23 agosto 2015 – Fra i vescovi italiani e il fondatore de La Repubblica

Due premesse, una considerazione e una domanda

Avvenire, quotidiano che si propone di ispirazione cattolica (ed è noto come la voce della Conferenza Episcopale Italiana) oggi pubblica un articolo che tratta dello sfruttamento dei minori profughi.
Sempre oggi lo ‘storico’ editoriale di Eugenio Scalfari afferma, riferendosi, a papa Francesco, “il compito che sta cercando di condurre a termine è il mandato ricevuto dal Vaticano II laddove indica come finalità l’incontro della Chiesa con il mondo moderno”.

Il mondo moderno ha inserito, prima in legge che nella propria cultura, la concezione del minore come persona, cui vengono riconosciuti diritti propri, e non come individuo dipendente, per lo status giuridico che gli viene riconosciuto, dai suoi genitori.
E lo strumento che sancisce questa sua caratteristica di persona la cui tutela deve essere riconosciuta come ‘supremo interesse’, da promuoversi con mezzi adeguati, è la Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza La Convenzione è ratificata da molti stati e anche dalla Santa Sede.
In Italia è la legge 176 del 1991.

In Italia però la legge nota come ‘pacchetto sicurezza’ (legge 94/2009) non rispetta questo principio alla lettera g del comma 22 dell’art. 1 quando impone al genitore che chiede di registrare la nascita del figlio la presentazione del permesso di soggiorno, affermando quindi che la garanzia del certificato di nascita, garanzia che appartiene al nuovo nato, è subordinata alla condizione amministrativa dei genitori.
Si instaura quindi una condizione di sfruttamento del minore  che posso chiamare burocratico-amministrativo (ma che a mio parere è criminale).
Viene abusato come fosse un Centro di Identificazione ed Espulsione per provocare l’espulsione dei genitori, nell’indifferenza ratificata in legge per i danni che alla persona del nuovo nato conseguono, a partire dalla possibile decisione dei genitori di nasconderne la ‘minacciosa’ presenza. (Si veda l’ottavo rapporto di Save the Children cap.3.1-pag.53)
Se il genitore deve essere espulso per ragioni legalmente fondate non si usi del figlio per scoprirlo!

Finalmente la domanda I
l silenzio omissivo dei recenti documenti della chiesa cattolica sul problema specifico ne  indica l’incontro con il mondo moderno che sfrutta i minori o con quello che li riconosce persone con diritti propri?

Da Avvenire – Così il racket sfrutta i piccoli profughi”

Le rotte dei migranti, i Balcani come il Mar Mediterraneo, costituiscono il corridoio principale di transito usato dai trafficanti per trasferire in Europa minori vulnerabili. Ed è così che cresce la schiavitù dei più piccoli. Dal 2012 a oggi 1.679 sono le vittime di tratta accertate in Italia e tra loro, dal 2013, ci sono 130 sono ragazzini, inseriti in progetti di protezione; mentre 7.357 sono gli adolescenti migranti arrivati in Italia dall’inizio dell’anno. Sono alcuni dei numeri del dossier 2015, «Piccoli schiavi invisibili», diffuso da Save the Children, alla vigilia della giornata Onu in ricordo della schiavitù e della sua abolizione.

La Nigeria e le schiave bambine

La Nigeria è considerato il principale Paese di provenienza, seguito da Romania, Marocco, Ghana, Senegal e Albania. Due sono le prime destinazioni in Italia per le giovani nigeriane: Napoli, dove avviene la compravendita delle ragazze che non hanno già una destinazione prefissata, e Torino per coloro che invece giungono in aereo. Ad attenderle una maman nigeriana, che da quel momento in avanti terrà in pugno le loro vite, stabilendo quando e dove debbano prostituirsi per ripagare il debito contratto dalle famiglie per il loro viaggio.

Dall’Est Europa anche per traffici illegali

Il dossier di Save the Children mette in luce anche altre forme di sfruttamento, oltre a quello sessuale. Sono soprattutto ragazzine, di origine rom e romena, a essere date in sposa dai loro stessi genitori alla famiglia del marito: diventando così “merce di scambio”, vendute per un costo variabile che può spingersi anche oltre i 50.000 euro. Per ripagare il debito contratto con il “matrimonio” le giovanissime sono costrette a compiere attività illegali come borseggi e furti in appartamenti. Dall’Est non mancano le storie di sfruttamento sessuale di 1617enni, rumene, albanesi, bulgare o moldave, adescate da conoscenti o giovani uomini che le portano in Italia con la promessa di un lavoro da parrucchiera o da baby sitter per poi obbligarle a prostituirsi, sia in strada che al chiuso, in appartamenti o night club.

Il lavoro nero riguarda i minori egiziani

Quasi 400 minori egiziani, tra giugno e agosto, sono arrivati in Italia: povertà e carenza di opportunità lavorative dell’Egitto sono i principali fattori li spingono a venire nel nostro Paese, con le famiglie che si sobbarcano un debito di viaggio con i trafficanti compreso fra i 2mila e i 5mila euro e che i ragazzi dovranno quindi ripagare con il loro lavoro. A rischio di vita e sotto il controllo dei trafficanti, affrontano il viaggio in mare: una volta approdati in Italia vengono collocati in strutture di accoglienza da cui però solitamente scappano per raggiungere Roma, o altre città del Nord come Torino o Milano. Dove vengono sfruttati nei mercati generali di frutta e verdura, negli autolavaggi, nelle pizzerie o nelle frutterie. 10 euro per caricare un camion di frutta e verdura e 50 centesimi per ogni cassetta riempita. Negli autolavaggi si lavora ininterrottamente anche per 12 ore a 2-3 euro all’ora, come nelle pizzerie.

Il racket dei minori eritrei e afghani

Lo sfruttamento non ha nazionalità: il racket, infatti, riguarda anche i minori afghani non accompagnati – 850 presenti in Italia al 30 giugno 2015 -: il loro viaggio può costare 3-4mila euro, per ripagare il quale i ragazzi si fermano anche mesi a lavorare in Turchia o Grecia, subendo sfruttamento, violenze e abusi. Talvolta coloro che non hanno disponibilità economica vengono usati dai trafficanti per manovrare il gommone dalla Turchia alla Grecia e così non pagano la tratta. Secondo alcune testimonianze sembra addirittura che, al fine di garantire l’arrivo, i trafficanti facciano fare loro una giornata di prova per imparare a guidare l’imbarcazione. Ad alto rischio anche i ragazzi eritrei – 1.600 arrivati in Italia al 30 giugno 2015 – che possono diventare vittime di tratta, sfruttamento e violenze soprattutto durante l’attraversamento del Sahara o la detenzione in Libia. Nel transito in Italia le loro condizioni di vita sono caratterizzate da un massiccio controllo dei connazionali e una forte promiscuità che, nel caso delle ragazze, può sfociare in violenze e abusi.

http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/Quei-piccoli-schiavi-del-2015-Il-racket-sfrutta-i-minori-stranieri-.aspx

http://www.repubblica.it/politica/2015/08/23/news/quando_un_papa_cita_ulisse_e_si_oppone_al_potere_temporale-121448559/?ref=HRER2-1

http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img272_b.pdf?_ga=1.71298002.334414312.1415517229

23 Agosto 2015Permalink

21 agosto 2015 – Una lettera aperta. Si attende risposta del destinatario

oggetto: lettera aperta – diritto di ogni neonato al certificato di nascita

19 agosto 2015

A S. E. mons Nunzio Galantino Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana

Egregio monsignore,
cito da un articolo di Avvenire del 18 agosto «nessun politico dovrebbe mai cercare voti sulla pelle degli altri».
La frase che le è attribuita si colloca nella polemica di questi giorni che riguarda l’incapacità della politica di fronte alla necessità di accoglienza a dei profughi.
Da parte mia voglio fare un passo indietro, indietro di sei anni, quando fu approvata la legge 94/2009 (il cd ‘pacchetto sicurezza’) che impose la presentazione del permesso di soggiorno per la registrazione della nascita di un figlio in Italia anche a chi, per essere irregolare, il permesso di soggiorno non ha.
Preciso, per evitare una diffusa confusione fra la garanzia del certificato di nascita e la concessione della cittadinanza italiana, che quel figlio, se ne fosse registrata la nascita, avrebbe la cittadinanza dei genitori e non quella italiana.
Quella norma, che ancora è in vigore, fu voluta e votata con voto di fiducia (era il quarto governo Berlusconi, ministro dell’interno Maroni) nonostante l’abiezione insita nella trasformazione di un neonato in capo d’accusa per determinare l’espulsione di coloro che, non avendo il piccolo neppure un certificato di nascita, non sono legalmente i suoi genitori.
Esiste la scappatoia di una circolare che consente ciò che la legge nega … ma il principio d’infamia resta in legge, funzionale alla ricerca del consenso di una politica che Lei ha definito esercitarsi ‘sulla pelle degli altri’, in questo caso neonati.
La situazione che ne consegue è descritta nell’annuale rapporto del Gruppo Convention on the Rights of the Child dove 80 associazioni, fra cui la Caritas nazionale, segnalano che “l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migrante. Tale obbligo rappresenta un deterrente per quei genitori che, trovandosi in situazione irregolare, non si presentano agli uffici anagrafici per la registrazione del figlio, per paura di essere identificati ed eventualmente espulsi”.
Il parlamento ha gli strumenti per modificare la legge ma a tanto non provvede anche se il ritorno alla situazione precedente il ‘pacchetto sicurezza’ non comporta oneri di spesa.
La Chiesa cattolica si appresta a celebrare due importanti appuntamenti: il Sinodo ordinario (4-25 ottobre 2015) e il Quinto Convegno Ecclesiale Nazionale (Firenze 9 -13 novembre 2015) ed esistono documenti preparatori di quegli eventi che testimoniano un’attenzione ampia e anche nuova alla famiglia e ai soggetti fragili che ne fanno parte o ne sono privi ma i neonati stranieri, cui la famiglia è negata per legge, non sono nominati mai.
Le chiedo, come Segretario generale della CEI, di inserire nella sua richiesta di una politica ‘diversa’ anche l’attenzione dovuta a questi neonati abbandonati da tutti e di provvedere che a tanto si dimostri attenta anche la Chiesa che si esprimerà nel Sinodo e che si riunirà in Firenze il prossimo novembre.
Grata per la Sua attenzione, porgo distinti saluti

Augusta De Piero

La lettera è stata pubblicata il 20 agosto nel sito ‘ildialogo[.]org’

21 Agosto 2015Permalink

18 agosto 2015 – La volgarità di Salvini non può cancellare la memoria

  • Per non dimenticare: il riconoscimento dell’obiezione di coscienza

Spero che ci sia una rivolta della coscienza civile di fronte alla volgarità con cui viene difesa la ‘preghiera degli alpini’ nella sua integrità dalla neoteologia a marca leghista che ha il suo profeta nell’on. Salvini. Un vescovo avrebbe fatto censurare, in vista del canto in chiesa, il passo che afferma: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana”. E’ un passaggio che mi ha sempre fatto orrore e se mai l’avessi sentito cantare in chiesa (per fortuna dato che ho sempre evitato le cerimonie militarizzate non mi è mai successo) sarei uscita per dignità almeno mia. Ho partecipato in anni lontani all’impegno per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza. Eravamo in tanti uniti da un’esigenza profonda e convinta avendo ragioni convergenti di coscienza civile e di fede. L’obiezione di coscienza fu riconosciuta in legge(n. 772)  il 15 dicembre 1972, n. 772.

Per non dimenticare: don Lorenzo Milani

Voglio perciò ricordare don Lorenzo Milani, priore di Barbiana che dal paesino dove era stato inviato dal vescovo di Firenze, seppe costruire una prassi di attenzione e rispetto ai giovani per cui avviò una scuola a tempo pieno. Le finalità educative della scuola erano sintetizzate su un cartello all’ingresso che proponeva il motto I care in contrapposizione, come Milani stesso spiegava, al ‘me ne frego’ fascista.

Ma l’episodio del canto degli alpini richiama soprattutto la lettera ai cappellani militari della Toscana che don Milani scrisse in risposta a un loro comunicato del 12 febbraio 1965 in cui tra l’altro affermavano:

«Considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell’amore, è espressione di viltà».

Il documento con cui Milani espose le ragioni che impedivano a lui e ai suoi ragazzi di accettare la pronuncia dei cappellani militari si può leggere anche da qui:

http://www2.units.it/cusrp/presentazioni/milani_cappellani.html

Ebbe l’adesione di padre Ernesto Balducci e fu pubblicato da Rinascita, mensile politico culturale del partito comunista italiano (6 marzo 1965). Milani, Balducci e Luca Pavolini (il direttore di Rinascita) furono processati per apologia di reato. Il processo di primo grado si concluse con l’assoluzione (15 febbraio1966) ma il pubblico ministero ricorse subito in appello. Il processo di secondo grado si svolse senza don Milani che era morto  qualche mese prima che fosse celebrato (28 ottobre 1967):

Scrisse Luca Pavolini: «In appello sono andato solo, perché purtroppo don Milani era già morto. E naturalmente mi hanno condannato: a cinque mesi e dieci giorni… Ma non si sono accorti che la condanna veniva a cadere sotto amnistia».

Pur se radicalmente impedito a presenzia al processo don Milani non fece mancare la sua voce con una lettera ai giudici che si può leggere anche da qui. E’ un documento importante: spero venga letto.

http://www2.units.it/cusrp/presentazioni/milani_giudici.html

18 Agosto 2015Permalink

17 agosto 2015 – Alla ricerca di scritti intelligenti

domenica, 16 agosto 2015
Lo choc culturale dell’Italia alle prese con una Chiesa davvero “straniera”
SCRITTO DA Gad
Dietro alle grossolanità sui vescovi “comunisti”, dietro all’imbarazzo che scuote al suo interno la stessa Cei, si manifesta nel mondo cattolico italiano un disagio ben comprensibile nelle sue origini. Trattasi di vero e proprio choc culturale. Bergoglio è il terzo papa in sequenza di nazionalità straniera, dopo Wojtyla e Ratzinger. Ma è il primo papa davvero “straniero”, cioè extraeuropeo nella sua visione d’insieme della realtà. Quando scherzava sulla sua provenienza dalla periferia del mondo, stava anticipando l’intenzione di continuare a guardarlo dal basso verso l’alto. Come poi ha fatto nell’enciclica “Laudato si’” che auspica la decrescita economica di alcune regioni del pianeta (le nostre) a vantaggio di uno sviluppo complessivo più armonico e giusto. E’ la prima volta dacché esiste il papato che l’Italia deve fare i conti con un pontefice che la guarda dal basso in alto. Che s’immedesima naturalmente nei migranti piuttosto che negli “invasi” (si fa per dire). Che opera per un cambiamento degli equilibri mondiali in cui sia ridimensionato il ruolo dell’occidente. Ovvio che una parte del clero italiano, oltre che della classe politica più conservatrice, guardi a papa Francesco come un incidente della storia, confidando già sulla restaurazione nel prossimo conclave. Credo però che sottovalutino la profondità dei cambiamenti strutturali di baricentro vissuti dalla fede cristiana, per la quale oggi semmai è Roma a trovarsi in periferia rispetto ai fermenti dell’America Latina e dell’Asia. Prendersela con monsignor Galantino, manifestare nostalgia per il cardinale Ruini… a me paiono soprattutto manifestazioni di provincialismo.

http://www.gadlerner.it/2015/08/16/lo-choc-culturale-dellitalia-alle-prese-con-una-chiesa-davvero-straniera

Aggiungo, per mio promemoria, la segnalazione di un articolo di Adriano Sofri su La Repubblica di oggi che non è raggiungibile per un trasferimento. Cercherò di conservare il cartaceo.

17 Agosto 2015Permalink

14 agosto 2015 – Globalizzazione del razzismo

 Un premio Nobel contro il razzismo

La Repubblica. 12 agosto 2015  pag.29
Mario Vargasllosa. Donald Trump  “Se il razzismo si candida a guidare l’America”.
Forse in futuro copierò l’articolo che si può leggere dal sito di cui riporto l’indirizzo.
Ma non voglio trascurarlo per la futura memoria del mio blog che da anni si occupa soprattutto del razzismo che in Italia ha come obiettivo i neonati

http://80.241.231.25/Ucei/PDF/2015/2015-08-12/2015081230977566.pdf

Un vescovo che si oppone al razzismo

Il mio pezzo del 29 giugno documenta quanto ha scritto su Il Sole 24Ore (sic!) un vescovo italiano e noto teologo
Però nei documenti preparatori di due prossime grandi occasioni che la chiesa cattolica prepara in merito alla famiglia (il (Sinodo ordinario di ottobre e il Quinto Convegno ecclesiale nazionale di novembre) non si parla dei bambini che – per essere figli di migranti senza permesso di soggiorno – non hanno certificato di nascita e quindi sono senza nome e senza famiglia per legge.

Antirazzisti consapevoli in parrocchia

Hanno constatato l’assenza dei bambini invisibili, cui sono negati nome e famiglia, anche nei documenti della chiesa cattolica che si preparano a incontri sistematici sul problema famiglia e ne hanno scritto su il giornale diocesano (La Vita Cattolica del 6 agosto).
Non trovo il link e ricopio:

Neonati, senza volto, senza nome, senza identità:  neonati inesistenti per legge.
E’ possibile ! Dove ? Ma come dove, qui da noi, in Italia !
Incredibile, ma vero; e tutto sotto i nostri occhi, nella disinformazione generale.
Vediamo il perché.

Come noto, l’ingresso degli stranieri in Italia, è ammesso nei casi previsti dalla legge (ad esempio, per motivi economico/lavorativi o di studio).
Agli stranieri che entrano regolarmente nel nostro Paese, viene rilasciato un permesso di soggiorno.
Chi entra in Italia al di fuori dei casi e secondo le modalità previste dalla legge, viene considerato un irregolare ed è privo di permesso di soggiorno.
Mentre, peraltro, talune prestazioni (quali quelle sanitarie, o quelle relative alle prestazioni scolastiche obbligatorie) (art. 6 D.Lgs 286/98 e successive modifiche) prescindono dall’esibizione del permesso di soggiorno, gli atti dello stato civile (tra i quali il certificato di nascita) no.
Infatti, nel 2009, la norma che escludeva la necessità di esibire il permesso di soggiorno per gli atti di stato civile è stata abrogata.
E così, stando alla lettera della legge, i genitori stranieri privi di permesso di soggiorno, non potrebbero dichiarare all’anagrafe la nascita di un bimbo, o la presenza di un minore, trovandosi nel dilemma se svelare la propria clandestinità dinnanzi a un pubblico ufficiale (con relativo obbligo di segnalazione), o chiedere riconoscimento per il neonato.

La situazione è descritta nell’annuale rapporto del Gruppo Convention on the Rights of the Child dove 80 associazioni, fra cui la Caritas nazionale, segnalano che “l’introduzione del reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio dello Stato, obbliga alla denuncia i pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che vengano a conoscenza della situazione di irregolarità di un migrante. Tale obbligo rappresenta un deterrente per quei genitori che, trovandosi in situazione irregolare, non si presentano agli uffici anagrafici per la registrazione del figlio, per paura di essere identificati ed eventualmente espulsi”. La paradossale situazione è stata affrontata non a livello legislativo (così da ridare certezza giuridica ai genitori stranieri irregolari), ma a livello amministrativo, mediante una circolare indirizzata agli Uffici Anagrafe sul territorio (al cui contenuto non è stato peraltro  dato significativo risalto mediatico), in base alla quale il certificato di nascita dovrebbe essere garantito a prescindere dal possesso del permesso di soggiorno.
Ma si sa, la forza di una circolare cede rispetto al contenuto della legge, e allora, nel silenzio normativo, e in ragione del generale obbligo di denuncia, la circolare potrebbe essere disapplicata.
La Chiesa si appresta a celebrare due importanti appuntamenti: il Sinodo ordinario (4-25 ottobre 2015) e il Quinto Convegno Ecclesiale Nazionale  (Firenze 9 -13 novembre 2015). In nome della solidarietà e della vicinanza che emerge dalla lettura di tutti i documenti preparatori agli appuntamenti suindicati (….a tutti costoro va annunciato che Dio non abbandona mai nessuno…), mentre ricordiamo che le norme internazionali e le leggi del nostro Stato riconoscono il diritto del bambino alla famiglia (“il pilastro fondamentale e irrinunciabile del vivere sociale”), non possiamo tacere che altra norma presente nell’ordinamento italiano dal 2009 nega ai figli dei migranti privi di permesso di soggiorno il certificato di nascita che è più di un semplice diritto perché riguarda il modo in cui la società riconosce l’identità e l’esistenza di un bambino ed è fondamentale per garantire che i bambini non vengano dimenticati, che non vedano negati i propri diritti o che siano esclusi dall’avere una famiglia. Perciò chiediamo che fra le forme di solidarietà che si esprimeranno nel ‘nuovo umanesimo’ – tema del Quinto Convegno Ecclesiale Nazionale del prossimo novembre – si faccia riferimento anche a quei nuovi nati che la legge italiana condanna e non esistere. Speriamo quindi che la Chiesa che si riunirà in Firenze voglia esprimersi con chiarezza in merito alla necessità di assicurare che il certificato di nascita sia garantito per legge a tutti i nuovi nati in Italia, come chiede anche la Caritas italiana insieme ai firmatari dell’ottavo rapporto del Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. 

don Claudio Como, parroco delle parrocchie del SS. Redentore e di S. Quirino
Paolo Agosti     (Referente per la parrocchia di San Quirino nel Consiglio Pastorale Unificato)
Franco Zoratti (Referente per la parrocchia del SS. Redentore nel Consiglio Pastorale Unificato)

 

14 Agosto 2015Permalink

13 agosto 2915 -Dal blog di Max Mauro – La mia casa è dove sono felice

Trascrivo dal blog di Max Mauro che devo imparare a guardate più spesso

Essere campioni è un dettaglio, ovvero la deriva reazionaria di Boniek

Essere campioni è un dettaglio. La celebre frase di Socrates (il calciatore brasiliano morto nel 2011, per chi non mastica calcio) trova amara applicazione in una storia che ci giunge dalla Polonia. Il protagonista è Zbigniew Boniek, classe 1956, detto ‘Zibì’, noto alle cronache calcistiche nostrane soprattutto per avere condiviso con Michel Platini alcune fortunate stagioni alla Juventus negli anni ottanta dello scorso secolo. E’ preistoria, per chi ha meno di quarant’anni, ma tant’è. Boniek è una leggenda vivente del calcio polacco e dal 2012 è il presidente della federazione calcistica di quel paese, dopo aver provato anche ad allenare la nazionale. Ha provato ad allenare anche in Italia, ma senza troppa fortuna. Boniek è uno a cui piacciono le luci della ribalta e interpreta in maniera molto liberale il suo ruolo istituzionale. Ha un account di Twitter dal quale lancia messaggi a cadenza quotidiana, spesso più messaggi al giorno. Pubblica foto di sé stesso a torso nudo (un novello Putin?) e commenta su ciò che gli pare. E’ probabilmente gratificato dall’avere 300.000 persone che lo seguono e non si trattiene, non riesce a trattenersi, forse non ci prova proprio. Alcuni giorni fa ha postato la fotografia di un membro dell’Associazione antirazzista Never Again accusandolo di gettare discredito sul calcio polacco. L’antefatto: la scorsa settimana il Lech Poznan, attuale campione di Polonia, è stato multato dalla UEFA perché i suoi tifosi hanno esposto uno striscione neonazista durante la partita di Champions League contro l’FK Sarajevo. La UEFA ha condannato la società a giocare la prossima partita a porte chiuse e a pagare una multa di 50.000 Euro. Va detto che questo è solo l’ultimo di una serie di episodi deprecabili che hanno visto protagonisti gli “ultras” di Poznan, noti per le inclinazioni neonaziste. La UEFA aveva già richiamato al società a un maggiore controllo della propria tifoseria nel 2011 e nel 2013, comminando sanzioni più leggere. Never Again è partner polacco di Football Against Racism Europe (FARE), che collabora con la UEFA nelle campagne contro il razzismo e le discriminazioni nel calcio. La UEFA pone molta attenzione ad evitare che gli stadi vengano utilizzati per promuovere ideologie razziste e neonaziste. Controlla e sanziona regolarmente le società che non impediscono che questo accada. Purtroppo ciò capita di frequente nell’Europa dell’Est, e la Polonia non fa differenza. A Boniek tutto questo non deve far piacere. No, capiamoci, a lui non importa che il suo paese abbia una fama di paese razzista e fortemente nazionalista, ma che il ‘suo’ calcio venga punito perché si fa tramite di simili ideologie. Il problema non sono le idee balorde di Boniek ma il modo in cui le comunica, facendo un uso a dir poco sconsiderato della sua fama e del suo ruolo istituzionale. Non pago di aver esposto una persona alle attenzioni di migliaia di forsennati razzisti che ovviamente non hanno perso tempo a lanciare minacce commentando il sul post con frasi tipo: “Smettiamola di pensare! Spacchiamogli la faccia!”. Non pago di aver messo a repentaglio la vita di una persona e dei coraggiosi attivisti della sua associazione, Boniek ha anche re-twittato un “articolo” pubblicato su un blog neofascista dal titolo piuttosto eloquente: “Il verme rosso e la spia comunista Jacek Purski” (Purski è la persona messa alla gogna mediatica da Boniek). Se pensate che questo basti e avanzi per demolire l’immagine di Boniek, vi sbagliate. Lui è proprio convinto di essere nel giusto. Continua a comunicare con questi toni sul suo account di twitter e ha persino scritto una lettera alla UEFA offrendo spicciole lezioni di storia, spiegando che nella “coscienza collettiva” del suo paese “il comunismo è stato un regime criminale come il nazismo” e conseguentemente “anche i simboli comunisti dovrebbero essere proibiti”. Questa ultima frase è forse il messaggio più inquietante, perché se l’uso dei social media può dare alla testa e magari una persona di una certa età (Boniek ha 59 anni) può non essere completamente in controllo del mezzo, una lettera ufficiale è altra cosa. Ora rimane da capire come si comporterà la UEFA di fronte a queste uscite di uno dei maggiori esponenti del calcio europeo. Scusi sig. Boniek, ma quanti “simboli comunisti” vede negli stadi del suo paese o, per esempio, in Russia? Non si è accorto che clima si vive in molti stadi in Polonia? Se siete arrivati fino a qui e avete pensato, magari anche involontariamente: beh, questo è peggio di Tavecchio, allontanate quel pensiero. Boniek è cittadino italiano e trascorre molto del suo tempo nella sua casa di Roma. Suo figlio ha frequentato le scuole e l’università in Italia. Se le cose buttassero male in Polonia Boniek potrebbe fare un pensierino alle presidenza della FIGC. Chissà. Nel frattempo raccoglie consensi su Twitter tra i suoi non pochi “followers” italiani.

Essere campioni è un dettaglio, ovvero la deriva neofascista di Boniek

13 Agosto 2015Permalink

1 agosto 2015 – Calendario agosto

1 agosto 1944  –  Scoppio della rivolta  di Varsavia contro l’occupazione tedesca
1 agosto 1990   – L’Iraq invade il Kuwait
1 agosto 2014   – Entra in vigore la Convenzione di Istanbul (vedi nota)
2 agosto 1980   – Strage alla stazione di Bologna
3 agosto 1940   – l’Italia invade la Somalia britannica
4 agosto 1974   – Bomba sul treno Italicus vicino a Bologna
5 agosto 1938   – In Italia esce il Manifesto della razza
6 agosto 1945   – Bomba atomica USA su Hiroschima
6 agosto 1978   – Morte di papa Paolo VI
7 agosto 2014   – Estela Carlotto (Abuelas Plaza de Mayo) dichiara il ritrovamento del nipote Guido
8 agosto 1945   – Bomba atomica USA su Nagasaki
8 agosto 1956   – Tragedia di Marcinelle
12 agosto 1944 – Strage nazista a Sant’Anna di Stazzema
13 agosto 1961 – Inizia costruzione muro di Berlino
14 agosto 1945 – Resa del Giappone e fine della seconda guerra mondiale
15 agosto 1867 – L. 3848 – soppressione degli enti ecclesiastici e liquidazione dei loro beni
16 agosto 1968 – L’URSS invade la Cecoslovacchia
18 agosto 1936 – Assassinio di Federico Garcia Lorca
19 agosto 1954 – Morte di Alcide De Gasperi
19 agosto  1968 – L’URSS invade la Cecoslovacchia
20 agosto 1960 – Dichiarazione di indipendenza del Senegal
21 agosto 1964 – Morte di Palmiro Togliatti
23 agosto 1923 – Assassinio di don Minzoni
23 agosto 1927 – USA esecuzione di Sacco e Vanzetti
24 agosto 2004 – Assassinio di Enzo Baldoni
24 agosto 1978 – Morte di papa Luciani  (Giovani Paolo I)
25 agosto 1989 – Assassinio di Jerry Masslo
26 agosto 1769 – Francia: Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino
28 agosto 1963 – Martin Luther King guida la marcia su Washigton per la  dichiarazione  dei diritti civili.
29 agosto 1991 – La mafia uccide l’imprenditore Libero Grassi
31 agosto 1994 – Irlanda – L’IRA dichiara la cessazione di tutte le operazioni militari

NOTA: Convenzione di Istanbul – testo http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/8_marzo_2014/convenzione_Istanbul_violenza_donne.pdf

 

1 Agosto 2015Permalink

31 luglio 2015 – Un invito a farsi spie

Un appello

A commento del manifesto che riporto in calce e che ho trovato in rete, ho pubblicato su fb la nota che segue.
Per non perdere tempo, modificandolo in forma più consona al blog, ricopio quanto ho pubblicato su fb senza modifiche.

Restiamo umani! Evitiamo il moltiplicarsi dei casi Orzinuovi!
Gira sulla rete un manifesto della lega nord del comune di Orzinuovi (Brescia) che inizia dichiarando “Segnala il clandestino” e così continua “contattaci se vieni a sapere che enti, organizzazioni o altro stanno ospitando i clandestini. Non essere complice dell’invasione”.
E’ un invito alla delazione per facilitare l’espulsione di migranti irregolari (quale che sia la ragione dell’irregolarità).
Mentre mi associo alla richiesta di Paolo Limonta che l’ha reso noto di leggere e rileggere il manifesto di Orzinuovi, ricordo che esiste un altro luogo in cui la delazione può realizzarsi a norma di legge (e non solo di personali spiate come quelle che fra il 1943  il 1945 furono lo strumento privilegiato nella repubblica di Salò per inviare gli ebrei ai lager).
E’ l’ufficio anagrafe del comune.
Infatti dal 2009 chi non comunitario si presenti a chiedere la registrazione della nascita di un figlio deve presentare il permesso di soggiorno. Lo impone infatti il ‘pacchetto sicurezza’, legge 94/2009, articolo 1, comma 22, lettera g.
Se non vi fosse stata l’opposizione dei professionisti della sanità (a partire dagli ordini dei medici) i luoghi per raccogliere le voci delle spie sarebbero stati dal 2009 anche gli ospedali e i presidi sanitari dove un migrante si fosse recato per necessità.
Ora restano gli uffici dell’anagrafe cui spetta registrare ogni nuovo nato sul territorio del comune e assicurargli così il certificato di nascita.
Nonostante la legge l’operazione dovrebbe essere impraticabile perché esiste una circolare del ministero dell’interno (n. 19/2009) che afferma il contrario di quella norma e quindi esclude la richiesta del permesso di soggiorno per la registrazione della nascita di un figlio.  Ma, come ci ricorda la relazione alla proposta di legge presentata in senato con il numero 1562, gli atti di stato civile sono, a seguito delle disposizioni del pacchetto sicurezza, “sottoposti così ad un dubbio interpretativo relativo alla necessità o meno dell’attestazione del soggiorno” e “il contrasto fra le indicazioni della circolare ministeriale e la lettera della norma mantiene una incertezza interpretativa che non agevola la gestione univoca di situazioni analoghe nei diversi uffici dei diversi enti locali. Questo ha prodotto nel tempo diversi casi di mancata registrazione all’anagrafe della nascita dei propri figli da parte di genitori provenienti da Paesi non comunitari per paura di denunce e di espulsioni”.campagna antimmigrati_11760200_913545032044459_8147072619488403513_n
Per evitare che gli Orzinuovi si moltiplichino chiediamo anche la modifica del pacchetto sicurezza secondo quanto previsto dalla proposta di legge presentata in Senato con il numero 1562, analoga a quella presentata alla camera con il numero 740.

31 Luglio 2015Permalink

26 luglio 2015 — La Conferenza episcopale e le scuole paritarie (per minori riconosciuti esistenti)

25 luglio 2015 – Cassazione, il caso di Livorno
Il Comune di Livorno che presentò ricorso in Cassazione in merito a chi (in questo caso scuole religiose) non paga l’imposta sugli immobili ha ottenuto sentenza favorevole dalla Corte di Cassazione.
Mons. Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale italiana, definisce tale sentenza “pericolosa” perché, afferma: « ho la netta sensazione che con questo modo di pensare, si aspetti l’applauso di qualche parte ideologizzata. Il fatto è che non ci si sta rendendo conto del servizio che svolgono le scuole pubbliche paritarie». E aggiunge: «come ha detto giustamente il presidente della Fidae si rischia davvero la chiusura di queste scuole. Ma la chiusura delle scuole paritarie vuol dire limitare la libertà educativa…. » Fidae= Federazione Istituti di attività educativa (da Avvenire del 25 luglio. Link in calce)

La mia solita domanda
Perché i genitori che possono mandare i figli alle scuole paritarie (non solo cattoliche precisa il rigoroso, pluralistico monsignore) devono essere sostenuti nell’esercizio del loro diritto ad educare liberamente i figli, mentre la legge italiana da sei anni nega a chi non abbia il permesso di soggiorno persino il riconoscimento dei figli che nascono in Italia e quindi afferma – in quel caso – l’insussistenza di ogni possibile processo educativo?
Come mai l’esplicito, dichiarato interesse del Segretario della Cei per la legge e le sentenze della magistratura italiana non si estende alla norma che ad alcuni bambini nega esistenza giuridica, nome, appartenenza familiare e quindi esclude l’esercizio di ogni possibile attività educativa per genitori che per legge non esistono?
Forse che per mons. segretario i bambini i non sono tutti uguali nell’affermazione dei diritti fondamentali che appartengono alla loro persona?

Link agli articoli citati:
– il caso di Livorno
http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/ici-scuole-cei-galantino-sentenza-cassazione-pericolosa.aspx

Aggiungo il link a due articoli, sempre da Avvenire, di cui ritengo importante aver memoria:
– Monsignor Galantino “Unioni civili, questo non è il bene comune 23 luglio http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/galantino-unioni-civili-22-luglio-2015.aspx

– 24 luglio 2015 Sentenze forti e ragioni deboli – Ma la Corte dei diritti di Strasburgo serve davvero? DI MARCO Olivetti
http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/corte-diritti-Strasburgo-serve-davvero.aspx

26 Luglio 2015Permalink