17 luglio 2019 – Al Segretario di Stato Vaticano è noto il problema del certificato di nascita negato ai nati in Italia, figli di sans papier.

Il 5 luglio avevo pubblicato su questo blog la lettera spedita al Segretario di Stato, card. Parolin che aveva reso nota la sua intenzione di parlare con il ministro Salvini, affermando che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Gli avevo scritto perché in caso di colloquio non ignorasse l’esistenza possibile di bambini, nati i n Italia, figli di migranti non comunitari che potrebbero, per un groviglio di norme insensate approvate dal Parlamento nel 2009, essere privi del certificato di nascita.
Oggi ricevo la lettera che ho fotografato.   Gliene sono grata , non solo perché spero possa fare qualche cosa di concreto per stimolare la cancellazione di una legge insensata, ma perché per la prima volta che a me sia nota un autorevole esponente della chiesa cattolica esprime in forma scritta un parere negativo in merito alla questione su cui pochissime voci si sono alzate.
Mi rendo conto che si tratta di un documento privato ma per me è importante nel marasma di indifferenza dominante anche su questa ferita a un fondamento di civiltà.
Nel 2015 dopo aver convocato il Sinodo della famiglia anche i Vescovi italiani avevano ignorato la legge che nega ad alcuni nati in Italia il diritto a un’identità e a una famiglia riconosciute nel certificato di nascita. Per la verità ne aveva preso atto solo l’Arcivescovo di Chieti e Vasto che ne aveva scritto su Il sole 24 ore . Il testo si può leggere in questo blog in data 29 giugno 2015 raggiungibile anche con il link http://diariealtro.it/?p=3863.
Chi volesse leggere la lettera al cardinale Parolin può raggiungerla invece con questo link
http://diariealtro.it/?p=6713

Per leggere la lettera del Segretario di Stato cardinale Pietro Parolin cliccare il sottostante link.

https://drive.google.com/file/d/1KJjyn_xqci-BcHY1MUZl-hxOT9jxNpxS/view?usp=sharing

 

Luglio 16, 2019Permalink

16 luglio 2019 – In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico

 In alcuni comuni veneti si rinnova il censimento etnico (un tempo razziale ora forse non si può dire, però..)

Per iscriversi alla scuola elementare di una località a cavallo tra Venezia e Padova bisogna specificare la propria etnia, ovvero se sei sinti, rom, nomade o camminante.
Leggo che il modulo consegnato ai genitori ha fatto scattare l’immediata polemica sostenuta dalle famiglie che si sono rivolte ad una associazione che fa capo a Rifondazione Comunista che a sua volta ha contattato i propri legali perché si tratterebbe di un “abuso e discriminazione gravissima”, mentre la direzione scolastica sostiene che l’atto “serve per favorire l’integrazione”, salvo cambiare parere in rapida successione temporale.

Metamorfosi dirigenziale
Le finalità del modulo – chiarisce il dirigente – erano quelle della maggior inclusione possibile e non certo il contrario” e “Le informazioni che noi raccogliamo – rileva Marzolo (il dirigente scolastico) – hanno finalità istituzionali, tese a tutelare gli alunni e non a discriminali”.
Ma poco dopo leggiamo: “Se il modulo dal punto di vista legale ha dei profili di illegittimità lo cambieremo sicuramente“, dice Carlo Marzolo, il dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo Corner di Fossò e Vigonovo.
Mentre apprezzo la denuncia di Rifondazione Comunista, meravigliata dalla velocità della metamorfosi , vado avanti e scopro l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali)

Un inciso necessario: cos’è UNAR
L’Ufficio per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, brevemente denominato UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, è l’ufficio deputato dallo Stato italiano a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, indipendentemente dalla origine etnica o razziale, dalla loro età, dal loro credo religioso, dal loro orientamento sessuale, dalla loro identità di genere o dal fatto di essere persone con disabilità.
L’Ufficio è stato istituito nel 2003 (d.lgs. n. 215/2003) in seguito a una direttiva comunitaria (n. 2000/43/CE), che impone a ciascun Stato Membro di attivare un organismo appositamente dedicato a contrastare le forme di discriminazione.
In particolare, UNAR si occupa di monitorare cause e fenomeni connessi ad ogni tipo di discriminazione, studiare possibili soluzioni, promuovere una cultura del rispetto dei diritti umani e delle pari opportunità e di fornire assistenza concreta alle vittime.

Tanto basti per sapere con chi e cosa abbiamo a che fare
Dichiara il direttore di UNAR
13 Luglio 2019 Scuola distribuisce moduli con etnia per i bambini rom.
Loukarelis, Unar: “Inaccettabile discriminazione”
Ritengo assolutamente inaccettabile quanto accaduto nell’Istituto Comprensivo di Fossò-Vigonovo, dove ai bambini sono stati distribuiti dei moduli all’interno dei quali andava indicata anche la loro etnia, se rom”.
Così il Direttore dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), Triantafillos Loukarelis ha commentato l’episodio accaduto nell’istituto scolastico di Fossò-Vigonovo. “Si tratta di un atteggiamento discriminatorio – continua Loukarelis – condannato non solo dalla nostra Costituzione ma anche dal diritto internazionale. In nessun caso sono infatti ammessi censimenti del genere”.
Il dirigente scolastico ha prontamente assicurato il ritiro dei moduli e la ristampa senza l’etnia. “Provvedimento che cogliamo positivamente e, contestualmente, segnaliamo che i nostri uffici sono a disposizione di ogni altro ente che dovesse avere dubbi su simili questioni. Tutto ciò al fine di evitare il verificarsi di situazioni discriminatorie, che non fanno onore al nostro Paese”.
(Nota stampa UNAR) – 13 Luglio 2019                                                            [Fonte 1]

Le sorprese non finiscono qui
Vado ancora avanti e trovo nel sito dell’UNAR la scheda per la segnalazione di discriminazioni nel sito dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) in cui potevo dichiararmi vittima o testimone di discriminazioni.                                                                      [Fonte 2]

Ho scelto di essere ‘testimone’ come cittadina. Non so se accetteranno comunque ho scritto (rispettando i 500 caratteri imposti)
«Mi dichiaro cittadina testimone di una discriminazione indotta da legge. Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita. Tale prescrizione può condizionare i genitori identificati per uno ‘status geografico/burocratico’ a non presentarsi agli uffici anagrafici per timore di essere eventualmente espulsi. Non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni».
Immediata la risposta automatica ma sempre gradevole visto che non è assimilabile a urla e ululati consueti in alto loco. “Your message was sent successfully. Thanks”.

Se non mi fossi trovata nella necessità di rispettare il limite avrei scritto, ma non è detto che il testo non mi serva a una prossima occasione quindi lo mantengo pro memoria:
“Sono testimone di una discriminazione indotta da legge.
Dal 2009 la legge 94 all’art. 1 comma 22 lettera g impone la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione delle dichiarazioni di nascita . Infatti l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante.
«Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi», sostiene il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1).
Il rischio della irrimediabile ferita a chi nasce in Italia, differenziato dagli altri per le ragioni geografico/burocratiche del/dei genitori permane anche se la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 del Ministero dell’Interno (Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali) afferma:
« Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto».
Personalmente non posso testimoniare casi concreti ma solo la mia indignazione di cittadina consapevole e responsabile per una norma che ci umilia tutti minacciando alcuni.

[Fonte 1]
http://www.unar.it/scuola-distribuisce-moduli-con-etnia-per-i-bambini-nomadi-loukarelis-unar-inaccettabile-discriminazione/
[Fonte 2]
http://www.unar.it/cosa-facciamo/contact-center/fai-una-segnalazione/

Per leggere il testo della mozione 92 relativa alla registrazione delle dichiarazioni di nascita (presentatore Furio Honsell – regione FVG):                                                      http://diariealtro.it/?p=6724

Luglio 16, 2019Permalink

14 luglio 2019 – Una mozione da difendere in Consiglio Regionale

Mozione n. 92 <<Sull’ottenimento del certificato di nascita per figli nati in Italia da persone non comunitarie irregolari>>
presentata dal consigliere Furio Honsell l’11 giugno 2019

Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia,

VISTA la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Convention on the Right of the Child – CRC), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989;

PREMESSO che nella Costituzione all’art. 10 si specifica che “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali” e all’art. 22 si afferma che “Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome”;

PREMESSO che nella Costituzione della Repubblica all’art. 3, primo comma, si riconosce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche di condizioni personali e sociali” e al secondo comma si specifica che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”;

PREMESSO che, sempre nella Costituzione, all’art. 31, secondo comma, si stabilisce che la Repubblica “Protegge la maternità e l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”;

PREMESSO infine che il Codice Civile, all’art. 1, chiarisce che “la capacità giuridica si acquista dal momento della nascita”;

SEGNALATO che:
– la legge 27 maggio 1991, n. 176, ratifica la Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, e nello specifico all’art. 7, comma 1, si stabilisce che “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto ad un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori ed a essere allevato da essi” e al comma 2 che “Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide”;

– la legge 15 luglio 2009, n. 94 “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” all’art. 1, comma 22, lettera g), modifica l’art. 6, comma 2, del Testo Unico sull’immigrazione del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, cancellando il riferimento all’eccezione che escludeva dalla presentazione del permesso di soggiorno la richiesta di atti di stato civile, ivi compresa evidentemente la domanda di registrazione di nascita;

RILEVATO che ottemperando al diritto del bambino ad avere il certificato di nascita gli sarà assicurata la cittadinanza dei genitori in conformità alla norma in vigore, Legge 5 febbraio 1992 n. 91;

RICORDATO che già nel 2009 fu emanata la circolare interpretativa n. 19 del Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali che ha la funzione di tutelare il diritto del neonato in Italia ad avere un’esistenza legalmente riconosciuta;

RILEVATO che dall’interrogazione 4-08314 presentata da Leoluca Orlando a cui è stata data risposta dall’allora Sottosegretario di Stato per l’interno Michelino Davico (risposta scritta pubblicata lunedì 31 gennaio 2011 nell’allegato B della seduta n. 426) si sottolinea che proprio attraverso la suddetta circolare sono state fornite indicazioni mirate a tutti gli operatori dello stato civile e di anagrafe che quotidianamente si trovano a dover intervenite riguardo a casi concreti e che “È stato chiarito che l’eventuale situazione di irregolarità riguarda il genitore e non può andare ad incidere sul minore, il quale ha diritto al riconoscimento del suo status di figlio, legittimo o naturale, indipendentemente dalla situazione di irregolarità di uno o di entrambi i genitori stessi. La mancata iscrizione nei registri dello stato civile, pertanto, andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di colui che lo ha generato. Se dovesse mancare l’atto di nascita, infatti, il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico”;

VERIFICATA la permanenza di alcune situazioni di criticità anche in Regione FVG;

Tutto ciò premesso
impegna la Giunta regionale

1) ad attivarsi nelle apposite sedi, affinché si proceda ad opportune modifiche alla legge che nel 2009 introdusse, per una definita categoria, il principio della possibile violazione del diritto assoluto di ogni nato in Italia ad essere riconosciuto quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico, come raccomanda anche il Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1);

2) ad attivare azioni per una più ampia promozione della circolare interpretativa 19/2009 del Ministero dell’Interno al fine di assicurare un’integrale esistenza giuridica di ogni soggetto nato nel territorio.

Presentata alla Presidenza il giorno 11/06/2019

Luglio 14, 2019Permalink

5 luglio 2019 – Provando e riprovando, sperando senza fiducia

Quando cominciarono a girare in Europa le immagini dei sopravvissuti ai lager lo sgomento, l’incredulità sopravanzarono il dovere di capire; prevalse un a sorta di rigetto che indusse persino l’editrice Einaudi (che pur si avvaleva di un ottimo comitato di consulenti) a rifiutare, in prima battuta, il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, che solo più tardi sarebbe stata pubblicato e che rappresenta ancora una voce importante nel nostro panorama storico e letterario.
Credo che altrettanto stia succedendo oggi per i fuggiaschi dai porti libici, libici loro stessi o provenienti da altri stati africani, persone disperate approdate al bordo del cimitero mediterraneo nella speranza di una traversata.
Per questo probabilmente M.S., vicepremier, ministro dell’interno e riferimento di molti oltre il partito di cui è leader, può chiudere i porti, insultare i magistrati, indifferente alle condizioni di chi sta giocando la propria sopravvivenza nello spazio fragile di una nave di disperati.
Chissà perché a me vengono i mente i giochini di battaglia navale che si facevano sottobanco a scuola: colpito, affondato..
Già ma quei giochini erano pezzi di carta …
Pezzi di carta: qui scatta la mia reazione perché i pezzi di carta non sempre sono giochini ma fondamento di vita e ce n’è uno che è essenziale alla vita di ognuno di noi, che è essenziale alla vita dei nostri figli: il certificato di nascita.
Dieci anni fa R.M., predecessore di M.S. in almeno due dei ruoli che costui ricopre fece approvare con voto di fiducia le ”Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”, la legge che contiene un punto a mio parere dirimente, che descrivo al card. Parolin nella lettera che segue

A S. Em. Card. Pietro Parolin
Segretario di Stato
Palazzo Apostolico –
Città del Vaticano – 00120 ROMA                                                                              Udine 2 giugno 2019

Eminenza,
ho letto in vari quotidiani italiani la Sua dichiarazione del 29 maggio in merito a una disponibilità a dialogare con il ministro Salvini. Lei ha opportunamente sottolineato la riprovazione alla strumentalizzazione di simboli religiosi e contemporaneamente affermato che «il dialogo si fa soprattutto con quelli che non la pensano come noi e con i quali abbiamo qualche difficoltà e qualche problema».
Sono certa Eminenza che quando avvicinerà il ministro Salvini avrà con sé le voci di chi soffre (quale che ne sia il credo religioso o anche l’assenza di un credo qualsivoglia) in una situazione storica che ha fatto del nostro Mediterraneo una tomba e l’attraversamento di quello spazio – e di altri in Europa – luoghi di morte, violenza e devastazione.
Le chiedo però di portare con sé anche coloro cui la legge italiana dal 2009 ha deciso di spegnere la voce (legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g).
Sono i nati in Italia, figli di migranti non comunitari: a quei genitori la legge chiede – nel momento in cui si presentano a dichiararne la nascita – il permesso di soggiorno di cui, se irregolari, non dispongono.
Così i genitori – che non vogliono sottrarsi al dovere di garantire ai loro nati il diritto personale al certificato di nascita – vengono soffocati dalla paura che li rende vittime dei loro piccoli, innocenti umiliati per legge a spie della irregolarità di mamma e/o papà.
E quei genitori sono artatamente indotti a farsi complici del disprezzo di norme internazionali, ratificate in legge già dal 1991, per cui “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi” (art. 7 legge 176/1991).
E’ ben vero che una circolare, emanata lo stesso giorno della approvazione della legge 94, offre loro la possibilità della registrazione ma la paura (la circolare non è adeguatamente pubblicizzata fra chi avrebbe diritto a conoscerla) potrebbe indurli a mancare al loro dovere e a nascondere i loro piccoli per non esserne separati dalla brutalità di una espulsione conseguente la loro nascita.
Il rischio è segnalato dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1) che da una decina d’anni vivamente raccomanda al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori, adeguando in tal senso l’ordinamento interno .
Quei piccoli di cui ho descritto la ferita loro imposta nel venire al mondo non hanno voce.
La prego Eminenza non li abbandoni, offra loro la Sua voce autorevole e partecipe.
Distinti saluti
Augusta De Piero

La lettera partì il 3 giugno e , pur prevedendo che Sua Eminenza non mi avrebbe risposto, cerco ora di renderla nota per quel poco di spazio che troverò ma soprattutto nella speranza che se ne assuma il carico una voce più accettabile della mia e qualcuno ne faccia autorevole impulso alla modifica di una legge intesa a istituire una classificazione che vuole alcuni privi di quelle caratteristiche cui ogni persona avrebbe altrimenti diritto.

E comunque già nella oscurità dell’oggi punti di riferimento e di sicurezza possono essere i sindaci se sapranno con convinzione, pronunciando parole che esprimano certezza, farsi mezzo che consenta ad ogni nato di sapersi rispettato nel suo essere, estraneo ad ogni norma che gli nega persino la certezza di un nome nel momento in cui viene al mondo

Luglio 5, 2019Permalink

16 giugno 2019 – Due blog parlano fra loro di dignità

Comincio dal blog di G. Carbonetto ricopiando uno dei suoi “Eppure…”

Uno dei parametri più certi per valutare lo stato di salute di una democrazia è quello basato sulla quantità di rischi da correre per mantenere la propria dignità. E la diagnosi attuale appare assolutamente infausta.

Provate a pensarci. Quanta dignità perde una persona che magari decide di non alzare più un terribile cartello con su scritto l’evangelico «Ama il prossimo tuo», perché rischia di essere picchiato a pugni e calci dai sostenitori del ministro degli Inferni?

Quanta ne perde chi magari rinuncia a esprimere il proprio dissenso davanti a una manifestazione – questa sì con grandi striscioni in testa – nella quale si solidarizza con una persona che ha ucciso un ladro sparandogli alle spalle da un balcone?

Quanta chi non dice che si preoccupa di essere in un Paese che sta diventando razzista quando sente sempre lo stesso padrone del governo che minaccia di ripulire l’Italia dai Rom e che, davanti all’obiezione «Ma sono quasi tutti italiani», ghigna minacciosamente: «Beh, quelli purtroppo ce li dobbiamo tenere».

Ma forse l’esempio più clamoroso di sottrazione di dignità arriva da Udine. E di questo Salvini – scusate la parola – con tutta probabilità non sa nulla. Ed è proprio per questo che diventa il più clamoroso; perché ormai il nascondersi e il nascondere la propria dignità per molti sta diventando un automatismo di sopravvivenza.

Alla scuola media Fermi, dove il 45 per cento degli studenti è di origine straniera e dove sono rappresentate più di venti etnie, due bravi insegnanti hanno fatto svolgere ai propri alunni dell’ultimo anno un progetto teso a riflettere su quanto è stato fatto nel corso del triennio. E ne sono uscite delle colorate strisce di stoffa con su delle parole assolutamente pericolose, se non sediziose: “Solidarietà”, “Amicizia”, “Integrazione”, “Autonomia”, “Essere poesia” e altri concetti di simile elevata pericolosità.

E, infatti, davanti a una simile protervia, qualcuno deve aver protestato, se è vero che l’avvenimento ha fatto discutere e se il Comune di Udine, pro tempore saldamente nelle mani della destra, ha magnanimamente concesso di non togliere fino alla fine dell’estate le cosiddette “bandiere tibetane” esposte.

Quello che colpisce, a proposito dell’ormai impiantato automatismo di autodifesa, è – almeno a leggere le cronache – la reazione dei due bravissimi insegnanti che hanno voluto far pensare e ragionare, in una parola educare, i propri studenti: hanno ritenuto di dover scusare i propri giovani e, in definitiva, se stessi, sottolineando che tutte queste rivoluzionarie scritte non erano assolutamente contro Salvini e che in tutto questo non c’è alcun collegamento con la politica.

Di tutte le cose brutte che hanno seguito un’iniziativa assolutamente bella, forse la frase peggiore, anche se detta per difendere i propri ragazzi e soprattutto quelli “stranieri”, è stata proprio quella che esclude ogni collegamento tra le nostre azioni e la politica, perché in realtà tutto quello che facciamo, o che non facciamo è politica. Perché quel personaggio che ama travestirsi con le divise come tanti altri nella storia hanno fatto, fa politica e noi facciamo politica sia che diciamo di essere d’accordo, sia che esprimiamo il nostro dissenso, sia che stiamo timorosamente zitti.

Ma perché quei giovani che oggi hanno distillato quelle parole dalla loro esperienza comunitaria in una scuola domani dovrebbero rispettare la politica se prima si fa loro percepire che l’umanità è parte fondamentale della politica e poi lo si smentisce? E perché dovrebbero praticarla ancora se si nega loro l’onore e l’orgoglio di averla già fatta pacificamente e razionalmente? Perché non dovrebbero rinunciare a quella dignità che la democrazia – unico regime che dà davvero spazio alla politica – ci consente?

Tutti gli “Eppure…” li puoi trovare anche all’indirizzo http://g-carbonetto.blogspot.it/

E alle domande elencate ne aggiungo una mia.

Quanto perdiamo in dignità ostentando la nostra indifferenza a una legge che da dieci anni agita lo spauracchio della minaccia di espulsione davanti a un genitore che si presenta allo sportello di un comune per registrare la nascita di un figlio in Italia senza avere il permesso di soggiorno?
E che quel genitore trovi più sicurezza nel nascondimento che nella richiesta di ciò che al nuovo nato è dovuto: una identità riconosciuta?
La prima perdita di dignità è davanti ai nostri figli: nati in uno stato democratico devono apprendere di essere non degli ‘uguali’ ma dei ‘privilegiati’, devono sapere che ci sono loro simili cui già dalla nascita è negato ciò che dovrebbe essere di tutti.

Giugno 16, 2019Permalink

27 maggio 2019 – Ogni mattina facebook mi chiede a cosa penso. Ecco qui


Penso a due donne la cui presenza è conforto: la senatrice Liliana Segre (di cui ho scritto molto e molte volte nel mio blog diariealtro e non sarà mai abbastanza) e la prof. Dell’Aria di Palermo che non difende ma proclama la dignità della sua professione.
Le hanno offerto il conforto di chi vuol servirsene per sembrare magnanimi . Ne ho scritto nel mio blog diariealtro il 24 eil 25, pochi giorni fa e sono lieta di averlo fatto.
Ha detto NO, lei vuole essere riabilitata nella pienezza del riconoscimento della correttezza del suo agire.
Mi richiama un mio vivissimo ricordo di dieci anni fa quando l’allora ministro dell’interno on Maroni tentò di far passare nel suo ‘pacchetto sicurezza’ una norma secondo cui i medici avrebbero dovuto, se si fosse loro presentato per venir curato un individuo privo di permesso di soggiorno, denunciarlo alla autorità di competenza (senza negargli le cure).
Ricordo la reazione orgogliosa degli ordini dei medici a livello nazionale ma oggi non voglio negarmi al ricordo di una persona che non c’è più, il dott. Luigi Conte, presidente dell’Ordine a livello provinciale.
Il suo NO fu pubblico e deciso, una scelta di civiltà che da noi fu sostenuta solo dal GrIS, livello operativo della Società di Medicina delle Migrazioni. (il testo in calce)
Nessuno – o meglio nessuna associazione della società civile altrimenti rispettabile – invece volle occuparsi dei nati in Italia, figli di migranti non comunitari privi di permesso di soggiorno, cui la legge nega il certificato di nascita.
Ricordo che a quei piccoli voltarono senza scrupoli la schiena associazioni altrimenti civili e le chiese cristiane. La maggior autorevolezza della chiesa cattolica – ferma nel fingere che i ‘miei fantasmi’ non esistano – non basta a coprire il silenzio delle altre chiese cristiane.
Mi fermo qui, non senza aver segnalato un passo del mio blog con il mio ricordo del dr. Conte. Per ora resto con i miei fantasmi, bimbi obbligati ad essere tali dal 2009. Sono fantasmi tranquilli: non si vedono.

 

So che ci sono altre mattine in cui mi sveglierò pensando a loro e lo dirò.

Ricopio un’immagine di Francis Bacon (Crocifissione 1965)

 

3 febbraio 2017 – Anche il mio blog ricorda il dr. Luigi Conte

Maggio 27, 2019Permalink

24 aprile 2019 – Una circolare per assicurare esistenti tutti coloro che nascono in Italia

Ieri nel mio blog ho scritto della senatrice Segre e ho proposto qualche mia considerazione che oggi voglio approfondire inviandola ai sindaci del Friuli Venezia Giulia che hanno aderito alla manifestazione del 13 aprile ‘Prima le persone’, manifestazione contro razzismo e discriminazione per la convivenza pacifica e l’integrazione, promossa dalla rete DASIFVG, centro Balducci Zugliano che a Trieste riprendeva quella precedente di Milano.
Tutto comincia con l’espressione di apprezzamento che un piccolo gruppo di donne ha inviato ai sindaci ufficialmente presenti a Trieste (quattro di loro poi ci hanno risposto in forma molto interessane che a me piacerebbe fosse fondamento di un progetto).

Apprezziamo i sindaci ufficialmente presenti e alcune di noi glielo comunicano.
Siamo un piccolo numero di donne che ha inviato all’organizzazione responsabile della manifestazione ‘prima le persone’ un proprio documento per ricordare la precarietà della situazione giuridica che da dieci anni caratterizza l’esistenza di nati in Italia, se figli di migranti non comunitari irregolari.
Per questo scriviamo ai sindaci ufficialmente presenti alla bella manifestazione di Trieste, uno di quegli incontri in cui si vive l’esperienza appagante di sentirsi insieme ai propri simili per uno scopo buono e giusto e sappiamo quanto questo sia importante per raggiungere un risultato che rappresenti un obiettivo comune.
Crediamo comunque che pur riconoscendo il significato di questo comune sentire ci voglia anche un altro passaggio.
Il nostro essere cittadini non è un dono di natura esclusivo ma uno status le cui caratteristiche sono determinate dalla Costituzione della Repubblica, che non è un testo costruito da ‘sovranisti’ in forma esclusiva ma un insieme di principi aperti a una dimensione umana che la storia ha costruito cui le norme che ci siamo dati danno certezze e indicazioni di metodo.
E figura fondante la relazione primaria che si costruisce fra le persone e la società è il sindaco, responsabile dell’onore di garantire il riconoscimento di ogni vita cui gli sportelli del suo comune devono assicurare un’esistenza riconosciuta.
Sappiamo che a ogni nuovo nato è dovuto il certificato che lo riconosce cittadino non necessariamente italiano perché, se i suoi genitori sono stranieri, quella cittadinanza risulterà riconosciuta nel documento che è fondamento della sua vita di relazione, che ne assicura il diritto ad avere dei diritti.
Da una decina d’anni quel principio assoluto ha subito una ferita dovuta all’affermazione di una norma cui il voto di fiducia ha dato una immeritata certezza: il genitore che si presenta allo sportello del comune ad assicurare ciò che è dovuto al figlio deve, se non comunitario, presentare secondo la legge, il permesso di soggiorno. Se irregolare la sua irregolarità incide sul figlio trasformandolo in ‘spia’ del genitore stesso che a seguito di questa emersione della situazione irregolare può subire l’espulsione o altra pena.
Il rischio che corre può portarlo a non denunciare la nascita del figlio, un’omissione di gravità estrema come è facile comprendere.
Ci è noto che una circolare, emanata in puntuale contemporaneità con la legge, segnala che in questa situazione il titolo di soggiorno dei genitori non deve essere richiesto perché in tal caso l’evidenza di una loro irregolarità inficerebbe l’inviolabilità del diritto del nuovo nato.
Ci troviamo quindi in un paradosso per cui l’atto più importante che consente di inserire un essere dalla totale fragilità nella società umana –o almeno in quella tipologia di società che l’Europa (e certamente anche l’Italia) conosce – è assicurato dal più fragile dei documenti amministrativi, una circolare.
E nello stesso tempo constatiamo che l’onore di trasformare quella fragilità in certezza dovuta ad ogni nuovo essere umano spetta ai sindaci.
Questo abbiamo letto nella vostra presenza oltre ogni emozione e di ciò vi siamo grate.

Adriana Libanetti , Alessandra Missana, Andreina Baruffini, Chiara Gallo, Giuliana Catanese, Ivana Bonelli , Maria Grazia Zanol, Marina Giovannelli con Gruppo Anna Achmatova, Mary Silva Remonato, Alida Mason, Rita Turissini, Silvana Cremaschi, Valentina Degano con Donne in nero.Udine, Suzi Cucchini, Augusta De Piero.

Incalzata dal 25 aprile mi vengono in mente alcune considerazioni
Nel documento ricordavamo l’obbligo di ogni comune a registrare le dichiarazioni di nascita di chiunque nasca sul territorio del comune stesso, obbligo che si sostanzia nel rispetto del diritto di ogni nato ad avere il certificato di nascita.
Purtroppo una pessima modalità informativa ha portato ad identificare la registrazione della nascita con l’attribuzione della cittadinanza italiana creando confusione nell’opinione pubblica.
Sarebbe bello ma non è (ancora?!) così: oggi ogni nato ha diritto ad esistere e la cittadinanza che gli viene riconosciuta è, nel caso di nati in Italia, quella italiana.
Questo sarebbe ius soli ma in Italia vige ancora lo ius sanguinis, peggiorato dalla discriminazione di neonati che si vogliono fantasmi.

Non dobbiamo dimenticare che in Italia la prossima estate – e precisamente il 7 agosto – cadrà il decennale della ferita inferta alla nostra dignità di cittadini e cittadine dalla legge che – ostacolando la concessione del certificato di nascita ai nati in Italia, figli di non comunitari irregolari – si fa beffe del principio affermato dalla Convenzione di New York del 1989, ratificata in legge 176/1991, di cui trascrivo l’art. 7

1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
2. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide.

Per necessità che nasce dalla stessa legge 176 (“con gli obblighi che sono imposti dagli strumenti internazionali applicabili in materia”) lo stesso giorno dell’entrata in vigore della legge 94/2009 (art. 1 comma 22 lettera g) fu emanata una circolare (n. 19/2011-Ministero dell’interno) che cancella, per quanto può una circolare, l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno dei genitori, una misura che può farsi lesione di un diritto assoluto del figlio, che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità burocratica di chi lo ha generato.
La conseguenza è evidente: il permesso di soggiorno non deve essere richiesto a una mamma e a un papà che, nel rispetto del diritto del loro figlio, non possono in quella circostanza essere costretti a dichiarare una condizione che può prevederne l’espulsione.
E ci piacerebbe che i sindaci, consapevoli dell’onore che loro appartiene di trasformare la fragilità del più debole degli strumenti di cui sono responsabili, una circolare, nella garanzia del diritto alto e irrinunciabile di ogni essere umano ad avere un’esistenza giuridicamente riconosciuta, ne facessero pubblica informazione nel modo più trasparente per rompere – ove ci fosse – il muro della paura.
E naturalmente in questo impegno non dovrebbero essere lasciati soli.

Cittadine e non suddite (e anche cittadini, naturalmente)

A fronte della assicurazione che facesse di una circolare il fondamento per ogni persona, senza eccezione alcuna, del diritto ad avere dei diritti, ci è consentito superare il senso di umiliazione che una pessima legge, non modificata in un punto dirimente, impone a chiunque si senta cittadino e non suddito, come furono gli italiani sottomessi alle leggi razziali del 1938.
Sono certa di poter scrivere tutto questo anche a nome delle amiche che con me hanno firmato la lettera ai sindaci del 13 aprile.
E aggiungo la mia solidarietà di madre a quelle altre madri cui l’esultanza di poter dire, di fronte a un loro piccolo nato, “questo è mio figlio”, è stata soffocata da una norma, simile a quelle che hanno causato tragedie che molti fingono di non ricordare.

Blog del 23 aprile: http://diariealtro.it/?p=6560

Aprile 24, 2019Permalink

11 aprile 2019 – L’odio dilaga a cominciare dai neonati.

Il dio Baal ispiratore.
La notizia che trascrivo di seguito si colloca in quella crepa introdotta nella nostra legislazione nel 2009 per ostacolare – e in pratica rendere per molti impraticabile – la registrazione delle dichiarazioni di nascita in Italia, finalizzata, evidentemente, alla garanzia del certificato dovuto ma negato al nuovo nato che risulta così inesistente.

Sapevo che la crepa si sarebbe allargata nella cultura artatamente diffusa che ha soggiogato menti deboli e schiave del pregiudizio ma di cui si sono fatte complici tutte le forze politiche che, avendo nel Berlusconi 4 il loro promotore ma anche essendone contrarie, si sono avvoltolate in un qualche cosa che preferisco non definire al tempo dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni per offrire al governo Conte e ai suoi due litigiosi puntelli un sacrificio umano come ai tempi del dio Baal

La notizia che segue è un primo segno.
Un errore di fondo è riferire le adozioni al desiderio di genitorialità e non ai diritti del bambino secondo il principio, affermato in legge ma trascurato con l’indifferenza dell’ignoranza e il gioco turpe del misconoscimento furbastro e ripugnante del principio del superiore interesse del minore che dovrebbe essere sostanza di ogni intervento che lo riguardi.
Nel 2009 la norma si è fatta cultura, ora la cultura che si è diffusa produrrà – temo – norme peggiorative benedette dalle istituzioni e assicurate dall’indifferenza.

Adozioni internazionali C’è razzismo contro i ragazzi adottati: nuovi accordi a rischio  Redazione 20 ore fa

La Commissione Adozioni Internazionali esprime «profonda preoccupazione» per i diversi episodi di razzismo nei confronti di quei figli adottivi che a causa del colore della loro pelle vengono fatti oggetto di atti di bullismo e vessazione. «Comportamenti del tutto censurabili, in un clima in cui la diversità è purtroppo percepita come un disvalore», scrive la CAI.
Gli episodi di razzismo nei confronti di ragazzi adottati? Potrebbero mettere a rischio la possibilità di nuovi accordi con alcuni Paesi d’origine.
A lanciare l’allarme è la Commissione Adozioni Internazionali, che sul proprio sito ha espresso oggi «profonda preoccupazione» per i diversi episodi di razzismo nei confronti di quei figli adottivi che a causa del colore della loro pelle vengono fatti oggetto di atti di bullismo e vessazione. Quando Gabriella Nobile – la fondatrice di Mamme per la Pelle – denunciò per la prima volta nel febbraio 2018 questo razzismo nascente contro bambini adottati, sembrava quasi un’eccezione. Invece sta succedendo sempre più spesso. Solo ricordando gli episodi giunti alla cronaca, c’è Shanthi, 23 anni, di origini indiane, figlia di Paola Crestani, presidente del Ciai: quando sale in treno, la donna seduta accanto a lei si alza perché «io non voglio stare vicino a una negra». E due ragazzi adottati dall’India e dall’Africa, neo-universitari che quando giungono all’appuntamento per visitare un appartamento si sono sentiti dire dalla ragazza dell’agenzia immobiliare “Non so se farvi salire, la signora ha le sue idee: non vuole stranieri”. Ultimo episodio quello accaduto a Melegnano, nel Milanese, dove vive Bakary Dandio, senegalese di 21 anni arrivato in Italia da profugo e poi diventato una promessa dell’atletica, adottato da una coppia italiana: sul muro di casa sono comparse scritte razziste.
«Questi comportamenti del tutto censurabili si inseriscono in un clima in cui la diversità è purtroppo percepita come un disvalore invece che essere considerata una fonte di arricchimento individuale e collettivo», scrive la CAI. La Commissione «sta cercando di riallacciare rapporti istituzionali con alcuni Paesi che, in passato, avevano contribuito a soddisfare il desiderio di genitorialità di molte coppie italiane; queste manifestazioni di razzismo potrebbero compromettere la possibilità di nuovi accordi. Ci auguriamo pertanto che intolleranza e razzismo rimangano fenomeni isolati e contrastati da tutti coloro che hanno a cuore fratellanza, solidarietà e soprattutto il bene dei minori».

http://www.vita.it/it/article/2019/04/10/ce-razzismo-contro-i-ragazzi-adottati-nuovi-accordi-a-rischio/151231

Aprile 11, 2019Permalink

21 marzo 2019 – Samir e Rami non sono mai entrati in Parlamento

Modifica del 24 marzo. Quando ho scritto questo post conoscevo solo il nome di Samir. Ora modifico e a Samir aggiungo Rami. 

Oggi si chiacchiera molto dei ragazzini, dei bambini (e dei loro insegnanti) salvati dall’essere bruciati vivi da Samir e da Rami, due  ragazzini intelligenti e coraggiosi.

Se quei bambini fossero nati dopo il 2009 quando per lego volontà (allora espressa dal Ministro dell’interno Maroni) con voto di fiducia fu approvata la legge che ostacola la garanzia del diritto al certificato di nascita dei nati in Italia, figlio di migranti non comunitari irregolari.
Se fossero nati dopo il 2009, figli ‘degli altri’ -non avrebbero nemmeno un nome. Privi di tutela genitoriale (come riconoscere madre e padre di chi non c’è?) potrebbero essere carne indifesa per pedofili.

Riferimento legislativo: legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g –
presente nel Testo Unico sull’ immigrazione – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2.

La situazione che nasce dalla legge 94 cd pacchetto sicurezza è segnalata anche dal Terzo Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia (novembre 2017. cap.3.1): «Rispetto … al diritto di registrazione alla nascita, si fa presente che l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello stato, avvenuta con la legge 15 luglio 2009 n.94 in combinato disposto con gli artt. 316-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza delle irregolarità di un migrante. Tale prescrizione condiziona i genitori stranieri che, trovandosi in situazione irregolare, spesso non si presentano agli uffici anagrafici, proprio per timore di essere eventualmente espulsi».

Adesso c’è tutto un agitarsi attorno alla notizia del pullman minacciato, dimenticando che chi ha voluto la legge 94, chi ancora la sostiene, chi ritiene di non doversene occupare, chi addirittura sceglie di non nominarla mai si pone sullo stesso piamo dell’autista che voleva distruggere quei piccoli con il fuoco, mentre i nostri parlamentari – presenti al senato e alla camera – nel corso dei governi Berlusconi 4, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni , Conte hanno e hanno avuto per fare la stessa operazione distruttiva con meno clamore – gli strumenti della burocrazia confortati da una legge che nessuno vuole abolire, per odio, per intolleranza, per conformismo, per indifferenza e rassicurati dal silenzio che si esprime fra il ghigno e lo sbadiglio di molte organizzazioni della società civile.

In quelle nobili sedi e in parlamento  Samir e Rami non sono mai entrati

https://tg24.sky.it/cronaca/2019/03/21/rahmi-samir-bambino-eroe-autobus-milano.html?intcmp=hp-tg24_hero_box1-title_null

 

 

Marzo 21, 2019Permalink

19 marzo 2019 – Girovagando fra i paradossi e una lettera aperta

Il Prefetto di Gorizia mette il veto sulla presenza di Serena Pellegrino perché contraria alla linea di governo. Salta il convegno di Agende Rosse a Monfalcone .

Cara Serena,
Leggo nell’articolo di Fabio Folisi –opportunamente ricco di numerose citazioni:
“La relatrice Pellegrino, che non ho il piacere di conoscere personalmente, mi risulta specializzata nella trattazione e conoscenza dei risvolti ambientali della materia “mafia”, non ho fatto riferimento a precedenti giudiziari, che non mi risultano sul suo conto, ma solo a valutazioni politiche che la stessa ha fatto nel passato nei confronti delle strutture governative anche di Gradisca”.
Così scrive il prefetto di Gorizia

Serena mia, ti ho sempre pensato come una professionista nel tuo lavoro, una normale signora. una donna che da parlamentare ha rappresentato anche me.
Mai ti avrei immaginato tale da far paura persino a un prefetto. Il che di questi tempi mi sembra un riconoscimento sul tuo impegno in materia di ambiente.
Però la tua pericolosità è successo e, trasecolando, ti chiedo rispettosamente : “Devo darti del lei?”
In attesa di un tuo chiarimento sul problema leggo con te il comma 1 dell’articolo 21 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione“.
Il link alla fonte della mia informazione è in calce dopo un altro paradosso che ancora una volta segnalo
Un abbraccio
augusta

Il paradosso del Comma 22 grossolanamente rielaborato e aggiornato al 2009
*1 Ogni nato in Italia ha il diritto al certificato di nascita e a vivere con i suoi genitori –
*2 ma se nel momento di richiedercene la registrazione della nascita la sua mamma e il suo papà si scoprono privi del certificato di soggiorno vengono legalmente espulsi –
*3 Lo stato in questione deve assicurare l’attuazione di questo diritto –
*4 Necessità di perfezionare lo status dei nati in Italia, figli di irregolari (vulgo clandestini) come soggetti nel percorso dell’espulsione.

NOTE per precisare
Riferimento alla fonte storica: Joseph Heller Catch-22 Tradotto Comma 22, romanzo 1961 – film 1970

1. Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.
(Fonte: Art. 7/1 della Legge 27 maggio 1991, n. 176
Ratifica ed esecuzione della convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989)

2. “l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, con Legge n. 94/2009, in combinato disposto con gli ex artt. 361-362 c.p., obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migranti”
Fonte : http://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2012/08/PAR1_capIII.pdf

Fonte del riferimento di legge:
n.94/2009 art. 1 comma 22 lettera g –
presente nel Testo Unico sull’ immigrazione – testo coordinato dl 286/1998 art. 6/2

Segnalazione di augusta: la dizione comma 22 dell’art. 1 del cd ‘pacchetto sicurezza’ non dipende dal romanzo di Heller ma è solo uno scherzo dovuto all’ironia della storia.

Capita, signore e signori i parlamentari e donne e uomini di governo, capita … nell’approvare la legge non ve ne siete accorti. Se aveste consuetudine alla letteratura avreste avuto la meglio sull’ironia che la storia si consente, invece…..

3. Gli Stati parti vigilano affinché questi diritti siano attuati in conformità con la loro legislazione nazionale e con gli obblighi che sono imposti loro dagli strumenti internazionali applicabili in materia, in particolare nei casi in cui se ciò non fosse fatto, il fanciullo verrebbe a trovarsi apolide
Fonte: Art. 7/2 della Legge 27 maggio 1991, n. 176

*4. Se si volesse precisare lo statura dei nati in Italia figli di ‘sans papier’ basterebbe togliere l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno al momento della richiesta di dichiarazione di nascita che ha luogo all’apposito sportello del comune, cosa che non  viene fatta e non è stata fatta nel corso di dieci anni perché la modifica di legge non è problema che sfiori la società civile.
Che meglio dell’indifferenza per non  occuparsi di soggetti fragili, indifesi che non contano nulla e non assicurano ammirazione e consenso?

https://friulisera.it/il-prefetto-di-gorizia-mette-il-veto-sulla-presenza-di-serena-pellegrino-perche-contraria-alla-linea-di-governo-salta-il-convegno-di-agende-rosse-a-monfalcone/

Marzo 19, 2019Permalink