27 luglio 2018 – Citazioni parziali, utili per consultazione durante la lettura del post che precede (stessa data).

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale [138].
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge [19, 20]. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze

CONCORDATO 1929
http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/archivio/documents/rc_seg-st_19290211_patti-lateranensi_it.html
INTER SANCTAM SEDEM ET ITALIAE REGNUM CONVENTIONES*
INITAE DIE 11 FEBRUARII 1929

TRATTATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA
CONCORDATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA
PROCESSO VERBALE DELLO SCAMBIO DELLE RATIFICHE, 7 giugno 1929
(Il Trattato fra la Santa Sede e l’Italia sottoscritto l’11 febbraio 1929 fu pubblicato negli Acta Apostolicae Sedis n. 6 del 7 giugno 1929. Esso è corredato dei seguenti quattro Allegati: Pianta del territorio dello Stato della Città del Vaticano; Elenco e pianta degli immobili con privilegio di extraterritorialità e con esenzione da espropriazioni e da tributi; Convenzione finanziaria. Il documento, redatto dal Cardinale Pietro Gasparri e dal Primo ministro italiano Benito Mussolini, doveva essere sottoposto alla ratifica del Sommo Pontefice e del Re d’Italia.)
TRATTATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA

IN NOME DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
Premesso:
Che la Santa Sede e l’Italia hanno riconosciuto la convenienza di eliminare ogni ragione di dissidio fra loro esistente con l’addivenire ad una sistemazione definitiva dei reciproci rapporti, che sia conforme a giustizia ed alla dignità delle due Alte Parti e che, assicurando alla Santa Sede in modo stabile una condizione di fatto e di diritto la quale Le garantisca l’assoluta indipendenza per l’adempimento della Sua alta missione nel mondo, consenta alla Santa Sede stessa di riconoscere composta in modo definitivo ed irrevocabile la « questione romana », sorta nel 1870 con l’annessione di Roma al Regno d’Italia sotto la dinastia di Casa Savoia;
[omissis]
Roma, undici febbraio millenovecentoventinove.
PIETRO Cardinale GASPARRI BENITO MUSSOLINI

CONCORDATO FRA LA SANTA SEDE E L’ITALIA
IN NOME DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
Premesso:
Che fin dall’inizio delle trattative tra la Santa Sede e l’Italia per risolvere la « questione romana » la Santa Sede stessa ha proposto che il Trattato relativo a detta questione fosse accompagnato, per necessario complemento, da un Concordato, inteso a regolare le condizioni della Religione e della Chiesa in Italia;
Che è stato concluso e firmato oggi stesso il Trattato per la soluzione della « questione romana »;
Sua Santità il Sommo Pontefice Pio XI e Sua Maestà Vittorio Emanuele III, Re d’Italia, hanno risoluto di fare un Concordato, ed all’uopo hanno nominato gli stessi Plenipotenziarii, delegati per la stipulazione del Trattato, cioè per parte di Sua Santità, Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Pietro Gasparri, Suo Segretario di Stato, e per parte di Sua Maestà, Sua Eccellenza il Signor Cavaliere Benito Mussolini, Primo Ministro e Capo del Governo, i quali, scambiati i loro Pieni Poteri e trovatili in buona e dovuta forma, hanno convenuto negli Articoli seguenti:
[omissis]
Art. 1
L’Italia, ai sensi dell’art. 1 del Trattato, assicura alla Chiesa Cattolica il libero esercizio del potere spirituale, il libero e pubblico esercizio del culto, nonché della sua giurisdizione in materia ecclesiastica in conformità alle norme del presente Concordato; ove occorra, accorda agli ecclesiastici per gli atti del loro ministero spirituale la difesa da parte delle sue autorità
Art. 34
Lo Stato italiano, volendo ridonare all’istituto del matrimonio, che è base della famiglia, dignità conforme alle tradizioni cattoliche del suo popolo, riconosce al sacramento del matrimonio, disciplinato dal diritto canonico, gli effetti civili.
Art. 36
L’Italia considera fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica l’insegnamento della dottrina cristiana secondo la forma ricevuta dalla tradizione cattolica. E perciò consente che l’insegnamento religioso ora impartito nelle scuole pubbliche elementari abbia un ulteriore sviluppo nelle scuole medie, secondo programmi da stabilirsi d’accordo tra la Santa Sede e lo Stato.
Tale insegnamento sarà dato a mezzo di maestri e professori, sacerdoti o religiosi, approvati dall’autorità ecclesiastica, e sussidiariamente a mezzo di maestri e professori laici, che siano a questo fine muniti di un certificato di idoneità da rilasciarsi dall’Ordinario diocesano.
La revoca del certificato da parte dell’Ordinario priva senz’altro l’insegnante della capacità di insegnare.
Pel detto insegnamento religioso nelle scuole pubbliche non saranno adottati che i libri di testo approvati dall’autorità ecclesiastica.
Roma, undici febbraio millenovecentoventinove.
Firmato: PIETRO Cardinale GASPARRI BENITO MUSSOLINI

ACCORDO 1984
http://www.vatican.va/roman_curia/secretariat_state/archivio/documents/rc_seg-st_19850603_santa-sede-italia_it.html
ACCORDO TRA LA SANTA SEDE E LA REPUBBLICA ITALIANA CHE APPORTA MODIFICAZIONI AL CONCORDATO LATERANENSE

LA SANTA SEDE E LA REPUBBLICA ITALIANA
tenuto conto del processo di trasformazione politica e sociale verificatosi in Italia negli ultimi decenni e degli sviluppi promossi nella Chiesa dal Concilio Vaticano II;
avendo presenti, da parte della Repubblica italiana, i principi sanciti dalla sua Costituzione, e, da parte della Santa Sede, le dichiarazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II circa la libertà religiosa e i rapporti fra la Chiesa e la comunità politica, nonché la nuova codificazione del diritto canonico;
considerato inoltre che, in forza del secondo comma dell’art. 7 della Costituzione della Repubblica italiana, i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica sono regolati dai Patti lateranensi, i quali per altro possono essere modificati di comune accordo dalle due Parti senza che ciò richieda procedimenti di revisione costituzionale;
hanno riconosciuto l’opportunità di addivenire alle seguenti modificazioni consensuali del Concordato lateranense:
ART. 9
1. La Repubblica italiana, in conformità al principio della libertà della, scuola e dell’insegnamento e nei termini previsti dalla propria Costituzione, garantisce alla Chiesa cattolica il diritto di istituire liberamente scuole di ogni ordine e grado e istituti di educazione.
A tali scuole che ottengano la parità è assicurata piena libertà, ed ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole dello Stato e degli altri enti territoriali, anche per quanto concerne l’esame di Stato.
2. La Repubblica italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche non universitarie di ogni ordine e grado.
Nel rispetto della libertà di coscienza e della responsabilità educativa dei genitori, è garantito a ciascuno il diritto di scegliere se avvalersi o non avvalersi di detto insegnamento.
All’atto dell’iscrizione gli studenti o i loro genitori eserciteranno tale diritto, su richiesta dell’autorità scolastica, senza che la loro scelta possa dar luogo ad alcuna forma di discriminazione.
Roma, diciotto febbraio millenovecentottantaquattro.
AGOSTINO CARD. CASAROLI B:CRAXI

27 Luglio 2018Permalink

1 luglio 2018 – Calendario di Luglio

.1 luglio 2002 – Entra in vigore il tribunale Penale Internazionale . [nota 1].
.2 luglio 2016 – Morte di Elie Wiesel
.3 luglio 1995 – Morte di Alexander Langer
.4 luglio 1976 – Dichiarazione dei Diritti dei Popoli del Tribunale Russel
.5 luglio 1963 – Algeria: Indipendenza dalla Francia . Festa nazionale.
.5 luglio 2016 – Fine del mese di Ramadan (anno islamico 1437)
.5 luglio 2016 –  Assassinio a Fermo di Emmanuel Chidi Namdi, nigeriano
.6 luglio 1415 – Morte sul rogo di Jan Hus
.6 luglio 1967 – Inizio della guerra civile nigeriana (o guerra del Biafra)
.6 luglio 2016 – Pubblicazione del rapporto Chilcot [nota 2]
.6 luglio 2016 – Assassinato a Fermo Emmanuel, nigeriano richiedente asilo
.7 luglio 1535 – Morte di Tommaso Moro
.7 luglio 1960 – Morti di Reggio Emilia
.8 luglio 1978 – Sandro Pertini Presidente della Repubblica
.9 luglio 2002 – Nasce a Durban l’Unione Africana
.9 luglio 2011 – Indipendenza del Sud Sudan
10 luglio 1940 – Nascita del governo collaborazionista di Vichy
10 luglio 1976 – Nube tossica a Seveso
11 luglio 1979 – Assassinio Ambrosoli –Milano
11 luglio 1995 – Caduta di Srebrenica [Nota 3]
12 luglio 1973 – Giovanni Franzoni si dimette da abate di San Paolo
13 luglio 1920  –  Incendio della Narodi Dom, casa del popolo. Era la sede delle
………………………….organizzazioni slovene a Trieste. L’incendio fu appiccato
……………………….dalle camice nere.
13 luglio 1936 – Inizio della guerra civile spagnola
13 luglio 2014 – Muore Nadine Gordimer, sudafricana, attivista contro l’apartheid,
………………………….Nobel per la Letteratura nel 1991
13 luglio 2016 – Morte di Bernardo Provenzano
13 luglio 2017 – Muoiono Giovanni Franzoni e Liu Xiaobo,
…………………………premio Nobel per la pace 2010
14 luglio 1789 – Parigi – presa della Bastiglia
14 luglio 2016 – Strage di Nizza
15 luglio 1938  –  Pubblicazione del manifesto della razza
15 luglio 2016 – Tentato colpo di stato in Turchia
16 luglio 1945 – New Mexico. primo esperimento nucleare USA
17 luglio 1566 – Morte di Bartolomeo de Las Casas
18 luglio 1546 – Morte di Martin Lutero
18 luglio 1918  – Nascita di Nelson Mandela (morte 2013)
19 luglio 1943 – Primo bombardamento anglo-americano su Roma
19 luglio 1992 – Strage del giudice Borsellino e della scorta
20 luglio 1944 – Attentato militare fallito vs Hitler
20 luglio 1969 – Allunaggio Apollo 11
20 luglio 2001 – Genova- Uccisione di Carlo Giuliani durante il G8
20 luglio 2001 – Genova – Assalto alla scuola Diaz durante il G8
21 luglio 2015 – Strage di Suruç (Turchia)
22 luglio 2011 – Utoeya – Norvegia. Il neonazista Breivik uccide 76. persone.
22 luglio 2016 – Strage di Monaco
23 luglio 1929 – Il fascismo bandisce l’uso delle parole straniere
23 luglio 2016 – Strage di Kabul durante manifestazione di Hazara sciiti
24 luglio 2014 – Gaza – bombardamento e strage scuola Unrwa
24 luglio 1783 – Nascita di Simon Bolivar
25 luglio 1943 – Caduta del fascismo – Arresto Mussolini .Governo Badoglio
25 luglio 1968 – Paolo VI pubblica l’enciclica Humanae vitae
26 luglio 1960 – Fine del governo Tambroni
26 luglio 1992 – Morte di Rita Atria
27 marzo 1993 – Attentati mafiosi a Milano e Roma – 5 morti
28 luglio 1914 – L’Austria dichiara guerra alla Serbia
28 luglio 1993 – Esplodono due autobombe a Milano e una a Roma
29 luglio 1976 – Tina Anselmi diventa ministro del lavoro
………… …………Prima donna in Italia ad assumere un incarico di governo.
29 luglio 1983 – Omicidio del giudice Rocco Chinnici – Palermo
29 luglio 2013 – Scomparsa di p. Paolo Dall’Oglio
31 luglio 1941 – Hermann Göring inizia a pianificare la soluzione finale

[Nota 1]
ICC: International Criminal Court, Corte penale Internazionale Permanente, basata su trattato, corte penale internazionale. Pattuita a Roma il 17 luglio 1998 è entrata in vigore il 1º luglio 2002. Indipendente dalle organizzazioni internazionali (ONU). Si occupa di genocidio, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, crimine di aggressione e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra.
https://www.icc-cpi.int/
https://www.hrw.org/topic/international-justice/international-criminal-court

[nota 2] http://www.lastampa.it/2016/07/06/esteri/cos-il-rapporto-chilcot-e-cosa-dice-in-breve-a2Csy7LAHV0Hmw5ZjbyXJP/pagina.html
Il rapporto Chilcot è un documento redatto da una commissione d’inchiesta pubblica presieduta da sir John Chilcot. L’inchiesta è stata voluta dall’ex primo ministro laburista Gordon Brown nel 2009, con lo scopo di ricostruire gli scenari e l’origine del coinvolgimento dell’esercito di Londra in Iraq.

[nota 3] GENOCIDIO DI SREBRENICA 11 luglio 1995
“non chiedetemi dov’ero l’11 luglio quando cadde Sebrenica e iniziò l’ultimo massacro del secolo. Non me lo ricordo. Fu il triplo dei morti rispetto a New York, ma non ci fu nessuna diretta TV e nessuno se ne accorse. Sebrenica, che roba era? Un buco tra le montagne dal nome impronunciabile” (P.Rumiz “Maschere per un massacro”)

1 Luglio 2018Permalink

27 giugno 2018 – Continuare a parlare dei bambini fantasma è inutile offerta all’indifferenza rassegnata, annoiata, incosciente, beffarda che sia

Probabilmente è meglio chiudere.
Cerco di farlo con dignità e rispetto delle piccole vittime che, costruite nel 2009 dal ministro dell’interno Maroni predecessore dell’attuale, non si vogliono prendere in considerazione se non per farsene beffe. In compenso si ascoltano i pianti dei bambini violati dal presidente degli USA: i ‘nostri’ non possono piangere. Farebbero troppo rumore.

Forse fra trent’anni se ne parlerà così come oggi dei bambini nascosti in Svizzera, allora minaccia per i loro genitori lavoratori migranti, oggi … come ieri e anche peggio.
Chiedere in questo momento una modifica di legge, cui si sono sottratte le forza di maggioranza di sedicente sinistra, confortate dalla pietrificata indifferenza dei governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni mi sembra inutile. Potrebbe essere richiesto ai Comuni se c’è interesse a non creare fantasmi. Possono far uso della circolare 19 del 2009 ma, per quel che ho capito e, temo anche verificato, non c’è da contare nemmeno su assessori e consiglieri comunali che pur dovrebbero avere interesse almeno per il corretto funzionamento dei servizi dell’anagrafe..
A testimonianza dello storico precedente dell’occultamento di minori in Svizzera ho copiato e pubblicato l’articolo da la Stampa ritrovando molto di ciò che avevo scritto rifacendomi a un libro che tratta lo stesso argomento, dando voce però ai bambini la cui esperienza di nascondimento era una parte della loro vita recente.
In fondo c’è l’elenco degli articoli e nel post che segue ho inserito tutti i riferimenti se mai qualcuno li volesse ritrovare.
Non mi è possibile fare altrettanto con i riferimenti al famoso articolo del pacchetto sicurezza che nega ai figli dei migranti persino l’identità. Il materiale è troppo ma chi avesse voglia può evidenziare fra i tag la parola anagrafe e potrà percorrere le informazioni via via prodotte.

25/06/2018 I bambini degli italiani in Svizzera come i messicani: “Allora al confine ci strappavano via dai genitori” Luca Bilardo Pierangelo Sapegno [fonte 1]

Dopo decenni quegli ex bambini della Val d’Ossola si sono ritrovati. I loro racconti parlano di un’Italia che sembra lontanissima ma è molto vicina
Gli orfani della frontiera avevano i capelli tagliati tutti uguali, come dei soldatini, senza ciuffi sulla fronte, e avevano dei vestiti che stavano sempre un po’ larghi. Ma gli occhi, erano gli occhi che li rendevano diversi. Avevano gli sguardi della solitudine. Oggi che sono tornati tutti insieme per una volta, non si sa perché quegli sguardi non li abbia portati via il tempo. Forse, non si possono cancellare. Erano i bambini che i genitori italiani erano costretti ad abbandonare di qua dal confine perché era vietato portarli con loro in Svizzera. Li raccoglievano dei frati e li mettevano in un collegio come questa Casa del Fanciullo a Domodossola. Il mondo si indigna per le gabbie di Trump in cui son o rinchiusi i bambini messicani senza permesso, ma appena 30 anni fa altri bambini si ritrovavano come degli orfani perché alla frontiera della Svizzera potevano entrare solo papà e mamma, forza lavoro necessaria alla Confederazione. Ed erano italiani.

Senza genitori e discriminati
Quei piccoli strappati ai genitori, venivano cresciuti in collegi finanziati dalla stato e gestiti da religiosi. Ce n’erano tanti, li avevano aperti a Domodossola, Ripatransone, Ala, Intra, Varese, Osimo e in altri posti ancora, per ospitare questi figli della povertà e del lavoro, che erano migliaia, sguardi appesi nelle foto e righe di lagrime sulle guance, come quelle che tratteneva Fabrizio Di Berardino: « A Domodossola eravamo squadrati come “i bambini di padre Michelangelo” con i pregiudizi della gente. Eravamo riconoscibili dal taglio di capelli, tutti uguali, e dai vestiti. A scuola c’erano due elenchi: uno degli alunni di Domodossola e uno della Casa del Fanciullo».

I vagoni usati come parco
Queste frontiere, di lagrime e di fatica, sono piene di storie come la sua. I genitori arrivati al confine con le loro valigie di speranza scoprivano che il posto c’era solo per chi lavorava e dovevano fare in fretta questa scelta drammatica, in cambio dello stipendio sicuro, perdendo per lunghi periodi i loro figli. Fuori dalle chiese lasciavano i bambini con una borsa. A Domodossola veniva a prenderli padre Michelangelo, che li sfamò, aprì la casa del fanciullo, e poi anche una colonia estiva in un bosco vicino all’Alpe Devero. Il frate chiese pure aiuto all’unico «potente» che conosceva, il novarese Oscar Luigi Scalfaro che era ministro dei Trasporti, che mandò un treno, rimasto qui, oltre la sua memoria, nel parco a Osso di Croveo, a ricordare con i suoi vagoni dismessi quell’aria arrugginita di un passato che abbiamo dimenticato troppo in fretta.
Dicono che il tempo lenisca i dolori. Ma noi facciamo anche di più: cerchiamo di cancellarli.

Nascosti nelle case
Oggi gli orfani della frontiera sono tornati tutti qui per rispettare questa memoria. Walter Busato, 58 anni, dice che ne aveva solo tre, quando sua madre , che era una ragazza madre, cercò di tenerlo con sé, di nascosto, a Friburgo. In tanti facevano così e li nascondevano in casa: centinaia di bambini italiani hanno trascorso la loro infanzia senza vedere la luce del sole, senza frequentare le scuole. Hanno vissuto con la paura che da un momento all’altro potessero denunciarli e allontanarli per sempre dalla loro famiglia. La mamma di Walter si arrese dopo un po’ di tempo e preferì mandarlo a Domodossola, almeno avrebbe studiato. Oggi lui gestisce un negozio di gastronomia in Germania. Alla fine è andata bene così. Ma se ci pensa, gli si strazia ancora il cuore.
Dario Scardarella ricorda che era uno dei più fortunati: «Mio papà in Svizzera faceva il ferroviere e così due volte al mese lo incontravo. C’erano bambini che magari non vedevano i genitori per mesi. Oggi vivo in Svizzera, ho quattro figlie e ho imparato una cosa: se hai dei figli devi sempre tenerli con te, sempre e comunque».
La vicenda dei bambini di padre Michelangelo è iniziata negli anni 60, quando gli italiani cominciavano a correre e scoprivano le distese di spiagge sui mari, la musica del mangiadischi, le code alle autostrade e quella strana aria di festa che arrivava con il sole. E lui giocava di nascosto in quella cucina spartana di Friburgo, ricorda Busato «che faceva un gran freddo», cercando di non far rumore «se no ci scoprono».
Quella legge in Svizzera, che impediva ai lavoratori stranieri con permessi stagionali di portare con sé i loro figli, è rimasta fino al 1996, seconda Repubblica cominciata, Prodi e Berlusconi.- Tempi nostri. Non può essere un ricordo così lontano da averlo già dimenticato.
Eppure, a guardare questo treno della memoria, questo luogo della nostra storia di emigranti, c’è un senso di orgoglio dolente, come dice Germano Bacchetta, «per quello che eravamo e siamo diventati». Oggi i figli della frontiera sono tutti manager, commercianti, operai, casalinghe, insegnanti. E in quella stessa struttura di Domodossola che un tempo ospitava i figli degli immigrati vivono venti richiedenti asilo. Non è solo la storia che cambia . Perché la storia non è vero che cambia: qualche volta si ripete e fa un gran rumore quando ci capita addosso . Ma on c’è mai nessuno che abbia voglia di ascoltarla.

[fonte 1] http://www.lastampa.it/2018/06/25/italia/i-bambini-degli-italiani-in-svizzera-come-i-messicani-allora-al-confine-ci-strappavano-via-dai-genitori-

Elenco degli articoli relativi all’argomento i cui link si trovano nel post successivo

25 aprile 2012 – Quando la memoria non è un rifugio per il letargo
7 febbraio 2013 – Bambini proibiti in Svizzera e non solo.
9 marzo 2013 – Chiamammo braccia e arrivarono uomini
10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero
16 febbraio 2014 – La presentazione di un libro e molto di più
29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso
14 aprile 2015 – Cronache dalla Gran Bretagna
2 maggio 2015 – Bambini invisibili: una relazione integrata
9 giugno 2015 – Bambini ostinatamente invisibili

27 Giugno 2018Permalink

27 giugno 2018 – Fonti dell’articolo che precede.

25 aprile 2012 – Quando la memoria non è un rifugio per il letargo

25 aprile 2012 – Quando la memoria non è un rifugio per il letargo


7 febbraio 2013 – Bambini proibiti in Svizzera e non solo.

7 febbraio 2013 – Bambini proibiti in Svizzera e non solo.


9 marzo 2013 – Chiamammo braccia e arrivarono uomini

10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero


10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero

10 febbraio 2014 – Non passi lo straniero


16 febbraio 2014 – La presentazione di un libro e molto di più

16 febbraio 2014 – La presentazione di un libro e molto di più


29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso

29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso


14 aprile 2015 – Cronache dalla Gran Bretagna

14 aprile 2015 – Cronache dalla Gran Bretagna


2 maggio 2015 – Bambini invisibili: una relazione integrata

2 maggio 2015 – Bambini invisibili: una relazione integrata


9 giugno 2015 – Bambini ostinatamente invisibili

9 giugno 2015 – Bambini ostinatamente invisibili

I primi articoli sulla legge crea fantasmi
13 febbraio 2009 Siamo medici e infermieri non siamo spie

13 febbraio 2009 – Siamo medici e infermieri Non siamo spie – fonte: www.simmweb.it


10 marzo 2009 Siamo tutti mostri?      https://diariealtro.it/?p=76
15 marzo 2009 Ci stiamo organizzando per creare bambini fantasma

15 marzo 2009 – Ci stiamo organizzando per creare i bambini fantasma.

27 Giugno 2018Permalink

27 maggio 2018 – Piero Stefani Dall’Antigone di Sofocle al testamento biologico

Il Regno         Parole delle Religioni Nessuno vive per sé

È dato di parlare di realtà contemporanee anche partendo da molto lontano. Così avviene anche nel caso del testamento biologico.

Primo quadro. Nel più celebre coro dell’Antigone di Sofocle (rappresentata ad Atene nel 442 a.C.) si legge che «molte sono le cose meravigliose/misteriose ma nessuna lo è più dell’uomo», lui che inventò le tecniche, vinse il mare e la terra, soggiogò gli animali e costruì case e città e «a se stesso insegnò l’uso dell’agile pensiero espresso in aeree parole e l’impulso di ordinarsi in città».

Nell’elenco trovano posto la cultura, la tecnica, la socialità e la politica. L’orizzonte generale vale anche per il nostro tema. Tutti i fattori nominati rientrano in gioco nel testamento biologico; tuttavia, se si fosse costretti a scegliere a chi dare la preminenza, bisognerebbe optare, almeno per certi versi, per la tecnica. È così perché è stata quest’ultima a realizzare quanto un tempo era giudicato impossibile. I problemi inediti sorgono là dove ci si inoltra su terreni un tempo preclusi.

La domanda se sia giusto o conveniente fare tutto quello che ci è dato di compiere sorge solo allorché è diventato possibile quanto un tempo era giudicato impossibile. «Ad impossibilia nemo tenetur»; i «possibilia», di contro, sono luoghi della scelta. La decisione implica la cultura, la socialità, la polis; essa non dipende perciò in modo diretto dalla tecnica. Tuttavia è quest’ultima (che naturalmente è, a sua volta, frutto della cultura) che ci costringe a confrontarci con scelte in precedenza precluse. Di fronte all’impetuosa crescita di quel che è dato di fare, insorge il problema di cosa sia giusto compiere o non compiere. I confini di pertinenza dell’etica si sono dilatati.

Secondo quadro. Le considerazioni fin qui compiute sono riferite a un ambito greco; cosa dire quando si prendono le mosse dalla Bibbia? In linea di massima si potrebbe affermare che una specie di corrispettivo biblico del coro dell’Antigone è costituito dal Salmo 8.

«Signore (JHWH), Signore (Adonay) nostro, quanto è magnifico il tuo nome su tutta la terra! / Poiché elevata sopra i cieli è la tua maestà, / dalla bocca di bimbetti e lattanti hai tratto forza a motivo dei tuoi avversari / per ridurre al silenzio nemici e ribelli. / Quando vedo i cieli, opera delle tue dita, / la luna e le stelle che hai collocato, / che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, / il figlio dell’uomo perché vigili su di lui? / L’hai diminuito fino a essere di poco inferiore a Dio, / di gloria e onore lo hai incoronato / gli hai conferito il governo sulle opere della tua mano / tutto hai posto sotto i suoi piedi, / tutte le greggi e gli armenti / e anche le bestie della campagna, / gli uccelli del cielo e i pesci del mare / che percorrono le vie del mare. / Signore (JHWH), Signore (Adonay) nostro, quanto / è magnifico il tuo nome su tutta la terra!».      [Nota 1]

Nel Salmo è racchiusa una domanda rivolta al tu divino: «Che cos’è l’uomo perché te ne ricordi?». Il testo biblico non solleva la questione filosofica del «che cos’è (ti esti)?» greco; esso però non chiede neppure «chi è l’uomo?» usando una forma personale (in ebraico sarebbe consentito farlo). Gli esseri umani, pur chiamati a governare la terra e a essere vicari e luogotenenti (khalifa, come dichiara il Corano 2,30-31) di Dio in questo mondo, sono legati alla condizione biologica del «che cos’è».

Il Signore ha affidato alle creature umane il compito d’amministrare la terra (che è sua, non nostra); tutto ciò rimanda però a un’ulteriore domanda avvertita fortemente nella nostra epoca: colui che governa gli altri è in grado di farlo nei confronti di se stesso? La creatura umana sa autogovernarsi? La risposta biblica è che è nelle condizioni di compierlo soltanto se si pone in ascolto del tu di Dio. La prospettiva vale ancora oggi? Vale per tutti?

Terzo quadro. Partiamo anche questa volta da un passo biblico che però assumeremo in modo largamente metaforico. È tratto dal libro del Levitico. Preso alla lettera, si tratta di una legge agricola e sociale: «Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterete fino ai margini del campo, né raccoglierete ciò che resta da spigolare della messe; quanto alla tua vigna, non raccoglierai i racimoli e non raccoglierai gli acini caduti: li lascerai per il povero e per il forestiero» (Lv 19,9-10).

Quando si miete un campo non si deve andare fino in fondo. Non bisogna fare tutto quanto si è nelle condizioni di attuare, occorre lasciare uno spazio non mietuto. Anche nel campo della vita si può decidere di non spingersi fino ai confini estremi resi accessibili dalla tecnica. Ci è concesso di sospendere la mietitura. C’è anche comandato di arrestarci? Il fattore decisivo sta nel fatto che quando ci si ferma, non lo si faccia solo per sé stessi. La sospensione deve andare a favore del povero.

Nel lessico corrente l’aggettivo «povero» è riservato al morto; poveri sono tuttavia anche coloro che sopravvivono, privati della presenza di chi è a loro caro. La scelta di non impugnare più la «falce» non deve essere frutto di una pura autodeterminazione. Il criterio da seguire da parte di tutti è una recezione laica del detto di Paolo: «Nessuno vive per se stesso, nessuno muore per se stesso» (Rm 14,7); a questo la fede aggiunge una sua motivazione specifica: «Perché se viviamo, viviamo per il Signore, se moriamo, moriamo nel Signore» (Rm 14,8). Tuttavia si può giungere alla seconda parte solo passando per la prima, che vale per tutti.

Sul testamento biologico. Nel caso del testamento biologico entrano in gioco fattori anche più specifici di quelli finora elencati. Essi sono riconducibili in buona misura all’ambito di tre coppie [nota 2]. La prima è costituita da un confronto tra «biofilia» e «biolatria». Occorre essere amanti della vita, ma non porla come valore assoluto. Vi sono circostanze in cui il credente è chiamato a ripetere con il salmista: «Poiché il tuo amore è meglio della vita» (Sal 63,4). Ma vi sono pure situazioni che vanno coniugate in modi, per così dire, più laici.

Quasi ogni persona sa che, a volte, rinunciare alla vita in favore di altri può essere un valore più alto che trattenerla. Il punto è così chiaro che al riguardo non ci sono molte parole da aggiungere. Più significativo è occuparsi del secondo binomio nel quale si confrontano tra loro «biocentrismo» e «antropocentrismo». Su questo fronte si è infatti assistito alla nascita di un atteggiamento inedito definibile «biocentrismo antropocentrico».

Quando si afferma che la vita va rispettata fino alla sua fine naturale, oltre ad applicare un aggettivo improprio a una condizione che sussiste solo a motivo di una dose molto elevata di artificialità, si riserva un integrale rispetto biologico esclusivamente all’essere umano. Tuttavia, sul piano della biologia la vita è inserita in una rete relazionale che esclude ogni netta separazione tra ambiti.

L’approccio evolutivo ha dimostrato in modo inconfutabile il legame tra le vite. Nell’ambito del biologismo nulla riesce a separare la vita della specie umana da quella di altri viventi; se si vuole individuare una distinzione occorre dunque situarla su un altro piano. Il biologismo antropologico che si ostina a prolungare la vita umana mentre non avanza alcuna obiezione alla soppressione di quella animale è dunque una contraddizione logica da cui derivano, a cascata, una serie di improprie conseguenze etiche.
Il kerygma della risurrezione. «Nessuno vive per se stesso»: la massima interagisce anche con la nostra terza coppia che mette in relazione tra loro «vita biologica» e «vita biografica». Nella prospettiva biologistica tutto si colloca su un piano che esula dalla soggettività personale; non così nell’ambito delle biografie, nel quale l’autocoscienza soggettiva e le relazioni con altre persone svolgono un ruolo determinante.

Nelle scelte relative alla parte finale della vita, la componente biografica è chiamata a prevalere su quella biologica; in questo caso, il versante qualitativo conta molto di più di una estenuata componente quantitativa orientata a un puro e semplice prolungamento dell’esistenza. Occorre dunque cercare di dar senso al vissuto non isolando la morte dell’individuo da quanto ha costituito il multiforme tessuto della sua vita.

Le prospettive fin qui indicate sono ormai largamente condivise dalle Chiese, le quali in molti casi sembrano propense a promuovere una nuova forma di ars moriendi volta a donare senso e conforto all’atto di congedarsi dalla vita. In questo ambito, si forniscono aiuti d’ordine spirituale non alieni da apporti psicologici e si favorisce il controllo del dolore compiuto attraverso il potenziamento di cure palliative.

L’aspetto positivo di questa linea di condotta è evidente. Rimane l’interrogativo se il compito insostituibile delle Chiese sia soltanto quello di proporre un modo d’agire largamente condiviso pure da approcci etico-sapienziali di orientamento laico, o non comporti soprattutto la presenza nei dibattiti e nella prassi di quanto raramente emerge: l’annuncio del kerygma della risurrezione.

Darlo come un ovvio presupposto dottrinale, non bisognoso d’essere riannunciato di fronte a ogni morte, è segno inequivocabile dello smarrimento di un autentico linguaggio di fede. L’annuncio perciò viene avvolto nel silenzio, proprio nei momenti fondamentali nei quali sarebbe chiamato a testimoniare la presenza di un orizzonte che trascende sia il dominio della tecnica sia i benefici arrecati da una condivisa sapienza etica.

[nota 1] Traduzione mia.

[nota 2] Per queste tre coppie sono debitore all’intervento di don Roberto Massaro, pronunciato nel corso del convegno promosso dal gruppo SAE di Napoli: «Testamento biologico e tematiche di fine vita: aspetti etici, psicologici e spirituali», Napoli, 15.3.2018.

FONTE:

http://www.ilregno.it/attualita/2018/10/nessuno-vive-per-se-piero-stefani

27 Maggio 2018Permalink

9 maggio 2018 – Giornata dell’Europa

Lettera aperta ai cittadini e ai capi di Stato e di governo dell’Unione europea

In questo periodo di ripresa economica e relativa stabilità, noi europei non possiamo dimenticare che non molto tempo fa eravamo sull’orlo di un abisso e che la nostra realtà è ancora piena di incertezze geopolitiche e finanziarie, con livelli di debito record in Asia e in America in grado di scatenare un’altra crisi economica mondiale.

Né possiamo pensare che i Capi di Stato e di governo, possano, da soli, senza una partecipazione attiva dei cittadini, far fronte alle numerose e complesse sfide che ci minacciano.
Esattamente due anni fa, il 9 maggio 2016, lanciavamo sulle prime pagine dei maggiori quotidiani europei un appello per la rinascita del progetto europeo.

Nostra principale preoccupazione: evitare l’implosione dell’Unione europea in un momento di vuoto politico senza precedenti, caratterizzato dall’ascesa di movimenti populisti e nazionalisti. Nostra convinzione: che solo una dinamica che riunisse – al di là delle diverse sensibilità politiche – cittadini e leaders d’opinione potesse generare una pressione politica tale da garantire l’unità dei 27 Stati membri nel caso in cui il referendum sull’adesione all’Unione Europea del Regno Unito avesse dato esito negativo. I leaders europei avevano infatti acconsentito alla richiesta di David Cameron di non preparare un piano B, suscettibile, a suo avviso, di aumentare i rischi di un risultato sfavorevole.

Il nostro appello ha ricevuto una eco formidabile. Decine di migliaia di cittadini hanno positivamente reagito in tutta Europa. Capi di Stato e di governo ci hanno ricevuti e, cosa più importante, hanno ascoltato le nostre raccomandazioni: unità nei negoziati sulla Brexit e definizione di una tabella di marcia per il rilancio dell’Unione. I Presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo a loro volta ci hanno chiesto di riflettere sui contenuti di una tale tabella di marcia e, in maniera più ampia, su come articolare al meglio sovranità nazionale ed europea. I risultati di tale riflessione sono contenuti nel rapporto “La via europea per un futuro migliore”, che è stato presentato loro nel marzo 2017, in occasione dei 60 anni dei Trattati di Roma. L’essenza delle nostre proposte è stata da allora oggetto di una sostanziale adozione politica, da parte del Presidente della Commissione europea nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione, da parte del Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron nei suoi famosi discorsi alla Sorbona e a Strasburgo, nonché del Parlamento europeo.

Alcune delle nostre raccomandazioni stanno oggi diventando realtà, come le consultazioni cittadine, già avviate in alcuni Stati membri, la priorità data dalla Commissione europea all’intelligenza artificiale, i progressi nel settore della difesa, i lavori tesi al miglioramento della qualità dell’informazione, la modernizzazione del modello sociale europeo, l’estensione del progetto Erasmus alle scuole, che consentirà finalmente a ogni europeo di vivere un’esperienza umana diretta dell’Unione, sin dalla più giovane età. Questi progressi dovranno essere sostenuti da un bilancio adeguato, che consenta la democratizzazione dell’Erasmus, il mantenimento di un programma ambizioso per la cultura, e l’aumento degli sforzi in materia di ricerca e sviluppo.

Se questi successi ci rallegrano, non eliminano tuttavia le nostre preoccupazioni. Il forte desiderio d’Europa, espresso dai nostri concittadini all’indomani del referendum britannico, rischia di perdersi se alle parole non seguiranno fatti concreti. Gli ultimi risultati elettorali mostrano una continua ascesa dei movimenti populisti. Peggio, il rispetto dello stato di diritto e dei valori fondamentali, in particolare il pluralismo dei media e la libertà di espressione, che costituiscono l’anima del progetto europeo, ci sembra non siano mai stati cosi minacciati all’interno dell’Unione. Quest’ultima però pare entrare in una nuova fase di letargia, mentre la Brexit sarà definitiva in meno di un anno.

Per questo, oggi 9 maggio, giorno della festa dell’Europa,

La dichiarazione Schuman è l atto di fondazione dell Europa comunitaria. lspirata da Monnet ed esternata dal ministro degli esteri francesi, la proposta incontra l adesione convinta della Germania di Adenauer, cui per prima è rivolta, e quella non meno decisa dell Italia e dei Paesi del Benelux. Con la firma del Trattato CECA (Parigi il 18 aprile 1951) s inaugura un sistema nuovo di relazioni internazionali, imperniato non solo sulla cooperazione ma su robusti elementi d integrazione.

chiediamo ai nostri concittadini, ai nostri governanti, ai leaders d’opinione, ai sindacati ed alle organizzazioni imprenditoriali di tutta Europa, di uscire dallo stallo e di attivarsi. E’indispensabile che il Consiglio europeo di giugno definisca un piano per il rilancio dell’Unione, fatto di azioni concrete che abbiano un impatto positivo sulla quotidianità e l’avvenire dei cittadini, nonché un calendario preciso per la sua attuazione.

Se così non fosse, corriamo il grave rischio che le prossime elezioni europee siano contrassegnate da un aumento senza precedenti delle forze populiste.

Incoraggiamo, quindi, tutti gli europei a partecipare alle consultazioni cittadine, nella speranza che raggiungano anche i più vulnerabili e conducano ad un’effettiva presa in considerazione di tutte le diverse opinioni espresse.

Siamo però convinti che in questo periodo di trasformazioni profonde, sia necessario essere più ambiziosi. Ed è in quest’ottica che vogliamo inventare una nuova tappa della democrazia europea.

Proponiamo di creare un diritto di partecipazione permanente alla vita politica dell’Unione e invitiamo tutti coloro che lo desiderano, ad unirsi a noi nella costruzione di civico.eu, una piattaforma civica transnazionale e multilingue, che consentirà ai cittadini non solo di essere consultati ma anche d’instaurare un dialogo civico diretto, che faccia emergere proposte concrete che alimentino in maniera continuata le Istituzioni europee.
Le tecnologie digitali, i progressi compiuti nella traduzione automatica, l’intelligenza artificiale, consentono di pensare la democrazia in modo diverso. Non si tratta affatto di mettere fine alla democrazia rappresentativa, bensì di completarla attraverso uno strumento di democrazia partecipativa e deliberativa continua. Crediamo, oggi più che mai, che i nostri concittadini debbano costituirsi in autentica forza civica transnazionale.

A settant’anni dal Congresso dell’Aja, vero atto fondatore dell’Europa unita, chiediamo un nuovo congresso delle coscienze europee entro fine anno, che riunisca cittadini, opinionisti e dirigenti di tutte le sensibilità, per scrivere insieme una nuova pagina della nostra storia comune.

È scommettendo allo stesso tempo su progressi rapidi e concreti, su di un rinnovamento democratico che garantisca i nostri valori fondamentali e sull’unione di tutte le buone volontà, che ristabiliremo la fiducia tra i cittadini e le Istituzioni europee in uno spirito di rinnovata solidarietà.

Questa è la condizione fondamentale per consentire la trasformazione dell’Unione in una grande potenza democratica, culturale, sociale, ambientale e industriale, in grado di pesare in maniera decisiva sugli sviluppi del nostro pianeta, di salvaguardare gli interessi degli Europei, di contribuire alla creazione di un mondo migliore.

Firmatari dell’appello CIVICO Europa:
Guillaume Klossa (FR), iniziatore di CIVICO Europa, autore, ex sherpa del gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa (Consiglio europeo); Sandro Gozi (IT), Sottosegretario agli Affari europei; Danuta Huebner (PL), ex Commissario europeo, Presidente della Commissione per gli Affari costituzionali, Parlamento europeo; Alberto Alemanno (IT), giurista, fondatore di “The Good Lobby”; László Andor (HU), economista, ex Commissario europeo; Lionel Baier (CH), regista; Miklos Barabas (HU), direttore della Casa d’Europa di Budapest; Enrique Baron Crespo (ESP), ex Presidente del Parlamento europeo; Mars di Bartolomeo (LU), Presidente del Parlamento lussemburghese; Brando Benifei (IT), membro del Parlamento europeo; Sylvain Bonnet (FR), dirigente aziendale; Mercedes Bresso (IT), membro del Parlamento europeo, ex Presidente del Comitato delle Regioni; Elmar Brok (DE), membro del Parlamento europeo, ex Presidente della Commissione per gli Affari Esteri, PPE, Parlamento europeo; Philippe de Buck (BE), ex direttore generale di Business Europe, membro del Comitato economico e sociale europeo; Thomas de Charentenay (FR), dirigente d’azienda; Daniel Cohn-Bendit (FR / DE), ex presidente del gruppo dei “Verdi “, Parlamento europeo; Georgios Dassis (GR), sindacalista, ex Presidente del Comitato economico e sociale europeo; Piotr Dudek (PL), CIVICO Europa, coordinatore dei giovani e Università; Paul Dujardin (BE), Direttore Generale BOZAR; Isabelle Durant (BE), ex Vice Primo Ministro, Vice segretario generale dell’UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development); Michele Fiorillo (IT), filosofo, coordinatore della rete CIVICO Europa; Cynthia Fleury (FR), filosofa e psicoanalista; Markus Gabriel (DE), filosofo; Christophe Galfard (FR), astrofisico, autore; Aart de Geus (DE), presidente della Fondazione Bertelsmann; Felipe Gonzalez (ES), ex Primo Ministro, ex presidente del gruppo di riflessione sul futuro dell’Europa (Consiglio europeo); Ulrike Guérot (DE), politologa, direttrice dell’European Democracy Lab; Alain Juppé (FR), ex Primo Ministro, Sindaco di Bordeaux; Charles Kaisin (BE), designer; Mathieu Labey (FR), imprenditore; Christophe Leclercq (FR), fondatore di EurActiv; Jo Leinen (DE), membro del Parlamento europeo, già Presidente del Movimento internazionale europeo; Kirsten Van den Hul (NL), parlamentare dei Paesi Bassi; René van der Linden (NL), ex presidente dell’Assemblea del Consiglio europeo, ex Presidente del Senato dei Paesi Bassi; Andre Loesekrug-Pietri (DE), fondatore ACapital, J.E.D.I. portavoce; Robert Menasse (AT), scrittore; Jean-Pierre Mignard (FR), avvocato; Alexandra Mitsotaki (GR), Presidente ActionAid Hellas; Jonathan Moskovic (BE), coordinatore del movimento G1000; Ferdinando Nelli Feroci (IT), Ambasciatore, ex Commissario europeo, presidente Istituto Affari Internazionali; Catherine Noone (EIRE), senatrice, Presidente dell’Assemblea dei cittadini irlandesi; Johanna Nyman (FIN), ex presidente del Forum europeo della gioventù; Sofi Oksanen (FIN), autore; Guilherme d’Oliveira Martins (PT), amministratore della Fondazione Gulbenkian, ex ministro; Erik Orsenna (FR), scrittore; Rossen Plesneviev (BG), ex Presidente della Repubblica bulgara; Francesco Profumo (IT), ex Ministro, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo; Sneska Quaedvlieg-Mihailovic (NL / RS), Segretario generale di Europa Nostra per la protezione del patrimonio europeo; Jean Quatremer (FR), giornalista e scrittore; Francesca Ratti (IT), ex vice segretario generale del Parlamento europeo, presidente di CIVICO Europa; Maria João Rodrigues (PT), ex Ministro, vicepresidente del gruppo “Socialisti e Democratici”, Parlamento europeo; Robin Rivaton (FR), saggista; Petre Roman (RO), ex Primo Ministro rumeno; Taavi Roivas (EST), ex Primo Ministro estone; Wytze Russchen (NL), membro fondatore di CIVICO Europa; Jochen Sandig (DE), direttore compagnia di ballo Sasha Waltz and Guests; Fernando Savater, filosofo; Roberto Saviano (IT), scrittore; Nicolas Schmit (LU), Ministro del Lavoro; Gesine Schwan (DE), politologa, presidente della piattaforma di governance Humboldt-Viadrina; Dusan Sidjanski (CH-GR), professore emerito di Scienza Politica, Università di Ginevra; Denis Simonneau (FR), presidente della Fondazione EuropaNova; Benjamin Spark (BE), artista; Wolfgang Tillmans (DE), fotografo; Kirsten van den Hul (NL), membro del Parlamento dei Paesi Bassi; René van der Linden (NL), ex Presidente dell’Assemblea del Consiglio d’Europa, ex Presidente del Senato dei Paesi Bassi; Farid Tabarki (NL), fondatore di Studio Zeitgeist; Guy Verhofstadt (BE), ex Primo Ministro, presidente del gruppo “ALDE”, Parlamento europeo; Vaira Vike Freiberga (LAT), ex Presidente della Repubblica lettone; Cédric Villani (FR), matematico, vincitore della medaglia Fields, membro dell’Assemblea nazionale francese; Pietro Vimont (FR / IT) direttore operativo di CIVICO Europa; Luca Visentini (IT), Segretario Generale della Confederazione Europea dei Sindacati; Leendert de Voogd (NL), manager d’impresa; Sasha Waltz (DE), coreografa e danzatrice; Wim Wenders (DE), regista.
Traduzione dall’inglese di Michele Fiorillo

NOTA:  L’Unione Europea festeggia la Giornata dell’Europa il 9 maggio. Si tratta della data della Dichiarazione Schuman del 1950, considerata come l’atto di nascita di ciò che oggi chiamiamo Unione europea.

https://www.coe.int/it/web/portal/international-and-european-days 

http://civico.eu/it/

9 Maggio 2018Permalink

6 Maggio 2018 – Una commissione contro il razzismo e l’odio di Liliana Segre

Ricopio parola per parola il messaggio della senatrice Liliana Segre pubblicato ieri su La Repubblica.
E’ il testo dell’intervento che la senatrice pronuncerà a Ventotene il 9 maggio
Il richiamo alla senatrice Emma Bonino segnala una collaborazione fra due donne competenti e capaci di dar voce a questioni importanti

Cari ragazzi e ragazze della Nuova Europa, ci sono molti modi per impegnarsi, efficacemente, nella materia, enorme e delicata, della discriminazione, ed io non cerco scorciatoie. Per dirla con parole antiche (Giambattista Vico) i rischi di una deriva autoritaria sono sempre dietro l’angolo.
Lui, l’autore dei corsi e ricorsi storici, aveva visto lungo. Arrivo subito al punto consegnando a voi, che siete su un’isola, un “messaggio in bottiglia”: il mio primo atto parlamentare.
Intendo infatti depositare nei prossimi giorni un disegno di legge che istituirà una Commissione parlamentare d’indirizzo e controllo sui fenomeni dell’intolleranza, razzismo e istigazione all’odio sociale. Si tratta di raccogliere un invito del Consiglio d’Europa a tutti i paesi membri, ed il nostro Paese sarebbe il primo a produrre soluzioni e azioni efficaci per contrastare il cosiddetto hate speech.
Questo primo passo affianca la mozione che delibera, anche in questa legislatura (la mia firma segue quella della collega Emma Bonino) la costituzione di una Commissione per la tutela e l’affermazione dei diritti umani. C’è poi il terzo anello del discorso, l’argomento che più mi sta a cuore e che coltivo con antica attitudine: l’insegnamento in tutte le scuole di ogni ordine e grado della storia del ‘900. In una recentissima intervista, la presidentessa dell’Anpi, Carla Nespolo, ha insistito sullo stesso punto: «La storia va insegnata ai ragazzi e alle ragazze perché raramente a scuola si arriva a studiare il Novecento e in particolare la seconda guerra mondiale. Ma soprattutto non si studia cosa ha significato per interi popoli vivere sotto il giogo nazista e riconquistare poi la propria libertà». Ora che le carte sono in tavola rivolgo a voi un invito molto speciale . Un appello per una rifondazione dell’Europa, minacciata da “autoritarismi e divisioni” che segnalano l’emergere di una sorta di nuova “guerra civile europea”.
Il vento che attraversa l’Europa non è inarrestabile. Riprendete in mano le carte che ci orientano, che sono poche ma buone: in quelle righe sono scolpiti i più alti principi della convivenza civile, spetta a voi battervi perché trovino applicazione: grazie alla nostra Costituzione (70 anni fa) siamo entrati nell’età dei diritti e gli articoli 2 e 3 della Carta sono lì a dimostrarlo, il passaporto per il futuro. La carta europea dei diritti fondamentali (che ha lo stesso valore dei trattati) è l’elevazione a potenza europea di questi principi, intrisi di libertà e di uguaglianza che abbiamo, orgogliosamente, contribuito a esportare. Se vogliamo impastare i numeri con la memoria direi che siamo passati, in un solo “interminabile” decennio, dalla difesa della razza (1938) alla difesa dei diritti (1948).
Il futuro deve essere orientato diversamente nel solco dei diritti inalienabili. Ecco perché, concedetemi la citazione, a cinquant’anni dal suo assassinio, Martin Luther King diceva che occorre piantare il melo anche sotto le bombe. E questo è il momento giusto!

Questo è l’intervento contro ogni discriminazione che la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, pronuncerà al Ventotene Europa festival, in programma sull’isola del “manifesto” dal 9 al 13 maggio.
Interverranno tra gli altri, Antonio Tajani, Enrico Letta e Federica Mogherini. Organizzato dall’associazione “La Nuova Europa”, l’evento vedrà la partecipazione di cento studenti tra i 16 e i 18 anni provenienti dai Paesi dell’UE; insieme scriveranno il Trattato dei giovani europei da consegnare alle Istituzioni.

https://rep.repubblica.it/pwa/commento/2018/05/04/news/_ventotene_il_razzismo_e_la_lezione_di_vico-195539910/?ref=RHPPTP-BH-I0-C12-P1-S2.4-T1

Cos’è il Manifesto di Ventotene:
http://www.treccani.it/enciclopedia/il-manifesto-di-ventotene_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/

6 Maggio 2018Permalink

26 aprile 2018 – A volte gli antichi testi … Parole delle Religioni. Governano i peggiori?

Digressioni bibliche Piero Stefani

È una domanda antica che con il trascorrere del tempo non perde d’attualità. Un dramma della politica è che non si può fare a meno del governo; eppure, di frequente, il potere cade nelle mani dei peggiori; ciò avviene anche perché i migliori rifiutano di assumere le responsabilità pubbliche che a loro competerebbero. Il discorso però è meno schematico di quanto non appaia.

Governano i peggiori? È una domanda antica che con il trascorrere del tempo non perde d’attualità. Uno dei fattori in gioco per formulare la risposta è il modo in cui i governanti hanno conquistato il potere; se ciò è avvenuto attraverso la violenza, il giudizio tende a orientarsi in senso negativo. Così però non capitò nella lunga stagione delle moderne rivoluzioni politiche, durante la quale venne legittimato l’uso di una determinata violenza.

Non si tratta però solo del ricorso alla forza fisica. I regimi democratici (o sedicenti tali), pur esenti da colpi di stato o da altre forme di violenza armata, non sempre sono al riparo né da forme d’intimidazione, manipolazione, propaganda demagogica, persuasione occulta (fattore sempre meno circoscrivibile nell’era massmediatica), né dalla comparsa di improvvise fascinazioni legate a mirabolanti promesse.

La Bibbia, assai familiare con un potere conquistato o mantenuto attraverso lo spargimento di sangue, non ignora però neppure procedure legate a forme in cui il consenso è catturato in modi incruenti. È il caso, per esempio, di Assalonne. Nella sua vicenda, non per nulla, fanno la loro comparsa alcuni consiglieri (Ioab, Achitòfel, Cusài), figure tipiche di chi usa l’intelligenza e l’astuzia al fine di raggiungere o mantenere il potere.

Il quadro interpretativo generale della storia legata alla famiglia di Davide è saldamente teologico, il suo fil rouge è ascrivibile alla storiografia deuteronomistica che spiega gli accadimenti negativi imputandoli alla presenza del peccato e ai successivi interventi punitivi di Dio; tuttavia, se si presta attenzione ai particolari, nella Scrittura si vedono all’opera dinamiche ampiamente trascrivibili in termini più «laici» e attuali. Come era stato preannunciato dal profeta Natan, nonostante il pentimento del re, il peccato di Davide provoca una serie di torbide conseguenze: Amnon violenta la sorellastra Tamar, Assalonne (fratello di quest’ultima) fa assassinare il colpevole dell’infamia arrecata alla sorella e fugge (cf. 2Sam 13); tuttavia, grazie a uno stratagemma ideato da Iaob, in seguito è riammesso a Gerusalemme, gli è però precluso di vedere il padre. Assalonne, uomo dall’aspetto bellissimo (cf. 2Sam 14,25-27), il che ha, come sempre, un suo peso, cominciò a promettere aiuto a coloro che si recavano a Gerusalemme per discutere la loro causa di fronte al re; la sua fortuna inizia da qui. Non essendo tra le pagine più conosciute della Bibbia conviene trascriverla:

Assalonne si procurò un carro, cavalli e cinquanta uomini che correvano innanzi a lui. Assalonne si alzava al mattino presto e si metteva da un lato della via di accesso alla porta della città. Quando qualcuno aveva una lite e veniva dal re per il giudizio, Assalonne lo chiamava e gli diceva: «Di quale città sei?». L’altro gli rispondeva: «Il tuo servo è di tale tribù d’Israele». Allora Assalonne gli diceva: «Vedi le tue ragioni sono buone e giuste, ma nessuno ti ascolta per conto del re». Assalonne aggiungeva: «Se facessero me giudice del paese! Chiunque avesse una lite o un giudizio verrebbe da me e io gli farei giustizia». Quando uno gli si accostava per prostrarsi davanti a lui, gli porgeva la mano, l’abbracciava e lo baciava. Assalonne faceva così con tutti gli Israeliti che venivano dal re per il giudizio; in questo modo Assalonne si accattivò il cuore degli Israeliti (2Sam 15,1-6).

Il crescente consenso goduto dal figlio di Davide lo portò alla ribellione nei confronti del padre (cf. 2Sam 15,7-18,18). Da qui in poi il racconto conosce il versamento di molto sangue; tuttavia, il suo inizio è imperniato non sulla violenza bensì sui modi atti ad accattivarsi la simpatia collettiva mediante l’ostentazione e le facili promesse.

In un tempo in cui non vigeva la divisione dei poteri, assicurare da parte di un membro della casa reale il proprio sostegno nelle cause giudiziarie era operazione dotata di una capacità di convincimento paragonabile a quella con la quale oggi si promettono riduzioni di tasse, sussidi a pioggia, posti di lavoro garantiti, riforme palingenetiche, ordine e sicurezza prive di smagliature.

Il tutto, allora come ora, sostenuto da una fastosa e accattivante messa in scena posta al servizio di colui che si dimostra affabile e familiare nei confronti della gente. Nei nostri anni, almeno in Occidente, le rivoluzioni, le congiure, i colpi di stato non sono moneta corrente. Il discorso invece è ben diverso rispetto agli altri fattori sopraindicati; essi, con le grandi varianti del caso, sono tutti ancora all’ordine del giorno.

Ciascuno dà i propri frutti

La Bibbia dà grande spazio alla violenza collegata alla conquista e all’esercizio del potere. Tra i molti esempi ve n’è uno il quale, soprattutto perché sceglie d’anticipare la vicenda attraverso un apologo favolistico, sembra destinato a imprimere la convinzione secondo cui governano i peggiori.
Si tratta di una serie di avvenimenti contenuti nel libro dei Giudici. Abimèlec, figlio di Gedeone, in combutta con i signori di Sichem, conquistò il potere facendo uccidere, su una sola pietra, i suoi settanta fratelli (cf. Gdc 9,1-6). Dalla carneficina si salvò il solo Iotam.

A quest’ultimo si deve il fantasioso apologo degli alberi rivolto ai signori di Sichem. Iotam raccontò che gli alberi si misero in cammino per eleggere sopra di loro un re. L’ulivo, il fico, la vite non vollero rinunciare ai loro frutti per andarsi a librare sopra i loro colleghi. Alla fine, ci si rivolse al rovo, il peggiore, che accettò subito la nomina accompagnandola con parole di oscura minaccia: «Se davvero mi ungete re su di voi, venite e rifugiatevi alla mia ombra; se no, esca un fuoco dal rovo e distrugga i cedri del Libano» (Gdc 9,7-21).

Nella Bibbia l’apologo diviene una specie di profezia. Nel resto del capitolo si parla, infatti, della rottura avvenuta tra i signori di Sichem e Abimelèc. Il quadro interpretativo è di nuovo teologico: «Questa avvenne perché la violenza fatta ai settanta figli di Ierub-Baal [Gedeone; nda] ricevesse castigo» (Gdc 9,24).

Dopo una serie di scontri reciproci, ci fu una prima conclusione atroce. Tutti i signori di Sichem si erano radunati nei sotterranei del tempio di El-Berit. Abimèlec e i suoi uomini vi appiccarono il fuoco: «Così perì tutta la gente della torre di Sichem, circa mille persone, fra uomini e donne» (Gdc 9,49).

Segue un episodio in cui Abimèlec si reca a Tebes; giuntovi, cinge d’assedio una torre in cui si erano rifugiati i signori della città. La sua intenzione era anche questa volta d’incendiarla, tuttavia una donna dall’alto fece cadere una macina sul cranio di Abimèlec e quest’ultimo ordinò al proprio scudiero di trafiggerlo perché non si dicesse che fosse stato ucciso da una donna. L’episodio si conclude con la chiosa secondo la quale Dio fece ricadere su Abimèlec e sui signori di Sichem tutto il male da loro compiuto: «Così si avverò su di loro la maledizione di Iotam» (Gdc 9,57).

Assunto nel suo contesto, l’apologo è una maledizione efficace perché conforme alla visione deuteronomistica della storia; tuttavia, la suggestione delle sue immagini paradossali trascende l’ambientazione specifica. Grazie a esse, da un lato constatiamo il rifiuto di darsi alla politica da parte di coloro che producono frutti nella società (ulivo, fico, vite), dall’altro registriamo la volontà di occupare quel posto a opera di coloro che sono improduttivi sul piano economico e culturale (rovo).

Un dramma della politica è che non si può fare a meno del governo; eppure, di frequente, il potere cade nelle mani dei peggiori; ciò avviene anche perché i migliori rifiutano di assumere le responsabilità pubbliche che a loro competerebbero. Il discorso però è meno schematico di quanto non appaia. Lo è se si tiene conto della motivazione espressa dagli alberi fruttiferi, i quali concordemente sostengono di rinunciare alla carica perché la sua assunzione impedirebbe loro di produrre frutti. In altri termini, governano i peggiori anche perché è l’esercizio stesso del potere a rendere le persone peggiori.

Sciolte da ogni contesto teologico legato a un Dio che regge la storia (in modi peraltro non più accettabili dalle nostre coscienze), riflessioni legate al «governo dei peggiori» sono presenti nella componente autobiografica della settima Lettera di Platone.

Da giovane il grande filosofo pensava di dedicarsi alla politica, anzi era stato invitato a farlo anche da alcuni suoi familiari e conoscenti che rientravano nella cerchia dei Trenta tiranni. In effetti, egli allora riteneva che essi avrebbero potuto purificare la città dall’ingiustizia; tuttavia il loro comportamento ben presto fece apparire oro il governo precedente. Non andò meglio con la democrazia restaurata, la quale mise addirittura a morte Socrate.

Platone dovette quindi constatare che era sempre più difficile «partecipare all’amministrazione dello stato rimanendo onesti». La conclusione è nota: «Vidi dunque che mai sarebbero cessate le sciagure delle generazioni umane, se prima al potere politico non fossero pervenuti uomini veramente schiettamente filosofi, o i capi politici della città fossero divenuti, per qualche corte divina, veri filosofi».

Avendo ormai alle spalle sia la convinzione che Dio regga la storia attraverso punizioni atroci volte a suscitare pentimenti risanatori, sia la fiducia che la ragione filosofica possa rigenerare la politica, la nostra priorità si concentra sull’impegno che l’ulivo, il fico e la vite continuino a produrre i loro frutti nonostante l’incombere dei rovi; se risanamento ci sarà, non potrà cominciare che da lì.

http://www.ilregno.it/attualita/2018/8/governano-i-peggiori-piero-stefani

26 Aprile 2018Permalink

19 aprile 2018 – ACCADE OGGI

Accade oggi: 19 APRILE 2018, AULA V PALAZZINA A, ORE 11.30.

La giornalista di Repubblica Federica Angeli testimonia contro due esponenti del clan di Ostia accusati di tentato duplice omicidio. 

APPUNTAMENTO CON LA LIBERTÀ
Ho visto chi c’era quella notte del 16 luglio 2013 in cui quattro persone – 2 del clan Spada e 2 del clan Triassi – tentarono di uccidersi a colpi di pistola e coltelli sotto casa mia.

Il boss intimò al quartiere affacciato alla finestra di rientrare. Non c’era niente da guardare. Rientrarono tutti. Rassegnati, impauriti. Le tapparelle si abbassarono in un rumore desolante che difficilmente dimenticherò.
Io no. Io rimasi sul mio balcone. Avevo visto tutto. E domani andrò a raccontarlo,
dopo 1736 giorni di vita sotto scorta.
Benzina, proiettili, minacce di morte a me, ai miei figli, intimidazioni, calunnie, diffamazioni, violenze. Ce l’hanno messa tutta per farmi mollare.
Domani andrò in quell’aula. E sarà la mia libertà.
Libertà di non essermi piegata alle loro regole, libertà di restare me stessa e non derogare ai miei principi. Libertà di aver descritto in una un’inchiesta l’omertà del mio quartiere e di rompere quello schema. Libertà di avere paura ma di combatterla con tutte le mie forze.
Libertà che è libertà.
E come canta Califano: “Chi mi vuole prigioniero non lo sa che non c’è muro che mi stacchi dalla libertà.
Libertà che ho nelle vene, libertà che mi appartiene, libertà che è libertà”
#amanodisarmata

Ho copiato il testo che precede dal blog della giornalista

 

19 Aprile 2018Permalink

2 aprile 2018 – Siria, l’Isis ha distrutto il palazzo più antico della storia: costruito 4.500 anni fa

Quello di Mari, in Siria, era considerato dagli storici il palazzo più antico della storia dell’umanità: sarebbe stato edificato circa 4.500 anni fa ed è stato distrutto nei giorni scorsi con cariche di dinamite.
di Davide Falcioni

Il più antico palazzo edificato dall’uomo è stato distrutto dagli uomini dello Stato Islamico, in Siria. E’ accaduto a Mari, città mesopotamica tra le più datate della storia dell’umanità, fondata 2.900 anni prima della nascita di Cristo nell’attuale Siria orientale e i cui resti si erano conservati in ottimo stato per millenni, giungendo fino ai giorni nostri. Ebbene, stando a quanto rivelano fonti siriane la città è stata distrutta dai miliziani dell’esercito del Califfato. Le fotografie della devastazione e di quanto resta di un sito per il quale si stava valutando la candidatura a Patrimonio dell’Umanità, sono state pubblicate dal quotidiano francese Le Monde sulla base delle informazioni e delle immagini diffuse dalla Direzione delle antichità e dei musei (Dgam) della Siria. L’entità del danno è inestimabile e appare assai difficoltoso, visto il conflitto ancora in corso, inviare sul posto esperti che possano quantificare con esattezza l’entità del disastro oppure accertare cosa sia possibile salvare. Il sito di Mari ospitava tra gli altri importanti reperti anche quello che gli archeologi ritenevano essere il palazzo più antico della storia, un edificio costruito circa 4.500 anni fa.
Pascal Butterlin, docente di archeologia del Vicino Oriente antico (Università di Parigi -I) e direttore della missione archeologica francese di Mari (MAM), non ha usato mezzi termini per descrivere l’entità del danno provocato dai soldati di Daesh: “Quello di Mari era il più antico palazzo dell’umanità a noi noto, l’equivalente del palazzo di Nimrud. Si trattava di un edificio unico al mondo in buono stato di conservazione. La sua distruzione rappresenta un dramma: avevamo a lungo lavorato per inserirlo tra i siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. La città di Mari dista appena 15 chilometri dal confine con l’Iraq ed è da tempo sotto il controllo dell’Isis: a giudicare dai danni, sembrerebbe che i miliziani l’abbiano distrutta facendo esplodere cariche di dinamite.

NOTA. L’avevo visto esattamente 17 anni fa, poi il ritorno ad Aleppo lungo il corso dell’Eufrate

FONTE:
https://www.fanpage.it/siria-l-isis-ha-distrutto-il-palazzo-piu-antico-della-storia-costruito-4-500-anni-fa/

2 Aprile 2018Permalink