14 agosto 2013 – Dalla nota facebook di Serena Pellegrino, deputata 2

Il mio commento

Ormai da anni scrivo nel mio blog, e poi su facebook, che per la questione immigrati in generale – e non solo per quella punta dell’iceberg che è il CIE – occorre un impegno di tutti i livelli istituzionali, non solo e non tanto per dire – o peggio strillare a proprio onore e gloria di protagonisti della protesta – qualche cosa di ciò che non va.

Ora ce lo dice una parlamentare che si è trovata ‘dentro’ e soprattutto ‘con’.

Altri che esercitano con responsabilità ed onore attività assistenziali si trovano ‘con’, ma non sanno (o non vogliono) affrontare i problemi dei diritti degli stranieri a livello normativo. Sembra siano timorosi di affrontare i livelli istituzionali di responsabilità che devono essere esercitate e per essere esercitate devono essere pubblicamente stimolate in forma responsabile.

All’intervento consapevole e responsabile di Serena Pellegrino si è unita -da Roma- la voce del sen. Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani del Senato. E’ un legame di continuità e coerenza importante che merita consenso e attenzione.

Una sola nota cui ci tengo moltissimo: Serena Pellegrino chiede al governo e alla maggioranza parlamentare di cancellare la Bossi Fin e il reato di clandestinità (certamente un nodo fondamentale della questione).
Per favore Serena non dimenticare il successivo ‘pacchetto sicurezza’ (94/2009) che aggiunge altre abiezioni arrivando a scatenare il disprezzo per i padri ostentato – e condiviso da molti – sui figli neonati e negando loro il certificato di nascita. Oggi quei neonati non hanno voce per esprimere una protesta che altri possa ascoltare – e magari strumentalizzare – ma i loro diritti sono stati radicalmente calpestati.

Non dimentichiamoli e … grazie  all’on. Serena e al sen. Luigi Manconi. Continuate così.

Ora vedremo che ne seguirà .

Serena Pellegrino –  …Oggi è l’Altro giorno e voi, “papaveri”, dove siete stati…

 Dopo aver lasciato, ieri sera, il CIE con l’accordo del dirigente della Questura che gli “ospiti” avrebbero potuto rimanere fuori nelle “vasche” c’è stato da parte loro un sospiro di sollievo. Prima di andare via gli ho detto che la nostra fiducia nei loro confronti era totale.

 Un gruppo, il più nutrito, motivato e attento voleva discutere delle regole, alcuni mi chiedevano di poter intervenire su loro situazioni personali, altri ancora erano in disparte.

 Un paio, i sedicenti siriani, mi chiamano in parte per perorare la loro causa. A tutti dico che il mio compito è quello di promuovere il benessere di tutti all’interno della struttura e che chiedo loro solo di essere rispettosi del luogo, di non rompere più nulla, perché, con il denaro che necessita per riparare i danni, potrebbero avere altri benefici, come ad esempio le macchinette per il caffè all’interno delle loro stanze.

 Gli faccio mille raccomandazioni, mi sembrava di rivolgermi a dei figli. Ho fatto anche l’esempio di loro come padri nei confronti dei loro figli. La sensazione che queste persone non conoscano più un gesto d’attenzione e d’ “amore” da tempo illimitato è grande.

 Fiduciosa, anche se preoccupata, li ho lasciati.

 Questa mattina vengo raggiunta da una telefonata e vengo a sapere che due degli “ospiti” sono stati ricoverati a seguito di una caduta. Chiamo immediatamente il Prefetto che mi conferma che purtroppo la notizia è vera e che uno dei due versa in gravissime condizioni: è caduto mentre cercava di saltare dal tetto mancando la presa successiva, precipitando così a terra con la testa e che ora si trovava all’ospedale di Cattinara a Trieste sotto operazione chirurgica, mentre il secondo, dopo aver cercato di realizzare una cosiddetta fune tibetana, è scivolato riportando delle contusioni alle gambe.

 Quest’ultimo, nulla di grave.

 Mi comunica che proprio quello più grave era lì da pochi giorni, che aveva già ricevuto i documenti ed era prossimo al rientro nella sua patria. Ed è quindi proprio questo uno dei più gravi motivi per cui queste persone rischiano la fuga, perché nella loro terra non vogliono tornare: non hanno nulla da perdere!

 Che responsabilità enorme pesa sulla testa di noi occidentali che, dopo aver depredato le loro terre, li abbiamo introdotti nei nostri paesi a fare i mestieri meno appetibili e ora, dal momento che non ne abbiamo più bisogno li “rottamiamo”, parola molto di moda ultimamente…

 Per fortuna quanto accaduto nella notte non inficia il fatto che il Prefetto mantenesse la sua motivazione a procedere con il ripristino delle misure concordate assieme.

 Chiamo Galadriel Ravelli e Matteo Negrari e li avviso dell’accaduto.

 Ci facciamo numerose telefonate e concordiamo assieme che non sia il caso di tornare al CIE per non allertare gli “ospiti” che molto probabilmente non erano al corrente di come stesse il loro “compagno”.

 Mi arrabbio davvero perché dopo aver trascorso ore e ore all’interno della struttura proprio perché la mia preoccupazione più grande era quella che potesse succedere un incidente dal tetto, accade esattamente così.

 Mi tengo costantemente aggiornata, anche perché l’assessore regionale Torrenti annuncia il suo incontro con il Prefetto.

 Il mio timore è che il lavoro di mediazione di questi giorni potesse essere vanificato da questo incidente e che il Prefetto, nell’ottica dell’emergenza, tornasse sui suoi passi, facendo pagare a tutti l’errore di un singolo.

 A dire la verità il Prefetto non solo non revoca il provvedimento, sebbene il giorno prima abbia dimostrato di essere intransigente sulla questione, ma addirittura premia i suoi ospiti, redigendolo oggi stesso.

 Mi stupisco ma, ovviamente, mi rallegro per la buona tenuta dell’accordo.

 Nel frattempo mi giungono telefonate che mi dicono che i due “ospiti” non erano particolarmente in sé quando li vedono scappare, e qualcuno azzarda qualche ipotesi.

 Prendo queste informazioni con le molle. Tutto dovrà essere verificato dalle autorità preposte.

 Mi assicuro che i familiari siano stati informati e mi viene garantito che l’ambasciata è stata messa al corrente dei fatti.

 Nel corso della giornata vengo raggiunta telefonicamente dal sen. Luigi Manconi, presidente della commissione Affari per i diritti umani e mi chiede di riferirgli quanto accaduto nel dettaglio e di tenerlo aggiornato sugli sviluppi. Mi comunica che, oltre al suo immediato interessamento, è prevista la visita della commissione al CIE proprio il prossimo 9 settembre. 

 La cosa più strana? dopo aver trascorso tre lunghissimi giorni e notti a stretto contatto con la struttura e i suoi ospiti, dopo aver denunciato a tutti gli organi di stampa quanto stesse accadendo, nessuna delle autorità locali si è preoccupato di fare una chiamata fino ad oggi; solo qualcuno ieri ha dichiarato: “vediamo gli sviluppi…”.

 Ecco gli sviluppi.

 Capisco che siamo in agosto, capisco che le istituzioni sono chiuse…ma i diritti dell’umanità non possono certo andare in ferie, mai.

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 CIE GRADISCA, 13 agosto 2013

 SITUAZIONE NUOVAMENTE GRAVISSIMA: DUE IMMIGRATI FERITI, UNO E’ MOLTO GRAVE

 SERENA PELLEGRINO RIFERISCE AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI SEN.MANCONI

 La situazione al CIE di Gradisca d’Isonzo ha improvvisamente e nuovamente fatto scattare allarme e tensione: la notte scorsa due persone, presumibilmente in un tentativo di fuga, sono rimaste ferite, una molto gravemente, e sono ricoverate all’ospedale di Cattinara di Trieste e all’ospedale civile di Gorizia.

 ” Il ministero dell’interno intervenga immediatamente prima che succeda una nuova tragedia”: lo afferma la deputata di Sel Serena Pellegrino che da giorni segue la vicenda del CIE di Gradisca d’Isonzo. Pellegrino è stata in queste ore chiamata dal sen.Luigi Mancone, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, per un aggiornamento sulla situazione.

 ” È ora – continua la deputata di Sel – che il governo, e la strana maggioranza che lo sostiene, si occupino di rivedere le politiche di immigrazione cancellando la Bossi-Fini e il reato di clandestinità.

 Un paese civile non può più accettare questi centri di detenzione, vere e proprie galere senza le minime condizioni umane, che chiamiamo Cie. La regione Friuli Venezia Giulia , oltre a dichiararsi contro il permanere del Centro, assuma iniziative più specifiche in ambito politico e si affianchi più concretamente a coloro che si stanno battendo per la revisione normativa”

 on. Serena Pellegrino

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 CIE GRADISCA: ON. SERENA PELLEGRINO (SINISTRA E. LIBERTÀ),

 SITUAZIONE GRAVISSIMA      INTERVENGA ALFANO

 La situazione al CIE di Gradisca d’Isonzo è gravissima come dimostrano i due feriti di questa notte ricoverati al Cattinara di Trieste e all’ospedale di Gorizia. Il ministero dell’interno intervenga immediatamente prima che succeda una tragedia.

 Lo afferma la deputata di Sel Serena Pellegrino che da giorni segue la vicenda del CIE di Gradisca d’Isonzo.

 È ora, continua la deputata di Sel, che il governo, e la strana maggioranza che lo sostiene, si occupino di rivedere le politiche di immigrazione cancellando la Bossi-Fini e il reato di clandestinità.

 Le politiche di questi anni hanno prodotto solo tragedie e morti, senza minimamente risolvere il problema. Un paese civile non può più accettare, conclude l’on. Pellegrino, questi centri di detenzione, vere e proprie galere senza le minime condizioni umane che chiamiamo Cie.

 Lo rende noto l’ufficio stampa

 Roma 13 agosto 2013

Segue il link al comunicato del sen. Manconi che avevo aggiunto ieri pomeriggio al mio scritto di ieri.

ore 11 Il comunicato Ansa. Giornalisti?
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/13/Tenta-fuga-Cie-ferito-gravemente_9154655.html

 

14 Agosto 2013Permalink

10 agosto 2013 – Le sorprese di Boldrini

 Rispetto delle scadenze e qualche cosa di più

Vacanze interrotte per i deputati. Il decreto con le norme contro il femminicidio sarà con ogni probabilità presentato in aula alla Camera il 20 o il 21 agosto. Secondo quanto si apprende a Montecitorio il decreto dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale domenica 18 o lunedì 19. Entro cinque giorni dovrà poi essere presentato in aula per iniziare il percorso che porterà, se porterà, alla legge.
E poiché in aula deve essere presentato  bisogna che l’aula ci sia.
Naturalmente la Lega ha protestato.
Sarà però interessante contare e riconoscere i presenti e gli assenti.

La circostanza era stata anticipata dalla presidente della Camera, Laura Boldrini: “Ieri, nel salutare i deputati per la pausa estiva, ho ricordato che l’aula e le commissioni possono essere convocate, se necessario, in ogni momento – ha scritto sulla sua pagina Facebook -. E’ prevedibile, infatti, che Montecitorio debba riunirsi già dopo il 20 agosto per la presentazione di un decreto”.

Speranze forse sprecate ma perché negarmele in una stagione di sorprese?

Spero che un atteggiamento di impegno congiunto governo – presidente della camera – camera consenta anche di dibattere rapidamente la proposta di legge che, ripristinando la situazione precedente l’approvazione del pacchetto sicurezza, cancelli la richiesta del permesso di soggiorno per la registrazione delle nascite, assicurando ad ogni bambino di  esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.
L’ho trascritta il 17 giugno.    
Ciò che più mi preoccupa, insieme alla sonnolenza del parlamento, è l’indifferenza dei sindaci. Come possono accettare di registrare chi nasce nel territorio del loro comune con modalità che discriminano alcuni bambini, declinando un principio di uguaglianza in termini di privilegio e rigetto sanato da una circolare?  E accanto a questo atteggiamento per me incomprensibile ci sono i cittadini che non sanno – o non  vogliono – distinguere il significato di una legge dagli effetti di una circolare.
Purtroppo anche per questo aspetto ci sono brutte novità su cui tornerò presto, dopo aver verificato ancora un fatto capitato nella mia città.

10 Agosto 2013Permalink

28 luglio 2013 – Nascere e non esistere. Anche a Udine.

Quel che mi è capitato fra il 25 e il 26 luglio
Il 26 luglio avevo scritto di mie ‘perplessità e preoccupazioni’ a proposito di una informazione scorretta contenuta nella Guida rapida all’ospedale che un amico, entratone in possesso per essergli stata offerta nell’Ospedale di Udine all’inizio della scorsa settimana, mi aveva fornito il 25 luglio.
Non riuscendo a raggiungerlo quando ho deciso di scriverne avevo mantenuto l’indicazione anonima. Venuto a conoscenza del mio scritto lui stesso ha voluto che il suo nome comparisse, del che gli sono grata. Si chiama Luca Peresson, vive in regione a Maiano.
Ma veniamo alla storia di cui rivela un pezzo importante, l’indicazione erronea nel dépliant che mi aveva fornito.
Gli avevo risposto precisando che
1. Il dépliant distribuito dichiara ufficialmente la richiesta di permesso di soggiorno valido da parte dell’ospedale di Udine per stilare la denuncia di nascita per i figli degli stranieri non residenti. Come tante volte ho scritto la richiesta del permesso di soggiorno in questo caso non è legalmente proponibile. E’ chiaro che la denuncia di nascita viene presentata in ospedale per delega del Comune in cui il piccolo (così male accolto) risulterà nato.
2. La mattina del 26 luglio ho scritto a un paio di assessori comunali, a qualche consigliere comunale assortito per genere e a qualche amico/a impegnato nelle attività della società civile.
Ho avuto immediata risposta da una consigliera e da un’assessora che si è impegnata a documentarsi.
3. Poiché sono testarda e pignola prima che l’ufficio informazioni dell’ospedale chiudesse (venerdì 26 poco prima delle 18) mi sono recata a quello sportello, ho verificato l’inesistenza nell’espositore affiancato allo sportello del dépliant che tenevo in mano, mi sono rivolta a una gentilissima impiegata presente e, ostentando la mia aria d’occasione di vecchietta innocente e un po’ scema, le ho mostrato il dépliant chiedendole altra copia. Risposta: “ Ma quello è un documento vecchio, guardi la data (
l’avevo già guardata signora mia! Mi dimentico sempre del luogo in cui ho messo gli occhiali ma quando guardo documenti sono un mastino!). Comunque non ne abbiamo più. Sono finiti tutti”.

Su questo aspetto c’è una spiegazione ovvia. I dépliant erano finiti da tempo all’ufficio informazioni sito nell’atrio dell’ospedale e tanto mi riferiva correttamente l’impiegata che non poteva sapere che in qualche reparto ce n’erano ancora (e penso in uno dei reparti forniti di quel dépliant l’avesse ricevuto Luca).
Se c’è anche la possibilità di farsi influenzare da ipotesi maligne queste non riguardano quell’impiegata ma chi decide ed è responsabile delle decisioni.

Non intendo abbandonare questa brutta storia e proseguo
Do per buona la data sul dépliant: gennaio 2012 e non vado oltre.
Però la legge che nega la possibilità di registrare la nascita di un figlio è del 15 luglio 2009.
La norma indecente (cui il dépliant dell’ospedale di Udine si adegua) si trova nella lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge stessa e ha conformemente modificato il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 286/1998, e successive modificazioni. Si tratta del Testo unico sull’Immigrazione.
La circolare che consente –contraddicendo la legge ma senza modificarla – la registrazione dei nuovi nati anche a chi sia privo di permesso di soggiorno porta il n. 19 ed è datata 7 agosto 2009.
Quindi, anche se la distribuzione del dépliant all’ospedale di Udine fosse cessata nel gennaio 2012 (secondo la data indicata nel documento e che qualcuno mi ha suggerito essere ultimativa del processo discriminatorio ma sappiamo che non è così) a quanti bambini fra il 7 agosto 2009 e il gennaio 2012 è stato negato – nel comune di Udine (e in ogni altro comune italiano di cui non posso verificare le procedure nel merito) – il certificato di nascita loro dovuto? e a quanti dal gennaio 2012 ad oggi, periodo per cui non disponiamo della condanna a norma dépliant?

A chi denunciare questa faccenda?
Nella nostra regione non è stata istituita la figura del garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Sindaco di Udine –cui ho scritto più volte – non mi ha mai risposto e non riprovo.
Proverò ad andare dal direttore dell’Azienda sanitaria e riferirò quello che vorrà dirmi se mai mi riceverà.
Non mi resta che confidare nell’etica e nel senso di responsabilità della giovane assessora che si è detta disponibile ad informarsi e nell’impegno dei parlamentari per la modifica della norma per cui già esiste una proposta di legge il cui testo si trova nel mio blog, in data 17 giugno.
 

28 Luglio 2013Permalink

22 luglio 2013 – Deportazioni, papa e Corte Costiruzionale

 Speravo di poter pubblicare una fulminante vignetta di Vauro, sintesi del mio dossier anche se la storia continua. Non ci sono riuscita.
Temo che abbiamo dato un forte contributo alla scomparsa di Alua e Alma Shalabayeva, segno di tante altre scomparse note e ignote.
Il rincorrersi di notizie, una peggiore dell’altra, solleva forse un velo sull’oscenità confusa e dominante in politica e nella cultura infine forse dominante.
O forse no
Non ho intenzione di continuare il mio dossier.  Forse se troverò qualche articolo che mi sembri da ricordare metterò qualche link perché continua a pensare che la vicenda kazaka possa assumere una dimensione storica.
Se fra qualche tempo vorrò riprendere il filo con queste notizie dispongo già una traccia a mio modo ordinata.
Un ultimo link pro memoria:
http://www.repubblica.it/politica/2013/07/22/news/scandalo_kazako_le_tre_bugie_di_alfano-63441906/?ref=HREC1-1

Continua il nuovo corso stile Francesco?
Ora mi limito a segnalare i link per due articoli che danno qualche indizio di informazione il primo sulla questione IOR (uno degli argomenti che spero di ritrovare nella politica di questo papa che è, non dimentichiamolo, anche sovrano di uno stato assoluto) e il secondo che, relativamente al viaggio in Brasile, ci informa che il papa non ha voluto l’auto blindata. Una decisione coraggiosa e interessante. Vedremo.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/22/news/venti_inquisitori_in_vaticano_cos_cercano_la_verit_sullo_ior-63441912/?ref=HRER2-1

http://www.corriere.it/esteri/13_luglio_22/papa-argentina-arrivo_1298c93e-f26c-11e2-9522-c5658930a7bc.shtml

Notizie locali da non dimenticare.
Riporto il comunicato giratomi dl responsabile del GrIS del Friuli Venezia Giulia

ASGI_FVG}  La Consulta boccia il welfare padano in versione soft –
La Corte Costituzionale contro i criteri di residenza. Stop alla legge regionale sul welfare

La Consulta ha bocciato una norma della Regione Friuli Venezia Giulia che subordina l’accesso alle prestazioni sociali al requisito della residenza nel territorio regionale da almeno 24 mesi e ai soli extracomunitari impone anche di risiedere in Italia da non meno di 5 anni.
“Si attua così un principio della Costituzione e anche della dichiarazione dei diritti dell’ uomo” commenta Guglielmo Pitzalis del Gris, il Gruppo immigrazione e salute del Friuli.
20.07.2013 La Consulta ha bocciato una norma della Regione Friuli Venezia Giulia che in generale, per tutti gli  aspiranti, subordina l’accesso alle prestazioni sociali al requisito della residenza nel territorio regionale da almeno  24 mesi, anziché al solo requisito della residenza; e ai soli extracomunitari impone non solo tale requisito, ma anche di risiedere in Italia da non meno di 5 anni. Si tratta della legge regionale 16/2011, approvata dalla maggioranza di centro destra della scorsa legislatura, dopo che un altra legge simile era stata bocciata dalla Corte.
La norma indica tra l’altro le persone che possono usufruire di un fondo regionale istituito nell’ambito della stessa normativa per il “contrasto dei fenomeni di povertà e disagio sociale”; i titolari del diritto a percepire assegni di studio.
“Se è vero che il legislatore può riservare talune prestazioni assistenziali ai soli cittadini – spiega la Corte – “non è detto che un nesso a propria volta meritevole di protezione non possa emergere con riguardo alla posizione di chi, pur privo dello status, abbia tuttavia legittimamente radicato un forte legame con la comunità presso la quale risiede e di cui sia divenuto  lavorativa, familiare ed affettiva, la cui tutela non è certamente anomala alla luce dell’ordinamento giuridico vigente”

Mi chiedo:

La legge su cui è intervenuta la Consulta fu approvata nel 2011, quindi nella precedente legislatura.
Mi chiedo però: l’attuale maggioranza e l’attuale giunta regionale hanno gli strumenti cognitivi, le competenze e la consapevolezza politica che (prescindendo dal criterio diffuso dell’immediato consenso di comodo) permetta loro di elaborare una legge diversa, compatibile con i principi in cui la Consulta si riconosce ed efficace?

 

 

22 Luglio 2013Permalink

20 luglio 2013 – Il tentativo di un dossier – Quinta e ultima puntata

Una giornata orribile che comincia con una buona notizia

ANSA) – ROMA, 18 LUG – “Sulla base della mia segnalazione inoltrata il 15 luglio scorso, oggi l’UNAR mi ha informato di avere inoltrato una denuncia alla Procura della Repubblica, ai sensi dell’art.331 del codice di procedura penale, nei confronti del sen. Roberto Calderoli a seguito delle sue frasi contro la Ministra per l’Integrazione Cecile Kyenge”. Lo dichiara Sergio Lo Giudice, senatore del Pd. “La notizia mi è arrivata mentre nell’aula del Senato si discute la mozione di censura delle “gravi parole di insulto” rivolte alla Ministra Kyenge: ora – prosegue – spetta alla Procura stabilire se quelle parole configurino anche un reato a sfondo razzista”. “L’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali spiega Lo Giudice – è l’organismo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri in ottemperanza alla Direttiva europea del 2000 contro il razzismo. Alla Procura spetta valutare l’eventuale reato di violazione della legge Mancino e successive modifiche, contro le discriminazioni razziali. In particolare, il riferimento è all’art 3, comma 1, lett. a) che punisce “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.(ANSA). 

Ma poi continua con il dibattito al Senato sul caso di Alua e Alma Shalabayeva

 Non mi sento nemmeno di scriverne.
Mi affido a un video della riunione della redazione di Repubblica e alla sintesi proposta dal direttore, Ezio Mauro
http://video.repubblica.it/rubriche/repubblica-domani/il-pd-si-immola-sul-totem-della-governabilita/135448/133982?ref=HREC1-1

 Una osservazione però me la consento.
Nessuno –dico nessuno- si è reso conto che i leghisti che ostentavano pietà per Alua erano gli stessi che avevano fatto approvare nel 2009 la norma che impone la negazione del nome ai figli dei sans papier al fine di creare tante piccole e piccoli privi persino di una riconosciuta identità. Inutile scriverne qui dove tante volte ho fatto riferimento a quella legge.
Una presa in giro subita a seguito di una persistente ignoranza? O un silenzio furbesco?

 A volte il destino propone coincidenze significative.
 
Il 17 febbraio 2003 Abu  Omar fu sequestrato a Milano da uomini della Cia e venne trasferito in Egitto, attraverso la base di Aviano e un passaggio in Germania. In un memoriale aveva poi denunciato di essere stato picchiato, torturato e sodomizzato.
Ieri è stato arrestato a Panama e consegnato all’Interpol. Processato in contumacia era stato condannato a nove anni di reclusione.
Sembra trovi riparo negli USA

E’ paradossale che un governo nato come ultima risorsa sopravviva pur avendo negato diritti fondamentali anche a una bambina.

Mi viene in mente il mito di Ifigenia (è noto e non ne scrivo) mirabilmente riscostruito in Cassandra di Christa Wolf.
Cito invece il parallelo racconto biblico perché meno noto ma altrettanto significativo.

Dal libro dei Giudici cap. 11: 30 Iefte fece un voto al SIGNORE e disse: «Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon, 31 chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del SIGNORE e io l’offrirò in olocausto». [Jefte vince e…]  34 Iefte tornò a casa sua; ed ecco uscirgli incontro sua figlia, con timpani e danze. Era l’unica sua figlia; non aveva altri figli né altre figlie. 35 Come la vide, si stracciò le vesti e disse: «Ah, figlia mia! tu mi riempi d’angoscia! tu sei fra quelli che mi fanno soffrire! Io ho fatto una promessa al SIGNORE e non posso revocarla».

Chissà perché le vittime sacrificali, volutamente innocenti ma implacabilmente sacrificate, sono spesso donne. Mi viene in mente un’altra vittima, consapevole nella sua scelta di ‘obiezione di coscienza’, Antigone.
Mi guardo attorno e trovo Ifigenie e figlie di Jefte ma non  Antigoni.

Il 13 luglio avevo cominciato questo mio piccolo dossier con una citazione di Machiavelli e con un’altra lo concludo, riportando qualche stralcio dal cap. XVIII de Il principe.

Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede, e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende: non di manco si vede per esperienza, ne’ nostri tempi, quelli príncipi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l’astuzia aggirare e’ cervelli delli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.

Dovete adunque sapere come sono dua generazione [modi] di combattere: l’uno con le leggi, l’altro, con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. [.. 

A uno principe, adunque, non è necessario avere tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. Anzi, ardirò di dire questo, che avendole et osservandole sempre, sono dannose, e parendo di averle, sono utile; come parere pietoso, fedele, umano, intero, relligioso, et essere; ma stare in modo edificato [predisposto] con l’animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario. Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però bisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo ch’e’ venti e le variazioni della fortuna li comandono, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.

Debbe adunque avere uno principe gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto umanità, tutto relligione. E non è cosa piú necessaria a parere di avere, che questa ultima qualità [la religione]. […] Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti, che abbino la maestà dello stato che li difenda: e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare [un tribunale a cui presentare una protesta], si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e’ mezzi saranno sempre iudicati onorevoli, e da ciascuno laudati; perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo; e li pochi ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi. Alcuno principe de’ presenti tempi, quale non è bene nominare, non predica mai altro che pace e fede, e dell’una e dell’altra è inimicissimo; e l’una e l’altra, quando e’ l’avessi osservata, li arebbe piú volte tolto o la reputazione o lo stato.
Ieri ho ascoltato buona parte di un dibattito parlamentare complessivamente squallido.
Spero che il caso di Alua e della sua mamma, Alma Shalabayeva si risolvano positivamente al più presto. Restano tutti e tutte le altre e gli altri Alue (di cui nessuno si è fatto carico) e resta il danno irreparabile credo fatto ad Alua ma…ancora il grande Niccolò ammonisce il Principe e mi sembra un ammonimento ascoltato:

Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti

 

 

20 Luglio 2013Permalink

16 luglio 2013 – Il tentativo di un dossier – Quarta puntata

Un intervento di Rossana Rossanda

Quanto rimpiango il Manifesto dove leggevo gli articoli di Rossana Rossanda

«Per dire che quel che trovo scandaloso nella faccenda di Alma Shalabayeva non è che Alfano e Bonino non sapessero ma che accettino come cosa normale che ci siano reparti di polizia vestiti di nero con catene al collo, oltre che con diritto di insulto allo straniero (o forse anche all’indigeno), che sono ufficialmente incaricati di catturare ed espellere il tizio o il caio purché “rispettino le procedure”. Appunto quali procedure? E quali sospetti e perché? Di quale corpo di polizia si tratta? Chi lo ha deciso? Con quale statuto e contratto? Abbiamo dunque un apparato dello stato che nottetempo può piombare mascherato da film horror e prelevare una donna, ancorché clandestina (ma non verificata come tale), imbarcarla segretamente su un aereo estero e rispedirla nolente in un paese dove non si sa se e quale reato abbia compiuto? Somigliamo più a un pessimo serial tv che a uno stato democratico».
(da Spie, servizi, affaristi e dissidenti di Rossana Rossanda)

Accosto il testo di Rossanda a una citazione che traggo da un articolo di Ivo Andrić.
Risale al periodo in cui lo scrittore lavorò come diplomatico in varie cancellerie europee e riguarda il delitto Matteotti.
«Incredibile e terribile  è che in Europa … nel centro di Roma a mezzogiorno sei mercenari possano rapire un deputato popolare inerme, segretario di un partito, portarlo fuori città e ucciderlo … Ma per chi vive in Italia è un fatto semplice e banale che una decina di giovani in camicie nere si ponga davanti a un deputato nazionale  … e lo picchi selvaggiamente».
( da: Ivo Andrić. «Sul fascismo».  Nuova dimensione, Portogruaro 2011  A cura di Božidar Stanisić).

Un malinconico pensiero agli espulsi senza nome  15 luglio 2013  

Per chi volesse leggerlo per intero collego con un link  il magistrale articolo del sen. Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, di cui riporto per esteso soltanto un passo.
«La malinconica sensazione. Infine, è impossibile sottrarsi ad una malinconica sensazione: Alma Shalabayeva e sua figlia hanno subito una sorte terribile, che le espone tuttora a rischi e pericoli, ma la loro vicenda non è così rara e anomala. Tutt’altro. Ogni mese, dai Centri di identificazione ed espulsione italiani, decine e decine di persone anonime, spesso senza avvocati e senza alcuna risorsa, senza alcuna tutela e alcuna relazione, vengono caricate su aerei (“vettori”) e riportati in patria. In una patria da cui sono fuggiti perché perseguitati o incarcerati, minacciati o discriminati o perché, semplicemente disperati. Centinaia e centinaia di persone che, talvolta, hanno la possibilità di esporre le proprie ragioni e di argomentare la richiesta di protezione, ma altrettante volte non sono in grado di comunicare, farsi ascoltare, chiedere soccorso. La vicenda di Ama e Alua mostra in filigrana – e attraverso una luce spietata – una moltitudine di espulsi senza nome e senza causa».

Mi agghiaccia l’idea che  la piccola Alua possa diventare  per la notorietà del suo caso un simbolo e  non voglio nemmeno pensare a una soluzione finale (comunque già praticata anche in Europa per la generazione delle nonne e bisnonne delle bambine dell’età di Alua). Ma mi agghiaccia anche l’idea che sia privata della potestà genitoriale e sbattuta –come altri bambini feriti a morte – in un orfanotrofio.

 

19 Luglio 2013Permalink

15 luglio 2013 – Il tentativo di un dossier – Terza puntata

… e la storia continua
Due giorni fa (era il 13 luglio)  ho fatto una strepitosa capriola all’indietro di 500 anni e ho trovato un passo di Machiavelli, stuzzicante a leggersi perché la distanza temporale allontana anche la crudeltà del racconto.
Ma quando i racconti si riferiscono a storie più vicine e più facilmente comparabili con il presente le cose cambiano e l’unico desiderio sarebbe quello di permettersi di non sapere.
Correva l’anno 1944 e in una famiglia che avrebbe dovuto essere normale – ma tale non era a causa delle prime leggi razziali italiane – si consumava una tragedia  che era iniziata sei anni prima quando la mamma ‘di razza ebraica’ aveva perso il posto di insegnante elementare.
Il marito era preside e la coppia, che si era spostata con rito cattolico ancor prima della firma del concordato del 1929 (l’ebraicità della signora sarebbe stata ‘scoperta’ dalla diligenza della polizia italiana come legge imponeva) aveva tre figlie: Giuliana di 18 anni, Marisa di 14 e Gabriella di 3 anni.
Traggo il passo che segue da Cardosi Giuliana, Marisa, Gabriella. “Sul confine. La questione dei matrimoni misti durante la persecuzione antiebraica in Italia e in Europa. 1935-1945”. Silvio Zamorani editore. Torino 1998
Raccontano le sorelle Cardosi (pag. 12) in riferimento al giorno dell’arresto della loro madre: “Nello stesso tempo, nelle prime ore del mattino, suonarono alla porta di casate agenti di Pubblica Sicurezza e ci mostrarono l’ordine di arresto per la mamma e noi tre figlie: dissero di prepararci perché avremmo dovuto essere tradotte alla questura di Varese. Due poliziotti rimasero a piantonarci nel piccolo corridoio d’ingresso, un terzo si fermò in fondo alle scale. Ricordo in quelle ore un gran silenzio, uno di quegli uomini piangeva. Poi tornò il papà dalla scuola e ci disse che solo la mamma avrebbe dovuto partire”. 
Già SOLO la mamma perché l’iniziale italica diligenza (che il  caso Shalabayeva ci testimonia non essere venuta meno, anzi essersi arricchita della pratica di relazioni internazionali) prevedeva in un primo momento anche l’arresto delle tre ragazzine.
Accompagnata al carcere di S. Vittore  dalla diligente polizia in quel momento in servizio nella repubblica di Salò la signora Cardosi sarebbe morta ad Auschwitz, avendo trovato aiuto solo in una guardia carceraria, Schivo, che –per essersi prodigata a S. Vittore per aiutare i prigionieri ebrei -morì internato a Flossembürg.
Del poliziotto che piangeva mentre faceva la guardia alle tre criminali in attesa di imprigionarne almeno una ci fanno memoria le sorella Cardosi mentre non sappiamo se qualche 007 in attività di servizio a Casal Palocco piangesse. Probabilmente no
E probabilmente non avrà pianto neppure il funzionario firmatario del documento intestato ‘Il Prefetto della Provincia di Roma’ inconsapevole dei vecchi percorsi che ricalcava mentre apriva un caso internazionale che temo non avremo la capacità di  sanare.

E c’è chi trova solidarietà
In questo mare ci vergogna in cui si è trasformato il nostro paese è impossibile seguire il filone di una sola storia negativa.
E’ giusto però ricordare che le adesioni alla petizione con cui si chiedono le dimissioni del Vicepresidente della Camera, il leghista Calderoli, in due giorni sono più di 100.000
Da non trascurare un video, di cui metto il link, con le motivazioni di una possibile denuncia per razzismo.
http://video.repubblica.it/politica/calderoli-kyenge-il-giurista-la-procura-deve-aprire-un-fascicolo/134939/133475?ref=HREA-1a

15 Luglio 2013Permalink

14 luglio 2013 – Il tentativo di un dossier –Seconda puntata

Riprendo l’argomento documentato nella prima puntata, la cacciata della signor Shalabayeva e a  chi mi ha detto che espulsa necessariamente la madre, la piccola figlia doveva essere necessariamente deportata pure lei perché altrimenti ‘dove la mettiamo?’, offro il commento pubblicato ieri su La Stampa e firmato dal vicedirettore Gramellini.
Chi mi ha parlato così è persona impegnata in una delle più stimate organizzazioni operative nel campo della solidarietà il cui guizzo di fantasia su un nuovo episodio supera il solito: ‘prima noi e poi loro’.
Quando riusciremo a capire che l’assistenza deve essere giocata entro termini di un diritto (che civiltà vorrebbe fosse noto) e non ad esclusivo riferimento del buon cuore del benefattore?
Costituzione della Repubblica, art. 2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Il cappio espiatorio Massimo Gramellini

Riunito in seduta permanente dai tempi del tiramolla indiano sui marò, l’Ufficio Figuracce Internazionali (UFI) sta affrontando in queste ore il delicato caso del ratto delle kazake. Il problema, naturalmente, non è riportare indietro la moglie del dissidente che l’Italia ha consegnato, insieme con la figlia, al dittatore dello Stato poco libero del Kazakistan, trattandole come clandestine. Il problema è decidere a chi darne la colpa. Dai primi accertamenti dell’UFI – citiamo il comunicato ufficiale – «è emerso che l’esistenza e l’andamento delle procedure di espulsione non erano state comunicate né al presidente del consiglio, né al ministro dell’interno e neanche al ministro degli esteri o della giustizia». Il comunicato non accenna al ministro dei trasporti (le due espulse hanno viaggiato in aereo) né a quello dell’agricoltura (il Kazakistan ha un’importante tradizione di pastorizia), ma anche da una lista così scarna si deduce che non un solo fondoschiena governativo è rimasto allo scoperto.  

Escludendo l’ex ministro all’edilizia inconsapevole Scajola e il comandante scogliocentrico Schettino, e considerando momentaneamente esaurite le parentele egizie, l’elenco dei capri espiatori di routine comincia a scarseggiare. Restano i giudici che hanno esaminato la pratica e il funzionario dell’ufficio immigrazione che ha visionato i passaporti. Ma non sottovaluterei l’addetto ai bagagli («non poteva non sapere») e la hostess addetta alle salviette. L’importante è che il capro salti fuori al più presto, affinché intorno al suo collo si possa stringere il cappio mediatico che metterà in salvo tutti gli altri. Lunga vita al Kazakitalistan. 

Una documentazione da Repubblica di ieri
http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/07/13/news/niente_pediatri_per_i_figli_degli_irregolari_pirellone_in_tribunale_discriminazione-62904619/?ref=HREA-1

Un aggiornamento su Il Corriere della sera oggi
http://www.corriere.it/cronache/13_luglio_13/shalabayeva-avvocato-nessun-maltrattamento_014673a6-eba1-11e2-8187-31118fc65ff2.shtml

Curare o non curare?

Il 5 giugno avevo scritto (e poi il 10 aggiunto un breve commento marginale) a proposito della negazione del pediatra di base  ai bambini ‘irregolari’ promossa dal Consiglio regionale Lombardo.
Naturalmente avevo documentato.

Ora trovo un appello promosso il 12 luglio dal’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale OISG con SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni) e dall’ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) e altri che integralmente e ricopio

Appello  

Appello per una pronta applicazione in tutta Italia dell’Accordo Stato-­Regioni sulla tutela sanitaria degli immigrati a partire del diritto di ogni minore ad avere il suo pediatra 12.07.2013.

SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni), OISG (Osservatorio Italiano sulla Salute Globale) e ASGI (Associazione Studi Giuridici Immigrazione) esprimono il più vivo disappunto per la decisione della Regione Lombardia di negare il diritto alle cure pediatriche di base ai bambini stranieri figli di genitori in condizione di irregolarità giuridica.
Il voto contrario alla mozione che chiedeva l’accesso alla pediatria di base ai bambini stranieri anche se privi di permesso di soggiorno, lede i diritti fondamentali dei soggetti già vulnerabili, viola il rispetto di obblighi nazionali ed internazionali, contrasta con le scelte operate dalla conferenza Stato Regioni.

La scelta operata dal Consiglio Regionale lombardo ignora che, come confermato da pronunce del Tribunale di Milano, il minore non può mai essere considerato “irregolare” essendo comunque non espellibile ai sensi dell’art. 19  della legge italiana sull’immigrazione. Inoltre sia l’art. 35 dello stessa legge, sia la Convenzione ONU per i diritti del fanciullo all’art.24 garantiscono il diritto di ogni minore di “beneficiare dei servizi medici” senza alcuna discriminazione, indipendentemente dalla loro nazionalità, regolarità del soggiorno o apolidia.

Del resto, l‘Accordo che la Conferenza Stato-­‐Regioni ha recentemente elaborato proprio allo scopo di rendere uniforme ed efficace l’accesso dei migranti ai servizi sanitari su tutto il territorio italiano prevede il riconoscimento del pediatra di libera scelta anche per i minori senza regolare permesso di soggiorno.

La scelta della regione Lombardia è dunque in contrasto con tali norme ed in palese violazione del dettato costituzionale dell’art.32 che prevede il diritto di assistenza sanitaria all’individuo, a prescindere dal suo status giuridico o amministrativo.
E’ inoltre anche una scelta miope e inefficiente perché meno difficoltà nell’erogazione delle prestazioni e una precoce diagnosi delle malattie grazie alla maggiore prevenzione si traduce in costi inferiori  per la Pubblica Amministrazione e permette una migliore salvaguardia della salute collettiva.

All’indomani della visita di Papa Francesco a Lampedusa, che ha riportato l’attenzione sulla drammatica condizione dei migranti e sulla necessità di lavorare per garantire loro i diritti umani fondamentali, la decisione del Consiglio regionale lombardo si pone in netta antitesi con ogni principio di legge e di buonsenso. Ecco perché i firmatari di questo documento si impegnano a promuovere in tutte le sedi opportune, ivi  compresa quella giudiziaria, tutte la  azioni possibili affinché siano rispettate le norme nazionali e internazionali e sia  tutelato il diritto alla salute di tutti,  senza esclusioni in Lombardia ed in tutta Italia. Chiedono un operativo recepimento in tutte le Regioni dell’Accordo della Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano del 20 dicembre2012, per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria agli immigrati.

Nel sito Simm si trova il testo dell’appello con le modalità di adesione.
http://www.simmweb.it/fileadmin/documenti/Simm_x_news/2013/APPELLO_SIMM-OISG-ASGI.pdf

Inoltre nel sito www.simmweb.it  si può leggere un’ulteriore spiegazione  datata  luglio 2013  cui fa seguito un’ampia e utile rassegna stampa e nel sito dell’Asgi l’annuncio di “un’azione civile presso il Tribunale di Milano” promossa da Avvocati per Niente e Naga “affinché venga accertata la condotta discriminatoria della Regione Lombardia e si affermi la legalità”
Per saperne di più:  http://www.asgi.it/home_asgi.php?n=2836&l=it

14 Luglio 2013Permalink

13 luglio 2013 – Il tentativo di un dossier – Prima puntata

Provo a costruire un dossier su una questione che sta diventando la parte principale del mio blog e comincio da un dato storico perché i riferimenti di questo tipo mi aiutano a capire.
Riporto un breve passo dal Principe di Nicolo Machiavelli (e inserisco un link per chi volesse leggere integralmente almeno l’intero capitolo) 

CAPITOLO VII.
De’ Principati nuovi, che con forze d’altri e per fortuna si acquistano.

Preso che ebbe il Duca la Romagna, trovandola essere stata comandata da Signori impotenti, quali piuttosto avevano spogliato i loro sudditi, che correttoli, e dato loro materia di disunione, che di unione; tantochè quella provincia era tutta piena di latrocini, di brighe, e di ogni altra sorte d’insolenza, giudicò necessario, a volerla ridurre pacifica ed obbediente al braccio regio, darli un buon governo. Però vi prepose messer Ramiro d’Orco, uomo crudele ed espedito, al quale dette pienissima potestà. Costui in breve tempo la ridusse pacifica e unita con grandissima riputazione. Dipoi giudicò il Duca non essere a proposito sì eccessiva autorità, perché dubitava non diventasse odiosa; e preposevi un giudizio civile nel mezzo della provincia, con un presidente eccellentissimo, dove ogni città avea l’avvocato suo. E perchè cognosceva le rigorosità passate avergli generato qualche odio, per purgare gli animi di quelli popoli, e guadagnarseli in tutto, volse mostrare che se crudeltà alcuna era seguita, non era nata da lui, ma dall’acerba natura del ministro. E, preso sopra questo occasione, lo fece mettere una mattina in duo pezzi a Cesena in su la piazza con un pezzo di legno e un coltello sanguinoso a canto. La ferocità del quale spettacolo fece quelli popoli in un tempo rimanere soddisfatti e stupidi.

 Un commento d’attualità con il suo link

L’ira del premier sul Viminale “Chi ha sbagliato ora deve pagare”

“Strutture” del ministero sotto accusa. Angelino: “Mi hanno tenuto all’oscuro. Pensate che io sono stato avvisato solo dal ministero degli Esteri. Il capo del governo: la mia linea e di “total disclosure”  di FRANCESCO BEI 

ROMA – “Da questa vicenda ne possiamo uscire soltanto adottando una politica di… total disclosure, di trasparenza assoluta”. Enrico Letta detta la linea ai ministri, chiusi nel suo studio a palazzo Chigi da mezzogiorno fino alle cinque della sera. Una prima parte riservata soltanto a Letta, Bonino, Alfano e Cancellieri, poi alla riunione fiume vengono ammessi il capo della Polizia, Alessandro Pansa, e il sottosegretario alla presidenza Filippo Patroni Griffi.

La tensione è altissima. Il caso Shalabayeva, come confida un ministro, “rischia di far deragliare il governo”. Se infatti venissero accertate responsabilità del ministro dell’Interno e Alfano (già colpito da mozione di sfiducia di Sel e M5S) fosse costretto a dimettersi, è chiaro che il Pdl non potrebbe restare più in maggioranza. Per questo Letta e i ministri leggono e rileggono ad alta voce i risultati dell’inchiesta interna del Viminale, tutte le carte prodotte dalla difesa della signora Ablyazov e provano a ricostruire i vari passaggi nei dettagli, illuminando le responsabilità. Sembra che Alfano ne sia fuori. “Mi hanno tenuto all’oscuro, solo la Farnesina, ossia Emma, mi ha avvertito”, si difende. Il premier gli crede. “Sono stato io a informarlo – conferma Bonino a Letta – Angelino nemmeno sapeva chi fosse”.

Ma se la consegna a un dittatore della moglie di un perseguitato politico è avvenuta alle spalle del titolare del Viminale, per il premier questo non può affatto costituire una giustificazione. Letta alza lo sguardo verso il capo della Polizia (nominato dal Consiglio dei ministri a cose fatte e quindi innocente) e per la prima volta da quando è a Palazzo Chgi scandisce le parole senza nascondere la sua rabbia: “Ora qualcuno deve pagare. Se è vero che Angelino non sapeva, qualcuno della struttura ne risponderà”. Qualche testa salterà, insomma, fosse quella del capo dell’Immigrazione o del prefetto di Roma o del Questore o del capo della Digos. Chiunque si sia reso responsabile consapevolmente di esporre il paese a una figuraccia internazionale. 

“Non saranno tollerati ombre e dubbi”, aveva promesso il premier tre giorni fa in Parlamento. E la decisione presa ieri di revocare l’espulsione della Shalabayeva per Letta è soltanto il primo passo. Presto arriverà il momento delle responsabilità. “È importante che si faccia chiarezza”, insiste Emma Bonino, la prima ad essersi occupata della vicenda a livello di governo. Quando ancora la collega Cancellieri il 5 giugno affermava alle agenzie che “le procedure sono state perfette e tutto si è svolto secondo le regole”. Il ministro degli Esteri la pensava diversamente. Tanto che già dal 3 giugno aveva mobilitato la Farnesina per garantire alla deportata kazaka i diritti di difesa, con il console italiano spedito ad Almaty a raccogliere la firma autentica della Shalabayeva per la richiesta di estradizione.

Quello che è accaduto in quella maledetta notte intorno alla villetta di Casalpalocco e poi ancora nei locali del Cie di Ponte Galeria presenta numerosi aspetti oscuri. Le procedure formali sembrano rispettate, così è scritto nelle carte portate da Pansa, ma qualcuno ha avuto troppa fretta, qualcun altro ha fatto finta di non vedere. “Sembra trasparire un evidente stacco – aveva detto Letta al question time – tra la correttezza formale dei vari passaggi e crescenti interrogativi sostanziali”. Intanto chi era quell’uomo con l’auricolare in un orecchio trovato dalla Digos intorno alla villa e presentatosi con un tesserino della presidenza del Consiglio? Il premier vuole sapere. Dall’inchiesta interna viene fuori che effettivamente “l’investigatore” è un ex 007 italiano in pensione, dipendente di un’agenzia privata di sicurezza incaricata di vigilare sulla residenza. Ma incaricata da chi e per quali motivi? L’interrogativo resta sebbene nel vertice di governo i servizi siano stati tenuti fuori dal “processo” perché non avrebbero avuto alcun ruolo.

Durante il vertice si discute anche di quali mosse mettere in campo per alleviare la posizione delicata della Shalabayeva, mamma di una bambina di 6 anni che ora è costretta ai domiciliari. Tenuta di fatto come ostaggio dal dittatore kazako. Letta e Bonino decidono di mandare oggi stesso l’ambasciatore italiano ad Astana a informare le autorità del Kazakistan della revoca del provvedimento di espulsione. È un segnale che Roma ha acceso un faro. Gli avvocati della donna hanno libero accesso alla Farnesina, la collaborazione è massima. “Ma al momento non abbiamo molte armi in mano”, ammettono dal ministero degli Esteri e da palazzo Chigi. Quella che è iniziata ieri è una difficile partita a scacchi, giocata nella consapevolezza che la donna difficilmente sarà rilasciata  e rispedita a Roma. “Dobbiamo esercitare al massimo la nostra moral suasion”, dicono dal governo. L’obiettivo al momento è evitare alla Shalabayeva il carcere e una pesante condanna penale. Con il rischio che la bambina possa essere mandata in un orfanotrofio nell’attesa che la madre venga rilasciata. Sarebbe un’onta per l’Italia. “Chi si è reso responsabile di tutto questo – ripete il premier ai ministri – non la può passare liscia”.

13 Luglio 2013Permalink

12 luglio 2013 – In Vaticano si cambia: no all’ergastolo e altro

Trovo su facebook, segnalato in un post di Francesca Longo, un link a un interessantissimo articolo di Andrea Tornielli, tratto da vaticaninsider de La Stampa.
Riguarda il sistema dello Ior e ne inserisco il link perché le mie competenze in materia di banca e finanza mi aiutano a capire ma non mi consentono di esprimermi in autonomia.

In tutta autonomia mi sento invece di percorrere un’altra pista di ragionamento. Oggi i quotidiani esaltano il ruolo del papa nelle modifiche legislativa introdotte “motu proprio” nell’ordinamento normativo del Vaticano (provo a dirlo in un a mia traduzione? Un decreto pontificio di cui il papa, sovrano assoluto, personalmente risponde e rende efficace con  la sola sua approvazione).
Anche qui la lista sarebbe lunga e mi accontento di un link, questa volta al Corriere..

L’elenco è lungo, me lo potrò leggere anche in futuro (e attendo l’attivo della preziosissima rassegna stampa Adista dove troverò testi e commenti interessanti)  ma qualche considerazione me la permetto.
Premetto un richiamo importante: il codice di leggi del Vaticano, valido fino ad oggi (e di cui oggi celebriamo i primi segni di sgretolamento) è il codice penale italiano del 1889 (cd Zanardelli) in vigore in Italia nel 1929 e fatto proprio dal neoriconosciuto Stato Vaticano con il Concordato allora firmato dal segretario di stato card. Gasparri e da S:E: Benito Mussolini.
Sottolineo alcuni aspetti delle riforme vaticane: l’identificazione di reati nei confronti dei minori. la soppressione dell’ergastolo e la definizione del reato di tortura.
Alle ultime due misure che ho citato l’Italia non è ancora arrivata. Arranca, arranca … chissà

Papa Francesco ci serve un Concilio!
Di pena di morte nel motu proprio non si parla.
Nella normativa vaticana – l’ultima condanna a morte eseguita risale al 1870 – era stata  rimossa definitivamente solo nel 2010. Il papa però non è solo un sovrano ma anche il Vescovo di Roma.
E a questo punto è d’obbligo un riferimento al catechismo della chiesa cattolica che alla proposizione 2267 così recita, in un linguaggio più diplomatico che ecclesiale:

«L’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani.

Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.

Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l’ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti ».

Due link a documenti ‘storici’

Aggiungo per esteso il link che consente la lettura del testo del motu proprio

http://www.vatican.va/holy_father/francesco/motu_proprio/documents/papa-francesco-motu-proprio_20130711_organi-giudiziari_it.html

e il testo del comunicato stampa ufficiale della sale stampa vaticana.

http://press.catholica.va/news_services/bulletin/news/31384.php?index=31384&po_date=11.07.2013&lang=en

 

12 Luglio 2013Permalink