la riforma e dall’altro un gruppo di resistenti che vorrebbero bloccarla. Fa parte della nostra fede cattolica e dell’ethos del lavoro della Curia romana di sostenere la missione universale del Papa, a lui affidata da Gesù Cristo».

Il cardinale ha quindi spiegato che «il compito della Commissione è molto diverso da quello della Congregazione. Quest’ultima fa i processi canonici ai chierici accusati dei delitti più gravi. Lo scopo è differente ma la Congregazione ha collaborato alla costituzione della Commissione». E a proposito dei cambiamenti di procedura suggeriti dalla commissione e non accettati dalla Congregazione, ha spiegato: «Non so di questi presunti episodi. La Commissione ha solo inoltrato una richiesta formale chiedendoci di scrivere lettere alle vittime per mostrare la vicinanza della Chiesa alla loro sofferenza. Ma quest’atto della cura pastorale è un compito dei vescovi nelle loro chiese particolari e dei superiori generali degli istituti religiosi, che sono più vicini».

«Se c’e una decisione del Papa o la consegna di un compito specifico – ha continuato il Prefetto – non ci sono resistenze. La Congregazione ha il compito di fare un processo canonico. Il contatto personale con le vittime è bene sia svolto dai pastori del luogo. E quando arriva una lettera, chiediamo sempre al vescovo che sia lui ad avere cura pastorale della vittima, chiarendole che la Congregazione farà tutto il possibile per fare giustizia. È un malinteso che questo dicastero, a Roma, possa occuparsi di tutte le diocesi e ordini religiosi nel mondo. Non si rispetterebbe il principio legittimo dell’autonomia delle diocesi e della sussidiarietà».

Quanto all’annunciato «tribunale dei vescovi», che avrebbe dovuto iniziare a lavorare presso l’ex Sant’Uffizio occupandosi degli insabbiamenti e delle sottovalutazioni a carico dei responsabili delle diocesi, Müller ha dichiarato: «Si è trattato di un progetto, ma dopo un dialogo intenso fra vari dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero si è concluso che per affrontare eventuali negligenze delittuose dei vescovi abbiamo già la competenza del dicastero per i vescovi, gli strumenti e i mezzi giuridici. Inoltre il Santo Padre può sempre affidare un caso speciale alla Congregazione».

14/03/2017 Prevenzione della pedofilia, Collins risponde al cardinale Mueller

Sul National Catholic Reporter la replica della vittima di abusi al Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dopo le dimissioni dalla Commissione pontificia

Iacopo Scaramuzzi Città del Vaticano

Marie Collins, donna irlandese che da bambina è stata abusata sessualmente da un sacerdote, controreplica punto per punto, in un intervento pubblicato dal National Catholic Reporter, all’intervista che il cardinale Gerhard Ludwig Mueller, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, aveva dato per rispondere a sua volta alle accuse che Collins aveva indirizzato al suo dicastero nel momento di dimettersi dalla Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.  

Primo, il cardinale Mueller aveva affermato di «non poter capire che si parli di mancanza di collaborazione» tra la Commissione per la Tutela dei Minori e l’ex Santo Uffizio, e Collins ricorda che «nel 2015 sono state inviate alla sua congregazione inviti da alcuni dei gruppi di lavoro della commissione che chiedevano la partecipazione di un rappresentante ai successivi incontri a Roma per discutere questioni di reciproco interesse» e la congregazione declinò tali inviti facendo sapere che erano possibili solo comunicazioni scritte. Solo nel settembre 2016 un rappresentante della Congregazione per la Dottrina della Fede ha partecipato agli incontri e «la discussione è stata molto utile, spero per la congregazione così come per la commissione».

Secondo, Mueller aveva detto che «in questi ultimi anni c’è stato un contatto permanente» tra il Dicastero e la Commissione: «Non so che forma abbia preso questo contatto permanente», replica Collins secondo la quale i membri della Commissione non hanno avuto riscontro di «alcun risultato positivo» di un tale contatto.

Il Porporato tedesco aveva sottolineato che un collaboratore della Congregazione «fa parte» della Commissione, e Collins precisa che va utilizzato il verbo al passato poiché Claudio Papale «ha cessato il suoi coinvolgimento nella commissione nel 2015 (sebbene ai membri della commissione le sue dimissioni non sono state rese note sino al maggio 2016)».

Collins si sofferma poi lungamente su quanto affermato dal cardinale Mueller in merito a un nuovo tribunale per i vescovi negligenti di fronte alle denunce a un sacerdote pedofilo, ossia che si trattava solo di un «progetto» che è poi stato accantonato in seguito a «un dialogo intenso fra vari dicasteri coinvolti nella lotta contro la pedofilia nel clero»: «Era solo un progetto, dice?», domanda la donna irlandese, ricordando la dichiarazione vaticana del 10 giugno 2015 circa «l’istituzione di una nuova Sezione Giudiziaria all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede e la nomina di personale stabile che presterà servizio nel Tribunale Apostolico» e l’approvazione dalla proposta da parte del Papa che aveva altresì autorizzato «affinché siano fornite risorse adeguate per conseguire questi fini». Rilevando che nelle discussioni tra dicasteri la Commissione non è stata coinvolta, Marie Collins afferma: «Vorrei ringraziarla, eminenza, per confermare con le sue parole che la mia affermazione circa il tribunale era vera. La commissione pontificia l’ha proposto, il consiglio dei cardinali e il Papa l’hanno approvato, e poi è stato respinto dalla sua congregazione». La donna domanda poi al Porporato perché, se gli strumenti già ci sono, «nessun vescovo è stato ufficialmente e in modo trasparente sanzionato o rimosso per la sua negligenza: se non è mancanza di norme, è mancanza di volontà?».

Marie Collins poi risponde con molti dettagli all’affermazione di Mueller che, in risposta a due episodi citati dalla stessa donna nel motivare le proprie dimissioni, un «cambiamento di procedura» nella cura delle vittime e una «richiesta di collaborazione», entrambi «rifiutati» dall’ex Sant’Uffizio, aveva detto: «Non so di questi presunti episodi». Quanto alla prima, ossia la richiesta che la Congregazione rispondesse a ogni lettera ricevuta da una vittima di abusi, Collins afferma, tra l’altro: «Sembra che la preoccupazione che un vescovo locale possa sentirsi non rispettato (se una congregazione romana lo scavalca rispondendo a una vittima della sua diocesi, ndr) ha molto più peso della mancanza di rispetto nei confronti di un sopravvissuto». Quanto al secondo punto, ossia la richiesta della commissione di cooperare alle linee-guida per la salvaguardia dei bambini, «può essere», afferma Collins, che la stessa Commissione «è percepita come esperti “esterni” che usurpano quella che il dicastero considera una propria area di responsabilità: in tal caso, non si potrebbe superare il problema con una franca discussione» nel nome della tutela dei bambini?

Marie Collins respinge, ancora, l’affermazione del Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo il quale «le lamentele si fondano su un malinteso riguardo al nostro vero compito», sottolineando che la richiesta di una risposta alle lettere dei sopravvissuti era niente altro che per una «conferma che la lettera era stata ricevuta e avrebbe ricevuta la debita attenzione» in modo che la vittima di abusi che l’aveva scritta non si sentisse «ignorato».

Settimo, ultimo e «più personale» punto della precisazione di Marie Collins, in risposta alla affermazione di Mueller, «non ho mai avuto prima l’occasione di incontrarla», la donna ricorda una cena a Dublino dopo la propria nomina nella Commissione assieme ad altri officiali della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Marie Collins, infine, precisa che tutto quello che la commissione desidera è di «migliorare la protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili dovunque nel mondo ci sia la Chiesa cattolica» e «anziché tornare indietro in un atteggiamento di negazione e offuscamento, quando una critica come la mia viene sollevata il popolo della Chiesa merita una spiegazione appropriate. Abbiamo tutti il diritto di trasparenza, onestà e chiarezza. I malfunzionamenti non possono più essere tenuti nascosti dietro le porte chiuse dell’istituzione. Ciò accade solo fintantoché coloro che conoscono la verità vogliono continuare a rimanere in silenzio».  Firmato, Marie Collins, ex membro della Commissione pontificia per la Tutela dei Minori.

FONTI: http://www.lastampa.it/2017/03/14/vaticaninsider/ita/vaticano/prevenzione-della-pedofilia-collins-risponde-al-cardinale-mueller-iGWy1vikV222XeoiXPHanL/pagina.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

18 Marzo 2017Permalink

16 marzo 2017 – Dare un nome alle cose

Ricopio l’articolo pubblicato sul mensile Confronti  – marzo 2017

Pedofilia del clero, “peccato” o “delitto”?   di David Gabrielli

Chi violenta un minore non “offende” solo la castità (come dice il catechismo) ma compie un vero e proprio “delitto”.

La questione della pedofilia del clero cattolico rimbalza, da qualche tempo, sulle prime pagine dei giornali, ed è tema di libri di successo. Essa – la violenza sessuale su bambini e adolescenti (seppure per questi si dovrebbe parlare di efebofilia) – non è affatto una “esclusiva” del clero; avviene soprattutto in famiglia, o col “turismo sessuale” in paesi esotici, praticata da gente che svolge le professioni più variegate e, di norma, è coperta da un’insuperabile omertà. Tristissimo fenomeno sul quale di solito si tace.

Venendo poi al clero, la pedofilia non è “caratteristica” di quello cattolico, perché tocca egualmente ecclesiastici di altre confessioni. In ambito cattolico, infine, la quantificazione del fenomeno varia da paese a paese. Grosso modo, si può prendere come punto di riferimento quanto nel 2009 affermava il cardinale brasiliano Cláudio Hummes, allora prefetto della Congregazione per il clero: «In alcune diocesi la pedofilia coinvolge il 4% del clero». Dunque, una piccola minoranza. Sarebbe perciò sommamente ingiusto considerare la pedofilia una peste che infetta l’intero clero. Ma, quand’anche si trattasse di un solo caso, sarebbe tremendo per chi, per missione, annunzia l’Evangelo.

Da qui il clamore suscitato da casi come quelli della diocesi di Boston, rigorosamente descritti dal film Spotlight: per l’opinione pubblica cattolica statunitense, che in generale ha un’alta stima del prete, è stato uno shock apprendere che un sacerdote (parroco o educatore), al quale dai genitori con fiducia totale era stato affidato un ragazzo/a, ha compiuto su questi/a violenza sessuale. Il cardinale arcivescovo, Bernard F. Law (dimessosi nel 2002), era a conoscenza del “vizietto” di alcuni preti pedofili ma, invece di denunciarli, li aveva spostati da una parrocchia all’altra, ove essi avevano seguitato a violentare adolescenti. E la Santa Sede, alla quale infine dalle diocesi arrivavano le segnalazioni? Fin quasi alla fine del secolo scorso, i casi di preti pedofili erano trattati con riserbo massimo: l’urgenza, però, non era quella di difendere le vittime, ma di coprire lo scandalo perché il “buon nome” della Chiesa non fosse macchiato.

Tuttavia, l’eco suscitata, soprattutto in Nordamerica, da alcuni casi, e dai risarcimenti milionari che alcune diocesi hanno dovuto sborsare per cause portate in tribunale, ha costretto il Vaticano a cambiar rotta: e da Giovanni Paolo II in poi la questione è stata affrontata di petto, sia pure non senza ritardi e contraddizioni. «Tolleranza zero per i preti pedofili»: questo, ora, il principio che guida l’azione vaticana, per estirpare un comportamento malefico che Francesco ha definito «mostruosità assoluta e orrendo peccato».

E, per il passato, un colpo di spugna? Così è accaduto in molti paesi; ma vi sono eccezioni. Le Conferenze episcopali del Canada (e, qui, anche la Chiesa anglicana), dell’Irlanda, della Francia e della Svizzera hanno fatto un pubblico “mea culpa”, seppure non sempre con adeguata franchezza. I vescovi d’Oltralpe hanno costituito una “Commissione nazionale indipendente” per occuparsi della pedofilia del clero, composta di magistrati, psicologi e familiari delle vittime. E, in Svizzera, il 5 dicembre nella basilica di Valère (Sion) i vescovi hanno organizzato una giornata di penitenza in espiazione «degli abusi sessuali [dei preti], del silenzio e della mancanza di aiuto alle vittime»; e, per indennizzare i reati “prescritti”, hanno istituito un fondo di cinquecentomila franchi.

E in Italia? Qui la Conferenza episcopale sembra partire dal presupposto che «da noi non è come altrove», ipotesi minimalista smentita da molti fatti. Per smuovere tale imbarazzante status quo il movimento riformista cattolico “Noi siamo Chiesa” ha suggerito ai vescovi: 1) l’istituzione di una Commissione come quella pensata dai francesi, e una “giornata nazionale di penitenza”; 2) una riflessione autocritica sul passato, e il riconoscimento che sono insufficienti le “Linee guida” stabilite dalla Cei nel 2012 e ’14; 3) l’impegno di denunciare alla magistratura i fatti sicuri.

Stella polare per la Cei non può essere semplicemente il Catechismo cattolico, che definisce lo “stupro” su minori una “offesa contro la castità” (n. 2356); deve essere il Codice italiano, per il quale la violenza sessuale su minori è un “delitto” contro la persona.

Fonte: http://www.confronti.net/confronti/2017/02/pedofilia-del-clero-peccato-o-delitto/

Una considerazione finale Nel 1966 Franca Viola, rifiutando il matrimonio riparatore, dimostrò quanto potesse la dignità di una giovane donna nello svelamento della caratteristica fondamentate della violenza sessuale, reato contro la persona e non (come voleva il ‘codice Rocco) contro la moralità pubblica e il buon costume. Passarono 30 anni perché questo principio diventasse legge (15 febbraio 1996 n. 66. Norme contro la violenza sessuale). Ora David Gabrielli segnala, a conclusione del suo articolo, una ambiguità del catechismo della chiesa cattolica che ci riporta a un dibattito purtroppo sempre necessario….

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/02/15/approvata-la-legge-sulla-violenza-sessuale.html

Storia della legge sullo stupro
http://www.zeroviolenza.it/component/k2/item/4255-storia-della-legge-sullo-stupro

16 Marzo 2017Permalink

3 marzo 2017 – Un corso di falegnameria per richiedenti asilo

Ricevo dal dr. Guglielmo Pitzalis (responsabile Gruppo Immigrazione Salute Friuli-Venezia Giulia (GrIS  Fvg) unità operativa territoriale della SIMM (Società Italiana Medicina Migrazioni) la notizia che pubblico nella speranza che il corso di falegnameria abbia permesso ai richiedenti asilo del Centro Accoglienza Cavarzerani (Udine) non solo di aver occupato il loro tempo nel clima di dignità che chiedono ma anche di aprirsi a una speranza di futuro.
E soprattutto spero che la presenza dei rappresentanti istituzionali alla consegna dei diplomi li aiuti a costruire i modi della loro responsabilità nelle politiche di migrazioni e non sia un mero fatto formale.
E voglio ancora sperare che l’efficienza nella cura delle pratiche burocratiche non riduca il centro a un limbo di munga durata.

MIGRANTI: A UDINE I PRIMI DIPLOMI DI FALEGNAME

Sono stati consegnati ai richiedenti asilo ospiti del centro di accoglienza Cavarzerani di Udine i diplomi di falegname a seguito dei corsi frequentati da chi ne ha fatto richiesta.
“Si tratta di un’iniziativa sperimentale e unica nel suo genere – ha commentato l’assessore regionale alla Solidarietà, Gianni Torrenti, rivolgendosi ai ragazzi che hanno sostenuto il corso – e il successo del vostro risultato sarà un esempio di impegno per tutti i compatrioti”.
Il corso di falegname, cui seguiranno altri da elettricista, muratore e idraulico, è stato molto seguito dai richiedenti asilo che hanno messo in mostra le prime creazioni: attaccapanni, panche, tavoli e oggetti di uso quotidiano.
“Sono molto soddisfatto di questo primo risultato – ha aggiunto l’assessore – ma auspico che a questo impegno materiale segua uno di tipo più intellettuale legato all’apprendimento della lingua italiana, condizione ottimale per raggiungere una più facile integrazione”.
Alla consegna dei diplomi erano presenti anche il prefetto di Udine, Vittorio Zappalorto, il sindaco Furio Honsell, i rappresentanti della Croce rossa e il presidente della Confartigianato regionale, Graziano Til

3 Marzo 2017Permalink

1 marzo 2017 – Calendario di marzo

.1 marzo1968 –   La “Battaglia di Valle Giulia” dà inizio al ’68 italiano
2 marzo 1956 –   Il Marocco dichiara l’indipendenza dalla Francia
4 marzo 2005  –  Iraq. Soldati Usa uccidono Nicola Calipari
6 marzo 1975  –   Italia: La maggiore età viene abbassata da 21 a 18 anni .
6 marzo 2012 –    Giornata europea dei Giusti istituita dal Parlamento Europeo
6 marzo 2016 –    Muore Ray Tomlinson. Ideò l’e mail e creò @
7 marzo 1991 –    Arrivo a Brindisi della prima migrazione di albanesi
8 marzo –             Giornata mondiale della donna
10 marzo 1946 –  In Italia le donne votano per la prima volta  (Nota 1)
10 marzo 1987 –  L’ONU riconosce il diritto di obiezione di coscienza alle armi
10 marzo 2004 –   Attentato di Atocha, Spagna
11  marzo 2011 –  Fukushima, Giappone. Terremoto e incidente alla centrale
………………………… nucleare.
11 marzo 2017  –  Inizio della festa ebraica di Purim
12 marzo 2013 –  Morte di Teresa Mattei
13 marzo 1983 –  Assassinio di Marianella Garcia Villas in Salvador
13 marzo 2013 –  Elezione papa Francesco
14 marzo 1879  –  Nascita di Albert Einstein
14 marzo 1883 –   Morte di Karl Marx
15 marzo 1545 –  Apertura del Concilio di Trento
15 marzo 1976  –  Nasce la trasmissione Prima Pagina. Il primo giornalista
…………………………..che la  condusse fu Ruggero Orlando
15 marzo 1990 –   Michail Gorbačëv viene eletto presidente dell’Unione Sovietica
15 marzo 2011 –   Primi segnali del conflitto siriano
16 marzo 1978 –  Rapimento di Aldo Moro
16 marzo 2003 –   Morte di Rachel Corrie, schiacciata da una ruspa
…………………………..israeliana a Rafah, striscia di Gaza.
17 marzo 1981 –   Ritrovamento della lista dei membri della P2 [2]
18 marzo 1871 –   Inizia la Comune di Parigi
18 marzo 1962 –  Termina la guerra d’Algeria
18 marzo 2015  –  Attentato al museo del Bardo – Tunisi
18 marzo 2016  –  Bruxelles – Arresto di Salah Abdeslam (membro del
…………………………..commando terrorista. responsabile degli attacchi di
………………………….. Parigi del 13-11- 2015.
19 marzo 1994 –  Assassinio don Peppino Diana
19 marzo 2002 –   Assassinio di Marco Biagi
20 marzo 1930 –  Gandhi inizia la “marcia del sale”
20 marzo 1994 –   Omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
21 marzo               Nowruz – Capodanno persiano
21 marzo –            Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle
………………………….vittime delle mafie.
21 marzo –            Giornata contro la discriminazioni razziale
21 marzo 1960 –   Massacro di Sharpeville – Sud Africa
21 marzo 2014 –   Putin firma l’annessione della Crimea alla Russia
22 marzo-             Giornata mondiale dell’acqua
22 marzo 2015 –   Strage di Bruxelles
22 marzo 2017 –   Londra. Attacco al Parlamento
24 marzo 1944 –   Strage delle fosse ardeatine
24 marzo 1976 –   Golpe in Argentina
24 marzo 1980 –   Assassino di mons. Oscar Romero in Salvador
24 marzo  2017 –   Donald Trump non riesce a smantellare l’Obama care
25 marzo 1957 –   Firma dei Trattati di Roma [3]
25 marzo 1970 –   Radio libera di Danilo Dolci (fu chiusa dopo 20 ore)
26 marzo 1996 –   notte 26/27 marzo, rapimento monaci trappisti di Tibhirine [4]
27 marzo 1958  –  Nikita Kruscev diventa primo ministro dell’URSS
27 marzo 1985 –  Assassinio di Ezio Tarantelli
28 marzo 1958 –  La Cina scioglie il governo del Tibet
29 marzo 1973 –  Fuga dei soldati americani dal Vietnam
29 marzo 2013 –  Morte di Enzo Jannacci
29 marzo 2017 –  La Camera approva la legge “Disposizioni in materia di misure di
………………………… protezione dei minori stranieri non accompagnati”.
30 marzo 2016 –   Il male del mondo. Conferenza stampa dei genitori di
……………………………Giulio Regeni nella Aula Nassiriya del Senato [5]
31 marzo 2005 –   USA morte di Terry Schiavo, in coma vegetativo da 15 anni
31 marzo 2015  –   Morte di Franz JoseF Mǖller, ultimo superstite del gruppo de La
……………………………Rosa Bianca

NOTE:

[1]  Era il 10 marzo del 1946 e alle elezioni amministrative per rinnovare 436 comuni anche le italiane che avevano compiuto i 21 anni poterono esprimere il loro voto. Si trattò delle prime elezioni amministrative libere dopo il Fascismo. In quello stesso giorno un decreto introduceva anche il diritto all’elettorato passivo e un gruppo di donne veniva eletto all’Assemblea Costituente. Il 2 giugno dello stesso anno le donne furono chiamate al voto per il referendum che avrebbe sancito la fine della monarchia e l’inizio della Repubblica. Un percorso tortuoso che trova un momento significativo nel 1877, quando Anna Maria Mozzoni, pioniera del nostro femminismo, presenta al Parlamento la prima petizione a favore del voto femminile. See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Settant-anni-fa-le-donne-italiane-votavano-per-la-prima-volta-51c8853c-490a-41f1-9484-d6df51888eea.html

[2] . 17 marzo 1981 nella villa di Gelli viene ritrovata la lista dei membri della P2 Della questione si occuperà l’on. Tina Anselmi a partire dal 1981nella sua veste di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2, che terminò i lavori nel 1985. La relazione finale fu approvata dalla stessa commissione il 3 luglio

[3] Trattati istitutivi della Comunità economica Europea (CEE) e della Comunità europea dell’energia atomica (TCEEA).
Firme: Sua maestà il re dei belgi, il Presidente della Repubblica Federale di Germania, il Presidente della Repubblica Francese, il Presidente della Repubblica Italiana,  sua altezza reale la Granduchessa del Lussemburgo, sua maestà la Regina dei Paesi Bassi.
https://it.wikisource.org/wiki/Trattato_che_istituisce_la_Comunità_economica_europea_-_Trattato,_Roma,_25_marzo_1957/Trattato

[4] Il testamento del priore:   http://www.pietroichino.it/?p=11286

[5]  http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2016/03/29/regeni-parlano-i-genitori.-conferenza-stampa-al-senato-con-luigi-manconi_6b442870-6ad0-4a8d-b065-a573e5cc8e02.html

1 Marzo 2017Permalink

24 febbraio 2017 – Il peso delle parole, dette e taciute.

Parole dette Riporto di seguito la notizia della condanna che il tribunale di Milano ha inferto alla Lega Nord per aver usato l’espressione clandestini cui riconosce un «carattere discriminatorio e denigratorio».

23/02/2017  “La parola clandestini è denigratoria”, condannata la Lega Nord Chiara Baldi

Sentenza del tribunale di Milano: sanzione di 10 mila euro per dei manifesti affissi a Saronno

La parola “clandestini” è discriminatoria. È quanto ha stabilito ieri una sentenza della prima sezione civile del Tribunale di Milano, che ha condannato la Lega Nord al pagamento di diecimila euro (5mila per il partito nazionale e altrettanti per quello cittadino di Saronno, in provincia di Varese).

Lo scorso aprile, infatti, il partito del sindaco Alessandro Fagioli – che è alla guida della città varesotta dal giugno 2015 – aveva tappezzato le strade di Saronno di manifesti su cui campeggiavano frasi contro i profughi: nel comune di Fagioli, secondo una richiesta della Caritas, sarebbero infatti dovuti arrivare 32 migranti, che sarebbero stati alloggiati nella ex sede distaccata del liceo G.B Grassi, in via Bruno Buozzi. Ma poiché lo stesso Fagioli si era detto contrario – dichiarando che «non voleva africani maschi vicino alle scuole» – i profughi in città non sono mai arrivati.

La sentenza del giudice Martina sottolinea «il carattere discriminatorio e denigratorio dell’espressione clandestini». Ma ancora più importante è il fatto che questa sentenza potrebbe creare un precedente importante, dal momento che nel partito di Matteo Salvini non manca l’abitudine a chiamare “clandestini” i profughi. A partire proprio dal segretario del Carroccio.

Il processo era stato intentato dall’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) e dal Naga, che da 30 anni a Milano si occupa di difendere i diritti degli stranieri. Come spiegano gli avvocati dell’Asgi in una nota – pubblicata anche sul loro sito – «l’associazione dei termini clandestini (ossia di coloro che entrano/permangono irregolarmente nel territorio contravvenendo alle regole sull’ingresso e il soggiorno) e richiedenti asilo (ossia di coloro esercitano un diritto fondamentale ovvero quello di chiedere asilo in quanto nel loro paese “temono, a ragione, di essere perseguitati) oltre ad essere erronea ha una valenza denigratoria e crea un clima intimidatorio e ostile».

Secondo il tribunale di Milano a nulla vale invocare l’articolo 21 della Costituzione in materia di libertà di pensiero poiché «nel bilanciamento delle contrapposte esigenze – entrambe di rango costituzionale – di tutela della pari dignità, nonché dell’eguaglianza delle persone, e di libera manifestazione del pensiero, deve ritenersi prevalente la prima in quanto principio fondante la stessa Repubblica».

Per leggere la sentenza del tribunale di Milano:  ASGI + NAGA – BORGHI DAVIDE + 2 – TRIBUNALE DI MILANO – ORDINANZA DEL 22.2.2017

La storia di parole pensate per essere dette e taciute…fino a creare neonati fantasma.

La legge Turco Napolitano (Legge 6 marzo 1998, n. 40) prevedeva la necessità di presentare il permesso di soggiorno per i non comunitari che entrassero in Italia (art. 4 comma 1) ma faceva eccezione per i «provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi». Nessuna modifica interveniva a seguito della legge Bossi Fini (legge 30 luglio 2002, n. 189) ma a peggiorare persino quella norma si impegnava l’allora ministro Maroni nel quadro del quarto governo Berlusconi. Il colpo di teatro fu la soppressione furbescamente non dichiarata, ma sostituita da una ridondante positiva accettazione, dell’espressione «e per quelli inerenti agli atti di stato civile». Alcuni dei risultati di questa norma vennero via via modificati se non cancellati dalla Corte Costituzionale. In particolare l’Alta Corte ha dichiarato illegittimo il divieto di contrarre matrimonio per gli stranieri in posizione irregolare (sentenza 245/211) ma nulla venne fatto per le registrazioni delle dichiarazione di nascita, ottenendo così di produrre per legge ***, ciò che non si può giustamente dire secondo il tribunale di Milano.

Alcuni giorni fa un gruppo di cittadini, consiglieri comunali di Udine e associazioni ha inviato alla stampa regionale e nazionale il comunicato che trascrivo e che fa il punto della situazione

Diritto al certificato di nascita

«La condizione di irregolarità amministrativa propria oggi delle persone  prive del permesso di soggiorno, mentre costruisce condizioni di significativa precarietà sociale, condanna nuovi nati in Italia, figli di sans papier, all’inesistenza  giuridica per legge. Infatti  una norma del cd. pacchetto sicurezza dell’allora ministro Maroni (legge 94/2009 art. 1 comma 22, lettera g) impone la registrazione della dichiarazione di nascita solo previa presentazione del permesso di soggiorno che, naturalmente, le persone irregolari non hanno, altrimenti non sarebbero tali.  Una circolare, emanata contestualmente alla norma introdotta nel 2009, afferma invece essere possibile la registrazione della dichiarazione di nascita senza necessità di modifica della legge. Noi invece, consapevoli che il certificato di nascita rappresenta il fondamento dell’esistenza riconosciuta giuridicamente, assicura un nome,  l’appartenenza familiare e la cittadinanza (oggi  quella dei genitori),

chiediamo

con urgenza una modifica della legge che non può essere sostituita dalla presenza di una circolare  che, per sua natura, può essere disapplicata.

Tanto ci impone la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e  ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, che all’articolo 7 dichiara «Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi».

Nel corso degli anni ogni proposta di modifica non assicurò esito alcuno ma nel 2015 sembrò profilarsi una svolta: la Camera approvò la proposta di legge “Disposizioni in materia di cittadinanza” il cui art. 2 comma 3 corregge la norma del 2009. Trasmessa alla Commissione Affari Costituzionali del Senato il 13 ottobre 2015 come DDL 2092, dall’aprile dello scorso anno la proposta non è stata più inserita nell’ordine dei lavori.

Agli organi legislativi nazionali ma anche alle istituzioni locali, alle associazioni interessate e ai singoli cittadini e cittadine chiediamo un impegno consapevole affinché possa essere finalmente riconosciuto  dalla legge il diritto al certificato di nascita per tutti i bambini nati in Italia a prescindere dalla situazione giuridica dei genitori.»

Fonti di parole dette

http://www.lastampa.it/2017/02/23/edizioni/milano/la-parola-clandestini-denigratoria-condannata-la-lega-nord-T458dE7P0MtxLWBARbauzI/pagina.html

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/02/23/news/clandestini_lega_condanna_discriminazione_profughi-158956059/

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/migranti-condannata-lega-manifesto-clandestini

FONTI di parole taciute

Per leggere le norme citate sopra con le modifiche via via introdotte , può essere utile leggere il Testo unico sull’immigrazione Decreto legislativo, testo coordinato, 25/07/1998 n° 286

http://www.altalex.com/documents/news/2014/04/08/testo-unico-sull-immigrazione-titolo-ii#titolo2

Sentenza della Corte Costituzionale  245/2011 http://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2011&numero=245#

Interviene il  dialogo
Il 25 febbraio, il periodico on line ildialogo ha pubblicato questa pagina del blog
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/norazzismo/notizie_1488054984.htm

24 Febbraio 2017Permalink

17 febbraio 2017 – Una giornata che ne richiama altre

Dal mio calendario del primo del mese:

17 febbraio 1600 – Roma – Rogo di Giordano Bruno, condannato per eresia

17 febbraio 1848 – Lettere Patenti, decreto con cui il re Carlo Alberto, concedeva i diritti civili ai valdesi e, successivamente, agli ebrei.

E, a proposito della seconda data, leggo una recente, buona notizia:

Valdesi ed ebrei, una storia di solidarietà

Nella sede dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane a Roma, il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, ha incontrato la Presidente dell’UCEI, Noemi Di Segni, recentemente eletta alla guida dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

È stato un incontro molto cordiale in cui si è sottolineato il profondo legame esistente tra le due comunità, accomunate per lunghi tratti della loro vicenda storica da un destino, da valori e da impegni comuni. Si tratta infatti delle due uniche comunità religiose di minoranza presenti in Italia da molti secoli, perseguitate e ghettizzate prima, emancipate praticamente insieme nel 1848, finalmente riconosciute nell’Italia repubblicana con la stipula della prima Intesa (i valdesi) e della seconda (gli ebrei) in applicazione dell’articolo 8 della Costituzione.

Testimonianza di questa storia comune è la partecipazione congiunta di valdesi ed ebrei al falò che giovedì sera 16 febbraio, in piazza Castello a Torino, celebrerà per la prima volta in città l’anniversario della concessione delle Lettere Patenti, l’editto con cui nel 1848 Carlo Alberto assicurò ai valdesi i diritti civili e politici. Poche settimane dopo, a Voghera, il re estenderà l’editto anche alla comunità ebraica.

Una storia di solidarietà che si è rinsaldata durante le persecuzioni fasciste e le leggi razziali con l’ospitalità che molte famiglie valdesi diedero a famiglie ebree, nascondendone la loro identità e correndo così grandi rischi personali.

Oggi i terreni comuni di collaborazione riguardano l’impegno per una comprensione corretta e plurale della realtà religiosa del nostro Paese e per una libertà religiosa e di culto che sia reale e non solo dichiarata come principio.

FONTE: https://www.chiesavaldese.org/aria_articles.php?ref=487
17 Febbraio 2017Permalink

10 febbraio 2017 – Dopo le colonie israeliane ancora i muri europei

Zygmunt Bauman: “Muri contro i migranti, una vittoria del terrorismo”

Meno democrazia, xenofobia, risentimento: tempi bui per i rifugiati in Europa. OM intervista il grande sociologo polacco

«Per vincere, i terroristi fondamentalisti possono tranquillamente contare sulla miope collaborazione dei loro nemici». Sospensione di regole base della democrazia, risentimento verso gli stranieri, il circolo tra propaganda politica e xenofobia, stati-nazione incapaci di affrontare un fenomeno epocale come le grandi migrazioni. La “refugee crisis”, prima e dopo gli attentati di Parigi, è la cartina tornasole di una più globale crisi dell’Occidente, spiega in quest’intervista a Open Migration il grande sociologo della società liquida Zygmunt Bauman. Un’emergenza che durerà a lungo e alla quale l’Europa non ha ancora trovato gli argomenti adeguati per rispondere, presa in mezzo tra la necessità di aumentare i controlli – da ultimo la stretta sulle identificazioni forzate alle frontiere – e la necessità di tenere aperto uno spazio comune europeo.

Testo dell’intervista a Zygmunt Bauman del 27 dicembre 2015

Prof. Bauman, lei critica il modo in cui l’Europa ha reagito agli attentati del 13 novembre. Perché?

Se l’obiettivo strategico della guerra dei terroristi globali – come ha detto Hollande con il consenso di molti europei – è la distruzione di ciò che loro condannano e che invece noi abbiamo a cuore, ossia la civiltà occidentale, non c’è tattica migliore che quella di portare alcuni dei portavoce più importanti di tale civiltà a smantellarla gradualmente con le proprie mani, e tra gli applausi, il sostegno, o quantomeno l’indifferenza dei cittadini. Moltiplicando le misure eccezionali e mettendo da parte i valori che si vorrebbero difendere – anzi introducendo tali misure in nome di quei valori – si spiana la strada alle forze anti-occidentali. Un obiettivo che queste forze non sarebbero in grado di raggiungere da sole.

Qual è l’errore che attribuisce alla Francia e all’Occidente in questo momento?

Rinforzando la xenofobia dal basso e concentrandosi sui migranti provenienti dai paesi islamici si passa la palla nelle mani dei terroristi fondamentalisti. L’accoglienza ostile verso i rifugiati da una parte scoraggia i potenziali rifugiati che sono ancora nei loro paesi, dall’altra amplia le possibilità di reclutamento per le cellule terroristiche estendendo il contagio ai migranti residenti in Francia da tempo. Gli avversari di Hollande, Nicolas Sarkozy e Marine Le Pen, lo hanno spinto a rovesciare il principio della presunzione di innocenza, presupponendo che i rifugiati di fede islamica siano presunti terroristi fino a prova contraria. E così di fatto impedendogli di sentirsi accolti in un paese in cui speravano di sentirsi a casa. Ma non è facile che Hollande vinca la sua battaglia. Come si dice, c’è sempre un demagogo più grande in giro.

Un milione di arrivi in Europa nel 2015 e circa 4000 morti nelle traversate di migranti e rifugiati nel Mar Mediterraneo. Siamo di fronte a una situazione di emergenza o un fenomeno strutturale, che durerà negli anni futuri?

Una fatale coincidenza di entrambi. La migrazione di massa ha accompagnato l’era moderna fin dall’inizio. Quello che chiamiamo “stile di vita moderno” produce “persone in esubero”, ossia “inutili” per il mercato del lavoro a causa del progresso economico, o “intollerabili”, ossia respinte per effetto di conflitti bellici o sociali. Tra le cause di questo spostamento di massa c’è la destabilizzazione profonda, e apparentemente senza prospettive, dell’area mediorientale. Una destabilizzazione determinata da miopi e sciocche politiche e iniziative militari delle potenze occidentali.

Quest’anno è nata l’esigenza di distinguere in maniera netta tra “migranti economici” e “rifugiati”. È possibile tirare una linea senza discriminare?

Come le ho appena detto, le cause degli attuali movimenti di massa sono di due tipi. Ma è duplice anche l’impatto sui paesi di destinazione. Chi ha interessi economici nelle zone sviluppate del globo in cui sia i migranti economici che i rifugiati cercano riparo accoglie a braccia aperte questa manodopera a basso costo, spesso con competenze che possono essere utilmente sfruttate. D’altro canto, per la maggior parte della popolazione, già ossessionata dalla fragilità esistenziale e dalla precarietà della propria condizione sociale, tale afflusso significa un’ulteriore concorrenza sul mercato del lavoro, un’incertezza più profonda e una diminuzione delle possibilità di miglioramento della propria vita. Questo produce uno stato mentale politicamente esplosivo.

Anche prima degli attentati di Parigi i governanti europei sono stati spesso indecisi e oscillanti nelle scelte, si pensi alle aperture e chiusure di Angela Merkel.

Lo ripeto ancora una volta, i governi che si presumono ancora sovrani del loro territorio soffrono in realtà di un doppio legame, con alcuni poteri globali e con i loro elettori, locali, e ritenuti anch’essi sovrani. Nessuna meraviglia che, come lei suggerisce, siano ondivaghi e precari nelle decisioni. Avidamente ma invano, cercano di avere il piede in due scarpe, ma le richieste dei due campi non si conciliano. Al massimo possono essere ascoltate e, a intermittenza, realizzate. Tuttavia, quasi mai soddisfacendo fino in fondo una delle due parti, per non parlare di entrambi contemporaneamente.

Dove bisogna cercare le cause di questa crisi che lei definisce “strutturale”?

Gli stati-nazione indipendenti sono incapaci ormai di affrontare da soli i problemi derivanti dall’interdipendenza globale. Con la globalizzazione del potere che lascia indietro la politica locale, gli strumenti disponibili di azioni collettive efficaci non corrispondono alla misura dei problemi generati dalla nostra condizione globalizzata. Per citare Ulrich Beck, stiamo già in una situazione cosmopolita ma ci manca drammaticamente una consapevolezza cosmopolitica. Abbiamo fallito nella capacità di costruire con serietà istituzioni destinate a gettare le fondamenta di tale consapevolezza.

Quali rischi corre l’Europa con il boom delle forze politiche xenofobe?

Per il momento, la discussione pubblica è dominata dal risentimento verso gli stranieri, i “soliti sospetti”. In tempi di incertezza acuta e di terrorismo si avvicina la paura di un terremoto sociale. E gli stranieri sono oggi sospettati di essere la causa del caos globale.

Quali sono gli effetti politici dell’arrivo di decine di migliaia di migranti e rifugiati nei paesi europei?

La politica trae profitto dalla xenofobia ormai popolare in tutta Europa con la sola eccezione di Spagna, Portogallo e Finlandia, paesi finora esclusi dai flussi dell’immigrazione. Nella tradizionale Vienna progressista i quiz oggi dicono la il partito xenofobo Freiheitliche Partei è al livello dei socialdemocratici. In Olanda, suonare la melodia xenofoba ha fatto guadagnare più di dieci seggi parlamentari a Geert Wilders a scapito dei liberali di Mark Rutte che sono al potere. In Germania, la xenofobia ha spinto Alternative für Deutschland fuori dalla sua invisibilità politica. In Italia, Matteo Salvini e la Lega Nord potrebbero triplicare i loro voti grazie all’abbandono dell’autonomismo e concentrandosi solo sulla chiusura agli immigrati. In Gran Bretagna, il flusso dei migranti ha offerto una seconda vita a Nigel Farage e all’Ukip dopo la sua sconfitta elettorale dello scorso anno.

Come si risponde alla deriva xenofoba?

La xenofobia e il razzismo sono sintomi, non cure. Comunità etniche diverse sono destinate a coesistere nelle società moderne, a dispetto di ogni retorica che sogni un ritorno a una nazione pura e non meticcia. Per concludere, voglio usare le parole dello storico Eric Hobsbawm: «Oggi, la tipica minoranza nazionale nella maggior parte dei paesi di approdo dei migranti è un arcipelago di piccole isole piuttosto che un continente unico. Ancora una volta, i movimenti identitari sembrano essere il prodotto di debolezza e paura. In ogni società urbanizzata incontriamo stranieri: uomini e donne sradicati che ci ricordano la fragilità o il prosciugamento delle nostre radici famigliari».

Intervista di Alessandro Lanni

FONTE: https://openmigration.org/idee/intervista-a-zygmunt-bauman/

10 Febbraio 2017Permalink

10 febbraio 2017 – A proposito delle colonie nei Territori palestinesi

David Grossman: “Il mondo è stanco di questo conflitto ma così Israele va verso l’apartheid”

Lo scrittore commenta la decisione del governo di annettere le colonie nei Territori palestinesi: “È contro ogni legge: ci saranno conseguenze pesanti”  di FRANCESCA CAFERRI

La decisione del primo ministro Netanyahu e del suo governo è un cambiamento drammatico, un’escalation che porterà conseguenze difficili da immaginare ora: un Paese non può avere colonie in un’area che non gli appartiene. È contro la nostra legge, contro la legge internazionale. Tutti quelli che sono stati parte di questa decisione prima o poi ne pagheranno conseguenze pesanti”. All’indomani del voto della Knesset sull’annessione delle colonie israeliane a Gerusalemme e in Cisgiordania, la voce di David Grossman, uno dei più grandi scrittori contemporanei ma anche una delle più lucide coscienze critiche di Israele, suona triste: come quella di chi, nel futuro, non vede molti segni di speranza per il proprio, amatissimo, Paese.

Signor Grossman, qual è il senso di questa decisione?

“Questo è solo uno dei segni della direzione che ha preso questo governo, che è quella che va verso l’annessione dei Territori: vogliono farne parte dello Stato di Israele, ma una parte che non avrà gli stessi diritti dei cittadini israeliani. Il voto della Knesset è un altro passo verso la trasformazione di Israele da Stato democratico a Stato di apartheid “.

Eppure non mi sembra che ci sia stata una forte opposizione. Sbaglio?

“Non sbaglia affatto. L’opposizione politica interna è molto debole. Allo stesso tempo il mondo sembra essersi stancato dell’infinito conflitto fra Israele e i palestinesi: capisco la stanchezza, ma è pericoloso lasciare Israele e i palestinesi da soli perché la situazione può sfociare in violenza in tempi rapidissimi. Io non credo alla teoria secondo cui l’Isis o Al Qaeda sono nate a causa del conflitto israelo-palestinese, ma so per certo che risolvere in modo equo questo conflitto farà diminuire l’incendio che infiamma altre crisi. Per questo l’Europa, gli Stati Uniti e i Paesi arabi dovrebbero interessarsi di quello che sta accadendo. Ma oggi tutti aspettano di sapere cosa farà Donald Trump, perché il mondo è diventato il palcoscenico di uno show con un unico protagonista, lui”.

Lei cosa si aspetta da Trump? Cosa crede che porterà la sua era per Israele?

“Il secondo nome di Trump è ‘imprevedibile’. Credo che neanche lui sappia come reagirà: è chiaro che ha un’empatia verso Netanyahu e verso la destra israeliana e che disprezza i musulmani. Ha promesso di spostare l’ambasciata a Gerusalemme, una scelta che potrebbe provocare reazioni violente nel mondo arabo e fra i palestinesi. Eppure coltivo una flebile, e un po’ folle, speranza: presto Trump potrebbe cominciare a chiedersi se è davvero conveniente per gli Stati Uniti investire tanti soldi in questo fallimentare processo di pace, visto che Israele non fa che compiere passi che peggiorano la situazione. Potrebbe proporre a Putin di lanciare insieme un piano per il conflitto che né Israele né i palestinesi potrebbero rifiutare, senza andare incontro a durissime conseguenze. Ma capisco che questa speranza poggi su flebili basi”

Vorrei chiudere con una domanda personale: guardando Israele oggi, sembra che la voce degli intellettuali sia quasi l’unica a contrapporsi a Netanyahu. È così? E se la risposta è positiva: non ci si sente soli?

“Io, come molti dei miei colleghi, cerco di essere il più connesso possibile al mondo che mi circonda. Per questo capisco che oggi lo spazio per la speranza è molto ridotto. Ho compreso il senso della sua domanda: so bene che opinioni come la mia sono marginali e spesso anche disprezzate in Israele. Ma questo avviene perché negli ultimi anni, sotto il regime di Netanyahu, un dibattito che dovrebbe essere logico e razionale si è trasformato in qualcosa di emotivo. L’idea stessa di come essere cittadini di questo Stato è cambiata: si è passati dall’idea di appartenere a uno Stato democratico, basato sulla legge, a quella di appartenere a uno Stato basato sulla religione. Quello che conta oggi è se sei ebreo o no: nel primo caso hai diritti e privilegi, altrimenti quasi non sei benvenuto. È molto pericoloso: è una situazione in cui l’irrazionalità vince e ci spinge in un angolo in cui ci sentiamo soli e abbandonati dal resto del mondo”.

Il che ci riporta alla solitudine…

“Israele non è solo: gode di molto supporto nel mondo, e anche di molta simpatia. È il nostro primo ministro che incoraggia la crescita di un sentimento di isolamento. Così facendo spinge il Paese in un angolo pericoloso. Ci porta a perpetuare questa situazione di guerra: se la guerra è il tuo destino, fai di tutto per essere un guerriero migliore. Ma così facendo perdi ogni traccia di speranza. Nonostante tutto questo, e per rispondere alla sua domanda, le dico che sento ancora intorno l’appoggio verso chi ha opinioni simili alla mia. Se ci fosse un leader che non manipolasse le nostre ansie, che non usasse i fantasmi di traumi passati per farci paura, credo che molti israeliani lo ascolterebbero. Perché tanti di noi, nel profondo del cuore, sanno bene che abbiamo preso una strada pericolosa. La tragedia è che un leader così non c’è. Così la nostra società diventa sempre più apatica: e questo è grave, perché una società apatica diventa facilmente plasmabile da chi ha un’agenda nazionalista e violenta. Il rischio è che in Israele queste persone si impossessino del nostro futuro”.

FONTE:

http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/09/news/david_grossman_il_mondo_e_stanco_di_questo_conflitto_ma_cosi_israele_va_verso_l_apartheid_-157918329/

10 Febbraio 2017Permalink

9 febbraio 2017 – Muri già costruiti in Europa

Trovo su facebook una serie di foto di  Miloš Malinić.
Dopo aver condiviso  ricopio 

Finché i muri
passeranno
attraverso le nostre teste
troveremo sempre i soldi
per costruirli.

 

 

 

 

In Italia abbiamo battuto ogni record: già nel 2009 abbiamo costruito un  muro a costo zero. Si è imposto in legge l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno a chi (immigrato non comunitario irregolare) volesse registrare la dichiarazione di nascita in Italia dei propri figli.
All’indecenza dell’invisibile muro si unisce la vigliaccheria di usare creature indifese per minacciare i genitori; quei piccoli, ridotti a CIE di carne ne determinerebbero l’espulsione. Il prezzo che i neonati pagano è quello di non avere un’esistenza giuridicamente riconosciuta, ridotti a fantasmi non c’è impegno efficace per abolire quella norma e garantire  loro la dignità di persone.

9 Febbraio 2017Permalink

6 febbraio 2017 – Oggi è la giornata mondiale contro le Mutilazioni genitali femminili

Ricevo dal GrIS (di cui sono socia – vedi nota in calce) la lettera che trascrivo.
Non dimentico che proprio il consapevole impegno del GrIS del FVG portò ad affrontare, in un congresso della SIMM, la questione del rifiuto in legge della registrazione della dichiarazione di nascita con una posizione chiara che purtroppo altre associazioni non sanno manifestare

Carissime e carissimi soci del GrIS,

come saprete, oggi , 6 febbraio, in tutto il mondo, si celebra la Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili.

Le MGF, messe al bando dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 2012, rappresentano una grave violazione dell’integrità fisica, psichica e morale delle donne e di uno dei diritti umani fondamentali che è il diritto alla salute.

Secondo le stime dell’UNICEF, nel mondo, vi sono 200 milioni di donne che sono state sottoposte a Mutilazioni Genitali Femminili; la pratica è diffusa principalmente in 30 Paesi, di cui la maggior parte si trova in Africa.

La presenza numericamente sempre più importante della componente femminile tra la popolazione immigrata ha reso visibile anche nei paesi occidentali e quindi anche in Italia il fenomeno delle Mutilazioni Genitali Femminili.

Secondo le stime del Parlamento Europeo, in Europa vi sono 500.000 donne portatrici di MGF, 39.000 in Italia.

Colgo l’occasione per ricordarvi che nel nostro paese esiste una legge “Disposizioni concernenti la prevenzione e il divieto delle pratiche di mutilazione genitale femminile” varata nel 2006 , per il contrasto delle MGF.

E’ nostro impegno, quali operatori sociali e sanitari, offrire azioni di supporto e aiuto   alle donne presenti nel nostro paese portatrici di MGF e cercare di impedire con tutti i mezzi a disposizione (informazione, sensibilizzazione, segnalazione ecc.) che bambine e ragazze siano sottoposte alla pratica in Italia o nei paesi di provenienza dei genitori durante un periodo di soggiorno nei medesimi, come spesso avviene, ad esempio durante le vacanze estive.

Rimango a vostra disposizione per qualsiasi informazione o approfondimento sull’argomento,

un caro saluto Caudia Gandolfi

GrIS FVG

NOTA per saperne di più: GrIS – Gruppo Immigrazione e Salute – vedi https://www.simmweb.it/coordinamento-nazionale/gruppi-immigrazione-e-salute/15-gris-friuli-venezia-giulia

SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni – vedi www.simmweb.it

Avevo segnalato la ricorrenza del 6 febbraio nel calendario del mio blog che pubblico il primo giorno di ogni mese

6 Febbraio 2017Permalink