13 agosto 2013 – Dalla nota facebook di Serena Pellegrino, deputata 1

UNA NOTTATA TUTTA DA RICORDARE!

 Quella appena trascorsa, sarà una nottata della mia vita che non potrò scordare.

 Mentre stavo facendo la mia solita nota quotidiana mi arriva la chiamata di Matteo Negrari da Gradisca.
Si trovava davanti al CIE. Mi dice concitato che gli “ospiti” sono saliti sul tetto e che la polizia sta di nuovo lanciando lacrimogeni e, dalle urla che si sentono, capisco che la situazione è di nuovo insostenibile.

 Chiamo la Questura di Gorizia e chiedo di poter parlare con il dirigente con cui ho trascorso tutta la giornata di sabato. Cerca in qualche modo di tranquillizzarmi, ma inutilmente. Le telefonate si sono ripetute per più di un’ora, Matteo e Gala mi riportavano minuto per minuto cosa stava succedendo. Sono entrati tutti: camionette della polizia, carabinieri, un pullman con una ventina di militari dell’esercito e per finire i Vigili del fuoco! Le grida che si sentivano erano raccapriccianti. In una delle innumerevoli telefonate con la Questura ho detto che mandassero un’ambulanza perché non era possibile pensare che di nuovo qualcuno si sentisse soffocare come la notte tra giovedì e venerdì! Mi sono costantemente relazionata con il mio compagno Nazzareno Pilozzi, che qualche settimana fa era andato in visita al CIE e conosce bene la situazione, e con lui abbiamo concordato che fosse necessario avvisare il Viminale. Il sottosegretario, contro ogni aspettativa ha risposto e si è dimostrato disponibile a intervenire. Ma intanto nulla si modificava.

 Ho così deciso che fosse indispensabile andare di persona, avviso la questura e dico al funzionario che io sono intenzionata a parlare con il Prefetto con urgenza al più tardi nella giornata di domani.

 Arrivo all’una e mezza. Fanno entrare solo me. Indescrivibile quello che trovo.

 Sembrava di essere in guerra. In un piccolo spazio una quantità di poliziotti, carabinieri e militari in tenuta antisommossa. Ma le colluttazioni per fortuna erano terminate.

 Entro e trovo il capo di gabinetto della questura che, gentilissimo, mi accoglie. Insieme ad altri funzionari chiedo e concordiamo un incontro.

 Sono disponibile a portare avanti una mediazione. Obiettivo principale farli scendere dal tetto. La loro incolumità prima di tutto!

 Mi accolgono con disponibilità.

 Scendono in due dal tetto e dopo un’ora di trattative riusciamo a trovare un punto d’accordo.

 Ma vi garantisco che non è stato facile, le richieste erano dalle più plausibili come il ripristino delle libertà tolte una ad una nel corso di questi due anni, come l’uso del cellulare o della mensa, alla richiesta che non vengano più stabiliti 18 mesi di “detenzione” e che venga rimosso l’attuale giudice di pace.

 Quando mi chiedono garanzie con un impegno scritto da me che avrei ottenuto entro domani questi risultati, soprattutto quelli legali, gli ho spiegato che esiste solo un caso in cui è possibile espletare dall’oggi al domani queste richieste e si chiama dittatura e il dittatore avrei dovuto essere io. Li persuado, ma l’idea di scendere dal tetto non la prendono in considerazione.

 Mi prendo l’impegno di fare tutto quanto è nelle mie facoltà, gli dico che in democrazia ognuno ha il suo ruolo e deve essere coinvolto per il ruolo che ha. Compresi loro. Mi faccio quindi garante per loro e chiedo loro di fare altrettanto verso i loro compagni. Impresa difficilissima, quasi impossibile. Vado via ormai alle quattro del mattino con un impegno che loro finalmente accolgono. Gli dico che all’indomani sarei tornata e che avrei accolto le loro richieste prioritarie e io gli avrei spiegato chi poteva assolvere a ogni richiesta e che io mi facevo loro portavoce. Mi gridano dal tetto che si fidano solo di me.

 Torno a casa che oramai erano le quattro e mezza e loro ancora sul tetto presidiati dalle squadre antisommossa. Andando via prego il capo di gabinetto di chiamarmi per qualsiasi emergenza si ripresentasse. Gli “ospiti” sembrano persuasi.

 Vado via con un carico immenso di responsabilità!

 Questa mattina la prima cosa che faccio è chiamare la Questura e Matteo. Il funzionario con cui mi sono tenuta in contatto tutta la notte era ancora in servizio – sabato, tutta la notte tra domenica e lunedì e tutto oggi – ma nonostante tutto è sempre disponibile e non nasconde una certa “gioia”. Sembra che ci sia uno spiraglio di trattativa per farli scendere dal tetto. Dopo aver risentito Nazzareno e attraverso di lui il Viminale, decido, come promesso agli “ospiti”, di partire per Gradisca.

 Arrivo e li ritrovo ancora sui tetti, anche questa volta mi accolgono con fiducia. Mi sento forte della loro speranza. Entro nella “caserma”, ormai sembra proprio così, e penso: “per fortuna che gli eritrei se ne sono andati, altro che centro di accoglienza!”

 Con il funzionario della polizia, dopo un breve colloquio, andiamo fuori, sembra che si stia di nuovo preparando una rivolta. Mi chiedono di stare dentro, ma non mi fermo, dico che non ho paura e che DEVO parlare con loro.

 Le promesse valgono più di mille carte scritte.

 Cinque, sei di loro scendono dal tetto, gli dico che nel frattempo il Prefetto mi aveva accordato un appuntamento, subito oppure per il 16 agosto, il 16 agosto!!!

 Per cui mi faccio dare un mandato con le loro richieste e parto.

 All’incontro trovo anche il Questore. Devo ammettere che non me l’aspettavo. Mi da una notizia che non può farmi che piacere perché mi dice che anche i suoi, al CIE, hanno dimostrato fiducia nei miei confronti.

 L’ostacolo maggiore: riuscire a comunicare e far capire le esigenze degli “ospiti” ai miei interlocutori.

 Dopo due ore e mezza di colloquio molto dettagliato sono riuscita a trovare una mediazione.

 Il ripristino, in tempi brevi, delle condizioni che vigono negli altri CIE come l’uso del telefonino, l’utilizzo della mensa e la possibilità, dopo aver fatto alcuni lavori di sicurezza, di accedere al campo di calcio e la disponibilità da parte mia di fare tutto quanto è nelle mie possibilità di rimettere mano sulla norma relativa ai Centri di identificazione ed espulsione.

 Conquista indispensabile per poter tornare al CIE!

 

 Uscendo rilascio una dichiarazione alla Rai che, oltre ad altre emittenti che ho cercato disperatamente durante la notte precedente per dare finalmente voce a questa realtà, mi aspettava fuori dalla Prefettura. Racconto, seppur in totale sintesi, tutto! persino che i dipendenti della cooperativa che gestisce il CIE non sono pagati da mesi!!!

 Nel frattempo mi giunge la bellissima notizia che sono scesi tutti dal tetto e che sono rientrati nelle “vasche”.

 Corro a Gradisca con le buone notizie.

 Li trovo nelle vasche. Alcuni demoralizzati, altri disattenti, i più interessati come gli portassi il Verbo.

 Entro in una delle loro vasche e gli riporto il dettaglio della conversazione, con me anche i dipendenti della cooperativa che in tutta questa vicenda sembrano i più distaccati ma che che sono l’anello vitale di questa vicenda.

 Resto a lungo e quando me ne vado parto di nuovo con una promessa: NON VI ABBANDONO!

 Le reazioni sono tra le più disparate.

 Esco. Con il mio fardello.   Riparto con i ringraziamenti di tutti. Mi sembrano esagerati.

 A me sembra di aver fatto solo quello che ogni persona ne abbia la facoltà, abbia l’obbligo di fare.

 Ma la delusione non è tardata a venire.

 Dopo aver visto il servizio della Rai, un po’ edulcorato rispetto a quanto avevo dichiarato è vero, mi è arrivata voce che alcuni di loro erano molto delusi e che uno piangeva.

 Ora mi sento ancora più forte del bisogno che queste persone hanno di sentirsi protetti. Tutti, nessuno escluso, dagli “ospiti”, agli operatori della cooperativa, agli agenti che ogni giorno potrebbero dedicarsi ai veri problemi che emergono sul territorio e invece devono spiegare tutte le loro forze in attività che potrebbero essere risolte semplicemente con una buona norma.

 Notte amici. Domani è un altro giorno…

ore 17

I fatti di Gradisca, testimoniati in prima battuta dall’on Serena Pellegrino, arrivano finalmente alla stampa nazionale (almeno quella on line, che riporta anche un intervento del sen Manconi, presidente della commissione diritti umani del Senato.
Riporto un link per la lettura della notizia.

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/08/13/news/manconi_grave_immigrato_chiudere_cie_di_gradisca-64724921/?ref=HRER1-1

 

13 Agosto 2013Permalink

10 agosto 2013 – Le sorprese di Boldrini

 Rispetto delle scadenze e qualche cosa di più

Vacanze interrotte per i deputati. Il decreto con le norme contro il femminicidio sarà con ogni probabilità presentato in aula alla Camera il 20 o il 21 agosto. Secondo quanto si apprende a Montecitorio il decreto dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale domenica 18 o lunedì 19. Entro cinque giorni dovrà poi essere presentato in aula per iniziare il percorso che porterà, se porterà, alla legge.
E poiché in aula deve essere presentato  bisogna che l’aula ci sia.
Naturalmente la Lega ha protestato.
Sarà però interessante contare e riconoscere i presenti e gli assenti.

La circostanza era stata anticipata dalla presidente della Camera, Laura Boldrini: “Ieri, nel salutare i deputati per la pausa estiva, ho ricordato che l’aula e le commissioni possono essere convocate, se necessario, in ogni momento – ha scritto sulla sua pagina Facebook -. E’ prevedibile, infatti, che Montecitorio debba riunirsi già dopo il 20 agosto per la presentazione di un decreto”.

Speranze forse sprecate ma perché negarmele in una stagione di sorprese?

Spero che un atteggiamento di impegno congiunto governo – presidente della camera – camera consenta anche di dibattere rapidamente la proposta di legge che, ripristinando la situazione precedente l’approvazione del pacchetto sicurezza, cancelli la richiesta del permesso di soggiorno per la registrazione delle nascite, assicurando ad ogni bambino di  esistere quale persona destinataria delle regole dell’ordinamento giuridico.
L’ho trascritta il 17 giugno.    
Ciò che più mi preoccupa, insieme alla sonnolenza del parlamento, è l’indifferenza dei sindaci. Come possono accettare di registrare chi nasce nel territorio del loro comune con modalità che discriminano alcuni bambini, declinando un principio di uguaglianza in termini di privilegio e rigetto sanato da una circolare?  E accanto a questo atteggiamento per me incomprensibile ci sono i cittadini che non sanno – o non  vogliono – distinguere il significato di una legge dagli effetti di una circolare.
Purtroppo anche per questo aspetto ci sono brutte novità su cui tornerò presto, dopo aver verificato ancora un fatto capitato nella mia città.

10 Agosto 2013Permalink

8 agosto 2013 – Piccoli passi contro il razzismo

Piccoli passi contro il razzismo  di Monica Lanfranco | 8 agosto 2013

Qualche mese fa scrissi un post nel quale raccontavo di come mi ero imbattuta in un modulo standard di denuncia contro ignoti per un tentativo di furto nel quale, tra le varie voci da barrare, c’era anche la casella ‘zingari’.
Mi era sembrato, pure nella sgradevolezza dell’avvenimento che mi colpiva da vicino, un’incresciosa scoperta, una pericolosa e palese manifestazione razzista che non poteva passare inosservata.
Dopo pochi giorni sono stata contattata da diverse associazioni che si occupano di diritti umani: Associazione 21 luglio, Amnesty International, Ecc.
Nel frattempo il nostro civilissimo paese ha assistito alle esternazioni di esponenti politici con incarichi istituzionali ai danni di una ministra, con declinazioni razziste e sessiste, e sembrava che oltre allo sdegno, alla riprovazione, alla nausea di fronte a tutto questo non si riuscisse a muovere nulla.
Invece, sorpresa: le associazioni hanno fatto cordata, e si sono mosse, riuscendo a trovare interlocutori in Parlamento.
I senatori Manconi e Palermo hanno contattato il comando dei Carabinieri in questione, richiedendo e ottenendo la rimozione della voce ‘zingari’ dal precompilato.
In seguito ad ulteriori verifiche hanno scoperto, come era altamente probabile, che il fenomeno non era circoscritto a quel comando  hanno ottenuto l’intervento di un alto ufficiale dell’arma che ha scritto a tutti i comandi interessati chiedendone la rimozione.
Un piccolo risultato, un sassolino nel mare di indifferenza, violenza verbale e sottovalutazione del potere delle parole: certo, però dà speranza e tonifica vedere che da un piccolo post su un evento purtroppo diffuso e per niente eccezionale si crea sinergia tra persone, realtà associative e istituzioni, che insieme rimuovono una (piccola) ingiustizia.
Non sarà una notizia, ma, forse, invece sì. 

Come ci sono arrivata
Ho trovato questa notizia su facebook e la riporto avendola collegata  alla fonte (Il fatto quotidiano, raggiunto attraverso la segnalazione di Monica Lanfranco): la ritengo importantissima: due senatori che capiscono, verificano, propongono, ottengono e , insieme a una giornalista che ne dà notizia, capiscono il significato di un fatto che può sembrare piccolo ma non lo è
Così mi aggiungo anch’io che – a conforto della mia futura memoria – di analoghe questioni- avevo scritto il 15 luglio scorso.

8 Agosto 2013Permalink

3 agosto 2013 – Le vittime sono scomode

Ho  ripreso nel titolo la citazione di un passaggio del discorso pronunciato ieri a Bologna da Laura Boldrini.
Si trova nella pagina della Presidente nel sito del Parlamento

Buon giorno a tutte e a tutti. Ringrazio il Sindaco Virginio Merola e l’onorevole Paolo Bolognesi, Presidente dell’Associazione dei Familiari, per l’invito che mi è stato rivolto a partecipare a questo incontro. Rivolgo un caloroso saluto al Ministro Delrio, al Presidente Errani, alla Presidente della Provincia Beatrice Draghetti, alle altre autorità presenti e a tutti voi che avete scelto di partecipare a questo momento di ricordo. Voglio dire subito che non sono venuta qui, oggi, per offrire parole di circostanza. Sono qui per esprimere la mia solidarietà e la mia vicinanza alle vittime, alle loro famiglie, ai sopravvissuti, all’intera comunità bolognese.

E voi sapete bene che per me la parola solidarietà ha un significato vero e profondo.

Fin dai primi giorni di lavoro come Presidente della Camera dei deputati, ho cercato di farmi interprete della domanda di giustizia che sale da tanti luoghi che nel nostro Paese sono stati feriti dalla strategia del terrore.

L’ho fatto celebrando il 25 Aprile a Milano e il Primo Maggio a Portella della Ginestra, l’ho fatto a Palermo in occasione dell’anniversario della strage di Ustica.

Dopo tanti anni, e con il sangue versato di centinaia di persone, siamo ancora costretti a chiedere che sia rimosso ogni velo su quegli eventi e sui registi di quella strategia. Sembra incredibile. Eppure è così.

E’ così anche per Bologna. La giustizia ha individuato e condannato gli esecutori. Non ancora i mandanti, i burattinai, gli strateghi, quelli che hanno pensato la carneficina.

La strage di Bologna fu un evento terribile, che ha sconvolto la vita delle centinaia di persone che ne soffrirono in modo diretto.

Ma è stato un evento che ha lacerato in profondità anche le istituzioni democratiche, portandone alla luce ancora una volta le inadeguatezze, le inadempienze, le debolezze, la pervasività di zone oscure, infiltrazioni, ambiguità, doppiezze.

Una ferita ancora aperta e dolorosa per coloro che hanno a cuore la vita democratica di questo paese.

Questo vale certamente per tutti, senza distinzioni di età, ma é soprattutto vero per la mia generazione, per tutti coloro che vennero colti da questo evento proprio all’inizio della loro vita adulta, quando le esperienze lasciano tracce più profonde.

Quella mattina ero qui a Bologna. Giovane studentessa marchigiana in cerca di un alloggio in affitto. E ricordo lo sgomento e il dolore della città.

Eravamo forse ancora troppo giovani per comprendere appieno il significato di Piazza Fontana (1969), dell’Italicus (1974) o di Piazza della Loggia (1974), e fummo trascinati a forza dentro l’età della consapevolezza da tre eventi tragici e ancora oggi circondati da ombre e misteri: il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro (1978), la strage di Ustica (1980) e quella di Bologna.

Penso che tra le tante ragioni che hanno portato alla attuale crisi di legittimità delle nostre istituzioni e al distacco crescente di gran parte dei cittadini dalla partecipazione democratica attiva, ci sia anche questa incapacità di fare chiarezza fino in fondo, di dirsi tutto, di produrre verità e quindi di restituire completa giustizia, la giustizia che ancora non abbiamo. Come si fa, in queste condizioni, a innamorarsi delle istituzioni?

Chiarezza, trasparenza, in primo luogo per le vittime, per gli 85 innocenti ai quali è stata troncata la vita. Per i loro familiari e per i feriti sopravvissuti, che negli anni non hanno smesso di chiedersi che senso dare alla loro sofferenza – poco fa ho visto una ragazza che piange in silenzio dall’inizio della cerimonia.

Ma anche per noi, come cittadini responsabili di questa Repubblica democratica.

Per questo vorrei ringraziare l’Associazione dei familiari delle vittime – grazie, on. Bolognesi, per l’impegno incessante profuso in tutti questi anni – e garantire che continuerò a seguire, come ho fatto fin qui, l’obiettivo della piena attuazione della legge 206 a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi. Considero molto positivo, a questo proposito, il chiaro impegno assunto poco fa in Consiglio Comunale dal Ministro Delrio. Grazie Ministro, grazie dell’impegno, perché i risultati si ottengono in sinergia.

Lidia Secci, la moglie di Torquato, primo presidente dell’Associazione, ha detto in una intervista che “Le vittime sono scomode”.

E’ vero, signora Secci – venga qui vicino a me – le verità sono scomode per tutti coloro che preferirebbero voltar pagina e rifugiarsi nell’indifferenza.

Scomodi sono i morti che, con la brutalità irrevocabile della loro stessa morte, non smettono di chiederne ragione a noi vivi.

Scomodi i sopravvissuti, i familiari, gli amici, che danno voce alla loro domanda di verità.

A loro dico : grazie per essere così scomodi! Continuate ad essere scomodi, dobbiamo tutti essere scomodi!

Grazie per aver convertito il vostro dolore in responsabilità, passione civile, vigilanza democratica. Grazie per aiutarci a non dimenticare. Potevate chiudervi nell’odio, e non l’avete fatto.

La storia di questa tragica vicenda rende difficile e scomodo il mio ruolo, salire su questo palco per rappresentare istituzioni che molti dei presenti percepiscono come una “controparte inadempiente”. Sarebbe strano il contrario. Non mi scandalizza, né potrei dar loro torto.

Per me, deve essere chiaro, aver ricevuto il vostro invito è stato un grande onore, un attestato di stima di cui vi sono profondamente grata. È cosa diversa dal dover andare. Sono orgogliosa di essere qui, e ora non ho più paura di questa piazza.

Nel rileggere le parole pronunciate da Torquato Secci e Paolo Bolognesi nelle 32 commemorazioni che hanno preceduto quella di oggi, si ritrovano, anno dopo anno, forti critiche alle istituzioni: la denuncia incessante di inefficienze, ritardi, silenzi, depistaggi, di promesse incompiute, di falsità e di inaccettabili inviti a “portare pazienza”.

Ma è altrettanto doveroso ricordare che nelle istituzioni vi sono state anche persone che hanno lottato con forza per aprire il cammino alla verità.

Voglio ricordare qui l’opera meritoria svolta per oltre 13 anni, a partire dal 1988, dalla Commissione Stragi sotto la presidenza di Libero Gualtieri e poi di Giovanni Pellegrino, che hanno indagato, hanno aperto la strada.

Non possiamo inoltre dimenticare il lavoro di magistrati rigorosi ai quali dobbiamo i risultati fin qui raggiunti per accertare le responsabilità. Uno per tutti: il giudice Mario Amato, ucciso dai Nar proprio perché aveva svelato trame e misteri dell’eversione nera.

E c’è un altro nome che voglio fare oggi, quello di Tina Anselmi, una donna tenace e coraggiosa che diresse con grande impegno, senza riguardi per nessuno se non per il suo senso delle istituzioni, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, voluta da un’altra donna, l’allora Presidente della Camera Nilde Iotti.

Dobbiamo essere obiettivi, dobbiamo dire che anche il lavoro compiuto da queste commissioni parlamentari ha dato un grande contribuito ad avvicinare la verità, e merita il nostro più alto riconoscimento.

Ma che cosa ci hanno detto queste inchieste parlamentari?

Ci hanno detto che fin dalla fine degli anni sessanta, e poi per tutto il decennio successivo e ancora oltre, l’eversione neofascista organizzò, con la complicità di settori deviati degv cc c li apparati dello Stato, una vera e propria strategia con l’obiettivo di terrorizzare la popolazione italiana e suscitare così una domanda d’ordine e di svolta autoritaria, perché se c’è caos si richiede più ordine!

Temevano la vittoria delle istanze di progresso e di libertà che proprio in quegli anni spingevano alla partecipazione attiva migliaia di giovani, di donne e di lavoratori. Io me la ricordo Bologna, in quegli anni si scendeva in piazza. E questo metteva paura: bisognava metterci un punto, bisognava bloccare quella spinta libertaria.

La strage di Bologna fu l’evento forse più drammatico di questa strategia. Per il numero dei morti e dei feriti e per le modalità spietate con cui fu messa in atto.

Ma Bologna è anche il racconto di Milano, di Brescia, dei cieli di Ustica, di Capaci e di via D’Amelio, della strage del rapido 904. Ma guardatele, queste vicende! Sono tutte legate, sullo sfondo c’è sempre la paura.

E’ la storia di un Paese che ha collezionato molte colpe ma ha conosciuto pochi, pochissimi colpevoli. Dove, dove sono?

Ecco, a questa impunità non possiamo, non dobbiamo rassegnarci.

Non possiamo accettare che su questi 85 morti, e sugli 81 dell’aereo precipitato a Ustica, sui 17 morti di piazza Fontana, gli otto di piazza della Loggia, i dodici del treno Italicus… non possiamo accettare che su questo elenco lunghissimo, su questo “saldo di dolore” – potremmo chiamarlo così – ci sia sempre stato qualcuno che sapeva ma ha preferito tacere; sapeva, ma non ha parlato.

Perché non esiste lutto più inconsolabile di una verità negata, quando al dolore per i propri morti si unisce l’umiliazione delle menzogne.

Ma Bologna non si è lasciata piegare. Non si è arresa. Ha continuato a lottare e ad andare avanti.

Anche l’Italia è andata avanti.

Ma la nostra democrazia va sempre custodita come un dono prezioso, così come vanno tutelati i valori della nostra Costituzione. Non diamoli per scontati. Dobbiamo essere vigili, dobbiamo esserne le sentinelle.

Possiamo ricordare i morti di Bologna e tacere sulle svastiche comparse a Roma qualche giorno fa per festeggiare i cento anni del criminale nazista Priebke? Come possiamo farlo?

Possiamo pensare che questo paese sia davvero pacificato con se stesso, con la propria storia se ancora oggi ci sono rappresentanti delle istituzioni che offendono e deridono una donna nera che fa bene il suo mestiere di ministra?

L’intolleranza genera mostri: e a quei mostri dobbiamo sempre saper opporre il senso alto della nostra civiltà, rifiutando la provocazione e dimostrando che c’è sempre un’alternativa all’odio, nel rispetto della lunga strada che abbiamo percorso fin qui. Andiamo avanti con la nostra civiltà, con la nostra Costituzione. Lasciamo stare quelli che alimentano la fabbrica dell’odio. Il Paese ha bisogno di più coesione.

Ecco perché è attuale e necessario il dovere della memoria.

Bene ha fatto il Sindaco di Bologna a proporre di consegnare ai propri cittadini questa memoria, decidendo di intitolare 16 strade della città ai morti nella strage del 1980. Perché passando per quelle vie ci chiediamo sempre: chi era? Chi era?

Quei nomi saranno ricordati ogni giorno, come un giuramento solenne che non dobbiamo smarrire mai. Saranno il segno di una ferita ancora aperta ma anche il segno che non ci siamo fatti fermare, il segno di una nostra pretesa di verità che il tempo non può e non potrà mai fiaccare. Lo dico soprattutto ai più giovani. Mi raccomando: non dimenticate mai.

3 Agosto 2013Permalink

28 luglio 2013 – Nascere e non esistere. Anche a Udine.

Quel che mi è capitato fra il 25 e il 26 luglio
Il 26 luglio avevo scritto di mie ‘perplessità e preoccupazioni’ a proposito di una informazione scorretta contenuta nella Guida rapida all’ospedale che un amico, entratone in possesso per essergli stata offerta nell’Ospedale di Udine all’inizio della scorsa settimana, mi aveva fornito il 25 luglio.
Non riuscendo a raggiungerlo quando ho deciso di scriverne avevo mantenuto l’indicazione anonima. Venuto a conoscenza del mio scritto lui stesso ha voluto che il suo nome comparisse, del che gli sono grata. Si chiama Luca Peresson, vive in regione a Maiano.
Ma veniamo alla storia di cui rivela un pezzo importante, l’indicazione erronea nel dépliant che mi aveva fornito.
Gli avevo risposto precisando che
1. Il dépliant distribuito dichiara ufficialmente la richiesta di permesso di soggiorno valido da parte dell’ospedale di Udine per stilare la denuncia di nascita per i figli degli stranieri non residenti. Come tante volte ho scritto la richiesta del permesso di soggiorno in questo caso non è legalmente proponibile. E’ chiaro che la denuncia di nascita viene presentata in ospedale per delega del Comune in cui il piccolo (così male accolto) risulterà nato.
2. La mattina del 26 luglio ho scritto a un paio di assessori comunali, a qualche consigliere comunale assortito per genere e a qualche amico/a impegnato nelle attività della società civile.
Ho avuto immediata risposta da una consigliera e da un’assessora che si è impegnata a documentarsi.
3. Poiché sono testarda e pignola prima che l’ufficio informazioni dell’ospedale chiudesse (venerdì 26 poco prima delle 18) mi sono recata a quello sportello, ho verificato l’inesistenza nell’espositore affiancato allo sportello del dépliant che tenevo in mano, mi sono rivolta a una gentilissima impiegata presente e, ostentando la mia aria d’occasione di vecchietta innocente e un po’ scema, le ho mostrato il dépliant chiedendole altra copia. Risposta: “ Ma quello è un documento vecchio, guardi la data (
l’avevo già guardata signora mia! Mi dimentico sempre del luogo in cui ho messo gli occhiali ma quando guardo documenti sono un mastino!). Comunque non ne abbiamo più. Sono finiti tutti”.

Su questo aspetto c’è una spiegazione ovvia. I dépliant erano finiti da tempo all’ufficio informazioni sito nell’atrio dell’ospedale e tanto mi riferiva correttamente l’impiegata che non poteva sapere che in qualche reparto ce n’erano ancora (e penso in uno dei reparti forniti di quel dépliant l’avesse ricevuto Luca).
Se c’è anche la possibilità di farsi influenzare da ipotesi maligne queste non riguardano quell’impiegata ma chi decide ed è responsabile delle decisioni.

Non intendo abbandonare questa brutta storia e proseguo
Do per buona la data sul dépliant: gennaio 2012 e non vado oltre.
Però la legge che nega la possibilità di registrare la nascita di un figlio è del 15 luglio 2009.
La norma indecente (cui il dépliant dell’ospedale di Udine si adegua) si trova nella lettera g del comma 22 dell’art. 1 della legge stessa e ha conformemente modificato il comma 2 dell’articolo 6 del decreto legislativo 286/1998, e successive modificazioni. Si tratta del Testo unico sull’Immigrazione.
La circolare che consente –contraddicendo la legge ma senza modificarla – la registrazione dei nuovi nati anche a chi sia privo di permesso di soggiorno porta il n. 19 ed è datata 7 agosto 2009.
Quindi, anche se la distribuzione del dépliant all’ospedale di Udine fosse cessata nel gennaio 2012 (secondo la data indicata nel documento e che qualcuno mi ha suggerito essere ultimativa del processo discriminatorio ma sappiamo che non è così) a quanti bambini fra il 7 agosto 2009 e il gennaio 2012 è stato negato – nel comune di Udine (e in ogni altro comune italiano di cui non posso verificare le procedure nel merito) – il certificato di nascita loro dovuto? e a quanti dal gennaio 2012 ad oggi, periodo per cui non disponiamo della condanna a norma dépliant?

A chi denunciare questa faccenda?
Nella nostra regione non è stata istituita la figura del garante per l’infanzia e l’adolescenza, il Sindaco di Udine –cui ho scritto più volte – non mi ha mai risposto e non riprovo.
Proverò ad andare dal direttore dell’Azienda sanitaria e riferirò quello che vorrà dirmi se mai mi riceverà.
Non mi resta che confidare nell’etica e nel senso di responsabilità della giovane assessora che si è detta disponibile ad informarsi e nell’impegno dei parlamentari per la modifica della norma per cui già esiste una proposta di legge il cui testo si trova nel mio blog, in data 17 giugno.
 

28 Luglio 2013Permalink

27 luglio 2013 – Non più preoccupazioni ma certezze di razzismo operativo

Odio espresso da una parte politica o risultato visibile di una cultura diffusa?

Ieri scrivevo di mie perplessità e preoccupazioni, aprendo con un testo che testimoniava di discriminazioni a sfondo xenofobo o razziale che lo si voglia interpretare..
Oggi devo scrivere di aggressioni verso la ministra Kyenge diventata il simbolo di ciò che deve essere, ad ogni costo, abbattuto.
Odio espresso da una parte politica o risultato visibile di una cultura diffusa?

http://www.corriere.it/politica/13_luglio_26/kyenge-lancio-banane_3d51c118-f63a-11e2-8279-238a68ccdabf.shtml

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/07/27/news/forza_nuova_lancio_di_banane_contro_il_ministro_kyenge-63794163/?ref=HREA-1

http://www.lastampa.it/2013/07/26/italia/politica/cervia-lancio-di-banane-contro-kyenge-lei-c-la-crisi-triste-sprecare-il-cibo-B9Nw3jhOrhQmbJpTMu9vwJ/pagina.html

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/cervia_kyenge_ministro_banane_manichini/notizie/308988.shtml

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2013/07/26/APqQaH4F-manichini_insanguinati_accoglienza.shtml

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/27/kyenge-banane-contro-ministro-alla-festa-del-pd/668747/

Non era difficile prevedere e forse ormai è tardi per prevenire efficacemente.
Ci siamo dimenticati dei due senegalesi, Samb Modou e Diop Mor, uccisi da Gianluca Casseri, esponente dell’estrema destra italiana il 13 dicembre 2011 durante la quale italiana e di tante altre aggressioni.
Io finora mi sono concentrata sull’indifferenza diffusa a livello di società civile e politico per la negazione in legge della registrazione anagrafica.
E continuerò perché anche questo mi sembra un segno sottovalutato di altri orrori futuri.

27 Luglio 2013Permalink

26 luglio 2013 – Perplessità e preoccupazioni

Un’informazione scorretta ma ufficiale

Capita che miei amici, consapevoli delle mie fissazioni, mi facciano strani regali.
Ieri uno di loro mi ha messo in mano un pieghevole che proclama: Guida rapida all’ospedale  e cita esplicitamente l’Azienda Ospedaliera Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine, la sede di Cividale del Friuli e di Gemona del Friuli.
E’ datato: aggiornamento gennaio 2012.
Scorro rapidamente la miriade di notizie chiare, stampate a più colori per facilitare la concentrazione dell’attenzione su ciò che può servire, finché arrivo là dove casca l’asino.
Mi correggo subito per l’espressione che può suonare irrispettosa verso chi quel pieghevole ha pensato e la sostituisco con un banale richiamo a una descrizione di illegittima attività prevista come possibile e leggo (copio diligentemente la notizia)
Denuncia  di nascita
COSA SERVE: documento di identità valido di entrambi i genitori, se stranieri non residenti passaporto o permesso di soggiorno valido.
Seguono le informazioni i sul dove e quando (all’ospedale di Udine)  si  possa presentare la denuncia.
Vediamo di ragionare.
La denuncia di nascita di regola si fa in comune e viene incrociata con l’atto steso al momento della nascita con cui la madre riconosce il bambino o la bambina che ha appena partorito e che può anche legalmente disconoscere.
La data del dépliant mi conforterebbe se fosse collocabile fra il 15 luglio 2009 e il 9 agosto 2009, lo stretto spazio di giorni fra l’entrata in vigore della legge 94 (che nega a chi non abbia il permesso di soggiorno la possibilità di registrare la nascita del figlio) e l’emissione della circolare che, riconoscendo il diritto che la legge nega, rende invece possibile la registrazione della nascita senza intoppi burocratici relativi allo status dei genitori.
In quel lasso di tempo sarebbe stato necessario richiedere il permesso di soggiorno, poi no, pur riconoscendo tutta precarietà dello strumento circolare rispetto alla legge.
Inoltre il permesso risulta richiesto in alternativa a un valido passaporto e anche qui ci sarebbe qualche cosa da osservare che per ora lascio perdere, supponendo che la congiunzione ‘o’ indichi veramente  un’alternativa e che gli estensori del dépliant non ne abbiano immaginato un altro significato che non so quale possa essere.
Ma dopo il 9 agosto 2009 un ente locale corretto (e l’ospedale, offrendo la possibilità della denuncia di nascita, assicura l’esercizio di una funzione che è propria del Comune e appartiene al Sindaco come ufficiale di stato civile) non dovrebbe nominare il permesso di soggiorno.
E invece lo fa.
Che ha da dire il comune di Udine? Che hanno da dire i comuni di Cividale e Gemona che, per essere citati, si suppone seguano l’itinerario descritto in questa confusa informazione o presunta tale?
(Ulteriori e più dettagliate informazioni si trovano nel mio blog in data 15 marzo 2011 )-
 
Istituzioni, società civile e giovani

E il Sindaco di Udine dovrebbe, a mio parere, sentirsi coinvolto anche da un altro problema.
Leggo su la Repubblica del 25 luglio nella rubrica lettere un testo che ricopio
Gentile Corrado Augias, ci ha molto colpiti la notizia delle dimissioni della sindaca Maria Concetta Lanzetta del comune calabrese di Monasterace. Lanzetta era una dei sindaci anti ‘ndrangheta della Locride, che ha resistito all’incendio della sua farmacia e alle numerose minacce delle cosche. Nel dimettersi ha dichiarato di essere stata abbandonata dalla politica. I mass media hanno riportato questa denuncia come uno dei tanti fatti di cronaca. Sapendo quanto la criminalità danneggi il nostro paese, le dimissioni di un amministratore che la combatte a rischio della vita, dovrebbe avere, credo, maggiore risonanza. Se la vita di una nazione dipende dalla politica, e questa abbandona le persone che meglio la interpretano, vuol dire che la politica nei fatti tollera che ciò accada. La sindaca Lanzetta ha raccontato al sua esperienza a 500 studenti e docenti di Udine, impegnati in progetti sulla legalità. I ragazzi hanno diritto di chiedersi “Se un amministratore come lei viene abbandonato dalla politi, non c’è più speranza?”
La lettera è firmata da Liliana Mauro, un’insegnante molto impegnata nei progetti cui fa cenno.
La risposta di Augias – pubblicata con il titolo “Mafia, se la politica abbandona un sindaco”- riprende i concetti espressi dalla prof. Mauro.
Io invece, poiché ero presente all’incontro della sindaca Lanzetta con gli studenti, ho qualche altra cosa da dire. Preciso che l’incontro faceva parte delle manifestazioni organizzate dall’associazione Vicino Lontano.
I ragazzi erano attenti, evidentemente coinvolti.
Era presente anche il sindaco di Udine che, salito sul palco vicino alla signora Lanzetta, si è espresso con parole di partecipazione profonda e profferte di amicizia e collaborazione oltre il suo personale apprezzamento ed espressa simpatia, strappando anche lui il suo applauso. E applaudendolo i ragazzi in sala hanno dimostrato di avere fiducia in quanto diceva.
Se mi ascoltasse (ma non so se lo farebbe anche se mi rivolgessi direttamente a lui) gli direi che ha dei doveri precisi verso quei ragazzi e gli chiederei di spiegare loro la sua impotenza e di ragionare con loro come l’impotenza della solidarietà possa essere superata purché siamo in molti a volerlo con chiarezza di obiettivi e condivisione di percorsi, in questo caso anche – e necessariamente – politici.
I ragazzi non meritano che alle parole dei momenti gioiosi segua il silenzio dei tempi difficili.

Una vigliaccata
Riporto la notizia da La Stampa, ma si trova su molti quotidiani.
Inizialmente non volevo crederci

http://www.lastampa.it/2013/07/26/italia/politica/il-deputato-disabile-deriso-hanno-offeso-le-istituzioni-cL11Q0R2OLekDvxk2MnVRN/pagina.html

26 Luglio 2013Permalink

23 luglio 2013 – 70 anni dopo

La Stampa del 25 luglio 1943 titolava
Badoglio a capo del governo – Le dimissioni di Mussolini accettate dal re.
Lo stesso giorno Duccio Galimberti pronunciava – dalla finestra del suo studio di avvocato in piazza a Cuneo – un  discorso che La Stampa ha ricostruito e pubblicato oggi

Purtroppo il testo intero del discorso non è trascrivibile.
Mi limito a ricopiare qualche citazione: “Tutti noi viviamo il senso di liberazione che la caduta della dittatura suscita. […]. ma non lasciamoci prendere dall’entusiasmo ingenuo. La deposizione di Mussolini non riporta indietro le lancette della storia, come se vent’anni di regime non fossero mai esistiti e l’Italia potesse riavere di colpo libertà, pace e benessere.
Il Duce non è stato travolto da una rivoluzione popolare, ma da una manovra di palazzo. […]
Non possiamo a accodarci a una oligarchia che cerca , buttando a mare Mussolini, di salvare se stessa a spese degli italiani.”.
Mi fermo a queste poche righe che a me sembrano contenere strumenti per interpretare gli avvenimenti di allora e anche altri.
Duccio Galimberti fu fatto prigioniero – a seguito di una delazione – negli ultime mesi dell’anno successivo e fucilato il 4 dicembre.

Aggiungo un articolo di Barbara Spinelli da La Repubblica del 24 luglio

Aggiungo questo link perché mi sembra che l’articolo di Spinelli si connetta bene alla citazione che ho riportato sopra.
Chissà se penserò allo stesso modo più avanti?

23 Luglio 2013Permalink

22 luglio 2013 – Deportazioni, papa e Corte Costiruzionale

 Speravo di poter pubblicare una fulminante vignetta di Vauro, sintesi del mio dossier anche se la storia continua. Non ci sono riuscita.
Temo che abbiamo dato un forte contributo alla scomparsa di Alua e Alma Shalabayeva, segno di tante altre scomparse note e ignote.
Il rincorrersi di notizie, una peggiore dell’altra, solleva forse un velo sull’oscenità confusa e dominante in politica e nella cultura infine forse dominante.
O forse no
Non ho intenzione di continuare il mio dossier.  Forse se troverò qualche articolo che mi sembri da ricordare metterò qualche link perché continua a pensare che la vicenda kazaka possa assumere una dimensione storica.
Se fra qualche tempo vorrò riprendere il filo con queste notizie dispongo già una traccia a mio modo ordinata.
Un ultimo link pro memoria:
http://www.repubblica.it/politica/2013/07/22/news/scandalo_kazako_le_tre_bugie_di_alfano-63441906/?ref=HREC1-1

Continua il nuovo corso stile Francesco?
Ora mi limito a segnalare i link per due articoli che danno qualche indizio di informazione il primo sulla questione IOR (uno degli argomenti che spero di ritrovare nella politica di questo papa che è, non dimentichiamolo, anche sovrano di uno stato assoluto) e il secondo che, relativamente al viaggio in Brasile, ci informa che il papa non ha voluto l’auto blindata. Una decisione coraggiosa e interessante. Vedremo.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/07/22/news/venti_inquisitori_in_vaticano_cos_cercano_la_verit_sullo_ior-63441912/?ref=HRER2-1

http://www.corriere.it/esteri/13_luglio_22/papa-argentina-arrivo_1298c93e-f26c-11e2-9522-c5658930a7bc.shtml

Notizie locali da non dimenticare.
Riporto il comunicato giratomi dl responsabile del GrIS del Friuli Venezia Giulia

ASGI_FVG}  La Consulta boccia il welfare padano in versione soft –
La Corte Costituzionale contro i criteri di residenza. Stop alla legge regionale sul welfare

La Consulta ha bocciato una norma della Regione Friuli Venezia Giulia che subordina l’accesso alle prestazioni sociali al requisito della residenza nel territorio regionale da almeno 24 mesi e ai soli extracomunitari impone anche di risiedere in Italia da non meno di 5 anni.
“Si attua così un principio della Costituzione e anche della dichiarazione dei diritti dell’ uomo” commenta Guglielmo Pitzalis del Gris, il Gruppo immigrazione e salute del Friuli.
20.07.2013 La Consulta ha bocciato una norma della Regione Friuli Venezia Giulia che in generale, per tutti gli  aspiranti, subordina l’accesso alle prestazioni sociali al requisito della residenza nel territorio regionale da almeno  24 mesi, anziché al solo requisito della residenza; e ai soli extracomunitari impone non solo tale requisito, ma anche di risiedere in Italia da non meno di 5 anni. Si tratta della legge regionale 16/2011, approvata dalla maggioranza di centro destra della scorsa legislatura, dopo che un altra legge simile era stata bocciata dalla Corte.
La norma indica tra l’altro le persone che possono usufruire di un fondo regionale istituito nell’ambito della stessa normativa per il “contrasto dei fenomeni di povertà e disagio sociale”; i titolari del diritto a percepire assegni di studio.
“Se è vero che il legislatore può riservare talune prestazioni assistenziali ai soli cittadini – spiega la Corte – “non è detto che un nesso a propria volta meritevole di protezione non possa emergere con riguardo alla posizione di chi, pur privo dello status, abbia tuttavia legittimamente radicato un forte legame con la comunità presso la quale risiede e di cui sia divenuto  lavorativa, familiare ed affettiva, la cui tutela non è certamente anomala alla luce dell’ordinamento giuridico vigente”

Mi chiedo:

La legge su cui è intervenuta la Consulta fu approvata nel 2011, quindi nella precedente legislatura.
Mi chiedo però: l’attuale maggioranza e l’attuale giunta regionale hanno gli strumenti cognitivi, le competenze e la consapevolezza politica che (prescindendo dal criterio diffuso dell’immediato consenso di comodo) permetta loro di elaborare una legge diversa, compatibile con i principi in cui la Consulta si riconosce ed efficace?

 

 

22 Luglio 2013Permalink

20 luglio 2013 – Il tentativo di un dossier – Quinta e ultima puntata

Una giornata orribile che comincia con una buona notizia

ANSA) – ROMA, 18 LUG – “Sulla base della mia segnalazione inoltrata il 15 luglio scorso, oggi l’UNAR mi ha informato di avere inoltrato una denuncia alla Procura della Repubblica, ai sensi dell’art.331 del codice di procedura penale, nei confronti del sen. Roberto Calderoli a seguito delle sue frasi contro la Ministra per l’Integrazione Cecile Kyenge”. Lo dichiara Sergio Lo Giudice, senatore del Pd. “La notizia mi è arrivata mentre nell’aula del Senato si discute la mozione di censura delle “gravi parole di insulto” rivolte alla Ministra Kyenge: ora – prosegue – spetta alla Procura stabilire se quelle parole configurino anche un reato a sfondo razzista”. “L’Unar, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali spiega Lo Giudice – è l’organismo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri in ottemperanza alla Direttiva europea del 2000 contro il razzismo. Alla Procura spetta valutare l’eventuale reato di violazione della legge Mancino e successive modifiche, contro le discriminazioni razziali. In particolare, il riferimento è all’art 3, comma 1, lett. a) che punisce “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.(ANSA). 

Ma poi continua con il dibattito al Senato sul caso di Alua e Alma Shalabayeva

 Non mi sento nemmeno di scriverne.
Mi affido a un video della riunione della redazione di Repubblica e alla sintesi proposta dal direttore, Ezio Mauro
http://video.repubblica.it/rubriche/repubblica-domani/il-pd-si-immola-sul-totem-della-governabilita/135448/133982?ref=HREC1-1

 Una osservazione però me la consento.
Nessuno –dico nessuno- si è reso conto che i leghisti che ostentavano pietà per Alua erano gli stessi che avevano fatto approvare nel 2009 la norma che impone la negazione del nome ai figli dei sans papier al fine di creare tante piccole e piccoli privi persino di una riconosciuta identità. Inutile scriverne qui dove tante volte ho fatto riferimento a quella legge.
Una presa in giro subita a seguito di una persistente ignoranza? O un silenzio furbesco?

 A volte il destino propone coincidenze significative.
 
Il 17 febbraio 2003 Abu  Omar fu sequestrato a Milano da uomini della Cia e venne trasferito in Egitto, attraverso la base di Aviano e un passaggio in Germania. In un memoriale aveva poi denunciato di essere stato picchiato, torturato e sodomizzato.
Ieri è stato arrestato a Panama e consegnato all’Interpol. Processato in contumacia era stato condannato a nove anni di reclusione.
Sembra trovi riparo negli USA

E’ paradossale che un governo nato come ultima risorsa sopravviva pur avendo negato diritti fondamentali anche a una bambina.

Mi viene in mente il mito di Ifigenia (è noto e non ne scrivo) mirabilmente riscostruito in Cassandra di Christa Wolf.
Cito invece il parallelo racconto biblico perché meno noto ma altrettanto significativo.

Dal libro dei Giudici cap. 11: 30 Iefte fece un voto al SIGNORE e disse: «Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon, 31 chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà del SIGNORE e io l’offrirò in olocausto». [Jefte vince e…]  34 Iefte tornò a casa sua; ed ecco uscirgli incontro sua figlia, con timpani e danze. Era l’unica sua figlia; non aveva altri figli né altre figlie. 35 Come la vide, si stracciò le vesti e disse: «Ah, figlia mia! tu mi riempi d’angoscia! tu sei fra quelli che mi fanno soffrire! Io ho fatto una promessa al SIGNORE e non posso revocarla».

Chissà perché le vittime sacrificali, volutamente innocenti ma implacabilmente sacrificate, sono spesso donne. Mi viene in mente un’altra vittima, consapevole nella sua scelta di ‘obiezione di coscienza’, Antigone.
Mi guardo attorno e trovo Ifigenie e figlie di Jefte ma non  Antigoni.

Il 13 luglio avevo cominciato questo mio piccolo dossier con una citazione di Machiavelli e con un’altra lo concludo, riportando qualche stralcio dal cap. XVIII de Il principe.

Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede, e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende: non di manco si vede per esperienza, ne’ nostri tempi, quelli príncipi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l’astuzia aggirare e’ cervelli delli uomini: et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà.

Dovete adunque sapere come sono dua generazione [modi] di combattere: l’uno con le leggi, l’altro, con la forza: quel primo è proprio dello uomo, quel secondo delle bestie: ma perché el primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. [.. 

A uno principe, adunque, non è necessario avere tutte le soprascritte qualità, ma è bene necessario parere di averle. Anzi, ardirò di dire questo, che avendole et osservandole sempre, sono dannose, e parendo di averle, sono utile; come parere pietoso, fedele, umano, intero, relligioso, et essere; ma stare in modo edificato [predisposto] con l’animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario. Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali li uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere lo stato, operare contro alla fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però bisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo ch’e’ venti e le variazioni della fortuna li comandono, e, come di sopra dissi, non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato.

Debbe adunque avere uno principe gran cura che non li esca mai di bocca una cosa che non sia piena delle soprascritte cinque qualità, e paia, a vederlo et udirlo, tutto pietà, tutto fede, tutto integrità, tutto umanità, tutto relligione. E non è cosa piú necessaria a parere di avere, che questa ultima qualità [la religione]. […] Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti, che abbino la maestà dello stato che li difenda: e nelle azioni di tutti li uomini, e massime de’ principi, dove non è iudizio da reclamare [un tribunale a cui presentare una protesta], si guarda al fine. Facci dunque uno principe di vincere e mantenere lo stato: e’ mezzi saranno sempre iudicati onorevoli, e da ciascuno laudati; perché el vulgo ne va preso con quello che pare e con lo evento della cosa; e nel mondo non è se non vulgo; e li pochi ci hanno luogo quando li assai hanno dove appoggiarsi. Alcuno principe de’ presenti tempi, quale non è bene nominare, non predica mai altro che pace e fede, e dell’una e dell’altra è inimicissimo; e l’una e l’altra, quando e’ l’avessi osservata, li arebbe piú volte tolto o la reputazione o lo stato.
Ieri ho ascoltato buona parte di un dibattito parlamentare complessivamente squallido.
Spero che il caso di Alua e della sua mamma, Alma Shalabayeva si risolvano positivamente al più presto. Restano tutti e tutte le altre e gli altri Alue (di cui nessuno si è fatto carico) e resta il danno irreparabile credo fatto ad Alua ma…ancora il grande Niccolò ammonisce il Principe e mi sembra un ammonimento ascoltato:

Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’; e quelli pochi non ardiscano opporsi alla opinione di molti

 

 

20 Luglio 2013Permalink