26 settembre 2014 – Una petizione fallimentare che non demorde

La petizione presentata lo scorso novembre per sollecitare l’approvazione della pdl 740 ha ottenuto solo 547 firme. Ma i diritti sono diritti a prescindere dal loro peso commisurato al numero delle persone che si espongono per sostenerli, non necessariamente e non sempre disposte a sottomettersi alla logica del voto di scambio pur a mio parere dominante. So bene che a volte (ma non sempre per fortuna) le associazioni che si dicono finalizzate alla promozione dei diritti delle persone sono attente invece al consenso che si avvita fra istituzioni e ‘senso comune’. E’ un consenso che può produrre contributi (o almeno notorietà) e quindi la premura a non dare fastidio diventa quasi ossessiva e porta a scelte anche squallide.
Considerato che la proposta di legge (di cui ho pubblicato il testo il 17 giugno 2013) resta proposta ho così scritto alla presidente Boldrini, ai deputati firmatari della pdl 740 e all’on. Kyenge, segnalando un interesse, tanto raro quanto pregevole, di realtà associative, fermo restando il mio rispetto e la mia gratitudine per chi si è impegnato a firme personali. Al solito, per lo sviluppo delle informazioni, rinvio al tag anagrafe nel blog e, in calce, riporterò il sito di change.org da cui è ancora possibile firmare la petizione.

Gentile presidente Boldrini, le scrivo quale prima firmataria della petizione con cui le viene chiesto di garantire, secondo le sue competenze istituzionali, la proposta di legge 740 (primo firmatario on. Ettore Rosato) che è all’attenzione della Commissione Affari Costituzionali da più di un anno. Se approvata cancellerebbe la discriminazione che da cinque anni nega il certificato di nascita ai figli dei migranti privi di permesso di soggiorno. Si tratta di bambini che nascono in Italia cui è negato il diritto, affermato dalle norme internazionali e nazionali, di avere un’esistenza giudicamene riconosciuta con tutto ciò che ne consegue nella vita di una persona e, in particolare, di una persona debole, messa a rischio senza difese non solo dalla violenza che in tanti modi si esercita nella nostra e in altre società ma direttamente dalla legge. Ce lo chiede anche il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia (come riferisce il settimo rapporto della Convention on the Rights of the Child)  facendo esplicito riferimento a quanto previsto dalla legge 94/2009. Pochi giorni fa la petizione è stata firmata anche dal segretario del Movimento di cooperazione educativa che ha accompagnato la sua firma con questo commento: «Gent. Presidente, in qualità di segretario nazionale del MCE-Movimento di Cooperazione Educativa, riteniamo che l’educazione alla convivenza democratica, alla pace, alla mondialità, all’intercultura non possano essere ristretti ai cittadini ufficialmente riconosciuti da uno stato ma a tutti coloro che vi vivono e/o vi sono nati, senza preclusioni. Una scuola inclusiva e democratica presuppone una società inclusiva e aperta. Ringraziando vivamente per l’opportunità, Giancarlo Cavinato». Tale adesione, motivata e consapevole, si accompagna a quanto raccomandato a seguito del recente congresso dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni: «approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico amministrativa dei genitori, senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno, in modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario». Queste voci sono state raccolte anche dalla Associazione Studi Giuridici Immigrazione che il 26 agosto scorso ha scritto in un comunicato pubblicato nel proprio sito web: «L’ASGI sostiene la proposta di legge presentata da un gruppo di Deputati per reintrodurre esplicitamente gli atti di stato civile tra quelli per i quali non è necessaria l’esibizione dei documenti di soggiorno». Non posso naturalmente citarle le parole di singole persone consapevoli che hanno cercato di far sentire la propria voce su questo problema, firmando la petizione e con altri strumenti di cui si sono voluti giovare. Contando sulla sua attenzione, porgo distinti saluti

Augusta De Piero – Udine

https://www.change.org/p/laura-boldrini-mai-pi%C3%B9-bambini-invisibili-agli-occhi-dello-stato-italiano

 

26 Settembre 2014Permalink

29 agosto 2014 – Ragionando su un documento confuso

Hypotheses non fingo

Ieri ho pubblicato un documento dell’Asgi (con tutti i link che oggi mi risparmio) e l’ho definito ‘confuso’ perché in calce al testo datato 26 agosto riporta suoi importanti documenti del 2009 senza contestualizzare il periodo di latenza durante il quale mai, a mia conoscenza, ne ha fatto menzione.
Scrivo per esperienza personale ma non così privata dato che sono andata a un convegno importante a Sasso Marconi, ho partecipato ad aggiornamenti promossi dall’ASGI, sempre sui problema dei minori e, quando segnalavo il problema della registrazione degli atti di nascita all’anagrafe ai solerti rappresentanti dell’illustre associazione mai ne è stato fatto riferimento.
Perché?
A 299 anni dalla saggia prudenza scientifica di Newton tengo le mie ipotesi per me e mi limito a considerare ciò che conosco del periodo di ASGI-latenza salvo una piccola contestualizzazione: nel 2009 regnava il presidente Berlusconi (e il trono del cav era sostenuto dalla Lega Nord).
Oggi invece…basta così, se non per ricordare come la cultura dell’inciviltà, abilmente diffusa, sia diventata dilagante senso comune.
Nonostante questo l’ASGI ha riesumato i suoi documenti.
Vedremo se ne farà uso oltre quanto ha scritto sulle squadrette di calcio negate ai figli dei sans papier (si veda mio blog dell’8 maggio) e sugli ostacoli rilevati nelle linee di indirizzo del Miur a proposito dell’iscrizione dei figli dei sans papier alla scuola dell’obbligo (si veda il mio blog del 16 maggio).

Correva l’anno 2009
e la legge, nota come pacchetto sicurezza (aggiungo io: sicurezza del pregiudizio là custodito e promosso attraverso norme assicurate se non da un rissoso consenso diffuso, almeno da un pacioso silenzio), non aveva ancora meritato l’approvazione con voto di fiducia. Sarebbe accaduto nel mese di luglio.
Fu allora che mi avvicinai al GrIS regionale, strumento operativo locale di quella ‘rete di reti’ che è la Società di Medicina delle Migrazioni, quando sostenne una campagna che riuscì a coinvolgere anche l’Ordine dei medici (ricordo il coraggioso pubblico comunicato dell’allora presidente dell’Ordine del FVG).
La campagna, condotta con competenza e determinazione, riuscì a far  rimuovere dalla proposta di legge l’articolo che avrebbe imposto ai medici la violazione del segreto sanitario se avessero curato o comunque soccorso un sans papier.
Quella fu una campagna vincente.
Al corrente degli ostacoli che sarebbero stati frapposti alla registrazione degli atti di stato civile scrissi al sindaco di Udine, nell’illusione che i sindaci si sentissero onorati dall’assicurare l’esistenza giuridica a chi nasce sul loro territorio. Non mi rispose e un assessore, da me contattato, negò il problema.
La lettera g del comma 22 dell’art. 1 del pacchetto sicurezza passò.
Nel 2011 la Corte Costituzionale (sentenza 245 – si veda tra l’altro il mio scritto del 26 giugno 2014) ristabilì la legalità per ciò che concerne i matrimoni (per due anni negati ai sans papier) ma nulla fece per i nuovi nati, la cui estromissione dal consorzio civile era ormai ratificata nell’indifferenza della complicità diffusa.
La proposta di legge 740 – che fa seguito a quella precedentemente presentata dall’on Orlando (si vedano i miei blog del 15 marzo 2011 e del 17 giugno 2013) – potrebbe porre rimedio a questa ferita di civiltà (che anche l’ONU ci chiede di rimuovere  si veda tra l’altro il mio blog dell’11 agosto) ma, se non ci sarà una spinta da parte della società cd civile, penso non ne sarà fatto nulla.

Voltare la testa. Una storia di interventi beffati
Mi limito ai titoli e poco più. Le date (se non c’è altra indicazione) si riferiscono alla pubblicazione nel blog
15 marzo 2011 e 21 dicembre 2012. Due articoli pubblicati dal mensile Il Gallo, di Genova.
Neppure quella storica pubblicazione riuscì a scuotere  la tetra totale indifferenza del mondo cattolico.
20 luglio 2010 Restando alle chiese cristiane devo registrare lo stesso atteggiamento nel mondo protestante, sebbene sia comparso anche di recente un nuovo articolo sul mensile Confronti.
Il mensile locale Ho un sogno (pure citato il 20 luglio 2010, reperibile presso la libreria CLUF di via Gemona 22 – Udine)  ha seguito costantemente la questione e ne ho sempre pubblicato gli articoli nel blog.
21 dicembre 2013 Neonati “clandestini” invisibili per lo Stato, articolo di Tommaso Canetta e Pietro Pruneddu sul quotidiano Linkiesta
9 giugno 2014 – Bambini “clandestini” e diritti negati  articolo di Paolo Citran nella rivista Insegnare del Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti.
11 giugno 2914Il XIII Congresso della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni scrive tra l’altro nelle raccomandazioni conclusive: «Il minore non è soltanto “oggetto di tutela e assistenza”, ma anche e soprattutto “soggetto di diritto”, e quindi titolare di diritti in prima persona […]  E prosegue con le raccomandazioni:  approvare una legge che garantisca il diritto alla registrazione anagrafica per tutti i figli indipendentemente dalla situazione giuridico–amministrativa dei genitori, senza la necessità di esibire documenti inerenti al soggiorno, in modo da evitare che ci siano “nati invisibili” con conseguenze aberranti di ordine sociale e sanitario»
22 giugno 2014 Una nota del MoVI (Notizie dal MoVI n 23-2014)e un articolo di Elia Beacco con le interviste a Frigerio e a me che si possono raggiungere dai link che trascrivo

http://www.moviduepuntozero.it/bambini-proibiti/

http://www.moviduepuntozero.it/bambini-invisibili/

6 maggio 2014 – Una misera petizione
Lo scorso mese di novembre ho scritto su change.org una petizioni e per l’on. Boldrini chiedendole di impegnarsi per la promozione della pdl 740.
Le avevo già scritto appena presentata la proposta e in entrambi i casi mi ha dato riscontro, facilitando anche – nell’ambito delle sue competenze- l’attribuzione della proposta alla commissione Affari Costituzionali, un luogo evidentemente di lunga giacenza (la proposta sta in quel contenitore dal 21 giugno 2013).
La petizione  – in dieci mesi – ha ottenuto 531 firme e, per assicurare un illuminante confronto quantitativo, segnalo che una petizione per impedire la caccia all’orso nei boschi del trentino ha ottenuto in pochi giorni più di 65.000 firme.
Per l’opinione pubblica italiana i bambini non sono una specie protetta e ai loro diritti si può applicare a rovescio l’art. 3 della Costituzione dove gli ostacoli da rimuovere diventino nei loro confronti (non nei confronti degli orsi, per carità!) segnali per la discriminazione.

Infine le donne

Ho più volte citato i rapporti della Convention on the Rights of the Child dove, in particolare nei rapporti 5 e 6 (2012 e 2013) si ricorda che «Il timore di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori».
Dovrebbe essere considerato quindi non solo il danno al neonato, cui viene negata un’esistenza giuridicamente riconosciuta, alla vita familiare (di cui tanto si starnazza) ma anche alla salute della donna che partorisce di nascosto.
Da parte delle associazioni femminili – che ormai hanno evidentemente acquisito un concetto esclusivo di solidarietà nazionale e poco più– il silenzio è totale.
Non esistevano le ‘pari opportunità’?

29 Agosto 2014Permalink

28 agosto 2014 – Un documento confuso. I commenti domani

La pagina dell’ASGI che ricopio e commenterò, corrispondente all’indirizzo
che ricopio interamente

http://www.asgi.it/notizia/garantire-nati-genitori-stranieri-presenti-irregolarmente-registrazione-dei-figli-allatto-nascita/

26/08/2014

Garantire ai nati da genitori stranieri presenti irregolarmente la registrazione all’atto di nascita

L’ASGI sostiene la proposta di legge presentata da un gruppo di Deputati per reintrodurre esplicitamente gli atti di stato civile tra quelli per i quali non è necessaria l’esibizione dei documenti di soggiorno.

Nel 2009 con la legge n. 94 (c.d. “pacchetto sicurezza”) l’art. 6 del Testo Unico sull’Immigrazione 286/98 era stato modificato, diventando una norma che, se interpretata restrittivamente, poteva impedire la registrazione alla nascita dei figli di cittadini stranieri irregolari.
L’ASGI e altre Associazioni aveva avviato una campagna per evitare tali modifiche e successivamente lanciando un appello al Governo e alle Regioni al fine di emanare disposizioni attuative che potessero chiarire che l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno come modificato dal “Pacchetto sicurezza” non si applicasse alla dichiarazione di nascita ed al riconoscimento del figlio naturale, in quanto tra le possibili interpretazioni della legge, questa era ritenuta la sola conforme alla Costituzione e agli obblighi internazionali.

Con la circolare n.19 del 7 agosto 2009,il Ministero dell’interno ha dato chiarimenti in tal senso .

Tuttavia diverse associazioni che perseguono la tutela dei minori e rappresentanti politici richiedono da tempo che venga operata una modifica legislativa affinché si chiariscano definitivamente i dubbi.

Nell’ultimo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione Onu sull’infanzia e l’adolescenza e i suoi Protocolli Opzionali il Gruppo CRC ribadisce la mancanza di modifiche normative necessarie ad assicurare la sicura registrazione anagrafica per i minori stranieri figli di cittadini presenti irregolarmente, così come già richiesto nel precedente rapporto e chiede alla presidenza del Consiglio dei Ministri di promuovere la riforma dell’art. 6 del Testo Unico sull’Immigrazione in modo da reintrodurre gli atti di stato civile tra i documenti per i quali non è necessaria l’esibizione del permesso di soggiorno.
Il 13 aprile 2013 un gruppo di Deputati del Parlamento italiano ha, perciò presentato una proposta di legge che mira a reintrodurre esplicitamente gli atti di stato civile tra quelli per i quali non è necessaria l’esibizione dei documenti di soggiorno all’interno dell’art. 6 del Testo Unico sull’Immigrazione 286/98.

“Lo Stato” – si legge nella premessa al testo della proposta di legge – “deve garantire anche ai nati da genitori stranieri presenti irregolarmente sul territorio nazionale la registrazione all’atto di nascita. Per fare ciò occorre accogliere l’interpretazione della circolare di cui si diceva, la quale inseriva anche la dichiarazione di nascita e di riconoscimento di filiazione tra i provvedimenti che non dovrebbero richiedere l’esibizione da parte dello straniero dei documenti di soggiorno, così da consentire anche agli stranieri presenti irregolarmente sul territorio nazionale di effettuare tale registrazione”.
La circolare diramata qualche giorno prima dell’entrata in vigore della legge 94/2009 secondo i parlamentari “non è riuscita a dirimere il dubbio circa l’interpretazione del citato articolo 6 e, va aggiunto, non potrebbe evitare il contrasto della norma con l’articolo 10 della Costituzione per violazione di norma del diritto internazionale generalmente riconosciuta.
Per ottenere la piena efficacia dell’articolo 7 della Convenzione sui diritti del fanciullo e per garantire una uniforme applicazione del diritto su tutto il territorio nazionale si ravvede la necessità di una modifica legislativa dell’articolo 6 del testo unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, concludono i parlamentari italiani.

A questo scritto fa seguito l’indicazione “Per saperne di più”, cui fanno
ancora seguito due titoli, preceduti da un breve testo,  che riporto
con il link che trascrivo integralmente

http://www.asgi.it/famiglia-minori/dichiarazione-di-nascita-e-riconoscimento-del-figlio-naturale-da-parte-di-cittadini-stranieri-irregolarmente-soggiornanti-dopo-la-legge-n-942009/

05/08/2009

Dichiarazione di nascita e riconoscimento del figlio naturale da parte di cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti dopo la legge n. 94/2009- l’appello delle associazioni 

La legge n. 94/2009 (c.d. “pacchetto sicurezza”) prevede una norma che, se interpretata restrittivamente, potrebbe impedire la registrazione alla nascita dei figli di cittadini stranieri irregolari.
L’A.S.G.I. e altre Associazioni, al fine di chiarire che l’obbligo di esibizione del permesso di soggiorno previsto da tale norma non si applica alla dichiarazione di nascita ed al riconoscimento del figlio naturale, in quanto tra le possibili interpretazioni della legge, questa viene ritenuta la sola conforme alla Costituzione e agli obblighi internazionali, ha inviato in data 5 agosto 2009 un appello al Governo e alle Regioni  al fine di emanare disposizioni attuative .

Appello al Governo – dichiarazione di nascita e riconoscimento del figlio naturale da parte di cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti

Appello alle Regioni – dichiarazione di nascita e riconoscimento del figlio naturale da parte di cittadini stranieri irregolarmente soggiornanti

Con la circolare n. 19 del 7 agosto 2009 recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”. Indicazioni in materia di anagrafe e di stato civile, il Ministero dell’interno ha dato chiarimenti in tal senso .

Gli appelli, lunghi e circostanziati, identici – fatta eccezione nel secondo
del richiamo al ruolo delle regioni –sono entrambi raggiungibili.
Entrambi sono datati 5 agosto 2009.
Il secondo titolo merita attenzione per la cronologia e per il testo che si avvale di un linguaggio particolarmente fermo e determinato.  

10/03/2009

L’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge “Disposizioni in materia di sicurezza”, approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera (C. 2180), introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti riguardanti gli atti di stato civile, tra i quali sono inclusi anche gli atti di nascita.
L’ufficiale dello stato civile non potrà dunque ricevere la dichiarazione di nascita né di riconoscimento del figlio naturale da parte di genitori stranieri privi di permesso di soggiorno.
La norma che impedisce la registrazione della nascita si configura come una misura che oggettivamente scoraggia una protezione del minore e della maternità.

Una simile norma appare dunque incostituzionale sotto diversi profili.

La lettera dell’ASGI e dell’AIAF alle Istituzioni
AIAF: Associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori

28 Agosto 2014Permalink

11 agosto 2014 – In Italia i nuovi nati non sono tutti uguali – 2

Una registrazione anagrafica normale

La discussa e ben nota questione della registrazione dei gemelli nati dalla fecondazione assistita ma partoriti da una madre in cui era stato impiantato un embrione altrui (a causa di errore umano o da computer) è stata risolta nel più normale dei modi:
«I bambini, un maschio e una femmina – sono stati registrati all’anagrafe con il cognome del marito della donna che li ha dati alla luce e ciò, secondo la legge italiana, sancisce a tutti gli effetti il loro “status filiale”».
e, secondo quanto ha scritto il magisrato Vladimiro Zagrebelski,
«Nella nuova situazione venutasi a creare con la nascita dei due gemelli e la formazione del loro atto di nascita per effetto della dichiarazione della madre che li ha partoriti, essi hanno un nome, un cognome e una famiglia in cui crescere»

Altri pareri sottolineano questa situazione some definitiva.

In un caso drammatico (e che deve essere atrocemente doloroso per la coppia che ha inconsapevolmente fornito il proprio embrione fecondato ad altri) emerge una soluzione (realizzata, come dovuto, nel prioritario interesse dei minori) che segue l’iter di una piena normalità

Un iter normale

Una donna partorisce e riconosce come suo il bambino che ha appena messo al mondo.
E’ il primo passo che avviene in sala parto. Se così non fosse quel bambino entrerebbe immediatamente nello stato di adottabilità.
Se quella donna è sposata suo marito, quando si reca in comune (ed è auspicabile lo faccia immediatamente), provvede alla registrazione anagrafica a seguito della quale il bambino avrà un certificato di nascita in cui sarà registrato il suo nome giuridicamente riconosciuto, il nome dei suoi genitori, la sua cittadinanza.
La cittadinanza sarà italiana se figlio di italiani o d’altra nazione se i suoi genitori fossero stranieri.
Se la coppia dei genitori non fosse sposata – e il padre volesse riconoscere come suo il figlio – è prevista una procedura di riconoscimento.
Se così non fosse la madre può registrare il figlio come suo.
La legge n. 219/2012 ha previsto l’unificazione dello stato giuridico di figlio, con totale eliminazione di ogni differenza tra figli legittimi, naturali e adottivi.
E’ possibile seguire la normale procedura anche in molti ospedali – dove un funzionario sia stato delegato ad agire come ufficiale di stato civile.

Una deroga a norma razzista

Nella nuova situazione venutasi a creare con l’approvazione della legge 94/2009 (art. 1, comma 22, lettera g), qualora i genitori – o uno dei due – non  abbiano il permesso di soggiorno, anche se la madre riconosce il suo bambino questo non ha un nome, un cognome e non gli è concesso di avere una famiglia in cui crescere, che sia legalmente riconosciuta tale.
Dice il gruppo di associazioni cui è affidato il monitoraggio della Convenzione di New York sui diritti dei minori: «Il timore di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto, con la conseguente mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato, in violazione del diritto all’identità (art. 7 CRC), nonché dell’art. 9 CRC contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori»
Nel 7morapporto – che si può leggere da qui e anche nel sito dell’Associazione Studi giuridici immigrazione – è riportata la raccomandazione che integralmente trascrivo:
«Il Comitato ONU è preoccupato per le restrizioni  legali e pratiche al diritto dei minorenni di origine straniera di essere registrati alla nascita. In particolare, il Comitato esprime preoccupazione per come la L. 94/2009 sulla pubblica sicurezza renda obbligatorio per i non cittadini mostrare il permesso di soggiorno per gli atti inerenti il registro civile» (cap. 3.1 pag. 47)

Quindi ci è testimoniata l’esistenza di bambini a rischio per legge. Sono infatti privi di riconoscimento giuridico e di famiglie cui è negata – per legge (non per una patologia da infertilità) – la filiazione per un discrimine burocratico (il permesso di soggiorno).

Perché?

Nel caso dei gemelli nati dopo lo scambio di embrioni la coppia biologica e la coppia gestante hanno avuto tutti i mezzi necessari per affrontare una procedura sanitaria onerosa sotto tanti aspetti e per affrontare ora la situazione giuridica (esperti autorevoli, competenti e noti, giornalisti attenti.
Le coppie prive di permesso di soggiorno sono straniere (e nella loro identificazione in legge scatta il discrimine inequivocabilmente razzista), non hanno certamente i mezzi finanziari per promuovere il processo di cui sopra, sono abbandonate alla loro paura da un’opinione pubblica disposta più ad emozionarsi che a ragionare.
Di fronte a un’opinione pubblica che si muove perciò solo se si tratta di ‘sensibilità’ (non voglio capire che roba sia e preferisco non  esprimere le mie ipotesi), le associazioni che si dicono finalizzate alla tutela dei diritti in buona parte tacciono e quelle che dicono qualche cosa non sono ascoltate.
Delle poche non ammutolite ho parlato nel mio blog che è poco letto e, se non serve alla loro notorietà e al loro onore, è utile almeno al mio conforto.
In parlamento si giace una proposta di legge che sarebbe risolutiva se approvata ma il suo dibattito non è stimolato neppure dai firmatari (Il testo integrale si può leggere nel blog del 17 giugno 2013 e da qui). https://diariealtro.it/?p=2393.
Ho l’impressione che i parlamentari siano scossi più che dalla negazione dei diritti dei soggetti a debole contrattualità dall’agitarsi di lobbies numerose che ammicchino a una scambio di voti.

Forse alla fine dovrò scusarmi per aver presentato una petizione alla Presidente Boldrini che si può leggere (e firmare!)
Finora lo hanno fatto in 531 persone che ringrazio.
https://www.change.org/it/petizioni/laura-boldrini-mai-pi%C3%B9-bambini-invisibili-agli-occhi-dello-stato-italiano

11 Agosto 2014Permalink

10 agosto 2014 – In Italia i nuovi nati non sono tutti uguali – 1

Neonati probabilmente amati, certamente non rispettati

L’analogia di due situazioni specularmente contrapposte – quella dei gemelli contesi fin dall’embrione – e quella dei figli dei migranti privi di permesso di soggiorno – è sconvolgente.

Ai primi è stato giustamente e doverosamente assicurato un nome e segnato sul certificato di nascita di cui hanno rimediatemene avuto certezza, ai secondi tutto questo è negato.

Per oggi mi limito a citare alcuni articoli che credo sufficienti per far conosce  la situazione. In seguito cercherò di ragionarci.

Il Sole 24 Ore  –  8 agosto

Ho letto su Il Sole 24 Ore dell’8 agosto un articolo importante che non voglio riassumere e di cui sottolineo un  passaggio che comunque ho ritrovato anche nei commenti di altri quotidiani. L’evidenziazione in grassetto è mia.

Nati e già registrati all’anagrafe i gemelli contesi  di S.Bio.

Sono nati già da alcuni giorni, lontano da Roma e con un parto cesareo, i due gemelli contesi da quattro genitori (genitori genetici e coppia gestante), a causa dello scambio di embrioni avvenuto nel dicembre 2013 durante un processo di fecondazione assistita nel reparto di Infertilità dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. I bambini, un maschio e una femmina – sono stati registrati all’anagrafe con il cognome del marito della donna che li ha dati alla luce e ciò, secondo la legge italiana, sancisce a tutti gli effetti il loro «status filiale».

«Siamo contenti. Molto contenti: i nostri figli sono nati, stanno bene e li abbiamo già registrati all’anagrafe. Nessuno potrà più toglierceli», dice al quotidiano la donna che ha partorito. «Ci rendiamo conto della sofferenza» dell’altra coppia «e questo ci fa male, ma noi eravamo stati disponibili ad incontrarli. C’è una email che dimostra come avessimo chiesto di conoscere il motivo dell’incontro, e invece non ci hanno neppure risposto».
Intanto inizierà comunque questa mattina alle ore 11 al Tribunale civile di Roma la prima udienza sul caso dei due gemelli, che era stata anticipata di 10 giorni dal giudice Silvia Albano proprio per arrivare a una deliberazione prima della nascita dei bambini, prevista per metà agosto.

Erano stati i genitori biologici a presentare ricorso.

Intanto il giudice, Silvia Albano, della I sezione del Tribunale civile di Roma, si è riservato di decidere in merito al ricorso con il quale si sollecitava di bloccare le pratiche di iscrizione all’anagrafe dei due gemelli nati il 3 agosto a seguito dello scambio di embrioni avvenuto all’ospedale Sandro Pertini. Lo ha riferito l’avvocato Michele Ambrosini al termine dell’udienza durante circa un’ora e mezza. Il giudice della I Sezione Civile dovrà esprimersi in merito a tutte le questioni sollecitate nel ricorso presentate dai genitori biologici dei due gemelli che avevano chiesto di bloccare l’iscrizione all’anagrafe in vista del parto che sarebbe dovuto avvenire a metà agosto.

«Il giudice non ha dato un termine per sciogliere la riserva – ha spiegato l’avvocato Michele Ambrosini – Certamente ora la sua decisione terrà conto anche del fatto che, essendo avvenuta già alla nascita dei due gemelli, la richiesta viene meno».
Ai giornalisti, che chiedevano se è possibile ordinare la cancellazione all’anagrafe già compiuta, l’avvocato Ambrosini ha spiegato che si tratterebbe di un fatto contro la legge».
«Indubbiamente la richiesta di risarcimento verrà fatta anche se sarà problematico stabilire le varie voci» ha poi detto il legale della coppia di genitori che ha dato alla luce i due gemelli. Entrando nel Tribunale civile, l’avvocato Ambrosini ha aggiunto che «la decisione di partorire da parte della mia assistita è stata cooptata da due elementi: il primo è quello della volontà di dare alla vita i bambini che aveva in grembo e il secondo dal fatto che le norme la tutelano. La mia assistita è infatti tutelata dall’art.236 del diritto di famiglia, dalle sentenze della Corte europea e da ultimo dalla sentenza della Corte costituzionale 2014. Ci sono delle leggi di riferimento anche se si è verificato un errore umano (lo scambio di embrioni, ndr) ma la coppia ha fatto una scelta che la tutela».

Questo articolo è stato pubblicato il 08 agosto 2014 alle ore 09:47.

La stampa  –  9 agosto

Su La Stampa del 9 agosto, c’è un articolo di Vladimiro Zagrebelsky magistrato italiano, giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo dal 2001 al 2010.
Purtroppo non ne ho trovato il link per trasferirlo interamente, quindi mi limito a ricopiarne alcuni tratti.
L’evidenziazione in grassetto è mia.

La legge mette comunque i bambini la primo posto

Nella nuova situazione venutasi a creare con la nascita dei due gemelli e la formazione del loro atto di nascita per effetto della dichiarazione della madre che li ha partoriti, essi hanno un nome, un cognome e una famiglia in cui crescere.
<…>
Si è da più parti detto che questa vicenda sarebbe caduta in un vuoto giuridico, nell’assenza di una legge regolatrice. Non è così. Non è mai così. Potrà talora essere difficile ricostruire la disciplina legislativa di una data situazione , traendola da tante leggi divere, da convenzioni internazionali, dai principi generali, dalla Costituzione.
Ma il giudice non può rinunciare a decidere. D’altra parte, come stiamo vedendo, il Codice civile contiene le norme che assicurano subito ai nati il lro stato di filiazione <…>

Una fotografia crudele

In un quotidiano che non nomino (perché potrebbe essere il solo) c’è – in testa a un articolo – la foto di due neonati accostati.
Sono gemelli? Sono quei gemelli?
L’identificazione da parte di chi legge può essere automatica.
Se la fotografia appartiene ad altri è un inopportuno specchietto per l’allodola lettore, e comunque assenza di rispetto nei confronti dei piccoli usati per suscitare emozioni, se è dei gemelli discussi è un’indecenza priva di ogni umana dignità, una violenza a quei bambini già vittime di un  errore umano.

10 Agosto 2014Permalink

8 agosto 2014 — Autoctoni italiani con competenze inconsuete

 Sorpresa e sgomento
Da cinque anni mi occupo della norma, che anche l’ONU ci ha chiesto di abrogare, per cui ai genitori di bimbi che nascono i Italia e siano privi di permesso di soggiorno non è concesso registrarne la nascita (legge 94/2009 – art. 1 comma 22 lettera g):
Dal 2013 esiste una proposta di legge (alla dis-attenzione della commissione Affari Costituzionali) che risolverebbe il problema senza oneri di spesa se mai qualche parlamentare se ne occupasse efficacemente tanto da farla approvare.
Ho parlato con parecchie persone (normali cittadini, amministratori, parlamentari) e ho trovato nell’ordine: ignoranza del problema, disinteresse, incredulità, disattenzione, condivisione.
La petizione che chiede alla presidente della camera di sollecitare il dibattito di quella proposta in quasi dieci mesi ho ottenuto 532 voti..

Leggo su La Repubblica un articolo che collego qui, per chi volesse leggerlo tutto, e da cui ricopio un breve tratto
«Questa mattina era fissata l’udienza al tribunale civile di Roma sul caso dei due gemelli che era stata sollecitata dai genitori biologici, che rivendicavano lo status di ‘veri genitori’ dei gemelli e avevano presentato un ricorso urgente chiedendo, in primo luogo, di bloccare tutte le pratiche di registrazione all’ ufficio comunale delle nascite. L’udienza era stata anticipata di alcuni giorni proprio per arrivare a una deliberazione prima della nascita dei bambini che però nel frattempo è avvenuta, così come la registrazione all’anagrafe.

Dopo un’ora e mezzo di udienza il giudice del tribunale Silvia Albano si è riservata di decidere sull’ammissibilità del ricorso».

 Ne deduco che gli adulti coinvolti, sia la coppia che aveva partorito i gemelli a seguito dell’impianto di un embrione sbagliato, sia la coppia di coloro che l’esame del DNA risultano genitori biologici (almeno uno dei due) sapessero cosa significa registrazione anagrafica e le conseguenze che questa comporta.
Per assicurare ai nuovi nati il diritto ad esistere come figli loro hanno assunto avvocati disponibili ad affrontare il caso nuovo e controverso.

Sono certa che da entrambe le parti si troveranno motivi per affermare il buon diritto ad avere i piccoli, a favore  dell’una coppia o dell’altra.

Una questione proprietaria.

Credo che i bambini non c’entrino – e spero che non verranno a conoscere mai questo dibattito come qualche cosa che li riguardi. Sarebbe troppo squallido, tanto squallido quanto la richiesta di assicurare per legge un donatore che abbia lo stesso colore della pelle dei ‘genitori’.
Anch’io se compero una giacca mi assicuro che non sia incompatibile con la gonna con cui la indosserò. Non ho altro da dire perché questo mi sembra il piano del contendere cromatico.
Se quei bambini avessero genitori indiscutibili dal punto di vista naturale e legale, desiderosi di riconoscerli come figli, ma quei genitori non disponessero del permesso di soggiorno, nessuno se ne occuperebbe.
Chi è privo di permesso di soggiorno normalmente non riesce a pagare avvocati e quindi il rischio a vita dei piccoli condannanti all’inesistenza giuridica non interessa alcuno..

Le associazioni ‘impegnate’ nel  volontariato e le chiese

Salvo due o tre casi ininfluenti nemmeno costoro  se ne interessano.
Neonati non di prima scelta non assicurano contributi e non danno fama.
Nell’ambito cattolico ufficiale (salvo qualche grida sulla sorte degli ovuli fecondati e non fruiti e poco più) c’è stato un virulento interesse per il problema nel 2005 quando il card. Ruini – con un’azione formalmente finalizzata alla tutela della legge 40 ma oggettivamente intesa a denigrare l’istituto del referendum – contribuì a far fallire per mancanza di voti la consultazione popolare.
Che pensino Sua Eminenza e i di lui sodali dell’atroce caso dei gemelli contesi non lo so. Posso immaginare i lai che alzeranno pur senza avere la soluzione confortante per nessuno. Probabilmente non sanno nemmeno loro come quel certificato di nascita andrebbe compilato. .
Quello che so è che Sua Eminenza e sodali ampiamente intesi non si sono mai occupati dei bambini cui è negato il certificato di nascita.
Un autorevole personaggio dell’allegra compagnia da me interpellato mi ha detto “Non mi occupo di procedure, ma di valori”.
Gli ho risposto: “E io mi occupo di procedure ma non di ipocriti perché non li sopporto.”.
E persisto nella mia intolleranza.

PS: Per correttezza devo dire che neppure le chiese protestanti si sono occupate del certificato di nascita negato. Riconosco però che hanno una lieve giustificazione nella loro debolezza contrattuale nel panorama italiano.
Presto ci sarà il Sinodo della chiesa valdese. Sarebbe bello avesse qualche cosa da dire o spero troppo?

8 Agosto 2014Permalink

2 agosto 2014 – Nel ricordo della strage di Bologna (1980) la mia attenzione va anche alla violenza del capro espiatorio.

Un incrocio di ruoli nella continuità del linguaggio

Il ministro Alfano, secondo quanto ho letto, “va giù duro al termine del comitato nazionale per l’ordine pubblico e la sicurezza convocato nella prefettura di Caserta.
«Non accetteremo che un immigrato prenda il posto di lavoro di un italiano»”
Lo fa in una riunione nella prefettura di Caserta alla presenza dei sindaci del casertano.
L’on Kyenge – parlamentare europea – non condivide:  «Irresponsabili parole del Ministro Alfano che alimenta lo scontro tra poveri per il lavoro in un casertano già in fiamme»
Conclusione? Certamente no.
E’ molto interessante che il ministro del Nuovo  Centro Destra (nuovo ?!) operi – probabilmente senza accorgersene  – uno stravolgimento cronologico.
Nel 2009 l’on Alfano era Ministro della Giustizia nel quarto governo Berlusconi, Ministro dell’Interno era l’attuale governatore della Lombardia, Maroni.
Oggi Ministro dell’Interno è lui, Angelino Alfano.
Ma – in omaggio all’ideologia che gli occupa evidentemente  cervello e cuore – usa le parole dell’inimicizia.
Torno a scriverle: «Non accetteremo che un immigrato prenda il posto di lavoro di un italiano».
L’on Kyenge ha controbattuto ma, secondo me, non ha colto la centralità del messaggio alfaniano. L’italiano  è indicato esplicitamente come vittima della presenza non comunitaria, un incitamento all’inimicizia tra persone di diversa nazionalità.
E’ la scelta del capro espiatorio che consente di voltare la testa di fronte a molti altri problemi.
Così ho scritto nella pagina facebook della on. Kyenge
«Con queste parole (non a caso pronunciate in prefettura durante una riunione con i sindaci del casertano) il ministro Alfano si  conferma malsano portatore della cultura diffusa dalla Lega e ormai consolidata nella consapevolezza di molti.
Non a caso il parlamento italiano non discute la proposta di legge n. 740 che, se approvata, cancellerebbe lo sfregio di civiltà introdotto nel 2009. Con questa norma (legge 94/2009, art. 1 comma 22 lettera g) i cittadini non comunitari privi di permesso di soggiorno nel momento in cui denunciano la nascita del figlio corrono il rischio dell’espulsione.
Ciò fa sì che vi siano bambini nascosti e privi di esistenza giuridica e madri che non partoriscono in ospedale ma si assoggettano al nascondimento con tutti i rischi che comporta alla salute propria e del bambino (ce lo testimonia il Gruppo Convention on the Rights of the Child –CRC – che ha il compito di monitorare la Convenzione di new York sui diritti del minore.
Le ricordo che inizialmente la norma che ho citato riguardava anche i matrimoni: nel 2011 una sentenza della Corte Costituzionale sottrasse questi atti alla presentazione del permesso di soggiorno per tutelare questo diritto umano fondamentale. Ma non fu chiamata ad occuparsi dei nuovi nati su cui perciò continua a pesare quella minaccia.
On Kyenge questo minaccia la riguarda anche come parlamentare europea: può accettare che in Europa vi sia uno stato – il suo- – che viola principi fondamentali internazionalmente affermati?
Sarebbe interessante sapere se fra i bambini abusati – che saranno identificati dalla polizia italiana e tedesca per proteggerli – ci sono anche bambini con le caratteristiche previste dalla lettera g, del comma 22, dell’art. 1 della legge 94/2009, cioè i figli degli immigrati privi di permesso di soggiorno per cui la possibilità di registrare la nascita del figlio è pesantemente ostacolata.
E’ possibile chiedere al ministro competente un’indagine in proposito?.
Oltre che all’identificazione dei pedofili e dei loro complici vogliamo parlare anche delle responsabilità remote?
Non dimentichiamo che la mancanza del certificato di nascita rende una persona giuridicamente inesistente e quindi più esposta ad ogni rischio.
I bambini senza certificato quindi diventano soggetti di cui è più facile l’abuso»

Pedopornografia conclamata

Non a caso sono passata dalla questione lavoro negato alla questione esistenza negata ai minori figli di sans papier.
Leggo su La Repubblica on line di ieri (testo completo leggibile da qui):
«Maxi operazione della polizia italiana e tedesca. L’inchiesta è partita dalla Procura di Catania

Agenti della polizia postale al lavoro CATANIA Scaricavano e diffondevano su internet video di pornografia minorile, con abusi sessuali e anche torture su bambini di pochi anni. Due persone sono state arrestate e 34 indagate nell’ambito di una maxi operazione internazionale della polizia di Stato italiana e tedesca contro la pornografia minorile on line. La Procura distrettuale di Catania ha disposto numerose perquisizioni domiciliari in diverse città d’Italia, eseguite dalla Polizia Postale».

La biografia del Ministro Alfano non può essere ignorata

Non sarebbe rispettoso ignorare la biografia di una persona pubblica così importante quale un ministro dell’interno già della giustizia.
Nella significativa storia delle sua vita politica c’è anche la piccola Shalabayeva.
Forse non se ne è accorto ma per me è un macigno, simbolico (perché non è certo l’unica piccola vittima) ma insuperabile.
Ne avevo scritto nel mio blog il 14, 16 e 20 luglio 2013.
Legge sempre da La Repubblica del 30 luglio scorso:
« Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Abliazov, non doveva essere espulsa dall’Italia e il provvedimento di rimpatrio è viziato da “manifesta illegittimità originaria”. Lo afferma la Cassazione che ha accolto il ricorso della Shalabayeva contro il decreto del giudice di Pace di Roma del 31 maggio 2013. Tra le anomalie c’è inoltre il fatto che l’irruzione notturna nell’abitazione di Casal Palocco dove risiedeva la Shalabayeva, effettuata dalle forze dell’ordine, era stata fatta per cercare suo marito e non per finalità di prevenzione e repressione dell’immigrazione irregolare».

Chi volesse andare all’intero articolo (e può farlo anche da qui) troverà un richiamo all’archivio del caso.
Da parte mia voglio ricordare il lavoro efficace di Emma Bonino (Ministro degli esteri dall’aprile 2013 al febbraio 2014 – governo Letta).
Contribuendo in modo risolutivo alla soluzione di quel problema ha consentito, a chi voglia pensare, di identificare nodi della politica minori/capri espiatori.
Qualsiasi generale in guerra sa che bisogna attaccare il fronte dove è debole. E i minori sono deboli. Attaccando i ‘figli dei clandestini’ è assicurata la vittoria più importante, il consenso dell’opinione pubblica.

2 Agosto 2014Permalink

16 luglio 2014 – I bambini obiettivi militari,

Uccidere i bambini. Oggi a Gaza, ieri in Cisgiordania e domani?

Devo alla attenzione di Marco Menin di Verona la segnalazione di un articolo pubblicato su Internazionale che riporto per intero.

L’obiettivo di Israele sono i civili  14 luglio 2014

Lo scopo dell’operazione Margine protettivo è riportare la calma. Il mezzo per raggiungerlo è uccidere civili. Lo slogan della mafia è diventato la politica ufficiale di Israele.

Israele crede davvero che, se uccide centinaia di palestinesi nella Striscia di Gaza, regnerà la calma. Distruggere i depositi di armi di Hamas, che ha dimostrato di sapersi riarmare, è inutile. Abbattere il governo di Hamas è un obiettivo irrealistico (e illegittimo) che Israele non vuole raggiungere, ben sapendo che l’alternativa potrebbe essere molto peggiore. Quindi l’unico scopo possibile di questa operazione militare è questo: morte agli arabi, con il plauso delle masse.

L’esercito israeliano ha già una “mappa del dolore”, un’invenzione diabolica che ha preso il posto della non meno diabolica “banca degli obiettivi”, e questa mappa si sta allargando a ritmi nauseanti. Basta guardare le trasmissioni di Al Jazeera in lingua inglese – una tv equilibrata e professionale, a differenza della sua versione araba – per comprendere la portata del successo. La verità non la vedrete negli studi “aperti” di Israele – aperti, come al solito, soltanto alle vittime israeliane – ma la vedrete tutta intera su Al Jazeera, e forse resterete perfino scioccati.

A Gaza si stanno ammucchiando i cadaveri. È il conteggio disperato, e incessantemente aggiornato, delle uccisioni di massa di cui Israele si vanta, e che a mezzogiorno di sabato scorso già comprendeva decine di civili, compresi 24 bambini, più centinaia di feriti che andavano a sommarsi all’orrore e alla devastazione. Sono già stati bombardati una scuola e un ospedale. Lo scopo è colpire case, e nessuna giustificazione al mondo può bastare: è un crimine di guerra, anche se le forze armate israeliane definiscono questi obiettivi “centri di comando e controllo” o “sale riunioni”.

Fin dalla prima guerra del Libano, cioè da più di trent’anni, uccidere arabi è il principale strumento strategico di Israele. L’esercito israeliano non combatte contro altri eserciti: il suo obiettivo primario sono i civili. Tutti sanno che gli arabi nascono solo per uccidere ed essere uccisi: non hanno altro scopo nella vita, e così Israele li uccide.

Naturalmente, non si può non indignarsi per il modus operandi di Hamas. Non solo punta i suoi razzi contro centri abitati da civili in Israele e si posiziona all’interno di centri abitati (forse non ha alternativa, considerato l’affollamento della Striscia di Gaza): Hamas lascia la popolazione civile di Gaza indifesa di fronte ai brutali attacchi israeliani e non predispone sirene antiaeree, rifugi o spazi protetti. È un comportamento criminale. Ma i bombardamenti dell’aviazione israeliana non sono meno criminali, negli effetti e nelle intenzioni.

Nella Striscia di Gaza non c’è un solo edificio in cui non abitino decine di donne e bambini, quindi l’esercito israeliano non può sostenere di non voler colpire civili innocenti. Se la recente demolizione della casa di un terrorista in Cisgiordania ha ancora suscitato qualche protesta, per quanto flebile, in queste ore si stanno distruggendo decine di case, e con esse i loro abitanti.

Generali a riposo e commentatori in servizio attivo fanno a gara per avanzare la proposta più mostruosa: “Se gli ammazziamo i parenti, si spaventeranno”, ha spiegato senza batter ciglio il generale Oren Shachor. “Dobbiamo creare una situazione tale per cui, quando usciranno dalle loro tane non riconosceranno più Gaza”, ha detto qualcun altro. Senza pudore e senza essere messi in discussione, almeno fino alla prossima inchiesta delle Nazioni Unite.

Le guerre senza scopo sono quelle più spregevoli. Prendere deliberatamente di mira i civili è uno dei mezzi più atroci. Ora il terrore regna anche in Israele, ma è improbabile che anche un solo israeliano possa immaginare cosa significa questa parola per il milione e 800mila abitanti di Gaza, la cui vita, già infelice, ormai è assolutamente raccapricciante. La Striscia di Gaza non è “un nido di vespe”, come è stata chiamata, ma una provincia della disperazione umana. Nonostante le sue strategie del terrore, Hamas è tutt’altro che un esercito. Se è vero, come si va dicendo, che a Gaza Hamas ha scavato una rete tanto sofisticata di tunnel, perché non costruisce anche la metropolitana leggera di Tel Aviv?

La soglia delle mille incursioni e delle mille tonnellate di bombe sganciate è stata quasi raggiunta, e Israele aspetta una “foto della vittoria” che è già stata ottenuta: morte agli arabi.

Traduzione di Marina Astrologo

Il ricordo di Kristen Saada

Quando arrivai a Betlemme nel 2003 restai sconvolta dall’immagine e dalla storia della piccola Kristen Saada (Christine). Conobbi la storia del suo omicidio da un  articolo di Gideon Levy e ne scrissi nel mio diario di allora.
Al mio ritorno a Betlemme due anni dopo  ne riparlai su Peace Reporter e più tardi ancora sul mio diariealtro.

Riporto i link.
it.peacereporter.net/articolo/2841/Cartoline+dalla+Palestina+5
diariealtro.it/?p=511

16 Luglio 2014Permalink

7 luglio 2014 – Assumersi responsabilità anche per conto d’altri: un necessario dovere

Il primo fu Willy Brandt Willy_Brandt

 

 

 

 

7 luglio 2014 –  Pedofilia, il Papa: “Chiedo perdono per peccati e gravi crimini sessuali del clero”

A Santa Marta tre ore di incontri privati con sei vittime di abusi da parte di religiosi. Padre Lombardi: “Colloqui coinvolgenti, intensi, molto impegnativi. Il Pontefice ha mostrato che l’ascolto aiuta a capire

5 luglio 2014  Scandalo pedofilia nel Parlamento Inglese
“Chi ha insabbiato l’inchiesta?”

Mi chiedo
Capiterà mai che in Italia qualcuno si assuma la responsabilità di aver creato per legge bambini privi di protezione, ridotti ad appetibile merce?
e che qualcuno decida di uscire dalla sonnolenza del silenzio?
Dopo otto mesi la petizione a Boldrini ha raggiunto 487 firme. Ridicolo!

E c’è chi sa essere responsabile.

Articolo pubblicato il: 06/07/2014

A Oppido Mamertina anche la Madonna si inchina al boss mafioso. Non è bastata infatti la scomunica del Papa alla ‘Ndrangheta per far perdere l’abitudine di chinare il capo davanti ai capimafia. Così è successo – come riportato oggi dal ‘Quotidiano della Calabria’ – che durante la processione della Madonna delle Grazie nella cittadina del Reggino, il corteo religioso si sia fermato davanti alla casa del capomafia Giuseppe Mazzagatti: trenta secondi di sosta per simboleggiare l’inchino al potente boss di 82 anni, ai domiciliari per motivi di salute.

Un gesto insopportabile per cittadini con la schiena dritta e tanto più per i carabinieri. Sdegnato, il maresciallo di Oppido, Andrea Marino, ha così deciso di abbandonare platealmente la manifestazione insieme agli altri militari.

Ma non solo. ”Il maresciallo si è scostato rispetto alla processione – spiega all’Adnkronos il comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria, colonnello Lorenzo Falferi – per poter filmare con una telecamera il gesto dell’inchino davanti all’abitazione del boss, e procedere all’identificazione sia dei portatori della statua sia di chi ha dato l’ordine di compiere questo gesto”.

 

7 Luglio 2014Permalink

4 luglio 2014 – Chi vuole rappresentarmi paga il prezzo!

Il 25 maggio avevo scritto alla on. Kyenge in merito alla questione della registrazione anagrafica negata ai figli delle persone prive di permesso di soggiorno lettera leggibile anche da qui ).
Il primo luglio avevo contattato (e riportato la lettera sul blog) l’on. Maltese e di nuovo l’on. Kyenge nella sua veste ‘ufficializzata’ di Parlamentare europea
(lettera leggibile anche da qui) .

Così mi ha risposto:

Cara Augusta,
Grazie per la tua lettera e le tue parole. Ho promosso in campagna elettorale che avrei. Seguito il caso e lo farò. Ti ringrazio per l’umanità che sprigioni nelle tue parole e per la perseveranza. Insieme si vince o si perde e sarò sempre affianco chi con passione porta avanti battaglie di civiltà per riportare alla ragione e al senso della vita! A presto. 

E così le do riscontro del prezzo ‘pagatomi’ in quanto ‘cittadina rappresentata’

Gentile onorevole,
ti ringrazio per la lusinghiera risposta e soprattutto per la volontà che esprimi di volere ‘mantenere la promessa’.
E’ importante.
Quanto alla perseveranza … chiamiamola testardaggine che forse termine più consono alle mie non  troppo elette virtù:
Quella che tu chiami umanità è un atto di solidarietà dovuto che si è affinato e fatto passione durante gli ormai lontani anni di insegnamento quando comunicavo ai miei studenti (come in  altro modo ai miei figli) la faticosa e ondivaga crescita della democrazia in Europa (insegnavo storia e filosofia).
Ora attendo con speranza e fiducia.
Con i più cordiali auguri di buon lavoro.

E adesso vediamo se i parlamentari italiani coglieranno l’invito alla ‘battaglia di civiltà’ che ci riporti alla ‘ragione e al senso della vita’ come dice l’on. Kyenge, rimediando allo strappo perpetrato nel 2009.
L’ultima che ho contattato è la sen. Fasiolo, di recente nomina, dopo aver più volte scritto ai deputati firmatari della pdl 740 (leggibile da qui)  che si giace da un anno alla Commissione Affari Costituzionali.

4 Luglio 2014Permalink