8 novembre 2018. “Fra Trump e la Repubblica italiana – Un elemento significativo di solidale vicinanza – Primi segni di dignità sostenibile – Seconda puntata

Poco fa ho pubblicato  nel mio blog un pezzo intitolato
“Fra Trump e la Repubblica italiana – Un elemento significativo di solidale vicinanza”
[Nota 1]

Di recente sono emersi segni di dignità che potrebbero indurre a sperare in un cambiamento.  Speranza? Non so . Ma sono esempi di dignità cui voglio rendere onore.
So che resistere  per 12 anni è difficile, lo provo sulla mia pelle, ma so anche che la violazione di un diritto fondamentale, previsto in Costituzione e nella legislazione internazionale, ferisce anche tutti  coloro che non ne sono personalmente colpiti.
E’ un attentato alla nostra dignità di persone e cittadine/i: parlo evidentemente della registrazione della dichiarazione di nascita  negata ai nati in Italia se figli di migranti non comunitari.  Mi è noto che  la negazione di esistenza giuridicamente riconosciuta a questi neonati ha autorevoli sostenitori che confortano politici opportunisticamente asserviti  e organizzazioni della società civile che hanno scelto  di essere suddite .       [Nota 2]

Nel mare dell’indifferenza è consolante ritrovare i propri simili, capaci della dignità di dire NO anche se non conviene

 Nel 2014 anche con una forte presenza locale (GrIS  FVG) la Società di Medicina delle Migrazioni in un proprio congresso segnalò la necessità di cambiare la legge (94/2009 art. 1 comma 22 lettera G) che negava e nega la registrazione della dichiarazione di nascita dei figli dei Sans Papier.
In quell’anno, nell’ambito di un convegno della SIMM svoltosi a Udine avevamo, con la dott. Chiara Gallo,  costruito un panel per spiegare dettagliatamente cosa sia un  certificato di nascita.   Alcune di noi si illudevano ancora  sulla consapevolezza della funzione del certificato di nascita nella vita di ognuno. Fu così che Suzi Cucchini, forte di un certo  numero di manifesti che riproducevano quel panel,  decise di recarsi dove bacheche esposte al pubblico lo potevano accogliere. Ebbe qualche consenso ma anche inimmaginabili  rifiuti.
Per il resto silenzio che preferisco non documentare in chi lo sostenne e promosse:  per molti altrimenti insospettabili ci sono bambini cui  può essere negato il certificato di nascita.

E più o meno un anno fa la svolta

Giuseppina Trifiletti, che ama scrivere di teatro, volle esaminare assieme a me e a Giuliana Catanese la questione e ne scaturì un pezzo teatrale su cui si è misurato il  piccolo gruppo NonSoChe  che ha capito e per mesi ha dedicato il suo impegno a preparare la recita dello spettacolo “Nelle mani degli dei. L’odissea di un bambino invisibile”.
Quando tutto era pronto … il covid.
Nel periodo estivo fu possibile la rappresentazione (naturalmente nel rispetto delle norme di sicurezza) il 3 agosto nella sala della Comunità di San Domenico (che si era resa disponibile anche per le prove) e il 5 agosto al teatro San Giorgio.
Era la prima volta che un impegno culturale, segno di una dignità mantenuta e cercata, diventava strumento di diffusione della consapevolezza della dignità negata.
Intanto però maturava una possibilità nuova per cui devo riconoscimento e gratitudine all’amico Francesco Bilotta, docente all’Università di Udine di diritto civile e antidiscriminatorio, che mi ha confortato non solo con la pazienza dell’ascolto e il sostegno della sua competenza ma anche con l’inserimento dello spettacolo in una attività dell’Università di Udine.
Il 25 settembre infatti lo spettacolo andava in scena nella sala Madrassi g.c. di via Gemona (Udine), anche qui nel rispetto puntuale di tutte le misure di sicurezza,  nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile cui aderisce l’Università di Udine , presentato dai proff. Marina Brollo e Francesco Bilotta.                                                                                  [Nota 3]
Trascrivo in una successiva puntata  i testi dei loro interventi pronunciati in apertura.
Ricordo anche il mensile genovese il Gallo   che ha dato ampia informazione sull’argomento e il periodico Ho un Sogno (reperibile presso  la libreria CLUF di via Gemona 22 – Udine) che non si è mai negato all’informazione sull’argomento.
Infine non voglio dimenticare la mozione presentata  dal consigliere prof. Furio Honsell in consiglio regionale di cui dirò di più in una prossima puntata.
Ed è con vero piacere che segnalo il link a un sito di Martignacco che consente di vedere l’odissea di un bambino  invisibile                                                                      [Nota 4]

[Nota 1]               http://diariealtro.it/?p=7516

[Nota 2]    Si veda il mio post del 13 giugno :  “Quando i Vescovi non dicono il vero”

http://diariealtro.it/?p=7334

[Nota 3]

https://qui.uniud.it/notizieEventi/citta/festival-dello-sviluppo-sostenibile-eventi-e-conferenze-all2019universita-di-udine

[Nota 4]   www.martignaccospazioaperto.it

8 Novembre 2020Permalink

1 novembre 2020 – Calendario Novembre

Premessa:    Il 20 novembre 1989 L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Convezione internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che l’Italia ha ratificato con legge 176/1991, affermando il diritto assoluto di ogni nato  alla registrazione della nascita. Con aggressiva, devastante  indifferenza l’Italia nel 2009 con legge 94 ha escluso dalla dovuta certezza di questo diritto i nati in  Italia se figli di sans papier.
Lo fece, con voto di fiducia, un  Parlamento ormai in  maggioranza capace di far precedere la più opportunistica e abbietta convenienza al diritto e all’etica.
Quello che più mi turba è l’ostinata determinazione con cui il mondo delle associazioni più ‘rispettabili’ rifiutano una parola di dissenso rispetto a questa norma feroce.
Non posso non associare questo silenzio a quello che coronò l’evento che ricordo nel calendario il 17 novembre.
L’immagine in fondo è la parete del  ‘binario 21’ . il binario della stazione di Milano da cui partivano i treni per i lager dove i deportati avrebbero perso la propria identità. Il nome ne veniva cancellato per essere sostituiti da un  codice numerico.

novembre 1911 –            Primo bombardamento aereo italiano in Libia
…………………………. … ……(e primo bombardamento aereo della storia).
.1 novembre 2009 –     ..Morte della poetessa Alda Merini
.1 novembre 2016 –     ..Morte di Tina Anselmi, prima donna ministro nella storia della
……………………………… .repubblica
.2 novembre 1975 –     ..Assassinio di Pier Paolo Pasolini
.3 novembre 1970 —    ..Salvador Allende diventa presidente del Cile.
.4 novembre 1966 –     ..Alluvione di Firenze
.4 novembre 1995 –     ..Assassinio di Yitzhak Rabin
.5 novembre 2017 –     ..Elezioni in Sicilia. Disastro tutta sinistra
.6 novembre 1962 –     -Risoluzione ONU contro l’apartheid in Sudafrica
.7 novembre 1917 –     ..Rivoluzione d’Ottobre
.8 novembre 1960 –     ..USA: elezione alla presidenza di J.F.Kennedy
.8 novembre 2016 –      ..USA: elezione alla presidenza di D. Trump
.9 novembre 1938 –      ..Germania: “notte dei cristalli”
.9 novembre 1989 –      ..Germania: abbattimento del muro di Berlino
.9 novembre 1993 –      ..Distruzione del ponte di Mostar
10 novembre 1483 –      ..Nascita di Martin Lutero
11 novembre 1992 –      .La chiesa anglicana inglese ammette le donne pastore
…………………..….……………….(gli anglicani usano anche il termine ‘prete’).
………………………..………. Dicembre 2014: consacrazione della prima ‘vescova’
13 novembre 354 –       .. Nascita di Agostino di Ippona
13 novembre 2015 –     .. Attentati dell’ISIS a Parigi – strage del Bataclan
15 novembre 1988 –      .L’ANP annuncia la nascita dello stato palestinese
16 novembre 1989 –      . Salvador – strage dell’UCA – Universidad entroamericana
……………………………….. …. Simeón Cañas
17 Novembre 1938 –    .. REGIO DECRETO LEGGE n. 1728
…………………………………..Provvedimenti per la difesa della razza italiana
18 novembre 1626 –      ..Consacrazione della basilica di San Pietro .. 
19 novembre 1975 –      ..Spagna: morte del dittatore Francisco Franco
20 novembre 1945 –     .. Inizio del processo di Norimberga
20 novembre 1989 –        L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva la
………………..…..……………Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia
……………………….…………….e dell’adolescenza (nota 1)
22 novembre 2004 –      .Ucraina: inizio della ‘rivoluzione arancione’
23 novembre 1971 – ……La Cina sostituisce Taiwan nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
25 novembre 1973 – ……Grecia: golpe militare
25 novembre –                ..Giornata contro la violenza sulle donne
25 novembre 1992 – …… Il Parlamento vota la divisione fra Repubblica Ceca e Slovacca
25 novembre 2016 – …  ..Morte di Fidel Castro
26 novembre 1915 – … ..Einstein presenta la teoria della relatività generale
26 novembre 1954 – ..  . Ritorno di Trieste all’Italia
27 novembre 1941 – ……Resa di Gondar: l’Italia lascia l’Africa Orientale.
…………………………………….(Gondar – antica capitale imperiale dell’Etiopia)
29 novembre – ……………ONU: giornata internazionale di solidarietà con il popolo
…………………………………….palestinese
30 novembre 1780 -……..Muore Maria Teresa d’Austria
30 novembre 1786 -…     Il granduca di Toscana abolisce la pena di morte
30 novembre 1943 -……..Morte di Etty Hillesum ad Auschwitz
30 novembre 1999 – ……Seattle: prima mobilitazione del movimento no-global
…………………………….….
Note:
[nota 1] L’elenco delle giornate internazionali celebrate dalle Nazioni Unite si raggiunge con http://www.centrounesco.to.it/?action=view&id=337

1 Novembre 2020Permalink

13 giugno 2020 – Quando i Vescovi non dicono il vero

Provo a scrivere le mie sempre più sconsolate considerazioni in merito all’intreccio pericoloso e per me inaccettabile sulle motivazioni con cui i Vescovi italiani si oppongono alla proposta di legge “ … contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (C 107) .
I vescovi non attaccano frontalmente la proposta, la aggirano affermando – e ciò è falso – che “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”.
Il metodo è quello applicato dal card Ruini nel 2005 contro il referendum abrogativo di alcuni aspetti della legge 40/2004 “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”.
Il cardinale, allora presidente della CEI, si fece portavoce dell’istanza ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana invitando i cattolici a non presentarsi alle urne con lo scopo di non raggiungere il quorum del 50%. Arrivò al suo scopo umiliando uno strumento democratico previsto dalla Costituzione, il referendum appunto.
Oggi il metodo contro la proposta di legge C 107 è meno aggressivo e la motivazione del dissenso non sembra entrare nel merito ma fa perno sull’inutilità dell’intervento perché nell’ordinamento giuridico dell’Italia “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio”.
E ciò non è vero: la discriminazione di alcune tipologie di persone deboli le sottopone a privazione di diritti fondamentali altrimenti universali.

Ci sono violenze che non hanno bisogno di ginocchia sul collo di una persona per soffocarla.

Indico due discriminazioni a me note presenti in legge:

1. La legge 94/2009 obbliga alla presentazione del permesso di soggiorno i genitori di nati in Italia, al momento di registrarne la nascita.
E’ evidente che la ratio fondamentale di questa norma (assolutamente nuova nell’ordinamento della Repubblica Italiana) è quello di creare, in chi non abbia il permesso di soggiorno, disagio e quindi paura a presentarsi allo sportello del comune per dichiarare la nascita di un figlio in Italia, una paura tale da poter mancare a questo atto dovuto.
Il 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia non a caso raccomanda «al Parlamento di legiferare in modo da garantire il diritto alla registrazione per tutti i minorenni nati in Italia, indipendentemente dalla situazione amministrativa dei genitori».

E’ chiaro che a tanto non rimedierebbe l’approvazione della proposta di legge nota come atto C 107. Oggi l’argomentazione negazionista della necessità di maggior attenzione ai diritti della persona, come affermati anche nell’art. 3 della Costituzione , offre ai Vescovi l’opportunità di farne un uso spregiudicato per vanificare la norma che contrasta l’omofobia e la transfobia.
Oggettivamente alleati di quella destra che tanto vuole, possono offrire un gradito salvagente anche a tentennati forze di sinistra e lo fanno, per ora, sulla pelle dei neonati, soggetti indifendibili perché indifesi.

.2. L’esclusione dalla norma Legge 20 maggio 2016, n. 76. “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” della step child adoption, condannando quindi il figlio di coppie omossessuali, registrato come tale solo da uno dei membri della coppia, a trovarsi privo di ogni tutela qualora il genitore riconosciuto venisse, per una qualsiasi ragione, a mancare. [Fonte 4]

E non voglio dimenticare l’indifferenza consapevole in merito alla proposta della senatrice Segre di istituire : “una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” .
Una proposta di grande interesse che offrirebbe un interessante contributo alla comprensione del rapporto fra parole d’odio e disprezzo e la traduzione delle stesse in indicazioni operative.    [Fonte 5]

DOCUMENTAZIONE

10 giugno 2020 Omofobia. I vescovi: no a una nuova legge, ma più impegno educativo

La presidenza della Conferenza episcopale italiana esprime, in una nota, la sua opinione sulla questione omofobia. Di fronte a nuove proposte legislative, sostiene che non sia necessaria una nuova legge, piuttosto occorra applicare le norme già vigenti e promuovere l’educazione al riconoscimento della dignità di ogni persona

Isabella Piro – Città del Vaticano

Nell’ordinamento giuridico dell’Italia “esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio” e quindi “non serve una nuova legge” sull’omofobia. È quanto scrive, in una nota, la presidenza della Cei, la Conferenza episcopale italiana, guardando “con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati contro i reati di omotransfobia”. Anche per questi ambiti, infatti, “non si riscontra alcun vuoto normativo o lacune – si legge nel testo – che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni”. Introdurre, quindi, “ulteriori norme incriminatrici” rischierebbe di aprire a “derive liberticide”, sottolinea la presidenza della Cei, e di “colpire l’espressione di una legittima opinione” più che “sanzionare la discriminazione”.                      [Fonte 1]

ROMA_ No a ogni discriminazione, ma no anche a una nuova legge contro l’omofobia che finirebbe solo per colpire «l’espressione di una legittima opinione» – come quella che i bambini hanno bisogno di una mamma e un papà – e rischierebbe di scadere in «derive liberticide». I vescovi italiani guardano «con preoccupazione» alle proposte di legge contro i reati di omotransfobia attualmente al vaglio della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Si tratta, ricorda il quotidiano della Cei Avvenire, di cinque ddl (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) che puntano a modificare agli articoli 604-bis e 604-ter del Codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere. I testi dovrebbero essere votati a luglio.                                                                                                                                       [Fonte 2]

Proposta di legge: BOLDRINI e SPERANZA: “Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale” (107)  [Fonte 3]

Copio dalla elazione della p.d.l. che sarà dibattuta dal prossimo mese di luglio insieme ad altre proposte dello stato oggetto
“ Obiettivo della proposta di legge è quello di sanzionare, modificando la legge Mancino-Reale, le condotte di istigazione e di violenza finalizzate alla discriminazione in base all’identità sessuale della persona, definita come l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti:
a) il sesso biologico della persona;
b) la sua identità di genere (la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico);
c) il suo ruolo di genere (qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna);
d) l’orientamento sessuale (l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi)”.

[Fonte 1]
Nota di aug.
Isabella Piro_ prof. ordinario diritto romano e diritti dell’antichità
I grassetti nell’articolo che ho copiato sono miei
https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2020-06/omofobia-nota-cei-vescovi-italia-legislazione-educazione.html

[Fonte 2]
https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2020/06/10/news/omofobia-i-vescovi-italiani-non-serve-una-nuova-legge-rischio-derive-liberticide-1.38951140

[Fonte 3]
https://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&tipoDoc=lavori_testo_pdl&idLegislatura=18&codice=leg.18.pdl.camera.107.18PDL0005470&back_to=https://www.camera.it/leg18/126?tab=2-e-leg=18-e-idDocumento=107-e-sede=-e-tipo=

[Fonte 4]
Ne ho scritto (ovviamente documentando) in diariealtro del 5 gennaio 2018
“La crudeltà stupida che appaga e paga”. http://diariealtro.it/?p=5485

[Fonte 5]
28 ottobre 2018 La prima proposta di legge della senatrice Segre
http://diariealtro.it/?p=6180

13 Giugno 2020Permalink

15 aprile 2020 – Schiavi della pubblica opinione producono schiavi.

Chi guardasse il calendario del mio blog ad ogni 16 aprile potrà leggere
1995 Pakistan: assassinio del sindacalista Iqbal Masih. Aveva 12 anni
Da allora il 16 aprile è Giornata Mondiale contro la schiavitù infantile –
Istituita in memoria di Iqbal, un bambino pakistano che a soli cinque anni viene consegnato ad un fabbricante di tappeti. Una fabbrica in cui i lavoratori sono tutti bambini che in regime di totale sfruttamento vengono costantemente percossi per ogni minimo errore di lavorazione o per ogni cenno di rimostranza. Iqbal riesce a scappare e, da un incontro con un’attivista per i diritti minorili, comincia la sua battaglia anti-sfruttamento e inizia a lottare contro la schiavitù infantile. La sua piccola voce, le sue denunce, fanno il giro del mondo raggiungendo una tale forza da costringere la fabbrica dove lavorava, e molte altre, a chiudere. Tuttavia è proprio in questo frangente che il bambino pakistano diviene un bersaglio e sarà a causa della sua denuncia che sarà ucciso il 16 aprile 1995.

Con mia meraviglia i giornali oggi ne parlano, ne parla la giornalista di Prima Pagina.
Nel mio blog, oltre alla data, c’era una nota promemoria con cui l’avevo associato ad altri bambini con storie d’attualità
Si può leggere il 28 settembre 2019 con il link http://diariealtro.it/?p=6897
Lascio perdere diariealtro e cerco di capire che succede

Ieri La Stampa aveva un breve articolo di Andrea Riccardi, ex ministro e fondatore della comunità di Sant’Egidio che evidenzia come regolarizzare gli immigrati sarebbe vantaggioso e giusto.
L’articolo non è leggibile ai non abbonati e non trovo più il quotidiano sparito fra quelli che cerco disperatamente di leggere con esiti deprimenti per l’insufficienza del tempo-

Mi soccorre un articolo on line
Coronavirus, Riccardi: ‘Regolarizzare immigrati irregolari, potenziali focolai di infetti’
L’articolo è firmato da Pasquale De Marte e accanto trovo anche l’indicazione per un video di Chiara Esposito [fonte 2]

La guerra contro la diffusione del Coronavirus va combattuta su più fronti.
Uno di questi potrebbe essere quello delle persone che rischiano di sfuggire al controllo in quanto irregolari. E’ il caso dei migranti, molto spesso lavoratori stagionali ai limiti della schiavitù, che possono diventare un preoccupante veicolo di contagio. A lanciare l’allarme e a proporre misure di regolarizzazione straordinarie è l’ex ministro per l’Integrazione del governo Monti, Andrea Riccardi. Il fondatore della comunità di Sant’Egidio, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha spiegato tutte le problematiche connesse al mondo del lavoro e a chi è sul territorio italiano in maniera borderline o comunque irregolare.
Un esercito di invisibili in Italia
Non è un segreto che in Italia ci siano molte persone che lavorano senza un permesso di soggiorno. Come spiega lo stesso Riccardi, si tratta di persone provenienti dall’Est Europa che lavorano come colf, badanti e baby sitter. A loro si aggiungono indiani, africani o persone del Bangladesh che prestano il loro servizio e fanno la fame. “Non hanno – evidenzia l’ex ministro- diritti e fanno la fame”. A rendere più complicata la loro situazione, secondo Riccardi, ci sarebbe stata ,la loro esclusione dagli ammortizzatori sociali straordinari del periodo.
“E’ stato – fa sapere – un errore gravissimo lasciarli senza tutele”.
Tuttavia, secondo Andrea Riccardi, sotto il profilo strettamente lavorativo il problema va affrontato sotto due aspetti. Il primo è strettamente legato alla manodopera. “Secondo Confagricoltura – evidenzia – occorrono 200.000 lavoratori, sono a rischio la produzione e gli allevamenti”.
Per Riccardi, migranti decisivi nella ripresa
La richiesta di manodopera e l’emergenza sanitaria fa nascere, secondo l’ex ministro, la necessità di offrire maggiori garanzie per chi potrebbe lavorare nelle campagne e assistere gli anziani. Tenerli ai margini potrebbe diventare un rischio destinato a diventare sensibile sotto ogni punto di vista. “In Italia – ha detto – ci sono 600.000 migranti irregolari che vivono ai margini e possono alimentare focolai di infezione.
Occorre regolarizzarli prevedendo permessi di soggiorno temporanei per garantire la tutela sociale. Nella fase 2 ci sarà ancora più bisogno di loro”.
Riccardi ha fatto sapere che non vuole sentir parlare di sanatoria, ma necessità di regolarizzare gli immigrati che potrebbero giocare un ruolo decisivo nella ripresa del Paese.
Dopo il Ministro Teresa Bellanova che aveva palesato la necessità di manodopera straniera nei campi, un’altra voce arriva sulla stessa lunghezza d’onda.

Concludo ragionando sul nuovo modello di inclusione, tramite regolarizzazione

Invisibili utili che di conseguenza devono diventare visibili; adulti impegnati nel salvare i prodotti dell’agricoltura nel nostro territorio e badanti che devono salvare famiglie abbandonate con soggetti bisognosi di assistenza
Invisibili inutili e perciò abbandonati dalle istituzioni, dalle norme di legge, alle associazioni culturali, assistenziali, dalle chiese cristiane finalmente ecumeniche nell’accettazione che, a seguito della legge 94/2009, ci siano nati nel nostro territorio cui, accuratamente classificati per condizioni burocratiche, viene negato anche il nome .
Il metodo non è quello usato in Pakistan per il povero Iqbal ma è più morbido e possibilmente altrettanto efficace .

Schiavi della pubblica opinione producono schiavi.
Meritano segnalazione i pochi che si sono rifiutati di partecipare alla distruzione di nati in Italia, distruzione gradita all’indifferenza dei più.

Di seguito accanto ad ogni passaggio indico la data più recente in cui ne ho scritto nel blog diariealtro dove si possono trovare i link per risalire alle fonti.
Ha espresso il sui dissenso la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (e va segnalata in proposito l’attività del GrIS FVG) anche in sede congressuale nel 2014,
La ministra Lamorgese ha dato dignità alla circolare che affida ai comuni l’aggiramento eticamente e politicamente sostenibile dei comuni che la applicano. (7 settembre 2019)
Il consigliere Furio Honsell ha richiamato il ruolo dei comuni con una mozione approvata dal consiglio regionale del FVG (3 ottobre 2919) l.
Ha dato notizia della necessità di cambiare la legge il gruppo Convention on the Rights of the Child
anche con la pubblicazione del 10° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. (14 marzo 2020)
Ha consentito alla mia ipotesi il giurista Pietro Ichino
(direttamente al suo sito: https://www.pietroichino.it/?p=54020 )

FONTI
[fonte 1]
https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2020/04/14/news/coronavirus-andrea-riccardi-regolarizziamo-tutti-gli-immigrati-cosi-possiamo-evitare-il-contagio-1.38715498
[fonte 2]
https://it.blastingnews.com/politica/2020/04/coronavirus-riccardi-regolarizzare-immigrati-irregolari-potenziali-focolai-di-infetti-003115143.html

15 Aprile 2020Permalink

25 marzo 2020 – Un blog e qualche tag

Diariealtro nel  tempo del covid19 e dopo

Mi sono chiesta che uso fare di questo povero blog che però a me è stato tanto utile e lo sarà ancora perché con i suoi tag mi consente di leggere notizie e riflessioni secondo preordinati fili conduttori che, per quanto io so fare, trasformano notizie che potrebbero essere disperse in piccole strutture organizzate.
Negli ultimi anni mi sono state utilissime per seguire certi argomenti soprattutto quelli sviliti e sbeffeggiati perché riguardano diritti umani di chi non conta nulla perché non ha voce che urli in piazza e possa essere adoperata per farsene strumento di successo attraverso qualcosa che assomiglia al consenso, ridotto spesso a una becera conta di pollici alzati, like e altre amenità insignificanti.
Dal 13 marzo il mio blog ha un nuovo tag, pandemonio, cui è inutile apporre aggettivi. Segnerà quello che inserirò finché mi sembrerà il caso di inserire qualcosa.
Ieri Giuliano Pisapia, eurodeputato, ex sindaco di Milano, avvocato, ha risposto a una domanda importante:
«Secondo lei, in questi giorni drammatici di coronavirus la vita, la salute, valgono più del rispetto delle libertà individuali?»
«Non credo si possa fare una gerarchia, perché questa mette certamente la vita al primo posto, ma occorre la consapevolezza che una limitazione anche molto vasta delle libertà costituzionali può essere accettata con uno scopo preciso e per un tempo limitato».
Appunto un tempo limitato … ma io vedo un alto rischio

Il Grande Inquisitore e il rischio del futuro 

Premetto un passo che ricopio dal V capitolo de I fratelli Karamazov, il poema del Grande Inquisitore . È per me un testo importante da molti anni. Cerco di ricordare le situazioni in cui l’ho letto e mi vedo nelle case in cui ho abitato che segnano il mio tempo. L’ho fatto senza dubbio negli anni cinquanta e ora era molto tempo che non lo rileggevo.
In Spagna a Siviglia quando ardevano i roghi della Santa Inquisizione, si presenta Lui . E’ Gesù ma Dostoevskij non lo nomina
«Egli è apparso in silenzio, inavvertitamente , eppure, strano!, tutti Lo riconoscono».
Il Grande inquisitore Lo vede, Lo riconosce e ne ordina la carcerazione.
La notte va nella Sua cella. Il monologo che vi si s volge (Gesù non parla mai) credo sia uno dei testi più alti della teologia. A malincuore, perché copiare è cosa faticosa, ne trascrivo solo un tratto per me perfettamente pertinente a quanto sta accadendo:
«Hai Tu il diritto di rivelarci anche uno solo dei segreti di quel mondo dal quale vieni ?»
Gli domanda il mio vecchio . E subito dà la risposta lui stesso:
«No, non l’hai, perché aggiungeresti qualcosa a quello che hai già detto allora, e toglieresti agli uomini quella libertà che difendevi tanto quando eri sulla terra. Qualunque cosa Tu ci rivelassi ora , sarebbe un attentato alla libertà di fede degli uomini, perché apparirebbe come un miracolo; ma la loro libertà di fede già allora, millecinquecento anni fa, Ti era più cara di ogni altra cosa. Non dicevi sempre: “Voglio rendervi liberi”? Ebbene ora li hai v isti questi uomini ‘liberi’ »,
aggiunge a un tratto il vecchio con un sorriso pensoso. Poi, guardandolo severamente continua: «Sì, questa faccenda ci è costata cara, ma finalmente l’abbiamo portata a termine nel Tuo nome. Per quindici secoli ci siamo tormentati con questa famosa libertà, ma ora è finita, è finita sul serio. Non lo credi? Mi guardi con aria mansueta e non mi degni neppure della Tua collera! Ma sappi che oggi , anzi proprio ora , questi uomini sono più convinti che mai di essere perfettamente liberi , e invece hanno perso la loro libertà e l’hanno deposta umilmente ai nostri piedi. Siamo noi però che abbiamo ottenuto questo! Era forse questo che Tu volevi? Una simile libertà!» ….
« Perché ora (parla dell’Inquisizione, naturalmente ) per la prima volta è diventato possibile pensare davvero alla felicità degli uomini. L’uomo fu creato ribelle: forse che i ribelli possono essere felici? Tu eri stato avvertito (gli dice il vecchio), avvertimenti e consigli non Ti erano mancati, ma Tu non li volesti ascoltare. Tu rifiutasti l’unica strada per la quale si potevano rendere felici gli uomini. Per fortuna, andandotene, rimettesti la faccenda nelle nostre mani. Tu hai promesso, hai garantito con la Tua parola , hai dato a noi il diritto di legare e di sciogliere, e ora non puoi certo pensare di riprendertelo, questo diritto. Perché dunque sei venuto a disturbarci? »

Dostoewskij non è un profeta del covid19
ma quello che io temo lo lascio alle parole del Grande Inquisitore.
Persone con una concezione già traballante della libertà, non tanto a livello personale quanto a livello sociale (e ce ne sono tante), sono convinte di essere libere nel momento in cui negano diritti fondamentali d’altri e mentre credono di assicurarli a se stessi se ne privano in una incoscienza beota.
Si apre una ferita che rende banale il male e, normalizzandolo, non si rimargina, anzi imputridisce e diffonde la peste a chi, intontito, non si rende conto di esserne affetto.
Da dieci anni so che la malvagità dell’opportunismo amorale è diventata coscienza collettiva indiscussa: che fastidio ci dà che possano esserci bambini senza nome perché nati in Italia dopo il mese di agosto 2009, figli di migranti irregolari senza permesso di soggiorno?
Noi non siamo migranti irregolari senza permesso di soggiorno quindi …
Sarà questa una frase che segnerà ogni inizio di ogni pagina del mio blog finché ne avrò voglia.
So che probabilmente  il mio sogno di arrivare oltre il covid19 avendo coscienza che questo sfregio di civiltà va cancellato non avrà esito ma non è un motivo sufficiente perché io ne taccia.
Se approdassimo oltre il covid19 con questa consapevolezza avrei speranza nel futuro che invece temo dominato dalla specie rassicurante degli zombi inconsapevoli.
Naturalmente questo non sarà il solo motivo che rende felici gli zombi ma se ognuno passasse oltre il covid19 con il sogno di un diritto umano da difendere potremmo aver speranza nel futuro, nonostante tutto.
Non posso non vedere il Grande Inquisitore che mi sembra sghignazzi.
Vorrei togliergli quel ghigno

 

25 Marzo 2020Permalink

21 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più-5

21 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più_5

« Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Assoluta ignoranza della storia. Nonché, il più delle volte, inconsapevolezza di quali ferite si aprano nel ridare corpo a certi fantasmi. È come se nel gesto di odio si riassumesse una nuova ‘normalità’, una declinazione come un’altra della cultura imperante dell’outing. Ebbene, io a questo fallimento non voglio rassegnarmi e penso non sia giusto rassegnarsi». [fonte 1]

Così ha dichiarato in una sua intervista la ministra Lamorgese e sono parole in cui mi riconosco pienamente.

Nowrūz
Oggi è il primo giorno di primavera. Rappresenta anche l’inizio di un nuovo anno.
Gli iraniani lo festeggiano e lo chiamano Nowrūz ma anche – a causa della diversità di pronuncia fra le varie lingue e i vari dialetti – Novruz / Norouz

tomba di Ciro il grande

Quando sono stata in quello splendido paese che è l’Iran era la primavera del 2009 e il presidente Mahmoud Ahmadinejad sarebbe stato rieletto il successivo mese di agosto.
La festa di Nowrūz era illegale ma un ignoto aveva inserito un mazzolino di fiori primaverili nei godono di quella che è tradizionalmente nota come tomba di Ciro il grande, imperatore di Persia nel VI sec. a.C.
Lo potete vedere inserito in basso a destra fra le pietre della scalinata.
La foto non è bella ma sono orgogliosa di averla scattata e conservata.
Avevo capito il significato di quel minuscolo mazzolino.

Anche i virus hanno un nome – Covid 19 significa Corona Virus Disease 2019
Precisa Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’OMS «dare un nome alla malattia è importante per evitare che vengano utilizzati appellativi scorretti o stigmatizzanti » e continua per il Covid «abbiamo dovuto trovare un nome che non si riferisse a una posizione geografica, a un animale, o a un individuo o un gruppo di persone. Un nome che sia anche pronunciabile e correlato alla malattia».
Troppo spesso abbiamo sentito abusare di una parola per identificare un gruppo di persone una categoria professionale, una popolazione intera con un termine spregiativo, tale da farne oggetto di disprezzo, di odio, per condannarla all’estraneità assoluta.
Il Presidente degli Stati Uniti ama chiamarlo “cinese”.
Chiaro! Essenziale!
In Italia si è fatto ricorso a un arzigogolo che raggiunge lo stesso effetto devastante ma, poiché è di difficile comprensione, la scelta di non vedere consente appunto di ignorarlo. [fonte 2]

FONTI
[fonte 1]
https://www.open.online/2020/02/06/luciana-lamorgese-odio-e-emergenza-di-questo-paese/

[fonte 2] Legge 94/2009 art. 1 comma 22 lettera g
g) all’articolo 6, comma 2, le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35 e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie»;

21 Marzo 2020Permalink

17 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più_4

Un paradosso

Nel 2009 vigeva, per ciò che riguardava i migranti, una norma (la cd legge Turco Napolitano) che avendo istituito il permesso di soggiorno stabiliva in quali casi dovesse essere presentato agli sportelli di un pubblico ufficio e in quali casi no.
Fra i NO c’era la richiesta di registrazione della dichiarazione di nascita di un figlio in Italia che, con la legge 94 votata appunto nel 2009, viene invece caricata della presentazione del permesso di soggiorno dei genitori.
Ho cercato di sintetizzare questo problema il 14 marzo in una serie di comunicazioni , consapevole dell’inutilità di questa segnalazione che a fronte del mio: “ è possibile che accada visto che la legge c’è” riceve persino la risposta “non posso credere che succeda” .                                        [fonte 1]

Personalmente colloco questa situazione nel campo, sempre più efficacemente seminato, delle “parole d’odio”, un tema introdotto dalla senatrice Segre di cui ho ampiamente scritto nel mio blog diariealtro.
Si ottengono molte informazioni scrivendo Segre nella casella di ricerca.
Scelgo fra i tanti un commento della ministra Lamorgese (altra protagonista del mio blog più volte citata) e anche lei raggiungibile dalla casella di ricerca

6 febbraio: « Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Assoluta ignoranza della storia. Nonché, il più delle volte, inconsapevolezza di quali ferite si aprano nel ridare corpo a certi fantasmi. È come se nel gesto di odio si riassumesse una nuova ‘normalità’, una declinazione come un’altra della cultura imperante dell’outing. Ebbene, io a questo fallimento non voglio rassegnarmi e penso non sia giusto rassegnarsi».        [fonte 2]

Ecco il paradosso: abbiamo costruito le condizioni per cacciare nell’oscurità neonati – ed eravamo soddisfatti o indifferenti (il che più o meno è lo stesso) – ben sapendo che avevamo costruito l’arma per creare loro un danno irreversibile .
Ora un virus caccia noi nell’oscurità in cui vediamo una difesa e teorizziamo il dovere di chiuderci in casa e lo chiamiamo “sacrificio” nobilitando la nostra chiusura come scelta a beneficio nostro e di chi ci sta vicino.
«Basta leggere la Costituzione per essere certi che per i gravi stati di emergenza – ed è fuori discussione che quello del Coronavirus lo sia – si può contare su una piena garanzia che misure eccezionali sono possibili e quindi legittime».
È questo il parere di Gaetano Azzariti, professore di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma.
[fonte 3]
Sappiamo quindi che la libertà appartiene alla persona umana non a una categoria privilegiata e che solo gravi emergenze possono consentire misure eccezionali.
Invece per la categoria di nati in Italia, figli di genitori “ irregolari”, la situazione di nascondimento non è eccezionale, è accuratamente descritta da norme precise.
Forse capiremo quello che abbiamo fatto quando ci sarà chi costruirà e farà accettare un’altra categoria da privare della libertà cui appartiene l’esistenza riconosciuta e poi un’altra e un’altra
ancora …. finché:

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare»
Martin Niemöller

FONTI
[fonte 1]          http://diariealtro.it/?p=7171
[fonte 2]
https://www.open.online/2020/02/06/luciana-lamorgese-odio-e-emergenza-di-questo-paese/
[fonte 3]
https://www.repubblica.it/politica/2020/03/08/news/coronavirus_azzariti_le_misure_sono_costituzional_a_patto_che_siano_a_tempo_determinato_-250680089/

17 Marzo 2020Permalink

16 marzo 2020 – Il Covid 19 arriva nel paese dei contabili storditi.

Ragionare?  C’è chi ha mantenuto l’abitudine .
Ma non è detto che “dopo” avrà un ruolo qualsiari, come non lo ha avuto negli ultimi anni

Lettera aperta di uno dei tanti Medici italiani…

Pubblicato su 11 Mar 2020 da infosannio
(Uno dei tanti Medici italiani…) – Ai Politici Italiani, che, dopo aver insultato all’inizio di questa emergenza i Medici di Codogno accusandoli ingiustamente di non aver rispettato i protocolli governativi, ora non sanno fare altro che ripetere “Ringraziamo i medici e gli infermieri, veri eroi di questo momento”, vorrei dire: “Risparmiateci tutte le vostre cazzate, che non sapendo Voi più cosa fare, fate oggi uscire a ruota libera dalle vostre bocche. Adesso, dopo anni di politica sanitaria incosciente, vi accorgete che mancano posti letto? che mancano i macchinari? che manca il personale sanitario e parasanitario ? …… Ma siete davvero degli Statisti educati nelle più prestigiose Università del mondo! Avete rovinato il Sistema Sanitario Italiano, introducendo criteri di selezione che poco avevano a che fare con il merito e le capacità. Aggrappandovi alle proclamate esigenze di ridurre il debito pubblico (che è continuato invece ad aumentare !), avete tagliato i posti letto, chiuso reparti, bloccato le assunzioni. Ora grazie a Voi l’Italia ha meno posti letto per 1000 abitanti di tutti gli Stati dell’Europa occidentale! Siete riusciti a creare una carenza anche nella professione infermieristica, che fino a qualche tempo fa rappresentava l’unica possibilità di impiego nella Sanità. A seconda delle Regioni avete bloccato i concorsi per dieci – quindici anni, e quando vi siete accorti che per vari motivi (retribuzioni spesso inadeguate all’impegno e alle responsabilità ed ai rischi professionali; inadeguata tutela sociale prima ancora che legale degli operatori sanitari, ecc.) il Medico non lo vuol fare più nessuno, che molti di noi preferiscono migrare all’estero abbandonando la Patria, e che, specie per il Pronto Soccorso, i concorsi vanno deserti, ora cosa fate? Cercate, con qualche mezzuccio, di migliorare il contratto di lavoro, dopo che per molti anni avete favorito la cultura del precariato e dello sfruttamento intensivo della professione medica. Avete seminato vento ed ora raccogliete tempesta. Avete quello che vi meritate! Confidiamo che la gente comune oggi capisca meglio quel che avete fatto e abbia ben presenti le Vostre responsabilità!”.
A tutti i Cittadini italiani che oggi ci ringraziano vorrei invece ricordare: “Noi siamo sempre gli stessi che vengono spesso aggrediti perché state aspettando il vostro turno e voi pensate che chissà cosa stiamo facendo invece di lavorare, siamo sempre gli stessi a cui distruggete i Pronto Soccorsi, siamo sempre gli stessi che “i pennivendoli” sbattono facilmente per qualunque motivo sulla prima pagina dei giornali riscuotendo il vostro plauso pur senza nemmeno conoscere bene i fatti, siamo sempre gli stessi che vengono offesi di continuo perché non capiscono nulla (mentre voi avete studiato alla “Google University”), siamo sempre gli stessi cui distruggete le ambulanze perché secondo la vostra logica siamo arrivati in ritardo, siamo gli stessi a cui spesso intralciate il lavoro perché voi e solo voi sapete cosa si deve fare in quei casi. Siamo sempre gli stessi che vengono uccisi di notte davanti all’ ingresso di un ambulatorio messo lì per voi…. “.
A tutti voi, Politici e Cittadini italiani chiedo “Ma perché…. e soprattutto per cosa ci ringraziate? Forse perché nessuno di voi sarebbe disposto a fare quello che noi facciamo, per libera scelta, ogni giorno? Ci ringraziate perché oggi avete paura? Forse perché continuiamo in silenzio a fare quello che facciamo ogni giorno?”.
Quello che sarebbe bello, invece, una volta spenti i riflettori e calato il sipario di questa sventurata ribalta, sarebbe il trovare in Voi un po’ di rispetto per noi nella quotidianità, nel nostro lavoro di tutti i giorni lontano dal clamore, non ringraziamenti ma solo RISPETTO. Questo basterebbe a farci capire che avete capito….
Io sono solo uno dei tanti Medici italiani…

https://infosannio.wordpress.com/2020/03/11/lettera-aperta-di-uno-dei-tanti-medici-italiani/

Lunedì, 16 marzo 2020 – Il premier inglese: «Molte famiglie perderanno i loro cari». Grazie Boris

Mauro Berruto manda un elegante messaggio al ministro inglese.
Sarà pure colto e saprà anche recitare l’Iliade in greco antico, ma quanto a etica classica …di Paolo Brambilla – Trendiest
“Sto a casa e scrivo… ” così esordisce Mauro Berruto quando compila queste poche righe, che gli scaturiscono spontanee dal cuore. “Aspettando che la grande scopa del Manzoni la smetta, e sono felice di non essere anglicano upper class, ma banale cattolico afflitto da pietas”.
Ne parliamo con Philippe Daverio. Scusa Philippe, ma Berruto si riferisce a quel pazzo di Boris?
“Condivido pienamente quello che ha scritto. Avrei voluto scriverlo io”.

Mauro Berruto: “Ho aspettato un po’ a scrivere, speravo di aver capito male. Invece il Primo Ministro del Regno Unito, intendeva dire proprio ciò che ha detto: “Abituatevi a perdere i vostri cari”.
Boris Johnson si è laureato ad Oxford con una tesi in storia antica. È uno studioso del mondo classico, appassionato della storia e della cultura di Roma, su cui ha scritto un saggio.
Ha persino proposto la reintroduzione del latino nelle scuole pubbliche inglesi”.

“Mr. Johnson, mi ascolti bene.
Noi siamo Enea che prende sulle spalle Anchise, il suo vecchio e paralizzato padre, per portarlo in salvo dall’incendio di Troia, che protegge il figlio Ascanio, terrorizzato e che quella Roma, che Lei tanto ama, l’ha fondata. Noi siamo Virgilio che quella storia l’ha regalata al mondo.
Noi siamo Gian Lorenzo Bernini che, ventiduenne, quel messaggio l’ha scolpito per l’eternità, nel marmo.
Noi siamo nani, forse, ma seduti sulle spalle di quei giganti e di migliaia di altri giganti che la grande bellezza dell’Italia l’hanno messa a disposizione del mondo.
Lei, Mr. Johnson, è semplicemente uno che ci ha studiato. Non capendo e non imparando nulla, tuttavia.
Take care”.

Beh, caro Berruto, l’hai proprio steso … non potevi essere più caustico …

Mauro Berruto ha studiato alla Facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Torino. Ha 20.000 followers su Facebook.

IMMUNITA’ DI GREGGE
Pochi giorni fa, su queste stesse pagine di Affari Italiani, Andrea Lorusso definiva “aspro” l’atteggiamento del Premier, ma figlio di una modalità comunicativa del tutto diversa rispetto agli altri Paesi dell’eurozona geografica, a cominciare dall’Italia. Dare per scontata “una brutalità”, un dolore, è stato un modo, triste ma consapevole per non gettare nel panico e nell’isteria il popolo, così come avvenuto da noi. Nessun assalto ai treni, niente zone gialle-rosse e pasticci interpretativi tra province, nessuna incertezza. Il punto, come sottolineava Andrea Lorusso, non è di non curarsi ed aspettare la morte in casa, ma di dar temp oal Sistema Sanitario di gestire con ordine il contagio, e soprattutto non procurare ulteriori danni al sistema economico e all’immagine dell’UK. Questa in fondo è la posizione di Boris Johson. E forse non è l’unico in Europa a pensarla così, visto che da un po’ circola il concetto perverso di “immunità di gregge”.
Non a caso l’immunologo Alberto Mantovani ha dichiarato ieri al Corriere della Sera «L’immunità di gregge è da irresponsabili: l’Italia deve essere fiera delle sue scelte coraggiose» e conclude: «L’immunità di comunità si costruisce in due modi: con il vaccino o in qualche misura in modo spontaneo, come succede con l’influenza (per la quale esiste comunque un vaccino fatto da circa il 40% degli italiani). Non è una protezione totale perché i virus possono cambiare a ogni stagione e vorremmo un vaccino più efficace, ad ogni modo buona parte della popolazione è protetta in una certa misura e questo serve ad attutirne l’impatto. Ma non siamo nella stessa situazione con Sars-Cov 2 perché è un nemico ignoto, ben più aggressivo di un’influenza: non sappiamo quasi nulla di lui»

https://www.affaritaliani.it/blog/imprese-professioni/il-premier-inglese-«molte-famiglie-perderanno-i-loro-cari»-grazie-boris-659349.html

La brexit. Un’immagine di chi la guida viene dal passato

16 Marzo 2020Permalink

16 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più_3

Un ragazzino senza ‘documenti’.
Pochi giorni prima dell’arrivo del corona virus, mentre il gruppetto NonSoChe continuava instancabile le prove dello spettacolo che aveva organizzato per far conoscere la dimensione drammatica dell’essere persona nata e immediatamente privata di un’esistenza riconosciuta tramite il certificato di nascita , stavo considerando non da sola la possibilità di proiettare pubblicamente un film che identifica proprio quella tematica: CAFARNAO, scritto e diretto da Nadine Labaki.
[ fonte 1]
Nadine Labaki ha scelto per titolo una parola che significa “accumulo disordinato di oggetti”
per raccontare la storia caratterizzata da un forte senso di caos che travolge la vita del piccolo protagonista, interpretato da Zain Al Rafeea.

«Il dodicenne Zain vive tra le baraccopoli di Beirut con la sua famiglia ma, dopo essere stato arrestato per aver pugnalato un uomo, cita in giudizio i suoi genitori per averlo fatto nascere sapendo già di non potergli offrire cura, sicurezza e affetto.
La madre Souad e il padre Selim sono talmente poveri che non hanno potuto pagare le tasse per registrare la nascita dei loro figli che, pertanto, sono privi di documenti.
Per questo non possono andare a scuola e sono costretti a guadagnarsi da vivere con alcuni lavori improvvisati. Dopo che la sorella a cui è molto legato viene costretta a sposarsi a soli 11 anni, Zain scappa di casa e inizia a lottare per sopravvivere da solo in una realtà frenetica e difficile.
L’incontro con l’immigrante etiope Rahil un’anima gentile che sta nascondendo il figlio di un anno Yonas ai datori di lavoro e alle autorità in una baracca fra detriti e ruggine, gli dona una speranza seppur per poco».
La vicenda si snoda poi in un crescendo drammatico di cui sarà possibile avere qualche notizia da un’altra e più ampia recensione.          [fonte 2]

La recensione che segue e si può leggere integralmente in calce coglie un elemento fondamentale nella narrazione: l’impietosa immagine di un ambiente degradato il cui squallore materiale è immagine a specchio dello squallore morale .                                                                [fonte 3]

Quando l’età si misura dalle ossa del polso
Accade però che, concentrando l’interesse su questo aspetto, lo spettatore italiano allontani da sé il racconto che rappresenta l’estraneità assoluta dell’altro, del diverso da noi e in qualche modo
esorcizza il significato della domanda del giudice che si ascolta nella clip: “Quanti anni hai?”.
La crudezza del bambino che, guardando i genitori, risponde: “Lo chieda a loro” trova la risposta razionale nell’intervento dell’avvocata che lo rappresenta e spiega al giudice che Zain non ha il certificato di nascita consegnando un documento con l’ipotesi di un medico sull’età presumibile del ragazzino.
In Italia un piccolo figlio di sans papier non avrebbe bisogno di avvocato: potrebbe semplicemente citare la legge voluta per creare paura e che nessuno vuol modificare.

LINK

[fonte 1] Da qui si può vedere in anteprima la clip essenziale per capire il filo conduttore del film in anteprima
https://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2019/03/26/news/nadine_labaki_cafarnao_-222547112/

[fonte 2] Notizie essenziali sul film e accesso a numerose recensioni
https://www.mymovies.it/film/2018/cafarnao/

[fonte 3] Contraddicendo il mio costume nello stendere queste note (che non a caso e per me ho chiamato “fonti”) pubblico un articolo in chiaro.
Appartengo alla generazione dei pioneristici cineforum e non ho dimenticato l’importanza di Ladri di biciclette (1948), il film di De Sica che può aiutare una riflessione anche oggi.

https://www.mymovies.it/film/2018/cafarnao/pubblico/?id=1142643

lunedì 15 aprile 2019 L’infanzia rubata nel grande caos dell’esistenza di laurence316
Assurdamente criticato da una parte della miope critica italica (che ha voluto ad ogni costo vedere nel film inesistenti ricatti emotivi, spettacolarizzazioni, malcelate disonestà intellettuali, un deplorevole sfruttamento dell’infanzia [usata, a quanto pare, come “grimaldello emotivo”] e infiniti altri criminosi sotterfugi e doppi fini [a quanto pare, se ci si impegna a fondo, si può arrivare a convincersi fermamente della più inesistente delle presenze]), Cafarnao si afferma invece, al contrario, come uno dei più toccanti, commoventi ed insieme duri e amari film della stagione.
Un film che quella stessa critica non avrebbe mai osato criticare se fosse stato prodotto negli anni ‘50, recasse un’impronta maggiormente nostrana e passasse sotto l’etichetta di neorealismo. Sì, perché il 3° film della regista libanese non può che ricordare quella straordinaria stagione del nostro cinema. Non si tratta certo di un capolavoro di paragonabile statura, ma riporta alla memoria, in qualche modo, Ladri di biciclette, nel personaggio del piccolo Zain, meno impotente del piccolo protagonista del grande film del ‘48, ma altrettanto continuamente atterrito e abbattuto da un mondo di adulti indifferenti e approfittatori (e nessuno, non v’è dubbio, oserebbe parlare di “disonesto ricatto emotivo” nel caso del film di De Sica e del pianto finale del piccolo Bruno).
Ovviamente, in questo Cafarnao ci si spinge oltre: Zain, nella volutamente provocatoria scena iniziale, intende portare alla sbarra i propri genitori, “colpevoli” di averlo fatto nascere in tale miseria materiale e umana.
Con un ragionamento forse un poco troppo elaborato per un ragazzino di quell’età che non ha mai frequentato una scuola, Zain in ogni caso porta alla luce ineludibili e spinose questioni di pianificazione familiare e controllo delle nascite, inducendo immancabilmente lo spettatore a riflettere. Arrivando ad indagare dove si può dire che finisca la pura fatalità (la semplice sfortuna dell’essere nati in contesti simili ed essere di conseguenza costretti ad arrangiarsi come meglio si riesce) e dove invece inizi la responsabilità individuale (per esempio, nella decisione di trascinare in quella stessa crude e invivibile realtà nuove vite, per giunta in grande numero, per poi, magari, dare in moglie le femminucce alle prime avvisaglie di pubertà [ad un età in cui non può assolutamente esistere consenso ragionato né tantomeno reciprocità], al fine, si suppone, di alleviare un poco il disagio economico).
Altro tema cardine (e conseguente) è, ovviamente, quello dei diritti negati dell’infanzia.
Al di là di questi aspetti centrali, diversi sono gli ulteriori temi trattati, o anche solamente sfiorati (l’immigrazione, l’emarginazione sociale, il razzismo, la condizione femminile), ma il film non si fa mai predicatorio, ricattatorio, didascalico, ed anzi si mantiene saldamente per quasi tutta la durata (gli ultimi cinque minuti, alla ricerca di una sorta di lieta fine, sono forse un po’ deboli) e coinvolge fin quasi a togliere il respiro (“colpa” non solo della narrazione, ma di una macchina a mano che tampina costantemente i protagonisti [con una perseveranza che sarebbe piaciuta a Zavattini]).
Un film da vedere, umanista e indimenticabile, che riesce vincitore anche grazie alla straordinaria prova del piccolo protagonista (nella realtà un immigrato con vicende similari alle spalle, poi emigrato in Norvegia) e all’ottima fotografia di Aoun.

16 Marzo 2020Permalink

15 marzo 2020 – Nati in Italia senza nome, mai più – 2

Alla fine leggete per favore il mio appello e aiutatemi a diffonderlo efficacemente.

Il corona virus un simbolo? Lui non lo sa ma per me funziona .

Dieci anni fa – anzi no, undici – l’Italia si è disonorata affermando una legge che ha definito le categorie per costruire un gruppo di nuovi nati che possono venire al mondo ma non esistono: Illegali? Invisibili? Proibiti? Tutti tre gli aggettivi vanno bene.

Per nascere e non esistere basta essere:
1- nati in Italia;
2-figli di migranti senza titolo valido di soggiorno;
3- avere quindi un genitore impedito di presentarsi allo sportello del comune istituito per registrare la dichiarazione di nascita, bloccato dalla paura delle conseguenze che vengono dal dichiararsi irregolare davanti a un pubblico ufficiale.
Se intento del legislatore d’epoca e dei suoi sostenitori nel tempo trascorso era creare paura, almeno questo progetto gli è riuscito (oggi ci metto come esponente di spicco la signora Lagarde, last but not least).
Il blog diariealtro ne parla e, non avendo raccolto consensi di chi pesa e conta, non ha concluso nulla.
Le istituzioni sembrano succube di partiti che godono di questa condanna che ha la funzione primaria di creare paura. E’ stata una scelta politica precisa e i partiti che avrebbero attenzione ai fondamenti della democrazia sembrano incapaci persino di pigolare.
Anche per loro qualche aggettivo: Afoni? Decerebrati?
Sostanzialmente se lo possono permettere perché hanno il conforto del silenzio dei mezzi di informazione (parlo di questo solo punto su altri si danno da fare … eccome!) e delle associazioni molto per bene che ora mi sembrano più che luoghi di aggregazione per pensare, luoghi di controllo del pensiero e del senso della decenza in formato ridotto.
Infatti ho scoperto un fatto interessante: molte persone che hanno capito il problema , se ne sono coinvolte ma quando chiedono alle associazioni di appartenenza di farsene voce trovano un muro.
Non si può! Ma perché! Perché no!

Qui vorrei aprire anche un discorso relativo alle chiese. Me lo riservo per un’altra delle mie oziose mattine.
Onestamente devo segnalare la sola associazione che a mia conoscenza si è pubblicamente espressa sul problema: la Società di Medicina delle Migrazioni, anche nella sua espressioni locali, GrIS (Gruppo Informazione Salute). Di tutto questo ho parlato nel mio blog e ieri ho riproposto uno schema per ripercorrere i fondamenti non solo della matta bestialità di questa esclusione ma anche della contraddizione con le norme internazionali pur ratificate dall’Italia.
E voglio segnalare anche il piccolo gruppo NonSoChe.
Aveva testardamente preparato uno spettacolo per diffondere la conoscenza del problema, era stata loro assicurata gratuitamente una sala per provarlo . Il coronavirus è stato più veloce di loro.
Li incontreremo nel tempo nuovo: dopo coronavirus.

Oltre il simbolo del virus: abbiamo gli strumenti per essere civili

Devo segnalare con gratitudine vera la ministra Lamorgese che ha sostenuto nella pienezza della sua dignità una circolare che, se fosse nota e rispettata, sarebbe liberatoria.
Ne ho scritto in particolare nel mio blog del 7 settembre 2019 (Non conto nulla ma voglio che il mio blog ringrazi la ministra Lamorgese). Link: http://diariealtro.it/?p=6937
Oggi viviamo in carcere domiciliare, ne soffriamo, ci consentiamo un sorriso necessario con i flashmob (se il dolore che ci circonda ce lo permette: non dimentichiamo mai chi soffre per la perdita di persone care, chi soffre per veder lacerati i rapporti di amore, di amicizia che ci appartengono e ora sono negati. E non dimentichiamo le carceri vere e proprie) .
Il coronavirus ci ha ridotto come i piccoli che abbiamo condannato a vita a nascondersi, a venir nascosti, spie dei loro genitori “irregolari”.
Oggi i sindaci possono essere i primi attori di un necessario processo di civiltà.
Chiediamo loro di assicurare a chi si presenti allo sportello di un comune per registrare la nascita di un figlio in Italia, l’accesso agli sportelli dei comuni in libertà e sicurezza.
E chiediamo di farlo sapere in ogni modo, con ogni voce che parli pubblicamente , e voglia farsi solidale e rassicurante.
Abbiamo accettato di essere carcerati solidali ma non siamo senza voce e senza dignità.
Aiutatemi, io non ci sono mai riuscita e –in questa iniziativa – il coronavirus non potrà fare nulla contro di noi.

15 Marzo 2020Permalink