19 settembre 2013 – Alba dorata o insanguinata?

Un comunicato ANSA      –   Militante Alba Dorata uccide rapper

Proteste in tutta la Grecia per l’omicidio del 34enne antifascista Pavlos Fissas. In manette membro del partito filo-nazista, ha confessato

ATENE, 18 SET – Ha confessato le proprie responsabilità ed è stato arrestato l’uomo di 45 anni, membro del partito filo-nazista greco Chrysi Avghì (Alba Dorata), che la scorsa notte al termine di una rissa per motivi politici ha ucciso a coltellate Pavlos Fissas, 34 anni, un rapper e militante nel gruppo di estrema sinistra Antarsia. L’omicidio e’ avvenuto nel corso di scontri durante la notte nei pressi di Atene. Intanto, nell’ambito delle indagini, agenti della polizia greca, alla presenza di un sostituto Procuratore della Repubblica, stanno effettuando una perquisizione nelle sedi di Alba Dorata di Leoforos Mesogion e di Via Deliyanni. Come riferisce il sito web Newsit.gr, all’operazione di polizia sono presenti due parlamentari del partito, Ilias Panayotaros e Christos Pappas.

Si chiama Giorgos Poupakiàs, 45 anni e ha ucciso con tre coltellate Pavlos Fyssas al termine di una discussione di calcio degenerata in politica. Lo hanno reso noto radio ateniesi. Per questo pomeriggio, in segno di protesta per l’omicidio di Fyssas, il sindacato del settore pubblico Adedy ed altri gruppi antigovernativi hanno indetto una manifestazione nei pressi del luogo dove il rapper è stato ucciso che si inserisce nell’ambito dello sciopero di 48 ore proclamato dalla centrale sindacale contro la politica di austerità del governo. Dal canto suo, il ministro per la Protezione del Cittadino, Nikos Dendias, ha espresso il proprio rammarico per l’assassinio di Fyssas e ha annunciato di aver annullato la visita ufficiale a Roma che aveva in programma di effettuare domani.

In Europa è già accaduto

In Europa, in Italia abbiamo già conosciuto il processo che  dall’eliminazione del ‘diverso’  – e si comincia con lo straniero o presunto tale – costruisce via via le ragioni per inserire altri nella schiera di coloro che devono essere eliminati o almeno zittiti.
A me sembra che l’omicidio greco faccia parte di  un processo di passaggio dalla politica-  che tenta di non essere violenta – alla violenza come scelta politica.
E i passi possibili fino ad arrivare all’omicidio per la strada sono tanti: si percorrono uno alla volta e quando ci si vorrebbe fermare il tempo è finito

Quando vennero per gli ebrei e i neri, distolsi gli occhi
Quando vennero per gli scrittori e i pensatori e i radicali e i dimostranti, distolsi gli occhi
Quando vennero per gli omosessuali, per le minoranze, gli utopisti, i ballerini, distolsi gli occhi
E poi quando vennero per me mi voltai e mi guardai intorno, non era rimasto più nessuno…

Sono versi attribuiti al pastore tedesco Martin Niemöller e non solo.
Poco importa chi li ha scritti.
A me sembra sia il caso di pensarci.

19 Settembre 2013Permalink

4 settembre 2013 – Naturalmente tacciono

Io non sono una lobby

Il 26 luglio avevo segnalato in questo blog lo sconcerto provocatomi da un documento con una affermazione sorprendente distribuito dall’Ospedale di Udine. (Si veda Perplessità e preoccupazioni )

Ho consegnato una segnalazione in merito all’Ufficio relazioni con il pubblico dell’ospedale stesso e ne ho scritto all’assessore comunale di competenza. A distanza di più di sei settimana risposta zero.
Certamente ci sono le ferie, ma i responsabili dei servizi dispongono di sostituti … comunque io conto solo uno che sembra equivalere a nulla.

Ecco la segnalazione consegnata all’Ospedale di Udine

Non parlo né di me né di singoli casi a me noti ma espongo quanto potrebbe essere accaduto o accadere a tutti i neonati, figli di migranti privi di permesso di soggiorno, cui sia stato richiesto il permesso stesso per presentare la denuncia di nascita del figlio/a, per assicurargli l’atto di nascita. Se tale certificato dovesse mancare il bambino non risulterebbe esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico. Nel comune di nascita non ne verrebbero infatti registrati né il nome, né la data e ora di nascita, né il nome dei genitori, né la cittadinanza (che, allo stato attuale, è quella dei genitori dato che viene attribuita secondo jus sanguinis).

Purtroppo se un migrante si trova in situazione di irregolarità non può corrispondere alla richiesta del documento di cui non dispone (ché se lo avesse non sarebbe irregolare) nemmeno se ciò comporti per il figlio il danno irrimediabile della mancata registrazione e la mancata iscrizione nei registri dello stato civile andrebbe a ledere un diritto assoluto del figlio che nulla ha a che fare con la situazione di irregolarità di chi che lo ha generato.

Nello scritto che segue cercherò di chiarire perché la richiesta stessa del permesso di soggiorno possa – anche se non ne consegue esplicito rigetto della domanda presentata–trasformare la richiesta della registrazione anagrafica in un rischio e quindi disincentivarne la presentazione.

Riferendomi a  quanto ho affermato constato che nel  dépliant intitolato : Guida rapida all’ospedale dove si citano esplicitamente l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, la sede di Cividale del Friuli e di Gemona del Friuli alla voce ‘denuncia di nascita’ si precisa la richiesta del permesso di soggiorno, scrivendo:  “COSA SERVE: documento di identità valido di entrambi i genitori, se stranieri non residenti passaporto o permesso di soggiorno valido” .

Preciso che tale dépliant è stato consegnato in un reparto dell’Ospedale di Udine al signor Luca Peresson in giornata immediatamente precedente il 25 luglio quando me lo ha messo a disposizione.

Il proposito osservo che:

secondo quanto recita l’art. 7 della Legge 27 maggio 1991, n. 176 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989) “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi”.

Tanto dovrebbe bastare a dissuadere dalla richiesta di un documento che, per il fatto di non esistere, diventa un ostacolo al soddisfacimento di un diritto fondamentale.

Fino al 2009 la legge italiana non prevedeva la richiesta del permesso di soggiorno o documento equipollente per lo straniero che registrasse la nascita di un figlio.

In quell’anno intervenne la legge 94 (cd pacchetto sicurezza) che modificò il Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero” e  successive modifiche che al comma 2 dell’art. 6 impose la presentazione del documento un migrante ’irregolare’ non possiede per definizione..

Pochi giorni dopo l’approvazione della legge venne emanata una circolare definita interpretativa che consente ciò che la legge nega (Circolare del Ministero dell’interno n. 19 del 7 Agosto 2009) la cui applicazione, sebbene si tratti di strumento il cui valore è inferiore a quello di una legge, assicura la regolare registrazione anagrafica. Vi si legge infatti. “Per lo svolgimento delle attività riguardanti le dichiarazioni di nascita e di riconoscimento di filiazione (registro di nascita – dello stato civile) non devono essere esibiti documenti inerenti al soggiorno trattandosi di dichiarazioni rese, anche a tutela del minore, nell’interesse pubblico della certezza delle situazioni di fatto”.

Non sia indifferente ricordare che il migrante in situazione di irregolarità non potendo assicurare al figlio il normale certificato di nascita gli causa danni irrimediabili (la impossibilità della tutela genitoriale, la difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie, l’impossibilità di iscrizione al nido, alla scuola dell’infanzia, alla scuola successiva a quella dell’obbligo e a tutti gli atti di stato civile che accompagnano il corso dell’esistenza in cui il certificato di nascita è richiesto) e nello stesso tempo espone se stesso al rischio di essere espulso quale ‘clandestino’ in costanza del permanere del reato di clandestinità introdotto dalla legge cd. Bossi Fini.

Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Gruppo CRC che ha il compito di preparare il Rapporto sull’attuazione della Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza che viene trasmesso al Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza), oltre a far presente che la mancata iscrizione al registro anagrafico comunale del neonato avviene in violazione del diritto all’identità nonché dell’art. 9 della Convenzione di New York contro gli allontanamenti arbitrari dei figli dai propri genitori, ricorda che ciò comporta un rischio anche per le partorienti. Infatti “il timore di essere identificati come irregolari può spingere i nuclei familiari ove siano presenti donne in gravidanza sprovviste di permesso di soggiorno a non rivolgersi a strutture pubbliche per il parto ”sottraendosi a cure necessarie e cui hanno diritto.

Segnalo anche la relazione della proposta di legge 740 (allegata) che, prevedendo la modifica della norma in vigore, spiega nell’ampia relazione in premessa la situazione che ho sommariamente riportato nella mia segnalazione.

Non ho titolo alcuno per richiedere o proporre alcunché.

Solo la consuetudine all’esercizio dei miei doveri di cittadina nei confronti di soggetti privi di difesa – e spesso del tutto ignorati anche da chi dovrebbe assicurarne tutela – mi ha indotto a segnalare la situazione che ho descritto.

Non posso che augurarmi che i dépliant con il testo che ho trascritto vengano immediatamente corretti nella speranza che neppure un neonato abbia subito il danno della mancata registrazione o della sottrazione alla potestà genitoriale se già privo di certificato che tale genitorialità formalmente dichiari.

Una interrogazione parlamentare.

Nel frattempo sono venuta a conoscenza di una interrogazione parlamentare che puntualizza un altro aspetto –che a quello che ho più volte segnalato si connette – e che, per documentazione utile almeno a me, ricopio.

Rossomando – Al Ministro dell’Interno – per sapere – premesso che:

–             l’art. 7 comma 1 della Convenzione delle N.U. sui Diritti del Fanciullo,  ratificata dall’Italia con la legge 27.5.1991 n. 176, stabilisce testualmente: “Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della nascita, e da allora ha diritto a un nome, ad acquistare una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e ad essere allevato da loro”;

–             La Convenzione sui diritti del  Fanciullo introduce un vero e proprio diritto del fanciullo all’immediata “registrazione”, che nel nostro ordinamento consiste nella formazione dell’atto di nascita da parte dell’ufficiale di stato civile sulla base della dichiarazione di nascita effettuata da chi ha il dovere di farla;

–             Il vecchio Ordinamento dello stato civile (r.d. 9/7/1939 n. 1238) prevedeva, all’art. 67, che la dichiarazione di nascita fosse fatta nei dieci giorni successivi al parto dal padre o dalla madre, o dall’ostetrica o da qualsiasi persona che avesse assistito al parto (art. 70 e71), con un ampio intervallo temporale attribuibile alle difficoltà di collegamento esistenti all’epoca;

–             il vigente Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’Ordinamento dello Stato civile, emanato con D.P.R. 3 novembre 2000 n. 396, in attuazione della legge 15 maggio 1997 n. 127, ha previsto, all’articolo 30, un nuovo termine di tre giorni per le dichiarazioni fatte presso la direzione sanitaria dell’ospedale o della casa di cura  in cui è avvenuta la nascita, ma ha conservato il vecchio termine di dieci giorni fissato nella previgente normativa nel caso di registrazione della nascita presso il comune nel cui territorio è avvenuto il parto e nel caso in cui i genitori vogliano registrare il neonato nel comune di residenza (articolo 30, comma 7); 

–             il mantenimento del termine dei dieci giorni, oltre ad essere in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, potrebbe portare all’eventualità che le dimissioni della puerpera avvengano prima che la dichiarazione di nascita con contestuale riconoscimento sia stata effettuata, esponendo quindi il neonato al pericolo di divenire vittima della tratta di minori o di finire nel circuito delle adozioni illegali, anche attraverso falsi riconoscimenti di paternità-:

quali iniziative intenda assumere affinché i termini per la registrazione e il riconoscimento dei neonati vengano aggiornati ed uniformati a quanto indicato dall’art. 7 comma 1 della Convenzione delle N.U. sui Diritti del Fanciullo, ratificata dall’Italia con la legge 27.5.1991 n. 176, affinché i neonati non vengano dimessi prima che sia stata effettuata la dichiarazione di nascita, sia stato dato loro un nome e, se del caso, nominato un tutore provvisorio che ne risponda.

Roma, lunedì 5 agosto 2013

On. Anna Rossomando

4 Settembre 2013Permalink

3 settembre 2013 – Ritorno a casa

Dopo qualche giorno di assenza torno a casa. Mai mi era capitato di desiderare un tablet che non ho per restare collegata alla mia posta e ai siti poco noti, ma di cui mi fido, che pratico.
A Torino, dove mi ero fermata, non mi è capitato di trovare nemmeno un internet point.
Oggi i giornali riferiscono del messaggio di domenica scorsa del papa: un tentativo di costruire unità sulla richiesta di pace con il più nonviolento dei mezzi, il digiuno. Una richiesta che vorrebbe farsi planetaria.
Ci riuscirà? Intanto si segnala il successo dei parlamento inglese nei confronti della decisione di appoggio agli USA nell’iniziativa militare del primo ministro Cameron e i mezzi di informazione analizzano il no (eventuale ma, sembra, improbabile) del Congresso americano come un insuccesso personale del presidente Obama.
A questo punto l’iniziativa di più ampio respiro politico sembra essere quella del papa ed è buffo vedere tante persone che ne sono coinvolte ma, preoccupate dal respiro religioso che la cosa può assumere, dichiarano (il mio riferimento è facebook) il proprio consenso con un ‘sì, ma … io sono laico’ ‘e tuttavia..’.
Il vaticano ha pubblicato il testo del discorso del papa di domenica scorsa anche in arabo.
Ho visto con piacere che il parroco della parrocchia della mia zona lo ha appeso nell’atrio della chiesa accanto al testo italiano.
Cerco di farlo sapere agli amici arabi e soprattutto siriani. Ancora una volta … vedremo
Intanto ne metto il link. Non si sa mai che qualcuno lo legga e se ne serva.
http://www.vatican.va/holy_father/francesco/angelus/2013/documents/papa-francesco_angelus_20130901_ar.html

I tetti di Gradisca

Ne ho scritto il 13, 14, 15, 17, 18, 26 agosto. Oggi riprendo il comunicato che l’on Serena Pellegrino ha pubblicato nel suo sito. Mi avvalgo delle notizia diffuse da lei perché la so attendibile e soprattutto è entrata al CIE e si spesa in una difficile mediazione e ha coinvolto il sen. Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Per oggi non posso che riportare il comunicato di Serena del 31 agosto.

GRADISCA. Clandestini nuovamente sui tetti, è ancora bagarre al Cie di Gradisca. L’allarme è scattato mercoledì sera, quando un gruppo di una ventina di trattenuti all’ex Polonio ha forzato le barriere, riuscendo a uscire dalle vasche di contenimento e a salire nella zona già teatro delle proteste dei giorni scorsi.

 Almeno in due hanno tentato senza successo la fuga: uno di loro si è ferito in maniera non grave cadendo a terra nel tentativo di raggiungere il muro di cinta aggrappato a una sorta di fune rudimentale che ha cercato di agganciare alle sbarre. L’uomo non ha voluto desistere dal suo proposito (con gli agenti che avevano piazzato una scala per farlo scendere) quando la corda improvvisata ha ceduto facendogli compiere un volo di 4 metri. È stato soccorso dagli uomini del 118 e ricoverato al nosocomio di Gorizia, dal quale è stato dimesso facendo ritorno al Cie già durante la notte.

 Rovinosa caduta anche per un secondo straniero che non è riuscito a scavalcare le barriere per questione di centimetri. Non vi sono stati comunque scontri fra gli “ospiti” e le forze dell’ordine. Fonti interne alla polizia smentiscono con decisione, fra l’altro, la notizia secondo cui anche gli agenti sarebbero saliti sui tetti nel tentativo di riportare nelle camerate i “rivoltosi”. L’ordine della Questura al contrario è quello di controllare la situazione evitando il contatto fisico.

 I trattenuti hanno continuato a occupare il tetto per tutta la giornata di ieri, dichiarando di volervi rimanere a oltranza. Il “casus belli” della nuova protesta sono state le convalide di fermo per altri due mesi comminate dal giudice di pace nei confronti di 4 delle persone trattenute al Cie, una delle quali si trova all’ex Polonio da ormai 14 mesi.

 Altre persone colpite dal provvedimento hanno moglie e figli nel nostro Paese. Altri due avrebbero inoltrato senza successo richiesta di rimpatrio volontario.

 Torna quindi d’attualità il tema dei tempi di “detenzione” nei Cie, tempi che sono acuiti anche dalla lentezza e a volte negligenza con cui i Paesi d’origine di queste persone colpite da decreto di espulsione avviano le procedure di rimpatrio. «Non abbiamo prospettive», «La vita qui non conta più niente», «Siamo come cani, molto meglio il carcere».

Altri ospiti hanno persino chiesto il trasferimento in altri Cie. Nel frattempo il trattenuto algerino che aveva spaccato il naso a un operatore con un pugno al volto è stato processato per direttissima e condannato a sei mesi di reclusione. È stato tradotto a Gorizia, nella casa circondariale via Barzellini.

 Ieri sera l’onorevole Serena Pellegrino (Sel) ha svolto una nuova visita al Cie per proporre eventuali mediazioni. La nuova protesta è andata in scena proprio quando a Roma si è svolto un incontro fra i funzionari del Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione e le Questure il cui territorio ospita un Cie. Sul tavolo le criticità di questi giorni e le possibili soluzioni operative.

CIE di carne
Rappresentano l’impegno più importante che mi sono data e che fallirà come molti altri miei impegni, ma non  voglio tralasciarlo: ci sono cose che si devono fare anche se destinate al fallimento.
Ne scriverò i prossimi giorni raccogliendo brandelli di informazioni che, negli anni, hanno costruito un dossier. Forse inutile ma ci tengo che resti.
Per ora solo una considerazione. I neonati per la cui registrazione alla nascita è prevista l’esibizione del permesso di soggiorno dei genitori svolgono la funzione dei CIE: servono ad identificare i genitori al fine di espellerli.
Che poi vi siano misure burocratiche che rendono difficile, o almeno rallentano, il processo nulla toglie alla vergogna di una legge che ci teniamo quasi con indifferenza.

3 Settembre 2013Permalink

26 agosto 2013 – Il silenzio non è calato sul CIE di Gradisca d’Isonzo 6

Dichiarazione a margine della manifestazione avvenuta davanti al Cie di Gradisca d’Isonzo sabato 17 agosto

“Ieri, a Gradisca d’Isonzo, si è svolta davanti al CIE una manifestazione di sensibilizzazione, di pacifica protesta e di civile impegno. Come tale molti l’hanno sostenuta e condivisa.
Spiace però constatare che gli esponenti delle istituzioni regionali non abbiano potuto accedere al CIE. Come già da me più volte auspicato riteniamo sia essenziale che questi luoghi possano essere accessibili attraverso più semplici protocolli.
Ma quello che più mi preoccupa è che l’accaduto possa vanificare il processo fin qui sviluppato. E’ evidente che la nuova situazione di crisi all’interno del CIE deve essere ricomposta: coloro che ne hanno la competenza istituzionale si attivino quanto prima.”

NOTA MIA

Il 31 luglio sette consiglieri regionali erano entrati al CIE. Io avevo trovato al notizia nell’intervento su fb della consigliera regionale Cremaschi e ne avevo dato notizia nel mio blog del 15 agosto, raggiungibile anche da qui                   
Perché è intervenuto il rifiuto di ingresso per i parlamentari locali, i sindaci e i loro rappresentanti?

Link ad articolo de Il Piccolo 17 agosto

COMUNICATO STAMPA   20 agosto 2013

Alla riapertura di oggi della Camera dei deputati , la parlamentare Serena Pellegrino ha depositato proprio in queste ore un interpellanza urgente : il Governo spieghi quali politiche intende attuare per affrontare concretamente le continue situazioni di crisi al CIE di Gradisca d’Isonzo.

 L’interpellanza inquadra il problema nell’architettura normativa vigente e ne illustra gli sviluppi in ordine a palesi violazioni delle leggi italiane, delle direttive europee , dei principi umanitari e dei diritti universali, delle disposizioni contrattuali che regolano il rapporto tra Prefettura e cooperativa che gestisce il CIE.

 Pellegrino, oltre a ribadire la necessità di una revisione della legge italiana in materia di immigrazione, chiede un controllo regolare sulle condizioni attinenti il rispetto della dignità umana e delle norme igienico sanitarie all’interno della struttura di Gradisca d’Isonzo. Si rivolge al Ministro dell’Interno affinché le istituzioni competenti alle pratiche di identificazione dei trattenuti – in primis ambasciate e consolati – svolgano con maggior sollecitudine gli adempimenti necessari.

22 agosto
Nei giorni scorsi, dopo aver vissuto le vicende del CIE di Gradisca, da dentro e in un periodo dell’anno molto particolare in cui l’Italia intera sembra sopita, devo esprimere un sentito grazie e manifestare la mia stima nei confronti del Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, Luigi Manconi. Avendo saputo che mi stavo interessando in prima persona del CIE, mi ha contattato e mi sono relazionata con lui quotidianamente, ferragosto e domeniche incluse.
L’interesse e il modo in cui ha preso a cuore l’evento, ben aldilà di quanto la carica istituzionale chieda, ha dato a tutti la possibilità di sapere quanto sia uomo di grande valore umanitario.
Mai incarico istituzionale è stato assegnato così appropriatamente.
Grazie sen. Luigi Manconi

24 agosto

Prima di dirigermi verso il Comune di Gradisca, alla riunione congiunta indetta dal Sindaco, sono passata dal CIE.
Vengo a sapere che uno di loro è ricoverato in ospedale per aver ingerito un quantitativo eccessivo di psicofarmaci ma che per fortuna è fuori pericolo.
Comunico alla questura il mio arrivo, il senatore Francesco Russo di Trieste mi chiama ieri e mi chiede se è possibile entrare al CIE. Certo che si può entrare! tutti i parlamentari possono entrare! è curioso, è come se mi chiedesse il permesso. Effettivamente in questi giorni si è instaurato un rapporto con tutti, dai poliziotti, ai soldati presenti, agli operatori “in maglietta arancione”, agli “ospiti” – mi ostino a chiamarli così perché così vuole la legge e perché è così che dovrebbero essere considerati – che sembra familiare.
Rimango piacevolmente stupita. La prima telefonata istituzionale che ricevo dopo quindici giorni da quando ho denunciato i primi episodi e scopro che fa parte anche lui della commissione per i diritti umani: gaudio!
Arrivo al CIE. Mi annuncio al telefono e mi dicono che è già presente in struttura l’onorevole Gigli.  BENE!
Porto con me Matteo Negrari. Aspettiamo il Sen. Russo ed entriamo nelle “vasche”. Mi accolgono come se fossi una loro sorella. Una gioia indiscriminata. Lo stupore dei presenti è forte. Anche il mio.
Trovo pulito, in ordine, nel limite delle potenzialità della struttura, i vetri riparati la rete ripristinata.
La gabbia è di nuovo intatta.

Quante speranze, quante aspettative nei confronti della riunione di oggi.    Non voglio illuderli.
Con chiarezza gli dico che l’incontro di oggi non è risolutivo perché non è quello il luogo dove si decidono le sorti del CIE di Gradisca.
Arrivo in Comune, i ragazzi delle associazioni fuori! sempre fuori dal muro! Ma oggi è importante che ascoltino anche loro il pensiero degli amministratori. Gli dico di seguirmi.
Ottengo, senza grande difficoltà, la loro presenza. Ci siamo tutti.

La riunione congiunta a Gradisca, ospiti del sindaco Tommasini gli amministratori del comune di Gradisca, della provincia di Gorizia, della regione e della Presidente Serracchiani, ha evidenziato una voce unanime: il CIE va chiuso e la Bossi/Fini superata.

Le analisi sono chiare ed è evidente a tutti che è arrivato il momento di far sentire la propria voce.
Tutti i parlamentari presenti Brandolin, Malisani, Pegorer, Russo sono intervenuti – tranne Lorenzo Battista del movimento 5 stelle e parlandoci successivamente capisco che proprio l’argomento gli è poco chiaro.

Il CIE questo sconosciuto. Per tanti, molti, troppi in Friuli il CIE è sempre stato un universo sconosciuto.

Il mio intervento: narro in parte quanto accaduto in queste due settimane ma mi addentro subito su chi e che cosa può essere fatto.
Chi può incidere sulle sorti del CIE di Gradisca: Viminale, Prefettura a cui fa riferimento la Questura, l’ente Gestore.

Il Parlamento è l’organo di controllo e può legiferare.
Regione, Provincia e Comune hanno il compito di vigilare, tutelare e far emergere le criticità del proprio territorio.
Ecco perché in tutti questi anni ognuno, una volta interrogato ha detto: “non è di mia competenza”.
Ma ora, tutti al tavolo, per dichiarare e far valere la propria posizione e il proprio pensiero.
Questa volta credo che ci siano le persone giuste a ricoprire i ruoli giusti.

La due giunte, comunale e regionale, hanno elaborato di concerto una nota da inoltrare al Governo.
E finalmente oggi la finestra si è aperta.
Un altro piccolo passo.

Nota mia – Una preghiera a Serena
Non dimenticarti, non far dimenticare l’esigenza di far riferimento anche alle norme del pacchetto sicurezza.

Non si dica solo eliminiamo/rivediamo la Bossi Fini. Il pacchetto sicurezza voluto dal Ministro Maroni aggiunge altri disumani  e incostituzionali elementi.
Prima che mi si contesti l’attributo di incostituzionali ricordo che la norma che prevedeva il rifiuto della registrazione dei matrimoni (unitamente a quella che ancora prevede il rifiuto della registrazione delle nascite, che si trova alla lettera g del comma 22 dell’art. 1 del pacchetto sicurezza) è stata cancellata dalla Corte costituzionale con  sentenza n. 245 del 20 luglio 2011 (depositata in cancelleria il 25 luglio 2011).
Serena, chiedere al padre e/o alla madre il permesso di soggiorno che non  hanno perché manifestino la loro condizioni di irregolari (e conseguentemente possano essere espulsi) significa fare del figlio il CIE vivente dei genitori
Così ho scritto a Serena.
Aggiungo che ne ho già scritto in questo blog  
Poiché mi si è detto (ed è questione su cui dovrò tornare che ‘chiedere il permesso di soggiorno o in alternativa altro documento’  lascia al migrante irregolare libertà di scelta, ricordo che il titolo della sentenza dell’Alta Corte  suona “Illegittimità costituzionale dell’art. 116, primo comma, Codice Civile, per richiesta esibizione del permesso di soggiorno ai fini del matrimonio”.
Non sempre la cura grammaticale di burocrati, ideologicamente orientati o meno essi siano, è utile a capire.

26 Agosto 2013Permalink

15 agosto 2013 – CIE e ferragosto 3

CIE di Gradisca: Una parlamentare …

Il 13 e 14 agosto ho riportato nel mio blog (e come potevo trasferito su facebook)  i comunicati e le frettolose note dell’on. Serena Pellegrino che anche oggi ha pubblicato una notizia nel sito che si è costruita e a cui rimando per il futuro (www.serenapellegrino.it). Comunico comunque che domani alle 11.45 terrà una conferenza stampa a Gradisca nel piazzale antistante il CIE.
Non sono l’addetta stampa di Serena e l’ho fatto perché era l’unico modo di proporre una voce dall’interno che è stata indubbiamente enfatizzata dall’emergenza della situazione ma di cui nessuno ha potuto soffocare la visibilità.
Però Serena si è messa in gioco e di ciò le va dato onore anche per aver sollevato la voce del senatore Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Non era mai successo e speriamo abbia un seguito.
Il CIE è là – se non vado errata – dal 2006, impenetrabile all’esterno ma non a chi (parlamentari e consiglieri regionali) ha un ruolo per potervi entrare, ruolo che da allora non è stato esercitato o almeno non lo è stato con efficacia.

CIE di Gradisca: …e sette consiglieri regionali

Il 31 luglio i consiglieri regionali Cremaschi, Codega, Dal Zovo, Gratton, Moretti, Pustetto, Travanut hanno presentato, a seguito della visita di alcuni di loro al CIE, l’interpellanza n. 10 di cui riassumo, collegandola per una lettura completa,  i  termini essenziali:
–        eterogeneità delle presenze dal punto di vista della classificazione amministrativa;
–        situazioni di fragilità e vulnerabilità psichica che necessitano di interventi socio sanitari non attuabili dentro un sistema di contenzione;
–         e, cito, “anche le forze dell’Ordine ritengono scarsamente tutelante la situazione sia per le persone trattenute, sia per gli operatori deputati a mantenere le norme di legge, tanto che lo stesso Sindacato di Polizia è intervenuto con numerosi comunicati”.

In definitiva  i consiglieri firmatari, prima di porre le ovvie domande alla giunta,  constatano come : “si ponga un problema umanitario, un problema di diritto ed un problema di efficacia”.
Nulla è accaduto nel consiglio regionale prima dell’intervento dell’on. Pellegrino cui ha fatto seguito (13 agosto) un comunicato stampa di Gianni Torrenti, Assessore all’istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo, cooperazione, cultura, sport, relazioni internazionali e comunitarie, che qui collego per una eventuale lettura.

Non ho trovato invece comunicati personali della Presidente della Regione salvo qualche brandello di interviste, spero correttamente riportato, in cui chiede la chiusura del CIE.
Mi sembra poco e generico.  Continuerò a cercar di capire soprattutto se la Presidente della Regione, al di là degli auspici, si rende conto che – anche se il CIE venisse chiuso- questi migranti ora e per un futuro non so quanto lungo sono qui e che ci si deve far carico nell’esercizio delle proprie funzioni, partiti di riferimento consentendo o meno, anche dell’ora e del ‘qui’.

Le appartenenze dei consiglieri interpellanti
Volutamente non le collego ai singoli nomi: ci sono 4 Pd, 2 SEL, 1 M5S. Quello che mi interessa è l’eterogeneità delle appartenenze che segnano il rispetto dell’art. 67  della Costituzione (che vale anche per i Consiglieri regionali) “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Poco dopo la formazione del governo Letta c’era stata una stupida polemica in merito (ma poiché le cose stupide hanno successo me ne ero molto –e ancora lo sono –preoccupata).

Ha vinto Erode?

Ora spero che chi se ne ricorda sappia, nell’ambito delle proprie funzioni e con trasparenza, stimolare interventi efficaci non dimenticando la legge che nega ai neonati –figli di immigrati irregolari – il certificato di nascita.
Come ricorda la proposta di legge regionale n. 740, che potrebbe rimuovere questa infamia, è una riforma che non costa nulla (ma cui non sembrano attenti nemmeno i proponenti).
In questo periodo mi interesso di certi antichi miti e mi viene in mente un precedente: il re Erode decise di far ammazzare tutti i bambini di Betlemme per essere certo di liberarsi di uno che gli sfuggì. Nel 2009 il ministro Maroni volle minacciare alcuni bambini per spaventare i migranti e ottenere il consenso di chi si crogiola in una cultura xenofobo razzista. Gli è riuscito?

16 agosto – mattino presto
Trascrivo la segnalazione di un articolo che ho ricevuto e, pur trovandolo molto pertinente, ora non ho tempo di commentare. Ma se qualcuno legge…
http://www.famigliacristiana.it/articolo/bari-al-cara-si-violano-i-diritti-umani.aspx

Un po’ più tardi
http://www.cronachediordinariorazzismo.org/2013/08/in-coma-luomo-caduto-dal-cie-di-gradisca-chiudere-subito-i-cie/

E ancora, dopo una telefonata di Serena

Scritto su fb
Cara Serena, l’adesione dei movimenti è importante ma, ti prego, non dimenticare di essere una parlamentare. Agisci anche sulle regole. Troppi pensano che l’urlo basti.
Ho letto che è stata ritirata la circolare che negava l’uso del cellulare.
 E’ una misura importante e il non piccolo successo va a tuo merito.
Mi hai detto che avevi concordato con il prefetto anche la possibilità dell’uso della mensa per i pasti (i detenuti mangiano in cella) e l’uso di un campetto di calcio.
Forse ai fautori del tutto o nulla sembrerà poco ma ogni misura per umanizzare è un passo,  purché sia un passo e non l’ultima sosta davanti a una porta chiusa. Hai aperto uno spiraglio. Continua, se potessi mettere il piede nella fessura per non far chiudere quella porta lo farei.
Speriamo e attendiamo con trepidazione lo scioglimento della prognosi per il cittadino del Marocco in coma farmacologico.

 

15 Agosto 2013Permalink

14 agosto 2013 – Dalla nota facebook di Serena Pellegrino, deputata 2

Il mio commento

Ormai da anni scrivo nel mio blog, e poi su facebook, che per la questione immigrati in generale – e non solo per quella punta dell’iceberg che è il CIE – occorre un impegno di tutti i livelli istituzionali, non solo e non tanto per dire – o peggio strillare a proprio onore e gloria di protagonisti della protesta – qualche cosa di ciò che non va.

Ora ce lo dice una parlamentare che si è trovata ‘dentro’ e soprattutto ‘con’.

Altri che esercitano con responsabilità ed onore attività assistenziali si trovano ‘con’, ma non sanno (o non vogliono) affrontare i problemi dei diritti degli stranieri a livello normativo. Sembra siano timorosi di affrontare i livelli istituzionali di responsabilità che devono essere esercitate e per essere esercitate devono essere pubblicamente stimolate in forma responsabile.

All’intervento consapevole e responsabile di Serena Pellegrino si è unita -da Roma- la voce del sen. Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani del Senato. E’ un legame di continuità e coerenza importante che merita consenso e attenzione.

Una sola nota cui ci tengo moltissimo: Serena Pellegrino chiede al governo e alla maggioranza parlamentare di cancellare la Bossi Fin e il reato di clandestinità (certamente un nodo fondamentale della questione).
Per favore Serena non dimenticare il successivo ‘pacchetto sicurezza’ (94/2009) che aggiunge altre abiezioni arrivando a scatenare il disprezzo per i padri ostentato – e condiviso da molti – sui figli neonati e negando loro il certificato di nascita. Oggi quei neonati non hanno voce per esprimere una protesta che altri possa ascoltare – e magari strumentalizzare – ma i loro diritti sono stati radicalmente calpestati.

Non dimentichiamoli e … grazie  all’on. Serena e al sen. Luigi Manconi. Continuate così.

Ora vedremo che ne seguirà .

Serena Pellegrino –  …Oggi è l’Altro giorno e voi, “papaveri”, dove siete stati…

 Dopo aver lasciato, ieri sera, il CIE con l’accordo del dirigente della Questura che gli “ospiti” avrebbero potuto rimanere fuori nelle “vasche” c’è stato da parte loro un sospiro di sollievo. Prima di andare via gli ho detto che la nostra fiducia nei loro confronti era totale.

 Un gruppo, il più nutrito, motivato e attento voleva discutere delle regole, alcuni mi chiedevano di poter intervenire su loro situazioni personali, altri ancora erano in disparte.

 Un paio, i sedicenti siriani, mi chiamano in parte per perorare la loro causa. A tutti dico che il mio compito è quello di promuovere il benessere di tutti all’interno della struttura e che chiedo loro solo di essere rispettosi del luogo, di non rompere più nulla, perché, con il denaro che necessita per riparare i danni, potrebbero avere altri benefici, come ad esempio le macchinette per il caffè all’interno delle loro stanze.

 Gli faccio mille raccomandazioni, mi sembrava di rivolgermi a dei figli. Ho fatto anche l’esempio di loro come padri nei confronti dei loro figli. La sensazione che queste persone non conoscano più un gesto d’attenzione e d’ “amore” da tempo illimitato è grande.

 Fiduciosa, anche se preoccupata, li ho lasciati.

 Questa mattina vengo raggiunta da una telefonata e vengo a sapere che due degli “ospiti” sono stati ricoverati a seguito di una caduta. Chiamo immediatamente il Prefetto che mi conferma che purtroppo la notizia è vera e che uno dei due versa in gravissime condizioni: è caduto mentre cercava di saltare dal tetto mancando la presa successiva, precipitando così a terra con la testa e che ora si trovava all’ospedale di Cattinara a Trieste sotto operazione chirurgica, mentre il secondo, dopo aver cercato di realizzare una cosiddetta fune tibetana, è scivolato riportando delle contusioni alle gambe.

 Quest’ultimo, nulla di grave.

 Mi comunica che proprio quello più grave era lì da pochi giorni, che aveva già ricevuto i documenti ed era prossimo al rientro nella sua patria. Ed è quindi proprio questo uno dei più gravi motivi per cui queste persone rischiano la fuga, perché nella loro terra non vogliono tornare: non hanno nulla da perdere!

 Che responsabilità enorme pesa sulla testa di noi occidentali che, dopo aver depredato le loro terre, li abbiamo introdotti nei nostri paesi a fare i mestieri meno appetibili e ora, dal momento che non ne abbiamo più bisogno li “rottamiamo”, parola molto di moda ultimamente…

 Per fortuna quanto accaduto nella notte non inficia il fatto che il Prefetto mantenesse la sua motivazione a procedere con il ripristino delle misure concordate assieme.

 Chiamo Galadriel Ravelli e Matteo Negrari e li avviso dell’accaduto.

 Ci facciamo numerose telefonate e concordiamo assieme che non sia il caso di tornare al CIE per non allertare gli “ospiti” che molto probabilmente non erano al corrente di come stesse il loro “compagno”.

 Mi arrabbio davvero perché dopo aver trascorso ore e ore all’interno della struttura proprio perché la mia preoccupazione più grande era quella che potesse succedere un incidente dal tetto, accade esattamente così.

 Mi tengo costantemente aggiornata, anche perché l’assessore regionale Torrenti annuncia il suo incontro con il Prefetto.

 Il mio timore è che il lavoro di mediazione di questi giorni potesse essere vanificato da questo incidente e che il Prefetto, nell’ottica dell’emergenza, tornasse sui suoi passi, facendo pagare a tutti l’errore di un singolo.

 A dire la verità il Prefetto non solo non revoca il provvedimento, sebbene il giorno prima abbia dimostrato di essere intransigente sulla questione, ma addirittura premia i suoi ospiti, redigendolo oggi stesso.

 Mi stupisco ma, ovviamente, mi rallegro per la buona tenuta dell’accordo.

 Nel frattempo mi giungono telefonate che mi dicono che i due “ospiti” non erano particolarmente in sé quando li vedono scappare, e qualcuno azzarda qualche ipotesi.

 Prendo queste informazioni con le molle. Tutto dovrà essere verificato dalle autorità preposte.

 Mi assicuro che i familiari siano stati informati e mi viene garantito che l’ambasciata è stata messa al corrente dei fatti.

 Nel corso della giornata vengo raggiunta telefonicamente dal sen. Luigi Manconi, presidente della commissione Affari per i diritti umani e mi chiede di riferirgli quanto accaduto nel dettaglio e di tenerlo aggiornato sugli sviluppi. Mi comunica che, oltre al suo immediato interessamento, è prevista la visita della commissione al CIE proprio il prossimo 9 settembre. 

 La cosa più strana? dopo aver trascorso tre lunghissimi giorni e notti a stretto contatto con la struttura e i suoi ospiti, dopo aver denunciato a tutti gli organi di stampa quanto stesse accadendo, nessuna delle autorità locali si è preoccupato di fare una chiamata fino ad oggi; solo qualcuno ieri ha dichiarato: “vediamo gli sviluppi…”.

 Ecco gli sviluppi.

 Capisco che siamo in agosto, capisco che le istituzioni sono chiuse…ma i diritti dell’umanità non possono certo andare in ferie, mai.

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 CIE GRADISCA, 13 agosto 2013

 SITUAZIONE NUOVAMENTE GRAVISSIMA: DUE IMMIGRATI FERITI, UNO E’ MOLTO GRAVE

 SERENA PELLEGRINO RIFERISCE AL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE PER LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI SEN.MANCONI

 La situazione al CIE di Gradisca d’Isonzo ha improvvisamente e nuovamente fatto scattare allarme e tensione: la notte scorsa due persone, presumibilmente in un tentativo di fuga, sono rimaste ferite, una molto gravemente, e sono ricoverate all’ospedale di Cattinara di Trieste e all’ospedale civile di Gorizia.

 ” Il ministero dell’interno intervenga immediatamente prima che succeda una nuova tragedia”: lo afferma la deputata di Sel Serena Pellegrino che da giorni segue la vicenda del CIE di Gradisca d’Isonzo. Pellegrino è stata in queste ore chiamata dal sen.Luigi Mancone, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, per un aggiornamento sulla situazione.

 ” È ora – continua la deputata di Sel – che il governo, e la strana maggioranza che lo sostiene, si occupino di rivedere le politiche di immigrazione cancellando la Bossi-Fini e il reato di clandestinità.

 Un paese civile non può più accettare questi centri di detenzione, vere e proprie galere senza le minime condizioni umane, che chiamiamo Cie. La regione Friuli Venezia Giulia , oltre a dichiararsi contro il permanere del Centro, assuma iniziative più specifiche in ambito politico e si affianchi più concretamente a coloro che si stanno battendo per la revisione normativa”

 on. Serena Pellegrino

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 CIE GRADISCA: ON. SERENA PELLEGRINO (SINISTRA E. LIBERTÀ),

 SITUAZIONE GRAVISSIMA      INTERVENGA ALFANO

 La situazione al CIE di Gradisca d’Isonzo è gravissima come dimostrano i due feriti di questa notte ricoverati al Cattinara di Trieste e all’ospedale di Gorizia. Il ministero dell’interno intervenga immediatamente prima che succeda una tragedia.

 Lo afferma la deputata di Sel Serena Pellegrino che da giorni segue la vicenda del CIE di Gradisca d’Isonzo.

 È ora, continua la deputata di Sel, che il governo, e la strana maggioranza che lo sostiene, si occupino di rivedere le politiche di immigrazione cancellando la Bossi-Fini e il reato di clandestinità.

 Le politiche di questi anni hanno prodotto solo tragedie e morti, senza minimamente risolvere il problema. Un paese civile non può più accettare, conclude l’on. Pellegrino, questi centri di detenzione, vere e proprie galere senza le minime condizioni umane che chiamiamo Cie.

 Lo rende noto l’ufficio stampa

 Roma 13 agosto 2013

Segue il link al comunicato del sen. Manconi che avevo aggiunto ieri pomeriggio al mio scritto di ieri.

ore 11 Il comunicato Ansa. Giornalisti?
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2013/08/13/Tenta-fuga-Cie-ferito-gravemente_9154655.html

 

14 Agosto 2013Permalink

10 agosto 2013 – Le sorprese di Boldrini

 Rispetto delle scadenze e qualche cosa di più

Vacanze interrotte per i deputati. Il decreto con le norme contro il femminicidio sarà con ogni probabilità presentato in aula alla Camera il 20 o il 21 agosto. Secondo quanto si apprende a Montecitorio il decreto dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale domenica 18 o lunedì 19. Entro cinque giorni dovrà poi essere presentato in aula per iniziare il percorso che porterà, se porterà, alla legge.
E poiché in aula deve essere presentato  bisogna che l’aula ci sia.
Naturalmente la Lega ha protestato.
Sarà però interessante contare e riconoscere i presenti e gli assenti.

La circostanza era stata anticipata dalla presidente della Camera, Laura Boldrini: “Ieri, nel salutare i deputati per la pausa estiva, ho ricordato che l’aula e le commissioni possono essere convocate, se necessario, in ogni momento – ha scritto sulla sua pagina Facebook -. E’ prevedibile, infatti, che Montecitorio debba riunirsi già dopo il 20 agosto per la presentazione di un decreto”.

Speranze forse sprecate ma perché negarmele in una stagione di sorprese?

Spero che un atteggiamento di impegno congiunto governo – presidente della camera – camera consenta anche di dibattere rapidamente la proposta di legge che, ripristinando la situazione precedente l’approvazione del pacchetto sicurezza, cancelli la richiesta del permesso di soggiorno per la registrazione delle nascite, assicurando ad ogni bambino di  esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.
L’ho trascritta il 17 giugno.    
Ciò che più mi preoccupa, insieme alla sonnolenza del parlamento, è l’indifferenza dei sindaci. Come possono accettare di registrare chi nasce nel territorio del loro comune con modalità che discriminano alcuni bambini, declinando un principio di uguaglianza in termini di privilegio e rigetto sanato da una circolare?  E accanto a questo atteggiamento per me incomprensibile ci sono i cittadini che non sanno – o non  vogliono – distinguere il significato di una legge dagli effetti di una circolare.
Purtroppo anche per questo aspetto ci sono brutte novità su cui tornerò presto, dopo aver verificato ancora un fatto capitato nella mia città.

10 Agosto 2013Permalink

8 agosto 2013 – Piccoli passi contro il razzismo

Piccoli passi contro il razzismo  di Monica Lanfranco | 8 agosto 2013

Qualche mese fa scrissi un post nel quale raccontavo di come mi ero imbattuta in un modulo standard di denuncia contro ignoti per un tentativo di furto nel quale, tra le varie voci da barrare, c’era anche la casella ‘zingari’.
Mi era sembrato, pure nella sgradevolezza dell’avvenimento che mi colpiva da vicino, un’incresciosa scoperta, una pericolosa e palese manifestazione razzista che non poteva passare inosservata.
Dopo pochi giorni sono stata contattata da diverse associazioni che si occupano di diritti umani: Associazione 21 luglio, Amnesty International, Ecc.
Nel frattempo il nostro civilissimo paese ha assistito alle esternazioni di esponenti politici con incarichi istituzionali ai danni di una ministra, con declinazioni razziste e sessiste, e sembrava che oltre allo sdegno, alla riprovazione, alla nausea di fronte a tutto questo non si riuscisse a muovere nulla.
Invece, sorpresa: le associazioni hanno fatto cordata, e si sono mosse, riuscendo a trovare interlocutori in Parlamento.
I senatori Manconi e Palermo hanno contattato il comando dei Carabinieri in questione, richiedendo e ottenendo la rimozione della voce ‘zingari’ dal precompilato.
In seguito ad ulteriori verifiche hanno scoperto, come era altamente probabile, che il fenomeno non era circoscritto a quel comando  hanno ottenuto l’intervento di un alto ufficiale dell’arma che ha scritto a tutti i comandi interessati chiedendone la rimozione.
Un piccolo risultato, un sassolino nel mare di indifferenza, violenza verbale e sottovalutazione del potere delle parole: certo, però dà speranza e tonifica vedere che da un piccolo post su un evento purtroppo diffuso e per niente eccezionale si crea sinergia tra persone, realtà associative e istituzioni, che insieme rimuovono una (piccola) ingiustizia.
Non sarà una notizia, ma, forse, invece sì. 

Come ci sono arrivata
Ho trovato questa notizia su facebook e la riporto avendola collegata  alla fonte (Il fatto quotidiano, raggiunto attraverso la segnalazione di Monica Lanfranco): la ritengo importantissima: due senatori che capiscono, verificano, propongono, ottengono e , insieme a una giornalista che ne dà notizia, capiscono il significato di un fatto che può sembrare piccolo ma non lo è
Così mi aggiungo anch’io che – a conforto della mia futura memoria – di analoghe questioni- avevo scritto il 15 luglio scorso.

8 Agosto 2013Permalink

28 luglio 2013 – Nascere e non esistere. Anche a Udine.

Quel che mi è capitato fra il 25 e il 26 luglio
Il 26 luglio avevo scritto di mie ‘perplessità e preoccupazioni’ a proposito di una informazione scorretta contenuta nella Guida rapida all’ospedale che un amico, entratone in possesso per essergli stata offerta nell’Ospedale di Udine all’inizio della scorsa settimana, mi aveva fornito il 25 luglio.
Non riuscendo a raggiungerlo quando ho deciso di scriverne avevo mantenuto l’indicazione anonima. Venuto a conoscenza del mio scritto lui stesso ha voluto che il suo nome comparisse, del che gli sono grata. Si chiama Luca Peresson, vive in regione a Maiano.
Ma veniamo alla storia di cui rivela un pezzo importante, l’indicazione erronea nel dépliant che mi aveva fornito.
Gli avevo risposto precisando che
1. Il dépliant distribuito dichiara ufficialmente la richiesta di permesso di soggiorno valido da parte dell’ospedale di Udine per stilare la denuncia di nascita per i figli degli stranieri non residenti. Come tante volte ho scritto la richiesta del permesso di soggiorno in questo caso non è legalmente proponibile. E’ chiaro che la denuncia di nascita viene presentata in ospedale per delega del Comune in cui il piccolo (così male accolto) risulterà nato.
2. La mattina del 26 luglio ho scritto a un paio di assessori comunali, a qualche consigliere comunale assortito per genere e a qualche amico/a impegnato nelle attività della società civile.
Ho avuto immediata risposta da una consigliera e da un’assessora che si è impegnata a documentarsi.
3. Poiché sono testarda e pignola prima che l’ufficio informazioni dell’ospedale chiudesse (venerdì 26 poco prima delle 18) mi sono recata a quello sportello, ho verificato l’inesistenza nell’espositore affiancato allo sportello del dépliant che tenevo in mano, mi sono rivolta a una gentilissima impiegata presente e, ostentando la mia aria d’occasione di vecchietta innocente e un po’ scema, le ho mostrato il dépliant chiedendole altra copia. Risposta: “ Ma quello è un documento vecchio, guardi la data (
l’avevo già guardata signora mia! Mi dimentico sempre del luogo in cui ho messo gli occhiali ma quando guardo documenti sono un mastino!). Comunque non ne abbiamo più. Sono finiti tutti”.

Su questo aspetto c’è una spiegazione ovvia. I dépliant erano finiti da tempo all’ufficio informazioni sito nell’atrio dell’ospedale e tanto mi riferiva correttamente l’impiegata che non poteva sapere che in qualche reparto ce n’erano ancora (e penso in uno dei reparti forniti di quel dépliant l’avesse ricevuto Luca).
Se c’è anche la possibilità di farsi influenzare da ipotesi maligne queste non riguardano quell’impiegata ma chi decide ed è responsabile delle decisioni.

Non intendo abbandonare questa brutta storia e proseguo
Do per buona la data sul dépliant: gennaio 2012 e non vado oltre.
Però la legge che nega la possibilità di registrare la nascita di un figlio è del 15 luglio 2009.
La norma indecente (cui il dépliant dell’ospedale di Udine si adegua) si trova nella lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge stessa e ha conformemente modificato il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 286/1998, e successive modificazioni. Si tratta del Testo unico sull’Immigrazione.
La circolare che consente –contraddicendo la legge ma senza modificarla – la registrazione dei nuovi nati anche a chi sia privo di permesso di soggiorno porta il n. 19 ed è datata 7 agosto 2009.
Quindi, anche se la distribuzione del dépliant all’ospedale di Udine fosse cessata nel gennaio 2012 (secondo la data indicata nel documento e che qualcuno mi ha suggerito essere ultimativa del processo discriminatorio ma sappiamo che non è così) a quanti bambini fra il 7 agosto 2009 e il gennaio 2012 è stato negato – nel comune di Udine (e in ogni altro comune italiano di cui non posso verificare le procedure nel merito) – il certificato di nascita loro dovuto? e a quanti dal gennaio 2012 ad oggi, periodo per cui non disponiamo della condanna a norma dépliant?

A chi denunciare questa faccenda?
Nella nostra regione non è stata istituita la figura del garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Sindaco di Udine –cui ho scritto più volte – non mi ha mai risposto e non riprovo.
Proverò ad andare dal direttore dell’Azienda sanitaria e riferirò quello che vorrà dirmi se mai mi riceverà.
Non mi resta che confidare nell’etica e nel senso di responsabilità della giovane assessora che si è detta disponibile ad informarsi e nell’impegno dei parlamentari per la modifica della norma per cui già esiste una proposta di legge il cui testo si trova nel mio blog, in data 17 giugno.
 

28 Luglio 2013Permalink

27 luglio 2013 – Non più preoccupazioni ma certezze di razzismo operativo

Odio espresso da una parte politica o risultato visibile di una cultura diffusa?

Ieri scrivevo di mie perplessità e preoccupazioni, aprendo con un testo che testimoniava di discriminazioni a sfondo xenofobo o razziale che lo si voglia interpretare..
Oggi devo scrivere di aggressioni verso la ministra Kyenge diventata il simbolo di ciò che deve essere, ad ogni costo, abbattuto.
Odio espresso da una parte politica o risultato visibile di una cultura diffusa?

http://www.corriere.it/politica/13_luglio_26/kyenge-lancio-banane_3d51c118-f63a-11e2-8279-238a68ccdabf.shtml

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/07/27/news/forza_nuova_lancio_di_banane_contro_il_ministro_kyenge-63794163/?ref=HREA-1

http://www.lastampa.it/2013/07/26/italia/politica/cervia-lancio-di-banane-contro-kyenge-lei-c-la-crisi-triste-sprecare-il-cibo-B9Nw3jhOrhQmbJpTMu9vwJ/pagina.html

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/cervia_kyenge_ministro_banane_manichini/notizie/308988.shtml

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2013/07/26/APqQaH4F-manichini_insanguinati_accoglienza.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/27/kyenge-banane-contro-ministro-alla-festa-del-pd/668747/

Non era difficile prevedere e forse ormai è tardi per prevenire efficacemente.
Ci siamo dimenticati dei due senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, uccisi da Gianluca Casseri, esponente dell’estrema destra italiana il 13 dicembre 2011 durante la quale italiana e di tante altre aggressioni.
Io finora mi sono concentrata sull’indifferenza diffusa a livello di società civile e politico per la negazione in legge della registrazione anagrafica.
E continuerò perché anche questo mi sembra un segno sottovalutato di altri orrori futuri.

27 Luglio 2013Permalink